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In Germania è scoppiato l’Inferno: Invasione di delinquenza senza freni

“L’Inferno è scoppiato” in Germania, registriamo una invasione di criminalità di massa nelle forme più gravi come i furti, le rapine, gli stupri, la riduzione in schiavitù, l’imposizione della sharia”, questo è stato il drammatico avvertimento che ha fatto il Presidente Federale della polizia tedesca, Rainer Wendt.

 

In una significativa intervista fatta la canale N24 del servizio della Televisione tedesca, Wendt ha inoltre avvertito che le attività delittuose non sono state il risultato di invasori di colore stretti in luoghi angusti, ma piuttosto opera di fanatici religiosi e di lotte di alcuni gruppi per ottenere il sopravvento sugli altri.

“Le situazioni devono sempre arrivare ad incendiarsi prima che i politici reagiscano”.

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© AFP 2015/ ATTILA KISBENEDEK Germania, migranti: errore politico senza precedenti

“Nei nostri accampamenti per dare asilo ai rifugiati è scoppiata tutta una situazione infernale, nella frontiera con il sud della Germania e nello Stato federale della Baviera in particolare. E’ un girone infernale ed i nostri colleghi da quelle parti devono lavorare interrottamente senza neanche potersi più togliere gli stivali”, ha detto riferedosi al lavoro costante e senza interruzioni che deve svolgere la polizia tedesca per cercare di fare fronte alle altre invasioni di masse di rifugiati.

“Da mesi le forze di polizia sono state sopraffatte da questa invasione ed adesso i politici stanno mostrandosi come se ne fossero totalmente sorpresi, questo però non può essere”.

“Abbiamo dovuto constatare le risse fra immigrati nei campi di accoglienza, abbiamo dovuto verificare una quantità di furti nelle tende di generi alimentari. C’è una forte criminalità tra i rifugiati, il che significa che avvengono stupri di donne e bambini, uso massiccio di violenza, attività delittive come sfruttamento e schiavitù, vediamo che tutto questo avviene in quei posti. Non si tratta certo di piccoli alterchi fra persone che stanno vivendo in uno spazio ridotto, questi sono piuttosto conflitti territoriali, lotte per il dominio. Ci sono fanatici e gruppi religiosi che non si possono facilmente separare. Il nostro personale di sicurezza è del tutto sovrastato da queste situazioni”.

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© REUTERS/ Soe Zeya Tun Attenzione agli immigrati che vogliono adottare la shariah in Italia e nell’intera Europa

Rispetto all’enorme numero di invasori, migranti e profughi che si sono sparsi in Germania, dopo che la cancelliera Angela Merkel li ha invitati a venire, Wendt ha detto che quelli che sono arrivati hanno portato con loro la “sharia” (legge islamica).

“Loro non ripettano le nostre leggi. Per istinto sanno che le nostre leggi sono deboli sanno che non importa come si comportano male, perchè questo non apporta nessuna conseguenza sul loro status di diritto di asilo. Possono fare più o meno quello che gli piace e lo stato appena reagisce”.

Il potere giudiziale e la parte politica dello Stato dovrebbero rendere molto chiaro a questa gente, fin dal principio, che in questo paese, la sharia come legge non si applica, o qualsiasi altra norma religiosa, ma qui si deve applicare l’obbligo delle leggi tedesche e che noi siamo pronti per far rispettare questo principio”.

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© AFP 2015/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET In Repubblica Ceca tendenze fasciste a seguito dell’emergenza profughi in Europa

“Queste non sono dispute familiari; stiamo parlando di crimini gravi, delitti penali di estrema gravità, dobbiamo dimostrare che coloro che commettono tali azioni cambiano il loro status da rifugiati in persecutori ed il nostro stato di diritto deve reagire. Queste persone devono essere mandate fuori immediatamente e per questo dobbiamo riaprire un’altra volta le astrutture di deportazione. Queste persone devono essere rinviate da dove sono venute e non devono avere il diritto di attendere l’esito della procedura di asilo in libertà”.

E’ stato inoltre chiesto a Wendt se può essere una buona idea separare (in base al gruppo religioso/etnico) gli invasori, profughi e richiedenti asilo per cercare di ridurre la violenza: Wendt ha risposto che il ragionamento che sottintende a questa proposta è, secondo lui, un segno di impotenza della società. Sarebbe appena possibile praticare una separazione anche se per motivi religiosi.
“Chi vorreste separare? I sunniti separati dagli sciiti, i salafiti moderati dai salafiti radicali? Quando alla fine sono tutti seguaci delle credenze mussulmane, questo non risulta possibile”, ha dichiarato Wendt.

