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Populismo

Perché Europa e Obama farebbero bene a cercare di capire i vari Putin e Orban anziché trattarli da mostri

Mondiali 2014, Finele: Germany Argentina

L’infornata di sanzioni Ue contro Mosca appena approvata dai governi europei era inevitabile ed è appropriata: a prescindere da ogni altra considerazione di politica e di diplomazia internazionali, chi destabilizza un paese confinante armandone i ribelli con sistemi bellici così sofisticati che costoro non sono capaci di usarli, e finiscono per abbattere un aereo civile uccidendo 300 innocenti, merita una punizione. Non ci sono giustificazioni per fatti del genere, come non ce ne sono quando l’artiglieria israeliana colpisce le scuole dell’Onu dove hanno cercato riparo i civili palestinesi e non ce ne sono quando i razzi palestinesi seminano il terrore nelle cittadine israeliane.

putin-assadTrovo invece patetica la crescente demonizzazione di Vladimir Putin, indicato sempre più come l’uomo da abbattere affinché tutto torni alla normalità, e la cooperazione fra Russia, Usa e Unione Europea in vista del trionfo universale della convivenza pacifica, della liberaldemocrazia e dell’economia di mercato globalizzata ricominci come ai bei tempi della presidenza Eltsin.

Le esperienze del passato sembrano non avere insegnato nulla: l’opinione pubblica occidentale ha creduto che bastasse sbarazzarsi di Saddam Hussein, di Mubarak o di Gheddafi per vedere trionfare la libertà e la democrazia nel mondo arabo, salvo poi scoprire che le cose erano meno semplici di quanto pareva dall’esterno. Il conflitto israelo-palestinese? Una volta fuori gioco Sharon e Arafat, nemici che si reggevano reciprocamente, israeliani e palestinesi più flessibili dei loro due capi avrebbero trovato la quadratura del cerchio. Infatti… Adesso si pensa la stessa cosa di Putin, di Bashar el Assad e persino di Erdogan, capo di governo turco eletto e rieletto ogni volta con maggioranze sempre più ampie.

L’idea che un dittatore o un leader autoritario o semi-autoritario siano espressione di una specifica e irripetibile costellazione storica, sociale, culturale, politica ed economica continua a non sfiorare le menti della maggior parte dei commentatori e della gente comune. Per l’americano e l’europeo medi, intrisi di cultura individualista, il dittatore o l’uomo forte sono espressione di se stessi e di una volontà di potenza individuale, niente di più. Quando il loro modo di fare politica crea dei problemi all’Occidente, la cosa da fare perché spariscano quei problemi è far sparire il disturbatore in persona. Certo, ci sono pur sempre politici e intellettuali di alto profilo – come Henry Kissinger, Mikhail Gorbaciov, Stephen Cohen – che spiegano che in realtà il leader del Cremlino fa quello che qualunque capo di Stato russo avrebbe fatto in circostanze analoghe, perché nessun governante moscovita può permettere che l’Ucraina scivoli nell’area politico-militare della Nato. Ma sono in minoranza e le loro idee non vengono prese in considerazione.

Viktor OrbanQualcosa però si sta muovendo, e merita attenzione e approfondimento, senza giudizi precipitosi: le situazioni si stanno evolvendo sotto i nostri occhi. Ha fatto scalpore un discorso del premier ungherese Viktor Orban (foto a sinistra) pronunciato il 26 luglio scorso. Dopo aver premesso che l’esperienza della crisi finanziaria internazionale dimostra che «gli stati liberaldemocratici non sono in grado di restare competitivi a livello globale», ha affondato un colpo sbalorditivo: «Non credo che la nostra appartenenza all’Unione Europea ci precluda la possibilità di edificare un nuovo stato illiberale, basato sulle nostre fondamenta nazionali», ha detto.

Il progetto avrebbe due motivazioni. Una di tipo identitario: «l’Ungheria non è un’ammucchiata di individui, è una nazione», ha detto il primo ministro. Mentre libertà e democrazia devono continuare a prevalere, l’ottica dei diritti individuali dovrebbe lasciare posto all’etica dei doveri verso il proprio popolo. Poi ci sono motivi economici. La globalizzazione economica e la liberaldemocrazia individualistica sono un binomio che sembra non funzionare: con la relativa eccezione degli Usa, che sono pur sempre la potenza dominante, e della Germania favorita dall’architettura dell’euro, i paesi che sembrano reggersi meglio non appartengono all’Occidente: «Oggi il mondo cerca di capire la natura di sistemi che non sono occidentali, che non sono liberali e fore non sono nemmeno democrazie, ma che hanno successo». I nomi? Orban menziona Singapore, Cina, India, Russia e Turchia. Sono alcuni dei paesi i cui leader sono maggiormente criticati nella stampa europea e statunitense.

A parte la disinvoltura con cui Orban mette insieme sistemi che si possono definire democratici con altri che non lo sono minimamente, è vero che un numero crescente di paesi che non appartengono all’Occidente e che spesso non condividono i suoi valori stanno ottenendo successi politici e/o economici. A volte anche quando l’economia rallenta, il consenso per i governi resta alto. Il tasso di approvazione di Vladimir Putin, il nuovo “uomo nero” dei media occidentali, all’inizio di giugno aveva toccato il massimo storico dell’83 per cento. Anche Erdogan, che nei mesi delle proteste di piazza Taksim era sceso dal 59 del 2013 al 39 per cento, è risalito oltre il 50 per cento ed è il favorito assoluto per le presidenziali del 10 agosto. Nell’aprile scorso Viktor Orban, la bestia nera della Commissione europea e del Parlamento europeo, ha vinto un nuovo mandato da primo ministro col 44,5 per cento dei voti.

Cena di gala per Merkel e Obama al castello di CharlottenburgEffettivamente siamo in presenza di due problemi. Il primo è che il modello politico occidentale, presentato come la sintesi perfetta di prosperità, giustizia sociale, economia di mercato, libertà pubbliche e private, sistema politico democratico non attira più come in passato. Gli europei per primi avvertono i suoi limiti. In un mondo dominato dai movimenti dei grandi capitali e dalla finanziarizzazione dell’economia, dove tutti i paesi sono costretti a praticare le stesse politiche economiche e sociali fin nei dettagli per non veder esplodere il debito sovrano, dove il margine di manovra dei parlamenti nazionali si fa sempre più stretto perché l’80-90 per cento delle norme viene decisa non democraticamente a Bruxelles, dove le sentenze dei tribunali costituzionali, delle Corti europee e delle Corti d’appello stabiliscono quali leggi possono essere approvate dalla volontà popolare e quali no, dove le varie leggi nazionali sulle varie “fobie” riducono costantemente lo spazio della libertà di parola, viene da interrogarsi se quella che vige sia democrazia sostanziale e se le libertà siano formali o reali.

Le leggi e la pressione del conformismo culturale ci obbligano a parlare in un certo modo e ci puniscono con l’emarginazione o con sanzioni penali se deroghiamo, i giudici cassano le leggi che abbiamo approvato votando per un certo partito (per esempio quella sulla fecondazione eterologa; e a Strasburgo stavano per mettere fuorilegge i crocefissi nelle scuole, se non fosse intervenuta la Grand Chambre), i mercati finanziari e i vincoli della moneta unica europea decidono al posto dei governi cosa si può fare e cosa non si può fare. È ancora democrazia questa? È ancora libertà?

