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Guerra o terrorismo?

ARP4334450_MGZOOM E’ inutile che l’Occidente perseveri nel declamare di non avere nemici. Sono altri, ben identificati attori della scena internazionale che hanno eletto l’Occidente a loro nemico. E lo attaccano, mirando a sconfiggerlo e a dominarlo. Ma lo spettro dei benpensanti è vastissimo. Se ne contano le tipologie più varie. Quelli che sono codardi o credono di essere furbi, pensando comunque di cavarsela e di continuare a godersi la propria rendita, tanto altri prima o poi si faranno carico della situazione e la risolveranno. Magari pensano agli Stati Uniti, che hanno abituato male gli Europei, ma Obama esprime ora un’ America ben diversa dal passato.
497050572-001_MGZOOM1Quelli che hanno comunque interesse: mettersi prima o poi d’ accordo con l’Islam rende a chi ha posizioni o soldi da perdere, come alla fine arguisce il decadente protagonista di “Sottomissione”, il romanzo di Houellebecq che di recente ha scalato tutte le classifiche. O come taluni maggiorenti ebrei tragicamente pensarono rispetto ai nazisti, all’inizio dei pogrom. Quelli che fanno un ragionamento politico e si credono astuti, tanto da essere illusoriamente alla ricerca di un quinto stato da gettare in una prossima, improbabile lotta di classe e costruirci sopra una nuova casta di sacerdoti della rivoluzione. Quelli che sono più o meno apertamente conniventi. In particolare l’Europa, il continente più moderno ed avanzato, alimenta ed accarezza da tempo questa categoria di soggetti che si caratterizzano per l’ odio di sé e della società cui appartengono: qualunque estraneo, specie se selvaggio e primitivo, è per essi un mito anche perché non ne vivono la realtà, ma dai loro comodi salotti ne coltivano l’utopia. Non appartengono difatti per lo più ai gruppi meno agiati e fortunati e si collocano nella categoria dei mantenuti, o dai loro privilegi o dalle tasse che pagano le classi produttive.
2015-11-13T224504Z_1910309158_GF20000058453_RTRMADP_3_FRANCE-SHOOTING_MGZOOM1Quelli che sono genuinamente convinti che la civiltà dei diritti imponga la conciliazione ad ogni costo. Si tratta di una grande massa di individui, fortemente condizionata dai padroni dall’ attuale industria politica e culturale, che da un mutamento di rotta delle opinioni pubbliche potrebbe essere spazzata via. Costoro, i padroni, sono purtroppo i più efficaci e, dopo ogni evento terroristico clamoroso, si assumono la regia delle immancabili marce, talune anche sotto forma di adunate oceaniche, imponenti ma sterili; utili solo ad imbrigliare le inevitabili reazioni e le paure collettive, pilotandole verso esiti improduttivi e temporanee assuefazioni, in attesa della tragedia successiva. E’ altresì inutile asserire che l’Islam violento e fondamentalista è una minoranza rispetto all’enorme insieme del mondo musulmano. Già il fatto che siamo di fronte ad una religione composta da un miliardo e mezzo almeno di fedeli è sufficiente affinché anche una ridottissima componente debba essere considerata molto temibile. Vi sarebbe poi da esplorare l’ area grigia dell’ attendismo, che spesso simpatizza ma non rischia: i successi hanno sempre presa e convincono alla scelta. Certamente le imprese terroristiche, ultime quelle di Parigi, hanno un effetto galvanizzante che non deve essere trascurato.
LAPR0137_MGZOOMMa la teoria secondo cui una minoranza non potrebbe mai essere decisiva risiede in un adesione fideistica al metodo democratico, tanto da accettarne le forme anche quando sono esiziali per esso stesso, pur di salvarne la facciata. E’ il frutto di un’ inconsistente dimestichezza con la storia, anche recente. Forse che Lenin, Mussolini ed Hitler furono portati al potere da maggioranze popolari qualificate? Il consenso lo costruirono dopo aver abilmente manovrato le poche ma determinanti risorse di cui all’ inizio seppero disporre. Per avere qualche elemento di riflessione al riguardo basterebbe scorrere il saggio “Tecnica di un colpo di Stato” di Curzio Malaparte. Del resto, pur in un contesto dai tratti assai diversi dal periodo delle dittature, il nostro Presidente del Consiglio ha conquistato senza essere eletto la leadership nazionale, salvo provare a mantenerla attraverso ardite soluzioni di ingegneria elettorale. Hkg10230499_MGZOOMSe poi passiamo a parlare di cosa dobbiamo attenderci dopo gli ultimi fatti di Parigi, è prevedibile che non avverranno cambiamenti significativi. Le classi dirigenti delle nostre parti troveranno sicuramente un Chamberlain qualsiasi che potrà scendere dal’ aereo e dichiarare “Pace, pace, pace”. Rimpiangeremo di non avere politici almeno del calibro di Thatcher, Khol e Reagan. Nei fatti servirebbe un’ azione ben più realistica e risoluta di quella condotta nel recente passato. Si è civettato con le primavere arabe quando era evidente che non ne sarebbe scaturita alcuna estate, ma si andava diritti all’ inverno. In Libia ed in Siria sono stati commessi errori madornali: in quelle aree il caos non è mai preferibile ad un regime stabile, anche se purtroppo dispotico. La Turchia un giorno è nella NATO ed il giorno dopo pensa alla Sharia. Quanto ad Israele la diplomazia dell’Unione europea esiste solo per dichiarare l’embargo sui prodotti dei coloni. Putin è sempre guardato con maggior sospetto: pur di attaccarlo ed escluderlo va bene anche il doping. Perché allora non sciogliere la FIFA dopo i casi di Blatter e Platini, o metter fuori la Germania dai prossimi mondiali di calcio se avesse pagato per avere l’edizione del 2006?
LAPR0157_MGZOOMSul piano delle politiche e delle misure da adottare in ambito europeo, occorrerebbe maggiormente considerare che il terrorismo islamico combatte in primo luogo contro alcuni Stati dell’ area mediorientale e nordafricana. Perché non appoggiare in modo più sistematico queste nazioni, Egitto e Tunisia per primi? Sul piano interno sarebbe opportuno interrogarsi se i principi giustamente garantisti, specie in un contesto di criminalità agreste, possano seguitare a sussistere nella loro pienezza a fronte della minaccia portata da tagliagole o da eroici giustizieri di ragazzi in discoteca. In Italia potremmo arrivare ad avere nostalgia di certi Ministri dell’ Interno di democristiana memoria e di taluni ministri ombra del PCI. Avranno avuto i loro limiti, ma almeno possedevano il senso dello Stato e delle Istituzioni. Gli eventi potrebbero porci di fronte a scenari gravissimi.
1416083745336_wps_65_Jihadi_John_Alan_HenningIl terrore islamista è un fenomeno con caratteristiche belliche, ancorché asimmetriche. E’ molto diverso dalle Brigate rosse, nere ed altre aggregazioni del genere, che tutto sommato furono combattute e vinte con provvedimenti di polizia e con il codice penale. Nel caso dell’ ISIS e di Al Qaeda dovrebbe continuare a soccorrere l’ ombrello dell’ Onu. Ma se il nostro Parlamento fosse posto di fronte alla dichiarazione dello stato di guerra il Premier chiederebbe forse a Verdini di votarlo? E tuttavia l’ Italia, ad eccezione dell’ attentato al consolato nella capitale egiziana, non è stata finora oggetto di azioni terroristiche eclatanti. Anche se in numerosi siti siamo ben individuati come obiettivi specifici e dichiarazioni anche ufficiali delle autorità nazionali confermano la pericolosità e l’ attualità della minaccia. Avendo una certa familiarità in ambito forze di polizia, siamo portati ad ascrivere agli apparati di sicurezza il merito del risultato, conoscendone la professionalità, l’incisività dell’ azione e l’ attitudine all’ impegno costante.
Esecuzione-untitledSi potrebbe anche ritenere che abbiano per ora avuto effetti postivi una linea politica che riesce spesso a farsi percepire come autonoma ed originale, rispetto a quelle di altri paesi dell’ area occidentale, in ambito mediterraneo e mediorientale; ed anche un Vaticano, sebbene nel mirino di taluni proclami presenti nella rete, distante anni luce dal pur recente discorso di Ratisbona. Ad ogni buon conto non è sicuramente il caso che ci ha tenuto al riparo da iniziative efferate. Come pure è necessaria ogni consapevolezza rispetto a potenziali, più nefaste evoluzioni. In sostanza bisogna lavorare a piani di emergenza che consentano di affrontare al meglio ogni possibile situazione. Non sono problemi di protezione civile. Si tratta di ben altro. Auguriamoci che si riesca sempre a prevenire e che nulla accada. “Si vis pacem para bellum”: Vegezio la pensava così nel quarto secolo, ma il concetto è ancora attuale; salvo non si ritenga che di fronte ad un terrorista con la cintura esplosiva si debba chiedere la soluzione al sostituto procuratore di turno.

