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Una montagna di merda

La teoria della montagna di merda®

 Montagna-di-merdaA grande richiesta, mi chiedono di ripostare la “Teoria della montagna di merda” dal vecchio blog. Essa risale a qualche anno fa. Eccola qui. Alcune persone godono nel particolare hobby di fare “debunking“. Il debunking e’ l’abitudine di dimostrare, punto per punto, che le teorie cospirazioniste (UFO, HAARP, rettiliani & co) siano false. Non ho voglia di spiegare che la cosa piu’ difficile da dimostrare al mondo sono proprio le verita’ piu’ semplici, direi quasi gli assiomi, se non fosse che non si dimostrano affatto, ci si limita a constatare che siano assiomi e che siano necessari o presenti, per chi si occupa di matematica inversa.
Quanto piu’ vicini siamo alle evidenze ed agli assiomi, quanto piu’ complesso sara’ dimostrare qualcosa, nella media. I problemi sulle qualita’ di base dei numeri sono quelli che, come la congettura di Riemann, resistono di piu’ all’assalto intellettuale dei dimostratori.
Allo stesso modo, dimostrare che nessuna industria farmaceutica ci stia irrorando gratis di anticoncezionali perche’ agli azionisti piace venderli, e’ di una complessita immensa; entrerebbero in gioco Peano e Pareto, e come scrive qualcuno tutti mi darebbero immediatamente del fascista.
Il guaio e’ un altro: cento milioni di scimmie che battano tasti a casaccio su cento milioni di macchine da scrivere per cento milioni di anni probabilmente scriveranno l’opera magna della letteratura di ogni tempo e luogo. Il problema e’ che produrranno anche una cataclismica, spaventosa, leviatanica, galattica Montagna di Merda.
La proporzione tra le due cose, catastroficamente a favore della merda, e’ tale che normalmente si danno le macchine da scrivere in mano a persone delle quali si presume che scriveranno qualcosa di buono. Il motivo e’ molto semplice: se anche le nostre scimmie scrivessero l’opera magna di ogni tempo e di ogni luogo, il tempo necessario a scartare tutte le altre opere sarebbe infame. Questo e’ alla base di quella che io chiamo “La teoria della montagna di merda“.
Essa dice, in sostanza, che un idiota puo’ produrre piu’ merda di quanta tu non possa spalarne. Prendiamo per esempio il famoso motore di Schietti.
Si tratta di una bufala catastrofica; e’ vero che i palloncini saliranno in alto, ma per gonfiarli in fondo al cilindro abbiamo usato piu’ dell’energia che otterremo. Questa cosa e’ stata fatta presente a chietti, dicendogli che un certo Boyle e un certo Mariotte hanno detto delle cose sensate qualche tempo fa. Il risultato e’ stato che lo Schietti se n’e’ uscito con un ulteriore delirio “Schietti dimostra falsa la legge di Boyle-Mariotte“.
La cosiddetta dimostrazione consiste nell’introdurre ulteriore complessita’: una macchina fatta di due componenti e’ difficile da falsificare, una macchina composta da stantuffi, leve, ingranaggi, miliardi di circuiti logici, eccetera, e’ dialetticamente impossibile da debunkare completamente, perche’ mancano le competenze. Prendiamo per esempio il processore del vostro PC: si potrebbe dire che possa parlare con l’aldila’. Se siamo ciarlatani, intendo. A quel punto arriverebbe un tizio che lavora in Verilog o in VHDL e ci spiegherebbe che niente in un processore parla con l’aldila’. La risposta del cialtrone a quel punto sara’ qualcosa di relativo alla fisica del silicio.
Il guaio e’ che a quel punto l’esperto di Verilog esaurisce la sua competenza, perche’ la parte al silicio gli e’ nota solo in parte (quel tanto che serve a scrivere codice eseguibile dall’hardware nei tempi previsti), ma se andiamo allo stato dell’arte ci saranno esperti di fisica della materia che passano la vita sul silicio, e chi ha visto la modellazione matematica di un singolo nucleo di idrogeno (un delirio di operatori hermitiani) sa bene che “l’atomo di Silicio” non e’ per nulla una cosa semplice. In pratica, se facciamo affermazioni riferite allo stato dell’arte ci vorra’ un intero team di esperti per contraddirci, a patto di riferirci ad una complessita’ abbastanza grande di fenomeni fisici.
Non esiste una sola persona in grado di discutere allo stato dell’arte di una CPU, ci vuole una squadra intera. Il problema e’ che radunare la suddetta squadra ci costera’ uno sforzo immenso rispetto a quello che costa al cialtrone affermare di pingare la madonna in persona attraverso la sua VPN. In pratica, economicamente parlando vinceranno sempre i cialtroni, perche’ la competenza costa piu’ dell’incompetenza. Ma c’e’ un motivo di tipo umano che mi impedisce di darmi a quest’attivita’. Il fatto, cioe’, che queste persone siano arrabbiate. Oh, non arrabbiate come mi arrabbio io con il cane se mi scava una pianta di susini per seppellirci il pane. Sono arrabbiate come stile di vita, nel senso adleriano del termine. (1) La rabbia per loro e’ una condizione permanente, ontologica, e’ un metodo di ricerca: la tal cosa e’ vera nella misura in cui pensarla sostiene la mia rabbia.