Nota: Questa intervista non è stata divulgata dalla maggior parte dei media intenti a dare una versione “buonista” e caritatevole dell’arrivo delle masse di profughi in Europa dei quali, una buona parte si professano siriani, anche se è noto che i documenti siriani si acquistano sul mercato nero ad un prezzo fra i 500 ed i 1500 dollari (secondo il tipo di documento) e questo permette a molti pakistani, Afghani e di altre etnie, di farsi passare per siriani.

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Flusso di migranti gestito dagli USA? In Europa alcuni ne sono convinti

Quello che dice fuori dai denti il responsabile della Polizia Federale tedesca è molto indicativo ed attesta quello che si sapeva: l’invasione non è casuale ma è pianificata, con la complicità della Turchia e di varie organizzazioni ONG che finanziano ed incentivano i viaggi, vi sono prove documentate di questo ed hanno indagato su tale aspetto anche i servizi di intelligence dell’Austria che hanno documentato queste complicità. L’invasione non è pacifica ma finalizzata a prendere piede per un futuro di dominio di masse islamiche wahabite e salafite, radicalizzate su parti del territorio dei paesi europei, come già si riscontra in vari paesi del Nord Europa dove, in alcune zone, è vigente la saharia come norma applicata di fatto fra gli immigrati. Vedi: InfoDirekt, Vienna: gli Usa finanziano il traffico di migranti

Dietro questa invasione ci sono i finanziamenti dell’Arabia Saudita, paese da sempre ispiratore e istigatore del radicalismo islamico di impronta wahabita, intollerante e assolutista, portatore di violenza e sopraffazione verso le altre confessioni. L’Arabia Saudita si è già offerta di finanziare la realizzazione di altre 200 moschee in Germania. L’Arabia S. è un paese alleato di ferro con gli Stati Uniti e con Israele ed al centro di tutte le trame (incluso il finanziamento dei gruppi terroristi) nel Medio Oriente per rovesciare i regimi laici, nazionalisti o di fede sciita ed alawita (vedi Libia, Iraq, Siria). “I paesi occidentali si sono inchinati al potere ed al denaro della dinastia dei Saud (detto dal patriarca cattolico siriano,Ignatius Joseph III Younan).

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Shengen addio, welcome migranti!

La cancelliera Angela Merkel, la stessa che pochi mesi prima aveva negato (durante una diretta TV) ad una profuga palestinese radicata in Germania, la possibilità di rimanere, provocando il pianto della ragazzina, ha deciso improvvisamente di aprire le porte all’invasione dichiarando che la Germania avrebbe accolto tutti i siriani, scatenando una invasione di massa che ha messo in crisi paesi come la Serbia, l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia. Un comportamento apparentemente strano ma che trova la sua spiegazione in un preciso ordine o direttiva a cui la Merkel ha voluto obbedire ed adeguarsi.
Possiamo indovinare da quale centrale sia arrivata tale direttiva. Niente avviene per caso.

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AFP 2015/ LEHTIKUVA/Panu Pohjola Intesa tra UE e Turchia per limitare l’afflusso di migranti

La stessa cancelliera Merkel si è recata, la scorsa settimana, ad Ankara dal presidente turco Erdogan (il nuovo “sultano”) per trattare con lui di detenere il flusso dei migranti in cambio di concessioni, aiuti finanziari ed il possibile ingresso della Turchia nella UE.
Naturalmente tratta la questione lei per conto di tutti i “sudditi” europei che non hanno voce in capitolo. Anche di queste eventuali decisioni se ne vedranno presto gli esiti negli stessi paesi europei.

