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Quando il male si mette in posa

blogdiattualita_4bfbb78d7c225ccd5a2574fce113f432Dall’Isis, il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, giungono di continuo racconti e filmati di violenze estreme, inaudite: persone crocifisse, sepolte vive, mutilate, sequestrate e vendute, decapitate a coltellate, torturate a morte, costrette a scavare la propria fossa prima di essere uccise. Una brutalità selvaggia, esibita, compiaciuta ne è diventata il tratto distintivo. Come spiegare tanto spietato e sanguinario accanimento?

«In quel mondo comanda chi uccide», è stato il commento dello studioso statunitense Edward Luttwak durante un’intervista rilasciata a un giornalista italiano. Le atrocità dell’Isis, ha ragione Luttwa, in effetti ci ricordano che esiste un mondo in cui il potere si detiene uccidendo, torturando, abusando di chiunque, anche solo per capriccio; in cui i leader si impongono mostrandosi crudeli e feroci, capaci di seviziare e uccidere, con le loro stesse mani, e di trarne piacere; in cui è convinzione generale che non usa la forza solo chi è impotente e che la grandezza effettiva del potere si dimostra esercitandolo arbitrariamente e con sfrenata violenza. Le vittime sono prima e soprattutto gli avversari, tali per diversità di stirpe, etnia, religione, ma nessuno può e deve sentirsi al sicuro. Tutto sembra dimostrare il vantaggio di schierarsi dalla parte del male, in quel mondo.

savekesab3A renderlo possibile sono valori e istituzioni antichi, di cui i jihadisti, e non loro soltanto, approfittano per costruire la loro civiltà di morte: valori e istituzioni propri di società arcaiche, composte da linee di discendenza invalicabili che confluiscono in lignaggi, clan, tribù i quali, procedendo da una appartenenza carnale, insostituibile, formano comunità impermeabili, che si consolidano educando all’esclusione degli estranei, alla diffidenza e all’ostilità nei loro confronti. Bisogna essere fedeli a oltranza, se si vuole vivere. Sterminare un’altra comunità è sempre ammesso e può diventare necessario, eroico, se è fatto nell’interesse della propria discendenza. Allora i termini “genocidio”e “pulizia etnica” perdono ogni valenza negativa.

Di “quel mondo” il Califfato non è che un esempio tra tanti. Quasi impallidisce la figura di al-Baghdadi al confronto con tanti leader prima di lui. Idi Amin Dada in Uganda, Ahmed Sekou Touré in Guinea Conakry, Jean-Bédel Bokassa nella Repubblica Centrafricana: sono alcuni dei tiranni che hanno fatto dell’uso ostentato e illimitato della forza uno strumento di potere spinto fino a rasentare la follia. Con il loro comportamento hanno reso persino credibile l’accusa, che è stata rivolta a tutti e tre, di praticare il cannibalismo: a tal punto si pensava che potesse arrivare la loro efferatezza. Può apparire, ed essere, anche espressione di deliri di onnipotenza e di perversioni incontrollate, ma la violenza terrificante, come quella esercitata oggi dall’Isis, è prima di tutto una lucida e calcolata arma per indebolire la determinazione a combattere degli avversari e per sottomettere le popolazioni che vivono nei territori controllati, forzarle al consenso e alla complicità.

2011_10_19_13_27_37I ribelli del Ruf, protagonisti della guerra civile che ha insanguinato la Sierra Leone tra il 1991 e il 2002, sono uno degli esempi più atroci di crudeltà sistematica impiegata con queste intenzioni. Almeno 30.000 sierraleonesi, mutilati, portano impresso sul corpo il loro segno permanente. Il Ruf, a dimostrazione esemplare della propria potenza, amputava infatti mani, piedi, braccia, gambe. Per abituare i bambini soldato a farlo, ricorreva a una sorta di “gioco” in cui la vittima era costretta a scegliere uno dei biglietti raccolti in un berretto o in un cesto, su ognuno dei quali era stato scritto o disegnato il nome di una parte del corpo umano. Quella estratta veniva amputata. Inoltre il Ruf marchiava a fuoco il proprio acronimo sul viso dei bambini, imitato in questo da un altro gruppo armato, il Consiglio rivoluzionario delle forze armate. Marchiatura e mutilazione rientravano in una strategia di “visibilità”: si può immaginare quanto efficace.

In Uganda, dal 1987 al 2005, il movimento antigovernativo l’Lra, Lord Resistance Army, mentre usava migliaia di bambini rapiti come combattenti, portatori, scudi umani e schiavi sessuali, annichiliva la popolazione mantenendola in uno stato costante di paura. Anche l’Lra aveva scelto come mezzo esemplare di punizione, per chi disobbediva e rifiutava di collaborare, la mutilazione di parti del corpo. Nel periodo in cui aveva proibito l’uso della bicicletta nel territorio sotto il suo controllo, a chi trasgrediva venivano amputi piedi e gambe. A chi era sospettato di aver collaborato con le autorità governative riferendo notizie sulle attività e i movimenti dei ribelli, tagliava labbra o orecchie.

MinoriSoldato01In Liberia, durante la prima guerra civile (1989-1995), si è verificato uno degli esempi più agghiaccianti di ostentazione di ferocia. Nel settembre del 1990 il presidente Samuel Doe fu catturato nella capitale Monrovia da Prince Johnson, capo di una delle milizie antigovernative. Johnson ordinò che fosse torturato a morte e volle che il supplizio, durato diverse ore, venisse registrato su nastro: ancora non esisteva Youtube. Il video fu poi riprodotto e fatto circolare: mostra, tra l’altro, lo stesso Johnson intento a bere birra mentre i suoi uomini tagliano un orecchio a Doe ancora vivo.

L’Isis dispone di ben altri mezzi oggi per far sapere al mondo quanto male è disposto infliggere. Immagini e video raccapriccianti invadono il web, riprodotti all’infinito. Trova peraltro conferma quanto l’impiego della violenza estrema, oltre a servire da deterrente, possa costituire un fattore di attrazione. Da quando è alla guida del jihad iracheno, al-Baghdadi ha infatti reclutato almeno 12.000 combattenti, 3.000 dei quali occidentali.

Immigrazione: il tradimento dei Sindacati

marx-coke
marx-coke

La seconda parte dell’800 e buona parte del ’900 (  fino al declino dei sindacati come organizzazioni dei lavoratori e alla sparizione della difesa di questi dalle piattaforme politiche della cosiddetta Sinistra trasformatasi in ‘taxi’ ideologico per varie microminoranze privilegiate ) sono stati i secoli delle lotte sindacali e al centro della lotta c’era la spartizione dei profitti tra capitale e lavoro.