Poi c’è l’altra grande questione: l’incapacità di guardare agli altri come altri, di dare un significato all’alterità. Così il russo è solo un euro-asiatico politicamente immaturo, che si è lasciato sedurre e manipolare dal proprio capo supremo. Liberiamo il minorenne russo, incline a credere a tutto ciò che la propaganda di Stato gli propina, dal suo tutore, e Mosca diventerà come Belgrado: una capitale di tradizione slavo-ortodossa desiderosa di omologarsi in tutto e per tutto ai canoni dell’Unione Europea.

milosevicIl paragone fra la Serbia di Milosevic e la Russia di Putin l’ho letto nelle pagine dell’autorevolissimo New York Times: secondo Roger Cohen bisogna trattare Putin come Milosevic, e la Russia farà lo stesso percorso che ha fatto la Serbia. Forse Cohen farebbe bene a ricordarsi come trattammo la Russia al tempo della crisi del Kosovo. A Mosca c’era Eltsin, che pur protestando molto di fatto dette il via libera ai bombardamenti Nato su Belgrado e sulle truppe serbe in Kosovo, perché non minacciò un intervento militare. Quando Belgrado capitolò, Mosca fece da mediatrice fra la Serbia e la Nato per le decisioni relative all’ingresso delle truppe euroatlantiche in Kosovo e chiese di potere avere un ruolo. Venne tenuta fuori come un lebbroso. Eltsin dovette mandare i suoi parà nottetempo all’aeroporto di Pristina, in una specie di blitz insensato – i parà russi erano un’isoletta circondata dai militari degli altri paesi- per dare al mondo l’impressione che la Russia stava sorvegliando le attività della Nato in Kosovo.

Con questi precedenti – oltre alle promesse tradite fatte a suo tempo a Gorbaciov di non accogliere nella Nato i paesi che uscivano dal Patto di Varsavia – non c’è da stupirsi della politica di Putin. L’ex ufficiale del Kgb ha fatto quello che qualunque altro presidente russo avrebbe fatto. Dopo avere rimesso un po’ in piedi la Russia dal punto di vista economico e del funzionamento delle istituzioni (al tempo di Eltsin c’era una bellissima libertà di parola e di stampa, ma più povertà che sotto il comunismo e la paralisi completa dei servizi pubblici) il nuovo leader ha cercato di restaurare la forza della Russia come grande potenza e di bloccare l’espansione della Ue e della Nato in direzione di Mosca.

In Ucraina sta perdendo la partita, come tutti capiscono sin dai giorni dell’occupazione della Crimea. Ma se Putin dovesse uscire di scena perché l’Ucraina scivola definitivamente verso Washington, le probabilità che a ciò corrisponda una democratizzazione e liberalizzazione della vita politica russa sono pari quasi a zero. Ha scritto George Friedman su Stratfor, il principale sito internet americano di geopolitica: «Coloro che pensano che Putin sia allo stesso tempo il più repressivo e il più aggressivo leader russo immaginabile dovrebbero riflettere che le cose non stanno così. Lenin, per esempio, faceva paura. Ma Stalin fu molto peggio. Potrebbe venire un tempo in cui il mondo guarderà a Putin come a un tempo di liberalità. Perché se la lotta di Putin per sopravvivere e dei suoi sfidanti interni per spodestarlo dovesse diventare più intensa, la disponibilità di tutti a diventare più brutali potrebbe ugualmente crescere».

isilLa Russia sta destabilizzando l’Ucraina, su questo non ci piove. Ma anche la Ue e la Nato stanno destabilizzando la Russia, consapevolmente o inconsapevolmente. Non stanno semplicemente osteggiando un leader autoritario: stanno mettendo in pericolo l’esistenza politica e istituzionale della Russia. Gli europei probabilmente sono in buona fede, e credono di poter fare della Russia un’altra Serbia, convertita all’europeismo dopo la caduta di Milosevic; ma gli americani pensano a una Russia serbizzata in un altro senso: un’entità politica smembrata di diritto o di fatto, gestita da oligarchi ai quali sarebbero affidati spazi territoriali specifici, la quale non costituirebbe più una minaccia geopolitica per gli Usa.

Insomma, all’amministrazione Obama non dispiacerebbe se la Russia andasse in pezzi, come ci stanno andando Siria e Iraq. Ai tempi di G.W. Bush la linea ufficiale consisteva nell’esportazione della democrazia, che avrebbe trasformato i nemici in amici. Al tempo di Obama, più realisticamente si mira a disintegrare dall’interno i nemici. Resteranno nemici, ma non nuoceranno più. Nella democrazia come sistema universale prima di tutto sembrano non crederci più gli americani, cioè quelli che l’hanno inventata.

Le contraddizioni della difesa

fondamentalisti islamici Libici
fondamentalisti islamici Libici

Le recenti iniziative nel settore della Difesa, dalla riforma dello strumento militare elaborata dal ministro Giampaolo Di Paola agli indirizzi emersi dall’ultima riunione del Consiglio Supremo di Difesa, non hanno risolto le contraddizioni di fondo dell’Italia nelle questioni di carattere strategico e militare.
Il 28 novembre scorso il Consiglio Supremo di Difesa ha “convenuto sull’esigenza che le forze armate italiane restino comunque pronte a fornire nuovi contributi a interventi militari della Comunità Internazionale, qualora se ne evidenziasse la necessità”.
Dove, quando e perché si debba essere pronti a intervenire in armi non viene specificato e il fatto che questi aspetti non certo secondari vengano lasciati alle decisioni della “comunità internazionale” sembra confermare l’ormai definitiva rinuncia italiana alla sovranità nazionale anche negli interventi militari.
Paradossale che il massimo organismo militare italiano non subordini tali interventi alla salvaguardia degli interessi nazionali, che dovrebbero rappresentare l’unico motivo valido e giustificabile (specie in tempi di crisi economica e finanziaria) per mandare le truppe in guerra, pardon, nelle “missioni di pace”.
Certo dopo aver partecipato al conflitto libico e aver consentito, con la cessione delle basi aeree, ai nostri “alleati” di rovesciare il regime di Gheddafi ogni riferimento alla guerra per la salvaguardia degli interessi nazionali rischia di apparire fuori luogo poiché non si era mai visto nella storia un Paese fare la guerra al suo primo fornitore di petrolio e terzo di gas.
Oggi la riforma dello strumento militare dovrebbe consentire all’Italia di mantenere la capacità operativa necessaria a fare ciò che ci chiederanno Usa, Nato, Onu e Ue ma forse anche Lega Araba, Qatar e sauditi considerato l’impegno che anche l’Italia (insieme ad Europa e Occidente) sta mettendo nel regalare Nord Africa e Medio Oriente all’estremismo islamico in cambio di qualche investimento a casa nostra dei fondi sovrani delle monarchie del Golfo.
Di fatto aspiriamo a un ruolo da paggi o da gregari che però potremmo avere molte difficoltà a ricoprire a giudicare dalla distribuzione delle risorse finanziarie prevista dal bilancio della Difesa dei prossini tre anni che vede ancora una volta penalizzati i fondi per l’esercizio, cioè per la gestione delle infrastrutture, la manutenzione, il rifornimento di mezzi ed equipaggiamenti e l’addestramento. Come si può chiedere alle forze armate di restare “pronte a fornire nuovi contributi ad interventi militari” riducendo addestramento e manutenzione di mezzi ed equipaggiamenti?
La necessità di rinnovare navi, veicoli e velivoli è comprensibile ma molti dei miliardi che spenderemo nei prossimi anni per gli investimenti non garantiranno le auspicate capacità operative se non ci sarà il denaro per impiegare i mezzi e addestrare il personale.
Del resto la stessa Nota Aggiuntiva al Bilancio della Difesa ammette che “il deterioramento della capacità operativa assumerà a breve termine (uno o due anni) profili di particolare criticità”.
Un altro punto fortemente contraddittorio riguarda l’integrazione militare europea, tema finora piuttosto evanescente con l’eccezione del comparto dell’industria della Difesa. Il 6 dicembre Di Paola ha sottolineato davanti alle commissioni congiunte difesa di Camera e Senato “l’importanza di una politica di sicurezza comune” dicendo che ”non è possibile un reale processo di integrazione europea senza una crescita, un approfondimento della dimensione di difesa e sicurezza dell’Unione europea”.
Il ministro ha spiegato che l’Italia ha sviluppato un documento dal titolo “More Europe” nel quale si sottolineano “cinque aspetti fondamentali per la dimensione europea di Sicurezza e Difesa: impegno, capacità, connettività, connessione, approccio comprensivo”.
Difficile comprendere però come la proclamata centralità dell’integrazione europea della Difesa possa coincidere con l’acquisto del cacciabombardiere statunitense F-35, nella cui produzione la nostra industria ha un ruolo limitato di sub-fornitore, invece del jet europeo Typhoon prodotto dal consorzio europeo Eurofighter di cui la nostra industria è progettatrice, produttrice ed esportatrice in concorrenza con i velivoli statunitensi.
In questi giorni altre contraddizioni sono emerse nella gestione della “vacanza natalizia” di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre concessa dall’India su richiesta del governo italiano.
Come abbiamo più volte sottolineato, Roma, non ha mai sostenuto la loro innocenza per la morte dei due pescatori indiani limitandosi a ribadire che il caso non ricade sotto la giurisdizione indiana.
Le prove raffazzonate raccolte dalle autorità del Kerala contro i due marò sono ben lontane dal dimostrare la loro colpevolezza ma in ogni caso nulla giustifica l’accoglienza da eroi riservata loro dalle massime autorità dello Stato. Si tratta di militari che hanno fatto il loro dovere divenendo protagonisti di una vicenda ai limiti dell’assurdo ma non sono eroi.
Quale accoglienza dovremmo riservare, in proporzione, ai veterani di tante battaglie che rientrano dall’Afghanistan?
Se le istituzioni italiane credono nell’innocenza di Latorre e Girone abbiano il coraggio di sostenerla e ribadirla ad alta voce.
Se invece li considerano responsabili di un’azione a fuoco sfortunata ma giustificata dalle circostanze e dalle regole d’ingaggio lo ammettano pubblicamente.
L’atteggiamento ambiguo tenuto da Roma per quasi un anno e l’accoglienza da eroi riservata a Latorre e Girone al loro temporaneo rientro in patria rischiano di trasformare tutta la vicenda n una ridicola farsa.

