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Si presentano alla Caritas: “Non possiamo accogliervi, siete italiani”

194236203-b7dd9348-3cbb-4f3d-870e-4459df82c19bVENEZIA – Si sono presentati alla Casa alloggio San Raffaele a Mira in via Riscossa per avere ospitalità. I preti e i ‘volontari’ della Caritas li hanno mandati via, accolgono solo stranieri. E’ la denuncia che arriva a VoxNews da alcuni cittadini della zona, testimoni della vicenda. Tutto confermato, incredibilmente, dal direttore del centro.

E’ accaduto negli ultimi due mesi ad oltre 70 persone, tutti italiani in condizioni economiche disperate.
«Nella casa alloggio San Raffaele a Mira», spiega Vendramin, il responsabile, abbiamo, come Caritas, 23 ospiti stranieri.
Il problema è che in questi ultimi mesi tanti disperati da tutti i comuni della Riviera si sono presentati qui e hanno chiesto di poter essere ospitati al pari degli stranieri.
Queste persone sono senza un lavoro, senza un tetto e hanno una situazione economica disperata a causa di divorzi e affido della casa alla moglie con figli». E loro li mandano via.

Perché «alla casa alloggio per stranieri», dice Vendramin, «per regolamento non possiamo ospitare italiani e stranieri contemporaneamente, nascerebbero tensioni pericolose.

Arriva gente poi da Dolo, Vigonovo, Stra e noi cerchiamo di mandarli a Mestre ma spesso lì è pieno. Serve a questo punto una struttura per tutto il comprensorio o a Mira o in un altro paese della zona».

Ricapitolando: noi diamo soldi alla Caritas perché privilegi gli immigrati.

Non passa nemmeno per l’anticamere del cervello a questi farabutti di mandare via gli immigrati e ospitare gli italiani.
Guai.
Anzi, in una difficilmente comprensibile ossessione, chiedono sempre più clandestini, non ne hanno mai abbastanza.

«Sempre più spesso arrivano qui persone giovani», dice Vendramin, « che cercano oltre ad un pasto anche un letto. Nel territorio spesso li indirizziamo alle parrocchie per avere un aiuto immediato».

Intanto, sempre in zona, sono oltre 200, gli anziani nei 17 comuni della Riviera del Brenta e Miranese costretti a rovistare fra le immondizie per mangiare. A loro lo Stato non dà la paghetta di 45€ che dà ai clandestini appena sbarcati.

Cristo si è fermato a Maaloula

Maaloula_Mar_Taqla_falaiseE’ senza vergogna, il livello di servilismo dei giornalisti italiani al ‘progetto’ globale di annichilimento delle identità.
Mentre migliaia di cristiani vengono massacrati in Egitto e Siria, mentre interi villaggi cristiani dove si parla ancora l’antica lingua di Cristo vengono occupati, le case e le chiese date alle fiamme e gli abitanti costretti alla conversione – pena la decapitazione – i nostri pennivendoli si eccitano come verginelle del multiculturalismo perché ‘quattro mussulmani pregano in piazza per la pace con il Papa’.
A questo livello di demenza siamo.
Per analogia è come se, mentre dieci persone massacrano un uomo per strada, il giornalista il giorno dopo parlasse dell’unico che non lo fa. E’ il metodo della ‘distorsione delle notizie’ che applicano anche ai reati commessi dai loro amici ‘migranti’.
Ma anche il Papa non è esente da colpe. Lui prega, i cristiani muoiono. Lui parla. I cristiani vengono perseguitati. Lui digiuna. Le chiese vengono date alle fiamme e lui che fa?

ISLAMICI OCCUPANO CITTA’ CRISTIANA: CONVERSIONI FORZATE

ISLAMICI MASSACRANO INTERO VILLAGGIO CRISTIANO 

ISLAMICO ‘ITALIANO’ TRA I BOIA DEI SETTE SOLDATI SIRIANI

VILLAGGIO CRISTIANO PRESO D’ASSALTO

PRETI DECAPITATI 

SOLDATI GIUSTIZIATI COME BESTIE

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contro la guerra

 

E’ questo il dialogo interreligioso? Loro uccidono e noi digiuniamo?

