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Quando il male si mette in posa

blogdiattualita_4bfbb78d7c225ccd5a2574fce113f432Dall’Isis, il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, giungono di continuo racconti e filmati di violenze estreme, inaudite: persone crocifisse, sepolte vive, mutilate, sequestrate e vendute, decapitate a coltellate, torturate a morte, costrette a scavare la propria fossa prima di essere uccise. Una brutalità selvaggia, esibita, compiaciuta ne è diventata il tratto distintivo. Come spiegare tanto spietato e sanguinario accanimento?

«In quel mondo comanda chi uccide», è stato il commento dello studioso statunitense Edward Luttwak durante un’intervista rilasciata a un giornalista italiano. Le atrocità dell’Isis, ha ragione Luttwa, in effetti ci ricordano che esiste un mondo in cui il potere si detiene uccidendo, torturando, abusando di chiunque, anche solo per capriccio; in cui i leader si impongono mostrandosi crudeli e feroci, capaci di seviziare e uccidere, con le loro stesse mani, e di trarne piacere; in cui è convinzione generale che non usa la forza solo chi è impotente e che la grandezza effettiva del potere si dimostra esercitandolo arbitrariamente e con sfrenata violenza. Le vittime sono prima e soprattutto gli avversari, tali per diversità di stirpe, etnia, religione, ma nessuno può e deve sentirsi al sicuro. Tutto sembra dimostrare il vantaggio di schierarsi dalla parte del male, in quel mondo.

savekesab3A renderlo possibile sono valori e istituzioni antichi, di cui i jihadisti, e non loro soltanto, approfittano per costruire la loro civiltà di morte: valori e istituzioni propri di società arcaiche, composte da linee di discendenza invalicabili che confluiscono in lignaggi, clan, tribù i quali, procedendo da una appartenenza carnale, insostituibile, formano comunità impermeabili, che si consolidano educando all’esclusione degli estranei, alla diffidenza e all’ostilità nei loro confronti. Bisogna essere fedeli a oltranza, se si vuole vivere. Sterminare un’altra comunità è sempre ammesso e può diventare necessario, eroico, se è fatto nell’interesse della propria discendenza. Allora i termini “genocidio”e “pulizia etnica” perdono ogni valenza negativa.

Di “quel mondo” il Califfato non è che un esempio tra tanti. Quasi impallidisce la figura di al-Baghdadi al confronto con tanti leader prima di lui. Idi Amin Dada in Uganda, Ahmed Sekou Touré in Guinea Conakry, Jean-Bédel Bokassa nella Repubblica Centrafricana: sono alcuni dei tiranni che hanno fatto dell’uso ostentato e illimitato della forza uno strumento di potere spinto fino a rasentare la follia. Con il loro comportamento hanno reso persino credibile l’accusa, che è stata rivolta a tutti e tre, di praticare il cannibalismo: a tal punto si pensava che potesse arrivare la loro efferatezza. Può apparire, ed essere, anche espressione di deliri di onnipotenza e di perversioni incontrollate, ma la violenza terrificante, come quella esercitata oggi dall’Isis, è prima di tutto una lucida e calcolata arma per indebolire la determinazione a combattere degli avversari e per sottomettere le popolazioni che vivono nei territori controllati, forzarle al consenso e alla complicità.

2011_10_19_13_27_37I ribelli del Ruf, protagonisti della guerra civile che ha insanguinato la Sierra Leone tra il 1991 e il 2002, sono uno degli esempi più atroci di crudeltà sistematica impiegata con queste intenzioni. Almeno 30.000 sierraleonesi, mutilati, portano impresso sul corpo il loro segno permanente. Il Ruf, a dimostrazione esemplare della propria potenza, amputava infatti mani, piedi, braccia, gambe. Per abituare i bambini soldato a farlo, ricorreva a una sorta di “gioco” in cui la vittima era costretta a scegliere uno dei biglietti raccolti in un berretto o in un cesto, su ognuno dei quali era stato scritto o disegnato il nome di una parte del corpo umano. Quella estratta veniva amputata. Inoltre il Ruf marchiava a fuoco il proprio acronimo sul viso dei bambini, imitato in questo da un altro gruppo armato, il Consiglio rivoluzionario delle forze armate. Marchiatura e mutilazione rientravano in una strategia di “visibilità”: si può immaginare quanto efficace.

In Uganda, dal 1987 al 2005, il movimento antigovernativo l’Lra, Lord Resistance Army, mentre usava migliaia di bambini rapiti come combattenti, portatori, scudi umani e schiavi sessuali, annichiliva la popolazione mantenendola in uno stato costante di paura. Anche l’Lra aveva scelto come mezzo esemplare di punizione, per chi disobbediva e rifiutava di collaborare, la mutilazione di parti del corpo. Nel periodo in cui aveva proibito l’uso della bicicletta nel territorio sotto il suo controllo, a chi trasgrediva venivano amputi piedi e gambe. A chi era sospettato di aver collaborato con le autorità governative riferendo notizie sulle attività e i movimenti dei ribelli, tagliava labbra o orecchie.

MinoriSoldato01In Liberia, durante la prima guerra civile (1989-1995), si è verificato uno degli esempi più agghiaccianti di ostentazione di ferocia. Nel settembre del 1990 il presidente Samuel Doe fu catturato nella capitale Monrovia da Prince Johnson, capo di una delle milizie antigovernative. Johnson ordinò che fosse torturato a morte e volle che il supplizio, durato diverse ore, venisse registrato su nastro: ancora non esisteva Youtube. Il video fu poi riprodotto e fatto circolare: mostra, tra l’altro, lo stesso Johnson intento a bere birra mentre i suoi uomini tagliano un orecchio a Doe ancora vivo.

L’Isis dispone di ben altri mezzi oggi per far sapere al mondo quanto male è disposto infliggere. Immagini e video raccapriccianti invadono il web, riprodotti all’infinito. Trova peraltro conferma quanto l’impiego della violenza estrema, oltre a servire da deterrente, possa costituire un fattore di attrazione. Da quando è alla guida del jihad iracheno, al-Baghdadi ha infatti reclutato almeno 12.000 combattenti, 3.000 dei quali occidentali.