di Carlo Corbinelli Foto: Getty Images, Stato Islamico

Stato penoso

ministro della difesa Mario MauroA Natale ci siamo sentiti tutti più buoni dopo che il Ministro della Difesa, Mario Mauro, ha spiegato che “le forze armate italiane sono la più grande agenzia umanitaria del nostro Paese”.  Con l’operazione Mare Nostrum la Marina ha soccorso e portato in Italia  5 mila clandestini, abbiamo inviato aiuti alle Filippine colpite da un tifone  e in Libano abbiamo costruito 94 scuole  per non parlare delle tante opere pie realizzate in Afghanistan.
Ormai il “militare umanitario” fa parte dell’immaginario collettivo di tutti noi e nessuno si scandalizza nel vedere militari rimuovere tonnellate di rifiuti, pattugliare le città per scongiurare scippi o presidiare discariche abusive anche se per questi compiti il contribuente paga ben altre istituzioni ed enti.
Siccome c’è la crisi e le nostre forze armate (pardon, le agenzie umanitarie!) non hanno neppure i soldi per “i fogli di viaggio” del personale in trasferta, il Parlamento ha pensato bene di approvare l’istituzione di “Corpi di pace” che non si sa bene cosa siano ma che con la modica spesa di 9 milioni di euro nei prossimi tre anni vedranno “l’istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale”.

