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Nessuno lo dice ma in Iraq e Siria è guerra di religione


img-_innerArt-_taglia22Che fare in Iraq e Siria? Che l’Occidente non abbia una strategia per affrontare il rapido precipitare della guerra irachena e di quella siriana, ormai unificate, è un fatto reso ancor più evidente dalle timide e incerte iniziative di europei e statunitensi. Abbiamo rimosso la guerra dal nostro linguaggio e anche se disponiamo paradossalmente della più sofisticata tecnologia bellica mai posseduta dall’umanità siamo del tutto incapaci sul piano politico e sociale di impiegarla per vincere i conflitti. Questo Occidente non è più neppure in grado di chiamare le guerre col loro nome. In Iraq e in Siria è in atto un conflitto tra sunniti e sciti che vede lo Stato Islamico (IS) controllare territori abitati dalla popolazione sunnita combattere contro eserciti e milizie scite di  Baghdad e Damasco. Al fianco dell’IS vi sono Paesi  e ambienti finanziari e politici di Paesi sunniti quali la Turchia e le monarchie del Golfo. Con le forze regolari siriane e irachene sono saldamente schierati l’Iran e il movimento scita libanese Hezbollah .

Perché allora non definire il conflitto in atto una guerra di religione?

61561Image11Siamo forse così schiacciati dal peso delle parole e delle convenzioni ipocrite che ci siamo autoimposti negli ultimi 40 anni nel nome della correttezza politica da non riuscire a pronunciarle per paura di dover affrontare la realtà? Dopo 13 anni abbiamo già rimosso tutte le lezioni apprese dall’11 settembre 2001 per paura di dover accettare le conseguenze di una guerra che è inevitabilmente, come lo sono state molte delle più grandi e lunghe guerre dell’umanità, uno scontro di civiltà.

Inutile fingere di meravigliarsi. La guerra di religione, lo scontro tra sunniti e sciti, era un obiettivo dichiarato di Osama bin Laden e di Musayb al-Zarqawi, leader di al-Qaeda in Mesopotamia, organizzazione jihadista che ha poi originato l’ISIS e oggi lo Stato Islamico. Anche l’eliminazione fisica delle minoranze come cristiani e yazidi rientra da sempre nei programmi pubblicamente annunciati dai jihadisti e del resto le violenze contro i cristiani in Iraq (e in tutto il mondo sunnita) e il loro esodo da Mosul non sono certo cominciati il mese scorso.

2014-08-17-Situation-Report-HIGH-012Così come non sono certo iniziate con l’uccisione di James Foley le barbare esecuzioni di ostaggi occidentali da parte di militanti islamici. Ne abbiamo visti tanti di video del genere negli anni scorsi ma li abbiamo rimossi imponendoci di credere che fossero la risposta “all’imperialismo di George Bush” invece che una dimostrazione di odio, un atto di guerra nei confronti nostri e della nostra civiltà. Che l’Islam sia un problema per il mondo intero è sotto gli occhi di tutti, soprattutto perché se gli estremisti si fanno notare molto bene, i cosiddetti “moderati” sembrano avere  voce flebile. Eppure, come ha evidenziato Massimo Introvigne  sulla Nuova Bussola Quotidiana,  l’Occidente  è pieno di studiosi dell’Islam pronti a sostenere interpretazioni buoniste e introspettive della parola “jihad”.

L’Europa finge di accorgersi solo oggi che ci sono islamici che sterminano cristiani per non dover fare i conti con la sua coscienza e con il dovere di armarli o difenderli con le sue potenti, deboli armi: potenzialmente devastanti e tecnologicamente avanzate ma inutili perché non abbiamo il coraggio di impiegarle né soprattutto ideali per i quali riteniamo necessario combattere.

