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La scomparsa dei cristiani in Medio Oriente

Pezzo in lingua originale inglese: Disappearing Christians in the Middle East

Il trasferimento dei poteri su Betlemme da Israele all’Autorità palestinese, poco prima del Natale 1995, ispirò una serie di articoli [1] sul calo della presenza cristiana a Betlemme. In questi articoli si rileva che in un luogo in cui non molto tempo fa si registrava la presenza dell’80 per cento di cristiani, oggi solo un terzo degli abitanti è di fede cristiana. Per la prima volta in quasi due millenni, la città che rappresenta la culla del cristianesimo non è più a maggioranza cristiana. E lo stesso dicasi per altre due città come Nazareth e Gerusalemme. A Nazareth, i cristiani sono passati dal 60 per cento del 1946 al 40 per cento nel 1983. Nel 1922, i cristiani di Gerusalemme superavano di poco i musulmani (15.000 contro 13.000); [2] oggi, essi costituiscono meno del 2 per cento dell’intera popolazione urbana.

La situazione non è diversa in altre zone di Israele. Un pezzo riguardante Turan, un villaggio della Galilea, riporta quanto asserito da un commerciante cristiano: “La maggior parte dei cristiani se ne andrà presto da qui, non appena riusciremo a vendere le nostre case e i nostri negozi. Non possiamo più vivere tra questa gente [i musulmani]”.[3] Un giornalista trae le seguenti conclusioni: “La comunità cristiana in Cisgiordania è in via di estinzione”.[4]

Ed anche i territori che rientrano nello Stato di Israele devono fare i conti con questa situazione. I cristiani stanno abbandonando tutto il Medio Oriente. Il processo migratorio ebbe inizio subito dopo la Prima guerra mondiale, per poi subire un incremento lo scorso decennio. Nel 1920, in Turchia, i cristiani erano 2 milioni, oggi se ne contano solo poche migliaia. Il problema è così preoccupante che il Patriarcato ortodosso di Istanbul rischia di sparire per la mancanza di un adeguato numero di candidati. Prima dell’inizio di questo secolo i cristiani costituivano circa un terzo della popolazione siriana; oggi, sono meno del 10 per cento. Nel 1932, essi costituivano il 55 per cento della popolazione libanese; oggi, la loro percentuale è inferiore al 30 per cento. Più della metà dei cristiani ha abbandonato l’Iraq. Dopo la rivoluzione del 1952, i copti presero massicciamente a lasciare l’Egitto.

Sono due le principali cause del declino della popolazione cristiana: l’emigrazione e il calo demografico.

L’Emigrazione rappresenta la fine di un lungo processo di esclusione e persecuzione. In Cisgiordania, il problema risiede in un pressoché costante boicottaggio degli esercizi commerciali gestiti da cristiani da parte dei musulmani. In Egitto, i fondamentalisti musulmani prendono costantemente di mira i cristiani. In sintesi, la guerra civile libanese del 1975-90 fu un tentativo fruttuoso da parte dei musulmani di ridurre il potere esercitato dai cristiani nel paese. Ma la situazione di gran lunga peggiore è quella del Sudan, dove la guerra civile scatenatasi a partire dal 1956 ha portato a delle atrocità di massa.

In tutta la regione si può rilevare un calo demografico. Ad esempio, in Israele il tasso di natalità tra i musulmani si attesta al 37 per mille e tra i cristiani a un mero 22 per mille. [5] Inoltre, un piccolo numero di cristiani arriva a sposare dei musulmani, il che di fatto significa che essi perdono i contatti con la loro comunità.

Andando avanti di questo passo, i 12 milioni di cristiani oggi presenti in Medio Oriente nel 2020 saranno probabilmente scesi a 6 milioni. Col passare del tempo, i cristiani finiranno per sparire dalla regione come forza culturale e politica. Come riportato da un articolo “vivono più palestinesi a Bayt Jala in Cile che nella stessa Bayt Jala [in Cisgiordania]”. [6] Perfino il Principe El-Hassan bin Talal ravvisa tale problema poiché “vi sono oggi più cristiani di Gerusalemme (…) che vivono a Sidney, in Australia, piuttosto che nella stessa Gerusalemme”.

Per parecchi anni, il mondo esterno non ha prestato molta attenzione alla difficile situazione in cui versano i cristiani del Medio Oriente. Coloro che in passato avevano preso a cuore i loro interessi – i governi britannico, francese, russo e greco, come pure il Vaticano – hanno distolto lo sguardo dai problemi attuali.

Di recente, però, delle organizzazioni americane hanno sposato la causa dei cristiani perseguitati nel mondo, in particolar modo nel mondo musulmano e nei paesi comunisti. Ovunque, in America vi sono segnali a riguardo. Il Senato americano conduce udienze su questo argomento [7] e nel 1999 il Dipartimento di Stato ha iniziato a pubblicare studi sulla persecuzione religiosa nel mondo attraverso l’Annual Report on International Religious Freedom. Un politico di spicco ha proposto che la città di New York non acquisti merci dalle grandi imprese che intrattengono rapporti commerciali coi paesi in cui i cristiani sono perseguitati. [8] Una schiera di organizzazioni [9] e di individui [10] si occupano di questo problema.

Ciò è tanto di guadagnato perché portare l’attenzione internazionale e americana verso questa triste situazione potrebbe essere un significativo passo per apportare miglioramenti. Ma nessuno di questi gruppi è esperto di Medio Oriente o islam. Per contribuire a fornire ad essi e ad altri ragguagli in merito, il Middle East Quarterly dedica una particolare attenzione alla questione della scomparsa dei cristiani dal Medio Oriente.

[1] Si veda ad esempio: Andrew Aciman, “In the Muslim City of Bethlehem”, The New York Times Magazine, Dec. 24, 1995, e Sue Fishkoff, “A Prayer in Bethlehem”, The Jerusalem Post International Edition, Dec. 30, 1997.
[2] Anglo-American Commettee of Inquiry, A Survey of Palestine (reprinted, Washington: Institute for Palestine Studies, 1991), vol.1, p.148.
[3] The Jerusalem Report, July 10, 1997.
[4] David Rosenberg, “The Christian Exodus”, The Jerusalem Report, Nov. 15, 1990.
[5] The Jerusalem Report, Dec. 26, 1991; cfr. Abraham Ashkenasi, Palestinian Identities and Preferences: Israel’s and Jerusalem’s Arabs (New York: Praeger, 1992), p. 46.
[6] Ha’aretz, Aug. 12, 1994.
[7] Per gli estratti della testimonianza resa da Steven Coffey, cfr. Middle East Quarterly, Sept. 1997, pp. 77-80.
[8] The New York Times, June 15, 1997.
[9] Tra esse spiccano: Christian Solidarity International, la Coalition for the Defence of Human Rights under Islamization, Freedom House, la International Fellowship of Christians and Jews, il Puebla Institute of Freedom House, e il Rutherford Institute.
[10] In particolar modo: Sam Brownback, Michael Horowitz, A. M. Rosenthal, Arlen Specter, Frank Wolf e Bat Ye’or

Aggiornato al 17 dicembre 2006: Secondo un articolo apparso nel Daily Mail di Londra, “O città musulmana di Betlemme…” la città natale di Gesù ha visto sempre più diminuire la proporzione della sua popolazione cristiana passando “dall’85 per cento nel 1948 al 12 per cento dei suoi 60.000 abitanti nel 2006. Ci sono dei rapporti sulle persecuzioni religiose, sotto forma di omicidi, percosse e appropriazioni di terreni”.

Aggiornato al 22 dicembre 2006: In un articolo titolato “Tutti i membri del mio personale sono stati uccisi in chiesa: sono scomparsi”, il Times di Londra pubblica un grafico tratto dal sito web DanielPipes.org:

1472811441-7231-largeIl crollo delle popolazioni cristiane in Medio Oriente: dal sito web DanielPipes.org.

Aggiornato al 31 marzo 2007: La stessa storia in Libano:

In un sondaggio che verrà pubblicato il mese prossimo in esclusiva sul The Sunday Telegraph, quasi la metà della popolazione di tutti i maroniti, la più vasta confessione cristiana nel Paese, afferma di aver preso in considerazione la possibilità di emigrare. Di questi, oltre 100.000 hanno presentato domanda di visto alle ambasciate straniere. Il loro esodo potrebbe avere un effetto devastante sul Paese, privandolo di una minoranza influente che agisce da importante contrappeso alle forze dell’estremismo islamico. Circa 60.000 cristiani hanno già abbandonato il Libano da quando la scorsa estate è scoppiata la guerra tra Israele e Hezbollah.

Aggiornato al 4 dicembre 2007: In un’intervista al Jerusalem Post, Justus Reid Weiner del Jerusalem Center for Public Affairs si dice molto pessimista in merito al futuro dei cristiani che vivono sotto l’Autorità palestinese. Egli prevede che, se non si farà qualcosa rapidamente, nell’arco di 15 anni non ci saranno più comunità cristiane nei territori palestinesi. “I leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro discepoli alle forze dell’Islam radicale”.

 

di Daniel Pipes
Middle East Quarterly
Inverno 2001

Islamic concept of Al-Taqiyah to infiltrate and destroy kafir countries

il vero islam
il vero islam

By the doctrine of Al-Taqiyah, Muslims dominate crime syndicates, increase population by massive Bangladeshi infiltration and make temporary alliances with Dalits, Christians, etc.

