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Il lascito di Mandela: aspettativa di vita crollata di 10 anni

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il lascito marxista di mandela alle nuove generazioni

Ecco una tabella dell’aspettativa di vita negli in Sud Africa dal 1962 agli anni più recenti. L’aspettativa registra quella di tutte le razze presenti nel SA – anche durante il periodo dell’Apartheid.

La cosa che immediatamente salta all’occhio
L’Apartheid finisce nel 1990, da quell’anno al ’94 c’è la transizione del SA da paese governato dai bianchi a paese in mano ai neri. Ebbene, nel 1990 l’aspettativa di vita complessiva – neri, bianchi, couloreds e altri – era di 61,55 anni.
Da allora, da quando Mandela e la maggioranza nera presero il potere c’è stato un crollo quasi verticale. Tanto che, nel 2007, l’aspettativa di vita, si è ridotta di oltre dieci anni per attestarsi a 51 anni, convergendo a quella di un altro paese africano, la Nigeria.

Un’enormità che mette in mostra come gli adulatori dei marxisti neri non capiscano nulla.

Il lascito di Mandela è la dimostrazione di come il problema dell’Africa siano gli africani stessi e le ideologie marxiste.

Lui ha vissuto fino a 95 anni, curato da medici bianchi in un ambiente bianco, così come fidel castro. I suoi connazionali non hanno la stessa fortuna

Lo stesso percorso, ovviamente inverso, lo notiamo nella incidenza della Tubercolosi. La stessa malattia che sta mettendo in allarme i medici di Siracusa.

Come sempre dati e numeri, non parole. C’è da preoccuparsi, visto che il nostro premier abusivo ha detto che la Kyenge porterà avanti le politiche di Mandela.

Connessione cubana e terrorismo

Castro e Ruhullah Musavi Khomeini
Castro e Ruhullah Musavi Khomeini

“I popoli ed i governi di Iran e Cuba possono mettere gli Satati Uniti di America in ginocchio”
Fidel Castro

Il terrorismo internazionale è un male che attacca senza fare distinzioni.
E’ un vincolo che unisce quelli che usano la morte e la distruzione come strumenti per seminare terrore tra i popoli che intendono soggiogare.
I bersagli sono, di solito, vittime innocenti usate per lasciare prova tangibile della loro capacità  di arrecare danno. Il terrorismo contemporaneo è uno sforzo mirato a smontare e, al limite, a distruggere l’ordine democratico stabilito. Il suo potere si basa sul grado di freddezza con cui si porta a termine il crimine. Non stiamo parlando di gruppi isolati o di azioni scollegate tra di loro, bensì di una rete internazionale, solidamente strutturata nella quale si ritrovano diverse chiavi di lettura del fenomeno. Mascherate da ideologie o religioni, condividono profondi nessi con il più nefasto dei sentimenti: l’odio.

“Sopra ogni cosa dobbiamo mantenere vivo il nostro odio ed alimentarlo fino al parossismo”, queste sono le parole del guerrigliero Ernesto Che Guevara poco prima della sua morte. Il suo messaggio di addio instava all’uso dell’odio come strumento di lotta. ” L’odio intransigente verso il nemico che porta l’essere umano al di là  delle sue limitazioni e lo fa diventare una fredda e selettiva macchina per uccidere”.

Il macabro messaggio diventò credo ufficiale di ogni cubano inviato a lottare in guerre internazionaliste e nella filosofia di ogni movimento guerrigliero contemporaneo.

Durante gli ultimi 40 anni il terrorismo internazionale ha avuto un nefasto padrino nella figura di Fidel Castro.

Il presidente degli Stati Uniti d’America, George W.Bush, come risposta agli attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001 ha avvertito che non sfuggiranno i colpevoli e nemmeno chi li ospiti o li protegga.
Basta solo dirigere lo sguardo a 90 miglia a sud della Florida per trovare un paradiso per terroristi e fuggitivi che vivono sotto la protezione del regime cubano.
Alla luce dei fatti piu recenti, come l’arresto di Ana Belèn Montes, funzionaria del Dipartimento della difesa (il Pentagono per intenderci) degli Stati Uniti, accusata di essere una spia di Cuba e arrestata dieci giorni dopo gli attacchi dell’11 Settembre, sorgono serie domande.

Castro e Muammar Gheddafi
Castro e Muammar Gheddafi

Che ruolo gioca Fidel Castro nella vendita di informazioni ai paesi terroristi? Gli arresti e le condanne di cinque spie (nella realtà  sono 11 ma non ne è stata fatta menzione alcuna *) della chiamata Rete Avispa e le ammissioni di colpevolezza da parte dei rimanenti sette membri hanno chiarito che piu che spiare gli esuli cubani la priorità  per Cuba era avere informazioni sulle basi militari americane e l’introduzione di armi attraverso le isole della Florida.

L’isola di Cuba per la sua privilegiata vicinanza agli Stati Uniti continua ad essere un trampolino per il contrabbando.

Un giorno prima degli attacchi contro le Torri Gemelle ed il Pentagono è stata pubblicata la notizia dell’arresto di quattro cittadini cinesi responsabili traffico di esseri umani, che, al costo di 60.000 dollari a persona introducevano clandestini in territorio americano facendoli passare per Cuba ed altre isole dei caraibi. Un altro fatto degno di nota: tre cittadini afgani arrestati nelle isole Cayman sono stati accusati di essere entrati in territorio americano in modo illegale, provenienti da Cuba.
Ancora piu preoccupante è la testimonianza di un disertore afgano che si allenava in uno dei campi di Osama Bin Laden nelle montagne di Kunar. Costui ha testimoniato circa la presenza di armi chimiche e mercenari sudanesi, libici e cubani.
Come non credere che Fidel Castro sia ancora una pedina chiave nell’aiuto logistico al terrorismo internazionale?
E’ molto probabile che la disinformazione fornita dalla spia Belen Montes abbia cambiato la percezione generale facendo credere che Castro non rappresenti una minaccia per gli Stati Uniti. Invece il suo arresto subito dopo i fatti dell’11 Settembre evidenziano che la percezione è cambiata.
Il rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano che disegna i profili dei protagonisti del terrorismo mondiale include Cuba nella lista degli stati connessi con il terrorismo.
Il segretario di stato americano alla difesa Donald Rumsfeld ha parlato alla rete televisiva CBS lo scorso anno per evidenziare il collegamento: “sappiamo quali stati figurano nella lista dei paesi terroristi, l’Irak è uno di questi, come la Siria, la Corea del Nord, Cuba e anche la Libia”. Sappiamo che questi stati hanno fornito protezione ed assistenza a organizzazioni terroristiche per portare a termine azioni in altri paesi”.
Il segretario Rumsfeld ha puntualizzato che questi paesi sono molto attivi in programmi di guerra chimica e batteriologica.
Osama Bin Laden è considerato il principale responsabile del crimine che è costato la vita a più di 6000 cittadini civili l’11 Settembre. Ma fatti come questi sono il risultato delle azioni di estremisti che hanno trovato formazione, allenamento, e supporto economico e professionale in una ampia rete internazionale terrorista.

Per piu di 40 anni Cuba è stata una pedina chiave in tale rete del terrore.