Sempre piu’ grossolana e incalzante la disinformazione sulla guerra civile siriana

Radhika Coomarasw
Radhika Coomarasw

Non bastavano le bugie di al-Jazira e al-Arabya riprese acriticamente dalla stampa Occidentale. Ora ad aumentare la mole di propaganda grossolana tesa a dipingere il regime e l’esercito siriano come un mucchio selvaggio di macellai di donne e bambini ci si mette pure l’Onu. Un rapporto delle Nazioni Unite redatto dal rappresentante speciale per i Bambini e i Conflitti Armati, la signora cingalese Radhika Coomaraswamy (nella foto), denuncia l’esercito siriano di aver utilizzato i bambini come “scudi umani” nel conflitto in corso costringendoli a salire sui carri armati per fermare gli attacchi dei ribelli. La signora Coomaraswamy ha detto alla Bbc di essere stata testimone in Siria di episodi “orribili” e di non avere mai visto una situazione simile in nessuna altra parte del mondo. Verrebbe quindi da pdensare che l’alto funzionario dell’onu si sia recata in prima linea ad Homs, Hama, Houla o in altre città contese tra lealisti e ribelli per toccare con mano e vedere con i propri occhi scene così raccapriccianti. Invece la Coomaraswamy racconta che “molti ex soldati hanno parlato di attacchi armati nelle aree abitate da civili e di aver visto bambini, alcuni molto piccoli, uccisi e mutilati”. Cioè lei non ha visto niente ma sono stati “ex soldati” a raccontare questi episodi, termine che in Siria vuol dire disertori, cioè le truppe passate alle posizioni dei ribelli tra i quali vi sono anche i migliori terroristi di al-Qaeda veterani dell’Iraq e milizie islamiste finanziate da Qatar e sauditi. Certo ogni guerra civile porta atrocità e non abbiamo dubbi che anche i lealisti si siano macchiati di violenze contro i civili ma molti di questi massacri che sempre più spesso vengono attribuiti alle forze fedeli ad Assad “puzzano”, specie ben sapendo di quali nefandezze sono capaci quei terroristi veterani dell’Iraq dove non esitano a impiegare bambini e disabili come kamikaze. Con uno sprazzo di dignità la Coomaraswamy ha ammesso che anche l’Esercito libero siriano (Els), cioè i soldati disertori che combattono le forze pro-Assad, hanno utilizzato i bambini nel conflitto. “Per la prima volta abbiamo sentito di bambini reclutati dall’Els per il fronte” ma poi ha puntato nuovamente il dito contro il regime aggiungendo che “l’uccisione e la mutilazione di bambini sono cose accadute in molti conflitti, ma la tortura in carcere su piccoli che non hanno più di 10 anni è qualcosa di straordinario, che non si è visto in nessun altro posto” dando così per scontate informazioni diffuse finora solo dalla propaganda dei ribelli. Oltre ai media arabi e occidentali anche l’Onu ci prende per il naso. Per dimostrare le sofferenze inflitte ai bimbi nel conflitto, il rapporto cita in particolare l’attacco dell’esercito al villaggio di Ayn al-Arouz, nella provincia settentrionale di Idlib, dello scorso 9 marzo. Alcuni testimoni hanno riferito che quel giorno diversi bambini sono stati costretti ad uscire dalle loro case e “usati dai soldati come scudi umani in quanto posizionati davanti ai finestrini degli autobus che portavano i militari nel villaggio”. Cioè ancora una volta si citano come fossero testi sacri testimonianze vaghe di esponenti dell’insurrezione allo scopo di rendere digeribile il prossimo intervento militare occidentale in Siria al fianco dei nostri alleati al-Qaeda. Non a caso rispetto alle illazioni della signora Coomaraswamy una ben minore visibilità ha avuto la denuncia del reporter britannico Alex Thomson, inviato della britannica Channel 4, che ha accusato i ribelli siriani di aver tentato di farlo cadere in una trappola per farlo uccidere dalle truppe lealiste per poi accusare di un’altra ignominia il regime di Bashar el Assad. Thomson, riferiscono i media britannici, ha raccontato che si trovava a con il suo autista un interprete ed altri due giornalisti a Qusair, a 90 minuti da Homs. Il gruppo stava tentando di ritornare verso le linee governative quando la scorta dei ribelli che li accompagnava li ha spinti, sostiene, verso una strada senza via d’uscita nel mezzo “del fuoco incrociato” di una battaglia. Il giornalista è certo che non si sia trattato di un errore. “I ribelli hanno deliberatamente cercati di farci sparare dall’esercito siriano”, perché aggiungere la loro morte all’elenco di dei crimini delle forze di Assad avrebbe aumentato la simpatia di cui gode la causa dei ribelli: La notizia di “giornalisti morti è sempre negativa per Damasco”, ha scritto sul suo blog Thomson, che alla fine è riuscito con il suo gruppo a dileguarsi e ha poi lasciato la Siria. Gianandrea Gaiani

Costa Concordia : le gravi responsabilità

Perchè è accaduto questo disastro, ritenuto impossibile per un gigante del mare come era la Costa Concordia, se, ovviamente, gestita entro i limiti di sicurezza e di buon senso?
Semplice. La nave non era sulla rotta che avrebbe dovuto percorrere e che passa al largo dell’Isola del Giglio, non nello stretto braccio di mare che la separa dalla costa continentale.
Il portolano ufficiale – la carta nautica – indica due rotte per andare da Civitavecchia a Savona o viceversa. La prima, che sale verso nord al largo della Sardegna e della Corsica, ed una seconda, che si lascia l’Arcipelago Toscano alla propria destra mentre naviga verso la Liguria.
Eppure, da tempo, le grandi navi da crociera superavano l’Isola del Giglio seguendo la rotta che usualmente fanno i traghetti, cosa non vietata e che è sicuramente più suggestiva e, forse, leggermente più economica.
Purtroppo, comporta il fatto di dover passare su una secca con una “luce” di un chilometro tra gli scogli affioranti.
Un margine ampio anche per l’enorme Costa Crociere, se qualcosa non va storto …

rotta costa concordia
rotta costa concordia

Come visibile nella ricostruzione sulla mappa nautica, la Costa Concordia era circa 3 km più a nord della rotta usuale, quella dei “traghetti”, come emerge dai ringraziamenti ufficiali del sindaco di Isola del Giglio.
E come ben visibile, la Costa Concordia è passata letteralmente sulla Secca di Mezzo Canale.
Perchè la Costa Concordia fosse lì non è ancora dato saperlo, ma è un fatto che le grandi navi da crociera transitino sotto costa, nel Mediterraneo come nei fiordi scandinavi, per offrire ai crocieristi lo spettacolo di isole turistiche e cittadine di mare.