Come sempre ci troviamo contro tutti. Contro Barack Hussein Obama, che schiera – come da tradizione dalla Bosnia in avanti – l’Impero al fianco dei fanatici wahabbiti. Impero che, lungi dall’essere al guinzaglio di Israele, è in realtà all’inseguimento della ‘carota’ saudita che ne controlla e impone le scelte.
E siamo anche contro il Papa.
Perché la pace non è, un valore in sé.
E se è sbagliato bombardare Assad, non sarebbe sbagliato schierare le forze cristiane – e l’Occidente ancora cristiano – dalla parte dell’esercito siriano?.
E’ il grido di dolore degli abitanti di Maaloula, occupata dagli alleati di Obama: “Perché ci avete abbandonato?”.
E’ questo grido che dovrebbe risuonare in piazza San Pietro, non gli inutili e vuoti lamenti verso il cielo.
Francesco, perché li hai abbandonati?
In nome di chi e che cosa, avete voi – e abbiamo noi – rinunciato a difendere i cristiani?
In nome dell’eresia umanitarista che impone ai suoi fanatici fedeli di non riconoscere alcuna differenza tra l’amico e il nemico.
In nome di una perversa interpretazione del cristianesimo che viene ridotto a succursale di Emergency.
Il primo dovere di chi crede, è difendere quello in cui crede. Quando questo ‘cade’, tutto il resto cade. Tutto il resto non ha più senso. E si finisce per trasformare una religione e una civiltà  in una parentesi chiusa.

Cristo si è fermato a Maaloula.

Veicolo Blindato Anfibio di Iveco e Oto Melara

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Il nuovo Veicolo Blindato Anfibio

Lo scorso 20 dicembre presso l’Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri di Nettuno è avvenuta la presentazione da parte del CIO – società consortile Iveco DV e Oto Melara – del Veicolo Blindato Anfibio (VBA) sviluppato per soddisfare le esigenze della Forza di Proiezione dal Mare. L’evento è stato organizzato per mostrare in attività il nuovo mezzo che ha fatto registrare una forte impressione per la sua mobilità sia in terra che in mare e per la sua silenziosità, una piattaforma per la quale il CIO ha speso sinora circa 20 milioni di euro come investimenti fatti interamente con capitale a rischio delle due società e con l’obiettivo di offrire all’Esercito e alla Marina un mezzo quasi del tutto completo per ridurre i tempi di sviluppo.

Il VBA rappresenta quindi una sorta di sfida tecnologica che il CIO ha voluto intraprendere sviluppando questo 8×8 ottenuto associando allo scafo SuperAV (Iveco DV) la torre remotizzata HITFIST ORCWS armata con l’ATK Mk44 da 30 mm (Oto Melara) anche se per le esigenze italiane potrebbe essere montata l’arma da 25 mm. Il blindato è stato presentato per la prima volta all’Eurosatory di Parigi dello scorso anno ma nella presentazione di Nettuno si è voluto mostrare le sue notevoli caratteristiche di galleggiabilità e mobilità in acqua per non parlare della presa di terra, importante per un mezzo anfibio ruotato.

L’elevata mobilità grazie ai tre assi sterzanti risulta poi essere importante per le attività operative in ambiente urbano caratterizzato da spazi di manovra ristretti. Come già detto il VBA risponde alle esigenze dell’Esercito e della Marina che vogliono sostituire i cingolati AAV-7 (Assault Amphibious Vehicle-7) operativi con i reggimenti San Marco (Marina) e Lagunari (Esercito). Mezzi piuttosto anziani per non dire obsoleti che hanno scarsa autonomia e offrono una protezione inadeguata a fronte delle nuove minacce, non fosse altro che per la loro mole non indifferente. Il nuovo anfibio presenta una massa in combattimento per 24 tonnellate (anfibio) e 25 t (terrestre), è dotato di un motore intercooler da 13 litri con 6 cilindri Cursor 13 da 560 hp dell’Iveco: è stato più volte sottolineato come l’adozione di un propulsore civile è stata dettata dalla scelta di un motore ampiamente affidabile perché montato sugli autocarri Iveco.

