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La scomparsa dei cristiani in Medio Oriente

Pezzo in lingua originale inglese: Disappearing Christians in the Middle East

Il trasferimento dei poteri su Betlemme da Israele all’Autorità palestinese, poco prima del Natale 1995, ispirò una serie di articoli [1] sul calo della presenza cristiana a Betlemme. In questi articoli si rileva che in un luogo in cui non molto tempo fa si registrava la presenza dell’80 per cento di cristiani, oggi solo un terzo degli abitanti è di fede cristiana. Per la prima volta in quasi due millenni, la città che rappresenta la culla del cristianesimo non è più a maggioranza cristiana. E lo stesso dicasi per altre due città come Nazareth e Gerusalemme. A Nazareth, i cristiani sono passati dal 60 per cento del 1946 al 40 per cento nel 1983. Nel 1922, i cristiani di Gerusalemme superavano di poco i musulmani (15.000 contro 13.000); [2] oggi, essi costituiscono meno del 2 per cento dell’intera popolazione urbana.

La situazione non è diversa in altre zone di Israele. Un pezzo riguardante Turan, un villaggio della Galilea, riporta quanto asserito da un commerciante cristiano: “La maggior parte dei cristiani se ne andrà presto da qui, non appena riusciremo a vendere le nostre case e i nostri negozi. Non possiamo più vivere tra questa gente [i musulmani]”.[3] Un giornalista trae le seguenti conclusioni: “La comunità cristiana in Cisgiordania è in via di estinzione”.[4]

Ed anche i territori che rientrano nello Stato di Israele devono fare i conti con questa situazione. I cristiani stanno abbandonando tutto il Medio Oriente. Il processo migratorio ebbe inizio subito dopo la Prima guerra mondiale, per poi subire un incremento lo scorso decennio. Nel 1920, in Turchia, i cristiani erano 2 milioni, oggi se ne contano solo poche migliaia. Il problema è così preoccupante che il Patriarcato ortodosso di Istanbul rischia di sparire per la mancanza di un adeguato numero di candidati. Prima dell’inizio di questo secolo i cristiani costituivano circa un terzo della popolazione siriana; oggi, sono meno del 10 per cento. Nel 1932, essi costituivano il 55 per cento della popolazione libanese; oggi, la loro percentuale è inferiore al 30 per cento. Più della metà dei cristiani ha abbandonato l’Iraq. Dopo la rivoluzione del 1952, i copti presero massicciamente a lasciare l’Egitto.

Sono due le principali cause del declino della popolazione cristiana: l’emigrazione e il calo demografico.

L’Emigrazione rappresenta la fine di un lungo processo di esclusione e persecuzione. In Cisgiordania, il problema risiede in un pressoché costante boicottaggio degli esercizi commerciali gestiti da cristiani da parte dei musulmani. In Egitto, i fondamentalisti musulmani prendono costantemente di mira i cristiani. In sintesi, la guerra civile libanese del 1975-90 fu un tentativo fruttuoso da parte dei musulmani di ridurre il potere esercitato dai cristiani nel paese. Ma la situazione di gran lunga peggiore è quella del Sudan, dove la guerra civile scatenatasi a partire dal 1956 ha portato a delle atrocità di massa.

In tutta la regione si può rilevare un calo demografico. Ad esempio, in Israele il tasso di natalità tra i musulmani si attesta al 37 per mille e tra i cristiani a un mero 22 per mille. [5] Inoltre, un piccolo numero di cristiani arriva a sposare dei musulmani, il che di fatto significa che essi perdono i contatti con la loro comunità.

Andando avanti di questo passo, i 12 milioni di cristiani oggi presenti in Medio Oriente nel 2020 saranno probabilmente scesi a 6 milioni. Col passare del tempo, i cristiani finiranno per sparire dalla regione come forza culturale e politica. Come riportato da un articolo “vivono più palestinesi a Bayt Jala in Cile che nella stessa Bayt Jala [in Cisgiordania]”. [6] Perfino il Principe El-Hassan bin Talal ravvisa tale problema poiché “vi sono oggi più cristiani di Gerusalemme (…) che vivono a Sidney, in Australia, piuttosto che nella stessa Gerusalemme”.

Per parecchi anni, il mondo esterno non ha prestato molta attenzione alla difficile situazione in cui versano i cristiani del Medio Oriente. Coloro che in passato avevano preso a cuore i loro interessi – i governi britannico, francese, russo e greco, come pure il Vaticano – hanno distolto lo sguardo dai problemi attuali.