P.S. Nella mappa, che è quella dell’Istituto Idrogeografico della Marina, trovate una quota di livello cerchiata in rosso con il numero 9 al centro. Secondi diversi commenti, tutti di esperti subacquei o gente di mare, la quota esatta sarebbe “novanta” e, pertanto, lì non ci sono scogli affioranti. Per tale motivo, dall’originale sono state tolte le 4-5 parole che spiegavano cosa fosse quel cerchio.

Le carte nautiche ufficiali dell’Istituto Idrografico della Marina, quelle ufficiali per la navigazione in acque italiane, sono a disposizione di chiunque avesse ancora qualche dubbio. Vi sono due ottime carte: la numero 119 dell’Isola del Giglio, scala 1:20.000, e la numero 74 con il Piano di Giglio Porto, scala 1:5.000. Entrambe sono sufficientemente dettagliate per avere una precisa idea delle linee batimetriche.

scole dettaglio
scole dettaglio

La nostra ricostruzione della dinamicasi sta rivelando, purtroppo, sempre più verosimile, stando ai fatti che vengono accertati, mentre le vittime sono salite a sei e i dispersi a 16. Basta studiare con attenzione una carta nautica ufficiale per capire dove la Costa Concordia possa aver impattato lo scoglio. Un’immersione in loco dovrebbe riuscire a trovare il punto preciso d’impatto, cosa che probabilmente è già stata prevista dagli inquirenti.

scole scoglio
scole scoglio

Ripetiamo che la nave ha un pescaggio dichiarato di 8,2 metri e che nella costa orientale del Giglio, a meno che non si decida direttamente di “speronare” l’isola, l’unico punto possibile è la secca che fuoriesce dalle Scole per 0,05 miglia, ovvero 90 metri, dal più piccolo ed esterno dei tre scogli. Passare con una nave di quelle dimensioni da lì è fuori da ogni logica e da ogni regola di navigazione, oltre che del buon senso. Chiunque frequenti in barca il Giglio sa che alle Scole bisogna allargare un po’, per restare in sicurezza, quando si va dal porto alle Cannelle, frenquentatisimo ancoraggio estivo per centinaia di barche a vela.

scole foto GE copy
scole foto

Il risultato, purtroppo, è ora sotto gli occhi di tutti. Ci auguriamo che lo sia solo ancora per pochi mesi, visto il delicato equilibrio ambientale di quel gioiello che è il Giglio, dove la permanenza di un relitto del genere sarebbe un notevole problema. Come fare per rimuoverlo? Il presidente della Provincia di Grosseto leonardo Marras ha parlato ieri di “mesi se non anni”. Operazione assai complessa, con società specializzate internazionali comunque già al lavoro per studiare un sistema efficace.

Le operazioni per asportare la grande quantità di gasolio (2.400 tonnellate) ancora presente nei serbatori della nave inizieranno domani mattina. Per giovedì, però, è previsto un peggioramento del tempo, con vento di Libeccio sui 20 nodi. Giglio Porto, comunque, è ridossato dal Sud Ovest, e le operazioni dovrebbero poter proseguire.

Per quanto riguarda la magistratura, oggi la Procura di Grosseto deposito la richiesta di conferma del fermo per il comandante Schettino.

Giglio Porto, 14 gennaio

La tragedia della Costa Concordia ha dell’incredibile per la sua dinamica. Come può una nave da crociera ultramoderna, lunga 290 metri e larga 35,5 con un pescaggio di 8,2 metri, prendere uno scoglio nel Mar Tirreno e rovesciarsi provocando la morte certa di tre persone e qualche decina di dispersi?

Costa Concordia adagiata su un fianco

La Costa Concordia adagiata sul suo fianco destro presso Punta Gabbianara, a nord di Giglio Porto. Sullo sfondo il profilo dell’Argentario

Tra tante informazioni non confermate, ipotesi, dati avventati e dichiarazioni ufficiali dei responsabili che lasciano sbigottiti, cerchiamo quindi di fare alcuni punti fermi. Un unico dato certo, tra Civitavecchia e il Giglio, ma anche fino all’Argentario non vi sono secche che una nave di quelle dimensioni (114.500 tonnellate) possa urtare se non, sia chiaro, PER UNA PROFONDA E COLPEVOLE NEGLIGENZA DA PARTE DEL SUO COMANDANTE E REPARTO DI NAVIGAZIONE.

Usiamo volontariamente il maiuscolo, per togliere ogni dubbio a voci e a dichiarazioni. E lo dimostriamo con un semplice esercizio di navigazione, che i responsabili di Costa Crociere, visto il loro mestiere, dovrebbero conoscere molto bene. Notizia (benvenuta) della serata è che il comandante Francesco Schettino e il primo ufficiale Ciro Ambrosio sono stati arrestati con le accuse di omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave.

Partiamo dalla dichiarazione del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, che a TGCOM24 ha dichiarato:

“E’ successo che mentre camminavamo con la normale navigazione turistica ci siamo scontrato con uno spunzone di roccia che non era segnalato sulla carta, non c’era. Eravamo a 300 metri dagli scogli e quello sperone non doveva esserci. Io e l’equipaggio siamo stati gli ultimi ad abbandonare la nave”.

Dichiarazione sconcertante per un comandante di una nave di quelle dimensioni, con i più sofisticati sistemi di navigazione e in un tratto di mare conosciuto fin nei più piccoli scogli da migliaia di marinai, subacquei, pescatori e diportisti.

