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La Cristianofobia in Occidente: strategie e modalità

Persecuzioni+Anticristiane
Persecuzioni Anticristiane

Il termine cristianofobia ha fatto molta strada. Partito dal niente, sta raggiungendo picchi preoccupanti, anche in Europa. Esso indica l’odio nei confronti del Cristianesimo, che va crescendo in Oriente e in Occidente. Mentre in Oriente la cristianofobia si esprime nel tentativo di soffocare il cristianesimo nel sangue, in Occidente si cerca di estirparne le radici attraverso una persecuzione culturale, psicologica e morale. L’ordine naturale e cristiano è violato dalle leggi e dai costumi e coloro che si levano per difenderlo vengono perseguitati sul piano mediatico e giudiziario, giungendo talvolta all’aggressione fisica. L’autore di questo articolo mostra come vengono preparate campagne di demonizzazione dei cattolici: si prende un crimine odioso, si associa un colpevole al crimine, si estende la colpevolezza del crimine al gruppo, che in questo caso sono i cristiani. È la stessa strategia che fu usata durante le persecuzioni dell’Impero romano e che oggi si rinnova con gli strumenti sofisticati delle nuove tecnologie mediatiche.

La nuova persecuzione descritta da René Guitton e Bat Ye’or
Quando nel 2009 uscì Cristianofobia, tradotto in Italia nel 2010 da Lindau, molti lo intesero come un appello lontano. Troppo lontano. Il libro affrontava in circa 300 pagine la situazione dei cristiani al di fuori dell’Europa, con rapporti dettagliati e spesso drammatici, suddivisi geograficamente. «Anche gli ebrei e i musulmani sono perseguitati», è scritto sin dalle prime pagine «ma il riconoscimento delle loro sofferenze non deve avvenire al prezzo della negazione di quelle dei cristiani». Lo schema è evidente: laddove il cristianesimo non raggiunge la maggioranza della popolazione, ci si trova di fronte a discriminazioni di ogni sorta: nella vita quotidiana, nelle amministrazioni, nel lavoro. In diversi casi il vandalismo e il sacrilegio sono all’ordine del giorno. L’accusa di proselitismo può aprire le porte del carcere. Certo non è così dappertutto, ma a volte è ancora peggio. Attentati terroristici verso chiese cristiane gremite di fedeli, in occasione delle feste liturgiche, sono ormai azioni sistematiche. Stragi di uomini, donne, bambini in preghiera, indifesi, sono sempre più frequenti.

Lo studio di Guitton risulta ancora più allarmante se lo si accosta al libro del 2006 di Bat Ye’or: Eurabia. Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita, sempre edito da Lindau. Qui viene analizzata la situazione europea, imbarazzata dalla propria cultura biblica, in costante lotta per apparire sempre più laica. Ma del tutto permissiva nei confronti dell’Islam. Strumenti come «l’occultamento del jihad»[1], ad opera di intellettuali, di politici europei, e di rappresentanti religiosi anglicani, venivano presentati per la prima volta al grande pubblico. Modalità di predominio come la dhimma, che permette all’Islam di richiedere ad un popolo suddito un riscatto per «la pace a prezzo della sua umiliazione»[2], sembravano adattarsi perfettamente alla situazione europea. A fronte di una vera e propria persecuzione extra-europea denunciata da Guitton, Bat Ye’or presentava un quadro di sconfortante debolezza ideologica intra-europea. Tanto da indurre ad una riflessione seria sulla cristianofobia europea, e alla formulazione di una domanda. Si tratta di Cristiano-fobia o di Catto-fobia?
La risposta dipende dal contesto. In un territorio dove convivono religioni diverse, allora è possibile trovare una generale Cristiano-fobia. Nei luoghi a maggioranza cristiana, c’è una più precisa Catto-fobia. Da notare anche un altro aspetto: nel primo caso c’è uno scontro diretto (impedimento aggressivo); nel secondo, in Europa, è più evidente una lotta mediatica per far allontanare i cristiani dalla fede (allontanamento ideologico). Si può anche pensare che la prima sia un peggioramento dell’altra, come una fase avanzata dello stesso processo.
In ogni caso, contesti diversi richiedono strumenti diversi. Secondo la grammatica che abbiamo illustrato prima, si gioca inizialmente sulla svalutazione dell’avversario. E il modo migliore, per togliere terreno ai cattolici, in Europa si chiama laicismo. È quella stessa laïcité che Guitton definisce il «principio legislativo che gode di un consenso quasi unanime […] ormai sul punto di diventare quasi un testo sacro, almeno a giudicare dagli strepiti che provengono da certi ambienti dell’integralismo laicista quando si affronta l’argomento». Il laicismo è pronto a mettere in discussione tutto, tranne il proprio approccio laico e «chi commette il sacrilegio di non pensarla come loro è regolarmente denunciato come un novello inquisitore»[3].

Strage di houla: casus belli per la guerra alla siria?

