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4 Dicembre, Santa Barbara

Santa Barbara
Santa Barbara

Si narra che Barbara di Nicomedia in Bitinia fu rinchiusa in una torre e poi condotta al martirio per la sua indomata fede cristiana osteggiata dal padre pagano Dioscoro, che “al quattro del mese di dicembre, regnante Massimiano imperatore, ed essendo preside Marziano…” (circa nel 288 d.C.), fu incenerito da una fulmine celeste, simbolo della morte immediata senza la possibilità di redimersi.

Essa fu prescelta perché rappresenta la serenità del sacrificio di fronte al pericolo senza possibilità di evitarlo, e fu eletta a patrona di coloro che si trovano in pericolo di morte improvvisa.

Infatti, la martire, nell’imminenza del supremo sacrificio, pregò Gesù: “… tu che tendesti i cieli e fondasti la terra e rinchiudesti gli abissi, il quale comandasti ai nuvoli che piovessero sovra i buoni e sovra i rei, andasti sopra il mare e riprendesti il tempestoso vento, al quale tutte le cose obbediscono, esaudisci per la tua misericordia infinita la orazione della tua ancilla… Pregoti Signore mio Gesù, se alcuna persona a tua laude farà memoria di me e del mio martirio,… mandali grazia per tua misericordia

…La compenetrazione leggenda/momenti di vita mistica spiega le ragioni per cui subito dopo l’invenzione della polvere da sparo ciascun magazzino di munizioni, in particolare sulle navi da guerra, per devozione alla vergine di Nicomedia, da sempre ha

Stemma Marina Militare
Stemma Marina Militare

 attaccato sulle pareti un’immagine della santa “perché siano preservati dal fuoco e dai fulmini celesti i depositi delle polveri che si chiamano appunto Santebarbare“.

A seguito del Breve Pontificio di Pio XII del 4-12-1951 di proclamazione solenne a Celeste Patrona, ogni 4 dicembre gli uomini della Marina Militare e quanti operano per essa, nel ritrovarsi con le comuni origini e valori, festeggiano solennemente e degnamente la loro Santa Patrona.

Una remota tradizione pone la sepoltura di S. Barbara di Nicomedia a Scandria, paese del RietinoSanta Barbara è contemporaneamente la santa protettrice degli addetti alla preparazione e custodia degli esplosivi e, più in generale, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa, come è anche la protettrice della Marina Militare Italiana e Vigili del Fuoco e delle città di Francavilla di Sicilia e Montecatini Terme.

 

Marinai in congedo festeggiano la loro santa protettrice ed io mi unisco loro.

Andare per mare

Nave da guerra in aiuto a peschereccio in difficoltà
Nave da guerra in aiuto a peschereccio in difficoltà

Nave militare in aiuto a peschereccio in difficoltà …

… e gli omuncoli in loden stanno seduti sulle loro belle poltrone parlando del nulla mentre due nostri valenti marinai che combattono i pirati e gli elementi della natura languiscono in una galera indiana.

Non a caso

“Good people sleep peaceably in their beds at night only


because rough men stand ready to do violence on


their behalf”

