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Nessuno lo dice ma in Iraq e Siria è guerra di religione


img-_innerArt-_taglia22Che fare in Iraq e Siria? Che l’Occidente non abbia una strategia per affrontare il rapido precipitare della guerra irachena e di quella siriana, ormai unificate, è un fatto reso ancor più evidente dalle timide e incerte iniziative di europei e statunitensi. Abbiamo rimosso la guerra dal nostro linguaggio e anche se disponiamo paradossalmente della più sofisticata tecnologia bellica mai posseduta dall’umanità siamo del tutto incapaci sul piano politico e sociale di impiegarla per vincere i conflitti. Questo Occidente non è più neppure in grado di chiamare le guerre col loro nome. In Iraq e in Siria è in atto un conflitto tra sunniti e sciti che vede lo Stato Islamico (IS) controllare territori abitati dalla popolazione sunnita combattere contro eserciti e milizie scite di  Baghdad e Damasco. Al fianco dell’IS vi sono Paesi  e ambienti finanziari e politici di Paesi sunniti quali la Turchia e le monarchie del Golfo. Con le forze regolari siriane e irachene sono saldamente schierati l’Iran e il movimento scita libanese Hezbollah .

Perché allora non definire il conflitto in atto una guerra di religione?

61561Image11Siamo forse così schiacciati dal peso delle parole e delle convenzioni ipocrite che ci siamo autoimposti negli ultimi 40 anni nel nome della correttezza politica da non riuscire a pronunciarle per paura di dover affrontare la realtà? Dopo 13 anni abbiamo già rimosso tutte le lezioni apprese dall’11 settembre 2001 per paura di dover accettare le conseguenze di una guerra che è inevitabilmente, come lo sono state molte delle più grandi e lunghe guerre dell’umanità, uno scontro di civiltà.

Inutile fingere di meravigliarsi. La guerra di religione, lo scontro tra sunniti e sciti, era un obiettivo dichiarato di Osama bin Laden e di Musayb al-Zarqawi, leader di al-Qaeda in Mesopotamia, organizzazione jihadista che ha poi originato l’ISIS e oggi lo Stato Islamico. Anche l’eliminazione fisica delle minoranze come cristiani e yazidi rientra da sempre nei programmi pubblicamente annunciati dai jihadisti e del resto le violenze contro i cristiani in Iraq (e in tutto il mondo sunnita) e il loro esodo da Mosul non sono certo cominciati il mese scorso.

2014-08-17-Situation-Report-HIGH-012Così come non sono certo iniziate con l’uccisione di James Foley le barbare esecuzioni di ostaggi occidentali da parte di militanti islamici. Ne abbiamo visti tanti di video del genere negli anni scorsi ma li abbiamo rimossi imponendoci di credere che fossero la risposta “all’imperialismo di George Bush” invece che una dimostrazione di odio, un atto di guerra nei confronti nostri e della nostra civiltà. Che l’Islam sia un problema per il mondo intero è sotto gli occhi di tutti, soprattutto perché se gli estremisti si fanno notare molto bene, i cosiddetti “moderati” sembrano avere  voce flebile. Eppure, come ha evidenziato Massimo Introvigne  sulla Nuova Bussola Quotidiana,  l’Occidente  è pieno di studiosi dell’Islam pronti a sostenere interpretazioni buoniste e introspettive della parola “jihad”.

L’Europa finge di accorgersi solo oggi che ci sono islamici che sterminano cristiani per non dover fare i conti con la sua coscienza e con il dovere di armarli o difenderli con le sue potenti, deboli armi: potenzialmente devastanti e tecnologicamente avanzate ma inutili perché non abbiamo il coraggio di impiegarle né soprattutto ideali per i quali riteniamo necessario combattere.

Abbiamo perso a tal punto ogni senso d’appartenenza nazionale e culturale da non trovare un solo motivo, valore o interesse  per cui valga la pena fare una guerra? Se è così l’IS ha già vinto perché i suoi miliziani (che sono sempre di più anche in Europa) sono pronti a uccidere e morire per la loro causa.  Sarebbe sufficiente leggere, sempre sulla NBQ,  l’analisi di Luigi Santambrogio sui jihadisti in Europa per comprendere che dobbiamo svegliarci e anche in fretta.

