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L’Europa è in caduta libera

L’Europa è in caduta libera. Nessuno può più metterlo in dubbio. In effetti, l’Europa è simultaneamente vittima di diversi problemi cruciali ognuno dei quali potrebbe potenzialmente diventare catastrofico. Esaminiamoli individualmente.

I 28 membri dell’Unione Europea non hanno, nel loro insieme, una giustificazione logica.
Il problema più evidente per l’UE è che non ha assolutamente alcun senso a partire dall’economia. Inizialmente, nei primi anni 1950, c’era un piccolo gruppo di nazioni non troppo dissimili che decisero di integrare le proprie economie. Erano i cosiddetti Sei Interni che hanno fondato la Comunità europea (CE): Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Nel 1960 a questo “gruppo ristretto” vennero aggiunti altri sette Paesi. I quali non volevano aderire alla CE, ma volevano partecipare a una Associazione europea di libero scambio (AELS). Erano, Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Insieme, questi Paesi hanno formato quello che potrebbe vagamente chiamarsi “la maggior parte dell’Europa occidentale”. Pure con i loro difetti, questi trattati riflettevano una realtà — che i Paesi partecipanti avevano molto in comune e che i loro popoli volevano unire le forze.
Dopo il 1960, la storia dell’integrazione europea ed espansione è diventata molto complicato e ha progredito in zig-zag con regolari battute d’arresto. Poi, alla fine, il processo si è trasformato in una crescita incontrollata, come un tumore maligno.
Oggi l’Unione europea comprende 28 Stati membri, ivi inclusi quelli appartenenti all’Europa un tempo chiamata “centrale” e “orientale” (!) — Anche le Repubbliche baltiche ex sovietiche sono ora parte di questa nuova unione. Il problema è che, mentre tale espansione era attraente per le élite europee per ragioni ideologiche, dal punto di vista dell’economia non ha alcun senso. Cos’hanno in comune Svezia, Germania, Lettonia, Grecia e Bulgaria? Ben poco, naturalmente.

Angela Merkel
“Angela Merkel ha sprecato l’occasione per diventare leader dell’Europa”

Adesso le crepe si vedono bene. La crisi greca e la minaccia di una “Grexit” ha il potenziale di creare un effetto domino che coinvolge il resto dei cosiddetti “PIGS” (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Anche la Francia è minacciata dalle conseguenze di queste crisi.
La moneta europea — l’euro — è una “moneta senza una missione”: dovrebbe sostenere l’economia tedesca o quella greca? Nessuno lo sa, almeno ufficialmente. In realtà, naturalmente, tutti capiscono che la signora Merkel ha in mano la regia. Soluzioni Quickfix, che è quello che i Euroburocrati stanno offrendo, prendendo tempo prima di arrivare al redde rationem, ma non offrono alcuna soluzione a quello che è chiaramente un problema sistemico, vale a dire la natura completamente artificiale di una EU con 28 membri.
La soluzione più ovvia, cioè rinunciare al sogno folle di un’Unione Europa con 28 membri, è così politicamente inaccettabile che non sarà nemmeno discussa anche se tutti la temono

L’UE è sull’orlo di un collasso sociale e culturale. La realtà innegabile è tanto semplice quanto forte: L’UE non può assorbire così tanti rifugiati. L’UE non ha i mezzi per fermarli.

Barcone di migranti
“L’Europa deve dire ai migranti di non poter accogliere tutti”

Un massiccio afflusso di rifugiati rappresenta un problema di sicurezza molto complesso che i Paesi dell’UE non sono in grado di affrontare. Tutti gli Stati dell’UE hanno tre strumenti chiave per proteggersi da agitazioni, disordini, crimini o invasioni: i servizi speciali di sicurezza, le forze di polizia e i militari. Il problema è che nessuno di tali servizi possono affrontare una crisi di rifugiati.
I servizi speciali / sicurezza sono numericamente troppo pochi quando si tratta di una crisi dei rifugiati. Inoltre, i loro tipici bersagli (criminali di carriera, spie, terroristi) sono pochi e mescolati in una tipica ondata di rifugiati. Inoltre, i rifugiati sono spesso famiglie, anche estese, e mentre possono includere bande criminali, è ben lungi che sia sempre così.

“All’ONU serve adottare una risoluzione unica sulla lotta contro il terrorismo”

A differenza dei poliziotti che hanno un certo vantaggio. Infatti sono letteralmente ovunque e in genere hanno una buona padronanza del cosiddetto “battere sulla strada”.
Tuttavia, i loro poteri sono molto limitati e devono ottenere un ordine del tribunale per eseguire la maggior parte delle loro operazioni.