 Castro e Saddam Hussein
Castro e Saddam Hussein

Il recente arresto dell’ “ambasciatore” dell’esercito irlandese Niall Connolly, inviato a collaborare con la guerriglia colombiana ha reso pubblico il fatto che il terrorista irlandese Sien Fein da cinque anni vive ed opera a Cuba e ha contattato la guerriglia colombiana con l’aiuto dei servizi segreti cubani. Il ministro degli esteri spagnolo, senza preoccuparsi degli interessi degli investitori spagnoli sull’isola, ha accusato L’Avana di dare asilo e supporto logistico ai terroristi baschi dell’ETA.
Ieng Sary, uno dei capi dei Khmer Rossi, responsabile dell’assassinio di piu di due milioni di cambogiani, ha comprato una fattoria a Cuba per scappare dalla giustizia e “vivere in pace”.
L’FBI ha denunciato che Cuba ospita, come minimo, 77 ricercati dalla giustizia americana.
La visita di Fidel Castro a maggio del 2001 nei paesi arabi e le sue provocatorie dichiarazioni contro il governo americano, danno la prova del ruolo che ancora oggi Cuba gioca come epicentro del terrorismo internazionale. Secondo il giornale Ettelaat, Fidel Castro è stato ricevuto da centinaia di studenti dell’Università  Tarbiate-Modarres a Teheran, che urlavano: “guerriglia! Guerriglia!”. La risposta del padrino del narco-terrorismo è stata, secondo il giornale Kayhan: “Solo rimane uno Sha nel mondo, e quello Sha è l’imperialismo americano!”..vicino alla mia patria. E’ uno Sha sfruttatore, e così come quello dell’Iran è stato abbattuto, anche questo Sha cadrà “.

Il collegamento cubano con il terrorismo internazionale nacque agli inizi degli anni sessanta. Sotto la copertura di medici e insegnanti migliaia di cubani furono inviati in Algeria.

Solo due anni più tardi ci fu il golpe marxista in quella regione.

Il nuovo leader di Zanzibar si appropriò dell’isola africana nel 1964 dopo aver trascorso tre anni allenandosi a Cuba con i suoi uomini.
John Okello scatenò un massacro paragonabile a quello di Fidel Castro quando prese il potere nel 1959. Attraverso il terrore Cuba contribuì a creare una solida base operativa per penetrare nel continente africano dando così inizio all’esportazione di guerriglieri a poco prezzo, per cortesia di Fidel Castro.
In Guinea i consiglieri cubani erano i “genizaros” che accompagnarono Francisco Macias Nguema fino al termine del suo regno del terrore, responsabile della morte di 50 mila dei 350 mila cittadini della ex colonia spagnola.
Nell’estate del 1968 si allargò il raggio d’azione.
L’Unione Sovietica, che grazie ai generosi sussidi economici tolse a Cuba la sua autodeterminazione, chiese a Fidel Castro di consegnare le redini della sua politica al Cremlino e di mettere i suoi servizi segreti a disposizione del KGB. Proprio durante quell’estate, i comunisti arabi riuniti a Mosca, ricevettero l’ordine di infiltrare spie nel movimento armato palestinese.
Il padrone sovietico impartiva gli ordini e Cuba li eseguiva, rendendo il suo territorio terreno di addestramento di terroristi delle piu varie tendenze e nazionalità .
Le basi per queste operazioni sovversive si crearono nel gennario del 1966.
Alla Conferenza Tricontinentale all’Avana, alla quale assistettero 513 delegati rappresentanti di 83 gruppi del terzo mondo: alla base vi era la convinzione di intraprendere la lotta armata contro l’imperialismo; Fidel Castro apriva le porte di Cuba al terrorismo con il suo appoggio incondizionato a tutti i movimenti rivoluzionari del mondo.
Da quel momento il nuovo fronte era un’organizzazione, con sede a Cuba, di solidarietà  con i paesi africani, asiatici e latinoamericani, conosciuta col nome di OSPAAL. Il suo primo segretario generale fu il rinomato assassino Osmany Cienfuegos. La sua crudeltà  nel rinchiudere piu di 100 prigionieri in un camion chiuso ermeticamente e la conseguente morte per asfissia di molti di questi, gli conferiva tutti i titoli per questo nuovo incarico.
La sinistra radicale d’Africa, Europa, Asia, Nord e Sud America, è rimasta unita a benedire Fidel Castro nel suo avvilente linguaggio della violenza.
Vennero scatenati disordini in Francia, Germania, nelle Università  degli Stati Uniti e in Turchia. Il rumore delle armi scosse anche il Giappone con in testa l’estremista Zengakuren. Scoppiò la violenza nei territori baschi ed in Irlanda del Nord.

In ogni singolo focolaio è stata provata la presenza cubana.

Castro e Yasser Arafat
Castro e Yasser Arafat

La dottrina del libro rosso di Mao Tse Tung e la logorroica retorica di Fidel Castro contaminavano le menti dei giovani e nel frattempo a Beirut, George Habash inaugurava un nuovo stile di terrorismo mandando un commando a dirottare un aereo di El Al a Roma, dove un altro protetto di Fidel Castro, lo stravagante miliardario Giangiacomo Feltrinelli, faceva pubblicamente appello alla guerra di guerriglia.
A Rio de Janeiro, Carlos Maringhella pubblicò il mini manuale della guerriglia, e L’Avana si incaricò della sua distribuzione. Fidel Castro riceveva migliaia di tecnici sovietici che imponevano la volontà  del Cremlino.
Fra i piu importanti vi era Victor Simenov il quale fu messo a capo della Direzione Generale della controintelligenza cubana (DGI).
Tutti i movimenti terroristi internazionali dell’epoca avevano un debito con L’Avana. Tutti ricevevano addestramento a Cuba nonchè aiuti economici e logistici nelle ambasciate cubane in tutto il mondo.
Un colonnello del KGB, certo Vadim Kotchergine fu incaricato di fare in modo che Fidel Castro non mettesse in atto le sue volontà  di distruzioni apocalittiche.
La richiesta di Castro a Nikita Kruschev di lanciare missili verso gli Stati Uniti durante la Crisi di Ottobre, era un avvertimento per i sovietici a non lasciare libertà  di movimento al “pazzo caraibico”.

