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La scomparsa dei cristiani in Medio Oriente

Pezzo in lingua originale inglese: Disappearing Christians in the Middle East

Il trasferimento dei poteri su Betlemme da Israele all’Autorità palestinese, poco prima del Natale 1995, ispirò una serie di articoli [1] sul calo della presenza cristiana a Betlemme. In questi articoli si rileva che in un luogo in cui non molto tempo fa si registrava la presenza dell’80 per cento di cristiani, oggi solo un terzo degli abitanti è di fede cristiana. Per la prima volta in quasi due millenni, la città che rappresenta la culla del cristianesimo non è più a maggioranza cristiana. E lo stesso dicasi per altre due città come Nazareth e Gerusalemme. A Nazareth, i cristiani sono passati dal 60 per cento del 1946 al 40 per cento nel 1983. Nel 1922, i cristiani di Gerusalemme superavano di poco i musulmani (15.000 contro 13.000); [2] oggi, essi costituiscono meno del 2 per cento dell’intera popolazione urbana.

La situazione non è diversa in altre zone di Israele. Un pezzo riguardante Turan, un villaggio della Galilea, riporta quanto asserito da un commerciante cristiano: “La maggior parte dei cristiani se ne andrà presto da qui, non appena riusciremo a vendere le nostre case e i nostri negozi. Non possiamo più vivere tra questa gente [i musulmani]”.[3] Un giornalista trae le seguenti conclusioni: “La comunità cristiana in Cisgiordania è in via di estinzione”.[4]

Ed anche i territori che rientrano nello Stato di Israele devono fare i conti con questa situazione. I cristiani stanno abbandonando tutto il Medio Oriente. Il processo migratorio ebbe inizio subito dopo la Prima guerra mondiale, per poi subire un incremento lo scorso decennio. Nel 1920, in Turchia, i cristiani erano 2 milioni, oggi se ne contano solo poche migliaia. Il problema è così preoccupante che il Patriarcato ortodosso di Istanbul rischia di sparire per la mancanza di un adeguato numero di candidati. Prima dell’inizio di questo secolo i cristiani costituivano circa un terzo della popolazione siriana; oggi, sono meno del 10 per cento. Nel 1932, essi costituivano il 55 per cento della popolazione libanese; oggi, la loro percentuale è inferiore al 30 per cento. Più della metà dei cristiani ha abbandonato l’Iraq. Dopo la rivoluzione del 1952, i copti presero massicciamente a lasciare l’Egitto.

Sono due le principali cause del declino della popolazione cristiana: l’emigrazione e il calo demografico.

L’Emigrazione rappresenta la fine di un lungo processo di esclusione e persecuzione. In Cisgiordania, il problema risiede in un pressoché costante boicottaggio degli esercizi commerciali gestiti da cristiani da parte dei musulmani. In Egitto, i fondamentalisti musulmani prendono costantemente di mira i cristiani. In sintesi, la guerra civile libanese del 1975-90 fu un tentativo fruttuoso da parte dei musulmani di ridurre il potere esercitato dai cristiani nel paese. Ma la situazione di gran lunga peggiore è quella del Sudan, dove la guerra civile scatenatasi a partire dal 1956 ha portato a delle atrocità di massa.

In tutta la regione si può rilevare un calo demografico. Ad esempio, in Israele il tasso di natalità tra i musulmani si attesta al 37 per mille e tra i cristiani a un mero 22 per mille. [5] Inoltre, un piccolo numero di cristiani arriva a sposare dei musulmani, il che di fatto significa che essi perdono i contatti con la loro comunità.

Andando avanti di questo passo, i 12 milioni di cristiani oggi presenti in Medio Oriente nel 2020 saranno probabilmente scesi a 6 milioni. Col passare del tempo, i cristiani finiranno per sparire dalla regione come forza culturale e politica. Come riportato da un articolo “vivono più palestinesi a Bayt Jala in Cile che nella stessa Bayt Jala [in Cisgiordania]”. [6] Perfino il Principe El-Hassan bin Talal ravvisa tale problema poiché “vi sono oggi più cristiani di Gerusalemme (…) che vivono a Sidney, in Australia, piuttosto che nella stessa Gerusalemme”.