In the early years of the Islamic conquest of the Arabian peninsula and in the Fatah (Arab-Islamic invasion and conquest of the upper Middle East and the outside world), a Muslim concept was devised to achieve success against the enemy (non Muslims), Al-Taqiyah. Al-Taqiyah, from the verb Ittaqu, means linguistically dodge the threat. Politically it means simulate whatever status you need in order to win the war against the enemy …

According to Al-Taqiyah, Muslims were granted the Shar’iyee right (legitimacy) to infiltrate the Dar el-Harb (war zone), infiltrate the enemy’s cities and forums and plant the seeds of discord and sedition. These agents were acting on behalf of the Muslim authority at war, and therefore were not considered as lying against or denouncing the tenants of Islam.

They were “legitimate” mujahedeen, whose mission was to undermine the enemy’s resistance and level of mobilization. One of their major objectives was to cause a split among the enemy’s camp while downplaying the issues related to Islam (“Oh, I am not religious.” “Oh, that is not Islam, you are mistaken, there is so much misinformation.” “Oh, it is in the interpretation.” “Brother, Islam is all about peace and love and music just like in the 60s.”) In many instances, they convinced their targeted audiences that Jihad is not aimed at them, that indigenous people are not targeted. Meanwhile the (allegedly) “un Islamic” Muslims continued their attacks on the target’s property and life (e.g. Lashkar-e Toyiba, Mujahideen and Osama Bin Laden’s
declaration of war against innocent American civilians).

They convinced many Jews that they will be protected from Christians, and they convinced many Christians that Jews were the mortal enemies, because they killed Issa (Jesus). They convinced the Aramaics, Copts, and Hebrews that the enemy is Greece, and signed peace agreements with the Bysantines Greeks at the expense of Maronite Aramaics, etc.

They convinced the knitted diversity of India to degrade into civil war by introduction of a variant Buddhist / mystical Islam (Sufism which is decried as “deviant Islam” used to ease the transition of new recruits from local communities) creating divisions (based on Muslim – Non Muslim) eventually fomenting unrest and chaos in the land to prepare it for waves of armed Invasion (Mohammad bin Qasim, Mahmud Ghaznavi, etc.).

Even today, India is bitterly divided and getting slowly Islamised as battle lines form between hordes of overzealous Muslims (armed and trained in madrasahs) and the more pacifist civilians of urban dwellings.

This Jihadic agency of subversion was one of the most fascinating and efficient arms of the conquest. In less than four decades, the Middle East fell to the Arab-Islamic rule [since Arab society was divided again between pagan and Muslim resulting in nephews and sons killing their uncles and fathers in cold blood] followed by North Africa and Central Asia [this was the era of hordes like tribal conquests where barbaric savages invaded pacifist civilians in towns of major civilizations; the same scenario replayed itself against the Arab-Islamic world with the Invasion of the Mongolian hordes].

Al-Taqiyah was a formidable weapon, used by the first dynasties and strategists. Today, scholars may identify it as deception. But the Jihadic deception was and still is more powerful than the James Bondian methods of Western classical intelligence tactics, for the simple reason that it has a civilizational, global dimension versus the narrow State interest of the regular Western subversive
methods.

Al-Taqiyah is still in use today (and is widely practised and acknowledged by the Shi’ite sect) but not necessarily State- organized. Arab-Islamic missionaries are slowly converting the disillusioned criminal classes of the Western world by feeding them a Western “moderate” version of Islam (at the same time denouncing the actions of Muslims in the rest of the world as Un Islamic e.g. Taliban, GIA & FIA [Armed Islamic Front] of Algeria, Hamas, Lashkar -e Toyiba, Bin Laden and company, etc.)

It is done to prevent the new converts from seeing the real face of Islam; at least until their faith or mental conditioning is strong enough to make them turn against their own country and people.

A good example is the growing influence of Islamists in the Americas. On the one hand, American embassies, trade facilities, soldiers and intelligence infrastructures are under attack (but denounced as un-Islamic for the benefit of the new American converts).

On the other hand, the multiplying Islamic community (due to illegal immigration, paper marriages, religious visas granted to the religious men) attempts to pass itself off as “peace loving” and patriotic. In their own circles, the same community will liberally and violently denounce America, the West and its values (freedom, individualism, secularism, capitalism, scientific materialism, benign rehabilitation of criminals, prevention of cruelty against animals, women and gay rights).

One can easily detect Taqiyah in the two discourses used by Islamist strategists. On the one hand, one comprehensive Islamist theory is attempting to mobilize the Middle East, and sometimes Western Christian leaders and intellectuals, against “evil Jews”.

They are forming alliances with everyone from Animal Rights’ groups (to attack the Jewish tradition of slaughter which is ironically similar in cruelty to the Islamic way) to Far Right fundamentalists (to push for censorship of critiques of Islam and attack every forward thinking movement like women’s rights and gay rights).

We see considerable success on that level. And on the other hand, another Islamist comprehensive theory is attempting – with success also – to mobilize the Jews against “evil and pagan Christians”.

One can easily detect the sophisticated work of Taqiyah, for the strategic objective of Islamists is to destroy the foundations of the non Muslim civilizations, as a prelude to the defeat of an isolated Israel, India, United States of America, Britain, Germany, France, Italy, Russia, Egypt, Afghanistan, etc.

Taqiyah is not a unique phenomenon in history. Many strategists from all backgrounds implemented subversion. But the uniqueness of today’s Taqiyah is its success within advanced and sophisticated societies. Taqiyah is winning massively because of the immense lack of knowledge among Western elites, both Jewish and Christian.

For interesting examples of Taqiyah methods, visit Christian discussion groups and forums and note the discourse of Islamist visitors aimed at undermining the Christian perception of Jews, and visit Jewish discussion groups and forums and note the subtle anti-Christian discourse of Islamist visitors. It is really informative and fascinating.

Author: Dr. Walid
Publication: Bharatiya Pragna
Date: June 2000
URL: http://www.fisiusa.org/fisi_News_items/news109.htm

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Ebraismo e Cristianesimo : violenti come l'islam?

“C’è molta più violenza nella Bibbia che nel Corano; l’idea che l’islàm si sia imposto con la spada è una fantasia Occidentale, inventata al tempo delle Crociate, quando, in realtà, furono i Cristiani dell’Occidente a scatenare una brutale “guerra santa” contro l’islàm”. Così dichiara la ex suora che si definisce “monoteista indipendente”, Karen Armstrong. Questa citazione riassume il principale e più autorevole argomento usato per rintuzzare le accuse che l’islàm è intrinsecamente violento e intollerante. Tutte le religioni monoteiste, e non solamente l’islàm – sostengono i propugnatori di questa tesi – hanno la loro quota di scritture violente e intolleranti, e condividono storie cruente. Così, ogni qual volta le sacre scritture dell’islàm – in primo luogo il Corano, seguito dai racconti delle parole e delle azioni di Maometto (gli ahadith) – vengono utilizzate come dimostrazione della innata aggressività di questa religione, scatta l’immediata risposta che anche altre sacre scritture, specialmente quelle Giudeo-Cristiane, sono infarcite di episodi violenti.

Purtroppo, troppo spesso questa affermazione interrompe ogni ulteriore discussione sul problema se violenza e intolleranza siano connaturate all’islàm. E quindi, la risposta normale diventa che non è l’islàm ad essere violento per se, ma sono piuttosto le rimostranze e la frustrazione dei musulmani – sempre aggravate da fattori economici, politici e sociali – a scatenare la violenza. La perfetta aderenza di questa opinione con la gnoseologia laica e “materialista” dell’Occidente, la rende immune da ogni critica.

Pertanto, prima di condannare il Corano e le parole e le azione storiche del profeta dell’islàm, Maometto, come istigatori di violenza e intolleranza, si dovrebbe consigliare agli Ebrei di considerare le atrocità storiche commesse dai loro antenati Israeliti, così come sono state registrate dalle loro stesse scritture; bisognerebbe poi raccomandare ai Cristiani di considerare i cicli di brutali violenze compiute dai loro antenati nel nome della loro fede sia contro non Cristiani che contro Cristiani. In altre parole bisogna ricordare ad Ebrei e Cristiani che chi abita case di vetro deve evitare di scagliare pietre.

Ma questa è proprio la verità? L’analogia con le altre scritture è proprio legittima? E’ possibile confrontare la violenza degli Ebrei dell’antichità e la violenza dei Cristiani nel Medio Evo con la persistenza della violenza musulmana nell’era moderna?

La violenza nella storia di Ebrei e Cristiani

In accordo con la Armstrong, un gran numero di eminenti scrittori, storici, e teologi hanno sostenuto questa tesi “relativista”. Per esempio, John Esposito, direttore del Centro del Principe Alwaleed bin Talal per la Comprensione Cristiano-islamica, all’Università di Georgetown, si domanda:

“Ma come mai continuiamo a porci la stessa domanda [a proposito della violenza nell’islàm] e invece non ce la facciamo a proposito di Ebraismo e Cristianesimo? Sia Ebrei che Cristiani hanno compiuto atti di violenza. Tutti noi possediamo un lato trascendente, ma anche un lato oscuro … Pure noi abbiamo la nostra teologia dell’odio. Sia nel Cristianesimo che nell’Ebraismo tradizionale, tendiamo ad essere intolleranti; aderiamo ad una teologia esclusiva: noi contro loro”.

Il Professore di scienze umane dell’Università Statale della Pennsylvania, Philip Jenkins, in un articolo, “Dark Passages (Brani oscuri)”, spiega più a fondo questa tesi. E tenta di dimostrare che la Bibbia è più violenta del Corano:

In tema di istigazione alla violenza e ai massacri, ogni semplicistica pretesa di superiorità della Bibbia nei confronti del Corano sarebbe totalmente sbagliata. Infatti, la Bibbia trabocca di “testi di terrore” per usare la frase coniata dalla teologa Americana Phyllis Trible. La Bibbia contiene molti più versetti che apprezzano o spingono al massacro di quanti non ne contenga il Corano, e la violenza biblica è spesso molto più estrema e caratterizzata da una ferocia molto più indiscriminata … Se i testi fondamentali caratterizzano tutta la religione, allora Ebraismo e Cristianesimo meritano la condanna massima come religioni di efferatezza.

