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In Germania è scoppiato l’Inferno: Invasione di delinquenza senza freni

“L’Inferno è scoppiato” in Germania, registriamo una invasione di criminalità di massa nelle forme più gravi come i furti, le rapine, gli stupri, la riduzione in schiavitù, l’imposizione della sharia”, questo è stato il drammatico avvertimento che ha fatto il Presidente Federale della polizia tedesca, Rainer Wendt.

 

In una significativa intervista fatta la canale N24 del servizio della Televisione tedesca, Wendt ha inoltre avvertito che le attività delittuose non sono state il risultato di invasori di colore stretti in luoghi angusti, ma piuttosto opera di fanatici religiosi e di lotte di alcuni gruppi per ottenere il sopravvento sugli altri.

“Le situazioni devono sempre arrivare ad incendiarsi prima che i politici reagiscano”.

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© AFP 2015/ ATTILA KISBENEDEK Germania, migranti: errore politico senza precedenti

“Nei nostri accampamenti per dare asilo ai rifugiati è scoppiata tutta una situazione infernale, nella frontiera con il sud della Germania e nello Stato federale della Baviera in particolare. E’ un girone infernale ed i nostri colleghi da quelle parti devono lavorare interrottamente senza neanche potersi più togliere gli stivali”, ha detto riferedosi al lavoro costante e senza interruzioni che deve svolgere la polizia tedesca per cercare di fare fronte alle altre invasioni di masse di rifugiati.

“Da mesi le forze di polizia sono state sopraffatte da questa invasione ed adesso i politici stanno mostrandosi come se ne fossero totalmente sorpresi, questo però non può essere”.

“Abbiamo dovuto constatare le risse fra immigrati nei campi di accoglienza, abbiamo dovuto verificare una quantità di furti nelle tende di generi alimentari. C’è una forte criminalità tra i rifugiati, il che significa che avvengono stupri di donne e bambini, uso massiccio di violenza, attività delittive come sfruttamento e schiavitù, vediamo che tutto questo avviene in quei posti. Non si tratta certo di piccoli alterchi fra persone che stanno vivendo in uno spazio ridotto, questi sono piuttosto conflitti territoriali, lotte per il dominio. Ci sono fanatici e gruppi religiosi che non si possono facilmente separare. Il nostro personale di sicurezza è del tutto sovrastato da queste situazioni”.

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© REUTERS/ Soe Zeya Tun Attenzione agli immigrati che vogliono adottare la shariah in Italia e nell’intera Europa

Rispetto all’enorme numero di invasori, migranti e profughi che si sono sparsi in Germania, dopo che la cancelliera Angela Merkel li ha invitati a venire, Wendt ha detto che quelli che sono arrivati hanno portato con loro la “sharia” (legge islamica).

“Loro non ripettano le nostre leggi. Per istinto sanno che le nostre leggi sono deboli sanno che non importa come si comportano male, perchè questo non apporta nessuna conseguenza sul loro status di diritto di asilo. Possono fare più o meno quello che gli piace e lo stato appena reagisce”.

Il potere giudiziale e la parte politica dello Stato dovrebbero rendere molto chiaro a questa gente, fin dal principio, che in questo paese, la sharia come legge non si applica, o qualsiasi altra norma religiosa, ma qui si deve applicare l’obbligo delle leggi tedesche e che noi siamo pronti per far rispettare questo principio”.

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© AFP 2015/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET In Repubblica Ceca tendenze fasciste a seguito dell’emergenza profughi in Europa

“Queste non sono dispute familiari; stiamo parlando di crimini gravi, delitti penali di estrema gravità, dobbiamo dimostrare che coloro che commettono tali azioni cambiano il loro status da rifugiati in persecutori ed il nostro stato di diritto deve reagire. Queste persone devono essere mandate fuori immediatamente e per questo dobbiamo riaprire un’altra volta le astrutture di deportazione. Queste persone devono essere rinviate da dove sono venute e non devono avere il diritto di attendere l’esito della procedura di asilo in libertà”.

E’ stato inoltre chiesto a Wendt se può essere una buona idea separare (in base al gruppo religioso/etnico) gli invasori, profughi e richiedenti asilo per cercare di ridurre la violenza: Wendt ha risposto che il ragionamento che sottintende a questa proposta è, secondo lui, un segno di impotenza della società. Sarebbe appena possibile praticare una separazione anche se per motivi religiosi.
“Chi vorreste separare? I sunniti separati dagli sciiti, i salafiti moderati dai salafiti radicali? Quando alla fine sono tutti seguaci delle credenze mussulmane, questo non risulta possibile”, ha dichiarato Wendt.

Nota: Questa intervista non è stata divulgata dalla maggior parte dei media intenti a dare una versione “buonista” e caritatevole dell’arrivo delle masse di profughi in Europa dei quali, una buona parte si professano siriani, anche se è noto che i documenti siriani si acquistano sul mercato nero ad un prezzo fra i 500 ed i 1500 dollari (secondo il tipo di documento) e questo permette a molti pakistani, Afghani e di altre etnie, di farsi passare per siriani.

