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Le contraddizioni della difesa

fondamentalisti islamici Libici
fondamentalisti islamici Libici

Le recenti iniziative nel settore della Difesa, dalla riforma dello strumento militare elaborata dal ministro Giampaolo Di Paola agli indirizzi emersi dall’ultima riunione del Consiglio Supremo di Difesa, non hanno risolto le contraddizioni di fondo dell’Italia nelle questioni di carattere strategico e militare.
Il 28 novembre scorso il Consiglio Supremo di Difesa ha “convenuto sull’esigenza che le forze armate italiane restino comunque pronte a fornire nuovi contributi a interventi militari della Comunità Internazionale, qualora se ne evidenziasse la necessità”.
Dove, quando e perché si debba essere pronti a intervenire in armi non viene specificato e il fatto che questi aspetti non certo secondari vengano lasciati alle decisioni della “comunità internazionale” sembra confermare l’ormai definitiva rinuncia italiana alla sovranità nazionale anche negli interventi militari.
Paradossale che il massimo organismo militare italiano non subordini tali interventi alla salvaguardia degli interessi nazionali, che dovrebbero rappresentare l’unico motivo valido e giustificabile (specie in tempi di crisi economica e finanziaria) per mandare le truppe in guerra, pardon, nelle “missioni di pace”.
Certo dopo aver partecipato al conflitto libico e aver consentito, con la cessione delle basi aeree, ai nostri “alleati” di rovesciare il regime di Gheddafi ogni riferimento alla guerra per la salvaguardia degli interessi nazionali rischia di apparire fuori luogo poiché non si era mai visto nella storia un Paese fare la guerra al suo primo fornitore di petrolio e terzo di gas.
Oggi la riforma dello strumento militare dovrebbe consentire all’Italia di mantenere la capacità operativa necessaria a fare ciò che ci chiederanno Usa, Nato, Onu e Ue ma forse anche Lega Araba, Qatar e sauditi considerato l’impegno che anche l’Italia (insieme ad Europa e Occidente) sta mettendo nel regalare Nord Africa e Medio Oriente all’estremismo islamico in cambio di qualche investimento a casa nostra dei fondi sovrani delle monarchie del Golfo.
Di fatto aspiriamo a un ruolo da paggi o da gregari che però potremmo avere molte difficoltà a ricoprire a giudicare dalla distribuzione delle risorse finanziarie prevista dal bilancio della Difesa dei prossini tre anni che vede ancora una volta penalizzati i fondi per l’esercizio, cioè per la gestione delle infrastrutture, la manutenzione, il rifornimento di mezzi ed equipaggiamenti e l’addestramento. Come si può chiedere alle forze armate di restare “pronte a fornire nuovi contributi ad interventi militari” riducendo addestramento e manutenzione di mezzi ed equipaggiamenti?
La necessità di rinnovare navi, veicoli e velivoli è comprensibile ma molti dei miliardi che spenderemo nei prossimi anni per gli investimenti non garantiranno le auspicate capacità operative se non ci sarà il denaro per impiegare i mezzi e addestrare il personale.
Del resto la stessa Nota Aggiuntiva al Bilancio della Difesa ammette che “il deterioramento della capacità operativa assumerà a breve termine (uno o due anni) profili di particolare criticità”.
Un altro punto fortemente contraddittorio riguarda l’integrazione militare europea, tema finora piuttosto evanescente con l’eccezione del comparto dell’industria della Difesa. Il 6 dicembre Di Paola ha sottolineato davanti alle commissioni congiunte difesa di Camera e Senato “l’importanza di una politica di sicurezza comune” dicendo che ”non è possibile un reale processo di integrazione europea senza una crescita, un approfondimento della dimensione di difesa e sicurezza dell’Unione europea”.
Il ministro ha spiegato che l’Italia ha sviluppato un documento dal titolo “More Europe” nel quale si sottolineano “cinque aspetti fondamentali per la dimensione europea di Sicurezza e Difesa: impegno, capacità, connettività, connessione, approccio comprensivo”.
Difficile comprendere però come la proclamata centralità dell’integrazione europea della Difesa possa coincidere con l’acquisto del cacciabombardiere statunitense F-35, nella cui produzione la nostra industria ha un ruolo limitato di sub-fornitore, invece del jet europeo Typhoon prodotto dal consorzio europeo Eurofighter di cui la nostra industria è progettatrice, produttrice ed esportatrice in concorrenza con i velivoli statunitensi.
In questi giorni altre contraddizioni sono emerse nella gestione della “vacanza natalizia” di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre concessa dall’India su richiesta del governo italiano.
Come abbiamo più volte sottolineato, Roma, non ha mai sostenuto la loro innocenza per la morte dei due pescatori indiani limitandosi a ribadire che il caso non ricade sotto la giurisdizione indiana.
Le prove raffazzonate raccolte dalle autorità del Kerala contro i due marò sono ben lontane dal dimostrare la loro colpevolezza ma in ogni caso nulla giustifica l’accoglienza da eroi riservata loro dalle massime autorità dello Stato. Si tratta di militari che hanno fatto il loro dovere divenendo protagonisti di una vicenda ai limiti dell’assurdo ma non sono eroi.
Quale accoglienza dovremmo riservare, in proporzione, ai veterani di tante battaglie che rientrano dall’Afghanistan?
Se le istituzioni italiane credono nell’innocenza di Latorre e Girone abbiano il coraggio di sostenerla e ribadirla ad alta voce.
Se invece li considerano responsabili di un’azione a fuoco sfortunata ma giustificata dalle circostanze e dalle regole d’ingaggio lo ammettano pubblicamente.
L’atteggiamento ambiguo tenuto da Roma per quasi un anno e l’accoglienza da eroi riservata a Latorre e Girone al loro temporaneo rientro in patria rischiano di trasformare tutta la vicenda n una ridicola farsa.

LTRO: Il male segreto dell’Europa

Il meccanismo infernale del LTRO
Il meccanismo infernale del LTRO

VI SPIEGO IL MECCANISMO INFERNALE DELL’LTRO. Questa è l’operazione che ha permesso al sistema EURO di reggere. ma DOMANDATEVI SEMPRE CHI NE PAGA IL CONTO…provate a seguirmi nel ragionamento:

1) La BCE presta soldi per tre anni all’1% alle banche europee

2) La banche europee offrono come garanzia titoli del debito pubblico che hanno in portafoglio.

