Tag: wellington

Pericolosi sbandamenti

Enduring Freedom
Enduring Freedom

Fuggiamo dall’Iraq, rinforziamo in silenzio i contingenti in Afghanistan e offriamo truppe per il nuovo fronte libanese. La politica estera e di difesa del governo dell’Unione mostra segni di schizofrenia non sempre facili da interpretare. Il ritiro dall’Iraq anche della missione a guida civile ha messo in serio imbarazzo l’Italia di fronte ai suoi principali partners i quali, come è accaduto con la Spagna del premier Zapatero nel 2004, hanno preteso un rafforzamento dell’impegno in Afghanistan che l’Italia ha dovuto accettare per non restare tagliata fuori dai grandi giochi. Come è apparso chiaro nel lungo, travagliato e a tratti poco edificante iter d’approvazione del rifinanziamento delle missioni all’estero, l’Afghanistan è divenuto terreno di scontro tra le due anime del governo con forze non proprio irrisorie della maggioranza che chiedono a gran voce il ritiro delle nostre truppe anche da quel teatro operativo. Così da un lato si è approvato un impegno a “superare Enduring Freedom” e dall’altro è stata rinnovata la presenza militare in Afghanistan sotto comando NATO addirittura con l’invio “sottobanco” di rinforzi.
Il “superamento” di Enduring Freedom non è frutto delle iniziative della Sinistra italiana ma del progressivo allargamento delle competenze della NATO che in Afghanistan ha rilevato a fine luglio dal comando statunitense il settore meridionale e in settembre assorbirà anche le province orientali. Difficile quantificare il rafforzamento del contingente italiano in Afghanistan: le fonti ufficiali tacciono mentre si infittiscono le indiscrezioni circa l’invio di forze speciali (peraltro già anticipato da “Analisi Difesa” nel febbraio scorso) ma anche di reparti di fanteria ed elicotteri. Considerati gli impegni di delle forze NATO in Afghanistan sarebbe stato auspicabile un dibattito schietto e aperto, tipico di un paese “normale”, nel quale si esaminasse anche il possibile impiego di forze italiane nel settore meridionale dove il comandante britannico delle truppe alleate in Afghanistan potrebbe dover utilizzare anche forze schierate in altri settori. E’ accaduto al piccolo contingente danese, solitamente schierato a Kabul, di essere trasferito al sud. Potrebbe capitare anche ai nostri militari considerato che le nuove regole d’ingaggio “combat” sono comuni a tutte le forze alleate ? Un dibattito come quello in corso in Olanda dove il Parlamento ha approvato dopo un sofferto confronto politico l’invio di 1.400 militari nella provincia calda di Oruzgan e dove la questione è dibattuta apertamente sui media al punto che un recente sondaggio ci informa che molti olandesi temono rappresaglie terroristiche di al Qaeda a causa di questo impegno militare. Una situazione che non ha impedito al capo di stato maggiore dell’esercito olandese, generale  Dick Berlijn, di annunciare il 21 luglio che i suoi uomini in Afghanistan hanno ucciso 18 talebani  nella valle del Baluchi,  circa 10 chilometri a nord di una  base delle truppe olandesi in allestimento. Nessuna “autodifesa”, né giustificazione “di pace” e neppure un “uso proporzionato della forza” nelle parole di Berlijn ma semplicemente l’annuncio che  “la Valle del Baluchi è in una posizione strategica e se non fossimo intervenuti avremmo rischiato molto”.  Benché delusi, non siamo purtroppo stupiti dall’atteggiamento del governo italiano a questo proposito, che sembra pronto a ripercorrere la strada del governo D’Alema che nel 1999 negò con l’escamotage della “difesa attiva” il ruolo di primo piano dei jet italiani nel bombardare Serbia, Montenegro e Kosovo al pari delle forze aeree degli altri partners della NATO. All’ambiguità nell’impiego delle forze militari nei teatri attuali si accompagnano confusi atteggiamenti nei confronti dei nuovi fronti come hanno dimostrato le dichiarazioni sul possibile invio di un contingente italiano in una forza multinazionale in Libano. Ancora una volta