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Svizzera: valanga di “si” per giro di vite sui “profughi”, sconfitte le “boldrini”

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carceri sovraffollate grazie agli immigrati

Ovunque si vota. Ovunque vi sia possibilità di incidere direttamente con i referendum – in Svizzera sono legge e non abrogativi – i popoli europei votano per meno immigrazione, più controlli e contro il business dell’Asilo Politico.

I voti favorevoli all’indurimento delle norme che prevedono la concessione dell’Asilo hanno sfiorato l’80%.

Il referendum era stato presentato da partiti di sinistra e organizzazioni xenofile. Sconfitti.

I richiedenti asilo che non rispettano la sicurezza e l’ordine pubblico potranno essere sistemati in centri speciali.

Con la nuova normativa viene poi abolita la possibilità di depositare domande d’asilo nelle ambasciate all’estero.

I provvedimenti, dichiarati urgenti, sono già in vigore. Secondo noi sono provvedimenti piuttosto morbidi che hanno comunque “sconvolto” le boldrini d’oltralpe.

Fate fare un referendum agli italiani, semplice: “volete voi accogliere a casa vostra chi sbarca a Lampedusa, o rispedirlo a casa sua?”. Dai, fatelo. E’ democrazia.

Panico a Parigi: Front National primo partito, Le Pen si prepara a governare

Marine Le Pen

Il Front National di Le Pen sorpassa il Partito Socialista nei sondaggi per le elezioni europee, salendo al primo posto davanti all’UMP, i piddiellini di Francia. Secondo un sondaggio condotto dalla società YouGov, il partito di Marine Le Pen raccoglie il 19% dei voti, solo un punto dietro, l’UMP (18%). Il Partito Socialista arranca al 15% dei voti, alla pari del Fronte di Sinistra.

E Marine Le Pen è pronta. Il leader del FN ha affermato che nel caso vincesse le elezioni e andasse alla guida della Francia, il suo obiettivo sarà distruggere l’ordine esistente dell’Europa e forzare la rottura dell’Unione monetaria.

Oggi, questa, non è più una prospettiva implausibile. “Non possiamo essere comprati,” ha detto, traboccante di fiducia dopo che il suo partito si è assicurato il 46% del voto al secondo turno, nel terremoto elettorale nelle supplettive di una settimana fa, dove il suo candidato ha asfaltato al primo turno i socialisti nel loro bastione di Villeneuve-sur-Lot.

“L’euro cessa di esistere nel momento in cui Francia lo lascia, è la nostra forza. Che cosa stanno andando a fare, se usciamo dall’euro? Ci inviano i carri armati?”, ha detto in un’intervista concessa al Daily Telegraph presso la sede del Front National, un edificio spoglio e austero in uno dei sobborghi di Parigi, a Nanterre.

“L’Europa è solo un grande bluff. Da un lato c’è l’immenso potere dei popoli sovrani e dall’altro lato solo alcuni tecnocrati,”ha detto.

Per la prima volta, il Front Nazional è testa a testa con i due partiti principali che hanno dominato nel dopoguerra la Francia, socialisti e gollisti. Tutti sono vicini al 21% nei sondaggi nazionali per le elezioni politiche. Ma gli altri calano, il FN è in crescita. Ed è in testa alle preferenze per le elezioni europee del prossimo anno.

Eppure, è il dettaglio della votazione di Villeneuve che ha sconvolto la classe politica. I voti sono arrivati dalle zone più rosse, il segno che il FN può diventare il movimento di massa della classe operaia bianca francese, abbandonata dai socialisti frou-frou.

I commentatori hanno cominciato a parlare di “Sinistra-LePenismo”, dimenticando che gli identitari hanno sempre attaccatto banche e capitalismo transfrontaliero. Intanto, un candidato del partito comunista nelle elezioni del 2012, ha disertato e si è unito al campo di Le Pen.

Marine Le Pen ha detto che il suo primo ordine una volta all’Eliseo, sarà l’annuncio di un referendum sull’adesione all’UE. “Fisseremo i punti i punti su cui non ci può essere nessun compromesso. Se il risultato delle trattative con l’UE fosse inadeguato, usciremo.” ha detto.

I quattro non negoziabili sono la valuta, il controllo delle frontiere, il primato del diritto francese, e quello che lei chiama “patriottismo economico”, la possibilità di perseguire un “protezionismo intelligente” a salvaguardia del modello sociale. “Non riesco a immaginare una politica economica senza controllo completo della moneta,” ha detto.

Alla domanda se lei intende ritirare immediatamente la Francia dell’euro, ha risposto: “sì, perché l’euro blocca tutte le decisioni economiche. La Francia non è un paese che può accettare la tutela di Bruxelles”.

