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Le società multietniche sono intrinsecamente caotiche e alienanti

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Londra multietnica

I politici e gli amministratori dovrebbero essere interessati a creare contesti che promuovano il senso di comunità.
Se fossero buoni politici e buoni amministratori, e se avessero come stella polare il benessere dei propri cittadini.
Vi avevamo già parlato degli studi del professore di Harvard, Pinker, nei quali il ricercatore evidenziava – suo malgrado – la degradazione dei rapporti interpersonali e di comunità all’interno di società e quartieri multietnici.
Ora è uscita una ricerca che va ancora più in là.
Un recente studio teorico ed empirico ha scoperto che un quartiere nel quale si applichino politiche di ‘integrazione residenziale’ – ovvero si mettano insieme diverse etnie – in quello che è un nuovo esperimento sulla pelle delle persone per ‘promuovere la diversità’, impedisce la formazione di reti interpersonali forti che sono necessarie a promuovere il senso di comunità. In sostanza: più tenti di mischiare persone dall’identità etnica differente, più ottiene una società disgregata e un ambiente disgregante e alienante.
Questo spiega molto bene la condizione di degrado di molte periferie europee.
Usando modelli agent-based per simulare quartieri e le relazioni sociali all’interno degli stessi, lo studio ha cercato di comprendere se la dialettica tra comunità e diversità emerge da due principi di formazione dei rapporti: omofilia e prossimità. Il risultato suggerisce che quando le persone formano rapporti con gli altri, simili o vicini, i contesti che offrono opportunità di sviluppare un rispetto per la diversità sono diversi dai contesti che favoriscono il senso di comunità.
Tradotto, significa che ‘diversità’ – eufemismo per società multietnica – e senso della comunità sono incompatibili. Non puoi averle entrambe. O hai una, o hai l’altra.
Il buon governante dovrebbe leggere certi studi – che poi rispecchiano il senso comune – e non basarsi sulle idiozie che legge dai vari sociologi da salottino televisivo. Ma abbiamo un dubbio – in realtà più di un ‘dubbio’: e se fosse proprio questo, il desiderio dei nostri politici: instillare la diversità nella società per disgregarla e dominarla? Insomma, chi ci governa o è scemo o è un criminale.

POTETE LEGGERE LO STUDIO NELLA SUA TOTALITA’ QUI: The (In)compatibility of Diversity and Sense of Community

Poi, possiamo fare un ulteriore passo logico, e riconoscere che una società disgregata e senza legami forti è, anche, una società violenta e disordinata. Chi non sa chi è, è intrinsecamente più violento di chi conosce se stesso. Di chi ha legami forti.
Basti osservare i paesi come il Brasile o il Venezuela. Solo una forte dose di controllo dello Stato evita scivolino nel caos più assoluto.
E forse è proprio questo che vogliono i nostri politici, trasformarci in una sorta di ‘venezuela’, per poi stringere la vite del controllo politico sulla nostra già misera libertà.

Società multietnica danneggia la creatività: soprattutto negli ‘antirazzisti’

classe-multietnica-370x290-e1384768516126Roy YJ. Chua, della Harvard Business School, è uno dei pochi accademici a produrre seri studi sull’argomento della multiculturalità e della diversità etnica o razziale nella società. In un suo articolo apparso nel numero corrente della Academy of Management Journal – “The Costs of Ambient Cultural Disharmony: Indirect Intercultural Conflict in Social Environment Undermine Creativity” – mette in evidenza la difficoltà – e quindi i costi sociali ed economici – di convincere persone di diverse nazionalità e background culturali a co-operare.
Nella migliore delle ipotesi, la differente cultura è in grado di produrre “ansia interculturale”, nel peggiore dei casi il conflitto è totale. i fanatici della multiculturalità ritengono che la ‘diversità’ può produrre creatività, il problema è che produce attrito.
E allora la questione è: la creatività è tale da valere il conflitto che genera?
Noi sappiamo già che le società multietniche tendono alla disgregazione, e sappiamo anche dagli studi di Pinker, come questo tipo di società siano sfilacciate e disordinate.
Invivibili a livello comunitario.
Ora, Chua sostiene che la creatività in contesti multiculturali è altamente vulnerabile a ciò che egli chiama “disarmonia culturale ambientale”.
La tensione tra le persone su questioni culturali, inquina l’ambiente, lo rende ‘disarmonico’, e quindi, finisce per ridurre la “creatività multiculturale”, cioè la capacità delle persone di vedere non ovvie connessioni tra le idee di diverse culture.
In poche parole: il conflitto. E attenzione, Chua dice anche che questa “disarmonia culturale” ha il suo impatto più forte sulle persone che si considerano come ‘aperte’. Perché le persone dalla mentalità meno aperta si aspettano le tensioni culturali. Mentre le persone dalla mentalità aperta – potremmo dire xenofile – vivono di teoria e non si aspettano tensioni, finendo così, per reagire ad esse con più forza.
Ironicamente, gli studi di Chua hanno scoperto che le uniche persone che non sono colpite a livello di creatività dai conflitti culturali, sono proprio quelle meno aperte, diciamo pure i ‘razzisti’.
Affascinante.

