Tag: RAI

Canone RAI

la farfalla di Belen e le sue mutandine
la farfalla di Belen e le sue mutandine

Dopo che Il direttore generale di RAI ha messo in chiaro che l’adeguamento all’inflazione non basti. Ci vuole qualcosa di più. 10 euro di più? No, la possibilità di legarlo alle bollette dell’energia elettrica e dopo aver un buco di bilancio stratosferico ecco la nuovissima balzana idea : Alle aziende è stato chiesto di pagare per i computer degli uffici.

La bufera sul cosiddetto canone speciale della RAI è tornata ad imperversare tra le più svariate categorie professionali. I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno recentemente presentato il testo di un’interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e finanze.

Bisogna davvero pagare il canone anche per i personal computer? Stando al testo dell’interrogazione, “a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della RAI in cui si richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti“.

belen-rodriguez
A noi di destra piacciono queste farfalle

A partire dal marzo 2007, l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) ha più volte interpellato gli organi competenti per sapere nello specifico quali apparecchi siano effettivamente soggetti al canone/tassa oltre il televisore. Le risposte ricevute nel corso degli anni sono state spesso “varie e contraddittorie”.

“A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, verrà chiesto di pagare il canone – aveva sottolineato alla fine del 2010 l’ex-ministro Paolo Romani – perchè, ragionevolmente, se uno ha l’elettricità ha anche l’apparecchio TV”. In sostanza, il canone RAI sarebbe stato imposto al di là del possesso di un apparecchio radiotelevisivo.

Vibranti le proteste di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) contro “l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale TV, inclusi monitor per il PC, videofonini, videoregistratori, iPad, addirittura sistemi di videosorveglianza. Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6mila euro l’anno”.

L’interrogazione presentata dai senatori Poretti e Perduca vorrebbe ora sapere “se il ministero dello Sviluppo Economico ha concluso il proprio approfondimento tecnico giuridico in merito a quali apparecchi, oltre al televisore tradizionale, siano soggetti al pagamento del canone TV”.

“Ove tale approfondimento sia giunto a termine – si legge nel testo – quali apparecchi sottoelencati presuppongono il pagamento del canone di abbonamento: videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione Internet, videofonino, tvfonino, iPod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a se stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale“.

farfallina gay
Alla sinistra piacciono queste farfalle

E ancora, in conclusione: “ove invece tale approfondimento non sia ancora giunto a termine, cosa intenda fare il Governo per rimediare al comportamento illegittimo della concessionaria del servizio pubblico, la quale chiede il pagamento del canone speciale anche per personal computer collegati in rete”.

Si paga, tanto perchè l’11 giugno del 1995. in un referendum le votazioni per la privatizzazione RAI decretarono una vittoria per il si :

Abrogazione della norma che definisce pubblica la RAI, in modo da avviarne la privatizzazione.

Quesito: Volete Voi l’abrogazione: a) dell’art. 2, comma 2, della legge 6 agosto 1990, n. 223, recante “Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato”, limitatamente alle parole “a totale partecipazione pubblica”; b) dell’art. 1 del decreto legge 19 ottobre 1992, n. 408, convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 1992, n. 483, recante “Disposizioni urgenti in materia di pubblicità radiotelevisiva”?

    Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 13 736 435 54,90%
RISPOSTA NEGATIVA NO 11 286 527 45,10%
bianche/nulle   2 784 234  
Totale voti validi   25 022 962 2

Connessione cubana e terrorismo

Castro e Ruhullah Musavi Khomeini
Castro e Ruhullah Musavi Khomeini

“I popoli ed i governi di Iran e Cuba possono mettere gli Satati Uniti di America in ginocchio”
Fidel Castro

Il terrorismo internazionale è un male che attacca senza fare distinzioni.
E’ un vincolo che unisce quelli che usano la morte e la distruzione come strumenti per seminare terrore tra i popoli che intendono soggiogare.
I bersagli sono, di solito, vittime innocenti usate per lasciare prova tangibile della loro capacità  di arrecare danno. Il terrorismo contemporaneo è uno sforzo mirato a smontare e, al limite, a distruggere l’ordine democratico stabilito. Il suo potere si basa sul grado di freddezza con cui si porta a termine il crimine. Non stiamo parlando di gruppi isolati o di azioni scollegate tra di loro, bensì di una rete internazionale, solidamente strutturata nella quale si ritrovano diverse chiavi di lettura del fenomeno. Mascherate da ideologie o religioni, condividono profondi nessi con il più nefasto dei sentimenti: l’odio.

“Sopra ogni cosa dobbiamo mantenere vivo il nostro odio ed alimentarlo fino al parossismo”, queste sono le parole del guerrigliero Ernesto Che Guevara poco prima della sua morte. Il suo messaggio di addio instava all’uso dell’odio come strumento di lotta. ” L’odio intransigente verso il nemico che porta l’essere umano al di là  delle sue limitazioni e lo fa diventare una fredda e selettiva macchina per uccidere”.

Il macabro messaggio diventò credo ufficiale di ogni cubano inviato a lottare in guerre internazionaliste e nella filosofia di ogni movimento guerrigliero contemporaneo.

Durante gli ultimi 40 anni il terrorismo internazionale ha avuto un nefasto padrino nella figura di Fidel Castro.

Il presidente degli Stati Uniti d’America, George W.Bush, come risposta agli attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001 ha avvertito che non sfuggiranno i colpevoli e nemmeno chi li ospiti o li protegga.
Basta solo dirigere lo sguardo a 90 miglia a sud della Florida per trovare un paradiso per terroristi e fuggitivi che vivono sotto la protezione del regime cubano.
Alla luce dei fatti piu recenti, come l’arresto di Ana Belèn Montes, funzionaria del Dipartimento della difesa (il Pentagono per intenderci) degli Stati Uniti, accusata di essere una spia di Cuba e arrestata dieci giorni dopo gli attacchi dell’11 Settembre, sorgono serie domande.