Questi sono i fatti basati sulle dichiarazioni dei protagonisti e le successive ricostruzioni:

Alle 19 la Costa Concordia parte da Civitavecchia con rotta su Savona, prima tappa di una crociera in mediterraneo. A bordo 4.234 persone, di cui un migliaio d’equipaggio. La nave ha una velocità di crociera dichiarata di 21,5 nodi. Tra Civitavecchia e Giglio Porto ci sono 40 miglia per rotta 292°. La nave copre quindi tale distanza in circa due ore, per cui alle 21:45, ora in cui secondo le ricostruzioni è avvenuto l’urto con uno “scoglio”, la nave non può che essere dalle parti del Giglio stesso.

carta

La rotta per Savona da Civitavecchia presenta due opzioni: lasciare il Giglio a dritta o a sinistra, per poi lasciare l’Elba a dritta, Capo Corso a sinistra e dirigere verso Savona. In questo caso, la Costa Concordia decide di lasciare il Giglio a sinistra, scelta logica e conveniente visto che è la rotta più breve. Il tratto di mare tra il Giglio e l’Argentario è largo 7,9 miglia (da Capo d’Uomo a Giglio Porto), per cui una nave da crociera può passarci senza problemi.

Una volta lasciata Giannutri a sinistra (isola che ha un potente faro nella punta sud e non presenta comunque secche fuori dalla batimetrica dei 20 metri), quel tratto di mare NON PRESENTA ALCUNA SECCA PERICOLOSA a eccezione di:

Secca di Mezzo Canale: si trova a 3 miglia per 245° da Punta Ciana all’Argentario, ma ha un cappello a -24 metri, per cui non pericoloso per una nave che pesca 8,2 metri dichiarati.

Secca dell’Isola Rossa: a pochi metri dalla costa dell’isolotto omonimo all’Argentario, impossibile che una nave passi di lì.

Scoglio del Corallo: scoglio semi affiorante, a 0,18 miglia dall’ingresso di Cala Piccola all’Argentario. Pericoloso, ma completamente fuori da ogni rotta logica per una nave del genere diretta a Savona.

Isolotto Argentarola: è a 0,7 miglia per 200° dalla punta sud di Cala Grande all’Argentario. Ben visibile, noto e comunque fuori rotta.

Le Formiche di Grosseto si trovano 12 miglia a nord di Giglio Porto, per cui non possono entrare in questa storia.

La Secca della Croce al Giglio, si trova 2 miglia per 329° da Giglio Porto, ha un cappello a -5 metri, pericoloso per le navi. Ma è a nord del porto, oltre il punto in cui la Costa Concordia si è poi incagliata, per cui non c’entra nulla.

Nessuna di queste secche può aver interessato la Costa Concordia, pena gravissime negligenze.

Resta, quindi, la costa SE dell’isola del Giglio.

La nave ha un enorme squarcio lungo una settantina di metri, in cui tra le lamiere è rimasto incastrato anche un pezzo di scoglio, sul suo lato sinistro, a circa metà pescaggio (siamo sui 4/5 metri). Ciò significa, senza ombra di dubbio, che la nave ha urtato lo scoglio mentre navigava verso nord, quindi con il Giglio a sinistra. La nave, una volta affondata, è ora adagiata a ridosso di Punta Gabbianara, subito a nord di Giglio Porto, con la prua rivolta verso sud. Ciò evidenzia la manovra che l’equipaggio avrebbe tentato per portare la nave il più vicino possibile a terra.

porto

La zona tra le Scole, Giglio Porto e Punta Gabbianara (cartografia Navionics Europe): in rosso il punto del probabile urto con lo scoglio (con la prua rivolta a nord), in blu il punto dove si trova il relitto della Costa Concordia (con la prua rivolta a sud)

La costa del Giglio dalla sua punta meridionale (Punta del Capel Rosso) fino alla punta meridionale di Cala Cannelle non ha pericoli di sorta. Vi sono un paio di celebri zone d’immersione con pianori sui 10 metri che scendono poi con pareti fino a 55/60. Nessuna di queste però può trovarsi su una rotta di una nave che deve lasciare l’isola a sinistra.

Unico ostacolo possono essere gli scogli delle Scole, situati a 0,5 miglia per 129° dal fanale rosso di Giglio Porto. Si tratta di due scogli maggiori più uno minore, che si estendono per 0,16 miglia dalla costa del Giglio in direzione 106°. Le 0,16 miglia di cui parliamo comprendono la batimetrica dei 10 metri, perfettamente segnalata dalle carte. 0,16 miglia equivalgono a 296 metri, quindi vicino, purtroppo molto vicino alla dichiarazione del comandante: “Eravamo a 300 metri dagli scogli…”. Quali scogli? La costa del Giglio o le Scole? Ma stiamo scherzando?

scole

 

Qualunque navigatore di buon senso sa che una nave lunga 290 metri, di 114.500 tonnellate e dal pescaggio di 8 metri e mezzo, non può certo passare in una batimetrica di 10 metri, ovvero in un fondale di dieci metri. La batimetrica dei 50 metri si trova in quel punto a 0,2 miglia (370 metri) dalla costa. Quella dei 100 metri, più sicura per una nave del genere, si trova a 0,3 miglia (555 metri) dalla costa. E comunque sarebbe stato troppo vicino in un canale largo 7 miglia come quello tra il Giglio e l’Argentario.

Lo squarcio nella carena della nave provocato dall'urto

 

Dopo l’urto la nave si è inclinata sul suo fianco di dritta e ha iniziato a imbarcare acqua. Il comandante, secondo le ricostruzioni, dopo aver superato Giglio Porto, l’ha portata a compiere un’accostata verso sinistra di 180° (quindi a “invertire la rotta”) per poi arrivare fino a ridosso di Punta Gabbianara, dove si è inclinata sul fianco di destra, fino a incagliarsi in un fondale di 12/15 m, dove attualmente è coricata e sommersa per una buona metà.

Punta Gabbianara si trova a 0,7 miglia per 324° dall’ipotetico punto d’impatto. Per cui la ricostruzione temporale dei fatti sembra verosimile, con i testimoni gigliesi e quelli a bordo che hanno parlato delle 22:30 come ora in cui la nave si è fermata sul posto del naufragio.

Immagine Google Earth Pro di Giglio Porto, con sgli scogli delle Scole a sud e Punta Gabbianara a nord

Sconcertanti, per usare un eufemismo, anche le dichiarazioni di Costa Crociere: “Non è corretto dire che la nave fosse fuori rotta”, ha detto il direttore generale di Costa Crociere Gianni Onorato, “E’ stato un evento imprevedibile aggravato da una non prevedibile inclinazione della nave. La nave viaggiava da Civitavecchia a Savona, come fa 52 volte l’anno. Ha urtato contro uno scoglio e a seguito di questo evento il comandante ha valutato i primi danni, ha deciso di mettere in sicurezza la nave e ha dato ordine di evacuazione. Solo le analisi tecniche ci diranno che cosa è successo. Credo sia giusto che sia l’autorità competente a fare questo tipo di analisi. Noi possiamo soltanto collaborare. La nave ha sistemi sofisticati sia per tracciare le rotte, sia per capire che cosa è successo, grazie a sistemi che sono qualcosa di più di una scatola nera”.

