Massacri in revisione Araba

Dayan_Ariel_Sharon_yomkippurwar
Israeli Minister of Defense Moshe Dayan consults with
General Ariel Sharon who marches towards Cairo

Anche nella disgrazia il premier israeliano segna dei punti a suo favore contro i suoi nemici arabi. A rendergli l’onore delle armi è nientemeno che il quotidiano arabo “Asharq al-Awssat” che passerà alla storia come il primo giornale arabo ad aver cercato di distruggere un tabù, quello di Sharon “il cattivo”.
Il giornale filo-saudita, ritenuto l’organo di stampa più liberale nel mondo arabo, ha pubblicato ieri una serie di editoriali che non solo riabilitano la figura del premier israeliano ma anche coprono di biasimo i vari satrapi arabi.
Il primo a rompere il muro degli stereotipi sull’eterno nemico è stata l’editorialista Mona al-Tahawi.
Con un editoriale dal titolo “L’essenza della leadership di Sharon” la giornalista egiziana trapiantata a New York, compie una sorta di psicoanalisi del rapporto conflittuale fra la società araba e il leader israeliano.
Nel mondo arabo molti odiano Sharon non perché è responsabile della morte di tanti vittime arabe bensì perché egli è essenzialmente il riflesso nello specchio di leader arabi che ci governano”.
Ma se questo odio per lui si basa solo sul numero delle vittime, è destinato a perdere di fronte a persone che furono responsabili di morte di molti durante il Settembre nero e a Hama”, scrive la giornalista riferendosi alle due stragi più efferate perpetrate da leader arabi.
Il Settembre nero è la carneficina provocata dall’intervento delle truppe del defunto re Hussein di Giordania, nel 1970, contro i guerriglieri palestinesi (30mila morti).
Una carneficina rimossa dalla memoria degli arabi così come quell’altra avvenuta a Hama (nord della Siria) nel 1982, quando l’aviazione del defunto presidente Hafez al-Assad rase al suolo la città dove ci fu una rivolta islamica causando tra i 20-30mila morti.
Al-Tahawi poi passa all’altra strage, quella dei due campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila a Beirut, nel 1982 (duemila vittime), e ricorda che “mentre un’inchiesta israeliana accettò soltanto responsabilità indirette di Sharon, un’altra araba trovò responsabili le milizie libanesi che massacrarono donne e bambini”.
Poi conclude: “A noi arabi ci interessano le vittime arabe soltanto quando cadono per mano di Israele mentre i crimini perpetrati da noi contro noi stessi non suscitano alcuna indignazione”.Un altro editorialista di “Asharq al-Awssat”, Ayad Abu Shakera si rammenta delle parole pronunciate ad una TV palestinese che pure esprimendo il suo odio per Sharon auspica che gli arabi avessero un leader del suo calibro.
L’autore poi a sua volta auspica che gli arabi si trovino nelle “stesse condizioni degli israeliani che non saranno mai orfani di Sharon mentre noi restiamo orfani del leader di turno”: “Da noi è impossibile distinguere la patria del potere e il potere del leader”.
Un altro opinionista dello stesso giornale, Ahmed Al-Rubi, fa un parallelo con la malattia di Sharon e quelle dei capi di Stato arabi circondate sempre da fitto mistero.

Per chiarezza a Sabra e Shatila ci fu una seconda strage perpetrata dalle milizie sciite filosiriane di Amal, Sabra, Chatila e Burj el-Barajneh per tre anni, in quella che è ricordata come la guerra dei campi.
Il culmine venne raggiunto nel corso di tre cruentissime battaglie: la prima il 19 maggio 1985, in cui praticamente tutte le case nei campi vennero ridotte in macerie e si riporta che alcuni abitanti si ridussero a mangiare ratti, cani e gatti.
Vi furono persino richieste di permessi alle autorità religiose di mangiare i morti (e non ricordiamo, all’epoca, vignette satiriche sui responsabili della fame dei palestinesi).
Scrisse il corrispondente di Pity the Nation, Robert Fisk: «La distruzione di Sabra è così grande che fra chi non viveva nel sottosuolo, ben pochi sono sopravvissuti. Il modo in cui Amal e i palestinesi hanno combattuto nei corridoi dell’ospedale per anziani mentre i pazienti erano ancora lì indica che nessuna delle due parti si preoccupa troppo per i civili presi nel fuoco incrociato. Il modo in cui i palestinesi costruiscono le loro case sopra i bunker rende inevitabile la morte di civili. […]
Se chiedete quanti combattenti hanno, rispondono che tutti i palestinesi sono combattenti, uomini, donne e bambini. Ma poi strillano se una donna o un bambino viene ucciso».
Si ignora il numero esatto dei morti, ma si ritiene che sia stato molto alto. La seconda cruenta battaglia (preceduta e seguita da altri scontri di minore entità e dall’assedio di Burj el-Barajneh, che impediva agli abitanti di uscire e alle provviste di entrare) si svolse un anno esatto dopo la prima, il 19 maggio 1986 e la terza il 29 settembre 1986.
Alla fine della guerra il governo libanese ha riportato che il numero totale di vittime di queste battaglie è stato di 3.781 morti e 6.787 feriti, cui vanno aggiunti circa 2.000 palestinesi uccisi nelle lotte interne fra le varie fazioni, ma si ritiene che il numero reale sia più alto perché migliaia di palestinesi non erano registrati in Libano, e nessun ufficiale poteva entrare nei campi, cosicché non tutte le vittime potevano essere contate.

• da La Stampa del 10 gennaio 2006, pag. 9

12 commenti su “Massacri in revisione Araba

  1. ogni tanto magari nasce qualcuno con un cervello e un po’ di dignità intellettuale anche tra i servi di maometto, allora… notevole..

    Hermes

  2. Hermes,

    si, ogni tanto…ma i nostri rossi mettono tutto a tacere, non è conveniente far sapere che i palestinesi hanno rotto il caxxo da tempo immemore a tutti.

    Vedrai che salteranno fuori i soliti troll, fatti un giretto ogni tanto 🙂

  3. Ennesime notizie che in Italia non vengono diffuse, e che io personalmente non conoscevo…Se non magari come “leggende lontane” e quindi senza prova. Con che coraggio!

    Mi leggerò tutte le fonti e se riesco, vedrò di fare un post…anche grazie all’altro link che mi hai lasciato.

    drdan1981

  4. Ragazzi,

    grazie di essere passati.

    Mi aspettavo un sacco di troll ed invece nulla! Sono deluso, anzi sono contento significa che sapere la verità gli fa male e questo mi da un immenso piacere

  5. Ottimo lavoro, Bisquì, queste informazioni conosciute a loro tempo, caddero nel dimenticatoio per una volontà precisa di addossare la responsabilità del massacro unicamente sulle spalle di Sharon. Settembre Nero é stato per anni un movimento rivoluzionario palestinese, pochi o nessuno sa che il riferimento é ad una guerra fratricida tra Giordani e Palestinesi…

I commenti sono chiusi.