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Flusso di migranti gestito dagli USA? In Europa alcuni ne sono convinti

Quello che dice fuori dai denti il responsabile della Polizia Federale tedesca è molto indicativo ed attesta quello che si sapeva: l’invasione non è casuale ma è pianificata, con la complicità della Turchia e di varie organizzazioni ONG che finanziano ed incentivano i viaggi, vi sono prove documentate di questo ed hanno indagato su tale aspetto anche i servizi di intelligence dell’Austria che hanno documentato queste complicità. L’invasione non è pacifica ma finalizzata a prendere piede per un futuro di dominio di masse islamiche wahabite e salafite, radicalizzate su parti del territorio dei paesi europei, come già si riscontra in vari paesi del Nord Europa dove, in alcune zone, è vigente la saharia come norma applicata di fatto fra gli immigrati. Vedi: InfoDirekt, Vienna: gli Usa finanziano il traffico di migranti

Dietro questa invasione ci sono i finanziamenti dell’Arabia Saudita, paese da sempre ispiratore e istigatore del radicalismo islamico di impronta wahabita, intollerante e assolutista, portatore di violenza e sopraffazione verso le altre confessioni. L’Arabia Saudita si è già offerta di finanziare la realizzazione di altre 200 moschee in Germania. L’Arabia S. è un paese alleato di ferro con gli Stati Uniti e con Israele ed al centro di tutte le trame (incluso il finanziamento dei gruppi terroristi) nel Medio Oriente per rovesciare i regimi laici, nazionalisti o di fede sciita ed alawita (vedi Libia, Iraq, Siria). “I paesi occidentali si sono inchinati al potere ed al denaro della dinastia dei Saud (detto dal patriarca cattolico siriano,Ignatius Joseph III Younan).

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Shengen addio, welcome migranti!

La cancelliera Angela Merkel, la stessa che pochi mesi prima aveva negato (durante una diretta TV) ad una profuga palestinese radicata in Germania, la possibilità di rimanere, provocando il pianto della ragazzina, ha deciso improvvisamente di aprire le porte all’invasione dichiarando che la Germania avrebbe accolto tutti i siriani, scatenando una invasione di massa che ha messo in crisi paesi come la Serbia, l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia. Un comportamento apparentemente strano ma che trova la sua spiegazione in un preciso ordine o direttiva a cui la Merkel ha voluto obbedire ed adeguarsi.
Possiamo indovinare da quale centrale sia arrivata tale direttiva. Niente avviene per caso.

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AFP 2015/ LEHTIKUVA/Panu Pohjola Intesa tra UE e Turchia per limitare l’afflusso di migranti

La stessa cancelliera Merkel si è recata, la scorsa settimana, ad Ankara dal presidente turco Erdogan (il nuovo “sultano”) per trattare con lui di detenere il flusso dei migranti in cambio di concessioni, aiuti finanziari ed il possibile ingresso della Turchia nella UE.
Naturalmente tratta la questione lei per conto di tutti i “sudditi” europei che non hanno voce in capitolo. Anche di queste eventuali decisioni se ne vedranno presto gli esiti negli stessi paesi europei.

Originariamente pubblicato sul sito Controinformazione.info

L’Europa è in caduta libera

L’Europa è in caduta libera. Nessuno può più metterlo in dubbio. In effetti, l’Europa è simultaneamente vittima di diversi problemi cruciali ognuno dei quali potrebbe potenzialmente diventare catastrofico. Esaminiamoli individualmente.

I 28 membri dell’Unione Europea non hanno, nel loro insieme, una giustificazione logica.
Il problema più evidente per l’UE è che non ha assolutamente alcun senso a partire dall’economia. Inizialmente, nei primi anni 1950, c’era un piccolo gruppo di nazioni non troppo dissimili che decisero di integrare le proprie economie. Erano i cosiddetti Sei Interni che hanno fondato la Comunità europea (CE): Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Nel 1960 a questo “gruppo ristretto” vennero aggiunti altri sette Paesi. I quali non volevano aderire alla CE, ma volevano partecipare a una Associazione europea di libero scambio (AELS). Erano, Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Insieme, questi Paesi hanno formato quello che potrebbe vagamente chiamarsi “la maggior parte dell’Europa occidentale”. Pure con i loro difetti, questi trattati riflettevano una realtà — che i Paesi partecipanti avevano molto in comune e che i loro popoli volevano unire le forze.
Dopo il 1960, la storia dell’integrazione europea ed espansione è diventata molto complicato e ha progredito in zig-zag con regolari battute d’arresto. Poi, alla fine, il processo si è trasformato in una crescita incontrollata, come un tumore maligno.
Oggi l’Unione europea comprende 28 Stati membri, ivi inclusi quelli appartenenti all’Europa un tempo chiamata “centrale” e “orientale” (!) — Anche le Repubbliche baltiche ex sovietiche sono ora parte di questa nuova unione. Il problema è che, mentre tale espansione era attraente per le élite europee per ragioni ideologiche, dal punto di vista dell’economia non ha alcun senso. Cos’hanno in comune Svezia, Germania, Lettonia, Grecia e Bulgaria? Ben poco, naturalmente.