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At Eurosatory 2012, the International Defence & Security of Paris (France), the Italian Defence Companies IVECO Defence Vehicles and OTO Melara presents for the first time a new wheeled armoured infantry figting vehicle the VBA, a combination of the SUPERAV of Iveco D.V. and the HITFIST OWS weapon station turret of Oto Melara, developed to match the requirements of the new Italian Amphibious Brigade. With outstanding
mobility on land and in the water and airtransportability in a C130, the VBA provides an optimum blend of tactical, operational and strategic mobility. Its HITFIST OWS weapon station incorporates the latest technologies in the fields of electronics, signature and Man Machine Interface (MMI) with outstanding performances in terms of lethality, survivability and fightability.

Il propulsore offre prestazioni elevate e notevole silenziosità, ha il cambio automatico ZF7HP902 con convertitore di coppia a 7 marce più retromarcia. Dispone di trazione integrale distribuita per l’impiego della collaudata driveline ad H montata sulle Centauro e Freccia; su strada il VBA può raggiungere una velocità di oltre 100 km/h mentre a quella di 70 km/h la sua autonomia è di circa 800 km. Per la navigazione è stato scelto un concetto modulare (integrazione volumi esterni aggiuntivi) per incrementare la galleggiabilità del mezzo. La propulsione marina è ottenuta con due eliche a quattro pale intubate che consentono al mezzo la velocità di oltre 5 nodi grazie anche alla particolare forma dello scafo, consentendogli di navigare anche con un mare superiore a forza 3. Il nuovo blindato presenta una lunghezza di 7,92 m, una larghezza di 2,72-3,00 m, un’altezza di 2,31 ed ha un peso a vuoto di 15 t. Molta cura è stata posta nella protezione ottenuta con la separazione della cellula protetta dalla sagoma esterna e dallo scafo dalla forma a V che consente di deflettere la maggior parte dell’energia espressa dall’esplosione di una mina; il VBA offre per un veicolo della sua categoria il più alto livello di sicurezza (livello 3 STANAG 4569). Il blindato offre un volume interno di 14 metri cubi ed è in grado di trasportare una squadra di 10 fucilieri più pilota, capocarro e cannoniere. Per l’armamento la soluzione scelta è stata quella di una torretta a controllo remotizzato Oto Melara HITFIST ORCWS (Overhead Remote Controlled Weapon System) con cannone ad alimentazione elettrica (chain gun) ATK da 30 mm Bushmaster con guscio completamente chiuso ma che consente all’operatore di accedervi dall’interno senza mai esporsi; al cannone è coassiale una mitragliatrice da 7,62 mm. La torretta consente un brandeggio elevato (da -10° a +75°) molto utile in ambienti ristretti come quelli della urban warfare perché consente di ingaggiare obiettivi posti anche in posizioni elevate (finestre, tetti); sul lato sinistro della torretta può essere montato anche un lanciatore per due missili controcarro Spike.

Il VBA non interessa però soltanto la Difesa italiana ma anche il DoD statunitense per i suoi Marines che vogliono affiancare i loro AAV-7A1 cingolati con piattaforme ruotate per incrementare la mobilità in profondità dopo aver lasciato l’area di sbarco. Nell’ambito del programma Marine Personnel Carrier (MPC), l’US Marine Corps ha emanato una specifica per un mezzo che riunisca in sé una velocità su strada come quella dei mezzi leggeri, una fuoristrada come i carri Abram con dimensioni tali da essere trasportabili su aerei da trasporto C-17. Lo scafo del VBA, più conosciuta come Super AV, ha raccolto l’interesse dell’USMC che ha interessato delle aziende statunitensi per prendere contatto con Iveco Defence Vehicles. Nel giugno 2010 è stato raggiunto un accordo di licenza con la BAE Systems North America che consente di partecipare alla gara per il programma MPC e la versione “americana” sarà di poco più alta e larga rispetto allo scafo del VBA. La presentazione a terra e in mare del nuovo blindato anfibio ha colpito favorevolmente per la silenziosità del mezzo, la sua notevole mobilità sia a terra che in acqua. Il giorno della presentazione il mare era calmo ma il giorno precedente il blindato aveva offerto ottime prestazioni entrando in mare con condizioni Forza 2-3.
Speriamo che nessun magistrato solerte danneggi la nostra industria a vantaggio di altre straniere o che nessun politico faccia il bravino come in precedenti occasioni.