Castro e Muammar Gheddafi
Castro e Muammar Gheddafi

Che ruolo gioca Fidel Castro nella vendita di informazioni ai paesi terroristi? Gli arresti e le condanne di cinque spie (nella realtà  sono 11 ma non ne è stata fatta menzione alcuna *) della chiamata Rete Avispa e le ammissioni di colpevolezza da parte dei rimanenti sette membri hanno chiarito che piu che spiare gli esuli cubani la priorità  per Cuba era avere informazioni sulle basi militari americane e l’introduzione di armi attraverso le isole della Florida.

L’isola di Cuba per la sua privilegiata vicinanza agli Stati Uniti continua ad essere un trampolino per il contrabbando.

Un giorno prima degli attacchi contro le Torri Gemelle ed il Pentagono è stata pubblicata la notizia dell’arresto di quattro cittadini cinesi responsabili traffico di esseri umani, che, al costo di 60.000 dollari a persona introducevano clandestini in territorio americano facendoli passare per Cuba ed altre isole dei caraibi. Un altro fatto degno di nota: tre cittadini afgani arrestati nelle isole Cayman sono stati accusati di essere entrati in territorio americano in modo illegale, provenienti da Cuba.
Ancora piu preoccupante è la testimonianza di un disertore afgano che si allenava in uno dei campi di Osama Bin Laden nelle montagne di Kunar. Costui ha testimoniato circa la presenza di armi chimiche e mercenari sudanesi, libici e cubani.
Come non credere che Fidel Castro sia ancora una pedina chiave nell’aiuto logistico al terrorismo internazionale?
E’ molto probabile che la disinformazione fornita dalla spia Belen Montes abbia cambiato la percezione generale facendo credere che Castro non rappresenti una minaccia per gli Stati Uniti. Invece il suo arresto subito dopo i fatti dell’11 Settembre evidenziano che la percezione è cambiata.
Il rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano che disegna i profili dei protagonisti del terrorismo mondiale include Cuba nella lista degli stati connessi con il terrorismo.
Il segretario di stato americano alla difesa Donald Rumsfeld ha parlato alla rete televisiva CBS lo scorso anno per evidenziare il collegamento: “sappiamo quali stati figurano nella lista dei paesi terroristi, l’Irak è uno di questi, come la Siria, la Corea del Nord, Cuba e anche la Libia”. Sappiamo che questi stati hanno fornito protezione ed assistenza a organizzazioni terroristiche per portare a termine azioni in altri paesi”.
Il segretario Rumsfeld ha puntualizzato che questi paesi sono molto attivi in programmi di guerra chimica e batteriologica.
Osama Bin Laden è considerato il principale responsabile del crimine che è costato la vita a più di 6000 cittadini civili l’11 Settembre. Ma fatti come questi sono il risultato delle azioni di estremisti che hanno trovato formazione, allenamento, e supporto economico e professionale in una ampia rete internazionale terrorista.

Per piu di 40 anni Cuba è stata una pedina chiave in tale rete del terrore.

 Castro e Saddam Hussein
Castro e Saddam Hussein

Il recente arresto dell’ “ambasciatore” dell’esercito irlandese Niall Connolly, inviato a collaborare con la guerriglia colombiana ha reso pubblico il fatto che il terrorista irlandese Sien Fein da cinque anni vive ed opera a Cuba e ha contattato la guerriglia colombiana con l’aiuto dei servizi segreti cubani. Il ministro degli esteri spagnolo, senza preoccuparsi degli interessi degli investitori spagnoli sull’isola, ha accusato L’Avana di dare asilo e supporto logistico ai terroristi baschi dell’ETA.
Ieng Sary, uno dei capi dei Khmer Rossi, responsabile dell’assassinio di piu di due milioni di cambogiani, ha comprato una fattoria a Cuba per scappare dalla giustizia e “vivere in pace”.
L’FBI ha denunciato che Cuba ospita, come minimo, 77 ricercati dalla giustizia americana.
La visita di Fidel Castro a maggio del 2001 nei paesi arabi e le sue provocatorie dichiarazioni contro il governo americano, danno la prova del ruolo che ancora oggi Cuba gioca come epicentro del terrorismo internazionale. Secondo il giornale Ettelaat, Fidel Castro è stato ricevuto da centinaia di studenti dell’Università  Tarbiate-Modarres a Teheran, che urlavano: “guerriglia! Guerriglia!”. La risposta del padrino del narco-terrorismo è stata, secondo il giornale Kayhan: “Solo rimane uno Sha nel mondo, e quello Sha è l’imperialismo americano!”..vicino alla mia patria. E’ uno Sha sfruttatore, e così come quello dell’Iran è stato abbattuto, anche questo Sha cadrà “.

Il collegamento cubano con il terrorismo internazionale nacque agli inizi degli anni sessanta. Sotto la copertura di medici e insegnanti migliaia di cubani furono inviati in Algeria.

Solo due anni più tardi ci fu il golpe marxista in quella regione.

