Massacri in revisione araba 2

Arafat

Amin al Husseini bei bosnischen SS-Freiwilligen
Amin al Husseini bei bosnischen SS-Freiwilligen – Amin al Husseini passa in rassegna le SS borniache

Arafat ha trascorso la maggior parte della sua giovinezza al Cairo, fatta eccezione per quattro anni (dopo la morte della madre, avvenuta in data imprecisata quando aveva tra cinque e nove anni) quando ha vissuto presso uno zio a Gerusalemme. Mentre studia all’università del Cairo – dove consegue la laurea in ingegneria civile – aderisce alla Fratellanza Mussulmana e all’Unione degli Studenti Palestinesi, della quale diviene presidente dal 1952 al 1956.

Mentre è al Cairo sviluppa una stretta relazione con Haj Al-Husseini, conosciuto come il Mufti di Gerusalemme. Nel 1956 presta servizio nell’esercito egiziano durante la crisi di Suez.

Al Congresso Nazionale Palestinese tenutosi al Cairo il 3 febbraio 1969, diviene leader dell’ OLP Organizzazione per la  Liberazione della  Palestina) che opera dal territorio Giordano.

In realtà, l’impegno politico di Arafat ha radici più antiche e risalgono a quando, spostatosi in Kuwait per lavorare come ingegnere, collabora a fondare Al Fatah, organizzazione che ha come obiettivo la creazione di uno stato palestinese indipendente.

Nel 1963 Al Fatah (operante dal territorio Giordano), appoggiata dalla Siria, programma la sua prima azione militare, il sabotaggio di un impianto idrico israeliano. L’azione avviene nel dicembre del 1964 ma si rivela un fallimento. Comunque, dopo la Guerra dei sei giorni, nel 1967, quando Israele sposta la sua attenzione dagli stati arabi alle varie organizzazioni palestinesi, una di queste è – appunto – Al Fatah.

Tensioni in Giordania

arafat-Castro-felices
arafat-Castro-felici

Nello stesso periodo le tensioni tra il governo di Giordania ed i palestinesi seguaci di Arafat (perché si tratta di Palestinesi contro Palestinesi) iniziano ad aumentare. Elementi della resistenza palestinese in armi (i cosiddetti fedayn o feddayn) creano uno “stato nello stato” all’interno della Giordania (controllando anche numerose zone strategiche tra cui la raffineria di Az Zarq) finendo per costituire un pericolo per la sovranità dello stato hashemita.

Lo scontro diventa aperto nel giugno del 1970, a seguito di un tentato golpe nei confronti del Governo Giordano.

Torniamo indietro un attimo.

A seguito dello shock dovuto alla schiacciante vittoria israeliana nella guerra dei sei giorni, diversi gruppi arabi erano alla ricerca di modi per “ripristinare l’onore” o portare avanti la propria causa. I palestinesi costituivano la maggioranza della popolazione giordana ed erano appoggiati da molti regimi arabi, soprattutto dal presidente egiziano Nasser. Israele venne colpita ripetutamente da incursioni attraverso il confine compiute dai guerriglieri fedayn.

Nel 1968, In risposta ad una serie di attacchi partiti dal territorio giordano, le forze di difesa israeliane Karameh il 21 marzo 1968. Si diceva che il villaggio fosse la “capitale” della guerriglia. Gli israeliani, che puntavano nel loro assalto a distruggere Fatah, non ebbero successo e si ritirarono rapidamente. Arafat fece in modo di lasciare Karameh di notte, dopo essere stato informato dell’imminente attacco. Nella battaglia circa 300 combattenti dell’OLP vennero catturati e 150 uccisi dalle forze israeliane prima del pomeriggio. L’arrivo in forze delle truppe giordane rovesciò l’esito della battaglia e permise di infliggere gravi perdite agli israeliani. Vennero stimati 28 soldati israeliani uccisi e 80 feriti, oltre alla perdita di quattro carri armati. Anche se l’esercito giordano si era fatto carico dei combattimenti, l’incidente fu un colpo di pubbliche relazioni per l’OLP e per Arafat in particolare. La battaglia di Karameh fece lievitare il morale dei palestinesi e diede all’OLP un immediato prestigio all’interno della comunità araba. entrarono nel villaggio di

