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In Francia voti in cambio di moschee

Flag_of_France_with_islam_symbol-300x199 Da Perpignan a Courbevoie passando per Strasburgo.

I sindaci socialisti svendono terreni del comune alle comunità musulmane che offrono loro consenso elettorale mentre a Parigi, all’Assemblea nazionale, il premier Valls faceva finta di fare il duro contro l’islam radicale, annunciando la chiusura se necessario delle moschee salafite (il 29 giugno, tanto per rendere l’idea dei proclami fuffa del primo ministro socialista, è successo che lo stesso Valls ha premiato con la Legione d’onore l’imam radicale della moschea di Evry-Courcouronnes, Khalil Merroun, adepto del wahabismo saudita.
A Perpignan, la scorsa settimana, il Consiglio municipale ha votato la vendita di un immenso terreno situato ad ovest della città, nel quartiere di Mailloles, all’Associazione arabo-turca de l’Ensoleillé (Assate), la quale costruirà una grande moschea e annesse sale di preghiera approfittando di una superficie di 2400 m2 (in realtà sarebbe meglio parlare di svendita, dato che l’associazione verserà la modica cifra di 144.000 euro, pari a appena 60 per metro quadrato).83d8c50e95eee90bfc6aafe4cc78786750de0d53
In concomitanza, nella città di Courbevoie, a nordovest di Parigi, l’Associazione culturale dei musulmani di Courbevoie (Acmc) ha ricevuto dal comune il placet (affitto enfiteutico per 80 anni) per l’innalzamento di un’altra monumentale moschea che si estenderà su 680 m2.
Niente di scandaloso, se non fosse che sia nel primo che nel secondo caso le delibere delle due giunte fanno seguito a una promessa elettorale dei due sindaci – un puro voto di scambio, insomma – e che una parte della costruzione delle due moschee sarà finanziata con i soldi dei contribuenti.
Il tutto, sullo sfondo delle dichiarazioni di Dalil Boubakeur, rettore della Grande Mosquée di Parigi, che ha gridato la necessità di raddoppiare il numero delle moschee in Francia, e di un recente rapporto dell’intelligence francese pubblicato dal Figaro, secondo cui 41 moschee considerate “moderate” stanno per passare sotto il controllo dei salafiti.81059568-p-2
Durante la campagna elettorale per le municipali 2014, il primo cittadino di Perpignan, Jean-Marc Pujol dei Républicains (centro-destra), aveva assicurato alla comunità islamica locale, che richiedeva a gran voce di sostituire la piccola sala di preghiera della città con un’area di preghiera più spaziosa, la messa a disposizione di un vasto terreno per un’altrettanto vasta moschea.
In cambio, naturalmente, la comunità islamica di Perpignan doveva votare compatta per il sindaco repubblicano. Detto fatto.Stessa storia per il sindaco neogollista di Courbevoie Jacques Kossowski, sollecitato già nel 2011 dall’Associazione culturale musulmana della città.
Vuoi avere il nostro voto ed essere riconfermato sindaco?
Allora concedici un terreno dove possiamo costruire una moschea. Richiesta accolta da Kossowski in accordo con il Partito socialista e contestata soltanto dai due consiglieri comunali del Front national, che hanno denunciato un «voto accordato ad occhi chiusi senza la consultazione degli abitanti di Courbevoie».Se il patto scellerato tra eletti Républicains/Ps e comunità islamiche si limitasse a questi due episodi, in fondo, non ci sarebbe troppo da preoccuparsi.
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Ma come ha rivelato il giornalista Joachim Véliocas, nella sua inchiesta esplosiva “Ces maires qui courtisent l’islamisme” (uscito da poco per le edizioni Tatamis) gli inciuci tra sindaci e imam sono diventati sport nazionale in Francia e a farne le spese naturalmente sono i contribuenti.
È successo a Nantes, con il sindaco ed ex premier socialista Jean-Marc Ayrault: 200.000 euro di finanziamento direttamente dalle casse del comune. Ed è successo nella ultraindebitata Parigi, quando l’amico storico del presidente Hollande, Bertrand Delanoë era primo cittadino: 16 milioni di euro per l’Institut islamique, che comprende anche delle sale di preghiera, in barba alla legge del 1905 sulla laicità.
E quando non si tratta della costruzione di una moschea ex novo, si tratta comunque del suo ampliamento.Come a Strasburgo, dove la scorsa settimana è stato ufficializzato lo sblocco dei finanziamenti da parte del sindaco socialista Roland Ries.

Nel menù 5 nuove sale per insegnare l’arabo e i principi della Sharia
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Foto AFP. Vignetta: 14 words e Islam veritè

di Mauro Zanon da Libero Quotidiano del 5 luglio 2015

La Cristianofobia in Occidente: strategie e modalità

Persecuzioni+Anticristiane
Persecuzioni Anticristiane

Il termine cristianofobia ha fatto molta strada. Partito dal niente, sta raggiungendo picchi preoccupanti, anche in Europa. Esso indica l’odio nei confronti del Cristianesimo, che va crescendo in Oriente e in Occidente. Mentre in Oriente la cristianofobia si esprime nel tentativo di soffocare il cristianesimo nel sangue, in Occidente si cerca di estirparne le radici attraverso una persecuzione culturale, psicologica e morale. L’ordine naturale e cristiano è violato dalle leggi e dai costumi e coloro che si levano per difenderlo vengono perseguitati sul piano mediatico e giudiziario, giungendo talvolta all’aggressione fisica. L’autore di questo articolo mostra come vengono preparate campagne di demonizzazione dei cattolici: si prende un crimine odioso, si associa un colpevole al crimine, si estende la colpevolezza del crimine al gruppo, che in questo caso sono i cristiani. È la stessa strategia che fu usata durante le persecuzioni dell’Impero romano e che oggi si rinnova con gli strumenti sofisticati delle nuove tecnologie mediatiche.