Desideri

junio valerio borghese
Comandante Junio Valerio Borghese

Lista dei libri che mi piacerebbe avere

“I Mezzi D’assalto ” Anno2001 (Uff.Storico Marina Militare)
“La Mia Avventura A Ivrea” Anno 2003 Di Mario Giglio (Stampacolor)
“90 Uomini In Fila Allineati Sul Mirino Della 37 ” Anno1989 Di Sergio Bozza (Greco E Greco)
“Affondate Borghese” Anno1991 Di Angelo Faccia (Associazione Culturale Uno Dicembre Di Perugia)
“All’ultimo Quarto Di Luna” Anno 2005 Di Luigi Romersa (Mursia)
“Attivita’ In Mar Nero E Lago Ladoga” Anno 1972 (Uff.Storico Marina Militare)
“Battaglione Lupo 1943-45” Anno 2002 Di Guido Bonvicini (Ed. Del Senio)
“Breve Sogno “Anno 2005 Di Franco Martinelli (Liguori Editore)
“Breve Storia Dei Siluri A Lenta Corsa” Anno2002 (Uff.Storico Marina Militare)
“Buscando Per Mare Con La Decima Mas” Anno 2001 Di Luciano Barca (Editori Riuniti)
“Come La Fenice” Anno 2003 Di Perissinotto-Panzarasa (Ed. Lupo)
“Con Il Barbarigo A Nettuno” Anno 2005 Di Luciano Luci Chiariti ( Effepi)
“Dalla X Mas Alla Rivolta Di Algeri” Anno 2002 Di Franco Grazioli (Settimo Sigillo)
“Decima Flottiglia Mas” Anno 2005 Di J.V. Borghese (Lo Scarabeo)
“Decima Flottiglia Nostra” Anno 2001 Di Sergio Nesi (Mursia)
“Decima Marinai Decima Comandante” Anno 2002 Di Guido Bonvicini (Mursia)
“Decima Mas.I Mezzi D’assalto Della Marina Italiana” Anno1995 (Italia Editrice)
“Decima|.Ennepi Si Raccontano” Anno 1997 Di Sergio Bozza (Greco E Greco)
“Diario Di Un Fascista Alla Corte Di Gerusalemme” Anno 2002 Di Fiorenzo Capriotti (Ed In Proprio)
“Due Della Decima” Anno 2002 Di Bedeschi-Maluta (Ed In Proprio)
“Fascisti Dopo Mussolini” Anno 1996 Di Mario Tedeschi (Settimo Sigillo)
“Fascisti Senza Mussolini” Anno 2006 Di Giuseppe Parlato (Il Saggio)
“Gli Arditi Del Mare” Anno 1934 Di Corrado Rossi
“Gli Assaltatori Del Mare” Anno 2002 Di Luis De La Sierra (Mursia)
“Guerra Negli Abissi” Anno 1998 Di Pietro Caporilli (Settimo Sigillo)
“I Fantasmi Di Nettunia” Anno 2000 Di Daniele Lembo (Settimo Sigillo)
“I Mezzi D’assalto Della X Flottiglia Mas 1940-1945″Anno 1991di Bagnasco-Spertini (Albertelli Editore)
“I Nuotaturi Paracadutisti” Anno? Di Armando Zarotti (Auriga)
“I Ragazzi Di Capo Bottero.Btg Risoluti Della X Flottiglia Mas” Anno 2007 (Novantico)
“I Reparti Speciali Italiani Nella Seconda Guerra Mondiale” Anno 2001 Di Luigi E. Longo (Mursia)
“I Vinti Di Salo'” Anno 1995 Di Ugo Franzolin (Settimo Sigillo)
“Il Battaglione Guastatori Alpini Valanga Della Decima Flottiglia Mas” Anno 2001 A Cura Di Raffaele Della Serra
“Il Bel Battaglione” Anno 2002 (C.D.L. Edizioni)
“Il Btg Risoluti Della X Mas” Anno1998 Di Pierfranco Malfettani (Novantico)
“Il Comandante Bardelli” Anno 2005 Di Andrea Lombardi (Effepi)
“Il Comandante Salvatore Todaro” Anno1970 Di Armando Boscolo ( G,Volpe Editore)
“Il Golpe Borghese” Anno 2006 Di Adriano Monti (Lo Scarabeo)
“Il Prigioniero Di Wanda” Anno 2002 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“Il Principe Nero” Anno 2007 Di Greene-Massignani (Mondadori)
“Il Servizio Ausiliario Femminile Della Decima Mas” Anno 2003 Di Marino Perissinotto (Ermano Albertelli)
“Inseguendo Un Sogno.Noi,I Ragazzi Della Decima” Anno 2006 Di Walter Jonna (Ritter)
“Italia Uber Alles” Anno 2006 Di Lapo Mazza Fontana (Boroli Editore)
“Junio Valerio Borghese E La X Flottiglia Mas” Anno 2003 Di Mario Bordogna (Mursia)
“Junio Valerio Borghese.Un Principe,Un Comandante,Un Italiano” Anno2005 Di Sergio Nesi (Lo Scarabeo)
“La Decima Flottiglia Mas E La Venezia Giulia” Anno 2003 Di Sole De Felice (Settimo Sigillo)
“La Decima Mas” Anno 1984 Di Ricciotti Lazzero (Rizzoli)
“La Generazione Che Non Si E Arresa” Anno1993 Di Giorgio Pisano’ (C.D.L. Edizioni)
“La Guerra Nel Dopo Guerra In Italia” Anno 2007 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“La Guerra Segreta Oltre La Linee” Anno 2001 Di Aldo Bertuzzi (Mursia)
“La Mia Decima Da Malta Alle Hawai” Anno2000 Di Fiorenzo Capriotti (Italia Editrice)
“La Repubblica Di Salo’| (Fascicolo)” Anno 1980 (Rizzoli-Corriere Della Sera)
