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Guerra o terrorismo?

ARP4334450_MGZOOM E’ inutile che l’Occidente perseveri nel declamare di non avere nemici. Sono altri, ben identificati attori della scena internazionale che hanno eletto l’Occidente a loro nemico. E lo attaccano, mirando a sconfiggerlo e a dominarlo. Ma lo spettro dei benpensanti è vastissimo. Se ne contano le tipologie più varie. Quelli che sono codardi o credono di essere furbi, pensando comunque di cavarsela e di continuare a godersi la propria rendita, tanto altri prima o poi si faranno carico della situazione e la risolveranno. Magari pensano agli Stati Uniti, che hanno abituato male gli Europei, ma Obama esprime ora un’ America ben diversa dal passato.
497050572-001_MGZOOM1Quelli che hanno comunque interesse: mettersi prima o poi d’ accordo con l’Islam rende a chi ha posizioni o soldi da perdere, come alla fine arguisce il decadente protagonista di “Sottomissione”, il romanzo di Houellebecq che di recente ha scalato tutte le classifiche. O come taluni maggiorenti ebrei tragicamente pensarono rispetto ai nazisti, all’inizio dei pogrom. Quelli che fanno un ragionamento politico e si credono astuti, tanto da essere illusoriamente alla ricerca di un quinto stato da gettare in una prossima, improbabile lotta di classe e costruirci sopra una nuova casta di sacerdoti della rivoluzione. Quelli che sono più o meno apertamente conniventi. In particolare l’Europa, il continente più moderno ed avanzato, alimenta ed accarezza da tempo questa categoria di soggetti che si caratterizzano per l’ odio di sé e della società cui appartengono: qualunque estraneo, specie se selvaggio e primitivo, è per essi un mito anche perché non ne vivono la realtà, ma dai loro comodi salotti ne coltivano l’utopia. Non appartengono difatti per lo più ai gruppi meno agiati e fortunati e si collocano nella categoria dei mantenuti, o dai loro privilegi o dalle tasse che pagano le classi produttive.
2015-11-13T224504Z_1910309158_GF20000058453_RTRMADP_3_FRANCE-SHOOTING_MGZOOM1Quelli che sono genuinamente convinti che la civiltà dei diritti imponga la conciliazione ad ogni costo. Si tratta di una grande massa di individui, fortemente condizionata dai padroni dall’ attuale industria politica e culturale, che da un mutamento di rotta delle opinioni pubbliche potrebbe essere spazzata via. Costoro, i padroni, sono purtroppo i più efficaci e, dopo ogni evento terroristico clamoroso, si assumono la regia delle immancabili marce, talune anche sotto forma di adunate oceaniche, imponenti ma sterili; utili solo ad imbrigliare le inevitabili reazioni e le paure collettive, pilotandole verso esiti improduttivi e temporanee assuefazioni, in attesa della tragedia successiva. E’ altresì inutile asserire che l’Islam violento e fondamentalista è una minoranza rispetto all’enorme insieme del mondo musulmano. Già il fatto che siamo di fronte ad una religione composta da un miliardo e mezzo almeno di fedeli è sufficiente affinché anche una ridottissima componente debba essere considerata molto temibile. Vi sarebbe poi da esplorare l’ area grigia dell’ attendismo, che spesso simpatizza ma non rischia: i successi hanno sempre presa e convincono alla scelta. Certamente le imprese terroristiche, ultime quelle di Parigi, hanno un effetto galvanizzante che non deve essere trascurato.
LAPR0137_MGZOOMMa la teoria secondo cui una minoranza non potrebbe mai essere decisiva risiede in un adesione fideistica al metodo democratico, tanto da accettarne le forme anche quando sono esiziali per esso stesso, pur di salvarne la facciata. E’ il frutto di un’ inconsistente dimestichezza con la storia, anche recente. Forse che Lenin, Mussolini ed Hitler furono portati al potere da maggioranze popolari qualificate? Il consenso lo costruirono dopo aver abilmente manovrato le poche ma determinanti risorse di cui all’ inizio seppero disporre. Per avere qualche elemento di riflessione al riguardo basterebbe scorrere il saggio “Tecnica di un colpo di Stato” di Curzio Malaparte. Del resto, pur in un contesto dai tratti assai diversi dal periodo delle dittature, il nostro Presidente del Consiglio ha conquistato senza essere eletto la leadership nazionale, salvo provare a mantenerla attraverso ardite soluzioni di ingegneria elettorale. Hkg10230499_MGZOOMSe poi