ISISmappa1Come ha sottolineato sabato Edward Luttwak in un’intervista a Il Giornale, l’opinione pubblica in Italia e in Europa si è mobilitata per i civili palestinesi di Gaza ma non si è contata neppure una manifestazione per i cristiani iracheni. Merito certo di decenni di cultura terzomondista e di relativismo culturale ma anche un sintomo evidente di come le leadership e i popoli occidentali non abbiano neppure la percezione di quali siano gli interessi strategici da difendere.

Certo gli Stati Uniti possono avere molti vantaggi a “giocare sporco” anche in questa crisi per favorire il caos nelle aree energetiche nel momento in cui si avviano diventare il più grande esportatore di gas e petrolio. Ma noi europei di quel gas e petrolio in Medio Oriente e Nord Africa abbiamo e avremo bisogno: non possiamo permetterci di non avere una strategia, di non combattere o di non scegliere da che parte stare.

isis-640Eppure proprio questo stiamo facendo, favorendo l’affermazione dei jihadisti dalla Libia all’Iraq, come se la questione non ci riguardasse. Per questo oggi non armiamo i cristiani iracheni e aiutiamo i curdi così blandamente da risultare ininfluenti, con l’ossessione di non irritare Baghdad e Ankara che temono un Kurdistan indipendente. Al tempo stesso esitiamo a mobilitarci contro l’IS per non irritare le monarchie sunnite del Golfo che hanno investito centinaia di miliardi di dollari in Europa e oggi influenzano in modo sempre più imbarazzante la nostra politica estera.

Fingiamo così di non sapere che la Turchia, nostro alleato nella NATO, è anche il Paese che ha ospitato e fornito aiuti alle milizie jihadiste dell’attuale Stato Islamico per sostenerle nella guerra contro il regime siriano. Cosa che abbiamo fatto anche noi europei insieme agli americani ponendoci in antagonismo alla Russia, unico grande Paese rimasto a difendere la cristianità e i valori occidentali contro l’islamismo.

ISISS1_673769S11Meno di un anno or sono Washington e alcuni alleati europei erano pronti a bombardare Damasco per abbattere Bashar Assad come avevano abbattuto Muammar Gheddafi spianando la strada ai jihadisti. Oggi in Libia qaedisti e Fratelli Musulmani stanno vincendo grazie anche al disinteresse dell’Europa e dell’Italia mentre  in Siria rifiutiamo di riconoscere i nostri errori ma saremo costretti ad aiutare Assad a combattere l’IS. Non perché il regime siriano sia composto da cherubini ma semplicemente perché è nei nostri interessi farlo e perché in Medio Oriente e Africa ci conviene fare i conti con regimi laici, anche se non del tutto simili alla democrazia svizzera, piuttosto che con Emirati e Califfati che decapitano e torturano gli infedeli.

images5Nella storia il pragmatismo ha sempre indotto gli Stati a modificare alleanze e schieramenti, sport in cui l’Italia è stata “maestra” nei due conflitti mondiali fino al tradimento del Trattato di amicizia con Gheddafi nel 2011. Basti ricordare che la Seconda guerra mondiale iniziò nel 1939 con i sovietici che si spartivano la Polonia con gli alleati tedeschi e termino con l’Armata Rossa che occupava Berlino. Allora però c’erano statisti a guidare le nazioni non gli improvvisati di esile spessore che guidano oggi le cancellerie europee.

Il realismo militare impone di valutare che solo i curdi e le truppe siriane sono in grado di fermare lo Stato Islamico.

L’esercito iracheno è allo sbando, non regge il campo di battaglia mentre nessun Paese occidentale sembra intenzionato a mandare i suoi soldati a combattere i jihadisti. Come hanno sottolineato esponenti militari a Londra e Washington la guerra non si vince se non si combattono le forze di Abu Bakr al-Baghdadi anche in Siria.

