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In Germania è scoppiato l’Inferno: Invasione di delinquenza senza freni

“L’Inferno è scoppiato” in Germania, registriamo una invasione di criminalità di massa nelle forme più gravi come i furti, le rapine, gli stupri, la riduzione in schiavitù, l’imposizione della sharia”, questo è stato il drammatico avvertimento che ha fatto il Presidente Federale della polizia tedesca, Rainer Wendt.

 

In una significativa intervista fatta la canale N24 del servizio della Televisione tedesca, Wendt ha inoltre avvertito che le attività delittuose non sono state il risultato di invasori di colore stretti in luoghi angusti, ma piuttosto opera di fanatici religiosi e di lotte di alcuni gruppi per ottenere il sopravvento sugli altri.

“Le situazioni devono sempre arrivare ad incendiarsi prima che i politici reagiscano”.

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© AFP 2015/ ATTILA KISBENEDEK Germania, migranti: errore politico senza precedenti

“Nei nostri accampamenti per dare asilo ai rifugiati è scoppiata tutta una situazione infernale, nella frontiera con il sud della Germania e nello Stato federale della Baviera in particolare. E’ un girone infernale ed i nostri colleghi da quelle parti devono lavorare interrottamente senza neanche potersi più togliere gli stivali”, ha detto riferedosi al lavoro costante e senza interruzioni che deve svolgere la polizia tedesca per cercare di fare fronte alle altre invasioni di masse di rifugiati.

“Da mesi le forze di polizia sono state sopraffatte da questa invasione ed adesso i politici stanno mostrandosi come se ne fossero totalmente sorpresi, questo però non può essere”.

“Abbiamo dovuto constatare le risse fra immigrati nei campi di accoglienza, abbiamo dovuto verificare una quantità di furti nelle tende di generi alimentari. C’è una forte criminalità tra i rifugiati, il che significa che avvengono stupri di donne e bambini, uso massiccio di violenza, attività delittive come sfruttamento e schiavitù, vediamo che tutto questo avviene in quei posti. Non si tratta certo di piccoli alterchi fra persone che stanno vivendo in uno spazio ridotto, questi sono piuttosto conflitti territoriali, lotte per il dominio. Ci sono fanatici e gruppi religiosi che non si possono facilmente separare. Il nostro personale di sicurezza è del tutto sovrastato da queste situazioni”.

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© REUTERS/ Soe Zeya Tun Attenzione agli immigrati che vogliono adottare la shariah in Italia e nell’intera Europa

Rispetto all’enorme numero di invasori, migranti e profughi che si sono sparsi in Germania, dopo che la cancelliera Angela Merkel li ha invitati a venire, Wendt ha detto che quelli che sono arrivati hanno portato con loro la “sharia” (legge islamica).

“Loro non ripettano le nostre leggi. Per istinto sanno che le nostre leggi sono deboli sanno che non importa come si comportano male, perchè questo non apporta nessuna conseguenza sul loro status di diritto di asilo. Possono fare più o meno quello che gli piace e lo stato appena reagisce”.

Il potere giudiziale e la parte politica dello Stato dovrebbero rendere molto chiaro a questa gente, fin dal principio, che in questo paese, la sharia come legge non si applica, o qualsiasi altra norma religiosa, ma qui si deve applicare l’obbligo delle leggi tedesche e che noi siamo pronti per far rispettare questo principio”.

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© AFP 2015/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET In Repubblica Ceca tendenze fasciste a seguito dell’emergenza profughi in Europa

“Queste non sono dispute familiari; stiamo parlando di crimini gravi, delitti penali di estrema gravità, dobbiamo dimostrare che coloro che commettono tali azioni cambiano il loro status da rifugiati in persecutori ed il nostro stato di diritto deve reagire. Queste persone devono essere mandate fuori immediatamente e per questo dobbiamo riaprire un’altra volta le astrutture di deportazione. Queste persone devono essere rinviate da dove sono venute e non devono avere il diritto di attendere l’esito della procedura di asilo in libertà”.

E’ stato inoltre chiesto a Wendt se può essere una buona idea separare (in base al gruppo religioso/etnico) gli invasori, profughi e richiedenti asilo per cercare di ridurre la violenza: Wendt ha risposto che il ragionamento che sottintende a questa proposta è, secondo lui, un segno di impotenza della società. Sarebbe appena possibile praticare una separazione anche se per motivi religiosi.
“Chi vorreste separare? I sunniti separati dagli sciiti, i salafiti moderati dai salafiti radicali? Quando alla fine sono tutti seguaci delle credenze mussulmane, questo non risulta possibile”, ha dichiarato Wendt.

Nota: Questa intervista non è stata divulgata dalla maggior parte dei media intenti a dare una versione “buonista” e caritatevole dell’arrivo delle masse di profughi in Europa dei quali, una buona parte si professano siriani, anche se è noto che i documenti siriani si acquistano sul mercato nero ad un prezzo fra i 500 ed i 1500 dollari (secondo il tipo di documento) e questo permette a molti pakistani, Afghani e di altre etnie, di farsi passare per siriani.

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Flusso di migranti gestito dagli USA? In Europa alcuni ne sono convinti

Quello che dice fuori dai denti il responsabile della Polizia Federale tedesca è molto indicativo ed attesta quello che si sapeva: l’invasione non è casuale ma è pianificata, con la complicità della Turchia e di varie organizzazioni ONG che finanziano ed incentivano i viaggi, vi sono prove documentate di questo ed hanno indagato su tale aspetto anche i servizi di intelligence dell’Austria che hanno documentato queste complicità. L’invasione non è pacifica ma finalizzata a prendere piede per un futuro di dominio di masse islamiche wahabite e salafite, radicalizzate su parti del territorio dei paesi europei, come già si riscontra in vari paesi del Nord Europa dove, in alcune zone, è vigente la saharia come norma applicata di fatto fra gli immigrati. Vedi: InfoDirekt, Vienna: gli Usa finanziano il traffico di migranti

Dietro questa invasione ci sono i finanziamenti dell’Arabia Saudita, paese da sempre ispiratore e istigatore del radicalismo islamico di impronta wahabita, intollerante e assolutista, portatore di violenza e sopraffazione verso le altre confessioni. L’Arabia Saudita si è già offerta di finanziare la realizzazione di altre 200 moschee in Germania. L’Arabia S. è un paese alleato di ferro con gli Stati Uniti e con Israele ed al centro di tutte le trame (incluso il finanziamento dei gruppi terroristi) nel Medio Oriente per rovesciare i regimi laici, nazionalisti o di fede sciita ed alawita (vedi Libia, Iraq, Siria). “I paesi occidentali si sono inchinati al potere ed al denaro della dinastia dei Saud (detto dal patriarca cattolico siriano,Ignatius Joseph III Younan).

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Shengen addio, welcome migranti!

La cancelliera Angela Merkel, la stessa che pochi mesi prima aveva negato (durante una diretta TV) ad una profuga palestinese radicata in Germania, la possibilità di rimanere, provocando il pianto della ragazzina, ha deciso improvvisamente di aprire le porte all’invasione dichiarando che la Germania avrebbe accolto tutti i siriani, scatenando una invasione di massa che ha messo in crisi paesi come la Serbia, l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia. Un comportamento apparentemente strano ma che trova la sua spiegazione in un preciso ordine o direttiva a cui la Merkel ha voluto obbedire ed adeguarsi.
Possiamo indovinare da quale centrale sia arrivata tale direttiva. Niente avviene per caso.

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AFP 2015/ LEHTIKUVA/Panu Pohjola Intesa tra UE e Turchia per limitare l’afflusso di migranti

La stessa cancelliera Merkel si è recata, la scorsa settimana, ad Ankara dal presidente turco Erdogan (il nuovo “sultano”) per trattare con lui di detenere il flusso dei migranti in cambio di concessioni, aiuti finanziari ed il possibile ingresso della Turchia nella UE.
Naturalmente tratta la questione lei per conto di tutti i “sudditi” europei che non hanno voce in capitolo. Anche di queste eventuali decisioni se ne vedranno presto gli esiti negli stessi paesi europei.

Originariamente pubblicato sul sito Controinformazione.info

Immigrazione : I Governi italiani barano sul bilancio interno

Da quello che sentiamo in televisione e leggiamo su molti giornali sembrerebbe che l’immigrazione rappresenti una ricchezza, invece non è così, perché se lo fosse nella realtà e non nelle menzogne di stato, elargite al popolo italiano con “generosità incredibile” potremmo leggere sui bilanci di Stato annuali quanto spendiamo per l’immigrazione e quanto incassiamo dagli immigrati, invece non è così.

Per scelta politica da parte dei tanti governi che si sono succeduti, consapevoli del fatto che gli italiani sarebbero anche capaci di ribellarsi e di rispedire a pedate nel sedere chi ci sta letteralmente succhiando il sangue, sui bilanci pubblici, i dati riguardanti l’immigrazione a livello nazionale proprio non esistono, poiché tutto viene catalogato sotto la voce spese ma non esiste la specifica.

Il Ministero che pubblica il bilancio è quello degli Interni, provate a cercare, ma avrete -come l’ho avuta io- l’amara sorpresa di non riuscire a trovare i dati cercati. Provate anche presso la Corte dei Conti e scoprirete che anche lì, -a parte qualche caso che non riguarda la collettività-, non si trovano riferimenti che aiutino a risalire alla somma dei costi.  Tutt’al più troverete qualche caso di contestazione, e fatti isolati su vicende particolari e soggettive.

C’è da dire che la Corte dei Conti prima del 2004 dedicava uno spazio del suo rendiconto annuale sulle spese sostenute per fronteggiare l’immigrazione dal Ministero dell’Interno, anche se si trattava di dati parziali erano comunque utili per comprendere una parte dei costi, che poi sono stati completamente ignorati a causa dell’insistenza del Governo che aveva deciso di rendere impossibile l’accesso a questi dati.  (vedi quest’articolo su Sbilanciamoci ) nel quale troverete anche un calcolo sui  costi del rimpatrio, che rende l’idea dell’onere pesante che grava sulle nostre spalle.

Ma anche nel sito della camera dei deputati potete trovare i costi del rimpatrio, il guaio è che riguardano il 2004, anno in cui la Corte dei Conti ha smesso di pubblicare:  Immigrazione Nel 2004 spesi 14 milioni di euro per il rimpatrio di clandestini (scorrere fino a Pag. LI) eppure questa cifra enorme è solo una pagliuzza rispetto a quanto ammontano i costi odierni, visto che l’immigrazione ha avuto una curva verso l’alto in forma esponenziale e si è più che decuplicata.

Noi avremmo, se fossero rispettate,  due voci a livello nazionale nelle quali si potrebbe risalire ai bilanci e sono queste:
a) La relazione generale sulla situazione economica del Paese per l’anno precedente con i dati relativi all’attività finanziaria dello Stato e degli enti pubblici.
b)  Il rendiconto generale dell’esercizio finanziario dell’anno precedente che comprende il bilancio consuntivo e il conto generale del patrimonio dello Stato nel primo vi sono contabilizzate le entrate e le spese dell’anno precedente, il secondo contiene le variazioni del patrimonio.

Entrambi potrebbero fare al caso nostro, ma anche da qui non si rileva nulla di specifico ed io sono risalita alle prime pubblicazioni in rete che sono iniziate nel 1999, e sono risultate già incomplete, cioè mancante delle voci del costo dell’immigrazione.

Anche Vittorio De Battisti,  si è posto le nostre domande in merito al costo sociale e ha provveduto a fare un’interrogazione parlamentare dalla quale ne è uscito il calcolo che trovate pubblicato nella sua pagina Vittorio De Battisti

Panorama, nel maggio di quest’anno 2009, ha affrontato la questione degli accordi bilaterali fra Stati dai quali proviene il grosso dell’immigrazione clandestina e ne è uscito un quadro desolante, si scopre che abbiamo speso e stiamo spendendo miliardi di euro, per cosa?  Per permettergli di immigrare clandestinamente nel nostro Paese .

Alcuni deputati, appartenenti all’area della Lega e ad avvocati costituzionalisti specializzati nelle questioni di Stato, a cui mi sono rivolta per ottenere spiegazioni e se possibile le voci di bilancio riguardanti questo settore, mi hanno riferito che è l’annoso problema al quale loro stessi non si rassegnano, e pur continuando a chiedere che il Governo faccia chiarezza ottengono solo le classiche “orecchie di mercante”.  Il guaio è che la cosa si ripete da anni con tutti i governi e non è perciò un fatto legato solo alla sinistra o alla destra, ma è una gravissima pecca che il Governo dello Stato italiano ha il dovere di riparare, perché non potrà più chiedere agli italiani di essere corretti nelle loro responsabilità di contribuenti se non darà agli italiani la possibilità di verificare quanto costa l’immigrazione in Italia.

