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Mercenari Italiani nel mondo

Sminatore italiano
Sminatore italiano

Più di una volta abbiamo sentito parlare di “mercenari” in Iraq, o in Afganistan. Bene, questi uomini stanno li per un lauto stipendio e per difendere gli interessi delle multinazionali.
I nostri media, giornali e televisioni hanno sempre riportato con grande enfasi l’invio di questi “fantomatici mercenari”. E’ arrivato il momento di smascherarli : Qui e qui trovate le informazioni necessarie per la loro messa in accusa.
Ovviamente sono polemico ma è bene sapere che l’organizzazione linkata è una ONG riconosciuta e finanziata dall’ONU. Purtroppo tra le loro fila non ci sono delle simone o dei gino strada o altre persone dichiaratamente schierate a sinistra e si sa quanto valore abbia questa appartenenza come effetto amplificatore.
Ma cosa fanno questi “mercenari”? Proviamo a dare una spiegazione rapida ed esaudiente : rischiano la vita per sminare, bonificare dalle mine i territori sui quali è stata combattuta una guerra. Vi ricordo che nel mondo ci sono, stimate, ancora 100 milioni di mine (50 delle quali di costruzione sovietica o di paesi dell’allora patto di Varsavia o ex comunisti o ancora comunisti).

Volete sapere come si esegue una bonifica? Continuate a leggere allora.
Intanto distinguiamo tra la bonifica operativa e quella umanitaria.

bosnia_mina_iraniana
Mina iraniana ritrovata in Bosnia

La bonifica operativa è quella che viene attuata in occasione di interventi militari. Tende a raggiungere risultati del 70% , 80 % , dove il restante 30-20 % rappresenta un rischio residuo accettabile in operazioni militari in quanto molto inferiore a quello rappresentato dal pericolo di essere colpiti da un proiettile vacante durante un conflitto a fuoco.
Ben altra cosa è la bonifica umanitaria che deve raggiungere risultati molto vicini al 100% e che non può accettare alcun rischio residuo se non quello dell’evento casuale.
In questo settore sono in corso moltissime attività  di ricerca e sviluppo per arrivare a realizzare sistemi che consentono di ottenere i migliori risultati con il minor costo possibile e con la massima sicurezza .
Un accenno và fatto alle tecnologie per il rilevamento e l’individuazione delle mine. Si tratta di un campo che ha avuto finora un ambito di applicazione meramente militare, ma che, grazie alla nuova sensibilità  mondiale, e diventato di grandissimo interesse anche per la ricerca e la tecnologia civile e quindi per le operazioni di sminamento umanitario. L’interesse maggiore è orientato verso sistemi elettronici , che consentono di individuare con la massima precisione possibile le aree minate e le zone trappolate.
Ottimi risultati sono giunti per es. dai radar gpr ad alta penetrazione, o georadar, capaci di analizzare il terreno a profondità  variabile da pochi cm fino ad un paio di metri. Ci sono poi le camere ad infrarosso termico. Le mine hanno una temperatura diversa rispetto al suolo anche nell’ordine di uno o due gradi. Le camere più sensibili captano variazioni entro il decimo di grado e sono quindi ideali per rilevare le mine. Poi ci sono i radar sar che utilizzano il principio dei satelliti e hanno raggiunto un’altissima risoluzione (una precisione nell’identificazione del corpo estraneo entro i due o tre centimetri).
Allo studio ci sono i cosiddetti “nasi artificialii”. Si tratta di sensori biochimici capaci di captare addirittura le singole particelle i materiale esplosivo contenuto nelle mine. L’utilizzo dei cani per fiutare l’esplosivo contenuto nelle mine e quindi segnalarne la localizzazione è molto importante, anche se risente dell’inquinamento del terreno e come o visto in Bosnia ed in Kosovo, dei limiti di resistenza di questi preziosi animali che possono essere utilizzati per un massimo di due o tre ore al giorno.

Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi
Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi

L’utilizzo dei mezzi meccanici è molto utile ed è anzi indispensabile specie nelle grandi superfici, ma da solo garantendo al massimo l’80%, non dà quella certezza di sicurezza che lo sminamento umanitario deve invece poter garantire.
L’obiettivo, comunque , non è semplice da raggiungere, molti sono i parametri in gioco che possono condizionare e per taluni aspetti invalidare i risultati, ma non per questo non può essere affrontato e risolto con risultati apprezzabili, come dimostrano le attività  di bonifica in corso in tutto il mondo, che sono portate avanti manualmente dagli specialisti del settore, sia civili delle organizzazioni non governative, che militari (e.o.d. dei vari eserciti) un lavoro lento, quello manuale, ma garante di risultati affidabili e non inferiori ad una probabilità  di successo del 99,9 %. I sistemi meccanici ed elettronici sono ancora allo studio mentre esiste la specializzazione dell’uomo assicurata dalla professionalità  maturata negli anni dagli specializzati militari, di cui l’Italia dispone in larga misura fra il personale dell’arma del genio, cresciuti tramandando una cultura specifica che trova origine nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale quando ufficiali e sottufficiali del genio bonificarono il territorio nazionale. Oggi, gli eredi di costoro sono gli specialisti dell’e.o.d. del genio militare che hanno operato in passato in Afghanistan, Kurdistan, Kuwait, Angola, Mozambico e che oggi operano in Bosnia, Kosovo, Iraq e di nuovo in Afganistan.
Nei programmi dello sminamento umanitario sono essenziali i seguenti parametri:

  • conoscenza del pericolo delle mine;
  • demarcazione delle aree minate e trappolate;
  • pronto soccorso e riabilitazione dei feriti ;
  • ricostruzione e sviluppo delle comunità  che hanno avuto problemi con le mine;
  • Formazione di specialisti locali per mettere loro in condizione di affrontare autonomamente l’impegno della bonifica.

Lo sminamento a favore dei civili si concretizza attraverso quattro diverse forme di intervento: lo sminamento strutturale, lo sminamento di programma, lo sminamento di prossimità , e lo sminamento cosidetto ” paesano ” .

  • lo sminamento strutturale si occupa della bonifica delle principali infrastrutture . In particolare, le prime fasi dell’intervento sono finalizzate alla bonifica delle strade e zone aeroportuali , con l’impiego dei sistemi meccanici realizzati per la bonifica operativa.
  • lo sminamento di programma viene attuato nell’ambito di un programma di sviluppo. Lo scopo e quello di facilitare la realizzazione di altri interventi tecnici ( sanitari , agricoli , urbanistici , idraulici etc . ) bonificando le aree di interesse da tutte le mine , trappole esplosive ed ordigni bellici ancora attivi.
  • lo sminamento di prossimità  orientato verso lo sviluppo di una bonifica a lungo termine. Ha lo scopo di restituire alla popolazione le condizioni essenziali per ritornare alla normalità . Il primo beneficiario di questo tipo di progetto è il gruppo comunitario a favore del quale si interviene e prevede la formazione di specialisti locali destinati alla condotta dei futuri programmi di bonifica. Lo sminamento di prossimità  coinvolge attivamente la popolazione e le attività  della bonifica operativa sono accompagnate da approfondite campagne di formazione sul problema delle mine .
  • lo sminamento cosi detto ” paesano ” finalizzato ad interventi locali, ma peculiarmente sviluppato per insegnare alla popolazione a convivere con le mine e le trappole esplosive difendendosi dalle stesse. Questo tipo di programma, generalmente , è sviluppato per aumentare il grado di sicurezza per le realtà  locali, a premessa di interventi di bonifica su larga scala. Il più delle volte , gli attori principali sono ex militari o abitanti del luogo che vengono abilitati ad operare per azioni di sminamento su scala micro-locale. Questi programmi sono attualmente in parte ed in alcune località  attuati da organizzazioni non governative, impiegando specialisti di maturata esperienza .

