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Il trattato di Osimo

confini
confini orientali nei periodi 1866 – 1918 – 1975

L’articolo 5 della Costituzione recita «la Repubblica è una e indivisibile». Allora perché è bastato un passaggio parlamentare ordinario e non speciale per ratificare il distacco della “Zona B” previsto da quel Trattato, avallando di fatto una modifica alla Costituzione stessa? Altro che Osimo in dubbio per la fine dell’ex Jugoslavia, cioè uno dei due soggetti firmatari, come si dibatteva dopo il ’92.

MA andiamo per ordine.

 10 Febbraio 1947: firma, a Parigi, del Trattato di Pace tra l’Italia e le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale. Un atto fortemente contestato, anche da personalità non certo accusabili di filofascismo (per tutte Benedetto Croce), un trattato che viene imposto all’Italia senza alcuna possibilità negoziale (sarà definito, per tale ragione, “Diktat”) e che segna in maniera drammatica le sorti del confine orientale italiano: cessione alla Jugoslavia di Zara, di Fiume e di gran parte dell’Istria, costituzione di uno stato cuscinetto, tra Italia e Jugoslavia, definito T.L.T. – Territorio Libero di Trieste, affidato alla tutela dell’ONU (che dovrà nominarne il Governatore) – e comprendente Trieste, il territorio ad essa immediatamente limitrofo ed una parte dell’Istria, corrispondente a circa un quarto della penisola.
All’epoca, non meno che in tutti i decenni che ne sono seguiti, il Diktat del ’47 è stato ripetutamente bollato per la sua ingiustizia ed iniquità: giudizio di certo sacrosanto se è vero, come è vero, che esso andò a sancire quel drammatico esodo di centinaia di migliaia di Italiani che abbandonarono le proprie terre, le proprie attività, i propri morti, pur di continuare ad essere Italiani; un Trattato che andò a premiare il criminale operato dei comunisti di Tito che, con le foibe, gli eccidi, il terrore di massa, realizzarono la “pulizia etnica” degli Italiani, in qualche modo anticipatrice di quelle “pulizie” che, decenni dopo, segneranno la dissoluzione della Jugoslavia.
Il Trattato di Parigi, però, fu qualcosa di più che un atto di ingiustizia, fu soprattutto un fatto macroscopico di stupidità (e ciò in politica è bene più grave): perché nel ’47 pretese affrontare e risolvere certi problemi, ignorando del tutto che oramai la situazione non era quella del ’45. L’Europa infatti non era più divisa tra paesi fascisti ed antifascisti, bensì tra blocco occidentale e blocco orientale. Fu proprio questa “stupidità” a costituire la causa specifica del fenomeno dell’Esodo. Infatti sia gli Italiani dell’Istria che quelli di Briga e Tenda si videro ceduto ad uno stato straniero e sempre a causa dello stesso Trattato di Parigi: i primi finirono sotto la Jugoslavia comunista, i secondi sotto la Francia democratica ed occidentale. L’esodo, le foibe, gli eccidi riguardarono però solo il confine orientale d’Italia, non certo quello ad occidente. Tutto ciò non era stato peraltro previsto dal Trattato di Pace che, scandalosamente, aveva ignorato che il mondo ormai si divideva tra paesi comunisti e paesi democratici e che, pertanto, ben diversa era la conseguenza di uno spostamento di confini quando realizzato a cavallo della linea divisoria tra i due blocchi.
Un secondo esempio di tale “stupidità”: il meccanismo della nascita dello stato cuscinetto del Territorio Libero di Trieste era ormai tanto fuori dalla realtà da morire prima ancora di nascere e ciò per la banalissima ragione che l’Onu non riuscì mai a mettersi d’accordo neppure sul nome del designando Governatore. Ogni nome proposto dalle nazioni occidentali incappò nel veto di Mosca e viceversa. Sempre perché nel ’47 (e così per lunghi successivi decenni) la situazione politica sarebbe stata ormai totalmente condizionata da una logica (quella dei blocchi) che il trattato di Parigi aveva preteso di totalmente ignorare.