Molti episodi della Bibbia, come pure della storia Giudeo-Cristiana illustrano la tesi di Jenkins, ma due in particolare – uno probabilmente rappresentativo dell’Ebraismo, l’altro del Cristianesimo – sono quasi sempre ricordati e quindi meritano un esame più attento.

La conquista militare della terra di Canaan da parte degli Ebrei, circa nell’anno 1200 AC è spesso definita come “genocidio” ed è diventata emblematica della violenza e della intolleranza della Bibbia. Dio disse a Mosè:

Ma delle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, perché essi non v’insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio.

Così Giosuè [il successore di Mosè] conquistò tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato il Signore, Dio di Israele.

Per quanto riguarda il Cristianesimo, poiché è impossibile trovare nel Nuovo Testamento versetti che incitano alla violenza, quelli che sostengono la tesi che il Cristianesimo è violento come l’islàm devono ricorrere ad eventi storici come le Crociate scatenate dai Cristiani Europei tra l’undicesimo e il tredicesimo secolo. In effetti le Crociate furono violente e provocarono in nome della croce e della Cristianità delle atrocità, secondo il moderno metro di valutazione. Dopo aver sfondato le mura di Gerusalemme, nel 1099, per esempio, si racconta che i Crociati massacrarono quasi tutti gli abitanti della Città Santa. Secondo la cronaca medioevale, Gesta Danorum, “il massacro fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue fino alle caviglie”.

Alla luce di quanto sopra, come Armstrong, Esposito, Jenkins e altri sostengono, perché Ebrei e Cristiani indicano il Corano come prova della violenza dell’islàm mentre ignorano le loro stesse scritture e la loro stessa storia?

Bibbia contro Corano

La risposta si trova nel fatto che queste osservazioni confondono storia e teologia mescolando le azioni temporali degli uomini con ciò che si ritengono essere le parole immutabili di Dio. L’errore fondamentale è che la storia Giudeo-Cristiana – che è violenta – è stata confusa con la teologia islamica – che ordina la violenza. Ovviamente, tutte le tre grandi religioni monoteiste hanno avuto la loro parte di violenza e intolleranza verso “l’altro”. Ma la questione fondamentale è se questa violenza fu imposta da Dio o se uomini bellicosi vollero che fosse così.

La violenza del Vecchio Testamento è un caso veramente interessante. Dio ordinò in modo chiarissimo agli Ebrei di sterminare i Canaanei e i popoli vicini. Questa violenza pertanto, volenti o nolenti, fu espressione della volontà di Dio. Comunque, tutta la violenza storica commessa dagli Ebrei e registrata nell’Antico Testamento è soltanto questo – storia. E’ successo; Dio lo ordinò. Ma riguardò tempi e luoghi specifici e fu diretta contro popoli ben precisi. Mai questo tipo di violenza fu regolamentata o codificata all’interno della legge giudaica. In breve, i racconti biblici di episodi violenti sono descrittivi, non prescrittivi.

Questo è l’aspetto in cui la violenza islamica è unica. Benché simile alla violenza dell’Antico Testamento – ordinata da Dio e manifestatasi nella storia – alcuni aspetti della violenza e della intolleranza islamiche sono stati regolamentati nella legge islamica e si applicano in ogni tempo. Pertanto, mentre la violenza incontrata nel Corano ha un contesto storico, il suo significato ultimo è teologico. Consideriamo i seguenti versetti Coranici, noti come i “versetti della spada”:

Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada.

Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano umiliati.

Come nell’Antico Testamento i versetti in cui Dio ordina agli Ebrei di attaccare e trucidare i loro nemici, anche i versetti della spada hanno un contesto storico. All’inizio Dio emanò questi comandamenti dopo che i musulmani sotto la guida di Maometto erano diventati abbastanza forti da invadere i loro vicini Cristiani o pagani. Ma, a differenza dei versetti bellicosi e degli episodi di guerra dell’Antico Testamento, i versetti della spada divennero il fondamento delle successive relazioni sia con “la gente del Libro” (cioè Ebrei e Cristiani) sia con gli “idolatri” (cioè Indù, Buddisti, animisti eccetera) e, in effetti, innescarono le conquiste islamiche che cambiarono per sempre l’aspetto del mondo. Per esempio, in base a Corano 9:5, la legge islamica impone che gli idolatri e i politeisti debbano convertirsi all’islàm o essere uccisi e allo stesso modo, Corano 9:29 è la sorgente primaria delle ben note pratiche di discriminazione contro i Cristiani e gli Ebrei sconfitti che vivevano sotto la dominazione islamica.

In effetti, in base ai versetti della spada e a ad innumerevoli altri versetti coranici e tradizioni orali attribuite a Maometto, i più istruiti funzionari dell’islàm, sceicchi, mufti e imam, lungo tutta la sua storia, raggiunsero il “consenso” – obbligatorio per tutta la comunità musulmana – che l’islàm deve essere in guerra perpetua con il mondo dei non-musulmani fino a quando questi ultimi non si sottomettano all’islàm. Infatti, è comunemente sostenuto dai sapienti musulmani che, poiché i versetti della spada sono tra gli ultimi ad essere stati rivelati sull’argomento dei rapporti tra musulmani e non-musulmani, essi, da soli, abbiano “abrogato” circa 200 altri versetti coranici precedenti e più tolleranti, tipo “non c’è costrizione nella religione”. il famoso saggio musulmano, Ibn Khaldun (1332-1406) ammirato in Occidente per le sue opinioni, rifiuta l’idea che la jihad sia una guerra difensiva.

Nella comunità musulmana, la guerra santa [jihad] è un obbligo religioso, a causa della universalità della missione musulmana e l’obbligo di convertire tutti all’islàm sia mediante la convinzione che con la forza … Gli altri gruppi religiosi non avevano una missione universale, quindi per loro la “guerra santa” non era un dovere religioso, tranne che a scopo difensivo … A loro si richiede solamente di istituire la loro religione in seno alla loro gente. Ecco perché gli Israeliti, dopo Mosè e Giosuè non si occuparono dell’autorità regia [cioè, di un Califfato]. La loro unica preoccupazione era di istituire la loro religione [non di diffonderla alle nazioni] … Ma nell’islàm c’è l’obbligo di acquisire la sovranità sulle altre nazioni.

Gli studiosi moderni più autorevoli concordano. La voce sulla “jihad” dell’Enciclopedia dell’islàm di Emile Tyan afferma che “la diffusione dell’islàm con le armi è in imperativo religioso imposto ai musulmani in generale … la jihad deve continuamente essere perseguita fino a quando tutto il mondo sia sotto la sovranità dell’islàm … l’islàm deve essere completamente realizzato prima che la dottrina della jihad [guerra per diffondere l’islàm] possa essere eliminata”. Il giurista Iraqeno, Majid Khadduri (1909-2007), dopo aver definito la jihad come “guerra”, scrive che “la jihad … è considerata da tutti i giuristi, praticamente senza eccezioni, come un obbligo collettivo di tutta la comunità musulmana”. E, ovviamente, i manuali legali scritti in Arabo, sono ancora più espliciti.

Il linguaggio del Corano

Quando i versetti violenti del Corano vengono confrontati con i loro corrispettivi dell’Antico Testamento, si caratterizzano in particolare per un linguaggio che trascende spazio e tempo, incitando i credenti ad attaccare e uccidere i non credenti oggi come ieri. Dio ordinò agli Ebrei di uccidere gli Ittiti, gli Amoriti, i Canaanei, i Periziti, gli Iviti e i Gebusei – tutti popoli ben definiti, inseriti in un tempo e uno spazio ben preciso. Mai Dio diede agli Israeliti, e per estensione ai loro discendenti Ebrei, un comando “incondizionato” di combattere e uccidere i gentili. D’altra parte, benché i primi nemici dell’islàm, come nell’Ebraismo, fossero storici (cioè Bizantini Cristiani e Persiani Zoroastriani), raramente il Corano li indica con i loro nomi reali. Invece, si ordinò (e si ordina) ai musulmani di combattere la gente del Libro – “finché non versino umilmente il tributo, e siano umiliati” e di “uccidere gli idolatri ovunque li troviate”.

Le due congiunzioni Arabe “finché” (hatta) e “ovunque” (haythu) dimostrano la natura ubiquitaria e perpetua di questi comandamenti. C’è ancora “gente del Libro” che deve essere “completamente umiliata” (specialmente in America, in Europa e in Israele) e “idolatri” da essere trucidati “ovunque” uno guarda (specialmente in Asia e nell’Africa sub-Sahariana). In realtà, la caratteristica principale di quasi tutti i versetti violenti delle scritture islamiche è la loro natura illimitata e generica: “Combatteteli (i non musulmani) finchè non ci sia più persecuzione e la religione sia solo di Allah”. Inoltre, in una ben nota tradizione, presente nelle collezioni di ahadith, Maometto proclama:

Mi è stato ordinato di muovere guerra contro l’umanità finché non testimonino che non c’è altro dio se non Allah e che Maometto è il Messaggero di Allah; finchè non eseguano la prostrazione e non paghino l’elemosina [cioè, finché non si convertano all’islàm]. Se lo faranno, il loro sangue e le loro proprietà saranno protette.