Manovre economiche sudore e sangue

Renato Brunetta
Renato Brunetta

L’andamento delle aste e i tassi di rendimento dei titoli pubblici dimostrano che la politica «sangue, sudore e lacrime» dei tecnici non è servita a nulla.
Lo dice Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del PdL.
«Il Tesoro – premette – oggi ha emesso 3,5 miliardi di CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon: titoli a 24 mesi privi di cedole) con un rendimento lordo del 4,037%: livello più alto da novembre 2011 e 0,68% maggiore rispetto all’ultima emissione di aprile 2012 (rendimento lordo del 3.355%).
Duole ricordare che un anno fa, a maggio 2011, il rendimento della stessa tipologia di titoli fosse pari al 2,851% e che proprio a marzo 2012 si fosse attestato al 2,352%, il minimo anche in confronto a tutto il 2011.
Lo stesso dicasi per i BTP a 10 anni (vita residua 5 anni) indicizzati all’inflazione: l’asta di oggi ha registrato rendimenti lordi del 4,60% contro il 3,88% di aprile (0,72% in più).
A maggio 2011 i BTP a 10 anni indicizzati all’inflazione registravano un rendimento del 2,51%.
Ancora peggio i BTP a 5 anni indicizzati all’inflazione: oggi sono stati assegnati titoli di questa categoria con un rendimento lordo del 4,39%: 1,68% in più rispetto all’ultima asta di febbraio 2012, in cui i titoli erano stati assegnati con un rendimento del 2,71%.
Facendo un confronto annuale, ad aprile 2011 il rendimento lordo era pari all’1,90%».
«Tutte queste tre aste dimostrano come la situazione dei rendimenti dei nostri titoli di Stato di tutte le tipologie siano febbrili, in drammatico rialzo e che a poco sia servita la politica sangue, sudore e lacrime del governo dei tecnici.
Anche perchè il problema non è in Italia, ma, come andiamo dicendo da almeno 6 mesi, il problema è in Europa, cioè nella non credibilità della governance economico/finanziaria dell’Unione Europea.
Di rigore si muore e con il rigore alla fin fine si pagano rendimenti del debito più alti», sottolinea.
«Ultima postilla: nel club dell’euro, in tutte queste difficoltà l’unica a godere è la Germania, considerato che proprio lo scorso mercoledì ha emesso titoli di Stato a 2 anni (gli equivalenti dei nostri CTZ) a un rendimento dello 0,07%. Fino a quando dobbiamo andare avanti così?».

Spread Monti
Spread Monti

 

EUSSR

Gli archivi segreti dell'URSS
Gli archivi segreti dell’URSS

Il  27. 02. 2006 Vladimir Bukovsky rilasciava alcune dichiarazioni che oggi sono più che mai attuali e profetiche :
“Per quasi 50 anni abbiamo vissuto insieme un grande pericolo, all’ombra dell’Unione Sovietica, un paese aggressore che voleva imporre il suo modello politico a tutto il mondo. Diverse volte nella mia vita ho visto per puro miracolo sventare il sogno dell’Urss. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire davanti ai nostri occhi.
Ma invece di esserne felici, siamo andati a crearci un altro mostro. Questo nuovo mostro è straordinariamente simile a quello che abbiamo appena seppellito.

Che cos’era l’URSS? Un’unione di repubbliche socialiste.
Che cos’è l’UE? Un’unione di repubbliche socialiste. Tutti i paesi dell’Unione europea tranne la Spagna e l’Austria hanno governi socialisti. E guardate cos’è successo all’Austria, quando non ha voluto un governo socialista.

Chi governava l’URSS? Quindici persone, non elette, che si sceglievano fra di loro
Chi governa l’UE? Venti persone non elette che si scelgono fra di loro

Come fu creata l’URSS? Soprattutto con la forza militare, ma anche costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente.
Come viene creata l’UE? Costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente.

Per la politica ufficiale dell’URSS le nazioni non esistevano, esistevano solo i “cittadini sovietici”. L’URSS Creò una nuova entità, chiamato popolo sovietico.
L’UE non vuole le nazioni, vuole solo i cosiddetti “europei”.

In teoria, ogni repubblica dell’URSS aveva il diritto di secessione. In pratica, non esisteva alcuna procedura che consentisse di uscirne.
Nessuno ha mai detto che non si può uscire dall’Europa. Ma se qualcuno dovesse cercare di uscirne, troverà che non è prevista nessuna procedura.

Nell’Urss esisteva la corruzione tipica di una repubblica socialista: una corruzione organizzata dall’alto.
Nell’UE i sintomi della corruzione sono uguali, tipicamente sovietici.

L’UE promette più uguaglianza, più equità, più giustizia. Questa è una promessa bolscevica.
Nell’Urss, che prometteva le stesse cose, si creò una classi di nomenklatura, e la disparità di condizioni era più grande che negli Stati Uniti.

L’Urss aveva i gulag.
L’UE non ha dei gulag che si vedono, non c’è persecuzione tangibile. Ma nonostante l’ideologia della sinistra di oggi sia “soft”, l’effetto è lo stesso: ci sono i gulag intellettuali. Gli oppositori sono completamente isolati e marchiati come intoccabili sociali. Sono messi a tacere, gli si impedisce di pubblicare, di fare carriera universitaria ecc. Questo è il loro modo di trattare con i dissidenti. I risultati del Gulag intellettuali sono gli stessi del Gulag visibile. E i loro piani prevedono che alla polizia europea sia concessa l’immunità, una cosa che non era garantita neanche al KGB!

Urss era aggressiva. Poteva sopravvivere solo annettendo nuovi paesi.
L’UE è lo stesso vicolo cieco. E non è a vantaggio dell’Europa.

Si tratta solo di somiglianze superficiali? Dopo aver fatto alcune ricerche sono arrivato alla decisa conclusione che non si tratta di coincidenze.
Semplicemente parlando, la storia dell’Europa del dopoguerra è una lotta di Bolscevichi contro Menscevichi, cioè di Comunisti contro Socialisti.
Ma i Comunisti/Bolscevichi vogliono da sempre reclutare i Menscevichi/Socialisti per farne la principale forza trainante e ottenere così finanziamenti e forza politica.
I Menscevichi/Socialisti hanno sempre lo stesso sogno, che un giorno i bolscevichi possano ammorbidirsi.
E quando i Bolscevichi si trovano in difficoltà danno sempre ad intendere che ritorneranno alla socialdemocrazia. Questo stratagemma ha sempre funzionato: sotto Lenin, Stalin, Kruscev, Breznev, Andropov.
E alla fine è diventata una teoria.
I comunisti e i socialisti hanno cospirato per attuare una “convergenza” dei due sistemi, per creare “una casa comune europea”.
Il piano era fallito prima, all’est con l’implosione dell’URSS ma è continuato all’ovest con la formazione di un’Unione europea così concepita.