Volendoci mettere un po’ di malizia verrebbe il sospetto che l’istituzione dei Corpi di pace abbia l’obiettivo di stanziare un po’ di soldi pubblici a organizzazioni non governative note o meno note attive da tempo nel settore umanitario e che hanno assunto in molti casi un preciso ruolo politico.
Più o meno, anche in termini di costi, potrebbe rappresentare il contraltare della “mini-naja” istituita dal ministro Ignazio La Russa per alimentare le associazioni d’arma. In ogni caso va rilevato che nonostante gli effetti devastanti della crisi sull’economia e sulla società italiana le nostre istituzioni non perdono occasione per buttare denaro in operazioni di lobby di dubbia o nulla efficacia.
Dei Corpi di pace non dovremmo avere bisogno disponendo già di quella formidabile “agenzia umanitaria” che sono le forze armate ma poi, sul piano operativo, i 500 membri di questi Corpi “sperimentali” chi li  proteggerà  per evitare che nelle aree di guerra diventino altrettanti ostaggi in mano a jihadisti o criminali pronti a ricattare l’Italia?
Se dovranno proteggerli i militari tanto vale lasciare fare il lavoro “di pace” a chi veste l’uniforme. Del resto i militari stessi ormai si sono convinti di non essere più combattenti ma dispensatori di pace e generi di prima necessità mentre i Capi di stato maggiore, invece di ricordare al politico di turno insediato al Ministero della Difesa quali sono i compiti “veri” delle forze armate, si adeguano all’andazzo buonista generale, forse con la speranza che l’assolvimento di compiti “speciali” consenta lo stanziamento di nuove risorse finanziarie.

A fronte di un bilancio della Difesa che si annuncia in ulteriore contrazione lo Stato rende infatti disponibili risorse per finanziare i programmi di acquisizione e nei giorni scorsi la Legge di Stabilità ha varato stanziamenti (sotto forma di prestiti) per 6 miliardi di euro che consentiranno di rinnovare parte della flotta, più volte definita giustamente “in via d’estinzione” dall’ammiraglio Giuseppe De Giorgi a causa dell’ampio numero di unità di prossima radiazione (circa 28 cioè quasi tutta la marina).
Una situazione però non certo priva di paradossi. La Marina sta spendendo le magre risorse assegnate all’esercizio impiegando navi da guerra, incluse le fregate lanciamissili, per raccogliere in mezzo Mediterraneo gommoni e barconi carichi di immigrati clandestini che salpano da Libia, Tunisia ed Egitto. Tutti diretti verso l’Italia, unico Paese che non solo non li respinge ma per accoglierli manda addirittura la flotta in via d’estinzione in giro per i mari a cercarli. Considerando che, come ha detto Mauro, “gli scafisti chiedono 3mila euro a persona per il viaggio della speranza” un barcone può arrivare ad avere ”un carico umano del valore di 3 milioni di euro.

Piccolo-ALI2Secondo il ministro “questi soldi servono per finanziare non solo le cosche malavitose ma anche il terrorismo internazionale”.
Una valutazione che dovrebbe portare a scelte opposte a quelle del governo italiano. Se le cose stanno così invece di “Mare nostrum” dovremmo varare una piccola “Enduring freedom” perché continuando ad accogliere clandestini arricchiremo sempre di più mafie e terroristi, organizzazioni che solo quest’anno con i 45 mila immigrati giunti in Italia dal mare (solo 11 mila siriani definibili in parte profughi di guerra) hanno incassato 135 milioni di euro.
Un giro d’affari illecito di cui, spiace dirlo, l’Italia è complice poiché è evidente che più clandestini accogliamo più ne arriveranno. Possibile che nessuno a Roma si renda conto che solo i respingimenti stroncherebbero i traffici scoraggiando i flussi e togliendo clienti ai trafficanti di esseri umani?
Nonostante gli appelli alla Ue da parte dei “quarantenni che non possono sbagliare”, come il premier Enrico Letta ha definito i componenti del suo governo, l’emergenza clandestini resta e resterà un problema solo italiano ovviamente a carico di pantalone cioè noi contribuenti. Il contribuente italico, già costretto a mantenere caste voraci ma incapaci anche solo di ridursi marginalmente privilegi e prebende, sarà certo ben lieto di far fronte a nuove e sempre più vessanti tassazioni anche per pagare i danni provocati dagli “ospiti “ extracomunitari che si arrabbiano e spaccano tutto quando scoprono che i centri di accoglienza non sono hotel a 5 stelle o che i Paesi del Nord Europa dove sognano di andare per godere i privilegi di un ricco welfare non li vogliono o semplicemente quando devono fare i conti con la burocrazia italiana per dichiarare le generalità e registrare le domande d’asilo.

