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4 Dicembre, Santa Barbara

Santa Barbara
Santa Barbara

Si narra che Barbara di Nicomedia in Bitinia fu rinchiusa in una torre e poi condotta al martirio per la sua indomata fede cristiana osteggiata dal padre pagano Dioscoro, che “al quattro del mese di dicembre, regnante Massimiano imperatore, ed essendo preside Marziano…” (circa nel 288 d.C.), fu incenerito da una fulmine celeste, simbolo della morte immediata senza la possibilità di redimersi.

Essa fu prescelta perché rappresenta la serenità del sacrificio di fronte al pericolo senza possibilità di evitarlo, e fu eletta a patrona di coloro che si trovano in pericolo di morte improvvisa.

Infatti, la martire, nell’imminenza del supremo sacrificio, pregò Gesù: “… tu che tendesti i cieli e fondasti la terra e rinchiudesti gli abissi, il quale comandasti ai nuvoli che piovessero sovra i buoni e sovra i rei, andasti sopra il mare e riprendesti il tempestoso vento, al quale tutte le cose obbediscono, esaudisci per la tua misericordia infinita la orazione della tua ancilla… Pregoti Signore mio Gesù, se alcuna persona a tua laude farà memoria di me e del mio martirio,… mandali grazia per tua misericordia

…La compenetrazione leggenda/momenti di vita mistica spiega le ragioni per cui subito dopo l’invenzione della polvere da sparo ciascun magazzino di munizioni, in particolare sulle navi da guerra, per devozione alla vergine di Nicomedia, da sempre ha

Stemma Marina Militare
Stemma Marina Militare

 attaccato sulle pareti un’immagine della santa “perché siano preservati dal fuoco e dai fulmini celesti i depositi delle polveri che si chiamano appunto Santebarbare“.

A seguito del Breve Pontificio di Pio XII del 4-12-1951 di proclamazione solenne a Celeste Patrona, ogni 4 dicembre gli uomini della Marina Militare e quanti operano per essa, nel ritrovarsi con le comuni origini e valori, festeggiano solennemente e degnamente la loro Santa Patrona.

Una remota tradizione pone la sepoltura di S. Barbara di Nicomedia a Scandria, paese del RietinoSanta Barbara è contemporaneamente la santa protettrice degli addetti alla preparazione e custodia degli esplosivi e, più in generale, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa, come è anche la protettrice della Marina Militare Italiana e Vigili del Fuoco e delle città di Francavilla di Sicilia e Montecatini Terme.

 

Marinai in congedo festeggiano la loro santa protettrice ed io mi unisco loro.

