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Mercenari Italiani nel mondo

Sminatore italiano
Sminatore italiano

Più di una volta abbiamo sentito parlare di “mercenari” in Iraq, o in Afganistan. Bene, questi uomini stanno li per un lauto stipendio e per difendere gli interessi delle multinazionali.
I nostri media, giornali e televisioni hanno sempre riportato con grande enfasi l’invio di questi “fantomatici mercenari”. E’ arrivato il momento di smascherarli : Qui e qui trovate le informazioni necessarie per la loro messa in accusa.
Ovviamente sono polemico ma è bene sapere che l’organizzazione linkata è una ONG riconosciuta e finanziata dall’ONU. Purtroppo tra le loro fila non ci sono delle simone o dei gino strada o altre persone dichiaratamente schierate a sinistra e si sa quanto valore abbia questa appartenenza come effetto amplificatore.
Ma cosa fanno questi “mercenari”? Proviamo a dare una spiegazione rapida ed esaudiente : rischiano la vita per sminare, bonificare dalle mine i territori sui quali è stata combattuta una guerra. Vi ricordo che nel mondo ci sono, stimate, ancora 100 milioni di mine (50 delle quali di costruzione sovietica o di paesi dell’allora patto di Varsavia o ex comunisti o ancora comunisti).

Volete sapere come si esegue una bonifica? Continuate a leggere allora.
Intanto distinguiamo tra la bonifica operativa e quella umanitaria.

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Mina iraniana ritrovata in Bosnia

La bonifica operativa è quella che viene attuata in occasione di interventi militari. Tende a raggiungere risultati del 70% , 80 % , dove il restante 30-20 % rappresenta un rischio residuo accettabile in operazioni militari in quanto molto inferiore a quello rappresentato dal pericolo di essere colpiti da un proiettile vacante durante un conflitto a fuoco.
Ben altra cosa è la bonifica umanitaria che deve raggiungere risultati molto vicini al 100% e che non può accettare alcun rischio residuo se non quello dell’evento casuale.
In questo settore sono in corso moltissime attività  di ricerca e sviluppo per arrivare a realizzare sistemi che consentono di ottenere i migliori risultati con il minor costo possibile e con la massima sicurezza .
Un accenno và fatto alle tecnologie per il rilevamento e l’individuazione delle mine. Si tratta di un campo che ha avuto finora un ambito di applicazione meramente militare, ma che, grazie alla nuova sensibilità  mondiale, e diventato di grandissimo interesse anche per la ricerca e la tecnologia civile e quindi per le operazioni di sminamento umanitario. L’interesse maggiore è orientato verso sistemi elettronici , che consentono di individuare con la massima precisione possibile le aree minate e le zone trappolate.
Ottimi risultati sono giunti per es. dai radar gpr ad alta penetrazione, o georadar, capaci di analizzare il terreno a profondità  variabile da pochi cm fino ad un paio di metri. Ci sono poi le camere ad infrarosso termico. Le mine hanno una temperatura diversa rispetto al suolo anche nell’ordine di uno o due gradi. Le camere più sensibili captano variazioni entro il decimo di grado e sono quindi ideali per rilevare le mine. Poi ci sono i radar sar che utilizzano il principio dei satelliti e hanno raggiunto un’altissima risoluzione (una precisione nell’identificazione del corpo estraneo entro i due o tre centimetri).
Allo studio ci sono i cosiddetti “nasi artificialii”. Si tratta di sensori biochimici capaci di captare addirittura le singole particelle i materiale esplosivo contenuto nelle mine. L’utilizzo dei cani per fiutare l’esplosivo contenuto nelle mine e quindi segnalarne la localizzazione è molto importante, anche se risente dell’inquinamento del terreno e come o visto in Bosnia ed in Kosovo, dei limiti di resistenza di questi preziosi animali che possono essere utilizzati per un massimo di due o tre ore al giorno.

Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi
Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi

L’utilizzo dei mezzi meccanici è molto utile ed è anzi indispensabile specie nelle grandi superfici, ma da solo garantendo al massimo l’80%, non dà quella certezza di sicurezza che lo sminamento umanitario deve invece poter garantire.
L’obiettivo, comunque , non è semplice da raggiungere, molti sono i parametri in gioco che possono condizionare e per taluni aspetti invalidare i risultati, ma non per questo non può essere affrontato e risolto con risultati apprezzabili, come dimostrano le attività  di bonifica in corso in tutto il mondo, che sono portate avanti manualmente dagli specialisti del settore, sia civili delle organizzazioni non governative, che militari (e.o.d. dei vari eserciti) un lavoro lento, quello manuale, ma garante di risultati affidabili e non inferiori ad una probabilità  di successo del 99,9 %. I sistemi meccanici ed elettronici sono ancora allo studio mentre esiste la specializzazione dell’uomo assicurata dalla professionalità  maturata negli anni dagli specializzati militari, di cui l’Italia dispone in larga misura fra il personale dell’arma del genio, cresciuti tramandando una cultura specifica che trova origine nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale quando ufficiali e sottufficiali del genio bonificarono il territorio nazionale. Oggi, gli eredi di costoro sono gli specialisti dell’e.o.d. del genio militare che hanno operato in passato in Afghanistan, Kurdistan, Kuwait, Angola, Mozambico e che oggi operano in Bosnia, Kosovo, Iraq e di nuovo in Afganistan.
Nei programmi dello sminamento umanitario sono essenziali i seguenti parametri:

  • conoscenza del pericolo delle mine;
  • demarcazione delle aree minate e trappolate;
  • pronto soccorso e riabilitazione dei feriti ;
  • ricostruzione e sviluppo delle comunità  che hanno avuto problemi con le mine;
  • Formazione di specialisti locali per mettere loro in condizione di affrontare autonomamente l’impegno della bonifica.

Lo sminamento a favore dei civili si concretizza attraverso quattro diverse forme di intervento: lo sminamento strutturale, lo sminamento di programma, lo sminamento di prossimità , e lo sminamento cosidetto ” paesano ” .

  • lo sminamento strutturale si occupa della bonifica delle principali infrastrutture . In particolare, le prime fasi dell’intervento sono finalizzate alla bonifica delle strade e zone aeroportuali , con l’impiego dei sistemi meccanici realizzati per la bonifica operativa.
  • lo sminamento di programma viene attuato nell’ambito di un programma di sviluppo. Lo scopo e quello di facilitare la realizzazione di altri interventi tecnici ( sanitari , agricoli , urbanistici , idraulici etc . ) bonificando le aree di interesse da tutte le mine , trappole esplosive ed ordigni bellici ancora attivi.
  • lo sminamento di prossimità  orientato verso lo sviluppo di una bonifica a lungo termine. Ha lo scopo di restituire alla popolazione le condizioni essenziali per ritornare alla normalità . Il primo beneficiario di questo tipo di progetto è il gruppo comunitario a favore del quale si interviene e prevede la formazione di specialisti locali destinati alla condotta dei futuri programmi di bonifica. Lo sminamento di prossimità  coinvolge attivamente la popolazione e le attività  della bonifica operativa sono accompagnate da approfondite campagne di formazione sul problema delle mine .
  • lo sminamento cosi detto ” paesano ” finalizzato ad interventi locali, ma peculiarmente sviluppato per insegnare alla popolazione a convivere con le mine e le trappole esplosive difendendosi dalle stesse. Questo tipo di programma, generalmente , è sviluppato per aumentare il grado di sicurezza per le realtà  locali, a premessa di interventi di bonifica su larga scala. Il più delle volte , gli attori principali sono ex militari o abitanti del luogo che vengono abilitati ad operare per azioni di sminamento su scala micro-locale. Questi programmi sono attualmente in parte ed in alcune località  attuati da organizzazioni non governative, impiegando specialisti di maturata esperienza .