Per parecchi anni, il mondo esterno non ha prestato molta attenzione alla difficile situazione in cui versano i cristiani del Medio Oriente. Coloro che in passato avevano preso a cuore i loro interessi – i governi britannico, francese, russo e greco, come pure il Vaticano – hanno distolto lo sguardo dai problemi attuali.

Di recente, però, delle organizzazioni americane hanno sposato la causa dei cristiani perseguitati nel mondo, in particolar modo nel mondo musulmano e nei paesi comunisti. Ovunque, in America vi sono segnali a riguardo. Il Senato americano conduce udienze su questo argomento [7] e nel 1999 il Dipartimento di Stato ha iniziato a pubblicare studi sulla persecuzione religiosa nel mondo attraverso l’Annual Report on International Religious Freedom. Un politico di spicco ha proposto che la città di New York non acquisti merci dalle grandi imprese che intrattengono rapporti commerciali coi paesi in cui i cristiani sono perseguitati. [8] Una schiera di organizzazioni [9] e di individui [10] si occupano di questo problema.

Ciò è tanto di guadagnato perché portare l’attenzione internazionale e americana verso questa triste situazione potrebbe essere un significativo passo per apportare miglioramenti. Ma nessuno di questi gruppi è esperto di Medio Oriente o islam. Per contribuire a fornire ad essi e ad altri ragguagli in merito, il Middle East Quarterly dedica una particolare attenzione alla questione della scomparsa dei cristiani dal Medio Oriente.

[1] Si veda ad esempio: Andrew Aciman, “In the Muslim City of Bethlehem”, The New York Times Magazine, Dec. 24, 1995, e Sue Fishkoff, “A Prayer in Bethlehem”, The Jerusalem Post International Edition, Dec. 30, 1997.
[2] Anglo-American Commettee of Inquiry, A Survey of Palestine (reprinted, Washington: Institute for Palestine Studies, 1991), vol.1, p.148.
[3] The Jerusalem Report, July 10, 1997.
[4] David Rosenberg, “The Christian Exodus”, The Jerusalem Report, Nov. 15, 1990.
[5] The Jerusalem Report, Dec. 26, 1991; cfr. Abraham Ashkenasi, Palestinian Identities and Preferences: Israel’s and Jerusalem’s Arabs (New York: Praeger, 1992), p. 46.
[6] Ha’aretz, Aug. 12, 1994.
[7] Per gli estratti della testimonianza resa da Steven Coffey, cfr. Middle East Quarterly, Sept. 1997, pp. 77-80.
[8] The New York Times, June 15, 1997.
[9] Tra esse spiccano: Christian Solidarity International, la Coalition for the Defence of Human Rights under Islamization, Freedom House, la International Fellowship of Christians and Jews, il Puebla Institute of Freedom House, e il Rutherford Institute.
[10] In particolar modo: Sam Brownback, Michael Horowitz, A. M. Rosenthal, Arlen Specter, Frank Wolf e Bat Ye’or

Aggiornato al 17 dicembre 2006: Secondo un articolo apparso nel Daily Mail di Londra, “O città musulmana di Betlemme…” la città natale di Gesù ha visto sempre più diminuire la proporzione della sua popolazione cristiana passando “dall’85 per cento nel 1948 al 12 per cento dei suoi 60.000 abitanti nel 2006. Ci sono dei rapporti sulle persecuzioni religiose, sotto forma di omicidi, percosse e appropriazioni di terreni”.

Aggiornato al 22 dicembre 2006: In un articolo titolato “Tutti i membri del mio personale sono stati uccisi in chiesa: sono scomparsi”, il Times di Londra pubblica un grafico tratto dal sito web DanielPipes.org:

1472811441-7231-largeIl crollo delle popolazioni cristiane in Medio Oriente: dal sito web DanielPipes.org.