Ai funzionari sarà detto di elaborare piani per il ritorno del Franco. I leader dell’Eurozona dovranno affrontare una scelta: lavorare con la Francia per una “dissoluzione concertata dell’euro” o impuntarsi e portare ad una fine dis-organizzata e caotica dell’Eurozona.

Il suo progetto è basato su uno studio di economisti della École des Hautes Études a Parigi, guidati dal Professor Jacques Sapir. Nello studio si conclude che Francia, Italia e Spagna beneficerebbero grandemente dall’uscita dall’euro, che ripristinerebbe la competitività del lavoro perduta in anni di depressione economica.

La crisi dell’UEM è strutturale. I paesi europei hanno bisogno di diversi tassi di cambio. “Il Marco aumenterebbe se non fosse per l’euro, e ciò significa che la Germania ha una moneta sottovalutata cronicamente. L’euro è troppo forte per la Francia e si mangia la nostra competitività,”ha detto Marine Le Pen.

“Ci siamo abbandonati ad uno spirito di schiavitù in Francia. Abbiamo dimenticato come condurre, e la nostra voce non si sente più,”ha concluso.

La forza del FN è a memento della demenza politica di G.Fini, il quale aveva sentenziato la fine della destra identitaria a favore di una destra moderna, tipo FLI per intenderci.

Li manda Soros: referendum radicale contro reato clandestinità

George-Soros-and-his-evil-empireI radicali, mosche cocchiere dei poteri globalisti, hanno depositato in Cassazione la richiesta per un referendum di abrogazione del reato di clandestinità “per ingresso e soggiorno illegale” degli immigrati.
Il comunicato della Cassazione è apparso sulla Gazzetta Ufficiale di ieri.
L’ennesima dimostrazione di quanto gli adepti della setta pannelliana siano, negli ultimi anni, totalmente scollegati dalla realtà che li circonda e completamente inconsapevoli della volontà dei cittadini che infatti, non li votano.
Tutti sanno chi finanzia i Radicali e chi ha finanziato la carriera – e i poteri sovranazionali che ne hanno imposta la presenza nel governo attuale – della Bonino.
Uno di questi generosi finanziatori è l’apolide George Soros che attraverso la sua Open Society sovvenziona il partito radicale e una miriade di siti internet legati all’antirazzismo e all’immigrazione di massa.
Soros, il finanziatore di tutti i colpi di stato colorati in giro per il globo terraqueo che, dietro la falsa maschera della democrazia, avevano come unico scopo quello di ampliare l’avanzata degli interessi di un ristretto gruppo di affaristi.
Ciò detto, i radicali prenderanno l’ennesima tranvata popolare.
Loro hanno successo finché il popolo non è chiamato ad esprimersi.
Resta stupefacente e ogni riferimento è puramente voluto, come lo scendiletto di Pannella sia potuto divenire ministro degli Esteri dopo avere raccolto alle ultime elezioni un consenso elettorale dello 0,3%: come se Fini fosse diventato ministro degli Interni.
Il motivo è semplice: santi in paradiso. Un paradiso fatto di poteri che agiscono nell’ombra, la stessa ombra dalla quale è stato tratto il nipote di Letta.

Imparare dagli omicidi di boston

maratona-boston-bomba-tuttacronacaQuale sarà l’impatto a lungo termine dell’attentato alla maratona di Boston e della conseguente caccia all’uomo in stile film d’azione svoltasi fra il 15 e il 19 aprile, in cui hanno perso la vita quattro persone e 265 sono rimaste ferite? Cominciamo con quelli che non saranno gli effetti di quest’atto terroristico. Esso non unificherà l’opinione pubblica americana; se lo slogan”United We Stand”, “restiamo uniti”, è durato pochi mesi dopo l’11 settembre, il consenso dopo quanto accaduto a Boston sarà ancor più irraggiungibile. La violenza non spingerà gli Stati Uniti a prendere delle misure di sicurezza simili a quelle israeliane. Né indurrà a una maggiore preparazione nel gestire una letale violenza scoppiata a causa di “un’improvvisa sindrome da jihad instinct”. Non porrà fine alla disputa sulle motivazioni che si celano dietro la violenza musulmana indiscriminata contro i non-musulmani. E di certo non aiuterà a risolvere gli attuali dibattiti sull’immigrazione o sulla vendita delle armi.  Quello che farà è molto importante: quanto accaduto indurrà alcuni occidentali ad arguire che l’islamismo è una minaccia al loro modo di vivere. Infatti, ogni atto di aggressione musulmana contro i non-musulmani, sia esso violento o culturale, recluta un maggior numero di attivisti a favore della causa anti-jihad, porta più voti ai partiti riottosi, mobilita più manifestanti ai cortei contro l’immigrazione e più donatori alle cause anti-islamiste. “Imparare dagli omicidi” è come ho definito nel 2002 questo processo; noi che viviamo in Paesi democratici impariamo meglio la lezione sull’islamismo quando il sangue scorre nelle strade. I musulmani hanno cominciato col beneficiare di un’enorme dose di benevolenza, perché nel Dna degli occidentali è presente la solidarietà per gli stranieri, le minoranze, i poveri e per la gente di colore. Gli islamisti poi hanno vanificato questa benevolenza lasciandosi andare alle atrocità o mostrando atteggiamenti di supremazia. Gli atti terroristici eclatanti in Occidente – come gli attentati dell’11 settembre, di Bali, di Madrid, di Beslan e di Londra – scuotono l’opinione pubblica più di qualunque altra cosa.