Questo aspetto linguistico è di importanza cruciale per comprendere l’esegesi scritturale che riguarda la violenza. E ancora, è importante ripetere che né le scritture Ebraiche né quelle Cristiane – l’Antico e il Nuovo Testamento, rispettivamente – utilizzano questi comandamenti perpetui e illimitati. Ciò nonostante, Jenkins lamenta che:

I comandamenti di uccidere, di realizzare la pulizia etnica, di istituzionalizzare la segregazione, di odiare e di temere le altre razze e le altre religioni … tutto questo è nella Bibbia e capita con molto maggiore frequenza che nel Corano. Ad ogni livello possiamo discutere su cosa significhino i brani in questione e certamente se debbano avere qualche rilevanza per le età future. Ma rimane il fatto che le parole sono lì, e la loro inclusione nella scrittura significa che esse sono, letteralmente, canonizzate, non meno che nelle scritture musulmane.

Ci si può domandare cosa intenda Jenkins con il termine “canonizzato”. Se “canonizzato” significa che questi versetti devono essere considerati parte del canone della scrittura Giudeo-Cristiana, è assolutamente corretto; invece, se con “canonizzato” intende, o cerca di implicare che questi versetti sono stati applicati nella Weltanschauung (visione del mondo) Giudeo-Cristiana, allora è assolutamente in errore.

Inoltre, non bisogna basarsi esclusivamente su argomenti di pura esegesi o solo filologici: sia la storia che gli eventi attuali smentiscono il relativismo di Jenkins. Mentre il Cristianesimo del primo secolo si diffuse col sangue dei martiri, l’islàm del primo secolo si diffuse mediante la conquista violenta e i massacri. In effetti, dal primo istante fino ad oggi – ovunque ha potuto – l’islàm si è diffuso con la violenza, come è confermato dal fatto che la maggioranza di quello che oggi è noto come il mondo islamico, o dar al-islàm, fu conquistato dalla spada dell’islàm. Questo è un fatto storico, confermato dai più prestigiosi storici islamici. Anche la penisola Arabica, la “casa” dell’islàm, fu sottomessa con grandi lotte e massacri, come dimostrato dalle guerre della Ridda che scoppiarono subito dopo la morte di Maometto, quando decine di migliaia di Arabi furono passati a fil di spada dal primo Califfo, Abu Bakr, per aver abbandonato l’islàm.

Il ruolo di Maometto

Inoltre, in merito alla attuale diffusa idea che cerca di giustificare la violenza islamica – che questa è solo il prodotto della frustrazione dei musulmani di fronte a una oppressione politica od economica – ci si dovrebbe porre questo interrogativo: che dire allora dell’oppressione di oggi nel mondo, di Cristiani ed Ebrei, per non menzionare Indù e Buddisti? Dov’è la loro violenza ammantata di religione? Questa è la verità: anche se il mondo islamico fa la parte del leone nei titoli più drammatici – di violenza, terrorismo, attacchi suicidi e decapitazioni – è inoppugnabile che non è certo l’unica regione al mondo a soffrire per ingiustizie sia interne che esterne.

Per esempio, benché quasi tutta l’Africa sub-Sahariana sia intrisa di corruzione, oppressione e povertà, quando si considera la violenza, al terrorismo e all’assoluto caos, la Somalia – che appunto è l’unico stato sub-Sahariano ad essere completamente musulmano – guida il branco. Inoltre, i maggiori responsabili della violenza Somala e della imposizione delle misure legali più draconiane e intolleranti – i membri del gruppo jihadista al-Shabab (i giovani) – spiegano e giustificano le loro azioni mediante uno schema islamista.

Anche in Sudan, è attualmente in corso un genocidio jihadista contro il popolo Cristiano e politeista, condotto dal governo islamista di Khartum, che ha provocato quasi un milione di morti tra “infedeli” e “apostati”. Che l’Organizzazione della Conferenza Islamica sia corsa in difesa del Presidente Sudanese Hassan Ahmad al-Bashir, che è incriminato dalla Corte Criminale Internazionale, è una ulteriore prova dell’approvazione della comunità islamica della violenza contro sia i non musulmani che contro chi non considera i musulmani abbastanza bene.

Pure i paesi dell’America Latina e i paesi Asiatici non musulmani hanno la loro quota di regimi autoritari ed oppressivi, di povertà e di tutto il resto, come i paesi musulmani. Eppure, diversamente dai quasi quotidiani titoli che provengono dal mondo islamico, non ci sono notizie di fedeli Cristiani, Buddisti o Indù che lanciano veicoli carichi di esplosivo contro edifici di regimi oppressivi (come il regime Cubano o quello Comunista Cinese), sventolando, allo stesso tempo, le loro scritture e urlando: “Gesù (o Budda, o Visnu) è grande!”. Perché?

C’è un ultimo aspetto che viene spesso trascurato – sia per ignoranza o per malafede – da chi insiste che la violenza e l’intolleranza sono equivalenti tra tutte le religioni. Oltre le parole divine del Corano, il modo di comportarsi di Maometto – la sua “sunna” o “esempio” – è una importante sorgente di legislazione nell’islàm. I musulmani sono invitati ad emulare Maometto in ogni circostanza della vita: “Avete un eccellente esempio nel Messaggero di Allah”. E il tipo di condotta di Maometto verso i non musulmani è molto esplicito.

Per esempio, polemizzando sarcasticamente contro il concetto di islàm moderato, il terrorista Osama Bin Laden, che, secondo un sondaggio di al-Jazira, gode dell’appoggio di metà del mondo islamico, così descrive la “sunna” del Profeta:

La “moderazione” fu dimostrata dal nostro Profeta che non rimase mai più di tre mesi a Medina senza razziare o inviare scorrerie nelle terre degli infedeli, per abbattere le loro fortezze, saccheggiare i loro beni, spegnere le loro vite e rapire le loro donne.

Infatti, sia secondo il Corano che secondo la “sunna” di Maometto, razziare e saccheggiare gli infedeli, fare schiavi i loro figli e usare le loro donne come concubine, ha un fondamento ineccepibile. E il concetto di “sunna” – che è quella da cui oltre un miliardo di musulmani, i “sunniti”, hanno ricevuto il loro nome – afferma senza ombra di dubbio che tutto ciò che fu fatto o fu approvato da Maometto, l’esempio più perfetto per l’umanità, è accettabile per i musulmani di oggi così come per quelli di ieri. Questo ovviamente, non significa che la totalità dei musulmani viva soltanto per saccheggiare e stuprare.

Però significa che persone naturalmente inclini a queste attività, e che per caso sono anche musulmane, possono giustificare le loro azioni – e le giustificano – riferendosi alla “sunna del profeta” – il modo con cui al-Qaeda, ad esempio, ha giustificato il suo attacco dell’11 Settembre, in cui furono uccisi degli innocenti, incluse donne e bambini: Maometto autorizzò i suoi seguaci ad usare le catapulte durante l’assedio della città di Ta’if nel 630 DC – gli abitanti della città avevano rifiutato di sottomettersi – benché sapesse molto bene che donne e bambini erano rifugiati in città. Inoltre, quando gli fu chiesto se era consentito lanciare attacchi notturni o incendiare le fortificazioni degli infedeli se donne e bambini erano con loro, e il Profeta rispose: “Essi [le donne e i bambini] sono dei loro [degli infedeli]”.

Il comportamento di Ebrei e Cristiani

Benché osservante scrupoloso della legge e forse iper-legalista, l’Ebraismo non ha un equivalente come la “sunna”; le parole e le azioni dei patriarchi, pur descritte nell’Antico Testamento, non giunsero mai a prescrivere la legge Giudaica. Né le “pietose bugie” di Abramo, né la perfidia di Giacobbe, né l’estrema irascibilità di Mosè, né la relazione adulterina di Davide o le scappatelle di Salomone furono alla base dell’istruzione di Ebrei o Cristiani. Furono interpretate come azioni storiche, compiute da uomini fallibili che, più spesso che no, erano puniti da Dio per il loro comportamento molto meno che esemplare.

Per quanto riguarda il Cristianesimo, gran parte della legge dell’Antico Testamento venne abrogata, o compiuta – a seconda dei punti di vista – da Gesù. “Occhio per occhi” lasciò il posto a “porgi l’altra guancia”. Amare dio e il prossimo con tutto il cuore divenne la legge suprema. Inoltre, la “sunna” di Gesù – “Cosa avrebbe fatto Gesù? – è caratterizzata da docilità e altruismo. Il Nuovo Testamento non contiene alcuna esortazione alla violenza.

Eppure, c’è ancora chi pretende di dipingere Gesù come un personaggio con un atteggiamento militante simile a quello di Maometto, citando il versetto in cui il primo – che “parlò alle folle in parabole e non parlò se non in parabole” – disse: “Non sono venuto a portare la pace, ma una spada”. Ma in base al contesto di questa affermazione è evidente che Gesù non stava ordinando la violenza contro i non Cristiani, ma piuttosto predicendo che ci sarebbero stati conflitti tra i Cristiani e il loro ambiente – una profezia fin troppo vera, dato che i primi Cristiani, invece di brandire la spada, perirono docilmente come martiri, a causa della spada, così come spesso stanno ancora facendo nel mondo musulmano.

Altri si appigliano alla violenza profetizzata nel Libro dell’Apocalisse, ancora, dimenticandosi di osservare che tutto il racconto è descrittivo – per non aggiungere che è chiaramente simbolico – e quindi difficilmente “prescrittivo” per i Cristiani. Ad ogni modo, come si può ragionevolmente paragonare questa manciata di versetti del Nuovo Testamento che metaforicamente menzionano la parola “spada” con le centinaia di prescrizioni Coraniche e dichiarazioni di Maometto che chiaramente comandano ai musulmani di usare una spada vera e propria contro i non musulmani?