3) con i soldi che ricevono all’1% per tre anni le banche europee acquistano titoli del debito pubblico di paesi come l’Italia e la Spagna.

4) I TITOLI DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANI E SPAGNOLI RENDONO IL 4 % O IL 5%… LE BANCHE EUROPEE QUINDI NE LUCRANO LA GRANDE DIFFERENZA, FACENDO PROFITTO.

5) ANCHE LA BCE FA PROFITTO IN QUANTO EMETTE DENARO DAL NULLA – DENARO ELETTRONICO, CHE LE RENDE L’1%.

6) MA IL DEBITO PUBBLICO VIENE EMESSO DALLO STATO ED E’ LO STATO STESSO CHE PAGA ALTI INTERESSI SUL DEBITO

7) MA DEBITO E INTERESSI PESANO SULLE SPALLE DEL CITTADINO CHE VIENE AMMAZZATO DA TASSE( sul patrimonio, sul reddito, su tutto) , RIDUZIONI DEL WELFARE, ACCISE ECC ECC…il tutto per pagare gli interessi sul debito….che vengono incassati dalle banche europee CON PROFITTI MOSTRUOSI e che in parte vengono girati alla BCE con ottimi guadagni.

8) In tutto questo meccanismo…i prezzi dei beni di prima necessità che vengono utilizzati in paesi in crescita economica (petrolio, energia, materie prime e cibo in primis) e questo crea INFLAZIONE che genera ulteriore poverta’

9) Nel passato questo portava ad un aumento dei SALARI. Ma in italia è in atto una pesante deflazione salariale…voluta anche dal recente governo Monti che genera ulteriori perdite di ricchezza del nostro popolo.

10) IN PARTICOLARE L’ITALIA, PER MANO DI MONTI…E PER COLPA DEL DEBITO PUBBLICO…CONTINUA A PAGARE INTERESSI MOSTRUOSI ALLE BANCHE EUROPEE E ITALIANE CHE GRAZIE ALLA BCE FANNO PROFITTI GIGANTESCHI. GLI ITALIANI PAGANO TASSE A LIVELLO ALTISSIMO GLI ITALIANI VEDONO LE PENSIONI SVANIRE, LE SCUOLE DIVENTARE MENO ECCELLENTI E LA SANITA’ DI BASSA QUALITA’ GLI ITALIANI PAGANO L’ENERGIA E I SERVIZI A UN LIVELLO INSOPPORTABILE GLI ITALIANI GODONO DI INFRASTRUTTURE SCARSE E COSTOSE. LA MANOVRA DI MONTI HA SANCITO L’IMPOVERIMENTO ACCELERATO DEGLI ITALIANI A TUTTO VANTAGGIO DELLE GRANDI IMPRESE, LE GRANDI BANCHE E LO SPREAD FINANZIARIO. MA L’ITALIANO PERDE DI DIGNITA’ E DI CAPACITA’ DI ESSERE CITTADINO DEL MONDO RICCO.

guardatevi questo semplice filmato (ma ricordatevi che Mercato libero non appoggia nessun movimento politico )

Pubblicato da ML

X Angelo e Diego

Operatori del Gruppo "Gamma"  ripresi al termine di una esercitazione. Al centro della foto il C.te Birindelli ed il suo vice C.te Straulino
Operatori del Gruppo “Gamma” ripresi al termine di una esercitazione. Al centro della foto il C.te Birindelli ed il suo vice C.te Straulino

L’armistizio dell’8 settembre 1943 sorprese la Decima Flottiglia Mas al massimo del suo sviluppo e delle sue capacità.
Gli avvenimenti che seguirono quei giorni sono noti a tutti: furono momenti difficili, vissuti nel dilemma di una non facile scelta .Basti però ripensare alle parole con le quali il Grande Ammiraglio Paolo Thaon di Revel confortò l’allora Capo di Stato Maggiore della Marina, Amm.Raffaele De Courten, che nel dilemma del momento a lui aveva chiesto consiglio:  ”… In momenti così delicati è doveroso lasciare massima libertà alle coscienze, purché esse siano sinceramente rivolte al bene del Paese”Nelle grandi difficoltà e nella confusione di quel tempo ognuno, quindi, agì nella consapevolezza di una scelta pertinente, che giudicava nell’interesse del proprio Paese dilaniato da opposte fazioni.

Operatori Gamma con la mascotte
Operatori Gamma con la mascotte

Al nord proseguì la sua attività la Decima Flottiglia Mas (C.te J.V.BORGHESE), mentre al sud venne costituito MARIASSALTO (C.V. E. FORZA).Tutti, dunque, continuarono a compiere quello che era ritenuto il loro dovere e a tutti, indistintamente, deve andare il nostro incondizionato rispetto.Al termine del conflitto la Marina Militare, afflitta da tanti problemi, ma consapevole del patrimonio umano pazientemente coltivato, continuò a seguire con attenzione questi suoi elementi , in attesa di tempi migliori.E i tempi migliori non si fecero attendere a lungo; infatti, già nel 1947, riunendo il personale proveniente da MARIASSALTO  con il personale della Scuola Sommozzatori e della Scuola Palombari di Livorno,  si insediò al Varignano MARICENTROSUB (Foglio d’Ordine n° 66 del 15 Ottobre 1947), il quale diede vita al suo interno al Gruppo GAMMA (1950) ed ai Nuclei SDAI (1951).

Il Gruppo Arditi Incursori in "assemblea" con il C.te Massarini
Il Gruppo Arditi Incursori in “assemblea” con il C.te Massarini

I GAMMA erano un piccolo nucleo di nuotatori Guastatori (la lettera -G- di -guastatore-  nell’alfabeto fonetico del vecchio libro dei segnali si pronunciava appunto “gamma”) con compiti di attacco contro obiettivi navali, mentre gli SDAI erano impegnati soprattutto nell’ingrato compito di bonificare porti e coste dagli innumerevoli relitti e ordigni disseminati lungo la penisola. Un giorno di gennaio 1952 il T.V. Aldo MASSARINI, reduce della Xa Flottiglia Mas e di MARIASSALTO,  venne convocato a Roma dal Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio PECORI GIRALDI, per discutere sulle capacità di organizzare un nucleo di incursori, sul modello di analoghe organizzazioni operanti all’epoca presso altre nazioni.“Ci pensi – disse l’Ammiraglio al T.V. MASSARINI – e mi faccia conoscere le sue decisioni”.