Vladimir Bukovsky, un ex dissidente sovietico di 63 anni, teme che Unione Europea stia trasformandosi in un’altra Unione Sovietica. In un discorso tenuto a Bruxelles la scorsa settimana Bukovsky ha definito l’UE un “mostro” che deve essere abbattuto al più presto, prima che si trasformi in un vero e proprio stato totalitario.

Bukovsky ha fatto visita al Parlamento Europeo a seguito dell’invito del Fidesz, il maggior partito di opposizione ungherese. Il Fidesz, componente del gruppo Democratico Cristiano Europeo, aveva invitato l’ex dissidente sovietico dall’Inghilterra, dove vive, in occasione del cinquantesimo anniversario della rivolta ungherese del 1956. Dopo l ’incontro in mattinata con gli ungheresi, Bukovsky nel pomeriggio ha tenuto un discorso in un ristorante polacco ubicato in Trier straat, nei pressi della sede del Parlamento Europeo, dove in passato aveva già tenuto un altro discorso a seguito dell’invito del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, di cui è un attivista.

Nel suo discorso Bukovsky ha fatto riferimento a documenti classificati rinvenuti negli archivi segreti sovietici che ha potuto visionare nel 1992. Questi documenti confermerebbero l’esistenza di una “cospirazione” col fine di trasformare l’Unione Europea in una entità statuale di tipo socialista. Ero presente alla riunione ed ho registrato il suo discorso, la cui trascrizione è riportata di seguito. Inoltre ho avuto l’occasione di fargli una breve intervista. Anche la trascrizione dell’intervista è riportata di seguito. L’intervista sull’Unione Europea è stata bruscamente interrotta perché Bukovsky aveva altri impegni. Vladimir Bukovsky l’avevo già intervistato venti anni prima, nel 1986, quando l’Unione Sovietica, il primo “mostro” che così coraggiosamente aveva combattuto, era ancora vivo e vegeto.

Bukovsky è uno degli eroi del ventesimo secolo. Da giovane aveva denunciato l’uso del ricovero psichiatrico coatto dei prigionieri politici nell’ex URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, 1917-1991) ed è stato per ben dodici anni (dal 1964 al 1976), e cioè dall’età di 22 anni all’età di 34, nelle prigioni sovietiche, in campi di lavoro e in strutture ospedaliere psichiatriche. Nel 1976 i sovietici lo espulsero dal paese e si rifugiò in occidente. Nel 1992 fu invitato dal governo russo in qualità di esperto per testimoniare nel processo tenutosi a Mosca con lo scopo di stabilire se il partito comunista sovietico fosse stata un’istituzione criminale. Per dargli la possibilità di prepararsi per il processo, Bukovsky fu autorizzato ad accedere ad una notevole quantità di documenti presenti negli archivi segreti sovietici. Egli è pertanto uno dei pochi che hanno potuto visionare questi documenti, che ancora oggi sono segreti. Con un piccolo scanner e un computer portatile ne riuscì anche a copiare molti (alcuni “top secret”), compresi i rapporti del KGB allo stesso governo sovietico.

Professor Bukovskij, dieci anni fa, abbattuto il muro di Berlino, eravamo convinti che fosse stato inferto un colpo mortale allo statalismo e all’ideologia. Sembra però che le cose non siano andate così, le parole d’ordine saranno cambiate ma la sostanza resta quella. Per esempio, lei dice che l’Unione Europea altro non è che un’altra Unione Sovietica…

La mentalità comunista
La mentalità comunista

“Precisamente, e non è un’affermazione campata in aria. Ci sono motivazioni storiche precise: l’ideale europeista si afferma negli anni Sessanta, quando comincia ad arrivare in Occidente l’eco delle violazioni dei diritti umani compiute in nome del socialismo reale. Questo diede serissimi problemi, ovviamente, alla Sinistra, che rispose disegnando uno scenario inedito, e irrealizzabile. L’idea era di costruire una “casa comune europea” per i Paesi dell’Est e dell’Ovest: gli uni, i Paesi dell’Est, avrebbero nel frattempo dovuto abbracciare i diritti umani. Gli altri, i Paesi dell’Ovest, dovevano intanto incamminarsi sulla strada della socialdemocrazia. Quando entrambe queste previsioni si fossero avverate, sarebbe stato possibile dar vita a un’unica, grande Europa socialista. Però il vaticinio s’è realizzato a metà…”

Cioé?

“I Paesi dell’Est non si sono mai aperti ai diritti umani. E quando ci hanno provato, era ormai troppo tardi: compiuti settant’anni, il comunismo ha mostrato tutte le proprie, intrinseche debolezze. Tengo a precisare che l’era Gorbaciov, come ho scritto ne “Gli archivi segreti di Mosca”, rappresentò tutto fuorché un’apertura ai diritti civili, questa è solo un’altra falsificazione della stampa di sinistra… Morti di causa naturale i Paesi socialisti, la socialdemocrazia occidentale però non ha certo gettato la spugna: così oggi noi viviamo sì in un’Europa senza più il muro di Berlino, ma dove nella quasi totalità dei Paesi ci sono al governo dei politici comunisti! Che continuano a perseguire quegli ideali: l’Europa unita è disegnata a immagine e somiglianza dell’URSS.”

Quali sono le somiglianze più evidenti?

“Anzitutto, il sistema politico, che è accentrato e burocratico. Irrispettoso delle differenze fra Stati e individui. Oppressivo, nel suo concepire ogni possibile regolamentazione per strozzare gli uomini liberi. Ma soprattutto, l’UE ricorda l’Unione Sovietica nel controllo ideologico che gli eurocrati tentano di esercitare su di noi: il fatto che non esista una ‘Pravda’ non significa che il mondo dell’informazione, e quello della cultura, non siano condizionati al punto da esercitare alla fin fine la stessa funzione. Basti pensare al politicamente corretto, che è una specie di religione laica.”

Ecco, il fenomeno del politicamente corretto, se ci si pensa, è curioso. I luoghi comuni di questa nuova ideologia sono talmente radicati e “potenti” da arrivare a condizionare il lessico e la sintassi della comunicazione politica. Qualcuno in America ha azzardato: è un nuovo marxismo…

“Non penso che nessuno possa accusarmi di aver mai nutrito simpatie marxiste, ma se posso dirlo… è molto peggio. Almeno Marx era un pensatore con un capo e una coda, c’era una logica in quanto scriveva. Le idee erano sbagliate, ma c’era un filo conduttore. Il politicamente corretto invece non sta in piedi: nasce dall’esigenza della Sinistra di far convivere la proprietà privata con un’impostazione di fondo che resta socialista. Si sono accorti che senza proprietà privata non può esistere una società “civile”, però hanno preferito non ammettere il fallimento dell’intero edificio concettuale comunista. Così, adesso tentano di conciliare la proprietà con un’impostazione ‘di sinistra’, il che è assurdo, perché la proprietà ha bisogno di essere circondata e fortificata da altre istituzioni (la famiglia, per esempio). Comunque, la tattica del “politicamente corretto” è molto semplice: s’inventano delle “minoranze”, e poi per “difenderle”, sempre fra virgolette, riescono a giustificare ogni e qualsiasi intervento governativo.”

Per esempio?

“Basta guardare all’America, il femminismo dopotutto è questo. Una montagna di bugie declamate non in nome delle donne, ma per ampliare ancora una volta “la sfera pubblica”, l’interventismo statale. Perché la Sinistra è favorevole all’immigrazione selvaggia? Proprio per questo motivo, per coltivarsi “minoranze” sempre nuove, un ulteriore bacino elettorale. E poi c’è la madre di tutte le battaglie… quella contro il tabacco. L’isterismo anti-fumo non è una questione che abbia un particolare retroterra teorico. Però è stata il banco di prova della ‘political correctness’: l’hanno usata per vedere se era possibile imporre a tutto il mondo una nuova forma di controllo sugli individui. Ce l’hanno fatta, pensate che se devo andare Oltreoceano e voglio fumare in volo, l’unica compagnia aerea che me lo permette è la Cenerentola dei cieli, la Kuwait-air. Con il divampare del salutismo, la Sinistra ci ha dimostrato che oggi riesce (purtroppo) a condizionare tutto il mondo occidentale.