“L’IS deve essere sconfitto in Iraq e in Siria prima che si espanda in tutta la regione”, ha detto Lord Dannatt ex capo di stato maggiore dell’esercito britannico. Infatti la gran parte dei mezzi pesanti catturati dai jihadisti falle truppe irachene sono stati portati nelle basi in Siria strappate all’esercito di Assad, al riparo dai cacciabombardieri americani. In questi giorni jet americani, iracheni e siriani hanno bombardato le milizie dell’IS ma lo hanno fatto in ordine sparso, senza coordinamento e in settori diversi esercitando così una pressione limitata sui jihadisti. Abu Bakr al-Baghdadi ringrazia.

di Gianandrea Gaiani 28 agosto 2014, da La Nuova Bussola Quotidiana

Il terrorismo in Siria dei ‘nuovi italiani’

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Haisam detto Abu Omar

Haisam detto Abu Omar arrestato e subito dopo rilasciato a Roma il 10 febbraio 2012 dopo che insieme ad Ammar Bacha il quale e’ legato alla famiglia di Nour Dachan presidente emerito dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, immortalato in compagnia di Bersani ad una manifestazione romana e altri 10 “attivisti” legati al “Coordinamento dei siriani liberi di Milano” avevano attaccato l’ambasciata siriana nella capitale come si puo vedere in questo video; qui il terrorista rilascia dichiarazioni dopo la sua scarcerazione; qui l’attacco all’ambasciata ripreso dagli stessi e caricato sui canali degli oppositori siriani in Italia.
Dopo quei fatti, i militanti “pro democrazia” furono identificati, interrogati e infine ascoltati dal giudice monocratico Marina Finiti che li ha rinviati a giudizio per direttissima il 15 marzo 2012 imponendo loro l’obbligo di firma, essendo infatti indagati per danneggiamento aggravato, violazione di domicilio e violenza privata aggravata. Quest’ultima imputazione si riferiva all’aggressione dei due vigilanti in servizio all’interno dell’ambasciata.
Intanto a Roma il ginecologo Feisal al Mohammed dissidente siriano capitolino a capo dell’Unione dei coordinamenti per il sostegno della rivoluzione in Siria, dopo essere stato avvertito da una telefonata alle sei del mattino dei “fratelli milanesi”, si occupo’ anche della loro difesa, rintracciando gli avvocati Simonetta Crisi e Amedeo Boscaino.
Qui in seguito i commenti della giornalista anconetana e figlia del presidente emerito dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia: “Il prossimo 15 marzo a Roma verrà giudicato il gruppo di attivisti per i diritti umani in Siria che il 10 febbraio scorso ha assalito l’ambasciata di Damasco nella capitale italiana. Il gesto, dall’alto valore simbolico, è stato fatto in nome del diritto alla vita del popolo siriano ed è stato dedicato alle donne, ai bambini, ai giovani, all’intero popolo, che sta pagando con la vita la scelta della libertà e della democrazia. L’ambasciata siriana rappresenta il governo siriano, quindi coloro che stanno massacrando il nostro popolo e, di conseguenza, non rappresenta chi crede nel diritto alla sacralità della vita umana. La bandiera dell’indipendenza, invece, ci rappresenta, mi rappresenta, rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria. Asmae Dachan”.
Dopo il 15 marzo non si hanno notizie certe sull’esito della sentenza delle autorità italiane ma poco dopo come si puo’ notare in questo video alcuni dei 12 attivisti si recarono in Siria per imbracciare le armi al fianco dei terroristi che la insanguinano con i loro massacrando la popolazione civile.
Nel video ottenuto dal “The New York Time” girato vicino Idlib in Siria nell’aprire 2013  dove si vedono sette uomini a torso nudo, inginocchiati e con la faccia rivolta verso il suolo. Dietro di loro, altri nove uomini tra i quali si può notare sulla sinistra Haisam “Abu Omar”, vestiti e armati di ak-47 che rivolgono contro i corpi dei sette. Inizia così il video che un ex ribelle siriano ha fatto recapitare al New York Times alcuni giorni fa. Le immagini mostrano in diretta l’esecuzione di sette soldati dell’esercito di Assad. Nelle immagini si vede il leader di questo commando, il trentasettenne Abdul Samad Issa, ordinare ai suoi compagni l’uccisione dei sette ufficiali. Ci chiediamo come le autorità italiane abbiano permesso la fuga di questo terrorista dal proprio territorio nazionale permettendoli di continuare a commettere crimini.