Rientro-a-Tallil-bambina-irachena-inviata-in-Italia-11.04.06Per venire in Italia hanno speso cifre che da quelle parti non tutti possiedono e con cui in Africa puoi vivere a lungo dignitosamente ma una volta sbarcati nel Belpaese  rischiano di restare delusi.
Forse per questo il ministro Mauro ha pensato di trovare una soluzione adeguata a questo problema proponendo di offrire loro la “cittadinanza in cambio del servizio militare” perché “più che di ius soli, in Italia avremmo bisogno dello ius culturae” (una follia!).
La proposta, emersa in un’intervista  al quotidiano Libero non è nuova poiché nel 2002 già il ministro Antonio Martino propose di costituire una brigata di albanesi . “Si faccia una piccola modifica alla Costituzione italiana e si dia la possibilità agli immigrati di poter entrare nelle forze armate” ha spiegato Mauro “Oggi si può fare il militare solo se si è cittadini italiani. Bisognerebbe fare come negli Stati Uniti dove, se si presta servizio nelle forze armate per un certo periodo, si è agevolati nel conseguimento della cittadinanza”. Consola osservare che il ministro ha specificato la necessità che gli immigrati da arruolare “abbiano un minimo di requisiti”.  Dopo le “quote rosa” avremo presto le “quote multiculturali” per assumere immigrati clandestini in tutti gli apparati pubblici?
Al ministro hanno prontamente replicato due suoi predecessori. Ignazio La Russa, senza mai nominare Mauro, ha osservato che “in Italia non mancano le richieste di arruolamento e che, anzi, sono troppi quelli che non vedono esaurito il loro desiderio o che, dopo uno o tre anni di servizio sono rimandati a casa per mancanza di risorse”.
Per Arturo Parisi “prima che la proposta faccia troppa strada conviene ripassarsi assieme la Costituzione. La difesa della Patria è infatti in essa descritta come un dovere che deriva dalla cittadinanza” – sottolinea l’ex ministro del PD –  l’esatto opposto dell’idea che sia invece la cittadinanza a derivare dal fatto che ci si è addossati un dovere d’altri.”
Anche il paragone con gli Stati Uniti non regge poiché laggiù sono stati arruolati stranieri da tempo residenti e con la fedina penale pulita in un periodo in cui le forze armate gonfiavano gli organici per far fronte alle guerre in Iraq e Afghanistan.

823a5f6f-aeca-4afb-9de1-c30bfb30a46105MediumCon la penosa classe politica che ci ritroviamo sembra davvero non esserci limite al degrado ma c’è da restare basiti davanti alla stupefacente capacità delle nostre istituzioni di preoccuparsi di tutto fuorché degli italiani, trattati ormai in Patria come polli da spennare, cittadini di serie B da penalizzare per favorire chiunque venga da mondi e culture lontane, meglio se clandestinamente e arricchendo la criminalità organizzata.
L’estremizzazione del buonismo e del terzomondismo, ”ideologie” oggi trasversali sul piano politico e dominanti nei vertici delle istituzioni, sta facendo perdere allo Stato il “senso dello Stato” oltre che quello della misura e del ridicolo. Grazie alla riforma che ridurrà gli organici militari da 180 mila a 150 mila unità i nuovi reclutamenti sono stati ampiamente decurtati per ameno i prossimi dieci anni togliendo posti di lavoro agli italiani in un Paese dove, complice anche la crisi cui non è certo estranea la nostra classe politica, la disoccupazione è alle stelle.
Da noi non mancano certo i giovani che vogliono arruolarsi e sottrarre una quota di questi già limitati posti di lavoro per consegnarla a stranieri non è solo ridicolo ma è anche suicida e costituisce uno schiaffo a quegli italiani che ancora vogliono credere che l’Italia abbia un futuro e non si rassegnano a vedere i figli andare all’estero, emigranti (regolari, non clandestini) come lo furono i loro nonni. In un Paese dove l’Istat rileva che gli italiani che non riescono a nutrirsi adeguatamente sono oltre 4 milioni (tra i quali oltre mezzo milione di bambini, con scuole che segnalano alunni colpiti da malori dovuti a denutrizione) e che le famiglie a rischio povertà sono il 30 per cento non c’è davvero bisogno di creare nuove priorità a favore di stranieri.

