Tag: paracadutisti

L’Italia ha eroi di guerra però se ne vergogna

colonnello marco centritto
Colonnello Marco Centritto

Potremmo chiamarli ”eroi ignoti”, o quasi, i militari decorati il 10 maggio a Viterbo in occasione della festa dell’Aviazione dell’Esercito. Di loro ha parlato il sito specializzato Perseo News e i loro nomi sono apparsi sulla Gazzetta Ufficiale insieme ad altri soldati decorati per le operazioni dell’estate 2009 in Afghanistan. In tutto una decina tra paracadutisti e piloti di quegli elicotteri da attacco Mangusta che dal 2007, anno in cui furono schierati a Herat, hanno salvato la vita a centinaia di soldati italiani, alleati e afghani caduti nelle imboscate talebane. I cannoni da 20 millimetri e i missili Tow dei Mangusta hanno ucciso in cinque anni un numero elevato di miliziani che nessuna fonte ufficiale indicherà mai. Indipendente dal colore dei governi di Roma Sulle operazioni belliche, sul numero di nemici uccisi e sugli atti di eroismo dei nostri soldati in Afghanistan la Difesa ha sempre mantenuto un basso profilo. Parlare di battaglie, nemici uccisi ed eroi che fanno strage di talebani manderebbe in soffitta anni di retorica sulle “missioni di pace” che evidenzia le attività umanitarie dei nostri militari e nasconde dietro silenzi ed eufemismi i combattimenti. Come in tutte le guerre, anche in quella afghana non mancano gli atti di valore. Sono decine i militari italiani decorati negli ultimi anni per eroismo in combattimento (anche in Iraq) la gran parte dei quali destinati a restare sconosciuti o quasi all’opinione pubblica. Tra gli ultimi dieci decorati c’è il colonnello Marco Centritto (nella foto), medaglia d’oro al valore dell’Esercito. Nell’estate 2009 guidava a Herat la task Force Fenice che raggruppa gli elicotteri Mangusta da attacco, Chinook cargo e AB 205 multiruolo. Centritto è pilota provetto di tutti questi velivoli e in quell’estate calda, che vide i parà della Folgore guidati dal generale Rosario Castellano all’offensiva in tutto l’Ovest afghano per strappare ai talebani il controllo del territorio, non era difficile vederlo decollare ai comandi di un agile Mangusta e il giorno dopo ritrovarlo alla guida di un pesante birotore Chinook. La motivazione della decorazione, ottenuta per gli atti di valore compiuti tra il 10 e il 14 giugno nei settore di Bala Murghab, parla chiaro. Alla guida dell’aeromobile, benché colpito dal fuoco avversario in più punti del velivolo, con manifesto rischio della propria vita completava le missioni di volo e perseverava nel garantire il prezioso supporto di fuoco. Grazie alla pronta capacità di reazione, all’indomito coraggio e all’efficacia dell’azione, riusciva a neutralizzare la minaccia e a completare con successo le missioni affidategli”. Tradotto dal militarese Centritto e i suoi piloti si distinsero nella battaglia per allargare l’area controllata dagli italiani a Bala Murghab. Scontri durissimi che videro i jihadisti decapitare alcuni soldati afghani catturati e nei quali, solo il 10 giugno, vennero uccisi oltre 90 talebani molti dei quali falciati dalle raffiche dei Mangusta. In quel settore il colonnello Marco Tuzzolino, alla testa del 183° reggimento paracadutisti, ha meritato la medaglia d’argento al valore per aver guidato l’assalto al posto di frontiera con il Turkmenistan di Monchak, occupato dai talebani, “conducendo personalmente un elisbarco ad altissimo rischio”. Il colonnello Andrea Ascani e il maggiore Stefano Salvadori sono stati decorati rispettivamente con la medaglia al valore d’argento e di bronzo per l’intervento effettuato il 28 agosto 2009 a Pusth Rod, 20 chilometri a nord di Farah, dove i talebani attaccarono una stazione di polizia afghana il giorno dopo aver fatto esplodere un ordigno sotto un blindato Lince dei paracadutisti. I Mangusta intervennero in soccorso degli agenti afghani sotto assedio e Ascani “a rischio della propria vita, benché fatto segno a fuoco e con il proprio elicottero colpito, proseguiva nell’azione riuscendo a neutralizzare gli elementi ostili”. Anche l’elicottero di Salvadori venne colpito dal fuoco talebano ma il maggiore “proseguiva con efficacia l’azione di contrasto , fino alla neutralizzazione delle sorgenti di fuoco ostili”. Eroi di guerra, decorati oggi quasi in silenzio per battaglie combattute e vinte tre anni or sono.