A premessa di ogni intervento è comunque essenziale disporre di mezzi idonei al rilevamento delle mine e adottare tecniche che garantiscono l’individuazione degli ordigni. Una delle possibili tecniche, quella più comunemente applicata da tutti gli esperti , è quella che vede il ricorso al sistema del prodding, , che consiste nel sondare il terreno mediante particolari aste rigide che consentono di individuare le mine interrate. Il prodding è efficace in quasi tutti i terreni e normalmente viene integrato dall’impiego di rilevatori di mine a funzionamento elettronico , non sempre affidabili in quanto molto condizionati dalle condizioni ambientali , dalle temperature estreme e dai terreni con presenze di elementi metallici
Vediamo ora in particolare come si procede alla bonifica di un’area minata di piccole dimensioni con il sistema del prodding. Per effettuare la bonifica di un’area minata, bisogna applicare delle procedure che dipendono da:

  • grandezza dell’area da bonificare;
  • numero e tipo di mine presenti;
  • numero di sminatori disponibili.

Il nucleo di bonifica di base è costituito da :

  • capo nucleo;
  • operatore sondatore;
  • operatore con apparato rilevatore.

Nella fase preparatoria, che precede l’inizio della bonifica, gli specialisti recuperano carte della zona e sviluppano una capillare operazione di intelligence, nell’intento di acquisire il massimo numero di informazioni sul campo minato e sul tipo di mine.
Svolta l’attività  informativa e ricognitiva che ha permesso di individuare sia l’andamento sia l’ampiezza dell’area minata ed eventualmente il tipo di mine, verrà  redatto un progetto d’attuazione che prevede diverse fasi d’intervento:

  1. segnalazione del campo minato tramite fettucce con scritte mine, organizzazione della zona di intervento per quanto concerne il sostegno logistico, il posto di sosta, l’assistenza sanitaria, eventuale centro di raccolta di mine e la dislocazione dei materiali esplosivi necessari alla bonifica.
  2. realizzazione della bonifica di un corridoio largo un metro e lungo 44 metri sulla fronte anteriore dell’area minata.questo corridoio viene creato per permettere ai nuclei bonificatori di agire in una zona certamente pulita da ordigni.
  3. una volta che il nucleo iniziale ha raggiunto i 24 metri di bonifica sul fronte anteriore, si potrà  dare inizio alle operazioni di bonifica in profondità , perpendicolarmente alla fascia iniziale, da parte del 1° nucleo.
  4. ogni qualvolta che il nucleo raggiunge la profondità  di 20 metri potrà  iniziare il lavoro il nucleo successivo e cosi via.
  5. fase: quando il nucleo iniziale avrà  terminato di bonificare i 44 metri del fronte del campo potrà  essere inserito nei nuclei di lavoro .
  6. ogni qualvolta che gli operatori rinverranno una mina questa sarà  segnalata tramite un cappellozzo bianco e rosso. Il capo nucleo provvederà  alla sua distruzione al termine della bonifica e, se ciò, non fosse possibile, procederà  all’eventuale disattivazione cioè all’inserimento della sicurezza per quanto riguarda le mine antiuomo, ed eliminazione della parte attiva (disinnescamento ) per le anticarro..
  7. al termine della bonifica della fascia di competenza ( 1 metro x 60 metri ) , il capo nucleo provvederà  alla distruzione sul posto delle mine antiuomo con l’impiego dell’esplosivo, sempre che questo sia possibile. Per quanto riguarda le mine a/c bisogna effettuare il ribaltamento delle stesse mediante una fune con gancio per ovviare all’eventualità  che siano provviste di congegni antirimozione. Effettuata questa operazione, la mina potrà  essere disinnescata e quindi recuperata.
  8. al termine delle operazioni viene redatto un rapporto di bonifica.

I mezzi impiegati per l’individuazione delle mine durante una bonifica sono :

  • la vista;
  • gli apparati cercamine;
  • le aste di sondaggio;
  • telai guida per il sondaggio.