passiamo a parlare di cosa dobbiamo attenderci dopo gli ultimi fatti di Parigi, è prevedibile che non avverranno cambiamenti significativi. Le classi dirigenti delle nostre parti troveranno sicuramente un Chamberlain qualsiasi che potrà scendere dal’ aereo e dichiarare “Pace, pace, pace”. Rimpiangeremo di non avere politici almeno del calibro di Thatcher, Khol e Reagan. Nei fatti servirebbe un’ azione ben più realistica e risoluta di quella condotta nel recente passato. Si è civettato con le primavere arabe quando era evidente che non ne sarebbe scaturita alcuna estate, ma si andava diritti all’ inverno. In Libia ed in Siria sono stati commessi errori madornali: in quelle aree il caos non è mai preferibile ad un regime stabile, anche se purtroppo dispotico. La Turchia un giorno è nella NATO ed il giorno dopo pensa alla Sharia. Quanto ad Israele la diplomazia dell’Unione europea esiste solo per dichiarare l’embargo sui prodotti dei coloni. Putin è sempre guardato con maggior sospetto: pur di attaccarlo ed escluderlo va bene anche il doping. Perché allora non sciogliere la FIFA dopo i casi di Blatter e Platini, o metter fuori la Germania dai prossimi mondiali di calcio se avesse pagato per avere l’edizione del 2006?
LAPR0157_MGZOOMSul piano delle politiche e delle misure da adottare in ambito europeo, occorrerebbe maggiormente considerare che il terrorismo islamico combatte in primo luogo contro alcuni Stati dell’ area mediorientale e nordafricana. Perché non appoggiare in modo più sistematico queste nazioni, Egitto e Tunisia per primi? Sul piano interno sarebbe opportuno interrogarsi se i principi giustamente garantisti, specie in un contesto di criminalità agreste, possano seguitare a sussistere nella loro pienezza a fronte della minaccia portata da tagliagole o da eroici giustizieri di ragazzi in discoteca. In Italia potremmo arrivare ad avere nostalgia di certi Ministri dell’ Interno di democristiana memoria e di taluni ministri ombra del PCI. Avranno avuto i loro limiti, ma almeno possedevano il senso dello Stato e delle Istituzioni. Gli eventi potrebbero porci di fronte a scenari gravissimi.
1416083745336_wps_65_Jihadi_John_Alan_HenningIl terrore islamista è un fenomeno con caratteristiche belliche, ancorché asimmetriche. E’ molto diverso dalle Brigate rosse, nere ed altre aggregazioni del genere, che tutto sommato furono combattute e vinte con provvedimenti di polizia e con il codice penale. Nel caso dell’ ISIS e di Al Qaeda dovrebbe continuare a soccorrere l’ ombrello dell’ Onu. Ma se il nostro Parlamento fosse posto di fronte alla dichiarazione dello stato di guerra il Premier chiederebbe forse a Verdini di votarlo? E tuttavia l’ Italia, ad eccezione dell’ attentato al consolato nella capitale egiziana, non è stata finora oggetto di azioni terroristiche eclatanti. Anche se in numerosi siti siamo ben individuati come obiettivi specifici e dichiarazioni anche ufficiali delle autorità nazionali confermano la pericolosità e l’ attualità della minaccia. Avendo una certa familiarità in ambito forze di polizia, siamo portati ad ascrivere agli apparati di sicurezza il merito del risultato, conoscendone la professionalità, l’incisività dell’ azione e l’ attitudine all’ impegno costante.
Esecuzione-untitledSi potrebbe anche ritenere che abbiano per ora avuto effetti postivi una linea politica che riesce spesso a farsi percepire come autonoma ed originale, rispetto a quelle di altri paesi dell’ area occidentale, in ambito mediterraneo e mediorientale; ed anche un Vaticano, sebbene nel mirino di taluni proclami presenti nella rete, distante anni luce dal pur recente discorso di Ratisbona. Ad ogni buon conto non è sicuramente il caso che ci ha tenuto al riparo da iniziative efferate. Come pure è necessaria ogni consapevolezza rispetto a potenziali, più nefaste evoluzioni. In sostanza bisogna lavorare a piani di emergenza che consentano di affrontare al meglio ogni possibile situazione. Non sono problemi di protezione civile. Si tratta di ben altro. Auguriamoci che si riesca sempre a prevenire e che nulla accada. “Si vis pacem para bellum”: Vegezio la pensava così nel quarto secolo, ma il concetto è ancora attuale; salvo non si ritenga che di fronte ad un terrorista con la cintura esplosiva si debba chiedere la soluzione al sostituto procuratore di turno.