Originariamente pubblicato sul sito Controinformazione.info

Le società multietniche sono intrinsecamente caotiche e alienanti

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Londra multietnica

I politici e gli amministratori dovrebbero essere interessati a creare contesti che promuovano il senso di comunità.
Se fossero buoni politici e buoni amministratori, e se avessero come stella polare il benessere dei propri cittadini.
Vi avevamo già parlato degli studi del professore di Harvard, Pinker, nei quali il ricercatore evidenziava – suo malgrado – la degradazione dei rapporti interpersonali e di comunità all’interno di società e quartieri multietnici.
Ora è uscita una ricerca che va ancora più in là.
Un recente studio teorico ed empirico ha scoperto che un quartiere nel quale si applichino politiche di ‘integrazione residenziale’ – ovvero si mettano insieme diverse etnie – in quello che è un nuovo esperimento sulla pelle delle persone per ‘promuovere la diversità’, impedisce la formazione di reti interpersonali forti che sono necessarie a promuovere il senso di comunità. In sostanza: più tenti di mischiare persone dall’identità etnica differente, più ottiene una società disgregata e un ambiente disgregante e alienante.
Questo spiega molto bene la condizione di degrado di molte periferie europee.
Usando modelli agent-based per simulare quartieri e le relazioni sociali all’interno degli stessi, lo studio ha cercato di comprendere se la dialettica tra comunità e diversità emerge da due principi di formazione dei rapporti: omofilia e prossimità. Il risultato suggerisce che quando le persone formano rapporti con gli altri, simili o vicini, i contesti che offrono opportunità di sviluppare un rispetto per la diversità sono diversi dai contesti che favoriscono il senso di comunità.
Tradotto, significa che ‘diversità’ – eufemismo per società multietnica – e senso della comunità sono incompatibili. Non puoi averle entrambe. O hai una, o hai l’altra.
Il buon governante dovrebbe leggere certi studi – che poi rispecchiano il senso comune – e non basarsi sulle idiozie che legge dai vari sociologi da salottino televisivo. Ma abbiamo un dubbio – in realtà più di un ‘dubbio’: e se fosse proprio questo, il desiderio dei nostri politici: instillare la diversità nella società per disgregarla e dominarla? Insomma, chi ci governa o è scemo o è un criminale.

POTETE LEGGERE LO STUDIO NELLA SUA TOTALITA’ QUI: The (In)compatibility of Diversity and Sense of Community

Poi, possiamo fare un ulteriore passo logico, e riconoscere che una società disgregata e senza legami forti è, anche, una società violenta e disordinata. Chi non sa chi è, è intrinsecamente più violento di chi conosce se stesso. Di chi ha legami forti.
Basti osservare i paesi come il Brasile o il Venezuela. Solo una forte dose di controllo dello Stato evita scivolino nel caos più assoluto.
E forse è proprio questo che vogliono i nostri politici, trasformarci in una sorta di ‘venezuela’, per poi stringere la vite del controllo politico sulla nostra già misera libertà.

Società multietnica danneggia la creatività: soprattutto negli ‘antirazzisti’

classe-multietnica-370x290-e1384768516126Roy YJ. Chua, della Harvard Business School, è uno dei pochi accademici a produrre seri studi sull’argomento della multiculturalità e della diversità etnica o razziale nella società. In un suo articolo apparso nel numero corrente della Academy of Management Journal – “The Costs of Ambient Cultural Disharmony: Indirect Intercultural Conflict in Social Environment Undermine Creativity” – mette in evidenza la difficoltà – e quindi i costi sociali ed economici – di convincere persone di diverse nazionalità e background culturali a co-operare.
Nella migliore delle ipotesi, la differente cultura è in grado di produrre “ansia interculturale”, nel peggiore dei casi il conflitto è totale. i fanatici della multiculturalità ritengono che la ‘diversità’ può produrre creatività, il problema è che produce attrito.
E allora la questione è: la creatività è tale da valere il conflitto che genera?
Noi sappiamo già che le società multietniche tendono alla disgregazione, e sappiamo anche dagli studi di Pinker, come questo tipo di società siano sfilacciate e disordinate.
Invivibili a livello comunitario.
Ora, Chua sostiene che la creatività in contesti multiculturali è altamente vulnerabile a ciò che egli chiama “disarmonia culturale ambientale”.
La tensione tra le persone su questioni culturali, inquina l’ambiente, lo rende ‘disarmonico’, e quindi, finisce per ridurre la “creatività multiculturale”, cioè la capacità delle persone di vedere non ovvie connessioni tra le idee di diverse culture.
In poche parole: il conflitto. E attenzione, Chua dice anche che questa “disarmonia culturale” ha il suo impatto più forte sulle persone che si considerano come ‘aperte’. Perché le persone dalla mentalità meno aperta si aspettano le tensioni culturali. Mentre le persone dalla mentalità aperta – potremmo dire xenofile – vivono di teoria e non si aspettano tensioni, finendo così, per reagire ad esse con più forza.
Ironicamente, gli studi di Chua hanno scoperto che le uniche persone che non sono colpite a livello di creatività dai conflitti culturali, sono proprio quelle meno aperte, diciamo pure i ‘razzisti’.
Affascinante.