Poi è arrivata la caduta del Comunismo, le cui macerie ideologiche hanno comportato, senza che vi fosse una correlazione anche la fine sostanziale del sindacato come ‘lobby dei lavoratori’.

Oggi i sindacati pensano a tutto fuorché a chi lavora.

Poi è arrivata la Globalizzazione.
Ed è stato il colpo di grazia per il lavoro organizzato, polverizzato in tante micro-realtà e nella flessibilità estrema e schiacciato dalla incapacità delle organizzazioni sindacali e dei partiti (sedicenti) dei lavoratori, di comprendere che immigrazione e globalizzazione sono le due tenaglie attraverso cui il Capitale stritola i lavoratori e la loro fetta di profitto, i salari.
Come questi fanatici comunisti cresciuti a pane e Marx, abbiano potuto dimenticare una delle lezioni del filosofo tedesco, quella del famoso “esercito di riserva”, è misterioso.
Il mistero deve avere, però, molto a che fare con le ingenti elargizioni ricevute dalle multinazionali: vere e uniche beneficiarie di immigrazione e globalizzazione.
La Globalizzazione ha immesso nel mercato dalla sera alla mattina, centinaia di milioni di nuovi schiavi da sfruttare per ‘contenere’ i salari dei lavoratori nazionali.
Non bastava, perché ci sono, soprattutto nei servizi, lavori che non sono ‘delocalizzabili’, e allora serviva un ‘esercito di riserva’ interno che ‘riducesse le pretese’ dei lavoratori nazionali: entrano in scena gli immigrati.
E’ evidente, che devono nascere moderne associazioni di lavoratori che vogliano proteggersi da questa ‘tenaglia’ immigrazione-globalizzazione. Ed è ovvio che il loro punto di riferimento politico non può essere il Pd o Sel, due movimenti che fanno dell’afflato migratorio e del mondo senza confini un mantra masochistico.
I deboli si difendono con le frontiere, i lavoratori per poter ricevere salari dignitosi, devono essere protetti dalla concorrenza esterna dei ‘cinesi’ e interna dei ‘migranti’: non ci sono alternative.
Non è vero che immigrazione e globalizzazione sono ‘ricchezza’, o meglio, lo sono, ma per una minoranza privilegiata della popolazione (vedi tutti i ricconi schierati con la sinistra : di benedetti, della valle, prada, tronchetti provera etc etc).

Per tutti gli altri, il 99%, sono miseria, disoccupazione e dramma.

dal 2000 al 2013 posti di lavoro creati solo per immigrati

Immigrati, oltre 800 sbarcati in Sicilia nelle ultime 24 ore
Italiano te e la tua cultura non contano un cazzo, lo stato pensa solo a loro

Sono numeri scioccanti.
Gli immigrati, sia legali che illegali, hanno rappresentato tutti i posti di lavoro in più, creati nel mercato del lavoro degli Stati Uniti dal 2000 ad oggi. Lo afferma un rapporto che mette in evidenza la forte concorrenza degli immigrati a basso costo nei confronti dei lavoratori autoctoni, per i posti di lavoro in un’economia ancora in piena crisi occupazionale dal 2008.

Il rapporto del Center for Immigration Studies è stato pubblicato oggi, e dice che 22,4 milioni di immigrati in età lavorativa lavorano negli Usa all’inizio di quest’anno, in crescita di 5,3 milioni dal 2000.
Nello stesso periodo, i lavoratori nativi con posti di lavoro sono diminuiti di 1,3 milioni, da 114.8 a 113.5 milioni. E’ così in tutto l’Occidente.

Ma non basta, perché nel frattempo, il numero di americani che non sono più nella forza lavoro – inattivi – è balzato di quasi 13 milioni per raggiungere i 48,6 milioni.
Secondo gli autori del rapporto, questi sono segnali profondi dei cambiamenti del mercato del lavoro e sfidano la propaganda che l’immigrazione sia un bene per l’economia.

“Gli ultimi 13 anni, o anche gli ultimi cinque anni, mettono in chiaro che l’immigrazione su larga scala può andare di pari passo ad una debole crescita dell’occupazione e il calo di tassi di lavoro per i cittadini del paese ospitante “.
Gli autori, Steven A. Camarota e Karen Zeigler , dicono nella loro relazione : “Data la situazione occupazionale nel paese, i drammatici aumenti di immigrazione legale previsti dalla legge sull’immigrazione che vorrebbe Obama sarebbero disastrosi per la realtà del mercato del lavoro degli Stati Uniti.” (immigrazione legale e non illegale)

La situazione è simile in Italia e in tutti i paesi occidentali.
Gli immigrati entrano nel mercato del lavoro con stipendi e condizioni lavorative semi-schiavili, espellendo di fatto dal mercato i lavoratori autoctoni.

il radioso futuro del medioriente

Yasir al Ajlawni
Yasir al Ajlawni intervistato da una TV occidentale

E’ lecito per gli oppositori del regime di Bashar al-Assad, (cioè per gli alleati dell’Occidente ai quali anche l’Italia vorrebbe fornire armi), stuprare “qualunque donna siriana non sunnita”.
E’ quanto stabilisce la fatwa di uno sheikh salafita di origine giordana, Yasir al-Ajlawni, residente da 17 anni a Damasco.
Nel suo editto religioso, pronunciato in un video pubblicato su YouTube, il tizio sostiene che in base ai precetti dell’Islam, è lecito “catturare e avere rapporti sessuali” in particolare con donne della setta alawita (la stessa di Assad) o cristiane, ma in generale con qualsiasi donna non sunnita.
Per dare forza al suo pronunciamento, il religioso integralista definisce le donne che autorizza a stuprare come “melk al-yamin”, espressione con la quale il Corano indica genericamente le schiave di fede non musulmana.
Lo sheikh al-Ajlawni non è il primo a emettere una fatwa che prende di mira le donne siriane.
Nel 2012, il predicatore saudita Muhammad al-Arifi aveva invitato i “jihadisti” a “contrarre un matrimonio a tempo” con le prigioniere siriane, “in modo da poter giacere con loro a turno”.
Una vera e propria istigazione allo stupro di branco.
Non è la prima volta che i nostri amici della Coalizione che combatte il regime di Damasco legittimano stupri, discriminazioni religiose e schiavitù.
In precedenza, l’egiziano Ishaq Huwaini invitava a condurre le “prigioniere di guerra” presso un “mercato degli schiavi, dove si vendono le concubine”, definite anche come “ciò che la vostra mano destra possiede”.
Per il religioso, basta l’atto dell’acquisto perché, per l’uomo, un rapporto sessuale non sia peccato, “anche senza un contratto, un guardiano o qualsiasi altra formalità, come e’ ampiamente condiviso tra gli ulema”. “In altre parole – ha aggiunto Huwaini, per non lasciare dubbi – quando voglio una schiava sessuale, vado al mercato, scelgo quella che mi piace e me la compro”.
Perché non invitare al- Ajlawani e Huwaini a Bruxelles la  prossima volta che l’Unione Europea discuterà di abrogare l’embargo sulle armi ai ribelli siriani o alle Nazioni Unite  in occasione del prossimo appello a Bashar Assad a lasciare la guida del Paese. Invitare in Occidente simili figure di spicco, le cui fatwe non risulta siano state rigettate dai leader degli oppositori siriani, consentirebbe di farci un’idea più concreta sul “nuovo che avanza” in Siria e che avanza anche e soprattutto con l’aiuto dell’Occidente.