5 ottobre 1954: a Londra, Francia, Inghilterra e Stati Uniti siglano con Italia e Jugoslavia un “Memorandum d’intesa” in forza del quale la parte del costituendo Territorio Libero amministrata dagli Alleati viene restituita all’amministrazione dell’Italia. E l’atto che permetterà, il 26 ottobre dello stesso anno, il ritorno definitivo di Trieste alla madrepatria.
Il Memorandum non ebbe mai la natura di un trattato internazionale, tanto che non venne neppure sottoposto a ratifica del parlamento italiano. Fu semplicemente un accordo di natura pratico-amministrativa che si contava sulla constata impossibilità di dare attuazione a ciò che il Trattato di Parigi aveva previsto e cioè la nascita del nuovo staterello.
Tale constatazione non si tradusse peraltro in quella che doveva essere la logica sua conseguenza e cioè restituire all’Italia tuffo ciò che non era possibile dare ad uno stato mai nato e che mai sarebbe esistito. La restituzione si realizzò solo limitatamente a Trieste, nel mentre la cosiddetta “zona B”, vale a dire la parte dell’Istria del previsto T.L.T., continuò a subire l’amministrazione della Jugoslavia, amministrazione che aveva il suo solo fondamento giuridico nell’occupazione militare del ’45 e che era in pieno contrasto con i confini della Jugoslavia, così come fissati dal Trattato di Parigi.
La conseguenza, umana, di tutto ciò che fu proprio il Memorandum di Londra segnò la spinta finale perché Capodistria, Isola, Pirano, Buie, Umago e Ciffanova vedessero trasformarsi i propri cittadini in Esuli in Italia, così come già era awenuto per i fratelli di Zara, di Fiume, di Pola e del resto dell’Istria.

10 novembre 1975: nella cittadina marchigiana di Osimo il ministro degli Esteri italiano, Mariano Rumor, e quello jugoslavo, Milos Minic, firmano un trattato meritevole di entrare nel Guinness dei primati. Uno dei due contraenti, il governo di Roma, paga una serie di prezzi non da poco: la rinuncia alla sovranità italiana sulla zona B, la concessione di una zona franca italo-jugoslava, a cavallo del confine di Trieste, che apre a Belgrado una porta verso il Mercato Comune, più altri vantaggi materiali. L’altro contraente, la Jugoslavia, non dà contropartite di alcun genere, si limita ad incassare i lauti benefici.
Una sorta di curioso patto leonino, nel quale tutti i vantaggi vanno alla parte più debole, Belgrado, e tutti i danni a quella più forte, Roma. Siamo infatti in un momento nel quale l’Italia ha ormai il rango di quinta o di sesta potenza economica mondiale, nel mentre la Jugoslavia risulta già un paese economicamente allo sbando e segnato politicamente dalla generale previsione che, alla morte dell’ormai anziano dittatore Tito, tutto il suo castello politico sarà destinato alla crisi e forse allo sfascio.
Con il Trattato di Osimo si realizza tra l’altro un fatto politico-costituzionale di rilevanza assoluta: l’Italia accetta, tranquillamente, di sacrificare la sua integrità territoriale, senza che il mondo politico (salvo poche eccezioni) sembri quasi accorgersene. Bossi e le sue pretese di secessione possono ben vantare, in quel Trattato, un valido precedente a cui potersi richiamare nella loro volontà di spezzare il territorio nazionale!

