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La Ue vuole sabotare South Stream

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Vox aveva lanciato l’allarme durante i ‘giorni’ della Crimea. L’Unione europea è pronta a fare l’ennesimo danno all’Italia (dopo il bombardamento della Libia con la scusa della primavera araba), alla sua economia e alla sua sicurezza energetica.

La Ue infatti è pronta a congelare i piani per il completamento del gasdotto da 40 miliardi di euro South Stream per ‘punire’ il Cremlino.

I dettagli sono emersi in un briefing trapelato tra il capo della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, e politici bulgari, nei quali minacciava il paese di non ostacolare la nuova linea dura dell’UE sul progetto e minare l’unanimita: “Stiamo dicendo alla Bulgaria di stare molto attenta”, la minaccia mafiosa, secondo quanto riportato nella stampa bulgara.

Se sono vere le cose apparse sui media bulgari, si dimostra che il governo italiano non si sta opponendo al blocco del progetto essenziale per l’Italia e la sua economia. Come al solito, e più del solito con Renzi, una politica a novanta gradi.

E con il congelamento, anche dei nostri sedere i prossimi inverni, andrà a farsi benedire la commessa del valore di circa 2 miliardi di euro affidata a Saipem Italia per costruire il tratto off-shore del percorso sotto il Mar Nero dalla Russia alla Bulgaria. La costruzione era prevista per il mese di giugno.

001Secondo i media, Barroso avrebbe detto che ci sono “persone in Bulgaria , che sono agenti della Russia “, un riferimento alle figure del partito socialista al governo , che hanno cercato di concludere un accordo bilaterale con il Cremlino .
Nella Ue invece, gli agenti americani sono a Bruxelles, direttamente a capo della Commissione.

Ufficialmente, Bruxelles è stato evasivo circa il progetto South Stream. La linea ufficiale è che i piani sono ancora vivi , ma i commenti trapelati  confermano che gli agenti americani nella Ue, dei quali Barroso è un esponente di spicco, stanno alacremente lavorando perché sia politicamente ucciso, a favore del progetto antagonista “Nabucco” con al centro la Turchia.

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Il TAP, gasdotto che metterebbe l’Europa nelle mani turche, disegno geopolitico americano da decenni. Così dipenderemo sempre di più dalle economie islamiche.

Il gruppo tedesco Siemens, come Saipem, ha firmato un contratto con Gazprom la scorsa settimana per la fornitura di sistemi di controllo per South Stream. In questo caso Italia e Germania hanno interessi convergenti da far valere.

Il progetto South Stream – già ben avviato e destinato a produrre gas entro il 2015 –  dalla Siberia al Caucaso e poi verso i Balcani, aggirerebbe completamente l’Ucraina ed il Kosovo, mettendo di fatto le nazioni dell’Europa occidentale al riparo dei ricatti di Kiev e do Boston come invece avvenuto qualche anno fa, e come potrebbe accadere ancora.