f35109ec-6cc5-493f-9d56-1bf3bc8c1d3203MediumCi sarebbero un sacco di ottime ragioni per modificare la Costituzione ma farlo per regalare impiego pubblico (peraltro “in armi”) e cittadinanza a immigrati clandestini, cioè a gente che ha compiuto un reato arricchendo organizzazioni mafiose, non sembra neppure moralmente una buona idea. Una simile iniziativa non potrà che creare enormi problemi di disciplina nelle forze armate ingigantendo il fenomeno di una Patria che mette in fuga i suoi giovani dopo aver speso ingenti somme per istruirli per poi “sostituirli” con ondate di immigrati dei quali il mondo del lavoro non sente il bisogno e ai quali, comprensibilmente, non importa nulla dell’Italia.
Invece di pensare a regalare posti di lavoro, stipendi e cittadinanza ai clandestini il governo farebbe meglio a darsi altre priorità. Magari riportare a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Circa la loro vicenda al ministro Mauro va dato atto di essere  l’unico esponente del governo che ha avuto il coraggio di sostenere ad alta voce la loro innocenza ma, in vista del forse imminente processo, la strategia suicida di accettare la giurisdizione indiana in un processo gestito da un tribunale speciale   lascia ormai a Roma un’unica risorsa: appellarsi alla clemenza della Corte. Oppure preoccuparsi degli italiani arruolati in corpi militari e delle forze dell’ordine dove le difficili condizioni di lavoro e il magro trattamento economico,  imposto anche da un blocco degli stipendi che (come in tutto il pubblico impiego) riguarda tutti tranne vertici e dirigenti, stanno creando malumori e frustrazioni che sarebbe da irresponsabili sottovalutare.

di Gianandrea Gaiani

Foto Ministero Difesa, SMD, Marina Militare

Pagano gli scafisti per invaderci, e se affogano è colpa nostra?

131924697-cd8ea7ca-aca1-44cd-89f7-eeec76a924aaIniziamo con una metafora.
Ci sono due campi di calcio divisi da un’autostrada a dieci corsie dove sfrecciano auto senza controllo.

Uno, quello A, è il campetto di un club che gli iscritti mantengono in perfette condizioni con il loro lavoro e con sacrifici economici.
L’altro, il B, è disastrato dall’incuria.

Ci sono alcuni che in cambio di somme cospicue promettono ai frequentatori del campo disastrato di ‘traghettarli’ oltre la strada.
Succede che i ricchi o i benestanti che frequentano il campo B, invece di usare le proprie risorse per sistemare il campo, decidano di abbandonarlo e tentare l’azzardo di arrivare a quello A.
Quelli poveri o normali infatti, non hanno soldi e devono accontentarsi di restare dove stanno.
Nel passaggio tra auto in corsa alcuni passano e altri vengono investiti.
Secondo voi di chi è la colpa?
Di chi ha creato il campetto A, o di chi si è ‘messo in viaggio’? Ecco, se usciamo dalla metafora, tutto questo piagnisteo su Lampedusa che vorrebbe utilizzare il ‘senso di colpa’ per farci invadere meglio è la stessa cosa.
Chi è responsabile delle propria morte se non i morti stessi? Hanno rischiato, e come in molti ambiti della vita, hanno perso.
E hanno rischiato non perché morivano di fame – chi muore di fame non paga migliaia di euro agli scafisti – ma perché volevano un posto in quello che credono essere il ‘paradiso’. Ma il paradiso è tale perché limitato nel numero degli ospiti e nella loro ‘qualità’.
Non a caso, il significato primitivo del sanscrito paradesha da cui deriva, è “giardino recintato”.
“RECINTATO”, non aperto a tutti, perché altrimenti subirebbe il logico degrado di ogni luogo ‘aperto’ e senza controllo. Basta guardare alle nostre città.
Procedendo nella metafora, una volta che parte degli utilizzatori del campetto B è giunto nel campetto A, non passerà molto tempo prima che quest’ultimo si trasformi in una copia del campo disastrato abbandonato dai ‘migranti’.
A meno di non recintarlo.
A meno di non proteggerlo, sia da intrusi esterni, che da utili idioti interni pronti ad aprire i cancelli.
E’ tempo di definire chi fa dell’accoglienza un mantra con il termine appropriato di traditore e trattarlo conseguentemente. E’ sorprendente come coloro privatamente consapevoli della necessità di difendere il proprio benessere, siano poi così pronti a svendere quello pubblico. Circondano le loro case di cancelli e inferriate e poi aprono la grande casa italiana a chiunque voglia entrare.
Dementi.

Una nuova era glaciale sta per avvolgere la Terra

6846126475_b68b74f14a_zSul nostro pianeta sta per iniziare un raffreddamento che durerà fino alla metà del secolo. Tale previsione è stata pubblicata dal britannico Telegraph e dall’americano Daily Mail i quali fanno notare che già quest’estate la coltre di ghiaccio nell’Artico aumenterà del 60% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Un’area di ghiaccio pari a metà dell’Europa si estenderà dalle coste del Canada fino alla costa settentrionale della Russia. Il forte gelo è un fenomeno abituale per gli abitanti della Russia. Il gelo comporta anche non pochi vantaggi, tra cui sci, pattinaggio, pesca invernale. Alcuni cittadini fanno con piacere il bagno in buchi praticati sui fiumi o laghi ghiacciati. Del resto, nell’Europa Centrale e nell’Europa Meridionale non sempre faceva più caldo che nella Russia innevata. Così, nel 1323 la Laguna di Venezia si coprì di ghiaccio il 3 novembre. Quell’inverno le merci venivanno trasportate a Venezia non su navi ma su carri per il manto di ghiaccio. Nel XVII secolo sul Tamigi gelato, presso le mura della Torre di Londra, funzionò a lungo una fiera. C’erano tempi quando il basso Reno rimaneva gelato per 4 mesi all’anno. Il clima ha i suoi cicli di sviluppo, spiega Vladimir Čuprov, direttore del programma per le risorse energetica del Greenpiece Russia.