 I compiti che lo Stato Maggiore aveva previsto per questa nuova figura di “incursore” erano decisamente più ampi di quelli che tradizionalmente avevano visto impegnati gli eroi delle due guerre mondiali: ad un ruolo prettamente subacqueo si intendeva affiancare capacità di combattimento terrestre, appoggio ad operazioni anfibie, eliminazione di ostacoli subacquei.
In sintesi, si trattava di un vero e proprio salto qualitativo, poiché  si passava dal combattere la “battaglia navale” a combattere la “guerra marittima”, allargando la gamma dei bersagli dalla nave a tutte le infrastrutture, in acqua o a terra, che in qualche modo concorrevano alla condotta delle operazioni navali.

Varignano - Alcuni Operatori Incursori del 9° Corso
Varignano – Alcuni Operatori Incursori del 9° Corso

Non senza difficoltà il C.te MASSARINI riuscì a radunare una dozzina o poco più di volontari tra Sottufficiali, Sottocapi, Comuni e due Ufficiali (T.V. A. BENEDETTI e T.V. L. BOTTI).
Questo piccolo gruppo di persone, vestite ed armate sommariamente, venne inviato alla Scuola del Genio Pionieri della Cecchignola, per un corso di addestramento al combattimento terrestre ed all’impiego degli esplosivi.

Nel frattempo il T.V. MASSARINI era riuscito ad ottenere alcuni locali per l’accasermamento del gruppo presso il Varignano, già sede di
MARICENTROSUB, e proprio qui il 1 maggio 1952 (con il Foglio d’Ordine n° 44 del 30 Maggio 1952), con il rientro a La Spezia degli operatori dalla Cecchignola, nacque il Gruppo Arditi Incursori della Marina Militare (GRUPPARDIN).
Quale esattamente avrebbe dovuto essere la “missione” di questo reparto e, di conseguenza, di quali armi, equipaggiamenti e mezzi avrebbe dovuto essere dotato, con quale addestramento gli uomini dovevano essere preparati e con quale criterio scelti, era un panorama tutto da definire ed esplorare.

Varignano - Cerimonia di consegna brevetto  da Incursore ad un Ufficiale Parà
Varignano – Cerimonia di consegna brevetto da Incursore ad un Ufficiale Parà

In un tempo straordinariamente breve, tuttavia, il “gruppo”, cui non mancavano certo entusiasmo e dedizione, acquisì le conoscenze ed esperienze necessarie a risolvere gli interrogativi precedenti.
In questa impresa vennero trascinati anche enti come Maricommi La Spezia, che realizzò la prima tenuta da combattimento, Marimuni Aulla, che approntò i primi zainetti esplosivi e i vari artifizi, ed alcune ditte, che approntarono mezzi, materiali, armi, equipaggiamento subacqueo su specifiche richieste del “gruppo”; inoltre particolari studi vennero dedicati al programma addestrativo, e alla ricerca di quanto ci fosse di più adatto alla formazione di un incursore polivalente.

Allo scopo di allargare quanto più possibile le esperienze del Reparto, alcuni Ufficiali e Sottufficiali vennero inviati a frequentare corsi specialistici presso gli istituti di formazione di analoghi reparti negli Stati Uniti, Francia ed Inghilterra.
Forte di queste nuove esperienze, il 1 maggio 1953 fu costituito il Centro Arditi Incursori (MARICENTARDIN con il Foglio d’Ordine n° 54 del 23 giugno 1953  il fregio metallico sul basco di colore verde divenne ufficiale), alle dirette dipendenze di Maristat. quell’epoca, quindi, al Varignano si trovarono a convivere tre Comandi diversi, con missioni non interdipendenti: MARIDIFE (Com. Difesa  Costiera), il già citato MARICENTROSUB ed il nuovo MARICENDARDIN.

1945 - Ripresa aerea del Golfo del Varignano e di S.Maria
1945 – Ripresa aerea del Golfo del Varignano e di S.Maria

I tre Comandi coabitavano, condividendo in parte alcune strutture.
Per consentire al nuovo Comando una maggiore indipendenza logistica, venne deciso di assegnargli le strutture della vecchia batteria di Santa Maria, opportunamente ristrutturata.
Quasi contemporaneamente, il Comando del MARICENTROSUB venne assunto dal C.V. Gino BIRINDELLI, Medaglia d’Oro al V. M. della Decima Flottiglia Mas, al quale venne affidata anche l’alta direzione delle attività del Centro Arditi Incursori: era nato in questo modo MARISUBARDIN (Foglio d’Ordine n° 83 del 20 settembre 1955), che ebbe però vita molto breve.
Infatti, nel 1956, il C.te BIRINDELLI propose (ed ottenne da Maristat) la fusione del MARICENTROSUB e del MARICENTRARDIN nell’omnicomprensivo MARICENSUBIN, articolato in un Comando Base, un Gruppo Scuole ed un Reparto Operativo, nel quale confluirono i “GAMMA” del MARICENTROSUB e gli “Arditi Incursori”.