Anche il governo italiano dubita dei Marò

zona operazioni antipirateria
zona operazioni antipirateria

Per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre i guai non vengono solo dalle autorità del Kerala che si ostinano a tenerli in carcere pur senza prove concrete ma persino il governo italiano non sembra credere alla loro innocenza.
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha ribadito il 5 aprile che in India “continua l’accertamento sulla prova balistica e i tentativi di individuare armi che avrebbero potuto sparare e che, onestamente, potrebbero anche non essere appartenute al contingente italiano“.
Un’affermazione sconcertante perché il titolare della Farnesina e l’intero governo italiano non dovrebbero utilizzare condizionali o avere dubbi circa la veridicità del rapporto redatto dal team di fucilieri imbarcati sulla Enrica Lexie.
I militari hanno sempre negato di aver sparato contro un peschereccio precisando di aver esploso alcuni colpi d’avvertimento in mare, a prua dell’imbarcazione che si avvicinava pericolosamente alla petroliera italiana, aggiungendo che si trattava di un peschereccio ma non del Saint Antony sul quale si trovavano i due pescatori uccisi.
Una versione che gli indiani non sono finora riusciti a confutare neppure con un referto balistico che dimostri che a colpire il peschereccio sono state le armi italiane.
A questo proposito le indiscrezioni diffuse dalla stampa indiana il 10 aprile sembrano aumentare la confusione senza fornire elementi nuovi.
Giornali, Televisioni e agenzie di stampa hanno rivelato che il rapporto del Forensic Sciences Laboratory confermerebbe che le armi che hanno sparato il 15 febbraio ai due pescatori indiani sarebbero due fucili Beretta ARX-160 sequestrati ai fucilieri del reggimento San Marco.

arx-160
arx-160

Peccato però che gli ARX-160 sono fucili d’assalto nuovi assegnati ad alcuni reparti solo per le valutazioni e non sono in dotazione al Reggimento San Marco (che ne ha 37 per la sperimentazione) né, come conferma la Marina militare, sono utilizzati dai team di protezione navale incluso quello imbarcato sulla petroliera Enrica Lexie che impiegano i più vecchi Berette AR 70/90.
Gli inquirenti indiani hanno quindi sequestrato a bordo della nave italiana sei fucili AR-70/90 e due mitragliatrici Minimi ma nessun ARX-160.
Tra l’altro i due fucili utilizzano le stesse munizioni e il 160 può usare gli stessi caricatori del più vecchio ma è curioso che gli “esperti” del i Forensic Sciences Laboratory indichino come arma del delitto un tipo di fucile che non era presente sulla nave e che non hanno avuto tra le mani.
Pare quindi che i “CSI del Kerala” non riconoscano un’arma dall’altra considerato che tra i due fucili Beretta vi sono vistose differenze di forma, dimensioni e peso.

Dopo l’incidente del 15 febbraio la polizia aveva sequestrato a bordo della Enrica Lexie sei fucili Beretta e due mitragliatrici leggere FN Minimi oltre a 10mila proiettili. Il rapporto avrebbe stabilito che potrebbe esserci compatibilità tra due fucili Beretta e i proiettili recuperati sul corpo delle vittime ma “compatibilità” è un termine un po’ vago che può riguardare il calibro o il tipo di proiettili che sono comuni però a diverse armi in dotazione alla NATO.
Le fonti indiane, specie quelle della polizia, non sono poi così affidabili se si pensa che in due mesi non sono riusciti a esibire ufficialmente un esame balisticoe solo pochi giorni or sono avevano informato i giornali indiani che i cercavano un “fucile fantasma“ perché nessuno di quelli sequestrati era collegabile ai proiettili che uccisero i due pescatori del Saint Antony.

beretta 70/90
beretta 70/90

Finora l’unico esame documentato reso noto è stata l’autopsia effettuata dal professor Sisikala, anatomopatologo del tribunale indiano, il quale riferì di aver trovato nei corpi delle due vittime pezzi di proiettili le cui dimensioni indicavano un calibro 7,62.