“La Resistenza Fascista| .Fascisti E Agenti Speciali Dietro Le Linee” Anno 2004 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“La Scelta” Anno 1990 Di Attilio Bonvicini (Edizioni Virgilio)
“Le Audaci Imprese Dei Mas” Anno 1931 Di Ettore Bravetta (Edizioni Agnelli Milano)
“Le Streghe Di Mare” Anno2003 Di Vittorio G. Rossi (Il Castello)
“Luigi Ferraro Un Italiano”Anno 2000 Di Gaetano”Nin㬔 Cafiero ( Edizioni Ireco)
“Maro Della Decima Flottiglia Mas” Anno 2002 Di P. Calamai N.Pancaldi M.Fusco (Lo Scarabeo)
“Maro’ Gli Ultimi Eroi” Anno 2005 Di Vito Bianchini Ciampoli (Lo Scarabeo)
“Mio Fratello Maro’ Della X” Anno 2004 Di Pier Domenico Rossi (Lo Scarabeo)
“Morte A Partita Doppia” Anno 2003 Di Ferrucio Buonaprole (Lo Scarabeo)
“Per L’onore” Anno 2003 Di Napoleone Bianchini Ciampoli (Settimo Sigillo)
“Questa E La Decima” Annio 2005 (Italia Living History Group)
“R.S.I.” Uniformi. Distintivi,Equipaggiamenti E Armi 1943-45″ Anno1989 Di Guido Rosignoli (Albertelli Editore)
“Rivisitando Storie Gia’ Note Di Una Nota Flottiglia” 1-2 Anno 2000 Di Sergio Nesi (Lo Scarabeo)
“Senio.Primavera 1945 ” Anno 1991 Si Sergio Bozza ( Greco E Greco)
“Si Bella E Perduta + Elenco Caduti Del Btg Barbarigo” Anno 2004 Di Mario Tedeschi (Tedeschi C. Ed.)
“Solo Per La Bandiera” Anno 2002 Di Nino Buttazzoni (Mursia)
“Sotto Tre Bandiere” Anno 2005 Di Giorgio Farotti (Effepi)
“Taranto.Fate Saltare Quel Ponte” Anno 2002 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“Teseo Tesei E Gli Assaltatori Della Regia Marina” Anno 2006 Di Gianni Bianchi (Locman)
“Ufficio Stampa E Propaganda Della Decima Mas” Anno 2003 Di Pasca Piredda (Lo Scarabeo)
“Un Alcione Dalle Ali Spezzate” Anno 2003 Di Sergio Nesi ( Lo Scarabeo)
“Volontari Di Francia” Anno2006 Di Carlo Panzarasa (Ass Culturale Novecento)
“Missione Segreta Mar Nero” Di Renato Cepparo.Edizioni Istituto Europa 1972
“Odysseus” Di Alberto Fazio.Edizioni Occidentale 1997
Campo X Il Campo Dell’onore(Due Volumi)
Cento Uomini Contro Due Flotte.Di Virgilio Spigai Ristampa,Edizioni 2008
Colpo Di Stato Di Camillo Arcuri.Edizioni Bur 2004
Con Onore Per L’onore Di Giuseppe Rocco.Greco E Greco 1998
Decima Tarnova Di Giorgio Giombini, Antonio Delfino Editore 2006
Eroismo Italiano Sotto I Mari Di R.B. Nelli.De Vecchi Editore 1968
Fascist Criminal Camp Di Roberto Mieville.Tipografia L’artistica 2003
Fino Alla Fine Di Marino Perissinotto,Edizioni In Proprio1996
Gli Arditi Del Mare Di Marc’antonio Bragadin,Ministero Della Marina 1942
I Mezzi D’assalto Della Marina Italiana Di Alfredo Brauzzi.Rivista Marittima 1991
I Sommergibili Tascabili Italiani.Di Daniele Lembo
Il Bocia Va In Guerra Di Pierluigi Tajana.Edizioni Italia 2008
Il Campo Della Memoria Del Gen.Farotti.Edizioni Italia 2007
Il Gruppo Esplorante Della Divisione “San Marco” Nelle Langhe Durante La Rsi Di R.La Mura.Ritter Edizioni 2007
Il Mare Nel Bosco(Nuova Edizione) Di Luigi Del Bono.Edizioni Italia 2007
In Fuga Oltre L’himalaya.Elios Toschi
In Mediterraneo Potevamo Mettere In Ginocchio L’inghilterra Di Teucle Meneghini.Schena Editore 1999
Io Fascista Di Giorgio Pisano’.Edizioni Net 2003
La Beffa Di Buccari Di Gabriele D’annunzio,Edizioni Treves 1918
Landa Giudone Mas All’attacco Di Nino Bixio Lo Martire.Schena Editore 1986
Lo Sbarco Di Anzio.Di Ugo Franzolin
Lo Sprecato Di Raffaele La Serra,Marvia Edizioni1989
L’un Contro L’altri Armati.Di Nicola Rao
Operazione C3 (Seconda Edizione) Di Mariano Gabriele.Ufficio Storico Marina Militare 1997
Panerai Historia
Panerai Orologi Da Polso
Pirati E Corsari Del Xx Secolo Di M.Izzo,De Vecchi Editore 1972
Rapidi E Invisibili A Cura Di Alessandro Marzo Magno,Edizioni Il Saggiatore 2007
Rinascita A Cura Del Reparto Stampa Della X Flottiglia Mas.Associazione Culturale Novecento.2003
Salvatore Todaro.Di Gianni Bianchi
Scire’ Di Sergio Nesi.Lo Scarabeo 2007
Servizio Segreto Di Carla Costa.Edizioni Europa 1998
Torpedini Umane Di Marino Cassini,Edizioni Mursia 1971
Una Sola Era La Via Di Marino Perissinotto,Aurora Edizioni
Una Vita Per L’italia Di Rodolfo Graziani.Mursia 1998
Uomini Contro Navi Di Beppe Pegolotti.Edizioni Vallecchi 1967
X Mas Di Daniele Lembo.(War Set)