Ha provato questa tesi in tre studi.

In tutti e tre gli studi, i soggetti che avevano una maggiore esperienza di un ambiente di lavoro con una disarmonia culturale – ambiente di lavoro multietnico – sono risultate meno creative.

Ma pensa.

Le società multietniche sono inferiori e tendono alla disgregazione

diversità«il dio conduce sempre il simile verso il simile» Omero

Una nuova ricerca conferma le parole del cieco che vide negli occhi degli eroi: si è più propensi a fidarsi di qualcuno che ci somiglia. Lo studio, pubblicato in Psychological Science da parte di psicologi della Royal Holloway University, dimostra che riteniamo le persone degne di fiducia, se percepiamo la loro faccia essere simile alla nostra. Ed è qualcosa di talmente radicato nel nostro cervello, e quindi frutto dell’evoluzione, da funzionare anche in senso inverso. Infatti, nel caso di ‘fiducia tradita’, noi percepiamo il colpevole come ‘dissimile’ da noi anche se non lo è. Il team del Dipartimento di Psichiatria della Royal Holloway ha utilizzato un programma per computer per fondere il viso di ogni volontario con altre due facce. Hanno chiesto ai partecipanti di decidere quanto del loro volto era stato usato per creare le due “persone” prima che di giocare una partita con tutte e due le ‘persone informatizzate’. Nel gioco, una persona informatizzata avrebbe tradito la fiducia del partecipante, mentre l’altra no. Una volta che il gioco è stato completato i partecipanti sono stati nuovamente invitati a votare quanto della loro faccia era contenuto in ciascuna delle due facce computerizzate. Indipendentemente da come fisicamente simili i volti erano in realtà, i partecipanti hanno indicata la ‘persona’ che era più degna di fiducia durante il gioco come più simile a loro. E’ il classico ‘effetto collaterale’ di un istinto giusto che ci ha permesso di sopravvivere all’evoluzione: fidarsi del simile è risultato vincente, altrimenti non saremmo qui a testimoniarlo e il tratto evolutivo non sarebbe sopravvissuto.
Il ricercatore Harry Farmer dice: ‘Recenti studi dimostrano che quando una persona è simile a noi, crediamo automaticamente sia affidabile.    

Inutile dire quale importanza sociale abbia questo studio e quanto grandi siano le implicazioni, integrandolo agli studi di Pinker sulla disgregazione sociale delle società multietniche. Una società omogenea è una società dove gli individui hanno fiducia tra loro, una società multietnica perde questo legame fiduciario e conduce alla disgregazione. Il risultato è il declino economico, morale e la balcanizzazione delle città. Quindi, se il nostro futuro è, come vogliono i nuovi moralisti della società multietnica più ‘diverso’, allora sarà anche un campo di battaglia. E un luogo dove solo il più forte, e il meno ‘etnicamente compromesso’, dominerà su una massa di individui litigiosi che si pugnalano alle spalle.