Abbiamo perso a tal punto ogni senso d’appartenenza nazionale e culturale da non trovare un solo motivo, valore o interesse  per cui valga la pena fare una guerra? Se è così l’IS ha già vinto perché i suoi miliziani (che sono sempre di più anche in Europa) sono pronti a uccidere e morire per la loro causa.  Sarebbe sufficiente leggere, sempre sulla NBQ,  l’analisi di Luigi Santambrogio sui jihadisti in Europa per comprendere che dobbiamo svegliarci e anche in fretta.

ISISmappa1Come ha sottolineato sabato Edward Luttwak in un’intervista a Il Giornale, l’opinione pubblica in Italia e in Europa si è mobilitata per i civili palestinesi di Gaza ma non si è contata neppure una manifestazione per i cristiani iracheni. Merito certo di decenni di cultura terzomondista e di relativismo culturale ma anche un sintomo evidente di come le leadership e i popoli occidentali non abbiano neppure la percezione di quali siano gli interessi strategici da difendere.

Certo gli Stati Uniti possono avere molti vantaggi a “giocare sporco” anche in questa crisi per favorire il caos nelle aree energetiche nel momento in cui si avviano diventare il più grande esportatore di gas e petrolio. Ma noi europei di quel gas e petrolio in Medio Oriente e Nord Africa abbiamo e avremo bisogno: non possiamo permetterci di non avere una strategia, di non combattere o di non scegliere da che parte stare.

isis-640Eppure proprio questo stiamo facendo, favorendo l’affermazione dei jihadisti dalla Libia all’Iraq, come se la questione non ci riguardasse. Per questo oggi non armiamo i cristiani iracheni e aiutiamo i curdi così blandamente da risultare ininfluenti, con l’ossessione di non irritare Baghdad e Ankara che temono un Kurdistan indipendente. Al tempo stesso esitiamo a mobilitarci contro l’IS per non irritare le monarchie sunnite del Golfo che hanno investito centinaia di miliardi di dollari in Europa e oggi influenzano in modo sempre più imbarazzante la nostra politica estera.

Fingiamo così di non sapere che la Turchia, nostro alleato nella NATO, è anche il Paese che ha ospitato e fornito aiuti alle milizie jihadiste dell’attuale Stato Islamico per sostenerle nella guerra contro il regime siriano. Cosa che abbiamo fatto anche noi europei insieme agli americani ponendoci in antagonismo alla Russia, unico grande Paese rimasto a difendere la cristianità e i valori occidentali contro l’islamismo.

ISISS1_673769S11Meno di un anno or sono Washington e alcuni alleati europei erano pronti a bombardare Damasco per abbattere Bashar Assad come avevano abbattuto Muammar Gheddafi spianando la strada ai jihadisti. Oggi in Libia qaedisti e Fratelli Musulmani stanno vincendo grazie anche al disinteresse dell’Europa e dell’Italia mentre  in Siria rifiutiamo di riconoscere i nostri errori ma saremo costretti ad aiutare Assad a combattere l’IS. Non perché il regime siriano sia composto da cherubini ma semplicemente perché è nei nostri interessi farlo e perché in Medio Oriente e Africa ci conviene fare i conti con regimi laici, anche se non del tutto simili alla democrazia svizzera, piuttosto che con Emirati e Califfati che decapitano e torturano gli infedeli.

images5Nella storia il pragmatismo ha sempre indotto gli Stati a modificare alleanze e schieramenti, sport in cui l’Italia è stata “maestra” nei due conflitti mondiali fino al tradimento del Trattato di amicizia con Gheddafi nel 2011. Basti ricordare che la Seconda guerra mondiale iniziò nel 1939 con i sovietici che si spartivano la Polonia con gli alleati tedeschi e termino con l’Armata Rossa che occupava Berlino. Allora però c’erano statisti a guidare le nazioni non gli improvvisati di esile spessore che guidano oggi le cancellerie europee.

Il realismo militare impone di valutare che solo i curdi e le truppe siriane sono in grado di fermare lo Stato Islamico.

L’esercito iracheno è allo sbando, non regge il campo di battaglia mentre nessun Paese occidentale sembra intenzionato a mandare i suoi soldati a combattere i jihadisti. Come hanno sottolineato esponenti militari a Londra e Washington la guerra non si vince se non si combattono le forze di Abu Bakr al-Baghdadi anche in Siria.