16 gennaio 1992: morto da qualche anno il Maresciallo Tito, crollato il sistema dei regimi comunisti dell’Est, anche la Jugoslavia è giunta al capolinea ed al disfacimento. Al suo posto sono nate nuove realtà statuali. Sotto la pressante spinta di Bonn, due di questi nuovi stati, Slovenia e Croazia, vengono riconosciute dai paesi europei e tra questi anche dall’Italia.
Con questo atto di riconoscimento tutte le precedenti vicende, relative ai confini orientali d’italia (Trattato di Pace, Memorandum di Londra, Trattato di Osimo), risultano dunque superate e ciò proprio dall’accettazione italiana dei nuovi confini sloveni. L’Istria entra così inequivocabilmente ad essere parte o della Slovenia o della Croazia.
I negoziatori italiani pongono almeno due limitazioni, all’atto del riconoscimento: l’impegno di Croazia e Slovenia a garantire la tutela e l’unitarietà della minoranza italiana in Istria e, poi, la questione aperta della restituzione agli Esuli italiani dei beni immobili espropriati dal regime di Tito.
Sarà proprio su questi due temi (minoranza italiana e restituzione delle case) che si incentrerò, negli anni successivi, il contenzioso tra Roma, Lubiana e Zagabria. Contenzioso che con il ministro Martino, del Governo Berlusconi, arriverò a concretizzarsi nel veto italiano, a livello europeo, all’ingresso di Lubiana nell’Unione Europea; veto che verrà mantenuto dal successore di Martino, Susanna Agnelli, ed anzi fatto recepire dagli stessi organismi comunitari. Sarà infatti Bruxelles a ribadire che le porte europee resteranno sbarrate per la Slovenia, se Lubiana non avrò prima risolto il contenzioso con l’Italia.

Maggio 1996: siamo ormai all’ultimo atto. A Roma è stato appena formato il governo Prodi. Sottosegretario agli Esteri figura l’on. Piero Fassino il quale, prima ancora che il Senato abbia votato la fiducia al Governo di cui fa parte, si precipita a Lubiana per incontrare i governanti sloveni (tutti, come lui, ex comunisti doc) per consegnare alla Slovenia il bel pacco dono: la rinuncia italiana ad ogni veto, affinché le porte d’Europa si possano spalancare per Lubiana. Il tutto senza ottenere, e nemmeno chiedere niente di niente in contropartita.
La minoranza italiana e la sua unitarietà restano così in balia dei governanti sloveni; quanto ai beni rapinati agli Esuli il prode Fassino ottiene la vaga promessa che essi quei beni forse potranno ricomprarseli (da coloro che glieli hanno rubati). Promessa che, proveniente da un governo balcanico e di ex comunisti, ha comunque un grado di probabilità di realizzarsi che è molto prossimo allo zero.
Certo è che, trascorso ormai un anno da quel fulmineo viaggio lubianese del nostro sottosegretario, da parte slovena non si è visto passo di alcun genere. I segnali che giungono dalla Slovenia sono anzi decisamente di segno contrario (si parla di inesistenti limiti costituzionali, di ipotesi di referendum e così via), tanto da motivare espliciti interventi di richiamo da parte delle autorità europee (evidentemente poco inclini a prendersi in casa soggetti così poco affidabili). Ben più a ragione il presidente Prodi ed il viceministro Fassino dovrebbero farsi sentire e protestare con gli amici sloveni, ma così non è. Considerano, chiaramente, che con Lubiana, dopo aver ceduto tutto ed anche di più, non esiste ormai questione di sorta. Si limitano quindi ad uno stanco negoziato con la Croazia, nel quale è a tutti più che evidente che non ci potrò essere esito diverso da quello già realizzato con la Slovenia: una bella e solenne rinuncia, da parte italiana, ad ogni richiesta di giustizia per gli Esuli, ad ogni impegno di tutelare per gli italiani rimasti.
Sarà la conclusione coerente di una lunga vicenda di oltre cinquant’anni. Una vicenda nata male, proseguita peggio e conclusa in modo pessimo: con la bancarotta, totale e fraudolenta, della politica estera italiana sul confine orientale :