Gianandrea Gaiani

Desideri

junio valerio borghese
Comandante Junio Valerio Borghese

Lista dei libri che mi piacerebbe avere

“I Mezzi D’assalto ” Anno2001 (Uff.Storico Marina Militare)
“La Mia Avventura A Ivrea” Anno 2003 Di Mario Giglio (Stampacolor)
“90 Uomini In Fila Allineati Sul Mirino Della 37 ” Anno1989 Di Sergio Bozza (Greco E Greco)
“Affondate Borghese” Anno1991 Di Angelo Faccia (Associazione Culturale Uno Dicembre Di Perugia)
“All’ultimo Quarto Di Luna” Anno 2005 Di Luigi Romersa (Mursia)
“Attivita’ In Mar Nero E Lago Ladoga” Anno 1972 (Uff.Storico Marina Militare)
“Battaglione Lupo 1943-45” Anno 2002 Di Guido Bonvicini (Ed. Del Senio)
“Breve Sogno “Anno 2005 Di Franco Martinelli (Liguori Editore)
“Breve Storia Dei Siluri A Lenta Corsa” Anno2002 (Uff.Storico Marina Militare)
“Buscando Per Mare Con La Decima Mas” Anno 2001 Di Luciano Barca (Editori Riuniti)
“Come La Fenice” Anno 2003 Di Perissinotto-Panzarasa (Ed. Lupo)
“Con Il Barbarigo A Nettuno” Anno 2005 Di Luciano Luci Chiariti ( Effepi)
“Dalla X Mas Alla Rivolta Di Algeri” Anno 2002 Di Franco Grazioli (Settimo Sigillo)
“Decima Flottiglia Mas” Anno 2005 Di J.V. Borghese (Lo Scarabeo)
“Decima Flottiglia Nostra” Anno 2001 Di Sergio Nesi (Mursia)
“Decima Marinai Decima Comandante” Anno 2002 Di Guido Bonvicini (Mursia)
“Decima Mas.I Mezzi D’assalto Della Marina Italiana” Anno1995 (Italia Editrice)
“Decima|.Ennepi Si Raccontano” Anno 1997 Di Sergio Bozza (Greco E Greco)
“Diario Di Un Fascista Alla Corte Di Gerusalemme” Anno 2002 Di Fiorenzo Capriotti (Ed In Proprio)
“Due Della Decima” Anno 2002 Di Bedeschi-Maluta (Ed In Proprio)
“Fascisti Dopo Mussolini” Anno 1996 Di Mario Tedeschi (Settimo Sigillo)
“Fascisti Senza Mussolini” Anno 2006 Di Giuseppe Parlato (Il Saggio)
“Gli Arditi Del Mare” Anno 1934 Di Corrado Rossi
“Gli Assaltatori Del Mare” Anno 2002 Di Luis De La Sierra (Mursia)
“Guerra Negli Abissi” Anno 1998 Di Pietro Caporilli (Settimo Sigillo)
“I Fantasmi Di Nettunia” Anno 2000 Di Daniele Lembo (Settimo Sigillo)
“I Mezzi D’assalto Della X Flottiglia Mas 1940-1945″Anno 1991di Bagnasco-Spertini (Albertelli Editore)
“I Nuotaturi Paracadutisti” Anno? Di Armando Zarotti (Auriga)
“I Ragazzi Di Capo Bottero.Btg Risoluti Della X Flottiglia Mas” Anno 2007 (Novantico)
“I Reparti Speciali Italiani Nella Seconda Guerra Mondiale” Anno 2001 Di Luigi E. Longo (Mursia)
“I Vinti Di Salo'” Anno 1995 Di Ugo Franzolin (Settimo Sigillo)
“Il Battaglione Guastatori Alpini Valanga Della Decima Flottiglia Mas” Anno 2001 A Cura Di Raffaele Della Serra
“Il Bel Battaglione” Anno 2002 (C.D.L. Edizioni)
“Il Btg Risoluti Della X Mas” Anno1998 Di Pierfranco Malfettani (Novantico)
“Il Comandante Bardelli” Anno 2005 Di Andrea Lombardi (Effepi)
“Il Comandante Salvatore Todaro” Anno1970 Di Armando Boscolo ( G,Volpe Editore)
“Il Golpe Borghese” Anno 2006 Di Adriano Monti (Lo Scarabeo)
“Il Prigioniero Di Wanda” Anno 2002 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“Il Principe Nero” Anno 2007 Di Greene-Massignani (Mondadori)
“Il Servizio Ausiliario Femminile Della Decima Mas” Anno 2003 Di Marino Perissinotto (Ermano Albertelli)
“Inseguendo Un Sogno.Noi,I Ragazzi Della Decima” Anno 2006 Di Walter Jonna (Ritter)
“Italia Uber Alles” Anno 2006 Di Lapo Mazza Fontana (Boroli Editore)
“Junio Valerio Borghese E La X Flottiglia Mas” Anno 2003 Di Mario Bordogna (Mursia)
“Junio Valerio Borghese.Un Principe,Un Comandante,Un Italiano” Anno2005 Di Sergio Nesi (Lo Scarabeo)
“La Decima Flottiglia Mas E La Venezia Giulia” Anno 2003 Di Sole De Felice (Settimo Sigillo)
“La Decima Mas” Anno 1984 Di Ricciotti Lazzero (Rizzoli)
“La Generazione Che Non Si E Arresa” Anno1993 Di Giorgio Pisano’ (C.D.L. Edizioni)
“La Guerra Nel Dopo Guerra In Italia” Anno 2007 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“La Guerra Segreta Oltre La Linee” Anno 2001 Di Aldo Bertuzzi (Mursia)
“La Mia Decima Da Malta Alle Hawai” Anno2000 Di Fiorenzo Capriotti (Italia Editrice)
“La Repubblica Di Salo’| (Fascicolo)” Anno 1980 (Rizzoli-Corriere Della Sera)
“La Resistenza Fascista| .Fascisti E Agenti Speciali Dietro Le Linee” Anno 2004 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“La Scelta” Anno 1990 Di Attilio Bonvicini (Edizioni Virgilio)
“Le Audaci Imprese Dei Mas” Anno 1931 Di Ettore Bravetta (Edizioni Agnelli Milano)
“Le Streghe Di Mare” Anno2003 Di Vittorio G. Rossi (Il Castello)
“Luigi Ferraro Un Italiano”Anno 2000 Di Gaetano”Nin㬔 Cafiero ( Edizioni Ireco)
“Maro Della Decima Flottiglia Mas” Anno 2002 Di P. Calamai N.Pancaldi M.Fusco (Lo Scarabeo)
“Maro’ Gli Ultimi Eroi” Anno 2005 Di Vito Bianchini Ciampoli (Lo Scarabeo)
“Mio Fratello Maro’ Della X” Anno 2004 Di Pier Domenico Rossi (Lo Scarabeo)
“Morte A Partita Doppia” Anno 2003 Di Ferrucio Buonaprole (Lo Scarabeo)
“Per L’onore” Anno 2003 Di Napoleone Bianchini Ciampoli (Settimo Sigillo)
“Questa E La Decima” Annio 2005 (Italia Living History Group)
“R.S.I.” Uniformi. Distintivi,Equipaggiamenti E Armi 1943-45″ Anno1989 Di Guido Rosignoli (Albertelli Editore)
“Rivisitando Storie Gia’ Note Di Una Nota Flottiglia” 1-2 Anno 2000 Di Sergio Nesi (Lo Scarabeo)
“Senio.Primavera 1945 ” Anno 1991 Si Sergio Bozza ( Greco E Greco)
“Si Bella E Perduta + Elenco Caduti Del Btg Barbarigo” Anno 2004 Di Mario Tedeschi (Tedeschi C. Ed.)
“Solo Per La Bandiera” Anno 2002 Di Nino Buttazzoni (Mursia)
“Sotto Tre Bandiere” Anno 2005 Di Giorgio Farotti (Effepi)
“Taranto.Fate Saltare Quel Ponte” Anno 2002 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“Teseo Tesei E Gli Assaltatori Della Regia Marina” Anno 2006 Di Gianni Bianchi (Locman)
“Ufficio Stampa E Propaganda Della Decima Mas” Anno 2003 Di Pasca Piredda (Lo Scarabeo)
“Un Alcione Dalle Ali Spezzate” Anno 2003 Di Sergio Nesi ( Lo Scarabeo)
“Volontari Di Francia” Anno2006 Di Carlo Panzarasa (Ass Culturale Novecento)
“Missione Segreta Mar Nero” Di Renato Cepparo.Edizioni Istituto Europa 1972
“Odysseus” Di Alberto Fazio.Edizioni Occidentale 1997
Campo X Il Campo Dell’onore(Due Volumi)
Cento Uomini Contro Due Flotte.Di Virgilio Spigai Ristampa,Edizioni 2008
Colpo Di Stato Di Camillo Arcuri.Edizioni Bur 2004
Con Onore Per L’onore Di Giuseppe Rocco.Greco E Greco 1998
Decima Tarnova Di Giorgio Giombini, Antonio Delfino Editore 2006
Eroismo Italiano Sotto I Mari Di R.B. Nelli.De Vecchi Editore 1968
Fascist Criminal Camp Di Roberto Mieville.Tipografia L’artistica 2003
Fino Alla Fine Di Marino Perissinotto,Edizioni In Proprio1996
Gli Arditi Del Mare Di Marc’antonio Bragadin,Ministero Della Marina 1942
I Mezzi D’assalto Della Marina Italiana Di Alfredo Brauzzi.Rivista Marittima 1991
I Sommergibili Tascabili Italiani.Di Daniele Lembo
Il Bocia Va In Guerra Di Pierluigi Tajana.Edizioni Italia 2008
Il Campo Della Memoria Del Gen.Farotti.Edizioni Italia 2007
Il Gruppo Esplorante Della Divisione “San Marco” Nelle Langhe Durante La Rsi Di R.La Mura.Ritter Edizioni 2007
Il Mare Nel Bosco(Nuova Edizione) Di Luigi Del Bono.Edizioni Italia 2007
In Fuga Oltre L’himalaya.Elios Toschi
In Mediterraneo Potevamo Mettere In Ginocchio L’inghilterra Di Teucle Meneghini.Schena Editore 1999
Io Fascista Di Giorgio Pisano’.Edizioni Net 2003
La Beffa Di Buccari Di Gabriele D’annunzio,Edizioni Treves 1918
Landa Giudone Mas All’attacco Di Nino Bixio Lo Martire.Schena Editore 1986
Lo Sbarco Di Anzio.Di Ugo Franzolin
Lo Sprecato Di Raffaele La Serra,Marvia Edizioni1989
L’un Contro L’altri Armati.Di Nicola Rao
Operazione C3 (Seconda Edizione) Di Mariano Gabriele.Ufficio Storico Marina Militare 1997
Panerai Historia
Panerai Orologi Da Polso
Pirati E Corsari Del Xx Secolo Di M.Izzo,De Vecchi Editore 1972
Rapidi E Invisibili A Cura Di Alessandro Marzo Magno,Edizioni Il Saggiatore 2007
Rinascita A Cura Del Reparto Stampa Della X Flottiglia Mas.Associazione Culturale Novecento.2003
Salvatore Todaro.Di Gianni Bianchi
Scire’ Di Sergio Nesi.Lo Scarabeo 2007
Servizio Segreto Di Carla Costa.Edizioni Europa 1998
Torpedini Umane Di Marino Cassini,Edizioni Mursia 1971
Una Sola Era La Via Di Marino Perissinotto,Aurora Edizioni
Una Vita Per L’italia Di Rodolfo Graziani.Mursia 1998
Uomini Contro Navi Di Beppe Pegolotti.Edizioni Vallecchi 1967
X Mas Di Daniele Lembo.(War Set)