Poiche’ molte delle verita’ che sono passate alla storia sono state inizialmente scomode (2), queste persone ritengono che ogni affermazione che suscita rabbia sia scomoda, ergo vera. Il problema e’ che esse non suscitano una vera e propria rabbia, e non sono nella media nemmeno “scomode“: si tratta quasi esclusivamente di affermazioni fastidiose. Fastidiose perche’ il buon Schietti si ostina ad ammorbare i commenti dei blog di mezzo mondo con la sua parafilosofia. La strategia di queste persone e’ di ammorbare la vita alla gente con la propaganda delle loro idiozie. Poiche’ ad un certo punto ricevono una reazione di fastidio, deducono che la loro “verita‘” sia “scomoda” anziche’ capire che il problema sta nella loro fastidiosa presenza, e non nella loro scomoda verita’. Lo scopo e’ quello di arrivare ad uno scontro, appunto, rabbioso.
E questo e’ dovuto molto semplicemente al fatto che, come ho gia’ scritto, la rabbia e’ la loro condizione esistenziale: rabbia perche’ si sentono impotenti di fronte a banche e multinazionali, rabbia perche’ non riescono a realizzarsi, rabbia perche’ si sentono maltrattati dalla societa’, eccetera. La colpa di tutto questo, ovvero delle loro disgrazie ultime, sta proprio nelle leggende, nei mulini a vento che combattono; e verso i quali rivolgono la loro rabbia. Ma il fatto che la rabbia sia la loro condizione ontologica fa si che essa non sia l’effetto dei mulini a vento,ma la causa. La loro condizione esistenziale e’ di essere arrabbiati, soprattutto, prima di ogni cosa ed a prescindere. Di fatto questi individui si sono aggirati per il mondo, digrignando bile e vomitando odio astioso, con una vocina dentro che chiedeva loro “perche’ tanto odio?” Perche’ tanta ingiustificata rabbia? Improvvisamente arriva il ciarlatano e gli dice: ecco qui, puoi scegliere tra “sono arrabbiato perche’ mi nascondono la verita’ sull’ 11 settembre“, “sono arrabbiato perche’ ci stanno uccidendo con le scie chimiche“, “sono arrabbiato perche’ la free energy viene nascosta al mondo“, eccetera.
In altre parole, le teorie cospirazioniste sono solo un vestito, una copertura che serve a dare una motivazione apparente per una rabbia che altrimenti non si spiega; Blondet e’ arrabbiato perche’ come giornalista e’ una sega fritta, perche’ non ha credito in alcun ambiente giornalistico serio, denunciare il grande complotto degli ebrei gli serve perche’ dire “sono arrabbiato perche’ la mia carriera di giornalista e’ una montagna di letame” suona male, mentre “sono arrabbiato perche’ gli ebrei dominano il mondo e vogliono tagliare un pezzo di pisello a tutti” suona meglio: non contiene un’ammissione di implicito fallimento esistenziale. Ora, qual’e’ la realizzazione massima della rabbia? Contrariamente a quanto si pensa, la massima realizzazione e’ la sua stessa diffusione; perche’ ogni volta che l’arrabbiato vede che qualcuno si arrabbia con lui trae conferma del fatto che fa bene ad arrabbiarsi, e quando qualcuno si arrabbia contro di lui, ha conferma del fatto che le sue teorie sono scomode (quando invece e’ la sua presenza ad essere fastidiosa). Come scriveva Adler in Psicologia Individuale, “il nevrotico trovera’ nella propria nevrosi le energie per sostenere la nevrosi stessa, per quante ne siano necessarie“. (3) O, tradotto in soldoni, essi produrranno sempre piu’ rabbia di quanta ne possiate sopportare; piu’ provocazioni di quanto possiate mantenere la calma, piu’ fastidio di quanto possiate tollerare: l’energia libidica a loro disposizione, la grandezza della forza che li spinge in questo processo ha la cardinalita’ del continuo.
C’e’ un solo modo di neutralizzare questa gente: stabilito che lo scopo principe di queste persone sia di perpetuare e di diffondere lo stato di rabbia “a priori” che produce il loro stato esistenziale, il solo modo di fermarli e’ di evitare i contatti con loro. Essi sono profondamente malati, di una malattia invisibile che si chiama rabbia. Lo scopo ultimo di questa malattia e’ il contagio, e nient’altro che il contagio; non cambierebbe nulla nell’esistenza materiale di queste persone se si scoprisse che la CIA ha demolito le torri gemelle, ne’ se si scoprisse che gli USA vogliono sacrificare la quinta flotta alla guerra contro l’Iran come dice Blondet, in entrambi i casi la nostra italianissima esistenza ne sarebbe inficiata assai poco, ne sarebbero inficiati poco i nostri successi ed insuccessi personali, eccetera. Lo scopo ultimo della rabbia e’ propagarsi. E la sua sconfitta e’ il fatto che gli altri abbiano una vita serena, gioiosa, per nulla arrabbiata. Quindi, caro Schietti, ti dico una cosa: il tuo motore funziona alla perfezione, la free energy e’ alla portata di tutti, la pila di Zamboni potrebbe produrre energia gratis per tutti, (4) ma io sono felice cosi’. E siccome sono felice, non voglio nulla di quanto dici. E sempre sia lodato iptables.