Stemma del COMSUBIN
Stemma del COMSUBIN

La componente operativa del MARICENSUBIN assunse la denominazione di “Gruppo Incursori” (perdendo così l’aggettivo “Arditi”), che venne diviso in due aliquote, denominate “Incursori Navali”e “Incursori Costieri”.
Questa divisione, all’inizio, non venne bene accolta da tutti, soprattutto fra gli Arditi Incursori che si sentirono “declassati” a Costieri.
Tuttavia gli stimoli e le esperienze di quel tormentato periodo del 1956 furono fondamentali per il successivo sviluppo dei reparti incursori e gettarono le basi per l’evoluzione verso l’attuale Incursore (senza aggettivi).
Nel 1957 MARICENSUBIN incorporò anche la Sezione Tecnica Autonoma di Bacoli (NA), ove, nel 1949, erano stati accentrati i mezzi speciali residuati del conflitto e, alla guida del C.V.Ernesto NOTARI, era stata posta la base per la rinascita dei Mezzi d’Assalto.
Con questa nuova configurazione, a coronamento di tutto il percorso fatto fino ad allora, nel 1961 venne costituito il Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei”, telegraficamente chiamato  COMSUBIN .
Molta strada era stata  fatta, ma molta ancora ne rimaneva da compiere, il COMSUBIN non fu certamente il traguardo ma, semmai, un punto di partenza per una nuova vita di un nuovo tipo di soldato e di uomo: l’Incursore moderno.
Il resto è storia di oggi.
Viene  riportata la dichiarazione dell’Amm. di Sq. Gino Birindelli sulla  effettiva data  e sul luogo della costituzione del Gruppo Operativo Incursori.

dichiarazione dell'Amm. di Sq. Gino Birindelli
dichiarazione dell’Amm. di Sq. Gino Birindelli

In qualità  di suo primo Comandante, certifico  che il Gruppo Operativo Incursori della Marina Militare  fu costituito a Bocca di Serchio  il 5 Settembre 1939. Inizialmente era stato inquadrato  nella I Flottiglia MAS e, in tempi successivi, nella X Flottiglia MAS, in Mariassalto Taranto, nel Raggruppamento Teseo Tesei, assumendo struttura  e denominazioni diverse a seconda degli impieghi operativi assegnati.
F.to  Amm. Gino Birindelli

Tanto per la verità storica – Nel 63° anniversario della costituzione del G.O.I. – M.M. Varignano , lì 25 Ottobre 2002

http://www.youtube.com/watch?v=rZOwEHGu9Nc
Immigrati e Cittadini

L’EU si inchina alla madre patria

Settantaquattro militari uccisi, 19 dispersi e 171 feriti da parte russa, 115 soldati morti tra i georgiani. E’ sufficiente il bilancio delle perdite in quattro giorni di guerra in Georgia per comprendere  il motivo dell’ennesima figuraccia dell’Europa. Neppure tutti insieme i paesi della Ue sarebbero in grado di subire 74 caduti (non in quattro giorni ma neppure in un anno) per difendere la Georgia.

Nessun governo dell’Europa Occidentale è pronto a “morire per Tbilisi” né a spiegare alla propria opinione pubblica che occorre combattere per la libertà , la democrazia e soprattutto per i nostri interessi energetici nel Caucaso.

La posta in gioco in quella regione non ha nulla a che fare con la simpatia o meno per il presidente georgiano Mikhail Saakashvili, né con il sostegno alle rivendicazioni georgiane su Abkhazia e Ossezia del Sud che proprio l’Occidente ha reso discutibili riconoscendo un’indipendenza raffazzonata e traballante al Kosovo. L’Europa dovrebbe però difendere la Georgia principalmente per interesse.

Oltre a essere filo-occidentale al punto da inviare in Iraq 2.000 soldati e da aver chiesto l’adesione alla NATO, la Georgia è attraversata da pipeline che costituiscono l’unica via di approvvigionamento energetico proveniente dai giacimenti dell’Asia Centrale che non si sviluppi sul territorio russo.

Questo significa che difendere l’indipendenza di Tbilisi è di interesse strategico prioritario per tutti noi se non vogliamo dipendere completamente da Medvedev e Putin che utilizzano gas e petrolio per riportare Mosca ai fasti di grande potenza.

I russi, come i georgiani, sanno combattere e morire per i loro interessi nazionali. Noi non più e non ce ne vergogniamo neppure. Mentre i russi violavano l’accordo di cessate il fuoco firmato il 12 agosto scatenando i tagliagole dei battaglioni ceceni nei villaggi georgiani (lo confermano i media internazionali e Human Rights Watch) i ministri degli esteri della Nato si sono riuniti solo il 19 (su richiesta urgente di Washington), per discutere del conflitto concludendo i lavori con un documento debolissimo che critica Mosca senza però varare serie contromisure contro il neo-imperialismo di Putin.

Se Mosca lo ordinerà , i tank della 58a Armata potrebbero espugnare Tbilisi prima che dall’Europa qualcuno si decida ad alzare la voce e a farsi garante dell’indipendenza del piccolo paese caucasico. Eppure a fine luglio erano presenti in Georgia  1.800 soldati e una flotta della Nato, navi impegnate in esercitazioni ma dileguatesi ora che c’è da fare sul serio, per esempio impedendo alla flotta di russa di attuare un blocco illegale ai porti georgiani.
Mentre i russi demolivano le infrastrutture militari georgiane e il porto di Poti la Ue farneticava di una missione, ovviamente di pace, con 2/5.000 soldati sotto le insegne dell’Osce o delle Nazioni Unite.
Tutta aria fritta  ma se anche tale missione avesse un senso non potrebbe essere varata prima di due mesi. Intanto i militari russi e le milizie irregolari ossete e abhkaze hanno terrorizzato la popolazione e saccheggiato case e villaggi portando via persino i sanitari, gli infissi e i rivestimenti.
Scene già  viste quindici anni or sono a Vukovar, nelle Krajine e poi in Bosnia. Nel cortile di casa di un’Europa all’epoca imbelle davanti al conflitto jugoslavo e oggi infastidita dalla crisi caucasica di ferragosto, quasi che il neo imperialismo russo non fosse affare nostro.
Ad abbassare ulteriormente il profilo dell’eventuale intervento europeo, nel timore ossessivo di irritare Mosca, il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, ha dichiarato che si tratterebbe di “osservatori e facilitatori europei ma non parlerei di una forza di pace”.
Eppure con 2,2 milioni di soldati (il doppio dei russi) e un bilancio della Difesa complessivo di 200 miliardi di euro (sette volte quello russo) gli europei avrebbero potuto inviare rapidamente a Tbilisi almeno una brigata di paracadutisti, una ventina di caccia da difesa aerea e una forza navale sufficienti a scoraggiare Mosca dal penetrare in territorio georgiano. Invece Jim Murphy, sottosegretario britannico agli Affari Europei, ha dichiarato il 12 agosto che “l’offensiva russa in Georgia è brutale ma l’invio di truppe occidentali a sostegno di Tbilisi è fuori discussione”.
Un bel regalo al comando russo, incoraggiato anche dal ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier secondo il quale “l’Unione europea deve avere buone relazioni con tutti, anche con i russi”.
Un’affermazione salomonica ma pericolosa per un’organizzazione che aspira almeno a parole a ricoprire un ruolo chiave negli equilibri strategici mondiali e, proprio per questo, non potrà  andare sempre d’accordo con tutti. Oltre a registrare l’ennesima figuraccia di un’Europa codarda c’è da stupirsi nel costatare quanto sia degradato negli ultimi due decenni lo spessore dei politici del Vecchio Continente, timorosi quanto impreparati o forse timorosi proprio a causa della propria incapacità .
Non c’è da stupirsi se a Tbilisi la delusione per il “tradimento” di UE e Nato porta a fare paragoni con le invasioni sovietiche di Ungheria e Cecoslovacchia, paralleli che a noi suonano anacronistici perchè non ci siamo mai trovati i cosacchi ad abbeverare i cavalli nelle nostre fontane.
A Tbilisi e nell’est Europa hanno avuto esperienze diverse e infatti per trovare un sussulto di dignità  europea bisogna spostarsi a oriente dove le tre Repubbliche Baltiche e la Polonia (che di invasioni russe se ne intendono) hanno criticato pesantemente il piano di pace del presidente francese Nicolas Sarkozy, non solo perchè i russi non lo rispettano, ma perchè non vi è menzionato il diritto della Georgia all’integrità  territoriale.
Una “dimenticanza” sufficiente a dimostrare quanto la Ue abbia calato le braghe davanti all’orso russo.