Consiglio di Sicurezza ONU
“All’ONU serve adottare una risoluzione unica sulla lotta contro il terrorismo”

I poliziotti, per lo più, si occupano di criminali locali, mentre la maggior parte dei rifugiati non sono né locali, né criminali. La triste realtà è che il maggior contributo dei poliziotti nella crisi dei rifugiati è di fornire forze antisommossa — che non può essere una soluzione per tutte le situazioni e quindi finisce di risolvere niente.
Per quanto riguarda le forze armate, il meglio che possono fare è cercare di aiutare a bloccare le frontiere. Qualche volta possono assistere le forze di polizia in caso di disordini civili, ma è tutto.

Così i vari membri dell’UE non hanno né i mezzi per trincerare i loro confini e per deportare la maggior parte dei rifugiati — né hanno i mezzi per controllarli. Certo, ci saranno sempre i politici che promettono di rimandare i rifugiati a casa loro, ma è una immigrazionebugia crassa e sfacciata. La stragrande maggioranza dei rifugiati fugge da guerra, fame e povertà e non v’è alcun modo di rimandarli a casa.

Anche mantenerli, tuttavia, è impossibile, almeno in senso culturale. Nonostante la propaganda buonista per integrare razze, religioni e culture, la realtà è che l’Unione europea non ha assolutamente nulla da offrire a questi rifugiati per far desiderar loro di integrarsi.

Sergei Chuzavkov
Presidente Repubblica Ceca: costretti a provvedere da soli alla sicurezza delle frontiere

Sia pure con tutti i problemi e limiti, almeno gli Stati Uniti propongono un “sogno americano”, che, per quanto falso sia, ispira ancora la gente in tutto il mondo, soprattutto i pochi sofisticati e i poco istruiti. Non solo, ma la società statunitense è di per sé già in gran parte a-culturale.
Chiedetevi che cosa sia la “cultura americana”, per cominciare? Semmai, è davvero un “melting pot” in contrapposizione ad un’ “insalata rimestata” — il che significa che quando qualcuno è gettato in nel melting pot perde la sua identità originale, mentre la miscela che finisce nella pentola (della “melting pot”) non riesce a produrre una vera e propria cultura indigena, almeno non nel senso europeo della parola.

L’Europa è, o dovrei dire era, radicalmente diversa dagli Stati Uniti. Esistevano profonde differenze culturali tra le varie regioni e province all’interno di ciascun Paese europeo. Un basco non è certamente un catalano, un marsigliese non è un bretone, etc. E le differenze tra un tedesco e un greco sono semplicemente enormi.

Il risultato dell’attuale crisi dei rifugiati è che tutte le culture europee sono ora direttamente minacciate nella loro identità e nel loro stile di vita.

migranti
“I migranti e profughi vogliono l’Inghilterra”

La colpa viene data all’Islam, ma in realtà i cristiani africani non si integrano meglio — e nemmeno gli zingari cristiani, tra l’altro. Quindi scontri avvengono letteralmente ovunque — nei negozi, strade, scuole, etc. Non c’è un solo paese in Europa in cui questi scontri non minaccino l’ordine sociale. Gli scontri quotidiani provocano crimine, repressione, la violenza e la ghettizzazione sia dei migranti che degli abitanti che lasciano le loro periferie tradizionali e si muovono in zone meno sature di immigrati.

Nota ai miei lettori americani che potrebbero pensare “Va bene, ma anche noi abbiamo ghetti negli Stati Uniti”, rispondo che quelle che i francesi chiamano “zones de non-droit” (zone fuori dal diritto), sono di gran lunga peggiori di quanto si può vedere negli Stati Uniti. E bisogna tenere a mente che nessun paese in Europa ha il tipo di enormi forze di polizia militarizzate, in dotazione in ogni grande città degli Stati Uniti. Né vi è l’equivalente della Guardia Nazionale degli Stati Uniti. Nella migliore delle ipotesi, ci sono le forze anti-sommossa, come il CRS francese, ma non possono fare più di tanto.