Il mio commento : Al di là di tutte le chiacchiere da bar dei giornalisti che come al solito aprono bocca e danno fiato avendo il cervello scollegato è evidente che in plancia di comando qualcuno “dormiva” o si è fidato troppo degli strumenti. E’ inoppugnabile che dall’altezza della plancia fosse facilissimo vedere la costa con le sue luci. Se fossero stati attenti, anche in navigazione a vista si sarebbero accorti dell’avvicinarsi troppo alla costa. Inutile parlare del dopo impatto, ci vorrebbe un’articolo a parte. E comunque : dopo l’impatto dalla sala macchine hanno riferito al comandante l’entità del danno o se la sono data a gambe? Io propenso per la seconda tantè che le paratie stagne sono rimaste aperte. In assenza di corrente avrebbe dovuto essere l’equipaggio a chiuderle e allagare le sezioni di dritta per compensare il peso a manca. Un casino insomma. Dall’inchiesta ne sentiremo di belle, bruttissime purtroppo per i poveracci che ci hanno rimesso la vita.

Una ricostruzione confermata anche dal tracking tratto da www.marinetraffic.com e da Giglionews
Galleria fotografica su theatlantic.com

Articolo copiato da farevela e Adelfo

Desideri

junio valerio borghese
Comandante Junio Valerio Borghese

Lista dei libri che mi piacerebbe avere

“I Mezzi D’assalto ” Anno2001 (Uff.Storico Marina Militare)
“La Mia Avventura A Ivrea” Anno 2003 Di Mario Giglio (Stampacolor)
“90 Uomini In Fila Allineati Sul Mirino Della 37 ” Anno1989 Di Sergio Bozza (Greco E Greco)
“Affondate Borghese” Anno1991 Di Angelo Faccia (Associazione Culturale Uno Dicembre Di Perugia)
“All’ultimo Quarto Di Luna” Anno 2005 Di Luigi Romersa (Mursia)
“Attivita’ In Mar Nero E Lago Ladoga” Anno 1972 (Uff.Storico Marina Militare)
“Battaglione Lupo 1943-45” Anno 2002 Di Guido Bonvicini (Ed. Del Senio)
“Breve Sogno “Anno 2005 Di Franco Martinelli (Liguori Editore)
“Breve Storia Dei Siluri A Lenta Corsa” Anno2002 (Uff.Storico Marina Militare)
“Buscando Per Mare Con La Decima Mas” Anno 2001 Di Luciano Barca (Editori Riuniti)
“Come La Fenice” Anno 2003 Di Perissinotto-Panzarasa (Ed. Lupo)
“Con Il Barbarigo A Nettuno” Anno 2005 Di Luciano Luci Chiariti ( Effepi)
“Dalla X Mas Alla Rivolta Di Algeri” Anno 2002 Di Franco Grazioli (Settimo Sigillo)
“Decima Flottiglia Mas” Anno 2005 Di J.V. Borghese (Lo Scarabeo)
“Decima Flottiglia Nostra” Anno 2001 Di Sergio Nesi (Mursia)
“Decima Marinai Decima Comandante” Anno 2002 Di Guido Bonvicini (Mursia)
“Decima Mas.I Mezzi D’assalto Della Marina Italiana” Anno1995 (Italia Editrice)
“Decima|.Ennepi Si Raccontano” Anno 1997 Di Sergio Bozza (Greco E Greco)
“Diario Di Un Fascista Alla Corte Di Gerusalemme” Anno 2002 Di Fiorenzo Capriotti (Ed In Proprio)
“Due Della Decima” Anno 2002 Di Bedeschi-Maluta (Ed In Proprio)
“Fascisti Dopo Mussolini” Anno 1996 Di Mario Tedeschi (Settimo Sigillo)
“Fascisti Senza Mussolini” Anno 2006 Di Giuseppe Parlato (Il Saggio)
“Gli Arditi Del Mare” Anno 1934 Di Corrado Rossi
“Gli Assaltatori Del Mare” Anno 2002 Di Luis De La Sierra (Mursia)
“Guerra Negli Abissi” Anno 1998 Di Pietro Caporilli (Settimo Sigillo)
“I Fantasmi Di Nettunia” Anno 2000 Di Daniele Lembo (Settimo Sigillo)
“I Mezzi D’assalto Della X Flottiglia Mas 1940-1945″Anno 1991di Bagnasco-Spertini (Albertelli Editore)
“I Nuotaturi Paracadutisti” Anno? Di Armando Zarotti (Auriga)
“I Ragazzi Di Capo Bottero.Btg Risoluti Della X Flottiglia Mas” Anno 2007 (Novantico)
“I Reparti Speciali Italiani Nella Seconda Guerra Mondiale” Anno 2001 Di Luigi E. Longo (Mursia)
“I Vinti Di Salo'” Anno 1995 Di Ugo Franzolin (Settimo Sigillo)
“Il Battaglione Guastatori Alpini Valanga Della Decima Flottiglia Mas” Anno 2001 A Cura Di Raffaele Della Serra
“Il Bel Battaglione” Anno 2002 (C.D.L. Edizioni)
“Il Btg Risoluti Della X Mas” Anno1998 Di Pierfranco Malfettani (Novantico)
“Il Comandante Bardelli” Anno 2005 Di Andrea Lombardi (Effepi)
“Il Comandante Salvatore Todaro” Anno1970 Di Armando Boscolo ( G,Volpe Editore)
“Il Golpe Borghese” Anno 2006 Di Adriano Monti (Lo Scarabeo)
“Il Prigioniero Di Wanda” Anno 2002 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“Il Principe Nero” Anno 2007 Di Greene-Massignani (Mondadori)
“Il Servizio Ausiliario Femminile Della Decima Mas” Anno 2003 Di Marino Perissinotto (Ermano Albertelli)
“Inseguendo Un Sogno.Noi,I Ragazzi Della Decima” Anno 2006 Di Walter Jonna (Ritter)
“Italia Uber Alles” Anno 2006 Di Lapo Mazza Fontana (Boroli Editore)
“Junio Valerio Borghese E La X Flottiglia Mas” Anno 2003 Di Mario Bordogna (Mursia)
“Junio Valerio Borghese.Un Principe,Un Comandante,Un Italiano” Anno2005 Di Sergio Nesi (Lo Scarabeo)