Il suicidio industriale dell’italia ha molti fans

finmeccanica-logoNell’articolo “Mosca rinuncia ai blindati “made in Italy“ abbiamo visto come il governo ha cancellato la commessa alla Russia dei carri leggeri Lince. In quello successivo, Veicolo Blindato Anfibio di Iveco e Oto Melara abbiamo visto come sia in pericolo la commessa agli USA dei blindati leggeri anfibi. La domanda che si si pone è : chi ha interesse a uccidere l’industria italiana?
I beneficiari di quello che pare in realtà più un “suicidio” di quel che resta dell’apparato industriale italiano competitivo nel mondo e ancora in grado di sconfiggere nelle gare internazionali i “big players” statunitensi, russi ed europei sono davvero tanti.
Senza voler entrare nel merito delle inchieste giudiziarie che coinvolgono i vertici di Saipem/Eni e Finmeccanica accusati di corruzione o che hanno determinato la chiusura delle acciaierie Ilva a Taranto è evidente che i guai dei grandi gruppi italiani avvantaggiano i rivali stranieri e Paesi che in modo spregiudicato, tenendo sempre ben presenti gli interessi nazionali, hanno gestito in passato con molta disinvoltura scandali e mazzette.
Solo negli ultimi dieci anni le aziende francesi sono state coinvolte in affari di corruzione per vendere navi da guerra a Taiwan e sottomarini al Pakistan, quelle britanniche per piazzare aerei da guerra in Arabia Saudita e altri prodotti in alcuni Paesi africani, per non parlare dello scandalo Lockheed che coinvolse leader politici in Europa e Giappone negli anni’70 e di quello della svedese Bofors che negli anni’80 venne coinvolta in un affare di mazzette per fornire cannoni all’India.
In tutti questi casi la politica intervenne a salvaguardia degli affari e delle aziende, Tony Blair bloccò addirittura le inchieste su Bae Systems adducendo il supremo interesse della nazione e i colossi del settore Difesa sono sempre sopravvissuti agli scandali.
Le difficoltà di Finmeccanica potrebbero invece rivelarsi fatali per il gruppo italiano già in difficoltà finanziarie e alle prese con la riduzione delle commesse nazionali ed europee dovute ai tagli ai bilanci della Difesa.
Nella vicenda Finmeccanica, azienda pubblica controllata dal Ministero del Tesoro, è stata proprio l’assenza dello Stato a peggiorare la situazione venutasi a creare in seguito alle inchieste della magistratura.
Perché il governo non ha sostituito Orsi al vertice del gruppo  fin dall’inizio dell’inchiesta sulle tangenti indiane? Un provvedimento da assumere per salvaguardare l’azienda e certo a titolo temporaneo, considerato che in Italia molte inchieste esplosive si sono concluse con archiviazioni e assoluzioni, ma forse necessario già alcuni mesi or sono per impedire il rischio di gravi ripercussioni sul titolo quotato in Borsa e sulla credibilità e affidabilità del gruppo.
La “latitanza” del governo Monti, che ha lasciato Orsi in un limbo senza togliergli la poltrona ma di fatto sfiduciandolo, sta facendo il gioco dei concorrenti di Finmeccanica (e dell’Italia) che oggi possono ragionevolmente sperare di liberarsi di un importante competitor o di poterne acquisire le aziende.
L’arresto di Orsi e la minaccia indiana di inserire Finmeccanica nella “black list” estromettendola da gare e commesse coincide per ironia della sorte con la visita del presidente francese Francois Hollande a Nuova Delhi per la firma di contratti che riguardano la vendita di reattori nucleari, cacciabombardieri Rafale ed elicotteri.
La tedesca Siemens sembra avere molte chanches di acquisire Ansaldo Energia, la francese Thales punta su Ansaldo STS e Selex mentre da almeno un anno sono “sotto attacco” anche le aziende del settore strettamente militare.
I francesi vorrebbero rilevare Oto Melara (armamenti terrestri) e WASS (siluri) e forse la quota italiana (25 per cento) della società missilistica MBDA ma sembrano interessati anche alle attività spaziali.
I britannici, partner in Agusta Westland, soffrono i condizionamenti e i rischi sui mercati determinati dall’attuale situazione e il colosso Bae Systems potrebbe essere tentata dal riprendere il controllo dell’azienda elicotteristica britannica.
Gli statunitensi sembra invece che puntino a ricomprare DRS (elettronica), acquisita dal gruppo italiano nel 2008 con l’amministrazione Bush, ma stanno facendo di tutto per mettere in difficoltà anche Alenia Aermacchi con la cancellazione improvvisa di due ordini per aerei da trasporto C-27 e G-222 destinati alle forze aeree a stelle e strisce e a quelle afghane.

Del resto il rischio che le aziende hi-tech italiane attive nei settori strategici (energia, difesa, farmaceutico, elettronica…) possano venire acquisiti a prezzi di saldo, complice anche la crisi di liquidità e il crollo dei valori azionari, era stato evidenziato l’anno scorso anche da un rapporto dell’intelligence trasmesso ai governo.
Solo la politica sembra non essersene accorta o comunque non ha fatto molto per scongiurare questo rischio.
A meno che svendere le nostre aziende non rientri in quel processo di “cessione di quote di sovranità nazionale” di cui spesso parlano negli ultimi tempi i massimi vertici istituzionali.
Forse dovremmo indagare un pò più a fondo su certi viaggetti a Berlino, Parigi, Bruxelles e Washington di certi nostri politici.

http://www.lanuovabq.it/it/home.htm

Veicolo Blindato Anfibio di Iveco e Oto Melara

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Il nuovo Veicolo Blindato Anfibio

Lo scorso 20 dicembre presso l’Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri di Nettuno è avvenuta la presentazione da parte del CIO – società consortile Iveco DV e Oto Melara – del Veicolo Blindato Anfibio (VBA) sviluppato per soddisfare le esigenze della Forza di Proiezione dal Mare. L’evento è stato organizzato per mostrare in attività il nuovo mezzo che ha fatto registrare una forte impressione per la sua mobilità sia in terra che in mare e per la sua silenziosità, una piattaforma per la quale il CIO ha speso sinora circa 20 milioni di euro come investimenti fatti interamente con capitale a rischio delle due società e con l’obiettivo di offrire all’Esercito e alla Marina un mezzo quasi del tutto completo per ridurre i tempi di sviluppo.

Il VBA rappresenta quindi una sorta di sfida tecnologica che il CIO ha voluto intraprendere sviluppando questo 8×8 ottenuto associando allo scafo SuperAV (Iveco DV) la torre remotizzata HITFIST ORCWS armata con l’ATK Mk44 da 30 mm (Oto Melara) anche se per le esigenze italiane potrebbe essere montata l’arma da 25 mm. Il blindato è stato presentato per la prima volta all’Eurosatory di Parigi dello scorso anno ma nella presentazione di Nettuno si è voluto mostrare le sue notevoli caratteristiche di galleggiabilità e mobilità in acqua per non parlare della presa di terra, importante per un mezzo anfibio ruotato.