A premessa di ogni intervento è comunque essenziale disporre di mezzi idonei al rilevamento delle mine e adottare tecniche che garantiscono l’individuazione degli ordigni. Una delle possibili tecniche, quella più comunemente applicata da tutti gli esperti , è quella che vede il ricorso al sistema del prodding, , che consiste nel sondare il terreno mediante particolari aste rigide che consentono di individuare le mine interrate. Il prodding è efficace in quasi tutti i terreni e normalmente viene integrato dall’impiego di rilevatori di mine a funzionamento elettronico , non sempre affidabili in quanto molto condizionati dalle condizioni ambientali , dalle temperature estreme e dai terreni con presenze di elementi metallici
Vediamo ora in particolare come si procede alla bonifica di un’area minata di piccole dimensioni con il sistema del prodding. Per effettuare la bonifica di un’area minata, bisogna applicare delle procedure che dipendono da:

  • grandezza dell’area da bonificare;
  • numero e tipo di mine presenti;
  • numero di sminatori disponibili.

Il nucleo di bonifica di base è costituito da :

  • capo nucleo;
  • operatore sondatore;
  • operatore con apparato rilevatore.

Nella fase preparatoria, che precede l’inizio della bonifica, gli specialisti recuperano carte della zona e sviluppano una capillare operazione di intelligence, nell’intento di acquisire il massimo numero di informazioni sul campo minato e sul tipo di mine.
Svolta l’attività  informativa e ricognitiva che ha permesso di individuare sia l’andamento sia l’ampiezza dell’area minata ed eventualmente il tipo di mine, verrà  redatto un progetto d’attuazione che prevede diverse fasi d’intervento:

  1. segnalazione del campo minato tramite fettucce con scritte mine, organizzazione della zona di intervento per quanto concerne il sostegno logistico, il posto di sosta, l’assistenza sanitaria, eventuale centro di raccolta di mine e la dislocazione dei materiali esplosivi necessari alla bonifica.
  2. realizzazione della bonifica di un corridoio largo un metro e lungo 44 metri sulla fronte anteriore dell’area minata.questo corridoio viene creato per permettere ai nuclei bonificatori di agire in una zona certamente pulita da ordigni.
  3. una volta che il nucleo iniziale ha raggiunto i 24 metri di bonifica sul fronte anteriore, si potrà  dare inizio alle operazioni di bonifica in profondità , perpendicolarmente alla fascia iniziale, da parte del 1° nucleo.
  4. ogni qualvolta che il nucleo raggiunge la profondità  di 20 metri potrà  iniziare il lavoro il nucleo successivo e cosi via.
  5. fase: quando il nucleo iniziale avrà  terminato di bonificare i 44 metri del fronte del campo potrà  essere inserito nei nuclei di lavoro .
  6. ogni qualvolta che gli operatori rinverranno una mina questa sarà  segnalata tramite un cappellozzo bianco e rosso. Il capo nucleo provvederà  alla sua distruzione al termine della bonifica e, se ciò, non fosse possibile, procederà  all’eventuale disattivazione cioè all’inserimento della sicurezza per quanto riguarda le mine antiuomo, ed eliminazione della parte attiva (disinnescamento ) per le anticarro..
  7. al termine della bonifica della fascia di competenza ( 1 metro x 60 metri ) , il capo nucleo provvederà  alla distruzione sul posto delle mine antiuomo con l’impiego dell’esplosivo, sempre che questo sia possibile. Per quanto riguarda le mine a/c bisogna effettuare il ribaltamento delle stesse mediante una fune con gancio per ovviare all’eventualità  che siano provviste di congegni antirimozione. Effettuata questa operazione, la mina potrà  essere disinnescata e quindi recuperata.
  8. al termine delle operazioni viene redatto un rapporto di bonifica.

I mezzi impiegati per l’individuazione delle mine durante una bonifica sono :

  • la vista;
  • gli apparati cercamine;
  • le aste di sondaggio;
  • telai guida per il sondaggio.

In casi particolari per condizioni di terreno o di densità  di minamento, talvolta non è possibile applicare integralmente le norme per la bonifica descritta , questi casi sono i seguenti:

  • terreno con folta vegetazione;
  • gallerie stradali;
  • ferrovie e gallerie ferroviarie;
  • terreni acquitrinosi o temporaneamente allagati,
  • terreni eccezionalmente compatti o gelati;
  • terreni coperti da neve.