Migranti siriani in marcia verso confine serbo-ungherese
Migranti, il dramma in diretta in Europa

Il livello di frustrazione sofferto da molti, se non dalla maggior parte, degli europei, derivante direttamente da questa crisi immigratoria, è difficile a descriversi per chi non l’abbia visto. E dal momento in cui si esprimono queste frustrazioni si passa per “razzista” o “xenofobo”, nella definizione dei poteri forti (almeno fino a poco tempo fa — c’è un cambiamento progressivo). Il profondo risentimento è in gran parte tenuto nascosto, ma è comunque percepibile. E gli immigrati certamente lo sentono ogni giorno. Quindi, va ripetuto ancora, questo è il motivo per cui il concetto di “melting pot” in Europa non si materializza. L’unica cosa che l’Europa può offrire alle centinaia di migliaia di rifugiati è un’ostilità silenziosa alimentata da paura, indignazione, disgusto e impotenza. Anche quanti erano essi stessi rifugiati in passato (gli immigrati dal Nord Africa, per esempio) sono ora disgustati e molto ostili alla nuova ondata di profughi in arrivo. E, naturalmente, nessun rifugiato in arrivo in Europa crede in un “sogno europeo”.

Infine, ma non meno importante, è il fatto che questi rifugiati rappresentano un enorme onere per le economie locali e per i servizi sociali, mai progettati per far fronte a un tale afflusso di “clienti” bisognosi.

Per il prossimo futuro la prognosi è chiara: più dello stesso, ma solo in peggio, forse molto peggio.

L’Unione europea è soltanto una colonia degli Stati Uniti, incapace di difendere i propri interessi. L’Unione europea è governata da una classe di persone completamente vendute agli Stati Uniti. Esempio tipico e classico è stata la debacle libica, dove gli Stati Uniti e la Francia hanno completamente distrutto il paese più sviluppato in Africa. Ottenendo che centinaia di migliaia di profughi attraversino il Mediterraneo e cerchino rifugio dalla guerra in Europa.

Aylan Kurdi
Un Europa che affoga nell’ipocrisia

Tale risultato avrebbe potuto essere molto facile da prevedere, e tuttavia i paesi europei non ha fatto nulla per impedirlo. In realtà, tutte le cosiddette Obamawars (Libia, Siria, Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia, Pakistan) hanno portato a enormi flussi di rifugiati. Si aggiunga anche il caos in Egitto, Mali e la povertà in tutta l’Africa. Assistiamo a un esodo di massa che nessun muro-frontiera, fosso di scavo o bombe lacrimogene fermeranno.

Se non bastasse, l’UE ha realizzato quello che può solo essere chiamato un suicidio politico ed economico, consentendo all’Ucraina di esplodere in una guerra civile che coinvolge 45 milioni di persone, che ha distrutto completamente un’economia e installato al potere un vero e proprio regime nazista. Anche questo risultato era facile da prevedere. Ma la reazione degli Euroburocrati è stata di imporre sanzioni economiche masochiste alla Russia. Il che che ha finito per creare esattamente le condizioni e l’incentivo necessario per l’economia russa a diversificare e a produrre localmente invece di importare tutto dall’estero.

La scelta di accogliere a prescindere è quella che rende l’Italia porta per l’immigrazione selvaggia verso l’Europa
Emergenza immigrati verso l’Europa che non c’è

Vale la pena di ricordare che alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Europa era praticamente un territorio occupato. I sovietici avevano la parte centro-orientale, mentre gli Stati Uniti/Regno Unito avevano la parte occidentale. Siamo stati condizionati a pensare che le persone che vivevano sotto “l’oppressione” di ciò che la propaganda degli Stati Uniti ha denominato il “Patto di Varsavia” (in realtà chiamato il Organizzazione del Trattato di Varsavia”) siano stati meno liberi rispetto a quelli che vivevano sotto la “protezione” del Trattato Nord Atlantico.

A parte il fatto che il termine “Nord Atlantico” è stato coniato deliberatamente per legare l’Europa occidentale agli Stati Uniti, la questione centrale è che mentre in molti modi le persone in Occidente hanno avuto più libertà rispetto a quelli in Oriente, gli Stati Uniti/Gran Bretagna occupavano parte di un’Europa che non si è mai ripresa la propria sovranità. E proprio come i sovietici hanno coltivato un’élite compradora locale in ogni paese dell’Europa orientale, così hanno fatto gli Stati Uniti in Occidente.

La grande differenza è apparsa solo alla fine degli anni ’80 e ai primi ’90, quando l’intero sistema a conduzione sovietica è crollato mentre il sistema gestito dagli Stati Uniti è uscito rafforzato a seguito del crollo sovietico. Sicché, a partire dal 1991, la morsa di ferro degli Stati Uniti sopra l’UE è diventata ancora più forte di prima.