Naturalmente la fatwa ha avuto immediatamente eco in europa : Sweden: Muslim immigrant youth says “Calling Swedish women whore is normal”

Avete letto nulla di simile sui nostri media fiancheggiatori degli integralisti?

Nuovo ordine mondiale

Agnelli nel 1975 disse : “I regimi tecnocrati di domani ridurranno la libertà, ma non sarà un male”

E’ giunto il momento di prendere in considerazione alcuni fenomeni che negli ultimi anni hanno subito un’accelerazione incredibile (attenzione alle date) minacciando di cambiare radicalmente il mondo e la nostra vita, così come la conosciamo oggi.
Non si tratta di religione, superstizione o complottismo ma si tratta di affrontare con intelligenza gli strumenti che la storia ci ha dato. Tante coincidenze e quando le coincidenze sono troppe c’è motivo di avere un sospetto.
Qualche centinaio di anni fà un tipo chiamato Giovanni scrisse un libro ,l’ultimo delle sacre scritture.
Al di là delle credenze  e delle superstizioni è stupefacente come in un passato tanto remoto, una persona tutto sommato ignorante abbia descritto fenomeni che stanno avvenendo oggi.
Riporto per chi non conosce alcuni passi in cui si parla del Marchio della Bestia è citato per 7 volte e tutte nel Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo:

Apocalisse 13:16-18
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

Chi ha intelligenza CALCOLI il numero della bestia…

… Se prendete un qualsiasi codice a barre vi accorgerete che esistono diversi tipi di barre che corrispondono ad un numero, sono tutti uguali e tutti fatti nello stesso modo, cambiano solo i numeri.
All’inizio, al centro e alla fine di ogni codice a barre noterete una barretta più lunga delle altre. Il numero corrispondente a quella barretta è il 6. Prendento le tre barrette si ottiene 666.

Codice a barre
Codice a barre

 Complottismo? Superstizione?
Strano ma quel numeretto è presente in tutti i codici a barre. Incredibile che abbiano scelto come “virgola” il numero sei. E perchè non il cinque o il sette?
Cerchiamo di analizzare l’anatomia del barcode UPC (Universal Product Code).
Guardando quindi l’immagine , soffermiamoci sulle 3 barre di controllo, ad occhio sono identiche, giusto?
Detto questo, come si rappresenta il numero “6” nel codice “UPC”?
E’ di questi giorni la notizia che entro il 2013 tutti gli americani avranno impiantato nella mano un microcip. Dicono per motivi strettamente sanitari ma dato che lavoro nel campo dell’elettronica posso affermare con certezza che l’utilizzo è molteplice.
Con la tecnologia che abbiamo a disposizione sarà anche possibile comprare e vendere senza l’utilizzo di banconote, ma accreditando il denaro in un conto nel microchip. Naturalmente nel microchip sarà presente il codice a barre, ovvero il marchio della bestia.
In buona sostanza, un numero (perchè i codici a barre sono numerici) viene sempre codificato con una sequenza di 7 “bit”, per così dire.
Un segno nero equivale ad un “uno” ed uno spazio bianco ad uno “zero”. Il nostro beneamato “6” quindi, sarà “101”.
Le barre di controllo iniziali e finali, (estrema sinistra ed estrema destra) anche se non sembra, a livello di dati contano come un “101”. Il marker mediano è uno “01010”… quindi dato che lo zero vale zero abbiamo 3 volte un numero intero 101=6. Strano vero? Un pò come la carica dei 101 🙂
Torniamo un’attimo indietro e cerchiamo di spiegare sbrigativamente il perchè il 6 è il numero della bestia.
Nella Bibbia il numero sei è messo in relazione con i nemici di Geova (ok, ok, se non avete mai letto e meditato la Bibbia, prendetelo per buono).
Il 6 è inferiore al sette ma il sette rappresenta la completezza dal punto di vista di Dio (il creato, finito, ha richiesto 7 giorni, prendete per buono anche questo). Quindi il triplice sei è simbolo di grossa imperfezione.
Il che dà risalto all’imperfezione e alle carenze di ciò che la bestia rappresenta o raffigura (ricordate che la Bibbia è scritta per essere capita da tutti quindi non critichiamo ma cerchiamo di capire con la nostra intelligenza).
Il numero della bestia, 666 è chiamato un numero d’uomo ad indicare che ha a che fare con l’uomo imperfetto, decaduto, debole e sembra simboleggiare l’imperfezione di ciò che è rappresentato dalla bestia.
Perciò il nome serve a ribadire che la bestia è terrena e simboleggia il governo umano.
Quindi niente diavoli, complotti o superstizioni. In fin dei conti quando conosciamo una persona … che non ci piace diciamo … quello è una bestia!
Adesso saltiamo ad un tempo più vicino a noi ed esattamente nel 2005.
Dal 1° gennaio 2005, in Italia è obbligatorio, inserire negli animali che debbono essere registrati, un microchip per il loro riconoscimento. L’inserimento è sotto cutaneo. Questo è servito come test e collaudo per poterlo inserire nelle persone. E’ stato un test tecnico, sanitario e psicologico ma anche di preparazione mentale per questo metodo infallibile di riconoscimento.

barcellona chip sottopelle per pagamenti
barcellona chip sottopelle per pagamenti