Il nuovo leader di Zanzibar si appropriò dell’isola africana nel 1964 dopo aver trascorso tre anni allenandosi a Cuba con i suoi uomini.
John Okello scatenò un massacro paragonabile a quello di Fidel Castro quando prese il potere nel 1959. Attraverso il terrore Cuba contribuì a creare una solida base operativa per penetrare nel continente africano dando così inizio all’esportazione di guerriglieri a poco prezzo, per cortesia di Fidel Castro.
In Guinea i consiglieri cubani erano i “genizaros” che accompagnarono Francisco Macias Nguema fino al termine del suo regno del terrore, responsabile della morte di 50 mila dei 350 mila cittadini della ex colonia spagnola.
Nell’estate del 1968 si allargò il raggio d’azione.
L’Unione Sovietica, che grazie ai generosi sussidi economici tolse a Cuba la sua autodeterminazione, chiese a Fidel Castro di consegnare le redini della sua politica al Cremlino e di mettere i suoi servizi segreti a disposizione del KGB. Proprio durante quell’estate, i comunisti arabi riuniti a Mosca, ricevettero l’ordine di infiltrare spie nel movimento armato palestinese.
Il padrone sovietico impartiva gli ordini e Cuba li eseguiva, rendendo il suo territorio terreno di addestramento di terroristi delle piu varie tendenze e nazionalità .
Le basi per queste operazioni sovversive si crearono nel gennario del 1966.
Alla Conferenza Tricontinentale all’Avana, alla quale assistettero 513 delegati rappresentanti di 83 gruppi del terzo mondo: alla base vi era la convinzione di intraprendere la lotta armata contro l’imperialismo; Fidel Castro apriva le porte di Cuba al terrorismo con il suo appoggio incondizionato a tutti i movimenti rivoluzionari del mondo.
Da quel momento il nuovo fronte era un’organizzazione, con sede a Cuba, di solidarietà  con i paesi africani, asiatici e latinoamericani, conosciuta col nome di OSPAAL. Il suo primo segretario generale fu il rinomato assassino Osmany Cienfuegos. La sua crudeltà  nel rinchiudere piu di 100 prigionieri in un camion chiuso ermeticamente e la conseguente morte per asfissia di molti di questi, gli conferiva tutti i titoli per questo nuovo incarico.
La sinistra radicale d’Africa, Europa, Asia, Nord e Sud America, è rimasta unita a benedire Fidel Castro nel suo avvilente linguaggio della violenza.
Vennero scatenati disordini in Francia, Germania, nelle Università  degli Stati Uniti e in Turchia. Il rumore delle armi scosse anche il Giappone con in testa l’estremista Zengakuren. Scoppiò la violenza nei territori baschi ed in Irlanda del Nord.

In ogni singolo focolaio è stata provata la presenza cubana.

Castro e Yasser Arafat
Castro e Yasser Arafat

La dottrina del libro rosso di Mao Tse Tung e la logorroica retorica di Fidel Castro contaminavano le menti dei giovani e nel frattempo a Beirut, George Habash inaugurava un nuovo stile di terrorismo mandando un commando a dirottare un aereo di El Al a Roma, dove un altro protetto di Fidel Castro, lo stravagante miliardario Giangiacomo Feltrinelli, faceva pubblicamente appello alla guerra di guerriglia.
A Rio de Janeiro, Carlos Maringhella pubblicò il mini manuale della guerriglia, e L’Avana si incaricò della sua distribuzione. Fidel Castro riceveva migliaia di tecnici sovietici che imponevano la volontà  del Cremlino.
Fra i piu importanti vi era Victor Simenov il quale fu messo a capo della Direzione Generale della controintelligenza cubana (DGI).
Tutti i movimenti terroristi internazionali dell’epoca avevano un debito con L’Avana. Tutti ricevevano addestramento a Cuba nonchè aiuti economici e logistici nelle ambasciate cubane in tutto il mondo.
Un colonnello del KGB, certo Vadim Kotchergine fu incaricato di fare in modo che Fidel Castro non mettesse in atto le sue volontà  di distruzioni apocalittiche.
La richiesta di Castro a Nikita Kruschev di lanciare missili verso gli Stati Uniti durante la Crisi di Ottobre, era un avvertimento per i sovietici a non lasciare libertà  di movimento al “pazzo caraibico”.