Imperterrito, Jenkins lamenta il fatto che nel Nuovo Testamento, gli Ebrei “progettano di lapidare Gesù, complottano per ucciderlo, a sua volta Gesù li chiama bugiardi e figli del Demonio”. Rimane però da stabilire se essere chiamati “figli del Demonio” è più offensivo che essere definiti discendenti di scimmie e porci – l’appellativo Coranico degli Ebrei. A parte gli insulti, tuttavia, ciò che qui importa è che, mentre il Nuovo Testamento non ordina ai Cristiani di trattare gli Ebrei come “figli del Demonio”, invece, in base al Corano, in particolare 9:29, la legge islamica obbliga i musulmani a sottomettere gli Ebrei, anzi, tutti i non musulmani.

Questo significa forse che chi si professa Cristiano non può essere antisemita? Ovviamente no! Ma significa che i Cristiani antisemiti vivono un ossimoro – per il semplice fatto che sia letteralmente che teologicamente, il Cristianesimo non insegna assolutamente odio e astio, bensì pone l’accento su amore e perdono. Il punto qui non è se i Cristiani seguono o no questi precetti; proprio come non è il punto se i musulmani osservano o no l’obbligo della jihad. L’unica domanda pertinente è: cosa richiedono le religioni?

John Esposito ha ragione quando asserisce che “Ebrei e Cristiani furono coinvolti in atti di violenza”. Invece sbaglia quando aggiunge: “Noi [Cristiani] abbiamo la nostra teologia dell’odio”. Nulla nel Nuovo Testamento insegna l’odio – e certamente niente lontanamente paragonabile ai comandi Coranici tipo: “Noi [musulmani] ci dissociamo da voi [non musulmani] e tra noi e voi è sorta inimicizia e odio eterni finché voi non crederete in Dio soltanto”.

Rivalutare le Crociate

Ed è da qui che si può comprendere meglio la storia delle Crociate – eventi che sono stati completamente stravolti da numerosi e influenti apologeti dell’islàm. Karen Armstrong, per esempio, si è praticamente costruita una carriera rappresentando le Crociate in un modo completamente sbagliato, scrivendo, per esempio che “l’idea che l’islàm si sia imposto con la spada è una fantasia Occidentale, inventata durante il tempo delle Crociate quando, in realtà, furono i Cristiani dell’Occidente a muovere una brutale guerra santa contro l’islàm”. Che una ex monaca condanni rabbiosamente le Crociate, rispetto a quanto fatto dall’islàm, rende la sua critica ancora più vendibile. Affermazioni come le sue, ovviamente, ignorano il fatto che dall’inizio dell’islàm, più di 400 anni prima delle Crociate, i Cristiani si erano accorti che l’islàm si diffondeva con la spada. Infatti, autorevoli storici musulmani che scrissero secoli prima delle Crociate, come Ahmad Ibn Yahya al-Baladhuri (m. 892) e Muhammad Ibn Jarir at-Tabari (838-923), dimostrano chiaramente che l’islàm si diffuse mediante la spada.

La realtà è questa: le Crociate furono un contrattacco contro l’islàm – non un attacco senza provocazione come sostengono la Armstrong ed altri storici revisionisti. L’eminente storico Bernard Lewis lo espone molto bene:

Anche la Crociata Cristiana, spesso paragonata alla jihad islamica, fu una tardiva e limitata risposta alla jihad e, in parte, anche una sua imitazione. Ma, a differenza della jihad, riguardò principalmente la difesa o la riconquista di territori Cristiani minacciati o perduti. Fu, con alcune eccezioni, limitata alle guerre vittoriose per la riconquista dell’Europa Sud-Occidentale e alle guerre perdute per liberare la Terra Santa e per fermare l’avanzata Ottomana nei Balcani. La jihad islamica, per contro, fu interpretata come illimitata e fu percepita come un obbligo religioso che sarebbe continuato finché tutto il mondo non si fosse convertito all’islàm o si fosse sottomesso al suo dominio … Lo scopo della jihad è di imporre la legge islamica a tutto il mondo.

Inoltre, le invasioni dei musulmani e le atrocità contro i Cristiani erano aumentate nei decenni precedenti la proclamazione della Crociata nel 1096. Il Califfo Fatimide Abu ‘Ali Mansur Tariqu’l-Hakim (r. 996-1021) profanò e distrusse un gran numero di importanti Chiese – come la Chiesa di San Marco in Egitto e la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme – ed emanò contro Cristiani ed Ebrei decreti ancora più oppressivi di quelli già in uso. Poi, nel 1071, i Turchi Selgiuchidi sbaragliarono i Bizantini nella cruciale battaglia di Manzicerta e, per questo, conquistarono la maggior parte dell’Anatolia Bizantina, facendo presagire l’eventualità della finale cattura di Costantinopoli, secoli dopo.

Fu per reagire a questa situazione che il Papa Urbano II (r. 1088-1099) indisse la Crociata:

Dai confini di Gerusalemme e dalla città di Costantinopoli è giunta un’orribile notizia che ci è stata ripetutamente riferita, cioè che una razza del regno dei Persiani [cioè, i Turchi musulmani] … ha invaso le terre di quei Cristiani e le ha spopolate con la spada, il saccheggio e il fuoco; ha portato una parte dei prigionieri nel proprio paese e ha eliminato l’altra parte con crudeli torture; ha distrutto completamente le Chiese di Dio o se ne è appropriata per i riti della loro religione.

Anche se la descrizione di Urbano II è storicamente accurata, il fatto rimane: in qualsiasi modo si interpretino queste guerre – offensive o difensive, giuste o ingiuste – è evidente che non furono basate sull’esempio di Gesù, che così esortò i suoi seguaci “Amate i vostri nemici, benedite chi vi maledice, fate il bene a chi vi odia e pregate per chi vi insulta e vi perseguita”. E infatti, furono necessari secoli di dibattiti teologici, da Agostino all’Aquinate, per giustificare la guerra difensiva – definita come “guerra giusta”. Così sembrerebbe che se qualcuno non è stato completamente fedele alle sue scritture, questi sono stati i Crociati – e non i jihadisti musulmani (dal punto di vista letterale). In altri termini, sono stati i jihadisti musulmani – e non i Crociati – che hanno fedelmente eseguito le indicazioni delle loro scritture (almeno dal punto di vista letterale). Inoltre, come i racconti violenti dell’Antico Testamento, anche le Crociate hanno una mera natura storica e non sono manifestazioni di più profonde verità scritturali.

Infatti, ben lontane dal suggerire alcunché di intrinseco al Cristianesimo, le Crociate, ironicamente, ci aiutano a capire meglio l’islàm. Perché le Crociate dimostrano, una volta per tutte, che, non ostante gli insegnamenti religiosi – e infatti, nel caso delle così dette Crociate Cristiane, a dispetto di questi insegnamenti – l’uomo è spesso predisposto alla violenza. Ma questo impone una domanda: se questo è il comportamento dei Cristiani – a cui è stato imposto di amare, benedire e beneficare i loro nemici che li odiano, li maledicono e li perseguitano – quanto di più dobbiamo aspettarci dai musulmani che, condividendo la stessa tendenza alla violenza, sono spinti da Dio ad attaccare, uccidere e depredare i non credenti?

Di Raymond Ibrahim
Middle East Quarterly (Estate 2009 vol.16 num.3, p. 3-12)

Traduzione di Paolo Mantellini (qui, dove trovate anche le note)

Raymond Ibrahim è Direttore Associato del Forum del Medio Oriente e autore di “The Al Qaeda Reader” (New York: Doubleday, 2007)

Jihad against the Italians in Rome and Sicily (812 -1571)

The second Muslim lunge at Italy

Although Sicily was never directly threatened again, the shadow of the Islamic Jihad loomed once again over Italy when the Ottoman Turks started moving into the Mediterranean after 1500 A.D. With the fall of Constantinople in 1453, the prospect of the conquest of Europe was reignited in Muslim hearts. This prospect had been defeated at the battles of Poitiers and Palermo and had been rolled back by the Reconquista in Spain.

After the conquest of Constantinople, the Ottomans now moved toward Malta which had remained a peaceful Christian bastion for more than four centuries after its liberation by the Normans in 1127. In the meanwhile Malta had become the base for the Crusader knights of Malta and it played an important role as a transit point for the crusaders to go to the holy land.

So Malta was a marked fortress for the Muslims who bided their time to seek revenge when they could again come within striking distance.

Turks ravaged the Maltese peasantry to instill terror

And so as if to prove the point, the Turks launched two attacks against the island in 1547, and again in 1551 and again in 1565 till they were finally routed decisively at the naval battle of Lepanto in 1571. The Turks had a policy of ravaging the Maltese countryside to terrorize the peasantry, while they ignored the fortified towns. They turned their attention to the island of Gozo and carried away the entire Christian population into slavery, the children being brought up as Muslims who were to be thrown into battle as suicide warriors named Janissaries (from Jan = life and Nisar = given away).

That same year the Turks drove the Knights out of Tripoli. These attacks stung the Knights into feverish activity to improve the islands’ defenses in anticipation of another, and possibly bigger, attack. On the 18th May, 1565, the Ottoman Turks and their allies pitted 48,000 of their best troops against the islands with the intention of invading them, and afterwards using them as a base to make a thrust into Southern Europe by way of Sicily and Italy.

Pan-European Christian alliance defeats the Turkish Jihad

At the battle of Malta, against the Turks were drawn up some 8,000 men: 540 Knights; 4,000 Maltese; and the rest made up of Spanish and Italian mercenaries. Landing unopposed, the first objective of the Turks was to secure a safe anchorage for their large invasion fleet, and with that in mind, launched their attack on St.Elmo. After a heroic resistance of thirty one days the fort succumbed to the massive Turkish bombardment and continuous cavalry charges.