di Carlo Corbinelli Foto: Getty Images, Stato Islamico

Tre indizi fanno una prova

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La striscia di sangue lasciata dal corpo di Lee Rigby trascinato in strada dagli assassini al grido di ALLAH U AKBAR

Diceva Agatha Christie che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

  • Milano : un nero va in giro con un piccone e uccide tre bianchi
  • Stoccolma : un nero armato di machete insegue un bianco per ucciderlo
  • Londra : due neri armati di mannaia vanno in giro per la città e decapitano un bianco

Tre casi isolati? Personalmente non lo credo, credo invece a degli imbecilli che in nome di dio riversano il loro odio sui bianchi che li “albergano” come dice la mia amica Eleonora.
Possiamo credere quello che vogliamo ma non possiamo negare che qualcosa sta succedendo, non sono casi sporadici ma dettati da una strategia.
Dice Silvio che nel caso di Londra potrebbe essere un caso di “false flag” e ne da anche le spiegazioni, nello stesso post di Saura Plesio io avevo già scritto che non credo alle teorie complottiste.
Diciamo che non faccio viaggi nel “come potrebbe essere” ma mi baso su fatti concreti e sulla mia esperienza personale.
Facciamo il punto : due casi su tre sono azioni di musulmani, sul terzo non posso fare affermazioni perchè la stampa si è ben guardata dal dire la religione d’appartenenza dell’assassino. Anzi che hanno fatto vedere che è un nero, altrimenti avrebbero negato anche quello.
Nei tre casi sono coinvolti 4 neri, immigrati, di seconda o terza generazione, cittadini con la nazionalità, tranne nel caso italiano. Sappiamo che esiste una strategia che vorrebbe sostituire l’etnia di una nazione con i musulmani.
Sappiamo che in tutti e tre i casi sia i giornalisti che i politici si sono sperticati in dichiarazioni a favore dell’islam “moderato” … come se esistesse.
Perchè dico che non esiste?
Perchè la violenza è insita nell’insegnamento coranico, inutile negarlo. Basta leggere qua e là e ci si rende conto che il libro gronda odio da tutte le parti. Nessuno si salva, la lista comprende praticamente tutta l’umanità ad eccezione dei musulmani.
Quindi, ricapitoliamo : abbiamo 4 neri che vanno in giro ammazzando i bianchi, di questi 3 sono dichiaratamente musulmani, vogliamo ammettere che c’è un problema di religione o vogliamo ancora nasconderci dietro un dito?
Tutti i neri sono immigrati o clandestini o naturalizzati.
Vogliamo ancora prenderci in giro e credere alla favoletta che gli immigrati sono una risorsa?
Sappiamo che c’è una strategia per sostituire gli autoctoni. Voi direte si ma in inghilterra. Allora significa che non ascoltate o ascoltate male i politici.
Tutti, indistintamente in europa parlano di “meticciato”. Tutti affermano che l’immigrato è una risorsa.
Torno a dire io non sono un “complottista” e non vado cercando trame oscure, mi baso sui fatti che accadono e cerco di seguirne il filo … logico.
Sono più di 40 anni che subiamo il terrorismo islamico ed adesso ci siamo tirati in casa i figli del terrore.
Qualcuno, di sinistra, dirà : “he! ce lo siamo cercato a causa del colonialismo – delle crociate – … – di tutti i mortacci vostri aggiungo io.
Vorrei sapere per quale motivo io debba cospargermi il capo di cenere per quello che hanno fatto gli anglosassoni ed i francesi.
E poi perchè dovremmo pagare, se con i proventi del petrolio gli islamici si sono comprati mezzo mondo? Lo avranno avuto un ritorno dal colonialismo o no?
Se i “bianchi” sozzi, sporchi e cattivi non trovavano prima ed insegnavano poi loro come si estrae il petrolio, oggi ancora vagavano per il deserto come carovanieri. Non dico che debbano essere grati ma cazzo neanche noi (europei) dovremmo sentirci così in colpa.
Loro hanno governi di merda? Scusate ma i loro governi mica li votiamo noi, se li votano da soli. Ed anche quando hanno l’occasione per togliersi di torno i dittatori se ne scelgono altri perfettamente uguali, quindi che capperi c’entriamo noi?
E qui si torna all’inizio del discorso e cioè tutto quello che ho scritto non ha nulla a che fare con i complotti.
Gli islamici sono così perchè sono così, Punto.
Il loro odio nei nostri confronti è naturale, gli viene perfettamente naturale. Perchè? Perchè così sta scritto nel loro libro. E siccome loro al libro ci credono ed hanno molta più fede di noi i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L’occidente deve smetterla con il suo modo superbo e razzista di giustificare, dall’alto della sua presupponenza, gli atti dei musulmani.
Sarebbe ora che l’occidente si abbassasse e leggesse per benino quel cazzo di libro ed improvvisamente tutti i mea culpa sparirebbero all’istante.
Basta leggere alla voce : ammazzate gli infedeli. Infedeli sono tutti meno i musulmani.
Non è necessario andare oltre.
Che poi ci siano delle forze politiche (leggi sinistra) che sfruttano l’odio nei confronti dei bianchi per i loro scopi è un’altro paio di maniche.
La gente deve capire che i normali cittadini “bianchi e non di sinistra” hanno due avversari : i musulmani che la sinistra fa immigrare a frotte e i sinistri che sfruttano i primi per le loro mire egemoniche.
Capito? Gli immigrati sono sfruttati in primis dai politici di sinistra che li vogliono qui. I “capitalisti” sfruttano solo l’occasione.
Saputo questo è facile decidere chi volere in casa e chi non votare per il resto della vita.