Cristo si è fermato a Maaloula

Maaloula_Mar_Taqla_falaiseE’ senza vergogna, il livello di servilismo dei giornalisti italiani al ‘progetto’ globale di annichilimento delle identità.
Mentre migliaia di cristiani vengono massacrati in Egitto e Siria, mentre interi villaggi cristiani dove si parla ancora l’antica lingua di Cristo vengono occupati, le case e le chiese date alle fiamme e gli abitanti costretti alla conversione – pena la decapitazione – i nostri pennivendoli si eccitano come verginelle del multiculturalismo perché ‘quattro mussulmani pregano in piazza per la pace con il Papa’.
A questo livello di demenza siamo.
Per analogia è come se, mentre dieci persone massacrano un uomo per strada, il giornalista il giorno dopo parlasse dell’unico che non lo fa. E’ il metodo della ‘distorsione delle notizie’ che applicano anche ai reati commessi dai loro amici ‘migranti’.
Ma anche il Papa non è esente da colpe. Lui prega, i cristiani muoiono. Lui parla. I cristiani vengono perseguitati. Lui digiuna. Le chiese vengono date alle fiamme e lui che fa?

ISLAMICI OCCUPANO CITTA’ CRISTIANA: CONVERSIONI FORZATE

ISLAMICI MASSACRANO INTERO VILLAGGIO CRISTIANO 

ISLAMICO ‘ITALIANO’ TRA I BOIA DEI SETTE SOLDATI SIRIANI

VILLAGGIO CRISTIANO PRESO D’ASSALTO

PRETI DECAPITATI 

SOLDATI GIUSTIZIATI COME BESTIE

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contro la guerra

 

E’ questo il dialogo interreligioso? Loro uccidono e noi digiuniamo?

Come sempre ci troviamo contro tutti. Contro Barack Hussein Obama, che schiera – come da tradizione dalla Bosnia in avanti – l’Impero al fianco dei fanatici wahabbiti. Impero che, lungi dall’essere al guinzaglio di Israele, è in realtà all’inseguimento della ‘carota’ saudita che ne controlla e impone le scelte.
E siamo anche contro il Papa.
Perché la pace non è, un valore in sé.
E se è sbagliato bombardare Assad, non sarebbe sbagliato schierare le forze cristiane – e l’Occidente ancora cristiano – dalla parte dell’esercito siriano?.
E’ il grido di dolore degli abitanti di Maaloula, occupata dagli alleati di Obama: “Perché ci avete abbandonato?”.
E’ questo grido che dovrebbe risuonare in piazza San Pietro, non gli inutili e vuoti lamenti verso il cielo.
Francesco, perché li hai abbandonati?
In nome di chi e che cosa, avete voi – e abbiamo noi – rinunciato a difendere i cristiani?
In nome dell’eresia umanitarista che impone ai suoi fanatici fedeli di non riconoscere alcuna differenza tra l’amico e il nemico.
In nome di una perversa interpretazione del cristianesimo che viene ridotto a succursale di Emergency.
Il primo dovere di chi crede, è difendere quello in cui crede. Quando questo ‘cade’, tutto il resto cade. Tutto il resto non ha più senso. E si finisce per trasformare una religione e una civiltà  in una parentesi chiusa.

Cristo si è fermato a Maaloula.

Immigrazione: il tradimento dei Sindacati

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marx-coke

La seconda parte dell’800 e buona parte del ’900 (  fino al declino dei sindacati come organizzazioni dei lavoratori e alla sparizione della difesa di questi dalle piattaforme politiche della cosiddetta Sinistra trasformatasi in ‘taxi’ ideologico per varie microminoranze privilegiate ) sono stati i secoli delle lotte sindacali e al centro della lotta c’era la spartizione dei profitti tra capitale e lavoro.