La guerra di Barack Hussein Obama

carro armato M1A2 Abrams
carro armato M1A2 Abrams

Barack Obama ha deciso di inviare, cosa mai fatta dal suo precedessore, i carri armati M1A2 Abrams in Afganistan.
I mezzi da quasi 70 tonnellate verranno schierati nella provincia di Helmand, ancora la più “calda” del Paese nonostante sei mesi di intense operazioni condotte da 20 mila marines statunitensi e 10 mila soldati britannici.
La notizia, diffusa dal Washington Post citando fonti ufficiali, conferma come il “surge” delle truppe americane in Afghanistan, non sia ancora completato. Finora i carri non erano mai impiegati dagli statunitensi nel conflitto anti-insurrezionale afghano, fatto di piccole battaglie e scaramucce nelle quali sono privilegiati i mezzi ruotati più leggeri.
Con i carri armati il generale David Petraeus punta ad aumentare la potenza di fuoco dei marines. I primi sedici Abrams verranno schierati a Helmand ma altri potrebbero venire schierati a Kandahar dove la Centounesima divisione sta faticosamente ripulendo tre distretti espugnati ai talebani. I carri Abrams giungeranno in Afghanistan imbarcati su grandi velivoli da trasporto e verranno impiegati in appoggio alle unità di fanteria dove potranno far valere la protezione offerta dalla loro corazza, in grado di resistere a tutte le armi talebane e, in teoria, anche ai più potenti ordigni improvvisati. Il cannone da 120 millimetri offre inoltre una potenza di fuoco molto flessibile, utile a colpire il nemico in movimento ma anche a demolire fino a quattro chilometri di distanza edifici, postazioni fisse di mitragliatrici, razzi e mortai evitando di dover esporre i soldati al fuoco diretto delle postazioni nemiche. L’arma più potente impiegata finora a bordo dei veicoli alleati in Afghanistan sono i cannoncini a tiro rapido da 25/30 millimetri adottato dai mezzi corazzati da combattimento (cingolati e ruotati) Bradley e Lav 25 statunitensi, Warrior  e Scimitar britannici, VBC francesi o i Dardo e Lince italiani. La presenza dell’Abrams consentirà di limitare in alcuni casi il ricorso ai cacciabombardieri e agli elicotteri da combattimento ma il suo invio in Afghanistan costituisce il segnale di un inasprimento delle operazioni belliche nelle roccaforti talebane del sud mentre nelle province orientali il terreno montuoso rende più improbabile l’impiego dei carri armati. In servizio dal 1980 con le forze americane, l’Abrams è stato prodotto in oltre 8mila esemplari, ha un equipaggio di quattro militari e può raggiungere i 70 chilometri orari su strada e i 50 fuoristrada. Elevati i costi logistici tenuto conto che per percorrere 100 chilometri “beve” oltre 450 litri di carburante. E’in servizio anche con gli eserciti egiziano, kuwaitiano, saudita, australiano ed è stato recentemente fornito anche al nuovo esercito iracheno. Dei 47 Paesi alleati presenti con contingenti militari in Afghanistan finora solo il Canada e la Danimarca hanno schierato i carri armati (i tedeschi Leopard 2) rivelatisi risolutivi in molte battaglie combattute nelle province di Kandahar e Helmand. Due anni or sono anche il comano britannico chiede si poter disporre di alcuni carri armati Challenger ma il governo negò l’auorizzazione.Negli ultimi tre mesi le operazioni delle forze speciali per uccidere o catturare i talebani si sono triplicate. Nel solo mese di ottobre, nei raid aerei della Nato sono state sganciate circa mille bombe, il numero più alto in un singolo mese dall’inizio della guerra. Nei distretti intorno a Kandahar i fanti aeromobili della 101esima divisione hanno fatto saltare in aria decine di case (con l’approvazione delle autorità locali) perché bonificarle dalle centinaia di mine e trappole esplosive sarebbe stato troppo pericoloso. Il trasferimento in Afghanistan degli Abrams avrà costi logistici rilevanti considerato che i mezzi viaggeranno a bordo dei velivoli cargo e la loro manutenzione sul campo di battaglia sarà onerosa.

Link

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/11/18/AR2010111806856.html?hpid=topnews

http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Asia%20e%20Oceania/2010/carri-M1-Abrams-Afghanistan/carri-M1-Abrams-Afghanistan.php

http://www.fas.org/man/dod-101/sys/land/m1.htm

http://www.army-technology.com/projects/abrams/

Afganistan – Colpi di calore

di Gianandrea Gaiani

Le elevate temperature e il solleone sembrano aver favorito la serie di affermazioni a dir poco singolari registrate in agosto sui temi relativi la Difesa e Sicurezza italiana.
I primi segnali li ha dati a fine luglio il generale Fabio Mini, da anni a riposo ma sempre attento e vivace osservatore delle cose militari, che con l’articolo “Debole prova di forza” sull’Espresso è andato a riesumare stantii luoghi comuni sui paracadutisti della Folgore “vulnerabili alla propaganda dell’uso della forza” accusando i generali di “assecondare il rambismo”.
Secondo l’analisi di Mini, più ideologica che tecnica, i parà avrebbero cambiato le linee d’azione, rendendole più aggressive, per compiacere gli USA alterando così gli equilibri sociali dell’Ovest afgano come sarebbe accaduto agli inglesi che a Helmand hanno subito dure perdite nelle ultime settimane mentre nella stessa provincia “migliaia di marines non hanno trovato resistenza”. In realtà, come hanno rilevato gli stessi americani, è la tattica dei talebani che si adegua al nemico. Subito aggressivi contro i pochi soldati britannici sul terreno mentre contro le massicce forze dei marines hanno preferito mischiarsi ai civili per colpire in seguito come ha poi dimostrato l’elevato numero di caduti registrato proprio dagli americani nel sud afgano. In luglio su ben 76 caduti alleati gli italiani hanno perduto un solo soldato, peraltro un geniere intento a ripulire le strade dagli ordigni: un po’ poco per dei “rambo” che secondo Mini “per semplificare considerano tutti gli afgani come talebani e nemici” forse perché “immersi nella retorica delle maniere spicce, dello show di forza fisica e armata”. Stupisce che un ufficiale esperto che ha guidato le truppe Nato in Kosovo liquidi come “rambismo” il coraggio e la professionalità mostrati dai parà sul campo di battaglia e ancor più che non colga gli aspetti strategici e operativi delle offensive alleate in Afghanistan dove l’obiettivo di tutti i contingenti (inclusi persino i tedeschi da sempre refrattari ai compiti combat) è acquisire il controllo più ampio possibile delle aree a forte presenza talebana.