Angela Merkel
“Angela Merkel ha sprecato l’occasione per diventare leader dell’Europa”

Adesso le crepe si vedono bene. La crisi greca e la minaccia di una “Grexit” ha il potenziale di creare un effetto domino che coinvolge il resto dei cosiddetti “PIGS” (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Anche la Francia è minacciata dalle conseguenze di queste crisi.
La moneta europea — l’euro — è una “moneta senza una missione”: dovrebbe sostenere l’economia tedesca o quella greca? Nessuno lo sa, almeno ufficialmente. In realtà, naturalmente, tutti capiscono che la signora Merkel ha in mano la regia. Soluzioni Quickfix, che è quello che i Euroburocrati stanno offrendo, prendendo tempo prima di arrivare al redde rationem, ma non offrono alcuna soluzione a quello che è chiaramente un problema sistemico, vale a dire la natura completamente artificiale di una EU con 28 membri.
La soluzione più ovvia, cioè rinunciare al sogno folle di un’Unione Europa con 28 membri, è così politicamente inaccettabile che non sarà nemmeno discussa anche se tutti la temono

L’UE è sull’orlo di un collasso sociale e culturale. La realtà innegabile è tanto semplice quanto forte: L’UE non può assorbire così tanti rifugiati. L’UE non ha i mezzi per fermarli.

Barcone di migranti
“L’Europa deve dire ai migranti di non poter accogliere tutti”

Un massiccio afflusso di rifugiati rappresenta un problema di sicurezza molto complesso che i Paesi dell’UE non sono in grado di affrontare. Tutti gli Stati dell’UE hanno tre strumenti chiave per proteggersi da agitazioni, disordini, crimini o invasioni: i servizi speciali di sicurezza, le forze di polizia e i militari. Il problema è che nessuno di tali servizi possono affrontare una crisi di rifugiati.
I servizi speciali / sicurezza sono numericamente troppo pochi quando si tratta di una crisi dei rifugiati. Inoltre, i loro tipici bersagli (criminali di carriera, spie, terroristi) sono pochi e mescolati in una tipica ondata di rifugiati. Inoltre, i rifugiati sono spesso famiglie, anche estese, e mentre possono includere bande criminali, è ben lungi che sia sempre così.

“All’ONU serve adottare una risoluzione unica sulla lotta contro il terrorismo”

A differenza dei poliziotti che hanno un certo vantaggio. Infatti sono letteralmente ovunque e in genere hanno una buona padronanza del cosiddetto “battere sulla strada”.
Tuttavia, i loro poteri sono molto limitati e devono ottenere un ordine del tribunale per eseguire la maggior parte delle loro operazioni.

Consiglio di Sicurezza ONU
“All’ONU serve adottare una risoluzione unica sulla lotta contro il terrorismo”

I poliziotti, per lo più, si occupano di criminali locali, mentre la maggior parte dei rifugiati non sono né locali, né criminali. La triste realtà è che il maggior contributo dei poliziotti nella crisi dei rifugiati è di fornire forze antisommossa — che non può essere una soluzione per tutte le situazioni e quindi finisce di risolvere niente.
Per quanto riguarda le forze armate, il meglio che possono fare è cercare di aiutare a bloccare le frontiere. Qualche volta possono assistere le forze di polizia in caso di disordini civili, ma è tutto.

Così i vari membri dell’UE non hanno né i mezzi per trincerare i loro confini e per deportare la maggior parte dei rifugiati — né hanno i mezzi per controllarli. Certo, ci saranno sempre i politici che promettono di rimandare i rifugiati a casa loro, ma è una immigrazionebugia crassa e sfacciata. La stragrande maggioranza dei rifugiati fugge da guerra, fame e povertà e non v’è alcun modo di rimandarli a casa.

Anche mantenerli, tuttavia, è impossibile, almeno in senso culturale. Nonostante la propaganda buonista per integrare razze, religioni e culture, la realtà è che l’Unione europea non ha assolutamente nulla da offrire a questi rifugiati per far desiderar loro di integrarsi.

Sergei Chuzavkov
Presidente Repubblica Ceca: costretti a provvedere da soli alla sicurezza delle frontiere

Sia pure con tutti i problemi e limiti, almeno gli Stati Uniti propongono un “sogno americano”, che, per quanto falso sia, ispira ancora la gente in tutto il mondo, soprattutto i pochi sofisticati e i poco istruiti. Non solo, ma la società statunitense è di per sé già in gran parte a-culturale.
Chiedetevi che cosa sia la “cultura americana”, per cominciare? Semmai, è davvero un “melting pot” in contrapposizione ad un’ “insalata rimestata” — il che significa che quando qualcuno è gettato in nel melting pot perde la sua identità originale, mentre la miscela che finisce nella pentola (della “melting pot”) non riesce a produrre una vera e propria cultura indigena, almeno non nel senso europeo della parola.