pl3Uriel (1) Ok, ok. Ho conosciuto psicologi adleriani capaci di mettere a posto, in pochi mesi, anni di disastri di apprendisti stregoni. Siccome sono un tecnico, la prima cosa che ho fatto e’ stata di ficcare le mani nella scatola, e ho letto un sacco di cose di Adler. (2) Nella maggior parte dei casi la verita’ e’ comodissima. Sono salito sulla metro stamattina pensando che mi avrebbe portato qui. Era vero. Sarebbe stato peggio se fosse stato falso, e io sbagliando il senso di marcia mi fossi trovato a Cascina Gobba. In questo caso, la verita’ sarebbe comoda mentre la falsita’ sarebbe un rompimento di coglioni. (3) Adler contestava l’affermazione freudiana secondo la quale la rappresentazione della nevrosi di fronte all’analista fosse uno sfogo energetico, un calo libidico sufficiente a fermarla. (4) Non lo penso davvero, ma si tratta di un’affermazione che Schietti non puo’ contestare, visto che gli da’ ragione. La sua rabbia non avra’ quindi espressione, e il meccanismo di tossicita’ della rabbia sara’ fermato.

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Fonte: La Teoria Della Montagna Di Merda (di Uriel Fanelli)
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Canone RAI

la farfalla di Belen e le sue mutandine
la farfalla di Belen e le sue mutandine

Dopo che Il direttore generale di RAI ha messo in chiaro che l’adeguamento all’inflazione non basti. Ci vuole qualcosa di più. 10 euro di più? No, la possibilità di legarlo alle bollette dell’energia elettrica e dopo aver un buco di bilancio stratosferico ecco la nuovissima balzana idea : Alle aziende è stato chiesto di pagare per i computer degli uffici.

La bufera sul cosiddetto canone speciale della RAI è tornata ad imperversare tra le più svariate categorie professionali. I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno recentemente presentato il testo di un’interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e finanze.

Bisogna davvero pagare il canone anche per i personal computer? Stando al testo dell’interrogazione, “a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della RAI in cui si richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti“.

belen-rodriguez
A noi di destra piacciono queste farfalle

A partire dal marzo 2007, l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) ha più volte interpellato gli organi competenti per sapere nello specifico quali apparecchi siano effettivamente soggetti al canone/tassa oltre il televisore. Le risposte ricevute nel corso degli anni sono state spesso “varie e contraddittorie”.

“A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, verrà chiesto di pagare il canone – aveva sottolineato alla fine del 2010 l’ex-ministro Paolo Romani – perchè, ragionevolmente, se uno ha l’elettricità ha anche l’apparecchio TV”. In sostanza, il canone RAI sarebbe stato imposto al di là del possesso di un apparecchio radiotelevisivo.

Vibranti le proteste di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) contro “l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale TV, inclusi monitor per il PC, videofonini, videoregistratori, iPad, addirittura sistemi di videosorveglianza. Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6mila euro l’anno”.

L’interrogazione presentata dai senatori Poretti e Perduca vorrebbe ora sapere “se il ministero dello Sviluppo Economico ha concluso il proprio approfondimento tecnico giuridico in merito a quali apparecchi, oltre al televisore tradizionale, siano soggetti al pagamento del canone TV”.

“Ove tale approfondimento sia giunto a termine – si legge nel testo – quali apparecchi sottoelencati presuppongono il pagamento del canone di abbonamento: videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione Internet, videofonino, tvfonino, iPod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a se stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale“.

farfallina gay
Alla sinistra piacciono queste farfalle

E ancora, in conclusione: “ove invece tale approfondimento non sia ancora giunto a termine, cosa intenda fare il Governo per rimediare al comportamento illegittimo della concessionaria del servizio pubblico, la quale chiede il pagamento del canone speciale anche per personal computer collegati in rete”.

Si paga, tanto perchè l’11 giugno del 1995. in un referendum le votazioni per la privatizzazione RAI decretarono una vittoria per il si :

Abrogazione della norma che definisce pubblica la RAI, in modo da avviarne la privatizzazione.