Io lo so perché ho avuto modo di esperire direttamente questo processo. Seduto a un tavolo di un ristorante in Svizzera, nel 1990, Bat Ye’or mi parlò dei suoi timori riguardo alle ambizioni islamiste in Europa ma io pensai che fosse allarmista. Nel 1994, Steven Emerson mi telefonò per raccontarmi del Council on American-Islamic Relations, ma inizialmente concessi al Cair il beneficio del dubbio. Come gli altri, anch’io ho avuto bisogno di tempo per rendermi perfettamente conto della portata della minaccia islamista in Occidente. Gli occidentali stanno davvero prendendo coscienza di questa minaccia. Lo si può capire guardando gli sviluppi nei Paesi europei, che in fatto di immigrazione, Islam, musulmani, islamismo e Shari’a (legge islamica) sono più avanti dell’America del Nord e dell’Australia di circa vent’anni. Un segnale di questo cambiamento è la crescita dei partiti politici focalizzata su tali questioni, come nel caso del Partito per l’indipendenza del Regno Unito (Ukip), il Fronte nazionale in Francia, il Partito del Popolo in Svizzera, il Partito per la Libertà fondato da Geert Wilder nei Paesi Bassi, il Partito del progresso in Norvegia e i Democratici svedesi. Nelle recenti elezioni suppletive di Eastleigh, l’Ukip è arrivato secondo, aumentando la sua porzione di voti e passando dal 4 al 28 per cento, creando così una crisi nel partito conservatore.

Nel 2009, l’elettorato svizzero approvò un referendum che vieta i minareti con un margine di 58 a 42, un voto più significativo per il suo risultato piuttosto che per le sue implicazioni politiche, che furono quasi nulle. A quell’epoca, i sondaggi d’opinione rilevarono che altri europei condividevano questi punti di vista pressappoco nelle stesse percentuali. I sondaggi registrano altresì nel corso degli anni un marcato inasprimento delle posizioni su quegli stessi argomenti. Qui di seguito (e ringrazio Maxime Lépante) alcuni sondaggi recenti condotti in Francia:
•    Il 67 per cento degli intervistati ritiene che i valori islamici siano incompatibili con quelli della società francese.
•    Il 70 per cento sostiene che ci sono troppi stranieri.
•    Il 73 per cento vede l’Islam in modo negativo.
•    Il 74 per cento considera l’Islam intollerante.
•    L’84 per cento è contrario all’uso dell’hijab in spazi privati aperti al pubblico.
•    L’86 per cento è favorevole a inasprire il divieto sul burqa.

Come osserva Soeren Kern, opinioni simili sull’Islam sono state espresse anche in Germania. Un recente rapporto diffuso dall’Institut für Demoskopie Allensbach ha chiesto agli intervistati quali sono le caratteristiche che i tedeschi associano all’Islam:
•    Il 56 per cento ha risposto: la lotta per l’influenza politica.
•    Il 60 per cento: la vendetta e le ritorsioni.
•    Il 64 per cento: la violenza.
•    Il 68 per cento: l’intolleranza verso le altre fedi religiose.
•    Il 70 per cento: il fanatismo e il radicalismo.
•    L’83 per cento: la discriminazione contro le donne.