L’Europa è, o dovrei dire era, radicalmente diversa dagli Stati Uniti. Esistevano profonde differenze culturali tra le varie regioni e province all’interno di ciascun Paese europeo. Un basco non è certamente un catalano, un marsigliese non è un bretone, etc. E le differenze tra un tedesco e un greco sono semplicemente enormi.

Il risultato dell’attuale crisi dei rifugiati è che tutte le culture europee sono ora direttamente minacciate nella loro identità e nel loro stile di vita.

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“I migranti e profughi vogliono l’Inghilterra”

La colpa viene data all’Islam, ma in realtà i cristiani africani non si integrano meglio — e nemmeno gli zingari cristiani, tra l’altro. Quindi scontri avvengono letteralmente ovunque — nei negozi, strade, scuole, etc. Non c’è un solo paese in Europa in cui questi scontri non minaccino l’ordine sociale. Gli scontri quotidiani provocano crimine, repressione, la violenza e la ghettizzazione sia dei migranti che degli abitanti che lasciano le loro periferie tradizionali e si muovono in zone meno sature di immigrati.

Nota ai miei lettori americani che potrebbero pensare “Va bene, ma anche noi abbiamo ghetti negli Stati Uniti”, rispondo che quelle che i francesi chiamano “zones de non-droit” (zone fuori dal diritto), sono di gran lunga peggiori di quanto si può vedere negli Stati Uniti. E bisogna tenere a mente che nessun paese in Europa ha il tipo di enormi forze di polizia militarizzate, in dotazione in ogni grande città degli Stati Uniti. Né vi è l’equivalente della Guardia Nazionale degli Stati Uniti. Nella migliore delle ipotesi, ci sono le forze anti-sommossa, come il CRS francese, ma non possono fare più di tanto.

Migranti siriani in marcia verso confine serbo-ungherese
Migranti, il dramma in diretta in Europa

Il livello di frustrazione sofferto da molti, se non dalla maggior parte, degli europei, derivante direttamente da questa crisi immigratoria, è difficile a descriversi per chi non l’abbia visto. E dal momento in cui si esprimono queste frustrazioni si passa per “razzista” o “xenofobo”, nella definizione dei poteri forti (almeno fino a poco tempo fa — c’è un cambiamento progressivo). Il profondo risentimento è in gran parte tenuto nascosto, ma è comunque percepibile. E gli immigrati certamente lo sentono ogni giorno. Quindi, va ripetuto ancora, questo è il motivo per cui il concetto di “melting pot” in Europa non si materializza. L’unica cosa che l’Europa può offrire alle centinaia di migliaia di rifugiati è un’ostilità silenziosa alimentata da paura, indignazione, disgusto e impotenza. Anche quanti erano essi stessi rifugiati in passato (gli immigrati dal Nord Africa, per esempio) sono ora disgustati e molto ostili alla nuova ondata di profughi in arrivo. E, naturalmente, nessun rifugiato in arrivo in Europa crede in un “sogno europeo”.

Infine, ma non meno importante, è il fatto che questi rifugiati rappresentano un enorme onere per le economie locali e per i servizi sociali, mai progettati per far fronte a un tale afflusso di “clienti” bisognosi.

Per il prossimo futuro la prognosi è chiara: più dello stesso, ma solo in peggio, forse molto peggio.

L’Unione europea è soltanto una colonia degli Stati Uniti, incapace di difendere i propri interessi. L’Unione europea è governata da una classe di persone completamente vendute agli Stati Uniti. Esempio tipico e classico è stata la debacle libica, dove gli Stati Uniti e la Francia hanno completamente distrutto il paese più sviluppato in Africa. Ottenendo che centinaia di migliaia di profughi attraversino il Mediterraneo e cerchino rifugio dalla guerra in Europa.

Aylan Kurdi
Un Europa che affoga nell’ipocrisia

Tale risultato avrebbe potuto essere molto facile da prevedere, e tuttavia i paesi europei non ha fatto nulla per impedirlo. In realtà, tutte le cosiddette Obamawars (Libia, Siria, Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia, Pakistan) hanno portato a enormi flussi di rifugiati. Si aggiunga anche il caos in Egitto, Mali e la povertà in tutta l’Africa. Assistiamo a un esodo di massa che nessun muro-frontiera, fosso di scavo o bombe lacrimogene fermeranno.