di Gianandrea Gaiani

Mercenari Italiani nel mondo

Sminatore italiano
Sminatore italiano

Più di una volta abbiamo sentito parlare di “mercenari” in Iraq, o in Afganistan. Bene, questi uomini stanno li per un lauto stipendio e per difendere gli interessi delle multinazionali.
I nostri media, giornali e televisioni hanno sempre riportato con grande enfasi l’invio di questi “fantomatici mercenari”. E’ arrivato il momento di smascherarli : Qui e qui trovate le informazioni necessarie per la loro messa in accusa.
Ovviamente sono polemico ma è bene sapere che l’organizzazione linkata è una ONG riconosciuta e finanziata dall’ONU. Purtroppo tra le loro fila non ci sono delle simone o dei gino strada o altre persone dichiaratamente schierate a sinistra e si sa quanto valore abbia questa appartenenza come effetto amplificatore.
Ma cosa fanno questi “mercenari”? Proviamo a dare una spiegazione rapida ed esaudiente : rischiano la vita per sminare, bonificare dalle mine i territori sui quali è stata combattuta una guerra. Vi ricordo che nel mondo ci sono, stimate, ancora 100 milioni di mine (50 delle quali di costruzione sovietica o di paesi dell’allora patto di Varsavia o ex comunisti o ancora comunisti).

Volete sapere come si esegue una bonifica? Continuate a leggere allora.
Intanto distinguiamo tra la bonifica operativa e quella umanitaria.

bosnia_mina_iraniana
Mina iraniana ritrovata in Bosnia

La bonifica operativa è quella che viene attuata in occasione di interventi militari. Tende a raggiungere risultati del 70% , 80 % , dove il restante 30-20 % rappresenta un rischio residuo accettabile in operazioni militari in quanto molto inferiore a quello rappresentato dal pericolo di essere colpiti da un proiettile vacante durante un conflitto a fuoco.
Ben altra cosa è la bonifica umanitaria che deve raggiungere risultati molto vicini al 100% e che non può accettare alcun rischio residuo se non quello dell’evento casuale.
In questo settore sono in corso moltissime attività  di ricerca e sviluppo per arrivare a realizzare sistemi che consentono di ottenere i migliori risultati con il minor costo possibile e con la massima sicurezza .
Un accenno và fatto alle tecnologie per il rilevamento e l’individuazione delle mine. Si tratta di un campo che ha avuto finora un ambito di applicazione meramente militare, ma che, grazie alla nuova sensibilità  mondiale, e diventato di grandissimo interesse anche per la ricerca e la tecnologia civile e quindi per le operazioni di sminamento umanitario. L’interesse maggiore è orientato verso sistemi elettronici , che consentono di individuare con la massima precisione possibile le aree minate e le zone trappolate.
Ottimi risultati sono giunti per es. dai radar gpr ad alta penetrazione, o georadar, capaci di analizzare il terreno a profondità  variabile da pochi cm fino ad un paio di metri. Ci sono poi le camere ad infrarosso termico. Le mine hanno una temperatura diversa rispetto al suolo anche nell’ordine di uno o due gradi. Le camere più sensibili captano variazioni entro il decimo di grado e sono quindi ideali per rilevare le mine. Poi ci sono i radar sar che utilizzano il principio dei satelliti e hanno raggiunto un’altissima risoluzione (una precisione nell’identificazione del corpo estraneo entro i due o tre centimetri).
Allo studio ci sono i cosiddetti “nasi artificialii”. Si tratta di sensori biochimici capaci di captare addirittura le singole particelle i materiale esplosivo contenuto nelle mine. L’utilizzo dei cani per fiutare l’esplosivo contenuto nelle mine e quindi segnalarne la localizzazione è molto importante, anche se risente dell’inquinamento del terreno e come o visto in Bosnia ed in Kosovo, dei limiti di resistenza di questi preziosi animali che possono essere utilizzati per un massimo di due o tre ore al giorno.

Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi
Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi

L’utilizzo dei mezzi meccanici è molto utile ed è anzi indispensabile specie nelle grandi superfici, ma da solo garantendo al massimo l’80%, non dà quella certezza di sicurezza che lo sminamento umanitario deve invece poter garantire.
L’obiettivo, comunque , non è semplice da raggiungere, molti sono i parametri in gioco che possono condizionare e per taluni aspetti invalidare i risultati, ma non per questo non può essere affrontato e risolto con risultati apprezzabili, come dimostrano le attività  di bonifica in corso in tutto il mondo, che sono portate avanti manualmente dagli specialisti del settore, sia civili delle organizzazioni non governative, che militari (e.o.d. dei vari eserciti) un lavoro lento, quello manuale, ma garante di risultati affidabili e non inferiori ad una probabilità  di successo del 99,9 %. I sistemi meccanici ed elettronici sono ancora allo studio mentre esiste la specializzazione dell’uomo assicurata dalla professionalità  maturata negli anni dagli specializzati militari, di cui l’Italia dispone in larga misura fra il personale dell’arma del genio, cresciuti tramandando una cultura specifica che trova origine nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale quando ufficiali e sottufficiali del genio bonificarono il territorio nazionale. Oggi, gli eredi di costoro sono gli specialisti dell’e.o.d. del genio militare che hanno operato in passato in Afghanistan, Kurdistan, Kuwait, Angola, Mozambico e che oggi operano in Bosnia, Kosovo, Iraq e di nuovo in Afganistan.
Nei programmi dello sminamento umanitario sono essenziali i seguenti parametri:

  • conoscenza del pericolo delle mine;
  • demarcazione delle aree minate e trappolate;
  • pronto soccorso e riabilitazione dei feriti ;
  • ricostruzione e sviluppo delle comunità  che hanno avuto problemi con le mine;
  • Formazione di specialisti locali per mettere loro in condizione di affrontare autonomamente l’impegno della bonifica.

Lo sminamento a favore dei civili si concretizza attraverso quattro diverse forme di intervento: lo sminamento strutturale, lo sminamento di programma, lo sminamento di prossimità , e lo sminamento cosidetto ” paesano ” .

  • lo sminamento strutturale si occupa della bonifica delle principali infrastrutture . In particolare, le prime fasi dell’intervento sono finalizzate alla bonifica delle strade e zone aeroportuali , con l’impiego dei sistemi meccanici realizzati per la bonifica operativa.
  • lo sminamento di programma viene attuato nell’ambito di un programma di sviluppo. Lo scopo e quello di facilitare la realizzazione di altri interventi tecnici ( sanitari , agricoli , urbanistici , idraulici etc . ) bonificando le aree di interesse da tutte le mine , trappole esplosive ed ordigni bellici ancora attivi.
  • lo sminamento di prossimità  orientato verso lo sviluppo di una bonifica a lungo termine. Ha lo scopo di restituire alla popolazione le condizioni essenziali per ritornare alla normalità . Il primo beneficiario di questo tipo di progetto è il gruppo comunitario a favore del quale si interviene e prevede la formazione di specialisti locali destinati alla condotta dei futuri programmi di bonifica. Lo sminamento di prossimità  coinvolge attivamente la popolazione e le attività  della bonifica operativa sono accompagnate da approfondite campagne di formazione sul problema delle mine .
  • lo sminamento cosi detto ” paesano ” finalizzato ad interventi locali, ma peculiarmente sviluppato per insegnare alla popolazione a convivere con le mine e le trappole esplosive difendendosi dalle stesse. Questo tipo di programma, generalmente , è sviluppato per aumentare il grado di sicurezza per le realtà  locali, a premessa di interventi di bonifica su larga scala. Il più delle volte , gli attori principali sono ex militari o abitanti del luogo che vengono abilitati ad operare per azioni di sminamento su scala micro-locale. Questi programmi sono attualmente in parte ed in alcune località  attuati da organizzazioni non governative, impiegando specialisti di maturata esperienza .

A premessa di ogni intervento è comunque essenziale disporre di mezzi idonei al rilevamento delle mine e adottare tecniche che garantiscono l’individuazione degli ordigni. Una delle possibili tecniche, quella più comunemente applicata da tutti gli esperti , è quella che vede il ricorso al sistema del prodding, , che consiste nel sondare il terreno mediante particolari aste rigide che consentono di individuare le mine interrate. Il prodding è efficace in quasi tutti i terreni e normalmente viene integrato dall’impiego di rilevatori di mine a funzionamento elettronico , non sempre affidabili in quanto molto condizionati dalle condizioni ambientali , dalle temperature estreme e dai terreni con presenze di elementi metallici
Vediamo ora in particolare come si procede alla bonifica di un’area minata di piccole dimensioni con il sistema del prodding. Per effettuare la bonifica di un’area minata, bisogna applicare delle procedure che dipendono da:

  • grandezza dell’area da bonificare;
  • numero e tipo di mine presenti;
  • numero di sminatori disponibili.

Il nucleo di bonifica di base è costituito da :

  • capo nucleo;
  • operatore sondatore;
  • operatore con apparato rilevatore.

Nella fase preparatoria, che precede l’inizio della bonifica, gli specialisti recuperano carte della zona e sviluppano una capillare operazione di intelligence, nell’intento di acquisire il massimo numero di informazioni sul campo minato e sul tipo di mine.
Svolta l’attività  informativa e ricognitiva che ha permesso di individuare sia l’andamento sia l’ampiezza dell’area minata ed eventualmente il tipo di mine, verrà  redatto un progetto d’attuazione che prevede diverse fasi d’intervento:

  1. segnalazione del campo minato tramite fettucce con scritte mine, organizzazione della zona di intervento per quanto concerne il sostegno logistico, il posto di sosta, l’assistenza sanitaria, eventuale centro di raccolta di mine e la dislocazione dei materiali esplosivi necessari alla bonifica.
  2. realizzazione della bonifica di un corridoio largo un metro e lungo 44 metri sulla fronte anteriore dell’area minata.questo corridoio viene creato per permettere ai nuclei bonificatori di agire in una zona certamente pulita da ordigni.
  3. una volta che il nucleo iniziale ha raggiunto i 24 metri di bonifica sul fronte anteriore, si potrà  dare inizio alle operazioni di bonifica in profondità , perpendicolarmente alla fascia iniziale, da parte del 1° nucleo.
  4. ogni qualvolta che il nucleo raggiunge la profondità  di 20 metri potrà  iniziare il lavoro il nucleo successivo e cosi via.
  5. fase: quando il nucleo iniziale avrà  terminato di bonificare i 44 metri del fronte del campo potrà  essere inserito nei nuclei di lavoro .
  6. ogni qualvolta che gli operatori rinverranno una mina questa sarà  segnalata tramite un cappellozzo bianco e rosso. Il capo nucleo provvederà  alla sua distruzione al termine della bonifica e, se ciò, non fosse possibile, procederà  all’eventuale disattivazione cioè all’inserimento della sicurezza per quanto riguarda le mine antiuomo, ed eliminazione della parte attiva (disinnescamento ) per le anticarro..
  7. al termine della bonifica della fascia di competenza ( 1 metro x 60 metri ) , il capo nucleo provvederà  alla distruzione sul posto delle mine antiuomo con l’impiego dell’esplosivo, sempre che questo sia possibile. Per quanto riguarda le mine a/c bisogna effettuare il ribaltamento delle stesse mediante una fune con gancio per ovviare all’eventualità  che siano provviste di congegni antirimozione. Effettuata questa operazione, la mina potrà  essere disinnescata e quindi recuperata.
  8. al termine delle operazioni viene redatto un rapporto di bonifica.