Nell’ultimo decennio si è registrata davvero una diminuzione dei ritmi del riscaldamento globale. La temperatura è andata crescendo ma a ritmi ridotti. I ricercatori che sotto gli auspici dell’ONU preparano la pubblicazione in settembre di un nuovo rapporto sul clima conoscono questo fattore e ne forniscono la spiegazione. Si verifica un ciclo naturale di raffreddamento. Il ciclo è molto breve, è di solo una cinquantina d’anni nei limiti dei cambiamenti non catastrofici.

Nella storia geologica della Terra sono note quattro severe ere glaciali. Secondo l’opinione degli studiosi, l’attuale periodo che intercorre tra ere glaciali iniziò all’incirca 12 mila anni fa. Anche adesso l’umanità vive in condizioni molto comfortevoli, quando la temperatura ha raggiunto il livello più favorevole. Questa pausa finirà indubbiamente e allora sopraggiungerà una nuova era glaciale, sostiene Aleksej Kokorin, direttore del Centro dei programmi climatici del World Wildlife Fund (WWF).

Arriverà, ma non prima che tra 10-15 mila anni. Ma che nei prossimi 10-20 anni possa diventare più freddo, è del tutto probabile. Ciò non esclude però per niente il riscaldamento globale. Dai lavori scientifici segue che la temperatura dell’oceano aumenta continuamente ed intensamente. Si tratta non della temperatura media dell’aria ma della temperatura di tutto il sistema climatico. L’atmosfera vi occupa soltanto il 7%. Non si può esprimere giudizi sull’intero sistema in base ad un solo suo elemento. L’oceano prova inconfutabilmente che il riscaldamento globale continua.

screenhunter_561-sep-14-06-01Risulta quindi che il raffreddamento non lungo, della durata di alcuni decenni, avverrà sullo sfondo di un riscaldamento globale. Per quanto riguarda la crescita della coltre di ghiaccio nell’Artico, questo esempio – secondo l’opinione di Aleksej Kokorin – non è corretto dal punto di vista scientifico:

L’anno 2012 ha stabilito un recordo per l’area minima coperta dal ghiaccio. È chiaro che quest’anno di ghiaccio ce ne sarà molto di più. L’Artico non si scioglie ogni anno e in continuazione. Si tratta della sovrapposizione della tendenza di scioglimento e dei cicli naturali di congelazione della durata di alcuni anni. Attualmente la quantità di ghiaccio è all’incirca la stessa che nel 2009 ma rimane come prima inferiore rispetto agli anni ‘80.

Il carattere ciclico del comportamento dei ghiacci artici è ribadito anche nel rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici. Ci sono però dei vantaggi anche nel fatto che tali cambiamenti siano diventati più numerosi. Così, l’anno scorso gli esploratori polari della stazione russa “Polo Nord-40” hanno avuto molte difficoltà a trovare una banchisa alla deriva adatta per la loro stazione, ma 8 mesi dopo si è dovuti evacuarli in quanto la banchisa si è sciolta. Forse quest’anno la banchisa che troveranno sarà più solida. Ciò è importante visto che gli esploratori si occupano della raccolta e dell’analisi di dati unici relativi ai cambiamenti del clima globale.

ghiaccio-artico-01Conseguenze politiche

Secondo quanto riporta il Daily Mail, i nuovi dati avrebbero innescato un intenso dibattito politico e scientifico. Nel mese di marzo, il giornale aveva rivelato che le temperature globali sono in procinto di scendere al di sottò del livello previsto dagli attuali modelli climatici, con una certezza del 90%.

Il rimbalzo del 2013, e altri indicatori planetari, indicano che le previsioni sul riscaldamento globale risultano gravemente viziate e che i governi mondiali, piuttosto che preparasi ad una Piccola Era Glaciale, hanno investito miliardi di dollari in ‘misure verdi’ che, sostanzialmente, non sono servite a nulla.

Il ritorno della calotta glaciale artica ha costretto le Nazioni Unite a tenere una riunione di crisi. Il Gruppo Intergovernativo di esperti sui Cambiamenti Climatici (UN Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC) dovrebbe pubblicare il suo Quinto Rapporto di Valutazione sulla situazione climatica del nostro pianeta, un enorme studio in tre volumi pubblicato ogni sei o sette anni.

Ma per i governi che finanziano l’IPCC, i nuovi dati richiedono una notevole modifica dello studio di imminente uscita, dato che non spiega correttamente l’inversione di tendenza registrata nel 2013. Sono state richieste più di 1500 modifiche al rapporto di sintesi destinato ai politici.

