TASK FORCE BLACK: A CACCIA DI "SHAHID" IN IRAQ

Localizzare e annientare le cellule suicide dial Qaeda, gli ”shahid“ di Musayb al Zarqawi, prima che compiano i loro attentati. Questa la missione della ”Task Force Black“, un’unità di forze speciali composta da un reparto della Delta Force statunitense e da unità dello squadrone rinforzato dello Special Air Service britannico schierato in Iraq. Sulla consistenza e le cattività della TFB di base a Baghdad ma attiva in tutto il ”triangolo sunnita“ c’è ovviamente il massimo riserbo e risulta evidente che come ogni struttura del tipo task force di Forze Speciali può contare su diverse decine di incursori dalle diverse specializzazioni (tiratori scelti, artificieri, esperti nella raccolta d’informazioni, specialisti nella sorveglianza) appoggiati da unità logistiche, di supporto e intelligence. Le indiscrezioni circa le attività della ”Task Force Black“ confermano inoltre la piena integrazione in Iraq tra forze speciali statunitensi e britanniche, già emersa nel teatro afgano, così come la presenza del SAS anche a Baghdad mentre era nota la dislocazione di unità speciali di Londra a Balad (nel ”triangolo sunnita“) oltre che ovviamente nel settore di Bassora dove è schierato il contingente britannico che conta attualmente 8.000 militari. Dare la caccia agli ”shahid“, i cosiddetti martiri, comporta molti rischi ma consente di poter individuare con i terroristi anche le cellule di supporto che forniscono autobomba, rifugi e appoggi ai kamikaze. Mentre gli shahid sono rimpiazzabili in modo relativamente facile, considerato l’ampio numero di volontari giunti a rimpolpare le fila dell’organizzazione di Zarqawi, è molto più difficile reclutare i ”supporter“, specie se residenti in Iraq, che comunque richiedono lunghi tempi di addestramento e sono quindi molto preziosi. Senza una struttura logistica portare un attacco terroristico diventa estremamente complicato come ben sanno gli israeliani: da quando le forze dello stato ebraico hanno cominciato a colpire non solo gli attentatori, ma anche chi li supportava, gli attacchi suicidi palestinesi sono diminuiti notevolmente. Le esperienze israeliane sono state mutuate dalla ”Task Force Black“ che può contare del resto anche sull’ampia esperienza antiterroristica del SAS che negli anni scorsi fu protagonista in Ulster dell’eliminazione di alcune cellule dell’IRA in procinto di compiere attentati. La ”Task Force Black“ opera in una struttura congiunta con l’intelligence britannico, statunitense e iracheno; i successi conseguiti nello scovare e smantellare le strutture logistiche del terrorismo in Iraq sembrano dipendere anche dalla crescente efficienza dei servizi d’informazione di Baghdad che avrebbero infiltrato numerosi agenti all’interno dei gruppi di supporto che forniscono rifugi e aiuti logistici ai terroristi. Una delle poche operazioni della ”Task Force Black“ sulla quale sono emersi alcuni particolari resi noti dalla stampa britannica è stata l’operazione ”Marlborough“, condotta a Baghdad nel luglio scorso da 4 distaccamenti (16 uomini) del SAS. Secondo le informazioni dell’intelligence in un edificio usato dalla guerriglia come base si trovavano alcuni kamikaze in procinto di compiere attentati suicidi. Tre terroristi, imbottiti di esplosivo, dovevano andare a farsi saltare in altrettanti bar ristoranti della capitale irachena frequentati da membri delle forze di sicurezza locali. L’intelligence fu avvertita da un agente iracheno, addestrato dall’MI6 britannico per diversi mesi. Alla squadra della ”Task Force Black“, divisa in quattro distaccamenti di quattro operatori venne ordinato di lasciar uscire in strada i tre attentatori e di neutralizzarli con un unico colpo alla testa, simultaneamente, per evitare il rischio che questi si facessero esplodere. I quattro team di cecchini erano armati con fucili di precisione calibro .338, capace di colpire fino a 1.100 metri. In origine era stata presa in considerazione anche l’eventualità di un’irruzione nella struttura, ma l’ipotesi fu scartata perchè giudicata troppo rischiosa poiché, per come era fatto l’edificio, un’esplosione avrebbe ucciso chiunque si fosse trovato all’interno. In supporto ai tiratori scelti venne inviata una Quick Reaction Force, composta da una dozzina di uomini, dislocata in un luogo sicuro ma vicino al luogo dell’operazione e un team di artificieri con il compito di disarmare le bombe una volta bloccati i kamikaze. All’operazione partecipò anche una sezione della polizia irachena (che per ridurre il rischio di fuga di notizie non era a conoscenza dei dettagli) che ci occupò di risolvere qualsiasi problema si fosse verificato con i civili nella zona. Dall’alto (circa 600 metri) un velivolo senza pilota Predator, guidato da operatori della CIA, forniva al quartier generale della TFB la situazione video in tempo reale della zona d operazioni. Verso le otto del mattino i traduttori arabi addetti alle intercettazioni delle comunicazioni all’interno del fabbricato, avvisarono i comandanti della ”Task Force Black“ che i terroristi si stavano per muovere. I capo squadra nascosti vicino all’edificio furono immediatamente avvertiti. Meno di un minuto dopo si udì un rumore unico e i corpi dei tre terroristi caddero morti sul terreno. Solamente tre tiratori scelti aprirono il fuoco. Il quarto era di riserva in caso qualche arma si fosse inceppata o un collega avesse mancato il suo bersaglio.

di Francesco Bussoletti, analisi difesa

3 Comments

  1. Otimaster

    Stanco il post lo leggo domani : )) se posso permettermi di dare un’opinione personale, io ero affezzionato alla vecchia veste grafica e al vecchio header, ma quello che conta è il contenuto e non la forma…
    Ciao a domani

  2. liberaliperisraele

    Che combinazione gli stessi articoli che ho postato io

  3. liberaliperisraele

    Siamo affini 😀

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