X Angelo e Diego

Operatori del Gruppo "Gamma"  ripresi al termine di una esercitazione. Al centro della foto il C.te Birindelli ed il suo vice C.te Straulino
Operatori del Gruppo “Gamma” ripresi al termine di una esercitazione. Al centro della foto il C.te Birindelli ed il suo vice C.te Straulino

L’armistizio dell’8 settembre 1943 sorprese la Decima Flottiglia Mas al massimo del suo sviluppo e delle sue capacità.
Gli avvenimenti che seguirono quei giorni sono noti a tutti: furono momenti difficili, vissuti nel dilemma di una non facile scelta .Basti però ripensare alle parole con le quali il Grande Ammiraglio Paolo Thaon di Revel confortò l’allora Capo di Stato Maggiore della Marina, Amm.Raffaele De Courten, che nel dilemma del momento a lui aveva chiesto consiglio:  ”… In momenti così delicati è doveroso lasciare massima libertà alle coscienze, purché esse siano sinceramente rivolte al bene del Paese”Nelle grandi difficoltà e nella confusione di quel tempo ognuno, quindi, agì nella consapevolezza di una scelta pertinente, che giudicava nell’interesse del proprio Paese dilaniato da opposte fazioni.

Operatori Gamma con la mascotte
Operatori Gamma con la mascotte

Al nord proseguì la sua attività la Decima Flottiglia Mas (C.te J.V.BORGHESE), mentre al sud venne costituito MARIASSALTO (C.V. E. FORZA).Tutti, dunque, continuarono a compiere quello che era ritenuto il loro dovere e a tutti, indistintamente, deve andare il nostro incondizionato rispetto.Al termine del conflitto la Marina Militare, afflitta da tanti problemi, ma consapevole del patrimonio umano pazientemente coltivato, continuò a seguire con attenzione questi suoi elementi , in attesa di tempi migliori.E i tempi migliori non si fecero attendere a lungo; infatti, già nel 1947, riunendo il personale proveniente da MARIASSALTO  con il personale della Scuola Sommozzatori e della Scuola Palombari di Livorno,  si insediò al Varignano MARICENTROSUB (Foglio d’Ordine n° 66 del 15 Ottobre 1947), il quale diede vita al suo interno al Gruppo GAMMA (1950) ed ai Nuclei SDAI (1951).

Il Gruppo Arditi Incursori in "assemblea" con il C.te Massarini
Il Gruppo Arditi Incursori in “assemblea” con il C.te Massarini

I GAMMA erano un piccolo nucleo di nuotatori Guastatori (la lettera -G- di -guastatore-  nell’alfabeto fonetico del vecchio libro dei segnali si pronunciava appunto “gamma”) con compiti di attacco contro obiettivi navali, mentre gli SDAI erano impegnati soprattutto nell’ingrato compito di bonificare porti e coste dagli innumerevoli relitti e ordigni disseminati lungo la penisola. Un giorno di gennaio 1952 il T.V. Aldo MASSARINI, reduce della Xa Flottiglia Mas e di MARIASSALTO,  venne convocato a Roma dal Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio PECORI GIRALDI, per discutere sulle capacità di organizzare un nucleo di incursori, sul modello di analoghe organizzazioni operanti all’epoca presso altre nazioni.“Ci pensi – disse l’Ammiraglio al T.V. MASSARINI – e mi faccia conoscere le sue decisioni”.

 I compiti che lo Stato Maggiore aveva previsto per questa nuova figura di “incursore” erano decisamente più ampi di quelli che tradizionalmente avevano visto impegnati gli eroi delle due guerre mondiali: ad un ruolo prettamente subacqueo si intendeva affiancare capacità di combattimento terrestre, appoggio ad operazioni anfibie, eliminazione di ostacoli subacquei.
In sintesi, si trattava di un vero e proprio salto qualitativo, poiché  si passava dal combattere la “battaglia navale” a combattere la “guerra marittima”, allargando la gamma dei bersagli dalla nave a tutte le infrastrutture, in acqua o a terra, che in qualche modo concorrevano alla condotta delle operazioni navali.

Varignano - Alcuni Operatori Incursori del 9° Corso
Varignano – Alcuni Operatori Incursori del 9° Corso

Non senza difficoltà il C.te MASSARINI riuscì a radunare una dozzina o poco più di volontari tra Sottufficiali, Sottocapi, Comuni e due Ufficiali (T.V. A. BENEDETTI e T.V. L. BOTTI).
Questo piccolo gruppo di persone, vestite ed armate sommariamente, venne inviato alla Scuola del Genio Pionieri della Cecchignola, per un corso di addestramento al combattimento terrestre ed all’impiego degli esplosivi.