Il S.Marco in Afganistan nel 2011

s.marco in pattugliamento
s.marco in pattugliamento

Dopo quasi 5 anni il reggimento “San Marco” tornerà in Afganistan ed affiancherà le altre componenti della Marina schierate lì, 67 piloti e tecnici che gestiscono 3 elicotteri EH-101 e gli incursori assegnati alla Task Force 45.

L’annuncio è stato dato il 21 ottobre dal Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Bruno Branciforte in un’intervista a Il Sole 24 Ore.

I fanti di Marina sono attesi a Herat nel secondo semestre del 2011 inizialmente per costituire alcuni OMLT (Operational Training and Liaison Team) necessari ad affiancare i reparti afghani ma da ottobre dell’anno prossimo il reggimento dovrebbe costituire una delle quattro task force da combattimento basate a Bala Murghab, Shindand, Farah City e Bakwa.

La turnazione delle brigate in Afghanistan prevede che agli alpini della Julia diano il cambio in aprile i paracadutisti della Folgore che in ottobre potrebbero venir avvicendati dalla Brigata Sassari che dispone di tre reggimenti di fanteria e avrà bisogno di una pedina operativa di rinforzo a livello battaglione (4-500 militari).

s.marco in pattugliamento in un villagio
s.marco in pattugliamento in un villagio

La necessità di alimentare il fronte afghano con 5 unità a livello reggimento ogni sei mesi delle quali quattro di fanteria (il Provincial Reconstruction Team di Herat è assegnato solitamente a reparti d’artiglieria con un profilo combat meno spinto) crea non poche difficoltà all’Esercito che deve prelevare reggimenti dalle brigate destinate all’impiego in Libano, peraltro sempre meno oneroso in termini di truppe.

Valutazione che ovviamente potrebbero subire modifiche qualora a Roma decidesse il ridimensionamento dell’impegno militare nazionale in Afghanistan.

Il reggimento San Marco della Marina fornirà un contributo di elevata qualità poiché i fanti di Marina italiani sono considerati tra i migliori reparti di fanteria leggera del mondo e si sono distinti in Iraq, dove hanno mantenuto una compagnia per gran parte della missione Antica Babilonia partecipando a numerosi combattimenti soprattutto nella zona “calda” di Suk-ash-Suyuk.