L’elevata mobilità grazie ai tre assi sterzanti risulta poi essere importante per le attività operative in ambiente urbano caratterizzato da spazi di manovra ristretti. Come già detto il VBA risponde alle esigenze dell’Esercito e della Marina che vogliono sostituire i cingolati AAV-7 (Assault Amphibious Vehicle-7) operativi con i reggimenti San Marco (Marina) e Lagunari (Esercito). Mezzi piuttosto anziani per non dire obsoleti che hanno scarsa autonomia e offrono una protezione inadeguata a fronte delle nuove minacce, non fosse altro che per la loro mole non indifferente. Il nuovo anfibio presenta una massa in combattimento per 24 tonnellate (anfibio) e 25 t (terrestre), è dotato di un motore intercooler da 13 litri con 6 cilindri Cursor 13 da 560 hp dell’Iveco: è stato più volte sottolineato come l’adozione di un propulsore civile è stata dettata dalla scelta di un motore ampiamente affidabile perché montato sugli autocarri Iveco.

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At Eurosatory 2012, the International Defence & Security of Paris (France), the Italian Defence Companies IVECO Defence Vehicles and OTO Melara presents for the first time a new wheeled armoured infantry figting vehicle the VBA, a combination of the SUPERAV of Iveco D.V. and the HITFIST OWS weapon station turret of Oto Melara, developed to match the requirements of the new Italian Amphibious Brigade. With outstanding
mobility on land and in the water and airtransportability in a C130, the VBA provides an optimum blend of tactical, operational and strategic mobility. Its HITFIST OWS weapon station incorporates the latest technologies in the fields of electronics, signature and Man Machine Interface (MMI) with outstanding performances in terms of lethality, survivability and fightability.

Il propulsore offre prestazioni elevate e notevole silenziosità, ha il cambio automatico ZF7HP902 con convertitore di coppia a 7 marce più retromarcia. Dispone di trazione integrale distribuita per l’impiego della collaudata driveline ad H montata sulle Centauro e Freccia; su strada il VBA può raggiungere una velocità di oltre 100 km/h mentre a quella di 70 km/h la sua autonomia è di circa 800 km. Per la navigazione è stato scelto un concetto modulare (integrazione volumi esterni aggiuntivi) per incrementare la galleggiabilità del mezzo. La propulsione marina è ottenuta con due eliche a quattro pale intubate che consentono al mezzo la velocità di oltre 5 nodi grazie anche alla particolare forma dello scafo, consentendogli di navigare anche con un mare superiore a forza 3. Il nuovo blindato presenta una lunghezza di 7,92 m, una larghezza di 2,72-3,00 m, un’altezza di 2,31 ed ha un peso a vuoto di 15 t. Molta cura è stata posta nella protezione ottenuta con la separazione della cellula protetta dalla sagoma esterna e dallo scafo dalla forma a V che consente di deflettere la maggior parte dell’energia espressa dall’esplosione di una mina; il VBA offre per un veicolo della sua categoria il più alto livello di sicurezza (livello 3 STANAG 4569). Il blindato offre un volume interno di 14 metri cubi ed è in grado di trasportare una squadra di 10 fucilieri più pilota, capocarro e cannoniere. Per l’armamento la soluzione scelta è stata quella di una torretta a controllo remotizzato Oto Melara HITFIST ORCWS (Overhead Remote Controlled Weapon System) con cannone ad alimentazione elettrica (chain gun) ATK da 30 mm Bushmaster con guscio completamente chiuso ma che consente all’operatore di accedervi dall’interno senza mai esporsi; al cannone è coassiale una mitragliatrice da 7,62 mm. La torretta consente un brandeggio elevato (da -10° a +75°) molto utile in ambienti ristretti come quelli della urban warfare perché consente di ingaggiare obiettivi posti anche in posizioni elevate (finestre, tetti); sul lato sinistro della torretta può essere montato anche un lanciatore per due missili controcarro Spike.

Il VBA non interessa però soltanto la Difesa italiana ma anche il DoD statunitense per i suoi Marines che vogliono affiancare i loro AAV-7A1 cingolati con piattaforme ruotate per incrementare la mobilità in profondità dopo aver lasciato l’area di sbarco. Nell’ambito del programma Marine Personnel Carrier (MPC), l’US Marine Corps ha emanato una specifica per un mezzo che riunisca in sé una velocità su strada come quella dei mezzi leggeri, una fuoristrada come i carri Abram con dimensioni tali da essere trasportabili su aerei da trasporto C-17. Lo scafo del VBA, più conosciuta come Super AV, ha raccolto l’interesse dell’USMC che ha interessato delle aziende statunitensi per prendere contatto con Iveco Defence Vehicles. Nel giugno 2010 è stato raggiunto un accordo di licenza con la BAE Systems North America che consente di partecipare alla gara per il programma MPC e la versione “americana” sarà di poco più alta e larga rispetto allo scafo del VBA. La presentazione a terra e in mare del nuovo blindato anfibio ha colpito favorevolmente per la silenziosità del mezzo, la sua notevole mobilità sia a terra che in acqua. Il giorno della presentazione il mare era calmo ma il giorno precedente il blindato aveva offerto ottime prestazioni entrando in mare con condizioni Forza 2-3.
Speriamo che nessun magistrato solerte danneggi la nostra industria a vantaggio di altre straniere o che nessun politico faccia il bravino come in precedenti occasioni.