L’incontro tra Slovenia, Croazia e Italia, finalmente è arrivato a sancire ufficialmente la fine di una situazione di confine ingarbugliata da anni. Bene ha fatto, pertanto, il nostro Presidente Napolitano a presenziare a quell’atto dovuto alla Storia.
Ma a titolo di commento amaro, c’è da sottolineare che l’Italia è sempre quella che, internazionalmente, alla fine di un qualsiasi avvenimento sia guerresco che politico, a posteriori, ci rimette sempre a tavolino.
Dopo la “vittoria rubata” della prima guerra mondiale, questa volta la “pace rubata” parte da Osimo dove, nel ’75, il sottaciuto “Trattato” fu firmato tra Italia e Jugoslavia, caldeggiato dall’allora PCI che costrinse il governo Moro a cedere la zona “B” istriana all’amico Tito, in contropartita di un tacito sostegno allo stesso governo. (e finalmente ottennero quello che volevano fin dal 1945).
Fino a quell’anno, infatti, l’Istria era territorialmente ancora italiana, anche se amministrata in “via temporanea” dalla Jugoslavia. L’Italia si accontentò solo di qualche promessa a favore degli esuli, ma una volta definito l’abbandono (denunciato come un Atto di tradimento contro la Nazione), la Jugoslavia arrivò a vietare “solo” agli italiani di acquistare immobili e terre!

Nel trattato, però, Tito accettò una clausola: l’Istria sarebbe stata indivisibile, pena il decadimento dell’accordo stesso. Certo, il Maresciallo non immaginava una frammentazione federale postuma, ma l’Istria è stata divisa tra Slovenia e Croazia e quindi vi sarebbero state tutte le premesse per sollevare un’’istanza di revisione internazionale. Potrebbe sembrare non attuale, oggi, in tempi d’Europa Unita, riparlare di un vecchio Trattato del ’75, ma sta di fatto che c’’è e proprio noi, italiani, non dobbiamo aver paura di nominarlo, proprio perché siamo noi a volerlo superare, esigendo però, almeno,  rispetto dall’’altra parte e quanto meno non diffidenza o ritorsioni psicologiche… (come per esempio, al rovescio, in Alto Adige). Se poi dicessero, i confinanti, che non riconoscono Osimo, in quanto firmato con  la Jugoslavia, allora non sarebbe valido nessun trattato post-bellico imposto da quei presuntuosi alleati anglofoni e torneremmo alla Serenissima Venezia, dove comandava il commercio…

il veleno del socialismo

Il lavoro nobilita l’uomo!

Quante volte lo abbiamo sentito dire? Però dall’altra parte se potessimo avere quattro soldi in tasca e non fare nulla saremmo moooolto più felici.

I politici sanno benissimo cosa fare per la nostra felicità. Ricordate il mortadella (prodi) ed accoliti quando in campagna elettorale si affannavano a dire che avrebbero reso “felici” gli italiani?
Ricordate quali provvedimenti adottarono per renderci più felici? Ricordate con quali soldi volevano pagare la felicità degli italiani? Ricordate tutti i discorsi delle trentacinque ore lavorative, i sussidi etc?
Tutto bello, tutto perfetto e nessuno di noi si è mai chiesto quale era il rovescio della medaglia. Sembrava tutto perfetto ma a pensarci bene c’era qualcosa che non andava.
Non le tasse, quelle si pagano comunque. Ma qualcos’altro che quella parte politica provava ad insinuare all’interno della società spaccandola in due.

Dal canto mio e da quel poco di esperienza che ho fatto nei paesi socialdemocratici mi balzò subito agli occhi la similitudine con le politiche sociali della penisola scandinava.

Voi direte ma che male c’è in tutto questo? A te non va di essere felice?

Si a me va ma tra una prigione dorata ed una vita sudata preferisco la seconda che certamente mi da una libertà vera e non di facciata.

Comè possibile, vi domanderete. Bè non sono molto bravo a spiegare ma qualcuno lo ha fatto meglio di me e dopo aver letto i suoi articoli capirete il perchè anche di una immigrazione selvaggia voluta da quella stessa sinistra che ci voleva tutti felici.