è stato Massimo D’Alema, ministro degli Esteri, a dare il  meglio sul piano dell’acrobazia linguistica. Dopo aver inventato “l’equivicinanza” nella crisi che in Medio Oriente oppone Israele a movimenti terroristici che nei loro statuti dichiarano di volere la distruzione dello stato ebraico, il titolare della Farnesina è riuscito a immaginare una forza (ovviamente “di pace”) che  dovrà essere “consistente” ma non “combattente” negando come non accertata  l’evidenza del supporto militare iraniano a Hezbollah. Mentre ci si arrabatta tra cerchiobottismo e aria fritta non è superfluo ricordare che una forza multinazionale schierata in Libano dovrebbe necessariamente disarmare le milizie sciite filo-iraniane come previsto dalle risoluzioni dell’ONU. Un compito che richiederebbe scontri e perdite dolorose che nei fatti nessuno in Europa (Italia in testa) è pronto a sostenere.  Tanto vale allora che il lavoro sporco lo faccia Israele mentre il nostro governo e l’Europa criticano duramente i raids aerei, i danni collaterali e le violenze chiedendo un cessate il fuoco che servirebbero solo a salvare in extremis Hezbollah e appellandosi a Israele perché usi modo “non sproporzionato” la forza. Quasi come se la guerra fosse una partita di calcio, dove le regole impongono di giocare 11 contro 11 con un arbitro imparziale a punire falli e irregolarità.  Nelle operazioni militari vige semmai il principio contrario che prevede di applicare il massimo della forza a disposizione per raggiungere gli obiettivi (e con essi la vittoria) e terminare al più presto le ostilità. La crisi libanese ha poi evidenziato ancora una volta la sudditanza del governo italiano nei confronti dell’Iran. L’Unione non ha mai puntato il dito su Teheran neppure quando i miliziani addestrati dai pasdaran hanno ucciso i nostri soldati a Nassiryah e colpito il PRT a Herat. Figuriamoci se ora alzerà la  voce per le armi e i consiglieri militari inviati in aiuto agli hezbollah libanesi da Teheran. Anzi, D’Alema è riuscito persino a mettere in dubbio il ruolo iraniano a supporto dei miliziani sciiti. Un silenzio forse dovuto ai forti interessi italiani nel business del gas e del petrolio iraniano, più probabilmente consigliato dalla semplice paura di subire altri attacchi terroristici che però non giustifica il fatto che Prodi abbia persino inventato la proposta di una mediazione iraniana, come se Teheran fosse estranea al conflitto invece che parte belligerante. Infine vale la pena spendere due parole sull’ipotesi di impiegare truppe italiane in Libano, teoricamente realizzabile una volta stroncato Hezbollah nell’ambito di una forza multinazionale che controlli i confini con Israele e Siria e aiuti l’esercito regolare libanese ad assumere il controllo del territorio.  Ricordiamoci però che le nostre Forze Armate sono a pezzi. Per alimentare gli ultimi impegni oltremare sono state esaurite le scorte di pezzi di ricambio e scarseggia persino il carburante mentre da anni non  ci sono i soldi per addestrare seriamente i reparti al combattimento, come denunciò qualche tempo fa il generale Giulio Fraticelli, all’epoca capo di stato maggiore dell’Esercito.  Potremmo raccontare tanti episodi circa la situazione disperata in cui versano le Forze Armate il cui bilancio serve per tre quarti a pagare gli stipendi ma ci basta citare le parole dell’onorevole Roberta Pinotti (DS), presidente della Commissione Difesa della Camera che ha dichiarato: «Ho incontrato nei giorni scorsi il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Non hanno neanche i soldi per far lavare le divise o pulire le caserme, la situazione è drammatica». Un problema certo ereditato dal governo Berlusconi ma è un peccato che invece di scelte strutturali in materia finanziaria unite nel caso alla riduzione dell’apparato militare complessivo l’esecutivo dell’Unione punti invece a recuperare denaro vendendo ai comuni le caserme inutilizzate.
In queste condizioni uomini e mezzi sarebbe meglio tenerli a casa.