Lei è un ex dissidente sovietico conosciuto in tutto il mondo. Recentemente ha evidenziato una inquietante somiglianza dell’Unione Europea con l’ex Unione Sovietica. Può chiarirci meglio il suo pensiero?

Mi riferisco alle istituzioni, ad una certa ideologia, ai programmi, alla direzione intrapresa, all’inevitabile espansione, all’annullamento delle diverse nazionalità. Ciò è anche stato lo scopo della stessa Unione Sovietica. La maggior parte della gente non si rende conto di quanto sta accadendo. Gli europei non lo sanno, noi invece sì perché siamo stati educati in Unione Sovietica, in cui abbiamo dovuto studiare l’ideologia sovietica sia nelle scuole superiori sia all’università .  Lo scopo finale dell’Unione Sovietica era quello di generare una nuova entità storica, il “popolo sovietico”,  in tutto il mondo intero. Lo stesso scopo è oggi perseguito dall’UE. Stanno tentando di generare un nuovo popolo. Lo chiamano il “popolo europeo”, qualunque sia il significato attribuito a questa espressione.

Secondo la dottrina comunista così come in molte derivazioni del pensiero socialista, lo stato, lo stato-nazione, è destinato a scomparire. In URSS lo stato sovietico divenne molto potente e le diverse nazionalità che lo costituivano furono obliterate. Ma al momento del crollo avvenne il processo contrario. I sentimenti soffocati di identità nazionale riemersero nuovamente e hanno quasi distrutto il paese. E’ stato davvero terribile.

Pensa che la stessa cosa possa accadere quando l’Unione Europea collasserà?

Assolutamente si, la psicologia umana è come un elastico che può essere tirato, però non oltre un certo limite. Un elastico può essere tirato sempre di più, ma non bisogna mai dimenticare che nel frattempo sta accumulando l’energia per ritornare alla sua forma originaria. La psicologia umana è come un elastico che tende sempre a ritornare rapidamente alla sua forma originaria.

Però tutti questi paesi che si sono uniti nell’Unione Europea lo hanno fatto volontariamente.

No, non stanno così le cose. Si guardi per esempio alla Danimarca che ha votato due volte contro il trattato di Maastricht. Si guardi all’Irlanda [che ha votato contro il trattato di Nizza]. Si guardi a tutti gli altri paesi, sono tutti sotto pressione. E’ come una specie di ricatto. La Svizzera è stata costretta a votare cinque volte sullo stesso quesito referendario. Tutte e cinque le volte è stato respinto, ma non si sa cosa accadrà la sesta o la settima volta. E’ sempre la stessa storia. E’ un semplice trucchetto. L’elettorato viene fatto votare fino a quando non vota nel modo voluto. A questo punto non gli viene più chiesto di votare. Perché si fermano? Si continui a votare. L’Unione Europea sembra un matrimonio contratto sotto la minaccia di una pistola puntata alla tempia.

Cosa pensa che i giovani dovrebbero fare riguardo all’Unione Europea? Su cosa si dovrebbe puntare, sulla democratizzazione dell’istituzione o si dovrebbe invece cercare di eliminarla del tutto?

Penso che l’Unione Europea, come l’Unione Sovietica, non possa essere democratizzata. Gorbachev provò a farlo, e ciò malgrado si è dissolta. Questo genere di strutture politico-istituzionali non possono essere democratizzate.

Però abbiamo un Parlamento Europeo scelto dalla gente.

Il Parlamento Europeo è eletto sulla base di un sistema elettorale di tipo proporzionale, che non è però garanzia di rappresentatività. E poi su cosa vota? Sulla percentuale di grasso nello yogurt, quel genere di cose. E’ ridicolo. Ha le stesse funzioni del Soviet Supremo. Un parlamentare europeo in media parla sei minuti all’anno in Parlamento. Non è un vero e proprio Parlamento.

TRASCRIZIONE DEL DISCORSO DI BUKOVSKY TENUTO A BRUXELLES

Nel 1992 ho avuto una possibilità di accesso senza precedenti a documenti segreti del Comitato Centrale e del Politburo. Questi documenti, che da 30 anni sono ancora tenuti segreti, fanno molto chiaramente riferimento ad un “progetto comune” tra i partiti della sinistra europei e Mosca secondo il quale il mercato comune europeo si sarebbe trasformato in uno stato federale. Mikhail Gorbachev nel 1988-89 si riferiva ad esso come a “la nostra casa comune europea”.

L’idea era semplice. Venne alla luce negli anni 1985-86, quando i comunisti italiani fecero visita a Gorbachev, seguiti dai socialdemocratici tedeschi. Costoro temevano i mutamenti politici che stavano avvenendo nel mondo, specialmente dopo le privatizzazioni introdotte dalla Thatcher e le liberalizzazioni economiche. Questi mutamenti stavano minacciando le “conquiste” di generazioni di socialismo e di socialdemocrazia, stavano minacciando di invertire completamente il corso della storia. Di conseguenza si stabilì che l’unico modo per affrontare questo rigurgito di “capitalismo selvaggio” era quello di tentare di introdurre gli stessi obiettivi socialisti in tutti i paesi di colpo. Prima di ciò, i partiti della sinistra e l’Unione Sovietica si erano sempre fortemente opposti all’integrazione europea perché veniva percepita come un mezzo per frapporre un ostacolo al socialismo. Dal 1985 in poi cambiarono completamente opinione. I Sovietici giunsero infine ad un accordo con i partiti della sinistra dell’Europa occidentale: se avessero lavorato insieme avrebbero potuto assumere il controllo dell’intero progetto europeo e modificarlo completamente. L’area di libero scambio sarebbe stata trasformata in uno stato federale.

Secondo documenti segreti sovietici, gli anni 1985-86 rappresentarono il punto di svolta. Ho pubblicato la maggior parte di questi documenti. I colloqui trascritti in questi documenti sono davvero illuminanti. Si intuisce che ci fu una “cospirazione”, il che è abbastanza comprensibile, in quanto stavano cercando tutti di salvarsi politicamente la pelle. Nei paesi dell’est i sovietici avevano bisogno di un cambiamento dei rapporti con l’Europa perché stavano entrando in una crisi strutturale prolungata e molto profonda; in occidente i partiti di sinistra avevano timore di essere spazzati via e di perdere la loro influenza e prestigio. Così c’è stata una vera e propria cospirazione, evidentemente da loro stessi messa in piedi, nella quale tutti erano d’accordo e alla quale tutti hanno lavorato.

Nel gennaio del 1989, per esempio, una delegazione della Commissione Trilaterale fece visita a Gorbachev. C’era [l’ ex Primo Ministro giapponese Yasuhiro] Nakasone, [l’ex presidente francese Valèry] Giscard d’Estaing, [il banchiere americano David] Rockefeller e [l’ex Segretario di Stato USA Henry] Kissinger. Essi ebbero una conversazione molto schietta durante la quale fecero presente a Gorbachev che la Russia sovietica avrebbe dovuto integrarsi nelle istituzioni finanziarie del mondo, quale il GATT, l’FMI e la Banca Mondiale.

Nel bel mezzo dei colloqui Giscard d’ Estaing prese improvvisamente la parola e disse: “Signor presidente, non posso dirle esattamente quando accadrà – probabilmente fra 15 anni – ma l’Europa si sta avviando ad essere uno stato federale e dovete incominciare a prepararvi. Dovete lavorare con noi ed i leader politici europei sulla reazione che avrete quando ciò accadrà, su come consentirete ai paesi dell’est europeo di interagire con questo nuovo stato federale e su come voi stessi diventerete parte di esso. Dovete essere pronti”.

Era il gennaio 1989, un momento in cui il trattato di Maastricht [1992] neppure era stato abbozzato per sommi capi. Come diavolo ha potuto Giscard d’ Estaing sapere cosa sarebbe accaduto nei 15 anni successivi? E sorpresa, sorpresa, come mai è diventato l’estensore della costituzione europea [nel 2002-03]? Una domanda molto interessante. Si sente odore di cospirazione, è vero?