Operazioni non improvvisate dai parà ma pianificate da oltre un anno dal comando di Isaf, quando in Italia il governo in carica era di centro-sinistra. Quello stesso esecutivo Prodi che ha pianificato la rotazione delle brigate in Afghanistan includendovi la Folgore, che punta oggi a completare quanto avviato l’estate scorsa dalla brigata Friuli che insediò combattendo le prime forze italiane a Farah e nel “fortino” di Bala Murghab. Aree che secondo Mini erano tranquille prima che vi entrassero gli italiani e in effetti in questo ha ragione: erano tranquille perché nessuno vi contrastava il dominio talebano così come era tranquilla la Normandia occupata dai nazisti prima del D-Day.

Puntuale ed efficace è stato invece l’intervento del generale Leonardo Tricarico, già numero uno dell’Aeronautica e consigliere militare di tre premier (D’Alema, Amato e Berlusconi) che ha bocciato senza appello la decisione del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, di autorizzare i jet Tornado all’uso delle armi limitate però ai soli cannoncini Mauser da 27 millimetri. Secondo Tricarico “colpire un talebano con le armi di bordo di un Tornado è facile come vincere al superenalotto, mentre il rischio di centrare bersagl diversi, civili innocenti, è altissimo. Proprio per questo le armi di bordo dei caccia non sono state mai usate neppure nei 78 giorni di operazioni aeree sui Balcani”. Tricarico, che nel 1999 guidò le operazioni alleate sul Kosovo, propone invece di dotare i velivoli teleguidati Predator di missili Hellfire, già impiegati con successo dagli statunitensi. Ufficialmente l’Aeronautica non intende dotare di armi né i Predator né i più grandi e capaci Reaper ordinati negli USA anche se il periodico americano “Aviation Week” scrive ilo 24 agosto che “Italy has upgraded its Predators so they can launch Hellfire missiles, but political approval for such missions has not been granted“. Notizia interessante e inedita che finora non ci risulta abbia raccolto smentite o conferme. Quanto ai Tornado va ricordato che i nostri sono gli unici jet alleati in Afghanistan non autorizzati a sganciare bombe (esclusi i sei Tornado tedeschi che si limitano a missioni di ricognizione) a guida laser o gps per usare le quali hanno subito costosi ammodernamenti. La Difesa ha risposto al generale Tricarico precisando che “l’impiego dei due cannoncini risulta sicuramente idoneo” e gli equipaggi si addestrano aquesto specifico compito. Risposta che non scioglie le perplessità circa l’impiego di un moderno e costoso bombardiere per mitragliare il nemico a volo radente come un aereo della Seconda guerra mondiale. Stupisce poi che siano i politici invece dei militari a decidere quali armi siano più adatte all’impiego tattico dei velivoli amche se è probabile che il governo intenda procedere per gradi per rendere meno “traumatico” un eventuale futuro via libera all’impiego degli ordigni guidati. Giova poi ricordare che a ridurre i “danni collaterali” hanno provveduto nelle ultime settimane le nuove regole imposte dal comando alleato a tutti i jet che non possono aprire il fuoco in caso di rischi per i civili. Il maggiore Angelo De Angelis, che comanda i Tornado basati a Mazar-i-Sharif, ha precisato che “se ci fosse anche il minimo dubbio gli equipaggi non sparerebbero”. Ma se i Tornado (e da ottobre gli AMX) possono colpire i talebani solo in assenza di rischi per i civili perché non possono utilizzare anche le bombe?
Misteri di una politica italiana sempre più incomprensibile che in agosto ci ha riservato altre sorprese.
La moda di impiegare i militari in ogni attività di pubblica competenza (dallo sgombero neve allo smaltimento rifiuti passando per la protezione civile e la sicurezza sulle strade) non poteva non avere un’appendice estiva con la proposta di schierare pattuglie in mimetica sulle spiagge per fronteggiare i “vuccumprà”. Confortato dai sondaggi che dimostrano quanto la presenza dei soldati contribuisca a dare al cittadino la percezione di una maggiore sicurezza, il governo sembra intenzionato ad allargare ulteriormente l’impiego de militari, anche a sprezzo del ridicolo. Di questo passo, con l’imminente ripresa delle scuole dovremo aspettarci l’invio di plotoni di fanti anche negli asili nido per cambiare i pannolini ai bambini: potrebbero chiamarla “Operazione culetti puliti“.