After the fort had been reduced, the Ottomans turned their attention to the two badly fortified towns overlooking the harbor. Subjected to a ceaseless bombardment, the Christian forces held back the enemy behind the crumbling walls, and against all odds, kept the enemy at bay until a small relief force of some 8,000 troops arrived from Sicily (a smaller relief force of 600 men had previously landed at about the time that St.Elmo had fallen).

These attacks in addition to their losses from disease, fire and steel, totally demoralized the Turks. Added to this was the fact that their supplies were running low. The Turkish invaders were in no position to offer further battle, and the Turks retreated never again to attempt another invasion in that part of the Mediterranean.

The Battle of Lepanto

In 1571, Don John of Austria commanding the fleet of the Holy League, met the Ottoman Turks in the waters at the mouth of the Gulf of Patros. Don John of Austria met his fleet off Messina and saw that he had 300 ships, great and small, under his command. The Pope himself had outfitted twelve galleys and the depth of his war chest had paid for many more. Don John’s eye must have gazed with pride on the 80 galleys and 22 other ships that had been provided by his half-brother Philip II of Spain.

Each of these Spanish galleys held a hundred soldiers on top of the rowers who propelled the ship through the water and no less than 30,000 men in the service of Spain would fight at Lepanto. The next largest contingent was that of Venice.

Although they were no longer the dominating power of yesteryear, the Venetians could still assemble a fleet of more than a hundred vessels beneath the winged Lion of St. Mark’s standard. The Venetians provided the technological cutting edge that was to win the battle.

The Turkish fleet under the command of Ali Pasha had been reinforced by a Calabrian traitor fisherman who had turned Moslem. His name was Uluch Ali and he was now the Bey of Algiers, that notorious nest of the Muslim corsairs feared by all Christian ships plying their trade in the Mediterranean. Don John moved his force towards the anchorage of Lepanto where he knew the Turks to be waiting and during the night of October 6th, with a favorable wind behind him, Ali Pasha moved his fleet westward towards the mouth of the Gulf of Patras and the approaching ships of the Holy League.

The action that was to follow was the biggest naval engagement anywhere on the globe till then. The Turkish flotilla initially arrayed in a giant crescent-shaped formation, quickly sliced into three sections by two concentrated charges of the Venetian navy. The centre, under Ali Pasha, nevertheless pushed forward and the action opened when the cannon of Don John’s two centre galleasses (gunships) began to do great execution among Ali Pasha’s advancing ships.

Seven or more Turkish galleys went down almost immediately as a result of the longer range of the Christian fleet. The Turks were not lacking in murderous instinct, however, and they pressed on in the face of intense fire from the galleasses, the galleys’ guns and crossbowmen on the Christian decks.

Christians follows Muslim tactics and outdo the Muslims

Ali Pasha tried to come alongside the Christian ships in the hope of boarding. Here the legendary steadfastness under fire of the 16th and 17th century Spanish infantryman came to the fore and attack after attack was beaten off by killing shots from their guns and engaging in hand to hand combat by the Spanish swordsmen. Then Don John gave the order to board Ali Pasha’s flagship.

In a wild melee of attack, retreat and counterattack played out on decks awash with the blood of the slain, the air rent by the screams of the wounded and dying seamen from both sides, the Spaniards forced their way onto the Turkish galley three times. Twice they were beaten back but finally they stormed the Turkish poop and a wounded Ali Pasha was beheaded on the spot. His head was spitted on a pike and held aloft for all the Turkish fleet to see and the Ottoman battle flag, never before lost in battle, was pulled down from the mainmast. The Muslim centre broke and retired as best it could, their courage forgotten in face of the grisly sight of their admirals head held aloft by the elated Spaniards. Amen.

Lessons of the Battle of Lepanto

The Christians had now learnt their lessons. Lepanto was a battle to death for both sides. Negotiations were never on the agenda. The options were fight, flight or death. The first mistake made by Rodrigo in Spain when he faced the first Muslim Jihad in 711, he had tried to walk his way out by negotiating his freedom, only to be betrayed and having his head sawed off to be paraded before the Visigothic Spanish army – a grisly sight that numbed and demoralized the Visigoths at the Battle of the Guadalete river between the Muslims and the Visigothic Spaniards (Jihad against Spain (and Portugal).

From Guadalete to Palermo, the Christians had come a long way, learning what their enemy was all about. Once having seen the bestiality of the Muslims, the Christians never forgot nor forgave the Muslims. And so “mercy” was a quality not much in vogue any longer in the wars between the crescent and the cross.

The Christians were quick to learn the tactics of foul warfare from the Muslims and turn their new learning against a ruthless adversary. Apart from the bravery of soldiers on both sides, the tactic that clinched victory was the gruesome act of beheading of the Turkish Admiral Ali Pasha and his deputy Uluch Ali.

Beheading and sticking the severed head on to a pike and parading it were unchristian and uncivilized practices, but it was the Muslims who had introduced them into Europe, and the Christians were quick to learn and use them against the Muslims. A lesson we need to relearn, not to behead and stick the head once again on a pike, but to unleash a nuclear and neutron assault on the enemy, before he does it to us at New York, London, Madrid, Toronto, Sydney, Tokyo, Paris, Moscow, Berlin or in any city in the civilized world.

The engagement at Lepanto had lasted for more than four hours and when the smoke finally cleared it became apparent that this was a major victory for the Holy League and a bitter defeat for the Ottoman Turks. Almost 8,000 of the men who had sailed with Don John were dead and another 16,000 wounded.

On the brighter side 12,000 Christian galley slaves had been released from their servitude to the Ottomans. The Turks and Uluch Ali’s Algerines had suffered much more grievously. Of the three hundred and thirty Turkish ships, fewer than fifty managed to escape and most of them were burned because they could not be made sufficiently seaworthy for further use; one hundred and seventeen Muslim galleys were captured intact and the rest were sunk or destroyed after they had been run ashore by the fleeing Turks.

More than fifty thousand of the seventy-five thousand men who had entered the battle on the Muslim side were killed, five thousand were taken prisoner (with at least twice that number of Christian galley slaves liberated), and only a few were able to escape either by ship or by swimming ashore. Turkey, for the first time in several centuries, was left without a navy

The day belonged to Don John, the Holy League and Christendom. When the news of the victory broke, church bells were rung all over in Europe in a spontaneous outburst of joy and thanksgiving. The victory at Lepanto, put paid any further Turkish adventure to invade Italy by sea. More so it left the European powers without any formidable rival on the seas, paving the way for aggressive and bolder forays by the European maritime powers to sail across all the oceans and establish colonies in the Americas, Australia, Africa and Asia.

The Jihad had a penultimate break at Lepanto, the final one was to come a century later at Vienna in 1683, that put paid all attempts of the Muslims to overrun Europe. Muslim rule was thenceforth confined to the south eastern corner of Europe in the Balkans (Jihad against the Serbs, Croats, and Albanians (1389 to 1920) where the seed of Islam was not uprooted when the Christians liberated those lands between 1850 and 1920.

Modern liberalism has set the lethargy in motion that prevents the immediate decimation of the Muslims who are a perennial threat to civilization

Modern liberalism had set the lethargy in motion a lethargy that came to roost at Mostar and other cities in the Balkans which saw the slaughter by the Muslims and Christians of each other. Howsoever ideal may liberalism be, it is of no value when dealing with the blood-thirsty Muslims. This is the lesson which the Serbs and Croats learnt in the 1990s. But these being Christian lands originally, it was the Muslim who were the occupiers and even if we forget the concept of anyone being an occupier, since the world belongs to all humans, with their beastlike behavior, the Muslims became unwelcome citizens wherever they attacked ravaged and imposed their beastlike cult on their unwilling victims. The Muslims have quarreled and fought with everyone wherever they went, and when there were no non-Muslims around, they fought among themselves. Such is the beastlike legacy that Islam has given the modern age.

But the overarching relevance of the Battles of Palermo and Lepanto was that they saved the Italian mainland from a Muslim invasion and so also indirectly prevented (or should we say delayed) the Islamization of Europe (or Eurabia) when there was no power strong enough in Central Europe in the 10th to the 15th centuries to resist a successful Muslim onslaught.

But modern Europeans have become enfeebled by modernism and liberalism, qualities that the Muslim immigrants will have nothing to do with. And if we do not wake up and reinvent the spirit of Palermo, we shall lose our homelands to the Muslims in a few decades from today. What the Muslims failed to achieve on the battlefields of Lepanto and Palermo, they will achieve through lax immigration laws, and the sacrifices of our brave knights at Lepanto and Palermo would ultimately prove to have been in vain, unless we not only stop the Muslims from immigrating in to Italy and other parts of the Western World, but also take the war into the enemy’s heartland as did our Crusader forebears and destroy once and forever the barbaric creed of Islam, to remove threat it presents not only to Italy and to the Western Civilization, but also to the world at large and save our generation and all future generations from the scourge of Islam. Do we have it in us to do that?

The answer to this poser decides if civilization wins or barbarism wins.

Bibliography

Gli arabi e l’Islam by Arborio Mella F. A.

Storia della Sicilia antica by Finley M. I.

Storia di Roma nel Medioevo bt Gatto L.

Storia della Sicilia medievale e moderna by Mack Smith D.

Storia dell’Impero Bizantino by Ostrogorsky G.