“L’IS deve essere sconfitto in Iraq e in Siria prima che si espanda in tutta la regione”, ha detto Lord Dannatt ex capo di stato maggiore dell’esercito britannico. Infatti la gran parte dei mezzi pesanti catturati dai jihadisti falle truppe irachene sono stati portati nelle basi in Siria strappate all’esercito di Assad, al riparo dai cacciabombardieri americani. In questi giorni jet americani, iracheni e siriani hanno bombardato le milizie dell’IS ma lo hanno fatto in ordine sparso, senza coordinamento e in settori diversi esercitando così una pressione limitata sui jihadisti. Abu Bakr al-Baghdadi ringrazia.

di Gianandrea Gaiani 28 agosto 2014, da La Nuova Bussola Quotidiana

terrorismo e immigrazione

Mustafa Setmarian Nasar
Mustafa Setmarian Nasar

In un precedente articolo, La Gran Bretagna esporta il terrorismo, abbiamo parlato di immigrati con passaporto dello stato ospitante che si affiliano alle organizzazioni terroristiche islamiche.
Il fenomeno non è nuovo ne sconosciuto
.
Ai nostri solerti politici e magistrati, basterebbe rovistare nella storia recente per scoprire il come ed il perché dopo la “Connessione cubana” ci sia stato un dilagare del fenomeno. Prendiamo ad esempio l’islamico Mustafa Abdul Kader Setmarian Nasar e seguiamone la storia e le tracce il giro per il mondo.
Mustafa Abdul Kader Setmarian Nasar (eroe dei convertiti italiani, basta fare una ricerca sui forum) nasce ad Aleppo, in Siria nel 1959. Nel 1980 entra a far parte dei fratelli musulmani. Dopo il massacro di Hama del marzo 1982 fuggi in l’Afghanistan e si unì ai mujahidin nella guerra contro il governo afgano (dopo il ritiro dei russi).
Nel 1985 adottò la Spagna come paese di residenza, mischiandosi all’interno della grande comunità di siriani viventi la. Nel 1987 sposò una cittadina spagnola, Elena Moreno Cruz (comunista convertita all’islam) e diventò lui stesso un cittadino spagnolo (come tanti fanno anche da noi).
Tornò in Afghanistan nel 1988 dove incontrò, per la prima volta, Osama Bin Laden e quindi si è unì al suo gruppo arabo-afgano.
Quando nel 1992 Osama Bin Laden si trasferì a Khartoum, in Sudan, egli entrò a far parte del suo staff come aiutante. Dopo alcuni anni in Sudan tornò in Spagna.
Mustafa viaggiava spesso tra Parigi, Londra e Madrid (chissà perchè e che razza di affari aveva). Tra un viaggetto “d’affari” e l’altro scrisse un libro (rivolto agli immigrati in Europa) sostenendo che solo un islam rigoroso è la giusta via per la gioventù islamica.
Il 27/7/1995, dopo un attentato alla metropolitana di Parigi, attribuito al Gruppo Islamico Armato algerino noto nel suo acronimo francese – GIA, Mustafa Setmarian è stato arrestato a Londra per una breve indagine e rilasciato poco dopo con tante scuse (eccerto!).
Nell’autunno 1997, il nostro eroe, torna in Afghanistan sotto il regime talebano e nel 1998 prende la supervisione di un campo di addestramento di Al Qaeda.
Grazie al suo stato di servizio viene nominato da Osama Bin Laden, membro del Consiglio della Shura come coordinatore degli affari siriani di Al Qaeda.
Dopo l’invasione USA in Afghanistan del 2001 Mustafa Setmarian riuscì a fuggire in Iraq attraversando l’Iran e si riunì ad Abu Musab al Zarqawi ( il numero due di Al Qaeda) che si trovava nelle montagne del Kurdistan (KKK, quello di Abdullah Öcalan, vi dice nulla?).
Divenne presto ufficiale di collegamento di Ansar al Islam tra la Spagna e la comunità siriana in Europa. Egli lavorò alacremente come mediatore tra Abu Musab al Zarqawi e gli autori degli attentati ai treni di Madrid.
Il nostro uomo finì nella lista dei ricercati per essere interrogato dall’autorità britannica per possibili collegamenti con gli attacchi di Londra.
Nell’estate del 2004 tornava in Pakistan per gestire il flusso di terroristi in Afghanistan.
Nel 2007 appare in una lista distribuita dalla polizia del Pakistan come uno dei dodici fuggitivi più ricercati al fianco del talebano Mullah Omar, leader dei talebani e Abdullah Ahmed Abdullah, ricercato per il suo ruolo negli attacchi del 1998 contro le ambasciate USA in Kenya e Tanzania.
Alla fine, finalmente, nell’ottobre 2005 viene arrestato a Quetta città di confine con l’Afghanistan insieme a due sauditi, Sheikh Ali Mohamed al-Salim e Abdul Hanan, il presidente di “Madina Trust”, una fondazione di beneficenza legato alla Jaish-e-Mohammed.
Jaish-e-Mohammed è un gruppo militante islamico PACHISTANO che le autorità dicono abbia legami con Al-Qaeda.
Il 23/05/2006 Mustafa Setmarian è estradato in Italia e trasferito a Guantanamo dove è detenuto ancora oggi.
Insomma una brava persona che si è addestrata alla migliore scuola di terrorismo. Poi ha messo in pratica tutte le sue conoscenze ad Hama e visto che non era ora di andare in pensione ha pensato bene (con il beneplacito dei magistrati di sinistra tipo forleo) di viaggiare con il suo passaportino spagnolo e seminare qualche morto qui e la in Europa ed altrove.

