Uno stimolo, Apprezzare le … civiltà 

Rania al-Baz
«Colui che ama Dio conosce le frontiere del proibito, non ha bisogno di qualcuno che le fissi per lui».
Con questa frase che da sola merita forse una «fatwa» di condanna perché afferma il rifiuto della fedeltà a oltranza a prescrizioni istituite dall’uomo e dall’uomo imposte come comandamenti di Allah, si conclude il libro autobiografico di Rania al-Baz, «Sfigurata» appena pubblicato in Italia dalla casa editrice Sonzogno. Ma l’autrice ha già subito una terribile punizione e ne porterà i segni per sempre. Rania al-Baz è infatti quell’ottima giornalista televisiva saudita che nell’aprile del 2004 è stata quasi uccisa dal marito durante un’ennesima esplosione di violenza domestica causata occasionalmente dal fatto di aver risposto al telefono nonostante le fosse stato proibito. L’uomo si era accanito con determinazione sul suo bellissimo viso provocandole 13 fratture e quindi, credendola morta, l’aveva buttata via, per strada, dandosi poi alla fuga.

Alcuni giorni dopo il caso della giovane giornalista era all’attenzione del mondo: tutti hanno visto le fotografie del suo volto sfigurato che per sua volontà sono state riprodotte da centinaia di mass media in decine di paesi. Mentre affrontiamo questa «crisi delle vignette», una battaglia d’immagine che stiamo rovinosamente perdendo, il libro di Rania giunge a proposito: utile quanto un saggio sia per conoscere meglio chi ci sta di fronte e tanto ci odia sia per capire qual è esattamente la posta in gioco in questo scontro di valori, se non di civiltà, che non possiamo permetterci di perdere nell’interesse dell’intera umanità e prima di tutto delle centinaia di milioni di Rania che trascorrono nella paura e nella soggezione ogni giorno della loro esistenza e per le quali la vita non è altro che un percorso per schivare il dolore. Rania al-Baz, che adesso ha 31 anni, appartiene a una famiglia ricca della Mecca. La sua nonna paterna – una delle due mogli di suo nonno – era una schiava poi sposata dal padrone solo perché era stata rapita per errore a una famiglia potente che minacciava di vendicare il disonore e il danno subiti. Lei da bambina disponeva di un suo schiavo personale, aveva 11 anni quando suo padre incominciò a vagliare i pretendenti alla sua mano, 16 quando fu sposata in prime nozze e 19 quando il marito una sera le disse di fare in fretta le valige e salire in macchina perché voleva riconsegnarla al padre: ripudiata con disonore senz’altra motivazione che la noia e l’indifferenza. Sappiamo come si è concluso il secondo matrimonio. Eppure, come scrive Rania, c’è «un vento riformista che soffia sul mondo arabo»: ne è lei stessa una prova vivente perché ha strappato ai giudici una sentenza di affidamento permanente dei suoi tre figli che per legge avrebbero dovuto essere consegnati ai rispettivi padri all’età di otto anni, perché ha goduto della protezione di una principessa della casa reale saudita che si è preoccupata di farle avere la migliore assistenza medica possibile, perché vive sola, senza un marito, e ha potuto trasformare la sua disgrazia in strumento di lotta per la promozione dei diritti delle donne approfittando dello choc collettivo suscitato dalla violenza subita. «Quanto durerà? – si domanda però Rania – Cosa ne sarà di me dopo? Se rientrerò nell’ombra, ci sarà di certo chi ne approfitterà per farmi pagare caro l’ardire del momento».
Oggi in Arabia Saudita una donna può ritenersi fortunata se quando nasce la sua famiglia la registra all’anagrafe; la sua carta d’identità e il suo passaporto – anche se è una principessa della casa reale – per essere validi devono essere firmati dal padre o dal marito; è notizia del 14 febbraio che il Consiglio consultivo saudita ha rifiutato di discutere la proposta di uno dei suoi componenti di eliminare la legge che proibisce alle donne di guidare l’automobile.