La nuova persecuzione descritta da René Guitton e Bat Ye’or
Quando nel 2009 uscì Cristianofobia, tradotto in Italia nel 2010 da Lindau, molti lo intesero come un appello lontano. Troppo lontano. Il libro affrontava in circa 300 pagine la situazione dei cristiani al di fuori dell’Europa, con rapporti dettagliati e spesso drammatici, suddivisi geograficamente. «Anche gli ebrei e i musulmani sono perseguitati», è scritto sin dalle prime pagine «ma il riconoscimento delle loro sofferenze non deve avvenire al prezzo della negazione di quelle dei cristiani». Lo schema è evidente: laddove il cristianesimo non raggiunge la maggioranza della popolazione, ci si trova di fronte a discriminazioni di ogni sorta: nella vita quotidiana, nelle amministrazioni, nel lavoro. In diversi casi il vandalismo e il sacrilegio sono all’ordine del giorno. L’accusa di proselitismo può aprire le porte del carcere. Certo non è così dappertutto, ma a volte è ancora peggio. Attentati terroristici verso chiese cristiane gremite di fedeli, in occasione delle feste liturgiche, sono ormai azioni sistematiche. Stragi di uomini, donne, bambini in preghiera, indifesi, sono sempre più frequenti.

Lo studio di Guitton risulta ancora più allarmante se lo si accosta al libro del 2006 di Bat Ye’or: Eurabia. Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita, sempre edito da Lindau. Qui viene analizzata la situazione europea, imbarazzata dalla propria cultura biblica, in costante lotta per apparire sempre più laica. Ma del tutto permissiva nei confronti dell’Islam. Strumenti come «l’occultamento del jihad»[1], ad opera di intellettuali, di politici europei, e di rappresentanti religiosi anglicani, venivano presentati per la prima volta al grande pubblico. Modalità di predominio come la dhimma, che permette all’Islam di richiedere ad un popolo suddito un riscatto per «la pace a prezzo della sua umiliazione»[2], sembravano adattarsi perfettamente alla situazione europea. A fronte di una vera e propria persecuzione extra-europea denunciata da Guitton, Bat Ye’or presentava un quadro di sconfortante debolezza ideologica intra-europea. Tanto da indurre ad una riflessione seria sulla cristianofobia europea, e alla formulazione di una domanda. Si tratta di Cristiano-fobia o di Catto-fobia?
La risposta dipende dal contesto. In un territorio dove convivono religioni diverse, allora è possibile trovare una generale Cristiano-fobia. Nei luoghi a maggioranza cristiana, c’è una più precisa Catto-fobia. Da notare anche un altro aspetto: nel primo caso c’è uno scontro diretto (impedimento aggressivo); nel secondo, in Europa, è più evidente una lotta mediatica per far allontanare i cristiani dalla fede (allontanamento ideologico). Si può anche pensare che la prima sia un peggioramento dell’altra, come una fase avanzata dello stesso processo.
In ogni caso, contesti diversi richiedono strumenti diversi. Secondo la grammatica che abbiamo illustrato prima, si gioca inizialmente sulla svalutazione dell’avversario. E il modo migliore, per togliere terreno ai cattolici, in Europa si chiama laicismo. È quella stessa laïcité che Guitton definisce il «principio legislativo che gode di un consenso quasi unanime […] ormai sul punto di diventare quasi un testo sacro, almeno a giudicare dagli strepiti che provengono da certi ambienti dell’integralismo laicista quando si affronta l’argomento». Il laicismo è pronto a mettere in discussione tutto, tranne il proprio approccio laico e «chi commette il sacrilegio di non pensarla come loro è regolarmente denunciato come un novello inquisitore»[3].