Nel frattempo il T.V. MASSARINI era riuscito ad ottenere alcuni locali per l’accasermamento del gruppo presso il Varignano, già sede di
MARICENTROSUB, e proprio qui il 1 maggio 1952 (con il Foglio d’Ordine n° 44 del 30 Maggio 1952), con il rientro a La Spezia degli operatori dalla Cecchignola, nacque il Gruppo Arditi Incursori della Marina Militare (GRUPPARDIN).
Quale esattamente avrebbe dovuto essere la “missione” di questo reparto e, di conseguenza, di quali armi, equipaggiamenti e mezzi avrebbe dovuto essere dotato, con quale addestramento gli uomini dovevano essere preparati e con quale criterio scelti, era un panorama tutto da definire ed esplorare.

Varignano - Cerimonia di consegna brevetto  da Incursore ad un Ufficiale Parà
Varignano – Cerimonia di consegna brevetto da Incursore ad un Ufficiale Parà

In un tempo straordinariamente breve, tuttavia, il “gruppo”, cui non mancavano certo entusiasmo e dedizione, acquisì le conoscenze ed esperienze necessarie a risolvere gli interrogativi precedenti.
In questa impresa vennero trascinati anche enti come Maricommi La Spezia, che realizzò la prima tenuta da combattimento, Marimuni Aulla, che approntò i primi zainetti esplosivi e i vari artifizi, ed alcune ditte, che approntarono mezzi, materiali, armi, equipaggiamento subacqueo su specifiche richieste del “gruppo”; inoltre particolari studi vennero dedicati al programma addestrativo, e alla ricerca di quanto ci fosse di più adatto alla formazione di un incursore polivalente.

Allo scopo di allargare quanto più possibile le esperienze del Reparto, alcuni Ufficiali e Sottufficiali vennero inviati a frequentare corsi specialistici presso gli istituti di formazione di analoghi reparti negli Stati Uniti, Francia ed Inghilterra.
Forte di queste nuove esperienze, il 1 maggio 1953 fu costituito il Centro Arditi Incursori (MARICENTARDIN con il Foglio d’Ordine n° 54 del 23 giugno 1953  il fregio metallico sul basco di colore verde divenne ufficiale), alle dirette dipendenze di Maristat. quell’epoca, quindi, al Varignano si trovarono a convivere tre Comandi diversi, con missioni non interdipendenti: MARIDIFE (Com. Difesa  Costiera), il già citato MARICENTROSUB ed il nuovo MARICENDARDIN.

1945 - Ripresa aerea del Golfo del Varignano e di S.Maria
1945 – Ripresa aerea del Golfo del Varignano e di S.Maria

I tre Comandi coabitavano, condividendo in parte alcune strutture.
Per consentire al nuovo Comando una maggiore indipendenza logistica, venne deciso di assegnargli le strutture della vecchia batteria di Santa Maria, opportunamente ristrutturata.
Quasi contemporaneamente, il Comando del MARICENTROSUB venne assunto dal C.V. Gino BIRINDELLI, Medaglia d’Oro al V. M. della Decima Flottiglia Mas, al quale venne affidata anche l’alta direzione delle attività del Centro Arditi Incursori: era nato in questo modo MARISUBARDIN (Foglio d’Ordine n° 83 del 20 settembre 1955), che ebbe però vita molto breve.
Infatti, nel 1956, il C.te BIRINDELLI propose (ed ottenne da Maristat) la fusione del MARICENTROSUB e del MARICENTRARDIN nell’omnicomprensivo MARICENSUBIN, articolato in un Comando Base, un Gruppo Scuole ed un Reparto Operativo, nel quale confluirono i “GAMMA” del MARICENTROSUB e gli “Arditi Incursori”.