Poi è arrivata la caduta del Comunismo, le cui macerie ideologiche hanno comportato, senza che vi fosse una correlazione anche la fine sostanziale del sindacato come ‘lobby dei lavoratori’.

Oggi i sindacati pensano a tutto fuorché a chi lavora.

Poi è arrivata la Globalizzazione.
Ed è stato il colpo di grazia per il lavoro organizzato, polverizzato in tante micro-realtà e nella flessibilità estrema e schiacciato dalla incapacità delle organizzazioni sindacali e dei partiti (sedicenti) dei lavoratori, di comprendere che immigrazione e globalizzazione sono le due tenaglie attraverso cui il Capitale stritola i lavoratori e la loro fetta di profitto, i salari.
Come questi fanatici comunisti cresciuti a pane e Marx, abbiano potuto dimenticare una delle lezioni del filosofo tedesco, quella del famoso “esercito di riserva”, è misterioso.
Il mistero deve avere, però, molto a che fare con le ingenti elargizioni ricevute dalle multinazionali: vere e uniche beneficiarie di immigrazione e globalizzazione.
La Globalizzazione ha immesso nel mercato dalla sera alla mattina, centinaia di milioni di nuovi schiavi da sfruttare per ‘contenere’ i salari dei lavoratori nazionali.
Non bastava, perché ci sono, soprattutto nei servizi, lavori che non sono ‘delocalizzabili’, e allora serviva un ‘esercito di riserva’ interno che ‘riducesse le pretese’ dei lavoratori nazionali: entrano in scena gli immigrati.
E’ evidente, che devono nascere moderne associazioni di lavoratori che vogliano proteggersi da questa ‘tenaglia’ immigrazione-globalizzazione. Ed è ovvio che il loro punto di riferimento politico non può essere il Pd o Sel, due movimenti che fanno dell’afflato migratorio e del mondo senza confini un mantra masochistico.
I deboli si difendono con le frontiere, i lavoratori per poter ricevere salari dignitosi, devono essere protetti dalla concorrenza esterna dei ‘cinesi’ e interna dei ‘migranti’: non ci sono alternative.
Non è vero che immigrazione e globalizzazione sono ‘ricchezza’, o meglio, lo sono, ma per una minoranza privilegiata della popolazione (vedi tutti i ricconi schierati con la sinistra : di benedetti, della valle, prada, tronchetti provera etc etc).

Per tutti gli altri, il 99%, sono miseria, disoccupazione e dramma.

Veicolo Blindato Anfibio di Iveco e Oto Melara

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Il nuovo Veicolo Blindato Anfibio

Lo scorso 20 dicembre presso l’Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri di Nettuno è avvenuta la presentazione da parte del CIO – società consortile Iveco DV e Oto Melara – del Veicolo Blindato Anfibio (VBA) sviluppato per soddisfare le esigenze della Forza di Proiezione dal Mare. L’evento è stato organizzato per mostrare in attività il nuovo mezzo che ha fatto registrare una forte impressione per la sua mobilità sia in terra che in mare e per la sua silenziosità, una piattaforma per la quale il CIO ha speso sinora circa 20 milioni di euro come investimenti fatti interamente con capitale a rischio delle due società e con l’obiettivo di offrire all’Esercito e alla Marina un mezzo quasi del tutto completo per ridurre i tempi di sviluppo.

Il VBA rappresenta quindi una sorta di sfida tecnologica che il CIO ha voluto intraprendere sviluppando questo 8×8 ottenuto associando allo scafo SuperAV (Iveco DV) la torre remotizzata HITFIST ORCWS armata con l’ATK Mk44 da 30 mm (Oto Melara) anche se per le esigenze italiane potrebbe essere montata l’arma da 25 mm. Il blindato è stato presentato per la prima volta all’Eurosatory di Parigi dello scorso anno ma nella presentazione di Nettuno si è voluto mostrare le sue notevoli caratteristiche di galleggiabilità e mobilità in acqua per non parlare della presa di terra, importante per un mezzo anfibio ruotato.