Di recente, però, delle organizzazioni americane hanno sposato la causa dei cristiani perseguitati nel mondo, in particolar modo nel mondo musulmano e nei paesi comunisti. Ovunque, in America vi sono segnali a riguardo. Il Senato americano conduce udienze su questo argomento [7] e nel 1999 il Dipartimento di Stato ha iniziato a pubblicare studi sulla persecuzione religiosa nel mondo attraverso l’Annual Report on International Religious Freedom. Un politico di spicco ha proposto che la città di New York non acquisti merci dalle grandi imprese che intrattengono rapporti commerciali coi paesi in cui i cristiani sono perseguitati. [8] Una schiera di organizzazioni [9] e di individui [10] si occupano di questo problema.

Ciò è tanto di guadagnato perché portare l’attenzione internazionale e americana verso questa triste situazione potrebbe essere un significativo passo per apportare miglioramenti. Ma nessuno di questi gruppi è esperto di Medio Oriente o islam. Per contribuire a fornire ad essi e ad altri ragguagli in merito, il Middle East Quarterly dedica una particolare attenzione alla questione della scomparsa dei cristiani dal Medio Oriente.

[1] Si veda ad esempio: Andrew Aciman, “In the Muslim City of Bethlehem”, The New York Times Magazine, Dec. 24, 1995, e Sue Fishkoff, “A Prayer in Bethlehem”, The Jerusalem Post International Edition, Dec. 30, 1997.
[2] Anglo-American Commettee of Inquiry, A Survey of Palestine (reprinted, Washington: Institute for Palestine Studies, 1991), vol.1, p.148.
[3] The Jerusalem Report, July 10, 1997.
[4] David Rosenberg, “The Christian Exodus”, The Jerusalem Report, Nov. 15, 1990.
[5] The Jerusalem Report, Dec. 26, 1991; cfr. Abraham Ashkenasi, Palestinian Identities and Preferences: Israel’s and Jerusalem’s Arabs (New York: Praeger, 1992), p. 46.
[6] Ha’aretz, Aug. 12, 1994.
[7] Per gli estratti della testimonianza resa da Steven Coffey, cfr. Middle East Quarterly, Sept. 1997, pp. 77-80.
[8] The New York Times, June 15, 1997.
[9] Tra esse spiccano: Christian Solidarity International, la Coalition for the Defence of Human Rights under Islamization, Freedom House, la International Fellowship of Christians and Jews, il Puebla Institute of Freedom House, e il Rutherford Institute.
[10] In particolar modo: Sam Brownback, Michael Horowitz, A. M. Rosenthal, Arlen Specter, Frank Wolf e Bat Ye’or

Aggiornato al 17 dicembre 2006: Secondo un articolo apparso nel Daily Mail di Londra, “O città musulmana di Betlemme…” la città natale di Gesù ha visto sempre più diminuire la proporzione della sua popolazione cristiana passando “dall’85 per cento nel 1948 al 12 per cento dei suoi 60.000 abitanti nel 2006. Ci sono dei rapporti sulle persecuzioni religiose, sotto forma di omicidi, percosse e appropriazioni di terreni”.

Aggiornato al 22 dicembre 2006: In un articolo titolato “Tutti i membri del mio personale sono stati uccisi in chiesa: sono scomparsi”, il Times di Londra pubblica un grafico tratto dal sito web DanielPipes.org:

1472811441-7231-largeIl crollo delle popolazioni cristiane in Medio Oriente: dal sito web DanielPipes.org.

Aggiornato al 31 marzo 2007: La stessa storia in Libano:

In un sondaggio che verrà pubblicato il mese prossimo in esclusiva sul The Sunday Telegraph, quasi la metà della popolazione di tutti i maroniti, la più vasta confessione cristiana nel Paese, afferma di aver preso in considerazione la possibilità di emigrare. Di questi, oltre 100.000 hanno presentato domanda di visto alle ambasciate straniere. Il loro esodo potrebbe avere un effetto devastante sul Paese, privandolo di una minoranza influente che agisce da importante contrappeso alle forze dell’estremismo islamico. Circa 60.000 cristiani hanno già abbandonato il Libano da quando la scorsa estate è scoppiata la guerra tra Israele e Hezbollah.

Aggiornato al 4 dicembre 2007: In un’intervista al Jerusalem Post, Justus Reid Weiner del Jerusalem Center for Public Affairs si dice molto pessimista in merito al futuro dei cristiani che vivono sotto l’Autorità palestinese. Egli prevede che, se non si farà qualcosa rapidamente, nell’arco di 15 anni non ci saranno più comunità cristiane nei territori palestinesi. “I leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro discepoli alle forze dell’Islam radicale”.