Allarme su diffusione radicalismo islamico nelle carceri europee

radical-islam1Dietro le sbarre cresce il proselitismo islamico. A evidenziarlo è lo studio ‘La radicalizzazione del terrorismo islamico. Elementi per uno studio del fenomeno di proselitismo in carcere‘, condotto dal magistrato Francesco Cascini, direttore dell’Ufficio per l’attività ispettiva e di controllo presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dai vice commissari che hanno partecipato al 2° corso di formazione dell’Issp (Istituto superiore di studi penitenziari). Dalla ricerca, spiega rivista ‘Le Due Citta”, mensile ufficiale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ‘‘emerge una situazione allarmante -descritta dall’Europool e da altri osservatori europei- nel Regno Unito dove la radicalizzazione avviene grazie all’influenza di altri detenuti o i colloqui con familiari e visitatori autorizzati per l’assistenza religiosa”.
Negli istituti di pena londinesi risulta che molti detenuti non musulmani ”siano stati costretti, con la violenza fisica, a convertirsi all’Islam, a non consumare carne di maiale e a seguire i dettami della sharia’‘.
E proprio in un carcere inglese Richard Reid, cittadino britannico, si converti’ all’islam ”e inizio’ la sua formazione terroristica che lo porto’ ad addestrarsi in Afghanistan e in Pakistan e, infine, nel dicembre 2001, a tentare di far esplodere un aereo in rotta verso Miami imbarcarcandosi con polvere e detonatore nascosti nelle scarpe”.
Anche in Italia, evidenzia il rapporto, ”esistono casi analoghi, sia pure meno eclatanti, come quello di Domenico Quaranta, convertito all’islam nel penitenziario di Trapani, riarrestato nel 2002 per il compimento di attentati incendiari ad Agrigento ed all’interno della metro’ di Milano, e poi riconosciuto imam dai detenuti accusati di terrorismo internazionale nel carcere dell’Ucciardone dove si trova tuttora”.
Il ‘Quaderno’ documenta anche i risultati di un monitoraggio avviato nel 2004 dall’Ufficio per l’Attività Ispettiva e del Controllo. Dopo aver individuato tre figure ricorrenti tra gli islamici praticanti (i leader e/o conduttori di preghiera, i promotori della creazione nelle carceri locali di incontro tra detenuti di fede islamica; i partecipanti agli incontri), è stato elaborato un indice di ‘attenzionabilità” e desunto, dallo studio delle ordinanze di custodia cautelare, che la maggior parte dei leader appartenevano ai gruppi terroristici Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento), Gicm (Gruppo Islamico Combattente Marocchino), Al Quaeda e Hamas.
L’islamizzazione in senso jihdaista passa prima attraverso la radicalizzazione, il rifiuto integrale dell’Occidente, e trova terreno fertile in individui fragili che ”cercano nell’Islam una tregua da un passato inquieto e credono che alcune azioni, come ad esempio la partecipazione ad un attentato suicida, possano offrire un’opportunità per la propria salvezza e perdono”.
Molti detenuti abbracciano l’Islam per essere accettati nella comunità di individui che sono già musulmani e per acquisire/consolidare un’identità (come dire delinquenti tra delinquenti).
Quasi tutti prima della conversione conoscono poco o affatto la religione islamica. Prevenire il proselitismo significa dunque in primo luogo riconoscere il fenomeno della radicalizzazione violenta, aspetto che pone un problema di formazione specifica del personale europeo, penalizzato dalla barriera linguistica e dalla profonda diversità culturale. tutti gli stati membri dell’Europool.
In Italia nel 2009 l’Ufficio per l’Attività ispettiva e del controllo del Dap ha predisposto insieme alla direzione generale del personale e della formazione, specifici moduli di formazione sul terrorismo internazionale che si aggiungono ai programmi dell’Istituto superiore di studi penitenziari dei quali fa parte anche anche il dossier curato da Cascini.
Gli autori approfondiscono anche aspetti specifici riguardanti il trattamento e la sicurezza come l’Islam e il ruolo della donna operatrice penitenziaria’ (Aureliana Calandro), il ruolo del ministro di culto islamico (Nadia Giordano), la gestione della socialita’ (Giovanni La Sala), la vigilanza della Polizia Penitenziaria sui detenuti di matrice terroristica radical religiosa (Salvatore Parisi), gli strumenti della prevenzione (Melania Quattromani), la gestione penitenziaria e la devianza criminale (Giuseppe Simone), le azioni di contrasto del fanatismo islamico (Pasquale Spampanato).
Il ‘Quaderno’ è un approfondimento specifico del più generale tema del proselitismo in carcere, ”questione antica”, scrive nell’introduzione Massimo De Pascalis, direttore dell’Issp, ma purtroppo ancora attuale benchè la riforma penitenziaria del 1975 avesse creato i presupposti per un cambiamento radicale del Sistema penitenziario italiano, trasformandolo da ‘Università del crimine in luogo per il recupero di valori sociali‘ (islamici).

Cristianità e cultura occidentale

Libro copiato dagli amanuensi
Libro copiato dagli amanuensi

A fronte dell’ultima trovata della Commissione Europea nel perseguire la cancellazione del cristianesimo iniziata con la rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici, voglio rinfrescare un pò la memoria dei miei lettori ma sopratutto quella dei politici europei ed italiani.

A partire dal 313 d.C., data che sancisce l’emanazione dell’ editto di Costantino che proclamava la libertà di culto per i cristiani, si assiste ad un rapido e consistente sviluppo del testo scritto e, di conseguenza, dello studio della scrittura (maometto muore nel 632 d C quindi tre secoli dopo l’editto che anticipa di circa 500 anni l’età d’oro dell’islam).
Per poter studiare, si rese quindi necessaria la riproduzione dei libri e , poiché a quel tempo non era ancora stata inventata la stampa, i libri potevano essere riprodotti solo copiandoli a mano: nasce così la figura degli amanuensi, umili ed anonimi monaci che avevano il compito di riprodurre pazientemente a mano le Sacre Scritture, opere greche e latine, testi di grandi storici, poeti e naturalisti, codici e, grazie al romano Cassiodoro, consapevole di quanto fosse importante che la cultura e le tradizioni delle antiche civiltà non andassero perdute, anche testi profani.

I libri ricopiati servivano ai monaci per la lettura e l’insegnamento. Era nei monasteri infatti che la cultura veniva custodita e tramandata ed alcuni di questi monasteri avevano biblioteche in cui erano custoditi i preziosi libri salvati dalla distruzione dei barbari.
I monaci che si dedicavano a questa attività studiavano le arti liberali (grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, musica, astronomia) e spesso, nel lavoro di esegesi e nelle traduzioni, assumevano l’arbitrio di apporre interpolazioni o estrapolazioni allo scopo di dare un senso cristiano alla quasi totalità dei concetti e a tale proposito aggiungevano , a volte, anche una breve preghiera alla fine del libro.