Gli USA prima potenza petrolifera

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Gli Stati Uniti diverranno nei prossimi anni i maggiori produttori mondiali di petrolio e gas, materie prime di cui saranno presto anche esportatori.
La notizia, destinata a modificare radicalmente gli equilibri geopolitici internazionali e probabilmente la percezione stessa dell’America nel mondo, è stata ufficializzata dal recente rapporto World Energy Outlook redatto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. “Il Nord America è in prima linea di una trasformazione radicale della produzione di petrolio e gas che interesserà tutte le regioni del mondo“ ha dichiarato il direttore esecutivo dell’AIE, Maria van der Hoeven.
L’analisi evidenzia il culmine di un mutamento che in vent’anni ha visto Washington passare dal top della classifica mondiale dei consumatori di energia e importatori di petrolio al primo posto tra i produttori, anticamera della piena autosufficienza energetica.
I primi a vedersi sorpassare dagli americani saranno i russi che nel 2015 scenderanno al secondo posto tra i produttori mondiali di gas ma due anni dopo toccherà ai sauditi perdere il primato tra i produttori di greggio.
“Attorno al 2017, gli Stati Uniti diventeranno il principale produttore di petrolio, superando l’Arabia Saudita – ha sottolineato Fatih Birol, economista dell’agenzia.
Le previsioni indicano che nel 2030 gli Stati Uniti produrranno petrolio sufficiente a soddisfare il fabbisogno interno e ne diventeranno esportatori.
A premiare gli sforzi statunitensi sul fronte energetico non contribuiscono solo l’aumento della produzione interna e le tecniche estrattive improntate alla massima efficienza ricavando il metano dalle argille (shale gas) e combinando la perforazione orizzontale con la fratturazione idraulica.
Anche le politiche di contenimento dei consumi e l’adozione di misure concrete per il risparmio energetico e lo sviluppo di biocarburanti per veicoli e aerei contribuiscono a ridurre il fabbisogno e la dipendenza dalle importazioni.
I dati di oggi rivelano la tendenza definita dal rapporto: nei primi nove mesi di quest’anno  gli Stati Uniti hanno estratto circa 6,2 milioni di barili di greggio, 1,2 milioni in più del 2008.
“Nel 2011, per la prima volta dal 1949, gli Stati Uniti sono divenuti esportatori netti di prodotti raffinati, mentre la dipendenza dalle importazioni di petrolio greggio ha conosciuto un’inattesa inversione, scendendo in cinque anni dal 60 al 42 per cento grazie all’aumento della produzione (20 per cento dal 2008) e al declino dei consumi dopo il picco toccato nel 2007 ” ha scritto su “Affari Internazionali”  Alberto Clò, professore ordinario di Economia industriale all’Università di Bologna e Direttore della Rivista Energia.
“L’aumento della produzione di shale gas, salita al 40% della complessiva offerta, ha reso il paese sostanzialmente indipendente, creando oltre un milione di posti di lavoro e generando un surplus d’offerta che ha fatto crollare i prezzi interni del metano a livelli 3-4 volte inferiori a quelli del 2008 e a quelli oggi praticati in Europa” ha aggiunto Clò.”
La produzione americana di greggio è prevista aumentare entro il 2020 da 9,0 sino a quasi 16,0 milioni barili/giorno e quella di gas metano da 575 sino a 709 miliardi metri cubi nel 2030.
Citigroup ne stima il complessivo impatto incrementale sulla ricchezza americana nell’ordine di 2-3 punti percentuali, con un drastico taglio dell’energy bill con l’estero, che conta per oltre la metà delle complessive importazioni; un ulteriore rafforzamento del dollaro; forte crescita dell’industria e dell’occupazione.”
Nello stesso periodo in cui gli Stati Uniti raggiungeranno la piena autosufficienza energetica, l’AIE prevede che l’Asia continui a sostenere la domanda globale di petrolio, destinata a crescere di 7 milioni di barili al giorno entro il 2020 e a raggiungere i 100 milioni di barili al giorno nel 2035 contro  gli 87 milioni di barili del 2011.
I cambiamenti sul mercato dell’oro nero indicati dall’agenzia non riguardano solo gli Stati Uniti. L’Iraq ad esempio è destinato ad aumentare del 45 per cento la sua produzione entro il 2035 superando la Russia per livello di esportazioni.
Difficile valutare l’impatto sui prezzi poiché i fattori che lo determinano possono variare rapidamente e non dipendere solo dal nuovo ruolo degli Stati Uniti,  ma secondo l’AIE il costo del greggio salirà dai 108 dollari al barile di oggi a circa 125 dollari  (in termini di valore costante al netto dell’inflazione, pari a 215 dollari in termini reali) anche se negli ultimi tempi gli sbalzi sono stati vertiginosi: da un dollaro e mezzo al barile del 1970 agli 8 dollari del 1974,  dai 147 dollari del 2008 ai 50 dell’anno successivo.
Le stime sui prezzi dei prossimi 20 anni non tengono conto infatti delle variabili rappresentate da conflitti e tensioni nelle aree di maggior produzione di petrolio e gas che, dal Medio Oriente all’Asia Centrale all’Africa, sono in buona parte ben poco stabili o già destabilizzate.
Sui prezzi dipenderà inoltre il mantenimento di accordi tra i produttori come quelli in vigore oggi nell’ambito dell’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio (OPEC) o quello stipulato tra Stati Uniti e Arabia Saudita per garantire stabilità nelle forniture e nei prezzi ai mercati internazionali.
Il primato statunitense potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri del mercato energetico portando i produttori a dirigere i flussi sempre di più verso l’Asia che con i suoi colossi economici e industriali avranno sempre più bisogno di energia.
L’AIE valuta che Cina, India e Medio Oriente assorbiranno oltre il 60 per cento dell’aumento del fabbisogno di energia nei prossimi anni. Un processo del resto previsto da tempo e in parte già in atto mentre il ruolo degli Stati Uniti tra i produttori di gas e petrolio potrebbe rendere più improbabile il distacco delle quotazioni energetiche dal dollaro propugnato oggi da Iran e Cina.
Al di là dell’impatto benefico sull’economia nazionale e sulla bilancia dei pagamenti, l’autonomia energetica potrebbe influire pesantemente sulle priorità strategiche di Washington e sulla percezione e difesa dei suoi interessi nazionali.