La realtà è triste e semplice: l’Unione europea è una colonia degli Stati Uniti, gestita da marionette degli Stati Uniti che non sono in grado di lottare per gli interessi fondamentali ed evidenti degli europei.

L’Unione europea si trova in una profonda crisi politica

Fino alla fine degli anni ’80, c’era, più o meno ‘reale’, un’ opposizione di ‘sinistra’ in Europa. Infatti, in Italia e Francia i comunisti quasi salirono al potere. Ma non appena il sistema sovietico è crollato, tutti i partiti dell’opposizione europei, o sono scomparsi, o sono stati rapidamente cooptati dal sistema.

E, proprio come negli Stati Uniti, gli ex trotzkisti divennero dei neocon da un giorno all’altro. Di conseguenza, l’Europa ha perso la poca opposizione all’Impero Anglo-Sassone ed è diventata una terra ‘politicamente pacificata’.

L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini
Crisi in Europa: mentre ognuno pensa a se, il vero problema non viene affrontato

Vale a dire si è instaurato quelli che i francesi chiamano “la pensée unique”” o il “pensiero unico” — trionfante, almeno a giudicare dai media di regime. La politica si è trasformata in un reality show nel quale i vari attori fingono di affrontare problemi reali quando in realtà sono inventati e creati artificialmente. “Problemi” che poi “risolvono” (il matrimonio tra omosessuali è l’esempio perfetto). L’unica forma di politica significativa rimasta nell’UE è il separatismo (scozzese, basco, catalano, ecc), ma fino ad ora, non si è vista alcuna alternativa.

In tale “nuovo mondo coraggioso” di finzione politica, nessuno si occupa di problemi reali, mai affrontati direttamente, ma spinti solo sotto il tappeto fino alle prossime elezioni — il che, provoca un peggioramento generale. Per quanto riguarda i super-signori AngloSassoni dell’UE, a loro quanto succede non importa, a meno che i loro interessi siano direttamente colpiti.

Si potrebbe dire che il Titanic sta affondando e l’orchestra continua a suonare, e l’immagine si approssima alla realtà. Tutti odiano il capitano e l’equipaggio, ma nessuno sa con chi sostituirli.

Articolo tratto da Sputnik

La Ue vuole sabotare South Stream

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Vox aveva lanciato l’allarme durante i ‘giorni’ della Crimea. L’Unione europea è pronta a fare l’ennesimo danno all’Italia (dopo il bombardamento della Libia con la scusa della primavera araba), alla sua economia e alla sua sicurezza energetica.

La Ue infatti è pronta a congelare i piani per il completamento del gasdotto da 40 miliardi di euro South Stream per ‘punire’ il Cremlino.

I dettagli sono emersi in un briefing trapelato tra il capo della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, e politici bulgari, nei quali minacciava il paese di non ostacolare la nuova linea dura dell’UE sul progetto e minare l’unanimita: “Stiamo dicendo alla Bulgaria di stare molto attenta”, la minaccia mafiosa, secondo quanto riportato nella stampa bulgara.

Se sono vere le cose apparse sui media bulgari, si dimostra che il governo italiano non si sta opponendo al blocco del progetto essenziale per l’Italia e la sua economia. Come al solito, e più del solito con Renzi, una politica a novanta gradi.

E con il congelamento, anche dei nostri sedere i prossimi inverni, andrà a farsi benedire la commessa del valore di circa 2 miliardi di euro affidata a Saipem Italia per costruire il tratto off-shore del percorso sotto il Mar Nero dalla Russia alla Bulgaria. La costruzione era prevista per il mese di giugno.

001Secondo i media, Barroso avrebbe detto che ci sono “persone in Bulgaria , che sono agenti della Russia “, un riferimento alle figure del partito socialista al governo , che hanno cercato di concludere un accordo bilaterale con il Cremlino .
Nella Ue invece, gli agenti americani sono a Bruxelles, direttamente a capo della Commissione.

Ufficialmente, Bruxelles è stato evasivo circa il progetto South Stream. La linea ufficiale è che i piani sono ancora vivi , ma i commenti trapelati  confermano che gli agenti americani nella Ue, dei quali Barroso è un esponente di spicco, stanno alacremente lavorando perché sia politicamente ucciso, a favore del progetto antagonista “Nabucco” con al centro la Turchia.