Civili a Homs
Civili a Homs

Tre stragi di civili a Homs, Hama e a Houla dove sono stati massacrate 108 persone, per metà bambini. Una strage subito attribuita dai media internazionali (in testa le immancabili al-Jazira e al-Arabya, organi di propaganda e disinformazione di Qatar e Arabia Saudita) ) e dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu alle forze governative siriane. Tutto è possibile in una guerra civile sempre più cruenta nella quale però le nefandezze abbondano tra i governativi come tra i ribelli. Inutile sottolineare che Bashar Assad dovrebbe essere impazzito per ordinare ai suoi di massacrare centinaia di innocenti a due passi dagli osservatori dell’Onu e sotto i riflettori dei media internazionali. I rapporti degli osservatori col basco blu guidati dal generale norvegese Robert Mood riferirono subito di persone colpite dalle schegge di granata, altre uccise con colpi a bruciapelo o a coltellate. Più tardi però, dopo il montare delle accuse a Damasco, hanno corretto il tiro riferendo di almeno una parte delle vittime colpite dai cannoni dei carri armati governativi. Damasco nega ogni responsabilità per una strage compiuta in una zona abitata da sunniti ma circondata da villaggi alauiti che sostengono il governo. Ce n’è abbastanza per sospettare della strage l’esercito e le milizie filo-Assad ma anche le molte anime della rivolta e i combattenti di al-Qaeda sempre più attivi in Siria provenienti dal vicino Iraq e che hanno già compiuto attentati e massacri. La dinamica della strage di Houla assomiglia infatti alle “spedizioni punitive” compiute dalle milizie di “al-Qaeda in Mesopotamia” contro villaggi sunniti iracheni che sostenevano collaboravano con le truppe statunitensi e con il governo di Baghdad. Quando al-Qaeda effettuò i primi attentati in Siria, contro sedi dei servizi segreti ad Aleppo e Damasco i ribelli ne attribuirono la responsabilità al regime di Assad, versione che ebbe ampia eco sui media (al-Jazira in testa, ancora una volta) finché lo stesso Dipartimento di Stato di Washington ammise che i terroristi di al-Qaeda erano entrati in forze in Siria per combattere il regime divenendo di fatto “alleati” ingombranti e imbarazzanti non solo dei ribelli ma anche dell’Occidente. La strage di Houla rischia di diventare quindi il “casus belli” per l’intervento militare internazionale da tempo chiesto da Turchia, Lega Araba e soprattutto dal Qatar e dai sauditi, sostenuti dagli anglo-americani e dai francesi. Anche se la Nato ha finora negato i preparativi di azioni belliche contro Damasco negli ultimi mesi sono emerse molte indiscrezioni che indicano il contrario incluse voci di pre-allerta di alcuni reparti alleati pronti a venire rischierati in Giordania, Libano o nelle basi britanniche a Cipro. Allo stesso modo negli ambienti diplomatici da tempo si sussurra che il Piano Annan è destinato a non riuscire a risolvere la crisi siriana ma può creare il contesto per un’azione internazionale che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu sembra pronto a varare. Indiscrezioni che trovano conferme anche in quanto rivelato dal Washington Post che ha sentito ribelli siriani e di funzionari statunitensi secondo i quali nelle ultime settimane gli insorti hanno ricevuto molte armi moderne fornite da Qatar e Arabia Saudita nell’ambito di un piano coordinato dagli Stati Uniti. Traffici gestiti da alcune basi alla frontiera con la Turchia (Idlib) e col Libano (Zabadani) senza dimenticare che in Giordania /dove l’Italia sta inviando un ospedale da campo) si è tenuta recentemente l’esercitazione internazionale Eager Lion che ha visto la presenza di 12 mila militari americani e alleati (anche qualche decina di specialisti italiani del 185° reggimento acquisizione obiettivi) che hanno simulato operazioni simili a quelle richieste da un intervento militare in Siria. Anche i Fratelli Musulmani siriani, come ha confermato il membro del comitato esecutivo della Fratellanza Mulham al-Drobi, si riforniscono di armi grazie ai fondi messi a disposizione da ricchi siriani o dai Paesi del Golfo. Sul regime di Assad sembrano sempre meno disposti a investire anche gli “sponsor” russi e cinesi se è vero, come racconta Haaretz che le forniture di armi e munizioni (anche nordcoreane) che arrivano via mare a Tartus e Latakia non godono più dei crediti agevolati di un tempo ma vengono pagate in anticipo da un fondo costituito dai petrodollari di Teheran, ormai l’unico vero alleato di Damasco. Ufficialmente Barack Obama ha chiesto la collaborazione di Mosca per gestire una “soluzione yemenita” con l’esilio di Assad e l’avvio di una transizione politica ma nei fatti Washington sembra puntare più a una “soluzione libica” e la strage di Houla potrebbe creare il contesto mediatico e sociale favorevole ad approvare un intervento bellico internazionale. Il Consiglio nazionale siriano (Cns), organo dei ribelli, chiede armi per difendere la popolazione e iniziative militari potrebbero venire presto varate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il presidente francese Francois Hollande pare deciso a emulare in Siria le gesta di Sarkozy in Libia e dopo aver sentito il premier britannico David Cameron ha dichiarato che “la follia omicida del regime rappresenta una minaccia per la sicurezza dell’area”. Il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi non esclude nessuna opzione contro il regime di Assad e il leader dei liberaldemocratici europei Guy Verhofstadt ha chiesto esplicitamente un intervento militare internazionale. Sono bastati poco più di un centinaio di morti, per metà bambini, per ventilare senza timidezze un intervento finora ufficialmente escluso dall’Alleanza Atlantica. Eppure le truppe di Assad sono impegnate in veri e propri combattimenti contro ribelli appartenenti a gruppi diversi e spesso rivali ma che possono contare su armi sempre più moderne e che non si tratti di una guerra tra militari e civili indifesi lo si evince anche dal bilancio delle vittime redatto dall’Osservatorio dei diritti umani, emanazione dei rivoltosi, che ammette che su 13 mila morti oltre 3 mila erano militari di Assad e che molti dei più di 9 mila civili uccisi erano ribelli. Del resto non sarebbe la prima volta che eccidi e massacri, veri o “costruiti” ad arte, aprono la strada all’internazionalizzazione di un conflitto interno. Nel 1995 alla strage di Srebrenica seguì l’intervento dell’Alleanza Atlantica in Bosnia, nel 1999 le fosse comuni di Racak diedero il via all’intervento della Nato in Kosovo nonostante un team medico bielorusso avesse accertato che si trattava di cadaveri raccolti da più parti ai quali era stato sparato alla nuca post mortem. L’anno scorso l’intervento alleato in Libia è stato favorito dalle notizie, rivelatesi poi infondate, di fosse comuni, massacri di bambini e stupri di massa compiuti dai soldati di Gheddafi. Il parallelo con la Libia non è azzardato non solo considerando la mole di disinformazione diffusa mediaticamente in questi mesi dai ribelli siriani ma anche analizzando le ultime dichiarazioni politiche nelle quali la nota di linguaggio sembra essere “proteggere i civili”. La stessa motivazione che animò l’intervento della Nato in Libia battezzato Operazione “Unified Protector”. In quel caso vennero protetti a suon di bombe e missili anche i molti civili che sostenevano il regime di Gheddafi e anche in Siria pare che buona parte dei civili stia con Assad o quanto meno non abbia intenzione di lasciare il proprio Paese in mano a milizie armate, bande irregolari e jihadisti. Difficile dargli torto guardando all’attuale situazione libica e alle leadership occidentali impegnate ai consegnare Damasco agli islamisti. “Come già in Egitto, in Siria i Fratelli musulmani sono riusciti ad appropriarsi della rivolta, fino a costituirne ora la spina dorsale”: questa la valutazione espressa dall’esperto israeliano, Jacques Neriah, in una analisi pubblicata dal Jerusalem Center for Public Affairs (Jcpa). “Negli ultimi mesi – nota Neriah (in passato consigliere del premier Yitzhak Rabin) – sono scesi in campo i Salafiti e altre piccole organizzazioni islamiche ”in una sollevazione orchestrata ed alimentata da al-Qaeda”. Il principale gruppo di opposizione, guidato dal leader in esilio, Burhan Ghalioun, sembra entrato in “un processo di disintegrazione”. Ghalioun – secondo Neriah – non è riuscito ad imporre la propria autorità sull’Esercito della libera Siria (Fsa). Il carattere radicalmente islamico della insurrezione è nel frattempo divenuto più marcato, grazie anche – secondo Neriah – all’intervento di combattenti islamici accorsi da Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libia, Tunisia e anche da Paesi europei. “La graduale trasformazione dell’opposizione siriana in un movimento diretto da musulmani estremisti, ispirato, alleato e coordinato con al-Qaeda non serve gli interessi dell’opposizione stessa in quanto – secondo Neriah – la maggioranza dei siriani non si identificano con quei radicali”.
LINK
http://www.washingtonpost.com/world/national-security/syrian-rebels-get-influx-of-arms-with-gulf-neighbors-money-us-coordination/2012/05/15/gIQAds2TSU_story.html