Cosa succede in Antartide?

La tendenza verso il raffreddamento sembra interessare anche il lato opposto del pianeta. Il ghiaccio marino del Polo Sud sta per raggiungere la più grande estensione mai registrata, attestandosi sui 19,3 milioni di chilometri quadrati. Nel 2012, la misura del ghiaccio antartico era arrivata a 18,3 milioni di chilometri quadrati.

Il fenomeno riflette le differenze e le connessioni tra l’ambiente dell’Artico e quello dell’Antartide, attualmente oggetto di numerosi progetti di ricerca. Il dato sconcertante, e che richiede nuove indagini, è che il tasso al quale l’Artico sta perdendo ghiaccio marino supera la velocità con cui si sta espandendo quello dell’Antartico.

I ‘profughi’ di Lampedusa, costano 100€ ad ogni famiglia italiana

GUARDIACOSTIERADall’inizio dell’anno, sono sbarcati circa 6.500 clandestini – meglio dire: invasori – come saprete ad ognuno di questi personaggi ‘spetta’ quello che invece non spetta ai nostri giovani disoccupati: 45€ al giorno.
Il calcolo è semplice, e lo abbiamo ripetuto molte volte, ma repetita iuvant: 1.350€ al mese.
Un ottimo stipendio, non c’è che dire.
Ed è uno stipendio che paghiamo noi tutti.
Un anno di mantenimento di questi 6.500, senza contare quelli ancora nelle strutture dall’anno precedente, ci costa oltre 100 milionidi euro.
E questo escludendo costi sanitari e di soccorso.
Mettiamo questo numero in prospettiva: significa che ogni famiglia italiana verserà 5€ di tasse in più, solo per mantenere questi 6.500 nuovi arrivati.
Queste si sommano ai circa 90€ a famiglia versati per mantenere i famosi 60mila ‘profughi’ delle ‘primavere arabe’, dal 2011 ad oggi.
Alla fine del 2013, il sostentamento dei nuovi più i precedenti – ed escludendo il quasi certo arrivo di altri – sarà costato ad ogni famiglia oltre 100€.
Ve li avranno sottratti con aumenti delle accise sulla benzina, con l’aumento dell’Iva, un modo lo trovano sempre, per reperire ‘risorse’.
Pensate ad un nucleo familiare di due anziani pensionati al minimo: circa 1.000 euro in due al mese. Circa 12mila euro l’anno. E sottraete 100€ al mese.
Significa togliere il pane di bocca ai nostri vecchi, per far gozzovigliare giovani invasori africani.
Questo ha da terminare. E i fautori di questo sfascio dovranno pagare per i crimini da loro commessi.

Mattatoio islamico : come i media nascondono la verità

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mannaia, coltellaccio e recita delle sure del corano : l’immigrato musulmano perfetto

Il vocabolario inglese sarà presto senza parole, se tutti cominciano a parlare come i media mainstream. In connessione con l’uccisione di Woolwich, i media parlavano di “centri religiosi”, non “moschee”, termine ormai “obsoleto”. Altri, termini in disuso arcaici sono “Islam” e “musulmano”: ci limitiamo a dire “uomo”, “donna” e come dati utili aggiungiamo la loro età.

Una notizia flash su BBC Radio 5 Live informava che, in fondo, un uomo era stato ucciso a Woolwich da due uomini, e c’erano un altro uomo e una donna, entrambi 29enni, coinvolti. Certo è che l’età magica, 29, che fa la differenza.  Come, qulacuno, ascoltando quella notizia flash potrebbe essere illuminato sulla natura dell’atto da questo tipo di vaga “informazione” ?

Il giornalista di un Tg, in un disperato tentativo di discolpare l’Islam, ha detto che ci sono stati più musulmani che non musulmani uccisi da attacchi musulmani.

Che cosa vuol dire? Le prime vittime dell’islam sono gli stessi musulmani, sembra abbastanza ovvio per me. Il modo più semplice per rendersi conto è quello di guardare ai paesi a maggioranza musulmana del mondo e vedere in che stato pietoso sono. Ma questo non esonera la dottrina dell’Islam e la sua natura violenta.

I commenti dei media sembrano attribuire molta importanza a scoprire se questo era un attacco venuto da un “lupo solitario” o ha avuto una organizzazione alle spalle, la tesi è, secondo loro,  che lupi solitari dovrebbero suscitare meno preoccupazione, provocando solo un incidente una tantum.

Se questo è il presupposto, è tutt’altro che corretto. Se non abbiamo avuto un altro 7/7 a Londra e in generale nel Regno Unito, è perché una grande quantità di denaro e di risorse dal governo inglese a corto di soldi sono state assegnate alla polizia e ai servizi segreti nel compito di tenere d’occhio la “comunità musulmana”.

Quando un attacco è pianificato, è più facile per i servizi di sicurezza scoprire il piano e impedirne l’esecuzione. L’omicidio di ieri, in superficie, sembra stato fatto senza molta pianificazione e organizzazione: queste uccisioni saranno quindi impossibili da prevenire, come ha detto la polizia.