Così la fragile Europa ha venduto all’emiro il voto per la Palestina

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monti svende l’Italia e Israele

STRATEGIA DI SCAMBIO

Gli investimenti del Qatar Dall’Italia alla Spagna: pioggia di dollari ai Paesi che poi all’Onu hanno voltato le spalle a Israele
Prima si son comprati l’Eu­ropa, poi il suo voto.
Die­tr­o il terremoto diploma­tico che ha portato Italia ed Eu­ropa ad ap­poggiare il ri­conoscimen­to della Pale­stina come Stato osserva­tore all’Onu c’è l’ombra de­gli investi­menti miliar­dari del Qa­tar. Investi­menti capaci, complice la perdurante crisi, di far per­dere la testa al Vecchio Con­tinente ­e spin­gerlo ad accet­tare le incogni­te del fonda­mentalismo.
Il prologo del­l’imminente rivolgimento erano state la crisi libica e quella siria­na. In entram­bi i casi molti Paesi europei hanno appog­gia­to gruppi ri­belli legati a doppio filo al­l’­integrali­smo islamico, fidandosi esclusivamen­te delle «ga­ranzie » di Doha.
Il voto di giovedì al Palaz­zo di Vetro è la dimostrazione più eclatante di come i 326 trilio­ni di metri cubi di gas (terza ri­serva del pianeta) su cui galleg­gia il Qatar siano ormai la vera leva capace di manovrare un’Europa piegata da una crisi economica, politica e ideale.

L’Italia è un esempio elo­quente.

italia-qatar: monti, grande amicizia tra i due paesi
italia-qatar: monti, grande amicizia tra i due paesi