Nei primi anni settanta, un disertore della DGI, Orlando Castro Hidalgo, testimoniò davanti al Senato americano. Castro Hidalgo illustrò la complessa rete d’appoggio che offriva Cuba tramite le sue ambasciate ai movimenti terroristici.
Denaro, biglietti aerei, alloggio, passaporti e visti erano solo alcune delle agevolazioni che Cuba dispensava generosamente, mentre la sua popolazione era vittima della povertà , ufficializzata dalla tessera di razionamento.
Più tardi il suo superiore comandante e capo della missione cubana in Francia, Armando Lopez Orta, un generale della DGI che operava con il nome in codice di “Archimede”, fu espulso dalla Francia per aver dato appoggio logisitico a Carlos Ilich Ramirez, il noto terrorista venezuelano (ricordatevi la nazionalità  e fate il paio con chavez) detto “lo sciacallo”. Le ambasciate cubane in tutto il mondo alimentavano una complessa rete di terroristi e iniziarono anche ad attuare un reclutamento su larga scala.
Un altro ufficiale della DGI, Adalberto Quintana si rendeva importante per lo sviluppo di una complessa rete che si espandeva per il mondo molto velocemente. Le “Brigadas Venceremos” vennero create con lo scopo di destabilizzare il “nemico del nord”. Migliaia di studenti americani furono addestrati all’arte di creare caos in grande scala, nel fomentare rivolte e azioni violente. Esistono documenti che che raccolgono le lezioni che venivano impartite a Cuba nei campi di addestramento: gli ingenui americani venivano illusi di fatti come in mancanza d’armi un pezzo di legno con un chiodo può essere efficace come una pistola.
Più tardi sarebbero stati i sandinisti e i palestinesi coloro che avrebbero goduto le maggiori attenzioni per quanto riguardava l’addestramento. I militari che portarono il terrore in Nicaragua nell’epoca sandinista furono tutti addestrati a Cuba.
Poi sarebbe arrivato Yasser Arafat insieme a George Habash all’Avana per creare le basi di quello che sarebbe stato l’inizio di una lunga e continua cooperazione cubana con i movimenti palestinesi e i regimi terroristici medio orientali che ancora oggi sono al potere. La complessa rete d’appoggio offerta dalle ambasciate cubane alla Siria ed al Libano è servita da ombrello per i gruppi terroristici del medio oriente.
Negli Stati Uniti l’allora ambasciatore cubano all’Onu, Ricardo Alarcon, appoggiava apertamente i palestinesi. L’ambasciata cubana a Cipro si incaricava di sommistrare armi all’OLP.
Nel 1978 come documentato dalla stampa libanese, arrivarono i primi “consiglieri” cubani nei campi di addestramento dell’OLP.
Nello stesso anno l’agenzia Reuters confermava che migliaia di adepti dell’OLP riceveva addestramento a Cuba.
Era il risultato dell’accordo firmato da Castro e Arafat per la cooperazione militare e la fornitura di armi ai territori palestinesi.
Fidel Castro non tarda² a manifestare per l’ennesima volta il suo antiimperialismo denunciando gli accordi di Camp David qualificandoli di “tradimento” ( e la spinta della sinistra mondiale li fecero naufragare quando sembrava che la pace fosse a portata di mano, ndr).
Un anno dopo il giornale inglese The Economist rivelava prove inconfutabili circa la cooperazione tra Cuba ed OLP per offrire addestramento ai guerriglieri.
Questa volta lo scenario sarebbe stato il centro america. Ancora la piaga dei conflitti armati che minacciava l’emisfero occidentale aveva le sue origini all’Avana.
Nello Yemen del sud si era creato un altro fronte di cooperazione con Cuba.
Ricevevano addestramento di guerriglia da istruttori cubani i tedeschi de Baader Meinhof fino ai giapponesi, turchi, iraniani, armeni, curdi, italiani e francesi.
In Algeria si sono create condizioni simili per l’addestramento del fronte Polisario con l’aiuto di personale cubano sotto le spoglie di medici e maestri.
Nel 1980 quando Muammar Gheddafi accolse sotto la sua protezione i terroristi baschi 150 istruttori cubani vennero incaricati di addestrare i baschi che ancora oggi seminano terrore in Spagna.
La cooperazione di Cuba con la Siria e Libano si sarebbe rivelata importante nella destituzione dello Sha di Persia in Iran.
Le attività  giunsero al punto che, secondo il giornale svizzero Journal de Geneve, dei missili Sam trasportati a bordo di navi sovietiche insieme a un contingente che sbarcò nel paese arabo con passaporti falsi, permessi di lavoro e ottima conoscenza dei dialetti e delle abitudini dei diversi paesi della zona.
Cortesia di Cuba, molti di loro erano stati perfettamente addestrati nell’arte della guerriglia urbana, la lotta nel deserto, operazioni di demolizione e sabotaggio a installazioni petrolifere etc.
Queste tattiche, più tardi, sarebbero state insegnate ai guerriglieri colombiani delle FARC (Fuerzas armadas revolucionarias colombianas) e all’ELN Esercito di liberazione nazionale che ancora oggi mantengono attive basi a Cuba.
In quel periodo sorgono in tutta Cuba campi che sono stati utilizzati per l’addestramento di diversi gruppi latinoamericani come i Montoneros argentini, i Tupamaros uruguaiani e Sendero Luminoso in Perà¹.
In meno di 3 mesi si rendeva un giovane inesperto in un’autorità  nell’uso di esplosivi, sabotaggi e guerriglia urbana.
Ancora una volta Cuba era responsabile dello spargimento di sangue nel continente americano. E negli anni 80 l’esportazione del terrore prese una piega militarista quando le truppe cubane giunsero in Africa e nei paesi arabi.
Fonti della NATO a Bruxelles informarono che tra i cadaveri recuperati nello Yemen del Nord c’erano dei cubani.
Più tardi il conflitto angolano lasciò una scia di morte e devastazione con l’aiuto di truppe cubane.
Fidel Castro, come Osama Bin Laden è un elemento dannoso che si nutre dell’odio per imporre le sue terribili dottrine.
Entrambi pretendono dominare le società  libere attraverso il terrore. Entrambi hanno passato le frontiere dei loro feudi per diffondere il terrore nell’umanità .
Nell’ultimo vertice Iberoamericano a Panama, il presidente del Salvador, Francisco Flores ha avuto il coraggio di affrontare il dittatore cubano e di ricordargli la sua responsabilità  nell’aver sparso tanto sangue nel Salvador mentre tanti altri presidenti codardi sono rimasti zitti.
Il presidente George W. Bush ha detto che questa guerra contro il terrorismo perseguiterà  e punirà  i colpevoli e i loro complici.

C’è una frase che turba in modo particolare il dittatore cubano: “o sono con noi o sono con i terroristi” (il governo italiano ha fatto la sua scelta).
L’enorme file di Fidel Castro indica che al comandante restano pochi amici.

Di Ninoska Perez Castellon Miami, Florida Settembre 2001

Terroristi dell'ETA in Italia? Prodi nega

Questo è il seguito alla vicenda già  denunciata qui 

El Gobierno de Prodi niega que el aparato militar de ETA està© en Italia

Non mi meraviglia che questo governo di terroristi neghi una cosa del genere, così come non mi meravigliano le minacce e le pressioni politiche fatte al TG2 che ha dato la notizia (ma voi l’avete sentita?)