http://www.haaretz.com/news/middle-east/russian-north-korean-arms-ships-to-dock-in-syria-as-bloody-crackdown-continues-1.432709,

Islam e libertà religiosa

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Uno dei Buddha di Bamiyan distrutti dai talebani per motivazioni religiose

Non molto tempo fa, il Dipartimento di Stato americano ha soddisfatto una richiesta del Congresso e ha reso pubblico il suo primo Rapporto Annuale sulla Libertà Religiosa Internazionale. Si tratta di un grosso lavoro, di oltre un migliaio di pagine, che copre 194 Paesi. Ad esso hanno lavorato centinaia di persone per più di diciotto mesi. Da una lettura del rapporto emerge che i 21 Stati del Medio Oriente (in più l’Autorità Palestinese) non hanno rivali a livello internazionale, quando si arriva a dire alla gente come pregare e vivere. Iniziamo proprio dal gradino più basso: questa regione vanta l’unico Stato al mondo – l’Arabia Saudita – che il rapporto descrive come un luogo dove “non esiste assolutamente la Libertà Religiosa”. E ne spiega il motivo: “l’Islam è la religione ufficiale e tutti i cittadini devono essere musulmani… Il governo proibisce la pratica pubblica delle altre religioni”. È così! Alla fine del 1990, mentre centinaia di migliaia di truppe statunitensi stazionavano in Arabia Saudita, per proteggerla dall’Iraq, il presidente Bush andò in visita ai soldati, per festeggiare con loro la festa americana del Ringraziamento. Ma poiché egli voleva rendere grazie al Signore prima di sedersi a festeggiare, dovette consumare quel pasto a bordo di una nave, al largo della costa saudita. Alcune settimane dopo, le truppe americane non poterono partecipare alle funzioni religiose del Natale sul suolo saudita, funzioni che vennero celebrate in tende mimetizzate o nelle mense. Le autorità saudite insistono altresì sul tipo di Islam. Perseguono gli sciiti e permettono solo uno specifico tipo di Islam sunnita. Il rapporto spiega in modo delicato ma anche inquietante: “in genere la pratica islamica è limitata a quella dell’ordine wahhabita”, il più gretto tra tutti, e “vengono scoraggiate le pratiche contrarie a questa interpretazione”. I Paesi vicini peggiori sono il Sudan, l’Iraq e l’Afghanistan, tutti descritti come luoghi in cui le autorità pongono delle “severe” restrizioni ai diritti religiosi. L’Afghanistan è il posto in cui un uomo ai vertici della gerarchia militare dice che le statue di Budda, risalenti a duemila anni fa, devono essere distrutte perché “non sono islamiche”. In Iraq, è l’ordinaria storia della repressione stalinista: “il governo bahatista controllato da Saddam Hussein, per decenni, ha condotto una brutale campagna di stragi, di esecuzioni sommarie e di prolungate detenzioni arbitrarie ai danni di capi religiosi e di seguaci, appartenenti alla popolazione musulmana sciita”. Il Sudan ha mosso un’orrenda guerra contro la popolazione non-musulmana, provocando ciò che probabilmente è il peggiore disastro umanitario del mondo odierno. A un livello meno terribile, si trovano l’Iran e la Libia, dove il governo semplicemente “limita” i diritti religiosi. In Iran, le principali vittime, che si stima siano un terzo di un milione di Baha’is, insieme ai musulmani sunniti e ad altri sentono il peso maggiore della furia di regime. In Libia, un Paese più omogeneo, stiano attenti coloro che dissentono le eccentriche opinioni sulla devozione religiosa, nutrite da Mu’ammar al-Qadhdhafi: “Sono messi all’indice i gruppi islamici le cui convinzioni e pratiche religiose sono in disaccordo con i precetti di Stato”. Segue, poi, la maggior parte di Stati mediorientali, caratterizzati da due tratti distintivi: l’Islam come religione di Stato e una teorica libertà religiosa. Un esempio tipico ne è l’Egitto: “sono proibite le pratiche religiose in contrasto con la legge islamica”.

Egipt, Muslim Destroy St.George Coptic Church – Egitto, Musulmani distruggono la Chiesa copta di S.Giorgio

http://youtu.be/N-IeVJCGWVw
In Algeria, in Giordania e in Kuwait, c’è all’incirca la stessa situazione. In questi e in un’altra decina di Stati, l’Islam è privilegiato, mentre le altre religioni esistono a malapena.
Alla fine del rapporto il Dipartimento di Stato encomia brevemente un quintetto inverosimile: Tunisia, Israele, Siria, Turchia (vistitare L’Islam e le chiese cristiane: dossier fotografico dalla zona “turca” di Cipro)ed Emirati Arabi, ove si dice che i governi rispettino “in genere” i diritti religiosi. Cosa ancor più strana, è che solo una linea politica ottiene una piena approvazione: quella dell’Autorità Palestinese, che “rispetta” senza riserva i diritti religiosi. Il rapporto sostiene che “l’Autorità Palestinese non presenta dei modelli discriminatori e vessatori nei confronti dei cristiani”, sorvolando così su una vasto piano di discriminazione e di intimidazione ai danni della minoranza cristiana in calo, come pure su oltraggi quali un tentativo musulmano di appropriarsi di due vani della chiesa più sacra per la cristianità, per trasformarli in gabinetti. Da questi risultati si traggono tre conclusioni. La prima è che il concetto di libertà religiosa è estraneo alla maggior parte dei governi mediorientali. In secondo luogo, il Dipartimento di Stato deve ulteriormente ritoccare la sua metodologia, giacché qualsiasi rapporto che pone la Siria sullo stesso piano di Israele ha bisogno di essere radicalmente ripensato. Terza conclusione, classificare l’Autorità Palestinese come la più squisita promotrice delle libertà religiose nell’intera regione è un’ulteriore prova che nessuna distorsione della verità è troppo grande nello sforzo di promuovere i negoziati arabo-israeliani.

di Daniel Pipes – 23 settembre 1999

Dal 1999 ad oggi nulla è cambiato anzi, grazie ai nostri politici calabraghe,  la prepotenza islamica si è estesa anche al vecchio continente.