Non paga di essersi fat­ta scippare i propri investimen­ti energetici in Libia e di aver ri­nunciato a importanti commes­se in Siria, non esita a gettare al­le ortiche la linea politica che da oltre un decennio la lega a Israele.
La sbalorditiva piroetta diplomatica è la logica conse­guenza della recente visita di Mario Monti nell’emirato. Du­rante la visita è arrivato il via li­bera alla Qatar Holding LLC per pilotare i propri investimen­ti d’in­tesa con il Fondo Strategi­co Italiano, la holding controlla­ta dalla Cassa depositi e presti­ti.
Dietro i 300 milioni di euro iniziali si prefigurano spericola­te operazioni per svariati miliar­di. Operazioni che potrebbero garantire a Doha il controllo di un 3 per cento dell’Eni e l’entra­ta nella cabina di regia di molte acciaccate banche della Peniso­la.
L’Italia non è però né la pri­ma, né la sola a essersi fatta am­maliare dall’oro del Qatar. La mappa del voto europeo al­l’Onu, incrociata con quella de­gli investimenti degli emiri, è da questo punto di vista assai eloquente.
L’unico «no» al rico­noscimento della Palestina arri­va dalla Repubblica Ceca, uno dei pochi Paesi a non aver bene­ficiato dei miliardi dell’emira­to.
Londra non esita, invece, ad astenersi rompendo la tradizio­nale alleanza politica con Washington.
Dietro la scelta ci sono i quasi due miliardi di eu­ro sborsati dal Qatar per acqui­stare i grandi magazzini Harro­ds, il finanziamento al 95 per cento della monumentale Shard Tower di Londra, l’edifi­cio più alto d’Europa, e l’entra­ta nel capitale azionario della Shell, la compagnia petrolifera simbolo del Regno Unito.
Il pa­norama dagli investimenti di Doha in Spagna, Portogallo e Francia è però ancor più elo­quente.
Dopo aver piazzato al Qatar immobili sugli Champs Elysees per 500 milioni, il con­trollo del Paris Saint Germain, i diritti televisivi del proprio cal­cio e i cacciabombardieri Mira­ge usati per bombardare la Li­bia, Parigi si è trasformata nella più strenua sostenitrice di una politica euro­pea filopalesti­nese.
Spagna e Portogallo non sono cer­to più disinte­ressati.
Il sì di Madrid alla Palestina è sta­to preceduto dall’acquisto della squadra del Malaga e dagli investi­menti per 2 mi­liardi di euro che hanno portato all’ac­quisizione del 6 per cen­to di Iberdro­la, la società elettrica spa­gnola sull’or­lo del collasso finanziario.
Una manovra replicata in fo­toc­opia in Por­togallo dove la Qatar Inve­stment Autho­rity controlla il 2,018% di «Energias de Portugal».
Dietro que­sta smodata voglia d’inve­stimenti si ce­lano ovvia­mente le mire politiche di Hamad bin Khalifa al-Thani.
Lo scorso ottobre l’emiro del Qatar è stato il pri­mo capo di stato a legittimare Hamas recandosi in visita a Ga­za e offrendo all’organizzazio­ne fondamentalista investi­menti per oltre 300 milioni di euro ( e armi acquisite dall’iran).
Lo stesso emiro non si è mai fatto problemi a garantire ospitalità ai più discussi leader dell’organizzazione integrali­sta.
Khaled Meshaal, il capo di Hamas ispiratore della strate­gia degli attentati kamikaze, uti­lizza da anni una comoda e lus­suosa residenza messagli a di­sposizione in quel di Doha.
Nul­la di strano per un emiro pronto a favorire l’ascesa di Hamas an­che in Cisgiordania, usando le proprie ricchezze.
Un po’ più inusuale la dispo­nibilità europea ad un simile mercimonio politico-strategi­co.