Perchè dico così? Perchè nel lontano 1990 succedeva che in Europa l’impianto giuridico era già pronto, mediante direttive e rapporti ufficiali, come ad esempio la direttiva 385/CEE del 1990 del Consiglio Europeo, sull’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri sulla legislazione dei dispositivi medici impiantabili, destinati all’identificazione, alla raccolta di informazioni e alla localizzazione delle persone. L’Europa già decenni parla di dispositivi RFID e chip sottopelle per accumulare le informazioni del paziente.
La VeriChip, utilizzata come una carta intelligente, per automatizzare gli acquisti o controllare i delinquenti in libertà vigilata, per le notizie finanziarie, la sicurezza dei trasporti pubblici, l’accesso agli edifici o installazioni sensibili è già in uso ma voi non lo sapevate, vero?
Tra i tanti meccanismi classici contemplati dalla Commissione Europea figurano anche i “dispositivi scatenanti un orgasmo femminile con la semplice pressione su un bottone”, con brevetto depositato in USA nel gennaio 2004. Sull’onda di tali direttive arriviamo al 2007 e leggiamo sul sito della banca d’italia che l’europa ha emanato una normativa, la SEPA, sui pagamenti europei.
La realizzazione del progetto SEPA è un obiettivo prioritario dell eurosistema per permettere di sfruttare appieno nei pagamenti al dettaglio, i vantaggi della moneta unica.
Si tratta di consentire agli oltre 300 milioni di cittadini dell’area dell’euro di effettuare o ricevere pagamenti con strumenti diversi dal contante in tutta l’area, da un singolo conto e alle stesse condizioni di base, indipendentemente dal luogo in cui si risiede, utilizzando i diversi strumenti con la stessa facilità, efficienza e sicurezza su cui si può contare nel contesto nazionale. Il superamento delle segmentazioni fra mercati nazionali, la migliore fruibilità degli strumenti di pagamento più avanzati contribuiranno ad accrescere la concorrenza, ad abbassare i costi unitari dei servizi bancari, a ridurre i costi di transazione delle attività produttive.
In parole povere uno strumento che non sia una moneta, funzioni come essa e che funzioni ovunque. A voi cosa viene in mente?
Tutto bello, tutto stupendo ed atto invogliare a far dire alle persone : che ficata!
Ed infatti già dal 2004/2005 immediatamente c’è chi si è adeguato facendo pagare l’ingresso nei locali notturni a persone che hanno un chip sottopelle dal quale possono scaricare l’importo dovuto. Non ci credete? In Spagna e Francia già accade, fate una ricerchina sul web e ve ne accorgerete.
Così come scoprirete che per motivi di sicurezza tutti i messicani sono stati indotti a farsi “inoculare” un chip sottopelle.
Nuovo ordine mondiale? Chissà però a scremare le dichiarazioni di banchieri e politici c’è da riflettere sul nostro futuro.

Ok, così comè il post è già abbastanza lungo ma se volete, continuo ma me lo dovete chiedere altrimenti tutto resta così, appeso a metà e non saprete mai chi c’è dietro al nuovo ordine mondiale ed ai loro collegamenti ai riferimenti biblici 🙂

Ebraismo e Cristianesimo : violenti come l'islam?

“C’è molta più violenza nella Bibbia che nel Corano; l’idea che l’islàm si sia imposto con la spada è una fantasia Occidentale, inventata al tempo delle Crociate, quando, in realtà, furono i Cristiani dell’Occidente a scatenare una brutale “guerra santa” contro l’islàm”. Così dichiara la ex suora che si definisce “monoteista indipendente”, Karen Armstrong. Questa citazione riassume il principale e più autorevole argomento usato per rintuzzare le accuse che l’islàm è intrinsecamente violento e intollerante. Tutte le religioni monoteiste, e non solamente l’islàm – sostengono i propugnatori di questa tesi – hanno la loro quota di scritture violente e intolleranti, e condividono storie cruente. Così, ogni qual volta le sacre scritture dell’islàm – in primo luogo il Corano, seguito dai racconti delle parole e delle azioni di Maometto (gli ahadith) – vengono utilizzate come dimostrazione della innata aggressività di questa religione, scatta l’immediata risposta che anche altre sacre scritture, specialmente quelle Giudeo-Cristiane, sono infarcite di episodi violenti.

Purtroppo, troppo spesso questa affermazione interrompe ogni ulteriore discussione sul problema se violenza e intolleranza siano connaturate all’islàm. E quindi, la risposta normale diventa che non è l’islàm ad essere violento per se, ma sono piuttosto le rimostranze e la frustrazione dei musulmani – sempre aggravate da fattori economici, politici e sociali – a scatenare la violenza. La perfetta aderenza di questa opinione con la gnoseologia laica e “materialista” dell’Occidente, la rende immune da ogni critica.

Pertanto, prima di condannare il Corano e le parole e le azione storiche del profeta dell’islàm, Maometto, come istigatori di violenza e intolleranza, si dovrebbe consigliare agli Ebrei di considerare le atrocità storiche commesse dai loro antenati Israeliti, così come sono state registrate dalle loro stesse scritture; bisognerebbe poi raccomandare ai Cristiani di considerare i cicli di brutali violenze compiute dai loro antenati nel nome della loro fede sia contro non Cristiani che contro Cristiani. In altre parole bisogna ricordare ad Ebrei e Cristiani che chi abita case di vetro deve evitare di scagliare pietre.

Ma questa è proprio la verità? L’analogia con le altre scritture è proprio legittima? E’ possibile confrontare la violenza degli Ebrei dell’antichità e la violenza dei Cristiani nel Medio Evo con la persistenza della violenza musulmana nell’era moderna?

La violenza nella storia di Ebrei e Cristiani

In accordo con la Armstrong, un gran numero di eminenti scrittori, storici, e teologi hanno sostenuto questa tesi “relativista”. Per esempio, John Esposito, direttore del Centro del Principe Alwaleed bin Talal per la Comprensione Cristiano-islamica, all’Università di Georgetown, si domanda:

“Ma come mai continuiamo a porci la stessa domanda [a proposito della violenza nell’islàm] e invece non ce la facciamo a proposito di Ebraismo e Cristianesimo? Sia Ebrei che Cristiani hanno compiuto atti di violenza. Tutti noi possediamo un lato trascendente, ma anche un lato oscuro … Pure noi abbiamo la nostra teologia dell’odio. Sia nel Cristianesimo che nell’Ebraismo tradizionale, tendiamo ad essere intolleranti; aderiamo ad una teologia esclusiva: noi contro loro”.

Il Professore di scienze umane dell’Università Statale della Pennsylvania, Philip Jenkins, in un articolo, “Dark Passages (Brani oscuri)”, spiega più a fondo questa tesi. E tenta di dimostrare che la Bibbia è più violenta del Corano:

In tema di istigazione alla violenza e ai massacri, ogni semplicistica pretesa di superiorità della Bibbia nei confronti del Corano sarebbe totalmente sbagliata. Infatti, la Bibbia trabocca di “testi di terrore” per usare la frase coniata dalla teologa Americana Phyllis Trible. La Bibbia contiene molti più versetti che apprezzano o spingono al massacro di quanti non ne contenga il Corano, e la violenza biblica è spesso molto più estrema e caratterizzata da una ferocia molto più indiscriminata … Se i testi fondamentali caratterizzano tutta la religione, allora Ebraismo e Cristianesimo meritano la condanna massima come religioni di efferatezza.

