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La marchetta del governo ai clandestini

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I tedeschi avevano ragione: l’Italia ha pagato 500 euro ai 13mila profughi rimasti nei centri d’accoglienza (i Cie, centri di identificazione ed espulsione) creati dopo la guerra in Libia per far fronte all’emergenza sbarchi a Lampedusa e non solo.

E’ il Viminale stesso, con una circolare, a confermare l’indiscrezione firmata dal quotidiano Die Weltsi tratta in sostanza di una buonuscita per gli immigrati clandestini rimasti: dal 2011 infatti hanno messo piede sul suolo italiano ben 62mila profughi, 28mila dalla Libia e i restanti da Tunisia e dal Mediterraneo orientale in seguito alle varie Primavere arabe. Lo stato d’emergenza è stato dichiarato concluso lo scorso 1 marzo: a partire da quella data, a chi ha lasciato le strutture d’accoglienza è stato concesso un contributo di 500 euro, un titolo di viaggio equipollente al passaporto e il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il documento permette agli stranieri di spostarsi anche in altri Paesi europei dell’area Schengen, ma solo per tre mesi. E’ questo punto che ha scatenato l’allarme del ministro degli Interni del governoMerkel. E ora Berlino proverà a rispedire i profughi in Italia, alla faccia dei motivi umanitari e del fronte comune Ue contro l’immigrazione clandestina.

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1251188/Immigrazione–Viminale–500-euro-a-testa-ai-13mila-profughi-per-farli-uscire-dai-centri-d-accoglienza.html

Chi legge la controinformazione – che poi è l’unica vera informazione – dei nostri siti, è a conoscenza di questo da mesi.
Alcuni giornali italiani se ne accorgono ora. Ma se ne accorgono in modo confuso e in funzione anti-tedesca.
In realtà qui il colpevole è il governo Monti che doveva rispedire a casa propria questi che sono solo dei clandestini – e lo erano fin dall’inizio, solo la casuale partenza dalla Libia rese presunti “profughi” ghanesi e nigeriani – e non stipendiarli 45€ al mese a testa, per poi dare loro regalo – a spese degli italiani – di 500€ per uno e un permessino con la speranza che andassero in altri paesi.
Questo è osceno. E’ indegno. E’ immorale.
Certo, la Germania e il resto dei paesi si comportarono allo stesso modo, quando scaricarono sull’Italia l’ondata libica, ma questo non assolve chi ha sperperato la cifra mostre di circa 40milioni di euro (6.500.000 di “buonuscita” + 32.400.000 di stipendio per due anni garantito a tutti i 30mila clandestini) nel mantenimento prima, e liquidazione poi, di questa feccia che ha seminato lutti in tutta Italia.

Il risultato sarà che questi individui andranno ad ingrossare le fila dei delinquenti. In Italia e in giro per l’Europa.
Molti di loro si sono già segnalati nei disordini di Stoccolma, dove erano andati in cerca di altri cospicui sussidi statali. Altri li potete vedere nelle stazioni o nei giardini a spacciare.
E li abbiamo pagati per questo.
Altri ancora sono ancora in strutture di alcuni comuni che li mantengono con i soldi delle vostre tasse.

Anche l’Impero, al suo tramonto, pagava i Barbari per rimanere fuori dai propri confini. Non è finita bene.
Pagare, non porta rispetto e timore, il rispetto lo si guadagna con l’uso della forza, con la fermezza.
Chi mette piede in Italia senza documenti, deve essere rispedito a casa propria, non a fare il ministro.

Da : http://identità.com/blog/2013/05/28/la-marchetta-del-governo-ai-clandestini/

Mattatoio islamico : come i media nascondono la verità

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mannaia, coltellaccio e recita delle sure del corano : l’immigrato musulmano perfetto

Il vocabolario inglese sarà presto senza parole, se tutti cominciano a parlare come i media mainstream. In connessione con l’uccisione di Woolwich, i media parlavano di “centri religiosi”, non “moschee”, termine ormai “obsoleto”. Altri, termini in disuso arcaici sono “Islam” e “musulmano”: ci limitiamo a dire “uomo”, “donna” e come dati utili aggiungiamo la loro età.

Una notizia flash su BBC Radio 5 Live informava che, in fondo, un uomo era stato ucciso a Woolwich da due uomini, e c’erano un altro uomo e una donna, entrambi 29enni, coinvolti. Certo è che l’età magica, 29, che fa la differenza.  Come, qulacuno, ascoltando quella notizia flash potrebbe essere illuminato sulla natura dell’atto da questo tipo di vaga “informazione” ?

Il giornalista di un Tg, in un disperato tentativo di discolpare l’Islam, ha detto che ci sono stati più musulmani che non musulmani uccisi da attacchi musulmani.

Che cosa vuol dire? Le prime vittime dell’islam sono gli stessi musulmani, sembra abbastanza ovvio per me. Il modo più semplice per rendersi conto è quello di guardare ai paesi a maggioranza musulmana del mondo e vedere in che stato pietoso sono. Ma questo non esonera la dottrina dell’Islam e la sua natura violenta.

I commenti dei media sembrano attribuire molta importanza a scoprire se questo era un attacco venuto da un “lupo solitario” o ha avuto una organizzazione alle spalle, la tesi è, secondo loro,  che lupi solitari dovrebbero suscitare meno preoccupazione, provocando solo un incidente una tantum.

Se questo è il presupposto, è tutt’altro che corretto. Se non abbiamo avuto un altro 7/7 a Londra e in generale nel Regno Unito, è perché una grande quantità di denaro e di risorse dal governo inglese a corto di soldi sono state assegnate alla polizia e ai servizi segreti nel compito di tenere d’occhio la “comunità musulmana”.

Quando un attacco è pianificato, è più facile per i servizi di sicurezza scoprire il piano e impedirne l’esecuzione. L’omicidio di ieri, in superficie, sembra stato fatto senza molta pianificazione e organizzazione: queste uccisioni saranno quindi impossibili da prevenire, come ha detto la polizia.

Pertanto, un altro musulmano “lupo solitario” che ha osservato il successo di questo omicidio e l’impossibilità di contrastarlo, può essere incoraggiato a ripetere l’impresa. E ‘probabile che vedremo molti di più di questi attacchi, in quanto le trame da parte di gruppi organizzati sono più vulnerabili alle azioni preventive da parte dei servizi di sicurezza.