Se non bastasse, l’UE ha realizzato quello che può solo essere chiamato un suicidio politico ed economico, consentendo all’Ucraina di esplodere in una guerra civile che coinvolge 45 milioni di persone, che ha distrutto completamente un’economia e installato al potere un vero e proprio regime nazista. Anche questo risultato era facile da prevedere. Ma la reazione degli Euroburocrati è stata di imporre sanzioni economiche masochiste alla Russia. Il che che ha finito per creare esattamente le condizioni e l’incentivo necessario per l’economia russa a diversificare e a produrre localmente invece di importare tutto dall’estero.

La scelta di accogliere a prescindere è quella che rende l’Italia porta per l’immigrazione selvaggia verso l’Europa
Emergenza immigrati verso l’Europa che non c’è

Vale la pena di ricordare che alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Europa era praticamente un territorio occupato. I sovietici avevano la parte centro-orientale, mentre gli Stati Uniti/Regno Unito avevano la parte occidentale. Siamo stati condizionati a pensare che le persone che vivevano sotto “l’oppressione” di ciò che la propaganda degli Stati Uniti ha denominato il “Patto di Varsavia” (in realtà chiamato il Organizzazione del Trattato di Varsavia”) siano stati meno liberi rispetto a quelli che vivevano sotto la “protezione” del Trattato Nord Atlantico.

A parte il fatto che il termine “Nord Atlantico” è stato coniato deliberatamente per legare l’Europa occidentale agli Stati Uniti, la questione centrale è che mentre in molti modi le persone in Occidente hanno avuto più libertà rispetto a quelli in Oriente, gli Stati Uniti/Gran Bretagna occupavano parte di un’Europa che non si è mai ripresa la propria sovranità. E proprio come i sovietici hanno coltivato un’élite compradora locale in ogni paese dell’Europa orientale, così hanno fatto gli Stati Uniti in Occidente.

La grande differenza è apparsa solo alla fine degli anni ’80 e ai primi ’90, quando l’intero sistema a conduzione sovietica è crollato mentre il sistema gestito dagli Stati Uniti è uscito rafforzato a seguito del crollo sovietico. Sicché, a partire dal 1991, la morsa di ferro degli Stati Uniti sopra l’UE è diventata ancora più forte di prima.

La realtà è triste e semplice: l’Unione europea è una colonia degli Stati Uniti, gestita da marionette degli Stati Uniti che non sono in grado di lottare per gli interessi fondamentali ed evidenti degli europei.

L’Unione europea si trova in una profonda crisi politica

Fino alla fine degli anni ’80, c’era, più o meno ‘reale’, un’ opposizione di ‘sinistra’ in Europa. Infatti, in Italia e Francia i comunisti quasi salirono al potere. Ma non appena il sistema sovietico è crollato, tutti i partiti dell’opposizione europei, o sono scomparsi, o sono stati rapidamente cooptati dal sistema.

E, proprio come negli Stati Uniti, gli ex trotzkisti divennero dei neocon da un giorno all’altro. Di conseguenza, l’Europa ha perso la poca opposizione all’Impero Anglo-Sassone ed è diventata una terra ‘politicamente pacificata’.

L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini
Crisi in Europa: mentre ognuno pensa a se, il vero problema non viene affrontato

Vale a dire si è instaurato quelli che i francesi chiamano “la pensée unique”” o il “pensiero unico” — trionfante, almeno a giudicare dai media di regime. La politica si è trasformata in un reality show nel quale i vari attori fingono di affrontare problemi reali quando in realtà sono inventati e creati artificialmente. “Problemi” che poi “risolvono” (il matrimonio tra omosessuali è l’esempio perfetto). L’unica forma di politica significativa rimasta nell’UE è il separatismo (scozzese, basco, catalano, ecc), ma fino ad ora, non si è vista alcuna alternativa.

In tale “nuovo mondo coraggioso” di finzione politica, nessuno si occupa di problemi reali, mai affrontati direttamente, ma spinti solo sotto il tappeto fino alle prossime elezioni — il che, provoca un peggioramento generale. Per quanto riguarda i super-signori AngloSassoni dell’UE, a loro quanto succede non importa, a meno che i loro interessi siano direttamente colpiti.

Si potrebbe dire che il Titanic sta affondando e l’orchestra continua a suonare, e l’immagine si approssima alla realtà. Tutti odiano il capitano e l’equipaggio, ma nessuno sa con chi sostituirli.