Pertanto, un altro musulmano “lupo solitario” che ha osservato il successo di questo omicidio e l’impossibilità di contrastarlo, può essere incoraggiato a ripetere l’impresa. E ‘probabile che vedremo molti di più di questi attacchi, in quanto le trame da parte di gruppi organizzati sono più vulnerabili alle azioni preventive da parte dei servizi di sicurezza.

Questa è anche la previsione del radicale islamico Anjem Choudary, che ha guidato il gruppo dall’inquietante suono Islam4UK (Islam per il Regno Unito). Nelle sue stesse parole “lavorare per l’istituzione della Sharia, che deve dominare tutti gli altri stili di vita” Il gruppo è ora vietato, ma non su YouTube.

Choudary profetizzò: “Siamo una comunità molto politicizzata, alcune persone sono arrabbiate per le misure draconiane come e le restrizioni alla libertà di parola contro i predicatori islamici. C’è la possibilità che più di un lupo solitario attacchi ancora, e che questo accada a causa di queste misure draconiane..».

Un commentatore tv ha detto che il killer in un video parla in  inglese e ha un accento di Londra, ma si sente ancora più vicino a luoghi come l’Afghanistan e l’Iraq, che ha probabilmente mai nemmeno visitato.

Non dovrebbe suonare un campanello d’allarme? Non dovrebbe essere chiaro  che il luogo di nascita l’accento acquisito sono irrilevanti in questo contesto, per capire con chi abbiamo a che fare? Naturalmente si sente fedele ai suoi “fratelli” dei paesi musulmani. 

Lo stato-nazione è un’invenzione europea che seguì la Pace di Westfalia nel 1648. Per l’Islam la nazione è la Ummah, tutti i musulmani del mondo. L’uomo non si sente inglese, si sente musulmano – e molti altri musulmani che vivono nel Regno Unito sentono la stessa fedeltà alla “Nazione dell’Islam”.

Le esternazioni patetiche sulle ricerche dei “motivi” dietro l’omicidio sono ridicole. Non c’è niente da cercare: il jihadista nel video mostrato dalle stazioni televisive di tutto il mondo lo rende molto chiaro.

Nella versione più completa del video pubblicato da Jihad Watch , all’inizio egli cita Surat at-Tawba, la nona sura (capitolo) del Corano, che contiene esortazioni ad uccidere gli infedeli. Egli dice:

L’unica ragione per cui abbiamo ucciso quest’uomo oggi è perché i musulmani stanno morendo tutti i giorni per colpa dei soldati inglesi. E questo soldato britannico è uno. Si tratta di un occhio per occhio e dente per dente. Per Allah, noi giuriamo l’Onnipotente Allah, noi non smetteremo mai di lottare fino a che non ci lascia soli. Siamo costretti dal Corano, nella Sura Al-Tawba, a lottare contro di voi.

Ha anche detto che voleva “iniziare una guerra a Londra stasera”.

Poteva essere più chiaro?

L’unico problema è che questa è proprio la parte che i media mainstream hanno tagliato fuori: non è tanto una ricerca di motivi che è necessaria, ma coprire quelli reali.

Sembra quasi che i jihadisti, stanchi delle bugie dei media, volevano che il pubblico conoscesse il motivo per cui hanno commesso questo atroce decapitazione, in questo giorno e in un modo tipicamente islamico di uccidere. I media hanno vinto ancora, privandoli (e soprattutto noi) del beneficio di raccontare (e udire) la verità.

Un’altra cosa che può far ridere o piangere, a seconda del temperamento, è la raccomandazione di non indossare l’uniforme in pubblico data dai comandanti militari alle truppe, che ha portato i soldati al comportamento opposto di pubblicare immagini di se stessi in uniforme sui social media .

E dopo? Consiglieranno ai preti cristiani di non indossare tonache e collarini? Ah, aspetta,  è già avvenuto, dopo una serie di attacchi musulmani contro dei preti a East London qualche anno fa.

Abbiamo fatto così tante concessioni all’Islam che una più o una meno non fa molta differenza. Che cosa è un uniforme?

Questo tipo di comportamento è simile a cercare di curare la polmonite con l’acqua fresca. Il vero trattamento sarebbe un po ‘più radicale (da “radix”, la parola latina per “radice”), andando alla radice del problema, affrontando la malattia piuttosto che il sintomo: se non ci fossero i musulmani in Gran Bretagna e in Europa, non sarebbe difficile evitare eventuali attacchi terroristici.

di Enza Ferreri,  autrice e giornalista italiana che abita a Londra . E ‘stata corrispondente da Londra per diverse riviste e giornali italiani, tra cui Panorama, L’Espresso e La Repubblica.

FONTE: Jihad Watch

Non è molto diverso il trattamento della stampa europea sui fatti di Stoccolma: si parla di “giovani”, ormai “parola maschera” per non usare il termine immigrati. Se non ci fossero le foto, non sapremmo neanche che i due assassini di Londra sono diversamente bianchi.