Quesito: Volete Voi l’abrogazione: a) dell’art. 2, comma 2, della legge 6 agosto 1990, n. 223, recante “Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato”, limitatamente alle parole “a totale partecipazione pubblica”; b) dell’art. 1 del decreto legge 19 ottobre 1992, n. 408, convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 1992, n. 483, recante “Disposizioni urgenti in materia di pubblicità radiotelevisiva”?

    Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 13 736 435 54,90%
RISPOSTA NEGATIVA NO 11 286 527 45,10%
bianche/nulle   2 784 234  
Totale voti validi   25 022 962 2

Discount Italia

sessantamilioni di pecore
sessantamilioni di pecore

Per decenni l’Italia è stato un Paese a “sovranità limitata” con una politica estera e di Difesa coordinata e in molti casi imposta dai nostri principali alleati e soprattutto dagli statunitensi. Dal dopoguerra non era però mai successo che il nostro Paese si trovasse guidato da un “governo d’occupazione” che rispondesse direttamente alle “potenze occupanti” come accade oggi con il cosiddetto governo tecnico imposto dai franco-tedeschi e dalla nomenklatura della Ue e messo insieme dal Quirinale consultandosi anche con la Casa Bianca che ha suggerito i ministri di Esteri e Difesa. Due figure di sicura fede atlantista come l’ambasciatore a Washington Giulio Terzi e il chairman del Comitato Militare della Nato, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola. Uomini idonei a garantire che l’Italia resterà un fedele alleato dell’America e manterrà i suoi impegni militari in Afghanistan. Nella sua prima audizione in Parlamento, Di Paola ha infatti confermato questo impegno mentre il titolare della Farnesina (ormai un mito per la stampa italiana perché usa Twitter) ha esordito sulla crisi iraniana dichiarando che “l’Italia sostiene con piena convinzione il piano di sanzioni economiche nei confronti dell’Iran annunciato dall’Amministrazione statunitense”. Più appiattiti di così! Dopo l’attacco all’ambasciata britannica a Teheran, Terzi ha ritirato il nostro ambasciatore nonostante sul piano commerciale l’Italia abbia molti interessi in Iran. Nel timore di apparire poco filo-americano si è poi recato in Turchia a perorare la causa dell’ingresso di Ankara nella Ue, come chiedono da tempo gli Usa. Posizioni che ci auguriamo siano state negoziate in cambio di robuste contropartite ma che temiamo costituiscono un pedaggio obbligato e gratuito nei confronti delle potenze occupanti. A Washington saranno certo soddisfatti ma per ora Terzi assomiglia più a un sottosegretario di Hillary Clinton che a un ministro italiano. Del resto Obama non ne poteva più di Silvio Berlusconi che aveva avuto (forse l’unica iniziativa degna di nota del suo governo) l’ardire di sviluppare una politica energetica e strategica con la Russia  di Putin e la Libia di Gheddafi che ci garantiva ampia autonomia, forse troppa per i nostri “tutori”.  Sia chiaro, la classe politica è indifendibile e la sua colpa più grave non è solo di aver consentito questa nuova forma d’invasione straniera ma di esserne in qualche modo complice. Le opposizioni e parte della stessa ex maggioranza non hanno fatto altro che ripetere che l’Europa  (parola pronunciata sempre con tono solenne, come faceva Romano Prodi) e “i mercati” volevano le dimissioni di Silvio Berlusconi. Nessuno che abbia avuto il coraggio di affermare che i governi italiani vengono fatti cadere dagli elettori italiani, non dalle banche, dagli speculatori, dagli stranieri e dai burocrati di Bruxelles. Invece sono tutti in ginocchio davanti a loro, divinità supreme ma sobrie. Nella migliore tradizione italiana, “Franza o Spagna purché se magna”.

