Un maledetto pezzo di carta

In questi giorni nella nostra città si è accesa una polemica sul protocollo di Groningen che ne ha turbato la tranquilla vita da blogger.
Le domande che ognuno di noi si è posto sono tante, troppe per dare una risposta a tutte. Ho letto tutti gli articoli e tutti i commenti, sono stato al telefono con un’amica per ore, mi sono confrontato con mia moglie. Non è così facile dare un senso ai dubbi ed alle incertezze che sorgono alla lettura del protocollo. Non voglio entrare nel merito, sono cattolico e mi trovo in grande difficoltà ad affrontare questi argomenti etico-scientifici, vista la mia istruzione liberale e religiosa.

Quello che voglio affrontare è un’altro discorso, orientato all’approccio da usare per affrontare la polemica che tutti sappiamo, essere tra due nostri amici.

Secondo me bisogna affrontare l’approccio al protocollo in due modi distinti :
A) scientifico
B) etico o morale.

Indubbiamente affrontarlo in modo scientifico presuppone che i coinvolgimenti umani (etici o religiosi) non abbiano il sopravvento sulla materia, così come è vero il contrario.

Definiti i due punti, e secondo me quello che crea più difficoltà è il punto "B" per ovvie ragioni, si può iniziare una discussione più organica.

Tra l’altro c”è una terza considerazione da fare, qualè lo scopo del protocollo? E’ uno studio di fattibilità? Un modo per creare delle distinzioni tra malati? Uno studio da sottoporre al legislatore?
Le differenze nel merito sono sostanziali. Fino a quando non è definito scientificamente quello che è meglio fare dal punto di vista medico è inutile intavolare una discussione ideologica.

Se fossi in voi aspetterei con serenità e tranquillità che tutte le opinioni abbiano esaurito gli argomenti (etici, politici, personali, etc.) per raccogliere tutto il materiale e ridiscuterne i contenuti. Non credo che la strada presa in questo momento porti a conclusioni soddisfacenti per tutti, protocollo o no.

La mia opinione nel contenzioso è :
Vedo Inyqua come medico e la vedo come donna. Dal suo primo post io ho sentito un grido di dolore venire dalla donna non dal medico. Il medico sà come affrontare le situazioni di grande sofferenza ma la persona l’ho sentita combattuta, disorientata.
Roberto credo che troppo spesso guardiamo i medici dimenticandoci che sono persone anche loro e malaccortamente crediamo che facciano l’abitudine alle cose che a noi fanno orrore.
Se invece guardo Inyqua come professionista, allora la cosa cambia, ella ha bisogno di una legislazione che le permetta di agire senza dover essere coinvolta non come persona ma solo come scienziato. Nello stesso tempo lei ci vede come degli ignoranti in materia medica e sentendoci aprire bocca su un argomento così delicato non può non pensare che ci sia tra di noi qualche presuntuoso.

Scusatemi ma sono molto confuso e sto cercando di essere il più lucido possibile.

Leggo Roberto e cosa vedo? Una persona che non è medico ma cerca di capire cosa è stato scritto dai medici e come lo fà? In modo metodico, con logica sezionando gli argomenti ed affrontandoli uno alla volta. Prende parti salienti dell’argomento e cerca di capirne i significati. Ovviamente può farlo solo dal punto di vista umano di una persona che vive culturalmente gli insegnamenti della nostra società sulla vita e sulla morte. Questo deve essere bene capito e messo in evidenza da chi lo legge. Non mi sembra che abbia espresso opinioni personali, non è entrato nel merito e non si è affrettato nel giudizio. Bisogna dare merito che affrontare a mente lucida e acritica l’argomento che spaventa tutti, non sia così facile. Credo che a tutti noi sia sfuggito però, che Roberto abbia messo in evidenza una cosa importantissima e cioè che in quello scritto ci sono spiragli che lasciano delle interpretazioni personalissime sull’uso del protocollo con il rischio di derive…come posso dire, di selezione di razza? Posso dirlo? Non è da poco. In tutti gli interventi letti è l’unico che affronta questo problema, gli altri esprimono solo posizioni e interpretazioni personali tutti dettati dal modo più o meno diverso di affrontare ed intendere la morte ed il dolore. Mi sembra che sia il caso di rileggere bene i suoi post e valutarli nella globalità dell’espressione non solo dal singolo pezzetto.