Dove invece i militari andrebbero impiegati, l’Italia come sempre tentenna, come nel caso dei marinai del rimorchiatore Buccaneer, tenuti prigionieri tra privazioni e maltrattamenti per 120 giorni da una banda di pirati del Puntland somalo.

Nonostante fosse presente in quelle acque la nave da assalto anfibio San Giorgio con a bordo il meglio delle forze d’assalto della nostra Marina il governo ha preferito trattare, che significa con ogni probabilità pagare il riscatto come hanno fatto molti altri Paesi, ma non francesi e statunitensi che i pirati li hanno presi a fucilate. Riscatto negato dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha attribuito il rilascio dei 16 marnai agli aiuti forniti dall’Italia al governo somalo. I pirati, che guardano solo ai soldi che finiscono nelle loro tasche, hanno però festeggiato il pagamento di 4 milioni di dollari, plausibile anche solo per il fatto che finora nessuna nave o marinaio sono tornati in libertà senza il saldo di un riscatto milionario. Naturale che la Farnesina neghi il pagamento di riscatti, come faceva negli anni scorsi quando vennero liberati gli ostaggi italiani in Iraq, anche se il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non ha escluso che a trattare (e a pagare) abbiano provveduto emissari del governo somalo ovviamente usando soldi italiani.

Resta il fatto che una banda di criminali africani ha potuto farsi beffe dell’Italia per quattro mesi e neppure dopo la liberazione degli ostaggi da Roma è giunto l’ordine di scatenare una rappresaglia militare (peraltro consentita dal diritto internazionale e da una risoluzione dell’ONU) contro la “tortuga” di Lasqorey dalla quale i pirati continuano a organizzare scorribande ai danni dei mercantili, anche italiani.

Sempre in agosto è stata singolare anche la discussione politica scatenatasi intorno all’adozione del codice militare penale di guerra nella missione afgana o la messa a unto di un nuovo codice per le missioni all’estero. Un tema importante che però da molti è stato confuso con le regole d’ingaggio della missione afgana (stabilite in ambito Nato) e con i caveat, limitazioni all’impiego delle forze imposti dai singoli governi. Anche la polemica sul sequestro attuato dalla magistratura dei veicoli Lince danneggiati negli attacchi talebani si è rivelata un buco nell’acqua. Ha avuto ampio spazio sui giornali per una settimana finché non è emerso che i mezzi posti sotto sequestro a Kabul ed Herat sono appena tre ed in condizioni tali da non poter essere certo riparati. Per fortuna il clima rinfresca e l’autunno è alle porte.

Al Qaeda in difficoltà

Grazie alla aggressiva politica di Bush che sta sdradicando il terrorismo, Al Qaeda si trova in grossa difficoltà e comincia ad ha paura :