Molti episodi della Bibbia, come pure della storia Giudeo-Cristiana illustrano la tesi di Jenkins, ma due in particolare – uno probabilmente rappresentativo dell’Ebraismo, l’altro del Cristianesimo – sono quasi sempre ricordati e quindi meritano un esame più attento.

La conquista militare della terra di Canaan da parte degli Ebrei, circa nell’anno 1200 AC è spesso definita come “genocidio” ed è diventata emblematica della violenza e della intolleranza della Bibbia. Dio disse a Mosè:

Ma delle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, perché essi non v’insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio.

Così Giosuè [il successore di Mosè] conquistò tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato il Signore, Dio di Israele.

Per quanto riguarda il Cristianesimo, poiché è impossibile trovare nel Nuovo Testamento versetti che incitano alla violenza, quelli che sostengono la tesi che il Cristianesimo è violento come l’islàm devono ricorrere ad eventi storici come le Crociate scatenate dai Cristiani Europei tra l’undicesimo e il tredicesimo secolo. In effetti le Crociate furono violente e provocarono in nome della croce e della Cristianità delle atrocità, secondo il moderno metro di valutazione. Dopo aver sfondato le mura di Gerusalemme, nel 1099, per esempio, si racconta che i Crociati massacrarono quasi tutti gli abitanti della Città Santa. Secondo la cronaca medioevale, Gesta Danorum, “il massacro fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue fino alle caviglie”.

Alla luce di quanto sopra, come Armstrong, Esposito, Jenkins e altri sostengono, perché Ebrei e Cristiani indicano il Corano come prova della violenza dell’islàm mentre ignorano le loro stesse scritture e la loro stessa storia?

Bibbia contro Corano

La risposta si trova nel fatto che queste osservazioni confondono storia e teologia mescolando le azioni temporali degli uomini con ciò che si ritengono essere le parole immutabili di Dio. L’errore fondamentale è che la storia Giudeo-Cristiana – che è violenta – è stata confusa con la teologia islamica – che ordina la violenza. Ovviamente, tutte le tre grandi religioni monoteiste hanno avuto la loro parte di violenza e intolleranza verso “l’altro”. Ma la questione fondamentale è se questa violenza fu imposta da Dio o se uomini bellicosi vollero che fosse così.

La violenza del Vecchio Testamento è un caso veramente interessante. Dio ordinò in modo chiarissimo agli Ebrei di sterminare i Canaanei e i popoli vicini. Questa violenza pertanto, volenti o nolenti, fu espressione della volontà di Dio. Comunque, tutta la violenza storica commessa dagli Ebrei e registrata nell’Antico Testamento è soltanto questo – storia. E’ successo; Dio lo ordinò. Ma riguardò tempi e luoghi specifici e fu diretta contro popoli ben precisi. Mai questo tipo di violenza fu regolamentata o codificata all’interno della legge giudaica. In breve, i racconti biblici di episodi violenti sono descrittivi, non prescrittivi.

Questo è l’aspetto in cui la violenza islamica è unica. Benché simile alla violenza dell’Antico Testamento – ordinata da Dio e manifestatasi nella storia – alcuni aspetti della violenza e della intolleranza islamiche sono stati regolamentati nella legge islamica e si applicano in ogni tempo. Pertanto, mentre la violenza incontrata nel Corano ha un contesto storico, il suo significato ultimo è teologico. Consideriamo i seguenti versetti Coranici, noti come i “versetti della spada”:

Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada.

Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano umiliati.

Come nell’Antico Testamento i versetti in cui Dio ordina agli Ebrei di attaccare e trucidare i loro nemici, anche i versetti della spada hanno un contesto storico. All’inizio Dio emanò questi comandamenti dopo che i musulmani sotto la guida di Maometto erano diventati abbastanza forti da invadere i loro vicini Cristiani o pagani. Ma, a differenza dei versetti bellicosi e degli episodi di guerra dell’Antico Testamento, i versetti della spada divennero il fondamento delle successive relazioni sia con “la gente del Libro” (cioè Ebrei e Cristiani) sia con gli “idolatri” (cioè Indù, Buddisti, animisti eccetera) e, in effetti, innescarono le conquiste islamiche che cambiarono per sempre l’aspetto del mondo. Per esempio, in base a Corano 9:5, la legge islamica impone che gli idolatri e i politeisti debbano convertirsi all’islàm o essere uccisi e allo stesso modo, Corano 9:29 è la sorgente primaria delle ben note pratiche di discriminazione contro i Cristiani e gli Ebrei sconfitti che vivevano sotto la dominazione islamica.

In effetti, in base ai versetti della spada e a ad innumerevoli altri versetti coranici e tradizioni orali attribuite a Maometto, i più istruiti funzionari dell’islàm, sceicchi, mufti e imam, lungo tutta la sua storia, raggiunsero il “consenso” – obbligatorio per tutta la comunità musulmana – che l’islàm deve essere in guerra perpetua con il mondo dei non-musulmani fino a quando questi ultimi non si sottomettano all’islàm. Infatti, è comunemente sostenuto dai sapienti musulmani che, poiché i versetti della spada sono tra gli ultimi ad essere stati rivelati sull’argomento dei rapporti tra musulmani e non-musulmani, essi, da soli, abbiano “abrogato” circa 200 altri versetti coranici precedenti e più tolleranti, tipo “non c’è costrizione nella religione”. il famoso saggio musulmano, Ibn Khaldun (1332-1406) ammirato in Occidente per le sue opinioni, rifiuta l’idea che la jihad sia una guerra difensiva.

Nella comunità musulmana, la guerra santa [jihad] è un obbligo religioso, a causa della universalità della missione musulmana e l’obbligo di convertire tutti all’islàm sia mediante la convinzione che con la forza … Gli altri gruppi religiosi non avevano una missione universale, quindi per loro la “guerra santa” non era un dovere religioso, tranne che a scopo difensivo … A loro si richiede solamente di istituire la loro religione in seno alla loro gente. Ecco perché gli Israeliti, dopo Mosè e Giosuè non si occuparono dell’autorità regia [cioè, di un Califfato]. La loro unica preoccupazione era di istituire la loro religione [non di diffonderla alle nazioni] … Ma nell’islàm c’è l’obbligo di acquisire la sovranità sulle altre nazioni.