Tutto questo alla faccia delle trame oscure.

La legge di Obama : vietato criticare i talebani

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Studentesse afgane in coda per imparare a votare in vista delle elezioni presidenziali. È solo la seconda volta che si vota nel Paese e la commissione elettorale indipendente ha organizzato un corso di quattro giorni per spiegare il meccanismo e l’importanza del voto.

Un manuale per i militari Usa voluto dalla casa Bianca si adatta al verbo degli integralisti, legittimando pedofilia e violenze sulle donne Fa discutere il nuovo decalogo di istruzioni del ministero della Difesa Usa sulle buone maniere che dovrebbero seguire i marines in Afghanistan verso i poliziotti locali, di fatto giustificando questi ultimi quando uccidono i soldati americani che li addestrano perché si sentono «offesi» da ciò che dicono sta facendo scandalo. «Citare la pedofilia e i diritti delle donne per dire che i soldati non dovrebbero menzionare quelle parole è come ammettere tacitamente che questi concetti sono davvero una parte della religione islamica», ha commentato Robert Spencer, fondatore dell’osservatorio Jihad Watch. E Clare Lopez, studiosa del pensatoio Center for Security Policy, ha definito oltraggioso accusare i soldati americani per gli attacchi che subiscono da membri delle forze di polizia locali. «Far credere che i nostri soldati vengono ammazzati a causa della loro insensibilità per la cultura islamica è come dire che è colpa loro perché non sono stati abbastanza gentili verso i locali. Il rifiuto fondamentale di riconoscere che il nemico ci combatte per quello che dice a chiare lettere di volersi battere, che è l’Islam, è il fallimento di leadership dei nostri vertici dal ministro della Difesa Leon Panetta in giù. A causa di ciò, non abbiamo una strategia». In realtà, la «strategia» della sottomissione culturale obamiana viene da lontano. Tutto cominciò nel 2009 con l’epurazione del termine «atti di terrorismo islamico» dal materiale ufficiale del dipartimento della Sicurezza Nazionale di Janet Napolitano, poco dopo che il neoeletto Barack Hussein Obama la nominò ministro e le diede istruzioni di «correttezza politica». Al suo posto i solerti funzionari coniarono gli «eventi causati dall’uomo», ma era un’espressione tanto ridicola che non riuscì a imporsi nella cronaca della realtà degli anni successivi, zeppi di atti di terrorismo nel mondo, e sempre ad opera di musulmani. Ora gli scribacchini del Pentagono hanno redatto un manuale di guida su come comportarsi con la popolazione, con i talebani, e con i colleghi della polizia e dell’esercito di Kabul. Alla base del testo c’è un’idea distorta, che è tipica della filosofia liberal sposata da Obama: accusare gli Usa di tutte le colpe nei rapporti con gli altri, che sono sempre vittime a prescindere, così da giustificare chi attacca e uccide gli americani: dai 3mila delle Torri Gemelle dell’11/9/2001 al povero ambasciatore libico Chris Stevens ucciso l’11/9/2012 tutti, in fondo, se la sono un po’ cercata. Ci sono stati finora quest’anno 63 militari Usa ammazzati da poliziotti e soldati afghani?

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la 15enne Sahar Gul, data in sposa dai genitori contro la sua volontà per ripagare un debito di gioco, fu ritrovata dalla polizia afgana nello scantinato dei suoceri, dove era stata rinchiusa, privata di cibo e torturata per cinque mesi come punizione per il suo rifiuto a prostituirsi.

La colpa è dell’ignoranza dei marines della cultura locale: non conoscendo e non rispettando la mentalità della gente, la offendono e ne provocano, nei soggetti più «sensibili», la furia omicida. «Una migliore consapevolezza e comprensione della cultura afghana aiuterà il soldato ad essere un miglior partner e a evitare conflitti culturali che portano alla violenza», si legge nel testo. Di qui le 75 pagine di consigli che, se applicati, secondo gli estensori sarebbero una polizza sulla vita dei soldati. «Molti dei contrasti capitano per l’ignoranza o per la mancanza di empatia verso le norme della cultura musulmana e/o afghana, e il risultato sono le violente reazioni dei membri delle forze di sicurezza afghane», ha riportato il Wall Street Journal che ha avuto accesso alla bozza del manuale. Lo studio, basato su interviste con 600 poliziotti locali e con 200 soldati americani che mostrano l’abissale scontro di vedute tra i due mondi, si conclude con avvertenze di resa ai militari Usa. In sostanza, devono evitare di toccare gli argomenti tabù, di cui viene fornita una dettagliata lista nera: «Mai fare commenti offensivi sui talebani», «non esporsi a difendere i diritti delle donne», «evitare ogni critica della pedofilia», «non indirizzare critiche contro gli afghani», «mai menzionare l’omosessualità o ogni condotta omosessuale», e «non citare nulla in relazione all’Islam». Gli attentati e gli attacchi letali alle forze della coalizione da parte di personale in divisa afghana, insomma, non sarebbero un problema di infiltrazioni dei talebani, ma di galateo linguistico, anzi di prevaricazione della cultura occidentale su quella locale, diversa e da rispettare in ossequio al multiculturalismo ideologico mascherato da precauzione «operativa». L’anticipazione del testo, con il coro di critiche che ha subito scatenato, potrebbe «congelare» il manuale. Il comandante in capo dei marines in Afghanistan, John Allen, ancora sotto inchiesta nell’ambito dello scandalo delle donnine di Petraeus, l’ha bocciato senza mezzi termini. «Non lo sponsorizza e ha respinto la richiesta di fare la prefazione», ha detto il suo portavoce. «Non approva i suoi contenuti».