“La Decima Flottiglia Mas E La Venezia Giulia” Anno 2003 Di Sole De Felice (Settimo Sigillo)
“La Decima Mas” Anno 1984 Di Ricciotti Lazzero (Rizzoli)
“La Generazione Che Non Si E Arresa” Anno1993 Di Giorgio Pisano’ (C.D.L. Edizioni)
“La Guerra Nel Dopo Guerra In Italia” Anno 2007 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“La Guerra Segreta Oltre La Linee” Anno 2001 Di Aldo Bertuzzi (Mursia)
“La Mia Decima Da Malta Alle Hawai” Anno2000 Di Fiorenzo Capriotti (Italia Editrice)
“La Repubblica Di Salo’| (Fascicolo)” Anno 1980 (Rizzoli-Corriere Della Sera)
“La Resistenza Fascista| .Fascisti E Agenti Speciali Dietro Le Linee” Anno 2004 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“La Scelta” Anno 1990 Di Attilio Bonvicini (Edizioni Virgilio)
“Le Audaci Imprese Dei Mas” Anno 1931 Di Ettore Bravetta (Edizioni Agnelli Milano)
“Le Streghe Di Mare” Anno2003 Di Vittorio G. Rossi (Il Castello)
“Luigi Ferraro Un Italiano”Anno 2000 Di Gaetano”Nin㬔 Cafiero ( Edizioni Ireco)
“Maro Della Decima Flottiglia Mas” Anno 2002 Di P. Calamai N.Pancaldi M.Fusco (Lo Scarabeo)
“Maro’ Gli Ultimi Eroi” Anno 2005 Di Vito Bianchini Ciampoli (Lo Scarabeo)
“Mio Fratello Maro’ Della X” Anno 2004 Di Pier Domenico Rossi (Lo Scarabeo)
“Morte A Partita Doppia” Anno 2003 Di Ferrucio Buonaprole (Lo Scarabeo)
“Per L’onore” Anno 2003 Di Napoleone Bianchini Ciampoli (Settimo Sigillo)
“Questa E La Decima” Annio 2005 (Italia Living History Group)
“R.S.I.” Uniformi. Distintivi,Equipaggiamenti E Armi 1943-45″ Anno1989 Di Guido Rosignoli (Albertelli Editore)
“Rivisitando Storie Gia’ Note Di Una Nota Flottiglia” 1-2 Anno 2000 Di Sergio Nesi (Lo Scarabeo)
“Senio.Primavera 1945 ” Anno 1991 Si Sergio Bozza ( Greco E Greco)
“Si Bella E Perduta + Elenco Caduti Del Btg Barbarigo” Anno 2004 Di Mario Tedeschi (Tedeschi C. Ed.)
“Solo Per La Bandiera” Anno 2002 Di Nino Buttazzoni (Mursia)
“Sotto Tre Bandiere” Anno 2005 Di Giorgio Farotti (Effepi)
“Taranto.Fate Saltare Quel Ponte” Anno 2002 Di Daniele Lembo (Ma.Ro)
“Teseo Tesei E Gli Assaltatori Della Regia Marina” Anno 2006 Di Gianni Bianchi (Locman)
“Ufficio Stampa E Propaganda Della Decima Mas” Anno 2003 Di Pasca Piredda (Lo Scarabeo)
“Un Alcione Dalle Ali Spezzate” Anno 2003 Di Sergio Nesi ( Lo Scarabeo)
“Volontari Di Francia” Anno2006 Di Carlo Panzarasa (Ass Culturale Novecento)
“Missione Segreta Mar Nero” Di Renato Cepparo.Edizioni Istituto Europa 1972
“Odysseus” Di Alberto Fazio.Edizioni Occidentale 1997
Campo X Il Campo Dell’onore(Due Volumi)
Cento Uomini Contro Due Flotte.Di Virgilio Spigai Ristampa,Edizioni 2008
Colpo Di Stato Di Camillo Arcuri.Edizioni Bur 2004
Con Onore Per L’onore Di Giuseppe Rocco.Greco E Greco 1998
Decima Tarnova Di Giorgio Giombini, Antonio Delfino Editore 2006
Eroismo Italiano Sotto I Mari Di R.B. Nelli.De Vecchi Editore 1968
Fascist Criminal Camp Di Roberto Mieville.Tipografia L’artistica 2003
Fino Alla Fine Di Marino Perissinotto,Edizioni In Proprio1996
Gli Arditi Del Mare Di Marc’antonio Bragadin,Ministero Della Marina 1942
I Mezzi D’assalto Della Marina Italiana Di Alfredo Brauzzi.Rivista Marittima 1991
I Sommergibili Tascabili Italiani.Di Daniele Lembo
Il Bocia Va In Guerra Di Pierluigi Tajana.Edizioni Italia 2008
Il Campo Della Memoria Del Gen.Farotti.Edizioni Italia 2007
Il Gruppo Esplorante Della Divisione “San Marco” Nelle Langhe Durante La Rsi Di R.La Mura.Ritter Edizioni 2007
Il Mare Nel Bosco(Nuova Edizione) Di Luigi Del Bono.Edizioni Italia 2007
In Fuga Oltre L’himalaya.Elios Toschi
In Mediterraneo Potevamo Mettere In Ginocchio L’inghilterra Di Teucle Meneghini.Schena Editore 1999
Io Fascista Di Giorgio Pisano’.Edizioni Net 2003
La Beffa Di Buccari Di Gabriele D’annunzio,Edizioni Treves 1918
Landa Giudone Mas All’attacco Di Nino Bixio Lo Martire.Schena Editore 1986
Lo Sbarco Di Anzio.Di Ugo Franzolin
Lo Sprecato Di Raffaele La Serra,Marvia Edizioni1989
L’un Contro L’altri Armati.Di Nicola Rao
Operazione C3 (Seconda Edizione) Di Mariano Gabriele.Ufficio Storico Marina Militare 1997
Panerai Historia
Panerai Orologi Da Polso
Pirati E Corsari Del Xx Secolo Di M.Izzo,De Vecchi Editore 1972
Rapidi E Invisibili A Cura Di Alessandro Marzo Magno,Edizioni Il Saggiatore 2007
Rinascita A Cura Del Reparto Stampa Della X Flottiglia Mas.Associazione Culturale Novecento.2003
Salvatore Todaro.Di Gianni Bianchi
Scire’ Di Sergio Nesi.Lo Scarabeo 2007
Servizio Segreto Di Carla Costa.Edizioni Europa 1998
Torpedini Umane Di Marino Cassini,Edizioni Mursia 1971
Una Sola Era La Via Di Marino Perissinotto,Aurora Edizioni
Una Vita Per L’italia Di Rodolfo Graziani.Mursia 1998
Uomini Contro Navi Di Beppe Pegolotti.Edizioni Vallecchi 1967
X Mas Di Daniele Lembo.(War Set)