Gli studiosi moderni più autorevoli concordano. La voce sulla “jihad” dell’Enciclopedia dell’islàm di Emile Tyan afferma che “la diffusione dell’islàm con le armi è in imperativo religioso imposto ai musulmani in generale … la jihad deve continuamente essere perseguita fino a quando tutto il mondo sia sotto la sovranità dell’islàm … l’islàm deve essere completamente realizzato prima che la dottrina della jihad [guerra per diffondere l’islàm] possa essere eliminata”. Il giurista Iraqeno, Majid Khadduri (1909-2007), dopo aver definito la jihad come “guerra”, scrive che “la jihad … è considerata da tutti i giuristi, praticamente senza eccezioni, come un obbligo collettivo di tutta la comunità musulmana”. E, ovviamente, i manuali legali scritti in Arabo, sono ancora più espliciti.

Il linguaggio del Corano

Quando i versetti violenti del Corano vengono confrontati con i loro corrispettivi dell’Antico Testamento, si caratterizzano in particolare per un linguaggio che trascende spazio e tempo, incitando i credenti ad attaccare e uccidere i non credenti oggi come ieri. Dio ordinò agli Ebrei di uccidere gli Ittiti, gli Amoriti, i Canaanei, i Periziti, gli Iviti e i Gebusei – tutti popoli ben definiti, inseriti in un tempo e uno spazio ben preciso. Mai Dio diede agli Israeliti, e per estensione ai loro discendenti Ebrei, un comando “incondizionato” di combattere e uccidere i gentili. D’altra parte, benché i primi nemici dell’islàm, come nell’Ebraismo, fossero storici (cioè Bizantini Cristiani e Persiani Zoroastriani), raramente il Corano li indica con i loro nomi reali. Invece, si ordinò (e si ordina) ai musulmani di combattere la gente del Libro – “finché non versino umilmente il tributo, e siano umiliati” e di “uccidere gli idolatri ovunque li troviate”.

Le due congiunzioni Arabe “finché” (hatta) e “ovunque” (haythu) dimostrano la natura ubiquitaria e perpetua di questi comandamenti. C’è ancora “gente del Libro” che deve essere “completamente umiliata” (specialmente in America, in Europa e in Israele) e “idolatri” da essere trucidati “ovunque” uno guarda (specialmente in Asia e nell’Africa sub-Sahariana). In realtà, la caratteristica principale di quasi tutti i versetti violenti delle scritture islamiche è la loro natura illimitata e generica: “Combatteteli (i non musulmani) finchè non ci sia più persecuzione e la religione sia solo di Allah”. Inoltre, in una ben nota tradizione, presente nelle collezioni di ahadith, Maometto proclama:

Mi è stato ordinato di muovere guerra contro l’umanità finché non testimonino che non c’è altro dio se non Allah e che Maometto è il Messaggero di Allah; finchè non eseguano la prostrazione e non paghino l’elemosina [cioè, finché non si convertano all’islàm]. Se lo faranno, il loro sangue e le loro proprietà saranno protette.

Questo aspetto linguistico è di importanza cruciale per comprendere l’esegesi scritturale che riguarda la violenza. E ancora, è importante ripetere che né le scritture Ebraiche né quelle Cristiane – l’Antico e il Nuovo Testamento, rispettivamente – utilizzano questi comandamenti perpetui e illimitati. Ciò nonostante, Jenkins lamenta che:

I comandamenti di uccidere, di realizzare la pulizia etnica, di istituzionalizzare la segregazione, di odiare e di temere le altre razze e le altre religioni … tutto questo è nella Bibbia e capita con molto maggiore frequenza che nel Corano. Ad ogni livello possiamo discutere su cosa significhino i brani in questione e certamente se debbano avere qualche rilevanza per le età future. Ma rimane il fatto che le parole sono lì, e la loro inclusione nella scrittura significa che esse sono, letteralmente, canonizzate, non meno che nelle scritture musulmane.

Ci si può domandare cosa intenda Jenkins con il termine “canonizzato”. Se “canonizzato” significa che questi versetti devono essere considerati parte del canone della scrittura Giudeo-Cristiana, è assolutamente corretto; invece, se con “canonizzato” intende, o cerca di implicare che questi versetti sono stati applicati nella Weltanschauung (visione del mondo) Giudeo-Cristiana, allora è assolutamente in errore.

Inoltre, non bisogna basarsi esclusivamente su argomenti di pura esegesi o solo filologici: sia la storia che gli eventi attuali smentiscono il relativismo di Jenkins. Mentre il Cristianesimo del primo secolo si diffuse col sangue dei martiri, l’islàm del primo secolo si diffuse mediante la conquista violenta e i massacri. In effetti, dal primo istante fino ad oggi – ovunque ha potuto – l’islàm si è diffuso con la violenza, come è confermato dal fatto che la maggioranza di quello che oggi è noto come il mondo islamico, o dar al-islàm, fu conquistato dalla spada dell’islàm. Questo è un fatto storico, confermato dai più prestigiosi storici islamici. Anche la penisola Arabica, la “casa” dell’islàm, fu sottomessa con grandi lotte e massacri, come dimostrato dalle guerre della Ridda che scoppiarono subito dopo la morte di Maometto, quando decine di migliaia di Arabi furono passati a fil di spada dal primo Califfo, Abu Bakr, per aver abbandonato l’islàm.

Il ruolo di Maometto

Inoltre, in merito alla attuale diffusa idea che cerca di giustificare la violenza islamica – che questa è solo il prodotto della frustrazione dei musulmani di fronte a una oppressione politica od economica – ci si dovrebbe porre questo interrogativo: che dire allora dell’oppressione di oggi nel mondo, di Cristiani ed Ebrei, per non menzionare Indù e Buddisti? Dov’è la loro violenza ammantata di religione? Questa è la verità: anche se il mondo islamico fa la parte del leone nei titoli più drammatici – di violenza, terrorismo, attacchi suicidi e decapitazioni – è inoppugnabile che non è certo l’unica regione al mondo a soffrire per ingiustizie sia interne che esterne.

Per esempio, benché quasi tutta l’Africa sub-Sahariana sia intrisa di corruzione, oppressione e povertà, quando si considera la violenza, al terrorismo e all’assoluto caos, la Somalia – che appunto è l’unico stato sub-Sahariano ad essere completamente musulmano – guida il branco. Inoltre, i maggiori responsabili della violenza Somala e della imposizione delle misure legali più draconiane e intolleranti – i membri del gruppo jihadista al-Shabab (i giovani) – spiegano e giustificano le loro azioni mediante uno schema islamista.

Anche in Sudan, è attualmente in corso un genocidio jihadista contro il popolo Cristiano e politeista, condotto dal governo islamista di Khartum, che ha provocato quasi un milione di morti tra “infedeli” e “apostati”. Che l’Organizzazione della Conferenza Islamica sia corsa in difesa del Presidente Sudanese Hassan Ahmad al-Bashir, che è incriminato dalla Corte Criminale Internazionale, è una ulteriore prova dell’approvazione della comunità islamica della violenza contro sia i non musulmani che contro chi non considera i musulmani abbastanza bene.