Stemma del COMSUBIN
Stemma del COMSUBIN

La componente operativa del MARICENSUBIN assunse la denominazione di “Gruppo Incursori” (perdendo così l’aggettivo “Arditi”), che venne diviso in due aliquote, denominate “Incursori Navali”e “Incursori Costieri”.
Questa divisione, all’inizio, non venne bene accolta da tutti, soprattutto fra gli Arditi Incursori che si sentirono “declassati” a Costieri.
Tuttavia gli stimoli e le esperienze di quel tormentato periodo del 1956 furono fondamentali per il successivo sviluppo dei reparti incursori e gettarono le basi per l’evoluzione verso l’attuale Incursore (senza aggettivi).
Nel 1957 MARICENSUBIN incorporò anche la Sezione Tecnica Autonoma di Bacoli (NA), ove, nel 1949, erano stati accentrati i mezzi speciali residuati del conflitto e, alla guida del C.V.Ernesto NOTARI, era stata posta la base per la rinascita dei Mezzi d’Assalto.
Con questa nuova configurazione, a coronamento di tutto il percorso fatto fino ad allora, nel 1961 venne costituito il Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei”, telegraficamente chiamato  COMSUBIN .
Molta strada era stata  fatta, ma molta ancora ne rimaneva da compiere, il COMSUBIN non fu certamente il traguardo ma, semmai, un punto di partenza per una nuova vita di un nuovo tipo di soldato e di uomo: l’Incursore moderno.
Il resto è storia di oggi.
Viene  riportata la dichiarazione dell’Amm. di Sq. Gino Birindelli sulla  effettiva data  e sul luogo della costituzione del Gruppo Operativo Incursori.

dichiarazione dell'Amm. di Sq. Gino Birindelli
dichiarazione dell’Amm. di Sq. Gino Birindelli

In qualità  di suo primo Comandante, certifico  che il Gruppo Operativo Incursori della Marina Militare  fu costituito a Bocca di Serchio  il 5 Settembre 1939. Inizialmente era stato inquadrato  nella I Flottiglia MAS e, in tempi successivi, nella X Flottiglia MAS, in Mariassalto Taranto, nel Raggruppamento Teseo Tesei, assumendo struttura  e denominazioni diverse a seconda degli impieghi operativi assegnati.
F.to  Amm. Gino Birindelli

Tanto per la verità storica – Nel 63° anniversario della costituzione del G.O.I. – M.M. Varignano , lì 25 Ottobre 2002

http://www.youtube.com/watch?v=rZOwEHGu9Nc
Immigrati e Cittadini

Eurabia e vigliaccheria

– Post bilingue –

By Barry Rubin
The New York Post
April 8, 2007

U.K. Schools’ Sickening Silence
AS a Middle East specialist, I daily see material from Arab and Islamic sources containing hair-raising threats against America, Israel and the West. But an item in a British newspaper may be the scariest sentence I ever read: A report by the U.K. Department for Education and Skills says that schools in England are dropping the Holocaust from history lessons to avoid offending Muslim pupils.

And it’s not just that the institution most entrusted with preserving democratic society and Western civilization – the school system – is betraying that trust.

The really scary sentence is this: "Some teachers are reluctant to cover the atrocity for fear of upsetting students whose beliefs include Holocaust denial."

Get it? These kids are told at home or by Muslim preachers that the Holocaust never happened – teachers aren’t challenging that misinformation, they’re shutting up so as not to disturb a world view based on lies.

By the same token, schools are dropping lessons on the Crusades. And not even for the poor excuse that such teaching might stir social conflict, but rather because "lessons often contradict what is taught in local mosques." Another worry cited in press reports: "Fears [that] Muslim pupils might express anti-Semitic and anti-Israel reactions in class."

It’s not just Britain; in France, the rot has gone even further.

Thus, British and French educators are ready to abandon 500 years of progress owing to open intellectual inquiry through the use of logic. The schools won’t confront or challenge students but rather will leave them safe in their prejudices.

Aside from the broader implications, such behavior constitutes a reinforcement of racism, intolerance and hatred in the name of a philosophy – political correctness – that is supposed to combat these things.

Note, also, that there have been no riots or mass protests to demand this rush to preserve ignorance. This is not only surrender but a preemptive one – offered before it’s even demanded.

Up until now, democratic, modern societies have successfully absorbed large numbers of immigrants because of the process of assimilation (or, in milder form, acculturation). The idea, so successful in the United States, has been that immigrants must accept the society’s rules. And why not, since it has been so successful? The West’s stability, freedom and material benefits are why people come. Immigrants were and are free to keep most of their own culture and all of their religion.

But now the successful, free society feels compelled to adapt to less successful, unfree ones. Where does it end? Can schools teach democracy to those told this is heresy, because laws can only be made by God? Can evolution, if it contradicts what is said in mosques, or might provoke complaints in class?

Can we even teach the value of tolerance itself? That, too, might upset those who have been taught intolerance.

This new approach also condemns Muslims to be slaves of the radical Islamists among them. Rather than challenge extremism, the schools would reinforce it. They would tell students hungry for knowledge and freedom to shut up and believe what their mullahs say.