Articolo tratto da Sputnik

Il terrorismo in Siria dei ‘nuovi italiani’

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Haisam detto Abu Omar

Haisam detto Abu Omar arrestato e subito dopo rilasciato a Roma il 10 febbraio 2012 dopo che insieme ad Ammar Bacha il quale e’ legato alla famiglia di Nour Dachan presidente emerito dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, immortalato in compagnia di Bersani ad una manifestazione romana e altri 10 “attivisti” legati al “Coordinamento dei siriani liberi di Milano” avevano attaccato l’ambasciata siriana nella capitale come si puo vedere in questo video; qui il terrorista rilascia dichiarazioni dopo la sua scarcerazione; qui l’attacco all’ambasciata ripreso dagli stessi e caricato sui canali degli oppositori siriani in Italia.
Dopo quei fatti, i militanti “pro democrazia” furono identificati, interrogati e infine ascoltati dal giudice monocratico Marina Finiti che li ha rinviati a giudizio per direttissima il 15 marzo 2012 imponendo loro l’obbligo di firma, essendo infatti indagati per danneggiamento aggravato, violazione di domicilio e violenza privata aggravata. Quest’ultima imputazione si riferiva all’aggressione dei due vigilanti in servizio all’interno dell’ambasciata.
Intanto a Roma il ginecologo Feisal al Mohammed dissidente siriano capitolino a capo dell’Unione dei coordinamenti per il sostegno della rivoluzione in Siria, dopo essere stato avvertito da una telefonata alle sei del mattino dei “fratelli milanesi”, si occupo’ anche della loro difesa, rintracciando gli avvocati Simonetta Crisi e Amedeo Boscaino.
Qui in seguito i commenti della giornalista anconetana e figlia del presidente emerito dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia: “Il prossimo 15 marzo a Roma verrà giudicato il gruppo di attivisti per i diritti umani in Siria che il 10 febbraio scorso ha assalito l’ambasciata di Damasco nella capitale italiana. Il gesto, dall’alto valore simbolico, è stato fatto in nome del diritto alla vita del popolo siriano ed è stato dedicato alle donne, ai bambini, ai giovani, all’intero popolo, che sta pagando con la vita la scelta della libertà e della democrazia. L’ambasciata siriana rappresenta il governo siriano, quindi coloro che stanno massacrando il nostro popolo e, di conseguenza, non rappresenta chi crede nel diritto alla sacralità della vita umana. La bandiera dell’indipendenza, invece, ci rappresenta, mi rappresenta, rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria. Asmae Dachan”.
Dopo il 15 marzo non si hanno notizie certe sull’esito della sentenza delle autorità italiane ma poco dopo come si puo’ notare in questo video alcuni dei 12 attivisti si recarono in Siria per imbracciare le armi al fianco dei terroristi che la insanguinano con i loro massacrando la popolazione civile.
Nel video ottenuto dal “The New York Time” girato vicino Idlib in Siria nell’aprire 2013  dove si vedono sette uomini a torso nudo, inginocchiati e con la faccia rivolta verso il suolo. Dietro di loro, altri nove uomini tra i quali si può notare sulla sinistra Haisam “Abu Omar”, vestiti e armati di ak-47 che rivolgono contro i corpi dei sette. Inizia così il video che un ex ribelle siriano ha fatto recapitare al New York Times alcuni giorni fa. Le immagini mostrano in diretta l’esecuzione di sette soldati dell’esercito di Assad. Nelle immagini si vede il leader di questo commando, il trentasettenne Abdul Samad Issa, ordinare ai suoi compagni l’uccisione dei sette ufficiali. Ci chiediamo come le autorità italiane abbiano permesso la fuga di questo terrorista dal proprio territorio nazionale permettendoli di continuare a commettere crimini.

I ‘profughi’ di Lampedusa, costano 100€ ad ogni famiglia italiana

GUARDIACOSTIERADall’inizio dell’anno, sono sbarcati circa 6.500 clandestini – meglio dire: invasori – come saprete ad ognuno di questi personaggi ‘spetta’ quello che invece non spetta ai nostri giovani disoccupati: 45€ al giorno.
Il calcolo è semplice, e lo abbiamo ripetuto molte volte, ma repetita iuvant: 1.350€ al mese.
Un ottimo stipendio, non c’è che dire.
Ed è uno stipendio che paghiamo noi tutti.
Un anno di mantenimento di questi 6.500, senza contare quelli ancora nelle strutture dall’anno precedente, ci costa oltre 100 milionidi euro.
E questo escludendo costi sanitari e di soccorso.
Mettiamo questo numero in prospettiva: significa che ogni famiglia italiana verserà 5€ di tasse in più, solo per mantenere questi 6.500 nuovi arrivati.
Queste si sommano ai circa 90€ a famiglia versati per mantenere i famosi 60mila ‘profughi’ delle ‘primavere arabe’, dal 2011 ad oggi.
Alla fine del 2013, il sostentamento dei nuovi più i precedenti – ed escludendo il quasi certo arrivo di altri – sarà costato ad ogni famiglia oltre 100€.
Ve li avranno sottratti con aumenti delle accise sulla benzina, con l’aumento dell’Iva, un modo lo trovano sempre, per reperire ‘risorse’.
Pensate ad un nucleo familiare di due anziani pensionati al minimo: circa 1.000 euro in due al mese. Circa 12mila euro l’anno. E sottraete 100€ al mese.
Significa togliere il pane di bocca ai nostri vecchi, per far gozzovigliare giovani invasori africani.
Questo ha da terminare. E i fautori di questo sfascio dovranno pagare per i crimini da loro commessi.