Poi è arrivato quel cattivone di Bush che lo ha rinchiuso in galera (troppo poco secondo me) tra gli strepitii della sinistra mondiale (ovvio no?) e quelli della moglie :
The U.S. National Counterterrorism Center confirms Nassar’s capture in November 2005, and media reports indicate that Nassar was later held for a time at a U.S. military base on the British-owned island of Diego Garcia in the Indian Ocean. In June 2009, responding to a request from a Spanish judge for information on Nassar’s whereabouts, the FBI stated it was not holding him in the United States but failed to address whether Nassar was being held in U.S. custody elsewhere.?
Nasar’s wife has taken the case of the Soviet-style disappearance of her husband public
. “Mr. Nassar’s wife and children want to know if he is still alive and where he is,” said Steven Watt, staff attorney with the ACLU Human Rights Program. “Requests for information about his forced disappearance, nearly four years ago, have been ignored by the U.S. government, and his family now has no other choice but to turn to the international community for assistance in their quest.”

Meanwhile, the consequences of U.S. foreign policy has real human costs. “I have been bringing up four children without their father for nearly four years now. They keep asking about dad and I have no idea what to tell them anymore ? I don’t even know if their father is still alive. Without knowing what has happened to my husband, I don’t know where to go with my life or how to move on. The pain of not knowing is becoming unbearable and I am so concerned for my children’s well-being if they should find out about the tragedy that we are being put through,” Nasar’s wife Cruz said. “If my husband is suspected of doing anything wrong, he should get his day in court. If he isn’t, he should be let go. No one deserves to be treated like this.”

Poverino! Vero? Insomma ci vuole molto a capire che togliendo di mezzo il sostegno dei compagnucci  il terrorismo si estingue da solo? Ci vuole molto a capire che questi animali vanno soppressi senza tanti complimenti? Estirpati come un cancro?