Effetti di una mina :
Il piede su una mina provoca un’onda d’urto di, più o meno, seimila metri al secondo, la temperatura al momento dello scoppio arriva a quattromila gradi e il rumore è di molto superiore a quanto possa sopportare l’orecchio umano. L’onda d’urto risale dal piede alla gamba e all’anca, le ossa del piede e della gamba si sgretolano, mentre il piede, la gamba e la coscia opposti, il basso ventre, talvolta il volto e gli occhi, rimangono offesi dalle schegge delle mine e da una moltitudine di materiali (sassi , pulviscolo, etc) proiettati dallo scoppio. Caduta al suolo, se non cade su una seconda mina, la vittima si trova in un grave stato di shock, con abbondante perdita di sangue. Queste appena descritte sono le conseguenze di una semplice mina a pressione ad effetto locale; le mine ad azione estesa e direzionali, come ad esempio quelle a frammentazione, che esplodono proiettando centinaia di piccole schegge, sono ancora più micidiali e provocano quasi sempre la morte delle persone investite che si trovano nel campo di azione delle mine.

Ho voluto descrivere cosa significa saltare su una mina, al fine di evidenziare la complessità  dei traumi fisici

Cluster, queste sconosciute sulla bocca di tutti

Attacco ad una formazione di carri con le cluster, in questo caso le submunizioni sono capaci di riconoscere i mezzi e si dirigono su di loro colpendoli dall'alto. Gli sbuffi di fumo grigio che vedete nel cielo sono il risultato della separazione delle bomblet (4 per grappolo) che si dirigono ognuna su un carro diverso. Leggermente più in basso noterete i paracaduti aperti. Più in basso ancora l'eplosioni e la posa delle submunizioni che non hanno identificato un bersaglio.
Attacco ad una formazione di carri con le cluster, in questo caso le submunizioni sono capaci di riconoscere i mezzi e si dirigono su di loro colpendoli dall’alto. Gli sbuffi di fumo grigio che vedete nel cielo sono il risultato della separazione delle bomblet (4 per grappolo) che si dirigono ognuna su un carro diverso. Leggermente più in basso noterete i paracaduti aperti. Più in basso ancora l’eplosioni e la posa delle submunizioni che non hanno identificato un bersaglio.

E’ dalla guerra del golfo che si sente parlare delle Cluster Bomb. L’impiego di queste armi tecnologiche in verità  è iniziato già  nella seconda guerra mondiale ad opera dei Tedeschi. Da allora Russi ed Americani hanno sviluppato la nuova tecnologia per armare i propri eserciti.

Gli USA impiegarono la nuova tecnologia in Vietnam ma con scarso successo (in seguito vedremo perchè) a causa del territorio prevalentemente ricoperto di vegetazione ad alto fusto.

I Russi fecero il loro debutto in Afganistan durante il periodo d’occupazione in seguito all’invasione del 1980, con un notevole successo (dal punto di vista militare) ma non sufficiente a fermare i Talebani. In compenso ancora oggi ci sono circa 1 milione di mine antiuomo seminate col sistema delle “Cluster”.

Ma cosa sono queste “cluster”? Anche se la denominazione sembra qualcosa di misteriosamente terribile, le “cluster” non sono nient’altro che un sistema che permette di ingaggiare più besagli su una vasta area o di bloccare, deviare le forze armate nemiche. Ci sono diversi tipi di “cluster” a seconda dell’impiego specifico, dalla posa di campi minati al contrasto in profondità  di colonne corazzate o motorizzate.
Come avviene e come si procede all’utilizzo delle cluster? Considerando che esse sono di piccolissime dimensioni si comprende benissimo che a differenza delle bombe convenzionali esse occupano pochissimo spazio, quindi nello spazio di una bomba si possono immagazzinare circa 200 (al massimo della capienza) ordigni. Nella realtà  vengono immagazzinati circa 75 ordigni controcarro e 15 antiuomo. Il contenitore delle “cluster” si chiama “dispenser”, esso è il veicolo utilizzato per lanciarle sul bersaglio. Il lancio avviene come una normalissima bomba, la differenza sta nel fatto che il dispenser, una volta sul bersaglio, si apre rilasciando le “cluster”. In un solo passaggio si può coprire un’area di di circa 200 m di larghezza x 600 di profondità .
In tempi più vicini le “cluster” furono usate in Bosnia dai Serbi ed in Kosovo dai bombardieri della NATO, compresi i nostri. L’impiego più recente è stato in Afganistan,, di nuovo, ed in Iraq.