A new book published by Al Qaeda shows that the terrorist group is under intense pressure and in “deathly fear” of U.S. counterterrorism efforts in Pakistan, terror experts say.
The 150-page book, titled “Guide to the Laws Regarding Muslim Spies,” was recently posted on jihadist Web sites. It was written by a senior Al Qaeda commander, Abu Yahya Al-Libi, and features an introduction by Ayman Al-Zawahri, the No. 2 man in Al Qaeda.
The book accuses some in Al Qaeda’s ranks of being spies who provide intelligence, including information about Al Qaeda camps and safehouses, to U.S. forces. According to the book, these “Muslim spies” have allowed the U.S. to use its Predator drone campaign to paralyze Al Qaeda leadership.
“It would be no exaggeration to say that the first line in the raging Crusader campaign waged by America and its allies against the Muslims and their lands is the network of spies, of various and sundry sorts and kinds,” says the book, translated by the Washington-based Middle East Media Research Institute, or MEMRI
“Their effects are seen: carnage, destruction, arrest, and pursuit, but they themselves remain unseen, just like Satan and his ilk who see us while remaining unseen.”
Terror experts have called the book unique in its weak and worried tone.
“I haven’t ever seen this kind of language from senior Al Qaeda commanders before,” said Daniel Lev, who works for MEMRI. “In general, Al Qaeda speaks in a very triumphant tone,” but in the new book Al-Libi speaks of the group’s dire straits and serious problems, Lev added.
“Such an admission of distress on the part of a senior Al Qaeda commander makes this a very unique book in terms of the author.”
FOX News military analyst Tom McInerny said the book is a “gold mine” that attests to the success of the Predator strikes that are decimating Al Qaeda’s ranks in Pakistan.
“They are in deathly fear of airpower,” said McInerny, a retired lieutenant general in the U.S. Air Force. “Whether it’s unmanned drones or whether it’s fighters or bombers using precision weapons, they are deathly afraid.”
The books also displays a deep-seated paranoia of hidden enemies, according to MEMRI. It claims that anyone — from the old and infirm to the imam of a mosque — could be a U.S. spy.
“The danger of these spies lies not only in the ability of these hidden ‘brigades’ to infiltrate and reach to the depths,” the book says.
“They include the decrepit, hunchbacked old man who can hardly walk two steps; the strong young man who can cover the length and breadth of the land; the infirm woman sitting in the depths of her house; the young woman whose veins still flow with youth; and even perhaps the prepubescent adolescent who has not reached the age of legal maturity [in Islam].”
Lev, of MEMRI, said that the group’s suspicions could be used as an excuse to conduct a purge, which could further harm the Al Qaeda’s stature in Pakistan.
“In the situation that they’re in, they’re entirely dependent on the natives, on the Pakistanis and the Afghans, and they definitely do not want to be facing a situation like Al Qaeda in Iraq, where you have the tribes turning on you,” he told FOX News.

“That can be the beginning of the end.”

Nel frattempo in Inghilterra si calano le braghe

Unbelieveable- UK Tells Police Not to Charge Islamists With Hate Crimes so They Won’t be Further Radicalized…
So clerics like Anjem Choudary will be allowed to spew venom without fear of being arrested, and this is being done as a way to stop extremists. Stunning for its sheer stupidity….

Saturday, July 11, 2009

London: In a bid to stop Muslim extremists from becoming more militant, the UK Government is set to issue a guideline for police, directing them not to charge them in many hate crime cases More.., a move that has created outrage amongst critics.
Guidelines will tell forces to press for conviction only in cases of clear-cut criminal acts, and refrain from proceeding when evidence of lawbreaking is “borderline.”
Officers will be advised to turn a blind eye on crimes such as incitement to religious hatred or viewing extremist material on the Internet.
“For instance, where there has been incitement or someone has been on the internet there can be a grey area where there is some discretion and it would be more sensible to avoid going down the criminal route,” the Daily Express quoted a White Hall source, as saying.
Critics, however, saw the move as a politically correct attempt to appease extremists who hate Britain, and warned that the move could mean Islamic radicals being give the freedom to encourage violence.
“This sounds like abject surrender. Everyone should be equal in the eyes of the law. They should all face the same risk of prosecution. There should be no special favours or treatment for any section of the community,” Tory MP David Davies said.
The move follows an updated Home Office counter-terrorism strategy announced earlier this year.
A Home Office spokesman said: “Preventing people becoming radicalised is a key priority for the Government. The police response needs to be proportionate to deal with crimes people commit while reducing the risk to public safety.”
The new strategy is likely to reduce the likelihood of prosecutions against Islamist extremists protesting against troops.

Invece di ripulire la nazione dai terroristi musulmani …

Afganistan – paracadutisti in azione

Bene, finalmente si fa qualcosa da militari che non lucidare gli ottoni e fare i fattorini per le ONG. Finalmente ai nostri soldati sono state tolte le pastoie e da adesso si combatte veramente.

La differenza? Che senso ha stare in una guerra se non si può fare la guerra? A che serve morire facendo le belle statuine? Tantovale starsene a casa! Questo governo è riuscito dove gli altri hanno fallito miseramente : ridare dignità ai nostri soldati.

Perchè dignità? Perchè è umiliante per un miltare non poter difendere i civili che dovrebbe proteggere. Restare nelle caserme o girovagare in carovana per distribuire cibo non permette di fare quelle operazioni necessarie al contrasto ed al controllo del territorio ma solo a veder morire i civili con la pancia piena.
Aspettare che i “cattivi” vengano da te per farsi ammazzare è un sogno che solo la sinistra può fare. I cattivi vanno cercati, stanati ed annientati!
Serch and destroy, così si chiama.