Se volete leggervi tutta la sua biografia compratevi il libro : Architect of global jihad: the life of al-Qaida strategist Abu Musʻab al-Suri Di Brynjar Lia

Duemila turchi nelle fila di al quaeda

Bulent Yildirim - fondatore della ong IHH
Bulent Yildirim – fondatore della ong IHH

Tra gli uomini della rete terroristica islamica al-Qaeda destinati a compiere attentati in Europa ci sono almeno 2.000 turchi che si stanno addestrando in campi paramilitari in Pakistan al confine con l’Afghanistan.
La notizia e’ rimbalzata oggi sulle prime pagine dei quotidiani di Ankara all’indomani della rivelazione che degli otto terroristi uccisi in Pakistan da un drone (aereo senza pilota) Usa.
Cinque erano tedeschi di origine turca che facevano parte di un gruppo chiamato ‘Jihad Islami’.
Nel definire ”scioccanti” tali rivelazioni, la stampa turca – che le attribuisce a non meglio precisati ”specialisti occidentali” – scrive inoltre che il contingente di militanti islamici turchi presente in Pakistan (tra i quali anche un ex pilota di caccia F-16 di cui non si dice il nome) e’ guidato da un turco e ricorda che da tempo al Qaida trasmette via internet propaganda in lingua turca per arruolare ribelli provenienti dal paese della Mezzaluna.
Al-Qaeda è molto attiva in Turchia, come hanno dimostrato diverse operazioni di polizia condotte negli ultimi mesi in varie località del paese per stroncare le sue attività e che hanno condotto all’arresto di centinaia di persone.
Il 22 gennaio scorso, in quello che è stato il più duro colpo inferto al network terrorista in Turchia, i servizi di sicurezza, con operazioni simultanee in 16 citta’ del Paese, arrestarono 120 persone ritenute coinvolte a vario titolo con il gruppo che fa capo a Osama bin Laden.
Nell’operazione furono sequestrate armi, munizioni e numerosi documenti.
Il 16 settembre del 2009 furono arrestate sei persone ritenute coinvolte in quattro attentati suicidi messi a segno da Al Qaida ad Istanbul nel novembre del 2003 contro due sinagoghe e due obiettivi britannici (il consolato e la banca Hsbc) che fecero 63 morti e centinaia di feriti.
Al Qaida sembra poter contare anche sull’appoggio della nota Ong turca, la ‘Insani Yardim Vakfi’, pia fondazione per gli aiuti umanitari (in sigla Ihh). La stessa che ha organizzato il viaggio della flottiglia di aiuti umanitari ai palestinesi finita tragicamente il 31 maggio scorso con l’attacco dei marines israeliani contro il traghetto turco Mavi Marmara conclusosi con la morte di nove cittadini turchi.
Sulla Ihh, fondata nel 1992 e registrata a Istanbul nel 1995, negli ultimi tempi si è addensato più di un sospetto di foraggiare i movimenti islamici più integralisti. Secondo un rapporto del Centro israeliano di Intelligence e Terrorismo (Itic), l’Ihh sarebbe infatti un’organizzazione radicale islamica anti-occidentale ed il suo fondatore, Bulent Yildirim, (nella foto) avrebbe stretti legami con il leader di Hamas a Damasco Khaled Meshaal e con i Fratelli musulmani in Egitto.
Inquietante pure il fatto che, da un’analisi dei tabulati telefonici dell’Ihh risalenti al 1996, risulterebbe una serie di telefonate ad una abitazione di Milano che si scoprì essere un covo di al-Qaida e di terroristi algerini attivi in Europa.
Ma c’è di più. Da ricerche condotte nel 2006 dall’esperto Usa Evan Kohlman per conto dell’Istituto danese di Studi internazionali, risultò che l’Ihh aveva avuto collegamenti con al-Qaeda e con agenti della Jihad (guerra santa) internazionale.