 

di Daniel Pipes
Middle East Quarterly
Inverno 2001

Kyenge : “Sostituire gli italiani con giovani immigrati”

373033_178560228973871_107891661_n«Il reato di ingresso clandestino e di soggiorno illegale dovrebbe essere abolito in sede di revisione del Testo Unico sull’immigrazione da parte dei ministeri dell’Interno – calabraghe Alfano già prende appunti – e della Giustizia e dal Parlamento”.
È quanto ha chiesto il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, intervenendo a Roma, a palazzo Giustiniani, alla presentazione del Rapporto su “La criminalizzazione dell’immigrazione irregolare».
Solita marchetta.
Non basta, i clandestini devono essere liberi di gozzovigliare per l’Italia – stile Kabobo per intenderci – per la congolese infatti «il trattenimento delle persone da espellere nei Cie dovrebbe rappresentare solo l’estrema ratio e comunque 18 mesi sono un periodo eccessivamente lungo».
Ma attenzione, perché il suo obiettivo ‘finale’, è la soppressione etnica del popolo italiano: « La priorità, è il ringiovanimento demografico dell’Italia».
Tradotto: l’Italia è da considerarsi un paese di vecchi e per ringiovanirla occorrono altri milioni di immigrati, che però con le leggi vigenti faticherebbero ad entrare. Per la sostituzione rapida del vecchio col nuovo (il ringiovanimento) occorre aprire le frontiere a tutti.
Chi critica è un egoista razzista da mettere al bando.
Dicasi, ‘sostituzione etnica‘. Anche detto: genocidio.
E’ la stessa strategia utilizzata da Stalin, lo usano i cinesi in Tibet per la distruzione etnica del popolo tibetano attraverso l’immigrazione di Cinesi etnici, gli Han e dai laburisti nel regno unito con l’immigrazione massiccia e da tutte le nazioni europee con governi di sinistra.
E’ la strategia de Il piano Kalergi: il genocidio dei popoli europei
conclude il ministro “L’immigrazione deve essere vista in un’ottica europea”… appunto, come già riportato sopra!
Abbiamo visto gli effetti dell’immigrazione e dell’integrazione nella ex jugoslavia, in sudan, in Ruanda, in nigeria.
Adesso è il turno dell’Italia.
Quando si dimette, la ministra che vuole la ‘rivoluzione demografica in Italia’?

Islam e libertà religiosa

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Uno dei Buddha di Bamiyan distrutti dai talebani per motivazioni religiose