Allarme su diffusione radicalismo islamico nelle carceri europee

radical-islam1Dietro le sbarre cresce il proselitismo islamico. A evidenziarlo è lo studio ‘La radicalizzazione del terrorismo islamico. Elementi per uno studio del fenomeno di proselitismo in carcere‘, condotto dal magistrato Francesco Cascini, direttore dell’Ufficio per l’attività ispettiva e di controllo presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dai vice commissari che hanno partecipato al 2° corso di formazione dell’Issp (Istituto superiore di studi penitenziari). Dalla ricerca, spiega rivista ‘Le Due Citta”, mensile ufficiale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ‘‘emerge una situazione allarmante -descritta dall’Europool e da altri osservatori europei- nel Regno Unito dove la radicalizzazione avviene grazie all’influenza di altri detenuti o i colloqui con familiari e visitatori autorizzati per l’assistenza religiosa”.
Negli istituti di pena londinesi risulta che molti detenuti non musulmani ”siano stati costretti, con la violenza fisica, a convertirsi all’Islam, a non consumare carne di maiale e a seguire i dettami della sharia’‘.
E proprio in un carcere inglese Richard Reid, cittadino britannico, si converti’ all’islam ”e inizio’ la sua formazione terroristica che lo porto’ ad addestrarsi in Afghanistan e in Pakistan e, infine, nel dicembre 2001, a tentare di far esplodere un aereo in rotta verso Miami imbarcarcandosi con polvere e detonatore nascosti nelle scarpe”.
Anche in Italia, evidenzia il rapporto, ”esistono casi analoghi, sia pure meno eclatanti, come quello di Domenico Quaranta, convertito all’islam nel penitenziario di Trapani, riarrestato nel 2002 per il compimento di attentati incendiari ad Agrigento ed all’interno della metro’ di Milano, e poi riconosciuto imam dai detenuti accusati di terrorismo internazionale nel carcere dell’Ucciardone dove si trova tuttora”.
Il ‘Quaderno’ documenta anche i risultati di un monitoraggio avviato nel 2004 dall’Ufficio per l’Attività Ispettiva e del Controllo. Dopo aver individuato tre figure ricorrenti tra gli islamici praticanti (i leader e/o conduttori di preghiera, i promotori della creazione nelle carceri locali di incontro tra detenuti di fede islamica; i partecipanti agli incontri), è stato elaborato un indice di ‘attenzionabilità” e desunto, dallo studio delle ordinanze di custodia cautelare, che la maggior parte dei leader appartenevano ai gruppi terroristici Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento), Gicm (Gruppo Islamico Combattente Marocchino), Al Quaeda e Hamas.
L’islamizzazione in senso jihdaista passa prima attraverso la radicalizzazione, il rifiuto integrale dell’Occidente, e trova terreno fertile in individui fragili che ”cercano nell’Islam una tregua da un passato inquieto e credono che alcune azioni, come ad esempio la partecipazione ad un attentato suicida, possano offrire un’opportunità per la propria salvezza e perdono”.
Molti detenuti abbracciano l’Islam per essere accettati nella comunità di individui che sono già musulmani e per acquisire/consolidare un’identità (come dire delinquenti tra delinquenti).
Quasi tutti prima della conversione conoscono poco o affatto la religione islamica. Prevenire il proselitismo significa dunque in primo luogo riconoscere il fenomeno della radicalizzazione violenta, aspetto che pone un problema di formazione specifica del personale europeo, penalizzato dalla barriera linguistica e dalla profonda diversità culturale. tutti gli stati membri dell’Europool.
In Italia nel 2009 l’Ufficio per l’Attività ispettiva e del controllo del Dap ha predisposto insieme alla direzione generale del personale e della formazione, specifici moduli di formazione sul terrorismo internazionale che si aggiungono ai programmi dell’Istituto superiore di studi penitenziari dei quali fa parte anche anche il dossier curato da Cascini.
Gli autori approfondiscono anche aspetti specifici riguardanti il trattamento e la sicurezza come l’Islam e il ruolo della donna operatrice penitenziaria’ (Aureliana Calandro), il ruolo del ministro di culto islamico (Nadia Giordano), la gestione della socialita’ (Giovanni La Sala), la vigilanza della Polizia Penitenziaria sui detenuti di matrice terroristica radical religiosa (Salvatore Parisi), gli strumenti della prevenzione (Melania Quattromani), la gestione penitenziaria e la devianza criminale (Giuseppe Simone), le azioni di contrasto del fanatismo islamico (Pasquale Spampanato).
Il ‘Quaderno’ è un approfondimento specifico del più generale tema del proselitismo in carcere, ”questione antica”, scrive nell’introduzione Massimo De Pascalis, direttore dell’Issp, ma purtroppo ancora attuale benchè la riforma penitenziaria del 1975 avesse creato i presupposti per un cambiamento radicale del Sistema penitenziario italiano, trasformandolo da ‘Università del crimine in luogo per il recupero di valori sociali‘ (islamici).