Ma cosa hanno di particolare, queste armi, da sollevare l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale (tranne quando i bombardieri Francesi, Inglesi, Olandesi, Belgi, Italiani ed Americani le hanno seminate in Kosovo) soprattutto contro gli americani?

Mi occuperò del programma americano perchè nonostante ben 65 paesi al mondo le abbiano in produzione (compresi noi) solo loro forniscono le informazioni necessarie ed accessibili a tutti per avere una conoscenza degli ordigni.

Perchè questo riserbo ipocrita?

Perchè da quando furono messe al bando le mine antiuomo, tutte le forze armate cercarono un modo per aggirare il problema e la soluzione furono le “cluster bomb”. Il motivo è semplice, a differenza delle mine che vanno interrate, ( la loro pericolosità  è proprio nella permanenza nel tempo pressochà© illimitata ed al camuffamento e quindi la difficoltà  di individuarle e disinnescarle, nonchè ai danni collaterali che colpiscono i civili sopratutti bambini) le “cluster” permettono la stesura di un campo minato in tempi brevissimi, aggirano l’ostacolo del camuffamento perchè restano in superficie ben visibili ed altri vantaggi che vedremo in seguito.

Il Progetto americano.

La famiglia delle mine ” a disperdere o a dispersione” crea una nuova dimensione alla guerra, fornendo al comandante una manovra veloce e flessibile di ritardare, deviare, paralizzare, canalizzante, o distruggere le forze nemiche sia nelle manovre offensive che difensive. Le mine seminate possono forzare il nemico nelle zone di soppressione, cambiare il loro verso dell’attacco, recuperare tempo per le manovre di schieramento, o intraprendere azioni evasive. Le mine possono essere “seminate” con :

  • I sistemi GATOR (USAF trasportato)
  • il VULCANO (terra o aria ), ADAM/RAAM (artiglieria)
  • MOPMS (sistema modulare

I sistemi di semina delle mine permettono di minare un’area anche in ambienti estremamente ostili, territorio contaminato, o in altre zone dove altrimenti non sarebbe possibile ai minatori il lavoro di posa convenzionale.

Questi sistemi sono destinati per essere trasportati a distanza o per essere erogati da un velivolo, dall’artiglieria, o dall’erogatore a terra. I campi minati sono posti senza un modello libero. Tutti i campi minati con la tecnica “FASCAM” hanno un ciclo di vita attivo e di autodistruzione il cui tempo (deviazione standard) è predeterminato prima della posa o semina. La durata della vita attiva varia 4 ore – 15 giorni a seconda il sistema. Il motivo è semplicissimo, un campo minato potrebbe essere attraversato dalle truppe amiche ( quindi bisogna calcolare il tempo di avanzamento o dispiegamento) o diventare una trappola mortale se lo si ritrova alle spalle durante una controffensiva nemica.

Quindi come vedete un campo minato “seminato” con l’ausilio di Aeromobili, elicotteri, artiglieria (quindi anche missili), ha un tempo di persistenza sul terreno limitato ad un massimo di 15 giorni. Il funzionamento stesso delle cluster fa in modo tale che passato il tempo predeterminato il congegno di accensione (elettronico) non potrà  funzionare perchè disabilitato. Lo scopo è ottenuto dalla scarica della batteria che alimenta il congegno. Abbiamo parlato di campo minato che nell’immaginario popolare equivale a dire uno sterminio di soldati o di civili. Nella realtà  i campi minati sono per lo più utilizzati contro i mezzi di trasporto o quelli corazzati e la loro densità  varia da 1 mina per 5-10 m quadrati