Samson Blinded: A Machiavellian Perspective on the Middle East Conflict, by Obadiah Shoher

Jihad in the West: Muslim Conquests from the 7th to the 21st Centuries (Hardcover) by Paul Fregosi

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Women in Ancient Egypt, by Gay Robins, Harvard University Press, 1996

Women and Society in Greek and Roman Egypt: A Source Book by Jane Rowlandson, Cambridge University Press, 1998

The Chronicle of John Coptic Bishop of Nikiu (circa 690 A.D.), translated by Robert Henry Charles, reprint from 1916 edition, APA-Philo Press Amsterdam, Holland

The Vanished Library, A Wonder of The Ancient World, by Luciano Canfora, University of California Press

The Story of The Church of Egypt, Volumes I and II, by Edith L. Butcher, reprint of 1897 edition by AMS Press Inc, New York, N.Y 1975

Coptic Egypt, by Murad Kamil, Le Scribe Egyptien, 1968

Traditional Egyptian Christianity, A History of the Coptic Church, by Theodore. Hall Patrick, Fisher Park Press, 1999

Muslim Extremism in Egypt, The Prophet and the Pharaoh, by Gilles Kepel, University of California Press 1993

Ancient Egyptian Culture, published by Chartwell Books, Edison, N.J. 1998.

Samson Blinded: A Machiavellian Perspective on the Middle East Conflict, by Obadiah Shoher

The Sword of the Prophet: History, Theology, Impact on the World by Srdja Trifkovic

Islam Unveiled: Disturbing Questions About the World’s Fastest Growing Faith by Robert Spencer

Studies in Muslim Apocalyptic (Studies in Late Antiquity and Early Islam) by David Cook

Why I Am Not a Muslim by Ibn Warraq

Onward Muslim Soldiers by Robert Spencer

Eurabia: The Euro-Arab Axis by Bat Ye’Or

Islam and Dhimmitude: Where Civilizations Collide by Bat Yeor

What the Koran Really Says: Language, Text, and Commentary by Ibn Warraq

Islam and Terrorism: What the Quran Really Teaches About Christianity, Violence and the Goals of the Islamic Jihad by Mark A. Gabriel, Mark A. Gabriel

A Concise History of the Crusades by Thomas F. Madden

The Politically Incorrect Guide to Islam (and the Crusades) by Robert Spencer

The Great Divide: The failure of Islam and the Triumph of the West by Marvin Olasky

The Myth of Islamic Tolerance: How Islamic Law Treats Non-Muslims by Robert Spencer

Islam Unveiled: Disturbing Questions About the World’s Fastest Growing Faith by Robert Spencer, David Pryce-Jones

The Koran (Penguin Classics) by N. J. Dawood

Don’t Keep me Silent! One Woman’s Escape from the Chains of Islam by Mina Nevisa

Christianity And Islam: The Final Clash by Robert Livingston

Holiest Wars : Islamic Mahdis, Their Jihads, and Osama bin Laden by Timothy R. Furnish

The Last Trumpet: A Comparative Study in Christian-Islamic Eschatology by Samuel, Ph.D. Shahid

Unleashing the beast: How a fanatical islamic dictator will form a ten-nation coalition and terrorize the world for forty-two months by Perry Stone

Contemporary Muslim Apocalyptic Literature (Religion and Politics) by David Cook

Islam and the Jews: The Unfinished Battle by Mark A., Ph.D. Gabriel

The Challenge of Islam to Christians by David Pawson

The Prophetic Fall of the Islamic Regime by Glenn Miller, Roger Loomis

Prophet of Doom : Islam’s Terrorist Dogma in Muhammad’s Own Words by Craig Winn

The False Prophet by Ellis H. Skolfield

The Approach of Armageddon: An Islamic Perspective by Muhammad Hisham Kabbani

The Cube and the Cathedral: Europe, America, and Politics Without God by George Weigel

Infiltration : How Muslim Spies and Subversives have Penetrated Washington by Paul Sperry

Unholy Alliance : Radical Islam and the American Left by David Horowitz

Unveiling Islam : An Insider’s Look at Muslim Life and Beliefs by Ergun Mehmet Caner

Perfect Soldiers : The Hijackers: Who They Were, Why They Did It by Terry McDermott

Islam Revealed A Christian Arab’s View Of Islam by Anis Shorrosh

Leaving Islam: Apostates Speak Out by Ibn Warraq

The Origins of the Koran: Classic Essays on Islam’s Holy Book by Ibn Warraq

Al Qaeda in difficoltà

Grazie alla aggressiva politica di Bush che sta sdradicando il terrorismo, Al Qaeda si trova in grossa difficoltà e comincia ad ha paura :

A new book published by Al Qaeda shows that the terrorist group is under intense pressure and in “deathly fear” of U.S. counterterrorism efforts in Pakistan, terror experts say.
The 150-page book, titled “Guide to the Laws Regarding Muslim Spies,” was recently posted on jihadist Web sites. It was written by a senior Al Qaeda commander, Abu Yahya Al-Libi, and features an introduction by Ayman Al-Zawahri, the No. 2 man in Al Qaeda.
The book accuses some in Al Qaeda’s ranks of being spies who provide intelligence, including information about Al Qaeda camps and safehouses, to U.S. forces. According to the book, these “Muslim spies” have allowed the U.S. to use its Predator drone campaign to paralyze Al Qaeda leadership.
“It would be no exaggeration to say that the first line in the raging Crusader campaign waged by America and its allies against the Muslims and their lands is the network of spies, of various and sundry sorts and kinds,” says the book, translated by the Washington-based Middle East Media Research Institute, or MEMRI
“Their effects are seen: carnage, destruction, arrest, and pursuit, but they themselves remain unseen, just like Satan and his ilk who see us while remaining unseen.”
Terror experts have called the book unique in its weak and worried tone.
“I haven’t ever seen this kind of language from senior Al Qaeda commanders before,” said Daniel Lev, who works for MEMRI. “In general, Al Qaeda speaks in a very triumphant tone,” but in the new book Al-Libi speaks of the group’s dire straits and serious problems, Lev added.
“Such an admission of distress on the part of a senior Al Qaeda commander makes this a very unique book in terms of the author.”
FOX News military analyst Tom McInerny said the book is a “gold mine” that attests to the success of the Predator strikes that are decimating Al Qaeda’s ranks in Pakistan.
“They are in deathly fear of airpower,” said McInerny, a retired lieutenant general in the U.S. Air Force. “Whether it’s unmanned drones or whether it’s fighters or bombers using precision weapons, they are deathly afraid.”
The books also displays a deep-seated paranoia of hidden enemies, according to MEMRI. It claims that anyone — from the old and infirm to the imam of a mosque — could be a U.S. spy.
“The danger of these spies lies not only in the ability of these hidden ‘brigades’ to infiltrate and reach to the depths,” the book says.
“They include the decrepit, hunchbacked old man who can hardly walk two steps; the strong young man who can cover the length and breadth of the land; the infirm woman sitting in the depths of her house; the young woman whose veins still flow with youth; and even perhaps the prepubescent adolescent who has not reached the age of legal maturity [in Islam].”
Lev, of MEMRI, said that the group’s suspicions could be used as an excuse to conduct a purge, which could further harm the Al Qaeda’s stature in Pakistan.
“In the situation that they’re in, they’re entirely dependent on the natives, on the Pakistanis and the Afghans, and they definitely do not want to be facing a situation like Al Qaeda in Iraq, where you have the tribes turning on you,” he told FOX News.

“That can be the beginning of the end.”

Nel frattempo in Inghilterra si calano le braghe

Unbelieveable- UK Tells Police Not to Charge Islamists With Hate Crimes so They Won’t be Further Radicalized…
So clerics like Anjem Choudary will be allowed to spew venom without fear of being arrested, and this is being done as a way to stop extremists. Stunning for its sheer stupidity….

Saturday, July 11, 2009

London: In a bid to stop Muslim extremists from becoming more militant, the UK Government is set to issue a guideline for police, directing them not to charge them in many hate crime cases More.., a move that has created outrage amongst critics.
Guidelines will tell forces to press for conviction only in cases of clear-cut criminal acts, and refrain from proceeding when evidence of lawbreaking is “borderline.”
Officers will be advised to turn a blind eye on crimes such as incitement to religious hatred or viewing extremist material on the Internet.
“For instance, where there has been incitement or someone has been on the internet there can be a grey area where there is some discretion and it would be more sensible to avoid going down the criminal route,” the Daily Express quoted a White Hall source, as saying.
Critics, however, saw the move as a politically correct attempt to appease extremists who hate Britain, and warned that the move could mean Islamic radicals being give the freedom to encourage violence.
“This sounds like abject surrender. Everyone should be equal in the eyes of the law. They should all face the same risk of prosecution. There should be no special favours or treatment for any section of the community,” Tory MP David Davies said.
The move follows an updated Home Office counter-terrorism strategy announced earlier this year.
A Home Office spokesman said: “Preventing people becoming radicalised is a key priority for the Government. The police response needs to be proportionate to deal with crimes people commit while reducing the risk to public safety.”
The new strategy is likely to reduce the likelihood of prosecutions against Islamist extremists protesting against troops.

Invece di ripulire la nazione dai terroristi musulmani …

Immigrazione e Svezia

Tutti noi conoscevamo la Svezia come un paradiso terrestre. Una nazione che per oltre un secolo non ha partecipato a guerre. Una nazione con la migliore assistenza sociale, scuole, diritto del cittadino, col maggior rispetto per tutte le etnie e culture …
La gente stava bene, la nazione è accogliente e col tempo è diventata anche multiculturale. Negli ultimi anni l’immigrazione musulmana è stata uguale a quella dell’USA e del Canada messi assieme.