Pure i paesi dell’America Latina e i paesi Asiatici non musulmani hanno la loro quota di regimi autoritari ed oppressivi, di povertà e di tutto il resto, come i paesi musulmani. Eppure, diversamente dai quasi quotidiani titoli che provengono dal mondo islamico, non ci sono notizie di fedeli Cristiani, Buddisti o Indù che lanciano veicoli carichi di esplosivo contro edifici di regimi oppressivi (come il regime Cubano o quello Comunista Cinese), sventolando, allo stesso tempo, le loro scritture e urlando: “Gesù (o Budda, o Visnu) è grande!”. Perché?

C’è un ultimo aspetto che viene spesso trascurato – sia per ignoranza o per malafede – da chi insiste che la violenza e l’intolleranza sono equivalenti tra tutte le religioni. Oltre le parole divine del Corano, il modo di comportarsi di Maometto – la sua “sunna” o “esempio” – è una importante sorgente di legislazione nell’islàm. I musulmani sono invitati ad emulare Maometto in ogni circostanza della vita: “Avete un eccellente esempio nel Messaggero di Allah”. E il tipo di condotta di Maometto verso i non musulmani è molto esplicito.

Per esempio, polemizzando sarcasticamente contro il concetto di islàm moderato, il terrorista Osama Bin Laden, che, secondo un sondaggio di al-Jazira, gode dell’appoggio di metà del mondo islamico, così descrive la “sunna” del Profeta:

La “moderazione” fu dimostrata dal nostro Profeta che non rimase mai più di tre mesi a Medina senza razziare o inviare scorrerie nelle terre degli infedeli, per abbattere le loro fortezze, saccheggiare i loro beni, spegnere le loro vite e rapire le loro donne.

Infatti, sia secondo il Corano che secondo la “sunna” di Maometto, razziare e saccheggiare gli infedeli, fare schiavi i loro figli e usare le loro donne come concubine, ha un fondamento ineccepibile. E il concetto di “sunna” – che è quella da cui oltre un miliardo di musulmani, i “sunniti”, hanno ricevuto il loro nome – afferma senza ombra di dubbio che tutto ciò che fu fatto o fu approvato da Maometto, l’esempio più perfetto per l’umanità, è accettabile per i musulmani di oggi così come per quelli di ieri. Questo ovviamente, non significa che la totalità dei musulmani viva soltanto per saccheggiare e stuprare.

Però significa che persone naturalmente inclini a queste attività, e che per caso sono anche musulmane, possono giustificare le loro azioni – e le giustificano – riferendosi alla “sunna del profeta” – il modo con cui al-Qaeda, ad esempio, ha giustificato il suo attacco dell’11 Settembre, in cui furono uccisi degli innocenti, incluse donne e bambini: Maometto autorizzò i suoi seguaci ad usare le catapulte durante l’assedio della città di Ta’if nel 630 DC – gli abitanti della città avevano rifiutato di sottomettersi – benché sapesse molto bene che donne e bambini erano rifugiati in città. Inoltre, quando gli fu chiesto se era consentito lanciare attacchi notturni o incendiare le fortificazioni degli infedeli se donne e bambini erano con loro, e il Profeta rispose: “Essi [le donne e i bambini] sono dei loro [degli infedeli]”.

Il comportamento di Ebrei e Cristiani

Benché osservante scrupoloso della legge e forse iper-legalista, l’Ebraismo non ha un equivalente come la “sunna”; le parole e le azioni dei patriarchi, pur descritte nell’Antico Testamento, non giunsero mai a prescrivere la legge Giudaica. Né le “pietose bugie” di Abramo, né la perfidia di Giacobbe, né l’estrema irascibilità di Mosè, né la relazione adulterina di Davide o le scappatelle di Salomone furono alla base dell’istruzione di Ebrei o Cristiani. Furono interpretate come azioni storiche, compiute da uomini fallibili che, più spesso che no, erano puniti da Dio per il loro comportamento molto meno che esemplare.

Per quanto riguarda il Cristianesimo, gran parte della legge dell’Antico Testamento venne abrogata, o compiuta – a seconda dei punti di vista – da Gesù. “Occhio per occhi” lasciò il posto a “porgi l’altra guancia”. Amare dio e il prossimo con tutto il cuore divenne la legge suprema. Inoltre, la “sunna” di Gesù – “Cosa avrebbe fatto Gesù? – è caratterizzata da docilità e altruismo. Il Nuovo Testamento non contiene alcuna esortazione alla violenza.

Eppure, c’è ancora chi pretende di dipingere Gesù come un personaggio con un atteggiamento militante simile a quello di Maometto, citando il versetto in cui il primo – che “parlò alle folle in parabole e non parlò se non in parabole” – disse: “Non sono venuto a portare la pace, ma una spada”. Ma in base al contesto di questa affermazione è evidente che Gesù non stava ordinando la violenza contro i non Cristiani, ma piuttosto predicendo che ci sarebbero stati conflitti tra i Cristiani e il loro ambiente – una profezia fin troppo vera, dato che i primi Cristiani, invece di brandire la spada, perirono docilmente come martiri, a causa della spada, così come spesso stanno ancora facendo nel mondo musulmano.

Altri si appigliano alla violenza profetizzata nel Libro dell’Apocalisse, ancora, dimenticandosi di osservare che tutto il racconto è descrittivo – per non aggiungere che è chiaramente simbolico – e quindi difficilmente “prescrittivo” per i Cristiani. Ad ogni modo, come si può ragionevolmente paragonare questa manciata di versetti del Nuovo Testamento che metaforicamente menzionano la parola “spada” con le centinaia di prescrizioni Coraniche e dichiarazioni di Maometto che chiaramente comandano ai musulmani di usare una spada vera e propria contro i non musulmani?

Imperterrito, Jenkins lamenta il fatto che nel Nuovo Testamento, gli Ebrei “progettano di lapidare Gesù, complottano per ucciderlo, a sua volta Gesù li chiama bugiardi e figli del Demonio”. Rimane però da stabilire se essere chiamati “figli del Demonio” è più offensivo che essere definiti discendenti di scimmie e porci – l’appellativo Coranico degli Ebrei. A parte gli insulti, tuttavia, ciò che qui importa è che, mentre il Nuovo Testamento non ordina ai Cristiani di trattare gli Ebrei come “figli del Demonio”, invece, in base al Corano, in particolare 9:29, la legge islamica obbliga i musulmani a sottomettere gli Ebrei, anzi, tutti i non musulmani.