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Il TAP, gasdotto che metterebbe l’Europa nelle mani turche, disegno geopolitico americano da decenni. Così dipenderemo sempre di più dalle economie islamiche.

Il gruppo tedesco Siemens, come Saipem, ha firmato un contratto con Gazprom la scorsa settimana per la fornitura di sistemi di controllo per South Stream. In questo caso Italia e Germania hanno interessi convergenti da far valere.

Il progetto South Stream – già ben avviato e destinato a produrre gas entro il 2015 –  dalla Siberia al Caucaso e poi verso i Balcani, aggirerebbe completamente l’Ucraina ed il Kosovo, mettendo di fatto le nazioni dell’Europa occidentale al riparo dei ricatti di Kiev e do Boston come invece avvenuto qualche anno fa, e come potrebbe accadere ancora.

Nuovi poveri, cresce l’allarme in Europa

43_mp5-stringere-la-cinghiaL’organizzazione di beneficenza internazionale Oxfam che di solito è specializzata nella fornitura di assistenza ai paesi più poveri del terzo mondo, ha richiamato l’attenzione sull’Europa. L’Oxfam esorta a non moltiplicare all’interno dell’Ue il numero dei cosiddetti “nuovi poveri”.

È la conclusione generale di una nuova relazione secondo cui entro il 2025 in seno all’Ue ci potranno essere 25 milioni di persone sull’orlo della povertà.

Nei paesi alle prese con una crisi, facenti parte della zona Euro, nonché in alcuni altri paesi dell’Europa unita, sono in espansione gli umori di malcontento e di irritazione per le politiche di austerità.

Il problema principale si riduce alla soluzione del seguente dilemma: uno slancio economico mediante un più forte restringimento della cinghia o, al contrario, attraverso il graduale abbandono di questa linea mediante l’elevamento del tenore di vita della popolazione e, quindi, mediante l’aumento della domanda interna come stimolo di ravvivamento dei settori produttivi dell’economia. A giudicare dai fatti, per il momento è ancora molto presto dire chi uscirà vincitore dalle polemiche in merito.

Intanto, l’Oxfam con sede nella britannica Oxford, ha una sua visione del problema. La conclusione principale dello studio che ha fatto è che se le attuali politiche in questo campo saranno portate avanti, entro il 2025 in seno all’Europa unita ci saranno fino a 25 milioni di persone sull’orlo della povertà. Paesi come Grecia, Irlanda, Italia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna – ossia i paesi in cui sta avvenendo il taglio più aggressivo dei bilanci nazionali, rischiano di integrare già in un prossimo futuro la fila degli Stati che presentano la peggiore situazione economica.

Dice Ulrich Thielemann, direttore del Centro dell’Etica Economica, schierato su una posizione radicale in questo senso:

Il salvataggio delle Banche è sempre stato il salvataggio dei ricchi. Nell’arco di 20 anni abbiamo seguito la linea neoliberale che consisteva nel coltivare in ogni modo il comparto imprenditoriale. Ma questo capitale non genera posti di lavori ma comporta un ulteriore aumento della concorrenza cui gli imprenditori impegnati nel settore produttivo non sono in grado di reggere.

Ivan Rodionov, professore della Scuola Superiore di Economia della Russia, per il momento non vede un’alternativa alla linea dell’austerità economica:

Chi oggi vorrà risparmiare, che non vorrà aumentare le sue spese, i pagamenti sociali, in sostanza, ne ricaverà un vantaggio!,- dice il professore. – È chiaro che una simile pratica non può durare a lungo, non è una tendenza per molti anni, è una manovra tattica. Ma, secondo me, l’austerità economica è una via giusta!

Chi ha ragione e chi ha torto nelle polemiche sull’austerità economica e sulla crescita? Il primo ministro greco Antonis Samaras sullo sfondo delle massicce azioni di protesta si propone di dimostrare nella sede dell’Ue che la linea diretta a portare avanti la politica di rigore economico non ha prospettive.