Tutti gli alleati, tranne alcuni, partecipano ed hanno partecipato attivamente nell’aiutare quelle povere popolazioni cercando di liberarle dai fanatici con la barba e la gonnella.
Ormai è già da tempo che i nostri partecipano attivamente alle operazioni belliche. Finalmente i nostri elicotteristi possono far valere la loro perizia e mettere in mostra la potenza dei mezzi che hanno a disposizione. Ci sono anche due Tornado che partecipano, uffialmente come ricognitori.

E così dopo diversi rastrellamenti ed azioni di contrasto dinamiche, in contemporanea alla grande offensiva che sta avendo luogo in questo momento da parte degli americani, i nostri in scala minore mobilitano 500 Parà (grazie ai rinforzi tanto promessi nel passato)per colpire direttamente al bersaglio grosso i talebani.
Non che io sia felice di questo. Dovremo mettere in conto grossi dispiaceri ma delle due una : o a casa tutti o a fare il lavoro per il quale si è pagati.

Di seguito troverete gli articoli di persone molto più brave di me nell’illustrare la situazione e qui la mappa della zona delle operazioni:

di Gianandrea Gaiani
Non ci saranno ulteriori rinforzi italiani in Afghanistan se non quelli già previsti ai quali potrebbero aggiungersi un altro centinaio di carabinieri, ma il nostro contingente combatterà i talebani senza limitazioni. La visita di Berlusconi a Washington aveva scatenato indiscrezioni giornalistiche circa la disponibilità di Roma a inviare in Afghanistan altri 400 militari con aerei ed elicotteri ma di fatto si trattava delle forze già messe a disposizione nel marzo scorso per aumentare il dispositivo di sicurezza durante le elezioni afgane e destinate ad arrivare a Herat in luglio. Il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, ha dichiarato in un’informativa alla Camera che i 400 militari di rinforzo non sono ancora partiti ma resteranno in Afghanistan “a seconda che ci sia o meno il ballottaggio, fino a settembre o a ottobre”. Si tratta di due compagnie di paracadutisti e del personale tecnico che si occuperà dei 3 elicotteri AB-412 che costituiranno la “task force Grifon” schierata nella base di Farah e dei 2 aerei cargo C-27J o C-130J che verranno basati a Herat dove giungeranno presto i due bombardieri Tornado oggi dislocati a Mazar-i-Sharif più gli altri due, ancora in Italia, che completeranno il reparto di bombardieri impiegato al momento solo per missioni di ricognizione e intelligence. L’unico incremento possibile rispetto a quanto previsto potrebbe riguardare la componente dei carabinieri destinata ad addestrare le unità antisommossa e antiguerriglia della polizia afgana, una cinquantina dei quali sono già operativi nella base di Adrashkan, a sud di Herat.. “E’previsto un incremento fino a 200 unità del numero di carabinieri con funzioni di addestratori” ha sottolineato La Russa che ha annunciato anche lo studio di contromisure per offrire maggiore protezione ai mitraglieri dei veicoli Lince, militari già in più occasioni rimasti feriti in battaglia perchè costretti a combattere allo scoperto. Una soluzione già adottata da altri mezzi più grandi prevede l’installazione di una torretta dotata di mitragliatrice comandata dall’interno del mezzo protetto. La reale novità che sembra emergere dal vertice tra Berlusconi e Obama potrebbe riguardare invece i “caveat”, cioè le limitazioni poste all’impiego delle truppe italiane, già in parte rimosse nei mesi scorsi salvo quella che impediva agli italiani di condurre azioni offensive e soprattutto di andare a cercare i talebani per eliminarli, le cosiddette operazioni “cerca e distruggi”. La Russa, in visita ieri al contingente italiano in Kosovo, ha annunciato che “i caveat che la Nato chiede di ridurre in Afghanistan non sono riferiti a noi italiani, che di fatto non ne abbiamo più. Abbiamo invece un remark, una nota, che ci consente di essere informati con sei ore di anticipo e di dare il nostro assenso, ove venisse richiesto, all’uso delle nostre forze fuori dalla zona Ovest, cosa già avvenuta ma in pochissime occasioni”. Semmai, ha aggiunto il ministro “è la zona Ovest ad avere bisogno di maggiori apporti, visto l’aumentata pericolosità e l’incremento degli scontri nell’area. Per questo abbiamo già dispiegato al massimo la potenzialità del nostro contingente”. Come hanno confermato anche le offensive dei giorni scorsi scatenate dai paracadutisti nel settore di Bala Murghab il contingente italiano sembra assumere l’iniziativa militare come mai aveva fatto prima d’ora, combattendo “senza se e senza ma”.