Questo significa forse che chi si professa Cristiano non può essere antisemita? Ovviamente no! Ma significa che i Cristiani antisemiti vivono un ossimoro – per il semplice fatto che sia letteralmente che teologicamente, il Cristianesimo non insegna assolutamente odio e astio, bensì pone l’accento su amore e perdono. Il punto qui non è se i Cristiani seguono o no questi precetti; proprio come non è il punto se i musulmani osservano o no l’obbligo della jihad. L’unica domanda pertinente è: cosa richiedono le religioni?

John Esposito ha ragione quando asserisce che “Ebrei e Cristiani furono coinvolti in atti di violenza”. Invece sbaglia quando aggiunge: “Noi [Cristiani] abbiamo la nostra teologia dell’odio”. Nulla nel Nuovo Testamento insegna l’odio – e certamente niente lontanamente paragonabile ai comandi Coranici tipo: “Noi [musulmani] ci dissociamo da voi [non musulmani] e tra noi e voi è sorta inimicizia e odio eterni finché voi non crederete in Dio soltanto”.

Rivalutare le Crociate

Ed è da qui che si può comprendere meglio la storia delle Crociate – eventi che sono stati completamente stravolti da numerosi e influenti apologeti dell’islàm. Karen Armstrong, per esempio, si è praticamente costruita una carriera rappresentando le Crociate in un modo completamente sbagliato, scrivendo, per esempio che “l’idea che l’islàm si sia imposto con la spada è una fantasia Occidentale, inventata durante il tempo delle Crociate quando, in realtà, furono i Cristiani dell’Occidente a muovere una brutale guerra santa contro l’islàm”. Che una ex monaca condanni rabbiosamente le Crociate, rispetto a quanto fatto dall’islàm, rende la sua critica ancora più vendibile. Affermazioni come le sue, ovviamente, ignorano il fatto che dall’inizio dell’islàm, più di 400 anni prima delle Crociate, i Cristiani si erano accorti che l’islàm si diffondeva con la spada. Infatti, autorevoli storici musulmani che scrissero secoli prima delle Crociate, come Ahmad Ibn Yahya al-Baladhuri (m. 892) e Muhammad Ibn Jarir at-Tabari (838-923), dimostrano chiaramente che l’islàm si diffuse mediante la spada.

La realtà è questa: le Crociate furono un contrattacco contro l’islàm – non un attacco senza provocazione come sostengono la Armstrong ed altri storici revisionisti. L’eminente storico Bernard Lewis lo espone molto bene:

Anche la Crociata Cristiana, spesso paragonata alla jihad islamica, fu una tardiva e limitata risposta alla jihad e, in parte, anche una sua imitazione. Ma, a differenza della jihad, riguardò principalmente la difesa o la riconquista di territori Cristiani minacciati o perduti. Fu, con alcune eccezioni, limitata alle guerre vittoriose per la riconquista dell’Europa Sud-Occidentale e alle guerre perdute per liberare la Terra Santa e per fermare l’avanzata Ottomana nei Balcani. La jihad islamica, per contro, fu interpretata come illimitata e fu percepita come un obbligo religioso che sarebbe continuato finché tutto il mondo non si fosse convertito all’islàm o si fosse sottomesso al suo dominio … Lo scopo della jihad è di imporre la legge islamica a tutto il mondo.

Inoltre, le invasioni dei musulmani e le atrocità contro i Cristiani erano aumentate nei decenni precedenti la proclamazione della Crociata nel 1096. Il Califfo Fatimide Abu ‘Ali Mansur Tariqu’l-Hakim (r. 996-1021) profanò e distrusse un gran numero di importanti Chiese – come la Chiesa di San Marco in Egitto e la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme – ed emanò contro Cristiani ed Ebrei decreti ancora più oppressivi di quelli già in uso. Poi, nel 1071, i Turchi Selgiuchidi sbaragliarono i Bizantini nella cruciale battaglia di Manzicerta e, per questo, conquistarono la maggior parte dell’Anatolia Bizantina, facendo presagire l’eventualità della finale cattura di Costantinopoli, secoli dopo.

Fu per reagire a questa situazione che il Papa Urbano II (r. 1088-1099) indisse la Crociata:

Dai confini di Gerusalemme e dalla città di Costantinopoli è giunta un’orribile notizia che ci è stata ripetutamente riferita, cioè che una razza del regno dei Persiani [cioè, i Turchi musulmani] … ha invaso le terre di quei Cristiani e le ha spopolate con la spada, il saccheggio e il fuoco; ha portato una parte dei prigionieri nel proprio paese e ha eliminato l’altra parte con crudeli torture; ha distrutto completamente le Chiese di Dio o se ne è appropriata per i riti della loro religione.

Anche se la descrizione di Urbano II è storicamente accurata, il fatto rimane: in qualsiasi modo si interpretino queste guerre – offensive o difensive, giuste o ingiuste – è evidente che non furono basate sull’esempio di Gesù, che così esortò i suoi seguaci “Amate i vostri nemici, benedite chi vi maledice, fate il bene a chi vi odia e pregate per chi vi insulta e vi perseguita”. E infatti, furono necessari secoli di dibattiti teologici, da Agostino all’Aquinate, per giustificare la guerra difensiva – definita come “guerra giusta”. Così sembrerebbe che se qualcuno non è stato completamente fedele alle sue scritture, questi sono stati i Crociati – e non i jihadisti musulmani (dal punto di vista letterale). In altri termini, sono stati i jihadisti musulmani – e non i Crociati – che hanno fedelmente eseguito le indicazioni delle loro scritture (almeno dal punto di vista letterale). Inoltre, come i racconti violenti dell’Antico Testamento, anche le Crociate hanno una mera natura storica e non sono manifestazioni di più profonde verità scritturali.

Infatti, ben lontane dal suggerire alcunché di intrinseco al Cristianesimo, le Crociate, ironicamente, ci aiutano a capire meglio l’islàm. Perché le Crociate dimostrano, una volta per tutte, che, non ostante gli insegnamenti religiosi – e infatti, nel caso delle così dette Crociate Cristiane, a dispetto di questi insegnamenti – l’uomo è spesso predisposto alla violenza. Ma questo impone una domanda: se questo è il comportamento dei Cristiani – a cui è stato imposto di amare, benedire e beneficare i loro nemici che li odiano, li maledicono e li perseguitano – quanto di più dobbiamo aspettarci dai musulmani che, condividendo la stessa tendenza alla violenza, sono spinti da Dio ad attaccare, uccidere e depredare i non credenti?

Di Raymond Ibrahim
Middle East Quarterly (Estate 2009 vol.16 num.3, p. 3-12)

Traduzione di Paolo Mantellini (qui, dove trovate anche le note)

Raymond Ibrahim è Direttore Associato del Forum del Medio Oriente e autore di “The Al Qaeda Reader” (New York: Doubleday, 2007)