Peccato che le cartucce in dotazione, utilizzate dai fucili italiani siano di calibro 5,56 mentre quelle riscontrate sono “compatibili” (guarda caso) con le mitragliatrici russe PKM delle motovedette Arrow Boat o degli AK47 che la Guardia Costiera dello Sri Lanka impiega spesso per cacciare i pescherecci indiani dalle acque cingalesi.
Sulla malafede degli indiani è impossibile avere dubbie anche per questo c’è da restare sopresi dal basso profilo che continuano a mantenere le autorità italiane.

Invece di ribadire l’innocenza, sostenuta anche dal fatto che i pescatori sono stati uccisi in tempi e luogo diversi rispetto alla rotta della Enrica Lexie e al tentativo di attacco denunciato dagli italiani, il ministro Terzi la mette in dubbio giustificando indirettamente le accuse indiane.
Allo stesso modo i tentativi dei legali dell’armatore della Enrica Lexie di giungere a un accordo economico extra giudiziario con i famigliari delle due vittime, pur attuati nella comprensibile necessità di consentire alla nave di riprendere la sua attività, rischiano di venire interpretati come un’implicita ammissione di colpa.
“Abbiamo preso nota” di quanto scrive la stampa indiana, ma “aspettiamo di vedere i risultati ufficiali per commentare formalmente” ha detto il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura aggiungendo che “che se le pallottole che hanno ucciso i pescatori del Kerala fossero italiane, un eventuale giudizio su un incidente non voluto dovrebbe essere esclusivamente fatto in Italia”.
Una conferma ulteriore che la strategia italiana è limitata a rivendicare la giurisdizione del caso e non è imperniata sull’innocenza di Latorre e Girone. Un “dettaglio” inspiegabile a meno che il governo e la Difesa non sappiano che i nostri militari sono realmente responsabili della morte dei pescatori.

La posizione dei fori dei proiettili è incompatibile con l'altezza della Enrica Lexie
La posizione dei fori dei proiettili è incompatibile con l’altezza della Enrica Lexie

In tal caso i marò avrebbero mentito negando di aver colpito l’imbarcazione che si avvicinava alla Enrica Lexie, avrebbero mentito sulla dinamica dell’incidente del 15 febbraio e nel negare che il Saint Antony era l’imbarcazione contro la quale avevano sparato quel pomeriggio con ottime condizioni di visibilità.
Una serie di menzogne che coinvolgerebbe anche i nostri vertici politici e militari che spiegherebbe il rancore degli indiani e il basso profilo del nostro governo che avrebbe potuto subito ammettere l’errore, scusarsi e pagare generosi indennizzi ai famigliari delle vittime.
Questa ipotesi però non spiegherebbe perché i fucilieri di Marina abbiano tenuto a bordo le armi del delitto dopo che la petroliera ha fatto rotta verso il porto di Kochi su “invito” delle autorità indiane.
Persino i pirati somali, quando stanno per essere catturati, gettano in mare armi, scale e altri “attrezzi del mestiere” per non lasciare prove.
Possibile che i nostri militari siano stati freddi assassini di poveri pescatori ma al tempo stesso così ingenui da non sbarazzarsi dell’arma del delitto?
L’ambasciatore italiano, Giacomo Sanfelice, ha ridimensionato la portata delle indiscrezioni dei media indiani. “Quelle in circolazione sono solo anticipazioni e dobbiamo attendere di vedere il rapporto sulla perizia balistica che sarà accessibile solo tra due/tre settimane”. Se i tempi annunciati dall’ambasciatore verranno confermati la perizia verrà resa pubblica durante le imminenti vacanze estive dei tribunali del Kerala che chiuderanno i battenti il 13 aprile per riaprire solo a fine maggio lasciando Girone e Latorre in carcere ancora a lungo.

di Gianandrea Gaiani 11 aprile – (aggiornato alle ore 17)

Nuovo ordine mondiale

Agnelli nel 1975 disse : “I regimi tecnocrati di domani ridurranno la libertà, ma non sarà un male”