Sessantuno uomini di al quaeda in Italia

l'islam conquisterà Roma
l’islam conquisterà Roma

Sessantuno nomi che, nelle innumerevoli traslitterazioni dall’arabo si moltiplicano in una gamma quasi ingovernabile di alias e rimandano all’origine dei membri della galassia di al-Qaeda in Italia: tunisini, per la gran parte, ma anche algerini, marocchini, egiziani, libici, iracheni, somali.
Una conferma di come il Nordafrica, tradizionale bacino di immigrazione regolare e irregolare verso l’Italia, abbia costituito in questi anni il serbatoio principale per impiantare il jihadismo in Italia.
E di come, nel caso dell’attentatore libico Mohamed Game, condannato a 14 anni per l’attentato alla caserma Santa Barbara di Milano, sia anche luogo d’origine dei cosiddetti ‘homegrown terrorists’.
Dall’11 settembre 2001 il nostro Paese e’ stato usato in alcuni casi come semplice base logistica per reclutare e inviare combattenti in Iraq, nei giorni piu’ caldi della guerra, o in Afghanistan, in altri come vero e proprio ‘Dar al-Harb’, territorio di guerra, per compiere attentati che scoraggiassero l’opinione pubblica e costringessero i governi nazionali a ritirare i nostri contingenti militari. Sessantuno nomi su 259.
Tanti, sono quasi un quarto del totale, gli ‘italiani’ di Al Qaeda presenti sulla Lista Nera del Comitato del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che tiene traccia degli individui e delle entità associate con l’organizzazione di Osama Bin Laden e con i Talebani.
Un elenco di quanti, variamente inquadrati nei ruoli previsti dal copione jihadista (predicatori di violenza, fiancheggiatori, organizzatori, aspiranti kamikaze), hanno vissuto, soggiornato, o semplicemente transitato per il nostro Paese, vivendo la doppia condizione di cittadini, a volte insospettabili, e di combattenti salafiti.
A leggere l’elenco, che l’Onu inizio’ a stilare in base alla Risoluzione 1267 del 1999, e aggiornato al 21 ottobre scorso, scorre davanti agli occhi la ricostruzione di quello che la minaccia jihadista ha rappresentato (e ancora rappresenta) per la sicurezza nazionale e per quella dei Paesi alleati.
La gamma dei reati, e delle relative condanne, indicati nella Lista Onu, rimanda alle tante inchieste che si sono susseguite in Italia in questi anni, in particolare al Nord, e che spesso hanno visto il coinvolgimento di frequentatori delle moschee milanesi di viale Jenner e via Quaranta: fiancheggiamento, finanziamento, pianificazione di attacchi.
Come ricorda anche l’arresto, lo scorso anno, di 17 algerini accusati di vari reati, dal furto alla contraffazione di documenti, che hanno fruttato un milione di euro in 3 anni, transitati da un’istituzione culturale e in seguito usati per finanziare al-Qaeda nel Maghreb islamico.
Non mancano anche nomi ‘illustri’, come quello, ad esempio, di Mohammed Daki, il marocchino assolto nel 2005 dalle accuse di terrorismo internazionale dal gup Clementina Forleo, in base alla controversa distinzione operata dalla Forleo tra il ruolo di “guerriglieri” e quello di “terroristi”.
Daki e gli altri coimputati di quel processo furono poi espulsi nei loro Paesi d’origine nello stesso anno, l’assoluzione della Forleo fu poi cancellata dalla Cassazione e successivamente Daki e gli altri furono condannati per reati connessi al terrorismo internazionale.

Islamic concept of Al-Taqiyah to infiltrate and destroy kafir countries

il vero islam
il vero islam

By the doctrine of Al-Taqiyah, Muslims dominate crime syndicates, increase population by massive Bangladeshi infiltration and make temporary alliances with Dalits, Christians, etc.

In the early years of the Islamic conquest of the Arabian peninsula and in the Fatah (Arab-Islamic invasion and conquest of the upper Middle East and the outside world), a Muslim concept was devised to achieve success against the enemy (non Muslims), Al-Taqiyah. Al-Taqiyah, from the verb Ittaqu, means linguistically dodge the threat. Politically it means simulate whatever status you need in order to win the war against the enemy …

According to Al-Taqiyah, Muslims were granted the Shar’iyee right (legitimacy) to infiltrate the Dar el-Harb (war zone), infiltrate the enemy’s cities and forums and plant the seeds of discord and sedition. These agents were acting on behalf of the Muslim authority at war, and therefore were not considered as lying against or denouncing the tenants of Islam.