Al contrario, solo il 7 per cento dei tedeschi associa l’Islam all’apertura, alla tolleranza o al rispetto dei diritti umani.Queste percentuali sono più alte rispetto agli anni precedenti, il che denota in Europa un inasprimento delle posizioni che diventeranno ancor più ostili all’islamismo col passare del tempo. In questo modo, l’aggressione islamista garantisce che l’anti-islamismo in Occidente vinca la sua corsa con l’islamismo. Gli eclatanti attacchi di matrice islamica come l’attentato che ha sconvolto Boston esacerbano questa tendenza. È proprio questa la sua importanza strategica. Il che spiega il mio cauto ottimismo riguardo al fatto di respingere la minaccia islamista.

di Daniel Pipes da The Washington Times 24 aprile 2013 http://it.danielpipes.org/12824/imparare-dagli-omicidi-di-boston
Pezzo in lingua originale inglese: “Education by Murder in Boston”

In Egitto il corano è legge

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Mohammed Morsi

l’Egitto è governato dal Corano.
I risultati ufficiali del referendum sulla Costitu­zione non arriveranno prima del voto di altri 17 governatora­ti.
Poco importa.
I nove governatorati dove si sta svolgendo il primo scrutinio comprendono il Cai­ro, roccaforte del voto laico e copto e qui i Fratelli Musulma­ni si attribuiscono 4milioni e 604mila sì contro 3 milioni e 539mila no.
Dunque si conside­rano vittoriosi e danno per ap­provata la Costituzione basata sulla sharia.
Chi potrà smentir­li?
Il loro referendum-lampo è stato organizzato in due setti­mane senza la supervisione del potere giudiziario e senza lo straccio di un osservatore inter­nazionale. A questo punto l’op­posizione laica e cristiano cop­ta non ha nessuno a cui appel­larsi.
L’Occidente e la comuni­tà internazionale, Barack Oba­ma in testa, assistono accondi­scendenti ai diktat del presiden­te Mohamad Morsi.
I generali schieratisi con gli islamisti in cambio di una Costituzione che preserva i loro privilegi han­no rinunciato al ruolo di difen­sori della laicità. Dunque è tem­po di guardare ai cambiamenti che verranno introdotti grazie alla Costituzione ratificata dal referendum.
La prima svolta è già in quell’ articolo 1 che definisce il popo­lo egiziano «parte della nazio­ne islamica». Grazie a questa definizione cristiani e laici ven­gono assimilati alla maggioran­za islamista. Su scala mondiale diventano parte della «umma» la comunità islamica.
L’artico­lo 2 che impone l’islam come «religione di stato» e i principi della sharia come principale fonte legislativa è solo apparen­tem­ente simile alla vecchia Co­stituzione. Il trucco si nascon­de all’articolo 229 dove si speci­fica che «i principi della sharia sono le regole giuridiche fonda­mentali, i principi e le fonti scrit­te riconosciute dalla scuola giu­ridica sunnita». Il Parlamento perde insomma la propria auto­nomia, e deve sottoporsi al po­tere discernente delle autorità islamiche che potranno boccia­re le sue leggi.
Il sistema politico basato «sui principi della democrazia e del­la shura » evocato all’articolo 6 è un altro sbandamento verso l’islamismo fondamentalista. Il termine «shura» è altamente ambiguo perché nell’accezio­ne salafita indica un assemblea consultiva, non eletta, formata solo da musulmani e priva di po­teri legislativi.
L’articolo 10 poi è l’apoteosi essendo la spada di Da­mo­cle sospesa sulla testa del ge­nere femminile perché ignora l’obbligo per lo stato, previsto in passato, di rispettare l’ugua­glianza tra uomo e donna.
Nel nuovo Egitto «la famiglia è la ba­se della società ed è fondata su religione, morale e patriotti­smo… lo stato concilierà i dove­ri della donna verso la famiglia con quelli del lavoro».
In prati­ca la donna non può più decide­re la propria vita né svolgere un lavoro autonomo. Per lei deci­dono la famiglia ed eventual­mente lo stato dei Fratelli Mu­sulmani.
Chi ora griderà all’intolleran­za e si straccerà le vesti nel no­me dei diritti delle donne avreb­be fatto meglio ad ascoltare le promesse di Morsi durante la campagna elettorale. «Tutti concordano – spiegava a giu­gno il candidato Morsi – che la sharia è la Costituzione e guida ogni aspetto della vita. Solo quanto espresso nel Corano sa­rà letto e ascoltato… sarà la base per tutte questioni pertinenti la popolazione – non solo musul­mana- e le loro attività…».
Son passati neanche sei mesi ed il Corano è diventato legge, con tanti saluti a quanti sogna­vano un governo dei Fratelli Musulmani ispirato ai principi della democrazia e della liber­tà.
Serve ancora altro per dimostrare che l’islam è solo un passo indietro che che distrugge tutti i fondamenti della modernità?