Aggiornato al 31 marzo 2007: La stessa storia in Libano:

In un sondaggio che verrà pubblicato il mese prossimo in esclusiva sul The Sunday Telegraph, quasi la metà della popolazione di tutti i maroniti, la più vasta confessione cristiana nel Paese, afferma di aver preso in considerazione la possibilità di emigrare. Di questi, oltre 100.000 hanno presentato domanda di visto alle ambasciate straniere. Il loro esodo potrebbe avere un effetto devastante sul Paese, privandolo di una minoranza influente che agisce da importante contrappeso alle forze dell’estremismo islamico. Circa 60.000 cristiani hanno già abbandonato il Libano da quando la scorsa estate è scoppiata la guerra tra Israele e Hezbollah.

Aggiornato al 4 dicembre 2007: In un’intervista al Jerusalem Post, Justus Reid Weiner del Jerusalem Center for Public Affairs si dice molto pessimista in merito al futuro dei cristiani che vivono sotto l’Autorità palestinese. Egli prevede che, se non si farà qualcosa rapidamente, nell’arco di 15 anni non ci saranno più comunità cristiane nei territori palestinesi. “I leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro discepoli alle forze dell’Islam radicale”.

 

di Daniel Pipes
Middle East Quarterly
Inverno 2001

La Cristianofobia in Occidente: strategie e modalità

Persecuzioni+Anticristiane
Persecuzioni Anticristiane

Il termine cristianofobia ha fatto molta strada. Partito dal niente, sta raggiungendo picchi preoccupanti, anche in Europa. Esso indica l’odio nei confronti del Cristianesimo, che va crescendo in Oriente e in Occidente. Mentre in Oriente la cristianofobia si esprime nel tentativo di soffocare il cristianesimo nel sangue, in Occidente si cerca di estirparne le radici attraverso una persecuzione culturale, psicologica e morale. L’ordine naturale e cristiano è violato dalle leggi e dai costumi e coloro che si levano per difenderlo vengono perseguitati sul piano mediatico e giudiziario, giungendo talvolta all’aggressione fisica. L’autore di questo articolo mostra come vengono preparate campagne di demonizzazione dei cattolici: si prende un crimine odioso, si associa un colpevole al crimine, si estende la colpevolezza del crimine al gruppo, che in questo caso sono i cristiani. È la stessa strategia che fu usata durante le persecuzioni dell’Impero romano e che oggi si rinnova con gli strumenti sofisticati delle nuove tecnologie mediatiche.

La nuova persecuzione descritta da René Guitton e Bat Ye’or
Quando nel 2009 uscì Cristianofobia, tradotto in Italia nel 2010 da Lindau, molti lo intesero come un appello lontano. Troppo lontano. Il libro affrontava in circa 300 pagine la situazione dei cristiani al di fuori dell’Europa, con rapporti dettagliati e spesso drammatici, suddivisi geograficamente. «Anche gli ebrei e i musulmani sono perseguitati», è scritto sin dalle prime pagine «ma il riconoscimento delle loro sofferenze non deve avvenire al prezzo della negazione di quelle dei cristiani». Lo schema è evidente: laddove il cristianesimo non raggiunge la maggioranza della popolazione, ci si trova di fronte a discriminazioni di ogni sorta: nella vita quotidiana, nelle amministrazioni, nel lavoro. In diversi casi il vandalismo e il sacrilegio sono all’ordine del giorno. L’accusa di proselitismo può aprire le porte del carcere. Certo non è così dappertutto, ma a volte è ancora peggio. Attentati terroristici verso chiese cristiane gremite di fedeli, in occasione delle feste liturgiche, sono ormai azioni sistematiche. Stragi di uomini, donne, bambini in preghiera, indifesi, sono sempre più frequenti.