What Muslims Have Done To Kosovo – Chiese distrutte in Kosovo

http://youtu.be/d2ahyVDYRLg

Kosovo, Chiesa data alle fiamme – Kosovo , Serbia, Europe: church set in flames by muslim

Kosovo, Monasteri distrutti dai musulmani – Kosovo, monasteries destroyed by Muslims

Chechen Human Rights Abuse

abdurakhmanova
abdurakhmanova

(il titolo è inglese per ovvie ragioni) Qui avevo parlato dell’incompatibilità che c’è tra diritti dell’uomo così come li conosciamo noi e la sharia (legge islamica). Naturalmente il buonismo imperante ed il giustificazionismo relativo fa si che nell’occidente si creda che le due culture possano convivere.

Possiamo crederlo, possiamo desiderarlo “noi” per amore della pace ma non è altrettanto dall’altra parte, tanto che alla Dichiarazione universale dei diritti umani (adottata dall’ONU) gli islamici hanno contrapposta la loro Dichiarazione del Cairo dei Diritti Umani dell’Islam.

Per avere le idee un pò più chiare su cosa intendono gli islamici per “diritti dell’uomo” andiamo su un loro sito di riferimento e leggiamo :

DICHIARAZIONE UNIVERSALE ISLAMICA DEI DIRITTI UMANI

elaborata il 19 settembre 1981 (21 Dhul Qaidah 1401)

“Questa e’ una dichiarazione per tutta l’umanita’, una guida per coloro che hanno fede”.   (Corano, Al-Imran 3:138)

Molto bene, il laicismo dello stato, tanto voluto dalla sinistra che si è tirata dietro un centro irresponsabile ed una destra traditrice vale solo per il cristianesimo visto che quelle forze politiche da anni si danno tanto da fare per far immigrare qui orde di islamici, tenerceli, dargli una cittadinanza e soprattutto mantenerli a spese nostre.

Vorrei ricordare a quei signori che gli islamici, amanti della sharia, non sono compatibili con la nostra civiltà. Abbiamo visto le stragi che hanno fatto e fanno di cristiani, buddisti, induisti, ebrei e tutti quelli che non sono islamici.
Abbiamo visto teste tagliate ma abbiamo anche dovuto sentire le giustificazioni della nostra sinistra :

“He! Ma gli americani!
“He! Ma gli ebrei!
“He! Ma sono fondamentalisti!

“He! questo, He quello e abbiamo perso la percezione di chi ci stiamo mettendo dentro casa. Non basta sapere che americani, canadesi, inglesi, tedeschi, francesi e ognuno che è entrato a far parte della grande “famiglia” dell’islam ha perso la propria cultura per “sottomettersi” alla legge coranica e diventare “fondamentalista?.

Vi posto alcuni filmati, così per ricordare e schiarire le idee (attenzione ci sono alcune immagini molto forti)

Russia vs. Islamist Ambition in the Caucasus (notate la cartina disegnata dai russi)

The American Who Fought in Chechnya (americano convertito)

Islamist Terrorist Attack in Chechnya (festa con parata)

e per finire Chechen Human Rights Abuse

A voi le conclusioni

Il prezioso contributo dell’islam alla civiltà

Mappa delle conquiste e delle civiltà cancellate o distrutte dall’islam

Mappa delle civiltà cancellate o distrutte dall'islam
Mappa delle civiltà cancellate o distrutte dall’islam

segue da Terrorism

632 d C       Morte di Maometto (8 giugno)

632-634       Conquista araba della Mesopotamia e della Palestina

635              Conquista araba di Damasco

638              Conquista araba di Gerusalemme

642              Conquista araba di Alessandria d’Egitto

647              Conquista araba della Tripolitania

649              Inizio delle guerre sul mare e conquista di Cipro

652              Prima spedizione contro la Sicilia

667              Occupazione araba di Calcedonia (Anatolia)

669              Attacco a Siracusa

670              Attacco ai berberi e conquista del Maghreb

674-680       Primo assedio arabo di Costantinopoli

698              Gli arabi prendono Cartagine ai bizantini

700              Assalto arabo a Pantelleria

704              L’emiro Musa proclama la guerra santa nel Mediterraneo occidentale; infesta il Tirreno e assale la Sicilia

710              Attacco arabo a Cagliari

711              Sbarco arabo nella Spagna meridionale Inizia la conquista della penisola iberica

715-717       Secondo assedio arabo di Costantinopoli

720              Attacco alle coste della Sicilia

727-731       Aggressioni alle coste della Sicilia

738              Liutprando sconfigge gli arabi ad Arles

740              Primo sbarco in Sicilia di un esercito saraceno

753              Ulteriore sbarco in Sicilia

778              Il giorno 8 settembre, Franchi e Longobardi sconfiggono gli arabi a Sabart, sui Pirenei

806              I mussulmani occupano Tyana, in Anatolia, e avanzano fino ad Ankara. Ademaro, conte franco di Genova, combatte i saraceni in Corsica

812-813       I saraceni attaccano Lampedusa, la Sicilia, Ischia, Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica e Nizza

819              Nuovo attacco alla Sicilia

827              Il 14 giugno, sbarco in Sicilia di un esercito, per la conquista dell’isola

829              I saraceni sbarcano a Civitavecchia

830              I saraceni invadono la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro

831              A settembre, Palermo si arrende agli arabi

838              Attacco saraceno a Marsiglia

839              Incursioni saracene in Calabria, sbarco e conquista di Taranto

840              Scontro navale, davanti a Taranto, tra saraceni e veneziani, che non riescono a fermare l’attacco. Saccheggio di Cherso, del Delta del Po e di Ancona

841              Gli arabi si spingono nel Quarnaro e distruggono la flotta veneziana all’isola di Sansego

842              Il 10 agosto Bari viene conquistata e vengono saccheggiate le coste della Puglia e della Campania

843              L’emiro di Palermo scaccia i bizantini da Messina

844              I normanni sbarcano in Spagna e occupano Siviglia

846              Spedizioni saracene a Ponza e a Capo Miseno. Il 23 agosto, gli arabi sbarcano alla foce del Tevere, assediano Ostia, saccheggiano nuovamente le basiliche di San Pietro e di San Paolo e l’entroterra fino a Subiaco, assediando poi Roma. Ritiratisi, depredano Terracina, Fondi, e assediano Gaeta