Questa è anche la previsione del radicale islamico Anjem Choudary, che ha guidato il gruppo dall’inquietante suono Islam4UK (Islam per il Regno Unito). Nelle sue stesse parole “lavorare per l’istituzione della Sharia, che deve dominare tutti gli altri stili di vita” Il gruppo è ora vietato, ma non su YouTube.

Choudary profetizzò: “Siamo una comunità molto politicizzata, alcune persone sono arrabbiate per le misure draconiane come e le restrizioni alla libertà di parola contro i predicatori islamici. C’è la possibilità che più di un lupo solitario attacchi ancora, e che questo accada a causa di queste misure draconiane..».

Un commentatore tv ha detto che il killer in un video parla in  inglese e ha un accento di Londra, ma si sente ancora più vicino a luoghi come l’Afghanistan e l’Iraq, che ha probabilmente mai nemmeno visitato.

Non dovrebbe suonare un campanello d’allarme? Non dovrebbe essere chiaro  che il luogo di nascita l’accento acquisito sono irrilevanti in questo contesto, per capire con chi abbiamo a che fare? Naturalmente si sente fedele ai suoi “fratelli” dei paesi musulmani. 

Lo stato-nazione è un’invenzione europea che seguì la Pace di Westfalia nel 1648. Per l’Islam la nazione è la Ummah, tutti i musulmani del mondo. L’uomo non si sente inglese, si sente musulmano – e molti altri musulmani che vivono nel Regno Unito sentono la stessa fedeltà alla “Nazione dell’Islam”.

Le esternazioni patetiche sulle ricerche dei “motivi” dietro l’omicidio sono ridicole. Non c’è niente da cercare: il jihadista nel video mostrato dalle stazioni televisive di tutto il mondo lo rende molto chiaro.

Nella versione più completa del video pubblicato da Jihad Watch , all’inizio egli cita Surat at-Tawba, la nona sura (capitolo) del Corano, che contiene esortazioni ad uccidere gli infedeli. Egli dice:

L’unica ragione per cui abbiamo ucciso quest’uomo oggi è perché i musulmani stanno morendo tutti i giorni per colpa dei soldati inglesi. E questo soldato britannico è uno. Si tratta di un occhio per occhio e dente per dente. Per Allah, noi giuriamo l’Onnipotente Allah, noi non smetteremo mai di lottare fino a che non ci lascia soli. Siamo costretti dal Corano, nella Sura Al-Tawba, a lottare contro di voi.

Ha anche detto che voleva “iniziare una guerra a Londra stasera”.

Poteva essere più chiaro?

L’unico problema è che questa è proprio la parte che i media mainstream hanno tagliato fuori: non è tanto una ricerca di motivi che è necessaria, ma coprire quelli reali.

Sembra quasi che i jihadisti, stanchi delle bugie dei media, volevano che il pubblico conoscesse il motivo per cui hanno commesso questo atroce decapitazione, in questo giorno e in un modo tipicamente islamico di uccidere. I media hanno vinto ancora, privandoli (e soprattutto noi) del beneficio di raccontare (e udire) la verità.

Un’altra cosa che può far ridere o piangere, a seconda del temperamento, è la raccomandazione di non indossare l’uniforme in pubblico data dai comandanti militari alle truppe, che ha portato i soldati al comportamento opposto di pubblicare immagini di se stessi in uniforme sui social media .

E dopo? Consiglieranno ai preti cristiani di non indossare tonache e collarini? Ah, aspetta,  è già avvenuto, dopo una serie di attacchi musulmani contro dei preti a East London qualche anno fa.

Abbiamo fatto così tante concessioni all’Islam che una più o una meno non fa molta differenza. Che cosa è un uniforme?

Questo tipo di comportamento è simile a cercare di curare la polmonite con l’acqua fresca. Il vero trattamento sarebbe un po ‘più radicale (da “radix”, la parola latina per “radice”), andando alla radice del problema, affrontando la malattia piuttosto che il sintomo: se non ci fossero i musulmani in Gran Bretagna e in Europa, non sarebbe difficile evitare eventuali attacchi terroristici.

di Enza Ferreri,  autrice e giornalista italiana che abita a Londra . E ‘stata corrispondente da Londra per diverse riviste e giornali italiani, tra cui Panorama, L’Espresso e La Repubblica.

FONTE: Jihad Watch

Non è molto diverso il trattamento della stampa europea sui fatti di Stoccolma: si parla di “giovani”, ormai “parola maschera” per non usare il termine immigrati. Se non ci fossero le foto, non sapremmo neanche che i due assassini di Londra sono diversamente bianchi.

La società multietnica è fallita, ora ammettetelo

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bomba alla metro di Londra

Dopo l’agguato di Londra i responsabili della sicurezza hanno messo in guardia sul pericolo emulazione. Uno scenario temuto perché difficilmente controllabile. Capiremo più avanti se anche l’episodio di Parigi rientri nello stessa «categoria» o se invece è il gesto di un folle. Intanto si possono indicare alcuni elementi.

I bersagli: si tratta di militari, una moltiplicazione di target. Mettiamo delle guardie a protezione dei soldati? Certo che no.

L’arma: un comune coltello, un taglierino affilato. Non stiamo parlando di armi da fuoco, bensì di utensili normali. Nulla che possa essere catalogato, controllato. Lame facilmente occultabili. Perquisiscono la casa di un sospetto e non trovano nulla.

La tattica: nessun piano, nessun sostegno logistico, l’attacco più facile da portare. Qualcuno rivede i filmati di Londra e poi passa all’azione, consapevole che farà notizia. C’è anche il rischio che un criminale, senza alcun movente politico, possa colpire.

I controlli: servono ma non bastano. Uno degli attentatori di Londra era noto da 8 anni ai servizi di sicurezza. Forse hanno anche cercato di reclutarlo come informatore. Dunque persona conosciuta per le sue posizioni integraliste. Lo arrestano solo perché fa apologia di teorie estreme o è impegnato contro la guerra? Starebbe poche ore in cella, poi uscirebbe.