Lo studio di Guitton risulta ancora più allarmante se lo si accosta al libro del 2006 di Bat Ye’or: Eurabia. Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita, sempre edito da Lindau. Qui viene analizzata la situazione europea, imbarazzata dalla propria cultura biblica, in costante lotta per apparire sempre più laica. Ma del tutto permissiva nei confronti dell’Islam. Strumenti come «l’occultamento del jihad»[1], ad opera di intellettuali, di politici europei, e di rappresentanti religiosi anglicani, venivano presentati per la prima volta al grande pubblico. Modalità di predominio come la dhimma, che permette all’Islam di richiedere ad un popolo suddito un riscatto per «la pace a prezzo della sua umiliazione»[2], sembravano adattarsi perfettamente alla situazione europea. A fronte di una vera e propria persecuzione extra-europea denunciata da Guitton, Bat Ye’or presentava un quadro di sconfortante debolezza ideologica intra-europea. Tanto da indurre ad una riflessione seria sulla cristianofobia europea, e alla formulazione di una domanda. Si tratta di Cristiano-fobia o di Catto-fobia?
La risposta dipende dal contesto. In un territorio dove convivono religioni diverse, allora è possibile trovare una generale Cristiano-fobia. Nei luoghi a maggioranza cristiana, c’è una più precisa Catto-fobia. Da notare anche un altro aspetto: nel primo caso c’è uno scontro diretto (impedimento aggressivo); nel secondo, in Europa, è più evidente una lotta mediatica per far allontanare i cristiani dalla fede (allontanamento ideologico). Si può anche pensare che la prima sia un peggioramento dell’altra, come una fase avanzata dello stesso processo.
In ogni caso, contesti diversi richiedono strumenti diversi. Secondo la grammatica che abbiamo illustrato prima, si gioca inizialmente sulla svalutazione dell’avversario. E il modo migliore, per togliere terreno ai cattolici, in Europa si chiama laicismo. È quella stessa laïcité che Guitton definisce il «principio legislativo che gode di un consenso quasi unanime […] ormai sul punto di diventare quasi un testo sacro, almeno a giudicare dagli strepiti che provengono da certi ambienti dell’integralismo laicista quando si affronta l’argomento». Il laicismo è pronto a mettere in discussione tutto, tranne il proprio approccio laico e «chi commette il sacrilegio di non pensarla come loro è regolarmente denunciato come un novello inquisitore»[3].

4 Dicembre, Santa Barbara

Santa Barbara
Santa Barbara

Si narra che Barbara di Nicomedia in Bitinia fu rinchiusa in una torre e poi condotta al martirio per la sua indomata fede cristiana osteggiata dal padre pagano Dioscoro, che “al quattro del mese di dicembre, regnante Massimiano imperatore, ed essendo preside Marziano…” (circa nel 288 d.C.), fu incenerito da una fulmine celeste, simbolo della morte immediata senza la possibilità di redimersi.

Essa fu prescelta perché rappresenta la serenità del sacrificio di fronte al pericolo senza possibilità di evitarlo, e fu eletta a patrona di coloro che si trovano in pericolo di morte improvvisa.

Infatti, la martire, nell’imminenza del supremo sacrificio, pregò Gesù: “… tu che tendesti i cieli e fondasti la terra e rinchiudesti gli abissi, il quale comandasti ai nuvoli che piovessero sovra i buoni e sovra i rei, andasti sopra il mare e riprendesti il tempestoso vento, al quale tutte le cose obbediscono, esaudisci per la tua misericordia infinita la orazione della tua ancilla… Pregoti Signore mio Gesù, se alcuna persona a tua laude farà memoria di me e del mio martirio,… mandali grazia per tua misericordia

…La compenetrazione leggenda/momenti di vita mistica spiega le ragioni per cui subito dopo l’invenzione della polvere da sparo ciascun magazzino di munizioni, in particolare sulle navi da guerra, per devozione alla vergine di Nicomedia, da sempre ha

Stemma Marina Militare
Stemma Marina Militare

 attaccato sulle pareti un’immagine della santa “perché siano preservati dal fuoco e dai fulmini celesti i depositi delle polveri che si chiamano appunto Santebarbare“.

A seguito del Breve Pontificio di Pio XII del 4-12-1951 di proclamazione solenne a Celeste Patrona, ogni 4 dicembre gli uomini della Marina Militare e quanti operano per essa, nel ritrovarsi con le comuni origini e valori, festeggiano solennemente e degnamente la loro Santa Patrona.