“Hacià©ndose eco de un artà­culo de un diario espaà±ol, segàºn el cual la càºpula militar de ETA se habrà­a refugiado en nuestro paà­s y el Gobierno italiano estarà­a al corriente, el TG2 (telediario del segundo canal de la RAI) comunicà³ hoy a sus oyentes esta extravagante noticia sin cerciorarse de su veracidad y fiabilidad”, dijo Michelli, que considerà³ el caso “particularmente grave”.

 

 

Sull’ uso del materiale umano.

Bandiera delle SS musulmane bosniache
Bandiera delle SS musulmane bosniache

Materiale umano (espressione nazista, molto adatta a definire i musulmani).

Tendo a precisare che questa è una personale opinione e che non è quella di Bisqui o di Grendel o di chiunque altro scriva su questo blog.
In questo momento furoreggia la polemica verso Israele a causa dei morti di Cana.

E a me viene in mente un servizio di Rai due su Hamas. (Hamas o Hezbollah non vedo molta differenza. Sono solo due aspetti diversi della stessa ca***a.)
In questo servizio c’era l’intervista a una vedova (?) di un attentatore suicida. Quest’affare di sesso femminile raccontava con aria sognante di come, già da quando si erano incontrati all’università (?), il suo manico già voleva suicidarsi per la causa, e aspettava il momento in cui i suoi capi lo avrebbero chiamato.
Nel frattempo si erano sposati e il coso gli aveva fatto produrre 5 o 6 orfani… Un bel giorno i capacazzo lo avevano chiamato, e nella susseguente azione esplosiva il coso era riuscito a uccidere 2 soldati israeliani e a storpiarne altrettanti.
L’attentato era stato ripreso e Hamas television lo mandava in onda a intervalli periodici. Ogni volta che lo trasmettevano la lurida raccoglieva  i frutti del suo grembo davanti al televisore. Quando c’era l’esplosione finale , tutta contenta diceva:”ecco papà , bambini!”.

Con un simile imprinting, è logico pensare che la massima aspirazione della lurida per il SUO figliame fosse che diventassero attentatori , e che si facessero saltare in una bella esplosione…sempre più logicamente se voleva questo avvenire radioso per i frutti del SUO grembo, che razza di sentimenti gli potevano ispirare i figli degli altri?

Il sottoscritto , per evitare che qualcuno SOLO minacci mia figlia, farebbe di tutto.
Se per caso la lurida di cui sopra ,circondata dai suoi bastardi per farsene scudo, si avvicinasse a mia figlia per fargli del male, io metterei il selettore sull’automatico ed sparerei 5 o 6 caricatori finché nessuno, dico nessuno, del branco di bestie, resti in piedi.
E dopo gli sparerei anche in testa, per stare sul sicuro…
Posizione estrema? Certo! Meglio un po’ di cadaveri musulmani , anche minorenni, che un solo graffio su mia figlia…
Del resto gli scudi umani hanno valore solo se li si vuole salvare… Se i caproni pensassero che noi dessimo ai LORO figli il valore che che gli danno loro, cioè zero , non li userebbero per impietosirci….
Noi occidentali (anche gli Israeliani sono occidentali) vogliamo troppe cose contrastanti: vogliamo la sicurezza senza troppa violenza. Vogliamo fare la guerra uccidendo poco. Vogliamo salvare le vite degli innocenti….
L’attacco capronico a Israele si basa su questo presupposto:
Israele ha una grande riluttanza a uccidere civili, anche musulmani.
Per questo dli hezbollah piazzano le rampe di lancio in mezzo a insediamenti civili, per questo le loro postazioni erano addossate all’osservatorio Onu ,per questo hanno fatto passare 7 ore prima di soccorrere le vittime di Cana… 7 ore sotte le macerie uccidono chiunque, ed è tanto facile che un proiettile sbagli e colpisca i soldati dell’Onu invece che i caproni…
E come sempre il buonismo aiuta gli assassini…

un mau inferocito

Mi permetto di fare un aggiornamento, se mai servisse una conferma dello scarso rispetto per la vita umana in questo filmato c’è di che pensare

La serietà  al governo

Mentre il premier Prodi ed il vice ministro Visco preparano la grossa “stangata” delle nuove tasse : 

Con le sinistre i costi del governo sono cresciuti del 230 per cento.
Sono complessivamente 99 i ministri, vice ministri e sottosegretari, 12 in più rispetto al governo Berlusconi.
“Si sono dovuti scomporre alcuni ministeri”, dice il nuovo premier,  “per  dare maggiore snellezza all’apparato dello Stato”.
E’ la solita balla.
In realtà, il professore ha dovuto esaudire  tutte le richieste dei partiti, raggiungendo numeri record anche nella incompetenza dei designati.
 “Mai vista al governotanta improvvisazione, tanto pressappochismo”,dicono i vecchi politici,  compresi ex democristiani con il cuore  che batte a sinistra. 