Durante la mia ricerca, che è stata approfondita sono riuscita a sapere che esiste solo un rendiconto che appartiene alle Forze di Sicurezza e riguarda le spese che si debbono affrontare nella lotta alla droga, e alla delinquenza, ma anche qui è difficile separare dal bilancio la parte italiana da quella dell’immigrazione.

Nei bilanci regionali e comunali si possono invece trovare dati parziali che riguardano quella parte di territorio, ma intanto bisogna cercarli tutti ed è un lavoro che può fare una persona sola che ha i pochissimi mezzi che ho io e poi bisogna anche scoprire quali enti pubblici si comportano correttamente e quali invece seguono il cattivo esempio dato dal governo.  Da quanto sono venuta a conoscenza nelle mie interviste sembrerebbe proprio che la maggior parte di essi segue la linea del governo, in un tacito accordo.

L’immigrazione possiede un costo enorme in quanto, come tutti potete capire se fate anche solo un minimo calcolo che al momento dell’arrivo gli immigrati e ad oggi sono milioni, vanno mantenuti:  dar loro da mangiare, curarli, vestirli, ospitarli nei centri appositi. Ma non finisce qui, la maggior parte gira libera sul territorio e porta con se’ malattie che nessuno ha curato perché sono sfuggiti volontariamente ai controlli, così sul territorio ci troviamo a fronteggiare rigurgiti di patologie che erano scomparse,  come la TBC, la lebbra e altre che sono di importazione africana e asiatica, per le quali gli italiani sono stati contagiati e sono persino morti e non si parla solo di adulti, ma anche di bambini.

Ovviamente la stampa, quella che conta e che sovvenzioniamo con le nostre rimesse economiche, su queste gravi situazioni tace: vige il silenzio della massoneria antiitaliana.

Gli stranieri ovviamente, usufruiscono di tutti i servizi assicurati dagli Enti Locali a chiunque risieda stabilmente nel nostro paese, quali assistenza agli anziani o ai disabili, assistenza alle famiglie povere nella forma di assegnazione di alloggi o di assegni, senza ovviamente che questa spesa venga contabilizzata come spesa diretta verso gli stranieri. E sicuramente usufruiscono del Servizio Sanitario Nazionale, della previdenza sociale e della pubblica istruzione erogati direttamente dallo Stato Centrale.

In rete molti, come me, si occupano di diradare i veli che occultano la verità in tutti i campi nei quali esistono segreti che al popolo italiano vengono taciuti,  ed anche in questo campo cerchiamo di fare chiarezza, per questo motivo vi invito a leggere  un articolo che rende l’idea del costo degli immigrati:  NEW WELFARE : AUTOCTONI FUORI – IMMIGRATI DENTRO pubblicato il 12/12/08  su Una Via per Oriana in questa pagina

Vi sono i costi di coloro che non lavorano e si rivolgono ai servizi sociali per ottenere sussidi e state certi che li ottengono, aiuti per avviare attività, mentre i commercianti italiani vengono lasciati fallire.

Gli italiani chiudono le loro attività perché nessuno fa loro credito, gli immigrati aprono le loro, con l’aiuto del Governo e delle Banche, ed anche questo è un danno economico all’economia degli italiani.

Chi porta qui moglie e figli ottiene altri tipi di sussidi, le case, la sanità, l’istruzione e tutto questo ancora prima di avere pagato un solo centesimo di contributi e di tasse, però il governo sostiene che il p.i.l. è aumentato dell’1%.

E’ un delirio di assurdità e di vigliaccheria istituzionale, con il beneplacito di tutta la sinistra che l’ha avviato questo sfacelo e la complicità della magistratura, che non applica nemmeno le leggi che esistono per rimandare chi delinque al proprio Paese, al contrario nega l’applicazione della legge.

E poi ancora…. Ci sono i costi della criminalità e non mi riferisco solo ai furti e alla vendita di droga, ma alle rapine, agli stupri, agli omicidi, ai processi, alla galera, questi sono costi immensi che nessuno ci restituirà.

Ed infine, e forse non è infine perché non ho i mezzi per scoprire tutto, ci sono i soldi esportati dagli immigrati attraverso società finanziarie e “spalloni” che portano i denari guadagnati lecitamente o illecitamente verso l’Asia, l’Africa e il Medioriente, che rappresenterebbero un reato che agli italiani costerebbe la galera, perché si tratta di esportazione illecita di capitale, sottratto al bilancio di Stato e nel 2008 sono stati esportati ben 6 miliardi di euro. Un capitale immenso che doveva essere speso in Italia, perché in questo modo anziché mantenere uno stato decente o migliorare come sarebbe auspicabile, stiamo degenerando e i nostri poveri sono diventati come quelli del terzo mondo.

Poi ci sono cose di cui sono convinta personalmente e che apparentemente non fanno parte di questo argomento, invece credo che lo facciano a pieno titolo perché rappresentano un ulteriore danno alla società e a tutta l’economia sociale italiana: molti dei reati rimasti insoluti o accreditati a italiani condannati senza prove, ma solo in presenza di indizi o di confessioni chiaramente estorte, sono stati perpetrati dagli immigrati, per la ferocia, e per la firma che è evidentissima in certi crimini, eppure qualcuno ha fatto la scelta di tacere questa gravissima evidenza.  Delitti efferati addebitati a italiani operosi, ma incapaci di difendersi sono un altro costo sulla società italiana, perché conducono al senso di colpa, alla perdita di identità e di orgoglio nazionale e ci spediscono dritti verso la disgregazione sociale.  Ma a qualcuno interessa?  Perché non dobbiamo sapere quanto ci costa l’immigrazione selvaggia a cui siamo stati sottoposti con somma violenza?

L’importante da quello che abbiamo capito è che nessuno vuole che gli italiani sappiano che l’immigrazione è un costo e sono balle che esiste un guadagno dovuto al lavoro degli stranieri, perché la maggior parte di loro grava sul bilancio e le entrate non bastano nemmeno per gli immigrati, figurarsi se c’è un utile per noi, infatti abbiamo perso molti servizi che prima avevamo nella sanità, nelle pensioni, nella casa e in altri settori a cui si riusciva ad accedere con minor difficoltà di oggi e se consideriamo che un invalido italiano riceve una pensione vergognosa (cioè un SUSSIDIO) di euro 8,40 al giorno, dobbiamo disilluderci che possa migliorare il suo stato e uscire dalla miseria micragnosa alla quale è stato condannato, perché lo Stato Italiano ha scelto come altri Stati Europei, di privilegiare l’immigrazione extracomunitaria e noi, condannati ingiustamente a questa forma di razzismo reale, non possiamo comprendere e accettare le motivazioni assurde che ci vengono fornite.

Si assumono extracomunitari a salari da fame perché lo Stato poi li rifornisce della differenza tra il salario e il minimo di sopravvivenza, magari allungando anche un buon companatico. In questo modo si rende il lavoro una merce con un costo ridotto ai minimi termini e si carica il cittadino di tasse per mantenere una popolazione di immigrati. Questi sono ben informati del funzionamento del sistema e smettono subito di lavorare quando si accorgono che facendo i disoccupati guadagnano, a spese della popolazione che lavora, più di un operaio italiano e possono anche dedicarsi a traffici illeciti o ad attività più lucrose, ma illegali. ( questo capoverso è stato tratto dal blog sempre on line )

Quello che riusciamo a capire è che i benefici li hanno solo i magnati della finanza, i banchieri e tutti quegli investitori che oggi sarebbe giusto chiamare “padroni” che traggono beneficio economico da un lavoro sfruttato e sottopagato al quale gli immigrati, che sfuggono a una situazione economica e sociale peggiore della nostra accettano di sopportare e nel farlo ci danneggiano, per cui anche se comprendiamo che non è colpa loro, non possiamo più permettere che l’immigrazione continui e pretendiamo che vengano rispediti ai loro Paesi, quelli che gravano sui nostri bilanci.

Se è vero il principio che tutti siamo uguali e che tutti dobbiamo avere gli stessi diritti e doveri allora quello che sta succedendo è un’ingiustizia, perché gli italiani stanno pagando da sempre e lo stato sociale così come è costituito è frutto di italiani e non possono coloro che arrivano per ultimi avere le stesse cose, in quanto non le hanno ancora guadagnate.  E’ difficile capire questo semplice e giusto concetto del diritto o non lo si vuole capire?

Per noi è una tragedia immane, sta privando i nostri figli della speranza, poiché hanno di fronte a se una tragica evidenza: noi paghiamo da sempre e gli ultimi arrivati godono e allora cosa ci resta da fare?

Facciamo la rivoluzione e rimandiamo a casa loro tutti, partendo dal Governo che non ha saputo o voluto cambiare le cose, alle attuali opposizioni che questa situazione l’hanno voluta e coltivata sulla nostra pelle, agli immigrati clandestini e a quegli immigrati che vivono sulle nostre spalle in tutti i sensi, dal sussidio alla rapina, dalla sanità alla scuola, dal lavoro nero all’esportazione di denaro verso i loro Paesi. RIVOLUZIONIAMOCI!!!!

A.B.G.

Articolo ripreso da Adriana Bolchini

40 anni di terrorismo

Dopo la conferenza tricontinentale tenutasi all’Avana dal 3 al 15 gennaio del 1966 (fondazione dell’OSPAAAL) , la Connessione cubana al terrorismo, dopo l’intervento di ernesto che guevara, scatenò la guerra contro l’occidente … quando l’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan non erano ancora avvenute e non potevano essere prese come scusa.
… After tricontinental conference held in Havana from January 3-15, 1966 (foundation OSPAAAL), the Cuban connection to terrorism, after participation of ernesto che guevara, unleashed the war against the West … When the invasion of Iraq and Afghanistan had not yet occurred and could not be taken as an excuse