di Gianandrea Gaiani

Aggiornamento 1 : Ancora Wellington, da lui potete leggere sulla violazione del “cessate il fuoco

Aggiornamento: un altro filmetto da vedere e commentare con i pacifinti senzabretelle

Aggiornamento : per fecc8 e tutti i senzabretelle pacifinti, Questi sono i vostri signori della guerra

Aggiornamento : se vi fosse sfuggito sui Diavoli Rossi sono riportate le regole d’ingaggio dei nostri soldati in Afganistan

Aggiornamento : Wellington affronta il problema del disarmo delle milizie terroristiche in Libano


Un giro d’orizzonte

reattore di quarta generazione
reattore di quarta generazione

Economia e libertà

Questo è un periodo storico che segnerà il futuro di molte generazioni e disegnerà un nuovo scacchiere geopolitico dove le vecchie potenze economico-militari non troveranno una collocazione di primo piano ma saranno destinate al declino. Le scelte politico-economiche determineranno i nuovi assetti.
Le scelte energetiche innanzitutto saranno quelle che decideranno la sudditanza o l’egemonia di una nazione od un’altra.
L’Europa, si sa, con questa dirigenza e con questi politici è destinata a sparire. Essa perderà la sua indipendenza schiacciata dalla potenza economico-energetica della Russia ad est e degli stati nord africani a sud.
L’Italia in particolare sarà la prima nazione a sparire se non ci sarà una decisa inversione di rotta per quanto riguarda le scelte energetiche. Si sa che le spese maggiori per una nazione sono quelle dell’approvvigionamento dell’energia necessaria all’industria, alle infrastrutture ai commerci. Senza le tre prerogative menzionate il fallimento dello stato è garantito. Se poi ci mettiamo in aggiunta le scelte dell’ultimo governo in temi come la politica estera e quella interna, non abbiamo speranze. Se non si produce ricchezza la macchina stato si blocca e con essa tutte le attività correlate, siamo all’asfissia, quel poco fatto dal precedente governo durerà il battito di ciglia.
A conferma di quello che affermo, ormai da tempo, c’è un articolo di Andrea Trani che è illuminante. Ma sappiamo benissimo quanto presuntuosi siano a sinistra, molto di più di quanto siano sognatori. L’unica fonte energetica che attualmente potrebbe tirarci fuori dal baratro del fallimento è quella “nucleare”. Nel breve-medio termine non ce ne sono altre considerando, tra l’altro che il petrolio ed il gas non sono eterni e che le nuove tecnologie sono al di là di esssere impiegabili con costi d’esercizio-manutenzione tali da renderle inappetibili.

Cambiamo argomento

La recente guerra in Libano ha messo in evidenza due aspetti importanti che i media non hanno evidenziato nel modo dovuto. Uno, comune ad ambedue i combattenti è la ferocia impiegata nel distruggere l’avversario. L’altro è che ancora una volta in barba a convenzioni di ginevra, onu e palle varie, i veri protagonosti non sono i militari ma i civili. Inconsapevolmente o molto consapevolmente essi sono o ostaggi o parte attiva nei combattimenti. L’assunzione dei civili a bersaglio preferenziale o a parte integrante della tattica/strategia dei belligeranti mette in evidenza un nuovo modo di fare la guerra. E’ solo una conferma per quanto riguarda le popolazioni musulmane, una novità per quelle “occidentali”. Questa volta Israele non ha combattuto con i guanti di velluto, pur cercando di minimizzare le perdite di civili non ha rinunciato a distruggere bersagli (che in barba ai protocolli 3 e 4 delle convenzioni di ginevra) potevano accogliere al loro interno civili, aspetto evidenziato con dovizia di particolari dai media.
anche con clamorose falsificazioni.
http://diavolineri.net/filmati/libano/lebanon.swf
Questo imbarbarimento della guerra si deve ad un fattore determinante e cioè alla considerazione che viene data ai civili da una religione-filosofia che usa i civili stessi per i propri scopi. Quando un civile non è vittima ma è martire perchè considerato tale dalla religione, si assume un vantaggio psicologico tattico/strategico nei confronti della dottrina pragmatica degli occidentali che invece considerano la vita sacra ed inviolabile.
Bene è mia opinione che in una guerra come quella moderna, dove le regole sono dettate non dalle convenzioni ma dall’opportunità non si può usare il guanto di velluto. Considerando che l’avversario musulmano non si fa scrupoli di colpire civili indicriminatamente o di farsi scudo di essi, ci si dovrebbe, purtroppo, abbassare al loro livello. In guerra vince chi colpisce più duro ed in tempo di pace vince chi è più determinato. Questa non è filosia spicciola ma è conoscenza dell’istinto di sopravvivenza, conoscenza che i senzabretelle pisciasotto di sinistra non hanno perchè abituati a nascondersi sempre sotto le gonne di mamma. Basterebbe molta più determinazione per evitare spiacevoli conseguenze perchè si sa “chi pecora si fa, il lupo se la mangia”.
Segnalo un’articolo del sempre attento Andrea Trani.

Considerazioni

I due aspetti politico-militari descritti sono ferreamente vincolati tra di loro essi vivono in simbiosi e decidono le sorti di una nazione, fortuna o sfortuna, gli italioti hanno scelto per l’estinzione o nella migliore delle ipotesi alla sottomissione del più prepotente di turno, fulgido esempio di carattere forte e determinato. Purtroppo quel pochissimo sangue latino che scorreva nelle nostre vene è destinato ad estinguersi per sempre e dovremo fare ancora una volta affidamento a quello germanico che domina nel Nord di questa disgraziatissima nazione.