Non molto tempo fa, il Dipartimento di Stato americano ha soddisfatto una richiesta del Congresso e ha reso pubblico il suo primo Rapporto Annuale sulla Libertà Religiosa Internazionale. Si tratta di un grosso lavoro, di oltre un migliaio di pagine, che copre 194 Paesi. Ad esso hanno lavorato centinaia di persone per più di diciotto mesi. Da una lettura del rapporto emerge che i 21 Stati del Medio Oriente (in più l’Autorità Palestinese) non hanno rivali a livello internazionale, quando si arriva a dire alla gente come pregare e vivere. Iniziamo proprio dal gradino più basso: questa regione vanta l’unico Stato al mondo – l’Arabia Saudita – che il rapporto descrive come un luogo dove “non esiste assolutamente la Libertà Religiosa”. E ne spiega il motivo: “l’Islam è la religione ufficiale e tutti i cittadini devono essere musulmani… Il governo proibisce la pratica pubblica delle altre religioni”. È così! Alla fine del 1990, mentre centinaia di migliaia di truppe statunitensi stazionavano in Arabia Saudita, per proteggerla dall’Iraq, il presidente Bush andò in visita ai soldati, per festeggiare con loro la festa americana del Ringraziamento. Ma poiché egli voleva rendere grazie al Signore prima di sedersi a festeggiare, dovette consumare quel pasto a bordo di una nave, al largo della costa saudita. Alcune settimane dopo, le truppe americane non poterono partecipare alle funzioni religiose del Natale sul suolo saudita, funzioni che vennero celebrate in tende mimetizzate o nelle mense. Le autorità saudite insistono altresì sul tipo di Islam. Perseguono gli sciiti e permettono solo uno specifico tipo di Islam sunnita. Il rapporto spiega in modo delicato ma anche inquietante: “in genere la pratica islamica è limitata a quella dell’ordine wahhabita”, il più gretto tra tutti, e “vengono scoraggiate le pratiche contrarie a questa interpretazione”. I Paesi vicini peggiori sono il Sudan, l’Iraq e l’Afghanistan, tutti descritti come luoghi in cui le autorità pongono delle “severe” restrizioni ai diritti religiosi. L’Afghanistan è il posto in cui un uomo ai vertici della gerarchia militare dice che le statue di Budda, risalenti a duemila anni fa, devono essere distrutte perché “non sono islamiche”. In Iraq, è l’ordinaria storia della repressione stalinista: “il governo bahatista controllato da Saddam Hussein, per decenni, ha condotto una brutale campagna di stragi, di esecuzioni sommarie e di prolungate detenzioni arbitrarie ai danni di capi religiosi e di seguaci, appartenenti alla popolazione musulmana sciita”. Il Sudan ha mosso un’orrenda guerra contro la popolazione non-musulmana, provocando ciò che probabilmente è il peggiore disastro umanitario del mondo odierno. A un livello meno terribile, si trovano l’Iran e la Libia, dove il governo semplicemente “limita” i diritti religiosi. In Iran, le principali vittime, che si stima siano un terzo di un milione di Baha’is, insieme ai musulmani sunniti e ad altri sentono il peso maggiore della furia di regime. In Libia, un Paese più omogeneo, stiano attenti coloro che dissentono le eccentriche opinioni sulla devozione religiosa, nutrite da Mu’ammar al-Qadhdhafi: “Sono messi all’indice i gruppi islamici le cui convinzioni e pratiche religiose sono in disaccordo con i precetti di Stato”. Segue, poi, la maggior parte di Stati mediorientali, caratterizzati da due tratti distintivi: l’Islam come religione di Stato e una teorica libertà religiosa. Un esempio tipico ne è l’Egitto: “sono proibite le pratiche religiose in contrasto con la legge islamica”.

Egipt, Muslim Destroy St.George Coptic Church – Egitto, Musulmani distruggono la Chiesa copta di S.Giorgio

http://youtu.be/N-IeVJCGWVw
In Algeria, in Giordania e in Kuwait, c’è all’incirca la stessa situazione. In questi e in un’altra decina di Stati, l’Islam è privilegiato, mentre le altre religioni esistono a malapena.
Alla fine del rapporto il Dipartimento di Stato encomia brevemente un quintetto inverosimile: Tunisia, Israele, Siria, Turchia (vistitare L’Islam e le chiese cristiane: dossier fotografico dalla zona “turca” di Cipro)ed Emirati Arabi, ove si dice che i governi rispettino “in genere” i diritti religiosi. Cosa ancor più strana, è che solo una linea politica ottiene una piena approvazione: quella dell’Autorità Palestinese, che “rispetta” senza riserva i diritti religiosi. Il rapporto sostiene che “l’Autorità Palestinese non presenta dei modelli discriminatori e vessatori nei confronti dei cristiani”, sorvolando così su una vasto piano di discriminazione e di intimidazione ai danni della minoranza cristiana in calo, come pure su oltraggi quali un tentativo musulmano di appropriarsi di due vani della chiesa più sacra per la cristianità, per trasformarli in gabinetti. Da questi risultati si traggono tre conclusioni. La prima è che il concetto di libertà religiosa è estraneo alla maggior parte dei governi mediorientali. In secondo luogo, il Dipartimento di Stato deve ulteriormente ritoccare la sua metodologia, giacché qualsiasi rapporto che pone la Siria sullo stesso piano di Israele ha bisogno di essere radicalmente ripensato. Terza conclusione, classificare l’Autorità Palestinese come la più squisita promotrice delle libertà religiose nell’intera regione è un’ulteriore prova che nessuna distorsione della verità è troppo grande nello sforzo di promuovere i negoziati arabo-israeliani.

di Daniel Pipes – 23 settembre 1999

Dal 1999 ad oggi nulla è cambiato anzi, grazie ai nostri politici calabraghe,  la prepotenza islamica si è estesa anche al vecchio continente.