Berlusconi voleva uscire dall’euro

debt-crisis-italy_2492666bCosì adesso lo sappiamo: Silvio Berlusconi aveva proposto seriamente il ritiro dell’Italia fuori dall’euro a Ottobre/Novembre 2011, precipitandolo nella destituzione immediata dalla sua carica e attirandosi il siluramento da parte dei gendarmi della politica dell’Unione monetaria europea.
L’ex insider della BCE, Lorenzo Bini Smaghi ha tranquillamente infilato alcune bombe nel suo ultimo libro Morire di Austerità, che vale la pensa di essere letto per chi conosce l’italiano.
Bini Smaghi, fino a recentemente uno dei sei membri del Comitato esecutivo della BCE, e per molti anni l’italiano a Francoforte, dichiara che Silvio Berlusconi fu rovesciato dalla carica di primo ministro nel novembre 2011 non appena iniziò a sbattere le inferriate della gabbia dell’Unione economia e monetaria (UEM).
Nello specifico ha discusso (o minacciato?) il ritiro italiano dall’euro in riunioni private con altri governi dell’UEM, presumibilmente con la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, poiché non negozia ai livelli più bassi (“L’ipotesi d’uscita dall’euro era stata ventilata in colloqui privati con i governi degli altri paesi dell’euro“).

Lo avevamo sospettato, adesso è confermato.

Bini Smaghi rivela anche che la Merkel ha continuato a pensare che la Grecia  potesse essere cacciata dall’euro fino all’autunno del 2012 quando lo Pfennig fece trapelare che ciò avrebbe scatenato un inferno con reazioni a catena che avrebbero ingolfato tutto il sistema. Poi la Merkel ha cambiato improvvisamente atteggiamento correndo ad Atene a lodare il neo governo per le sue azioni eroiche. “”Merkel l’ha capito solo nell’Autunno del 2012“.
Conferma che la Germania è sicuramente sul filo del rasoio con €574 biliardi di crediti che la Bundesbank ha nei confronti delle banche centrali di Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia, Cipro e Slovenia.
Ci hanno sempre garantito che i crediti cosiddetti di Target2 nel sistema dei pagamenti della BCE fossero un aggiustamento tecnico senza rischi significativi.
Bini Smaghi dichiara che qualsiasi Stato dell’UEM che abbandona l’euro deve affrontare il probabile default sugli obblighi verso l’estero. “La banca centrale nazionale non sarebbe in grado di rimborsare i debiti accumulati nei confronti di altri Stati membri dell’eurosistema, che sono registrati nel sistema dei pagamenti interni dell’Unione (noto come Target2). L’insolvenza provocherebbe perdite sostanziale per le controparti in altri Stati dell’eurozona, ivi comprese le banche centrali e gli Stati.”
Gli elettori tedeschi potrebbero volerlo sapere prima delle elezioni di  domenica della settimana prossima, visto che i loro dirigenti dicono loro cose del tutto diverse. Anche il partito anti euro AfD, classificato in quarta posizione nei sondaggi, a un passo dall’entrare nel Bundestag, potrebbe trovare la cosa degna di interesse.
Che io sappia la Bundesbank (e le banche centrali di Finlandia, Olanda e Lussemburgo) compensano i debiti di Target2 nei confronti del blocco Club Med vendendo titoli a banche registrate in Germania. Lo fa per ragioni di politica monetaria.

EuroCrisisMonitorCiò significa che se l’euro salta, la Bundesbank deve ancora questa moneta alle stesse banche private come la Deutsche Bank ma anche la Nomura, Citigroup o la Barclays. Non è finzione. La Bundesbank non può fare default su questi titoli.
Forse sono un orso senza cervello, ma devo ancora sentire una spiegazione soddisfacente su come si possa congiurare senza dolore tale eventualità, secondo quanto ci spiega una lista di illustri economisti. Non li ho mai sentiti rispondere a questa domanda. Pubblicano lunghi documenti, gettando polvere negli occhi con tecnicismi come sanno fare gli economisti (spesso bleffando) ma senza mai andare al punto.
Il fatto è che Target2 è l’altra faccia della medaglia della fuga dei capitali intra UEM. Gli investitori privati sono usciti dal Club Med, facendo ricadere i loro titoli di credito sui contribuenti tedeschi e gli stati creditori del nord. Puoi mascherarlo come vuoi ma questa è la realtà.
Si, la Bundesbank potrebbe stampare moneta allegramente in questa crisi e dovrebbe farlo per evitare lo shock deflazionistico e su ben più ampia portata di quanto non sia mai stato suggerito nella costruzione dell’UEM. La Germania sicuramente ce la farebbe ma le sue dottrine monetarie ne uscirebbero a pezzi.
La posizione ufficiale della Bundesbank è che la controversia su Target2 è una tempesta in un bicchiere d’acqua. In realtà non ci credono neanche loro. Un banchiere della BC tedesca con funzioni dirigenziali Target2 ha detto in mia presenza che “è la sua preoccupazione di ogni notte”. Il presidente stesso della banca Jens Weidmann ha testimoniato l’anno scorso che gli squilibri sono “un rischio inaccettabile”.
Mi sa che qualcuno stia tentando di menar il cane per l’aia al popolo tedesco, e non Jens Weidmann che parla con splendida schiettezza. Sono in disaccordo con le sue teorie monetarie, ma la sua onestà intellettuale è magnifica.