Eppure i vertici del mondo bancario e della Ue non sono più credibili dei nostri politici. Numerose inchieste hanno dimostrato lo sperpero di miliardi di euro da parte di Bruxelles e Strasburgo, gli eurodeputati costano di più e hanno più privilegi di quelli nazionali e la Bce nel 2008 alzò il costo del denaro nonostante gli evidenti sintomi di crisi dell’economia per rallentare  un’inflazione immaginaria determinata solo dal petrolio che aveva superato i 140 dollari al barile. Jean Claude Trichet ci ha riprovato nella primavera scorsa, ancora una volta confondendo l’inflazione con il petrolio alle stelle a causa della guerra libica. Ha alzato di nuovo il costo del denaro (e dei nostri mutui)  nonostante di ripresa si parlasse solo nelle preghiere. Giusto per dare un senso di continuità alle iniziative della Bce il nuovo presidente, Mario Draghi, ha deciso di riabbassarli dello 0,25 per cento la settimana scorsa. E poi ve lo ricordate il sobrio professor Monti magnificare all’Infedele di Gad Lerner il successo dell’euro che aveva costretto la Grecia ad assimilare “la cultura della stabilità”? Chi ci impone regole, governi e programmi economici non sembra brillare per competenza e autorevolezza. La costruzione dell’Europa del resto non ha mai avuto molto a che fare con il consenso popolare. Nessuno ha mai chiesto agli italiani e a molti altri popoli se volessero l’adesione all’Unione o all’euro. La Ue non è riuscita neppure ad avere uno straccio di Costituzione poiché quella messa a punto è stara bocciata negli unici due referendum indetti in Olanda e Francia. Poco amate dagli elettori europei (che eleggono i parlamentari nazionali da inviare a Strasburgo ma non i membri della Commissione) le elefantiache e costosissime caste che guidano la Ue e la Bce detestano referendum e suffragi popolari.  Quando in Grecia il premier Papandreu ha “osato” proporre un referendum per chiedere ai cittadini se volevano i sacrifici per restare nell’euro è stato “fucilato”  da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy , quest’ultimo lo ha anche insultato in uno dei suoi ormai consueti “fuori onda programmati”. Pochi giorni dopo il premier greco è stato costretto a dimettersi dalla defezione (casuale?) di quattro deputati del suo partito e a guidare  il nuovo governo (ovviamente tecnico) è stato chiamato un banchiere, Lucas Demetrios Papademos, ex governatore della Banca Centrale greca ed ex numero due della Bce. Dovrà gestire un programma di austerity nel quale i saldi di Stato consentiranno ottimi affari per la grande finanza, i grandi investitori, gli speculatori e i grandi gruppi internazionali, soprattutto quelli franco-tedeschi perché le banche di Parigi e Berlino detengono buona parte del debito greco.

Nonostante l’Italia rappresenti l’ottava potenza economica mondiale non è stata trattata meglio. Anche Berlusconi ha avuto i suoi “traditori” e i suoi” avvertimenti”.  Come l’attacco borsistico a Mediaset (meno 12 per cento in un sol giorno) che ha “consigliato”  il premier di  ritirare l’idea di posticipare le dimissioni e appoggiare la candidatura di Monti, nominato poche ore dopo senatore a vita dal Quirinale. Fino a pochi anni or sono sarebbe bastato molto meno per denunciare minacce alla democrazia o ingerenze esterne nella vita politica italiana. Appena  nominato il sobrio premier Mario Monti è andato in ginocchio dal presidente della commissione europea Josè Manuel Barros a farsi indicare le priorità della sua agenda, poi dal presidente del consiglio europeo Herman van Romupuy, da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a promettere che “farà i compiti a casa” e a “impressionare” la cancelliera tedesca per le misure che adotterà delle quali non aveva però ancora informato né il Parlamento né l’opinione pubblica. Ora però che la nuova manovra da 25 miliardi di euro sta prendendo corpo siamo impressionati anche noi ma non certo in positivo. Di fatto solo tasse per tutti, una stangata più che una manovra che sembra voler affossare ogni possibilità di sviluppo rendendoci ancora più sudditi e meno cittadini. E’ questa la rivoluzione liberale dei professori/banchieri? E’ questa la svolta che ridarà fiato all’economia italiana? Roba che non era più una novità già ai tempi dei governi Andreotti. Per attuare queste misure non c’era bisogno di scomodare i luminari della Bocconi o il gotha dei banchieri, bastava e avanzava la nostra penosa classe politica. Infatti queste misure rivoluzionarie hanno soddisfatto la Merkel e Sarkozy che hanno espresso a Monti “fiducia e sostegno”, forse perché il professore ha accettato di trasformare l’Italia in un bel discount grazie all’impegno ad abrogare la “golden share”, il meccanismo che ha finora permesso allo Stato di conservare il controllo di aziende strategiche nei settori energetico, comunicazioni e difesa: Eni, Snam rete gas, Enel, Telecom e Finmeccanica. Una questione di libertà di mercato sottolineano alla Ue e alla Bce, dove le pressioni sull’Italia in tal senso sono fortissime ma dove nessuno sembra aver fretta di demolire meccanismi simili presenti in Germania, Francia e altri Paesi dell’area euro per impedire “scalate” agli asset strategici nazionali. Ma è possibile che con l’euro che rischia di andare a fondo Ue e Bce non abbiano di meglio a cui pensare che alla “golden share” italiana?  Possibile che tutte le misure urgenti per le quali il governo Berlusconi era inadeguato e che dovevano essere adottate immediatamente (pena la catastrofe) non se ne sia vista nemmeno una ma si parli di “golden share”? Il motivo pare evidente e lascia aperti molti sospetti circa il perché all’Italia, con i conti per molti versi più in ordine di quelli francesi (che possono rifiutare il controllo di Bruxelles sul loro bilancio) o britannici (che hanno avuto la scaltrezza di restare fuori dalla truffa dell’euro), non sia stato concesso il privilegio di andare al voto come la Spagna. Prima di tornare ad essere un Paese democratico dobbiamo vendere, anzi svendere considerati i chiari di luna borsistici, le nostre aziende di punta agli stranieri, o per meglio dire ai nostri concorrenti. Quei Paesi (dagli Usa alla Gran Bretagna, dalla Francia alla Germania) che come si è visto chiaramente in questi ultimi tempi (dalle questioni finanziarie alla guerra in Libia) possono venire definiti partner solo da chi è in affari con loro.