For whom the bell tolls…

July 23, 1968: An Israeli El Al flight en route from Rome to Tel Aviv, Israel with a crew of ten and thirty-eight passengers, was hijacked by four Popular Front for the Liberation of Palestine Islamic terrorists and forced to land in Algiers, Algeria – an OPEC, Marxist Muslim fiefdom.
August 10, 1968: While it was relatively meaningless by itself, it was part of a bigger campaign. In Turkey today, two firebombs were thrown into the USIS office in Izmir. The anti-American climate in Islamic Turkey would continue to fester and grow.
August 10, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatah detonated three grenades in Jerusalem’s Jewish section, injuring eight Israelis and two Americans.
August 19, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatahdetonated a bomb near the Parliament building in Jerusalem. No one was hurt.
August 21, 1968: Al Fatah terrorists bombed the U.S. Consulate building in East Jerusalem demonstrating their hatred for Americans.
September 4, 1968: Palestinian Muslims detonated three bombs in the Central Bus Station in Tel Aviv killing one Israeli and wounding 71 more. Attacking soft civilian targets was becoming a hallmark of Fatah terrorists.
September 13, 1968: Syrian al-Sa’iqa terrorists attacked the Israeli police headquarters in Baniyas in the Golan Heights. The facility was destroyed and all five Jews who were inside were killed.
October 26, 1968: In the Federal Republic of Germany, three prominent anti-Communist Croatians were assassinated in a Munich apartment. Throughout much of 1968, Communists in Croatia were attacking targets all across Europe.
October 26, 1968: Armed with a revolver, a member of the Black Panthers, Raymond Johnson hijacked a National Airlines flight to Cuba. The Black Panther was arrested and held by Cuba. No one was injured and there were no prisoner exchanges or ransoms.
October 26, 1968: Two Italians hijacked an Olympic Airways jet from Paris en route to Athens to publicize their opposition to the military junta in Greece. The terrorists brandished a pistol and a grenade. They gave the 130 passengers handbills telling them that they had just been punished for going to Greece. No one was injured and no prisoners were exchanged.
November 22, 1968: Islamic terrorists in Israel used a large bomb to kill 12 Jews and wound 52 more in Jerusalem’s most crowed open-air market.
December 26, 1968: Still basking in their July 23rd success, the Popular Front for the Liberation of Palestine attacked another El Al aircraft in Athens, shooting and killing one passenger. In response, Israel destroyed 14 Lebanese planes in Beirut. The two Palestinian hijackers who perpetrated the attack were freed in September of 1970 as the result of a quad hijacking by the PFLP and subsequent prisoner exchange.
December 29, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatah claimed “credit” for shelling the Israeli town of Beisan in northeast Israel.
December 31, 1968: In Israel, al-Fatah Islamic terrorists attacked the Jewish settlement of Kiryat Shmona in the upper Galilee. The rockets they deployed had been fired from Lebanon. It was the beginning of a foreboding trend.
January 2, 1969: A lone Islamic terrorist hijacked an Olympic Airways flight that had departed from Crete en route to Athens. The plane was flown to Cairo, Egypt.
February 3, 1969: Yasser Arafat, in the afterglow of the Time Magazine cover story on his violent and victorious defeat at the village of Al-Karameh, and flush with OPEC funding and jihadist recruits, was appointed Director of the Palestinian Liberation Organization in their meeting in Cairo, Egypt. The ugly face of Islamic terror had a new “Commander-in-Chief of the Palestinian Revolutionary Forces.” The “Chairman of the PLO’s Political Department” was now Yasser Arafat.
February 18, 1969: Palestinian Muslims attacked an Israeli El Al airliner in Zurich, Switzerland as it was preparing to take off en route to Tel Aviv. The cockpit of the airliner was machine-gunned by the four Islamic terrorists who belonged to the Popular Front for the Liberation of Palestine.
The terrorists fired 200 bullets and lobbed incendiary grenades from their car as the plane taxied down the runway.
February 25, 1969: The Popular Front for the Liberation of Palestinian “claimed credit” for detonating a bomb inside the British Consulate in Jerusalem. .
March 1, 1969: In Germany, Islamic terrorists corrupted by the Muslim Brotherhood used a bomb to destroy an Ethiopian Airlines Boeing 707 jet at the Frankfurt Airport. Several cleaning women were injured in the blast.
The Government of Ethiopia blamed the attack on the Syrian-Egyptian Movement for the Liberation of Eritrea. The Islamic Eritrean Liberation Front claimed credit for the bombing.
March 6, 1969: Muslims belonging to the PFLP thought it would be a good idea to detonate a bomb in the Hebrew University cafeteria, so they did, mutilating and burning the bodies of 29 Jewish students.
May 22, 1969: The attempted assassination of the first Israeli Prime Minister, Ben-Gurion, failed but the would-be killers were freed by Denmark.
June 18, 1969: In Pakistan, three armed members of the Islamic Eritrean Liberation Front assaulted an Ethiopian airliner at the Karachi airport. The Boeing 707 was burned in the attack. The terrorists, all of whom were captured, told authorities that they carried out the attack to dramatize their opposition to Ethiopian rule in Eritrea. Since the Islamic Pakistani government was sympathetic to their cause the three men were jailed for less than one year.
July 17, 1969: In India, a bomb was detonated inside of a USIS reading room in the American Consulate in Calcutta, burning one employee.
July 18, 1969: In London, England, Popular Front for the Liberation of Palestine terrorists fire-bombed a department store owned by Jewish citizens of the U.K.. The PFLP claimed responsibility for the bombing and warned that there would be more bomb attacks on Jewish-owned establishments in London and in the United States.
PFLP leader George Habbash said, “We shall expand our operations everywhere, in all parts of the world. The enemy camp includes not only Israel but also the Zionist movement, world imperialism led by the United States.” As a Muslim Marxist, Habbash had to please his Islamic and Communist financiers. Terrorism is, after all, expensive.
July 19, 1969: Islamic jihadists associated with the Sudan government firebombed a United States Information Services library in Khartoum. The fundamentalist Islamic regime in control of the Sudan would soon unleash the most deadly genocide in modern history, killing 2.7 million African Animists and Christians.
July 22, 1969: Muslims in the Philippines threw hand grenades into a USIS library in the American Consulate building in Manila, killing one Filipino. They did this because Muslims are hostile to the truth. Honest, open, and informed discussion is the one thing that is lethal to their religion – and thus to the terror Islam inspires.
August 17, 1969: In London, England, PFLP Islamic terrorists planted several bombs inside the Marks and Spencers Department Store.
August 18, 1969: Six Islamic terrorists hijacked an Egyptian Misrair Anatov-24 flying from Cairo to the tourist destination of Aswan on the Nile River. The plane was forced to land in Jidda, Saudi Arabia.
August 18, 1969: The Israel Touristy Office in Copenhagen, Denmark was bombed by Muslim militants.
August 19, 1969: TWA flight 840 from Rome to Athens was hijacked to Syria, where President Assad was sympathetic to Islamic terrorism. The Palestinian terrorists destroyed the aircraft.
August 29, 1969: In France, a TWA Boeing 707 flight from Paris was hijacked by two Palestinian Front for the Liberation of Palestine terrorists and forced to land in Damascus, Syria. The plane carried a crew of 12 and 101 passengers.
After the hijack the Islamic terrorists announced to the passengers that the PFLP had taken command of the flight, and they ordered the plane flown to Damascus. Immediately upon landing, the passengers managed to jump from the plane before a bomb went off, destroying the aircraft. Four passengers were injured.
The PFLP said the hijacking and destruction of the TWA jet, along with the hijacking of an El Al Israeli Airlines plane to Algeria in July l968, the attacks on El Al planes in Athens in December 1968 and in Zurich in February 1969, were all part of their plan to strike at “imperialist interests within and outside the Arab world.” Acknowledging their Muslim overlords, they also asserted that “the action was in reprisal for American assistance to Israel.”.
September 8, 1969: Arafat’s al-Fatah recruited two teenage boys and motivated the young Muslims to throw hand grenades into the El Al Airlines offices in Brussels, Belgium. Four people were wounded in the blast.
What’s interesting is that while the perpetrators admitted that they had conducted their mission on behalf of Fatah, yet the PFLP claimed credit for the attack.
September 8, 1969: Two Islamic terrorists calling themselves “Palestinians,” bombed the Israeli Embassy in Bonn, Germany. The PFLP claimed credit.
September 8, 1969: In the Hague, Netherlands, Muslim militants threw hand grenades into the Israeli Embassy.
September 9, 1969: In Asmara, Ethiopia, the American Consul General Murray Jackson, was kidnapped along with a British businessman by Muslims corrupted in Cairo. After signing a document stating that he had been instructed in the terrorist’s objectives, and that he had not been mistreated, Mr. Jackson was released.
September 12, 1969: In Jordan, a bomb went off on the porch of the Amman home of the U.S. assistant army attaché.
September 13, 1969: Three armed members of the Islamic Eritrean Liberation Front hijacked an Ethiopian Airlines DC-6 with 66 passengers aboard. The flight, bound for Djibouti from Addis Ababa was forced by the Muslim militants to land at Aden, Southern Yemen. One of the hijackers, Muhammad Sayed, 18, was shot by an Ethiopian secret police official who had been a passenger on the flight.
October 7, 1969: An undisclosed group of Argentinean terrorists bombed a number of American businesses for reasons they never disclosed. Although there were nine attacks, no one was injured.
October 21, 1969: Marxist Muslim Muhammad Siad Barre assumed dictatorial power in a military coup d’etat following the assassination of Somalia’s second President, Abdi Rashid Ali Shermarke. Barre nationalized the economy with the help of Soviet advisers and Cuban troops. His Supreme Ruling Council formulated political and legal institutions based on the Qur’an, Marx, Mao, Lenin, and Mussolini. Siad Barre explained: “The official ideology consists of three elements: my own conception of community, a form of socialism based on Marxist principles, and Islam.”.
December 5, 1969: Four Muslim Militants were caught before they could attack an airliner in London. The subsequent plot on the 17th failed as a result.
December 12, 1969: Islamic terrorists bombed the West Berlin office of Israeli El Al Airlines. No one was injured in the blast.
December 12, 1969: Muslim militants associated with the Islamic Eritrean Liberation Front armed with pistols and explosives were killed by plainclothes security guards as they attempted to hijack an Ethiopian Airlines jet shortly after takeoff from Madrid on a flight to Addis Ababa.
In Damascus, Syria, the Eritrean Liberation Front admitted that the two slain men were members of their organization but claimed that they had not intended to hijack the airliner, merely to hand out leaflets. But on December 10, Spanish police had arrested a third ELF member at the Madrid airport for carrying explosives.
December 20, 1969: In Islamic Turkey, a bomb was detonated outside the United States Information Services building in Ankara.
December 21, 1969: Three Lebanese Muslims were caught as they tried to hijack a TWA plane in Athens. The flight was bound for Rome and then on to New York. The three Muslim militants, who used handguns and explosives, said that they were members of the PFLP, and that they had received orders to divert the airplane to Tunis where they were to evacuate the passengers and blow up the aircraft.
One of the hijackers confessed that he and his colleagues had planned to destroy the plane “to warn the Americans to stop providing air communications with Israel.” The three Islamic terrorists were freed after the hijacking of an Olympic Airways plane to Cairo on July 22, l970.
December 29, 1969: Philippine terrorists attempted to assassinate U.S. Vice President Spiro Agnew by bombing his car. No one claimed credit for the assault but these same tactics were deployed countless times by local Islamic groups such as the Abu Sayyaf, Jemaah Islamiyah, and the Moro Islamic Liberation Front.
January 1, 1970: In Turkey, an explosion occurred at the entrance of the U.S. Consulate in Istanbul. Islamic Turkey was becoming a dangerous place to be an American.
January 9, 1970: In France, a TWA 707 airliner en route from Paris to Rome with just 20 passengers and crew aboard was hijacked to Beirut by a lone French terrorist. He said that he wanted to spite Americans and Israelis for their aggression in the Middle East. Considered a hero by Muslims, when the hijacker was taken into custody in Lebanon he was only sentenced to nine months in jail essentially the time he served awaiting trial. He was promptly released and returned to France, where he was tried for illegal possession of weapons and sentenced to eight months in prison, once again, the length of the trial process.
The Popular Democratic Front for the Liberation of Palestine thought their criminal act was a good thing, so they claimed responsibility for the murder and mutilations. However, since the word has a problem understanding the benefits of being judgmental, and fails to appreciate the concept of responsibility, the murdering Muslim terrorists were set free after the September 6, 1970 hijacking of one Swiss and two U.S. airliners.
January 11, 1970: In Ethiopia, Islamic jihadists shot and killed a U.S. soldier. The Eritrean Islamic Jihad Movement was responsible for the shooting the American.
The Eritrean Islamic Jihad Movement was composed of Islamic terrorists who are financed, trained, and armed by the fundamentalist Islamic government in neighboring Sudan. The terrorist club sought to depose the current secular government in Eritrea and replace it with an Islamic theocracy based upon Sharia Law.
January 21, 1970: In the Philippines, a car bomb exploded behind the Joint U.S. Military Assistance Group headquarters in Manila. Three support staff were injured.
February 10, 1970: In Germany today, three Islamic terrorists killed an Israeli citizen and wounded 11 other Jewish passengers in a grenade attack on a bus at the Munich airport. The militants deployed guns and grenades in their assault on the El Al airport shuttle. The carnage was minimized because the Israeli pilots wrestled the weapons away from the Islamic terrorists.
February 17, 1970: The Germans foiled a PFLP hijacking of an El Al aircraft. However, their temporary success only served to encourage terrorism because the German government foolishly freed the kidnappers two months later.
February 21, 1970: A Swiss Air flight 330 from Zurich bound for Tel Aviv was bombed in mid-air nine minutes after takeoff by the PFLP General Command, a PFLP splinter group. Forty-seven innocent souls lost their lives to Islam, 15 of whom were Israelis. The bomb, placed in the cargo hold, was triggered by a change in atmospheric pressure. While the crew attempted to turn the plane back to the airport, smoke in the cockpit and the loss of electrical power thwarted their efforts,.
February 21, 1970: On the same day that the PFLP-General Command destroyed a Swiss aircraft, killing everyone aboard, the main branch of the Popular Front for the Liberation of Palestine exploded a bomb aboard an Austrian Airlines Caravelle flight from Frankfurt, Germany to Vienna, Austria. Fortunately, the damage was not catastrophic and the plane returned to Frankfurt safely with its 33 passengers.
The bomb was detonated twenty minutes after takeoff by an altimeter reading of fourteen thousand feet.
March 1, 1970: In Italy, a bomb was found in the luggage of an Islamic terrorist aboard an Ethiopian airliner in Rome. The device had been placed by members of the Eritrean Islamic Jihad Movement.
March 4, 1970: Two hours after a violent anti-American demonstration in the Philippines, a bomb rocked the embassy area and damaged a passing tanker truck carrying gasoline.
March 14, 1970: A United Arab Airlines Antonov 24 flight flying from Athens to Cairo via Alexandria was four minutes out of its stopover when a bomb exploded in the landing gear well of the rear of the left engine, causing extensive damage to the undercarriage and injuring two of the ten passengers.
March 20, 1970: In Ethiopia, five members of a National Geographic film crew, including an American producer, were taken hostage by members of the Eritrean Islamic Jihad Movement. They held the five hostages for 17 days.
March 28, 1970: The Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP) fired seven rockets into the U.S. Embassy in Beirut, Lebanon and into the JFK Library, also in Beirut. The PFLP later said that the attack was in retaliation for “plans of the U.S. Embassy in Beirut to foment religious strife and create civil massacres in Lebanon aimed at paralyzing the Palestine resistance movement.”
September 11, 1970: In India, a fifth jetliner, a BOAC VC-10, from Bombay to Beirut carrying 150 passengers, was hijacked by the PFLP sympathizer. The plane was also flown to Zarqa, Jordan. The passengers were held hostage pending the release of Miss Khaled from Briton and six other sub-human species. Once they were freed, the plane was blown up. No Islamic country has ever built an airplane, but their citizens became quite apt at destroying them.
September 16, 1970: In what was justified as retaliation for the plane hijackings the week before, but was actually a response to the three assassination attempts on the Jordanian King Hussein’s life, the Islamic nation’s Army attacked Palestinian communities within the kingdom. Since most Jordanian Arabs (70% of the total population) were related to those who call themselves “Palestinians,” and since the ruling monarchy wasn’t among them, this was a preemptive strike designed to keep the majority population subservient to the Hashemite minority. The armed assault on Palestinian refugee camps and communities would continue through July of 1971.
Late September, 1970: In Jordan, the terrorist organization known as Black_September was formed. An outgrowth of Arafat’s Fatah, the Arab League’s PLO, and Egypt’s Fedayeen, they claimed to be descendants of Hasan’s Hashshashin/Assassins of Persian and Crusade infamy.
February 2, 1971: In India, two armed Kashmiri Muslims hijacked an Indian Airlines plane to Pakistan. They demanded that the Indian government release 36 convicted Islamic terrorists held in Kashmir jails. When the government rejected their demands, they blew up the plane.
February 10, 1971: In Sweden, two Croatian Muslims seized control of the Yugoslav consulate in Gothenburg in an unsuccessful attempt to ransom its occupants in exchange for convicted terrorists held in Yugoslav jails. The Yugoslav government refused to meet their demands, and the terrorists surrendered the next day to the Swedish authorities. They were tried and sentenced to 3 years imprisonment. But on September 16, 1972, they were released and flown to Madrid after three Croatians hijacked a Scandinavian airliner and demanded their freedom, along with the release of five Croatians involved in the assassination of the Yugoslav ambassador on April 7, 1971.
April 8, 1971: In Sweden, Croatian terrorists assassinated the Yugoslav ambassador and wounded two Yugoslav diplomats in Stockholm. These murdering jihadists were released from jail when three Croatians militants hijacked a Scandinavian airliner on September 16, 1972, and demanded their freedom.
May 29, 1971: In their second attack since this timeline began, Basque nationalists attempted to kidnap Henri Wolimer, the French Consul in San Sebastian. He resisted and escaped. There were no injuries in either mission.
June 4, 1971: PFLP terrorists carried out an assault on the Liberian-registered oil tanker Coral Sea. Using a speedboat, the jihadists fired 10 bazooka shells at the tanker, causing some damage but no casualties. The attack occurred in the Strait of Bab el Mandeb at the entrance to the Red Sea. It was intended to deter tankers from using the Israeli port of Eilat.
August 24, 1971: In Madrid, Spain, a bomb placed by Al Fatah’s Black_September Organization exploded in a Boeing 707 owned by the Royal Jordanian Airline. The aircraft was parked at the Barajas Airport.
September 26, 1971: In Yemen, three bombs exploded at a U.S. Consular officer’s home. The bombing was believed to be part of an Islamic terrorist campaign against the government.
December 15, 1971: In London, the Black_September Organization attempted to assassinate Zaid Rifai, the Jordanian Ambassador.
December 16, 1971: Three people were injured by parcel bombs sent by the Black_September Organization to the Jordanian mission to the United Nations in Geneva, Switzerland.
Muslims first genocide in SudanDecember, 1971: The first Islamic war in the Sudan was nearing resolution. However, Arab Muslims trying to Sharia Law in all of the Sudan had already killed 500,000 Africans, 80% of them being unarmed civilians, leaving a million more homeless.
British bungling had set the stage for the slaughter in Sudan. As part of the UK’s strategy in the Middle East, the Arab Muslim north and the African animist and Christian south were merged into a single administrative protectorate. In 1953 Egypt and the UK granted “independence” to the Sudan because it was becoming impossible to control under these circumstances. Muslims don’t share power with anyone. When this happened, the Arab Muslims in the north immediately recanted the agreements they had made with the African south, and began attacking them. A succession of Islamic dominated administrations did nothing to stop the terror. It was only when a fundamentalist Muslim vs. Muslim Marxist rift in the north emerged, that the genocide temporarily lost momentum. In 1971, Joseph Lagu became the first to organize Africans in the south, providing a voice for the oppressed.
May 11, 1972: A series of bombs placed by the Baader-Meinhof Gang exploded at the Fifth U.S. Army Corps headquarters in West Germany, killing Colonel Paul Bloomquist and wounding 13 others.
The Baader-Meinhof Group was a violent communist association that acted in partnership with the PFLP. They emerged from the Federal Republic of Germany in the late 1960s. On April 2, 1968, Andreas Baader, the group’s founder, and his girlfriend Gudrun Ensslin, bombed a Frankfurt department store. The well-known German journalist Ulrike Meinhof, helped Baader flee custody. Following the prison break, Meinhof and Baader enrolled in a terrorist training camp run by the Popular Front for Liberation of Palestine (PFLP) and became infamous.
Returning from the Islamic terrorist training camp, Baader, Meinhof, and Ensslin engaged in a violent spree of bombings, abductions, and firearm attacks. They professed a hazy mix of Marxism, Maoism, and Muslim beliefs as the terrorized West Germany.
May 24, 1972: In Zimbabwe, a South African Airways Boeing 727 flying from Salisbury to Johannesburg with 66 passengers and crew on board was hijacked by two Lebanese Muslim terrorists who threatened to blow up the aircraft.
May 31, 1972: After receiving the $5 million ransom from the German government, the PLO/PFLP/BSO financed and dispatched members of the Japanese Red Army to attack Lod Airport in Tel Aviv. They bombed the terminal and used automatic weapons to gun down and kill 27 people milling in the crowd, wounding 75 to 80 more. Yes, Islam has always found soulmates in Communist, Socialist, and Fascist circles.
June 10, 1972: The West German embassy in Dublin, Ireland was damaged by a bomb that had been placed by supporters of the Baader-Meinhof Gang of Muslim-trained Marxists.
July 18, 1972: An attaché case containing fifteen pounds of explosives was discovered in the USIS Cultural Center in Manila. The device was set to explode at 1 AM Saturday. The guard did not check the case until Monday morning, and the building was spared only because of the failure of the timing device.
July 31, 1972: A group of hijackers, including George Edward Wright, George Brown, Melvin McNair, his wife Jean Allen McNair, and Joyce T. Burgess, who said they were Black Panther Party sympathizers, took over a Delta Air Lines jet over Florida and directed the plane to Algeria after collecting $1 million in ransom.
August 5, 1972: The PFLP/PLO/BSO attacked an oil refinery in Trieste, Italy. The damage they wrought in the ensuing fire in large oil storage tanks was considerable, estimated at over $7 million. The attack was justified because Germany and Austria allegedly supplied oil to Israel.
Attack on the Munich Airport, February 10, 1970: Three terrorists attacked El Al passengers in a bus at the Munich Airport with guns and grenades. One passenger was killed and 11 were injured. All three terrorists were captured by airport police. The Action Organization for the Liberation of Palestine and the Popular Democratic Front for the Liberation of Palestine claimed responsibility for the attack.
settembre nero attacco terroristico di monacoMunich Olympic Massacre, September 5, 1972: Eight Palestinian “Black September” terrorists seized eleven Israeli athletes in the Olympic Village in Munich, West Germany. In a bungled rescue attempt by West German authorities, nine of the hostages and five terrorists were killed.
Ambassador to Sudan Assassinated March 2, 1973: U.S. Ambassador to Sudan Cleo A. Noel and other diplomats were assassinated at the Saudi Arabian Embassy in Khartoum by members of the Black September organization.
Attack and Hijacking at the Rome Airport December 17, 1973: Five terrorists pulled weapons from their luggage in the terminal lounge at the Rome airport, killing two persons. They then attacked a Pan American 707 bound for Beirut and Tehran, destroying it with incendiary grenades and killing 29 persons, including 4 senior Moroccan officials and 14 American employees of ARAMCO. They then herded 5 Italian hostages into a Lufthansa airliner and killed an Italian customs agent as he tried to escape, after which they forced the pilot to fly to Beirut. After Lebanese authorities refused to let the plane land, it landed in Athens, where the terrorists demanded the release of 2 Arab terrorists. In order to make Greek authorities comply with their demands, the terrorists killed a hostage and threw his body onto the tarmac. The plane then flew to Damascus, where it stopped for two hours to obtain fuel and food. It then flew to Kuwait, where the terrorists released their hostages in return for passage to an unknown destination. The Palestine Liberation Organization disavowed the attack, and no group claimed responsibility for it.
Ambassador to Afghanistan Assassinated, February 14, 1979: Four Afghans kidnapped U.S. Ambassador Adolph Dubs in Kabul and demanded the release of various “religious figures.” Dubs was killed, along with four alleged terrorists, when Afghan police stormed the hotel room where he was being held.
ostaggi americani in iranIran Hostage Crisis, November 4, 1979: After President Carter agreed to admit the Shah of Iran into the US, Iranian radicals seized the U.S. Embassy in Tehran and took 66 American diplomats hostage. Thirteen hostages were soon released, but the remaining 53 were held until their release on January 20, 1981.
Grand Mosque Seizure, November 20, 1979: 200 Islamic terrorists seized the Grand Mosque in Mecca, Saudi Arabia, taking hundreds of pilgrims hostage. Saudi and French security forces retook the shrine after an intense battle in which some 250 people were killed and 600 wounded.
Threats from Libya
When intelligence reports surfaced that Libyan leader Muammar el-Qaddafi had plans to assassinate American diplomats in Rome and Paris, President Reagan expelled all Libyan diplomats from the U.S. (May 6, 1981) and closed Libya’s diplomatic mission in Washington, D.C. Three months later, Reagan ordered U.S. Navy jets to shoot down Libyan fighters if they ventured inside what was known as the “line of death.” (This was the line created by Qaddafi to demarcate Libya’s territorial waters, which he said extended more than 100 miles off the country’s shoreline; the U.S. and other maritime nations recognized Libyan territorial waters as extending only 12 miles from shore.) As expected, the Libyan Air Force counter-attacked and Navy jets shot down two SU-22 warplanes about 60 miles off the Libyan coast.