Segnalo dei post interessantissimi di Wellington qui, qui e qui, di Grendel, una memoria di Perla, Emile & Squitto anche qui, Robinik, Barbara, il Castello (tutti), Dietro le linee nemiche

Un filmetto per i pacifinti senza bretelle

Queste immagini riprendono i terribili soldati Israeliani che stanno facendo a pezzi i vostri amici terroristi.

Ricordatevi : quelle valgono mille volte più di voi e se volete confrontarvi, prima diventate uomini che attualmente valete meno di un bradipo (con tutto il rispetto per l’animaletto).
Avete un’altra possibilità di dimostrare che siete uomini : aiutate i vostri amici nazisti,

saluto nazista di hezbollah e hamas
saluto nazista di hezbollah e hamas

magari per una volta nella vostra vita vincete qualcosa e che fosse la volta buona che vi levate di torno :mrgreen:

Grazie a Wellington per i link

Proporzioni e Fosforo

Nelle ultime settimane abbiamo assistito al teatrino indecoroso delle dichiarazioni dei nostri politicanti
Bene.
Da dove viene l’idea di proporzionalità? Dal fatto che tra i bersagli dell’aviazione Israeliana ci siano anche infrastrutture civili. Certo in una guerra simmetrica questo sarebbe controlegge ma questa non è una guerra normale contro un avversario che rispetta le regole ma contro terroristi che delle nostre regole se ne fanno beffe ed usano i civili come scudo.
Vi ricordo che secondo la quarta convenzione di Ginevra i luoghi protetti perdono il loro “status” nel momento stesso in cui essi vengono usati per attacchi militari. Il legislatore non è uno stupido, dichiarare un ospedale o un luogo di culto “protetto” è il minimo ma se quei luighi fossero usati per stoccare armi o peggio per portare attacchi non si può dare un vantaggio a chi vigliaccamente si fa scudo dei civili all’interno di quelle strutture. Ecco che a caura dell’inapplicabilità delle convezioni suddette, gli Israeliani, con il lancio di volantini, hanno avvertito la popolazione civile ad allontanarsi da quelli che perdendo il loro “status protetto” sono diventati bersagli. Alcuni sono fuggiti ma i più, ostaggio dei terrorirsti, non hanno potuto farlo. Palazzi usati come piattaforme per il lancio di missili, come postazioni di cecchini, nidi di mitragliatrici, depositi di munizioni, sono stati demoliti dalle bombe Israeliane. Possiamo biasimare i militari della IDF? Si, no, forse. Tutte le cose vanno giudicate nel loro contesto e non in modo assolutistico.
Ricapitoliamo, se voi viveste 24 ore al giorno, mese dopo mese, anno dopo anno così, come reagireste?
sulla reazione di Israele al rapimento di alcuni suoi militari? (3° convenzione di Ginevra).
Reazione sproporzionata? Bè secondo me ci vorrebbe la pazienza di Giobbe per sopportare 24 ore al giorno mese dietro mese per anni quello che i terroristi fanno agli israeliani. Certo la calma è la virtù dei forti ma ad essere troppo buoni poi si passa per fessi.

Sapendo che c’è gente che non combatte militarmente ma che i suoi bersagli sono civili, donne, bambini, vecchi e che si addestra per fare stragi, così

Non regireste così?

Questa è la distruzione di un lanciamissili multiplo, un Katiuscia tanto per intenderci. Un modellino nuovo nuovo appena fornito dall’Iran con annessi pasdaran. Contate quanti missili lancia prima di essere distrutto. Per chi non lo sapesse i missili iraniani hanno una portata tra i 30 e 70 km, quindi gli Israeliani devono penetrare almeno 100 Km all’interno del Libano per risolvere loro la  risoluzione ONU n°1559 che impose al governo libanese il disarmo delle milizie. Risoluzione mai rispettata perche “L’esercito di dio” è parte integrante del governo libanese. Dell’ONU e della sua incapacità ed incompetenza ne abbiamo già parlato in questo articolo, in più Otimaster ci mette del suo.

Ma si sa i soliti supporter dei terroristi non perdono occasione per dare addosso agli Israeliani. Ultimamente, visto che gli stati Arabi stessi e l’ONU prendevano le distanze dagli Hez ed Ham, si sono inventati la solita bufala del fosforo (buona per tutte le stagioni) per delegittimare la reazione di Israele. Riporto due agenzie :

(Repubblica)LARNAKA (Cipro) – “I miliziani Hezbollah si fanno scudo con i civili per sfuggire all’offensiva israeliana in Libano”. E’ l’accusa lanciata ai guerriglieri sciiti dal sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Jan Egeland. Il funzionario dell’Onu ha parlato apertamente di “codardia” da parte degli Hezbollah.