Sempre piu’ grossolana e incalzante la disinformazione sulla guerra civile siriana

Radhika Coomarasw
Radhika Coomarasw

Non bastavano le bugie di al-Jazira e al-Arabya riprese acriticamente dalla stampa Occidentale. Ora ad aumentare la mole di propaganda grossolana tesa a dipingere il regime e l’esercito siriano come un mucchio selvaggio di macellai di donne e bambini ci si mette pure l’Onu. Un rapporto delle Nazioni Unite redatto dal rappresentante speciale per i Bambini e i Conflitti Armati, la signora cingalese Radhika Coomaraswamy (nella foto), denuncia l’esercito siriano di aver utilizzato i bambini come “scudi umani” nel conflitto in corso costringendoli a salire sui carri armati per fermare gli attacchi dei ribelli. La signora Coomaraswamy ha detto alla Bbc di essere stata testimone in Siria di episodi “orribili” e di non avere mai visto una situazione simile in nessuna altra parte del mondo. Verrebbe quindi da pdensare che l’alto funzionario dell’onu si sia recata in prima linea ad Homs, Hama, Houla o in altre città contese tra lealisti e ribelli per toccare con mano e vedere con i propri occhi scene così raccapriccianti. Invece la Coomaraswamy racconta che “molti ex soldati hanno parlato di attacchi armati nelle aree abitate da civili e di aver visto bambini, alcuni molto piccoli, uccisi e mutilati”. Cioè lei non ha visto niente ma sono stati “ex soldati” a raccontare questi episodi, termine che in Siria vuol dire disertori, cioè le truppe passate alle posizioni dei ribelli tra i quali vi sono anche i migliori terroristi di al-Qaeda veterani dell’Iraq e milizie islamiste finanziate da Qatar e sauditi. Certo ogni guerra civile porta atrocità e non abbiamo dubbi che anche i lealisti si siano macchiati di violenze contro i civili ma molti di questi massacri che sempre più spesso vengono attribuiti alle forze fedeli ad Assad “puzzano”, specie ben sapendo di quali nefandezze sono capaci quei terroristi veterani dell’Iraq dove non esitano a impiegare bambini e disabili come kamikaze. Con uno sprazzo di dignità la Coomaraswamy ha ammesso che anche l’Esercito libero siriano (Els), cioè i soldati disertori che combattono le forze pro-Assad, hanno utilizzato i bambini nel conflitto. “Per la prima volta abbiamo sentito di bambini reclutati dall’Els per il fronte” ma poi ha puntato nuovamente il dito contro il regime aggiungendo che “l’uccisione e la mutilazione di bambini sono cose accadute in molti conflitti, ma la tortura in carcere su piccoli che non hanno più di 10 anni è qualcosa di straordinario, che non si è visto in nessun altro posto” dando così per scontate informazioni diffuse finora solo dalla propaganda dei ribelli. Oltre ai media arabi e occidentali anche l’Onu ci prende per il naso. Per dimostrare le sofferenze inflitte ai bimbi nel conflitto, il rapporto cita in particolare l’attacco dell’esercito al villaggio di Ayn al-Arouz, nella provincia settentrionale di Idlib, dello scorso 9 marzo. Alcuni testimoni hanno riferito che quel giorno diversi bambini sono stati costretti ad uscire dalle loro case e “usati dai soldati come scudi umani in quanto posizionati davanti ai finestrini degli autobus che portavano i militari nel villaggio”. Cioè ancora una volta si citano come fossero testi sacri testimonianze vaghe di esponenti dell’insurrezione allo scopo di rendere digeribile il prossimo intervento militare occidentale in Siria al fianco dei nostri alleati al-Qaeda. Non a caso rispetto alle illazioni della signora Coomaraswamy una ben minore visibilità ha avuto la denuncia del reporter britannico Alex Thomson, inviato della britannica Channel 4, che ha accusato i ribelli siriani di aver tentato di farlo cadere in una trappola per farlo uccidere dalle truppe lealiste per poi accusare di un’altra ignominia il regime di Bashar el Assad. Thomson, riferiscono i media britannici, ha raccontato che si trovava a con il suo autista un interprete ed altri due giornalisti a Qusair, a 90 minuti da Homs. Il gruppo stava tentando di ritornare verso le linee governative quando la scorta dei ribelli che li accompagnava li ha spinti, sostiene, verso una strada senza via d’uscita nel mezzo “del fuoco incrociato” di una battaglia. Il giornalista è certo che non si sia trattato di un errore. “I ribelli hanno deliberatamente cercati di farci sparare dall’esercito siriano”, perché aggiungere la loro morte all’elenco di dei crimini delle forze di Assad avrebbe aumentato la simpatia di cui gode la causa dei ribelli: La notizia di “giornalisti morti è sempre negativa per Damasco”, ha scritto sul suo blog Thomson, che alla fine è riuscito con il suo gruppo a dileguarsi e ha poi lasciato la Siria. Gianandrea Gaiani

L’islàm e le donne: la mistificazione continua

Giovane musulmana deturpata con l'acido
Giovane musulmana deturpata con l’acido

Un’amica mi ha segnalato l’articolo a firma di Chiara Scattone: “Sul complesso rapporto tra islàm e universo femminile”, argomento di grande interesse e attualità vista la miserabile situazione del sesso femminile nel mondo islamico.