di Gaetano Saglimbeni 
   
Sono 99 gli uomini di governo (record assoluto nella storia della Repubblica italiana) e presto raggiungeranno la fatidica cifra di cento (compreso il capo, Romano Prodi). I ministri sono per adesso 25, i vice ministri 9, i sottosegretari 63 (in tutto, quindi, 97), ma bisogna ancora pensare a nominare il vice ministro per gli italiani all’estero e soprattutto un altro vice al ministero per l’Economia e Finanze, visto che il ministro tecnico Padoa-Schioppa, su sei collaboratori, non ne ha trovato uno in grado di scrivere la Finanziaria. Insomma, si  con Prodi al governo si è ripetuto quello che per decenni si verificò  nella prima Repubblica alla Rai, dove i giornalisti si assumevano quattro alla volta: un democristiano, un socialista, un comunista ed uno che sapeva scrivere).
            Perché tanta gente in più rispetto ai governi precedenti, dodici in più rispetto all’ultimo Berlusconi? Perché alcuni importanti ministeri sono stati spezzettati in due o in tre: quello del Welfare (che, su indicazione dell’Unione europea, aveva accorpato lavoro, solidarietà sociale e famiglia) è tornato alle suddivisioni di prima; quello delle Infrastrutture è stato diviso in Lavori pubblici e Trasporti; e dal ministero della Pubblica Istruzione sono state scorporate Università e ricerca. Quindi, più ministri, più vice, più sottosegretari, più auto blu con autisti e scorta, più direttori generali, con più funzionari, segretari, addetti stampa, portaborse e personale vario.
           Così, gli 87  ministri, vice ministri e sottosegretari del governo Berlusconi sono diventati 99, oltre il premier. La spiegazione che ha dato il prof. Prodi? “Bisognava scomporre alcuni ministeri, per dare maggiore snellezza all’apparato dello Stato”, ha detto, suscitando non poche riusate in Parlamento. La realtà, come tutti sappiamo, è che il professore aveva da accontentare tante persone (troppe) e ha dovuto sistemare una buona parte degli uomini che i partiti delle sinistre-Ulivo gli hanno imposto (una seconda parte, molto più cospicua, sarà destinata al sottogoverno: consulenti tuttologi pagati a peso d’oro, dirigenti di enti pubblici, aziende statali, etc.).
            Non sempre preparati, purtroppo, gli uomini di governo, e quasi sempre senza competenze specifiche. Ha sorpreso tutti, anche i suoi elettori. il neo ministro delle Giustizia Clemente Mastella, al momento di metter piede nel suo  prestigiosa ufficio di guardasigilli: “Ne so meno di una matricola della facoltà di legge”, ha dovuto ammettere. Ma a sconcertante di più è stato certamente quello che il ministro Padoa- Schioppa (unico tecnico del governo) è stato costretto a denunziare  al presidente Prodi: la mancanza al ministero per l’Economia e Finanze, con tre vice ministri e tre sottosegretari. di un signore che possa scrivere materialmente la Finanziaria, sulle direttive del presidente del Consiglio e del ministro responsabile, e difenderla alla Camera e al Senato da critiche, richieste e pressioni d’ogni genere, sia da parte dei rappresentanti della minoranza che della maggioranza. L’impressione che possiamo e dobbiamo trarne, purtroppo, è che gli “illuminati” leader della sinistra scherzino un po’ troppo con i problemi, le attese, le legittime speranze della gente. “Mai vista al governo tanta improvvisazione”, dicono i vecchi politici, compresi ex democristiani con il cuore che batte a sinistra. “Una superficialità ed un pressappochismo inqualificabili, davvero impressionanti, squalificanti”.
            E tutto questo costa allo Stato ( pensate un po’, amici lettori)  il 230 per cento in più rispetto a quello è costato l’ultimo governo Berlusconi. E non soltanto per l’aumento dei ministri, vice ministri e sottosegretari che da 87 sono arrivati a 99, più il capo.  La spesa si è ingigantita perché il prof. Prodi, vista la assai esigua maggioranza di cui dispone  al Senato (dove, senza i voti dei sette senatori a vita, non sarebbe riuscito nemmeno ad ottenere la fiducia), ha preteso che i senatori desiderosi di entrare al governo lasciassero il mandato parlamentare. E dunque, nella squadra del leader delle sinistre-Ulivo, sono ben 64 gli uomini di governo non parlamentari (nel governo Berlusconi erano soltanto 9). Cosa significa questo? Significa che lo Stato, per problemi che sono del prof. Prodi e della sua coalizione, si è dovuto accollare ben 55 “stipendi d’oro” in più, al posto della semplice indennità in più che deve corrispondere invece al parlamentare con incarico di governo.   
            Costo complessivo della gestione del nuovo governo, a leggere i numeri pubblicati dalla autorevolissima fonte rappresentata dal quotidiano della Confindustria “Il Sole-24 Ore”, un certo numero di miliardi di euro che sui bilanci statali gravano per il 230 per cento in più rispetto al costo dell’ultimo governo Berlusconi. E tutto questo mentre il presidente del Consiglio Romano Prodi ed il vice ministro con delega alle Finanze Vincenzo Visco preparano la grossa “stangata” delle nuove tasse. Saremo costretti a pagare ancora e sempre noi cittadini, purtroppo.