(ANSA)- BEIRUT (Libano), 25 LUG -Se il dialogo nazionale tra i leader libanesi rivali fosse ripreso come previsto oggi ci sarebbe stata un’intesa per il disarmo di Hezbollah. Cosi’ il presidente del Parlamento libanese e leader sciita, Nabih Berri intervistato dalla Tv al-Arabiya. Berri ha ancora affermato di aver personalmente definito i termini dell’intesa sul disarmo di Hezbollah nei contatti che aveva avuto nelle settimane scorse con i leader libanesi pro e antisiriani.

Torniamo al Fosforo, Wellington, Grendel, Squitto ed io (vedi la sezione apposita tra i documenti) abbiamo già smontato l’uso del fosforo come arma ma si sa la mamma dei rainucci è sempre in cinta.
Lettura consigliata : Il ritorno delle bufale viventi , un pò di fosforo non si nega a nessuno

Tags: israele, libano, palestina, terrorismo, militari, politica, storia, onu, tattica, fosforo, israel, lebanon, terrorism, politics, wp

Ricapitoliamo : Art 11 della costituzione e la guerra contro Israele

l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

(senza considerare l’articolo 5 della NATO o il diritto internazionale sancito dall’ONU)

Quindi si ritirano le truppe dall’Iraq perchè c’è la guerra.

Coerenza!

Da liberazione : Giordano: “Si muovano Onu ed Europa, fermiamo Israele prima che sia troppo tardi”

Questo tizio è lo stesso che voleva il ritiro da tutte le missioni di pace perchè, aggiungo io, ignora di come si gestiscono le situazioni di Pacekeeping.
Domande

Ma come, in Israele, Palestina e Libano non c’è la guerra? Ma allora perché si devono mandare i nostri soldati a fermare gli israeliani?

Affermazioni

Allora è vero, anzi verissimo che i nostri rossi sono collusi con i terroristi.

Aggiornamento 1: Anche l’ONU è alleato con i terroristi e questo è l’ultimo fatto di conferma
Aggiornamento 2 : leggete qui dal Lupo di Gubbio
Aggiornamento 3 : Leggete qui da Wellington
Aggiornamento 4 : Leggete qui da Liberali per Isdraele
Aggiornamento 5 : Leggete qui da DrDan
Aggiornamento 6 :  Leggete qui da Barbara su Sabra e Chatila 2 che non è il massacro conosciuto da tutti ma uno successivo ad opera delle truppe siriano libanesi.
Aggiornamento 7 : Queste sono le cartine della palestina dalla fine del mandato britannico

Palestine British Mandate
Palestine British Mandate

e dal1947 in poi, fonte Wikipedia :

Piano di spartizione in due stati del 1947
Piano di spartizione in due stati del 1947
Linee armistiziali 1949 - 1967
Linee armistiziali 1949 - 1967
Armistizio dopo la guerra dei 6 giorni (la parte inferiore è mancante già alla fonte)
Armistizio dopo la guerra dei 6 giorni (la parte inferiore è mancante già alla fonte)
territori riconsegnati dopo il ritiro dal Sinai
territori riconsegnati dopo il ritiro dal Sinai

Come si può vedere Dopo ogni armistizio i territori persi non sono stati reclamati. Quelli rivendicati, come il Sinai sono stati ridati agli ex proprietari non ostante che avessero perso la guerra. La totale riconsegna della valle della Bekaa e delle alture del Golan che si trovano a nord, al confine con il Libano e la Siria sono state completamente riconsegnate nel 2000 dopo la fine delle trattative con i rispettivi paesi. Il ritiro militare è avvenuto al seguito del rispetto, da parte del Libano, della risoluzione n°1559 che avrebbe garantito la sicurezza del nord d’Israele. Rispetto che come abbiamo visto in questi giorni è stato disatteso.

Aggiornamento 8 : Qui potete leggere uno stralcio degli accordi amistiziali tra gli stati belligeranti e qui le prerogative dell’ UNTSO, sconosciuto ai più (United Natinos Trruce Supervision Organization). L’UNTSO è formato da osservatori ONU tra i quali partecipano ufficiali delle forze armate Italiane. Gli Italiani sono presenti sulle linee armistiziali da più di 50 anni. Inutile dire che questi soldati, disarmati per ordine dell’ONU sono il bersaglio di chi non vuole rispettare i confini degli accordi armistiziali.

Ma allora quali sono i confini reali dello stato d’Israele? E quali sono i teritori occupati?

Territori occupati –secondo la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 – sono territori appartenenti o rivendicati da uno Stato sovrano e occupati mediante un azione militare.