Afganistan – Colpi di calore

di Gianandrea Gaiani

Le elevate temperature e il solleone sembrano aver favorito la serie di affermazioni a dir poco singolari registrate in agosto sui temi relativi la Difesa e Sicurezza italiana.
I primi segnali li ha dati a fine luglio il generale Fabio Mini, da anni a riposo ma sempre attento e vivace osservatore delle cose militari, che con l’articolo “Debole prova di forza” sull’Espresso è andato a riesumare stantii luoghi comuni sui paracadutisti della Folgore “vulnerabili alla propaganda dell’uso della forza” accusando i generali di “assecondare il rambismo”.
Secondo l’analisi di Mini, più ideologica che tecnica, i parà avrebbero cambiato le linee d’azione, rendendole più aggressive, per compiacere gli USA alterando così gli equilibri sociali dell’Ovest afgano come sarebbe accaduto agli inglesi che a Helmand hanno subito dure perdite nelle ultime settimane mentre nella stessa provincia “migliaia di marines non hanno trovato resistenza”. In realtà, come hanno rilevato gli stessi americani, è la tattica dei talebani che si adegua al nemico. Subito aggressivi contro i pochi soldati britannici sul terreno mentre contro le massicce forze dei marines hanno preferito mischiarsi ai civili per colpire in seguito come ha poi dimostrato l’elevato numero di caduti registrato proprio dagli americani nel sud afgano. In luglio su ben 76 caduti alleati gli italiani hanno perduto un solo soldato, peraltro un geniere intento a ripulire le strade dagli ordigni: un po’ poco per dei “rambo” che secondo Mini “per semplificare considerano tutti gli afgani come talebani e nemici” forse perché “immersi nella retorica delle maniere spicce, dello show di forza fisica e armata”. Stupisce che un ufficiale esperto che ha guidato le truppe Nato in Kosovo liquidi come “rambismo” il coraggio e la professionalità mostrati dai parà sul campo di battaglia e ancor più che non colga gli aspetti strategici e operativi delle offensive alleate in Afghanistan dove l’obiettivo di tutti i contingenti (inclusi persino i tedeschi da sempre refrattari ai compiti combat) è acquisire il controllo più ampio possibile delle aree a forte presenza talebana.

Operazioni non improvvisate dai parà ma pianificate da oltre un anno dal comando di Isaf, quando in Italia il governo in carica era di centro-sinistra. Quello stesso esecutivo Prodi che ha pianificato la rotazione delle brigate in Afghanistan includendovi la Folgore, che punta oggi a completare quanto avviato l’estate scorsa dalla brigata Friuli che insediò combattendo le prime forze italiane a Farah e nel “fortino” di Bala Murghab. Aree che secondo Mini erano tranquille prima che vi entrassero gli italiani e in effetti in questo ha ragione: erano tranquille perché nessuno vi contrastava il dominio talebano così come era tranquilla la Normandia occupata dai nazisti prima del D-Day.

Puntuale ed efficace è stato invece l’intervento del generale Leonardo Tricarico, già numero uno dell’Aeronautica e consigliere militare di tre premier (D’Alema, Amato e Berlusconi) che ha bocciato senza appello la decisione del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, di autorizzare i jet Tornado all’uso delle armi limitate però ai soli cannoncini Mauser da 27 millimetri. Secondo Tricarico “colpire un talebano con le armi di bordo di un Tornado è facile come vincere al superenalotto, mentre il rischio di centrare bersagl diversi, civili innocenti, è altissimo. Proprio per questo le armi di bordo dei caccia non sono state mai usate neppure nei 78 giorni di operazioni aeree sui Balcani”. Tricarico, che nel 1999 guidò le operazioni alleate sul Kosovo, propone invece di dotare i velivoli teleguidati Predator di missili Hellfire, già impiegati con successo dagli statunitensi. Ufficialmente l’Aeronautica non intende dotare di armi né i Predator né i più grandi e capaci Reaper ordinati negli USA anche se il periodico americano “Aviation Week” scrive ilo 24 agosto che “Italy has upgraded its Predators so they can launch Hellfire missiles, but political approval for such missions has not been granted“. Notizia interessante e inedita che finora non ci risulta abbia raccolto smentite o conferme. Quanto ai Tornado va ricordato che i nostri sono gli unici jet alleati in Afghanistan non autorizzati a sganciare bombe (esclusi i sei Tornado tedeschi che si limitano a missioni di ricognizione) a guida laser o gps per usare le quali hanno subito costosi ammodernamenti. La Difesa ha risposto al generale Tricarico precisando che “l’impiego dei due cannoncini risulta sicuramente idoneo” e gli equipaggi si addestrano aquesto specifico compito. Risposta che non scioglie le perplessità circa l’impiego di un moderno e costoso bombardiere per mitragliare il nemico a volo radente come un aereo della Seconda guerra mondiale. Stupisce poi che siano i politici invece dei militari a decidere quali armi siano più adatte all’impiego tattico dei velivoli amche se è probabile che il governo intenda procedere per gradi per rendere meno “traumatico” un eventuale futuro via libera all’impiego degli ordigni guidati. Giova poi ricordare che a ridurre i “danni collaterali” hanno provveduto nelle ultime settimane le nuove regole imposte dal comando alleato a tutti i jet che non possono aprire il fuoco in caso di rischi per i civili. Il maggiore Angelo De Angelis, che comanda i Tornado basati a Mazar-i-Sharif, ha precisato che “se ci fosse anche il minimo dubbio gli equipaggi non sparerebbero”. Ma se i Tornado (e da ottobre gli AMX) possono colpire i talebani solo in assenza di rischi per i civili perché non possono utilizzare anche le bombe?
Misteri di una politica italiana sempre più incomprensibile che in agosto ci ha riservato altre sorprese.
La moda di impiegare i militari in ogni attività di pubblica competenza (dallo sgombero neve allo smaltimento rifiuti passando per la protezione civile e la sicurezza sulle strade) non poteva non avere un’appendice estiva con la proposta di schierare pattuglie in mimetica sulle spiagge per fronteggiare i “vuccumprà”. Confortato dai sondaggi che dimostrano quanto la presenza dei soldati contribuisca a dare al cittadino la percezione di una maggiore sicurezza, il governo sembra intenzionato ad allargare ulteriormente l’impiego de militari, anche a sprezzo del ridicolo. Di questo passo, con l’imminente ripresa delle scuole dovremo aspettarci l’invio di plotoni di fanti anche negli asili nido per cambiare i pannolini ai bambini: potrebbero chiamarla “Operazione culetti puliti“.

Dove invece i militari andrebbero impiegati, l’Italia come sempre tentenna, come nel caso dei marinai del rimorchiatore Buccaneer, tenuti prigionieri tra privazioni e maltrattamenti per 120 giorni da una banda di pirati del Puntland somalo.