Secondo me l’attrito tra i miei due amici viene solo dai modi diversi di affrontare il problema, da scienziata una e da semplice persona che vuole capire l’altro. E’ un’incomprensione che si può redimere e dalla quale tirare fuori delle ottime considerazioni soddisfacenti per entrambi e tutti noi.
Non credo e non voglio credere che un medico si senta sollevato da un protocollo, dagli indubbi coinvolgimenti sentimentali o dalla responsabilità morale. Il nocciolo della discussione è se "uccidere o no". La scelta di uccidere ( terminare, orribile parola anglosassone) è quella più difficile per tutte le complicazioni morali tipiche di noi umani. Proviamo ad immaginare il tormento di un medico che si chiede migliaia, milioni di volte se quello che si accinge a fare, qualsiasi cosa sia, è giusto o no. Non si tratta di una sutura più o meno dolorosa, si tratta di una vita. Per non generalizzare bisogna ovviamente fare delle distinzioni. Non credo che chi abbia steso quel protocollo lo abbia fatto con l’intenzione criminale di selezionare la razza umana. Certo il rischio c’è ed è per questo che deve intervenire il legislatore, proprio per limitare lo zelo di alcuni medici sia nei confronti dell’accanimento teraupetico sia in quelli dell’eccessiva leggerezza in decisioni che comportano la vita o la morte. In fin dei conti stiamo parlando di uomini e non di macchine. Da questo punto di vista l’opinione di Abr mi sembra quella più equilibrata, una decisione che va presa volta per volta, caso per caso.

Adesso la mia preghiera. Per piacere l’argomento è talmente serio che tutti noi in confronto siamo piccoli ed insignificanti. Solo con l’apporto di ognuno di noi possiamo evitare di esserne schiacciati. Siamo tutti capacissimi sia dal punto di visto professionale che da quello morale, lasciamo le liti ai politici e curiamoci del diritto alla vita che tanto amiamo. ( non fraintendete, considero la morte facente parte del diritto alla vita). 

17 commenti su “Un maledetto pezzo di carta

  1. Ti ringrazio per questo post.

    E’ ovvio che io mi sono limitata a contestare a Robinik solo le sue prese di posizioni sul merito ’scientifico’ del protocollo (che ahimè ci sono e ciascuno le può leggere nei suoi post). Da qui in poi sono stata solo offesa ed insultata sul piano personale, in un modo talmente gratuito ed infame da lasciarmi perlomeno disorientata. Sono stata accusata di scarsa professionalità (da uno che non mi conosce nemmeno…) e addirittura di ‘difesa corporativa’ (e chi invece conosce bene il mio lavoro di tutti i giorni sa quanto questo sia ridicolo…).

    Ho risposto punto per punto sia nel mio blog che in quello di Robinik, cercando di conciliare un minimo di obbiettività scientifica con il mio parere personale (che si avvicina molto a quello di abr). Ho fornito a tutti spunti all’approfondimento (anche a chi me ne ha chiesto privatamente) e all’analisi lucida di un testo, quello dell’articolo sul NEJM, che può essere travisato se esaminato, anche compulsivamente, ma senza conoscere i metodi e l’analisi scientifica con cui in Olanda e nel mondo ci si muove in questo campo -assolutamente significativo in questo caso che un articolo sia stato interpretato come ‘il’ protocollo (e pensare che nelle stesse 3 ‘paginette’ gli autori ben spiegano come il protocollo sia stato stilato -evidentemente ad uso interno e per/con la mgistratura- nel 2002).

    Dette queste cose,come ho più volte ribadito, a me è risultato fastidioso quell’intervenire in questioni prettamente scientifiche (la valutazione internazionale del dolore, l’esame delle casistiche ecc…) che ha fatto Robinik. Per ciò che concerne i ‘pericoli’ della deriva eugenetica, gli stessi autori si sono volontariamnete sottoposti al giudizio scientifico internazionale proprio per confrontare le loro ricerche ed il loro modo di procedere (cioè quello dell’Ospedale di Groningen)con quello di altre realtà, consci che si possano toccare fili assai delicati. A me questo pare un modo di comportarsi tutt’altro che ‘nazista’ ma molto serio ed aperto. Il dibattito è in corso. Ognuno naturalmente può esprimersi sul piano etico. Ma le elaborazioni fintamente analitiche di un lavoro pubblicato su una rivista medica, per i medici, possono essere fuorvianti per chi non conosce certi modi di procedere. Questo è stato il mio unico appunto, che confermo nella sua interezza. Avevo cercato sul mio blog di shiftare le derive personalistiche della discussione attribuendole alla ‘passione’ che ci anima. Ahimè sono stata ripetutamente smentita,come chiunque può constatare. Nondimeno continuerò a dare il mio ininfluente contributo ad ogni discussione, anche a costo di subire questi irritanti attacchi personalistici, proprio perchè la passione mi anima nella mia vita e,soprattutto, nel mio lavoro.