Fortunatamente per noi la parte sovietica di questa cospirazione è collassata prima e Mosca non si è trovata nel momento in cui avrebbe potuto influenzare il corso degli eventi. Ma l’idea originale fu di creare ciò che fu chiamata una “convergenza”, in base alla quale l’Unione Sovietica avrebbe dovuto ammorbidirsi verso posizioni più socialdemocratiche, mentre Europa occidentale sarebbe passata da un regime politico di tipo socialdemocratico ad un regime di tipo più rigidamente socialista. Allora si sarebbe realizzata la convergenza. Le strutture politiche delle due entità si sarebbero adattate con precisione l’una all’altra. Ecco come le istituzioni politiche dell’Unione Europea inizialmente furono progettate: allo scopo di adattarsi successivamente alle istituzioni sovietiche. Ecco anche perché sono così simili nella loro struttura e nel loro funzionamento.

Non è un caso che il Parlamento Europeo, per esempio, faccia venire alla mente il Soviet Supremo. Funziona come il Soviet Supremo perché è stato progettato nello stesso modo. Idem per quanto riguarda la Commissione Europea. che assomiglia al Politburo. Voglio dire che è simile in tutto e per tutto, tranne che per il fatto che la Commissione oggi ha 25 membri mentre il Politburo ne aveva 13/15. A parte questo hanno le medesime funzioni, non rispondono a nessuno, i membri che la compongono non sono scelti direttamente dai cittadini. Quando si esamina questa strana attività dell’Unione Europea con le sue 80.000 pagine di regolamentazioni sembra il Gosplan. Quest’ultima istituzione pianificava qualunque dettaglio in campo economico, anche la forma e la dimensione dei dadi e bulloni, fino a cinque anni prima. La stessa identica cosa sta avvenendo nell’UE. Quando guardate il tipo di decadimento della UE, si tratta esattamente dello stesso tipo sovietico di decadimento, che si propaga dall’alto al basso piuttosto che il contrario.

Se si esaminano le istituzioni e le caratteristiche di questo mostro europeo che sta emergendo si può notare che sempre più assomiglia all’Unione Sovietica. Naturalmente, è una versione più edulcorata dell’Unione Sovietica. Per favore, non fraintendetemi. Non sto dicendo che in Europa ci sono i Gulag. Non c’è nemmeno il KGB – non ancora – ma sono da osservare con molta attenzione strutture quali per esempio la Europol. Ciò che più preoccupa è che questa polizia avrà probabilmente maggiori poteri di quelli del KGB. Avrà l’immunità diplomatica. Immaginate un KGB con immunità diplomatica. Svolgerà la sua funzione poliziesca per reprimere e perseguire 32 tipi di reato – due dei quali sono particolarmente preoccupanti. Uno è il razzismo, l’altro è la xenofobia. Nessuna legislazione penale sulla terra considera perseguibili questi comportamenti [con l’eccezione del Belgio]. Quindi: questi sono due nuovi reati, e siamo avvertiti. Qualcuno del governo britannico ha già detto che coloro che faranno obiezioni all’immigrazione incontrollata dal terzo mondo saranno considerati razzisti. Coloro che si opporranno ad una ulteriore espansione ed integrazione europea saranno considerati xenofobi. E’ stata Patricia Hewitt che ha fatto queste dichiarazioni ed i fatti sono sotto gli occhi di tutti.

Quindi siamo avvertiti. Nel frattempo stanno ideologizzando sempre più il sistema. L’Unione Sovietica si è retta in piedi grazie all’ideologia. L’ideologia dell’Unione Europea è socialdemocratica, statalista, con una buona dose di “political correctness”. Si osservi come il “political correctness” si diffonde e si trasforma in un’ideologia oppressiva. Per non parlare poi del fatto che ormai è proibito fumare quasi dappertutto. Si consideri la persecuzione di persone come quel pastore svedese che è stato perseguito per parecchi mesi per aver detto che la Bibbia non approva l’omosessualità. La Francia ha approvato leggi contro l’istigazione all’odio nei confronti degli omosessuali. La Gran Bretagna si accinge a varare leggi che sanzionano penalmente espressioni del pensiero contrarie alle relazioni interrazziali e relative a questioni religiose e così via. Ciò che emerge, in prospettiva, è che questo tipo di ideologia viene sistematicamente inglobata nella legislazione penale. E’ questa ideologia che sarà quindi in futuro fatta rispettare coercitivamente. Questo sembra che sia lo scopo prevalente dell’Europol. A cosa servirebbe altrimenti ? l’Europol mi insospettisce molto. Guardo con molta attenzione quando c’è qualcuno che viene perseguito da essa. Mi chiedo quali siano i motivi e cosa sta davvero accadendo. E’ un campo in cui sono un esperto. So bene come si generano i Gulag.

Viviamo in un periodo di veloce, sistematico e costante smantellamento della democrazia. Si prenda per esempio questo Legislative and Regulatory Reform Bill [progetto di legge di riforma legislativa e normativa]. I ministri diventano legislatori che possono legiferare senza preoccuparsi di dare conto al Parlamento o a chicchessia. La mia reazione immediata è: perché tutto questo? La Gran Bretagna è sopravvissuta a due guerre mondiali, alla guerra con Napoleone, all’ Armata Spagnola, per non parlare della guerra fredda, di quel periodo in cui ci veniva detto che in qualsiasi momento sarebbe potuta scoppiare una guerra mondiale nucleare. Nel passato non è mai stata evidenziata l’esigenza di introdurre questo tipo di legislazione oppure di sospendere le libertà civili o di introdurre poteri di emergenza. Perché ne abbiamo bisogno proprio ora? Tutto questo può trasformarsi in una dittatura in qualunque momento.

La situazione attuale è molto seria. I partiti politici più importanti sono stati completamente cooptati nel progetto della nuova UE. Nessuno di essi realmente si oppone a questo progetto. I partiti sono diventate istituzioni decadenti. Chi difenderà le nostre libertà? Sembra che ci stiamo dirigendo verso il collasso, la crisi del sistema. Il risultato più probabile è che ci sarà un collasso economico in Europa, che avverrà a tempo debito e che accadrà a causa di questa crescita a dismisura delle spese e delle tasse. L’incapacità di generare un ambiente competitivo, la regolamentazione eccessiva dell’economia, la burocratizzazione, tutto questo porterà al collasso economico. Specialmente l’introduzione dell’euro è stata un’idea pazzesca. La moneta non dovrebbe essere mai politicamente imposta.

A tal proposito non ho alcun dubbio. Ci sarà un collasso della Unione Europea, così come è avvenuto per l’Unione Sovietica. Ma non dimentichiamoci che quando questi momenti della storia avvengono lasciano dietro di sè una tale devastazione che ci vuole una generazione affinché si richiudano le ferite. Pensiamo a cosa accadrà quando ci sarà la crisi del sistema. Emergeranno forti tensioni fra le nazioni. Potrebbe saltare tutto. Guardiamo all’enorme numero di immigranti dai paesi di terzo mondo che ora vivono in Europa. Tutto ciò è stato voluto dall’ Unione Europea. Cosa sarà di loro se ci sarà un crollo economico? Probabilmente alla fine ci saranno, come nell’Unione Sovietica, tante di quelle dispute etniche che il loro numero è oggi difficile da immaginare. In nessun altro paese ci sono state tante tensioni etniche come in Unione Sovietica, con l’eccezione probabilmente della ex Iugoslavia. Accadrà la stessa cosa qui. Dobbiamo tenerci pronti. Questa enorme struttura burocratica sta per crollarci addosso.

Voglio essere molto schietto a questo proposito: prima si chiude con l’UE, meglio è. Prima collasserà, meno danni farà a noi e agli altri paesi. Ma dobbiamo essere rapidi perché gli eurocrati stanno muovendosi molto velocemente. Sarà difficile affrontarli. Oggi è ancora relativamente più semplice. Se per esempio un milione di persone marcia su Bruxelles oggi questi individui se ne scapperanno via alle Bahamas. Se domani la metà della popolazione britannica si rifiuterà di pagare le tasse, non accadrà niente di drammatico e sicuramente nessuno andrà in prigione. Ancora oggi una iniziativa del genere si può abbastanza tranquillamente intraprendere. Ma non so cosa accadrà domani con una Europol che nel frattempo si sarà completamente sviluppata e riempita di ex agenti della Securitate o della Stasi. Può succedere di tutto.

