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Un giro d’orizzonte

reattore di quarta generazione
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Economia e libertà

Questo è un periodo storico che segnerà il futuro di molte generazioni e disegnerà un nuovo scacchiere geopolitico dove le vecchie potenze economico-militari non troveranno una collocazione di primo piano ma saranno destinate al declino. Le scelte politico-economiche determineranno i nuovi assetti.
Le scelte energetiche innanzitutto saranno quelle che decideranno la sudditanza o l’egemonia di una nazione od un’altra.
L’Europa, si sa, con questa dirigenza e con questi politici è destinata a sparire. Essa perderà la sua indipendenza schiacciata dalla potenza economico-energetica della Russia ad est e degli stati nord africani a sud.
L’Italia in particolare sarà la prima nazione a sparire se non ci sarà una decisa inversione di rotta per quanto riguarda le scelte energetiche. Si sa che le spese maggiori per una nazione sono quelle dell’approvvigionamento dell’energia necessaria all’industria, alle infrastrutture ai commerci. Senza le tre prerogative menzionate il fallimento dello stato è garantito. Se poi ci mettiamo in aggiunta le scelte dell’ultimo governo in temi come la politica estera e quella interna, non abbiamo speranze. Se non si produce ricchezza la macchina stato si blocca e con essa tutte le attività correlate, siamo all’asfissia, quel poco fatto dal precedente governo durerà il battito di ciglia.
A conferma di quello che affermo, ormai da tempo, c’è un articolo di Andrea Trani che è illuminante. Ma sappiamo benissimo quanto presuntuosi siano a sinistra, molto di più di quanto siano sognatori. L’unica fonte energetica che attualmente potrebbe tirarci fuori dal baratro del fallimento è quella “nucleare”. Nel breve-medio termine non ce ne sono altre considerando, tra l’altro che il petrolio ed il gas non sono eterni e che le nuove tecnologie sono al di là di esssere impiegabili con costi d’esercizio-manutenzione tali da renderle inappetibili.

Cambiamo argomento

La recente guerra in Libano ha messo in evidenza due aspetti importanti che i media non hanno evidenziato nel modo dovuto. Uno, comune ad ambedue i combattenti è la ferocia impiegata nel distruggere l’avversario. L’altro è che ancora una volta in barba a convenzioni di ginevra, onu e palle varie, i veri protagonosti non sono i militari ma i civili. Inconsapevolmente o molto consapevolmente essi sono o ostaggi o parte attiva nei combattimenti. L’assunzione dei civili a bersaglio preferenziale o a parte integrante della tattica/strategia dei belligeranti mette in evidenza un nuovo modo di fare la guerra. E’ solo una conferma per quanto riguarda le popolazioni musulmane, una novità per quelle “occidentali”. Questa volta Israele non ha combattuto con i guanti di velluto, pur cercando di minimizzare le perdite di civili non ha rinunciato a distruggere bersagli (che in barba ai protocolli 3 e 4 delle convenzioni di ginevra) potevano accogliere al loro interno civili, aspetto evidenziato con dovizia di particolari dai media.
anche con clamorose falsificazioni.
http://diavolineri.net/filmati/libano/lebanon.swf
Questo imbarbarimento della guerra si deve ad un fattore determinante e cioè alla considerazione che viene data ai civili da una religione-filosofia che usa i civili stessi per i propri scopi. Quando un civile non è vittima ma è martire perchè considerato tale dalla religione, si assume un vantaggio psicologico tattico/strategico nei confronti della dottrina pragmatica degli occidentali che invece considerano la vita sacra ed inviolabile.
Bene è mia opinione che in una guerra come quella moderna, dove le regole sono dettate non dalle convenzioni ma dall’opportunità non si può usare il guanto di velluto. Considerando che l’avversario musulmano non si fa scrupoli di colpire civili indicriminatamente o di farsi scudo di essi, ci si dovrebbe, purtroppo, abbassare al loro livello. In guerra vince chi colpisce più duro ed in tempo di pace vince chi è più determinato. Questa non è filosia spicciola ma è conoscenza dell’istinto di sopravvivenza, conoscenza che i senzabretelle pisciasotto di sinistra non hanno perchè abituati a nascondersi sempre sotto le gonne di mamma. Basterebbe molta più determinazione per evitare spiacevoli conseguenze perchè si sa “chi pecora si fa, il lupo se la mangia”.
Segnalo un’articolo del sempre attento Andrea Trani.

Considerazioni

I due aspetti politico-militari descritti sono ferreamente vincolati tra di loro essi vivono in simbiosi e decidono le sorti di una nazione, fortuna o sfortuna, gli italioti hanno scelto per l’estinzione o nella migliore delle ipotesi alla sottomissione del più prepotente di turno, fulgido esempio di carattere forte e determinato. Purtroppo quel pochissimo sangue latino che scorreva nelle nostre vene è destinato ad estinguersi per sempre e dovremo fare ancora una volta affidamento a quello germanico che domina nel Nord di questa disgraziatissima nazione.

Segnalo dei post interessantissimi di Wellington qui, qui e qui, di Grendel, una memoria di Perla, Emile & Squitto anche qui, Robinik, Barbara, il Castello (tutti), Dietro le linee nemiche

4 comments

  1. hawkmoon269 says:

    per me la “fantasia” sta davvero arrivando al potere:

    prima dicono che nella risoluzione si disarmerà hezbolla…

    poi che NON se ne occuperanno gli israeliani, ma neanche le forze ONU, figuriamoci se lo farà l’esercito libanese che praticamente ne è una costola…

    La follia sta veramente dilagando….

  2. ephrem says:

    Grazie Bis per i link! Purtroppo, Squitto é rimasta senza pc, é inutile dirti quanto gli dispiaccia rimanere fuori dal dibattito, ma ancor dippiù rischiare di perdere tutto quello che aveva dentro, siano test o fotografie! Rimanendo nel topic del tuo post, il coinvolgimento dei civili nasce già nel corso della II guerra mondiale, la differenza non marginale é come dici tu che nel teatro del medio oriente, parte dei combattenti si nasconde dietro i civili usandoli come scudo umano e come strumento mediatico contro l’avversario, allorché nel secondo conflitto mondiale, i civili erano vittime “collaterali” ed i media non erano così sviluppati come possono esserlo oggi. Ma sappiamo che la propaganda ed il controllo dell’informazione o meglio della disinformazione, in guerra, possono essere, per l’avversario, armi altrettanto temibili che le bombe…

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