Ha provato questa tesi in tre studi.

In tutti e tre gli studi, i soggetti che avevano una maggiore esperienza di un ambiente di lavoro con una disarmonia culturale – ambiente di lavoro multietnico – sono risultate meno creative.

Ma pensa.

Le società multietniche sono inferiori e tendono alla disgregazione

diversità«il dio conduce sempre il simile verso il simile» Omero

Una nuova ricerca conferma le parole del cieco che vide negli occhi degli eroi: si è più propensi a fidarsi di qualcuno che ci somiglia. Lo studio, pubblicato in Psychological Science da parte di psicologi della Royal Holloway University, dimostra che riteniamo le persone degne di fiducia, se percepiamo la loro faccia essere simile alla nostra. Ed è qualcosa di talmente radicato nel nostro cervello, e quindi frutto dell’evoluzione, da funzionare anche in senso inverso. Infatti, nel caso di ‘fiducia tradita’, noi percepiamo il colpevole come ‘dissimile’ da noi anche se non lo è. Il team del Dipartimento di Psichiatria della Royal Holloway ha utilizzato un programma per computer per fondere il viso di ogni volontario con altre due facce. Hanno chiesto ai partecipanti di decidere quanto del loro volto era stato usato per creare le due “persone” prima che di giocare una partita con tutte e due le ‘persone informatizzate’. Nel gioco, una persona informatizzata avrebbe tradito la fiducia del partecipante, mentre l’altra no. Una volta che il gioco è stato completato i partecipanti sono stati nuovamente invitati a votare quanto della loro faccia era contenuto in ciascuna delle due facce computerizzate. Indipendentemente da come fisicamente simili i volti erano in realtà, i partecipanti hanno indicata la ‘persona’ che era più degna di fiducia durante il gioco come più simile a loro. E’ il classico ‘effetto collaterale’ di un istinto giusto che ci ha permesso di sopravvivere all’evoluzione: fidarsi del simile è risultato vincente, altrimenti non saremmo qui a testimoniarlo e il tratto evolutivo non sarebbe sopravvissuto.
Il ricercatore Harry Farmer dice: ‘Recenti studi dimostrano che quando una persona è simile a noi, crediamo automaticamente sia affidabile.    

Inutile dire quale importanza sociale abbia questo studio e quanto grandi siano le implicazioni, integrandolo agli studi di Pinker sulla disgregazione sociale delle società multietniche. Una società omogenea è una società dove gli individui hanno fiducia tra loro, una società multietnica perde questo legame fiduciario e conduce alla disgregazione. Il risultato è il declino economico, morale e la balcanizzazione delle città. Quindi, se il nostro futuro è, come vogliono i nuovi moralisti della società multietnica più ‘diverso’, allora sarà anche un campo di battaglia. E un luogo dove solo il più forte, e il meno ‘etnicamente compromesso’, dominerà su una massa di individui litigiosi che si pugnalano alle spalle.

Si presentano alla Caritas: “Non possiamo accogliervi, siete italiani”

194236203-b7dd9348-3cbb-4f3d-870e-4459df82c19bVENEZIA – Si sono presentati alla Casa alloggio San Raffaele a Mira in via Riscossa per avere ospitalità. I preti e i ‘volontari’ della Caritas li hanno mandati via, accolgono solo stranieri. E’ la denuncia che arriva a VoxNews da alcuni cittadini della zona, testimoni della vicenda. Tutto confermato, incredibilmente, dal direttore del centro.

E’ accaduto negli ultimi due mesi ad oltre 70 persone, tutti italiani in condizioni economiche disperate.
«Nella casa alloggio San Raffaele a Mira», spiega Vendramin, il responsabile, abbiamo, come Caritas, 23 ospiti stranieri.
Il problema è che in questi ultimi mesi tanti disperati da tutti i comuni della Riviera si sono presentati qui e hanno chiesto di poter essere ospitati al pari degli stranieri.
Queste persone sono senza un lavoro, senza un tetto e hanno una situazione economica disperata a causa di divorzi e affido della casa alla moglie con figli». E loro li mandano via.

Perché «alla casa alloggio per stranieri», dice Vendramin, «per regolamento non possiamo ospitare italiani e stranieri contemporaneamente, nascerebbero tensioni pericolose.