E’ giunto il momento di prendere in considerazione alcuni fenomeni che negli ultimi anni hanno subito un’accelerazione incredibile (attenzione alle date) minacciando di cambiare radicalmente il mondo e la nostra vita, così come la conosciamo oggi.
Non si tratta di religione, superstizione o complottismo ma si tratta di affrontare con intelligenza gli strumenti che la storia ci ha dato. Tante coincidenze e quando le coincidenze sono troppe c’è motivo di avere un sospetto.
Qualche centinaio di anni fà un tipo chiamato Giovanni scrisse un libro ,l’ultimo delle sacre scritture.
Al di là delle credenze  e delle superstizioni è stupefacente come in un passato tanto remoto, una persona tutto sommato ignorante abbia descritto fenomeni che stanno avvenendo oggi.
Riporto per chi non conosce alcuni passi in cui si parla del Marchio della Bestia è citato per 7 volte e tutte nel Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo:

Apocalisse 13:16-18
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

Chi ha intelligenza CALCOLI il numero della bestia…

… Se prendete un qualsiasi codice a barre vi accorgerete che esistono diversi tipi di barre che corrispondono ad un numero, sono tutti uguali e tutti fatti nello stesso modo, cambiano solo i numeri.
All’inizio, al centro e alla fine di ogni codice a barre noterete una barretta più lunga delle altre. Il numero corrispondente a quella barretta è il 6. Prendento le tre barrette si ottiene 666.

Codice a barre
Codice a barre

 Complottismo? Superstizione?
Strano ma quel numeretto è presente in tutti i codici a barre. Incredibile che abbiano scelto come “virgola” il numero sei. E perchè non il cinque o il sette?
Cerchiamo di analizzare l’anatomia del barcode UPC (Universal Product Code).
Guardando quindi l’immagine , soffermiamoci sulle 3 barre di controllo, ad occhio sono identiche, giusto?
Detto questo, come si rappresenta il numero “6” nel codice “UPC”?
E’ di questi giorni la notizia che entro il 2013 tutti gli americani avranno impiantato nella mano un microcip. Dicono per motivi strettamente sanitari ma dato che lavoro nel campo dell’elettronica posso affermare con certezza che l’utilizzo è molteplice.
Con la tecnologia che abbiamo a disposizione sarà anche possibile comprare e vendere senza l’utilizzo di banconote, ma accreditando il denaro in un conto nel microchip. Naturalmente nel microchip sarà presente il codice a barre, ovvero il marchio della bestia.
In buona sostanza, un numero (perchè i codici a barre sono numerici) viene sempre codificato con una sequenza di 7 “bit”, per così dire.
Un segno nero equivale ad un “uno” ed uno spazio bianco ad uno “zero”. Il nostro beneamato “6” quindi, sarà “101”.
Le barre di controllo iniziali e finali, (estrema sinistra ed estrema destra) anche se non sembra, a livello di dati contano come un “101”. Il marker mediano è uno “01010”… quindi dato che lo zero vale zero abbiamo 3 volte un numero intero 101=6. Strano vero? Un pò come la carica dei 101 🙂
Torniamo un’attimo indietro e cerchiamo di spiegare sbrigativamente il perchè il 6 è il numero della bestia.
Nella Bibbia il numero sei è messo in relazione con i nemici di Geova (ok, ok, se non avete mai letto e meditato la Bibbia, prendetelo per buono).
Il 6 è inferiore al sette ma il sette rappresenta la completezza dal punto di vista di Dio (il creato, finito, ha richiesto 7 giorni, prendete per buono anche questo). Quindi il triplice sei è simbolo di grossa imperfezione.
Il che dà risalto all’imperfezione e alle carenze di ciò che la bestia rappresenta o raffigura (ricordate che la Bibbia è scritta per essere capita da tutti quindi non critichiamo ma cerchiamo di capire con la nostra intelligenza).
Il numero della bestia, 666 è chiamato un numero d’uomo ad indicare che ha a che fare con l’uomo imperfetto, decaduto, debole e sembra simboleggiare l’imperfezione di ciò che è rappresentato dalla bestia.
Perciò il nome serve a ribadire che la bestia è terrena e simboleggia il governo umano.
Quindi niente diavoli, complotti o superstizioni. In fin dei conti quando conosciamo una persona … che non ci piace diciamo … quello è una bestia!
Adesso saltiamo ad un tempo più vicino a noi ed esattamente nel 2005.
Dal 1° gennaio 2005, in Italia è obbligatorio, inserire negli animali che debbono essere registrati, un microchip per il loro riconoscimento. L’inserimento è sotto cutaneo. Questo è servito come test e collaudo per poterlo inserire nelle persone. E’ stato un test tecnico, sanitario e psicologico ma anche di preparazione mentale per questo metodo infallibile di riconoscimento.