www.gaetanosaglimbenitaormina.it

Il prode Proto…

prodi
romano prodi

Prodi bazzica la politica dal 1964, eppure i trentenni che il 9 aprile andranno a votare (ma siamo pronti a scommettere anche i quarantenni e i cinquantenni) sanno poco o nulla del vero Prodi e del “sacro Romano impero”.
La figura del suo avversario, Silvio Berlusconi, a torto o a ragione, è stata girata e rigirata come un calzino e ci riferiamo sì alla magistratura, ma anche e soprattutto al mondo dell’informazione.
Prodi no.
Su di lui regna, da sempre, una ovattata discrezione. Il nostro uomo-qualsiasi convola a nozze a 30 anni con Flavia, una sua allieva: lui assistente universitario alla facoltà di Scienze politiche, lei studentessa che pende dalle sue labbra. È scoppiato l’amore.
Celebra il matrimonio Camillo Ruini, che poi prenderà le distanze da Prodi; testimone di nozze è il Professore vero, cioè Beniamino Andreatta, maestro di Prodi, che ha continuato a dare sempre del Lei al suo assistente, anche quando Romano lo ha sorpassato diventando presidente del Consiglio e, a sua volta, nominandolo ministro.
L’uomo-qualsiasi che diventa economista con una tesi sulle piastrelle di Sassuolo è immerso da 40 anni fino al collo in tutto ciò che fa rima con potere e onorificenze e magari anche soldi, perché poi bisogna pur campare, no? Vent’anni fa era il manager pubblico più pagato d’Italia, con 201 milioni di lire d’imponibile nel 1984.
E quando nel 1998 dichiarò: «In Borsa guadagni poco etici», nel frattempo possedeva un portafogli azionario di un miliardo e 219 milioni che col boom dell’epoca di piazza Affari si rivalutò in quasi 3 miliardi.
Niente di male, per carità, e del resto non si vive di soli soldi. Anche dall’Ue continuerà a prendere, bontà loro, più di 12mila euro al mese fino al 2007.
In realtà lui adora le lodi.
In giro per il mondo gli hanno consegnato 16 lauree ad honorem, manco fosse un Vasco Rossi qualsiasi: tre in Italia, dieci in Europa, tre in America, due in Asia e una in Africa; ha pubblicato 20 libri accademici e 5 politici; ha scritto migliaia di articoli per quotidiani e settimanali; nel 1978 (28 anni fa) è stato per la prima volta ministro; dal 1982 al 1988 e dal 1993 al 1994 ha presieduto l’lri (l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, uno dei buchi neri del nostro passato); ha fondato nel 1981 Nomisma, società di studi economici e consulenze, per quasi un ventennio suo braccio armato (vedremo più avanti); a un certo punto ha guidato da presidente anche la gloriosa Maserati; con la moglie ha costruito una società, l’Ase (analisi e studi economici), una società senza dipendenti che faceva varie consulenze: nata nel 1990 e messa in liquidazione nel 1997 con un giro d’affari di 6 miliardi di lire.
Avrebbero voluto farlo sindaco di Bologna, nominarlo presidente della Cassa di Risparmio di Bologna, presidente della Regione Emilia Romagna.
Corre in bicicletta e a piedi (ma lo hanno accusato recentemente di aver percorso in auto un tratto del percorso di una maratona, offendendo in maniera quasi mortale il suo amor proprio di atleta); è stato advisor della Goldman Sachs, persino presentatore tivù e radiofonico, consigliere comunale, presidente del Consiglio e presidente Ue. Ragazzi, che curriculum.
Si diceva del mondo dell’informazione. In Italia un tam tam mediatico senza precedenti che va avanti da più di un decennio ha fatto passare quasi per ufficiale quella che in realtà è una colossale menzogna e cioè che Silvio Berlusconi, grazie soprattutto alle sue tivù, controllerebbe e monopolizzerebbe il mondo dei mass media. Sembra più vero l’opposto.
Partiamo dalle case editrici e dai libri con una curiosità: l’ultimo volume di Flavia & Romano Prodi, il già citato Insieme, edito dalla San Paolo, è stato stampato a Cles (Trento) dalla Mondadori del “nemico”, così nemico e soprattutto illiberale da produrre in migliaia di copie il libro ruffiano dell’odiato avversario.
Sul Berlusca, dal 1994 ad oggi, sono usciti circa 120 libri: una ventina lo riveriscono, almeno un centinaio lo travolgono di sospetti, ingiurie, spesso bugie. Dicono di vivere in un regime, alcuni presunti schiavi ribelli (un esempio: Marco Travaglio) e poi continuano a scrivere tonnellate di contumelie contro il presidente del Consiglio. Vien da chiedersi: ma che razza di regime distratto è se consente tutto ciò?
Prodi no, lui non si tocca. Non esistono, in libreria, scritti critici contro il Prof. o comunque si possono contare sulle dita di una mano. Ce n’è però uno, datato 2000, che ha vissuto una storia emblematica. Si intitola Prodeide (sottotitolo: biografia non autorizzata di Romano Prodi) è stato stampato da una casa editrice che non c’è più, Il Fenicottero di Bologna, è l’ha curato Antonio Selvatici, un giornalista pubblicista che si è messo oggi, a 39 anni, a costruire e vendere case. Praticamente non fa più il giornalista «perché mi hanno fatto terra bruciata intorno» dice. In 244 pagine intense e documentate, Selvatici spiega l’altra faccia di Romano Prodi, «uomo per tutte le stagioni»: una vita piena anche di errori, equivoci, sospetti, scandali, scheletri nell’armadio, inchieste giudiziarie.
Il fatto curioso è che Selvatici, bolognese, si è laureato con una tesi sullo sviluppo industriale della propria città proprio con il Prof. Prodi. «È stato mio docente – racconta – e da quel punto di vista nulla da dire. Non posso parlar male di lui, sarebbe scorretto. Ma come uomo pubblico e politico…».