Nei primi anni settanta, un disertore della DGI, Orlando Castro Hidalgo, testimoniò davanti al Senato americano. Castro Hidalgo illustrò la complessa rete d’appoggio che offriva Cuba tramite le sue ambasciate ai movimenti terroristici.
Denaro, biglietti aerei, alloggio, passaporti e visti erano solo alcune delle agevolazioni che Cuba dispensava generosamente, mentre la sua popolazione era vittima della povertà , ufficializzata dalla tessera di razionamento.
Più tardi il suo superiore comandante e capo della missione cubana in Francia, Armando Lopez Orta, un generale della DGI che operava con il nome in codice di “Archimede”, fu espulso dalla Francia per aver dato appoggio logisitico a Carlos Ilich Ramirez, il noto terrorista venezuelano (ricordatevi la nazionalità  e fate il paio con chavez) detto “lo sciacallo”. Le ambasciate cubane in tutto il mondo alimentavano una complessa rete di terroristi e iniziarono anche ad attuare un reclutamento su larga scala.
Un altro ufficiale della DGI, Adalberto Quintana si rendeva importante per lo sviluppo di una complessa rete che si espandeva per il mondo molto velocemente. Le “Brigadas Venceremos” vennero create con lo scopo di destabilizzare il “nemico del nord”. Migliaia di studenti americani furono addestrati all’arte di creare caos in grande scala, nel fomentare rivolte e azioni violente. Esistono documenti che che raccolgono le lezioni che venivano impartite a Cuba nei campi di addestramento: gli ingenui americani venivano illusi di fatti come in mancanza d’armi un pezzo di legno con un chiodo può essere efficace come una pistola.
Più tardi sarebbero stati i sandinisti e i palestinesi coloro che avrebbero goduto le maggiori attenzioni per quanto riguardava l’addestramento. I militari che portarono il terrore in Nicaragua nell’epoca sandinista furono tutti addestrati a Cuba.
Poi sarebbe arrivato Yasser Arafat insieme a George Habash all’Avana per creare le basi di quello che sarebbe stato l’inizio di una lunga e continua cooperazione cubana con i movimenti palestinesi e i regimi terroristici medio orientali che ancora oggi sono al potere. La complessa rete d’appoggio offerta dalle ambasciate cubane alla Siria ed al Libano è servita da ombrello per i gruppi terroristici del medio oriente.
Negli Stati Uniti l’allora ambasciatore cubano all’Onu, Ricardo Alarcon, appoggiava apertamente i palestinesi. L’ambasciata cubana a Cipro si incaricava di sommistrare armi all’OLP.
Nel 1978 come documentato dalla stampa libanese, arrivarono i primi “consiglieri” cubani nei campi di addestramento dell’OLP.
Nello stesso anno l’agenzia Reuters confermava che migliaia di adepti dell’OLP riceveva addestramento a Cuba.
Era il risultato dell’accordo firmato da Castro e Arafat per la cooperazione militare e la fornitura di armi ai territori palestinesi.
Fidel Castro non tarda² a manifestare per l’ennesima volta il suo antiimperialismo denunciando gli accordi di Camp David qualificandoli di “tradimento” ( e la spinta della sinistra mondiale li fecero naufragare quando sembrava che la pace fosse a portata di mano, ndr).
Un anno dopo il giornale inglese The Economist rivelava prove inconfutabili circa la cooperazione tra Cuba ed OLP per offrire addestramento ai guerriglieri.
Questa volta lo scenario sarebbe stato il centro america. Ancora la piaga dei conflitti armati che minacciava l’emisfero occidentale aveva le sue origini all’Avana.
Nello Yemen del sud si era creato un altro fronte di cooperazione con Cuba.
Ricevevano addestramento di guerriglia da istruttori cubani i tedeschi de Baader Meinhof fino ai giapponesi, turchi, iraniani, armeni, curdi, italiani e francesi.
In Algeria si sono create condizioni simili per l’addestramento del fronte Polisario con l’aiuto di personale cubano sotto le spoglie di medici e maestri.
Nel 1980 quando Muammar Gheddafi accolse sotto la sua protezione i terroristi baschi 150 istruttori cubani vennero incaricati di addestrare i baschi che ancora oggi seminano terrore in Spagna.
La cooperazione di Cuba con la Siria e Libano si sarebbe rivelata importante nella destituzione dello Sha di Persia in Iran.
Le attività  giunsero al punto che, secondo il giornale svizzero Journal de Geneve, dei missili Sam trasportati a bordo di navi sovietiche insieme a un contingente che sbarcò nel paese arabo con passaporti falsi, permessi di lavoro e ottima conoscenza dei dialetti e delle abitudini dei diversi paesi della zona.
Cortesia di Cuba, molti di loro erano stati perfettamente addestrati nell’arte della guerriglia urbana, la lotta nel deserto, operazioni di demolizione e sabotaggio a installazioni petrolifere etc.
Queste tattiche, più tardi, sarebbero state insegnate ai guerriglieri colombiani delle FARC (Fuerzas armadas revolucionarias colombianas) e all’ELN Esercito di liberazione nazionale che ancora oggi mantengono attive basi a Cuba.
In quel periodo sorgono in tutta Cuba campi che sono stati utilizzati per l’addestramento di diversi gruppi latinoamericani come i Montoneros argentini, i Tupamaros uruguaiani e Sendero Luminoso in Perà¹.
In meno di 3 mesi si rendeva un giovane inesperto in un’autorità  nell’uso di esplosivi, sabotaggi e guerriglia urbana.
Ancora una volta Cuba era responsabile dello spargimento di sangue nel continente americano. E negli anni 80 l’esportazione del terrore prese una piega militarista quando le truppe cubane giunsero in Africa e nei paesi arabi.
Fonti della NATO a Bruxelles informarono che tra i cadaveri recuperati nello Yemen del Nord c’erano dei cubani.
Più tardi il conflitto angolano lasciò una scia di morte e devastazione con l’aiuto di truppe cubane.
Fidel Castro, come Osama Bin Laden è un elemento dannoso che si nutre dell’odio per imporre le sue terribili dottrine.
Entrambi pretendono dominare le società  libere attraverso il terrore. Entrambi hanno passato le frontiere dei loro feudi per diffondere il terrore nell’umanità .
Nell’ultimo vertice Iberoamericano a Panama, il presidente del Salvador, Francisco Flores ha avuto il coraggio di affrontare il dittatore cubano e di ricordargli la sua responsabilità  nell’aver sparso tanto sangue nel Salvador mentre tanti altri presidenti codardi sono rimasti zitti.
Il presidente George W. Bush ha detto che questa guerra contro il terrorismo perseguiterà  e punirà  i colpevoli e i loro complici.

C’è una frase che turba in modo particolare il dittatore cubano: “o sono con noi o sono con i terroristi” (il governo italiano ha fatto la sua scelta).
L’enorme file di Fidel Castro indica che al comandante restano pochi amici.

Di Ninoska Perez Castellon Miami, Florida Settembre 2001

Che Guevara: The Killing Machine

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Il cadavere di ernesto che guevara viene esposto nella lavanderia dell’ospedale di Vallegrande il 10 ottobre del 1967. I militari boliviani mostrano il cadavere di guevara steso a torso nudo come il Cristo di Mantegna. Fu definita un abilissimo falso e ci volle il riconoscimento ufficiale da parte del lider maximo fidel castro, molti giorni dopo la morte, a mettere a tacere le voci contrarie

Che Guevara, che tanto fece (o fu poco?) per distruggere il capitalismo, si è convertito in un marchio, quintessenzialmente capitalista. La sua immagine adorna tazze di caffé, accendini, portachiavi, taccuini, cappellini da baseball, cappelli, tovaglioli, borse, te alle erbe e, ovviamente, l’onnipresente maglietta con la foto, scattata da Alberto Korda, dell´idolo socialista con il suo baschetto durante i primi anni della rivoluzione, quando il Che apparve per casualitá nell´obiettivo del fotografo e che ancora è, 38 anni dalla sua morte, il logo del chic rivoluzionario ( o è capitalista?). Sean O´Hagan sostenne sul The Observer che esiste addirittura un sapone in polvere con lo slogan:” Che lava piú bianco”.

I prodotti del Che vengono commercializzati da grandi corporazioni e da imprese piccole, come la Burlington Coat Factory, la quale fece una pubblicitá in televisione nella quale appare un giovane con pantaloni da militare e maglietta del Che o la Flamingo´s Boutique en UNION City, New Jersey, il proprietario della quale rispose alla furia degli esiliati cubani locali con il seguente argomento devastante: “ Io vendo quello che la gente vuole comprare”. Anche i rivoluzionari si unirono a questa frenesia di prodotti – dal “The Che Store”, che vende provvigioni, fino al sito internet che risponde a “tutte le necessitá rivoluzionarie”, e lo scrittore italiano Gianni Miná, il quale ha venduto a Robert Redford i diritti cinematografici del diario del Che riguardo al viaggio lungo l´America del Sud nell´anno 1952 in cambio di poter essere presente durante le riprese del film I diari della motocicletta e che potesse poi produrre un proprio documentario. E come non menzionare poi Alberto Granado, che accompagnó il Che durante il viaggio e adesso consiglia documentaristi, e che si lamentava non molto tempo fa, a Madrid, secondo il quotidiano El Pais, di fronte ad un Rioja e ad un magret d´oca, che l´embargo statunitense nei confronti di Cuba gli rende difficile il guadagno sui diritti (royalties). Per portare l´ironia ancora piú lontano: l´edificio nel quale nacque Guevara nella cittá di Rosario, Argentina, uno splendido immobile del principio del secolo XX situato all´angolo tra Via Urquiza ed Entre Rios, era fino a poco tempo fa occupato dall’amministratrice del fondo privato di pensionamento e assicurazione integrativa Maxima AFJP, una figlia della privatizzazione dei servizi sociali argentini nella decade del 1990.
La metamorfosi di Che Guevara in un marchio capitalista non è nuova, peró il marchio sta conoscendo un rinascimento – un rinascimento decisamente importante, dato che esso ha luogo anni dopo il collasso politico e ideologico di tutto ció che il Che rappresentava. Questa inaspettata sorte è dovuta sostanzialmente a “I diari della motocicletta”, il film prodotto da Robert Redford e diretta da Walter Salles ( È uno dei tre film piú importanti che riguardano il Che realizzato o in fase di produzione negli ultimi due anni; gli altri due sono stati diretti da Josh Evans e Steven Soderbergh.) Molto ben girato tra paesaggi che chiaramente hanno eluso gli effetti erosivi dell´inquinamento capitalista, il film mostra il giovane in un viaggio d’auto-scoperta di sé a misura che la sua coscienza sociale che sta sbocciando, inciampa nello sfruttamento sociale ed economico, e tutto ció prepara il terreno per la riinvenzione dell´uomo il quale Sartre chiamerá alcune volte l´essere umano piú completo della nostra epoca.

