Una giornata con L’UNIFIll

LIBANO: A RAMYAH,TRA SORVOLI ISRAELE E BUNKER HEZBOLLAH/ANSA LUNGO LINEA BLU L’ARDUA MISSIONE UNIFIL, CON ELICOTTERI ITALIA
(dell’inviato Stefano Poscia – ANSA)

RAMYAH (FRONTIERA LIBANO-ISRAELIANA), 20 MAGGIO

Stefano Poscia con il sergente Ouko

Stefano Poscia con il sergente Ouko

“Ecco, questa è una violazione dello spazio aereo libanese”: il sergente Ouko del GhanBat, il contingente ghanese dell’Unifil, la forza Onu in Libano, indica alta nel cielo la scia del caccia F-16 israeliano che, giunto da est, arriva fin quasi al mare per poi descrivere un’ampia curva e tornare indietro.

Bardato di tutto punto, con elmetto e giubotto antiproiettile rigorosamente azzuri come la bandiera Onu che sventola sulla torretta alle sue spalle, il sergente Ouko è uno dei 650 uomini del GhanBat, il contingente più nutrito dell’Unifil, schierati lungo la ‘linea blu’ che dal maggio 2000 – dopo il ritiro israeliano – segna il turbolento confine tra Libano e Israele.

Sotto un sole implacabile, e in un passaggio che fa pensare alla Sardegna, è di guardia con il suo drappello al posto d’osservazione 5-42, vicino al villaggio di Ramyah, nel sud-ovest del Libano, non lontano da Naqoura, sulla costa del Mediterraneo orientale, dove l’Unifil ha da sempre il suo quartier generale.

“Abbiamo il compito di osservare tutti i movimenti nella zona e di riferirne al comando, assieme alle violazioni dello spazio aereo, che si verificano quasi ogni giorno”, continua il sergente Ouko, che con puntigliosità militaresca descrive le postazioni dell’esercito israeliano e delle milizie sciite libanesi Hezbollah visibili in un ampio semicerchio.

La più vicina, un bunker in cemento debitamente mimetizzato e che emerge da un leggero rialzo, è davanti al suo naso, a meno di cinque metri di distanza. “è la postazione israeliana più vicina. Sappiamo che sono là dentro, ma non li vediamo mai, anche se di notte li sentiamo parlare e ridere”, racconta.

“Là sulla sinistra, in quella torretta, ci sono invece gli Hebzollah, che al momento del ritiro israeliano hanno preso possesso di una vecchia postazione nemica. Ma gli israeliani si sono allontanati solo di pochi metri, stanno in quell’altra torretta di fronte”, indica ancora il sergente Ouko.

Lungo la ‘linea blu’, a separare israeliani e Hezbollah è un tortuoso reticolato elettronico, alle spalle del quale si dipana come un serpente una strada in terra battuta percorsa da blindati e carri armati con la Stella di David (“soprattutto di notte”, precisa il sergente Ouko) e protetta da campi minati.

Ma a dispetto di tutte le misure di sicurezza, le scaramucce sono frequenti, soprattutto nella zona di confine contesa delle Fattorie di Shebaa, all’estremità orientale della ‘linea blu’ e a cavallo della triplice frontiera tra Libano, Siria e Israele.

La zona contesa è stata occupata dagli israeliani nel 1967, e secondo l’Onu appartiene alla Siria, ma Damasco e Beirut affermano che fa parte invece del Libano.

L’ultima fiammata si è registrata esattamente una settimana fa, quando israeliani e Hezbollah si sono scambiati colpi d’artiglieria attorno al villaggio di Kfar Shuba, poi seguiti da pumassicci bombardamenti e da raid aerei dell’esercito dello stato ebraico nella vicina zona di Khiam, ma anche a Rmeish, pochi chilometri a est dal posto d’osservazione 5-42.

“In questi casi, abbiamo ordine di metterci al riparo e di attendere che finisca, come abbiamo fatto anche il 13 maggio”, racconta il sergente Ouko, indicando il rifugio accanto alla torretta con la bandiera Onu e protetto da sacchetti di sabbia.