Bombing of U.S. Embassy in Beirut, April 18, 1983: Sixty-three people, including the CIA’s Middle East director, were killed and 120 were injured in a 400-pound suicide truck-bomb attack on the U.S. Embassy in Beirut, Lebanon. The Islamic Jihad claimed responsibility.
beirut attentato alla ceserme dei marines
Bombing of Marine Barracks, Beirut, October 23, 1983 : Simultaneous suicide truck-bomb attacks were made on American and French compounds in Beirut, Lebanon. A 12,000-pound bomb destroyed the U.S. compound, killing 242 Americans, while 58 French troops were killed when a 400-pound device destroyed a French base. Islamic Jihad claimed responsibility.
Bombing of the U.S. Embassy in Kuwait, Dec. 12, 1983
The American embassy in Kuwait was bombed in a series of attacks whose targets also included the French embassy, the control tower at the airport, the country’s main oil refinery, and a residential area for employees of the American corporation Raytheon. Six people were killed, including a suicide truck bomber, and more than 80 others were injured. The suspects were thought to be members of Al Dawa, or “The Call,” an Iranian-backed group and one of the principal Shiite groups operating against Saddam Hussein in Iraq.

Kidnapping of Embassy Official, March 16, 1984: The Islamic Jihad kidnapped and later murdered Political Officer William Buckley in Beirut, Lebanon. Other U.S. citizens not connected to the U.S. government were seized over a succeeding two-year period.

TWA Hijacking, June 14, 1985: A Trans-World Airlines flight was hijacked en route to Rome from Athens by two Lebanese Hizballah terrorists and forced to fly to Beirut. The eight crew members and 145 passengers were held for seventeen days, during which one American hostage, a U.S. Navy sailor, was murdered. After being flown twice to Algiers, the aircraft was returned to Beirut after Israel released 435 Lebanese and Palestinian prisoners.
Air India Bombing, June 23, 1985: A bomb destroyed an Air India Boeing 747 over the Atlantic, killing all 329 people aboard. Both Sikh and Kashmiri terrorists were blamed for the attack. Two cargo handlers were
killed at Tokyo airport, Japan, when another Sikh bomb exploded in an Air Canada aircraft en route to India.
Bombing in Copenhagen : July 22, 1985
Two near-simultaneous bombs in Copenhagen, at the Jewish synagogue and at the offices of Northwest Orient, explode, killing one and injuring 32. The bombers are interrupted while placing a third, more powerful, bomb, which they later dispose of in the city’s harbour. The bombs are later linked to Islamic Jihad.