Peró, per essere piú precisi, il rinascimento attuale del Che ebbe inizio nel 1997, in occasione del trentesimo anniversario della sua morte, quando ben cinque biografie riempirono le librerie e le sue resta furono scoperte vicino ad una pista d’atterraggio nell´aereoporto di Vallegrande, in Bolivia, dopo che un generale boliviano ritirato, con una rivelazione spettacolarmente opportuna, indicherá l´esatta ubicazione. L´anniversario riportó l´attenzione sulla famosa fotografia di Freddy Alborta del cadavere del Che steso sopra un tavolo, pieno d’escoriazioni, morto e romantico, lucente come Cristo in un quadro del Mantegna.

È normale che gli adepti di un culto non conoscano la vera storia del proprio eroe. (Molti rastafari rinuncerebbero a Haile Selassie se avessero una minima idea di ció che fu in realtá). Non sorprende che i seguaci contemporanei di Guevara, i suoi nuovi ammiratori post comunisti, ingannino se stessi nell´afferrarsi ad un mito – eccezion fatta per i giovani argentini che intonano un’espressione con rima perfetta: “ Ho una maglietta del Che e non so perché”.

Si consideri qualcuno degli individui che recentemente hanno mostrato o invocato il ritratto di Guevara come emblema di giustizia e ribellione contro l´abuso di potere. Nel Libano, alcuni manifestanti che protestavano contro la Siria di fronte alla tomba dell´ex primo ministro Rafiq Hariri portavano l’immagine del Che. Thierry Henry, un giocatore di calcio, francese, che gioca nell´Arsenal, in Inghilterra, partecipó ad un importante gala organizzato dalla FIFA, l´associazione mondiale del calcio, indossando una maglietta rossa e nera del Che. In una recente rassegna pubblicata sul New York Times riguardo a Land of the Dead di George A. Romero, Manohla Dargis risaltava il fatto che “qui, il maggior impatto puó essere quello della trasformazione di uno zombi nero in un virtuoso leader rivoluzionario”, e aggiunse: “ Credo che dopo tutto, il Che vive veramente”.

L´eroe calcistico Maradona ha ostentato l´emblematico tatuaggio del Che sul braccio destro durante un viaggio in Venezuela dove incontró Hugo Chavez. A Stavropol, nel sud della Russia, alcuni manifestanti, che reclamavano il pagamento in denaro dei benefici del benessere sociale, occuparono la piazza centrale con bandiere del Che. A San Francisco, City Lights Books, il sito leggendario della letteratura beat, invita i visitatori ad una sezione dedicata all´America Latina nella quale metá degli scaffali è occupata da libri sul Che. José Luis Montoya, un ufficiale di polizia messicano che combatte il crimine associato con la droga a Medicali, porta una bandana del Che perché lo fa sentire piú forte. Nel campo di rifugiati di Dheisheh, sulla sponda occidentale del fiume Giordano, gli affezionati del Che adornano un muro che rende tributo all’Intifada. Una rivista domenicale dedicata alla vita sociale a Sydney, Australia, elenca i tre invitati ideali ad una cena: Alvar Aalto, Richard Branson, e Che Guevara. Leung Kwok-hung, il ribelle eletto nella giunta legislativa di Hong Kong, sfida Pechino vestendo una maglietta del Che. In Brasile, Frei Betto, consigliere del Presidente Lula da Silva e incaricato del programma d’alto profilo “Fame zero”, afferma che “dovremmo prestare meno attenzione a Trotsky e molta di piú a Che Guevara.” E la cosa piú stupenda di tutte, nella cerimonia di quest´anno dei premi dell´Accademia, Carlos Santana e Antonio Banderas interpretarono la canzone principale del Film “I diari della motocicletta”: Santana sì presentó con una maglietta del Che e un crocefisso. Le manifestazioni del nuovo culto del Che sono ovunque. Una volta di piú il mito sta appassionando ad individui che lottano per cause che per la maggior parte rappresentano esattamente l´opposto di ció che era Guevara.

Nessun uomo difetta di alcune qualitá attenuanti. Nel caso di Che Guevara, queste qualitá possono aiutarci a misurare l´abisso che separa la realtá dal mito. La sua onestá (intendo: onestá parziale) significa che lasció testimonianza scritta delle sue crudeltá, incluse cose molte brutte, anche se non le peggiori. Il suo coraggio – che Castro descrisse come “la sua maniera, nei momenti difficili e pericolosi, di far le cose piú difficili e pericolose” – significa che non visse per assumere le piene responsabilitá per l´inferno di Cuba. Il mito puó dir tanto a proposito di un’epoca come la veritá. Ed è cosí che grazie anche alla sua scomparsa prematura, possiamo sapere esattamente quanto vengono ingannati molti dei nostri contemporanei riguardo a molte cose.

Guevara si puó essere innamorato della sua morte, peró era innamorato molto di piú della morte aliena. Nell´aprile del 1967, parlando per esperienza, riassunse la sua idea omicida di giustizia nel suo “Messaggio alla Tricontinental”: “L´odio come fattore di lotta; l´odio intransigente verso il nemico, che pulsa piú in lá delle limitazioni dell´essere umano e lo converte in un’effettiva, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere”. I suoi primi scritti si presentano pure intrisi di questa violenza retorica e ideologica. Anche se la sua ex ragazza Chichina Ferreyra dubita che nella versione originale dei diari del suo viaggio in motocicletta contenga l´osservazione “ sento che le mie narici si dilatano nell´annusare l´amaro odore della polvere e del sangue del nemico, “ Guevara condivise con Granado in quella sua giovane etá quest’esclamazione: “ Rivoluzione senza sparare un tiro? Sei pazzo.” In altre occasioni il giovane boheme sembrava incapace di distinguere tra la frivolezza della morte come uno spettacolo e la tragedia delle vittime di una rivoluzione. In una lettera a sua madre nel 1954, scritta in Guatemala, dove fu testimone della caduta del governo rivoluzionario di Jacobo Arbenz, scrisse:” Qui è stato molto divertente con spari, bombardamenti, discorsi e altre schermaglie che hanno tagliato la monotonia nella quale vivevo”.