I mezzi impiegati per l’individuazione delle mine durante una bonifica sono :

  • la vista;
  • gli apparati cercamine;
  • le aste di sondaggio;
  • telai guida per il sondaggio.

In casi particolari per condizioni di terreno o di densità  di minamento, talvolta non è possibile applicare integralmente le norme per la bonifica descritta , questi casi sono i seguenti:

  • terreno con folta vegetazione;
  • gallerie stradali;
  • ferrovie e gallerie ferroviarie;
  • terreni acquitrinosi o temporaneamente allagati,
  • terreni eccezionalmente compatti o gelati;
  • terreni coperti da neve.

Effetti di una mina :
Il piede su una mina provoca un’onda d’urto di, più o meno, seimila metri al secondo, la temperatura al momento dello scoppio arriva a quattromila gradi e il rumore è di molto superiore a quanto possa sopportare l’orecchio umano. L’onda d’urto risale dal piede alla gamba e all’anca, le ossa del piede e della gamba si sgretolano, mentre il piede, la gamba e la coscia opposti, il basso ventre, talvolta il volto e gli occhi, rimangono offesi dalle schegge delle mine e da una moltitudine di materiali (sassi , pulviscolo, etc) proiettati dallo scoppio. Caduta al suolo, se non cade su una seconda mina, la vittima si trova in un grave stato di shock, con abbondante perdita di sangue. Queste appena descritte sono le conseguenze di una semplice mina a pressione ad effetto locale; le mine ad azione estesa e direzionali, come ad esempio quelle a frammentazione, che esplodono proiettando centinaia di piccole schegge, sono ancora più micidiali e provocano quasi sempre la morte delle persone investite che si trovano nel campo di azione delle mine.

Ho voluto descrivere cosa significa saltare su una mina, al fine di evidenziare la complessità  dei traumi fisici

Il comunista liberale

Il titolo vi sembrerà un’insulsa stupidaggine. Tranquillizzatevi è vero, l’ho scritto proprio così. Sono impazzito? No, adesso vi spiego cosa mi ha fatto pensare e crivere questa idiozia.

Giorni fa passo da un’amico blogger e leggo il commento di un’altro amico blogger che ci esortava ad andare a leggere su un’altro blog alcune eresie scritte da una comunista liberale dell’ultima ora.
La ragazza, con la tipica puzza sotto il naso di chi si sente superiore in tutto e per tutto a chiunque altro che non sia un adoratore dell’ideologia alla quale è votata (ricordate d’alemallah quando disse che i sinistri sono antropologicamente superiori?) ha dato lezione di liberalismo a chi lo studia e ne mastica da quando è nato.
Copiando, incollando e citando dal “Two Treatises of Government” di Locke e spacciando per comunista l’illustre personaggio, alla fine la signorina per rispondere alle contestazioni fa queste affermazioni (vi risparmio tutte quelle precedenti, se volete andatevele a leggere) :
Chi crede solo nell’economia e non sa niente di storia, di scienza e ignora i principi elementari che regolano l’equilibrio del mondo si accorgerà del disastro che l’economia sta compiendo solo quando sarà troppo tardi“.
E continua :
In nome del guadagno produciamo solo RIFIUTI, mentre, immersi nel lusso si pensa soltanto a distruggere il principio stesso della vita“.

Notiamo la notevole capacità di chiamare in causa Locke, distorcendone il pensiero per adeguarlo al proprio credo, per poi sfuggire dal nocciolo della questione rifugiandosi nell’ambientalismo (cavallo da battaglia per tutte le occasioni).

Al che Jinzo, con notevole sarcasmo risponde :
Sì, e Cicciolina è vergine. Non sapevo fossi una storica, comunque. Ma credo che difficilmente tu possa esserlo, altrimenti ti saresti resa conto che nella storia umana il benessere delle società è proporzionale alla libertà economica. Ma non credo che ci voglia la laurea per questo. Semmai la laurea ci vuole per parlare di scienza. Quindi, direi: occhio.
… In tutti i casi denoto che continuate a negare il valore dell’economia in nome di principi religiosi e paradigmi aprioristici. Toglimi una curiosità: se mi invento una religione in base alla quale le mele cadono verso l’alto, le mele cadono verso l’alto? Oltre al marxismo pure l’ecofondamentalismo adesso …?

Naturalmente da queste poche frasi è difficile capire il vero motivo della discussione ma vi spiego : tutto inizia da questo discorso di chiarissimo stampo “comunista liberale” :

riguardo la proprietà secondo Locke non mi pare che corrisponda esattamente alla “proprietà” comunemente intesa. Secondo Locke i beni naturali non possono appartenere a nessuno. L’unica cosa che può diventare proprietà è il frutto del proprio lavoro, ovvero ciò che si riesce a trasformare. La proprietà è la distanza tra il bene naturale e il prodotto finale. Tenendo conto del prinicipio lockiano la materia prima non può essere commercializzata e venduta, perché non esiste un proprietario. L’unica cosa che può essere commercializzata è il prodotto del proprio lavoro.  Mi pare una visione molto più vicina al comunismo piuttosto che al liberalismo di matrice neocoloniale

Capite dove sta l’impropria interpretazione del pensiero di Locke che invece è questo? .