Cristianità e cultura occidentale

Libro copiato dagli amanuensi
Libro copiato dagli amanuensi

A fronte dell’ultima trovata della Commissione Europea nel perseguire la cancellazione del cristianesimo iniziata con la rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici, voglio rinfrescare un pò la memoria dei miei lettori ma sopratutto quella dei politici europei ed italiani.

A partire dal 313 d.C., data che sancisce l’emanazione dell’ editto di Costantino che proclamava la libertà di culto per i cristiani, si assiste ad un rapido e consistente sviluppo del testo scritto e, di conseguenza, dello studio della scrittura (maometto muore nel 632 d C quindi tre secoli dopo l’editto che anticipa di circa 500 anni l’età d’oro dell’islam).
Per poter studiare, si rese quindi necessaria la riproduzione dei libri e , poiché a quel tempo non era ancora stata inventata la stampa, i libri potevano essere riprodotti solo copiandoli a mano: nasce così la figura degli amanuensi, umili ed anonimi monaci che avevano il compito di riprodurre pazientemente a mano le Sacre Scritture, opere greche e latine, testi di grandi storici, poeti e naturalisti, codici e, grazie al romano Cassiodoro, consapevole di quanto fosse importante che la cultura e le tradizioni delle antiche civiltà non andassero perdute, anche testi profani.

I libri ricopiati servivano ai monaci per la lettura e l’insegnamento. Era nei monasteri infatti che la cultura veniva custodita e tramandata ed alcuni di questi monasteri avevano biblioteche in cui erano custoditi i preziosi libri salvati dalla distruzione dei barbari.
I monaci che si dedicavano a questa attività studiavano le arti liberali (grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, musica, astronomia) e spesso, nel lavoro di esegesi e nelle traduzioni, assumevano l’arbitrio di apporre interpolazioni o estrapolazioni allo scopo di dare un senso cristiano alla quasi totalità dei concetti e a tale proposito aggiungevano , a volte, anche una breve preghiera alla fine del libro.

Libreria di un monastero
Libreria di un monastero

Grazie all’opera degli Amanuensi, sono arrivati sino a noi tanti capolavori che altrimenti sarebbero andati perduti ed è per questo che i monasteri possono essere considerati dei veri e propri centri di promozione culturale oltre che di fede e spiritualità.
Il lavoro di copiatura era molto lungo e faticoso tanto è vero che, per ricopiare la Bibbia, era necessario un intero anno di lavoro fatto da più persone e vi erano persino dei testi così estesi e complicati che spesso non bastava l’ intera vita di un Amanuense per realizzarne una copia.
Proprio per questo, nei testi dei secoli IX e X, si trovano spesso affermazioni come questa: “L’approdo non è più gradito al marinaio di quanto non sia l’ultima riga del manoscritto allo stanco amanuense”.
La media di copiatura era di 10-12 pagine al giorno nonostante di solito gli amanuensi fossero esonerati dalle preghiere della terza, sesta e nona ora proprio per non dover interrompere il loro lavoro nelle ore di luce. Gli amanuensi erano costretti a stare chiusi per ore ed ore nello scriptorium ( dal latino: luogo dove si scrive), fermi nella stessa posizione, con le dita e la mano che si irrigidivano per i crampi.
Ecco, il sacrificio ed il lavoro di questi amanuensi hanno permesso alla cultura, la nostra cultura e le nostre tradizioni di non andare perduta e di sopravvivere alla barbarie.
Sarà per un caso del destino che Gutenberg, per pubblicizzare l’invenzione della stampa a caratteri mobili, pubblicò la famosa bibbia delle 42 linee? ( chiamata cosi perché conta 42 righe per colonna per un totale di 1282 pagine e 180 totali)
C’è da riflettere!
E c’è da riflettere anche sul perché in meno di 300 anni il cristianesimo è numericamente passato dai dodici apostoli a quasi 300 milioni di fedeli e perché alla faccia di atei, musulmani e politicanti di sinistra continua ad espandesi mentre l’islam si contrae:
Impennata di vocazioni sacerdotali in Inghilterra e Galles
(13/12/10)
La Chiesa e le vocazioni crescono abbondanti anche in Guinea-Bissau
(10/12/10)
I cristiani nell’Africa Subsahariana sono arrivati a 470 milioni (9/5/10)
In continuo aumento i cristiani in Africa (17/4/10)
I cattolici nel mondo crescono dell’11,54% rispetto al 2000
(27/4/10)
Anche Benedetto XVI conferma: la Chiesa nel mondo è in costante crescita
(30/11/10)
Ultime statistiche: in un anno i cattolici crescono di 19 milioni
(26/10/10)
Crescono notevolmente i cattolici nella Penisola Arabica
(27/10/10)
Timor Est: crescita esponenziale dei fedeli e dei sacerdoti cattolici
(20/10/10)
Cresce costantemente la comunità cattolica in Malesia
(24/8/2010)
India: in aumento le vocazioni religiose e sacerdotali (18/8/10).
Crescono i cattolici in Corea del Sud: 116mila in più nel 2009 (23/6/10)
I cattolici nel mondo crescono dell’11,54% rispetto al 2000 (27/4/10)
Nuove conversioni e battesimi pasquali anche in Nepal (6/4/10)