Arriva gente poi da Dolo, Vigonovo, Stra e noi cerchiamo di mandarli a Mestre ma spesso lì è pieno. Serve a questo punto una struttura per tutto il comprensorio o a Mira o in un altro paese della zona».

Ricapitolando: noi diamo soldi alla Caritas perché privilegi gli immigrati.

Non passa nemmeno per l’anticamere del cervello a questi farabutti di mandare via gli immigrati e ospitare gli italiani.
Guai.
Anzi, in una difficilmente comprensibile ossessione, chiedono sempre più clandestini, non ne hanno mai abbastanza.

«Sempre più spesso arrivano qui persone giovani», dice Vendramin, « che cercano oltre ad un pasto anche un letto. Nel territorio spesso li indirizziamo alle parrocchie per avere un aiuto immediato».

Intanto, sempre in zona, sono oltre 200, gli anziani nei 17 comuni della Riviera del Brenta e Miranese costretti a rovistare fra le immondizie per mangiare. A loro lo Stato non dà la paghetta di 45€ che dà ai clandestini appena sbarcati.

Stato penoso

ministro della difesa Mario MauroA Natale ci siamo sentiti tutti più buoni dopo che il Ministro della Difesa, Mario Mauro, ha spiegato che “le forze armate italiane sono la più grande agenzia umanitaria del nostro Paese”.  Con l’operazione Mare Nostrum la Marina ha soccorso e portato in Italia  5 mila clandestini, abbiamo inviato aiuti alle Filippine colpite da un tifone  e in Libano abbiamo costruito 94 scuole  per non parlare delle tante opere pie realizzate in Afghanistan.
Ormai il “militare umanitario” fa parte dell’immaginario collettivo di tutti noi e nessuno si scandalizza nel vedere militari rimuovere tonnellate di rifiuti, pattugliare le città per scongiurare scippi o presidiare discariche abusive anche se per questi compiti il contribuente paga ben altre istituzioni ed enti.
Siccome c’è la crisi e le nostre forze armate (pardon, le agenzie umanitarie!) non hanno neppure i soldi per “i fogli di viaggio” del personale in trasferta, il Parlamento ha pensato bene di approvare l’istituzione di “Corpi di pace” che non si sa bene cosa siano ma che con la modica spesa di 9 milioni di euro nei prossimi tre anni vedranno “l’istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale”.

Volendoci mettere un po’ di malizia verrebbe il sospetto che l’istituzione dei Corpi di pace abbia l’obiettivo di stanziare un po’ di soldi pubblici a organizzazioni non governative note o meno note attive da tempo nel settore umanitario e che hanno assunto in molti casi un preciso ruolo politico.
Più o meno, anche in termini di costi, potrebbe rappresentare il contraltare della “mini-naja” istituita dal ministro Ignazio La Russa per alimentare le associazioni d’arma. In ogni caso va rilevato che nonostante gli effetti devastanti della crisi sull’economia e sulla società italiana le nostre istituzioni non perdono occasione per buttare denaro in operazioni di lobby di dubbia o nulla efficacia.
Dei Corpi di pace non dovremmo avere bisogno disponendo già di quella formidabile “agenzia umanitaria” che sono le forze armate ma poi, sul piano operativo, i 500 membri di questi Corpi “sperimentali” chi li  proteggerà  per evitare che nelle aree di guerra diventino altrettanti ostaggi in mano a jihadisti o criminali pronti a ricattare l’Italia?
Se dovranno proteggerli i militari tanto vale lasciare fare il lavoro “di pace” a chi veste l’uniforme. Del resto i militari stessi ormai si sono convinti di non essere più combattenti ma dispensatori di pace e generi di prima necessità mentre i Capi di stato maggiore, invece di ricordare al politico di turno insediato al Ministero della Difesa quali sono i compiti “veri” delle forze armate, si adeguano all’andazzo buonista generale, forse con la speranza che l’assolvimento di compiti “speciali” consenta lo stanziamento di nuove risorse finanziarie.