di G. Gaiani
Era dai tempi di El Alamein che i paracadutisti della Folgore non combattevano così intensamente. Fortunatamente, il bilancio di oltre un mese di guerra nell’Afghanistan occidentale finora registra solo una decina di feriti mentre tra dati ufficiali, indiscrezioni e stime sembra che alle forze italiane nell’ovest sia da attribuire l’eliminazione di oltre 250 talebani solo dall’inizio di giugno. Gli ultimi scontri si sono verificati l’11 giugno a Bala Buluk, uno dei distretti più caldi della provincia di Farah, a due passi da Helmand. Una colonna composta da truppe afgane appoggiate dai parà del 187° reggimento e da alcuni mezzi corazzati Dardo del 1° reggimento bersaglieri è stata attaccata al termine di un’operazione di rastrellamento. L’agguato è avvenuto sulla strada 517, una pista sterrata che unisce Farah City a Bala Buluk sulla quale i talebani effettuano regolarmente imboscate e attentati con ordigni improvvisati. Nel violento scontro a fuoco tre paracadutisti sono rimasti feriti mentre elevate sarebbero le perdite subite dai talebani: la colonna si è sganciata evacuando i feriti nell’ospedale militare americano di Farah ma il fuoco dei cingolati Dardo, armati di potenti cannoni a tiro rapido da 25 millimetri, ha avuto un effetto devastante sulle postazioni dei miliziani prese sul fianco dalla manovra dei mezzi. L’area di Farah è interessata da oltre un mese da un’escalation delle operazioni alleate tese a eliminare le forze talebane e i miliziani di al-Qaeda che dalla vicina provincia di Helmand si sono trasferiti soprattutto nei distretti di Delaram, Gulistan e Bakwa. In quest’area, ceduta il mese scorso dal comando  italiano del settore Ovest al controllo delle forze statunitensi, è stato istituito un “box” nel quale operano i marines che con aerei ed elicotteri stanno bersagliando le postazioni talebane. I “box” costituiscono di fatto delle aree chiuse, una sorta di riserva di caccia degli americani che vi applicano le regole d’ingaggio “search and destroy” tipiche dell’operazione Enduring Freedom., dalle quali solitamente le forze Nato si tengono lontane anche per evitare i rischi del “blue on blue”, il fuoco amico. Gli italiani, che a Farah City hanno schierato una parte della Task Force 45 di forze speciali, un paio di elicotteri da attacco Mangusta e il Battle Group South del colonnello Gabriele Toscani De Col con oltre 400 paracadutisti del 187° reggimento, controllano il territorio a ovest del “box” facendo perno sulla base avanzata “Tobruk” di Bala Buluk. La pressione dei marines, che a Farah hanno schierato quasi 2.000 soldati della Expeditionary Brigade, costringe i talebani a cercare scampo lungo la Ring Road e la strada 517 presidiate dalle truppe italiane e dai reparti del 207° corpo dell’esercito afgano.
Diverso, ma non meno cruento, lo scenario della battaglia in corso da settimane nella provincia di Badghis, a nord di Herat, dove i paracadutisti del 183° reggimento Nembo combattono quotidianamente al fianco delle truppe afgane e americane nell’area di Bala Murghab, ultima sacca di resistenza talebana nell’area montuosa lungo il confine con il Turkmenistan. Qui sono gli italiani ad aver assunto l’iniziativa affiancando e guidando in azione il 1° e il 10° battaglione di fanteria afgano; reparti addestrati dai consiglieri militari italiani che per la prima volta sono stati impegnati in operazioni ad ampio respiro. Gli afgani hanno dimostrato buone capacità di comando e controllo, coordinando sul terreno l’azione congiunta dei reparti a terra, il fuoco dell’artiglieria e il supporto degli aerei alleati de degli elicotteri Mangusta, quattro dei quali sono stati rischierati da Herat nella vicina base spagnola di Qal-i-now per fornire appoggio alle operazioni. Dopo aver subito attacchi alla base di Bala Murghab e imboscate alle pattuglie in perlustrazione, i paracadutisti del colonnello Marco Tuzzolino hanno condotto le prime vere operazioni offensive italiane dall’inizio della missione in Afghanistan strappando metro per metro il territorio ai talebani. Nella battaglia combattuta il 9 giugno per oltre cinque ore e definita dal comando Nato di Kabul “una vittoria decisiva per le forze afgane e alleate”, i parà hanno snidato il nemico con manovre accerchianti supportate da mortai, lanciarazzi ed elicotteri Mangusta senza subire perdite (solo 5 feriti lievi tra le truppe governative) ma uccidendo circa 90 miliziani inclusi due comandanti. Due dei quattro Mangusta hanno incassato alcuni colpi di armi automatiche senza subire danni. Da tempo i talebani cercano di elaborare tattiche idonee a contrastare i velivoli alleati. Nei mesi scorsi sono stati intercettati convogli che trasportavano parti di missili contraerei spalleggiabili SA-18 provenienti dall’Iran e a Hellmand i britannici hanno distrutto alcune mitragliere contraeree a quattro canne da 14,5 millimetri. Nel settore italiano i talebani hanno impiegato tiratori scelti che da postazioni elevate sopra il campo di battaglia cercano di colpire i due uomini d’equipaggio dei Mangusta, protetti dalla vetratura anti-proiettile dell’abitacolo.