L’elevata mobilità grazie ai tre assi sterzanti risulta poi essere importante per le attività operative in ambiente urbano caratterizzato da spazi di manovra ristretti. Come già detto il VBA risponde alle esigenze dell’Esercito e della Marina che vogliono sostituire i cingolati AAV-7 (Assault Amphibious Vehicle-7) operativi con i reggimenti San Marco (Marina) e Lagunari (Esercito). Mezzi piuttosto anziani per non dire obsoleti che hanno scarsa autonomia e offrono una protezione inadeguata a fronte delle nuove minacce, non fosse altro che per la loro mole non indifferente. Il nuovo anfibio presenta una massa in combattimento per 24 tonnellate (anfibio) e 25 t (terrestre), è dotato di un motore intercooler da 13 litri con 6 cilindri Cursor 13 da 560 hp dell’Iveco: è stato più volte sottolineato come l’adozione di un propulsore civile è stata dettata dalla scelta di un motore ampiamente affidabile perché montato sugli autocarri Iveco.

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At Eurosatory 2012, the International Defence & Security of Paris (France), the Italian Defence Companies IVECO Defence Vehicles and OTO Melara presents for the first time a new wheeled armoured infantry figting vehicle the VBA, a combination of the SUPERAV of Iveco D.V. and the HITFIST OWS weapon station turret of Oto Melara, developed to match the requirements of the new Italian Amphibious Brigade. With outstanding
mobility on land and in the water and airtransportability in a C130, the VBA provides an optimum blend of tactical, operational and strategic mobility. Its HITFIST OWS weapon station incorporates the latest technologies in the fields of electronics, signature and Man Machine Interface (MMI) with outstanding performances in terms of lethality, survivability and fightability.

Il propulsore offre prestazioni elevate e notevole silenziosità, ha il cambio automatico ZF7HP902 con convertitore di coppia a 7 marce più retromarcia. Dispone di trazione integrale distribuita per l’impiego della collaudata driveline ad H montata sulle Centauro e Freccia; su strada il VBA può raggiungere una velocità di oltre 100 km/h mentre a quella di 70 km/h la sua autonomia è di circa 800 km. Per la navigazione è stato scelto un concetto modulare (integrazione volumi esterni aggiuntivi) per incrementare la galleggiabilità del mezzo. La propulsione marina è ottenuta con due eliche a quattro pale intubate che consentono al mezzo la velocità di oltre 5 nodi grazie anche alla particolare forma dello scafo, consentendogli di navigare anche con un mare superiore a forza 3. Il nuovo blindato presenta una lunghezza di 7,92 m, una larghezza di 2,72-3,00 m, un’altezza di 2,31 ed ha un peso a vuoto di 15 t. Molta cura è stata posta nella protezione ottenuta con la separazione della cellula protetta dalla sagoma esterna e dallo scafo dalla forma a V che consente di deflettere la maggior parte dell’energia espressa dall’esplosione di una mina; il VBA offre per un veicolo della sua categoria il più alto livello di sicurezza (livello 3 STANAG 4569). Il blindato offre un volume interno di 14 metri cubi ed è in grado di trasportare una squadra di 10 fucilieri più pilota, capocarro e cannoniere. Per l’armamento la soluzione scelta è stata quella di una torretta a controllo remotizzato Oto Melara HITFIST ORCWS (Overhead Remote Controlled Weapon System) con cannone ad alimentazione elettrica (chain gun) ATK da 30 mm Bushmaster con guscio completamente chiuso ma che consente all’operatore di accedervi dall’interno senza mai esporsi; al cannone è coassiale una mitragliatrice da 7,62 mm. La torretta consente un brandeggio elevato (da -10° a +75°) molto utile in ambienti ristretti come quelli della urban warfare perché consente di ingaggiare obiettivi posti anche in posizioni elevate (finestre, tetti); sul lato sinistro della torretta può essere montato anche un lanciatore per due missili controcarro Spike.