La posizione di Guevara quando viaggiava con Castro dal Messico a Cuba a bordo del Granma è catturata in una frase di una lettera a sua moglie che redazionó il 28 di gennaio del 1957, non molto tempo dopo esser sbarcato, pubblicata nel suo libro Ernesto: Una Biografia di Che Guevara nella Sierra Maestra: “Sono nella manigua cubana, vivo e coperto di sangue”. Questa mentalitá era stata rinforzata dalla sua convinzione che Arbenz aveva perso il poter perché aveva sbagliato nel non uccidere tutti i suoi potenziali nemici. In una lettera precedente alla sua ex ragazza Tita Infante aveva osservato che “ Se queste fucilazioni avessero avuto luogo, il governo avrebbe conservato la possibilitá di contraccambiare le botte prese”. Non sorprende che durante la lotta armata contro Batista, e poi tra l´ingresso trionfale a L´Habana, Guevara assassinará o supervisionerá le esecuzioni frutto di un giudizio sommario di moltissime persone – nemici comprovati, meri sospettati e coloro che si trovavano al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Nel Gennaio del 1957, cosí come indica il suo diario dalla Sierra Maestra, Guevara sparó ad Eutimio Guerra perché sospettava che egli stesse passando informazioni: “ Mi son levato il problema di torno sparandogli un colpo con una pistola calibro 32 nella tempia destra, con un buco di uscita nel lobo temporale destro…le cose in suo possesso passarono in mio potere”. Piú tardi uccise a pisolate Aristidio, un contadino che espresse il desiderio di andarsene, quando i ribelli proseguivano il cammino. Mentre si domandava se questa vittima in particolare “ era in realtá sufficientemente colpevole per meritare la morte”, non vacilló nell´ordinare la morte d’Echeverria, il fratello di uno dei suoi camerata, per ragioni di crimine non specificato: “Doveva pagare il prezzo.“. In altri momenti simulerá esecuzioni senza portarle a fine, come metodo di tortura psicologica.

Luis Guardia e Pedro Corzo, due investigatori che lavorano in Florida per un documentario su Guevara, hanno ottenuto la testimonianza di Jaime Costa Vazquez, un ex comandante dell´esercito rivoluzionario conosciuto come “El Catalan”, il quale sostiene che molte delle esecuzioni attribuite a Ramiro Valdes (futuro ministro degli Interni di Cuba) furono responsabilitá dirette di Guevara, dovuto al fatto che Valdes si trovava sotto i suoi ordini sulle montagne. “Di fronte al dubbio, uccidilo” furono le istruzioni del Che. Alla vigilia della vittoria, secondo Costa, il Che ordinó l´esecuzione di un par di dozzine di persone a Santa Clara, in Cuba centrale, verso dove aveva marciato la sua colonna come parte di un´assalto finale contro l´isola. Alcuni di loro furono uccisi in un Hotel, come scritto da Marcelo Fernandes-Zayas, altro ex rivoluzionario che poi si convertirá in giornalista (aggiungendo che tra le persone uccise c´erano dei contadini conosciuti come casquitos che si erano uniti all´esercito semplicemente per sfuggire alla disoccupazione).

Peró la “fredda macchina per uccidere” non dette mostra di tutto il suo rigore fino a che, immediatamente dopo il collasso del regime di Batista, Castro lo mise a carico della prigione de La Cabaña. (Castro aveva un buon occhio clinico per scegliere la persona perfetta per proteggere la rivoluzione contro l´infezione.) San Carlos de La Cabaña è una fortezza di pietra che fu utilizzata per difendere La Habana dai pirati inglesi nel secolo XVIII; piú tardi sará convertita in un quartiere militare. In un modo che evoca il pauroso Lavrenti Beria, Guevara presedette durante la prima metá del 1959 uno dei periodi piú oscuri della rivoluzione. José Vilasuso, avvocato e professore nell’Universitá Interamericana di Bayamón in Puerto Rico, il quale apparteneva al gruppo incaricato del processo di giudizio sommario a La Cabaña, mi disse recentemente che:

“Il Che diresse la Comisión Depuradora. Il processo si avvaleva della legge della sierra: tribunale militare di fatto e non giuridico, e il Che ci raccomandava di farci guidare dalla convinzione. Ossia: “Sappiamo che tutti sono degli assassini, quindi procedere radicalmente è la parte rivoluzionaria”. Miguel Duque Estrada era il mio capo immediato. La mia funzione era quella d’istruttore. Significava legalizzare professionalmente la causa e passarla al ministero fiscale, senza giudizio proprio alcuno. Si fucilava dal lunedí al venerdí. Le esecuzioni si portavano a fine di prima mattina, poco dopo di dettare sentenza e dichiarare senza possibilitá d’appello. Nella notte piú sinistra che ricordo furono eseguite 7 fucilazioni”.

Javier Arzuaga, il cappellano basco che portava conforto ai condannati a morte e che fu presente personalmente in dozzine d’esecuzioni, parló con me recentemente da casa sua in Puerto Rico. Ex sacerdote cattolico di settantacinque anni d´etá, il quale si descrive come “piú vicino a Leonardo Boff e alla sua Teologia della Liberazione che all´ex Cardinale Ratzinger, “Arzuaga ricorda che:

“Il carcere di La Cabaña si mantenne pieno fino a scoppiare. Circa 800 uomini pressati in uno spazio pensato per non piú di 300: Militari battistiani o membri di alcuni dei corpi di polizia, alcuni “chivatos”, giornalisti, impresari o commercianti. Il giudice non doveva essere uomo di legge; sí, nivee, appartenere all´esercito ribelle, come i compagni che occupavano con lui il tavolo del tribunale. Quasi tutte le udienze d’appello furono presiedute da Che Guevara. Non ricordo nessun caso la sentenza del quale fu revocata in quegli appelli. Tutti i giorni visitavo la “galleria della morte” dove rimanevano i prigionieri dalla sentenza fino alla morte. Corse voce che io ipnotizzassi i condannati prima di uscire verso la parete e che per questo motivo erano le cose tanto facili, senza scene sgradevoli, e Che Guevara dette ordine che nessuno fosse condotto alla parete senza che io fossi presente. Assistetti a 55 fucilazioni fino il mese di maggio, quando me ne andai. Questo non significa che non si continuasse a fucilare. Herman Marks era un americano, si diceva che fosse profugo della giustizia. Lo chiamavamo “el carnicero” perché godeva gridando “plotone, attenzione, su il fucile, puntare, fuoco”. Conversai piú volte con il Che al fine di intercedere per determinate persone. Ricordo molto bene il caso di Ariel Lima che era minorenne, peró fu inflessibile. Lo stesso posso dire di Fidel Castro, il quale interpellai per gli stessi propositi. Ne soffrii un trauma. Alla fine di maggio mi sentivo male e mi fu consigliato di abbandonare la parrocchia di Casa Blanca, nei limiti della quale si trovava La Cabaña e che io avevo servito negli ultimi tre anni. Me ne andai in Mexico per un trattamento. Quando ci salutammo, Che Guevara mi disse che eravamo andati d´accordo, cercando entrambi di prendere l´uno dal suo campo per attrarlo nel campo dell´altro. “Abbiamo fallito entrambi. Quando ci togliamo le maschere che abbiamo portato saremo nemici, uno di fronte all´altro”.

Quanta gente fu assassinata a La Cabaña? Pedro Corzo parla di circa 200, e cosí pure Armando Lago, un professore d’economia in pensione che ha compilato una lista di 179 nomi come parte di uno studio di 9 anni sulle esecuzioni avvenute a Cuba. Vilasuso mi disse che quattrocento persone furono uccise tra il mese di gennaio e la fine di giugno del 1959 ( quando il Che lasció l´incarico a La Cabaña). I contatti segreti inviati dall´ambasciata degli Stati Uniti a La Habana al Dipartimento di Stato a Washington parlano di “piú di 500.” Secondo Jorge Castañeda, uno dei biografi di Guevara, un cattolico basco simpatizzante della rivoluzione, il caduto Padre Iñaki de Aspiazú, parlava di settecento vittime. Felix Rodriguez, un agente della CIA che fu parte del gruppo incaricato della cattura di Guevara in Bolivia, mi disse che rinfacció al Che, dopo la sua cattura, “le duemila e piú” esecuzioni delle quali fu responsabile durante la sua vita. “ Disse che erano tutti agenti della CIA e no si riferí alla cifra,” ricorda Rodriguez. Le cifre maggiori possono includere esecuzioni che ebbero luogo nei mesi posteriori alla data nella quale il Che smise di essere a capo della prigione.