l’armeria del GOI

targa gruppo operativo incursori
targa gruppo operativo incursori

L’ armeria del GOI raccoglie probabilmente quasi ogni sistema d’ arma esistente al mondo. Questo più per la necessità di saper riconoscere, tanto quanto utilizzare, le armi che potrebbero essere in mano al nemico.
Il GOI fa ampio uso delle carabine Colt M4 A1, in cal.5,56, dopo aver lungamente utilizzato l’ Heckler & Koch G-41, l’ M-16 ed il Beretta SC ed SCP 70-90. L’ M4 puó essere equipaggiato con una serie di accessori, quali il lancia granate M-203 da 40mm. L’ M4 A1 puó anche essere dotato del kit SOPMOD (Special Operations Peculiar Modification), e che comprende un’ impugnatura anteriore (quando non è in uso l’ M-203),puntatori laser ed all’ infrarosso, mirini ad intensificazione di luminescenza ed olografici, e silenziatore.
E’ probabile che il reparto, seguendo la tendenza inaugurata dal SOCOM statunitense, stia valutando l’ impiego di fucili d’ assalto in cal7.62mm, dotati di maggior potere d’ arresto.
Per quanto riguarda le pistole mitragliatrici, il GOI fa uso della serie MP5 della tedesca Heckler & Koch, adottata ad inizio anni ’70 per sostituire le Beretta M-12. Le MP5 sono presenti in tutte le loro varianti, tra le quali ricordiamo la SD (silenziata) e la K, versione compatta spesso usata per incarichi di protezione ravvicinata. Le MP5 montano torce Sure Fire, e dispositivi di puntamento Trijicon ACOG, Trijicon Reflex II ed EOTech Holosight .
Quale arma da fianco, il GOI fa uso della Beretta 92FS, in cal. 9mm Parabellum, con caricatore bifilare da 15 colpi. La pistola è utilizzata quale back up: in caso di inceppamento dell’ arma principale, e qualora sia impossibile risolvere il malfunzionamento in tempi rapidi, l’ operatore estrae la sua Beretta, continuando nel compito assegnatogli (questa e’ una tecnica spesso impiegata nel combattimento ravvicinato in ambienti ristretti). E’ probabile che, accanto alla Beretta 92FS, si stia affermando l’ uso nel reparto anche della austriaca Glock 17, in cal. 9mm Parabellum.
Importante, nel combattimento ravvicinato, è anche l’ impiego di fucili a canna liscia.
Il GOI ha utilizzato per lungo tempo lo SPAS-12 e 15 della Franchi. Piú recente l’ impiego dei fucili a pompa Beretta 202 ed M-3, che possono essere utilizzati con diverso tipo di munizionamento, incluso quello non letale, meno che letale e a palla frangibile (per la distruzione di cardini e serrature di porte).
Dopo un lungo periodo nel quale il GOI ha fatto uso dell’ Heckler & Koch G-3 SG/1 quale fucile di precisione, il reparto fa oggi ampiamente uso del SAKO SSR Mk.3 (con silenziatore integrato Vaime) e TRG-21, e degli Accuracy International AW (Arctic Warfare) in cal. 7,62x51mm.
Preponderante anche l’ impiego di fucili per il tiro di precisione “pesante”. Al Barrett cal.50mm Light Fifty Modello 82 A1, introdotto alla fine degli anni’80, è andato a sostituirsi il McMilan M-87R, dello stesso calibro del predecessore ma del peso di 9,5kg contro i 12kg del Barrett. Il McMillan è’ in grado di ingaggiare bersagli fino a 2000 metri e oltre ad essere impiegato contro personale nemico è utilizzato per il tiro anti materiale, vale a dire la disabilitazione di mezzi ruotati (compresi blindati leggeri), aerei ed elicotteri al parcheggio, ma anche la distruzione di ordigni inesplosi.
Per quanto riguarda le mitragliatrici leggere, sulla scia dei SEALs, anche il GOI ha impiegato, a partire dal dispiegamento in Afghanistan, della M-60 A4 in cal. 7,62x51mm, versione accorciata della M-60. Dotata di una caricatore a scatola da 50 o 100 copi e di un’ impugnatura anteriore, l’ M-60 A4 è facilmente trasportabile e puó essere utilizzata anche dal fianco. Altre mitragliatrici leggere in uso sono la FN Minimi in 5,56x45mm e la Heckler & Koch 21 in 7,62mm, anch’essa dotata di impugnatura anteriore.
l’ Instalaza C-90 ed il Panzerfaust 3 sono i lanciarazzi del reparto oramai da diverso tempo. Oltre che per la lotta contro carro, entrambi i sistemi d’ arma sono impiegati per la difesa delle unità navali contro attacchi da parte di barchini suicidi. In uso anche il missile filo guidato MILAN. Ricordiamo infine la pistola lancia dardi Heckler & Koch P-11, un’ arma per impieghi speciali, utilizzabile tanto su terra quanto sott’ acqua (a seconda della cartuccia). La P-11 impiega cartucce da 7.62 x 36mm, e la portata di tiro teorica è di 30 metri fuori dell’acqua e 15 in immersione, anche se la portata effettiva in acqua è in realtà di circa 10 metri. L’ arma è particolarmente adatta per l’ eliminazione silenziosa di personale nemico, anche se il suo impiego deve essere parsimonioso, dato che la ricarica puó essere effettuata solo dalla ditta costruttrice, ad un costo di circa 25 Euro per arma. Il GOI ha anche considerato l’ uso di balestre, ma la loro dimensione non ne ha fatto un’ arma agevolmete impiegabile in teatro. Quando la discrezione è una necessità, meglio quindi utilizzare i pugnali, le MP5 SD od i fucili di precisione silenziati.
Per quanto concerne il settore bombe a mano, il GOI impiega ordigni di fabbricazione nazionale, facendo anche uso di granate stordenti Flashbang. Esse vengono spesso impiegate negli interventi di liberazione ostaggi ed unitamente alle maschere Antigas Avon SF-10 che, oltre a proteggere da agenti chimici, permettono, grazie a lenti scure, di non essere accecati dallo scoppio delle Flashbang.
Per quanto riguarda l’equipaggiamento subacqueo, il reparto utilizza autorespiratori ARA, impiegabili fino a sessanta metri, ARO a circolo di ossigeno “chiuso” (in pratica l’ossigeno respirarato viene riciclato) ed ARM, con miscele di azoto/ossigeno, utilizzato oltre i cinquanta metri.
Nel parco mezzi acquatici, oltre a quelli per impieghi speciali, il GOI fa uso dei potenti gommoni a chiglia rigida Hurricane. Lunghi 7,33m e propulsi da due motori silenziati fuoribordo da 200 cavalli, questi gommoni sono in grado di trasportare un intero distaccamento, piú due membri d’ equipaggio, raggiungedo una velocità di 35 nodi.
Per quanto riguarda i mezzi ruotati, tanto in Iraq quanto in Aghanistan, il GOI ha fatto inizialmente utilizzato gli Iveco VM-90, muniti di mitragliatrice pesante Browning M-2 in cal.50, un’ arma micidiale in grado di sviluppare un’ impressionante volume di fuoco. In uso anche Land Rover munite di Browning M-2 o lancia granate da MK-19 da 40mm. Recentemente sono entrate in servizio le nuove Toyota Hilux, anch’ esse equipaggiate di Browning M-2.

Da corpi d’elite.net

Attacco a New York

Regio Sommergibile Da Vinci
Regio Sommergibile Da Vinci

Junio Valerio Borghese
Dopo un anno di prove ed esperienze condotte sul lago d’Iseo dal sottotenente di vascello Massano, ad alcune delle quali avevo partecipato, era stato messo a punto il sommergibile d’assalto, il CA, adattandolo alle sue nuove funzioni; contemporaneamente a Bordeaux, ove frattanto il comando della base dei nostri sommergibili atlantici era stato assunto dal capitano di vascello Enzo Grossi, si erano concretizzate le possibilità, da me sperimentate, di servirsi di un sommergibile oceanico per il trasporto del CA in vicinanza della base nemica. Due operazioni erano in preparazione con questo mezzo : un attacco contro New York, risalendo col CA l’Hudson fino al cuore della metropoli; l’effetto psicologico sugli americani, che non avevano ancora subito alcuna offesa bellica sul loro territorio, superava di gran lunga, nel nostro proposito, il danno materiale, che si sarebbe inflitto (ed il nostro fu, a quanto mi risulta, l’unico piano praticamente realizzabile progettato per portare la guerra negli Stati Uniti). L’altra operazione prevedeva un attacco contro l’importante piazzaforte inglese di Freetown (Sierra Leone), sede della squadra navale del Sud-Atlantico. Le indubbie difficoltà che tali operazioni a vasto raggio presentavano erano in gran parte compensate dalla completa sorpresa; la comparsa dei mezzi d’assalto della Marina italiana, i quali avevano fino allora limitato la loro azione al settore Mediterraneo, non era certo prevista: misure difensive contro tale inatteso tipo d’attacco non erano presumibilmente in atto. L’azione contro New York, in stato di avanzata preparazione, era stabilita per il mese di dicembre 1943”.