Le letture le trovate qui : banausos e qui : stalin è dentro di te indovina come.

PS: spiegato come alcune persone non ostante vivano di sussidio lavorino due o tre mesi l’anno e poi abbiano i soldi per andare in vacanza i restati mesi.

26 milioni 571mila euro

Finanziaria? Risanamento Alitalia? Tesoretto? Adeguamento delle pensioni? Opere pubbliche? Assegni familiari? Edilizia statale? Ricerca? Scuola ed Univerità ?

Nulla di tutto questo!

Da qui – I partiti passano, i giornali di partito restano. Con un parlamento capovolto, simboli storici che spariscono, gruppi cancellati, comunisti e socialisti spazzati via come briciole al vento, c’è una nicchia che si salva dalla rivoluzione delle elezioni: i fogli politici continueranno a ricevere contributi pubblici esattamente come prima, anche senza gruppo parlamentare, per legge. Quale legge? Il decreto Bersani del 2006. Di questo provvedimento del quasi ex ministro delle Attività  Produttive si lodarono gli intenti anticorporativi e pro-consumatori, ma la legge contiene in realtà  anche una norma “magica”, capace di mantenere in vita con i soldi pubblici le voci dei partiti ridotti al silenzio dagli elettori …

E bravi i sinistri che hanno trovato il modo di succhiare ancora sangue agli Italiani. E poi parliamo del conflitto d’interesse?

Ma quanto ci costa il Berlusca e quanto ci costano questi parassiti? Se questo governo che ha avuto mezzo voto da me, non cancella tutti i privilegi ed azzera tutti i finanziamenti che alimentano il parassitismo, la prossima volta non beccherà  neanche quello!

Perchè ha perso la sinistra

Da un commento letto qui, riporto con mie personalissime aggiunte :

  • Questa sinistra non ha perso perchè Berlusconi ha berlusconizzato gli italiani.
  • Questa sinistra non ha perso perchè tutti vogliono fare i tronisti e le veline.
  • Questa sinistra non ha perso per Vespa, Mentana, Mimun e tutti gli altri.
  • Questa sinistra non ha perso perchè gli Italiani son tutti evasori.
  • Questa sinistra non ha perso per i Calearo, i Colaninno e i Del Vecchio.
  • Questa sinistra ha perso perchè per pensare agli ultimi si è dimenticata di penultimi e terzultimi e quartultimi e  quintultimi e via cosi.
  • Questa sinistra ha perso perchè il diritto di un barbone di stendersi sul marciapiede non deve valere di più del diritto di una non vedente a non inciamparci su.
  • Questa sinistra ha perso perchè se io antiberlusconiano ho il quartiere pieno di zingari, o se il mio paese sembra tirana o la casba, e tu mi dai del razzista, io ho tutte le ragioni per incazzarmi di brutto e votare Borghezio.
  • Questa sinistra ha perso perchè più ricchezza per pochi e magari disonesti, è meglio che più miseria per tutti.
  • Questa sinistra ha perso perchè la contessina Borromeo (famiglia agnelli) si sente abbastanza tranquilla la sera tardi alla stazione di Milano.
  • Questa sinistra ha perso perchè, checchè se ne dica, Berlusconi dice che gli italiani son coglioni senza pensarlo, ma da quell’altra parte lo si pensa senza dirlo.
  • Questa sinistra ha perso perchè La Russa e Bondi non si possono sentire, ma Luxuria e Caruso non si possono neanche vedere.
  • Questa sinistra ha perso perchè a nessuno frega di TAV, VAT e della base di Vicenza.
  • Questa sinistra ha perso perchè le leggi ad personam fanno schifo, ma la spazzatura in strada fa molto più schifo.
  • Questa sinistra ha perso perchè se un italiano stupra o uccide qualcuno è altrettanto grave che se lo faccia un rom, ma in quest’ultimo caso il culo mi rode inevitabilmente di più.
  • Questa sinistra ha perso perchè Berlusconi ha il sorriso fisso e dall’altra parte, da Veltroni a Diliberto, sembra che abbiano tutti delle emorroidi perenni.
  • Questa sinistra ha perso perchè fa continua autocritica senza mai fare vera autocritica.
  • Questa sinistra ha perso perchè tutti loro, a partire dai marcotravaglio, dalle sabinaguzzanti, dai michelesantoro, dai danieleluttazzi, dalle biancaberlinguer, vivono sulla luna e fanno discorsi iperuranici.
  • Questa sinistra ha perso perchè stìca Jovanotti, stìca Totti, stìca Clooney, stìca Virzì.
  • Questa sinistra ha perso perchè “loro sono la meglio Italia e gli altri nun sono un cazzo”.
  • Questa sinistra ha perso perchè cinque anni di stronzi sono meglio di due anni di teste di cazzo.
  • Questa sinistra a perso perche mentre la gente non arriva alla terza settimana loro indossano mutande di cachemire e scarpe da 1000 euro.
  • Questa sinistra ha perso perchè mentre vorrebbe uno stato laico si fa in 4 per costruire moschee
  • Questa sinistra ha perso perche mentre tutta l’italia piangeva i suoi soldati, lei se la rideva