Altro conto sono le “bomblets”. Esse sono usate esclusivamente contro piste d’aviazione o autostrade. Lo scopo è distruggere l’asfalto o il cemento (circa 40 cm di piattaforma) per rendere inutilizzabile il mezzo di comunicazione o l’aeroporto. Per limitare la dispersione o l’atterraggio in posizioni tali da rendere inefficaci gli ordigni, si usano sistemi aerodinamici per un migliore controllo nella stesura. Alette o piccoli paracadute sono i sistemi maggiormente utilizzati. Abbiamo parlato di visibilità , le “cluster” sono dipinte di giallo, hanno un bel paracadutino bianco attaccato e sono cilindretti di 20 cm di lunghezza con un diametro di 6. Perchè visibili? Perchè anche dopo una bonifica del territorio alcune cluster potrebbero essere sfuggite o perchè trasportate dal vento o per altri motivi e quindi in questo modo si evitano le perdite amiche. Da qui si deduce che l’utilizzo di questi ordigni è tipicamente tattico, l’interdizione ai territori non è permanente come nel caso dei campi minati tradizionali ma limitato nel tempo. Per le caratteristiche di cui sopra è facilmente comprensibile che l’impiego di questi ordigni su territori boschivi, fortemente scoscesi o centri abitati è perfettamente inutile e non avrebbe nessun senso..

Su questo blog potrete trovare dati sulle mine seminate, dagli eserciti riforniti dai Russi e dai Cinesi, in tutta l’Africa e nell’Afganistan. Soprattutto in questo stato, la paura d’incontrarsi con una di quelle mine ha fatto si che la “siluette” del pappagallo verde (tale è il soprannome) comparisse negli adorni dei vestiti e dei tappeti. Dopo 20 anni di guerriglia, guerre ed invasioni, ci sono ancora milioni di mine Russe, Cinesi e Coreane che mietono vittime, soprattutto tra donne e bambini, in larghe zone del pianeta.

Un pò di chiarezza sulle sigle :

CBU sta per Cluster bomb unit e sarebbe il veicolo che trasporta le sottomunizioni

BLU sono le “bomblet” che trovano alloggio dentro le “cluster”

Le cluster bomb sono categorizzate come “non intelligenti” anche se le bomblet distinguono gli umani dai mezzi corazzati, dirigendosi contro di essi per distruggerli. Quindi accusare genericamente qualcuno di aver usato le “cluster” senza sapere in quale teatro e su quali bersagli è assolutamente pretestuoso. Faccio un caso per spiegarmi meglio. Nel caso che dei mezzi corazzati o non si trovino nelle vicinanze di un centro abitato, un attacco con le “cluster” non è pericoloso per i civili perchè gli ordigni esplodono solo in presenza di un carroarmato o un mezzo di trasporto militare. Anche se dovessero fallire, la costruzione intrinseca del sistema d’innesco le renderebbe inoffensive nel giro di 15 giorni massimo.

Un pò di foto

Cluster bomb - Dispenser
Cluster bomb – Dispenser

 

Submunizioni AMAT/AT
Submunizioni AMAT/AT

 

Submunizioni APERS/AMAT
Submunizioni APERS/AMAT

 

Particolare Submunizione
Particolare Submunizione

 

Dimensione relativa di una submunizione
Dimensione relativa di una submunizione

 

Submunizione esplosa
Submunizione esplosa

Trovate maggiori informazioni qui , qui

 

Le armi degli orchi : denti di drago e pappagalli verdi

Nella campagna di messa al bando delle mine antiuomo, hanno acquisto un certa notorietà i “PAPPAGALLI VERDI” , infami bombe che colpiscono i bambini.
L’ arma in questione è la  PFM-1,  mina sovietica antiuomo. La sua storia e tecnica sono  piuttosto interessanti, la  PFM-1 discende da un’arma americana oggi caduta nell’oblio , la  BLU-43/B. La  BLU-43/B short DragonTooth (dente di drago corto) e la BLU-44/B long DragonTooth (dente di drago lungo) sono  mine  antiuomo americane con carica ad esplosivo liquido (nitrometano(1)) di 90 g.
Tra di loro si differenziano solo per il tipo di detonatore .
Come la maggior parte delle mine antiuomo post-seconda guerra mondiale, il loro effetto si basa sulla forza d’urto. Cioè, non producono schegge in quantità tale da ferire. I danni sono causati dalla pressione dei gas prodotti dall’esplosione , e la vittima deve essere in contatto fisico o estremamente vicina alla mina. Lo scopo di queste armi non è di uccidere, ma di ferire.
Nello scenario  bellico classico, sono in grado di amputare o ferire gravemente il piede che le calpesta.
La BLU-43/B ha un detonatore di tipo idrostatico, ovvero, una volta tolta la sicura, scatta  se c’è un movimento che agiti il liquido all’interno, cioè esplode se viene toccata, anche leggermente.