(ANSAmed) – MILANO, 1 FEB – Rania Al Baz, giornalista televisiva dell’Arabia Saudita, protagonista di un gravissimo episodio di violenza familiare, da cui ha tratto il libro-confessione ‘Sfigurata’, è sparita. Lo denuncia la sua casa editrice italiana, Sonzogno, spiegando che "Rania era attesa a Milano e Roma la prossima settimana, ma da qualche giorno è irrintracciabile". "Sia l’avvocato francese sia la casa editrice Lafon, che ci facevano da intermediari – spiegano da Sonzogno – non riescono a contattarla, non sono nella condizione di dirci nulla e iniziamo a temere per la sua sorte". Rania si divide tra la Francia, dove si sta sottoponendo a una serie infinita di dolorosissimi interventi al viso, e la sua patria, l’Arabia Saudita, dove pare che fosse tornata negli ultimi tempi. "Sicuramente – dicono ancora dalla sua casa editrice italiana – ora non si trova in Francia, altrimenti sarebbe stato possibile contattarla" Il libro di Rania è un messaggio contro la violenza compiuta dagli uomini sulle donne: il 4 ottobre 2004 lei stessa, una delle pochissime giornaliste televisive dell’Arabia Saudita, giovane, bella e senza velo, è stata massacrata di botte dal secondo marito. Le foto con il suo viso fratturato in 14 punti hanno fatto il giro del mondo e lei è diventata una nuova bandiera per chi combatte per i diritti delle donne nei Paesi islamici. Drammatica la sua storia: l’infanzia con un padre padrone e una madre inesistente, il primo matrimonio combinato a 15 anni, l’onta del divorzio, la solitudine e la fatica per ricostruirsi una nuova vita professionale e coniugale, la violenza del marito. E poi la ribellione, in nome della libertà, ma anche la magnanimità (grazie al suo intervento, il marito se l’é cavata con una condanna a soli 6 mesi di carcere) e la paura per le ritorsioni contro la sua denuncia.

Sarà ancora viva o l’ex marito ha esercitato su di lei il suo diritto di vita o di morte come la legge coranica gli impone? Il silenzio dei nostri paladini della libertà e del rispetto delle culturi altrui non si indegnano e non si sono indegnati per la sorte di questa donna. Però si stracciano le vesti per dei terroristi che vengono catturati ed imprigionati ( combattenti catturati in armi e senza divisa dovrebbero, secondo le Convenzioni dell’Aia e di Ginevra, essere considerati spie o traditori e quindi fucilati sul posto ).

4 Comments

  1. lady_bastard

    saluto di passaggio!

  2. Otimaster69

    Molto bello come tutti i tuoi post, di questo non avrò il rammarico di non aver avuto tempo per leggerlo.

    Ciao

  3. Edmund

    Passo anche io per un saluto, anche se non commento non manco mai di leggerti.

    Ti volevo segnalare un post che condivido molto e che ho anche segnalato sul mio blog.

    http://www.jacopofo.com/?q=node/878

    Quando avrò tempo vorrei scriverti sulle cose che ci uniscono e su quelle che (forse) ci dividono.

    Ciao

  4. squitto

    Leggo solo ora questo post. Ho i brividi. E non riesco a dire niente che possa avere un senso. Solo tanta impotenza e sempre più rabbia nei confronti di coloro che, pur sapendo, riescono a tacere perché queste battaglie non fanno politica, meglio prendersela con la CocaCola, fa più audience ed è meno pericoloso. Però quando quei signori parlano dei rapporti che gli USA avrebbero con gli sceicchi arabi, più o meno esplicitamente accusandoli di non muovere un dito contro queste ingiustizie, loro invece cosa fanno? L’emancipazione femminile non è stata una delle bandiere di cotanta sinistra? (Ma in realtà si sono appropriati surrettiziamente anche di quella, difatti mi risulta che ora sia la Santanché ad essere sotto scorta per il libro che ha pubblicato, o no?)

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