They were “legitimate” mujahedeen, whose mission was to undermine the enemy’s resistance and level of mobilization. One of their major objectives was to cause a split among the enemy’s camp while downplaying the issues related to Islam (“Oh, I am not religious.” “Oh, that is not Islam, you are mistaken, there is so much misinformation.” “Oh, it is in the interpretation.” “Brother, Islam is all about peace and love and music just like in the 60s.”) In many instances, they convinced their targeted audiences that Jihad is not aimed at them, that indigenous people are not targeted. Meanwhile the (allegedly) “un Islamic” Muslims continued their attacks on the target’s property and life (e.g. Lashkar-e Toyiba, Mujahideen and Osama Bin Laden’s
declaration of war against innocent American civilians).

They convinced many Jews that they will be protected from Christians, and they convinced many Christians that Jews were the mortal enemies, because they killed Issa (Jesus). They convinced the Aramaics, Copts, and Hebrews that the enemy is Greece, and signed peace agreements with the Bysantines Greeks at the expense of Maronite Aramaics, etc.

They convinced the knitted diversity of India to degrade into civil war by introduction of a variant Buddhist / mystical Islam (Sufism which is decried as “deviant Islam” used to ease the transition of new recruits from local communities) creating divisions (based on Muslim – Non Muslim) eventually fomenting unrest and chaos in the land to prepare it for waves of armed Invasion (Mohammad bin Qasim, Mahmud Ghaznavi, etc.).

Even today, India is bitterly divided and getting slowly Islamised as battle lines form between hordes of overzealous Muslims (armed and trained in madrasahs) and the more pacifist civilians of urban dwellings.

This Jihadic agency of subversion was one of the most fascinating and efficient arms of the conquest. In less than four decades, the Middle East fell to the Arab-Islamic rule [since Arab society was divided again between pagan and Muslim resulting in nephews and sons killing their uncles and fathers in cold blood] followed by North Africa and Central Asia [this was the era of hordes like tribal conquests where barbaric savages invaded pacifist civilians in towns of major civilizations; the same scenario replayed itself against the Arab-Islamic world with the Invasion of the Mongolian hordes].

Al-Taqiyah was a formidable weapon, used by the first dynasties and strategists. Today, scholars may identify it as deception. But the Jihadic deception was and still is more powerful than the James Bondian methods of Western classical intelligence tactics, for the simple reason that it has a civilizational, global dimension versus the narrow State interest of the regular Western subversive
methods.

Al-Taqiyah is still in use today (and is widely practised and acknowledged by the Shi’ite sect) but not necessarily State- organized. Arab-Islamic missionaries are slowly converting the disillusioned criminal classes of the Western world by feeding them a Western “moderate” version of Islam (at the same time denouncing the actions of Muslims in the rest of the world as Un Islamic e.g. Taliban, GIA & FIA [Armed Islamic Front] of Algeria, Hamas, Lashkar -e Toyiba, Bin Laden and company, etc.)

It is done to prevent the new converts from seeing the real face of Islam; at least until their faith or mental conditioning is strong enough to make them turn against their own country and people.

A good example is the growing influence of Islamists in the Americas. On the one hand, American embassies, trade facilities, soldiers and intelligence infrastructures are under attack (but denounced as un-Islamic for the benefit of the new American converts).

On the other hand, the multiplying Islamic community (due to illegal immigration, paper marriages, religious visas granted to the religious men) attempts to pass itself off as “peace loving” and patriotic. In their own circles, the same community will liberally and violently denounce America, the West and its values (freedom, individualism, secularism, capitalism, scientific materialism, benign rehabilitation of criminals, prevention of cruelty against animals, women and gay rights).

One can easily detect Taqiyah in the two discourses used by Islamist strategists. On the one hand, one comprehensive Islamist theory is attempting to mobilize the Middle East, and sometimes Western Christian leaders and intellectuals, against “evil Jews”.