I media: Una volta si discuteva se fosse giusto o meno diffondere i comunicati di rivendicazione dei terroristi. Oggi il dilemma è superato dai nuovi strumenti. Mohammed Merah, l’assassino di Tolosa, si era portato una mini-telecamera. Ma basta un telefonino per registrare un video e postarlo su Facebook, Youtube, twitter. Il messaggio di violenza non si stoppa, il terrorista fai-da-te ha il suo canale di comunicazione.

http://www.corriere.it/esteri/13_maggio_25/analisi-parigi-soldato-accoltellato_609abeb2-c567-11e2-896c-3db9fdd7e316.shtml

Dopo Londra e Milano, con Stoccolma che brucia, è la volta di Parigi. E’ la società multietnica caro giornalista del Corrierino. E nella società multietnica ogni immigrato è un potenziale terrorista. Non puoi sapere chi, come e quando colpirà. Ma sai che qualcuno, prima o poi, colpirà.
Ed è per questo, oltre che per una miriade di motivi sociali, culturali ed economici che l’immigrazione è dannosa e la società multietnica è un esperimento fallimentare e fallito.

L’unico modo di tenere una tale società in un apparente stato di “pace”, è sottoporla a repressione poliziesca e limitare le libertà personali. Di tutti. Perché guai limitare solo quelle di chi sai che colpirà – immigrati islamici cittadini o meno – sarebbe “razzismo”. E allora una miriade di telecamere di sorveglianza, controlli sul web, file agli aereoporti, intercettazioni a raffica.

E non basta. Perché poi arriva l’africano con la mannaia. Nemmeno il “totalitarismo pseudo-democratico” che si affaccia in Europa è in grado di salvare l’esperimento multietnico.

L’unico modo di garantire che nessun immigrato islamico colpisca, è che non ci sia alcun immigrato islamico. E nessuno può smentire questo dato di fatto.

Si tratta di scegliere. Asservirsi alla religione multietnica e vivere sempre con una spada di Damocle pendente sulla testa, oppure bloccare l’immigrazione e rimpatriare chi è già in Europa. Dipende se la priorità è l’accoglienza a tutti i costi, o la sicurezza dei propri cittadini. Dei propri figli.

da : http://voxnews.info/2013/05/25/la-societa-multietnica-e-fallita-ora-ammettetelo/

Tre indizi fanno una prova

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La striscia di sangue lasciata dal corpo di Lee Rigby trascinato in strada dagli assassini al grido di ALLAH U AKBAR

Diceva Agatha Christie che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

  • Milano : un nero va in giro con un piccone e uccide tre bianchi
  • Stoccolma : un nero armato di machete insegue un bianco per ucciderlo
  • Londra : due neri armati di mannaia vanno in giro per la città e decapitano un bianco

Tre casi isolati? Personalmente non lo credo, credo invece a degli imbecilli che in nome di dio riversano il loro odio sui bianchi che li “albergano” come dice la mia amica Eleonora.
Possiamo credere quello che vogliamo ma non possiamo negare che qualcosa sta succedendo, non sono casi sporadici ma dettati da una strategia.
Dice Silvio che nel caso di Londra potrebbe essere un caso di “false flag” e ne da anche le spiegazioni, nello stesso post di Saura Plesio io avevo già scritto che non credo alle teorie complottiste.
Diciamo che non faccio viaggi nel “come potrebbe essere” ma mi baso su fatti concreti e sulla mia esperienza personale.
Facciamo il punto : due casi su tre sono azioni di musulmani, sul terzo non posso fare affermazioni perchè la stampa si è ben guardata dal dire la religione d’appartenenza dell’assassino. Anzi che hanno fatto vedere che è un nero, altrimenti avrebbero negato anche quello.
Nei tre casi sono coinvolti 4 neri, immigrati, di seconda o terza generazione, cittadini con la nazionalità, tranne nel caso italiano. Sappiamo che esiste una strategia che vorrebbe sostituire l’etnia di una nazione con i musulmani.
Sappiamo che in tutti e tre i casi sia i giornalisti che i politici si sono sperticati in dichiarazioni a favore dell’islam “moderato” … come se esistesse.
Perchè dico che non esiste?
Perchè la violenza è insita nell’insegnamento coranico, inutile negarlo. Basta leggere qua e là e ci si rende conto che il libro gronda odio da tutte le parti. Nessuno si salva, la lista comprende praticamente tutta l’umanità ad eccezione dei musulmani.
Quindi, ricapitoliamo : abbiamo 4 neri che vanno in giro ammazzando i bianchi, di questi 3 sono dichiaratamente musulmani, vogliamo ammettere che c’è un problema di religione o vogliamo ancora nasconderci dietro un dito?
Tutti i neri sono immigrati o clandestini o naturalizzati.
Vogliamo ancora prenderci in giro e credere alla favoletta che gli immigrati sono una risorsa?
Sappiamo che c’è una strategia per sostituire gli autoctoni. Voi direte si ma in inghilterra. Allora significa che non ascoltate o ascoltate male i politici.
Tutti, indistintamente in europa parlano di “meticciato”. Tutti affermano che l’immigrato è una risorsa.
Torno a dire io non sono un “complottista” e non vado cercando trame oscure, mi baso sui fatti che accadono e cerco di seguirne il filo … logico.
Sono più di 40 anni che subiamo il terrorismo islamico ed adesso ci siamo tirati in casa i figli del terrore.
Qualcuno, di sinistra, dirà : “he! ce lo siamo cercato a causa del colonialismo – delle crociate – … – di tutti i mortacci vostri aggiungo io.
Vorrei sapere per quale motivo io debba cospargermi il capo di cenere per quello che hanno fatto gli anglosassoni ed i francesi.
E poi perchè dovremmo pagare, se con i proventi del petrolio gli islamici si sono comprati mezzo mondo? Lo avranno avuto un ritorno dal colonialismo o no?
Se i “bianchi” sozzi, sporchi e cattivi non trovavano prima ed insegnavano poi loro come si estrae il petrolio, oggi ancora vagavano per il deserto come carovanieri. Non dico che debbano essere grati ma cazzo neanche noi (europei) dovremmo sentirci così in colpa.
Loro hanno governi di merda? Scusate ma i loro governi mica li votiamo noi, se li votano da soli. Ed anche quando hanno l’occasione per togliersi di torno i dittatori se ne scelgono altri perfettamente uguali, quindi che capperi c’entriamo noi?
E qui si torna all’inizio del discorso e cioè tutto quello che ho scritto non ha nulla a che fare con i complotti.
Gli islamici sono così perchè sono così, Punto.
Il loro odio nei nostri confronti è naturale, gli viene perfettamente naturale. Perchè? Perchè così sta scritto nel loro libro. E siccome loro al libro ci credono ed hanno molta più fede di noi i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L’occidente deve smetterla con il suo modo superbo e razzista di giustificare, dall’alto della sua presupponenza, gli atti dei musulmani.
Sarebbe ora che l’occidente si abbassasse e leggesse per benino quel cazzo di libro ed improvvisamente tutti i mea culpa sparirebbero all’istante.
Basta leggere alla voce : ammazzate gli infedeli. Infedeli sono tutti meno i musulmani.
Non è necessario andare oltre.
Che poi ci siano delle forze politiche (leggi sinistra) che sfruttano l’odio nei confronti dei bianchi per i loro scopi è un’altro paio di maniche.
La gente deve capire che i normali cittadini “bianchi e non di sinistra” hanno due avversari : i musulmani che la sinistra fa immigrare a frotte e i sinistri che sfruttano i primi per le loro mire egemoniche.
Capito? Gli immigrati sono sfruttati in primis dai politici di sinistra che li vogliono qui. I “capitalisti” sfruttano solo l’occasione.
Saputo questo è facile decidere chi volere in casa e chi non votare per il resto della vita.