Prodeide, senon altro per l’Unicità, meriterebbe di essere letto, ma è pressoché introvabile. Vennero stampate mille copie, nulla rispetto a milioni di copie contro Berlusconi: furono subito vendute e nascoste chissà dove. Inizialmente venne anche organizzato un piccolo boicottaggio da parte di alcuni distributori. Fatto sta che è finito in poche mani.
Prodi non ha mai chiamato il suo ex allievo e non l’ha neppure querelato. Non era necessario (e fra l’altro, non c’erano elementi diffamatori). Ci ha pensato, a nasconderlo, quel sistema che non a torto viene definito “egemonia culturale della sinistra” e che stritola uomini e teste. Selvatici è stato fatto passare per un giornalista pericoloso, scomodo e piantagrane. Isolato. Emarginato. Mandato a vendere case.
Prodi però ha tanti amici giornalisti. Anche quando era davvero un uomo qualsiasi o poco più, correva a casa sua a Bologna il gotha della penna. Andando a spulciare nei polverosi archivi degli anni Ottanta, abbiamo trovato degli ossequiosissimi Arrigo Levi, Lietta Tornabuoni, Giuseppe Turani, Luca Giurato; tutti pronti a tratteggiare con enfasi le qualità del Professore.
Per non parlare di Enzo Biagi, solidale al punto di firmare una lettera di totale appoggio alla candidatura a premier per il 2006 sarà perché sono nati lo stesso giorno, il 9 agosto?.
Nello staff di Mortadella, negli ultimissimi anni, sono passati Rodolfo Brancoli, Albino Longhi, e Gad Lerner, cioè tre recenti direttori del Tgl, alla faccia di una Rai autonoma dalla politica. Anche Nuccio Fava, Demetrio Volcic, altri ex direttori, hanno sempre fatto l’occhiolino al Prof.
Al Tgl della nuova eventuale era Prodi potrebbe finire un altro fedelissimo, Piero Badaloni, oppure, come ha scritto Pietrangelo Buttafuoco su Panorama, Andrea Bonanni, corrispondente da Bruxelles di Repubblica, megafono europeo del prodismo. Dopo un’intervista a Prodi su La 7, Gad Lerner disse: «Mi sono consapevolmente sputtanato. Ma io preferisco la glasnost del dire tutto». Sarà.
Sono tanti gli adulatori tv del regime del “Sacro Romano impero” e sul piccolo schermo la Mortadella spopola. Nel 2005, anno in cui non era più presidente Ue e nemmeno leader e le elezioni politiche erano in fondo ancora lontane, Prodi è stato il secondo personaggio più presente nei Tg Rai e Mediaset, dietro a Berlusconi che però era presidente del Consiglio e capo del centrodestra».
Ma Prodi è stato anche conduttore tv, su Rai Uno negli anni Ottanta, l’opinionista di Tgl e Tg3, conduttore radiofonico e «avevamo un problema economico al Tgl? Chiedevamo la consulenza di Prodi» ha scritto in un libro Bruno Vespa. Una volta Enzo Biagi disse a proposito di Berlusconi: «Se avesse le tette farebbe anche la presentatrice». Prodi ci è riuscito pure senza tette.
Sui giornali poi, il diluvio. Nei primi sessanta giorni del 2006, sulla prima pagina di la Repubblica, Il Mattino, Il Sole 240re, La Stampa e il Corriere della Sera sono usciti copie su monologhi firmati Prodi, l’uomo qualsiasi dalla penna forse un po’ noiosa, ma sempre traboccante di inchiostro, tanto che anche nel 2005 ha partorito in media un’articolessa al mese per i maggiori quotidiani ,italiani, e che a cavallo fra il 2003 e 2004, toccò addirittura il top, raggiungendo 11 editoriali in neanche 5 mesi.
Ma per capire il filo che da sempre lega Prodi alle redazioni dei giornali serve andare indietro negli anni, quando il Prof. era un autentico grafomane e riempiva di interventi i principali quotidiani, vantando collaborazioni con il Corriere della Sera, Avvenire, Il Sole 240re, Il Restodel Carlino.
Però proprio il giornale della sua città d’adozione, Bologna, cioè il Carlino, ha “osato” non sponsorizzarlo nella corsa a palazzo Chigi del 1996 e lui se l’è così legata al dito che anche nel libro scritto con la moglie ha omesso di ricordare quella lunga e fruttuosa collaborazione. Esiste dunque anche un Prodi acido, talvolta iroso e vendicativo?
La morale della storia è che il Prof. esce da sempre “filtrato” nella stragrande maggioranza dei mezzi di informazione: o firma lui (è capitato, lo ripetiamo, migliaia di volte), oppure gli articoli scritti da altri sono nove volte su dieci accondiscendenti.
Si distinguono i giornali (pochissimi) di centrodestra. Gli altri (pensiamo al Corriere della Sera il cui direttore Mieli lo appoggia apertamente) non fanno su di lui giornalismo investigativo, costa fatica e le energie per indagare vengono sprecate solo per altri (magari Berlusconi).
Se c’è da raccontare la vita di Romanone, si ricorre alla solita saga familiare, si favoleggia sul rustico castello di famiglia a Bebbio, nel Reggiano, dove nel 1993 hanno montato anche un ripetitore per far funzionare i telefoni cellulari, muti in tutta la zona (Il Resto del Carlino, 30 luglio 1995).
Ma si sa, Prodi era presidente dell’Iri e controllava la Sip: questa la notizia appena scomoda, a parte il Carlino non è stata comunque ripresa da nessun altro giornale.
Proprio a Bebbio ogni anno in agosto si radunano tutti i Prodi: fra mogli, nipoti e parenti vari sono arrivati ad essere 101 (ci sono pure due preti).
Si sono sprecati e si sprecano tuttora sui giornali reportage genuflessi, spesso scopiazzati a vicenda. I maggiori inviati italiani, per esempio, hanno scritto per anni che Prodi era un grande musicista. Balla. «Romano – spiega la moglie – abbandonò dopo il secondo anno di solfeggio. Diversamente da quanto è stato scritto da qualche giornale, non solo non sa suonare nessuno strumento, ma è anche stonatissimo».

Articolo preso da nonprevalebunt
Watergate ne ha scritta un’altra delle sue, qui