849              I saraceni saccheggiano Luni e Capo Teulada, in Sardegna

850              Attacco arabo contro Arles

852-853       Assalto alle coste calabresi e campane

856              Incursioni arabe a Isernia, Canosa, Capua e Teano

859              Gli arabi prendono Enna

867              Gli arabi saccheggiano il monastero di San Michele sul GarganoI saraceni occupano alcune città dalmate e assediano Ragusa. La flotta veneziana, guidata dal doge Orso, li insegue e li sbaraglia davanti a Taranto

868              Re Ludovico libera Matera, Venosa e parte della Calabria

869              Bande di saraceni invadono la Camargue

870              Gli arabi occupano Malta e saccheggiano Ravenna

879              Gli arabi prendono Taormina

879              I saraceni saccheggiano Teano, Caserta e la campagna romana

881              Il Papa scomunica il Vescovo di Napoli per la sua alleanza con i saraceni

885              I saraceni saccheggiano Montecassino e la Terra di Lavoro

890              I mori di Spagna attaccano la costa provenzale e stabiliscono una base a Frassineto (La Garde-Freinet)

898              Saccheggio saraceno della Badia di Farfa

912              Incursione saracena all’Abbazia di Novalesa

913              Attacco alla Calabria

914              Gli arabi stabiliscono basi a Trevi e a Sutri

916              Incursione saracena nella Moriana (Savoia)

922              Incursione e saccheggio di Taranto

924              Presa di Sant’Agata di Calabria

925              Incursioni saracene in tutta la Calabria, fino in terra d’Otranto; assedio e massacro di Oria

929              Saccheggio delle coste calabresi

930              Paestum viene saccheggiata

934              Assalto alla costa ligure

935              Saccheggio di Genova

936              Fallito attacco saraceno ad Acqui, difesa dal conte Aleramo

940              Incursione saracena al passo del San Bernardo

950              L’emiro di Palermo assale Reggio e Gerace e assedia Cassano Jonio

952              Gli arabi, alleati con Napoli, colonizzano la Calabria

960              San Bernardo da Mentone vince e insegue i saraceni in Val d’Aosta, fino a Vercelli

965              Gli arabi prendono Rametta, ultima roccaforte siciliana e in seguito sbarcano in Calabria

969              Saccheggi saraceni nell’Albesano

977              I saraceni prendono Reggio, Taranto, Otranto e Oria

978              I saraceni saccheggiano la Calabria

981              Ancora saccheggi in Calabria

986              I saraceni saccheggiano Gerace

987              I saraceni saccheggiano Cassano Jonio

988              Gli arabi prendono Cosenza e la terra di Bari

991              Presa di Taranto

994              Assedio e presa di Matera

1002            Incursioni a Benevento e nelle campagne napoletane, assedio di Capua

1003            Incursioni nell’entroterra di Taranto Attacco a Lérins, in Provenza

1009            Il califfo Al-Hakim tenta di distruggere il Santo Sepolcro

1029            Saccheggio delle coste pugliesi

1031            Saccheggio di Cassano Jonio

1047            Incursione saracena a Lérins

1071            Gli arabi vincono la battaglia di Manazkert e iniziano la conquista dell’Anatolia

1074            Sbarco di saraceni tunisini a Nicotera, in Calabria

1080            I saraceni saccheggiano Roma

1086            Gerusalemme cade in mano ai turchi

1096            Inizio della Prima crociata

1122            Scorreria saracena a Patti e a Siracusa

1127            Attacco a Catania e nuovo saccheggio di Siracusa

1144            L’atabeg di Mossul Zengi, con un colpo di mano, s’impadronisce di Edessa assumendo nel mondo islamico ruolo e fama di “difensore della fede”

1145            Papa Eugenio III bandisce la seconda crociata. A causa dei contrasti interni si rivelerà inutile

1187            Salah-ad-Din riconquista Gerusalemme

1190            Papa Clemente III organizza la terza crociata. Riccardo Cuor di Leone sconfigge per due volte Salah-ad-Din ma, sempre a causa dei dissensi interni alla coalizione, non poté liberare Gerusalemme Concluse però una tregua di tre anni, che prevedeva garanzie per i pellegrini (1192)

1195-1204   Si susseguono diversi tentativi pressoché inutili di organizzare una quarta crociata Anche in questo caso mancherà la necessaria coesione e le lotte interne la renderanno pressoché inutile

1213            Papa Innocenzo III tenta di bandire un’altra crociata che però non avrà luogo

1217-1221   Quinta crociata. Nel 1219 le cronache riportano la visita di Francesco d’Assisi al campo crociato Francesco predirà la sconfitta a causa delle faziosità e delle divisioni interne. La Chiesa non riconoscerà la quinta crociata

1221            Fallisce la conquista de Il Cairo e anche la quinta crociata si risolve con un nulla di fatto

1229            Federico II accordatosi con il sultano d’Egitto al-Kamil (Trattato di Giaffa) ottiene Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e alcune località costiere fra San Giovanni d’Acri e Giaffa e tra Giaffa e Gerusalemme; e conclude anche una tregua decennale

1244            I mussulmani riconquistano Gerusalemme

1245            Papa Innocenzo IV bandisce la settima crociata Luigi IX, re di Francia, la organizza con le sue sole forze ma non riesce a conquistare Gerusalemme Ulteriori tentativi si concluderanno nel 1270 con pochi esiti.

Dalla seconda metà del sec XIV, la progressiva avanzata dei turchi ottomani verso il cuore dell’Europa ridiede una certa attualità alla crociata, intesa però in senso non di guerra santa per la riaffermazione del cristianesimo in Oriente, ma di guerra per la difesa dell’Occidente stesso dall’islamismo sulla via di sempre più ampie conquiste.

