UNIFIL: Problemi di credibilità  in attesa del comandante italiano

15 novembre
Mentre la Brigata Ovest di UNIFIL, guidata dal generale Paolo Gerometta e incentrata sui 2.500 militari italiani della brigata Pozzuolo del Friuli, si accinge ad allargare la sua area operativa fino al confine israeliano appaiono ogni giorno più evidenti i limiti operativi che stanno inficiando la credibilità di UNIFIL.
I soldati schierati tra il confine israeliano e il fiume Litani non sono autorizzati a perquisire i veicoli civili e le abitazioni e neppure a istituire check-point. Di fatto, nonostante le due brigate dispiegate, non possono esercitare nessun controllo del territorio, compiti riservati alle forze libanesi che potrebbero chiedere ai caschi blu un supporto che ovviamente non viene mai richiesto.
Il problema riguarda anche la forza navale di UNIFIL guidata dai tedeschi che non può però fermare le navi in transito sotto costa senza il via libera di Beirut. Per non parlare del controllo dello spazio aereo libanese, che UNIFIL non esercita ma al tempo stesso, con incaute affermazioni del generale Alain Pellegrini, minaccia di abbattere i jet israeliani che esercitano il diritto di controllare i cieli per prevenire i voli dei cargo iraniani pieni di armi per Hezbollah.
Non sono solo gli israeliani ad accentuare le critiche nei confronti della forza dell’ONU, che in due mesi non è riuscita neppure a rallentare il progressivo riarmo di Hezbollah, ma persino i due paesi europei che hanno la leadership di UNIFIL puntano ad abbassare il profilo della missione. La Francia, che detiene il comando fino a febbraio, ha ridotto il suo impegno militare dai 2000 militari previsti a 1.500 e ha riconosciuto che i contingenti di UNIFIL non raggiungeranno i 15.000 militari previsti dalla Risoluzione 1701. ’ipotesi di ridurre la forza era stata del resto già ventilata in agosto dallo stesso Jacques Chirac quando emersero i limiti del mandato e delle regole d’ingaggio impartite ai caschi blu. Il governo italiano, nonostante i nostri militari costituiscano il contingente più numeroso in Libano, ha spento i riflettori sull’Operazione Leonte dopo lo sbarco in diretta tv a Tiro. Lo si è visto chiaramente il 19 ottobre a Gorizia, quando alla cerimonia per la partenza della brigata Pozzuolo del Friuli non si è presentato nessun membro del governo.
Eppure da febbraio toccherà proprio agli italiani assumere il comando dell’intera forza sostituendo il generale francese Alain Pellegrini. a procedura prevede che sia l’ONU a scegliere il comandante tra una rosa di tre generali di divisione scegliendoli tra i più esperti e qualificati dell’Esercito tenendo probabilmente conto anche delle esperienze di cooperazione a fianco dei francesi, con i quali l’Italia si alternerà ogni sei mesi alla guida dei caschi blu in Libano. Tra i tanti nomi emersi dalle numerose indiscrezioni i candidati di punta della Difesa sembrano essere Claudio Graziano e Giorgio Battisti, entrambi alpini.
Graziano, capo del reparto operazioni del Comando Operativo Interforze, è un veterano della missione in Mozambico, ha prestato servizio nei Balcani e, fino al febbraio scorso, ha guidato la brigata “Taurinense” e la forza della NATO che presidia Kabul. attisti, alla testa del reparto affari generali dello Stato Maggiore dell’Esercito, ha preso parte alle operazioni della NATO in Bosnia e Kosovo, ha guidato nel 2003 il contingente italiano di “Enduring Freedom” in Afghanistan e ha ricevuto anche una decorazione francese.
A completare la rosa potrebbe esserci anche Roberto Martinelli, sostenuto dagli ambienti diplomatici.Da quasi tre anni comandante della Multinational Force and Observers in Sinai, Martinelli è un veterano delle missioni ONU in Somalia (alla testa del 187° reggimento della Folgore) e poi in Congo, dove è stato vice comandante dei caschi blu venendo decorato per aver salvato Kisangani dalla distruzione obbligando le milizie tribali ad abbandonare la città.
Aspetto non irrilevante considerando le pessime relazioni con Israele determinate dalle iniziative di Alain Pellegrini, il generale Martinelli gode di ampia stima negli ambienti militari e politici di Gerusalemme. Martinelli però ha 59 anni e andrà in pensione al rientro dal Sinai anche se non sarebbe certo la prima volta che un generale viene richiamato in servizio per ricoprire incarichi particolari.