Ecco come mai hanno perso ed ancora una volta dimostrata la loro superiorità  antropologica 🙂
Seriamente :

“E’ già  successo in Francia qualche tempo fa. La vittoria di Sarkozy è stata accompagnata dalla scomparsa della sinistra dalla scena politica parlamentare.
La sinistra, che avrebbe dovuto essere strumento di organizzazione dell’autonomia della società  dal capitale, nel corso del Novecento si è trasformata in un ceto parassitario che succhia il sangue dei movimenti per tradirli in maniera sistematica.
E’ un bene che sparisca ma sarebbe meglio che ne svanisca anche il ricordo.
Perchè disperarsi se ora accade in Italia?

Il "pastrocchio" degli organi costituzionali sul caso visco

In questi giorni abbiamo assistito a quello che è stato detto in parlamento sul caso visco. Tutti sappiamo comè finita ed abbiamo sentito le giustificazioni. Giustificazioni che immediatamente, dalla grancassa mediatica, sono state spacciate per buone.
Naturalmente un comportamento del genere è giustificato dall’enorme ignoranza degli italiani in merito alla conoscenza della costituzione, della legge e dei regolamenti parlamentari.
Non voglio farne una colpa ai miei connazionali, anche se il "diritto" si studia a scuola ( e non si urla nelle piazze) ma voglio indicare tutti coloro che hanno spacciato per verità le menzogne.

Cominciamo :
  1. I decreti di nomina o di revoca delle alte cariche civili o militari, dello stato, rientrano nella competenza del presidente della repubblica art.87 della Costituzione che recita : 
    • Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
    • Può inviare messaggi alle Camere.
    • Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
    • Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
    • Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
    • Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
    • Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
    • Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.
    • Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
    • Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
    • Può concedere grazia e commutare le pene.
    • Conferisce le onorificenze della Repubblica. 
  1. Tutti i decreti della pubblica amministrazione devono essere motivati (quindi anche quelli del caso in esame) e cioè devono spiegare e contenere i motivi del perchè della loro emanazione.
  2. A causa del punto precedente, i decreti di nomina e di revoca del comandante generale della guardia di finanza così come quello di nomina alla corte dei conti ( la buona sistemazione secondo padoa schioppa) rientrano nella competenza del presidente della repubblica e perciò in quanto atti della P.A. debbono contenere, quantomeno nelle premesse, la motivazione dell’atto ed il perchè della loro emanazione.
  3. La delibera del consiglio dei ministri costituisce l’imput necessario all’emanazione dell’atto, quindi solo la premessa necessaria, ed illustrarne con chiarezza la motivazione.
  4. La controfirma del presidente del consiglio dei ministri, nella specie, costituisce solo l’attestazione della validità dell’atto del Presidente della Repubblica e la dichiarazione di responsabilità in suo luogo nel rispetto dell’ art 89 della Costituzione che recita :
    • Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
    • Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
  1. Nessuna legge, né costituzionale né ordinaria, obbliga il Presidente della repubblica ad emanare decreti ( in questo caso di nomina e di revoca) che il governo gli sottopone “a scatola chiusa”, senza che egli possa esercitare il suo diritto di vigilanza e di critica quanto meno sui contenuti e sul procedimento della emanazione del decreto.