Napalm – Fosforo

Aggiornamento all’articolo “Falluja e le armi di distruzione di massa”. Attenzione il post è lungo ma vale la pena di leggerlo tutto, vi farete un’idea di come è nato lo scoop di RAINWES

Vorrei ricordare per chi ancora non lo avesse capito che cosa è il napalm :

Il Napalm è un derivato dell’acido naftenico o naftoico e dall’acido palmitico (si trova nelle noci di cocco).

E’ prodotto dalla saponificazione tramite alluminio dei due acidi, precipitano saponi di alluminio che vengono usati per preparare un gel altamente infiammabile.

E’ usato per costruire bombe, mine e combustibile per i lanciafiamme.
La preparazione risale al secondo conflitto mondiale precisamente nel 1942. Il nome Napalm deriva proprio da NAftenico e PALMitico che sono i maggiori costituenti.
Maggiori informazioni possono essere trovate consultando:”Encyclopedia of Chemical Tecnology” (Interscience – New York 1964) p. 888

Quindi quando mangiate il cocco e bevete dalla lattina di alluminio state facendo il di Napalm!

Per chi ancora non avesse capito : questo è quello che resta di Dresda dopo il bombardamento con il napalm, subito nella II guerra mondiale, non mi sembra che si possa paragonare a falluja.

Dresda dopo il bombardamento con il napalm
Dresda dopo il bombardamento con il napalm

 

Queste sono esplosioni del Napalm

Esplosione di una bomba al napalm
Esplosione di una bomba al napalm

 

Bombardamento con Napalm
Bombardamento con Napalm

 

Altro bombardamento al napalm in vietnam
Altro bombardamento al napalm in vietnam

 

bombardamento con napalm
bombardamento con napalm

 

Lanciatore napalm
Lanciatore napalm

 

effetti del napalm sul corpo umano
effetti del napalm sul corpo umano

Credete che se a Falluja fosse stato usato il napalm sarebbe passato inosservato? Il napalm è un liquido ed è appiccicoso, il fosforo è un metallo ed farinoso, una polverina.

Il Napalm lascia tracce di idrocarburi (riconoscibile dal tipico odore), il fosforo è inodore ( l’odore che si sente deriva dal supporto sul quale è stato depositato) e lascia depositi di fosforina che è fluorescente (avete presenti i braccialetti e le collanine che i vù gumbrà vi voglio rifilare?).

E questo è il Fosforo…bella differenza vero?

Truppe al riparo dalla cortina fumogena alimentata col fosforo
Truppe al riparo dalla cortina fumogena alimentata col fosforo

 

Soldato segnala la sua posizione con fumogeno al fosforo
Soldato segnala la sua posizione con fumogeno al fosforo

 

fosforo bianco cortina fumogena
fosforo bianco cortina fumogena

 

fosforo bianco segnalazione posizione
fosforo bianco segnalazione posizione

 

fosforo bianco lancio con artiglieria
fosforo bianco lancio con artiglieria

 

fosforo bianco lancio notturno
fosforo bianco lancio notturno