Nonostante fosse presente in quelle acque la nave da assalto anfibio San Giorgio con a bordo il meglio delle forze d’assalto della nostra Marina il governo ha preferito trattare, che significa con ogni probabilità pagare il riscatto come hanno fatto molti altri Paesi, ma non francesi e statunitensi che i pirati li hanno presi a fucilate. Riscatto negato dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha attribuito il rilascio dei 16 marnai agli aiuti forniti dall’Italia al governo somalo. I pirati, che guardano solo ai soldi che finiscono nelle loro tasche, hanno però festeggiato il pagamento di 4 milioni di dollari, plausibile anche solo per il fatto che finora nessuna nave o marinaio sono tornati in libertà senza il saldo di un riscatto milionario. Naturale che la Farnesina neghi il pagamento di riscatti, come faceva negli anni scorsi quando vennero liberati gli ostaggi italiani in Iraq, anche se il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non ha escluso che a trattare (e a pagare) abbiano provveduto emissari del governo somalo ovviamente usando soldi italiani.

Resta il fatto che una banda di criminali africani ha potuto farsi beffe dell’Italia per quattro mesi e neppure dopo la liberazione degli ostaggi da Roma è giunto l’ordine di scatenare una rappresaglia militare (peraltro consentita dal diritto internazionale e da una risoluzione dell’ONU) contro la “tortuga” di Lasqorey dalla quale i pirati continuano a organizzare scorribande ai danni dei mercantili, anche italiani.

Sempre in agosto è stata singolare anche la discussione politica scatenatasi intorno all’adozione del codice militare penale di guerra nella missione afgana o la messa a unto di un nuovo codice per le missioni all’estero. Un tema importante che però da molti è stato confuso con le regole d’ingaggio della missione afgana (stabilite in ambito Nato) e con i caveat, limitazioni all’impiego delle forze imposti dai singoli governi. Anche la polemica sul sequestro attuato dalla magistratura dei veicoli Lince danneggiati negli attacchi talebani si è rivelata un buco nell’acqua. Ha avuto ampio spazio sui giornali per una settimana finché non è emerso che i mezzi posti sotto sequestro a Kabul ed Herat sono appena tre ed in condizioni tali da non poter essere certo riparati. Per fortuna il clima rinfresca e l’autunno è alle porte.

Afganistan, stranezze e misteri del rafforzamento italiano

di Gianandrea Gaiani

(NdB, ma perchè i politici non si preoccupano delle strategie lasciando i militari di fare in pace il loro mestiere?)

2 agosto Il rafforzamento del dispositivo militare italiano schierato in Afghanistan è stato confermato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, prima durante la visita a Herat per “verificare sul campo le condizioni effettive di sicurezza e la possibilità di incrementarle” e poi in Parlamento il 28 luglio.Tra le misure annunciate alcune risultano chiare e importanti, altre suscitano perplessità e altre ancora sembrano del tutto fuori luogo. Vediamole una ad una.

A-129 Mangusta
L’invio di una quarta coppia di elicotteri da combattimento (ma La Russa non esclude l’invio di altri A-129 in futuro) consentirà di dare respiro alle 6 macchine schierate a Herat, Farah e Qal-i-Now impiegate senza sosta negli ultimi due mesi per appoggiare l’offensiva su Bala Murghab e respingere gli attacchi talebani a Farah. In due anni di operazioni in Afghanistan i velivoli della Brigata Friuli si sono dimostrati insostituibili nel supporto di fuoco ravvicinato e i due rinforzi aggiungeranno volume di fuoco all’Aviation Battalion, l’unità tattica che l’Aviazione dell’Esercito ha costituito a Herat raggruppando i Mangusta, i 4 CH-47 e i 3 AB-412 appena arrivati, in un’unità operativa indipendente dalla Joint Air Task Force dell’Aeronautica dalla quale dipendono ora solo i 2 Tornado (più 2 in arrivo) , i 2 Predator e i 3 AB 212 di Aeronautica e Marina.

Predator
L’aumento degli UAV da 2 a 3 o 4 è sicuramente utile ad aumentare le capacità di sorveglianza ma non è un vero rinforzo. In realtà già l’anno scorso i Predator erano 3 poi uno è stato ritirato dall’Afghanistan forse per le esigenze interne legate al vertice del G-8 a L’Aquila. L’impiego degli UAV nella lotta agli ordigni improvvisati (IED) richiede anche nuovi software per l’analisi del terreno mentre sarebbero utili anche un po’ di armi imbarcate per poter colpire direttamente le forze nemiche individuate senza dover dirottare sul bersaglio altri velivoli o forze terrestri. Un’esigenza che emergerà ancor più prepotentemente con i nuovi Reaper acquistati dall’Aeronautica, macchine con una grande capacità di carico bellico che americani e britannici impiegano sempre più di frequente in azioni di guerra ma che l’Italia ha acquisito disarmati, privi cioè di bombe e missili.