barcellona chip sottopelle per pagamenti
barcellona chip sottopelle per pagamenti

Perchè dico così? Perchè nel lontano 1990 succedeva che in Europa l’impianto giuridico era già pronto, mediante direttive e rapporti ufficiali, come ad esempio la direttiva 385/CEE del 1990 del Consiglio Europeo, sull’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri sulla legislazione dei dispositivi medici impiantabili, destinati all’identificazione, alla raccolta di informazioni e alla localizzazione delle persone. L’Europa già decenni parla di dispositivi RFID e chip sottopelle per accumulare le informazioni del paziente.
La VeriChip, utilizzata come una carta intelligente, per automatizzare gli acquisti o controllare i delinquenti in libertà vigilata, per le notizie finanziarie, la sicurezza dei trasporti pubblici, l’accesso agli edifici o installazioni sensibili è già in uso ma voi non lo sapevate, vero?
Tra i tanti meccanismi classici contemplati dalla Commissione Europea figurano anche i “dispositivi scatenanti un orgasmo femminile con la semplice pressione su un bottone”, con brevetto depositato in USA nel gennaio 2004. Sull’onda di tali direttive arriviamo al 2007 e leggiamo sul sito della banca d’italia che l’europa ha emanato una normativa, la SEPA, sui pagamenti europei.
La realizzazione del progetto SEPA è un obiettivo prioritario dell eurosistema per permettere di sfruttare appieno nei pagamenti al dettaglio, i vantaggi della moneta unica.
Si tratta di consentire agli oltre 300 milioni di cittadini dell’area dell’euro di effettuare o ricevere pagamenti con strumenti diversi dal contante in tutta l’area, da un singolo conto e alle stesse condizioni di base, indipendentemente dal luogo in cui si risiede, utilizzando i diversi strumenti con la stessa facilità, efficienza e sicurezza su cui si può contare nel contesto nazionale. Il superamento delle segmentazioni fra mercati nazionali, la migliore fruibilità degli strumenti di pagamento più avanzati contribuiranno ad accrescere la concorrenza, ad abbassare i costi unitari dei servizi bancari, a ridurre i costi di transazione delle attività produttive.
In parole povere uno strumento che non sia una moneta, funzioni come essa e che funzioni ovunque. A voi cosa viene in mente?
Tutto bello, tutto stupendo ed atto invogliare a far dire alle persone : che ficata!
Ed infatti già dal 2004/2005 immediatamente c’è chi si è adeguato facendo pagare l’ingresso nei locali notturni a persone che hanno un chip sottopelle dal quale possono scaricare l’importo dovuto. Non ci credete? In Spagna e Francia già accade, fate una ricerchina sul web e ve ne accorgerete.
Così come scoprirete che per motivi di sicurezza tutti i messicani sono stati indotti a farsi “inoculare” un chip sottopelle.
Nuovo ordine mondiale? Chissà però a scremare le dichiarazioni di banchieri e politici c’è da riflettere sul nostro futuro.