La Gran Bretagna esporta il terrorismo

La più lunga e vasta indagine terroristica si è conclusa lo scorso mese con la condanna di tre musulmani britannici. Il complotto da loro ordito nel 2006 mirava a fare saltare in aria tre linee aeree transatlantiche con la speranza di uccidere fino a 10.000 persone. Questo mancato disastro offre un caustico ricordo del pericolo globale brandito dall’islam radicale con base nel Regno Unito. La Heritage Foundation definisce l’islamismo «una minaccia diretta e immediata alla sicurezza» degli Stati Uniti e The New Republic specifica dicendo che è «la maggiore minaccia alla sicurezza degli Usa». La burocrazia è d’accordo. Il ministro degli Interni britannico ha redatto un dossier nel 2003 che prendeva atto del fatto che il Regno Unito offrisse una “importante base” per il terrorismo. Uno studio della Cia del 2009 ha arguito che i cittadini di origine pakistana nati in Gran Bretagna (che possono liberamente entrare negli Stati Uniti usufruendo del programma “Viaggio senza Visto”) costituiscono con tutta probabilità una fonte di terrorismo dell’America.

Confermando, aggiornando e documentando questi rapporti, il Centre for Social Cohesion di Londra, diretto da Douglas Murray, ha appena pubblicato un’opera di 535 pagine dal titolo Islamist Terrorism: The British Connections, scritta da Robin Simcox, Hannah Stuart e Houriya Ahmed. Questo testo consta principalmente di dettagliate informazioni biografiche su due specie di perpetratori dei cosiddetti “reati connessi all’islamismo”, vale a dire episodi dove le prove puntano alle convinzioni islamiste come movente primario. Un elenco contiene delle informazioni su 127 individui giudicati colpevoli di aver commesso dei reati connessi all’islamismo o di aver lanciato degli attacchi suicidi in Gran Bretagna. Lo studio copre un periodo di 11 anni che va dal 1999 al 2009. I terroristi britannici evidenziano un deludente schema di normalità. Sono in prevalenza giovani (età media 26anni) e maschi (il 96 per cento). Quasi la metà sono originari dell’Asia meridionale. Di quelli di cui si conosce il grado di istruzione, molti frequentano l’università. Di coloro di cui si conoscono attività e occupazioni, la maggior parte ha un impiego o studia a tempo pieno. Due terzi di essi sono cittadini britannici, due terzi non hanno alcun legame con organizzazioni terroristiche messe al bando, e altri due terzi non si sono mai recati all’estero a frequentare campi di addestramento di terroristi.

In poche parole, la maggior parte dei reati connessi all’islamismo sono perpetrati da comuni musulmani le cui menti sono state conquistate dalla coerente e convincente ideologia dell’islamismo. Si spera che le cifre di coloro che svolgono attività terroristica siano circoscritte agli psicopatici, perché ciò renderebbe il problema meno difficile da affrontare ed eliminare. Il Servizio di sicurezza interna britannico stima che oltre 2.000 persone che risiedono oggi nel Regno Unito rappresentano una minaccia terroristica, il che implica non solo che “il patto di sicurezza” che in passato proteggeva in parte la Gran Bretagna dagli attacchi dei suoi stessi cittadini musulmani non è più valido da tempo, ma che il Regno Unito potrebbe dover affrontare la peggiore minaccia terroristica interna di qualsiasi Paese occidentale oltre che di Israele. Per quanto riguarda il secondo gruppo, vale a dire gli islamisti che hanno legami con la Gran Bretagna e che lanciano attacchi fuori del Paese, gli autori dello studio affermano con modestia che poiché le informazioni raccolte costituiscono un campionamento e non una lista esaustiva, non possono fornire delle analisi statistiche. Ma il loro campione rivela la portata del fenomeno, pertanto ho buttato giù una lista di paesi (con il numero dei perpetratori che hanno legami con la Gran Bretagna) in cui sono stati commessi reati connessi all’islamismo da individui aventi legami con il Regno Unito.

I due attentatori suicidi britannici che hanno attaccato un locale notturno a Tel-Aviv
I due attentatori suicidi britannici che hanno attaccato un locale notturno a Tel-Aviv. Notare i riferimenti ad Hamas ed al corano

La lista redatta dal Centro annovera: l’Afghanistan (12), l’Algeria (3), l’Australia, l’Azerbaijan, il Belgio (2), la Bosnia (4), il Canada, la Francia (7), la Germania (3), l’India (3), l’Iraq (3), Israele (2), l’Italia (4), la Giordania, il Libano e il Marocco (2), i Paesi Bassi, il Pakistan (5), la Russia (4), l’Arabia Saudita, la Somalia, la Spagna (2), gli Stati Uniti (14) e lo Yemen (10). Ho aggiunto alla lista in questione l’Albania, dove prima del 1999 fu lanciato un attacco, nonché il Bangladesh e il Kenya, che sembrano essere stati tralasciati. Complessivamente, 28 Paesi sono stati attaccati da terroristi islamisti residenti in Gran Bretagna, il che dà una certa idea della loro minaccia globale. A parte l’India, i Paesi obiettivi degli attacchi si dividono in due diverse categorie: quelli occidentali e quelli a maggioranza musulmana. Uno strano trio costituito da Usa, Afghanistan e Yemen mostra il maggior numero di terroristi aventi legami con la Gran Bretagna. Questa documentazione induce a porsi alcune domande. Innanzitutto c’è da chiedersi: quanto tempo ci vorrà perché le autorità britanniche si rendano conto che le loro attuali politiche – che cercano di migliorare le condizioni materiali dei musulmani rabbonendo gli islamisti – mancano l’imperativo ideologico? In secondo luogo, le prove tendono finora a dirigere i reati connessi all’islamismo sulla bilancia che rafforza la causa islamista in Gran Bretagna; lo schema rimarrà questo proprio come persisterà la violenza o i reati connessi all’islamismo finiranno per incorrere in una reazione violenta? E per finire, cosa dovrà accadere in termini di distruzione perché i governi non-britannici concentrino le loro procedure in materia di immigrazione su quell’uno-due per cento di britannici da cui esclusivamente provengono i perpetratori, vale a dire la popolazione musulmana? Spiacevole per quanto sia questa prospettiva, essa evita la possibilità che gli islamisti si facciano saltare in aria.

Daniel Pipes

Liberal

5 agosto 2010

Pezzo in lingua originale inglese: Britain’s New Export: Islamist Carnage