La storia

Junio Valerio Borghese
Junio Valerio Borghese

Per gran parte degli storici, le attività della Xa Flottiglia MAS si limitarono al Mediterraneo. Effettivamente, nei primi mesi della guerra, l’unità si concentrò solamente su obiettivi britannici entro il bacino del Mediterraneo. Sfortunatamente, il poco saggio ma audace attacco contro l’isola di Malta del 25 luglio 1941 distrusse un grande numero di ufficiali e sottufficiali altamente addestrati ed anche la maggior parte della struttura di comando dell’unità. La responsabilità di continuare l’attività della Xa Flottiglia MAS cadde sul comandante di una delle sue due divisioni: Junio Valerio Borghese. Questo ufficiale, che si era già distinto per la sua abilità di portare incursori e “maiali” in prossimità delle basi nemiche di Gibilterra e Alessandria, diventò il cuore e l’anima della Xa Flottiglia MAS. Dopo la guerra, il comandante Borghese narrò le gesta della Xa MAS nel suo ben noto libro. Dopo la capitolazione dell’8 settembre, il Comandante Borghese decise di continuare a lottare a fianco dei tedeschi nell’Italia Settentrionale, modificando la Xa Flottiglia MAS in una formazione in gran parte di terra e con funzioni anti-partigiane. Alla fine del conflitto, quando appariva sicuro il suo imprigionamento, nonostante la Medaglia di Oro al Valore Militare ricevuta durante il conflitto, Borghese decise di trasferirsi in Spagna in un esilio volontario che durò fino alla sua morte.

Il ruolo di Borghese nella Xa Flottiglia MAS fu di grande importanza. Quest’uomo non solo era un ufficiale in comando, ma anche un leader. Borghese, come più tardi scrisse, intuì perfettamente il valore dell’ “effetto psicologico sugli americani che non avevano ancora subito guerra offensiva su loro proprio suolo”. Dal suo punto di vista, condurre un attacco fuori del Mediterraneo era di grande importanza. L’idea era audace, ma realistica. I tedeschi avevano preparato piani simili che contavano su sabotatori da infiltrare negli Stati Uniti per poi danneggiare la produzione industriale, ma il loro piano non ebbe successo. Questi attacchi furono resi vani dal sistema d’informazioni americano, che era già molto sviluppato, e dalla natura insulare del continente americano stesso. Dopo l’attacco di Pearl Harbor, I giapponesi inviarono un sommergibile a bombardare la costa della California provocando solamente danni di minima entità e tanta confusione.

Contenitori posteriori del sommergibile Scirè
Contenitori posteriori del sommergibile Scirè

Borghese intendeva portare la guerra sul continente americano conducendo un’azione che sarebbe stata dimostrativa, che avrebbe avuto un limitato valore militare in termine di danni inflitti, ma un enorme valore in termine di effetti psicologici. Il piano, di cui oggi abbiamo solamente limitata documentazione, contemplava il trasporto di un’arma insidiosa nei pressi di “Fort Hamilton”, New York, per poi far si che questi navigasse con i suoi propri mezzi sul fiume Hudson, raggiungendo il porto di New York per istallare cariche esplosive sotto alcune delle navi ormeggiate lungo il pontile Ovest. A causa della natura del porto in questione, e la distanza di New York dall’oceano, l’uso di un S.L.C. (maiale) non era ne adatto ne pratico. Nel Mediterraneo, la Xa Flottiglia MAS aveva usato sommergibili vettore dotati di tre contenitori cilindrici montati sul ponte. In seguito, i cilindri divennero quattro e furono istallati sulle fiancate della carena. I cilindri furono usati per proteggere i S.L.C. dalle intemperie, ma rendevano la navigazione più difficile e, a causa delle loro dimensioni, estendevano il profilo del battello, aumentando, così, il rischio di essere localizzati. La Xa Flottiglia MAS avrebbe dovuto cercare un sistema diverso per l’attacco contro New York; un mezzo elaborato per missioni più lunghe che proteggesse il suo equipaggio dalle intemperie, piccolo di dimensioni e poco visibile. La soluzione sarebbe trovata in un deposito nel porto militare di La Spezia.
Il mezzo in questione, noto come il CA, era l’invenzione della Caproni, ditta originalmente fondata da Giovanni Caproni noto per la costruzione di moderni aeroplani, vincitori di molte gare nel mondo. Durante la crisi del 1935, quando l’Italia era sull’orlo di una guerra con la Gran Bretagna e la Marina militare italiana istituì quello che più tardi diverrà la Xa Flottiglia MAS, alla Caproni fu chiesto di collaborare con la Regia Marina nella costruzione di una nuova arma d’assalto. Questa collaborazione tra la ditta aeronautica e la Marina militare era strana, ma permise l’introduzione di idee ingegneristiche nuove ed uniche nel campo tradizionale dell’ingegneria navale. Caproni cercò la collaborazione di un ingegnere navale e selezionò Vincenzo Goeta, un consulente navale indipendente con uffici a Genova. Il progetto Goeta-Caproni, come sarà conosciuto più tardi, fu presentato dopo alcuni mesi al Comitato del Disegno Navi della Marina militare, una comitato presieduto dal Generale del Genio Navale Umberto Pugliese, ufficiale di grande ingegno e ben conosciuto per l’invenzione di un sistema di protezione subacqueo che porta ancora il suo nome. Il progetto fu presentato alla Marina militare all’inizio del 1936 che fu approvato tre mesi più tardi; questa rapidità d’approvazione fu un grande incoraggiamento, specialmente considerando che le idee proposte dalla ditta Caproni erano insolite e molto innovative.
Caproni chiamò questo mezzo “motoscafo sommergibile”, ma era in realtà un sommergibile. Nei piani della Caproni, questo piccolo mezzo era l’equivalente di un aereo da caccia; l’esperienza della ditta nel campo aeronautico era un fattore importante nel progettare il mezzo e la sua possibile utilizzazione tattica. Sfortunatamente, la Marina militare non era pronta ad abbracciare queste idee nuove e piuttosto originali, ma allo stesso tempo c’era abbastanza interesse nel proseguire con “il Progetto G.” La costruzione iniziò in un capannone alla fabbrica di Caproni di Taliedo, vicino a Milano. Questo minuscolo sommergibile aveva uno scafo resistente con cappelli semisferici ai due estremi. Casse di zavorra, lanciasiluri e altra componentistica furono istallati esternamente allo scafo resistente. Il progetto prevedeva un equipaggio di due uomini: l’ufficiale al comando avrebbe occupato un posto speciale dal quale aveva accesso al periscopio ed i controlli, soprattutto alla leva di controllo (cloche), come su un aeroplano ed anche alla strumentazione di navigazione che assomigliava più ad un caccia che ad una camera di manovra. L’altro uomo dell’equipaggio sarebbe invece stato nelle vicinanze del motore in posizione supina dato che non c’era abbastanza spazio per alzarsi in piedi.
I primi prototipi furono consegnati alla Marina nel 1938 in segretezza totale. Caricati su speciali vagoni ferroviari e mimetizzati, questi strani battelli vennero trasportati sul Lago d’Iseo, vicino Brescia e Bergamo. Questo lago di modeste dimensioni raggiunge una profondità massima di circa 250 metri ed ha un perimetro di 60 chilometri. Il lago ha la forma di una esse con un’isola di piccole dimensioni al centro. I primi collaudi confermarono le buone qualità dei mezzi e consentirono la correzione di alcuni difetti e il miglioramento della componentistica. Naturalmente, a causa della mancanza di salinità, la riserva di spinta era differente dal mare, così i collaudi continuarono a Venezia.