Libreria di un monastero
Libreria di un monastero

Grazie all’opera degli Amanuensi, sono arrivati sino a noi tanti capolavori che altrimenti sarebbero andati perduti ed è per questo che i monasteri possono essere considerati dei veri e propri centri di promozione culturale oltre che di fede e spiritualità.
Il lavoro di copiatura era molto lungo e faticoso tanto è vero che, per ricopiare la Bibbia, era necessario un intero anno di lavoro fatto da più persone e vi erano persino dei testi così estesi e complicati che spesso non bastava l’ intera vita di un Amanuense per realizzarne una copia.
Proprio per questo, nei testi dei secoli IX e X, si trovano spesso affermazioni come questa: “L’approdo non è più gradito al marinaio di quanto non sia l’ultima riga del manoscritto allo stanco amanuense”.
La media di copiatura era di 10-12 pagine al giorno nonostante di solito gli amanuensi fossero esonerati dalle preghiere della terza, sesta e nona ora proprio per non dover interrompere il loro lavoro nelle ore di luce. Gli amanuensi erano costretti a stare chiusi per ore ed ore nello scriptorium ( dal latino: luogo dove si scrive), fermi nella stessa posizione, con le dita e la mano che si irrigidivano per i crampi.
Ecco, il sacrificio ed il lavoro di questi amanuensi hanno permesso alla cultura, la nostra cultura e le nostre tradizioni di non andare perduta e di sopravvivere alla barbarie.
Sarà per un caso del destino che Gutenberg, per pubblicizzare l’invenzione della stampa a caratteri mobili, pubblicò la famosa bibbia delle 42 linee? ( chiamata cosi perché conta 42 righe per colonna per un totale di 1282 pagine e 180 totali)
C’è da riflettere!
E c’è da riflettere anche sul perché in meno di 300 anni il cristianesimo è numericamente passato dai dodici apostoli a quasi 300 milioni di fedeli e perché alla faccia di atei, musulmani e politicanti di sinistra continua ad espandesi mentre l’islam si contrae:
Impennata di vocazioni sacerdotali in Inghilterra e Galles
(13/12/10)
La Chiesa e le vocazioni crescono abbondanti anche in Guinea-Bissau
(10/12/10)
I cristiani nell’Africa Subsahariana sono arrivati a 470 milioni (9/5/10)
In continuo aumento i cristiani in Africa (17/4/10)
I cattolici nel mondo crescono dell’11,54% rispetto al 2000
(27/4/10)
Anche Benedetto XVI conferma: la Chiesa nel mondo è in costante crescita
(30/11/10)
Ultime statistiche: in un anno i cattolici crescono di 19 milioni
(26/10/10)
Crescono notevolmente i cattolici nella Penisola Arabica
(27/10/10)
Timor Est: crescita esponenziale dei fedeli e dei sacerdoti cattolici
(20/10/10)
Cresce costantemente la comunità cattolica in Malesia
(24/8/2010)
India: in aumento le vocazioni religiose e sacerdotali (18/8/10).
Crescono i cattolici in Corea del Sud: 116mila in più nel 2009 (23/6/10)
I cattolici nel mondo crescono dell’11,54% rispetto al 2000 (27/4/10)
Nuove conversioni e battesimi pasquali anche in Nepal (6/4/10)

La fonte e l’origine

(segue da : L’età d’oro dell’Islam)

Molti studiosi occidentali e orientali accettano la tesi che con l’avvento dell’Islam gli analfabeti della penisola arabica divennero improvvisamente scienziati e fanatici della cultura. Essi credono che con la religione islamica gli arabi diffusero il loro illuminante sapere per la gioia dei molti popoli determinando così una cosiddetta “età dell’oro dell’Islam”.
Niente di più falso.
La tesi muore sapendo che tutto è avvenuto come risultato di uno sviluppo armonioso e continuo dell’antica cultura e scienza persiana. Solo un elemento discordante interrompe questa catena di sviluppo: agli scienziati persiani fu ordinato dai conquistatori arabi di pubblicare i loro lavori solo in lingua araba. Così è stato per molti secoli. Quando questi libri scientifici arrivarono in Europa, gli occidentali presunsero e credettero che le opere erano state scritte da arabi musulmani. Ora, tutti gli scienziati autori dei libri, sono chiaramente identificabili come persiani come Ibn Sina (Avicenna), Zakaria Rasi (Rhases), Fakhr Razi, Biruni, Khayyam e molti altri.

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Rhases è stato un chimico e medico che andò oltre i confini della farmacologia basata sulle piante e introdusse per la prima volta al mondo sostanze di sintesi e quindi produsse prodotti farmaceutici importati.
Egli fu il primo farmacista a produrre alcool puro. Un altro scienziato persiano, Biruni, sviluppò un metodo per determinare il peso specifico di una sostanza inorganica, già nel 11° secolo. L’elenco degli scienziati persiani che hanno arricchito la chimica clinica, la farmacologia e la terapia medica e quindi la medicina, la matematica, la filosofia e l’architettura è quasi infinita. Purtroppo questo approfondimento va oltre la portata di questo articolo, basta solo sapere che si può scrivere una enciclopedia solo per gli scienziati persiani.
Facendo un’indagine approfondita delle più antiche letterature persiana e greca mettendo a confronto le metodologie della terapia medica e farmacologica dei due Paesi si dimostra che la medicina persiana era più sviluppata e progredita di quella greca già prima di Ippocrate. Gli scienziati odierni hanno concluso che i Greci, probabilmente, aggiunsero al loro patrimonio la scienza farmacologica persiana beneficiandone significativamente.

La situazione della scienza persiana durante l’occupazione araba

E’ sbagliato collegare i risultati scientifici dell’era persiana alla religione islamica. Non c’è nulla che possa giustificare un ‘”periodo d’oro dell’Islam”. In che modo l’Islam fu o è stato responsabile della fioritura della cultura e della scienza? Seguendo la logica degli inventori del cosiddetto “periodo d’oro dell’Islam”  la religione politeista greca dovrebbe essere eletta come la religione più elevata in occidente dato che le opere greche più sorprendenti in filosofia e architettura sono state scritte sotto il dominio di Zeus.
A nessuno passa per la mente di associare il pensiero e le realizzazioni dei filosofi greci, come Socrate e Aristotele, a degli dèi come Zeus e Afrodite.
Perché l’Islam dovrebbe essere il responsabile dei risultati scientifici nei territori islamici? Come mai improvvisamente, ad un certo punto storico, l’islam ha perso la sua capacità di definire la ricerca e non ha più prodotto pubblicazioni sui paradigmi scientifici?
La risposta è semplice semplice: l’inizio del “periodo d’oro dell’Islam” cade esattamente nel periodo che per 400 anni pongono la persia sotto la crudele occupazione araba dei califfati degli Omayyadi e Abbasidi. Quello che alcuni definiscono come “oro” non è altro che il furto di ciò Persiani hanno eseguito e realizzato in millenni di storia e cultura.
In quel periodo gli arabi non sapeva nulla di arte, ne di architettura e tanto meno di matematica, astronomia e cronologia. I conquistatori arabi restarono addirittura sorpresi quando rubarono le loro prime monete, non sapevano a cosa servissero. Così, dopo quattro secoli di islamizzazione la luce della scienza e della conoscenza persiana si è affievolita e lentamente è svanita.