Guerra ai cristiani

Guerra ai Cristiani
la copertina del libro Guerra ai Cristiani

Anche se spesso buona parte dei media non ne dà adeguato risalto, perché intrisi delle logiche del «politicamente corretto», i cristiani nel mondo sono realmente vittima di persecuzioni e discriminazioni.
Ma per fortuna non tutti tacciono su questo fenomeno triste ed insieme degno di rilievo. Tra gli uomini più attivi e determinati nel denunciare questo stato di cose figura senz’altro l’europarlamentare del Pdl Mario Mauro, autore del bel nuovo saggio Guerra ai cristiani. Anche in qualità di rappresentante della presidenza dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), l’alto esponente politico-istituzionale del movimento di Berlusconi si sta spendendo da anni per la difesa dei diritti umani, e portano la sua firma le due risoluzioni del Parlamento europeo in cui si prende atto e si condanna la situazione persecutoria nei confronti dei cristiani nel mondo. E’ proprio il cristianesimo quello che è preso di mira più di tutte le altre confessioni religiose. L’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, nei suoi ultimi rapporti, ha dimostrato come il 75% delle discriminazioni a base religiosa nel mondo sino proprio a danno dei cristiani. E l’agenzia Fides riporta che ci sono stati solo l’anno scorso ben 37 omicidi sulla base del mero odio anticristiano.
Sembra che non ci sia zona del globo terrestre in cui si risparmino i cristiani da attacchi, violenze, soprusi e vessazioni. Il fondamentalismo islamista in molti paesi arabi africani e del Medio Oriente asiatico ed il totalitarismo politico di matrice comunista in alcune aree dell’Estremo Oriente, non stanno lasciando scampo a persone e gruppi che intendono in qualche modo rendere una testimonianza pubblica e/o culturale della loro fede cristiana. Dalle vere e proprie crocifissioni in Sudan alla legge pakistana sulla blasfemia, dalla tendenza dell’amministrazione pubblica egiziana ad «islamizzare» i cittadini fin nei loro documenti d’identità agli arresti e torture in Iran, è evidente come l’islamismo radicale stia facendo di tutto per annientare la presenza cristiana in quei luoghi. La proposta culturale cristiana viene strumentalmente ed ingiustamente bollata come uno sfregio ed un oltraggio ad Allah ed alla religione maomettana, che si vuole appunto egemone e dominante. Chiese e villaggi bruciati e distrutti ci sono anche in India, in cui si contano anche atroci casi di cristiani arsi vivi. I cristiani vengono messi ai margini anche nell’isola di Cipro, dove l’occupazione turca ha provato già in passato a cancellare molti simboli e luoghi sacri. I cristiani devono porre massima attenzione alle attività che svolgono anche nella più «laica» Turchia. Nel Medio Oriente, come in Iraq, si attuano strategie per incrementare l’esodo dei cristiani dalla Terra Santa. Per non parlare dell’Estremo Oriente, della Cina ad esempio, dove i cattolici fedeli al pontefice romano sono perseguitati dalle forze dell’ordine statali e tendono ad essere qualificati come «agenti al servizio di una potenza straniera», e dunque si trovano a far parte della chiesa «sotterranea e clandestina», mentre quella «ufficiale» deve coercitivamente fare riferimento, più che al papa, al Partito comunista cinese.
Sempre in merito all’ostilità al cristianesimo, all’islamismo ed al comunismo presenti soprattutto in Africa ed Asia fa da complemento il relativismo laicista del continente europeo. Quella che va per la maggiore sembra essere una certa corrente neoilluministica, per cui vengono visti con diffidenza, quando non con disprezzo, i corpi intermedi naturali tra l’individuo e lo stato, mentre la religione (anzitutto quella cattolica) deve essere relegata nell’ambito strettamente individuale e privato, e non deve avere rilievo pubblico ed «influenzare» le scelte culturali e politiche. L’uomo è, invece, ontologicamente portato a cercare un significato ed un senso ultimo alla propria vita. E ciò non può non avere ripercussioni ed un rilievo nella società e di conseguenza nella cultura e nella politica.
Termini come pari opportunità, uguaglianza, democrazia, laicità, diritti e principio di «non discriminazione» subiscono una strumentalizzazione e servono in realtà a coprire un approccio ed atteggiamento delle istituzioni comunitarie e di forze politiche soprattutto di sinistra improntato all’indifferentismo religioso ed al nichilismo. Si ostacolano e marginalizzano politiche per la difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale e per la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e s’incentivano, al contrario, misure atte a favorire le unioni omosessuali con relative adozioni di bambini, l’aborto come contraccettivo, l’eugenetica come segno di «salute riproduttiva», ore di etica ed educazione alla cittadinanza al posto dell’ora di religione cattolica nelle scuole. E’ poi da ricordare come la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo abbia condannato l’Italia per la presenza per via legislativa del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma il calo demografico ed il crollo dei matrimoni non sono che l’altra faccia della medaglia dell’attuale situazione di crisi e declino del Vecchio Continente, dove l’aborto è diventato statisticamente la più grande causa di mortalità.
Insomma, occorre fronteggiare il relativismo ed il fondamentalismo, e procedere alla difesa e promozione del cristianesimo, perché laddove c’è la presenza cristiana nella società si sviluppano anche la dimensione comunitaria (anche di opere ed imprese), la laicità delle istituzioni, una legislazione più rispettosa del diritto naturale, un allargamento della ragione ed una più autentica promozione della dignità della persona, dei diritti umani e della libertà. Ed è certamente a partire dall’Italia e dall’Europa che si deve condurre una proposta ed azione politica e culturale volta a difendere le nostre radici cristiane e la libertà religiosa. E da qui sviluppare anzitutto una cultura ed al contempo una politica mirate ad incentivare la natalità, la famiglia formata dall’unione stabile tra un uomo ed una donna aperti alla vita ed educazione dei figli, la solidarietà, lo sviluppo socio-economico, la pace, la giustizia e la libertà.
(di Mario Secomandi- dal sito “Ragionpolitica.it”)