A fronte di un bilancio della Difesa che si annuncia in ulteriore contrazione lo Stato rende infatti disponibili risorse per finanziare i programmi di acquisizione e nei giorni scorsi la Legge di Stabilità ha varato stanziamenti (sotto forma di prestiti) per 6 miliardi di euro che consentiranno di rinnovare parte della flotta, più volte definita giustamente “in via d’estinzione” dall’ammiraglio Giuseppe De Giorgi a causa dell’ampio numero di unità di prossima radiazione (circa 28 cioè quasi tutta la marina).
Una situazione però non certo priva di paradossi. La Marina sta spendendo le magre risorse assegnate all’esercizio impiegando navi da guerra, incluse le fregate lanciamissili, per raccogliere in mezzo Mediterraneo gommoni e barconi carichi di immigrati clandestini che salpano da Libia, Tunisia ed Egitto. Tutti diretti verso l’Italia, unico Paese che non solo non li respinge ma per accoglierli manda addirittura la flotta in via d’estinzione in giro per i mari a cercarli. Considerando che, come ha detto Mauro, “gli scafisti chiedono 3mila euro a persona per il viaggio della speranza” un barcone può arrivare ad avere ”un carico umano del valore di 3 milioni di euro.

Piccolo-ALI2Secondo il ministro “questi soldi servono per finanziare non solo le cosche malavitose ma anche il terrorismo internazionale”.
Una valutazione che dovrebbe portare a scelte opposte a quelle del governo italiano. Se le cose stanno così invece di “Mare nostrum” dovremmo varare una piccola “Enduring freedom” perché continuando ad accogliere clandestini arricchiremo sempre di più mafie e terroristi, organizzazioni che solo quest’anno con i 45 mila immigrati giunti in Italia dal mare (solo 11 mila siriani definibili in parte profughi di guerra) hanno incassato 135 milioni di euro.
Un giro d’affari illecito di cui, spiace dirlo, l’Italia è complice poiché è evidente che più clandestini accogliamo più ne arriveranno. Possibile che nessuno a Roma si renda conto che solo i respingimenti stroncherebbero i traffici scoraggiando i flussi e togliendo clienti ai trafficanti di esseri umani?
Nonostante gli appelli alla Ue da parte dei “quarantenni che non possono sbagliare”, come il premier Enrico Letta ha definito i componenti del suo governo, l’emergenza clandestini resta e resterà un problema solo italiano ovviamente a carico di pantalone cioè noi contribuenti. Il contribuente italico, già costretto a mantenere caste voraci ma incapaci anche solo di ridursi marginalmente privilegi e prebende, sarà certo ben lieto di far fronte a nuove e sempre più vessanti tassazioni anche per pagare i danni provocati dagli “ospiti “ extracomunitari che si arrabbiano e spaccano tutto quando scoprono che i centri di accoglienza non sono hotel a 5 stelle o che i Paesi del Nord Europa dove sognano di andare per godere i privilegi di un ricco welfare non li vogliono o semplicemente quando devono fare i conti con la burocrazia italiana per dichiarare le generalità e registrare le domande d’asilo.

Rientro-a-Tallil-bambina-irachena-inviata-in-Italia-11.04.06Per venire in Italia hanno speso cifre che da quelle parti non tutti possiedono e con cui in Africa puoi vivere a lungo dignitosamente ma una volta sbarcati nel Belpaese  rischiano di restare delusi.
Forse per questo il ministro Mauro ha pensato di trovare una soluzione adeguata a questo problema proponendo di offrire loro la “cittadinanza in cambio del servizio militare” perché “più che di ius soli, in Italia avremmo bisogno dello ius culturae” (una follia!).
La proposta, emersa in un’intervista  al quotidiano Libero non è nuova poiché nel 2002 già il ministro Antonio Martino propose di costituire una brigata di albanesi . “Si faccia una piccola modifica alla Costituzione italiana e si dia la possibilità agli immigrati di poter entrare nelle forze armate” ha spiegato Mauro “Oggi si può fare il militare solo se si è cittadini italiani. Bisognerebbe fare come negli Stati Uniti dove, se si presta servizio nelle forze armate per un certo periodo, si è agevolati nel conseguimento della cittadinanza”. Consola osservare che il ministro ha specificato la necessità che gli immigrati da arruolare “abbiano un minimo di requisiti”.  Dopo le “quote rosa” avremo presto le “quote multiculturali” per assumere immigrati clandestini in tutti gli apparati pubblici?
Al ministro hanno prontamente replicato due suoi predecessori. Ignazio La Russa, senza mai nominare Mauro, ha osservato che “in Italia non mancano le richieste di arruolamento e che, anzi, sono troppi quelli che non vedono esaurito il loro desiderio o che, dopo uno o tre anni di servizio sono rimandati a casa per mancanza di risorse”.
Per Arturo Parisi “prima che la proposta faccia troppa strada conviene ripassarsi assieme la Costituzione. La difesa della Patria è infatti in essa descritta come un dovere che deriva dalla cittadinanza” – sottolinea l’ex ministro del PD –  l’esatto opposto dell’idea che sia invece la cittadinanza a derivare dal fatto che ci si è addossati un dovere d’altri.”
Anche il paragone con gli Stati Uniti non regge poiché laggiù sono stati arruolati stranieri da tempo residenti e con la fedina penale pulita in un periodo in cui le forze armate gonfiavano gli organici per far fronte alle guerre in Iraq e Afghanistan.