Influenza araba sulla nascita dell’Islam

Gli storici del mondo islamico hanno a lungo dibattuto sulla questione se le loro conquiste furono basate su motivi religiosi o dalla necessità di espansione economica. Oggi, eventi famosi e innegabili degli arabi e del loro impero islamico possono essere capiti dagli scritti del famoso storico arabo Ibn Khaldun. Il più importante storico del 20° secolo, Arnold J. Toynbee, ritiene Ibn Khaldun come il vero fondatore della filosofia della storia araba. lo Scienziato Dr. Shojaedin Shafa cita Ibn Khaldun e il suo libro Al Moqaddama:
“Il talento naturale degli arabi è il saccheggio e lo sfruttamento degli altri. I Beni degli altri sono ispirazione di furto e rapina. Si alimentano attraverso le loro lance e le spade, rubano e saccheggiano, sul loro cammino, senza limiti morali. Essi, durante le loro conquiste, occupano un Paese senza prestare attenzione al patrimonio culturale di quel popolo, pertanto le proprietà degli occupati sono tutte violate e derubate. Questo processo riduce  la prosperità di un popolo e la civiltà si estingue. Essi sono il motivo per cui viene danneggiata la prosperità di una società, perché ignorano gli artisti, gli artigiani e li disprezzano […] la ricchezza di una società sparisce con la distruzione di queste professioni. Gli arabi non si sono mai preoccupati di applicare le leggi o le norme contro il furto o l’aggressione nei confronti dei cittadini. L’unica cosa di cui si sono curati è stato quello di ottenere la proprietà di altre persone attraverso l’estorsione e il ricatto. Non c’è mai stata l’intenzione di migliorare una comunità, ma di trovare nuovi modi per soddisfare la propria avidità e aumentare la propria ricchezza. In definitiva, una nazione controllata dagli arabi vive nel caos e nell’anarchia, come se non esistesse nessun potere legale. Caos e distruzione sono le cause della corruzione e dell’estinzione della salute cittadina, della ricchezza e della civiltà. La nazione occupata è naturalmente da saccheggiare e distruggere, tutto quello che trovano lo prendono come bottino […] A causa della loro natura è difficile per gli arabi accettare l’autorità poiché, in base delle loro caratteristiche, la legge e le regole dovrebbero avere la loro stessa brutalità, l’avidità e la rivalità che essi impongono agli altri. Accade raramente che essi siano d’accordo su qualcosa. Gli arabi si uniscono e lavorano insieme solo per questioni religiose, conquiste o per la vittoria. E così, questi arabi, che sono fieri di mangiare scorpioni e zecche, si sono riuniti sotto la bandiera del Profeta e si sono impegnati in conquiste in direzione dell’impero persiano e quello Bizantino. Dopo aver distrutto quegli imperi, gli arabi hanno raccolto enormi ricchezze. Ogni conquista araba ha automaticamente comportato la distruzione della sfortunata civiltà che li ha incontrati e così molte città sono state abbandonate dai loro abitanti. Campi coltivati si trasformarono in un deserto. Lo Yemen, un paese con una storia che risale ad almeno 3000 anni fa è stato ridotto in rovina dopo la conquista islamica. La civiltà persiana in Iraq è stata completamente distrutta. Lo stesso scenario si è svolto in Siria. Le tribù dell’Arabia del sud, la Banu Hilal e la Banu Sulaym, che penetrarono in Marocco e Tunisia combatterono tra di loro per più di 350 anni per ottenere l’egemonia locale. Essi distrussero completamente la vita agricola di quei luoghi riducendoli in deserto. Le aree tra il Mediterraneo e il Sudan, che erano state precedentemente costruite ed abitate, sono ormai solo un deserto dove restano solo rovine, terreni piatti e qualche villaggio a ricordarci che una volta l’ esisteva una civiltà.” (Al-Moqaddama di Ibn Khaldun, capitoli 27, 28 e 21).

Questi passi tratti dal “Al-Moqaddama” sono alcune delle critiche di Ibn Khaldun agli arabi. Nel Corano, in cui è riportata la parola del Profeta, è scritto, sulla natura degli arabi: “Quando vedono un commercio o un divertimento, si precipitano e ti lasciano ritto. Di’: “Quel che è presso Allah, è migliore del divertimento e del commercio e Allah è il Migliore dei sostentatori”. [Il versetto si riferisce ad un episodio avvenuto nel corso di una preghiera congregazionale. Mentre l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) stava ancora predicando, i musulmani furono distratti da uno strepito proveniente dall’esterno (un matrimonio secondo alcuni, l’arrivo di una carovana secondo altri). Spinti dalla curiosità corsero quasi tutti fuori dalla moschea per vedere cosa stava accadendo; solo dodici credenti rimasero ad ascoltare l’Inviato di Allah.]”