Tutto ció ci porta di riflesso a Carlos Santana e al suo elegante indumento del Che. In una lettera aperta pubblicata sul The new Herald il 31 di Marzo di quest´anno, il gran musicista jazz Paquito D Rivera rimproveró a Santana il modo in cui era vestito durante la cerimonia dei Premi Oscar, e aggiunse: “ Uno di quei cubani fu mio cugino Bebo, imprigionato lí proprio per il suo essere cristiano. Mi racconta sempre con amarezza come ascoltava dalla sua cellula al sorgere del sole le fucilazioni senza giudizio di molte che morivano gridando “Viva Cristo Re!”.

L´ansia di potere del Che aveva altre maniere d’espressioni oltre l´assassinio. La contraddizione tra la sua passione nel viaggiare – una specie di protesta contro le limitazioni dello stato – nazione – e il suo impulso nel convertirsi in uno stato schiavizzante in relazione alle altre persone è patetico. Nello scrivere a proposito di Pedro Valdivia, il conquistatore del Cile, Guevara rifletteva: ” Apparteneva a quella classe speciale di uomini che la specie produce ogni tanto, nei quali la ricerca del potere illimitato è cosí estrema che qualsiasi sofferenza per ottenerlo sembra naturale.“. Avrebbe potuto descrivere se stesso. In ogni tappa della sua vita adulta, le sue megalomanie si manifestavano nell´impulso depredatore per impossessarsi delle vite e delle proprietá delle altre persone, e di abolire la loro libera volontá.

Nel 1958, dopo la presa della cittá di Sancti Spiritus, Guevara tentó senza successo di imporre una specie di sharia, regolando le relazioni tra gli uomini e le donne, l´uso di alcol, e il gioco informale – un puritanesimo che non caratterizzava precisamente il suo proprio modo di vivere. Ordinó pure ai propri uomini che assaltassero banche, una decisione che giustificó in una lettera ad Enrique Oltuski, un subordinato, nel novembre di quell´anno: ”Le masse che lottano sono d´accordo con gli assalti alle banche perché nessuno di loro tiene un centesimo nelle stesse.“. Quest’idea della rivoluzione come una licenza per rassegnare le proprietá secondo convenienza condusse il puritano marxista ad impossessarsi della casa di un emigrante grazie al trionfo della rivoluzione.

L´impulso di togliere agli altri la loro proprietá e di reclamare la proprietá del territorio di altri fu un punto centrale della politica oppressiva di Guevara. Nelle sue memorie, il leader egiziano Gamal Abdel Nasser racconta che Guevara gli domandó quante persone avessero abbandonato il suo paese a causa della riforma agraria. Quando Nasser replicó nessuna, il Che rispose arrabbiato che il modo di misurare la profonditá del cambio è per mezzo del numero d’individui “ che sentono che non c´è posto per loro nella nuova societá.“. Quest’istinto depredatore raggiunse un´apoteosi nel 1965, quando cominció a parlare, come Dio, dell´”Uomo Nuovo” che lui e la sua rivoluzione creeranno.

L´ossessione del Che per il controllo collettivista lo portó a collaborare alla formazione di un apparato di sicurezza che fu creato per soggiogare 6 milioni e mezzo di cubani. All´inizio del 1959, una serie di riunioni segrete ebbe luogo a Tarará, vicino a La Habana, nella casa nella quale il Che si ritiró temporaneamente per recuperarsi da una malattia. Lí fu dove i leaders principali, incluso Castro, disegnarono lo stato poliziesco cubano. Ramiro Valdes, subordinato del Che durante la guerriglia, venne posto al comando del G-2, un corpo inspirato alla Cheka. Angel Ciutah, un veterano della guerra civile spagnola inviato dai sovietici che era stato molto vicino a Ramon Mercader, l´assassino di Trotsky, e che piú tardi intavolerá amicizia con il Che, disimpegnó una carta fondamentale nell’organizzazione del sistema, assieme a Luis Alberto Lavanderia, il quale aveva servito il capo a La Cabaña. Lo stesso Guevara si fece carico del G-6, il gruppo il quale aveva il compito di indottrinare ideologicamente le forze armate. L´invasione contrastata dagli Stati Uniti della Baia dei Porci nell´aprile del 1961 sì convertí nell´occasione perfetta per consolidare il nuovo stato poliziesco, con l´arruolamento di decine di migliaia di cubani e una nuova serie d’esecuzioni. Come lo stesso Guevara si espresse all´ambasciatore sovietico Sergei Kudriavtsev, i controrivoluzionari mai piú “sarebbero tornati ad alzare la testa.“.

“Controrivoluzionario” è il termine che si applicava ad ognuno che si distanziasse dal dogma. Era l´equivalente comunista di “eretico.”. I campi di concentramento erano una forma nella quale il potere dogmatico era impiegato per sopprimere il dissenso. La storia attribuisce al generale spagnolo Valeriano Weyler, il capitano generale di Cuba alla fine del secolo diciannovesimo, il fatto di aver usato per primo la parola “concentramento” per descrivere la politica di circondare le masse di potenziali oppositori – nel suo caso i simpatizzanti del movimento indipendentista cubano – con filo spinato e palizzate. Che ironico ( e appropriato) che i rivoluzionari di Cuba piú di mezzo secolo piú tardi continuassero con questa tradizione locale. All´inizio la rivoluzione mobilitó i volontari per costruire scuole e per lavorare nei porti, piantagioni, e fabbriche – tutte squisite opportunitá fotografiche per il Che scaricatore di porto, per il Che falciatore di canne, il Che fabbricante di tele. Non passó molto tempo, prima che il lavoro volontario lo divenisse un poco meno: il primo accampamento di lavori forzati, Guanahacabibes, si situava nella Cuba occidentale fino alla fine del 1960. Cosí spiegava il Che la funzione disimpegnata di questo metodo di sconfinamento: “ A Guanahacabibes si invia la gente che non deve finir in carcere, la gente che ha commesso mancanze contro la morale rivoluzionaria di maggiore o minore grado…è un lavoro duro, non bestiale”.

Quest´accampamento fu il precursore del confinamento sistematico, a partire dal 1965 nella provincia di Camagüey, di dissidenti, omosessuali, vittime dell´AIDS, cattolici, Testimoni di Geova, sacerdoti afro cubani, e altre scorie per lo stile, sotto la bandiera delle Unitá Militari d’Aiuto e Protezione (UMAP). Stipati in autobus e camion, i “disadattati” saranno trasportati con la pistola puntata contro nei campi di concentramento organizzati sulla base del modello di Guanahacabibes. Alcuni non torneranno; altri saranno violentati, picchiati, o mutilati; e la maggioranza rimarrà traumatizzata per tutta la vita, come il filmato documento di Nestor Almendros Conduca Impropia lo mostrerá al mondo intero, un paio di decine di anni dopo.