Perché è evidente che nell’attuale situazione, con Finmeccanica che dopo il recente (casuale?) mega crollo borsistico ha una capitalizzazione di appena due miliardi ( solo i suoi beni immobili valgono il doppio), abrogare entro un mese la “golden share” significa consentire ai colossi anglo-americani e franco-tedeschi della Difesa (Thales e EADS  in testa) di inglobare il gruppo italiano o le sue aziende più competitive. Pochi giorni or sono a Berlino è stato firmato un accordo di militare tra Italia e Germania  che dovrebbe  bilanciare l’asse franco-britannico nel campo della Difesa (a proposito di Europa unita !) e che prevede una stretta cooperazione industriale in diversi settori ma che potrebbe trasformarsi in sudditanza tecnologica dell’Italia se svendessimo le nostre aziende del settore. I segnali in questo senso ci sono tutti e un documentato articolo della Stampa ( I francesi di Thales vogliono i gioielli dell’industria bellica) ha evidenziato il concreto interesse della francese Thales ad acquisire Oto Melara e Wass.  Fino a un anno or sono coi francesi si discuteva di joint ventures paritetiche, oggi i Galli calano in Italia al grido di “guai ai vinti” come fece Brenno un po’ di tempo fa. Certo il sobrio Mario Monti ha detto subito, nel discorso di presentazione del suo governo in Parlamento, che si offende a sentire parlare di “poteri forti”, di governo dei banchieri che ha usurpato il potere al popolo benché proprio la grande finanza sia stata all’origine della crisi nella quale ci dibattiamo dal 2008.  Peccato che mentre la stampa italiana si è sdraiata adorante ai suoi sobri piedi a Parigi il quotidiano “Le Monde” abbia ricordato in un articolo del 14 novembre dal titolo eloquente ”Goldman Sachs, le trait d’union entre Mario Draghi, Mario Monti et Lucas Papadémos”  che gli uomini al governo senza il  consenso elettorale  in Italia, Grecia e alla Banca centrale europea sono consulenti della grande banca statunitense la cui formidabile influenza in Europa sembra essere sfuggita a molti. Monti del resto ha ragione quando afferma che di poteri forti purtroppo non ne esistono in Italia. Infatti il nostro Paese è oggi in mano a poteri forti stranieri e non certo amichevoli. Non si spiega infatti perché le banche italiane siano sotto osservazione dalla Bce ma non lo siano invece quelle tedesche e francesi che, a differenza delle nostre, sono letteralmente zeppe di titoli-spazzatura. Molte banche greche, altro Paese sotto occupazione, sono in svendita e i grandi gruppi bancari internazionali sono già pronti a mangiarsele. Probabilmente molto presto i professori ci diranno sobriamente che le nostre aziende e banche vanno vendute agli stranieri, sacrificate  sull’altare della riduzione del deficit e nel nome di un liberismo che è ufficialmente un  dogma per tutti ma che i forti non applicano in casa loro e i deboli subiscono. Dopo aver fatto man bassa al “discount Italia” le potenze occupanti potrebbero anche farci tornare a votare, come un lander tedesco o un dipartimento d’oltremare francese.

di Gianandrea Gaiani : TEMPO DI SALDI AL DISCOUNT ITALIA ?, Foto Bastardidentro

Effetto Monti lo spread oltre 520

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Quello che ai più sfugge è che il differenziale tra Btp e Bundtedeschi oltre la soglia psicologica dei 500 punti base con rendimento al 7% non può far altro che obbligare il governo a varare entro breve un’altra manovra economica per riuscire a pagare quegli stessi interessi da capogiro che servono allo Stato per “piazzare” sul mercato i propri titoli

Oggi come ad ottobre: nulla è cambiato. Basta dare un’occhiata al grafico dell’ultimo trimestre per capire che le dimissioni di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi non sono servite a niente. Adesso, però, le cassandre della sinistra tacciono, i giornali progressisti volano bassi e l’intellighentia dei poteri forti rivede le proprie posizioni. Perché non c’è più il Cavaliere da impallinare per una crisi economica che non nasce in Italia e che l’Italia non può risolvere (guarda il grafico interattivo).