Tutto questo alla faccia delle trame oscure.

Immigrazione e Svezia 3

130520_husby.jpgAncora disordini in Svezia che ormai è accertato non è più quel paradiso che era una volta. La politica d’immigrazione dei governi di sinistra ha ormai distrutto il tessuto sociale della nazione “esempio” dell’integrazione.
Tutto ha funzionato bene fino al momento in cui la popolazione di una certa religione non ha raggiunto la massa critica del 6%. Svedesi naturalizzati ai quali è stata data la cittadinanza, adesso impongono il loro volere religioso con la violenza.

In “Immigrazione e Svezia” ed in “Immigrazione e Svezia 2” abbiamo affrontato i problemi che l’immigrazione ha creato alla nazione considerata tra le più avanzate al mondo, un modello per tutto l’occidente.
Oggi parliamo di Husby. Nessuno di voi sa cosè. Husby è un quartiere a nord di Stoccolma che col tempo si è riempito d’immigrati, rifugiati politici e tutta una sequela di feccia proveniente dalle nazioni in guerra e da quelle della cosidetta “primavera araba”.
Indovinate cosa c’è d’mportante ad Husby? Ce lo dice su youtube Eng. Abdullahi A. Yusuf :
http://youtu.be/1vApsHz7R3Y
Veniamo ai fatti.
Come riportato da un giornale locale “Husby the local” il giorno 14 un signore con un machete ha affrontato la polizia locale che è stata costretta ad abbatterlo. Quindi una settimana fà accade un fatto di sangue nel quale un’immigrato viene ucciso per cause ancora da chiarire. Ma agli abitanti di Husby è chiarissimo : la polizia “bianca” ha ucciso un’immigrato certamente non alto biondo e con gli occhi azzurri come la polizia stessa ammette.
Oggi, 20 Maggio 2013 si scatena la reazione della popolazione oppressa dai bianchi razzisti :
http://youtu.be/Dlb6tSll9A0

Questo è l’imam di Husby. Parliamo di terza generazione : ascoltate attentamente in che lingua parlano.

Benvenuti in Eurabia!

Il modello svedese è decisamente in crisi. Punto di riferimento nel mondo per la giustizia sociale, l’ordine e l’alto livello di ricchezza, la Svezia è lungi dall’essere il bengodi di cui si continua a pensare. Primo paese industrializzato per percentuale di immigrati (15%) e quarto nel mondo sviluppato per presenze straniere in valore assoluto, ha un tasso di disoccupazione tra gli svedesi del 6%, ma tra gli immigrati raggiunge il 16%. Come si può notare quando si vive di solo sussidi dello stato la disoccupazione è dilagante. Il fenomeno è tanto più evidente in Svezia a causa della politica di sostegno agli immigrati che drena risorse alla nazione a discapito degli autoctoni.
Ciò che colpisce è la mancata integrazione della popolazione straniera, su cui incide una disoccupazione pari a quasi tre volte tanto che sui nativi svedesi.
La rivolta di Husby, poi, mette in evidenza la crisi di un modello di apertura agli altri, diventato insostenibile a tutti gli effetti. E quando manca un anno dalle elezioni politiche, il Partito dei democratici svedesi, formazione dai toni anti-immigrazione, viaggerebbe al terzo posto nei sondaggi.

4° giorno di disordini

Stoccolma, 23 mag. (TMNews) – La polizia di Stoccolma ha chiesto rinforzi, mentre nelle capitale svedese si profila una quinta notte di rivolte nelle periferie a forte concentrazione di immigrati, dove in questi giorni sono state bruciate auto e attaccate stazioni delle forze dell’ordine.
I disordini, che hanno deteriorato l’immagine di nazione pacifica ed egualitaria di cui la Svezia godeva all’estero, hanno scatenato un dibattito nel Paese sull’integrazione degli immigrati, che formano il 15 per cento della popolazione.
Molti degli immigrati che arrivano nel Paese grazie alla generosa politica sui rifugiati, faticano a imparare la lingua e trovare un impiego malgrado i numerosi programmi predisposti dal governo.
Oggi la polizia ha annunciato che chiederà rinforzi da altre parti del Paese, perchè l’allerta è sempre alta e si prevede che la situazione non sia destinata a migliorare a breve. I vigili del fuoco hanno raccontato di essere stati chiamati per novanta diversi incendi nel corso della notte, la maggior parte dei quali causati dai rivoltosi.
All’alba di oggi, la locale stazione di polizia nel distretto di Kista, vicino alla periferia di Husby dove domenica notte erano scoppiati i primi disordini, è stata bersaglio di una sassaiola. Massi sono stati inoltre lanciati contro due centrali di polizia nel sud di Stoccolma; nella periferia sud di Skogaas, un ristorante ha riportato ingenti danni dopo essere stato dato alle fiamme.

Razzismo e Xenofobia

Riporto un articolo dal quotidiano Il Foglio. In questo articolo si parla dei due grandi eroi dell’Europa.

Ayaan Hirsi Ali e Theo Van Gogh. Ne parleremo moltissimo.
Vorrei anche che leggiate questo articolo perché si accenna a Wilders. Wilders da cinque anni è un recluso. La sua morte, il suo assassinio è chiesto in ogni moschea di Olanda, senza nessuna eccezione. Wilders ha le stesse idee di Ayaan Hirsi Ali, hanno lavorato insieme. Sono insieme stati condannati a morte da una fatwa. Sono stati insieme nominati sullo scritto dell’assassino di Theo Van Gogh. Il partito di Wilders è arrivato secondo alle elezioni ed è per questo che qualcuno scrive: un partito nazista è arrivato secondo alle elezioni in Olanda. Wilders è l’autore del film Fitna, che potete trovare su internet.