In questo modo, la rivista Time sembra essersi sbagliata nell´agosto 1960, quando descrisse la divisione del lavoro della rivoluzione come una nota a pié di pagina presentando il Che come il “cervello”. Fidel Castro come “il cuore” e Raul Castro come “il pugno”. Pero la percezione rivelava il ruolo cruciale di Guevara nel fare di Cuba un bastione del totalitarismo. Il Che era in qualche modo un candidato improbabile per la purezza ideologica, dato il suo spirito boheme, peró durante gli anni d’allenamento in Mexico e nel periodo risultante di lotta armata in Cuba emerse come l´ideologo comunista localmente innamorato dell´Unione Sovietica, in gran misura per il fastidio di Castro e degli altri che erano essenzialmente opportunisti disposti a utilizzare qualsiasi mezzo necessario per guadagnare potere. Quando gli aspiranti rivoluzionari furono arrestati in Mexico nel 1956, Guevara fu l´unico ad ammetter il fatto d’essere comunista e che stava studiando russo. ( Parló apertamente della sua relazione con Nikolai Leonov dell´ambasciata sovietica.) Durante la lotta armata in Cuba, forgió una ferrea alleanza con il Partito socialista popolare (il partito comunista dell´isola) e con Carlos Rafael Rodriguez, che ebbe un ruolo importante nella conversione del regime di Castro al comunismo.

Questa fanatica disposizione convertí il Che in una parte essenziale della “sovietizzazzione” della rivoluzione che si era vantato ripetutamente del suo carattere indipendente. Poco dopo che “los barbudos” arriveranno al potere, Guevara partecipó alla negoziazione con Anastas Mikoyan, il vice primo ministro sovietico, il quale visitó Cuba. A lui venne affidata la missione di promuovere le negoziazioni sovietico-cubane durante una visita a Mosca nella fine del 1960. ( La stessa fu parte di un lungo viaggio nel quale la Corea del Nord di Kimm II Sung fu il paese che piú lo impressionó.) Il secondo viaggio in Russia di Guevara, nell´agosto del 1962, fu ancora piú indicativo, a ragione del fatto che lui stesso firmó l´accordo per convertire Cuba in un’avanguardia di spiaggia nucleare sovietica. Si incontró con Khrushchev a Yalta per finalizzare i dettagli riguardo un’operazione che giá era iniziata e che comprendeva l´introduzione nell´isola di quarantadue missili sovietici, la metá dei quali erano armati con testate nucleari, cosí come basi di lancio e quarantaduemila soldati russi. Mettendo sotto pressione glia alleati sovietici con il pericolo che gli Stati Uniti potessero scoprire quello che stava succedendo, Guevara ottenne garanzie che la marina sovietica sarebbe intervenuta – in poche parole, che Mosca era preparata per andare in guerra.

Secondo la biografia di Guevara di Philippe Gavi, il rivoluzionario si era vantato del fatto che “ il suo paese si mostrava desideroso di rischiare tutto in una guerra atomica di inimmaginabile capacitá distruttiva per difendere un principio.“. Subito dopo la fine della crisi dei missili cubani – quando Khrushchev rinnegó la promessa fatta a Yalta e negozió un accordo con gli Stati Uniti alle spalle di Castro che includeva la rimozione dei missili statunitensi dalla Turchia – Guevara disse ad un giornale comunista britannico: “ Se i razzi fossero rimasti, gli avremmo utilizzati tutti e diretti contro il cuore stesso degli Stati Uniti, incluso New York, in difesa contro l´aggressione.“. E un paio d’anni piú tardi, nelle Nazioni Unite, fu fedele al suo modo d’essere: “ Come marxisti abbiamo sostenuto che la coesistenza pacifica tra le nazioni non includa la coesistenza pacifica tra gli sfruttatori e lo sfruttato.“.

Guevara prese le distanze dall´Unione Sovietica negli ultimi anni della sua vita. Lo fece per ragioni sbagliate, incolpando Mosca per l´essere troppo morbida ideologicamente e diplomaticamente, e di fare troppe concessioni – a differenza della Cina maoista, nella quale vide un rifugio dell’ortodossia. Nell´ottobre del 1964, una memoria scritta da Oleg Daroussenkov, un funzionario sovietico a lui vicino, cita Guevara dicendo: “ Chiedemmo armi ai Cecoslovacchi; e rifiutarono. Poi le chiedemmo ai cinesi; dissero di sí in pochi giorni, e nemmeno vollero essere pagati, dichiarando che non si vendono le armi agli amici. “ In realtá, Guevara fu risentito per il fatto che Mosca stesse sollecitando altri membri del blocco comunista, inclusa Cuba, qualcosa in cambio del suo colossale aiuto e appoggio politico. Il suo attacco finale contro Mosca ebbe luogo in Argelia, nel febbraio del 1965, in occasione di una conferenza internazionale durante la quale accusó i sovietici di adottare la “legge del valore”, sta a significare, il capitalismo. La sua rottura con i sovietici, in sintesi, non fu un grido in favore dell’indipendenza. Fu un urlo nello stile di Enver Hoxha per la totale subordinazione della realtá alla cieca ortodossia ideologica.

Il grande rivoluzionario ebbe un’opportunitá di mettere in pratica la sua visione economica – la sua idea di giustizia sociale – come direttore della Banca Nazionale di Cuba e del Dipartimento dell´Industria dell´Instituto Nazionale della Riforma Agraria alla fine del 1959, e, sin dall´inizio del 1961, come ministro dell´industria. Il periodo nel quale Guevara era a capo della maggior parte dell´economia cubana provocó il quasi totale collasso della produzione di zucchero, il fallimento dell’industrializzazione e l’introduzione del razionamento – tutto questo mentre Cuba era stato uno dei quattro paesi economicamente di maggior successo dell´America Latina sin prima della dittatura di Batista.

Il suo compito come direttore della Banca Nazionale, durante il quale conió biglietti che riportavano la firma “Che”, è stato sintetizzato dal suo assistente, Ernesto Betancourt: ” Riscontrai nel Che un’ignoranza assoluta dei principi piú elementari d’economia”. I poteri di percezione di Guevara rispetto all’economia mondiale furono espressi molto bene nel 1961, durante una conferenza dell´emisfero sud in Uruguay, dove predicó una tassa di crescita per Cuba del 10% “Senza il minimo timore, ” e, per il 1980, un ingresso pro capite maggiore di quello degli “Stati Uniti nell´attualitá.” In veritá, fino al 1997, il trentesimo anniversario della sua morte, i cubani si trovano con una dieta composta da una razione di cinque libbre di riso e una libbra di fagioli al mese; quattro once di carne due volte all´anno; quattro once di pasta di soia alla settimana; e quattro uova al mese.

La riforma agraria tolse la terra ai ricchi, peró la giró ai burocrati, non ai contadini. (il decreto fu redatto nella casa del Che.) Il nome della diversificazione, l´aerea coltivata venne ridotta e la mano d´opera disponibile ridiretta verso altre attivitá. Il risultato fu che tra il 1961 e il 1963, la raccolta si ridusse della metá: appena 3,8 milioni di tonnellate. Era giustificato questo sacrificio per fomentare l’industrializzazione cubana? Sfortunatamente, Cuba difetta di materie prime per l´industria pesante, e, come una conseguenza della ridistribuzione rivoluzionaria, non contava con una moneta forte con la quale acquistarle – o incluso acquistare i prodotti essenziali. Per il 1961, Guevara dovette dare delle spiegazioni imbarazzate ai lavoratori nell´ufficio: “ I nostri camerata tecnici nelle compagnie hanno prodotto un dentifricio…buono come quello precedente; pulisce esattamente allo stesso modo, nonostante che dopo un po´ di tempo diventi come una pietra.“. Nel 1963, tutte le speranze di industrializzare Cuba vennero abbandonate, e la rivoluzione accettó il suo ruolo di provveditrice coloniale di zucchero al blocco sovietico in cambio di petrolio per coprire le proprie necessitá e per rivenderlo ad altri paesi. Durante le tre decadi seguenti, Cuba sopravvivrá in base ad un sussidio sovietico piú o meno tra 65 miliardi e 100 miliardi di dollari.