Da quanto sopra ne consegue che il Sig. Napolitano sarà pure persona per bene ma, ragionando per ipotesi i casi sono :

  • o, non conosce la costituzione ed i diritti conseguenti ad un capo dello stato
  • o, qualcuno gli ha fatto dire cosa non vera, cioè il falso, circa la sua totale estraneità al caso visco / Speciale
  • o, è perfettamente a conoscenza sia dei suoi diritti che di tutta la vicenda in esame 

Quindi, firmando acriticamente i decreti, in ogni caso gli ha pienamente condiviso sia la loro impostazione che la motivazione e non può pertanto tirarsi fuori e dirsi estraneo alla faccenda.

Tutto questo ci porta a pensare ad una manovra condivisa da tutte le istituzioni dello stato che viola in modo inconfutabile i dettami della costituzione e della legge vigente, cosa gravissima in una nazione che si reputa “democratica”. Tutto questo al fine di insabbiare l’inchiesta sulle cooperative rosse?.

Una domanda sorge spontanea : Siamo ancora in uno stato di diritto?

Quanto vale la vita di una sola persona?

I fatti li conosciamo. E’ stato scambiato un giornalista per un numero imprecisato di terroristi. La domanda che mi pongo è semplice. Lo scambio è stato vantaggioso e se si, per chi? Faccio alcune valutazioni. Quei terroristi erano stati imprigionati perchè erano degli efferati fanatici assassini. Se è vero che stiamo in Afganistan per aiutare la gente comune, allora perchè si rimettono in circolazione degli assassini che alla prima occasione si vendicheranno proprio su quei civili che dovremmo difendere?

Abbiamo salvato la vita di un uomo, è vero. L’abbiamo salvata perchè consapevoli che certa gente non ha nessuna considerazione della vita. E allora? Salviamo uno per permettere a chi non ha nessun rispetto della vita umana di continuare ad uccidere impunemente? Dovè la coerenza? Dovè la logica, io non capisco. Capisco benissimo che l’ostaggio Italiano è servito a qualche recondito scopo di questo governo. Ma quale?

Dunque, sappiamo tutti che la sinistra vuole ritirare le truppe. Sappiamo anche che appena liberati i terroristi, per riconoscenza è stata assalita un’autocolonna militare italiana. A questo punto mi sorge un dubbio. Non è che tutta questa storia serva da punta dell’Iceberg per poter arrivare all’obiettivo finale del ritiro? Mi spiego. Un’altro bell’attentato come quello di Nassirya o qualcosa del genere, organizzato proprio dai terroristi liberati, darebbe la scusa a questo governo di ritirare i soldati.

Quante vite umane tra italiani ed Afgani saranno distrutte a causa di questo governo di conigli ed all’imperizia di un giornalista di sinistra, guardacaso? Ma quanto vale una vita umana per poterla barattare con quella di tanti? Esistono vite di serie "B" come quelle dei soldati e degli Afgani e quelle di serie "A" dei sinistri?

Proviamo a pensare come ragionano i militari. Uomini come noi mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri. Un sacrificio contro tanti che possono continuare a vivere. Gli appartenenti alle forze dell’ordine ragionano esattamente nello stesso modo. I cittadini che reagiscono alle rapine, inconsapevolmente, ragionano allo stesso modo. Solo i sinistri pensano a se stessi ed ai loro simili. Solo i sinistri che urlano tanto al razzismo possono permettere che per salvare uno dei loro vengano sacrificati tanti. Ma questi tanti sono figli di un Dio minore? Allora i sinistri sono razzisti!