Le crociate fallirono quanto al loro scopo originario, cioè la liberazione dei Luoghi Santi dai mussulmani. Restano tuttavia un fenomeno storico di grande rilevanza non solo religiosa, ma politica, economico-sociale, culturale. Politicamente, impegnarono i mussulmani contenendone e ritardandone l’avanzata in Europa, e ciò permise lo sviluppo degli Stati centro-occidentali

1308            I turchi prendono Efeso e l’isola di Chio

1326            I turchi conquistano Brussa

1329            I turchi prendono Nicea (Urchan)

1330            I turchi sconfiggono i bulgari, a Velbuzhd

1337            I turchi conquistano Nicomedia e si installano sul Mar di Marmara

1356            I turchi prendono Gallipoli, sul Mar di Marmara

1371            I turchi sconfiggono i serbi sulla Martz

1382            I turchi occupano Sofia

1386            I turchi occupano Nis, in Macedonia

1423            I turchi prendono il Peloponneso e la Morea

1425            Abbandono dell’isola di Montecristo a causa delle continue incursioni saracene

1430            I turchi prendono Tessalonica, la Macedonia, l’Epiro e la città di Giannina

1453            Maometto II prende Costantinopoli

1455            I turchi prendono Focea, Tasso e Imbro, nell’Egeo

1458            Maometto II conquista tutte le terre cristiane in Grecia, tranne le colonie veneziane Dopo due anni di assedio, cade l’Acropoli di Atene

1459            La Serbia diventa provincia ottomana

1460            I turchi occupano tutto il Peloponneso

1461            Cade anche Trebisonda, ultimo Stato bizantino. I turchi occupano la colonia genovese di Salmastro

1462            Maometto II occupa la Valacchia e Prende Mitilene ai genovesi

1465            Costantinopoli diventa la capitale dell’impero ottomano. La cattedrale di Santa Sofia viene trasformata in moschea

1470            I turchi occupano la veneziana Negroponte

1471            Scorrerie ottomane in Carniola, in Istria, nel Monfalconese e nel Triestino

1472            Scorrerie ottomane in Croazia

1473            Scorrerie ottomane in Carniola e Corinzia

1474            Scorrerie ottomane in Croazia e Slavonia

1475            Incursioni turche in Stiria inferiore e Carniola I turchi prendono Kaffa e tutta la Crimea ai Genovesi

1476            Incursioni turche in Carniola, Stiria, e in Istria, fino a Gorizia e Trieste

1477            Incursione in Friuli

1478            Scorreria in Carniola, Istria e Dalmazia

1480-1481   I turchi conquistano Otranto e ne massacrano la popolazione compiendo un’orribile strage

1482            Incursione ottomana in Istria e Carniola

1483            Incursione in Carniola Annessione turca dell’Erzegovina

1484            Conquista turca dei porti sulla Moldava

1493            Scorrerie in Istria, Carniola e Corinzia

1498-1499   Scorrerie ottomane in Carniola, Istria e Corinzia

1499            Grande scorreria turca in Friuli, fino ai confini della Marca Trevigiana

1511            I turchi conquistano la Moldavia

1516            Saccheggio di Lavinio, sul litorale romano

1521            Suleiman II prende Belgrado

1522            I turchi prendono Rodi ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che si trasferiscono a Malta, assumendo il nome di “Cavalieri di Malta”

1526            Suleiman II sconfigge gli ungheresi a Mohàcs

1528            I turchi assoggettano il Montenegro

1529            Suleiman II intraprende il primo assedio di Vienna. Occupazione della Georgia e dell’Armenia

1531            Khaireddin saccheggia le coste dell’Andalusia

1543            Suleiman II conquista gran parte dell’Ungheria

1551            Dragut saccheggia Augusta, in Sicilia

1554            Dragut saccheggia Vieste

1555            Dragut assale Paola, in Calabria

1556            Ivan IV conquista Astrachan

1558            Dragut saccheggia Sorrento e Massa Lubrense

1566            Una flotta turca entra in Adriatico e bombarda Ortona e Vasto. I turchi prendono Chio ai genovesi

1571            Il 6 agosto, i turchi prendono Famagosta, ultimo caposaldo veneziano di Cipro. Il 7 ottobre, la flotta turca, guidata da Selim II, è sconfitta, a Lepanto, da quella cristiana

1575-1600   I pirati moreschi attaccano sistematicamente le coste della Catalogna, dell’Andalusia, della Linguadoca, della Provenza, della Sicilia e della Sardegna

1582            Saccheggio di Villanova-Monteleone in Sardegna

1587            Gli arabi attaccano Porto Vecchio, in Corsica

1588            Hassan Aghà saccheggia il litorale laziale e Pratica di Mare

1591            Il Pascià di Bosnia invade la Croazia austriaca

1618-1672   Gli arabi attaccano sistematicamente le coste siciliane

1623            Gli arabi saccheggiano Sperlonga

1636            Gli arabi occupano Soltanto

1647            Gli arabi saccheggiano parte della Costa Azzurra

1672            I turchi attaccano la Polonia e conquistano la fortezza di Kamenez. Con il Trattato di Bucracz ottengono la Podolia

1680            I turchi saccheggiano Trani e Lecce

1683            I turchi assediano Vienna dal 14 luglio. L’imperatore Leopoldo I si allea con Giovanni Sobieski, re di Polonia. Vienna è liberata dall’esercito austro-polacco del duca Carlo Leopoldo V di Lorena, con la battaglia di Kalhenberg, del 12 settembre

1703            Ahmed III fa guerra a Pietro I e lo sconfigge sul Prut

1708            Algeri riprende Orano agli spagnoli

1714            I turchi saccheggiano la zona di Lecce

1727            I mussulmani saccheggiano San Felice al Circeo

1741            I Bey di Tunisi cacciano i genovesi dall’isola di Tabarca

1754            Saccheggio arabo di Montalto di Castro

1780            I mussulmani saccheggiano Castro, in Puglia

1799            Dopo la partenza di Napoleone, i turchi riprendono l’Egitto

Maggiori dettagli con le descrizioni prese da autori arabi le trovate da “inchiesta storica

1915-1916   Genocidio degli armeni da parte dei turchi

1920-1922   I turchi respingono il Trattato di Sèvres e cacciano i greci dall’Anatolia

1923            Con la Pace di Losanna, la Turchia si riprende la costa dell’Anatolia È una vera pulizia etnica con la deportazione di intere popolazioni

1928            Hassan al-Banna fonda l’Associazione dei “Fratelli mussulmani”

1944            Fondazione della “Lega degli Stati arabi” (Lega Araba dal 1945)

1948            Proclamazione dello Stato di Israele

1965            Inizio di forti migrazioni maghrebine e turche nell’Europa occidentale

1968            Inizio del terrorismo di Al Fatah

1974            I turchi occupano la parte settentrionale di Cipro. Massacri effettuati dai Palestinesi in Alta Galilea

1975            Inizio dello sterminio dei cristiani maroniti del Libano

1979            Rivoluzione islamica dell’Ayatollah Khomeini, in Iran Per anni rimase esiliato e al sicuro in Francia

1980            Aumento degli attentati islamici nel mondo Primi disordini nei quartieri islamici in Europa

1981            Un terrorista turco attenta alla vita di papa Giovanni Paolo II (13 maggio)

1990            Occupazione siriana del Libano Il generale Michel Aoun si oppone tenacemente all’inglobamento del Libano nella “grande Siria” La debole politica occidentale lo porterà a cedere