Tuttavia la Cisgiordania e Gaza non appartengono e non sono rivendicati da nessun Stato sovrano.
In particolare i territori della Cisgiordania sono stati occupati dalla Giordania dal 1948 al 1967 (e annessi alla Giordania dal 1950) e da Israele dal 1967 in poi. La Giordania ha rinunciato a ogni rivendicazione sulla Cisgiordania annunciando il dissolvimento di ogni legame amministrativo e legale in data 31 luglio 1988.

Gaza è stata territorio sotto amministrazione militare egiziana dal 1948 al 1967 ; con il trattato di pace tra Israele ed Egitto è stata fissata la frontiera internazionale dell’Egitto con Israele e con il territori da essa amministrati.

Vale la pena di notare che le amministrazioni giordana ed egiziana furono il risultato dell’aggressione militare del 1948 al neonato stato di Israele.

Pertanto tali territori, che non appartengono giuridicamente a nessuno stato sovrano, sono territori contesi sotto amministrazione israeliana e in attesa di destinazione, da definire con un trattato internazionale; quindi non ricadono nella definizione di territori occupati.

Nell’ambito dell’amministrazione sono state definite delle zone di autonomia, riconosciute internazionalmente, dai trattati firmati da Israele e l’Autorità Palestinese.

L’articolo 6 della Quarta Convenzione di Ginevra statuisce che la Potenza Occupante è vincolata ai termini di tale Convenzione solo se esercita le funzioni di governo in tali territori.
Inoltre i precedenti regolamenti dell’Aia del 1907 stabiliscono che un territorio si considera occupato se rimane sotto l’effettivo controllo dell’occupante.
Pertanto il trasferimento di poteri all’ Autorità Palestinese rende difficile caratterizzare la Cisgiordania e Gaza come territori occupati, anche in considerazione del fatto che il 98% della popolazione palestinese ricade sotto la giurisdizione dell’Autorità Palestinese.

La linea di demarcazione tra Cisgiordania, Gaza e Israele corrisponde alla cosiddetta Green Line, la linea di demarcazione dal 1948 al 1967; tuttavia essa non è un confine di Stato ma una linea di cessate il fuoco sancita dall’armistizio di Rodi firmato nel 1949 con la Giordania e l’Egitto.

Israele ha un confine di stato internazionalmente riconosciuto con:

Egitto (accordi di pace di Camp David). La zona di Taba in contestazione è stata assegnata all’Egitto tramite un arbitrato internazionale.

Giordania (accordi di pace del 26 ottobre 1994). La linea di confine della Giordania corre lungo il fiume Giordano.

Libano:
Qui la linea di confine non è in contestazione ed è stata avallata e sancita dall’ONU dopo il ritiro dei Israele dal Libano Sud.
La zona delle fattorie di Sheba (che gli Hezbollah – ma non il governo libanese – contestano come appartenente al Libano e pertanto ancora da “liberare”, in realtà è stata riconosciuta dall’ONU come appartenente alla Siria).

Siria:
Il confine di Stato con la Siria non è definito univocamente in alcuni punti (a prescindere dalle alture di Golan) e pertanto dovrà essere fissato con una trattativa tra le parti.

Israele non ha un confine di Stato con i territori amministrati di Cisgiordania e Gaza.

La linea armistiziale non è un confine di stato ma riflette la posizione delle truppe avversarie al momento del cessate il fuoco. Inoltre alcune zone abitate da Ebrei sono state conquistate militarmente durante la guerra del 1948 , prima dell’armistizio (come il quartiere ebraico della Città Vecchia e il Gush Etzion) e pertanto non possono essere definiti Territori Arabi.

Quindi un eventuale ritiro dai Territori Amministrati (Cisgiordania e Gaza) non può avvenire senza una definizione precisa e inequivocabile dei suoi confini e ciò può avvenire soltanto con un accordo fra due Stati Sovrani (Israele e lo Stato di Palestina che tuttavia al giorno d’oggi non esiste ancora).

La frase ritiro dai Territori Occupati in mancanza di una definizione precisa è pertanto un’affermazione ambigua che può avere diversi significati, incluso lo sgombero totale di tutto il territorio della Palestina come era all’epoca della scadenza del Mandato Britannico (e cioè in sostanza alla distruzione dello Stato d’Israele).