Gli arabi hanno imposto la loro ideologia di guerra, stupri, deportazioni, riduzione in schiavitù e omicidio sugli altri ed erano così arretrati, ignoranti e pieni di odio contro i Persiani civilizzati che non sapendo cosa fare con gli antichi tesori persiani, distrussero tutto. Il famoso tappeto Baharstan sarebbe oggi una delle meraviglie del mondo antico se non fosse stato fatto a pezzi e diviso come bottino di guerra.
Quei barbari non avevano né la capacità né la cultura né altro per motivare la nascita di una cosiddetta “età dell’oro”.
Gli arabi perseguitarono gli scienziati e gli studiosi persiani e li costrinsero a tradurre i loro libri in arabo. Ma obbligarono i persiani a tradurre i loro libri perchè riconobbero il valore dei testi scientifici solo dopo più di 100 anni di occupazione e distruzione. Leggere quei testi, nativi in persiano e tradotti in arabo ha prodotto la credenza che essi facessero parte del patrimonio islamico e arabo.

… continua su : Appropriazione della cultura persiana

Taqiyya o Kitman: mentire nell’interesse dell’Islam (alcuni punti di contatto con il comunismo)

Taqiyya

taqiyya_for_dummies_4Nell’Islam è la pratica di nascondere la propria fede e tralasciare i doveri religiosi ordinari sotto la minaccia di morte o di danni a sè o ad alcuno dei propri compagni Musulmani. Le sue basi si possono trovare nel Corano, e si dice che Muhammad abbia messo in pratica il suo primo esempio quando ha deciso di effettuare la Hijrah. Da allora è stata praticata principalmente dai gruppi minoritari, particolarmente da quelli di componente Sciita. Varie regole riguardanti la sua applicazione hanno lo scopo di assicurare che la Taqiyya non diventi una scusa per la codardia o per il non essere in grado di agire appropriatamente. Generalmente viene ribadita la priorità  del bene comune rispetto a quello privato.

Questi brani sono tratti dall’Internet Toolbox for Islam Critics di Frodo Baggins, in inglese, sul forum internazionale di FFI. I pezzi da tradurre sono molti, tutti molto curati e documentati.
http://www.oocities.org/bharatvarsha1947/January_2003/destroykafirs.htm – è un mirror di https://smallbusiness.yahoo.com/geocities

Il concetto Islamico di Al-Taqiyah per infiltrare e distruggere i paesi Kafir.

Secondo la Taqiyah, ai Musulmani viene garantita la possibilità  legittima di infiltrarsi in Dar-ul-Harb (la casa della guerra, l’insieme di tutti i paesi non Islamici del mondo), insediandosi nelle città  e nei luoghi vitali nemici per piantare il seme della discordia e della sedizione. Questi agenti agiscono per conto delle autorità  militari Musulmane, e di conseguenza non sono da considerarsi come apostati o come nemici dei principi Islamici. Costoro sono legittimi mujaheddin, la cui missione è quella di fiaccare la resistenza del nemico e il loro livello di mobilitazione.
Uno dei principali obiettivi è quello di causare divisioni tra gli avversari mentre al contempo si sminuiscono le responsabilità  dell’Islam (Oh, ma io non sono religioso. Oh, ma quello non è il vero Islam, ti stai sbagliando, c’è così tanta disinformazione. Oh, ma quella è un’interpretazione. Fratello, l’Islam significa pace e amore e musica proprio come negli anni 60. Quante volte abbiamo sentito queste frasi anche dai sinistri?).
In molti casi, riuscivano a convincere la loro platea che la Jihad non era diretta verso di loro, che gli abitanti del posto non sono il vero bersaglio. Nel frattempo i (presunti) Musulmani non Islamici continuavano i loro attacchi contro le proprietà  e la vita del bersaglio.
http://www.studytoanswer.net/myths_ch8.html#ch8-7
Questi sono esempi di una pratica nota come Taqiya, che essenzialmente significa mentire nell’interesse dell’Islam.
Lo scopo è quello di ingannare i miscredenti riguardo all’Islam, con l’esplicita intenzione di instillare dubbi e preoccupazioni riguardo all’Islam, e incoraggiare le conversioni. La Taqiya è alla base della propaganda Musulmana presente oggi in Occidente, a partire dall’affermazione secondo cui l?Islam promuoverebbe l?uguaglianza di diritti per le donne, fino ai tentativi di incrementare il numero percepito di Musulmani.
Tutto questo è concepito con lo scopo di portare più persone possibili all’Islam, con la carota o con il bastone. L’esempio precedentemente illustrato dell’Imam Durham che arriva ad affermare di sentirsi obbligato dalla sua religione a impedire a un vandalo di distruggere le proprietà  di una chiesa o di una sinagoga è un classico esempio di taqiya. Questo genere di affermazioni vengono diffuse in pubblico con l’esplicito intento di presentare aspetti della religione Islamica che non riflettono la realtà . Certamente l’atteggiamento storico dei Musulmani verso le chiese o le sinagoghe NON E’’stato quello di proteggerle dal vandalismo, anzi, piuttosto è stato il contrario. Ma simili menzogne devono essere proferite in pubblico per presentare l’Islam in una luce positiva e tollerante in modo da risultare appetibile agli Occidentali, in modo da far loro credere che l’immagine dell’Islam come religione intollerante e violenta è soltanto un mito creato dai nemici per diffamare la Vera Fede.
Non si può altrimenti spiegare l’assurda affermazione del presidente dell’UCOII Mohammed Nour Dachan, secondo cui “magari i Musulmani fossero trattati nei paesi che si rifanno a Dio come i Cristiani sono trattati nei paesi Musulmani”. link sul forum dei GMI. (leggete i commenti dei partecipanti, e notate quanti sono stati censurati) .
Questa sorta di santificazione della disonestà  è anche giustificata agli occhi di molti Musulmani sulla base della diffusa convinzione che chiunque si opponga all’Islam sta mentendo. Per molti Musulmani, è assolutamente inconcepibile che chiunque, possa rifiutare l’Islam sulla base di ragionamenti logici o razionali, di conseguenza l’insistere denota una mancanza di intelligenza o di moralità  da parte dell’infedele.
Schuon ci illumina significativamente su quest’atteggiamento dei Musulmani: Le basi intellettuali e quindi razionali – dell’Islam hanno l’effetto nel Musulmano medio di provocare la curiosa tendenza a credere che i non Musulmani o sappiano che l’Islam è la verità  e che quindi la rifiutino per pura ostinazione, o siano semplicemente ignoranti riguardo ad esso e che possano essere convertiti da spiegazioni elementari; il fatto che qualcuno possa volersi opporre all’Islam con coscienza pulita eccede di gran lunga l’immaginazione Musulmana, precisamente perchè l’Islam coincide nella loro mente con l’irresistibile logica delle cose.
Questa testimonianza ci elucida su molte cose che costoro che hanno regolarmente a che fare con i Musulmani possono facilmente osservare da soli. Spiega perchè la difesa degli apologeti dell’Islam è così spesso molto elementare, quasi fanciullesca, e spesso si riduce ad insultare l’infedele che ha confutato gli argomenti Islamici (anche i rossi). Ci illumina sul perchè molti Musulmani lodino pomposamente la “logica” e la “razionalità ” dell’Islam mentre allo stesso tempo difendono la loro fede con ragionamenti circolari ed altri errori di logica. E’ per questo che i Musulmani possono, senza alcuna apparente ironia, affermare che l’Islam è una “religione di pace”, anche quando la testimonianza sia della Storia che delle cronache di questi anni ne è una prova contraria.
Per molti Musulmani, l’idea che un infedele possa rifiutare l’Islam a causa di una sincera ricerca della verità  è assolutamente inconcepibile. Di conseguenza, l’infedele deve star mentendo quando lui o lei presentano fatti ed argomenti contro l’Islam e l’infedele deve essere particolarmente abile e bravo a mentire quando i fatti e gli argomenti non possono essere controbattuti dal Musulmani. Ergo, ecco il ricorso alla Taqiya per deviare le menzogne dell’infedele così che la logica della verità , definita a priori come esclusivamente Islamica, possa prevalere. (stesso concetto comunista)