Queste sono parole di Wilders

Ma allora perché rischiare tanto, non ha paura di morire?
«Certo – ci dice Wilders – che ho paura di morire. Non sono un eroe. Sono soltanto un uomo che ama il proprio Paese, il quale sta perdendo la sua identità. Per fortuna – aggiunge il leader del Pvv – ho l’appoggio di molti elettori. Purtroppo non quello del mio governo. Anche Ayaan Hirsi Ali ha dovuto lasciare l’Olanda dopo il film Submission e poi il nostro governo se ne è lavato le mani. Oggi è costretta a vivere negli Stati Uniti, senza scorta, perché in Olanda non vogliono più proteggerla. Eravamo tutti e due nella lista nera trovata dopo la morte del regista di Submission, Theo van Gogh, assassinato per strada ad Amsterdam il 2 novembre 2004, come un bestia da macello. Da quel momento è cominciato l’inferno anche per me. Sono stato costretto a nascondermi, a trascorrere con mia moglie mesi e mesi in una cella di pochi metri quadrati, da dove non potevamo uscire, ricevere telefonate, visite. E tutto questo soltanto per aver detto che l’Olanda si stava islamizzando».

Sì, ma lei ha anche affermato che il Corano è un libro nazista.
«Infatti vivo ancora sotto scorta. Ma non rinnego le mie idee. Io ce l’ho solo con gli estremisti islamici, non con i musulmani in generale. Questo deve essere ben chiaro. Il film si chiama “Fitna” perché intendo dire che chi semina il male è un assassino, un criminale. Ho pensato quindi di usare questa parola come uno specchio. E indica altrettanto bene che cosa è l’islam: un altro pericolo per la democrazia dopo il nazismo e il comunismo. Non dirò mai chi mi ha aiutato a realizzarlo, perché non voglio che queste persone rischino la vita. Io sono il solo responsabile. Pertanto solo io me ne assumo la responsabilità. Non per niente il mio partito si chiama il Partito della libertà, un valore per cui vale la pena di lottare».

Vi sembrano parole di un nazista? Esiste qualcuno talmente idiota, talmente immondamente in mala malafede da osare dire che in queste parole c’è del nazismo? Certamente sì: tutti i mass media politicamente corretti. Una volta fatta l’affermazione “Chi odia l’islam è un nazista” Wilder diventa automaticamente nazista e quando vince le elezioni ci si può stracciare le vesti. Aita, aita accorruomo, il nazismo ritorna. Come potete distrarvi a parlare male dell’islam, quando il nazismo è presente e odia l’islam? Persino l’uomo politico olandese Pim Fortuyn, socialista e omosessuale, ma anti islamico era stato accusato di essere nazista: è morto ammazzato anche lui per mano di un no global vegetariano sconvolto dalla sua cattiveria contro l’islam.

Nazismo vuol dire :

  • amore per Adolf Hither.
  • fede nelle teorie espresse nel Main Kanft, che non si scrive così ma Maurizio poi corregge. (infatti si scrive Mein Kampf)
  • odio per gli ebrei.
  • forte statalismo.
  • uso di alcuni simboli come la svastica.

Il vizietto della sinistra nazionale e internazionale di accusare di nazismo tutti quelli che le sono antipatici cerchiamo di perderlo, per favore. Wilders odia Hitler e ama gli ebrei al punto tale che è terrorizzato dalle minacce di olocausto nucleare iraniane.

Dove è il nazismo? Nel fatto che la sinistra filoislamica ha fatto l’equazione : Chi teme l’immigrazione è nazista.

Non si tratta di immigrazione, signori, piantatela di dire idiozie. C’è in atto un’invasione coloniale che ha lo scopo di stravolgere le culture europee e asservirle. Nell’immigrazione gli immigrati si integrano con la cultura ospitante, non ne stravolgono le leggi. Nessuno è contrario agli immigrati Filippini o Peruviani o Sikh o Induisti, persone che emigrano con il desiderio di integrarsi, anche se, certamente, desiderano salvaguardare le proprie tradizioni ed amarle. Nessuno si spaventa quando si apre un tempio buddista o induista. Piantatela di fingere di non capire.

Qualcuno è preoccupato che il partito di Wilders sia secondo in Olanda? Io ne sono estasiata. Non vi commuove che questo disgraziato, che è un recluso da cinque anni, abbia vinto le elezioni? Wilder è vittima del nazismo più assoluto, quello islamico. L’islam è nazismo. Ufficialmente.

Chi lo combatte viene condannato a morte dall’islam e condannato all’ostracismo dagli utili idioti che aspirano a diventarne servi. Persino alla staffetta partigiana Oriana Fallaci è stato dato della fascista e per di più da gente del tipo di Fo Dario, che al fascismo aveva aderito con tutta la forza della sua minuscola anima.

Wilders un nazista? Giudicate voi. Qui ci sono le sue parole. Qui è descritta la sua vita. Chi sono i nazisti? Ayaan Hirsi Ali è dalla parte di Wilders. Razzista e nazista anche lei? Lei no perché è somala e quindi lei che l’Islam è violenza e sopraffazione e sottometterà l’Europa se nessuno lo ferma, lei lo può dire. Chi non è di origine islamica non lo può dire perché, per essere vero è vero, ma se lo dice un non islamico pare brutto e fa razzista.

Quindi l’islam è intoccabile. Se un islamico lo attacca è automaticamente condannato a morte per apostasia. un occidentale è condannato a morte per islamofobia e mentre vive sotto scorta è attaccato come un mostro dai bravi intellettuali politicamente corretti.

L’Islam è nazismo. Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica. ( Hitler 22 11 1941) Il Mein Kampf è il libro occidentale più venduto nell’Islam, insieme ai protocolli dei Savi di Sion. E chi lo combatte è antinazista.

Ecco l’articolo su Theo Van Gogh.