BLU-43/B short DragonTooth.
BLU-43/B short DragonTooth.

Esse erano di colore verde oliva, bruno, marrone, mimetizzato, con la sicura di metallo anodizzato o dipinto di giallo. Erano disperse da aerei o elicotteri , mediante la bomba cluster  CBU-28/A per la BLU43/B o CBU-37/A per la BLU-44/B.
Entrambe le cluster venivano trasportate dal dispenser SUU-13/A.
Un dispenser  SUU-13/A trasportava 880 BLU-43/B. Un elicottero poteva  trasportare 2 dispenser.

Un aereo , ne trasportava 4.

La mina  BLU-43/B fu usata sperimentalmente in VietNam. Sebbene dal punto di vista tecnico sia stata un discreto successo, non divenne mai un’arma d’ordinanza. Si può immaginare per queste ragioni: La dispersione mediante aerei o elicotteri  di mine piccole e leggere non è proprio una garanzia di ottenere dei campi minati ben delimitati.

Inoltre una mina leggera solo appoggiata , non seppellita nel terreno, può spostarsi senza esplodere per  varie ragioni. Probabilmente fu per questi motivi, riguardanti la sicurezza dei soldati utilizzatori, che la BLU-43/B  non superò mai la fase sperimentale.

In VietNam fu anche rilevato che la particolare forma di questa mina attirava i bambini, i quali la scambiavano per un giocattolo e la raccoglievano. Non è ben chiaro il numero di bambini vietnamiti che rimasero feriti o uccisi (2).
Durante la guerra in VietNam,  i sovietici entrarono in possesso di alcuni esemplari di  BLU-43/B. La mina americana sperimentale  risorse nel progetto sovietico come mina antiuomo PFM-1.

PFM-1
PFM-1

La  PFM-1 è essenzialmente una copia carbone della mina americana. La mina è costruita in plastica,  pesa 70 g e ha una carica esplosiva di  40 g di esplosivo plastico liquido. È costruita in colore verde o marrone sabbia o bianco (ufficialmente). Il detonatore è a variazione di pressione interna, ovvero esplode se cambia la pressione della carica esplosiva, ad esempio quando una delle alette viene piegata o deformata. La pressione di attivazione è uguale a 5 kg. Esiste anche una versione temporizzata , la PFM-1-S. Questa versione della mina è progettata per esplodere in modo assolutamente casuale entro 40 ore dalla sua attivazione , ma il 15% delle mine supera questo  periodo, esplodendo poi in modo imprevedibile. Questa mina è entrata nell’arsenale sovietico prima e russo poi.
Le motivazioni tecniche che non hanno portato all’adozione della BLU-43/B evidentemente non sono valse per la PFM-1.
Nella filosofia sovietica sull’uso delle mine, viene enfatizzata  la rapidità di dispersione e la distanza di posa. Queste mine possono venire posate da aerei, elicotteri, razzi d’artiglieria, autocarri del genio dotati di dispersori  e anche da singoli soldati dotati di un lanciarazzi specializzato.  La pericolosità intrinseca di questo tipo di mine è stata trascurata in confronto alla loro operatività (3).