Lince o Freccia ?
Sulla protezione offerta dai mezzi terrestri il ministro ha fatto bene a precisare in Parlamento che “la sicurezza al cento per cento non può esistere” anche se il dibattito apertosi dopo la morte del caporal maggiore Alessandro Di Lisio sulla bontà del Lince si è subito trasformato in farsa.
Anche l’ultimo attentato ha dimostrato la validità del Lince considerato che i tre militari all’interno del mezzo hanno riportato solo contusioni e lievi ferite, le stesse subite da altri militari italiani colpiti a bordo dei Lince da una ventina di Ied dal 2007 a oggi nei quali una dozzina di Lince hanno subito danni gravi mentre i feriti più seri sono sempre stati i mitraglieri esposti sulla “ralla”, la piattaforma girevole situata sul tetto del mezzo sulla quale è installata una mitragliatrice. L’esposizione del mitragliere, imposta dall’esigenza che ogni veicolo possa combattere, è un problema noto alla Difesa e il 16 giugno il ministro Ignazio La Russa parlò di “migliorare la sicurezza dei militari che stanno fuori dai blindati”. La soluzione è rappresentata dall’adozione di torrette automatizzate “a controllo remoto” equipaggiate con mitragliatrici e visori e manovrate dai militari dall’interno del Lince. I britannici, che a causa degli Ied hanno perduto i tre quarti dei 191 soldati caduti in Afghanistan, stanno acquistando diversi tipi di veicoli protetti inclusi 450 Lince, ribattezzati Panther, dotati di una torretta prodotta da Bae Systems e armata con una mitragliatrice da 12,7 millimetri. Anche i blindati Puma utilizzati dagli alpini nell’area di Kabul presentarono la stessa problematica che causò la morte di quattro soldati, uccisi da due Ied nella Valle del Mushai nel 2006, ma solo alla fine del 2007 vennero dotati di torrette Oto Melara, le Hitrole che in versione più leggera potrebbero esser installate anche sui Lince. Non ha molto senso invece l’annuncio dell’invio del ruotati Freccia definiti più protetti dei Lince. Innanzitutto si tratta di macchine diverse per ingombro e pesi (meno di 7 tonnellate il Lince, ben 27 il Freccia) e poi sono mezzi che hanno compiti diversi. Il Freccia è un veicolo da combattimento trasporto truppe, destinato alle Brigate Medie per portare una squadra di fanti sul campo di battaglia. Derivati dai Centauro hanno lo scafo piatto anche se sono stati dotati di protezioni specifiche contro le IED. Il loro impiego non avrebbe la stessa versatilità del Lince che nella sua categoria non teme rivali quanto a protezione come dimostrano i 2.500 esemplari ordinati da dieci eserciti molti dei quali proprio per impiegarli in Afghanistan. Sulla mulattiera che da Herat conduce a Bala Murghab, nelle montagne della provincia di Badghis, i Lince in alcuni tratti transitano sfiorando su entrambi i lati le pareti di roccia. I Freccia non ci passerebbero. Si è parlato anche dell’invio dei corazzati da combattimento Dardo, più pesanti e protetti dimenticando che 8 Dardo sono già da 2 anni operativi nell’ovest afgano. Si sono distinti in diversi combattimenti ma i Dardo (come i Freccia) non possono essere impiegati ovunque in Afghanistan e soprattutto non possono sostituire i Lince.
E la potenza di fuoco?
Il dibattito si è incentrato sulla necessità di offrire maggiore protezione alle truppe sul terreno mentre poco interesse sembra suscitare la necessità di incrementare la potenza di fuoco, specie a lunga distanza. Finora il supporto di fuoco “pesante” è stato garantito dagli elicotteri Mangusta e dai mortai da 120 millimetri, peraltro giunti in Afghanistan solo nella primavera scorsa. Bocche da fuoco che a Bala Murghab come nella valle del Mushai hanno decimato i talebani con un tiro accurato grazie anche agli acquisitori degli obiettivi del 185° reggimento. Altri contingenti (USA, Canada, Gran Bretagna e Olanda) impiegano da tempo e con successo obici da 155 millimetri con gittate ben superiori ai 13 chilometri dei mortai Thomson–Brandt. Gli olandesi in particolare hanno impiegato nella provincia di Oruzgan i semoventi Pzh-2000 in servizio anche presso l’esercito italiano. Una decina di semoventi di questo tipo, posizionati a coppie nelle basi più esposte soprattutto nelle province di Farah e Herat consentirebbe di tenere sotto tiro quasi tutti i potenziali bersagli garantendo una precisione accurata fino a 40 chilometri e tutta la potenza di un obice di questo calibro.

Tutti all’Ovest
La notizia più importante circa il rafforzamento del dispositivo italiano riguarda la prossima concentrazione di tutte le forze italiane nell’Ovest. In autunno, quando il 186° reggimento Folgore lascerà la base di Camp Invicta alla periferia di Kabul verrà rimpiazzato da unità alleate (probabilmente francesi o turche). La fine della presenza italiana nel settore di competenza del Regional Command Capital permetterà di dislocare il Battle group italiano nell’area di Shindand, tra Herat e Farah, uno dei punti più caldi dell’ovest all’imbocco della Zerkoh Valley controllata dai talebani.. In questa zona oggi è presente solo un piccolo reparto di forze speciali afgane e americane mentre nella vicina base di Adraskan una cinquantina di carabinieri addestrano i reparti scelti della polizia afgana. I battaglioni di fanteria italiani nell’ovest saliranno così a 3 ai quali si aggiunge il Battle group spagnolo destinato a operare nella provincia di Badghis ma limitato dai rigidi caveat posti dal governo Zapatero e costituito da una compagnia alla quale se ne aggiungeranno altre 2 con l’arrivo dei rinforzi di Madrid. Un anno or sono nell’ovest operava un solo Battle Group italo-spagnolo con 4 compagnie. Un potenziamento necessario dopo che il comandante alleato, generale Stanley McChrystal, ha ammesso che “nell’ovest gli insorti oppongono una resistenza più forte che in altre aree”

Tornado o Typhoon?
Non ci riferiamo all’Eurofighter Typhoon ma al veterano della Seconda guerra mondiale Hawker Typhoon impiegato dalla RAF per colpire bersagli terrestri con i cannoncini da 20 millimetri e 900 chili di razzi e bombe. Il paragone ironico tra questo pezzo da museo e i Tornado IDS della nostra Aeronautica è sorto spontaneo quando il ministro La Russa ha annunciato che i 2 Tornado schierati in Afghanistan potrebbero non occuparsi solo di ricognizione, come hanno fatto finora, ma anche di supporto alle truppe a terra dove “potrebbero intervenire utilizzando i cannoncini che hanno a bordo”. Impiegare i Tornado (recentemente aggiornati allo standard MLU con la spesa di circa 200 milioni di euro) in grado di lanciare ordigni di precisione per mitragliare i talebani con i cannoncini Mauser da 27 millimetri, come un Hawker Typhoon mitragliava le colonne tedesche nella Francia del 1944, ci sembra francamente “una boiata pazzesca”. Non certo la prima nella storia a tratti ridicola delle guerre di pace italiane anche se da questo governo e dalla sua ampia maggioiranza è lecito aspettarsi un maggiore coraggio nelle scelte “belliche”. E’ vero che in condizioni particolari o di emergenza anche i cannoncini possono dire la loro. Come accadde agli Harrier della RAF che nell’estate 2006 colpirono i talebani con i cannoncini dopo aver esaurito le bombe per dare una mano ai difensori dei fortini di Helmand assediati dai jihadisti. Un’eccezione che non cancella l’impiego standard dei jet in Afghanistan per lanciare bombe guidate come gli 8 Tornado della RAF basati a Kandahar o come i Mirage, Rafale ed F-16 degli altri alleati. Un impiego escluso però (per ora) dal ministro La Russa a conferma che il governo vuole evitare l’uso delle bombe per i possibili rischi di provocare danni collaterali, cioè scomode vittime civili che peraltro non è detto vengano evitate con raffiche di Mauser. Motivazioni che non giustificano un impiego dei Tornado improprio e anche pericoloso per il rischio di esporre i jet al fuoco delle armi automatiche dei jihadisti.