Amsterdam. Linnaeusstraat si trova in un quartiere popolato in maggioranza da musulmani. E’ qui che Mohammed Bouyeri tese un’imboscata a Theo van Gogh il 2 novembre del 2004. Il regista si fermò a un attraversamento pedonale della pista ciclabile. L’islamista gli sparò un colpo con una pistola di fabbricazione croata. Theo cadde dalla bicicletta, riuscì a sollevarsi e a trascinarsi dall’altra parte della strada. Bouyeri lo seguì fino al cestino delle immondizie a cui Van Gogh si era aggrappato, esplose altri due colpi, davanti al caffè “L’Olandese”, mentre la vittima lo implorava di non farlo. Estrasse un coltello per decapitarlo, prima di appuntargli una lettera al petto con una lama più piccola, simile a un machete ricurvo. La lettera conteneva minacce di morte contro Geert Wilders e la parlamentare di origine somala Ayaan Hirsi Ali. Addosso all’assassino fu trovata anche una poesia: “Agli ipocriti dico: se non volete morire, tenete chiusa la bocca”. Sulla Linnaeusstraat oggi nulla ricorda la macellazione rituale del regista. Non esiste un Ground Zero olandese. E’ un’assenza che si avverte molto in un paese che monumentalizza tutto ed è ossessionato dal passato. … Ogni anniversario dell’assassinio di Theo passa invece inosservato, senza cordoglio né retorica nazionale condivisa. Sulla pista ciclabile color rosso in Linnaeusstraat ci sono due piccole incisioni, gente del posto ci dice che sono i segni lasciati da due proiettili. E’ più facile che qualcuno vada a portare fiori sulla Pythagorasstraat, davanti all’ultima di una serie di villette di mattoni rossi tutte uguali, dove abitava Van Gogh. Il giorno della sua morte le bandiere rimasero a mezz’asta, un onore che per legge deve essere tributato solo alla regina. “Se avessero fatto di Theo un simbolo della libertà, i multiculturalisti avrebbero dovuto ammettere che aveva ragione”, racconta al Foglio Theodor Holman passeggiando per la Damrak, la squallida arteria di Amsterdam da cui partono i battelli turistici e dove si concentra gran parte della teppa giovanile. Holman è un cinquantenne grassoccio dall’aspetto spavaldo e trasandato, era il migliore amico del regista, nonché il suo storico sceneggiatore e l’editorialista del principale quotidiano di Amsterdam, Het Parool. “Se avessero fatto di Theo un simbolo, avrebbero dovuto cambiare politica, ma loro non vogliono cambiare. Theo non potrà diventare un eroe”. Con Holman andiamo negli studi della Column di Giys de Vestelaken, un fumatore incallito sulla cinquantina che guida auto d’epoca. Giys creò la Column dieci anni fa assieme a Van Gogh. E’ lui ad aver prodotto “Submission”, la pellicola sulla sottomissione della donna nell’islam che costò la vita a Theo. …Non lontano dagli studi di Theo van Gogh, una splendida mattina di sole di un anno fa sei ufficiali di polizia entravano in un piccolo appartamento. Erano lì per un vignettista con un crudo senso dell’umorismo, il preferito da Van Gogh. “Non mi sarei mai aspettato l’Inquisizione spagnola”, dice l’uomo che si firma Gregorius Nekschot e che tutela ossessivamente il proprio anonimato a causa delle minacce. Il 13 maggio 2008 il vignettista trascorse la notte in cella, mentre la polizia spulciava nel suo computer, accusandolo di violazione di un articolo della Costituzione olandese che proibisce la discriminazione. “La Danimarca protegge i vignettisti, noi li arrestiamo”, denuncia Geert Wilders, uno dei favoriti per le elezioni europee del prossimo 4 giugno con il suo “Partito per la libertà”. Il sito internet di Gregorius Nekschot, che in olandese significa “giustiziato alla nuca”, è preso ogni giorno d’assalto e le sue opere, spesso di pessimo gusto, sono esposte al Parlamento dell’Aia dove un politico liberale ha allestito uno “spazio dedicato alla libertà di pensiero”. Nekschot, che disegna per il settimanale HP/De Tijd, ha detto che l’arresto ricorda “i metodi dei fascisti e dei comunisti”. La sua vignetta più celebre ritrae la scritta “Islamsterdam” e un imam con un coltello fra i denti. Il caso Nekschot dimostra che l’Olanda è nel caos più totale di fronte alla campagna intimidatoria dichiarata contro giornalisti, studiosi, vignettisti, scrittori e cabarettisti in seguito all’assassinio del regista. Lo avevano promesso: “Questa da ora in poi sarà la tassa che dovrà pagare chiunque offenderà Allah”. Un anno fa alla pittrice olandese Ellen Vroegh sono stati ritirati i dipinti dalla galleria comunale di Huizen, perché “offensivi dell’islam”. Nei suoi quadri non c’erano imam con bombe in testa, ma donne nude. Quanto basta per far scattare la censura preventiva. Lo scettro di Van Gogh è oggi nelle mani del suo amico, Hans Teeuwen. Ma anche lui, guarda caso, ha scelto di non esibirsi più in Olanda per paura di fare la stessa fine di Theo. “E’ ancora difficile per me capire ciò che è successo”, spiega Nekschot al Foglio nella prima intervista a un quotidiano italiano. “Dopo un anno, c’è ancora un’inchiesta preliminare, sono vittima di un cinico gioco politico. Il ministro della Giustizia in Parlamento ha detto che, prima del mio arresto, c’erano stati sette incontri sul vignettista Nekshot. Il mio arresto è una specie di scambio: il governo dimostra di combattere i terroristi e arresta i vignettisti per placare i musulmani. In altre parole, ci sono importanti politici in Olanda disposti a sacrificare i nostri diritti costituzionali, come la libertà di parola, per mantenere la ‘pace’. La situazione oggi è molto pericolosa per accademici, scrittori, giornalisti, vignettisti. Una volta che mercanteggi la tua libertà di parola, sei finito”. Cosa sta diventando l’Olanda? “Il regno dell’autocensura”, dice il vignettista. Una settimana prima del nostro arrivo, l’apostata musulmano Mark Gabriel, docente di islamistica riparato negli Stati Uniti dopo anni di insegnamento all’università egiziana al Azhar, su sollecitazione del servizio segreto olandese ha dovuto abbandonare in fretta l’aeroporto di Amsterdam per il timore di attentati. La nostra inchiesta sull’Olanda multiculturale si chiude ad Amsterdam, Islamsterdam, la città dove tutto ha avuto inizio, sulle tracce di Theo van Gogh. Il grande rimosso. L’olandese dagli occhi azzurri, il bastian contrario e forsennato radicale, il columnist che non conosceva diplomazia, l’agitatore grassissimo che beveva molto e fumava Gauloises senza filtro. Con la sua gola squarciata e la lettera di invocazione ad Allah infilzata nel petto, Van Gogh avrebbe dovuto diventare un monito contro l’odio e l’intolleranza nella capitale mondiale della libertà. Ma ha ragione Daniel Schwammenthal quando sul Wall Street Journal scrive che “ogni senso dell’urgenza che gli olandesi possono aver provato dopo l’uccisione di Van Gogh è andato definitivamente perduto”.