…Tuttavia, poiché la principale questione concernente la proprietà oggi riguarda non i frutti della terra, e gli animali che vivono in essa, ma la terra stessa, come cosa che tutte le comprende e porta con sé; penso sia chiaro che anche la proprietà della terra si acquisisce allo stesso modo. Quanta terra un uomo lavora, semina, migliora, coltiva e può usarne i prodotti, tanta è di sua proprietà. Con il suo lavoro, egli l’ha, per così dire, recintata dalla terra comune. Non invaliderà il suo titolo a essa dire che chiunque altro ha un uguale titolo e quindi egli non può appropriarsela, non può recintarla, senza il consenso di tutti i membri della comunità, di tutta l’umanità. Dio, quando diede il mondo in comune a tutta l’umanità, ordinò all’uomo anche di lavorare, e lo stesso esigeva da lui la sua condizione di penuria. Dio e la ragione gli ordinarono di coltivare la terra, cioè di migliorarla a beneficio della vita, e quindi di estendere su di essa qualcosa di proprio, il suo lavoro. Colui che in obbedienza a questo comando di Dio, coltiva, lavora e semina una parte della terra, con ciò aggiunge a essa qualcosa di sua proprietà, su cui un altro non ha alcun titolo, e che non potrebbe togliergli senza violare un suo diritto.”
John Locke – II trattatto sul governo. Cap V – Della proprietà.

Realtà esattamente contraria a quanto interpretato, distorto da chi non è abituato a masticare liberismo e che non ha rispetto (comuni, soviet) per chi vuole vedere il frutto del proprio lavoro e soprattutto goderne. Non vi porto il discorso alla lunga che potrebbe diventare noioso. Faccio parlare alcune immagini per me.

Come ben sapete la Russia è la nazione più grande al mondo. Una nazione ricchissima alla quale non manca nulla, totalmente autosufficente. Bene dopo 70 anni di comunismo, quella che potenzialmente poteva essere gli USA dell’europa era ridotta così :

Posta centrale di S.Pietroburgo
Posta centrale di S.Pietroburgo

Lo so che non avete capito di cosa si tratta ed allora vi mostro un’ingrandimento

Pallottoliere alla posta centrale di S.Pietroburgo
Pallottoliere alla posta centrale di S.Pietroburgo

Questa è una foto del 1994 ed è stata presa alle poste centrali di S.Pietroburgo. Non una cittadina di provincia, S.Pietroburgo, avete letto bene : S.Pietroburgo, quella che si gioca con Mosca il ruolo di città più importante della Russia.
Naturalmente si può contestare che i sovietici mandavano in orbita i satelliti. Certo che avevano i missili e tutto il resto ma a discapito della soddisfazione della popolazione lavoratrice.
Pochi, pochissimi potevano accedere alla ricchezza, anche quella tecnologica, perchè tutte le risorse della nazione non venivano distribuite a tutta la popolazione come si vuol far credere ma a pochi ologarchi che decidevano come,quando utilizzarle ed a chi distribuirle. Risorse economiche che voglio ricordare erano il frutto del lavoro di milioni di persone che non hanno mai goduto del risultato del proprio sudore.
Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere : io mi spacco la schiena e come premio mi compro un cavallo, tu non hai voglia di fare nulla ed il cavallo non lo avrai mai. Sappiamo tutti che per il comunismo così non è : i bambini viziati si mettono ad urlare perchè vogliono quello che hai tu senza neanche provare a guadagnarselo e nel caso che non possono raggiungere il loro obiettivo allora : nulla per tutti.

Ma a chi vogliono prendere in giro questi tomi francazzisti che fanno la spesa proletaria e vogliono mettere limiti alla ricchezza altrui.

Qualcun altro potrebbe obiettare, si ma il loro ambiente è integro, pulito, a dimensione umana mentre i capitalisti hanno distrutto e stanno distruggendo tutta la natura. Falso anche questo. I paesi comunisti non hanno nessun rispetto per la natura, prova ne sono gli immani disastri ecologici che hanno provocato, ma questo sarà argomento di un prossimo post sui grandi laghi russi.

E non è finita qui. Continuando a ragionare come la pulzella che scopre Locke e quindi un mondo meraviglioso (come tutta la sinistra) andiamo a fare un confronto tra una nazione comunista ed una moderatamente liberista che le sta immediatamente dietro il confine : La Corea del Nord

Ecco, questa è la nazione culla del comunismo, baluardo della peggior religione ideologica che sia esistita su questa terra, messa a confronto con la Corea del Sud

penisola corea politica
penisola corea politica
penisola corea
penisola corea
penisola corea di notte
penisola corea di notte

Belle foto? Sopratutto quella notturna è stupenda, notate nulla di strano? No? Osservate bene, lì dove dovrebbe eserci la Corea del Nord c’è un buco nero

Ho voluto esagerare sovrapponendo l’immagine notturna satellitare alle altre due ed ecco il risultato.

Notate la differenza? Osservate bene l’illuminazione delle città. Magari fate un confronto anche con la Cina, poco più a nord o con le regioni a Sud della corea del Sud. Confermando che quello che dice Jinzo è la realtà : … nella storia umana il benessere delle società è proporzionale alla libertà economica.

Morale : i comunisti invece di prendere in giro la gente con le liberalizzazioni dei fornai, dei parrucchieri e compagnia cantando (spingendo tutti alla collettivizzazione. Leggi cooperative), se proprio vogliono farci credere che hanno capito tutto del liberismo che liberalizzino le banche, le assicurazioni etc, permettano la libera circolazione del denaro invece di controllarlo e la smettano di rapinare il cittadino con tasse assurde ed inique.

Un’ultima cosa, e che la smettessero di essere superbi e presuntuosi perchè non sono gli unici ad avere il bene dell’intelletto, anzi. Dopo i disatri che hanno combinato e continuano a fare un pò di modestia ed una attenta lettura dei padri del liberismo non gli farebbe male … sia mai che si vaccinino contro il comunismo

Memento : Il liberismo è una teoria economica che prevede la libera iniziativa e il libero commercio (abolizione dei dazi) mentre l’intervento dello Stato nell’economia si limita al massimo alla costruzione di adeguate infrastrutture (strade, ferrovie ecc.) che possano favorire il commercio. Non è proprio quello che sta facendo la sinstra in Italia, anzi ficca il naso ovunque ci sia odore di spartizione e di potere politico.