Arrivano gli AMX ?
Pare evidente che se spetta al governo decidere l’uso o meno della forza ai militari si dovrebbe poi lasciare la piena autonomia per scegliere munizioni o equipaggiamenti da impiegare nei combattimenti. Il dibattito sull’impiego dei Tornado con i cannoncini suscita ulteriori perplessità dopo che l’Aeronautica ha annunciato l’invio di 10 cacciabombardieri AMX Acol e 34 piloti di Istrana e Amendola alle esercitazione Green Flag e Red Flag presso la base aerea americana di Nellis (Nevada). Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Daniele Tei, ha precisato che il rischieramento addestrativo avrà una durata complessiva di quattro settimane e che mezzi e uomini che si addestreranno in Nevada potrebbero essere impiegati in Afghanistan a partire dal prossimo ottobre. Dell’arrivo degli AMX però in Parlamento il ministro non ha parlato. Gli AMX rimpiazzeranno probabilmente i 4 Tornado anche per la ricognizione ma potranno sparare anche loro solo con i cannoncini? Sarebbe ridicolo soprattutto se si considera i molti milioni di euro sborsati per ammodernare i velivoli, trasferirli e mantenerli iin Afghanistan. Inoltre alla Green Flag ci si addestra ad attaccare obiettivi al suolo (con le bombe guidate) in supporto alle truppe a terra in uno scenario simil-afgano. Ma allora se gli AMX andranno in ottobre a bombardare i talebani perché oggi va in scena la farsa dei Tornado “in action” solo con i cannoncini?

Afganistan – paracadutisti in azione

Bene, finalmente si fa qualcosa da militari che non lucidare gli ottoni e fare i fattorini per le ONG. Finalmente ai nostri soldati sono state tolte le pastoie e da adesso si combatte veramente.

La differenza? Che senso ha stare in una guerra se non si può fare la guerra? A che serve morire facendo le belle statuine? Tantovale starsene a casa! Questo governo è riuscito dove gli altri hanno fallito miseramente : ridare dignità ai nostri soldati.

Perchè dignità? Perchè è umiliante per un miltare non poter difendere i civili che dovrebbe proteggere. Restare nelle caserme o girovagare in carovana per distribuire cibo non permette di fare quelle operazioni necessarie al contrasto ed al controllo del territorio ma solo a veder morire i civili con la pancia piena.
Aspettare che i “cattivi” vengano da te per farsi ammazzare è un sogno che solo la sinistra può fare. I cattivi vanno cercati, stanati ed annientati!
Serch and destroy, così si chiama.

Tutti gli alleati, tranne alcuni, partecipano ed hanno partecipato attivamente nell’aiutare quelle povere popolazioni cercando di liberarle dai fanatici con la barba e la gonnella.
Ormai è già da tempo che i nostri partecipano attivamente alle operazioni belliche. Finalmente i nostri elicotteristi possono far valere la loro perizia e mettere in mostra la potenza dei mezzi che hanno a disposizione. Ci sono anche due Tornado che partecipano, uffialmente come ricognitori.

E così dopo diversi rastrellamenti ed azioni di contrasto dinamiche, in contemporanea alla grande offensiva che sta avendo luogo in questo momento da parte degli americani, i nostri in scala minore mobilitano 500 Parà (grazie ai rinforzi tanto promessi nel passato)per colpire direttamente al bersaglio grosso i talebani.
Non che io sia felice di questo. Dovremo mettere in conto grossi dispiaceri ma delle due una : o a casa tutti o a fare il lavoro per il quale si è pagati.

Di seguito troverete gli articoli di persone molto più brave di me nell’illustrare la situazione e qui la mappa della zona delle operazioni:

di Gianandrea Gaiani
Non ci saranno ulteriori rinforzi italiani in Afghanistan se non quelli già previsti ai quali potrebbero aggiungersi un altro centinaio di carabinieri, ma il nostro contingente combatterà i talebani senza limitazioni. La visita di Berlusconi a Washington aveva scatenato indiscrezioni giornalistiche circa la disponibilità di Roma a inviare in Afghanistan altri 400 militari con aerei ed elicotteri ma di fatto si trattava delle forze già messe a disposizione nel marzo scorso per aumentare il dispositivo di sicurezza durante le elezioni afgane e destinate ad arrivare a Herat in luglio. Il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, ha dichiarato in un’informativa alla Camera che i 400 militari di rinforzo non sono ancora partiti ma resteranno in Afghanistan “a seconda che ci sia o meno il ballottaggio, fino a settembre o a ottobre”. Si tratta di due compagnie di paracadutisti e del personale tecnico che si occuperà dei 3 elicotteri AB-412 che costituiranno la “task force Grifon” schierata nella base di Farah e dei 2 aerei cargo C-27J o C-130J che verranno basati a Herat dove giungeranno presto i due bombardieri Tornado oggi dislocati a Mazar-i-Sharif più gli altri due, ancora in Italia, che completeranno il reparto di bombardieri impiegato al momento solo per missioni di ricognizione e intelligence. L’unico incremento possibile rispetto a quanto previsto potrebbe riguardare la componente dei carabinieri destinata ad addestrare le unità antisommossa e antiguerriglia della polizia afgana, una cinquantina dei quali sono già operativi nella base di Adrashkan, a sud di Herat.. “E’previsto un incremento fino a 200 unità del numero di carabinieri con funzioni di addestratori” ha sottolineato La Russa che ha annunciato anche lo studio di contromisure per offrire maggiore protezione ai mitraglieri dei veicoli Lince, militari già in più occasioni rimasti feriti in battaglia perchè costretti a combattere allo scoperto. Una soluzione già adottata da altri mezzi più grandi prevede l’installazione di una torretta dotata di mitragliatrice comandata dall’interno del mezzo protetto. La reale novità che sembra emergere dal vertice tra Berlusconi e Obama potrebbe riguardare invece i “caveat”, cioè le limitazioni poste all’impiego delle truppe italiane, già in parte rimosse nei mesi scorsi salvo quella che impediva agli italiani di condurre azioni offensive e soprattutto di andare a cercare i talebani per eliminarli, le cosiddette operazioni “cerca e distruggi”. La Russa, in visita ieri al contingente italiano in Kosovo, ha annunciato che “i caveat che la Nato chiede di ridurre in Afghanistan non sono riferiti a noi italiani, che di fatto non ne abbiamo più. Abbiamo invece un remark, una nota, che ci consente di essere informati con sei ore di anticipo e di dare il nostro assenso, ove venisse richiesto, all’uso delle nostre forze fuori dalla zona Ovest, cosa già avvenuta ma in pochissime occasioni”. Semmai, ha aggiunto il ministro “è la zona Ovest ad avere bisogno di maggiori apporti, visto l’aumentata pericolosità e l’incremento degli scontri nell’area. Per questo abbiamo già dispiegato al massimo la potenzialità del nostro contingente”. Come hanno confermato anche le offensive dei giorni scorsi scatenate dai paracadutisti nel settore di Bala Murghab il contingente italiano sembra assumere l’iniziativa militare come mai aveva fatto prima d’ora, combattendo “senza se e senza ma”.