What Muslims Have Done To Kosovo – Chiese distrutte in Kosovo

http://youtu.be/d2ahyVDYRLg

Kosovo, Chiesa data alle fiamme – Kosovo , Serbia, Europe: church set in flames by muslim

Kosovo, Monasteri distrutti dai musulmani – Kosovo, monasteries destroyed by Muslims

Nigeria – cristiani nel mirino: la lunga catena di attentati

chiesa nigeriana bruciata dai musulmani
chiesa nigeriana bruciata dai musulmani

Nel lontano 26 febbraio 2006 scrivevo un’articolo intitolato Nigeria, un paese ex cristiano. Si, ex cristiano perchè in passato la Nigeria era a maggioranza cristiana. Poi è sopravvenuta la religione islamica di pace e amore ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Con la stessa violenza di oggi, allora imposero al nord la legge islamica.
Adesso, nel 2012 i giornalisti cominciamo a pensare che ci sia una qualche forma di persecuzione e titolano come fa il messaggero “Nigeria, cristiani nel mirino:
la lunga catena di attentati”

Ridicoli, semplicemente ridicoli!

Nei sei anni passati hanno cercato di nascondere la realtà chiamando quello che è un vero genocidio, con tutti i nomi possibili ed immaginabili pur di non dire la verità.

Accecati dall’odio nei confronti della chiesa e dei cristiani, con la mente offuscata dall’ideologia di sinistra, con la loro superbia nel voler imporre il meticciato a tutti i costi hanno stretto alleanza con i musulmani provocando e sottacendo i massacri ai cristiani del Sudan, delle Filippine, dell’Eritrea, della Tainlandia, di Timor, dell’Indonesia, del Borneo, della Bosnia, del Kosovo, del Centro Africa ed ovunque i musulmani raggiungano almeno il 6% della popolazione ed avere così la forza militare di imporre la loro legge – la legge Islamica, la Sharia.

Questo è l’articolo pubblicato sul messaggero il 10 giugno 2012

corpi dei cristiani bruciati nella chiesa
corpi dei cristiani bruciati nella chiesa

Attentati kamikaze, raid armati, chiese date alle fiamme: in poco più di un anno la Nigeria ha visto una pericolosa escalation degli attacchi contro i cristiani e sono ormai diverse le festività cattoliche e le domeniche bagnate dal sangue. A rivendicare gran parte degli attacchi – concentrati nel centro-nord del Paese – è stato il gruppo estremista Boko Haram, che vuole instaurare la sharia in Nigeria e che potrebbe essere il responsabile anche della strage avvenuta oggi nelle chiese di Biu e Jos. Questi i principali precedenti. DICEMBRE 2010 – Una serie di attacchi armati ed esplosivi, rivendicati dai Boko Haram, insanguina la vigilia di Natale in diversi centri del Paese, in particolare nella città di Jos. Le vittime sono 86. Agli attacchi, seguono violenti scontri tra musulmani e cristiani. 2011 – Il 4 novembre un’ondata di attacchi colpisce la città di Damaturu. Edifici governativi, due banche e sei chiese finiscono nel mirino dei raid. I morti sono almeno 65. Poco più di un mese dopo, un nuovo Natale di sangue segna le città di Jos, Abuja e Gadaka dove tre chiese sono colpite da attentati esplosivi, con un bilancio di 49 vittime. Gli attacchi, anche in questo caso opera dei Boko Haram, chiudono una settimana segnata da scontri e attentati, mentre cresce la preoccupazione della comunità internazionale. 2012 – Il 5 gennaio, a Gombe, una bomba lanciata contro una chiesa causa 5 morti. A rivendicare l’attacco sono i Boko Haram che pochi giorni prima, con un ultimatum, avevano ingiunto ai cristiani del Nord di lasciare l’area. Il giorno dopo, un raid colpisce una veglia funebre a Mubi, i morti sono 17. Il 26 febbraio, è ancora una chiesa di Jos a finire nel mirino di un kamikaze, che con un’autobomba uccide due fedeli. E sempre a Jos, una nuova autobomba lanciata contro una chiesa causa tre morti, innescando nuovi scontri interreligiosi, con un bilancio di 10 vittime. L’8 aprile, un’autobomba esplosa nei pressi di una chiesa, insanguina la Pasqua della comunità cristiana di Kaduna, uccidendo 36 persone e ferendone 13. Il 29 aprile l’ennesima strage domenicale colpisce i cristiani di Kano dove un commando armato fa irruzione nel campus dell’università Bayero durante la messa. I morti sono una ventina. Il 3 giugno, infine, un kamikaze fa strage di cristiani in una chiesa di Bauchi, uccidendo almeno 15 persone. L’attentato avviene ancora una volta di domenica e porta la firma dei ‘talebani nigerianì, i Boko Haram.