Any Muslim female student who does not want to wear concealing clothes or wanted personal freedom can’t depend on help or validation from French or British society – which instead sentence her to imprisonment in a behavioral and intellectual ghetto.

I’ll note one final horrifying element of all this – perhaps the worst of all: the passivity with which Europeans are excusing or ignoring this revolution against their most basic and precious freedoms.

 

Gran Bretagna : Il disgustoso silenzio della scuola

Come specialista del Medio Oriente leggo giornalmente del materiale, proveniente da fonti arabe ed islamiche, contro l’America, Israele e l’Occidente. Ma in un articolo di un giornale inglese ho letto la cosa più spaventosa : Un rapporto del Dipartimento dell’Educazione ed Insegnamento espone che le scuole inglesi hanno iniziato ad eliminare l’Olocausto dalle lezioni di storia per evitare di offendere gli scolari mussulmani.
E non è solo il fatto che l’istituto più importante e fido della società democratica della civiltà occidentale – il sistema scolastico – sta tradendo questa fiducia.

La frase più spaventosa è : “Alcuni insegnanti sono riluttanti a rilevare le atrocità avvenute, per paura di sconvolgere gli studenti della religione che nega l’Olocausto”.

Avete capito?

Ai ragazzini musulmani è stato raccontato a casa o dai predicatori che l’Olocausto non è mai avvenuto e gli insegnanti, invece di correggere la disinformazione, tacciono per non sconvolgere ed offendere questa visione del mondo basata sulle menzogne.
Per gli stessi motivi, le scuole stanno eliminando le lezioni sulle Crociate e neanche a causa della scusa puerile che questo genere di insegnamento potrebbe causare dei conflitti sociali ma perché “le lezioni sono spesso contrarie all’insegnamento delle locali moschee”.

Un’altra preoccupazione citata nell’articolo : La paura che gli studenti mussulmani potrebbero avere delle reazioni anti-semite e anti-israeliane in classe”.
Non è solo Inghilterra, in Francia il marcio è andato perfino oltre.
Quindi gli insegnanti inglesi e francesi sono disposti ad abbandonare e cancellare 500 anni di progresso conquistato con l’apertura mentale dovuta all’uso della logica.

Le scuole non sfidano le mentalità degli studenti ma preferiscono che essi restino sicuri dei loro pregiudizi.
A parte le implicazioni più vaste, tale comportamento rinforza il razzismo, l’intolleranza e l’odio, in nome della filosofia – politicamente corretto – che invece sono tutte cose che dovrebbero essere combattute.
E’ da notare, che non ci sono state ne dimostrazioni ne proteste contro questa incapacità a combattere l’ignoranza. Questa non è solo una resa ma anche una precauzione offerta addirittura prima che neanche sia stata chiesta o pretesa.
Fino ad oggi le società democratiche hanno assorbito una grande quantità di immigrati grazie al processo di assimilazione. L’idea, che ha avuto così  tanto successo, in America, è stata quella che gli immigrati dovevano accettare le regole della società che li accoglieva. E perché non applicarla in Europa, visto che ha avuto così tanto successo? La stabilità dell’Occidente, la libertà ed i benefici materiali sono i motivi per i quali la gente immigra. Gli immigrati potevano e possono conservare la maggior parte della propria cultura e religione ma al contempo integrarsi nel tessuto sociale. Ma adesso la società libera e di successo si sente costretta ad adattarsi a coloro che hanno meno successo e libertà.

Come andrà a finire?

Possono le scuole insegnare democrazia a coloro i quali è stato predicato che essa non esiste perché le leggi possono essere fatte solo da Dio?

E’ evoluzione se si contraddice quello che viene detto nelle moschee e potrebbe causare delle proteste in classe?

Possiamo insegnare la tolleranza?

Anche questo potrebbe sconvolgere coloro ai quali è stata insegnata l’intolleranza.

Inoltre questo nuovo approccio condanna I mussulmani ad essere schiavi degli islamisti radicali. Invece di sfidare l’estremismo le scuole e gli insegnati, sottomettendosi, lo rinforzeranno. Si insegnerà a studenti affamati di conoscere la libertà di pensiero, a tacere subire e credere quello che i loro mullah predicano.  Le donne mussulmane, che vogliono vestire all’occidentale o che vogliano la libertà personale, non possono fidarsi dell’aiuto delle società Francese o Inglese – le quali, invece le condannano alla prigionia di un ghetto comportamentale ed intellettuale.
Noto l’ultimo elemento più terrificante di tutto questo – forse il peggiore : la passività con la quale gli europei si piegano o ignorano questa rivoluzione contro le loro più preziose e basilari libertà.