Una remota tradizione pone la sepoltura di S. Barbara di Nicomedia a Scandria, paese del RietinoSanta Barbara è contemporaneamente la santa protettrice degli addetti alla preparazione e custodia degli esplosivi e, più in generale, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa, come è anche la protettrice della Marina Militare Italiana e Vigili del Fuoco e delle città di Francavilla di Sicilia e Montecatini Terme.

 

Marinai in congedo festeggiano la loro santa protettrice ed io mi unisco loro.

Guerra ai cristiani

Guerra ai Cristiani
la copertina del libro Guerra ai Cristiani

Anche se spesso buona parte dei media non ne dà adeguato risalto, perché intrisi delle logiche del «politicamente corretto», i cristiani nel mondo sono realmente vittima di persecuzioni e discriminazioni.
Ma per fortuna non tutti tacciono su questo fenomeno triste ed insieme degno di rilievo. Tra gli uomini più attivi e determinati nel denunciare questo stato di cose figura senz’altro l’europarlamentare del Pdl Mario Mauro, autore del bel nuovo saggio Guerra ai cristiani. Anche in qualità di rappresentante della presidenza dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), l’alto esponente politico-istituzionale del movimento di Berlusconi si sta spendendo da anni per la difesa dei diritti umani, e portano la sua firma le due risoluzioni del Parlamento europeo in cui si prende atto e si condanna la situazione persecutoria nei confronti dei cristiani nel mondo. E’ proprio il cristianesimo quello che è preso di mira più di tutte le altre confessioni religiose. L’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, nei suoi ultimi rapporti, ha dimostrato come il 75% delle discriminazioni a base religiosa nel mondo sino proprio a danno dei cristiani. E l’agenzia Fides riporta che ci sono stati solo l’anno scorso ben 37 omicidi sulla base del mero odio anticristiano.
Sembra che non ci sia zona del globo terrestre in cui si risparmino i cristiani da attacchi, violenze, soprusi e vessazioni. Il fondamentalismo islamista in molti paesi arabi africani e del Medio Oriente asiatico ed il totalitarismo politico di matrice comunista in alcune aree dell’Estremo Oriente, non stanno lasciando scampo a persone e gruppi che intendono in qualche modo rendere una testimonianza pubblica e/o culturale della loro fede cristiana. Dalle vere e proprie crocifissioni in Sudan alla legge pakistana sulla blasfemia, dalla tendenza dell’amministrazione pubblica egiziana ad «islamizzare» i cittadini fin nei loro documenti d’identità agli arresti e torture in Iran, è evidente come l’islamismo radicale stia facendo di tutto per annientare la presenza cristiana in quei luoghi. La proposta culturale cristiana viene strumentalmente ed ingiustamente bollata come uno sfregio ed un oltraggio ad Allah ed alla religione maomettana, che si vuole appunto egemone e dominante. Chiese e villaggi bruciati e distrutti ci sono anche in India, in cui si contano anche atroci casi di cristiani arsi vivi. I cristiani vengono messi ai margini anche nell’isola di Cipro, dove l’occupazione turca ha provato già in passato a cancellare molti simboli e luoghi sacri. I cristiani devono porre massima attenzione alle attività che svolgono anche nella più «laica» Turchia. Nel Medio Oriente, come in Iraq, si attuano strategie per incrementare l’esodo dei cristiani dalla Terra Santa. Per non parlare dell’Estremo Oriente, della Cina ad esempio, dove i cattolici fedeli al pontefice romano sono perseguitati dalle forze dell’ordine statali e tendono ad essere qualificati come «agenti al servizio di una potenza straniera», e dunque si trovano a far parte della chiesa «sotterranea e clandestina», mentre quella «ufficiale» deve coercitivamente fare riferimento, più che al papa, al Partito comunista cinese.