Soviet Diplomats Kidnapped : September 30, 1985: In Beirut, Lebanon, Sunni terrorists kidnapped four Soviet diplomats. One was killed but three were later released.
Achille Lauro Hijacking, October 7, 1985: Four Palestinian Liberation Front terrorists seized the Italian cruise liner in the eastern Mediterranean Sea, taking more than 700 hostages. One U.S. passenger was murdered before the Egyptian government offered the terrorists safe haven in return for the hostages freedom.
Egyptian Airliner Hijacking November 23, 1985: An EgyptAir airplane bound from Athens to Malta and carrying several U.S. citizens was hijacked by the Abu Nidal Group.
Airport Attacks in Rome and Vienna December 27, 1985: Four gunmen belonging to the Abu Nidal Organization attacked the El Al and Trans World Airlines ticket counters at Rome’s Leonardo da Vinci Airport with grenades and automatic rifles. Thirteen persons were killed and 75 were wounded before Italian police and Israeli security guards killed three of the gunmen and captured the fourth. Three more Abu Nidal gunmen attacked the El Al ticket counter at Vienna’s Schwechat Airport, killing three persons and wounding 30. Austrian police killed one of the gunmen and captured the others.
Aircraft Bombing in Greece, March 30, 1986: A Palestinian splinter group detonated a bomb as TWA Flight 840 approached Athens airport, killing four U.S. citizens.
Berlin Discoteque Bombing, April 5, 1986: Two U.S. soldiers were killed and 79 American servicemen were injured in a Libyan bomb attack on a nightclub in West Berlin, West Germany. In retaliation U.S. military jets bombed targets in and around Tripoli and Benghazi.
Kidnapping of William Higgins February 17, 1988: U.S. Marine Corps Lieutenant Colonel W. Higgins was kidnapped and murdered by the Iranian-backed Hizballah group while serving with the United Nations Truce Supervisory Organization (UNTSO) in southern Lebanon.
Naples USO Attack, April 14, 1988: The Organization of Jihad Brigades exploded a car-bomb outside a USO Club in Naples, Italy, killing one U.S. sailor.
Pan Am 103 Bombing, December 21, 1988: Pan American Airlines Flight 103 was blown up over Lockerbie, Scotland, by a bomb believed to have been placed on the aircraft by Libyan terrorists in Frankfurt, West Germany. All 259 people on board were killed.
Bombing of UTA Flight 772, September 19, 1989: A bomb explosion destroyed UTA Flight 772 over the Sahara Desert in southern Niger during a flight from Brazzaville to Paris. All 170 persons aboard were killed. Six Libyans were later found guilty in absentia and sentenced to life imprisonment.
Bombing of the Israeli Embassy in Argentina, March 17, 1992: Hizballah claimed responsibility for a blast that leveled the Israeli Embassy in Buenos Aires, Argentina, causing the deaths of 29 and wounding 242.
Hotel bombing in Somalia Dec. 29, 1992
In the first al-Qaida attack against U.S. forces, operatives bomb a hotel where U.S. troops — on their way to a humanitarian mission in Somalia — had been staying. Two Austrian tourists are killed. Almost simultaneously, another group of al-Qaida operatives are caught at Aden airport, Yemen, as they prepare to launch rockets at U.S. military planes. U.S. troops quickly leave Aden.

World Trade Center Bombing, February 26, 1993: The World Trade Center in New York City was badly damaged when a car bomb planted by Islamic terrorists exploded in an underground garage. The bomb left 6 people dead and 1,000 injured. The men carrying out the attack were followers of Umar Abd al-Rahman, an Egyptian cleric who preached in the New York City area.
Attempted Assassination of President Bush by Iraqi Agent. April 14, 1993: The Iraqi intelligence service attempted to assassinate former U.S. President George Bush during a visit to Kuwait. In retaliation, the U.S. launched a cruise missile attack 2 months later on the Iraqi capital Baghdad.
Kashmiri Hostage-taking, July 4, 1995: In India six foreigners, including two U.S. citizens, were taken hostage by Al-Faran, a Kashmiri separatist group. One non-U.S. hostage was later found beheaded.
Jerusalem Bus Attack August 21, 1995: HAMAS claimed responsibility for the detonation of a bomb that killed 6 and injured over 100 persons, including several U.S. citizens.
Saudi Military Installation Attack November 13, 1995: The Islamic Movement of Change planted a bomb in a Riyadh military compound that killed one U.S. citizen, several foreign national employees of the U.S. government, and over 40 others.
Egyptian Embassy Attack November 19, 1995: A suicide bomber drove a vehicle into the Egyptian Embassy compound in Islamabad, Pakistan, killing at least 16 and injuring 60 persons. Three militant Islamic groups claimed responsibility.
HAMAS Bus Attack February 26, 1996: In Jerusalem, a suicide bomber blew up a bus, killing 26 persons, including three U.S. citizens, and injuring some 80 persons, including three other US citizens.
Dizengoff Center Bombing March 4, 1996: HAMAS and the Palestine Islamic Jihad (PIJ) both claimed responsibility for a bombing outside of Tel Aviv’s largest shopping mall that killed 20 persons and injured 75 others, including 2 U.S. citizens.
West Bank Attack May 13, 1996: Arab gunmen opened fire on a bus and a group of Yeshiva students near the Bet El settlement, killing a dual U.S./Israeli citizen and wounding three Israelis. No one claimed responsibility for the attack, but HAMAS was suspected.
Empire State Building Sniper Attack February 23, 1997: A Palestinian gunman opened fire on tourists at an observation deck atop the Empire State Building in New York City, killing a Danish national and wounding visitors from the United States, Argentina, Switzerland, and France before turning the gun on himself. A handwritten note carried by the gunman claimed this was a punishment attack against the “enemies of Palestine.”
Israeli Shopping Mall Bombing September 4, 1997: Three suicide bombers of HAMAS detonated bombs in the Ben Yehuda shopping mall in Jerusalem, killing eight persons, including the bombers, and wounding nearly 200 others. A dual U.S./Israeli citizen was among the dead, and 7 U.S. citizens were wounded.
Murder of U.S. Businessmen in Pakistan November 12, 1997: Two unidentified gunmen shot to death four U.S. auditors from Union Texas Petroleum Corporation and their Pakistani driver after they drove away from the Sheraton Hotel in Karachi. The Islami Inqilabi Council, or Islamic Revolutionary Council, claimed responsibility in a call to the U.S. Consulate in Karachi. In a letter to Pakistani newspapers, the Aimal Khufia Action Committee also claimed responsibility.
Tourist Killings in Egypt November 17, 1997: Al-Gama’at al-Islamiyya (IG) gunmen shot and killed 58 tourists and four Egyptians and wounded 26 others at the Hatshepsut Temple in the Valley of the Kings near Luxor. Thirty-four Swiss, eight Japanese, five Germans, four Britons, one French, one Colombian, a dual Bulgarian/British citizen, and four unidentified persons were among the dead. Twelve Swiss, two Japanese, two Germans, one French, and nine Egyptians were among the wounded.
Attack on U.S.S. Cole, October 12, 2000: In Aden, Yemen, a small dingy carrying explosives rammed the destroyer U.S.S. Cole, killing 17 sailors and injuring 39 others. Supporters of Usama Bin Laden were suspected.
Bus Stop Bombing, April 22, 2001: A member of HAMAS detonated a bomb he was carrying near a bus stop in Kfar Siva, Israel, killing one person and injuring 60.
Philippines Hostage Incident, May 27, 2001: Muslim Abu Sayyaf guerrillas seized 13 tourists and 3 staff members at a resort on Palawan Island and took their captives to Basilan Island. The captives included three U.S. citizens: Guellermo Sobero and missionaries Martin and Gracia Burnham. Philippine troops fought a series of battles with the guerrillas between June 1 and June 3 during which 9 hostages escaped and two were found dead. The guerrillas took additional hostages when they seized the hospital in the town of Lamitan. On June 12, Abu Sayyaf spokesman Abu Sabaya claimed that Sobero had been killed and beheaded; his body was found in October. The Burnhams remained in captivity until June 2002.
Tel-Aviv Nightclub Bombing, June 1, 2001: HAMAS claimed responsibility for the suicide bombing of a popular Israeli nightclub that caused over 140 casualties.
HAMAS Restaurant Bombing, August 9, 2001: A HAMAS-planted bomb detonated in a Jerusalem pizza restaurant, killing 15 people and wounding more than 90. The Israeli response included occupation of Orient House, the Palestine Liberation Organization’s political headquarters in East Jerusalem.
Suicide Bombing in Israel, September 9, 2001: The first suicide bombing carried out by an Israeli Arab killed 3 persons in Nahariya. HAMAS claimed responsibility.
Death of “the Lion of the Panjshir”, September 9, 2001: Two suicide bombers fatally wounded Ahmed Shah Massoud, a leader of Afghanistan’s Northern Alliance, which had opposed both the Soviet occupation and the post-Soviet Taliban government. The bombers posed as journalists and were apparently linked to al-Qaida. The Northern Alliance did not confirm Massoud’s death until September 15.
Terrorist Attacks on U.S. Homeland, September 11, 2001: Two hijacked airliners crashed into the twin towers of the World Trade Center. Soon thereafter, the Pentagon was struck by a third hijacked plane. A fourth hijacked plane, suspected to be bound for a high-profile target in Washington, crashed into a field in southern Pennsylvania. The attacks killed 3,025 U.S. citizens and other nationals. President Bush and Cabinet officials indicated that Usama Bin Laden was the prime suspect and that they considered the United States in a state of war with international terrorism. In the aftermath of the attacks, the United States formed the Global Coalition Against Terrorism.

… and we know terrorism has not stopped…. it continues and we must be vigilant. We must not forget. We must not put our heads in the sand. We must demand that our elected officials stop playing politics. This isn’t a game. The common thread in all the attacks is that there is a deep seeded hatred for us.

According to them, we must submit or die. That is their goal- it is just that simple… What is our goal? I hope it is live free or die… All preceding information is an incomplete sampling of terrorist activity pulled directly from:
U.S. Department of State – Significant Terrorist Incidents, 1961-2003: A Brief Chronology

Additional sources:
Terrorism Awareness Project : What everybody needs to know about Jihad
Terrorism Awareness Project : The Islamic Mein Kampf
Prophet of Doom
Religion of Peace
Steve Spak

Palestine Facts
Wikipedia

** please note: many of the “old” organizations have morphed or simply changed their name. FBI’s Most Wanted Terrorists!

Terrorist logos
List of Current Terrorist Organizations
islamic Terrorism goal
By Cathy

OBSESSION

Comunismo & delitti

Osservatorio sui delitti del comunismo in Italia

I crimini commessi dai comunisti in Italia in questi ultimi cinquant’anni hanno avuto una motivazione ideologica coerente, per quanto perversa.

Abbiamo deciso di ricordarli in queste pagine anche perchè da un po’ di tempo la stampa di regime (tanto per intenderci quella sopravvissuta alla prima repubblica) ha iniziato un’operazione di “riabilitazione” dei terroristi di sinistra.

È un’operazione gravissima, da contrastare con ogni mezzo. Si tratta dei soliti intellettuali radical-chic vetero sessantottini che, responsabili di aver aiutato i terroristi all’inizio della loro attività, cercano ora di farli “perdonare” dall’opinione pubblica e dalla giustizia penale per poterli ancora utilizzare ai loro fini.

Nella tabella che segue riassumiamo, a futura memoria, il numero dei crimini che insanguinarono l’Italia tra il 1970 e il 1983 in nome della dittatura del proletariato.

 


Tabella 1 Crimini commessi da terroristi di sinistra in Italia dal 1970 al 1983

 

tabella terrorismo italiano

 

 


Ma il fenomeno va esaminato più a fondo e sin dall’inizio, raccontando nei dettagli ogni odiosa storia che costò la vita a tanti innocenti colpevoli solo di opporsi all’ideologia comunista.

I momenti cruciali di questa storia di sangue sono stati due. Quello a noi più vicino, già menzionato, del terrorismo degli anni ’70, e quello più lontano nel tempo degli anni 1945-1949, quando i partigiani comunisti, reduci dalla vittoriosa lotta di liberazione, non riuscirono a imporre in Italia il regime comunista, ritennero tradito lo spirito della resistenza e sfogarono la loro delusione con atti violenti.

Non si creda che questi due momenti bui siano isolati tra loro. Come documenteremo con le dichiarazioni stesse dei protagonisti, il sorgere del nuovo terrorismo negli anni ’70 fu abbondantemente incoraggiato e sostenuto da frange estreme del movimento partigiano che non aveva mai accettato la sconfitta politica succeduta alla vittoria militare.