Afganistan : regole d’ingaggio, equipaggiamento e combattimenti

mappa combattimenti e province pacificate nel 2003
mappa combattimenti e province pacificate nel 2003

Regole d’ingaggio ed equipaggiamento :

Dall’aprile 2006, quando la Nato assunse il controllo anche delle province “calde” del sud, le regole d’ingaggio sono comuni a tutti i contingenti internazionali in Afghanistan, italiani inclusi. Esse consentono di aprire il fuoco per difendersi, per proteggere i civili, aiutare le truppe afgane ma anche di condurre attacchi preventivi contro formazioni talebane. Le limitazioni imposte dal governo al contingente italiano riguardano invece i “caveat” nazionali, cioè quelle eccezioni che Italia, Germania, Spagna e Francia hanno imposto alla Nato e che negano la possibilità di impiegare i contingenti di questi paesi fuori dai loro settori abituali. I caveat hanno finora impedito che italiani e tedeschi aiutassero i britannici sotto attacco dei talebani nel sud del paese, scatenando le proteste degli alleati che impiegano le loro truppe in prima linea. Nel settore italiano sarebbero necessari rinforzi sia in termini di truppe che di mezzi. La carenza di reparti di fanteria richiederebbe l’invio di almeno tre compagnie di fanti (almeno 300 uomini) e alcuni mortai da 120 millimetri in grado di colpire a distanza le postazioni nemiche. Sul fronte aereo sono presenti solo elicotteri da trasporto CH 47 italiani e Couguar spagnoli. L’invio di due coppie di A-129 Mangusta, elicotteri da combattimento già impiegati in Iraq, potrebbe garantire una maggiore capacità di sorveglianza e di intervento in caso di scontri.
Anche le dotazioni di mezzi sono troppo leggere e potrebbero essere inviati blindati pesanti centauro dotati di un cannone da 105 millimetri. Finora non è stata assunta nessuna decisione in tema di rinforzi se non la conferma che giungeranno presto a Herat due velivoli teleguidati da sorveglianza Predator, senza pilota e disarmati.

Evoluzione dei combattimenti :

Le quattro province dell’Afghanistan occidentale poste sotto il Comando della Regione Ovest della Nato guidato dal generale Antonio Satta sono interessate da una crescente instabilità confermata anche dalla dozzina di attacchi e attentati subiti dalle truppe italiane, alleate e afghane dall’inizio dell’anno. L’ultimo, ieri, ha visto un ordigno stradale esplodere al passaggio di una colonna di veicoli italiani nella provincia di Farah: non si sono registrati feriti grazie soprattutto all’impiego dei nuovi veicoli blindati Lince protetti sotto lo scafo contro le esplosioni di mine e ordigni stradali. L’escalation della violenza, evidente soprattutto nella provincia di Farah, dipende da tre fattori.
Il primo riguarda la coltivazione dell’oppio che vede proprio la provincia di Farah una delle più importanti aree di produzione dell’ovest della nazione. Inoltre, come preannunciato, la primavera sta portando in tutto l’Afghanistan un incremento delle azioni talebane tese a dimostrare che il governo del presidente Karzai e le truppe dell’International Security Assistance Force (Isaf) non garantiscono il controllo del territorio.
Il settore occidentale a guida italiana è un bersaglio appetibile dai talebani perché uno dei più sguarniti: appena 2.000 soldati alleati, circa la metà italiani, per presidiare un’area grande come il Nord Italia.
Considerato che i tre quarti di queste forze sono impiegati per presidiare basi militari e Provincial Reconstruction Team (centri per la ricostruzione civile) ne restano solo poche centinaia (soprattutto forze speciali del 9° paracadutisti Col Moschin e degli incursori del CONSUBIN) per operare sul terreno al fianco delle truppe governative, mentre Roma e Madrid per ragioni politiche hanno finora rifiutato l’invio di rinforzi.
La terza ragione per la quale i talebani penetrano sempre più pesantemente nel settore italiano è dovuta agli effetti dell’Operazione Achille, la grande offensiva condotta dai britannici, canadesi e americani nella provincia meridionale di Helmand e dagli olandesi in quella di Oruzgan. Un’offensiva congiunta, scatenata il 6 marzo, che coinvolge 5.000 soldati alleati e 1.500 afghani che ha già consentito di eliminare centinaia di guerriglieri spingendo il grosso delle forze talebane a verso nord in una sacca che proprio le truppe italiane e spagnole dovrebbero chiudere ai confini tra Helmand e Farah. I talebani, consapevoli della carenza di truppe alleate nelle province occidentali cercano scampo proprio a Farah e Ghor portando una minaccia diretta al contingente italiano le cui regole d’ingaggio consentono di affrontare ogni tipo di minaccia.
Qui trovate la cartina per riconoscere le province