Sempre in merito all’ostilità al cristianesimo, all’islamismo ed al comunismo presenti soprattutto in Africa ed Asia fa da complemento il relativismo laicista del continente europeo. Quella che va per la maggiore sembra essere una certa corrente neoilluministica, per cui vengono visti con diffidenza, quando non con disprezzo, i corpi intermedi naturali tra l’individuo e lo stato, mentre la religione (anzitutto quella cattolica) deve essere relegata nell’ambito strettamente individuale e privato, e non deve avere rilievo pubblico ed «influenzare» le scelte culturali e politiche. L’uomo è, invece, ontologicamente portato a cercare un significato ed un senso ultimo alla propria vita. E ciò non può non avere ripercussioni ed un rilievo nella società e di conseguenza nella cultura e nella politica.
Termini come pari opportunità, uguaglianza, democrazia, laicità, diritti e principio di «non discriminazione» subiscono una strumentalizzazione e servono in realtà a coprire un approccio ed atteggiamento delle istituzioni comunitarie e di forze politiche soprattutto di sinistra improntato all’indifferentismo religioso ed al nichilismo. Si ostacolano e marginalizzano politiche per la difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale e per la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e s’incentivano, al contrario, misure atte a favorire le unioni omosessuali con relative adozioni di bambini, l’aborto come contraccettivo, l’eugenetica come segno di «salute riproduttiva», ore di etica ed educazione alla cittadinanza al posto dell’ora di religione cattolica nelle scuole. E’ poi da ricordare come la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo abbia condannato l’Italia per la presenza per via legislativa del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma il calo demografico ed il crollo dei matrimoni non sono che l’altra faccia della medaglia dell’attuale situazione di crisi e declino del Vecchio Continente, dove l’aborto è diventato statisticamente la più grande causa di mortalità.
Insomma, occorre fronteggiare il relativismo ed il fondamentalismo, e procedere alla difesa e promozione del cristianesimo, perché laddove c’è la presenza cristiana nella società si sviluppano anche la dimensione comunitaria (anche di opere ed imprese), la laicità delle istituzioni, una legislazione più rispettosa del diritto naturale, un allargamento della ragione ed una più autentica promozione della dignità della persona, dei diritti umani e della libertà. Ed è certamente a partire dall’Italia e dall’Europa che si deve condurre una proposta ed azione politica e culturale volta a difendere le nostre radici cristiane e la libertà religiosa. E da qui sviluppare anzitutto una cultura ed al contempo una politica mirate ad incentivare la natalità, la famiglia formata dall’unione stabile tra un uomo ed una donna aperti alla vita ed educazione dei figli, la solidarietà, lo sviluppo socio-economico, la pace, la giustizia e la libertà.
(di Mario Secomandi- dal sito “Ragionpolitica.it”)