“è stato un incidente di media importanza, non bisogna drammatizzare. La riprova è che non c’è stata alcuna vittima e che è stato fermato in tempo. Una crisi potrebbe certo arrivare in ogni momento, in funzione di quello che accade altrove nella regione. Potrebbe essere per l’evoluzione del ritiro israeliano dai Territori occupati oppure per altri fattori regionali, dalla cui influenza dipendiamo grandemente”, spiega più tardi all’Ansa nel suo quartiere generale di Naqoura il generale francese Alain Pellegrini, dallo scorso anno al comando dei 2.000 uomini dell’Unifil (costituita nell’ormai lontano 1978).

il generale Pellegrini, durante l'intervista con Stefano Poscia

il generale Pellegrini, durante l’intervista con Stefano Poscia

Dopo il recente ritiro delle truppe siriane dal Libano, la forza Onu non ha comunque rilevato cambiamenti dei “dispositivi militari” sul terreno. “Non vediamo tutto, ma solo una piccola parte di quello che accade lungo la ‘linea blu’, e non siamo in grado di valutare quanto accade altrove”, precisa tuttavia il generale Pellegrini, alludendo alle denunce israeliane di un asserito rafforzamento di Hezbollah a ridosso del confine.

“Con Hezbollah, siamo come vicini. Sul terreno, ci si vede e a volte non siamo troppo lontani l’uno dall’altro, ma non ci sono rapporti regolari, se non in caso di pericolo”, aggiunge il generale.

Sulla strada da Naqoura al posto d’osservazione 5-42, non è difficile incrociare i furgoncini mimetizzati e addetti ai rifornimenti delle postazioni Hezbollah, ma i caschi blu dell’Unifil si mostrano indifferenti. Oltre che arduo, il loro compito sembra anche frustrante, come quello degli elicotteri di Italair, il contingente italiano dell’Unifil, che ogni giorno perlustrano nei due sensi la ‘linea blu’.

Appena scomparso l’F-16 israeliano che ha violato lo spazio aereo libanese, dal posto d’osservazione 5-42 si vede sbucare all’orizzonte proprio uno dei quattro elicotteri di Italair, che con i suoi 52 uomini (tra esercito, aeronautica, marina e carabinieri) fa parte dell’Unifil fin dal 1979. Rientrato alla base di Naqoura, fa rapporto al comando, che a sua volta informerà le Nazioni Unite a New York, che poi protesteranno per l’ennesima volta. (ANSA).

8 Comments

  1. watergate2000

    se arriva gabrielita impersona l’antiaerea libanese 🙂

  2. utente anonimo

    ecco, infatti mi sono sempre chiesto a cosa serva, esattamente, la missione ONU in Libano…

    a niente?

    Hermes

  3. utente anonimo

    Oggi ho letto una frase emblematica “il mondo esplode e l’europa intanto dorme”

    Spero che il risveglio non ci faccia troppo male.

  4. utente anonimo

    L’anonimo sopra sono io, Zanzara

  5. Bisqui

    Come non serve, è utilissima. Gli osservatori controllano Israele e poi riferiscono all’ONu che fa le risoluzioni.

    Intanto che guardano da una sola parte gli Hez attraversano il confine e rapiscono le persone. Gli osservatori filmano tutto per benino e poi l’ONU non consegna il filmato ad Israele perchè potrebbe individuare i terroristi.

    Ma non è l’unico caso. Dato che sono disarmati non possono fermare il traffico di armi e così filmano e nandano all’ONU che non fa nulla e lori lì a guardare i terroristi che fanno i cavoli loro in santa pace.

    Ma la paga dell’ONU è ottima, infatti nessunoviene rimpatriato tranne quelli che vogliono fare il loro dovere!

  6. perlas

    Questo è qualcosa che già conoscevo, qualcuno molto imformato mi aveva già informato di quanto succede in qui luoghi.

    Non faccio il nome ma conosco un grand’uomo che conosce queste realtà. :-))

    Perla

  7. piergiuseppe

    Sono con te!

    Un abbraccio.

  8. liberoconcetto

    Quello che colpisce è quello di cui parli.

    L’ONU sembra che voglia proprio controllare solo Israele, ma non gli Hezbollah.

    Bisqui, è una mia sensazione o anche dal punto di vista mass mediale la copertura è a senso unico?

    Perchè i media non ci parlano dei rifornimenti di armi agli hezbollah che arrivano da Damasco, mentre ci parlano della posizione della siria che parla di un immediato cessate il fuoco?

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