Quando venne ucciso anche un timoroso speaker del Parlamento, Josiah van Arisen, disse: “Il jihad è arrivato in Olanda”. Nella folla riunita a piazza Dam c’era anche l’allora consigliere municipale Ahmed Aboutaleb, oggi sindaco di Rotterdam dove la sharia è stata portata persino nei teatri comunali. Migliaia di olandesi alzarono cartelli con scritto: “No alla sottomissione al fontamentalismo” e “Lunga vita all’Olanda e al mondo libero”. Fu a casa di Theodor Holman che Van Gogh conobbe Ayaan Hirsi Ali, con la quale avrebbe lavorato a “Submission”, girato proprio negli studi della “Column”. “La morte di Theo è stata la fine della libertà di parola in Olanda”, ci dice Holman. “Le nostre strade erano così tolleranti fino ad allora e a un tratto ti accorgi che non puoi dire quello che vuoi. Da allora non è più possibile dire quello che vogliamo. Theo era un columnist molto duro e i politici hanno detto che era per la sua durezza che è stato ucciso. Dopo la sua morte tutti hanno pianto, ma cinque anni dopo si sente dire che Van Gogh era un provocatore e un pessimo regista. Gli intellettuali olandesi soffrono della sindrome di Stoccolma”. “Quasi che avesse chiesto di morire”, interviene il produttore Gys de Westelaken. “E lo stesso vale per Pim Fortuyn, si ripete che era gay, che aveva due cani etc… come se la sua eccentricità giustificasse la morte”. “In aula Bouyeri ha invece detto di aver ucciso Theo per motivi religiosi e non perché fosse un cattivo ragazzo”, dice Holman. “Fino ad allora ero stato molto orgoglioso della storia del mio paese, ci troviamo a cinquanta metri dalla casa di Spinoza, non lontano c’è quella di Cartesio. E’ in corso una guerra in città, la gente non ne può più di tutto ciò che sentono sui musulmani. Questo divide la città, la politica, il paese, il giornalismo. Molti scrittori e intellettuali oggi sono ancora politicamente corretti perché questo conviene alla loro carriera.
Cinque anni dopo la morte di Theo la situazione è peggiorata e diventa sempre più oscura. Oggi c’è tanta paura, autocensura, continuano a dire ‘let’s debate’, dibattiamo, ho partecipato a una ventina di dibattiti dopo l’uccisione di Theo e non vedo soluzione.
La correttezza politica sta crescendo, la gente è confusa, chi era di sinistra sinistra oggi è di destra. Io che sono di sinistra l’ultima volta ho votato i liberali di Hirsi Ali”.
Chi era Theo? “Era prima di tutto uno scrittore, un regista, un columnist, giocava con le cose, era sempre tagliante, in un certo senso era un clown, diceva ‘chi vuole uccidere il pazzo del villaggio?’. Bouyeri ha scelto Theo per due motivi. Per ciò che aveva scritto nel libro ‘Allah knows better’, Bouyeri doveva ucciderlo perché Theo era un ‘kaffir’, un infedele. Theo poi era amico di Ayaan, il film lo abbiamo fatto qui in questo edificio, Theo era un simbolo della libertà di parola anche per i nostri nemici. Bouyeri ha detto di averlo ucciso per questo, non perché si sentiva offeso da Theo. Inoltre Theo e Bouyeri erano simili, erano due scrittori, Bouyeri era molto integrato, ottima istruzione, era nato qui e aveva avuto la possibilità di capire quel che voleva. L’islam divenne la sua ragione di vita. E una volta diventato fanatico, doveva trarne le conseguenze del suo fanatismo”.
Al processo Bouyeri confessò di essere pronto a “rifare la stessa cosa” se avesse avuto una seconda occasione.
In aula indossava una tunica araba e aveva una copia del Corano. Prese la parola dopo una preghiera islamica. “Voglio che sappiate che ho agito per convinzione e che non ho preso la sua vita perché era olandese o perché io sono marocchino e mi sono sentito insultato”.
E rivolto alla madre di Van Gogh, Anneke: “Non odiavo suo figlio, non era un ipocrita e non mi sono sentito offeso da lui. Non sento il suo dolore in quanto lei è un’infedele”.
“Ero seduto accanto alla mamma di Theo quando Bouyeri, in aula, le disse che non odiava suo figlio, ma che era un simbolo, che era orgoglioso di quello che aveva fatto e che se fosse uscito lo avrebbe fatto ancora e ancora”, prosegue Holman. “Dopo la morte di Theo abbiamo dovuto ritirare il film, ci sono state minacce di morte”, riprende De Westelaken. “La gente può vederlo su Internet, ma la smocking gun è stata rimossa dal pubblico. E’ un film proibito, in senso drammatico. All’epoca non ero orgoglioso di produrre ‘Submission’, era un film come un altro, anche molto facile, Theo diceva ‘non è il mio miglior film’. Potremmo trasmetterlo in televisione, ma c’è una regola non scritta che lo proibisce. Guarda cosa è successo al film di Wilders, ‘Fitna’, è così facile sedersi al computer e minacciare di morte qualcuno e non c’è più bisogno nemmeno di essere legati ad al Qaida. Nessuno immaginava cosa sarebbe successo con questa pellicola. Non è il film in sé che conta, è come le vignette danesi sul Profeta, è ciò che rappresentano e l’atmosfera che si crea attorno a queste opere. A me manca moltissimo l’energia e l’ironia di Theo, quando piombava nel mio ufficio e buttava all’aria tutto. Dopo Theo il servizio segreto ci proteggeva, chiunque fosse coinvolto era sotto tiro. Guarda quel che è successo al traduttore giapponese di Salman Rushdie, è stato accoltellato a morte”. Il giorno in cui è stato ammazzato Van Gogh stava andando a lavorare al suo film su Pim Fortuyn. “Theo e Pim erano amici, si vedevano, parlavano di politica, Theo ha scritto alcuni discorsi di Pim”, spiega Holman. “Fortuyn si diceva che fosse ‘pericoloso’ e un ‘fascista’, ma era tutto il contrario. Non aveva l’aspetto di un uomo di destra, era omosessuale, aveva un coiffeur personale, una macchina sportiva, aveva tanto humour, era pro libertà di parola contro l’islamismo. Il suo assassino lo ha ucciso perché Pim disturbava l’ordine olandese, dicono che era un ‘fascista’ perché non rientrava negli schemi. Theo e Pim, la loro morte, sono accomunata dal fatto che per primi sollevarono il tema dell’islam. Pim diceva sempre, ‘non ho niente contro i musulmani, possono anche succhiarmi il cazzo, ma l’islam vuole uccidere gli omosessuali, io sono un omosessuale e devo difendere la nostra cultura’.