Yasser Arafat rivendicò lo scontro come una vittoria (in arabo, “karameh” significa “onore”) e divenne ben presto un eroe nazionale che aveva avuto il coraggio di affrontare Israele. Masse di giovani arabi entrarono nelle fila del suo gruppo, Fatah. Sotto pressione, Ahmad Shukeiri lasciò la guida dell’OLP e nel luglio 1968, Fatah si unì a questa e ne prese il controllo.

Nelle enclave e nei campi profughi palestinesi in Giordania, la polizia e l’esercito stavano perdendo la loro autorità. Militanti dell’OLP in uniforme giravano liberamente armati, organizzavano posti di blocco e tentavano di raccogliere quelle che definivano “tasse“. Durane i negoziati del novembre 1968, un accordo in sette punti venne raggiunto tra Re Hussein e le organizzazioni palestinesi:

  • Ai membri di queste organizzazioni era vietato circolare armati e in uniforme;
  • Gli era vietato fermare veicoli civili per eseguire perquisizioni;
  • Gli era vietato competere con l’esercito giordano nel reclutamento;
  • Era richiesto di portare con se documenti di identità giordani;
  • I loro veicoli dovevano avere targhe giordane;
  • I crimini commessi da membri delle organizzazioni palestinesi dovevano essere investigati dalle autorità giordane;
  • Le dispute tra organizzazioni palestinesi e governo sarebbero state risolte da un consiglio congiunto di rappresentanti del re e dell’OLP.

Nel 1969 Arafat diviene, quindi, portavoce dell’OLP rimpiazzando Ahmed Shukairy, che era stato proposto dalla lega araba. Arafat diviene due anni dopo comandante in capo delle Forze rivoluzionarie palestinesi e due anni dopo ancora responsabile del Dipartimento politico dell’OLP

L’OLP, ignorando questi accordi, agì in Giordania come uno stato nello stato. Tra la metà del 1968 e la fine del 1969, si ebbero non meno di cinquecento scontri violenti tra la guerriglia palestinese e le forze di sicurezza giordane. Rapimenti e atti di violenza contro i civili si svolsero di frequente. Il capo della Corte Reale giordana (e in seguito primo ministro) Zaid al-Rifai dichiarò che “i fedayn uccisero un soldato, lo decapitarono, e giocarono a pallone con la sua testa nella zona dove viveva.” (Fonte: Arafat’s War di Efraim Karsh, p. 28)

Molti elementi dell’OLP estorcevano a mano armata soldi ai commercianti, con la pretesa che si trattasse di donazioni alla causa palestinese. Le forze di sicurezza giordane tipicamente li arrestavano e li mandavano al fronte, dove potevano essere più utili alla causa palestinese. Le esplosioni di violenza erano comunque in continua crescita. Finché entrambe le parti rispettarono la condizione per cui non sarebbero entrati o rimasti nella capitale, venne evitato uno scontro su vasta scala.

L’OLP continuò anche ad attaccare Israele, partendo dal territorio giordano e senza riguardo per l’autorità giordana, provocando dure rappresaglie israeliane che provocarono gravi perdite tra i militari e i civili. I soldati giordani che si trovavano in licenza nel fine settimana venivano continuamente attaccati dai palestinesi. Molti vennero uccisi ritualisticamente, infilando chiodi da carpentiere nelle loro teste. Dopo questi fatti ai soldati giordani venne impedito di lasciare i loro campi durante la licenza.

Re Hussein fece visita al presidente statunitense Richard Nixon, e al presidente egiziano Nasser nel febbraio 1970. Al suo ritorno il re pubblicò un editto in dieci punti, limitando le attività delle organizzazioni palestinesi. L’11 febbraio per le strade di Amman scoppiarono dei combattimenti tra le forze di sicurezza giordane e i gruppi palestinesi, che provocarono circa 300 morti. Cercando di impedire che la violenza andasse fuori controllo, Re Hussein annunciò “Siamo tutti fedayn” e licenziò il ministro degli interni che era ostile nei confronti dei palestinesi.