823a5f6f-aeca-4afb-9de1-c30bfb30a46105MediumCon la penosa classe politica che ci ritroviamo sembra davvero non esserci limite al degrado ma c’è da restare basiti davanti alla stupefacente capacità delle nostre istituzioni di preoccuparsi di tutto fuorché degli italiani, trattati ormai in Patria come polli da spennare, cittadini di serie B da penalizzare per favorire chiunque venga da mondi e culture lontane, meglio se clandestinamente e arricchendo la criminalità organizzata.
L’estremizzazione del buonismo e del terzomondismo, ”ideologie” oggi trasversali sul piano politico e dominanti nei vertici delle istituzioni, sta facendo perdere allo Stato il “senso dello Stato” oltre che quello della misura e del ridicolo. Grazie alla riforma che ridurrà gli organici militari da 180 mila a 150 mila unità i nuovi reclutamenti sono stati ampiamente decurtati per ameno i prossimi dieci anni togliendo posti di lavoro agli italiani in un Paese dove, complice anche la crisi cui non è certo estranea la nostra classe politica, la disoccupazione è alle stelle.
Da noi non mancano certo i giovani che vogliono arruolarsi e sottrarre una quota di questi già limitati posti di lavoro per consegnarla a stranieri non è solo ridicolo ma è anche suicida e costituisce uno schiaffo a quegli italiani che ancora vogliono credere che l’Italia abbia un futuro e non si rassegnano a vedere i figli andare all’estero, emigranti (regolari, non clandestini) come lo furono i loro nonni. In un Paese dove l’Istat rileva che gli italiani che non riescono a nutrirsi adeguatamente sono oltre 4 milioni (tra i quali oltre mezzo milione di bambini, con scuole che segnalano alunni colpiti da malori dovuti a denutrizione) e che le famiglie a rischio povertà sono il 30 per cento non c’è davvero bisogno di creare nuove priorità a favore di stranieri.

f35109ec-6cc5-493f-9d56-1bf3bc8c1d3203MediumCi sarebbero un sacco di ottime ragioni per modificare la Costituzione ma farlo per regalare impiego pubblico (peraltro “in armi”) e cittadinanza a immigrati clandestini, cioè a gente che ha compiuto un reato arricchendo organizzazioni mafiose, non sembra neppure moralmente una buona idea. Una simile iniziativa non potrà che creare enormi problemi di disciplina nelle forze armate ingigantendo il fenomeno di una Patria che mette in fuga i suoi giovani dopo aver speso ingenti somme per istruirli per poi “sostituirli” con ondate di immigrati dei quali il mondo del lavoro non sente il bisogno e ai quali, comprensibilmente, non importa nulla dell’Italia.
Invece di pensare a regalare posti di lavoro, stipendi e cittadinanza ai clandestini il governo farebbe meglio a darsi altre priorità. Magari riportare a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Circa la loro vicenda al ministro Mauro va dato atto di essere  l’unico esponente del governo che ha avuto il coraggio di sostenere ad alta voce la loro innocenza ma, in vista del forse imminente processo, la strategia suicida di accettare la giurisdizione indiana in un processo gestito da un tribunale speciale   lascia ormai a Roma un’unica risorsa: appellarsi alla clemenza della Corte. Oppure preoccuparsi degli italiani arruolati in corpi militari e delle forze dell’ordine dove le difficili condizioni di lavoro e il magro trattamento economico,  imposto anche da un blocco degli stipendi che (come in tutto il pubblico impiego) riguarda tutti tranne vertici e dirigenti, stanno creando malumori e frustrazioni che sarebbe da irresponsabili sottovalutare.

di Gianandrea Gaiani

Foto Ministero Difesa, SMD, Marina Militare