    Buona fine di domenica…

    inyqua

  2. Ti ringrazio moltissimo per questo bellissimo post. Ti ringazio perchè riconosce (al dilà delle posizioni) una cosa acuitengo particolarmente: Io ho scritto le mie posizioni ala fine, in un post separato, solo dopo essermi informato e solo dopo aver avviato una discussione sui documenti scritti dallo stesso Verhagen pubblicati (da me) in lingua Inglese per evitare traduzioni falsateo di parte.

    Inyqua mi ha insultato per prima sostenendo che in ogni caso io non avevo titolo per parlare dell’argometo (lo ha ribadito da pochi minuti e l’ho riportato nel mio ultimo post). La sua diffamazioneè statatotale ed ha paralizzato una discussione che si stava avviando serenamente impedendo che la discussione continuasse portando il tema sulla veridicità del documento.

    Nota che non ha prodotto a sua volta un documento ma si è limitata a sostenere che fosse falso.

    La diffamazione è culminata cun la “Lettera aperta ad Ideazione” che hamesso in imbarazzo Andrea ed altre persone che stimo con le quali ho contribuito per quel poco che ho potuto a costruire (insieme a molti altri sia ben chiaro) un progetto sul quale si è permessa di gettare altro fango: Tocque-Ville.

    Ad oggi sul piano della discusione rimane la mia analisi dei documenti e la sua disquisizionepersonalesu chi sia degno o no di scrivere in tema, su chi sia degno o no di accedere ai documenti e su chi sia degno o no di vivere.

    Grazie ancora per la tua lucida analisi…

    La lico da me.

    Un abbraccio

    Rob

  3. ho letto la continuazione della faccenda.

    La medicina è una scienza empirica, su questo pare che siamo d’accordo tutti, ma proprio tutti.

    Bene.

    Su questa base, non si può condannare a morte nessuno.

    Punto. Squitto ha detto la sua.

  4. Squitto… nel merito Inyqua continua a sostenere che il dibattito è incorso ed è aperto e spetta alla comunità scientifica discuterne (lo scrive anche qui sopra).

    Piccolo particolare nel corso di questo dibattito si eutanasizzano neonati e bambini….

  5. Ragazzi,

    vorrei tanto che questa discussione prendesse un’altra piega. Vi ringrazio dei complimenti e dei link ma questi mi fanno felice a metà. Un argomento così importante ha bisogno di essere discusso al massimo delle possibilità di ogniuno. Così facendo si stanno disperdendo energie che vengono distolte dal vero problema. Fissiamo una linea e cominciamo a parlare da lì. Diciamo che la linea è : assodato che la medicina non è scienza esatta e che l’Associazione Medica Mondiale ha fissato dei parametri d’intervento nella sperimentazione, quali sono i confini entro i quali operare nel caso del protocollo olandese?

  6. Bisquì… provo ad entrare nel merito.

    Con il documento che tu hai pubblicato sposti di un gradino più in alto la discussione.

    Prima la voglio riportarein basso e poi ti rispondo.

    Dal 4 Marzo 2006 il protocollo è stato recepito come sperimentazione. Il frutto del mio lavoro è sintetizzabile in due righe: il protocollo olandese finge di normare l’eutanasia ma noram l’eugenetica. Questo è tantopiù chiaro nella triste terza categoria.

    Torniamo sopra.

    Parlando di presuposti etici io credo che si finisca a discutere dell’eutanasia in generale e quindi non solo infantile ne tantomeno infantile nella versione olandese.

    La mia posizione sull’eutanasia è realista:

    Premesso che vorrei una società che veicola un messaggio positivo sulla vita al fine di non portare un uomo a questa scelta ma realisticamente credo che in caso di volontà espressa in vita o attraverso un testamento biologico sia necessario prendere atto della richiesta.

    Adesso vado a nanna… domani sera torno per vedere le evoluzioni della discussione.

    Ciao!

  7. Bel post Bisquì..ora vado a leggermi i vari scambi, perché arrivo adesso sulla polemica. Certo che anche io mi sento alquanto confusa, dibattuta come te e ancora non mi sento in grado di dare un’opinione compiuta.