Ci credevano davvero tutti quanti: cacciato Berlusconi tutto si sistemerà. Era diventato un mantra, una vera ossessione. Il leader Pd Pierluigi Bersani lo diceva una volta al giorno, manco gliel’avesse ordinato il medico. Da Repubblica al Fatto Quotidiano, dall’Economist al Financial Times: tutti a puntare il dito, sputare in faccia, accusare. Berlusconi capro espiatorio di una finanza che ha divorato i risparmi degli italiani. Non dev’essergli sembrato vero a tutti gli antiberlusconiani di poter addossare sulle spalle del Cavaliere le stregonerie dello spread. Già il 14 luglio l’Economist profetizzava il crollo del Belpaese e accusava l’allora presidente del Consiglio di aver dato un messaggio al mercato internazionale: “Picchiate noi perché siamo i più deboli”. Già in estate la sinistra furoreggiava. E dalle kermesse agostane di partito i vari leader assicuravano che solo le dimissioni di Berlusconi avrebbero salvato l’Italia. Da allora gli attacchi si sono fatti sempre più efficaci. Il 27 novembre il Times ha dipinto il Cavaliere come un clown e gli ha intimato di farsi da parte. Il 6 novembre, invece, il Financial Times lo ha accusato di ignorare la crisi del debito con il direttore Lionel Barber che lo ammoniva: “Nel nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vattene“.

Le tesi antiberlusconiane che circolavano in autunno sui quotidiani esteri, più che fondarsi sull’andamento dei titoli a Piazza Affari e sullo spread, scopiazzavano pedissequamente gli starnazzamenti dei vari leader all’opposizione. Il 25 ottobre il differenziale già galoppava verso la soglia record dei 400 punti base. Da lì l’idea di Bersani di usarlo come cavallodi Troia per tentare la spallata.  “Ora non c’è più tempo per crogiolarsi con le favole – diceva – per far ripartire l’Italia ha bisogno di un colpo di reni, di discontinuità sul piano politico”.

Con novembre lo spread è balzato dai 390 ai 560 punti base. Un vero e proprio sussulta. E giù attacchi al Cavaliere. Ai primi del mese Massimo D’Alema assicurava: “E’ bastata la voce delle sue dimissioni per far calare di colpo i tassi d’interesse, mentre quando ha smentito gli interessi sono cresciuti. E’ la dimostrazione di quanto costa Berlusconi agli italiani”. E la laeder degli industriali Emma Marcegaglia gli faceva eco chiedendo – prepotente – l’intervento del capo dello Stato: “Se ci saranno le condizioni, dovrà intervenire”. Secondo la Confindustria uno spread oltre i 500 punti sarebbe costato al Paese quasi 9 miliardi di euro. A condire l’assalto al Cavaliere ci pensava anche Repubblica che, negli stessi giorni, invitava Berlusconi a seguire le orme di José Luis Zapatero: “Il mercato si interroga sul valore dell’addio di Berlusconi, almeno in termini di interessi sul debito pubblico. Secondo gli analisti un’uscita di scena del premier vale almeno 100 punti base sullo spread tra i btp decennali italiani e i bund tedeschi. Tradotto in soldoni, è un risparmio di 15 miliardi di euro in tre anni”. Il Fatto Quotidiano arrivava addirittura a inventarsi la “tassa Berlusconi”: “Il differenziale sui Bund tedeschi sta costando molto caro alle banche e a chi, in questo periodo, deve chiedere un finanziamento”.

Dallo spauracchio all’ossessione il passo è stato davvero breve.E’ infatti bastata una prima pagina del Sole 24Ore per mandare tutti nel panico. “Fate presto” il titolo scelto dal direttore Roberto Napoletano riprendendo il titolo apparso sul Mattino di Napoli tre giorni dopo il terremoto del 23 novembre del 1980 che sconvolse l’Irpinia. Leggere il quotidiano della Confindustria e ascoltare i panegirici di Giorgio Napolitano era la stessa cosa: appelli all’unità nazionale, richieste di sacrifici per tutti e, sotto sotto, il diktat “Berlusconi deve dimettersi”. Tanto che il 12 novembre le dimissioni del Cavaliere sono arrivate. Un gesto di responsabilità istituzionale che è stato accolto dai fischi e dagli insulti degli anti berlusconiani che per due giorni si sono dati ai festeggiamenti.

Caroselli nelle strade di Roma, brindisi nelle scuole occupate, scritte ingiuriose sui muri della Capitale. Una festa di liberazione, insomma. “Il dittatore di Arcore è caduto”, gridavano mentre in via del Nazareno i democratici festeggiavano vestendo i panni dei partigiani trionfatori.