Protocolli di Sion

La saga dei Protocolli dei Savi di Sion, il più noto falso antisemita del XX secolo, esposto nella nuova grande Biblioteca di Alessandria d’Egitto. Dopo avere presentato ai visitatori di una mostra sui testi sacri ebraici un’edizione dei Protocolli come fonte di informazioni autentiche e importanti sull’ebraismo, la direzione della Biblioteca ha ceduto alle critiche della stampa di diversi paesi (Italia compresa), e ha tolto dall’esposizione il volume contestato. Ora l’associazione dei Fratelli Musulmani, la maggiore organizzazione fondamentalista mondiale che ha la sua sede centrale in Egitto, chiede le dimissioni del direttore della Biblioteca, accusato di servilismo nei confronti dell’Occidente e di Israele. Cinquecento intellettuali lo difendono in un appello, dove non manca peraltro l’immancabile riferimento ai «legittimi diritti arabi».
I Protocolli sono il presunto «documento» di un piano ebraico di controllo del mondo, compilato secondo le ipotesi più recenti e attendibili in Russia tra il 1902 e il 1903 da ambienti antisemiti russi, da cui passa alla polizia zarista, che sembra non ne sia stata però il committente, sulla base di un testo anti-bonapartista del 1864 dell’avvocato parigino Maurice Joly (1829-1879), cambiando il soggetto del complotto, dalla famiglia Bonaparte agli ebrei, e del romanzo Biarritz (1868) del giornalista tedesco antisemita Hermann Goedsche (1815-1878). Sono pubblicati per la prima volta, in russo, nel 1903 in versione ridotta sul giornale Znamia, quindi nel 1905 come opuscolo a San Pietroburgo. Di qui passano più o meno in tutto il mondo. Che si tratti di un falso è da decenni del tutto ovvio a chiunque abbia studiato la questione.
O, almeno, è ovvio in Occidente. Scrive il professor Menahem Milson in uno studio del 2003 che «quando i Protocolli sono menzionati nei media arabi, sono sempre presentati come assolutamente autentici». Nel 2002 la serie televisiva egiziana «Cavalieri senza cavallo» ha messo in scena i Protocolli nel mese di Ramadan, con indici di ascolto fenomenali in tutto il mondo arabo. Dopo le proteste occidentali, per il Ramadan 2003 diverse stazioni televisive arabe hanno mandato in onda un altro sceneggiato – questa volta siriano, La Diaspora – che nella sostanza ha gli stessi riferimenti e anzi rincara la dose, pur dichiarando in un’avvertenza prima di ogni puntata di non essere basato sui Protocolli.
L’antisionismo arabo spesso usa alla rinfusa argomenti tratti dall’antigiudaismo e dall’antisemitismo occidentali, Protocolli compresi, senza dimenticare l’esistenza di un antigiudaismo religioso specificamente islamico. La miscela è esplosiva. Può esplodere facilmente, anche grazie alla tolleranza di quello che in Occidente si manifesta, come ha dichiarato il filosofo Jürgen Habermas in un’intervista a Le Monde, come «antisemitismo di sinistra sotto forma di amalgama di temi anticapitalisti e antisionisti», unito a un «anti-americanismo che serve agli incorreggibili come copertura al loro antisemitismo». Un autentico complesso antisionista spinge questa sinistra a tollerare benevolmente presso gli “amici” arabi quella che non è una legittima critica a Israele ma un ritorno alle manifestazioni più oscure dell’antisemitismo. E i medici compiacenti alimentano il morbo da cui il mondo arabo dovrebbe semmai essere aiutato a guarire.Trovate notizie particolareggiate su Wikipedia di questi testi che una società civile avrebbe messo al bando, vietata la riproduzione e la vendita perchè profondamente razzisti ed antisemiti.

 