Persecuzione dei cristiani : filmato

Persecuzione dei cristiani in Nigeria



Persecuzione dei cristiani in Pakistan

Persecuzione dei cristiani in palestina

Persecuzione dei cristiani in Libano


Persecuzione dei cristiani in Turchia


Delle persecuzioni in Indonesia ne abbiamo già parlato in Indonesia musulmana e gli altri. E parleremo delle persecuzioni in Egitto, del Pachistan, di nuovo del Libano, del Sudan … la lista è lunghissima

La via del dialogo

Il colonnello libico Muammar Gheddafi è tornato alla ribalta dei media per la notizia inaspettata della riapertura dell’ambasciata americana a Tripoli.
Quasi in silenzio (a parte La Stampa dell’8 maggio e La Padania del 7 maggio) sono state, invece, accolte alcune sue dichiarazioni, rilasciate ad Al-Jazeera il 10 aprile. La notizia è stata riportata con grande ritardo in Occidente e non sembra abbia suscitato grande interesse. Chi dovrebbe allarmarsi e cercare di leggere con attenzione il documento è, invece, il Vaticano, chiamato direttamente in causa.

La Chiesa Cattolica fin dagli anni ’70 ha sempre cercato il dialogo con Gheddafi; sforzi sfociati nel 1997 con l’apertura di sedi diplomatiche. Tutto questo, come allora dichiarò il portavoce della Santa Sede Joaquin Navarro Valls: «Per favorire la vita della Chiesa locale e per contribuire alla distensione internazionale» (Corriere della sera, 11 marzo 1997). La distensione e la pace sono nobili cause, anche se spesso hanno obbligato chi le perseguiva ad inghiottire bocconi amari. L’Occidente e la Santa Sede, dopo il Concilio Vaticano II, con la “diplomazia del sorriso”, inseguendo il mito di questo “bene massimo” sono stati talvolta obbligati al sacrificio dei propri princìpi, della giustizia, della verità e persino della liberà (es. di opinione).

La via del dialogo è sempre apparsa un’iniziativa unilaterale, presa dall’Occidente e dalla Chiesa a favore dei Paesi mussulmani, ed è servita a ben poco perché il periodo del “dialogo” è coinciso col crescere del fanatismo islamico e, in molte nazioni mediorientali, con l’avvento di autentiche persecuzioni anticristiane. La conferma dell’inutilità di questo approccio, per il caso libico, venne già dallo stesso Gheddafi, nel corso di un’intervista concessa al TG3 (La Stampa, 11 marzo 1997), quando il Colonnello, con toni arroganti, sottolineò la cosiddetta “tolleranza” dell’Islam nei confronti del Cristianesimo:

«Noi riconosciamo la profezia di Gesù. Sono i cristiani che non riconoscono quella di Maometto…Allah ci insegna che i profeti sono uguali, mentre voi fate distinzione tra i profeti…».

Gheddafi nella recente intervista ad Al-Jazeera è andato ben oltre:

«Maometto è il profeta non solo dei mussulmani, ma di tutte le genti; se Gesù fosse stato vivo ai suoi tempi lo avrebbe seguito, vi sono segni che preannunciano la vittoria di Allah sull’Europa, senza il ricorso a spade e fucili. Non ci servirà una conquista militare». Secondo il colonnello libico con il vacillare della fede cristiana e l’ingresso della Turchia in Europa.

I tempi sarebbero maturi per l’inizio della conversione totale all’Islam del Vecchio Continente [o Continente Vecchio, come sarebbe meglio dire…N.d.R.]. Ben presto la Santa Sede secondo le farneticanti affermazioni di Gheddafi sarà costretta a “correggere la storia” e a dover ammettere che la sua dottrina deriva da una “falsificazione” del Vangelo.
Secondo il leader libico la verità nascosta dai vertici vaticani sarebbe custodita in un documento stimato dall’Islam come il “Vangelo Veritiero” (‘al-Ingil), conosciuto in Occidente come “il Vangelo di Barnaba”.

Purtroppo per il colonnello libico e per tutti gli appassionati cultori de Il Codice da Vinci, gli storici ormai concordano sul fatto che il testo (che non ha niente a che vedere con il Vangelo di Barnaba, scomparso) sarebbe un falso plateale, composto probabilmente in Spagna nel XIV° o XV° secolo da un prete cattolico convertito all’Islam, e poi tradotto in lingua araba. Il libello, anche se attribuito a Barnaba (citato negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere paoline e compagno dell’apostolo San Paolo nei suoi primi viaggi) non ha, quindi, alcuna autenticità apostolica, sebbene I mussulmani lo considerino “veritiero”. Maometto, per il falso apocrifo, sarebbe un personaggio metastorico collegato al destino dell’umanità. Il “Sigillo di Profezia” (cap. LXXII); «la luce che fin dai primordi illumina l’umanità»(cap. XLIII); il «Vero e autentico Messia»(Oh Maometto, nostro Messia, vieni presto per la salvezza del mondo capp. XII e XXII). Per il falso Vangelo Gesù m(in accordo con il Corano LXI, 6) avrebbe avuto la missione di annunciare la mondo la venuta di Maometto (definito Il Paracleto, in arabo Al-Faraqli, ossia “Il Lodato”, cioè Almad, altro nome del profeta dell’Islam) e la conversione finale dell’umanità al verbo mussulmano.
L’apostolo san Paolo, ispirato da satana (secondo una ben nota teoria cara agli gnostici) e la Chiesa di Roma avrebbero in seguito falsificato i Vangeli, trasformando Gesù nel Figlio di Dio.