Poi è arrivato Mario Monti. Poi è arrivato il governo tecnico. E qualcosa è cambiato? Eccome. La stampa progressista ha svelenito il clima e si è scordata di informare i lettori che tra il 14 e il 15 novembre lo spread tra Btp e Bund è tornato a salire a 540 punti base per poi tornare a scendere a fine mese a 483. Una vera e propria altalena che non guarda in faccia nessuno. Ma col Professore al governo l’Unione europea si è fatta sorniona, la stampa internazionale si è scordata della crisi del debito italiano e la Confindustria è andata in letargo. Con dicembre, infatti, i soloni non pointificavano già più di finanza e di economia. Qualcuno si è fatto sentire all’Immacolata quando il differenziale ha tirato un sospiro di sollievo ed è sceso a quota 358 punti. Un miraggio. Nessuno ci credeva realmente. Tanto che sono bastate un paio di settimane per far tornare tutto come era prima. Cos’è successo nel mentre? La manovra è stata approvata alla Camera (16 dicembre) e al Senato (22 dicembre).

Oggi come ieri, dunque.

Tre mesi di differenziale tra Btp e Bund
Tre mesi di differenziale tra Btp e Bund

Inutili le dimissioni di Berlusconi. I soli effetti della manovra “salva Italia”si sono sentiti nel magro Natale. Con le associazioni dei consumatori che hanno calcolato un calo degli acquisti per 400 milioni di euro. Qualcuno ha parlato del “peggior Natale degli ultimi dieci anni”. E, al ritorno dalle vacanze, l’andamento di Piazza Affari resta incerto anche a causa dello spread che questa mattina è tornato a varcare la soglia psicologica dei 500 punti toccando quota 522 per poi ripiegare sotto i 490 grazie alla boccata d’ossigeno data dall’asta sui Bot. Il successo ottenuto dal Tesoro non riesce ad alleviare le tensioni sui titoli di stato. Tanto che nel giro di poche ore il differenziale è tornato a salire oltre i 510 punti base.Adesso, però, nessuno più parla. Nessuno chiede dimissioni. A Bersani non passa nemmeno per la testa l’idea di pretendere un passo indietro dal governo tecnico. La Confindustria non si sbraccia a dettare la ricetta per salvare il Paese. I vari Economist e Financial Times non pontificano più sul futuro dell’Italia e sulla tenuta della moneta unica. I vertici di Bruxelles non caldeggiano, a cadenza quotidiana, misure più incisive. Più che i cori di Natale, si sentono sospiri da Quaresima. Tra i palazzi capitolini si bisbiglia appena. Columnist ed editorialisti hanno riposto la stilografica nel taschino: per l’occasione stanno imparando a fare gli equilibristi con le parole. In giro non si vedono più falchi e leoni, soltanto candidi agnelli. Amen, e così sia.

Da il Giornale, di Andrea Indini – 28 dicembre 2011, 21:30

MES – il nuovo ordine europeo

Dittatura europea
Dittatura europea

Si tratta di un trattato che istituirebbe una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo europeo di stabilità (MES).
Il Collegio sarà composto da 17 ministri delle Finanze, che diventeranno governatori.

Sono loro che prenderanno le decisioni.

I parlamenti nazionali non avranno nessuna autorità su questi nuovi governatori che beneficeranno di una totale immunità (come tutte le persone che vi lavoreranno).
Bruxelles ha finora rilasciato solo una copia del trattato. In inglese! (96,5% della popolazione dell’area dell’euro parlano altre lingue!)

Un nuovo, discutibile trattato che potrebbe essere approvato entro la fine del 2011.

Ecco cos’è, cosa comporta, quali esorbitanti poteri attribuisce e quali privilegi conferisce ai suoi governatori, tra i quali il nuovo presidente del Consiglio italiano Mario Monti.

… i principi ispiratori di questa commissione sovranazionale ha come fine ultimo, l’abbattimento delle basi democratiche e delle libertà individuali dei popoli…

Il meccanismo di stabilità e la revisione semplificata del Trattato di Lisbona Istituto Affari Internazionali

Il meccanismo permanente di stabilizzazione europea Camera dei deputati

Testo integrale del MES (in Italiano)

Non sono riuscito a trovare il testo integrale. Se qualcuno di voi avesse il link al documento ufficiale mi farebbe una grossa cortesia nel segnalarmelo.

PS; l’immagine si riferisce alla presenza organizzata e attiva in Europa del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea: Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria… e naturalmente Italia! (aggiornata dicembre 2010). Questo tanto perchè i comunisti non esistono più!

Unione sovietica europea

europa comunista
europa comunista

Ascoltate attentamente questa intervista fatta al deputato europeo Nigel Farage.

Io ho poco da scrivere perchè ho già detto tutto quello che dovevo dire nei post in cui parlavo di Vladimir Bukowski.

Posso solo ringraziare gli utili idioti di sinistra che ci hanno voluto in europa e che ancora non hanno capito che loro “si” stanno facendo il lavoro di sostegno all'”ordine mondiale” delle banche.

In parole povere stanno facendo il gioco di coloro che tanto odiano … o fanno finta di odiare.

Buona visione :