Chi vi denigra non vi conosce

Nassirya
Nassirya

Carissimi amici di Nassirya, fratelli, colleghi,
… sento il dovere morale ma soprattutto umano di comunicarvi, di trasmettervi la mia vicinanza in un difficile momento come quello che stiamo vivendo
… voi come giocatori in campo, noi come spettatori inermi; vicinanza mia, dei miei cari e di tutti quegli italiani che per i loro personalissimi motivi vi vogliono bene, vi stimano, vi apprezzano affinché, con dedizione e amore portiate avanti la vostra missione di pace ma soprattutto la missione della vostra vita.
Molti non sanno cosa voi militari italiani avete fatto e cosa ancora siete capaci di fare perché qualcuno ha interesse a divulgare solo notizie denigratorie, avvilenti che non fanno onore a nessuno e ancor meno a chi è caduto in queste terre.
So che vivere certe situazioni da casa non è come viverle sul campo e non pretendo di comprenderle.
Il dolore immenso di questi giorni è una croce assai grave da sopportare ma devo, affinché i miei genitori e Valentina, inizino a vivere questa nuova dimensione nella maniera più umana e dignitosa possibile ancor di più perché Sandro non avrebbe mai voluto vederli piangere in quel modo. .. ma sono forti e con fiducia credo che il sorriso e la pace tornerà dentro i nostri animi…
Brigata Sassari, orgoglio dell’Italia e ancor di più della Sardegna, questo pensiero è dedicato a voi, soprattutto perché Sandro è anche vostro fratello, è vostro amico e io, ora come non mai, mi sento di appartenere a questa grande famiglia… così come ogni sardo che sia fiero delle sue radici non può non sentirsi parte di essa. Sandro ora mi fa comprendere meglio il Vostro motto: Sa vida pro sa patria!
Lui portava l’uniforme con fierezza ed orgoglio e così credo tutti voi.
Con coraggio ha obbedito alla «chiamata» perché sapeva che «portare» le stellette non è la via migliore per diventare ricchi o ricoprirsi di prestigio ed onori senza sudare o sporcarsi le mani.
Portare» le stellette significa, e oggi come non mai, amare il prossimo, perché solo chi ama l’altro, chi crede nella possibilità di costruire un mondo migliore può accettare, se di accettare si tratta, di rischiare la propria vita in questo modo.
Parole e pensieri scorrono veloci come saette ma permettetemi di esprimere anche al Cappellano Militare Padre Mariano, fratello, amico, saldissimo sostegno in questi momenti difficili, tutto il mio ringraziamento per l’arduo compito che con inesauribile energia porta avanti innanzi tutto tra voi e per la vicinanza a tutte le famiglie colpite dalla tragedia della guerra.
Non ultimo, un affettuoso abbraccio a tutte le mamme, i papà, fratelli, sorelle, mogli, figli e fidanzate delle vittime di tutti gli altri attentati affinché non perdano mai la speranza e credano sempre nella vocazione e faticoso lavoro dei nostri ragazzi.
Vorrei concludere con un pensiero per Sandrino.
Tra noi era amore e odio, non c’era gentilezza piuttosto reciproche mandate a quel paese, un verso al posto di un «ciao» quando ci si incontrava, qualche dispetto … favori o cortesie ce le si faceva perché mamma o papà mediavano o qualche volta perché sentivamo o vedevamo le situazioni.
… Ho scoperto che era il nostro modo di volerci bene… Ringrazio Dio per avermi dato una concezione della vita come quella che ho, per avermi fatto comprendere spesso quale meraviglioso dono essa sia.
… di avermi dato sempre la forza di sorridere e far sorridere anche quando avrei voluto piangere … desidero con tutto il cuore dedicare a ognuno di voi la «Preghiera del Paracadutista» non perché lo sono io ma semplicemente perché Sandro, appena arruolato, 18enne, avrebbe voluto essere uno di loro.
Ora apro io il Paracadute invocando l’Arcangelo per ciascuno di voi…

Eterno immenso Iddio, che creasti gli eterni spazi e ne misurasti
le misteriose profondità,
guarda benigno a noi, Paracadutisti d’Italia, che
nell’adempimento del nostro dovere, balzando dai nostri apparecchi,
ci lanciamo nella vastità dei cieli.
Manda l’Arcangelo S. Michele a nostro custode:
guida e proteggi l’ardimentoso volo.
Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede e indomito il coraggio. La nostra
giovane vita è tua o Signore!
Se è scritto che cadiamo sia! Ma da ogni goccia del nostro sangue sgorgano gagliardi figli e fratelli
innumeri,
orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire.
Benedici, o Signore, la patria, le famiglie, i nostri cari! per loro, nell’alba e nel tramonto, sempre la
nostra vita! E per noi, o Signore, il tuo glorificante sorriso.
Così sia.

Cieli Blu e Forza Paris…
un Abbraccio

*Mauro Pibiri, fratello di Alessandro Pibiri ucciso in un attentato a Nassirya

Da il giornale

Aggiornamento :
Capita, raramente, di incontrare persone eccezionali e ricche di umanità la cui amicizia arricchisce anche te, una di queste è la mia amica Perla che ha scritto un Post molto personale. Una delle più grandi lezioni di vita e di coraggio che mi è capitato leggere e che mi ha fatto riflettere.

Soldato con bambina in braccio
Soldato con bambina in braccio

Aggiornamento 2
Ricordate questa foto? Iraq; è appena avvenuto un attacco terroristico con un’autobomba mirante ad uccidere chiunque si avvicinasse agli Americani. E’ toccato ad un gruppo di bambini che si fecero incontro ai militari per ricevere giocattoli e caramelle. Questo maggiore dei Marines raccolse una bambina morente e fece di tutto per salvarla portandola di corsa al presidio medico più vicino.

leggete qui da Wellington che razza di uso stanno facendo di questa foto i sinistri