Islam in Sweden

Bene, adesso la Svezia, gli svedesi, stanno raccogliendo i frutti della loro benevolenza.The number of ghettos (a phenomenon that until recently was unheard of in wealthy and egalitarian Scandinavian nations) has been increasing explosively. 14 years ago, there were only 3 such areas in all of Sweden. Today, there are 136. “Ghettos” are here defined as areas where fewer than 60% of the adult population are working, where few people vote and where school results are significantly below national minimum requirements. Integration spokesman for Folkpartiet, Mauricio Roias, is afraid that if nothing is done about the situation, these quarters will “break loose”, and that “people might get shot”What Roias isn’t saying is that people ALREADY “get shot”, and stabbed, and mugged, and raped and get stones thrown at them in Sweden’s suburbs. The latest fad right now seems to be putting fire to schools, as quite a few school buildings have burnt down from suspected arson recently.SWEDEN IS NOW SO POPULATED WITH MUSLIMS UNDER THEIR LIBERAL LAW THAT VIOLENCE IS RAMPENT. SWEDES ARE TOO SCARED TO GO TO OR NEAR MUSLIM TOWNS. LOCALS ARE BEING BEATEN ON A DAILY BASIS. IN ONE SCHOOL ONLY 2 SWEDISH KIDS ARE ENROLLED. THE LAW IS ABOUT TO BE CHANGED.

Daniel sgozzato
Daniel sgozzato

Daniel Wreström

Four years ago 17-year-old nationalist Daniel Wreström was brutally murdered by a gang of seven muslims immigrants who battered him for a long time before jumping on his head and cutting his throat.He was on his way home from a party, drunk and unable to defend himself. The purpetrators got off with a light sentence. The heinous deed caused an outrage among Swedish nationalists who in short notice summoned well over 1000 people to march in honor of his memory. The march has become an annual event in protest of the anti-White violence in Swedish society. The killer, Khaled Odeh, was sentenced for manslaughter to psychiatric care since the court came to the conclusion that he suffered from temporary insanity when he committed the crime. When the verdict is formulated this way it is not unusual that the convicted is declared healthy after about a year and is released. Only six of his companions were prosecuted. Three of them were sentenced to forty hours of community service and contact with the social services. Two of those remaining were ordered to pay 1800 Swedish crowns (about 200 Euros) in fines and the last one was released on parole and ordered to pay 1800 crowns in fines. Is a Swedish boy’s life worth that little? Less than a speeding ticket?
The problem is that Mass Media and their coverage only contribute to the tension between nationalistic Swedes and muslim immigrants. They either don’t report at all or report only what they consider is a “politically correct info”. Too much political correctness could alienate people and could spark distrust between the people and the government. Murder is murder and why they got off so easily?
Hiding a growing problem is not an answer, society must face the problem and avoid the violence, otherwise it will grow into something much bigger.
Here a list of the victims, in Sweden, of the religion of peace

Rape and unveiled woman
Ragazza violentata perchè non portava il velo

Malin and Amanda

Swedish girls Malin and Amanda were on their way to a party on New Year’s Eve when they were assaulted, raped and beaten half to death by four Somali immigrants. Sweden’s largest newspaper has presented the perpetrators as “two men from Sweden, one from Finland and one from Somalia”, a testimony as to how bad the informal censorship is in stories related to immigration in Sweden. Similar incidents are reported with shocking frequency, to the point where some observers fear that law and order is completely breaking down in the country. The number of rape charges in Sweden has tripled in just above twenty years. Rape cases involving children under the age of 15 are six – 6 – times as common today as they were a generation ago. Most other kinds of violent crime have rapidly increased, too. Instability is spreading to most urban and suburban areas.
According to a new study from the Crime Prevention Council, Brå, it is four times more likely that a known rapist is born abroad, compared to persons born in Sweden. Resident aliens from Algeria, Libya, Morocco and Tunisia dominate the group of rape suspects. According to these statistics, almost half of all perpetrators are immigrants. In Norway and Denmark, we know that non-Western immigrants, which frequently means Muslims, are grossly overrepresented on rape statistics. In Oslo, Norway, immigrants were involved in two out of three rape charges in 2001. The numbers in Denmark were the same, and even higher in the city of Copenhagen with three out of four rape charges. Sweden has a larger immigrant, including Muslim, population than any other country in northern Europe. The numbers there are likely to be at least as bad as with its Scandinavian neighbors. The actual number is thus probably even higher than what the authorities are reporting now, as it doesn’t include second generation immigrants. Lawyer Ann Christine Hjelm, who has investigated violent crimes in Svea high court, found that 85 per cent of the convicted rapists were born on foreign soil or by foreign parents. Continue reading here

Swede whore!” She was beaten by 20 immigrants

Sweden capital of crime

Just as the US, mass unskilled immigration has turned this once beautiful country into a third world cesspool.So much for tall blond blue eyed Scandinavian.

What Muslim Immigration Has Done to Sweden

March 23, 2009

A few years ago, the extreme leftist Guardian newspaper called Sweden the most successful society the world has ever known. But Sweden today is being transformed by a large influx of immigrants from the Middle East.
This report, first published on CBN.com, has the details:
Sweden’s third largest city, Malmö, sits just across the water from Copenhagen, Denmark. To visitors, Malmö seems quiet, nice, maybe a little boring; in other words, quintessentially Swedish. But under the surface, Malmö has serious problems.
On Saturday when Israel played Sweden in a Davis cup tennis match in Malmö, an estimated 6,000 Leftists, Arabs, Muslims and anarchists protested the Israeli presence in the city, and hundreds attacked police.
Almost no fans were allowed inside to watch the tennis series, because authorities feared disruptions or possible violence against the Israeli team.

Massive immigration has made Malmö today one quarter Muslim, and stands to transform it into a Muslim majority city within just a few decades.
One of the most popular baby names is not Sven, but Mohammed. Pork has been taken off some school menus. Want to learn to drive? You can attend Malmö’s own “Jihad Driving School.”
But despite Malmö’s usually placid appearance, this experiment in multiculturalism has not gone well. In the Rosengaard section of Malmö, a housing project made up primarily of immigrants, fire and emergency workers will no longer enter without police protection.
Unemployment in Rosengaard is reported to be 70 percent. An immigrant-fuelled crime wave affects one of every three Malmö families each year. The number of rapes has tripled in 20 years.
But Malmö has been so accommodating toward immigrant Muslims that a local Muslim politician, Adly Abu Hajar, has declared that “The best Islamic state is Sweden!”
Don’t ask Malmö’s Jews to give the city the same glowing assessment. Jews who dare walk the streets wearing their yarmulkes risk being beaten up.
“It’s true. Jews cannot walk the streets of Malmö and show that they’re Jews,” said Lars Hedegaard.
Hedegaard lives across the water from Malmö in Copenhagen, Denmark, where he was a columnist for one of Denmark’s largest newspapers. He says pro-Israel demonstrations in Malmö, like the ones during the fighting in Gaza earlier this year, were met with rocks, bottles and pipe bombs from Arabs and Leftists.
“I was there for demonstration; a pro-Israeli demonstration with about 400 or 500 people,” Hedegaard told CBN News. “Jews and non-Jews, and I came over to cover it. The police allowed, I’d say a hundred Palestinians or Arabs to shout and threaten and throw bombs and rockets at us. A homemade bomb landed about ten yards from me, and went off with a big bang. And now of course, I thought the police were going to jump these guys, get them out of the way. They didn’t. They just let them stand there.

leftist and muslims
leftist and muslims

Swede Ted Ekeroth helped film the Arab-Left counter-demonstrations. He saw Arabs throwing rocks at a 90-year-old holocaust survivor.
“I filmed the police chief and asked him why are they not reacting to this,” Ekeroth said. “Why are they not doing anything? And he simply answered, ‘It’s their right according to the Swedish constitution.’ We apparently did not have the same right, because we were forced out of there. Our manifestation for Israel is always peaceful, and theirs is always the quite opposite — Death, hate and killing of Jews. They come and they shout different slogans,” he continued. “It can be everything from Arabic slogans inciting killing of Jews to in Swedish and Danish, ‘Kill the Jews.’
And like all over the Western world, some on the Left, along with Arabs and Muslims and anarchists, have formed a political alliance against Israel and Jews. They demonstrate together, and in Sweden, they vote together. Muslims are a core constituency of the Left.
The immigrant issue is a big reason the right-wing Swedish Democrats are the fastest growing political party in the country. Matthias Karlsson is the Swedish Democrats’ Press Secretary. “In many parts of Sweden, people are, as I said, fed up,” Karlsson said. “And they’re being pushed too far and they want to make a stand.” Swedish Democrats, who stand for traditional Christian values and limits on immigration, have been stigmatized by the Swedish media as fascist and bigoted. Erik Almqvuist is national youth leader for the Swedish Democrats. “The media has tried to portray us as extremists, racists,” he said. “People think we’re almost inhuman.” Almqvuist faces regular death threats, and was almost killed recently in a Left-wing knife attack.
“The multicultural model in Sweden has polarized society,” Almqvuist explained. ”We have a political polarization. We have also an ethnic polarization. And the extremes are growing and it’s harder and harder to get to consensus.”
Hedegaard says as Malmö goes, so goes the rest of Sweden.
“I think the best prediction is that Sweden will have a Muslim majority by 2049, so we know where that country’s going,” he said.
CBN News was unable to get a response from Malmö’s mayor, Ilmar Reepalu. But he told a Swedish publication that he does not think anti-Semitism is greater in Malmö than in other Swedish cities, and said that harassment of Jews is “not good.”
CBN News also asked a number of Malmö Jewish leaders to appear on camera to discuss the climate of anti-Semitism. They all declined, with one saying it would only make the situation worse.

Immigrants commit 75% of the crimes in Sweden