Svezia: euro? No, grazie

korona euro

Mentre l’eurozona fa di tutto per riuscire a sconfiggere la crisi del debito che sta affogando i paesi periferici, e mentre l’Unione Europea si sforza per raggiungere una maggiore “integrazione”, la Svezia inizia ad avere dei ripensamenti: mai prima d’ora c’era stata tanta ostilità nei confronti dell’euro.

La Svezia è un caso speciale. È entrata a far parte dell’UE nel 1995, dopo che ai suoi cittadini fu gentilmente permesso di esprimere la propria volontà in un referendum nel 1994, con 52,3% dei voti a favore. Come ogni paese che entra a far parte dell’UE, la Svezia ha firmato un trattato di adesione che la obbliga ad adottare l’euro, ma senza una data di scadenza. Quindi nel 2003, il governo pensò che fosse arrivato il momento di darsi una mossa; e così ha chiesto ai cittadini, in un referendum non vincolante, se volevano aderire all’eurozona. Era il 14 Settembre.

No all’euro

I cittadini si ribellarono. Demolirono l’euro, con il 55,9% dei voti contrari e il 42% favorevoli. Non volevano scambiare la loro adorata krona con il nuovo “moderno” euro. Non volevano rinunciare alla sovranità sulla loro politica monetaria. Questo al tempo scosse eurocrati, membri dei governi, membri delle finanze, e capi di stato di tutto il continente.
E la struttura di potere europeo imparò una lezione: non lasciare la decisione alla “gentaglia”; questa è stata l’ultima volta in cui è stato permesso ai cittadini dell’UE di votare sull’euro.

Opposizione da record

Ma in Svezia, l’euro è in negoziazione due volte l’anno attraverso un sondaggio dell’Agenzia di Statistica svedese che chiede alle persone cosa voterebbero se fosse indetto oggi un referendum su una nuova adesione all’euro. I risultati del sondaggio effettuato a Novembre sono appena usciti. Risultati che fanno riflettere: l’82,3% voterebbe contro l’adesione all’euro, e solo il 9,6% voterebbe a favore, mentre ancora l’8% si sente un po’ da una parte un po’ dall’altra. La discesa dell’euro nell’inferno dell’impopolarità stabilisce un nuovo record.

C’è stato un drastico cambiamento nella mente di chi nel sondaggio di Maggio aveva votato a favore dell’euro: il 52% è passato al no, l’11% si è spostato verso l’indecisione. La disillusione si sta diffondendo anche tra i sostenitori dell’euro di un tempo. Solo il 37% è rimasto della stessa idea. Tra gli oppositori di Maggio, tuttavia, il 95% è rimasto contrario.

Nel 2010 in Svezia, l’economia è rimbalzata vigorosamente. Il deficit di bilancio è sceso e quasi scomparso per il 2012. Nel frattempo, nell’eurozona la crisi del debito e il suo “malvagio gemello”, l’austerità, si diffondevano in lungo e in largo. Queste ultime hanno straziato i paesi periferici, schiacciato la crescita del Pil in altri paesi dell’eurozona e hanno iniziato a “rosicchiare” anche la Germania che si considerava al di sopra della mischia. L’opposizione svedese all’euro è salita alle stelle.

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sondaggio 2012 gradimento euro in svezia

 

Propensione alll’UE in calo

Le statistiche svedesi hanno chiesto poi alla gente cosa voterebbero se fosse indetto un referendum “oggi” sul rimanere o meno nell’UE. La popolarità dell’UE, dopo una fase iniziale un po’ difficile, era cresciuta nel corso degli anni per poi stabilizzarsi dalla fine del 2008 al 2011 con circa il 55% di cittadini favorevoli. Ma la crisi del debito, senza alcuna effettiva soluzione, i sacrifici soprattutto da parte dei livelli più bassi della società hanno avuto alla fine un impatto. Ora i voti a favore sono quasi spariti. Nel sondaggio di Novembre, solo il 45% ha votato per l’adesione e il 26% ha votato contro. E ha stabilito un record: il 29% non è riuscito a decidere.

Anche l’adesione all’UE sta diventando impopolare in Svezia. E l’euro è disprezzato. Non un buon auspicio. I mali dell’euro hanno infettato la maggior parte dei paesi e la loro coesione. Le persone hanno espresso la propria rabbia in proteste di massa. Ora, anche gli sforzi per mantenere compatta l’eurozona stanno venendo meno, e il primo ad uscire potrebbe essere il Regno Unito.

Traduzione italiana a cura di Erika Di Dio. Fonte: Naked Capitalism
da leggere anche : Sacrificing The Will Of The People On The Altar of The Euro