In casi particolari per condizioni di terreno o di densità  di minamento, talvolta non è possibile applicare integralmente le norme per la bonifica descritta , questi casi sono i seguenti:

  • terreno con folta vegetazione;
  • gallerie stradali;
  • ferrovie e gallerie ferroviarie;
  • terreni acquitrinosi o temporaneamente allagati,
  • terreni eccezionalmente compatti o gelati;
  • terreni coperti da neve.

Effetti di una mina :
Il piede su una mina provoca un’onda d’urto di, più o meno, seimila metri al secondo, la temperatura al momento dello scoppio arriva a quattromila gradi e il rumore è di molto superiore a quanto possa sopportare l’orecchio umano. L’onda d’urto risale dal piede alla gamba e all’anca, le ossa del piede e della gamba si sgretolano, mentre il piede, la gamba e la coscia opposti, il basso ventre, talvolta il volto e gli occhi, rimangono offesi dalle schegge delle mine e da una moltitudine di materiali (sassi , pulviscolo, etc) proiettati dallo scoppio. Caduta al suolo, se non cade su una seconda mina, la vittima si trova in un grave stato di shock, con abbondante perdita di sangue. Queste appena descritte sono le conseguenze di una semplice mina a pressione ad effetto locale; le mine ad azione estesa e direzionali, come ad esempio quelle a frammentazione, che esplodono proiettando centinaia di piccole schegge, sono ancora più micidiali e provocano quasi sempre la morte delle persone investite che si trovano nel campo di azione delle mine.

Ho voluto descrivere cosa significa saltare su una mina, al fine di evidenziare la complessità  dei traumi fisici

Il "pastrocchio" degli organi costituzionali sul caso visco

In questi giorni abbiamo assistito a quello che è stato detto in parlamento sul caso visco. Tutti sappiamo comè finita ed abbiamo sentito le giustificazioni. Giustificazioni che immediatamente, dalla grancassa mediatica, sono state spacciate per buone.
Naturalmente un comportamento del genere è giustificato dall’enorme ignoranza degli italiani in merito alla conoscenza della costituzione, della legge e dei regolamenti parlamentari.
Non voglio farne una colpa ai miei connazionali, anche se il "diritto" si studia a scuola ( e non si urla nelle piazze) ma voglio indicare tutti coloro che hanno spacciato per verità le menzogne.

Cominciamo :
  1. I decreti di nomina o di revoca delle alte cariche civili o militari, dello stato, rientrano nella competenza del presidente della repubblica art.87 della Costituzione che recita : 
    • Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
    • Può inviare messaggi alle Camere.
    • Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
    • Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
    • Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
    • Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
    • Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
    • Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.
    • Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
    • Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
    • Può concedere grazia e commutare le pene.
    • Conferisce le onorificenze della Repubblica. 
  1. Tutti i decreti della pubblica amministrazione devono essere motivati (quindi anche quelli del caso in esame) e cioè devono spiegare e contenere i motivi del perchè della loro emanazione.
  2. A causa del punto precedente, i decreti di nomina e di revoca del comandante generale della guardia di finanza così come quello di nomina alla corte dei conti ( la buona sistemazione secondo padoa schioppa) rientrano nella competenza del presidente della repubblica e perciò in quanto atti della P.A. debbono contenere, quantomeno nelle premesse, la motivazione dell’atto ed il perchè della loro emanazione.
  3. La delibera del consiglio dei ministri costituisce l’imput necessario all’emanazione dell’atto, quindi solo la premessa necessaria, ed illustrarne con chiarezza la motivazione.
  4. La controfirma del presidente del consiglio dei ministri, nella specie, costituisce solo l’attestazione della validità dell’atto del Presidente della Repubblica e la dichiarazione di responsabilità in suo luogo nel rispetto dell’ art 89 della Costituzione che recita :
    • Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
    • Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
  1. Nessuna legge, né costituzionale né ordinaria, obbliga il Presidente della repubblica ad emanare decreti ( in questo caso di nomina e di revoca) che il governo gli sottopone “a scatola chiusa”, senza che egli possa esercitare il suo diritto di vigilanza e di critica quanto meno sui contenuti e sul procedimento della emanazione del decreto.