Era fatto così. Theo diceva lo stesso, aveva girato film con giovani marocchini, ma sapeva che lo consideravano un ‘infedele’”. Hans Jansen insegna Pensiero islamico all’Università di Utrecht ed è un’istituzione in Olanda. Ha conosciuto Theo mentre girava “Najib and Julia”, la storia di una ragazza olandese che si fidanza con un marocchino. “Theo voleva essere sicuro che i suoi attori parlassero un arabo corretto, un dialetto vero. Mi chiese una consulenza e fui felice di lavorare con lui. Amava i dettagli e ci lavorammo sopra. La sua morte ha reso la gente impaurita, molti hanno smesso di parlare di islam. Theo era un eccentrico e molte persone non hanno maturato l’interesse nella libertà di espressione perché hanno pensato che ‘i musulmani hanno ucciso un folle’, ma si sbagliano.
C’è grande paura fra giornalisti, scrittori e artisti. In molti hanno smesso di parlare, soprattutto chi ha figli ha preferito una vita quieta.
Le uniche novità di rilievo sono ‘Fitna’ e l’ascesa di Wilders”. Jansen rigetta gli studi fino ad ora condotti sull’assassino di Van Gogh. “C’è la tentazione di spiegare Mohammed Bouyeri attraverso canoni materialisti e sociologistici. Io ho sempre pensato che il caso di Mohammed fosse tipico dell’odio che chi riceve un dono matura verso chi glielo ha donato.
Abbiamo dato tutto agli immigrati musulmani, ma loro hanno maturato odio per la democrazia.
Sono pessimista sull’Olanda, non abbiamo l’energia per resistere. La popolazione islamica qui è del tutto immune dalle forze del liberalismo, della scuola, persino della lingua olandese. Il fallimento del multiculturalismo è una tragedia disarmante, c’è un grande disorientamento nell’educazione, nell’esercito, nella società. Siamo prossimi alla barbarie”.
Jansen è legato anche alla sceneggiatrice somala di “Submission”. “Ayaan Hirsi Ali ha parlato agli olandesi come se fossero suoi pari. Ma questa élite olandese pensa che gli immigrati non siano uguali a noi, ma gente da accudire, il mio paese non ha mai capito i musulmani. Ayaan ripeteva che se gli apostati dell’islam non fossero stati difesi dalla democrazia olandese, l’Olanda si sarebbe avviata in una brutta direzione. Ed è quello che è successo, il destino di Ayaan è un esempio tragico per gli altri immigrati, sanno adesso che se parlano olandese e si comportano come dei secolaristi, non saranno difesi dagli olandesi e attaccati dai propri simili”. A Jansen chiedamo se ritiene oggi possibile un altro caso Van Gogh. “Non ho mai voluto rispondere a questa domanda, non voglio neanche pensarci”. Van de Westelaken interrompe la discussione: “Ayaan è stata cacciata dal paese”. Lo dice come se quel che è successo sia stato un momento di non ritorno. “L’Olanda è un paese piccolissimo senza Ayaan, da un punto di vista intellettuale”, dice Holman. “Una donna, una donna nera, ex musulmana, senza clitoride, che nasce a sinistra e passa con i liberali, odiatissima dalle donne olandesi, Ayaan era troppo bella per la politica.
Un diamante nero, parlava tante lingue, Theo adorava Ayaan, li ho fatti incontrare io nella mia casa. Ayaan disse subito: ‘Voglio fare un film con te’. Qui tutti pensavano che le cose potessero cambiare, avevamo un omosessuale cattolico come Pim, poi Ayaan, era strano averli in Olanda tutti e due, due persone così intelligenti e con una visione internazionale dei problemi. E’ un paese molto più piccolo senza di loro”. “L’omicidio di Theo è stato molto efficace”, dice Holman prima di concludere l’intervista. E’ come se uccidendo quel ragazzone che amava provocare, che era orgoglioso di avere uno zio ucciso dai nazisti e che si sentiva come investito di una missione sulla libera parola, l’islamismo sia riuscito a congelare l’anima dell’Olanda. “E’ stata una bomba intelligente”, dice Van de Westelaken porgendoci una copia di “Interview”, uno dei film di Theo di cui il celebre attore americano Steve Buscemi ha appena realizzato il remake. “Quell’omicidio ha cambiato la vita delle persone. La bomba di Madrid non ha avuto questo effetto, perché il giorno dopo, nonostante tutti quei morti, la gente doveva continuare a prendere il treno. Con Theo hanno ucciso una sola persona e la sua libertà di parola. Ma con lui molti altri hanno chiuso la bocca”. Due settimane prima di morire, Theo van Gogh doveva andare negli Stati Uniti. Aveva una paura matta di volare e a Holman diede disposizioni per il suo funerale. “Voglio tanta vodka, tutti devono fumare Gauloises, le donne devono indossare i tailleur e una collana di splendide perle bianche”. Aveva preparato anche il suo ultimo capolavoro. Al centro della sala rotonda del teatro, dove la sera dell’omicidio si riunirono gli amici e la famiglia, c’era la bara del regista, il suo cellulare, l’agenda e la bicicletta nera su cui pedalava anche il giorno della morte. “Piangemmo e ridemmo tutta la notte, come quando muore un amico”, dice Holman. Accanto alla bara anche una bottiglia di champagne. Sulla pancia di Theo una rosa bianca e un foglio con scritto “Maarty”. Una delle sue tante fidanzate. A mezzanotte, sotto le note di “A perfect day” di Lou Reed, una limousine entrò nella sala e se lo portò via. E’ stato il primo martirio multiculturale in Europa.

Post interamente copiato dall’originale della Sig. Silvana De Mari