5 persone picchiate e bruciate vive

Musulmani bruciano vivi 3 cristiani

effetti sui non musulmani della religione di pace e amore e tolleranza

Guerra ai cristiani

Guerra ai Cristiani
la copertina del libro Guerra ai Cristiani

Anche se spesso buona parte dei media non ne dà adeguato risalto, perché intrisi delle logiche del «politicamente corretto», i cristiani nel mondo sono realmente vittima di persecuzioni e discriminazioni.
Ma per fortuna non tutti tacciono su questo fenomeno triste ed insieme degno di rilievo. Tra gli uomini più attivi e determinati nel denunciare questo stato di cose figura senz’altro l’europarlamentare del Pdl Mario Mauro, autore del bel nuovo saggio Guerra ai cristiani. Anche in qualità di rappresentante della presidenza dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), l’alto esponente politico-istituzionale del movimento di Berlusconi si sta spendendo da anni per la difesa dei diritti umani, e portano la sua firma le due risoluzioni del Parlamento europeo in cui si prende atto e si condanna la situazione persecutoria nei confronti dei cristiani nel mondo. E’ proprio il cristianesimo quello che è preso di mira più di tutte le altre confessioni religiose. L’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, nei suoi ultimi rapporti, ha dimostrato come il 75% delle discriminazioni a base religiosa nel mondo sino proprio a danno dei cristiani. E l’agenzia Fides riporta che ci sono stati solo l’anno scorso ben 37 omicidi sulla base del mero odio anticristiano.
Sembra che non ci sia zona del globo terrestre in cui si risparmino i cristiani da attacchi, violenze, soprusi e vessazioni. Il fondamentalismo islamista in molti paesi arabi africani e del Medio Oriente asiatico ed il totalitarismo politico di matrice comunista in alcune aree dell’Estremo Oriente, non stanno lasciando scampo a persone e gruppi che intendono in qualche modo rendere una testimonianza pubblica e/o culturale della loro fede cristiana. Dalle vere e proprie crocifissioni in Sudan alla legge pakistana sulla blasfemia, dalla tendenza dell’amministrazione pubblica egiziana ad «islamizzare» i cittadini fin nei loro documenti d’identità agli arresti e torture in Iran, è evidente come l’islamismo radicale stia facendo di tutto per annientare la presenza cristiana in quei luoghi. La proposta culturale cristiana viene strumentalmente ed ingiustamente bollata come uno sfregio ed un oltraggio ad Allah ed alla religione maomettana, che si vuole appunto egemone e dominante. Chiese e villaggi bruciati e distrutti ci sono anche in India, in cui si contano anche atroci casi di cristiani arsi vivi. I cristiani vengono messi ai margini anche nell’isola di Cipro, dove l’occupazione turca ha provato già in passato a cancellare molti simboli e luoghi sacri. I cristiani devono porre massima attenzione alle attività che svolgono anche nella più «laica» Turchia. Nel Medio Oriente, come in Iraq, si attuano strategie per incrementare l’esodo dei cristiani dalla Terra Santa. Per non parlare dell’Estremo Oriente, della Cina ad esempio, dove i cattolici fedeli al pontefice romano sono perseguitati dalle forze dell’ordine statali e tendono ad essere qualificati come «agenti al servizio di una potenza straniera», e dunque si trovano a far parte della chiesa «sotterranea e clandestina», mentre quella «ufficiale» deve coercitivamente fare riferimento, più che al papa, al Partito comunista cinese.
Sempre in merito all’ostilità al cristianesimo, all’islamismo ed al comunismo presenti soprattutto in Africa ed Asia fa da complemento il relativismo laicista del continente europeo. Quella che va per la maggiore sembra essere una certa corrente neoilluministica, per cui vengono visti con diffidenza, quando non con disprezzo, i corpi intermedi naturali tra l’individuo e lo stato, mentre la religione (anzitutto quella cattolica) deve essere relegata nell’ambito strettamente individuale e privato, e non deve avere rilievo pubblico ed «influenzare» le scelte culturali e politiche. L’uomo è, invece, ontologicamente portato a cercare un significato ed un senso ultimo alla propria vita. E ciò non può non avere ripercussioni ed un rilievo nella società e di conseguenza nella cultura e nella politica.
Termini come pari opportunità, uguaglianza, democrazia, laicità, diritti e principio di «non discriminazione» subiscono una strumentalizzazione e servono in realtà a coprire un approccio ed atteggiamento delle istituzioni comunitarie e di forze politiche soprattutto di sinistra improntato all’indifferentismo religioso ed al nichilismo. Si ostacolano e marginalizzano politiche per la difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale e per la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e s’incentivano, al contrario, misure atte a favorire le unioni omosessuali con relative adozioni di bambini, l’aborto come contraccettivo, l’eugenetica come segno di «salute riproduttiva», ore di etica ed educazione alla cittadinanza al posto dell’ora di religione cattolica nelle scuole. E’ poi da ricordare come la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo abbia condannato l’Italia per la presenza per via legislativa del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma il calo demografico ed il crollo dei matrimoni non sono che l’altra faccia della medaglia dell’attuale situazione di crisi e declino del Vecchio Continente, dove l’aborto è diventato statisticamente la più grande causa di mortalità.
Insomma, occorre fronteggiare il relativismo ed il fondamentalismo, e procedere alla difesa e promozione del cristianesimo, perché laddove c’è la presenza cristiana nella società si sviluppano anche la dimensione comunitaria (anche di opere ed imprese), la laicità delle istituzioni, una legislazione più rispettosa del diritto naturale, un allargamento della ragione ed una più autentica promozione della dignità della persona, dei diritti umani e della libertà. Ed è certamente a partire dall’Italia e dall’Europa che si deve condurre una proposta ed azione politica e culturale volta a difendere le nostre radici cristiane e la libertà religiosa. E da qui sviluppare anzitutto una cultura ed al contempo una politica mirate ad incentivare la natalità, la famiglia formata dall’unione stabile tra un uomo ed una donna aperti alla vita ed educazione dei figli, la solidarietà, lo sviluppo socio-economico, la pace, la giustizia e la libertà.
(di Mario Secomandi- dal sito “Ragionpolitica.it”)