They are forming alliances with everyone from Animal Rights’ groups (to attack the Jewish tradition of slaughter which is ironically similar in cruelty to the Islamic way) to Far Right fundamentalists (to push for censorship of critiques of Islam and attack every forward thinking movement like women’s rights and gay rights).

We see considerable success on that level. And on the other hand, another Islamist comprehensive theory is attempting – with success also – to mobilize the Jews against “evil and pagan Christians”.

One can easily detect the sophisticated work of Taqiyah, for the strategic objective of Islamists is to destroy the foundations of the non Muslim civilizations, as a prelude to the defeat of an isolated Israel, India, United States of America, Britain, Germany, France, Italy, Russia, Egypt, Afghanistan, etc.

Taqiyah is not a unique phenomenon in history. Many strategists from all backgrounds implemented subversion. But the uniqueness of today’s Taqiyah is its success within advanced and sophisticated societies. Taqiyah is winning massively because of the immense lack of knowledge among Western elites, both Jewish and Christian.

For interesting examples of Taqiyah methods, visit Christian discussion groups and forums and note the discourse of Islamist visitors aimed at undermining the Christian perception of Jews, and visit Jewish discussion groups and forums and note the subtle anti-Christian discourse of Islamist visitors. It is really informative and fascinating.

Author: Dr. Walid
Publication: Bharatiya Pragna
Date: June 2000
URL: http://www.fisiusa.org/fisi_News_items/news109.htm

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La Turchia torna al passato

Teste di Armeni
Teste di Armeni

Il Genocidio Armeno : Tra il 1915 e il 1916 un milione e mezzo di armeni furono eliminati o lasciati morire di fame e stenti. Scrissi tanto tempo fa, questo articolo : La Turchia di Atatürk verso lo scontro tra laicità  e islamismo. Tutti sappiamo che la nazione Anatolica, a fronte del suo laicismo (conquistato e difeso dai militari) voleva entrare in Europa.  Purtroppo le cose non sono andate come speravamo. Il laicismo è stato sconfitto e la Turchia è caduta nelle mani degli islamisti. Gli ultimi avvenimenti, con gli accordi con l’Iran, l’avvicinamento alla Siria, allontanano la possibilità di un qualsiasi ingresso in Europa … almeno dal mio punto di vista.

Aspettiamoci che anche i Turchi a breve si mettano ad odiarci. Prendiamone atto e comportiamoci di conseguenza.

Intanto rinfreschiamoci la memoria e rinfreschiamola anche alla Turchia. E visto che ci siamo ricordiamo anche l’organizzazione dei fratelli musulmani, quella che si sta dando tanto da fare per il califfato mondiale (Sayyd Qutb). Essa nasce in Egitto nel marzo 1928, con la riunione di un gruppo ristretto di persone nella villa egiziana d’Ismaliya, vicino al Canale di Suez. Alla loro testa stava un giovane precettore, un fervente religioso dall’eloquio eccezionale: Hassan al Banna (nato nel 1906 quando l’Egitto faceva parte dell’impero britannico). A dispetto della giovane età, Hassan si scagliava contro la rilassatezza dei costumi che, a sentire lui, stava corrodendo e mandando in rovina la società egiziana. L’Egitto di allora era una monarchia semicoloniale sotto la protezione inglese, dove nepotismo, istituzioni medievali e povertà spadroneggiavano incontrastate. Hassan al Banna era deciso a modernizzare il paese e a liberarlo dal giogo coloniale, attraverso un ritorno collettivo alle fonti della religione musulmana. Fondò un’associazione che incoraggiava il risveglio dell’islam presso gli egiziani, la società dei Fratelli musulmani: una creazione ibrida tra il partito politico, l’associazione religiosa e il movimento di massa organizzato in struttura militaresca.

The Armenian Genocide

http://youtu.be/MSuEeSW0Fys

Però il centrodestra ha solo una cosa da imparare : Berlusconi faccia come Erdogan