    Lontana 🙂

  8. Roberto,

    a me piace discutere su tutte le cose e quando non conosco le materie amo documentarmi. Questo è un discorso serissimo da affrontare con serenità. L’obiettivo qualè? Quello di dimostrare l’eccessivo divario che c’è tra il modo di vedere dei medici e quello nostro? Bene. Individuiamo delle teorizzazioni fallaci? Benissimo. Però è mia opinione che una volta trovati gli argomenti, cadere nella polemica personale sia solo un modo per perdere di vista il vero obiettivo l’obiettivo. Vedi, conosco personalmente Inyqua e mi dispiace di non avere avuto la stessa opportunita con te. Questo per dire che spesso quello che si scrive non sempre corrisponde a quello che si intende dire, mancano i toni della voce. Un commento non è un contratto o una relazione che brillano per essere impersonali. Un commento è un’opinione più o meno scentifica ma è sempre espressione chi di scrive. In una materia così difficile è normale che ci sia il coinvolgimento umano altrimenti saremmo automi. Tutti noi tendiamo ad essere felici, a scansare i dolori e le brutte esperienze, se fossimo a 3000 anni fà forse qquesti discorsi neanche li affronteremo. Il motivo è semplice, i nostri avi erano felici della morte, l’attraversamento dell’acheronte era considerato meglio di come intendiamo la morte tutti noi. Ad essere sinceri, non capisco questa disperazione da dove provenga perchè per il cristianesimo, la morte è un avvenimento da festeggiare. Noi la affrontiamo come un tabù e come tale i nostri interventi sono tutti distorti dalla cultura.

    Non voglio darti l’impressione di minimizzare superficialmente il protocollo, dico che quel lavoro è funzionale all’Olanda, paese dove è stato autorizzato. I metodi non ci trovano concordi? Ok, discutiamone ma se litighiamo tra noi che ne tiriamo fuori? Per me l’obiettivo è impedire che un protocollo del genere non venga esportato nella sua forma ovunque in Europa e nel mondo. Deve essere ridiscusso e rielaborato. Non concordo nel sopprimere, così facendo si elimina la materia di studio e si impedisce la ricerca in campo farmacologico e biologico. D’altra parte il giuramento di Ippocrate è positivo nella sua forma e quanto più attuale quando si parla di sopprimere un essere umano. Una cosa è la volontà del paziente che detta le condizioni, un’altra è una decisione presa da estranei che con tutta la buona volontà ledono comunque il diritto liberale dell’autodeterminazione.

    Credo che questi siano i temi che dobbiamo affrontare. Le polemiche lasciamole fare a chi non ha nulla da dire, chi ci legge è preparato e sa discriminare l’atteggiamento infantile o fazioso che sia.

    Ricominciamo da capo. Tiriamo una riga e senza rancore ridiscutiamo il protocollo alla luce di un futoro che come dice Oti deve essere per i nostri figli.

  9. Lontana,

    sono disorientato. La deriva che potrebbe risultare da quel protocollo è pericolosissima. Già si usa l’aborto per selezionare i maschi dalle femmine, che ne sarà il genere umano se si comincerà ad usare questo stesso metodo per selezionare l’aspetto fisico? E poi, se quelli che si lasciano in vita non raggiungono il quoziente intellettivo prefissato o non hanno la forma fisica voluta che facciamo sopprimiamo pure quelli?

  10. Allora,

    premetto che mi trovi d’accordo sul modo di vedere sull’l’eutanasia.

    La mia era una esposizione, così, in generale. Lo so benissimo che l’ultimo post implica anche una valutazione morale-etica del protocollo.

    Il mio è un rammarico dovuto al fatto che mi sarebbe piaciuto si arrivasse ad una conclusione etica-scientifica soddisfacente, senza polemiche. Ho stima per tutti e due e la discussione mi ha disorientato molto di più di quanto non fossi in precedenza.

    Adesso il risultato qual’è. Tutti stanno sulle proprie posizioni e il vero rischio, di questo protocollo che tu hai indicato benissimo, è passato in secondo piano.

    Quindi il mio appello è tiriamo una riga. Ricominciamo da capo o almeno recuperiamo dai commenti (costruttivi) i dubbi ed i suggerimenti intelligenti in modo da riaprire la discussione in un modo più pacato.

    Ma forse desidero troppo, la blogsfera è superficiale e dispersiva.

    Non so…

  11. Ciao grande Marò!

    Sono stato per un po’ molto imepegnato nel mondo reale e quindi distante dal virtuale. Ogni tanto fa pure ben!

    Ti ringrazio per l’endorsement molto gradito. Ho pure successivamente parlato di bisogno di understatement, in questi tempi un po’ troppo urlati.

    Ogni tanto farebbe bene a tutti fare un bel passo indietro, in primis nei toni e nel “chi ha offeso prima cosa”. Altrimenti non se n’esce più, ammesso e non concesso che interessi veramente uscirne e capirsi. A me si, almeno tra di noi …

    Il tutto nel rispetto massimo per tutte le posizioni su un tema che NON HA soluzioni semplici o semplicistiche.

    ciao, Abr

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