Da stampalibera

Fonte: http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100025507/italy-floated-plans-to-leave-euro-in-2011-says-ecb-insider/ 12 Settembre 2013
Di Ambrose Evans-Pritchard – Traduzione a cura di N. Forcheri

Altri riferimenti: 

http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2013/08/come-un-paese-della-zona-euro-in.html

Così la fragile Europa ha venduto all’emiro il voto per la Palestina

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monti svende l’Italia e Israele

STRATEGIA DI SCAMBIO

Gli investimenti del Qatar Dall’Italia alla Spagna: pioggia di dollari ai Paesi che poi all’Onu hanno voltato le spalle a Israele
Prima si son comprati l’Eu­ropa, poi il suo voto.
Die­tr­o il terremoto diploma­tico che ha portato Italia ed Eu­ropa ad ap­poggiare il ri­conoscimen­to della Pale­stina come Stato osserva­tore all’Onu c’è l’ombra de­gli investi­menti miliar­dari del Qa­tar. Investi­menti capaci, complice la perdurante crisi, di far per­dere la testa al Vecchio Con­tinente ­e spin­gerlo ad accet­tare le incogni­te del fonda­mentalismo.
Il prologo del­l’imminente rivolgimento erano state la crisi libica e quella siria­na. In entram­bi i casi molti Paesi europei hanno appog­gia­to gruppi ri­belli legati a doppio filo al­l’­integrali­smo islamico, fidandosi esclusivamen­te delle «ga­ranzie » di Doha.
Il voto di giovedì al Palaz­zo di Vetro è la dimostrazione più eclatante di come i 326 trilio­ni di metri cubi di gas (terza ri­serva del pianeta) su cui galleg­gia il Qatar siano ormai la vera leva capace di manovrare un’Europa piegata da una crisi economica, politica e ideale.

L’Italia è un esempio elo­quente.

italia-qatar: monti, grande amicizia tra i due paesi
italia-qatar: monti, grande amicizia tra i due paesi

Non paga di essersi fat­ta scippare i propri investimen­ti energetici in Libia e di aver ri­nunciato a importanti commes­se in Siria, non esita a gettare al­le ortiche la linea politica che da oltre un decennio la lega a Israele.
La sbalorditiva piroetta diplomatica è la logica conse­guenza della recente visita di Mario Monti nell’emirato. Du­rante la visita è arrivato il via li­bera alla Qatar Holding LLC per pilotare i propri investimen­ti d’in­tesa con il Fondo Strategi­co Italiano, la holding controlla­ta dalla Cassa depositi e presti­ti.
Dietro i 300 milioni di euro iniziali si prefigurano spericola­te operazioni per svariati miliar­di. Operazioni che potrebbero garantire a Doha il controllo di un 3 per cento dell’Eni e l’entra­ta nella cabina di regia di molte acciaccate banche della Peniso­la.
L’Italia non è però né la pri­ma, né la sola a essersi fatta am­maliare dall’oro del Qatar. La mappa del voto europeo al­l’Onu, incrociata con quella de­gli investimenti degli emiri, è da questo punto di vista assai eloquente.
L’unico «no» al rico­noscimento della Palestina arri­va dalla Repubblica Ceca, uno dei pochi Paesi a non aver bene­ficiato dei miliardi dell’emira­to.
Londra non esita, invece, ad astenersi rompendo la tradizio­nale alleanza politica con Washington.
Dietro la scelta ci sono i quasi due miliardi di eu­ro sborsati dal Qatar per acqui­stare i grandi magazzini Harro­ds, il finanziamento al 95 per cento della monumentale Shard Tower di Londra, l’edifi­cio più alto d’Europa, e l’entra­ta nel capitale azionario della Shell, la compagnia petrolifera simbolo del Regno Unito.
Il pa­norama dagli investimenti di Doha in Spagna, Portogallo e Francia è però ancor più elo­quente.
Dopo aver piazzato al Qatar immobili sugli Champs Elysees per 500 milioni, il con­trollo del Paris Saint Germain, i diritti televisivi del proprio cal­cio e i cacciabombardieri Mira­ge usati per bombardare la Li­bia, Parigi si è trasformata nella più strenua sostenitrice di una politica euro­pea filopalesti­nese.
Spagna e Portogallo non sono cer­to più disinte­ressati.
Il sì di Madrid alla Palestina è sta­to preceduto dall’acquisto della squadra del Malaga e dagli investi­menti per 2 mi­liardi di euro che hanno portato all’ac­quisizione del 6 per cen­to di Iberdro­la, la società elettrica spa­gnola sull’or­lo del collasso finanziario.
Una manovra replicata in fo­toc­opia in Por­togallo dove la Qatar Inve­stment Autho­rity controlla il 2,018% di «Energias de Portugal».
Dietro que­sta smodata voglia d’inve­stimenti si ce­lano ovvia­mente le mire politiche di Hamad bin Khalifa al-Thani.
Lo scorso ottobre l’emiro del Qatar è stato il pri­mo capo di stato a legittimare Hamas recandosi in visita a Ga­za e offrendo all’organizzazio­ne fondamentalista investi­menti per oltre 300 milioni di euro ( e armi acquisite dall’iran).
Lo stesso emiro non si è mai fatto problemi a garantire ospitalità ai più discussi leader dell’organizzazione integrali­sta.
Khaled Meshaal, il capo di Hamas ispiratore della strate­gia degli attentati kamikaze, uti­lizza da anni una comoda e lus­suosa residenza messagli a di­sposizione in quel di Doha.
Nul­la di strano per un emiro pronto a favorire l’ascesa di Hamas an­che in Cisgiordania, usando le proprie ricchezze.
Un po’ più inusuale la dispo­nibilità europea ad un simile mercimonio politico-strategi­co.