Palestinesi armati misero in piedi un sistema parallelo di controllo dei visti, controlli doganali e posti di blocco nelle città della Giordania e aumentarono la tensione in un esercito ed una società giordana già polarizzati.

In luglio, Egitto e Giordania accettarono il “Piano Rogers” appoggiato dagli USA, che chiedeva un cessate il fuoco nella Guerra di Attrito tra Egitto e Israele e il ritiro negoziato di Israele dai territori occupati nel 1967, secondo quanto stabilito dalla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Le organizzazioni più radicali dell’OLP: il fronte Popolare di Liberazione della Palestina di George Habash, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina di Naif Hawatmeh e il Comando generale del FPLP di Ahmed Jibril, decisero di minare il regime filo-occidentale di Hussein. Arafat non fece nulla per fermare i radicali.

Vari governi arabi tentano di mediare una soluzione pacifica ma a settembre, le ripetute operazioni dei fedayn, tra cui il dirottamento e la distruzione di tre aerei di linea, fanno propendere il governo giordano per una azione di forza mirante a riprendere il controllo del territorio. Il 16 settembre, Re Hussein di Giordania ELP (Esercito per la Liberazione della Palestina), forza armata regolare dell’OLP. dichiara la legge marziale e lo stesso giorno Arafat diviene comandante supremo dell’

Nella guerra civile che ne segue L’OLP ha il supporto della Siria che invia in territorio giordano una forza di circa 200 carri armati. Gli scontri avvengono principalmente tra forze giordane ed ELP sebbene gli USA dislochino la sesta flotta nel mediterraneo dell’est e Israele metta a disposizione della Giordania alcuni reparti militari.

Eventi del settembre 1970

arafat bacia affettuosamente il collo di khomeini
arafat bacia affettuosamente il collo di khomeini

Il settembre del 1970 è noto nella storia araba come Settembre nero e viene talvolta indicato come l'”epoca degli eventi spiacevoli”. Fu un mese in cui il Re hasemita Hussein di Giordania si mosse per reprimere un tentativo delle organizzazioni palestinesi di rovesciare la sua monarchia. L’attacco provocò pesanti perdite tra i civili palestinesi. Il conflitto armato durò fino al luglio del 1971.

Il 1 settembre 1970, fallirono diversi tentativi di uccidere il re. Il 6 settembre, nella serie di dirottamenti di Dawson’s Field, tre aerei vennero dirottati dal FPLP: uno volo Swissair e un volo TWA da Zarqa e un volo BOAC dal Cairo, il 9 settembre toccò ad un aereo della British Airways da Amman. I passeggeri vennero tenuti in ostaggio. Il FPLP annunciò che i dirottamenti erano progettati “per impartire una lezione agli americani, a causa del loro duraturo appoggio a Israele”. Dopo che tutti gli ostaggi vennero rilasciati, gli aerei vennero fatti esplodere per dimostrazione, davanti alle telecamere. Confrontandosi direttamente con il re e provocandone l’ira, i ribelli dichiararono la zona di Irbid una “regione liberata”.

Il 16 settembre, Re Hussein dichiarò la legge marziale. Il giorno successivo i carri armati giordani (della 60a brigata corazzata) attaccarono i quartier generali delle organizzazioni palestinesi ad Amman; l’esercito attaccò anche i campi di Irbid, Salt, Sweileh e Zarqa, senza fare distinzioni tra civili e guerriglieri. Quindi, il capo della missione di addestramento pakistana in Giordania, Brigadiere Muhammad Zia-ul-Haq (in seguito presidente del Pakistan), prese il comando della 2a divisione.

Le truppe corazzate erano inefficenti nelle strette vie cittadine e quindi l’esercito giordano rastrellò casa per casa i combattenti palestinesi, finendo immerso in pesanti scontri urbani con gli inesperti e indisciplinati combattenti palestinesi.