CA in navigazione durante i test
CA in navigazione durante i test

All’arsenale di Venezia, cantieri navali questi con una lunga ed illustre storia, tre giovani ufficiali iniziarono le prove ufficiali. Questi erano i Tenenti di Vascello Totti, Gatti e Meneghini. Gli ulteriori collaudi confermarono la presenza di problemi già noti, in gran parte aventi a che fare con la sensibilità dei controlli. Il sommergibile era in grado di navigare in superficie alla velocità di 7 nodi e sommerso alla velocità di 5 nodi. Inoltre, i due siluri da 450 mm furono lanciati molteplici volte senza alcun inconveniente.
Completati i collaudi a Venezia, i due sommergibili vennero mandati a La Spezia, la più grande base navale italiana. L’esperienza acquisita durante le prove del CA 1 e del CA 2 indussero gli ingegneri ad aumentare il dislocamento di 4 tonnellate, raggiungendo così le 20 t.s.l. Successivamente i due prototipi furono abbandonati in un deposito, lo stesso deposito dove verranno trovati dalla Xa Flottiglia MAS. Dato che erano stati abbandonati da più di due anni, i due sommergibili non erano in buone condizioni e fu deciso di rimandarli in fabbrica per la revisione ed anche per apportare alcune modifiche. Una volta modificati, i due battelli sarebbero stati adatti per la Xa MAS; i due siluri furono rimossi e sostituiti da otto cariche esplosive da 100 Kg ciascuna. Queste cariche sarebbero state posizionate manualmente sotto la chiglia delle navi nemiche da incursori. Il motore diesel fu rimosso dato che questi battelli avrebbero dovuto operare come i maiali e, quindi, entro il raggio d’azione dei motori elettrici. Altre modifiche inclusero la rimozione della falsa torre e del periscopio. Con i motori termici rimossi, il secondo membro dell’equipaggio diventò l’operatore alle cariche esplosive. L’equipaggiamento per gli incursori fu lo stesso usato dagli operatori dei maiali; consisteva in una muta di gomma ed un respiratore a circuito chiuso ad ossigeno puro.

Alla fine di questi lavori, i CA erano da considerarsi nuovi mezzi. Il raggio d’azione era limitato a 70 miglia, ma la velocità in immersione fu aumentata a 6 nodi, mentre la profondità massima fu collaudata a 47 metri; ottime prestazioni per un battello di così piccole dimensioni. Ulteriori collaudi evidenziarono altri difetti, alcuni di grande importanza. Le cariche esplosive sistemate nelle cavità lasciate dalla rimozione dei tubi lanciasiluri nella parte inferiore dello scafo facevano si che il rilascio degli ordigni fosse alquanto macchinoso. Di conseguenza, le due cavità furono eliminate e le cariche esplosive furono poste quasi al livello con il ponte. La pompa Calzoni fu considerata troppo rumorosa (questo era un problema su tutti i sommergibili italiani) e, pertanto, fu rimossa per essere sostituita con una azionata manualmente da uno dei due membri dell’equipaggio. Durante i collaudi del CA 1 sul Lago D’Iseo, il battello ebbe una piccola avaria ed affondò per poi essere recuperato, ma il battello non sarebbe stato in grado di essere usato per un considerevole periodo di tempo. Quindi, alla Xa MAS non rimase che un battello pronto per l’uso: il CA 2.

Prevedendo il ricondizionamento del CA 1 in un breve periodo di tempo, il Comandante Borghese prese in considerazione due attacchi in Atlantico: uno contro la base britannica di Freetown, ed uno contro New York. Per trasportate i mini sommergibili in loco, Borghese aveva bisogno di sommergibili vettori, ma quelli assegnati alla Xa MAS erano troppo piccoli per le operazioni oceaniche. Quindi, a detta del suo memoriale, Borghese cercò di ottenere sommergibili in prestito dalla Kriesgmarine, ma pare che l’Ammiraglio Doenitz, comandante delle forze sottomarine tedesche, non poteva farne a meno di nessuno. Se un sommergibile tedesco fosse stato disponibile, le probabilità di successo sarebbero state in gran parte superiori perché gli U-boot erano più nuovi, più manovrabili e meno soggetti ad avarie degli oramai vecchiotti battelli nazionali.

Durante questo periodo, la Marina Italiana operava ancora in Atlantico dalla base navale di Bordeaux, e i battelli italiani erano adatti per la missione a causa del loro notevole dislocamento, ma purtroppo c’era pochissima disponibilità. Il comandante della base era il Contrammiraglio Romolo Polacchini, più tardi sostituito dal Comandante Enzo Grossi, famoso per aver sostenuto di aver affondato ben due navi da battaglia americane. Polacchini, si dice, mise i battelli all’immediata disposizione di Borghese, mentre più tardi Grossi incoraggiò e diede assistenza alla missione.