Stiamo perdendo tempo. Dobbiamo batterli. Dobbiamo fermarci a riflettere ed elaborare la strategia più efficace per ottenere il massimo effetto. Altrimenti sarà troppo tardi. Cosa vi posso dire? Le mie conclusioni non sono ottimiste. Per adesso, nonostante ci siano alcuni movimenti anti-UE in quasi ogni paese, non sono sufficienti. Per adesso siamo perdenti e stiamo sprecando tempo.

Fonte: http://www.brusselsjournal.com

Link:  http://www.brusselsjournal.com/node/865″

 

Immigrazione : I Governi italiani barano sul bilancio interno

Da quello che sentiamo in televisione e leggiamo su molti giornali sembrerebbe che l’immigrazione rappresenti una ricchezza, invece non è così, perché se lo fosse nella realtà e non nelle menzogne di stato, elargite al popolo italiano con “generosità incredibile” potremmo leggere sui bilanci di Stato annuali quanto spendiamo per l’immigrazione e quanto incassiamo dagli immigrati, invece non è così.

Per scelta politica da parte dei tanti governi che si sono succeduti, consapevoli del fatto che gli italiani sarebbero anche capaci di ribellarsi e di rispedire a pedate nel sedere chi ci sta letteralmente succhiando il sangue, sui bilanci pubblici, i dati riguardanti l’immigrazione a livello nazionale proprio non esistono, poiché tutto viene catalogato sotto la voce spese ma non esiste la specifica.

Il Ministero che pubblica il bilancio è quello degli Interni, provate a cercare, ma avrete -come l’ho avuta io- l’amara sorpresa di non riuscire a trovare i dati cercati. Provate anche presso la Corte dei Conti e scoprirete che anche lì, -a parte qualche caso che non riguarda la collettività-, non si trovano riferimenti che aiutino a risalire alla somma dei costi.  Tutt’al più troverete qualche caso di contestazione, e fatti isolati su vicende particolari e soggettive.

C’è da dire che la Corte dei Conti prima del 2004 dedicava uno spazio del suo rendiconto annuale sulle spese sostenute per fronteggiare l’immigrazione dal Ministero dell’Interno, anche se si trattava di dati parziali erano comunque utili per comprendere una parte dei costi, che poi sono stati completamente ignorati a causa dell’insistenza del Governo che aveva deciso di rendere impossibile l’accesso a questi dati.  (vedi quest’articolo su Sbilanciamoci ) nel quale troverete anche un calcolo sui  costi del rimpatrio, che rende l’idea dell’onere pesante che grava sulle nostre spalle.

Ma anche nel sito della camera dei deputati potete trovare i costi del rimpatrio, il guaio è che riguardano il 2004, anno in cui la Corte dei Conti ha smesso di pubblicare:  Immigrazione Nel 2004 spesi 14 milioni di euro per il rimpatrio di clandestini (scorrere fino a Pag. LI) eppure questa cifra enorme è solo una pagliuzza rispetto a quanto ammontano i costi odierni, visto che l’immigrazione ha avuto una curva verso l’alto in forma esponenziale e si è più che decuplicata.

Noi avremmo, se fossero rispettate,  due voci a livello nazionale nelle quali si potrebbe risalire ai bilanci e sono queste:
a) La relazione generale sulla situazione economica del Paese per l’anno precedente con i dati relativi all’attività finanziaria dello Stato e degli enti pubblici.
b)  Il rendiconto generale dell’esercizio finanziario dell’anno precedente che comprende il bilancio consuntivo e il conto generale del patrimonio dello Stato nel primo vi sono contabilizzate le entrate e le spese dell’anno precedente, il secondo contiene le variazioni del patrimonio.

Entrambi potrebbero fare al caso nostro, ma anche da qui non si rileva nulla di specifico ed io sono risalita alle prime pubblicazioni in rete che sono iniziate nel 1999, e sono risultate già incomplete, cioè mancante delle voci del costo dell’immigrazione.

Anche Vittorio De Battisti,  si è posto le nostre domande in merito al costo sociale e ha provveduto a fare un’interrogazione parlamentare dalla quale ne è uscito il calcolo che trovate pubblicato nella sua pagina Vittorio De Battisti

Panorama, nel maggio di quest’anno 2009, ha affrontato la questione degli accordi bilaterali fra Stati dai quali proviene il grosso dell’immigrazione clandestina e ne è uscito un quadro desolante, si scopre che abbiamo speso e stiamo spendendo miliardi di euro, per cosa?  Per permettergli di immigrare clandestinamente nel nostro Paese .

Alcuni deputati, appartenenti all’area della Lega e ad avvocati costituzionalisti specializzati nelle questioni di Stato, a cui mi sono rivolta per ottenere spiegazioni e se possibile le voci di bilancio riguardanti questo settore, mi hanno riferito che è l’annoso problema al quale loro stessi non si rassegnano, e pur continuando a chiedere che il Governo faccia chiarezza ottengono solo le classiche “orecchie di mercante”.  Il guaio è che la cosa si ripete da anni con tutti i governi e non è perciò un fatto legato solo alla sinistra o alla destra, ma è una gravissima pecca che il Governo dello Stato italiano ha il dovere di riparare, perché non potrà più chiedere agli italiani di essere corretti nelle loro responsabilità di contribuenti se non darà agli italiani la possibilità di verificare quanto costa l’immigrazione in Italia.

Durante la mia ricerca, che è stata approfondita sono riuscita a sapere che esiste solo un rendiconto che appartiene alle Forze di Sicurezza e riguarda le spese che si debbono affrontare nella lotta alla droga, e alla delinquenza, ma anche qui è difficile separare dal bilancio la parte italiana da quella dell’immigrazione.

Nei bilanci regionali e comunali si possono invece trovare dati parziali che riguardano quella parte di territorio, ma intanto bisogna cercarli tutti ed è un lavoro che può fare una persona sola che ha i pochissimi mezzi che ho io e poi bisogna anche scoprire quali enti pubblici si comportano correttamente e quali invece seguono il cattivo esempio dato dal governo.  Da quanto sono venuta a conoscenza nelle mie interviste sembrerebbe proprio che la maggior parte di essi segue la linea del governo, in un tacito accordo.

L’immigrazione possiede un costo enorme in quanto, come tutti potete capire se fate anche solo un minimo calcolo che al momento dell’arrivo gli immigrati e ad oggi sono milioni, vanno mantenuti:  dar loro da mangiare, curarli, vestirli, ospitarli nei centri appositi. Ma non finisce qui, la maggior parte gira libera sul territorio e porta con se’ malattie che nessuno ha curato perché sono sfuggiti volontariamente ai controlli, così sul territorio ci troviamo a fronteggiare rigurgiti di patologie che erano scomparse,  come la TBC, la lebbra e altre che sono di importazione africana e asiatica, per le quali gli italiani sono stati contagiati e sono persino morti e non si parla solo di adulti, ma anche di bambini.

Ovviamente la stampa, quella che conta e che sovvenzioniamo con le nostre rimesse economiche, su queste gravi situazioni tace: vige il silenzio della massoneria antiitaliana.

Gli stranieri ovviamente, usufruiscono di tutti i servizi assicurati dagli Enti Locali a chiunque risieda stabilmente nel nostro paese, quali assistenza agli anziani o ai disabili, assistenza alle famiglie povere nella forma di assegnazione di alloggi o di assegni, senza ovviamente che questa spesa venga contabilizzata come spesa diretta verso gli stranieri. E sicuramente usufruiscono del Servizio Sanitario Nazionale, della previdenza sociale e della pubblica istruzione erogati direttamente dallo Stato Centrale.