  • Iniziamo dunque ad aprire un velo su questa storia di sangue parlando delle Foibe, le fenditure delle montagne nelle quali i partigiani comunisti titini precipitarono a guerra finita migliaia e migliaia di uomini e donne colpevoli solo di essere italiani.
  • Sempre a guerra finita l’odio comunista si scatenò contro altre migliaia di innocenti in quello che fu definito il Triangolo della Morte, una vasta zona compresa tra Bologna, Modena e Reggio Emilia.
  • A Milano operò dall’estate 1945 al febbraio 1949 la cosiddettaVolante Rossa, ovverosia un gruppo terroristico che commise reati di ogni sorta.
  • Nel 1968 scoppiò la contestazione studentesca. Chi visse quegli anni sa quanti atti violenti commisero i componenti dei vari servizi d’ordine del Movimento Studentesco, di Lotta Continua, di Avanguardia Operaia, dell’Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) – Servire il Popolo ecc. ecc. Ricordiamo in queste pagine le crudeli aggressioni con le chiavi inglesi e gli assassinii commessi in nome di quella tragica esaltazione collettiva.
  • Uno dei primi veri gruppi terroristici clandestini all’inizio degli anni ’70 furono i G.A.P. di Giangiacomo Feltrinelli, che si rifacevano nel nome e nell’attività ai Gruppi di Azione Partigiana degli anni 1943 – 1945.
  • Il gruppo terroristico senz’altro più famoso e organizzato di questo secondo dopoguerra è stato quello delle Brigate Rosse. Alle tante vittime di questa formazione terroristica dedichiamo una pagina del nostro Osservatorio, senza alcun sentimento di comprensione o di indulgenza verso i vari Curcio, Franceschini, Moretti ecc.
  • La sigla che, dopo le Brigate Rosse, ha seminato più morti e terrore è stata Prima Linea, quella del figlio dell’ex ministro democristiano Carlo Donat Cattin e di tanti altri assassini quali Sergio Segio, Roberto Rosso ecc.

Più avanti documenteremo anche i crimini commessi dalle altre formazioni terroristiche “minori” di estrema sinistra (N.A.P., N.C.C. ecc.).

Contribuite con le vostre testimonianze e i vostri scritti a rendere queste pagine sempre più complete e fedeli allo svolgimento dei fatti.

Nessun crimine perpetrato in nome dell’ideologia comunista deve rimanere sconosciuto alle nuove generazioni.

Sulla libertà d'opinione

Abbiamo scelto i più recenti ed in qualche modo “eclatanti”, provvedimenti legislativi, poichè incidono tutti, per un verso o per l’altro, sulla libertà  di ricerca storica o sulle opinioni culturali dei singoli e dei gruppi più o meno organizzati.
Tratti formalmente comuni sembrano essere il razzismo e la xenofobia (purtroppo non abbiamo conoscenza di altre leggi estere a soggetto diverso, sul modello – ad esempio – dei vari delitti italiani di “vilipendio”), ma non bisogna limitarsi alle apparenze. In realtà , al di là  del merito delle singole opinioni conculcate, ciò che rileva e che si vuol punire già  solo l’atto del manifestare un’idea “sgradita”, non una condotta materiale di aggressione fisica contro terzi individui o loro beni.
In ciò sta l’obbrobrio di queste leggi, nel fatto che giustificano una presunta “prevenzione” al dilagare di idee magari aberranti mettendosi di fatto sul loro stesso piano, se non peggio.
In uno Stato c.d. “dittatoriale” si sa fin da subito cosa aspetta gli oppositori, e nel suo dichiarato assolutismo sta la radice della sua inaccettabilità  negli ordinamenti che per un verso o per l’altro cedono al moderno “comunismo degli antifascisti”, invece, si prostituisce l’idea di una “libertà  solidale” con l’ipocrita volontà  del pensiero unico, senza neppure avere il coraggio o la dignità  di ammettere che si è solo in presenza di un altro totalitarismo, sia pure di colore diverso …

SPAGNA: Capitolo II° (Delitti di genocidio)
Articolo 607 Codice Penale:

1) Coloro i quali, al fine di distruggere in modo parziale o totale un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso commetteranno alcuni dei seguenti atti saranno puniti:

A) Con il carcere da 15 a 20 anni se uccideranno un suo membro. Se nel commettere il fatto interverranno due o più circostanze aggravanti verrà  applicata la pena di grado superiore.

B) Con il carcere da 15 a 20 anni se verrà  portata violenza sessuale ad un suo membro o saranno arrecate le lesioni previste all’ art. 149.

C) Con il carcere da 8 a 15 anni se imporranno al gruppo o ad uno dei suoi membri condizioni di esistenza che mettano in pericolo la vita o pregiudichino gravemente la salute o  quando produrranno le lesioni previste all’art. 150.

D) Con la medesima pena se verranno effettuati spostamenti forzosi del gruppo o dei suoi membri, se verrà  adottata qualunque misura atta ad impedire il loro modo di vita o riproduzione o tradurranno a forza individui da un gruppo un altro.

E) Con il carcere da 4 a 8 anni se arrecheranno qualsiasi  altra lesione diversa da quelle indicate alle lettere B e C del presente comma.

2) La diffusione, comunque effettuata, di idee o dottrine che neghino o giustifichino i delitti specificati al comma precedente di questo articolo o pretendano la riabilitazione di regimi o istituzioni che favoriscano pratiche propedeutiche agli stessi, sarà  punita con il carcere da 1 a 2 anni.

ITALIA: La c.d. “LEGGE MANCINO” [Decreto Legge 25/6/93, n. 205]
(Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa) (*)

Articolo 1 (Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali,etnici, nazionali o religiosi):

Comma 1.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione del l’articolo 4 della convenzione, è punito:

A) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità  o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

B) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

C) è’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività , è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

Comma 1-bis.

Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie:

A) obbligo di prestare un’attività  non retribuita a favore della collettività  per finalità  sociali o di pubblica utilità  , secondo le modalità  stabilite ai sensi del comma 1-ter;

B) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un’ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno;

C) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonchè divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere;

D) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività  di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni.

Comma 1-ter.

Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di Grazia e Giustizia determina, con proprio decreto, le modalità  di svolgimento dell’attività  non retribuita a favore della collettività  di cui al comma 1-bis, lettera A).

Comma 1-quater.

L’attività  non retribuita a favore della collettività  , da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinato dal giudice con modalità  tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

Comma 1-quinquies.

Possono costituire oggetto dell’attività  non retribuita a favore della collettività  : la prestazione di attività  lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati, con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate,dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità  di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità  pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter.

Comma 1-sexies.

L’attività  può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.

Articolo 2. (Disposizioni di prevenzione)

1. Chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobr
e 1975, n.65
4, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.

2. è vietato l’accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1 Il contravventore è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno.

3. Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 del presente decreto, nonchè di persone sottoposte a misure di prevenzione perchè ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillitè pubblica, ovvero per i motivi di cui all’articolo 18, primo comma, n. 2-bis), della legge 22 maggio 1975, n. 152, si applica la disposizione di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso, conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell’articolo 178 del codice penale o dell’articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.

Articolo 3. (Circostanza aggravante)

1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità  di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività  di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità  , la pena è aumentata fino alla metà .

Articolo 4. (Modifiche a disposizioni vigenti)

1.Il secondo comma dell’articolo 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è sostituito dal seguente:

“Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità  antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.”

Articolo 5. (Perquisizioni e sequestri)

1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’ articolo 3 o per uno dei reati previsti dall’articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l’autorità  giudiziaria dispone la perquisizione dell’immobile rispetto al quale sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l’autore se ne sia avvalso come luogo di riunione, di deposito o di rifugio o per altre attività  comunque connesse al reato. Gli ufficiali di polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità  ed urgenza che non consentano di richiedere l’autorizzazione telefonica del magistrato competente possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore.

2. E’ sempre disposto il sequestro dell’immobile di cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi, munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari ovvero taluni degli oggetti indicati nell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110. E’ sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali sopra indicati nonchè degli emblemi o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9 ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell’ immobile. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l’immobile sia in proprietà , in godimento o in uso esclusivo a persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni.

3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale, il giudice, nei casi di particolare gravità  ,dispone la confisca dell’immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. E’ sempre disposta la confisca degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2.

Articolo 6. (Disposizioni processuali)

1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’art. 3, comma 1, si procede in ogni caso d’ufficio.

2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà  di procedere all’arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonchè quando ricorre la circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975.

2-bis. All’articolo 380, comma 2, lettera l), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le parole: delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654.

3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, che non appartengono alla competenza della corte di assise è competente il tribunale.

4. Il tribunale è altresì competente per i delitti previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654.

5. Per i reati indicati all’articolo 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dall’articolo 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini.

Articolo 7. (Sospensione cautelativa e scioglimento)

1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 o per uno dei reati previsti dall’articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 762, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l’attività  di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi favorisca la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell’articolo 3 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, la sospensione di ogni attività  associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3 della legge n. 17 del 1982.

2. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma.

3. Quando con sentenza irrevocabile sia accertato che l’attività  di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell’articolo 5, comma 1, il Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell’organizzazione, associazione, movimento o gruppo e dispone la confisca dei beni. Il provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Articolo 8. (Disposizioni finali)

1. Il settimo comma dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, è abrogato.

2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell’articolo 6 si applicano solo per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

AMATO – MANCINO – CONSO
Visto, il Guardasigilli: CONSO

Del decreto Mastella, sappiamo tutti di cosa tratta ma vorrei far notare una cosa : L’articolo 21 della Costituzione afferma c
he
tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Questa formula costituzionale, che costituisce uno dei pilastri della nostra carta fondamentale, non ammette limitazioni di questo genere
.

(* ) Benchè si tratti dell’esempio più noto e “politicamente orientato”, non è certo l’unico caso di coazione delle opinioni nell’ordinamento giuridico italiano: basti ricordare, in generale, tutti i delitti “di vilipendio”, moltissime figure di “attentato”, vari illeciti c.d. “ostativi a pericolo presunto”, la formulazione tecnicamente aberrante del delitto di “banda armata” (che in buona sostanza si concreta nell’indossare delle “uniformi” e basta, l’uso di armi essendo un semplice optional aggravante!), il ricorso spesso improprio al c.d. “dolo specifico” ed al “pericolo astratto”, la definizione “omnibus” di “ricostituzione del partito fascista” così come “tratteggiata” dalla legge 13 ottobre 1975, n. 654 (una “formula magica” politicamente corretta, del tutto indifferente alle caratteristiche storiche del fenomeno che pretende di reprimere ma in compenso buona per ogni occasione, dal momento che – praticamente – così com’è stata redatta si presta a farvi cadere dentro di tutto …), etc. Non a caso questa legge illiberale e successive sono tutte emanazioni del centrosinistra.

BELGIO: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: F 95-755 (23 Marzo 1995)
Legge volta a reprimere la negazione, la minimizzazione, la giustificazione o l’approvazione del genocidio perpetrato dal regime nazional-socialista tedesco durante la seconda guerra mondiale.

Alberto II Re dei belgi:

Le camere hanno adottato e Noi ratifichiamo quanto segue:

Art. 1) è punito con il carcere da otto giorni ad un anno e con una ammenda da ventisei a cinquemila franchi chi, in una delle circostanze previste dall’art. 444 del codice penale, neghi, minimizzi grossolanamente, cerchi di giustificare o approvi il genocidio perpetrato dal regime nazional-socialista tedesco durante la seconda guerra mondiale. Per l’applicazione del comma precedente, con il termine genocidio si intende quanto espresso all’art. 2 della convenzione internazionale del 9 dicembre 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio.
In caso di recidiva il condannato può, inoltre, essere sottoposto all’interdizione ai sensi dell’art. 33 del codice penale (
* ).

Art. 2) In caso di condanna, per quanto previsto dalla presente legge, può essere ordinata la pubblicazione del giudizio, integrale o per estratto, su uno o più giornali, a spese del condannato.

Art. 3 ) Sono applicabili alla presente legge il capo VII del libro I del codice penale e l’art. 85 del medesimo codice.

Art. 4) Il centro per le pari opportunità  e la lotta contro i razzismi, al pari di tutte le associazioni, aventi personalità  giuridica da almeno cinque anni, e che si propongano, come da statuto, di difendere gli interessi morali e l’onore della resistenza o dei deportati, possono costituirsi parte civile in tutti quei processi originati dalla presente legge.

Art. 5) La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul monitore belga.

Promulghiamo la presente legge e ordiniamo che sia munita del sigillo di stato e pubblicata sul monitore belga.

Data a Bruxelles il 23 Marzo 1995

Alberto

Per il Re:

Il Ministro della Giustizia M. Wathelet

è munito del Sigillo di Stato.

Il Ministro della Giustizia M. Wathelet


(
* ) Val la pena ricordare che, stante la specificità  della norma, non rischia invece  assolutamente nulla chi eventualmente neghi il genocidio armeno ad opera dei turchi o i milioni di vittime del comunismo (ovvero ancora tessa l’apologia di questi o altri massacri …)

Commentario [favorevole] alle riforme del 2003 in tema di incitamento alla xenofobia, etc.