Il VBA non interessa però soltanto la Difesa italiana ma anche il DoD statunitense per i suoi Marines che vogliono affiancare i loro AAV-7A1 cingolati con piattaforme ruotate per incrementare la mobilità in profondità dopo aver lasciato l’area di sbarco. Nell’ambito del programma Marine Personnel Carrier (MPC), l’US Marine Corps ha emanato una specifica per un mezzo che riunisca in sé una velocità su strada come quella dei mezzi leggeri, una fuoristrada come i carri Abram con dimensioni tali da essere trasportabili su aerei da trasporto C-17. Lo scafo del VBA, più conosciuta come Super AV, ha raccolto l’interesse dell’USMC che ha interessato delle aziende statunitensi per prendere contatto con Iveco Defence Vehicles. Nel giugno 2010 è stato raggiunto un accordo di licenza con la BAE Systems North America che consente di partecipare alla gara per il programma MPC e la versione “americana” sarà di poco più alta e larga rispetto allo scafo del VBA. La presentazione a terra e in mare del nuovo blindato anfibio ha colpito favorevolmente per la silenziosità del mezzo, la sua notevole mobilità sia a terra che in acqua. Il giorno della presentazione il mare era calmo ma il giorno precedente il blindato aveva offerto ottime prestazioni entrando in mare con condizioni Forza 2-3.
Speriamo che nessun magistrato solerte danneggi la nostra industria a vantaggio di altre straniere o che nessun politico faccia il bravino come in precedenti occasioni.

Mosca rinuncia ai blindati “made in Italy“

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Blindato Lince Russo

Grazie ai nostri grandi “tecnici” ed a Monti, mosca rinuncia a ordinare i blindati Centauro e a completare la commessa per i veicoli protetti Iveco Lince.
A indurre il Ministero della Difesa russo a recedere dall’accordo con l’Italia (a pochi mesi dagli scandali che hanno portato a fine novembre scorso al siluramento del ministro Anatolij Serdjukov) oltre alle esigenze di favorire l’industria nazionale, avrebbe contribuito anche il raffreddamento dei rapporti tra Roma e Mosca dopo l’epoca delle cordiali intese tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin.
Come fanno notare fonti vicine agli ambienti diplomatici Mosca ha giudicato la politica estera italiana del governo Monti eccessivamente appiattita sulle posizioni di Washington specie riguardo alle crisi in Iran e Siria ritenute strategicamente più rilevanti dai russi.
Naturalmente dopo aver copiato le soluzioni tecnologiche italiane, il comandante in capo delle forze di terra, generale Vladimir Chirkin, ha annunciato nei giorni scorsi lo stop all’acquisizione dei mezzi italiani esortando l’esercito a “concentrarsi sui produttori nazionali”.
L’industria militare russa aveva mal digerito la decisione di adottare veicoli militari italiani.
I blindati pesanti Centauro sono sottoposti da mesi a test valutativi nella base di Kubinka mentre i Lince sono stati ordinati in due lotti per 1.775 esemplari che erano destinati a salire a 3.000 entro il 2015.
Nei test il Lince si era rivelato superiore al GAZ-330 Tigr ma il ministro della Difesa, Sergey Shoigu, ha ordinato una nuova gara e nuovi test comparativi tra i due veicoli cedendo così alle pressioni di GAZ che ha sviluppato una nuova versione del suo veicolo nota come “Tigr M” che pare abbia adottato molte delle soluzioni tecnologiche già impiegate dal mezzo italiano.

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Il fabbisogno dell’esercito russo per questo tipo di veicoli è di 5 .000 esemplari e GAZ vorrebbe aggiudicarsi la commessa per 3.500 unità anche se disporre di due mezzi diversi non semplificherà la logistica dell’esercito di Mosca.
Mosca ha stanziato 800 milioni di euro per il programma Lince ed il contratto era stato firmato nel dicembre 2011.
I primi 57 veicoli sono stati assemblati l’anno scorso in Russia nello stabilimento Kamaz di Voronezh mentre gli altri verranno assemblati in una nuova fabbrica in Tatarstan con una capacità di 500 veicoli all’anno dove nel 2014 i componenti realizzati in Russia saranno circa la metà del totale.
Il costo medio di un Lince varia dai 300 mila ai 500 mila euro a seconda delle versioni e degli equipaggiamenti imbarcati mentre il Tigr viene definito dalla GAZ “più economico del 70 per cento”.