La Taqiya va al di la del semplice scopo di propaganda.

L’origine etimologica della parola significa per proteggersi da, per mantenere (se stessi). Include quindi anche la dissimulazione da parte dei Musulmani nel dare l’apparenza di non essere religiosi, in modo da non creare sospetti. Sotto queste mentite spoglie un Musulmano, se necessario, può mangiare carne di maiale, bere alcolici, e persino rinnegare verbalmente la fede Islamica, fintanto che “non lo intenda nel suo cuore”. Se il risultato ultimo di una menzogna è percepito dai Musulmani come utile per l’Islam o utile a portare qualcuno alla sottomissione ad Allah, allora la menzogna può essere permessa attraverso la Taqiya. Come al-Tabbarah scrive, Mentire non è sempre un male; vi sono occasioni in cui dire una menzogna è utile e contribuisce maggiormente al benessere generale, o alla riconciliazione tra le persone, che non dire la verità .
Riguardo a ciò il Profeta diceva: Non è falsa una persona che (attraverso le menzogne) facilita la conciliazione tra le genti, supporta il bene o dice ciò che è buono.
il vero islam Il concetto di Taqiyah si trova anche nel Corano:
Corano 3:2
Che i fedeli non prendano per amici o protettori gli Infedeli al posto dei fedeli: se qualcuno lo facesse, in nulla vi sarà  aiuto da Allah: eccetto come precauzione, così che possiate guardarvi da loro. Ma Allah vi avverte di ricordarLo; perchè l’obiettivo finale è Allah.
Qui, ai Musulmani si sconsiglia di prendere infedeli per amici, a meno che questo non possa beneficiare i Musulmani con il fine di difendere l’Islam contro i suoi nemici (o percepiti come tali), o prevenire perdite, o proteggere i Musulmani da chi li minacci per la loro fede. In altre parole, il fine giustifica i mezzi. Se un Musulmano deve dare l’apparenza esterna di non esserlo, o deve andare contro il principio generale di non avere infedeli per amici, allora questo è accettabile secondo la dottrina della taqiya. Tenete a mente che ciò che viene definito come “buono” da un Musulmano serio sarà  qualsiasi cosa che aiuti la diffusione e l’eventuale trionfo dell’Islam sopra le altre ideologie o religioni. (stessa aspirazione dei comunisti)
In quanto tale, questo qualcosa tenderà  ad avvantaggiare l’infiltrazione dei paesi non-Musulmani e delle istituzioni che potrebbero pretendere di supportare il paese di cui fanno parte, ma che in effetti stanno lavorando alle loro spalle con lo scopo ultimo di far trionfare la religione Mohammediana.
Degli ovvi indici dello stadio di avanzamento di questo genere di attività  potrebbero essere il numero e la posizione dei membri Musulmani delle forze armate Americane, alcuni dei quali sono stati arrestati mentre cercavano di trasmettere informazioni ad al-Qaeda e altre organizzazioni terroristiche Islamiche.
Forse un altro fattore relativo alla dissimulazione di sé è la tendenza Islamica volta a scoraggiare l’aperta ricerca su di essa (la fede Islamica), o qualsiasi ricerca che non sia condotta da una qualche sorta di autorità  religiosa Musulmana o da un Musulmano già  edotto sui dogmi Islamici. Questo appare chiaramente nella diffusa convinzione secondo cui il Corano non possa essere tradotto in una lingua diversa dall’Arabo.
In accordo ai più rigidi insegnamenti Islamici, quando il Corano viene tradotto in un’altra lingua, esso cessa immediatamente di essere il vero Corano, diventando piuttosto un documento che possiede un miscuglio di pensieri e parole umane inframmezzate ad esso (presumibilmente come risultato del processo di traduzione). Solo il Corano in Arabo, secondo l’Islam, è la vera parola di Allah. Di conseguenza, vi sono milioni di Musulmani in tutto il mondo che non conoscono l’Arabo, e che, quando rispondo alla chiamata alla preghiera dei muezzin e ascoltano il Corano cantato in Arabo, non hanno la più pallida idea di cosa venga davvero detto. Queste persone devono affidarsi a un Imam o altro capo religioso per sapere cosa dice il Corano, e cosa davvero significa. Attraverso ciò, l’Islam mantiene il controllo di milioni di Musulmani non-Arabi che devono affidarsi a persone che parlano l’Arabo per sapere che cosa insegna la loro religione e cosa dice il loro libro sacro. A causa di questi insegnamenti, l’Islam può essere paragonati ad altri culti del controllo come i Testimoni di Geova (che vengono incoraggiati a leggere solo quello che pubblica la Società  Watchtower) o altri culti dove l’esame indipendente delle dottrine della religione è scoraggiato o proibito. Questo atteggiamento è esattamente quello che viene presentato nei testi Islamici. (bisogna anche domandarsi in base a cosa avvengono le conversioni se il “soggetto” non ha la possibilità  di studiare e verificare da se stesso. Che siano “forzate” come avveniva per il cristianesimo 600 anni fa?)