Da quanto sopra ne consegue che il Sig. Napolitano sarà pure persona per bene ma, ragionando per ipotesi i casi sono :

  • o, non conosce la costituzione ed i diritti conseguenti ad un capo dello stato
  • o, qualcuno gli ha fatto dire cosa non vera, cioè il falso, circa la sua totale estraneità al caso visco / Speciale
  • o, è perfettamente a conoscenza sia dei suoi diritti che di tutta la vicenda in esame 

Quindi, firmando acriticamente i decreti, in ogni caso gli ha pienamente condiviso sia la loro impostazione che la motivazione e non può pertanto tirarsi fuori e dirsi estraneo alla faccenda.

Tutto questo ci porta a pensare ad una manovra condivisa da tutte le istituzioni dello stato che viola in modo inconfutabile i dettami della costituzione e della legge vigente, cosa gravissima in una nazione che si reputa “democratica”. Tutto questo al fine di insabbiare l’inchiesta sulle cooperative rosse?.

Una domanda sorge spontanea : Siamo ancora in uno stato di diritto?

Recuperi tecnici per i titoli del real estate, l'incubo del fisco non è svanito

In ripresa, dopo un avvio all’insegna della volatilità, i titoli del real estate, vittime ieri di una debacle dettata dal decreto fiscale del Governo. Però i rialzi di oggi non sono niente più che rimbalzi tecnici, ha detto un trader. Con alle spalle ribassi anche superiori al 10% (Aedes (Milano: AE.MInotizie) ha perso ieri quasi il 12%, Pirelli Re e Beni Stabili (Milano: BNS.MInotizie) circa l’11%, Risanamento -8%), oggi molte società immobiliari quotate segnano piccoli rialzi: Risanamento guadagna il 2,59% a 5,745 euro, Pirelli Re il 2,67% a 48,10 euro, Aedes l’1,11% a 4,677 euro.
Segno meno invece per Beni Stabili (-0,20% a 0,747 euro) e Banca Italease (Milano: BIL.MInotizie) , coinvolta in quanto società di leasing immobiliare, che cede lo 0,29% a 34,58 euro dopo il -13% di ieri. Sono state infatti introdotte venerdì, ma pubblicate solo ieri sulla Gazzetta Ufficiale, una serie di misure fiscali che avranno un impatto molto forte sulle società immobiliari e di leasing.

Il decreto, che fa parte del pacchetto Bersani, abolisce il pagamento dell’Iva (20%) per le imprese che acquistano fabbricati strumentali destinati alla locazione. Lo stesso provvedimento vale anche per i contratti di leasing immobiliare. In compenso, l’acquirente dell’immobile è tenuto a pagare l’imposta di registro (10% del valore degli immobili) deducibile solo per un terzo. Le società immobiliari e quelle di leasing dovranno infatti versare in tre rate, la prima entro il 27 dicembre, le altre nel 2007 e nel 2008, i crediti Iva già portati in detrazione ma non ancora maturati.

L’operazione si estenderà per gli tutti gli acquisti dati in locazione dal 1998 al 2005. Accadeva infatti che se, a livello economico, il credito Iva su un immobile si maturava in dieci anni, di fatto, a livello di flussi di cassa, veniva utilizzato subito per compensare l’Iva a debito. Così non appena una società si trovava dell’Iva da dover pagare deduceva tutto il credito Iva, senza aspettare che maturasse, per diminuire l’imposta.

Ora il decreto abolisce sì il pagamento dell’Iva, ma chiede indietro quei crediti già dedotti e non ancora maturati. E’ difficile, per una sim milanese, definire l’ammontaredi tali flussi, anche se la relazione tecnica al decreto legge della manovra-bis prevede, in tre anni, un’entrata di 3.073 milioni di euro per l’Erario.