di Gian Micalessin da Il Giornale del 1 dicembre 2012

Una montagna di merda

La teoria della montagna di merda®

 Montagna-di-merdaA grande richiesta, mi chiedono di ripostare la “Teoria della montagna di merda” dal vecchio blog. Essa risale a qualche anno fa. Eccola qui. Alcune persone godono nel particolare hobby di fare “debunking“. Il debunking e’ l’abitudine di dimostrare, punto per punto, che le teorie cospirazioniste (UFO, HAARP, rettiliani & co) siano false. Non ho voglia di spiegare che la cosa piu’ difficile da dimostrare al mondo sono proprio le verita’ piu’ semplici, direi quasi gli assiomi, se non fosse che non si dimostrano affatto, ci si limita a constatare che siano assiomi e che siano necessari o presenti, per chi si occupa di matematica inversa.
Quanto piu’ vicini siamo alle evidenze ed agli assiomi, quanto piu’ complesso sara’ dimostrare qualcosa, nella media. I problemi sulle qualita’ di base dei numeri sono quelli che, come la congettura di Riemann, resistono di piu’ all’assalto intellettuale dei dimostratori.
Allo stesso modo, dimostrare che nessuna industria farmaceutica ci stia irrorando gratis di anticoncezionali perche’ agli azionisti piace venderli, e’ di una complessita immensa; entrerebbero in gioco Peano e Pareto, e come scrive qualcuno tutti mi darebbero immediatamente del fascista.
Il guaio e’ un altro: cento milioni di scimmie che battano tasti a casaccio su cento milioni di macchine da scrivere per cento milioni di anni probabilmente scriveranno l’opera magna della letteratura di ogni tempo e luogo. Il problema e’ che produrranno anche una cataclismica, spaventosa, leviatanica, galattica Montagna di Merda.
La proporzione tra le due cose, catastroficamente a favore della merda, e’ tale che normalmente si danno le macchine da scrivere in mano a persone delle quali si presume che scriveranno qualcosa di buono. Il motivo e’ molto semplice: se anche le nostre scimmie scrivessero l’opera magna di ogni tempo e di ogni luogo, il tempo necessario a scartare tutte le altre opere sarebbe infame. Questo e’ alla base di quella che io chiamo “La teoria della montagna di merda“.
Essa dice, in sostanza, che un idiota puo’ produrre piu’ merda di quanta tu non possa spalarne. Prendiamo per esempio il famoso motore di Schietti.
Si tratta di una bufala catastrofica; e’ vero che i palloncini saliranno in alto, ma per gonfiarli in fondo al cilindro abbiamo usato piu’ dell’energia che otterremo. Questa cosa e’ stata fatta presente a chietti, dicendogli che un certo Boyle e un certo Mariotte hanno detto delle cose sensate qualche tempo fa. Il risultato e’ stato che lo Schietti se n’e’ uscito con un ulteriore delirio “Schietti dimostra falsa la legge di Boyle-Mariotte“.
La cosiddetta dimostrazione consiste nell’introdurre ulteriore complessita’: una macchina fatta di due componenti e’ difficile da falsificare, una macchina composta da stantuffi, leve, ingranaggi, miliardi di circuiti logici, eccetera, e’ dialetticamente impossibile da debunkare completamente, perche’ mancano le competenze. Prendiamo per esempio il processore del vostro PC: si potrebbe dire che possa parlare con l’aldila’. Se siamo ciarlatani, intendo. A quel punto arriverebbe un tizio che lavora in Verilog o in VHDL e ci spiegherebbe che niente in un processore parla con l’aldila’. La risposta del cialtrone a quel punto sara’ qualcosa di relativo alla fisica del silicio.
Il guaio e’ che a quel punto l’esperto di Verilog esaurisce la sua competenza, perche’ la parte al silicio gli e’ nota solo in parte (quel tanto che serve a scrivere codice eseguibile dall’hardware nei tempi previsti), ma se andiamo allo stato dell’arte ci saranno esperti di fisica della materia che passano la vita sul silicio, e chi ha visto la modellazione matematica di un singolo nucleo di idrogeno (un delirio di operatori hermitiani) sa bene che “l’atomo di Silicio” non e’ per nulla una cosa semplice. In pratica, se facciamo affermazioni riferite allo stato dell’arte ci vorra’ un intero team di esperti per contraddirci, a patto di riferirci ad una complessita’ abbastanza grande di fenomeni fisici.
Non esiste una sola persona in grado di discutere allo stato dell’arte di una CPU, ci vuole una squadra intera. Il problema e’ che radunare la suddetta squadra ci costera’ uno sforzo immenso rispetto a quello che costa al cialtrone affermare di pingare la madonna in persona attraverso la sua VPN. In pratica, economicamente parlando vinceranno sempre i cialtroni, perche’ la competenza costa piu’ dell’incompetenza. Ma c’e’ un motivo di tipo umano che mi impedisce di darmi a quest’attivita’. Il fatto, cioe’, che queste persone siano arrabbiate. Oh, non arrabbiate come mi arrabbio io con il cane se mi scava una pianta di susini per seppellirci il pane. Sono arrabbiate come stile di vita, nel senso adleriano del termine. (1) La rabbia per loro e’ una condizione permanente, ontologica, e’ un metodo di ricerca: la tal cosa e’ vera nella misura in cui pensarla sostiene la mia rabbia.
Poiche’ molte delle verita’ che sono passate alla storia sono state inizialmente scomode (2), queste persone ritengono che ogni affermazione che suscita rabbia sia scomoda, ergo vera. Il problema e’ che esse non suscitano una vera e propria rabbia, e non sono nella media nemmeno “scomode“: si tratta quasi esclusivamente di affermazioni fastidiose. Fastidiose perche’ il buon Schietti si ostina ad ammorbare i commenti dei blog di mezzo mondo con la sua parafilosofia. La strategia di queste persone e’ di ammorbare la vita alla gente con la propaganda delle loro idiozie. Poiche’ ad un certo punto ricevono una reazione di fastidio, deducono che la loro “verita‘” sia “scomoda” anziche’ capire che il problema sta nella loro fastidiosa presenza, e non nella loro scomoda verita’. Lo scopo e’ quello di arrivare ad uno scontro, appunto, rabbioso.