Come, loro così perfetti, così amanti della pace hanno preso un provvedimento che va contro tutte le belle parole che ci hanno fatto sentire fino ad oggi.

Magari sono collusi con i terroristi che poi tanto terroristi non sono perchè sono capi di bande di trafficanti e produttori di droghe. Spacciatori a livello planetario. Non spacciatori qualsiasi ma i padroni dell’80% del traffico d’eroina. I nostri sinistri si vogliono sedere al tavolo della pace con questa gente? Magari con l’occasione concludono anche qualche buon affare con i distributori di morte. Bello scambio tra la vita di un giornalista e quella di migliaia o centinaia di migliaia di vite umane.

Non sono collusi? Vale lo stesso ragionamento. Con chi dialogano di pace? Con chi sgozza ed ammazza senza dare un regolare processo? E tutte le polemiche sulla pena di morte? Qualè il senso della misura dei sinistri? Gira che ti rigira si arriva sempre allo stesso punto. Non valutano le vite degli altri ma cinicamente percorrono la strada del loro obiettivo infischiandosene delle conseguenze. Torno a dire, il povero giornalista, anche se ignaro (ma ne dubito fortemente) è solo una pedina di un gioco più grande nella strategia internazionale della sinistra. Gioco nel quale i nostri sinistri ci stanno con tutti e due i piedi.

Ma se deve essere così, perchè non si ritirano subito i nostri soldati? Perchè spendere quelle vite? Perchè comportarsi come togliatti che sacrificò decine di migliaia di connazionali alla causa del comunismo? Questi sono comunisti e della peggior specie. Sono viscidi, vivono nell’inganno e per l’inganno, sono subdoli. Abbiamo avuto modo di conoscerli, se non mi sbaglio, perchè anche nella politica interna non si comportano tanto diversamente da quella estera.

Ripeto la domanda, quanto vale la vita di un uomo? Perchè i nostri connazionali rapiti in Nigeria non hanno avuto lo stesso trattamento di riguardo del giornalista in Afganistan? Perchè i nostri connazionali in Iraq non hanno avuto lo stesso trattamento premuroso dedicato alle due simone o della sgrena?Vite di sinistra di serie "A" e gli altri di serie "B"?

Adesso dopo queste grandi dimostrazioni di fermezza e serietà c’è da aspettarsi che un qualsiasi cittadino Italiano diventi il mezzo di ricatto per un’intera nazione. Questi sono i risultati del pacifismo o dell’idiozia? Ne è valsa la pena? In questo caso credo che la cura sia stata peggiore della malattia. Bastava togliere le pastoie ai nostri reparti speciali e si sarebbe arrivati allo stesso risultato ma senza dare segnali di debolezza e con uno sgozzato in meno o forse due perchè dell’interprete ancora non se ne sa nulla. Insomma uno scambio vantaggioso per i sinistri. Uno dei loro con un Afgano onesto che si guadagnava il pane facendo l’autista. Uno dei loro e forse due Afgani che lavoravano onestamente.

Il segnale da dare era che i cittadini Italiani ed i loro alleati sono intoccabili e chi li tocca non può campare tranquillo perchè la punizione prima o poi arriverà. Questa è fermezza. Questa è serietà. Questa è sicurezza. Questo è il modo per impedire che diventi un’abitudine condizionare la politica di una nazione tramite il crimine. So benissimo che il governo precedente ha commesso lo stesso errore ma almeno in un’occasione si è distinto per il coraggio dimostrato e comunque se proprio vogliamo fare una conta, il numero dei sinistri rapiti  e delle vite consumate per la loro libertà è ormai sinonimo di imbecillità.

I motivi riportati mi spingono a suggerire all’opposizione di non votare per il rifinanziamento della missione ISAF, che il governo si sappia sostenere da solo e che paghi per le sue responsabilità.