di G. Gaiani
Era dai tempi di El Alamein che i paracadutisti della Folgore non combattevano così intensamente. Fortunatamente, il bilancio di oltre un mese di guerra nell’Afghanistan occidentale finora registra solo una decina di feriti mentre tra dati ufficiali, indiscrezioni e stime sembra che alle forze italiane nell’ovest sia da attribuire l’eliminazione di oltre 250 talebani solo dall’inizio di giugno. Gli ultimi scontri si sono verificati l’11 giugno a Bala Buluk, uno dei distretti più caldi della provincia di Farah, a due passi da Helmand. Una colonna composta da truppe afgane appoggiate dai parà del 187° reggimento e da alcuni mezzi corazzati Dardo del 1° reggimento bersaglieri è stata attaccata al termine di un’operazione di rastrellamento. L’agguato è avvenuto sulla strada 517, una pista sterrata che unisce Farah City a Bala Buluk sulla quale i talebani effettuano regolarmente imboscate e attentati con ordigni improvvisati. Nel violento scontro a fuoco tre paracadutisti sono rimasti feriti mentre elevate sarebbero le perdite subite dai talebani: la colonna si è sganciata evacuando i feriti nell’ospedale militare americano di Farah ma il fuoco dei cingolati Dardo, armati di potenti cannoni a tiro rapido da 25 millimetri, ha avuto un effetto devastante sulle postazioni dei miliziani prese sul fianco dalla manovra dei mezzi. L’area di Farah è interessata da oltre un mese da un’escalation delle operazioni alleate tese a eliminare le forze talebane e i miliziani di al-Qaeda che dalla vicina provincia di Helmand si sono trasferiti soprattutto nei distretti di Delaram, Gulistan e Bakwa. In quest’area, ceduta il mese scorso dal comando  italiano del settore Ovest al controllo delle forze statunitensi, è stato istituito un “box” nel quale operano i marines che con aerei ed elicotteri stanno bersagliando le postazioni talebane. I “box” costituiscono di fatto delle aree chiuse, una sorta di riserva di caccia degli americani che vi applicano le regole d’ingaggio “search and destroy” tipiche dell’operazione Enduring Freedom., dalle quali solitamente le forze Nato si tengono lontane anche per evitare i rischi del “blue on blue”, il fuoco amico. Gli italiani, che a Farah City hanno schierato una parte della Task Force 45 di forze speciali, un paio di elicotteri da attacco Mangusta e il Battle Group South del colonnello Gabriele Toscani De Col con oltre 400 paracadutisti del 187° reggimento, controllano il territorio a ovest del “box” facendo perno sulla base avanzata “Tobruk” di Bala Buluk. La pressione dei marines, che a Farah hanno schierato quasi 2.000 soldati della Expeditionary Brigade, costringe i talebani a cercare scampo lungo la Ring Road e la strada 517 presidiate dalle truppe italiane e dai reparti del 207° corpo dell’esercito afgano.
Diverso, ma non meno cruento, lo scenario della battaglia in corso da settimane nella provincia di Badghis, a nord di Herat, dove i paracadutisti del 183° reggimento Nembo combattono quotidianamente al fianco delle truppe afgane e americane nell’area di Bala Murghab, ultima sacca di resistenza talebana nell’area montuosa lungo il confine con il Turkmenistan. Qui sono gli italiani ad aver assunto l’iniziativa affiancando e guidando in azione il 1° e il 10° battaglione di fanteria afgano; reparti addestrati dai consiglieri militari italiani che per la prima volta sono stati impegnati in operazioni ad ampio respiro. Gli afgani hanno dimostrato buone capacità di comando e controllo, coordinando sul terreno l’azione congiunta dei reparti a terra, il fuoco dell’artiglieria e il supporto degli aerei alleati de degli elicotteri Mangusta, quattro dei quali sono stati rischierati da Herat nella vicina base spagnola di Qal-i-now per fornire appoggio alle operazioni. Dopo aver subito attacchi alla base di Bala Murghab e imboscate alle pattuglie in perlustrazione, i paracadutisti del colonnello Marco Tuzzolino hanno condotto le prime vere operazioni offensive italiane dall’inizio della missione in Afghanistan strappando metro per metro il territorio ai talebani. Nella battaglia combattuta il 9 giugno per oltre cinque ore e definita dal comando Nato di Kabul “una vittoria decisiva per le forze afgane e alleate”, i parà hanno snidato il nemico con manovre accerchianti supportate da mortai, lanciarazzi ed elicotteri Mangusta senza subire perdite (solo 5 feriti lievi tra le truppe governative) ma uccidendo circa 90 miliziani inclusi due comandanti. Due dei quattro Mangusta hanno incassato alcuni colpi di armi automatiche senza subire danni. Da tempo i talebani cercano di elaborare tattiche idonee a contrastare i velivoli alleati. Nei mesi scorsi sono stati intercettati convogli che trasportavano parti di missili contraerei spalleggiabili SA-18 provenienti dall’Iran e a Hellmand i britannici hanno distrutto alcune mitragliere contraeree a quattro canne da 14,5 millimetri. Nel settore italiano i talebani hanno impiegato tiratori scelti che da postazioni elevate sopra il campo di battaglia cercano di colpire i due uomini d’equipaggio dei Mangusta, protetti dalla vetratura anti-proiettile dell’abitacolo.