7 Comments

  1. monica

    Capitano,
    la missione Unifil la credibilità non l’aveva sin dalla sua costituzione, le cui
    regole di ingaggio sono simili ad una condanna senza difesa.
    Il ruolo dell’Italia nella vicenda è stato poi francamente deprimente, e le dichiarazioni
    di giubilo di D’Alema sul “ritrovato multilateralismo, l’Onu è
    protagonista, l’Europa al centro, l’Italia è tornata sulla scena…” o quelle di Rutelli
    “L’Italia sta facendo una bella figura, ci siamo comportati in maniera seria e credibile”
    credo siano espressive sul perchè i nostri siano stati mandati in Libano senza garanzie.

    La speranza è che il comando italiano possa far ricredere anche i più scettici e che
    nel frattempo non accadano episodi che minino l’incolumità delle truppe.

    Parentesi: oggi a Nassiriya è stata ammainato il Tricolore, missione militare conclusa.
    (Come già deciso a fine 2005 dal governo Berlusconi!)
    Sarà popolismo inutile, ma la tal cosa mi infonde amarezza.

    Onore ai nostri.

  2. Bisquì

    Monica,
    i nostri soldati sanno il fatto loro. Se c’è da riportare un pò di tranquillità e di serenità sono le forze armate più adatte allo scopo e per la preparazione professionale e per l’abitudine dei comandanti di barcamenarsi con la politica.
    Il fatto è che le nostre qualità valgono quando c’è la volontà di ricercare la pace ma quando questa volontà non esiste i nostri militari sono totalmente inadeguati.
    Vista in quest’ottica la missione in Libano è completamente sbagliata. Hezbollah non ha nessuna fantasia di convivere con un vicino che si chiama Israele ed i nostri soldati stanno in mezzo.
    Se qualcosa dovesse andare per il verso storto, i nostri si ritroveranno a fare la fine che fanno tutti paceri tra belligeranti incarogniti e cioè “i morti”.

    Si amica mia, vedere il tricolore che ammaina è un dispiacere immenso. Posso immaginare cosa provano gli uomini che sono stati li e che hanno condiviso con la popolazione gioie e dolori. Ho dei fimati bellissimi dei nostri soldati che scherzano con i locali, proprio come se fossero di casa.

    Si, decisamente l’ammaina bandiera è un tramonto, fortunatamente dopo la notte c’è un’altra alba 🙂

  3. -darkfairy-

    beh forse il mio commento qui sarà fuori luogo…
    ma volevo rispondere alle tue poche ma struggenti
    parole che…anche io ti voglio bene…

  4. Edmund Dantex

    Tutti a casa.
    Se fosse per me tutti a casa e non solo dal Libano, ma da tutte le missioni all’estero, quante sono? un centinaio? non trovo più il file che mi avevi mandato dove erano elencate tutte. Inutile spreco di vite e di denaro.
    E credo che bisognerebbe cominciare a ridiscutere il ruolo dell’esercito in una società come quella Italiana, non siamo una grande potenza e non lo saremo mai è inutile che ci andiamo a imbarcare in cose che poi non siamo in grado di gestire.
    Qesto è il tuo campo e tu se sai più di me, anzi io non so proprio niente però credo veramente che bisognerebbe aprire un dibattito destra/sinistra senza demagogia per ridisegnare per intero la struttura ed il ruolo dell’esercito.
    Poche cose ma fatte bene.
    Ciao

  5. Bisquì

    Ciao Edmund,
    bè, da padre mi trovi d’accordo, tutti a casa. Il fatto è che non si può fare, bisignerebbe prima uscire da tutti gli accordi internazionali e tras nazionali e poi si potrà sciogliere le forze armate.
    Ovviamente questo non è il momento migliore, mi sembra.
    Restano alcune considerazioni, in Bosnia, in Kosovo i nostri soldati hanno fatto bene il loro dovere, ancora stanno là!
    Quanti anni sono passati? Eppure i nostri bombardieri hanno sganciato un bel pò di bombe sulla Serbia, ricordi?
    Nessuno si è sognato di chiedere lo scioglimento delle forze armate così come nessuno è sceso in piazza a bruciare i manichini dei nostri soldati.
    Io credo che il problema non siano le forze armate che non consumano neanche l’1% del nostro prodotto interno ma una mentalità. Discorso lunghissimo sull’utilità e l’inutilità delle forze armate.
    Nel post precedente affronto lo stesso argomento con un’amico, di destra questa volta, dai un’occhiata. anche io parlo di ridimensionamento e di obiettivi più alla nostra portata.

  6. Perla

    Ciao mio caro Bisquì -)))

    Ti ricordi quando chirac, credendo di non essere in onda, disse che la situazione in Libano sarebbe precipitata proprio quando il comando toccava agli Italiani?

    Chiamalo scemo!

    Grazie per il banner anti captcha: sei un soldato anche in questo!

    Ti abbraccio forte

    Perla

  7. Siro

    Già. Ma chissà come mai, della brancaleonesca missione Unifil non si parla praticamente più….

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