1991            Inizio delle guerre nel Caucaso Rivolte in Cecenia

1991            Inizio degli sbarchi clandestini di massa in Italia

1992            Formazione di uno stato islamico in Bosnia

1993            Primo attentato al “World Trade Center” di New York

1996            Numerosi attentati di Hamas, in Israele. Attentati anti-americani, in Arabia Saudita. I talebani prendono il potere in Afghanistan

1998            Rivolta anti-serba nel Kosovo

2001            L’undici settembre il “World Trade Center” di New York viene completamente distrutto

2003            Operazione “Enduring Freedom” Guerre in Afghanistan e in Iraq La dittatura di Saddam Hussein viene abbattuta Strage contro gli italiani a Nassiriya, in Iraq (12 novembre)

2004            Numerosi attentati in Iraq Stragi a Madrid (11 marzo) con 190 morti, e a Beslan (3 settembre): oltre 300 le vittime, per lo più bambini, vilmente assassinati in Ossezia del Nord Strage di Taba, in Egitto (8 ottobre) Numerosi altri attentati in tutto il mondo

2005            Numerosi Attentati in Iraq Strage nella metropolitana e negli autobus londinesi (7 luglio): oltre cinquanta morti e centinaia di feriti L’attentato avviene in contemporanea con l’assemblea del G8 in Scozia. Il 23 luglio seguono gli attentati di Sharm El-Sheik con oltre 60 morti e decine di feriti. Attentato a Bali (Indonesia) il 1° ottobre (23 morti e 150 feriti) Dal 27 ottobre al 16 novembre: violenze e rivolte delle comunità immigrate nelle periferie di Parigi e di altre città. L’8 novembre il governo impone misure d’emergenza, tra cui il coprifuoco. Due le vittime, circa 4500 arrestati, oltre 10000 le auto incendiate, distrutti 200 edifici pubblici. Il 9 novembre ad Amman (Giordania) tre attentati suicidi in tre alberghi frequentati da turisti provocano 60 morti e oltre 90 feriti. Il 10 novembre Al Qaeda rivendica la paternità degli attentati

E continua …

Islamic Terror Attacks for First Part of 2010

Islamic Terror Attacks for 2009

Islamic Terror Attacks for 2008

Islamic Terror Attacks for 2007

Islamic Terror Attacks for 2006

Islamic Terror Attacks for 2005

Islamic Terror Attacks for 2004

Islamic Attacks from September 11th, 2001 through 2003

Settantatre’ risoluzioni dell’Onu di condanna a Israele

E’ il titolo di un’articolo che va per la maggiore su internet. Addirittura è distribuito come documento comprovante la criminale politica dello stato d’Israele che non rispetta le risoluzioni dell’ONU.

Ma questo articolo dice il vero? Le sue affermazioni e riferimenti sono obiettive o faziose?

Come manipolare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu :

Si immagini di assistere a una partita a scacchi e di cercare di capire le mosse dei pezzi neri senza poter vedere i pezzi bianchi. O di assistere alla differita di una partita di calcio dalla quale siano stati tagliati i fischi dell’arbitro verso una squadra per dare l’impressione che il gioco dell’altra sia inutilmente aggressivo e scorretto. Questa piu’ o meno e’ l’operazione che hanno fatto gli autori (anonimi) di un documento che ultimamente va per la maggiore su internet.

Titolo: “Settantatre’ risoluzioni dell’Onu di condanna a Israele”. Sottotitolo (insinuante): “Nessun ispettore, nessuna guerra per farle rispettare”. Segue un nudo elenco di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che “esprimono condanna all’operato di Israele”, citate per numero e data e accompagnate da brevi “estratti che ne illustrano il contenuto”. Insomma: un documento che parla da se’, che non ha bisogno di commenti tanto e’ evidente il torto di Israele.

E invece di commenti ha bisogno eccome. Per questo ci sentiamo costretti a tornare, con maggiore dettaglio, su un tema gia’ affrontato su queste pagine (Vedi NES ott. 2002: Il falso parallelo).

Innanzitutto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza non sono tutte uguali. Vi sono quelle approvate sulla base del Capitolo 6 della Carta delle Nazioni Unite e quelle sulla base del Capitolo 7.

Il Capitolo 6 si intitola “Composizione pacifica dei conflitti” e afferma (art. 33) che “le parti in causa in un conflitto […] dovranno innanzitutto cercare una soluzione […] con mezzi pacifici”. Quando il Consiglio vota sulla base del Capitolo 6 e’ come se dicesse agli Stati in guerra fra loro: “Dovete negoziare per comporre il conflitto e dovete farlo sulla base delle linee che vi indico”. Il Capitolo 7, invece, si intitola “Azioni in caso di minacce alla pace, violazioni della pace e atti di aggressione”. Gli articoli di questo Capitolo conferiscono al Consiglio la responsabilita’ di individuare le minacce alla pace mondiale e gli danno facolta’ di varare risoluzioni con valore esecutivo e vincolante, autorizzando la comunita’ internazionale a ricorrere a varie forme di coercizione per ottenere la loro applicazione, dalle sanzioni fino all’uso della forza militare. Quando il Consiglio vota sulla base del Capitolo 7 e’ come se dicesse a uno Stato: “Il tuo comportamento mette in pericolo la pace del mondo: o ti adegui a quanto di dico di fare o interveniamo con la forza”.

Ora, come ricordava qualche mese fa anche l’Economist (10.10.02), “nessuna delle risoluzioni a proposito del conflitto arabo-israeliano e’ stata emanata ai sensi del Capitolo 7. Imponendo sanzioni anche militari contro l’Iraq, ma non contro Israele, l’Onu non fa che rispettare le sue stesse regole interne”. E aggiungeva: “Che le risoluzioni ai sensi del Capitolo 7 siano diverse, e che nessuna di esse sia stata approvata contro Israele, e’ un fatto riconosciuto dagli stessi diplomatici palestinesi”, che infatti se ne lamentano. Quella irresponsabile minaccia nel titolo del documento (”nessuna guerra per farle rispettare”) puo’ essere stata scritta solo da una persona molto ignorante o in mala fede.