Gianadrea Gaiani

220 soldati italiani pronti a combattere.

Italiani e spagnoli: guarda caso le due componenti nazionali della task-force di reazione rapida schierata ad Herat. Una forza di cui fanno parte una compagnia di paracadutisti spagnoli e 220 soldati italiani: uomini che il governo Prodi ha inviato in Afghanistan, senza troppo clamore, negli ultimi mesi in vista di missioni esplicitamente ‘combat’. Parliamo infatti di forze speciale di professionisti addestrati al combattimento: il ‘Col Moschin’, ovvero il battaglione d’élite della Brigata Paracadutisti ‘Folgore’, e il ‘Comsubin’, gli incursori della Marina, insomma i nostri marines. Oltre a queste truppe d’assalto, in tutto 120 (assolutamente insufficenti sia come numero che come equipaggiamento), ci sono poi un centinaio di paracadutisti del 66° reggimento di fanteria ‘Trieste’ della Brigata Aeromobile ‘Friuli’, dotati di mezzi blindati ‘Puma’ e di alcuni dei nuovissimi ‘Lince’.

E’ più che probabile che queste truppe italiane siano state impiegate “clandestinamente” nell’operazione ‘Wyconda Pincer’. Lo ipotizzava, a dicembre, anche il settimanale Panorama, secondo il quale la task force italiana “sarebbe già stata impegnata con successo in diverse operazioni di combattimento”.
Se finora i soldati italiani “in missione di pace” sono stati impiegati in guerra di nascosto, per non violare i ‘caveat’ che regolano l’uso delle nostre truppe, nei prossimi mesi il Col Moschin, il Comsubin e la Brigata ‘Friuli’ potrebbero entrare in azione alla luce del sole. Se infatti i talebani dovessero aprire un fronte occidentale portando la guerra in casa dei militari italiani (cosa già avvenuta con la conquista di diversi villaggi poi abbandonati in un paio di giorni) , il generale Satta avrà il dovere di impiegare la task-force italo-spagnola schierata ad Herat: non ci saranno più scuse per evitare l’inevitabile. A meno di non ritirare le nostre truppe dall’Afghanistan.
Dotazioni

Veicoli da supporto e ricognizione : Puma ; attualmente in uso presso i reparti –  Lince ; in consegna dopo gli ultimi attentati

Componente aerea di supporto e ricognizione : Mangusta ; (da consegnare se inserito nel decreto legge)

Le Armi : mortaio da 120mm (da consegnare se inserito nel decreto legge)

Veicoli corazzati : nessuno

Aerei da supporto e ricognizione : nessuno

Artiglieria : nessuna

Province sotto controllo italiano e produttrici di oppio
Province sotto controllo italiano e produttrici di oppio

Confronto con la missione UNIFILL II in Libano : La forza di pace inviata in Libano è costituita dalla “Pinerolo” che è una brigata corazzata

Le persone intelligenti dovrebbero farsi sorgere il dubbio :

  • perchè in una guerra contro i narcotafficati ed i terroristi, alla richiesta della NATO di un rinforzo del contingente è stato risposto con un diniego?
  • perchè in una missione di pace è stata inviata un’intera brigata corazzata rinforzata,tra l’altro, con un reggimento di fanteria di marina in un luogo dove non ci sono combattimenti?

La logica è quella che andiamo denunciando da tempo : quella di bloccare Israele ed impedirgli di difendersi, a favore di hezbollah e lasciare campo libero ai narcotrafficanti in Afganistan, non a caso le province sutto il controllo italiano che non conoscevano produzione di oppio sono diventate quelle più produttive.

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