"Riteniamo che il settore sarà impattato fortemente da questo cambio normativo che abbassa di fatto il ritorno sull’investimento immobiliare per le società", ha detto un analista di Intermonte secondo cui i titoli maggiormente coinvolti sono Beni Stabili e Pirelli Re. Infatti è stato tagliato il rating a underperform (farà peggio del mercato) da neutral e il target price da 1,02 a 0,75 euro sulla prima società, che opera esclusivamente in Italia.

Stime abbassate e target price a 52 da 63 euro nel caso di Pirelli Re. Per il settore leasing, invece, "evidenziamo un rischio di forte rallentamento della nuova produzione per Banca Italease che impatterebbe direttamente le stime di crescita", hanno detto sempre alla sim. Euromobiliare, che sul titolo ha un rating di hold (tenere in portafoglio) con un target price a 34,6 euro, crede comunque che la norma verrà rivista al momento della conversione in legge, tra 60 giorni.

Cheuvreux ha invece già posto in revisione le stime di Banca Italease, su cui per il momento ha confermato il rating di outperform (farà meglio del mercato) e prezzo obiettivo a 55,5 euro in attesa di valutare con più attenzione il possibile impatto del nuovo regime di tassazione. Il broker segnala che i contratti della banca dipendono per il 69% da accordi di leasing sul real estate e sulla base di una prima analisi, in caso di calo dei volumi del 18% all’anno, l’impatto negativo per l’istituto sarebbe di circa il 10% a livello di bottom line (con un utile atteso al 2008 che scenderebbe a 277 mln da 318 mln).

Fonte Yahoo finanza

Questi sono gli effetti delle tanto decantate liberalizzazioni dei decreti legge bersani e visco. Quanti posti di lavoro saranno persi con gli effetti di queste brillantissime operazioni del governo? E quanto sarà l’effettivo beneficio per i cittadini?

La serietà  al governo

Mentre il premier Prodi ed il vice ministro Visco preparano la grossa “stangata” delle nuove tasse : 

Con le sinistre i costi del governo sono cresciuti del 230 per cento.
Sono complessivamente 99 i ministri, vice ministri e sottosegretari, 12 in più rispetto al governo Berlusconi.
“Si sono dovuti scomporre alcuni ministeri”, dice il nuovo premier,  “per  dare maggiore snellezza all’apparato dello Stato”.
E’ la solita balla.
In realtà, il professore ha dovuto esaudire  tutte le richieste dei partiti, raggiungendo numeri record anche nella incompetenza dei designati.
 “Mai vista al governotanta improvvisazione, tanto pressappochismo”,dicono i vecchi politici,  compresi ex democristiani con il cuore  che batte a sinistra. 