Persecuzione dei cristiani : filmato

Persecuzione dei cristiani in Nigeria



Persecuzione dei cristiani in Pakistan

Persecuzione dei cristiani in palestina

Persecuzione dei cristiani in Libano


Persecuzione dei cristiani in Turchia


Delle persecuzioni in Indonesia ne abbiamo già parlato in Indonesia musulmana e gli altri. E parleremo delle persecuzioni in Egitto, del Pachistan, di nuovo del Libano, del Sudan … la lista è lunghissima

terrorismo e immigrazione

Mustafa Setmarian Nasar
Mustafa Setmarian Nasar

In un precedente articolo, La Gran Bretagna esporta il terrorismo, abbiamo parlato di immigrati con passaporto dello stato ospitante che si affiliano alle organizzazioni terroristiche islamiche.
Il fenomeno non è nuovo ne sconosciuto
.
Ai nostri solerti politici e magistrati, basterebbe rovistare nella storia recente per scoprire il come ed il perché dopo la “Connessione cubana” ci sia stato un dilagare del fenomeno. Prendiamo ad esempio l’islamico Mustafa Abdul Kader Setmarian Nasar e seguiamone la storia e le tracce il giro per il mondo.
Mustafa Abdul Kader Setmarian Nasar (eroe dei convertiti italiani, basta fare una ricerca sui forum) nasce ad Aleppo, in Siria nel 1959. Nel 1980 entra a far parte dei fratelli musulmani. Dopo il massacro di Hama del marzo 1982 fuggi in l’Afghanistan e si unì ai mujahidin nella guerra contro il governo afgano (dopo il ritiro dei russi).
Nel 1985 adottò la Spagna come paese di residenza, mischiandosi all’interno della grande comunità di siriani viventi la. Nel 1987 sposò una cittadina spagnola, Elena Moreno Cruz (comunista convertita all’islam) e diventò lui stesso un cittadino spagnolo (come tanti fanno anche da noi).
Tornò in Afghanistan nel 1988 dove incontrò, per la prima volta, Osama Bin Laden e quindi si è unì al suo gruppo arabo-afgano.
Quando nel 1992 Osama Bin Laden si trasferì a Khartoum, in Sudan, egli entrò a far parte del suo staff come aiutante. Dopo alcuni anni in Sudan tornò in Spagna.
Mustafa viaggiava spesso tra Parigi, Londra e Madrid (chissà perchè e che razza di affari aveva). Tra un viaggetto “d’affari” e l’altro scrisse un libro (rivolto agli immigrati in Europa) sostenendo che solo un islam rigoroso è la giusta via per la gioventù islamica.
Il 27/7/1995, dopo un attentato alla metropolitana di Parigi, attribuito al Gruppo Islamico Armato algerino noto nel suo acronimo francese – GIA, Mustafa Setmarian è stato arrestato a Londra per una breve indagine e rilasciato poco dopo con tante scuse (eccerto!).
Nell’autunno 1997, il nostro eroe, torna in Afghanistan sotto il regime talebano e nel 1998 prende la supervisione di un campo di addestramento di Al Qaeda.
Grazie al suo stato di servizio viene nominato da Osama Bin Laden, membro del Consiglio della Shura come coordinatore degli affari siriani di Al Qaeda.
Dopo l’invasione USA in Afghanistan del 2001 Mustafa Setmarian riuscì a fuggire in Iraq attraversando l’Iran e si riunì ad Abu Musab al Zarqawi ( il numero due di Al Qaeda) che si trovava nelle montagne del Kurdistan (KKK, quello di Abdullah Öcalan, vi dice nulla?).
Divenne presto ufficiale di collegamento di Ansar al Islam tra la Spagna e la comunità siriana in Europa. Egli lavorò alacremente come mediatore tra Abu Musab al Zarqawi e gli autori degli attentati ai treni di Madrid.
Il nostro uomo finì nella lista dei ricercati per essere interrogato dall’autorità britannica per possibili collegamenti con gli attacchi di Londra.