SVIZZERA: Art. 261 bis (*) del Codice Penale

Chiunque incita pubblicamente all’odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione;
chiunque propaga pubblicamente un’ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente i membri di una razza, etnia o religione;
chiunque, nel medesimo intento, organizza o incoraggia azioni di propaganda o vi partecipa;
chiunque, mediante parole, scritti, immagini, gesti, vie di fatto o in modo comunque lesivo della dignità  umana, discredita o discrimina una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia o religione o che, per le medesime ragioni, disconosce, minimizza grossolanamente o cerca di giustificare il genocidio o altri crimini contro l’umanità ;
chiunque rifiuta ad una persona o a un gruppo di persone, per la loro razza, etnia o religione, un servizio da lui offerto e destinato al pubblico, è punito, con la detenzione o con la multa.

(*)
Introdotto dall’art. 1 della Legge Federale del 18 giugno 1993, in vigore dal 1à‚° gennaio 1995 (RU 1994 2887 2889; FF 1992 II 217 )

FRANCIA: la c.d. “Legge Gayssot” (legge n. 615 del 1990)

Successiva alla c.d. Legge Pleven del 01.07.1972 [che istituì il principio secondo cui interi gruppi di persone – e quindi, in pratica, quei gruppi di pressione che se ne dichiarassero portavoce – diventavano soggetti giuridici in ragione della loro appartenenza o meno ad una determinata etnia, religione, etc. In base alla legge tali gruppi, a partire dal 1° luglio 1972, possono dichiararsi diffamati, cioè esser soggetti od oggetti di un reato contro l’onore e la reputazione. L’effetto pratico, al di là  della forma, è la creazione procedurale di un gigantesco reato d’opinione. Da quella data, infatti, è proibito rivolgere critiche non a singoli individui – come è la norma – ma ad interi gruppi sociali o culturali, genericamente intesi: ad esempio i musulmani, gli omosessuali, i Norvegesi, i satanisti, etc.

Per consultare il testo della successiva Legge Gayssot, in francese, cliccare qui:si segnalano solo due punti interessanti, ovverosia l’assunto del primo articolo, per cui “Ogni tipo di discriminazione fondata sull’appartenenza o meno ad una nazione, razza, etnia o religione è proibita”, ed il successivo art. 9, che introduce un dogma di insindacabilità  storiografica: “Saranno puniti con le pene previste … coloro che avranno contestato, attraverso uno dei mezzi enunciati dall’art. 23, l’esistenza di uno o più crimini contro l’umanità , così come sono definiti dall’art. 6 dello Statuto del Tribunale Militare Internazionale annesso all’Accordo di Londra dell’8 agosto 1945 …”. In sintesi: col primo principio si fa una dichiarazione totalmente contraddittoria, tant’è che la stessa Costituzione francese, a questo punto, sarebbe illegale. Infatti esclude dal diritto di voto in Francia chi non sia cittadino francese, con ciò sancendo una macroscopica discriminazione sulla base della nazionalità . Le sanzioni principali consistono nella perdita dei diritti civili e politici del condannato, il che evidenzia in modo tranciante la natura puramente politico – ideologica di tale normativa. L’art. 9, invece, al di là  del merito è in netto conflitto con i principi irrinunciabili – in una società  liberale – delle libertà  di espressione ed informazione

(sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che non a caso si contrappone moralmente ai totalitarismi omicidi del XX secolo),

poichè con esso il legislatore vuole fissare una volta per tutte un giudizio definitivo su un periodo storico, proibendo per sempre di contestarlo. Oggetto delle sanzioni di questa norma sono, infatti, tutti gli studi storici (non gli atti di violenza fisica, la corruzione pubblica, etc.) c.d. “non allineati“, ovverosia il libri proibiti.



UNIONE EUROPEA: il c.d. “Mandato di Cattura Europeo” (Decisione Consiglio UE 13.6.02)
Di recente introduzione, prevede l’abbattimento delle procedure garantiste di estradizione del cittadino in un’ampia serie di casi, tra cui i principali reati d’opinione

(per inciso, in quanto a figura giuridica astratta sono incompatibili non solo con le libertà  fondamentali formalmente affermate dalla Costituzione italiana, ma direttamente con l’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo).

Per un’efficace sintesi, al contempo tecnica e divulgativa, ci si può innanzitutto riferire al testo dell’Agnoli, scaricabile da altro sito web in formato .pdf (Acrobat Reader file), cliccando qui.

Manifesto contro il Mandato d’Arresto Europeo e per la difesa dei diritti civili
Un approfondimento di documentata riflessione tecnica, a fronte di una realtàƒ interna ed internazionale (tanto politica quanto culturale) degenerata ed inquietante.

Altri links internazionali sulla libertà  d’opinione:

* Stop Internet Censorship! Blue Ribbon Campaign
* Article 19: The Global Campaign For Free Expression
* OCSE: Freedon For The Media
* IFEX
* Reporters Sans Frontieres

*L’inserimento di questa rassegna normativa, ovviamente, non prelude ad alcuna condivisione o apprezzamento degli ideali dei gruppi sociali apparentemente censurati dalle predette leggi, gruppi che si richiamino (nella forma o nella sostanza) ad ideologie di qualunque genere, e che propugnino in qualsiasi modo la violenza o la negazione dello Stato di diritto liberale.

Semplicemente è un fermo monito a non fidarsi di chi, eventualmente, cerchi di instaurare un regime politico oppressivo in cui esiste una sola Verità  consentita, mentre tutto il resto è vietato.

Un sistema liberale non ha bisogno del carcere e della violenza per esistere, poichè rappresenta l’essenza stessa della convivenza tra simili in uno Stato politico. Viceversa quest’esigenza è connaturata a chiunque lo voglia sovvertire, prima o poi, per impedire a tutti gli altri di esprimere liberamente la propria identità  di esseri umani razionali. E ciò fa, spesso e volentieri, proprio iniziando a dichiararsi

“paladino intransigente di un’aleatoria solidarietà  universale ..”  Universale come può esserlo solo la morte.

Relazione tra armi e numero dei delitti

Il problema della relazione tra numero di armi in rapporto alla popolazione di uno Stato e il numero di delitti contro le persone, ed in particolare di omicidi volontari, è molto dibattuto. Il problema può anche essere posto in maniera diversa, ricercando se una legislazione restrittiva in materia di armi sia o meno idonea a ridurre questo tipo di delitti.

La favola della correlazione tra numero di delitti violenti e numero delle armi è nata negli USA all’inizio degli anni 70 in quanto vi fu una ascesa contemporanea, sia nel numero delle armi acquistate (circa 2 milioni ogni anno) che dei crimini; e una mente logica avrebbe potuto agevolmente dedurre anche il contrario e cioè che era l’aumento del crimine a far comperare più armi alla gente. In realtà negli anni successivi il numero delle armi continuò a crescere con lo stesso ritmo, senza che fosse accompagnato da un comparabile aumento dei crimini. Fra il 1974 e il 1994 il numero delle armi detenute si è raddoppiato mentre i crimini sono aumentato in misura inferiore al 10%. Perciò già agli inizi degli anni 80 seri criminologi come Wright e Rossi, incaricati dallo National Institute of Justice, negavano ogni valore alla teoria. Nel 1990 giungeva alle stesse conclusioni il prof. Kleck di fronte alla National Academy of Sciences: "i migliori studi recenti dimostrano che negli USA non vi è alcuna correlazione tra numero delle armi e numero di omicidi, suicidi, rapine, violenze carnali, lesioni o furti aggravati". Per contro gli stessi Wright e Rossi in un altro studio trovarono conferma che il possesso di armi da parte dei cittadini ha un notevole effetto deterrente per i criminali, intimoriti dalla elevata probabilità di diventare essi stessi vittime. Alle stesse conclusioni sono giunti il criminologo austriaco Franz Csàszàr nel 1994 e il tedesco Ernst Doblers.

Le statistiche purtroppo sono di poco aiuto per motivi di vario ordine:

– Varia da stato a stato la nozione di arma. In Italia ad esempio, ai fini penali sono considerate armi anche gli strumenti atti ad offendere, quali uno strumento di lavoro, un coltello, un attrezzo sportivo, e perciò non vi sono attendibili statistiche sul numero di delitti commessi con armi da fuoco. Si consideri poi che bisognerebbe distinguere le uccisioni colpose da quelle dolose, le uccisioni in operazioni di polizia, le uccisioni per legittima difesa, i suicidi: tutte distinzioni ben poco considerate dalle statistiche, inclini a definire una vittima del reato anche il rapinatore ucciso dalla polizia. Inoltre bisognerebbe stabilire se l’arma era essenziale per commettere il delitto o meno; in una rapina in banca l’arma è sicuramente essenziale e se qualcuno rimane ucciso si può affermare che senza le armi i danni sarebbero stati minori (ma anticamente i banditi rapinavano con armi bianche e nella preistoria con un bel sasso!); ma per uccidere nel sonno un convivente o per uccidere un avversario sulla strada, basta e avanza un buon coltello. Bisognerebbe inoltre distinguere tra armi corte ed armi lunghe; si pensi che in Italia vi erano due milioni di cacciatori e che vi sono quindi in circolazione alcuni milioni di fucili; eppure il loro apporto al crimine è minimo.

– È del tutto ignoto, in ogni Stato, il numero effettivo delle armi esistenti; anche in quei paesi dove è obbligatoria la denunzia di certe armi, le armi denunziate rappresentano solo una frazione di quelle detenute. Stime assolutamente e necessariamente vaghe, parlano di un numero di armi pari a 3-5 volte quello delle armi denunziate. Negli anni 80 in Inghilterra, ove la polizia calcolava in 200.000 il numero delle armi denunziate, venne lanciata una operazione di consegna volontaria di armi; ebbene, ne vennero versate circa 250.000. Nel 98, a seguito di una amnistia, vennero versate altre 18.000 pistole. In Germania, quando nel 1972 vene introdotta la denunzia di tutte le armi, si stimava che ve ne fossero in circolazione 17 – 20 milioni; ne vennero denunziate 3.200.000.

– Il livello di criminalità varia per cause sociali rispetto a cui le armi hanno un rilievo del tutto secondario. Quindi il problema andrebbe posto in modo diverso e più corretto: dovrebbe indagarsi se, a parità di condizioni sociali e giuridiche, un aumento o diminuzione delle armi detenute, oppure facilitazioni o restrizioni nel loro uso, abbiano prodotto una variazione significativa nel numero di delitti commessi con armi. Statistica pressoché impossibile salvo in quei rari casi in cui si è avuto una improvvisa e drastica inversione di legislazione. L’unico esempio sembra essere quello dell’Inghilterra. Pare però che l’anno successivo alla eliminazione delle armi, i crimini sono cresciuti (ma è un dato da controllare!) del 10% , e cioè con lo stesso tasso di crescita precedente alla legge. La polizia ha rilevato che i criminali, dovendosi rifornire comunque sul mercato clandestino, preferiscono rivolgersi ad armi da guerra o molto potenti e quindi sono più pericolosi di prima.

– La sola legislazione sulle armi non può essere sufficiente a spiegare certi fenomeni. Si pensi ad esempio ai recenti casi di persone che negli Usa hanno commesso stragi sparando alla impazzata. La crescita dei casi non è certo dovuto ad un aumento nel numero delle armi detenute ma, con tutta evidenza, al fatto che begli Usa manca una adeguata legislazione per togliere le armi ai matti ed alle persone pericolose. Detto in altre parole ciò significa che non hanno senso le statistiche puramente basate sul numero delle armi e delle persone, se non si tiene conto delle caratteristiche delle persone autorizzate a tenere armi. In Svizzera, ad esempio, il fatto di lasciare armi da guerra ai militari di leva, soggetti poi a periodico addestramento, non ha mai cagionato problemi di sicurezza pubblica. Di recente un pazzo ha sparato con il suo fucile d’assalto in un Consiglio politico, ma è stato il primo caso in 150 anni. Secondo alcuni l’aumento dei casi di sparatorie da parte di psicopatici andrebbe ricollegato piuttosto alla cultura della violenza diffusa da cinema e televisione ed alla tolleranza per ogni estremismo e fanatismo. Il fenomeno sarebbe comparso in questi anni perché ora è giunta a maturazione una certa generazione di giovani traviati da questa cultura. Sembra ovvio che se i ragazzi vanno a scuola armati di pistole, il problema non si risolve togliendo le pistole, visto che si armeranno di coltelli, ma eliminando la violenza e la droga dalla scuola.