Per “l’inattendibile Vangelo” e per il credo mussulmano Cristo non è Dio, ovvero Dio non è il Cristo; non è Figlio di Dio, né la Terza Persona della Trinità. Non sarebbe nemmeno spirato sulla Croce di morte umana, perché Dio per sottrarlo ai carnefici, l’avrebbe elevato a Lui, sostituendolo con Giuda e prendendosi così gioco degli ebrei.
Il Colonnello libico, quando parla di «conquista islamica dell’Europa senza uso di armi» si riferisce proprio alla presunta profezia di Barnaba del piano divino della progressiva islamizzazione del mondo. Il problema è che buona parte dell’Islam condivide le sue affermazioni.

Quale sarà la presa di posizione del Vaticano nei confronti del “sermone” di Gheddafi? Non nutro, in verità, grandi speranze in una risposta da parte di certi teologi, che sembrano nutrire seri dubbi sulle verità irrinunciabili (per la stessa sopravvivenza della Chiesa) del Vangelo.
Fino all’avvento di papa Benedetto XVI  era emersa sempre più la tendenza a relativizzare la Verità del Cristianesimo e a idealizzare una certa forma di laicità come spazio etico in cui tutte le religioni potessero dialogare. Se la Chiesa accettasse di svolgere il ruolo di “religione civile”, senz’altro non avrebbe più alcuna difficoltà a “dialogare” con l’Islam, come con nessun’altra religione, ma dovrebbe rinunciare all’annuncio del Vangelo come testimone di “Buona Novella” che chiede la conversione e la rinuncia ad altri dogmi, fedi, idoli. Ma cosa dobbiamo aspettarci da chi confonde le tecniche della meditazione trascendentale o della New Age con la preghiera cristiana? Cosa dobbiamo aspettarci della comune identità delle grandi religioni monoteistiche, che sono in verità assai diverse tra loro e non facilmente assimilabili?

Oggi, quello che sembra mancare, a tanti cristiani (ma anche purtroppo a molti teologi e sacerdoti) è il coraggio della chiarezza concettuale, e forse anche la Fede.

Ps : Il serpente non ha mai smesso di fare il suo lavoro
 
Memento:
 

Maria mi diè, chiamata in alte grida;
e ne l’antico vostro Batisteo
insieme fui cristiano e Cacciaguida.

[…]

Poi seguitai lo ‘mperador Currado;
ed el mi cinse de la sua milizia,
tanto per ben ovrar li venni in grado.
Dietro li andai incontro alla nequizia
Di quella legge(=L’islam) il cui popolo usurpa,
per colpa d’i pastor, vostra giustizia.
Quivi fu’io da quella gente turpa(=i mussulmani)
Disviluppato dal mondo fallace,
lo cui amor molt’anime deturpa;
e venni dal martiro a questa pace
(Dante Alighieri, Paradiso XV, 133-35 e 139-48)

Il terrorismo musulmano inizia con l'invasione in Iraq? 3

Filippine Mindanao, l’isola più meridionale dell’arcipelago filippino, è la zona musulmana del Paese, che per il resto è abitato da popolazioni di fede cristiana. Dal 1971 i musulmani di Mindanao hanno iniziato una lotta armata per l’indipendenza dell’isola. La guerra tra l’esercito di Manila e i militanti del Fronte di Liberazione Islamico dei Moro (MILF) ha causato fino ad oggi 150mila morti. I combattimenti sono calati di intensità dal 1987, quando sono cominciate trattative di pace tra ribelli e governo. Trattative osteggiate dal nuovo gruppo armato islamico Abu Sayaf, fazione estremista finanziata dal famigerato sceicco Osama Bin Laden, che agisce principalmente con sequestri politici di cittadini occidentali. Nel Paese agiscono poi anche movimenti politici di estrema sinistra che conducono da decenni lotta armata contro il regime filippino, primo fra tutti il Nuovo Esercito Popolare-Partito Comunistra Filippino (NPA-PCP).