Avendo fallito come eroe della giustizia sociale, merita Guevara un posto nei libri di storia quale genio della guerra delle guerriglie? Il suo maggiore risultato militare nella lotta contro Batista – la presa della cittá di Santa Clara dopo aver imboscato un treno con rinforzi pesanti – viene seriamente messo in discussione. Numerosi testimoni indicano che il conduttore del treno si arrese anzitempo, accettando regali in cambio. (Gutierrez Menoyo, il quale dirigeva un gruppo guerrigliero differente in quest´area, fa parte di quelli che hanno criticato la storia ufficiale di Cuba riguardo la vittoria di Guevara.) Immediatamente dopo il trionfo della rivoluzione, Guevara organizzó eserciti guerriglieri in Nicaragua, nella Repubblica Dominicana, in Panama, e Haiti – i quali vennero tutti sconfitti e distrutti. Nel 1964, invió il rivoluzionario argentino Jorge Ricardo Masetti verso la morte nel persuaderlo che montasse un attacco contro il suo paese natale dalla Bolivia, poco dopo che la democrazia rappresentativa fosse stata ristabilita in Argentina.

Particolarmente disastrosa si riveló la spedizione nel Congo nel 1965. Guevara si alleó con due ribelli – Pierre Mulele ad Ovest e Laurent Kabila ad Est – contro il non gradito governo del Congo, il quale era sostenuto dagli Stati Uniti, per mezzo di mercenari sudafricani ed esiliati cubani. Mulele aveva preso possesso di Stanleyville prima di essere cacciato via. Durante il suo regno di terrore, cosí come descritto da V.S. Naipaul, assassinó tutti quelli che potevano leggere o che indossavano una cravatta. Per quanto riguarda l´altro alleato di Guevara, Laurent Kabila, si trattava meramente di un pigro e un corrotto per quel tempo; peró il mondo scoprirá negli anni 90 che anche lui era una macchina per uccidere. In ogni caso, Guevara trascorse gran parte del 1965 aiutando i ribelli dell´Est prima di abbandonare il paese in modo indegno. Poco tempo dopo, Motubu arrivó al potere e instauró una tirannia che sarebbe durata decine d’anni. (Nei paesi latinoamericani, Argentina e Perú, le rivoluzioni inspirate dal Che ottennero lo stesso risultato pratico di rinforzare il militarismo brutale per molti altri anni.)

In Bolivia il Che fu nuovamente sconfitto, e per l´ultima volta. Male interpretó la situazione locale. Una riforma agraria aveva avuto luogo alcuni anni prima; il governo aveva rispettato molte delle istituzioni delle comunitá contadine; e l´esercito era vicino agli Stati Uniti nonostante il suo nazionalismo. “Le masse contadine non ci aiutarono nella maniera piú assoluta” fu la malinconica conclusione di Guevara nel suo diario boliviano. Ancora peggio, Mario Monje, il leader locale comunista, il quale non aveva fegato per una guerra di guerriglia dopo essere stato umiliato nei comizi, condusse Guevara verso un’ubicazione vulnerabile nel sud-est del paese. Le circostanze della cattura del Che tra le rovine di Yuro, poco dopo l´essersi riunito con l´intellettuale francese Regis Debray e il pittore argentino Ciro Bustos, entrambi arrestati mentre abbandonavano l´accampamento, furono, come gran parte della spedizione boliviana, cose per affezionati.

Guevara fu sicuramente audace e coraggioso, e rapido nell´organizzare la vita in base a principi militari nei territori sotto il suo controllo, pero non era un Generale Giap. Il suo libro La Guerra delle Guerriglie insegna come le forze popolari possano vincere contro un esercito, che non è necessario aspettare che ci siano le condizioni necessarie visto che un fuoco insurrezionale puó provocarlo, e che il combattimento deve aver luogo principalmente nelle campagne. (Nella sua ricetta per la guerra delle guerriglie, riserva anche per le donne il ruolo di cuoche e infermiere.) Ció nonostante, l´esercito di Batista non era un esercito bensí un corrotto manipolo d’assassini senza motivazioni e mal organizzati; i fuochi guerriglieri, con l´eccezione del Nicaragua, terminarono tutti in cenere per i fuochisti, e l´America Latina si è urbanizzata per un 70% in questi ultimi quattro decenni. Anche in questo, Che Guevara, fu un crudele allucinato.

Negli ultimi decenni del secolo diciannove, Argentina aveva il secondo piú alto tasso di crescita del mondo. Verso il decennio del 1890, il guadagno reale dei lavoratori argentini era superiore a quello degli svizzeri, tedeschi e francesi. Nel 1928, questo paese occupava il dodicesimo posto nel mondo in quanto a PIL pro capite. Questo risultato, che la generazione seguente rovinerá, si dovette in gran misura a Juan Bautista Alberdi.

Come a Che Guevara, Ad Alberdi piaceva viaggiare: camminó attraverso la pampa e i deserti del sud e del nord all´etá di quattordici anni, e tutte le vie di Buenos Aires. Come Guevara, Alberdi di opponeva ad un tiranno, Juan Manuel Rosas. Come il Che, Alberdi ebbe l’opportunitá di aver influenza su un leader rivoluzionario al potere – Justo José de Urquiza, il quale destituí Rosas nel 1852. Al pari di Guevara, Alberdi rappresentó il nuovo governo in tour mondiali, e morí all´estero. Peró a differenza del vecchio e nuovo prediletto della sinistra, Alberdi non uccise mai una mosca. Il suo libro, Base e punto di partenza per l’organizzazione della Repubblica Argentina, fu la base della Costituzione del 1853 che limitó i poteri dello Stato, aprí le porte al commercio, allentó l’immigrazione e assicuró i diritti di proprietá, inaugurando in questo modo un periodo di settanta anni d’assoluta prosperitá. No si intromise negli affari delle altre nazioni, opponendosi alla guerra del suo paese contro il Paraguay. La sua immagine non adorna l´addome di Mike Tyson.

By Alvaro Vargas Llosa

Parola d’ordine : RIDISTRIBUIRE! (a se stessi)

money
Fidel Castro President of Cuba Age:79 capital = $900 million

Comandante since 1959.
We estimate his fortune based on his economic power over a web of state-owned companies including El Palacio de Convenciones, a convention center near Havana; Cimex, retail conglomerate; and Medicuba, which sells vaccines and other pharmaceuticals produced in Cuba. Former Cuban officials living in U.S. assert that he has long skimmed profits.
Castro insists his net worth is zero.
…For another controversial dictator, Fidel Castro, we assume he has economic control over a web of state-owned companies, including El Palacio de Convenciones, a convention center near Havana; Cimex, retail conglomerate; and Medicuba, which sells vaccines and other pharmaceuticals produced in Cuba.
Former Cuban officials insist Castro, who travels exclusively in a fleet of black Mercedes, has skimmed profits from these outfits for years.
To come up with a net worth figure, we use a discounted cash flow method to value these companies and then assume a portion of that profit stream goes to Castro.
To be conservative, we don’t try to estimate any past profits he may have pocketed, though we have heard rumors of large stashes in Swiss bank accounts.
Castro, for the record disagrees, insisting his personal net worth is zero…
Da Forbes

Certo che in paragone i 25 milioni di $ di Berlusconi fanno ridere. Vi ricordo che castro è quell’omuncolo osannato dal 30% dell’unione, quelli che vogliono togliere ai ricchi per dare ai poveri. Quelli il cui capobanda Prodi ha promesso di donare la felicità  a tutto il popolo italiano.

Credeteci voi “italioti” perchè noi “Italiani” non ci crediamo.