In rete molti, come me, si occupano di diradare i veli che occultano la verità in tutti i campi nei quali esistono segreti che al popolo italiano vengono taciuti,  ed anche in questo campo cerchiamo di fare chiarezza, per questo motivo vi invito a leggere  un articolo che rende l’idea del costo degli immigrati:  NEW WELFARE : AUTOCTONI FUORI – IMMIGRATI DENTRO pubblicato il 12/12/08  su Una Via per Oriana in questa pagina

Vi sono i costi di coloro che non lavorano e si rivolgono ai servizi sociali per ottenere sussidi e state certi che li ottengono, aiuti per avviare attività, mentre i commercianti italiani vengono lasciati fallire.

Gli italiani chiudono le loro attività perché nessuno fa loro credito, gli immigrati aprono le loro, con l’aiuto del Governo e delle Banche, ed anche questo è un danno economico all’economia degli italiani.

Chi porta qui moglie e figli ottiene altri tipi di sussidi, le case, la sanità, l’istruzione e tutto questo ancora prima di avere pagato un solo centesimo di contributi e di tasse, però il governo sostiene che il p.i.l. è aumentato dell’1%.

E’ un delirio di assurdità e di vigliaccheria istituzionale, con il beneplacito di tutta la sinistra che l’ha avviato questo sfacelo e la complicità della magistratura, che non applica nemmeno le leggi che esistono per rimandare chi delinque al proprio Paese, al contrario nega l’applicazione della legge.

E poi ancora…. Ci sono i costi della criminalità e non mi riferisco solo ai furti e alla vendita di droga, ma alle rapine, agli stupri, agli omicidi, ai processi, alla galera, questi sono costi immensi che nessuno ci restituirà.

Ed infine, e forse non è infine perché non ho i mezzi per scoprire tutto, ci sono i soldi esportati dagli immigrati attraverso società finanziarie e “spalloni” che portano i denari guadagnati lecitamente o illecitamente verso l’Asia, l’Africa e il Medioriente, che rappresenterebbero un reato che agli italiani costerebbe la galera, perché si tratta di esportazione illecita di capitale, sottratto al bilancio di Stato e nel 2008 sono stati esportati ben 6 miliardi di euro. Un capitale immenso che doveva essere speso in Italia, perché in questo modo anziché mantenere uno stato decente o migliorare come sarebbe auspicabile, stiamo degenerando e i nostri poveri sono diventati come quelli del terzo mondo.

Poi ci sono cose di cui sono convinta personalmente e che apparentemente non fanno parte di questo argomento, invece credo che lo facciano a pieno titolo perché rappresentano un ulteriore danno alla società e a tutta l’economia sociale italiana: molti dei reati rimasti insoluti o accreditati a italiani condannati senza prove, ma solo in presenza di indizi o di confessioni chiaramente estorte, sono stati perpetrati dagli immigrati, per la ferocia, e per la firma che è evidentissima in certi crimini, eppure qualcuno ha fatto la scelta di tacere questa gravissima evidenza.  Delitti efferati addebitati a italiani operosi, ma incapaci di difendersi sono un altro costo sulla società italiana, perché conducono al senso di colpa, alla perdita di identità e di orgoglio nazionale e ci spediscono dritti verso la disgregazione sociale.  Ma a qualcuno interessa?  Perché non dobbiamo sapere quanto ci costa l’immigrazione selvaggia a cui siamo stati sottoposti con somma violenza?

L’importante da quello che abbiamo capito è che nessuno vuole che gli italiani sappiano che l’immigrazione è un costo e sono balle che esiste un guadagno dovuto al lavoro degli stranieri, perché la maggior parte di loro grava sul bilancio e le entrate non bastano nemmeno per gli immigrati, figurarsi se c’è un utile per noi, infatti abbiamo perso molti servizi che prima avevamo nella sanità, nelle pensioni, nella casa e in altri settori a cui si riusciva ad accedere con minor difficoltà di oggi e se consideriamo che un invalido italiano riceve una pensione vergognosa (cioè un SUSSIDIO) di euro 8,40 al giorno, dobbiamo disilluderci che possa migliorare il suo stato e uscire dalla miseria micragnosa alla quale è stato condannato, perché lo Stato Italiano ha scelto come altri Stati Europei, di privilegiare l’immigrazione extracomunitaria e noi, condannati ingiustamente a questa forma di razzismo reale, non possiamo comprendere e accettare le motivazioni assurde che ci vengono fornite.

Si assumono extracomunitari a salari da fame perché lo Stato poi li rifornisce della differenza tra il salario e il minimo di sopravvivenza, magari allungando anche un buon companatico. In questo modo si rende il lavoro una merce con un costo ridotto ai minimi termini e si carica il cittadino di tasse per mantenere una popolazione di immigrati. Questi sono ben informati del funzionamento del sistema e smettono subito di lavorare quando si accorgono che facendo i disoccupati guadagnano, a spese della popolazione che lavora, più di un operaio italiano e possono anche dedicarsi a traffici illeciti o ad attività più lucrose, ma illegali. ( questo capoverso è stato tratto dal blog sempre on line )

Quello che riusciamo a capire è che i benefici li hanno solo i magnati della finanza, i banchieri e tutti quegli investitori che oggi sarebbe giusto chiamare “padroni” che traggono beneficio economico da un lavoro sfruttato e sottopagato al quale gli immigrati, che sfuggono a una situazione economica e sociale peggiore della nostra accettano di sopportare e nel farlo ci danneggiano, per cui anche se comprendiamo che non è colpa loro, non possiamo più permettere che l’immigrazione continui e pretendiamo che vengano rispediti ai loro Paesi, quelli che gravano sui nostri bilanci.

Se è vero il principio che tutti siamo uguali e che tutti dobbiamo avere gli stessi diritti e doveri allora quello che sta succedendo è un’ingiustizia, perché gli italiani stanno pagando da sempre e lo stato sociale così come è costituito è frutto di italiani e non possono coloro che arrivano per ultimi avere le stesse cose, in quanto non le hanno ancora guadagnate.  E’ difficile capire questo semplice e giusto concetto del diritto o non lo si vuole capire?

Per noi è una tragedia immane, sta privando i nostri figli della speranza, poiché hanno di fronte a se una tragica evidenza: noi paghiamo da sempre e gli ultimi arrivati godono e allora cosa ci resta da fare?

Facciamo la rivoluzione e rimandiamo a casa loro tutti, partendo dal Governo che non ha saputo o voluto cambiare le cose, alle attuali opposizioni che questa situazione l’hanno voluta e coltivata sulla nostra pelle, agli immigrati clandestini e a quegli immigrati che vivono sulle nostre spalle in tutti i sensi, dal sussidio alla rapina, dalla sanità alla scuola, dal lavoro nero all’esportazione di denaro verso i loro Paesi. RIVOLUZIONIAMOCI!!!!

A.B.G.

Articolo ripreso da Adriana Bolchini

26 milioni 571mila euro

Finanziaria? Risanamento Alitalia? Tesoretto? Adeguamento delle pensioni? Opere pubbliche? Assegni familiari? Edilizia statale? Ricerca? Scuola ed Univerità ?

Nulla di tutto questo!

Da qui – I partiti passano, i giornali di partito restano. Con un parlamento capovolto, simboli storici che spariscono, gruppi cancellati, comunisti e socialisti spazzati via come briciole al vento, c’è una nicchia che si salva dalla rivoluzione delle elezioni: i fogli politici continueranno a ricevere contributi pubblici esattamente come prima, anche senza gruppo parlamentare, per legge. Quale legge? Il decreto Bersani del 2006. Di questo provvedimento del quasi ex ministro delle Attività  Produttive si lodarono gli intenti anticorporativi e pro-consumatori, ma la legge contiene in realtà  anche una norma “magica”, capace di mantenere in vita con i soldi pubblici le voci dei partiti ridotti al silenzio dagli elettori …

E bravi i sinistri che hanno trovato il modo di succhiare ancora sangue agli Italiani. E poi parliamo del conflitto d’interesse?

Ma quanto ci costa il Berlusca e quanto ci costano questi parassiti? Se questo governo che ha avuto mezzo voto da me, non cancella tutti i privilegi ed azzera tutti i finanziamenti che alimentano il parassitismo, la prossima volta non beccherà  neanche quello!