Regio Sommergibile Da Vinci con la sella d'alloggiamento per il CA
Regio Sommergibile Da Vinci con la sella d’alloggiamento per il CA

Il sommergibile vettore selezionato fu il Leonardo Da Vinci, un battello oceanico della classe Marconi al comando del Tenente di Vascello Gianfranco Bazzana Priaroggia (il battello era in precedenza al comando del Comandante Luigi Longanesi-Cattani , un sommergibilista di grande talento le qui qualità furono certamente apprezzate dal Comandante Borghese. A detta degli autori Schofield e Carisella, durante le prove a mare Borghese stesso fu al comando del sommergibile. Anche se possibile, questo fatto sembra poco realistico dato che Borghese non aveva mai comandato un battello di queste dimensioni e complessità.
Il Leonardo Da Vinci era uno dei battelli più attivi della flotta italiana. Il 1 luglio 1942, rientrò a Bordeaux dopo una lunga missione nella quale furono affondate ben 20.000 t.s.l. di naviglio nemico. Al suo arrivo a Bordeaux, il battello fu mandato in arsenale per essere trasformato in sommergibile vettore per il CA 2. Sotto la direzione del Maggiore Giulio Feno, capo del Servizio Genio Navale, il cannone prodiero fu rimosso e alla sua base fu costruita una culla tra la struttura resistente dello scafo e il ponte.

Il CA nel suo alloggiamento sulla coperta del Da Vinci
Il CA nel suo alloggiamento sulla coperta del Da Vinci

Il mini sommergibile sarebbe stato alloggiato nella culla con circa un quarto dello scafo sotto il ponte ed il resto sporgente, ma senza ostruire la vista dal ponte comando della falsa torre. Due grandi ganci metallici a forma di tenaglia avrebbe assicurato il CA al battello. Anche se non si sa per certo, pare che il sommergibile vettore fosse in grado di erogare energia elettrica per la ricarica delle batterie a bordo del mini sommergibile.

Le prove a mare cominciarono nel settembre del 1942. Il 9 settembre, il Da Vinci uscì in mare con il suo carico dorsale per prove di rilascio e riattracco. La stessa difficile e noiosa manovra fu ripetuta varie volte fino al 15 dello stesso mese quando fu accertato che tutto era in ordine.
Il Da Vinci avrebbe potuto partire in pochi giorni, ma era ancora troppo presto.
La missione era programmata per dicembre, quando la luce diurna è breve e le tenebre della notte danno agli operatori più tempo possibile per penetrare nel porto nemico e posizionare le cariche esplosive.
In aggiunta, la Xa aveva poche informazioni circa la situazione in New York e si stava cercando di ottenere ulteriori notizie. Per ragioni che ci sfuggono, la missione fu spostata al dicembre del 1943, ma ciò non avvenne mai.
Alcune fonti secondarie asseriscono che Borghese era in attesa della consegna dei CA 3 e CA 4, due mini sommergibili più nuovi ed avanzati. Nel frattempo, il 6 maggio il T.V. Bazzana Priaroggia fu promosso “per servizi in guerra” al grado di Capitano di Corvetta, ma pochi giorni dopo, il 22 maggio, il Da Vinci lanciò l’ultimo messaggio radio informando la base che stava iniziando la navigazione silenziosa. Il battello era atteso a Bordeaux entro una settimana, ma non arrivò mai.

Ultima versione del CA il CB 22 esposto a Trieste in-Piazza dell’Unità il 3 novembre 1996
Ultima versione del CA il CB 22 esposto a Trieste in-Piazza dell’Unità il 3 novembre 1996

Nel 1945, l’Ammiragliato britannico confermò che il 23 maggio alle 11.35 (T.M.G.) il cacciatorpediniere “Active” e la fegata “Ness” avevano condotto un attacco al largo di Capo Finestrelle. Non ci furono sopravvissuti e la Xa Flottiglia MAS aveva perso l’unico sommergibile vettore e l’unico comandate addestrato al rilascio e riattracco del CA.
Pochi mesi dopo, l’8 settembre 1943, l’Italia annunciò l’armistizio con gli alleati. La maggior parte della Marina aderì alle clausole dell’armistizio e, anche se ufficialmente ancora operante, Betasom cessò di esistere. Il CA rimase a Bordeaux sotto il controllo tedesco e quando la città fu evacuata nel 1944, questi fu abbandonato. Nel 1945, il CA 2 fu ritrovato a Bordeaux su un vagone ferroviario adagiato su blocchi di legno e incatenato. Lo scafo era quasi intatto, inclusa l’elica, ma i piani di controllo erano stati rimossi. Non si sa quando, ma il piccolo sommergibile fu demolito. Gli altri sommergibili della classe CA andarono anche loro persi, alcuni in circostanze ancora misteriose, e tutto quello che rimane sono alcune fotografie sbiadite. Dopo l’armistizio, sia la Royal Navy che la U.S. Navy si interessarono molto alla Xa MAS e ne studiarono le tattiche con grande scrupolosità. Le tradizioni di questo piccolo gruppo sono ancora vive nelle forze speciali di molte marine.