Il 18 settembre la Siria, attraverso l’Esercito di Liberazione della Palestina (il cui quartier generale era situato a Damasco ed era molto vicino al regime siriano), cercò di intervenire in favore della guerriglia palestinese. L’ELP come dimensioni era equivalente a una divisione, e venne fronteggiato dalla 40a brigata corazzata dell’esercito giordano.

Alla luce degli eventi recenti, il re giordano chiese l’aiuto statunitense per prevenire l’attacco appoggiato dai siriani, che poteva in ultima analisi risultare in una vittoria dei palestinesi e nella fine del suo governo filo-occidentale. Allo scopo di proteggere il suo vitale alleato arabo, il governo statunitense chiese l’aiuto israeliano. L’Aeronautica Militare israeliana eseguì dei voli a bassa quota sui carri armati dell’ELP in segno di avvertimento. Presto l’ELP iniziò a ritirarsi. Israele era intervenuta con successo in un conflitto interno arabo in rappresentanza degli USA, tramite la sola minaccia della violenza.

Il 24 settembre l’esercito giordano riesce a prevalere e l’ELP è costretto a chiedere una serie di cessate il fuoco. Durante le azioni militari l’esercito giordano attacca anche i campi profughi dove i civili palestinesi si sono rifugiati dopo la Guerra dei sei giorni: le vittime sono migliaia. Questo massacro viene ricordato dai palestinesi come “il settembre nero”.

Nel frattempo, sia Hussein che Arafat parteciparono all’incontro dei capi delle nazioni arabe al Cairo, e il 27 settembre Hussein firmò un accordo che trattava come uguali entrambe le parti e riconosceva alle organizzazioni palestinesi il diritto di operare in Giordania. Il giorno seguente il presidente egiziano Nasser morì per un improvviso attacco di cuore.

Le stime sul numero di persone rimaste uccise nei dieci giorni del Settembre nero variano da tremila a più di cinquemila, anche se non si conoscono i numeri esatti. I giornalisti occidentali erano concentrati all’Hotel Intercontinental, lontani dall’azione. Dal Cairo la Voce degli Arabi, giornale controllato dal governo di Nasser, riportò accuse di genocidio.

In seguito alla sconfitta, l’OLP si sposta dalla Giordania al Libano. Grazie alla debolezza del governo centrale libanese, l’OLP poté operare in uno stato virtualmente indipendente (chiamato infatti da Israele Terra di Fatah). L’OLP inizia ad usare il territorio libanese per lanciare attacchi di artiglieria contro Israele e come base per le infiltrazioni di guerriglieri. A queste azioni corrispondono attacchi di ritorsione israeliani in Libano.

Dopo settembre 1970

Berlinguer accoglie con affetto Arafat
Berlinguer accoglie con affetto Arafat

 

La situazione in Siria divenne instabile e poco dopo Hafez al-Assad prese il potere con un colpo di stato.

Il 31 ottobre Arafat, la cui posizione si era indebolita, dovette firmare un altro accordo (simile a quello del novembre 1968) che restituiva il controllo della Giordania al re, e che richiedeva lo smatellamento delle basi di militanti palestinesi e il divieto per i loro membri di portare armi senza autorizzazione. Ad un successivo incontro del Consiglio Nazionale Palestinese, sia il FPLP che il FDLP si rifiutarono di accettare questo accordo e invece accettarono la proposta secondo cui la Giordania sarebbe diventata parte dello Stato Palestinese che avrebbe preso il posto di Giordania e Israele.

Le violazioni continuarono e il 9 novembre il primo ministro giordano Wasfi al-Tal firmò un ordine di confisca delle armi detenute illegalmente. Per il gennaio 1971, l’esercito rafforzò il suo controllo delle città. Un altro accordo riguardante la consegna delle armi venne firmato e infranto. Dopo la scoperta di un deposito illegale di armi a Irbid, in primavera, l’esercito impose il coprifuoco e iniziò ad arrestare i ribelli. Il 5 giugno, diverse importanti organizzazioni palestinesi, tra cui Fatah, di Arafat, invitarono da Radio Baghdad a rovesciare Re Hussein, che era considerato come una “autorità fantoccio separatista”.