di Gaetano Saglimbeni 
   
Sono 99 gli uomini di governo (record assoluto nella storia della Repubblica italiana) e presto raggiungeranno la fatidica cifra di cento (compreso il capo, Romano Prodi). I ministri sono per adesso 25, i vice ministri 9, i sottosegretari 63 (in tutto, quindi, 97), ma bisogna ancora pensare a nominare il vice ministro per gli italiani all’estero e soprattutto un altro vice al ministero per l’Economia e Finanze, visto che il ministro tecnico Padoa-Schioppa, su sei collaboratori, non ne ha trovato uno in grado di scrivere la Finanziaria. Insomma, si  con Prodi al governo si è ripetuto quello che per decenni si verificò  nella prima Repubblica alla Rai, dove i giornalisti si assumevano quattro alla volta: un democristiano, un socialista, un comunista ed uno che sapeva scrivere).
            Perché tanta gente in più rispetto ai governi precedenti, dodici in più rispetto all’ultimo Berlusconi? Perché alcuni importanti ministeri sono stati spezzettati in due o in tre: quello del Welfare (che, su indicazione dell’Unione europea, aveva accorpato lavoro, solidarietà sociale e famiglia) è tornato alle suddivisioni di prima; quello delle Infrastrutture è stato diviso in Lavori pubblici e Trasporti; e dal ministero della Pubblica Istruzione sono state scorporate Università e ricerca. Quindi, più ministri, più vice, più sottosegretari, più auto blu con autisti e scorta, più direttori generali, con più funzionari, segretari, addetti stampa, portaborse e personale vario.
           Così, gli 87  ministri, vice ministri e sottosegretari del governo Berlusconi sono diventati 99, oltre il premier. La spiegazione che ha dato il prof. Prodi? “Bisognava scomporre alcuni ministeri, per dare maggiore snellezza all’apparato dello Stato”, ha detto, suscitando non poche riusate in Parlamento. La realtà, come tutti sappiamo, è che il professore aveva da accontentare tante persone (troppe) e ha dovuto sistemare una buona parte degli uomini che i partiti delle sinistre-Ulivo gli hanno imposto (una seconda parte, molto più cospicua, sarà destinata al sottogoverno: consulenti tuttologi pagati a peso d’oro, dirigenti di enti pubblici, aziende statali, etc.).
            Non sempre preparati, purtroppo, gli uomini di governo, e quasi sempre senza competenze specifiche. Ha sorpreso tutti, anche i suoi elettori. il neo ministro delle Giustizia Clemente Mastella, al momento di metter piede nel suo  prestigiosa ufficio di guardasigilli: “Ne so meno di una matricola della facoltà di legge”, ha dovuto ammettere. Ma a sconcertante di più è stato certamente quello che il ministro Padoa- Schioppa (unico tecnico del governo) è stato costretto a denunziare  al presidente Prodi: la mancanza al ministero per l’Economia e Finanze, con tre vice ministri e tre sottosegretari. di un signore che possa scrivere materialmente la Finanziaria, sulle direttive del presidente del Consiglio e del ministro responsabile, e difenderla alla Camera e al Senato da critiche, richieste e pressioni d’ogni genere, sia da parte dei rappresentanti della minoranza che della maggioranza. L’impressione che possiamo e dobbiamo trarne, purtroppo, è che gli “illuminati” leader della sinistra scherzino un po’ troppo con i problemi, le attese, le legittime speranze della gente. “Mai vista al governo tanta improvvisazione”, dicono i vecchi politici, compresi ex democristiani con il cuore che batte a sinistra. “Una superficialità ed un pressappochismo inqualificabili, davvero impressionanti, squalificanti”.
            E tutto questo costa allo Stato ( pensate un po’, amici lettori)  il 230 per cento in più rispetto a quello è costato l’ultimo governo Berlusconi. E non soltanto per l’aumento dei ministri, vice ministri e sottosegretari che da 87 sono arrivati a 99, più il capo.  La spesa si è ingigantita perché il prof. Prodi, vista la assai esigua maggioranza di cui dispone  al Senato (dove, senza i voti dei sette senatori a vita, non sarebbe riuscito nemmeno ad ottenere la fiducia), ha preteso che i senatori desiderosi di entrare al governo lasciassero il mandato parlamentare. E dunque, nella squadra del leader delle sinistre-Ulivo, sono ben 64 gli uomini di governo non parlamentari (nel governo Berlusconi erano soltanto 9). Cosa significa questo? Significa che lo Stato, per problemi che sono del prof. Prodi e della sua coalizione, si è dovuto accollare ben 55 “stipendi d’oro” in più, al posto della semplice indennità in più che deve corrispondere invece al parlamentare con incarico di governo.   
            Costo complessivo della gestione del nuovo governo, a leggere i numeri pubblicati dalla autorevolissima fonte rappresentata dal quotidiano della Confindustria “Il Sole-24 Ore”, un certo numero di miliardi di euro che sui bilanci statali gravano per il 230 per cento in più rispetto al costo dell’ultimo governo Berlusconi. E tutto questo mentre il presidente del Consiglio Romano Prodi ed il vice ministro con delega alle Finanze Vincenzo Visco preparano la grossa “stangata” delle nuove tasse. Saremo costretti a pagare ancora e sempre noi cittadini, purtroppo.

www.gaetanosaglimbenitaormina.it