Edizione in italiano a cura di Francesco Cestra

Nave Olterra

Nave Olterra
Nave Olterra

Vogliamo raccontare in queste brevi note la storia di una nave gloriosa, della quale purtroppo si sta perdendo il ricordo, dopo averne permesso la demolizione, mentre sarebbe stato doveroso fare di questa unità un museo, per non dimenticare uno dei  più fulgidi momenti di eroismo della seconda guerra mondiale, che ha visto uniti dagli stessi ideali, ufficiali e  marinai della marina  militare e della marina mercantile.
Costruita da Palmer’s Co. Ltd. a Hebburn-on-Tyne, varata il 22.5.1913 e completata nel giugno 1913: una nave cisterna di 4929 o 4973 tsl, 8082 tpl. Il primo nome era OSAGE (una tribù pellerossa), e il primo armatore era la Deutsch-Amerikanische Petroleum Ges. di Amburgo, una affiliata della Standard Oil Co. of New Jersey (la futura Esso Standard).
Nel 1914, per evitare che la nave venisse bloccata dalla guerra come tutte le navi con bandiera tedesca, la casa madre la trasferisce al registro americano e se la intesta direttamente come Standard Oil Co. of NJ con il nuovo nome BATON ROUGE, che è il nome del capoluogo della Louisiana.
La nave era infatti americana, e non francese come scrive il “Navi Mercantili perdute” dell’USMM.
Mantiene quel nome fino al 1924, poi nel 1925 diviene OLTERRA per B. Rappoport (bandiera inglese?).
Nel 1930 OLTERRA viene acquistato dall’armatore Andrea Zanchi di Genova.
Secondo il “Repertorio di Marina Mercantile” avrebbe allora cambiato nome in EMMA, per poi ritornare OLTERRA nel 1931. Secondo il “Miramar Ship Index” e il Jordan, invece, questo scambio di nomi avrebbe avuto luogo nel 1947/48.
L’armatore Andrea Zanchi aveva iniziato la propria attività intorno al 1925 con sede a Genova, in Piazza Banchi 5r,  specializzandosi nel trasporto di carne congelata dal Sud America, Argentina e Uruguay, con le prime navi frigorifere della nostra marina mercantile, ottenendo un notevole successo commerciale, tanto che il Consorzio Autonomo del Porto di Genova aveva autorizzato la costruzione di un grande magazzino frigorifero a Calata Gadda, chiamato appunto “Frigorifero Andrea Zanchi”, con attracco preferenziale delle sue navi a quella banchina. Alcuni anni fa, sul frontone di questo capannone, era ancora visibile la scritta “ZANCHI”.
Il 10 giugno 1940 una nave cisterna italiana “OLTERRA” si trovava nella baia di ALGESIRAS in attesa di scaricare nel porto di GIBILTERRA, quando arrivò un dispaccio cifrato che comunicò l’entrata in guerra dell’Italia e l’ordine di affondare la nave.
Il Comandante, invece, conduce la sua nave su una secca verso la costa  fa esplodere una piccola carica in carena per renderla inutilizzabile.
I documenti vengono distrutti e l’equipaggio si allontana , lasciando a bordo 5 marinai per salvaguardare la proprietà.
La nave rimase così per circa 600 giorni, fin quando arrivarono dall’Italia alcuni palombari che tamponarono la falla finché il relitto si rialzò in superficie. Esso venne rimorchiato fino al porto e lì ormeggiato.
Lo scopo fu quello di approfittare della vicinanza della nave alla base navale di GIBILTERRA per utilizzarla come base operativa di partenza per i futuri attacchi alla base inglese, l’originale idea passò subito alla fase di realizzazione.
Si era così realizzato un punto di appoggio italiano di fronte a GIBILTERRA, dall’altra parte della rada, a 6 miglia dalla piazzaforte.

spaccato dell'Olterra
spaccato dell’Olterra

Il T.V. Licio Visintini propose di farne una base fissa per i nostri mezzi d’assalto: L’OLTERRA avrebbe, con enormi vantaggi, sostituito il sommergibile avvicinatore nelle sue funzioni di stazione di lancio dei siluri a lenta corsa, i maiali. La proposta fu accolta e iniziò l’allestimento della nave a questo scopo.
Nell’autunno del 1942  Ufficiali ed ingegneri navali giunsero segretamente ad Algesiras e fecero dell’Olterra una base per gli attacchi a Gibilterra. Agli Spagnoli si disse che la nave era in riparazione, e sarebbe salpata appena finita la guerra.
Si effettuò un taglio di otto metri circa nella paratia che divideva il compartimento di prua dalla stiva, si ripiegò la lastra d’acciaio in modo che pendesse a falda. Si provvide a pompare acqua dai  serbatoi anteriori sino a quando la prua non fu completamente  riemersa. Un altro lembo di poco più di un metro fu  anch’esso ripiegato, fu tagliato nel fianco della nave  in corrispondenza del compartimento prodiero, circa due  metri al di  sotto della linea d’acqua normale.
Quando la nave riassunse la sua posizione normale, la stiva era a secco e il compartimento di prua allagato. Nella stiva furono collocati i “maiali”, che potevano essere calati nel compartimento prodiero e di lì  fuoriuscire dalla nave attraverso l’apertura a cerniera due metri sott’acqua.
Gli Operatori arrivavano in Spagna per vie diverse , salivano a bordo camuffando la loro fisionomia come tecnici e operai, cioè addetti ai lavori della petroliera. La squadriglia  comandata dal T.V. Licio Visintini, fu chiamata dell’Orsa Maggiore”.
Quella diventò la base dei mezzi d’assalto italiani nell’assedio di Gibilterra, e  da essa partirono  le seguenti missioni :

  • 11 luglio 1942: la notte dei sommozzatori partirono dal piroscafo verso la spiaggia spagnola per armarsi e ricevere gli obbiettivi navali da colpire poi dalla spiaggia partirono con gli ordigni; la missione ebbe successo e nell’occasione vennero danneggiati i mercantili “Meta” di 1.575 tonn., “Shuma” di 1.494 tonn.,”Empire Snipe” di 2.499 e “Baron Douglas” di 3.899  tonn
  • 13-14 settembre 1942: venero affondati 4 piroscafi per un totale di 10000 t
  • 5 dicembre 1942:partirono dei sommozzatori dal piroscafo per affondare le navi inglesi (presso porto di Gibilterra): corazzata Nelson, portaerei Formidable e la Furious. La missione fallì poiché sfortunatamente i sommozzatori vennero scoperti e avvenne la reazione nemica con la conseguente morte di 3 militari italiani
  • 8 maggio 1943: altro attacco a navi alleate presso il porto di Gibilterra: la Pat Harrison, la Mashud e la Camerata, tutte affondate;
  • 24 agosto 1943:attacco a navi alleate sempre in Gibilterra; navi affondate: petroliera Thorshøvdi, piroscafo Stanridge, piroscafo Harrison Gray Otis
http://youtu.be/vc8kvLV_XqE

Gibilterra Organizzazione Italiana