Nel Corano, scopriamo che i Musulmani vengono scoraggiati dal presentare domande difficili sulla loro stessa religione e il motivo è, che se lo facessero potrebbero perdere la fede nell’Islam:
Corano 5:102-103
O voi che credete! Non ponetevi domande su ciò che vi è stato reso chiaro, ciò può crearvi problemi. Alcuni prima di voi si sono posti queste domande, e per causa di esse hanno perso la loro fede.
Tra le Hadith, abbiamo questo episodio citato in quest’articolo:
Sahih Bukhari Volume 5, Libro 59, Numero 369:
Narrato da Jabir Abdullah: Il Messaggero di Allah disse, ‘Chi è pronto ad uccidere Ka’b bin al-Ashraf? Ha proferito parole ingiuriose e ha danneggiato Allah e il Suo Apostolo.’ Maslamah si alzò e disse, ‘Vuoi che sia io ad ucciderlo?’ Il Profeta proclamò, ‘Si.’ Maslamah disse, ‘Quindi permettimi di mentire così che io sia in grado di ingannarlo.’ Muhammad disse, ‘Puoi farlo.’”
Questa tendenza contraria al mettere in discussione e alla volontà  di studiare i principi dell’Islam ci suggerisce che l’Islam non sia sinceramente interessato alla ricerca della verità  (contrariamente a quanto Musulmani che praticano dawah possano dire). Piuttosto, ci fa capire, invece, che l’Islam cerca di sopprimere le sue inconsistenze esterne ed insegnamenti imbarazzanti, cose che potrebbero far dubitare ai Musulmani della loro fede e persino apostatizzare se dovessero insistervi a sufficienza.
http://www.standard.co.uk/news/londonnews/articles/10329634/?version=1
Ma Sayful e i suoi amici ridono all’idea di essere i pariah locali. “Le moschee dicono una cosa al pubblico, e qualcos’altro a noi. Diciamo che la faccia che voi vedete e quella che noi vediamo sono diverse”, dice Abdul Haq. “Credimi”, aggiunge Musa, “a porte chiuse, non esistono Musulmani moderati”.
http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/1108.htm
“La prova migliore di ciò che sto dicendo è il congresso mondiale del 1984 su “Gli Sforzi Politici Arabi Non-violenti” in Amman, che non è stato nient’altro che ipocrisia e propaganda. Nei documenti del congresso in Inglese è stato pubblicato il mio discorso, che poi è stato rimosso nell’edizione in Arabo!!! Tutto questo è stato un tentativo di ingannare gli Occidentali, e contemporaneamente non educare gli Arabi alla pace.
http://www.faithfreedom.org/forum2/viewtopic.php?t=1036
Nell’Islam, l’autorità  dell’Imam Ghazali è indisputabile. Egli dice: “La parola è un mezzo per ottenere obiettivi. Se uno scopo lodevole è raggiungibile tanto mediante la parola corretta che la menzogna, è illegale ricorrere al falso perchè non ve ne è bisogno.
Quando invece è possibile ottenere questo scopo mentendo ma non dicendo la verità , è permesso mentire se è possibile raggiungere quell’obiettivo” (Rif.: Ahmad Ibn Naqib al-Misri, “La fiducia del Viaggiatore, tradotto da Nuh Ha Mim Keller, pubblicazioni Amana, 1997, sezione r8.2, pagina 745). Enciclopedia Britannica coincisa:
http://www.britannica.com/EBchecked/topic/583227/taqiyyah

Taqiya in azione

alcuni Musulmani sembrerebbero essere giustiziati a Srebrenica. Il film ha scioccato il mondo intero quando è stato trasmesso quasi ovunque. In questa “edizione speciale” potete vedere gli ultimi 45 secondi in cui le “vittime” si rialzano, vengono slegate e addirittura una si lava le mani. (un’atteggiamento già  visto nei recenti combattimenti in Libano con foto contraffatte e con la propaganda in palestina ed Iraq)


Oppure, sette bosniaci giustiziati dai serbi ed inseriti nell’elenco delle vittime sono improvvisamente risorti : Srebrenica  Genocidie or Hoax?
3010 musulmani “dispersi” votano : la lista dei nomi
Quando i morti scompaiono e ricompaiono anche dalle/nelle liste dell’ONU