E questo e’ dovuto molto semplicemente al fatto che, come ho gia’ scritto, la rabbia e’ la loro condizione esistenziale: rabbia perche’ si sentono impotenti di fronte a banche e multinazionali, rabbia perche’ non riescono a realizzarsi, rabbia perche’ si sentono maltrattati dalla societa’, eccetera. La colpa di tutto questo, ovvero delle loro disgrazie ultime, sta proprio nelle leggende, nei mulini a vento che combattono; e verso i quali rivolgono la loro rabbia. Ma il fatto che la rabbia sia la loro condizione ontologica fa si che essa non sia l’effetto dei mulini a vento,ma la causa. La loro condizione esistenziale e’ di essere arrabbiati, soprattutto, prima di ogni cosa ed a prescindere. Di fatto questi individui si sono aggirati per il mondo, digrignando bile e vomitando odio astioso, con una vocina dentro che chiedeva loro “perche’ tanto odio?” Perche’ tanta ingiustificata rabbia? Improvvisamente arriva il ciarlatano e gli dice: ecco qui, puoi scegliere tra “sono arrabbiato perche’ mi nascondono la verita’ sull’ 11 settembre“, “sono arrabbiato perche’ ci stanno uccidendo con le scie chimiche“, “sono arrabbiato perche’ la free energy viene nascosta al mondo“, eccetera.
In altre parole, le teorie cospirazioniste sono solo un vestito, una copertura che serve a dare una motivazione apparente per una rabbia che altrimenti non si spiega; Blondet e’ arrabbiato perche’ come giornalista e’ una sega fritta, perche’ non ha credito in alcun ambiente giornalistico serio, denunciare il grande complotto degli ebrei gli serve perche’ dire “sono arrabbiato perche’ la mia carriera di giornalista e’ una montagna di letame” suona male, mentre “sono arrabbiato perche’ gli ebrei dominano il mondo e vogliono tagliare un pezzo di pisello a tutti” suona meglio: non contiene un’ammissione di implicito fallimento esistenziale. Ora, qual’e’ la realizzazione massima della rabbia? Contrariamente a quanto si pensa, la massima realizzazione e’ la sua stessa diffusione; perche’ ogni volta che l’arrabbiato vede che qualcuno si arrabbia con lui trae conferma del fatto che fa bene ad arrabbiarsi, e quando qualcuno si arrabbia contro di lui, ha conferma del fatto che le sue teorie sono scomode (quando invece e’ la sua presenza ad essere fastidiosa). Come scriveva Adler in Psicologia Individuale, “il nevrotico trovera’ nella propria nevrosi le energie per sostenere la nevrosi stessa, per quante ne siano necessarie“. (3) O, tradotto in soldoni, essi produrranno sempre piu’ rabbia di quanta ne possiate sopportare; piu’ provocazioni di quanto possiate mantenere la calma, piu’ fastidio di quanto possiate tollerare: l’energia libidica a loro disposizione, la grandezza della forza che li spinge in questo processo ha la cardinalita’ del continuo.
C’e’ un solo modo di neutralizzare questa gente: stabilito che lo scopo principe di queste persone sia di perpetuare e di diffondere lo stato di rabbia “a priori” che produce il loro stato esistenziale, il solo modo di fermarli e’ di evitare i contatti con loro. Essi sono profondamente malati, di una malattia invisibile che si chiama rabbia. Lo scopo ultimo di questa malattia e’ il contagio, e nient’altro che il contagio; non cambierebbe nulla nell’esistenza materiale di queste persone se si scoprisse che la CIA ha demolito le torri gemelle, ne’ se si scoprisse che gli USA vogliono sacrificare la quinta flotta alla guerra contro l’Iran come dice Blondet, in entrambi i casi la nostra italianissima esistenza ne sarebbe inficiata assai poco, ne sarebbero inficiati poco i nostri successi ed insuccessi personali, eccetera. Lo scopo ultimo della rabbia e’ propagarsi. E la sua sconfitta e’ il fatto che gli altri abbiano una vita serena, gioiosa, per nulla arrabbiata. Quindi, caro Schietti, ti dico una cosa: il tuo motore funziona alla perfezione, la free energy e’ alla portata di tutti, la pila di Zamboni potrebbe produrre energia gratis per tutti, (4) ma io sono felice cosi’. E siccome sono felice, non voglio nulla di quanto dici. E sempre sia lodato iptables.

pl3Uriel (1) Ok, ok. Ho conosciuto psicologi adleriani capaci di mettere a posto, in pochi mesi, anni di disastri di apprendisti stregoni. Siccome sono un tecnico, la prima cosa che ho fatto e’ stata di ficcare le mani nella scatola, e ho letto un sacco di cose di Adler. (2) Nella maggior parte dei casi la verita’ e’ comodissima. Sono salito sulla metro stamattina pensando che mi avrebbe portato qui. Era vero. Sarebbe stato peggio se fosse stato falso, e io sbagliando il senso di marcia mi fossi trovato a Cascina Gobba. In questo caso, la verita’ sarebbe comoda mentre la falsita’ sarebbe un rompimento di coglioni. (3) Adler contestava l’affermazione freudiana secondo la quale la rappresentazione della nevrosi di fronte all’analista fosse uno sfogo energetico, un calo libidico sufficiente a fermarla. (4) Non lo penso davvero, ma si tratta di un’affermazione che Schietti non puo’ contestare, visto che gli da’ ragione. La sua rabbia non avra’ quindi espressione, e il meccanismo di tossicita’ della rabbia sara’ fermato.

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Fonte: La Teoria Della Montagna Di Merda (di Uriel Fanelli)
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