Vale la pena sottolineare che la distinzione fra Capitolo 6 e Capitolo 7 non e’ puramente formale. Essa riflette due situazioni politiche completamente diverse. In un caso, infatti, il Consiglio di Sicurezza individua nel regime iracheno e nei suoi comportamenti una minaccia alla stabilia’à e alla pace regionale e mondiale. Pertanto il Consiglio esige da quel regime comportamenti diversi, pena il ricorso alla forza. Nell’altro caso, invece, il Consiglio di Sicurezza deve promuovere la composizione di un conflitto arabo-israeliano pluri-decennale che vede coinvolte piu’ parti, ognuna con le proprie responsabilita’. Ma gli autori del documento vogliono che le responsabilita’ siano solo di Israele e dunque riportano, di molte risoluzione, solo la parte che si rivolge a Israele, convenientemente scordando l’altra parte, quella che si rivolge agli arabi. Appunto, come una partita truccata.

Cosi’ ad esempio, e’ vero – come dice il documento – che le risoluzioni 1402 e 1403 (2002) chiedevano “alle truppe israeliane di ritirarsi dalle citta’ palestinesi”. Ma chiedevano anche e contemporaneamente “l’immediata cessazione di tutti gli atti di violenza, compresi tutti gli atti di terrore, provocazione, istigazione”. In sostanza il Consiglio di Sicurezza ribadiva che solo un cessate il fuoco “significativo” (meaningful, nel testo originale), cioe’ non a parole, unito a un ritiro israeliano dalle ultime posizioni rioccupate, avrebbe permesso la ripresa del negoziato di pace. Tacendo mezza risoluzione, gli autori del documento fanno dire al Consiglio che Israele doveva ritirarsi senza se e senza ma, mentre i palestinesi potevano continuare con spari e attentati. Giudichi il lettore se e’ la stessa cosa.

Allo stesso modo, e’ vero – come dice il documento – che la risoluzione 1435 (2002) chiedeva a Israele “la fine immediatamente delle misure prese a Ramallah e dintorni” e “il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle citta’ palestinesi”. Ma e’ vero anche che essa ribadiva “la richiesta di una completa cessazione di tutti gli atti di violenza, terrorismo, provocazione istigazione”, e faceva “appello all’Autorita’ Palestinese affinche’ adempia al suo esplicito impegno di garantire che i responsabili di atti terroristici vengano da essa assicurati alla giustizia”. Ma di nuovo, questa parte della risoluzione e’ scomparsa.

Il piu’ delle volte il Consiglio di Sicurezza, quando chiama in causa Israele, formula anche contemporaneamente precise richieste alle controparti arabe, e cio’ per la ovvia considerazione che la pace in Medio Oriente non puo’ essere fatta da una parte soltanto. Ma questo e’ appunto cio’ che gli autori del documento non vogliono capire (o farci capire).

Non basta. Gli autori non omettono solo pezzi di risoluzione. Omettono anche intere risoluzioni. Ad esempio, per restare nel 2002, non viene citata la 1397. Come mai? Forse perche’ esprimeva “grave preoccupazione […] per i recenti attentati”, chiedeva “l’immediata cessazione di tutti gli atti di violenza, terrorismo, provocazione, istigazione” ed esortava “le parti israeliana e palestinese e i loro dirigenti a cooperare nella realizzazione del piano Tenet e del Rapporto Mitchell, allo scopo di riavviare i negoziati per una composizione politica”: tutte cose che la parte palestinese, non quella israeliana, si e’ rifiutata di fare.

Vistosa, poi, l’assenza di una delle piu’ importanti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza di tutta la storia del conflitto: la 242 del 1967. Di nuovo, come mai? Forse perche’ chiedeva (agli arabi, ovviamente) la “fine di ogni stato di belligeranza” e il “riconoscimento del diritto [di Israele] di vivere in pace entro confini sicuri e riconosciuti, libero da minacce o atti di forza”?

Della 425 (1978) si dice che “ingiungeva a Israele di ritirare le sue forze dal Libano”. Ma non si ricorda che chiedeva anche il ripristino della pace al confine israelo-libanese e un “rigoroso rispetto della integrita’ territoriale, sovranita’ e indipendenza politica del Libano”, tutte cose che truppe siriane, milizie palestinesi, agenti iraniani e terroristi Hezbollah non si sognano minimamente di fare. Ne’ viene riportata la Dichiarazione del 18 giugno 2000 con cui il Consiglio di Sicurezza certificava che “Israele ha ritirato le sue forze dal Libano in conformita’ con la risoluzione 425″.

Ancora piu’ curioso il fatto che l’elenco delle risoluzioni viene fatto iniziare con la n. 93 del 18 maggio 1951. Eppure il conflitto arabo-israeliano scoppia almeno tre anni e mezzo prima, con il rifiuto arabo della risoluzione di spartizione 181 dell’Assemblea Generale dell’Onu (29.11.47) e l’attacco degli eserciti arabi a Israele. Prima della 93 (1951) a noi risultano non meno di 21 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, tra cui quelle – ufficialmente respinte dai governi arabi – che chiedevano il cessate il fuoco e il rispetto della 181.

Non manca, invece, la risoluzione 487 del 19 giugno 1981: quella che condannava “con forza” la distruzione del reattore nucleare iracheno di Osirak da parte dell’aviazione israeliana. Una risoluzione che, riletta oggi, basta da sola a screditare l’Onu agli occhi degli israeliani e di chiunque abbia a cuore la pace e la stabilita’ internazionali.

Resta da fare un’ultima considerazione, di carattere storico-politico. Tutti sanno che i paesi arabi, ripetutamente sconfitti in campo aperto, hanno fatto costantemente ricorso al terrorismo (dai feddayin degli anni ‘50 fino agli Hezbollah degli anni ‘80 e ‘90) per esercitare una continua pressione militare ai confini e all’interno dello Stato di Israele. L’hanno fatto organizzando, finanziando, addestrando, capeggiando varie formazioni “guerrigliere” palestinesi, nella consapevolezza che l’Onu avrebbe dovuto per forza condannare le “violazioni” delle linee d’armistizio fatte da uno Stato (Israele), ma non avrebbe mai potuto condannare allo stesso modo le “violazioni” (infiltrazioni, attentati, stragi di civili) fatte da formazioni irregolari (i terroristi) che provocavano la reazione d’Israele. Un trucco palese, persino dichiarato, che non inganna piu’ nessuno. Salvo i “volonterosi” autori del documento e i loro sfortunati lettori.

Israele.net