Nell’estate del 2004 tornava in Pakistan per gestire il flusso di terroristi in Afghanistan.
Nel 2007 appare in una lista distribuita dalla polizia del Pakistan come uno dei dodici fuggitivi più ricercati al fianco del talebano Mullah Omar, leader dei talebani e Abdullah Ahmed Abdullah, ricercato per il suo ruolo negli attacchi del 1998 contro le ambasciate USA in Kenya e Tanzania.
Alla fine, finalmente, nell’ottobre 2005 viene arrestato a Quetta città di confine con l’Afghanistan insieme a due sauditi, Sheikh Ali Mohamed al-Salim e Abdul Hanan, il presidente di “Madina Trust”, una fondazione di beneficenza legato alla Jaish-e-Mohammed.
Jaish-e-Mohammed è un gruppo militante islamico PACHISTANO che le autorità dicono abbia legami con Al-Qaeda.
Il 23/05/2006 Mustafa Setmarian è estradato in Italia e trasferito a Guantanamo dove è detenuto ancora oggi.
Insomma una brava persona che si è addestrata alla migliore scuola di terrorismo. Poi ha messo in pratica tutte le sue conoscenze ad Hama e visto che non era ora di andare in pensione ha pensato bene (con il beneplacito dei magistrati di sinistra tipo forleo) di viaggiare con il suo passaportino spagnolo e seminare qualche morto qui e la in Europa ed altrove.

Poi è arrivato quel cattivone di Bush che lo ha rinchiuso in galera (troppo poco secondo me) tra gli strepitii della sinistra mondiale (ovvio no?) e quelli della moglie :
The U.S. National Counterterrorism Center confirms Nassar’s capture in November 2005, and media reports indicate that Nassar was later held for a time at a U.S. military base on the British-owned island of Diego Garcia in the Indian Ocean. In June 2009, responding to a request from a Spanish judge for information on Nassar’s whereabouts, the FBI stated it was not holding him in the United States but failed to address whether Nassar was being held in U.S. custody elsewhere.?
Nasar’s wife has taken the case of the Soviet-style disappearance of her husband public
. “Mr. Nassar’s wife and children want to know if he is still alive and where he is,” said Steven Watt, staff attorney with the ACLU Human Rights Program. “Requests for information about his forced disappearance, nearly four years ago, have been ignored by the U.S. government, and his family now has no other choice but to turn to the international community for assistance in their quest.”

Meanwhile, the consequences of U.S. foreign policy has real human costs. “I have been bringing up four children without their father for nearly four years now. They keep asking about dad and I have no idea what to tell them anymore ? I don’t even know if their father is still alive. Without knowing what has happened to my husband, I don’t know where to go with my life or how to move on. The pain of not knowing is becoming unbearable and I am so concerned for my children’s well-being if they should find out about the tragedy that we are being put through,” Nasar’s wife Cruz said. “If my husband is suspected of doing anything wrong, he should get his day in court. If he isn’t, he should be let go. No one deserves to be treated like this.”

Poverino! Vero? Insomma ci vuole molto a capire che togliendo di mezzo il sostegno dei compagnucci  il terrorismo si estingue da solo? Ci vuole molto a capire che questi animali vanno soppressi senza tanti complimenti? Estirpati come un cancro?

Se volete leggervi tutta la sua biografia compratevi il libro : Architect of global jihad: the life of al-Qaida strategist Abu Musʻab al-Suri Di Brynjar Lia