Ok, così comè il post è già abbastanza lungo ma se volete, continuo ma me lo dovete chiedere altrimenti tutto resta così, appeso a metà e non saprete mai chi c’è dietro al nuovo ordine mondiale ed ai loro collegamenti ai riferimenti biblici 🙂

I Marò spopolano in rete ma non sui siti istituzionali

I nostri marò liberi
I nostri marò liberi

I due fanti di Marina del reggimento San Marco detenuti in India perché sospettati di avere ucciso due pescatori spopolano sulla rete. Basta digitare su Google “marò India” per trovare ben 436 milioni di pagine tra siti di giornali, webzine, blog e forum che trattano la notizia.
Chi volesse utilizzare internet per farsi un’idea della posizione ufficiale dell’Italia in questa delicata vicenda è però destinato a restare deluso dai siti istituzionali sui quali dei due militari quasi non si trova traccia, come se il capo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone non fossero militari italiani.
Il sito Internet del governo non dedica una sola riga ai due marò. Nella home page si possono trovare i comunicati circa gli ultimi incontri del premier Mario Monti e l’ultimo Consiglio dei ministri, così come un bilancio dei primi cento giorni del governo tecnico. C’è spazio persino per un rapporto sulla crescente dedizione dei giovani alle bevande alcooliche ma non per la crisi diplomatica e giudiziaria con l’India. Un tema che, per competenza, dovrebbe venire trattato dettagliatamente sul sito della Farnesina dove però l’argomento non trova spazio sulla home page, a differenza del vertice di Tunisi sulla crisi in Siria, della Conferenza di Londra sulla Somalia, di un convegno sul ruolo dell’Italia nella riscoperta della cultura afghana e di un altro sull’attualità del metodo pedagogico Montessori.
Per trovare un riferimento alla prigionia dei due militari in India occorre cercare nei comunicati stampa il più recente dei quali risale però al 21 febbraio: poche righe per annunciare l’invio a Nuova Delhi del sottosegretario Staffan De Mistura.
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha detto che “è fondamentale la consegna della riservatezza e non entrare in dettagli che possono generare da un lato aspettative positive o negative e dall’altro strumentalizzazioni di qualsiasi genere dal punto di vista politico”. In questo modo però si rinuncia ai vantaggi offerti dalla rete circa la possibilità di fornire notizie in tempo reale, aggiornate e tempestive e catalizzare l’attenzione del pubblico italiano e internazionale sulla posizione italiana circa gli avvenimenti.
Poiché Latorre e Girone sono due militari in missione sarebbe lecito ritenere che la loro vicenda venga trattata ampiamente sul sito del Ministero della Difesa ma anche in questo caso ogni ricerca è vana.
Nella sezione “notizie” viene dato ampio risalto all’intervento dei militari in Afghanistan per salvare alcuni poliziotti della provincia di Ghor rimasti isolati per le abbondanti nevicate, effettuato peraltro con elicotteri statunitensi.
Ampio spazio anche all’inaugurazione dell’anno accademico alla scuola ufficiali carabinieri di Roma, alla conclusione dell’ennesima spedizione scientifica in Antartide e persino alla costruzione da parte del contingente italiano di una biblioteca in una scuola elementare di un villaggio libanese.
Dei due marò, quasi fossero “figli di nessuno”, non si trova traccia neppure tra i comunicati stampa del ministro e del capo di stato maggiore.
In controtendenza rispetto a un profilo istituzionale a dir poco imbarazzante (e che non è certo passato inosservato tra i quasi 300 mila militari italiani, carabinieri inclusi) si distingue il sito internet della Marina Militare che sulla home page pubblica in italiano e in inglese un comunicato dal titolo inequivocabile: “La Marina Militare a fianco dei suoi fucilieri e delle loro famiglie”
Nei giorni scorsi il sito della Marina aveva pubblicato, unico tra i siti istituzionali, una ricostruzione dei fatti del 15 febbraio sulla petroliera Enrica Lexie dal titolo “I fucilieri del reggimento San Marco non hanno sparato sul peschereccio” La marcata differenza tra la Marina e le altre istituzioni dello Stato nella gestione della vicenda dei due marò emerge prepotentemente anche per incisività della comunicazione.
Basti pensare che l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, che tra pochi giorni avvicenderà l’ammiraglio Bruno Branciforte al vertice della Marina, ha detto senza mezzi termini che i due fucilieri vengono “tenuti quasi in ostaggio in India” aggiungendo che “non si può’ accettare il giudizio di un Paese terzo e che si celebri il processo in un ambiente condizionato da pressione politica e mediatica”.

Gianandrea Gaiani