Persecuzione dei cristiani : filmato

Persecuzione dei cristiani in Nigeria



Persecuzione dei cristiani in Pakistan

Persecuzione dei cristiani in palestina

Persecuzione dei cristiani in Libano


Persecuzione dei cristiani in Turchia


Delle persecuzioni in Indonesia ne abbiamo già parlato in Indonesia musulmana e gli altri. E parleremo delle persecuzioni in Egitto, del Pachistan, di nuovo del Libano, del Sudan … la lista è lunghissima

terrorismo e immigrazione

Mustafa Setmarian Nasar
Mustafa Setmarian Nasar

In un precedente articolo, La Gran Bretagna esporta il terrorismo, abbiamo parlato di immigrati con passaporto dello stato ospitante che si affiliano alle organizzazioni terroristiche islamiche.
Il fenomeno non è nuovo ne sconosciuto
.
Ai nostri solerti politici e magistrati, basterebbe rovistare nella storia recente per scoprire il come ed il perché dopo la “Connessione cubana” ci sia stato un dilagare del fenomeno. Prendiamo ad esempio l’islamico Mustafa Abdul Kader Setmarian Nasar e seguiamone la storia e le tracce il giro per il mondo.
Mustafa Abdul Kader Setmarian Nasar (eroe dei convertiti italiani, basta fare una ricerca sui forum) nasce ad Aleppo, in Siria nel 1959. Nel 1980 entra a far parte dei fratelli musulmani. Dopo il massacro di Hama del marzo 1982 fuggi in l’Afghanistan e si unì ai mujahidin nella guerra contro il governo afgano (dopo il ritiro dei russi).
Nel 1985 adottò la Spagna come paese di residenza, mischiandosi all’interno della grande comunità di siriani viventi la. Nel 1987 sposò una cittadina spagnola, Elena Moreno Cruz (comunista convertita all’islam) e diventò lui stesso un cittadino spagnolo (come tanti fanno anche da noi).
Tornò in Afghanistan nel 1988 dove incontrò, per la prima volta, Osama Bin Laden e quindi si è unì al suo gruppo arabo-afgano.
Quando nel 1992 Osama Bin Laden si trasferì a Khartoum, in Sudan, egli entrò a far parte del suo staff come aiutante. Dopo alcuni anni in Sudan tornò in Spagna.
Mustafa viaggiava spesso tra Parigi, Londra e Madrid (chissà perchè e che razza di affari aveva). Tra un viaggetto “d’affari” e l’altro scrisse un libro (rivolto agli immigrati in Europa) sostenendo che solo un islam rigoroso è la giusta via per la gioventù islamica.
Il 27/7/1995, dopo un attentato alla metropolitana di Parigi, attribuito al Gruppo Islamico Armato algerino noto nel suo acronimo francese – GIA, Mustafa Setmarian è stato arrestato a Londra per una breve indagine e rilasciato poco dopo con tante scuse (eccerto!).
Nell’autunno 1997, il nostro eroe, torna in Afghanistan sotto il regime talebano e nel 1998 prende la supervisione di un campo di addestramento di Al Qaeda.
Grazie al suo stato di servizio viene nominato da Osama Bin Laden, membro del Consiglio della Shura come coordinatore degli affari siriani di Al Qaeda.
Dopo l’invasione USA in Afghanistan del 2001 Mustafa Setmarian riuscì a fuggire in Iraq attraversando l’Iran e si riunì ad Abu Musab al Zarqawi ( il numero due di Al Qaeda) che si trovava nelle montagne del Kurdistan (KKK, quello di Abdullah Öcalan, vi dice nulla?).
Divenne presto ufficiale di collegamento di Ansar al Islam tra la Spagna e la comunità siriana in Europa. Egli lavorò alacremente come mediatore tra Abu Musab al Zarqawi e gli autori degli attentati ai treni di Madrid.
Il nostro uomo finì nella lista dei ricercati per essere interrogato dall’autorità britannica per possibili collegamenti con gli attacchi di Londra.