di Gian Micalessin da Il Giornale del 1 dicembre 2012

Manovre economiche sudore e sangue

Renato Brunetta
Renato Brunetta

L’andamento delle aste e i tassi di rendimento dei titoli pubblici dimostrano che la politica «sangue, sudore e lacrime» dei tecnici non è servita a nulla.
Lo dice Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del PdL.
«Il Tesoro – premette – oggi ha emesso 3,5 miliardi di CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon: titoli a 24 mesi privi di cedole) con un rendimento lordo del 4,037%: livello più alto da novembre 2011 e 0,68% maggiore rispetto all’ultima emissione di aprile 2012 (rendimento lordo del 3.355%).
Duole ricordare che un anno fa, a maggio 2011, il rendimento della stessa tipologia di titoli fosse pari al 2,851% e che proprio a marzo 2012 si fosse attestato al 2,352%, il minimo anche in confronto a tutto il 2011.
Lo stesso dicasi per i BTP a 10 anni (vita residua 5 anni) indicizzati all’inflazione: l’asta di oggi ha registrato rendimenti lordi del 4,60% contro il 3,88% di aprile (0,72% in più).
A maggio 2011 i BTP a 10 anni indicizzati all’inflazione registravano un rendimento del 2,51%.
Ancora peggio i BTP a 5 anni indicizzati all’inflazione: oggi sono stati assegnati titoli di questa categoria con un rendimento lordo del 4,39%: 1,68% in più rispetto all’ultima asta di febbraio 2012, in cui i titoli erano stati assegnati con un rendimento del 2,71%.
Facendo un confronto annuale, ad aprile 2011 il rendimento lordo era pari all’1,90%».
«Tutte queste tre aste dimostrano come la situazione dei rendimenti dei nostri titoli di Stato di tutte le tipologie siano febbrili, in drammatico rialzo e che a poco sia servita la politica sangue, sudore e lacrime del governo dei tecnici.
Anche perchè il problema non è in Italia, ma, come andiamo dicendo da almeno 6 mesi, il problema è in Europa, cioè nella non credibilità della governance economico/finanziaria dell’Unione Europea.
Di rigore si muore e con il rigore alla fin fine si pagano rendimenti del debito più alti», sottolinea.
«Ultima postilla: nel club dell’euro, in tutte queste difficoltà l’unica a godere è la Germania, considerato che proprio lo scorso mercoledì ha emesso titoli di Stato a 2 anni (gli equivalenti dei nostri CTZ) a un rendimento dello 0,07%. Fino a quando dobbiamo andare avanti così?».

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