– Non può essere ignorato il dato di fatto della facilità o meno per il delinquente di reperire armi; se le armi sono per lui facilmente reperibili (si pensi all’Italia o alla Germania che confinano con paesi in cui sono state abbandonate milioni di armi di oltrecortina), non servirà mai a nulla togliere armi agli onesti; anzi, si fa un piacere ai delinquenti che si sentiranno più forti. E per la vittima poco importa che l’arma sia legale o no. Secondo statistiche tedesche solo il 5% dei delitti è commesso con armi legalmente detenute, cioè una percentuale irrisoria che dimostra l’inutilità di controllare le persone serie ed affidabili.

Vediamo ora alcuni dati concreti e non contestati.

In Svizzera ci sono almeno 5 milioni di armi da fuoco su 7 milioni di abitanti; di queste armi 600.000 sono fucili d’assalto. Secondo fonti della polizia, il numero complessivo di armi potrebbe arrivare però a 12 milioni. Prima di recenti modifiche, in molti cantoni non occorreva licenza di porto d’armi e negli altri essa era molto facile da ottenere. Quando nel 1991 sono state introdotte limitazioni all’acquisto di armi da parte di stranieri, la percentuale di delitti con armi commessi da stranieri rispetto a quella dei delitti commessi da cittadini svizzeri non è variata.
Nel 1995 venne fatto uno studio comparato tra Austria (legislazione liberale quasi come quella Svizzera) e la Germania (legislazione analoga a quella italiana): lo sparo con armi da fuoco durante la commissione di delitti risultò essere 2,5 volte maggiore in Germania che non in Austria. I casi di uso di armi nella commissione di delitti risultò essere di 7 casi su 100 mila abitanti per l’Austria, di 11 casi per la Svizzera, di 17 casi per la Germania.
La situazione USA è tutta particolare e non bisogna cadere nell’equivoco di credere che vi sia una legislazione uniforme. In certi stati vi è una libertà pari a quella della Svizzera, in altri si è assolutamente restrittivi; la città di New York, ad esempio, ha praticamente vietato il possesso di armi a privati. Il guaio è che contro un migliaio di autorizzazioni all’anno per acquisto di armi, si calcola che ci sia un milione di armi detenute illegalmente! In un solo anno vennero arrestati 17.000 minorenni per possesso di armi corte illegali.

Ovvio che è inutile fare indagini statistiche.

La scarsa influenza della legislazione è dimostrata dalla situazione in Russia, sotto il regime comunista. Il possesso delle armi era vietato ai privati in modo assoluto (salvo i pochi privilegiati) e punito con pene di 5 anni di lavoro forzato per il loro possesso, 15 anni o pena di morte per il loro uso. Ebbene la percentuale di omicidi ogni 100 mila abitanti è cresciuta costantemente in questo modo: 3,6 nel 1950 3,6, 6,4 nel 1960 ,9,2 1970 9,2, 12,8 nel 1980. Il numero di armi illegali detenute nel 1990 era stimato attorno ai 15 milioni di pezzi, il che dimostra la totale indifferenza dei cittadini disonesti di fronte alle restrizioni, anche draconiane.

Negli USA vi è il caso di due città separate da un ponte e con legislazioni opposte : Washington (severa) e Arlington (liberale): gli omicidi nella prima sono 10 volte quelli che si commettono nella seconda. Fatto che dimostra solo quanto influiscano le condizioni sociali e quanto poco le norme di legge sulle armi.
A Kennesaw in Georgia una legge del 1982 obbliga al possesso di un’arma in ogni abitazione; nei primo 8 mesi dopo la leggi i furti in casa sono diminuiti dello 80% mentre nel resto della Georgia diminuivano solo del 10,4%. Nella città di Washington, dopo l’entrata in vigore della legge restrittiva del 1975 , la percentuale di delitti è aumentata del 134% in 5 anni.
n importante e serio studio è stato condotto dalla università di Chicago nel 1996 ad opera di J.R.Lott e B. Mustard. Essi giunsero alla conclusione che il consentire al cittadino il porto di armi agisce come deterrente sui criminali senza alcun aumento di incidenti mortali e, per contro, con una diminuzione di omicidi e violenze carnali dell’8%.

G. Kleck, altro studioso universitario, giunse alla conclusione che in America circa 2,5 milioni di volte ogni anno un’arma viene impiegata per difesa personale e che un quarto di coloro che si erano difesi, erano convinti che la loro arma gli aveva salvato la vita.

Tra il 1° ottobre 1987 e il 30 aprile 1994 in Florida vennero rilasciati 221.443 licenze di porto d’armi. Solo 18 di queste persone commisero un delitto con armi. Con le facilitazioni di porto d’armi ai residenti sono aumentati i reati in danno dei turisti, considerati meno pericolosi! Per quanto concerne gli incidenti con armi da fuoco, nel 1992 morirono negli Usa complessivamente 1409 persone di cui 546 in stati liberali e 863 in stati restrittivi.

Indagini recenti

Le modifiche legislative in alcuni paesi sono state ispirate o giustificate da studi statistici commissionati a vari autori. È sufficiente però un loro rapido esame per convincersi che sono del tutto inconsistenti sul piano scientifico e diretti solo a sostenere tesi precostituite.

Vediamoli singolarmente.

Studio del criminologo svizzero Martin Killias per lo ICS (International Crime Surveys) del 1989. Il metodo di indagine è stato a dir poco ridicolo: indagine telefonica presso le famiglie per chiedere come si difendevano e se avevano armi in casa! Il buon svizzero sperava che la gente gli dicesse candidamente che si difendeva con armi illegalmente detenute. La conseguenza di questa impostazione è stata che ben il 47% degli intervistati gli hanno attaccato il telefono in faccia e che è giunto a risultati aberranti persino per il suo stesso paese. Secondo i suoi calcoli in Svizzera il 27% delle famiglie era armata con circa 778.000 armi, quando invece è noto anche ai bambini svizzeri che presso le famiglie vi sono almeno 600.000 di soli fucili d’assalto. Per non parlare di certe sue amene affermazioni come quella secondo cui le pistole di ordinanza di esercito e polizia non sarebbero adatte per usi criminali o della chiara non conoscenza del diritto delle armi in Svizzera!
È ovvio che con questi dati tutte le sue argomentazioni sono prive di valore e infatti egli neppure prova a spiegare, in forza dei suoi stessi dati:

– per quale motivo in Olanda vi sia lo stesso livello di omicidi annuo (11,7 per milione di abitanti) della Svizzera sebbene in Olanda solo l’ 1,9% delle famiglie possieda armi (in Svizzera, secondo lui, il 27%). – per quale motivo l’Italia, che avrebbe la stessa percentuale di famiglie armate del Belgio, della Svezia (circa il 15-16%), ha una percentuale di omicidi con armi da fuoco che è una volta e mezzo quella di questi paesi

– per quale motivo la Norvegia e la Spagna abbiano la stessa percentuale di omicidi sebbene le famiglie armate in Norvegia siano 2,5 volte quelle spagnole.

Se si pensa che questo studio è stato utilizzato dagli inglesi per la legislazione repressiva del 1997, si può solo rabbrividire.

Indagine del ministero della giustizia canadese

È basata in parte sul lavoro di Killias e ne riproduce gli errori. La difficoltà ed inutilità di fare certe comparazioni risulta evidente quando si scopre che gli Svizzeri, a differenza di altri paesi, includono nelle statistiche degli omicidi anche i tentati omicidi e che le stesse statistiche divergono da uno studio all’altro; questo studio indica per gli Usa una percentuale di omicidi maggiore de 43% rispetto a Kilias e per l’Australia invece una percentuale minore del 45%.

Indagine Seattle-Vancouver

È uno studio di J.H, Sloan (un medico!) su due città con lo stesso numero di abitanti, poste a cavallo di un confine. Lo studio, pure utilizzato dal governo inglese, è stato demolito dalla critica perché non ha preso in alcuna considerazione le enorme diversità sociali tra le due città, poste in Stati diversi, con problemi di popolazione incomparabili (in Vancouver non vi sono quasi latino-americani o gente di colore).
Successivi studi hanno smentito completamente i risultati di questa indagine.

Effetti delle restrizioni in Inghilterra

Cominciano ad arrivare le prime statistiche su ciò che è accaduto in Inghilterra dopo le restrizioni del 1997. Come è noto i sostenitori di essi erano partiti dalla convinzione che le armi illegali provenissero in larga parte da armi legale rubate e perciò avevano avuto la geniale idea di ritirare le armi legalmente detenute. Gli avversari sostenevano che le armi illegali usate dalla delinquenza provengono da altre fonti e cioè dalle armi illegalmente possedute dalla popolazione o da importazioni.
Ripetiamo che nessuno è in grado di ben valutare la consistenza delle armi illegali tanto che in Inghilterra le stime variano da 200.000 a 10 milioni di pezzi! I sostenitori delle restrizioni sono ora largamente smentiti dai fatti.
Presso il Centre for Defence Studies del King’ College di Londra è stato pubblicato lo studio "Illegal Firearms in the United Kingdom" a cura di John Bryan, già dirigente della sezione Firearms-intelligence di Scotland Yard, prima fautore delle restrizioni ed ora costretto dai fatti a pentirsi!
Lo studio prende in considerazione il periodo dal 1998 al marzo 2000 e riferisce che in esso l’uso criminale di armi corte (esclusa aria compressa) è cresciuto del 40% : nel 1997 si erano avuti 2648 casi, nel 2000 sono stati 3685.
Nelle contee in cui è più diffuso il possesso privato di armi si riscontra un numero di casi sotto la media; il valore è sopra la media nelle contee ove sono detenute meno armi private.
Delle armi impiegate alcune erano armi giocattolo modificate o riattivate, ma la maggior parte erano armi di provenienza dall’est europeo ad un prezzo medio di 900.000-1500.000 lire.
La relazione conclude che non si è riscontrato alcun collegamento tra delitti con armi e numero delle armi possedute legalmente dai cittadini.
Subito dopo la pubblicazione della relazione sono uscite anche le statistiche per l’anno successivo (marzo 2000-aprile 2001) con un aumento dei 12% dei casi rispetto all’anno precedente.
Le statistiche del 2002 dimostrano che la progressione negativa continua.
Gli omicidi sono cresciuti da 735 (1997) a 849 per il 2001 e a 858 per il 2002; le rapine sono cresciute del 13% rispetto al 2001, i delitti sessuali del 18,2%, i delitti di droga del 12,3%.
I reati in materia di armi hanno visto la seguente progressione impressionante: 4903 (1997-87), 5209 (1998-99),6843 (1990-00), 7362 (2000-01), 9974 (2001-02).
Nel 2002 le probabilità di subire una aggressione in casa a Londra erano sei volte superiore a quelle di New York.
Negli USA il tasso di omicidi che nel 1981 era 8,7 volte quello inglese, è ora di sole 3,5 volte.

Studi sulle stragi di folli

Uno studio del 2003 compaeso sulla rivista Suizidprophylaxe, a cura di università tedesche ed americane, ha scoperto che spesso i soggetti che fanno stragi con armi avevano avuto a che fare professionalmente con le armi . Sono stati esaminati sotto la direzione del prof. Armin Schmidtke dell’università di Würzburg 143 casi dal 1993 al 2001 e si è rilevato che spesso accadono per spirito di imitazione; molto erano collegati fra di loro ad una distanza di tempo non maggiore di 18 giorni.
Il 28% degli autori erano militari e il 7% poliziotti. Alcuni erano noti come fanatici delle armi e molti hanno agito nell’ambito dei luoghi in cui usavano le armi (caserme, sedi di polizia, poligoni).
Sovente i militari hanno agito in tuta da combattimento.
La maggioranza aveva un’età media di 35 anni e il motivo della strade era la vendetta. Spesso si erano ispirati a precedenti stragi e ne conservavano i ritagli di giornale in casa.
Per uno studio molto aggiornato e svolto da un importante oragano del governo USA si veda l’articolo First Reports Evaluating the Effectiveness of Strategies for Preventing Violence: Firearms Laws.

Conclusioni

Credo che da quanto esposto si possano trarre comunque alcune conclusioni:

1) Non esiste e non può esistere alcuna statistica idonea a dimostrare il rapporto tra numero delle armi detenute e numero di crimini commessi in dato paese. 2) È sicuro che il problema non è costituito dalle armi legalmente detenute, ma dalle armi illegali.
3) È sicuro che una legislazione restrittiva in materia di armi non incide in modo significativo sulle armi illegali e che nessun delinquente si lascerà distogliere dal delinquere con armi (chi vuol commettere un omicidio non si preoccupa di certo delle pene per l’arma!).
4) I dati in nostro possesso dimostrano in modo convincente che il possesso di armi da parte degli onesti, costituisce un efficace deterrente per i criminali.
5) Il numero dei delitti gravi dipende da cause che nulla hanno a che vedere con le armi.
6) È certamente necessario un controllo sulla personalità delle persone che detengono armi da fuoco pericolose.

 

 

Testo tratto dall’enciclopedia delle armi : powered by performancing firefox