Il loro primo impiego operativo è stato nella guerra in Afghanistan , poi  sono state usate in molti altri teatri di guerra con impegno diretto delle forze russe o dei paesi dotati di armamenti russi (Somalia, Georgia, ecc.).
Come la BLU-43/B in VietNam , in Afghanistan la PFM-1 veniva usata per interdire le linee di comunicazione della guerriglia. La mina  sembra adatta a combattere un nemico a scarso livello tecnologico, dato che a causa delle parti metalliche del detonatore, è facilmente rintracciabile dai genieri addestrati. In Afghanistan , è diventata tristemente famosa come “Pappagallo verde”.
Dalle parole di Gino Strada (persona che, nel bene e nel male, non ha bisogno di presentazioni) : “I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi…” E si mette a disegnare la forma della mina: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più  che un pappagallo. La forma della mina con due ali laterali serve a farla volteggiare meglio. In altre parole non cadono a picco quando rilasciate dagli elicotteri, si comportano un po’ come volantini, si sparpagliano qua e là su un territorio molto più vasto. Sono fatte così  per una ragione puramente tecnica, affermano i militari, non è corretto chiamarle mine giocattolo. Ma a me non è mai successo di trovare tra gli sventurati feriti da queste mine un adulto, neanche uno di  più di dieci anni. La mina non scoppia subito, spesso non  si attiva se la si calpesta. Ci vuole un po’ di tempo: funziona, come dicono i manuali, per accumulo successivo di pressione. Bisogna prenderla, maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi che se la passano di mano in mano, ci giocano. “(Gino Strada  “Pappagalli Verdi. Cronache di un chirurgo di guerra”)

Bambino ferito agli occhi
Bambino ferito agli occhi

Nell’immagine , un bambino Afgano ferito.  Le  vittime di  questa mina sono ragazzini che perdono una o due mani , o gli occhi, perchè la mina gli esplode in faccia mentre la maneggiano.
Raramente muoiono per le ferite , perchè l’esplosione non è abbastanza potente per  ferirli mortalmente.
Come la   BLU-43/B , la sua  forma attira i bambini.
Ma il fatto che non esploda  quando viene spostata dal terreno , provoca qualche dubbio…
Che senso ha una mina che non esplode quando  la si calpesta o la si prende in mano?
Alcuni resoconti parlano di  PFM-1 di colore antimimetico (rosa , giallo , azzurro).
Nell’immagine successiva è mostrato un angolo di un tappeto di guerra di fattura pakistana.
Queste opere di artigianato riproducono, spesso fedelmente, armi e equipaggiamenti della guerra in Afghanistan.
Come si può vedere, come motivo decorativo esterno, sono state usate le PFM-1. Il fatto che che nella serie di tre, almeno due sono in colori anti mimetici può far pensare che queste dichiarazioni non siano solo opera di propaganda.

tappeto afgano con disegni di mine antiuomo
tappeto afgano con disegni di mine antiuomo

Se questo è accaduto, le PFM-1 antimimetiche erano concepite per attirare specificatamente l’attenzione.  I dati delle vittime fanno pensare a difetti di fabbricazione (4), o a una strategia diretta a colpire i bambini mediante l’uso di un detonatore tarato per valori  di pressione che fanno diventare quest’arma inadatta a una guerra ma adatta per l’uso terroristico, con i bambini come bersaglio specifico.
È indubbio che utilizzare quest’arma per colpire i minorenni, è  un  modo crudele di combattere.
A breve termine, i bambini feriti pesano sulle strutture sanitarie, sottraendo risorse atte a curare i combattenti. A lungo termine, persone così menomate non potranno mai combattere attivamente (la mia è una comprensione tecnica, non morale).
Grazie alla campagna mondiale per la messa al bando delle mine antiuomo, qualcosa si sta muovendo anche per l’auspicata estinzione del pappagallo verde.
Nel 2002, un alto ufficiale dell’esercito Russo ha dichiarato che dal 1994 le industrie russe non producevano più mine PFM-1, mentre continuava  la moratoria sull’esportazione. La moratoria è ufficialmente terminata nel Dicembre 2002 , ma sembra ci sia la volontà di rinnovarla.

(1)Formula chimica :CH3NO2. E’ il tipico carburante da dragster
(2)Tutt’oggi, a 40 anni dalla fine del conflitto, vengono ritrovate in VietNam delle BLU-43/B ancora attive.

(3) Piccola precisazione : La filosofia militare zarista prima ,e sovietica  poi, non si occupava del singolo soldato , ma delle masse, cioè un soldato è solo parte di un insieme. In parole povere, se un soldato russo  su  100 mette il piede su una  mina PFM-1  fuori da una zona dichiarata pericolosa, è solo un evento statistico che non inficia l’accettabilità generale dell’uso dell’arma.
(4)si può credere a questa ipotesi solo se ci fosse una minima incidenza statistica