Nell’estate del 2004 tornava in Pakistan per gestire il flusso di terroristi in Afghanistan.
Nel 2007 appare in una lista distribuita dalla polizia del Pakistan come uno dei dodici fuggitivi più ricercati al fianco del talebano Mullah Omar, leader dei talebani e Abdullah Ahmed Abdullah, ricercato per il suo ruolo negli attacchi del 1998 contro le ambasciate USA in Kenya e Tanzania.
Alla fine, finalmente, nell’ottobre 2005 viene arrestato a Quetta città di confine con l’Afghanistan insieme a due sauditi, Sheikh Ali Mohamed al-Salim e Abdul Hanan, il presidente di “Madina Trust”, una fondazione di beneficenza legato alla Jaish-e-Mohammed.
Jaish-e-Mohammed è un gruppo militante islamico PACHISTANO che le autorità dicono abbia legami con Al-Qaeda.
Il 23/05/2006 Mustafa Setmarian è estradato in Italia e trasferito a Guantanamo dove è detenuto ancora oggi.
Insomma una brava persona che si è addestrata alla migliore scuola di terrorismo. Poi ha messo in pratica tutte le sue conoscenze ad Hama e visto che non era ora di andare in pensione ha pensato bene (con il beneplacito dei magistrati di sinistra tipo forleo) di viaggiare con il suo passaportino spagnolo e seminare qualche morto qui e la in Europa ed altrove.

Poi è arrivato quel cattivone di Bush che lo ha rinchiuso in galera (troppo poco secondo me) tra gli strepitii della sinistra mondiale (ovvio no?) e quelli della moglie :
The U.S. National Counterterrorism Center confirms Nassar’s capture in November 2005, and media reports indicate that Nassar was later held for a time at a U.S. military base on the British-owned island of Diego Garcia in the Indian Ocean. In June 2009, responding to a request from a Spanish judge for information on Nassar’s whereabouts, the FBI stated it was not holding him in the United States but failed to address whether Nassar was being held in U.S. custody elsewhere.?
Nasar’s wife has taken the case of the Soviet-style disappearance of her husband public
. “Mr. Nassar’s wife and children want to know if he is still alive and where he is,” said Steven Watt, staff attorney with the ACLU Human Rights Program. “Requests for information about his forced disappearance, nearly four years ago, have been ignored by the U.S. government, and his family now has no other choice but to turn to the international community for assistance in their quest.”

Meanwhile, the consequences of U.S. foreign policy has real human costs. “I have been bringing up four children without their father for nearly four years now. They keep asking about dad and I have no idea what to tell them anymore ? I don’t even know if their father is still alive. Without knowing what has happened to my husband, I don’t know where to go with my life or how to move on. The pain of not knowing is becoming unbearable and I am so concerned for my children’s well-being if they should find out about the tragedy that we are being put through,” Nasar’s wife Cruz said. “If my husband is suspected of doing anything wrong, he should get his day in court. If he isn’t, he should be let go. No one deserves to be treated like this.”

Poverino! Vero? Insomma ci vuole molto a capire che togliendo di mezzo il sostegno dei compagnucci  il terrorismo si estingue da solo? Ci vuole molto a capire che questi animali vanno soppressi senza tanti complimenti? Estirpati come un cancro?

Se volete leggervi tutta la sua biografia compratevi il libro : Architect of global jihad: the life of al-Qaida strategist Abu Musʻab al-Suri Di Brynjar Lia