L’esercito riprese il controllo sulle ultime roccaforti dell’OLP, le città montane di Jerash e Ajloun. Mentre Re Hussein dichiarava la “clama assoluta” nel regno, i membri di Fatah annunciarono di preferire la morte alla resa.

Conseguenze

Il numero di vittime di quella che somigliò molto ad una guerra civile viene stimato in decine di migliaia, ed entrambe le parti vennero coinvolte nell’uccisione volontaria di civili. Si trattò di un punto di svolta per l’identità della Giordania, e il regno di impegnò in un programma di “giodanizzazione” della società.

I militanti palestinesi vennero scacciati in Libano come risultato degli Accordi del Cairo (Si veda Guerra civile libanese, anche questa causata dai palestinesi di Arafat).

L’organizzazione terroristica Settembre Nero venne fondata da alcuni membri di Fatah. Il 28 novembre 1971, al Cairo, quattro suoi membri assassinarono Wasfi al-Tal.

Nel settembre 1972 il gruppo “Settembre Nero” (che si ritiene, peraltro senza alcuna prova certa, aver avuto la copertura di Al Fatah) rapisce ed uccide undici atleti israeliani durante i  Giochi Olimpici di Monaco di Baviera. La condanna internazionale per l’attacco porta Arafat a dissociarsi pubblicamente da tali atti.

Due anni dopo, nel 1974, Arafat ordina all’OLP di sospendere qualsiasi azione militare al di fuori di Israele, della West Bank (la riva ovest del  Giordano, o Cisgiordania) e della striscia di Gaza. Nello stesso anno il leader palestinese diviene il primo rappresentante di un’organizzazione non governativa a parlare ad una sessione generale delle Nazioni Unite.

i due amiconi, arafat e castro
i due amiconi, arafat e castro

Intanto continuavano a ripetersi, da alcune parti, le accuse verso Arafat di una dissociazione solo di facciata dal terrorismo. Sta di fatto che il movimento  Al Fatah continuò a lanciare attacchi contro obiettivi israeliani. Gli anni Settanta furono caratterizzati in Medio Oriente dalla comparsa di numerosi gruppi palestinesi estremisti pronti a compiere attacchi sia in Israele che altrove. Israele dichiarò che dietro tutti questi gruppi vi era Arafat il quale però smentì sempre tali ipotesi.

Sta di fatto che nel 1974 i capi di stato arabi riconoscono l’OLP come unico rappresentante legittimo di tutti i palestinesi. Due anni dopo la stessa OLP viene ammessa come membro a pieno titolo nella Lega Araba.

Fonte Wikipedia

5 commenti su “Massacri in revisione araba 2

  1. ecco, ora facciamo una prova empirica e proviamo ad andare da uno qualsiasi della nutrita tribù degli Imbecilli in Kefiah e chiediamogli cosa sa del “settembre nero”… scommetto che ci facciamo due risate…

    Hermes

  2. Hermes,

    non è solo settembre nero, un massacro che non si può cancellare dalla storia ma gli avvenimenti che hanno portato quei fatti.

    Arafat voleva un suo stato e non ha esitato afare un colpo di stato in giordania, ha ripetuto la cosa in Libano e ci ha riprovato in Tunisia (se non ricordo male). Ha seminato odio e zizzagna in tutto il mondo arabo per il suo smisurato arrivismo e non si è posto il problema di sacrificare, per il suo scopo, gli appartenenti al suo stesso popolo.

  3. Arafat ha avuto la possibilità di fondare uno stato palestinese, ma non ha mai avuto il coraggio di di alzare la testa davanti a Siria, Iran e Egitto.

    Arafat ha fallito in toto la sua politica in quanto schiavo degli arabi.

    Arafat è il primo carnefice dei civili palestinesi.

    Arafat è settembre nero.

    Ad Arafat consegnarono il nobel della pace.

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