Purtroppo, conoscendo sufficientemente i sacri testi dell’islàm, devo dire che l’articolo affronta l’argomento con parzialità preoccupandosi più di difendere la religione islamica che di analizzare le caratteristiche antropologiche, comuni a quasi tutte la società patriarcali, ma specialmente evitando di spiegare i motivi per cui le radici culturali giudaico cristiane della società occidentale hanno consentito l’equiparazione dei sessi mentre le radici culturali islamiche l’hanno impedita e continuano ad impedirla.

Ma esaminiamo subito le affermazioni più evidentemente inesatte riportate dall’articolo della Scattone (non voglio pensare che si tratti di affermazioni false a sostegno di tesi preconcette). In estrema sintesi la Scattone riprende il vecchio argomento della corretta interpretazione del corano e della difficoltà della sua traduzione in altre lingue che possono suscitare tragici equivoci come il verbo Arabo “wadribwhunna” riferito alle donne, che non significherebbe “picchiatele” ma “allontanatele”. Conferma questa irenica interpretazione che smentisce 1400 anni di civiltà islamica, invocando l’esempio di Maometto che non avrebbe mai picchiato le sue mogli e avrebbe sempre condannato chi lo faceva.

A parte il fatto che, secondo la fede islamica, il Corano è la parola del Creatore, non creata, perfetta ed immutabile per l’eternità e quindi, se interpretabile, interpretabile con estrema circospezione ed attenzione, le interpretazioni non possono stravolgere il testo. Effettivamente la radice Araba da-ra-ba oltre che picchiare (il senso più comune) ha molti altri significati, dettati dal contesto, tra cui anche “incrociare” riferito a navi che incrociano su di un braccio di mare. Il fatto è che tutti i più autorevoli traduttori moderni del Corano (in passato non si traduceva il Corano, ma si imparava l’Arabo!) hanno inteso il verbo in questione, se pur con varie sfumature, come battere o picchiare. Per quanto riguarda i 10 più autorevoli traduttori del Corano in lingua Inglese, la loro versione del verbo “wadribwhunna” del Versetto 34 della Sura 4 del Corano è la seguente:

Pickthall: “and scourge them” cioè “e frustatele”
Yusuf Ali: “(And last) beat them (lightly)” cioè “(E infine) battetele (leggermente)”
Al-Hilali/Khan: “(and last) beat them (lightly, if it is useful)” cioè “(e infine) battetele (leggermente, se fosse utile)”
Shakir: “and beat them” cioè “e battetele”
Sher Ali: “and chastise them” cioè “e punitele severamente”
Khalifa: “then you may (as a last alternative) beat them” cioè “poi potete (come ultima alternativa) batterle”
Arberry: “and beat them” cioè “e battetele”
Rodwell: “and scourge them” cioè “e frustatele”
Sale: “and chastise them” cioè “e punitele severamente”
Asad: “then beat them” cioè “e battetele”
[Piccardo: “e battetele” (N.d.T.)]
[Guzzetti: “e battetele” (N.d.T.)]
[Bonelli: “e battetele” (N.d.T.)]
[Mandel: “picchiatele” (N.d.T.)]
[La radice Araba DaRaBa significa colpire, picchiare, ma non molto delicatamente, tanto che “daraba âunuqahu” = colpire il collo di qualcuno, significa “decapitare” (N.d.T.)]

Anche le traduzioni Italiane, sia di Bausani che di Guzzetti, Bonelli, Mandel e Piccardo parlano di “percosse”. Sembra quindi che il tentativo di interpretare questo disgraziato verbo in modo diverso, sia non solo impraticabile ma sopratutto sbagliato e comunque non accettato dalla quasi totalità dei musulmani praticanti.

Vittime della violenza sulle donne
Vittime della violenza sulle donne

Dato e non concesso che il verbo in questione significhi “allontanarsi” e non “picchiare”, il versetto stabilisce comunque la completa soggezione della moglie al marito, tanto è vero che vengono stabiliti mezzi di correzione per le mogli “disobbedienti”, con tanti saluti alla parità dei diritti in ambito familiare. E’ accettabile una tale sottomissione della moglie al marito, anche se questi si astiene dalle punizioni corporali, limitandosi solo a quelle morali?

Ma veniamo all’esempio del Profeta.

In una recente interessante intervista, la Dr. Wafa Sultan, apostata musulmana, per tale motivo minacciata di morte, ha pronunciato un commento che mi ha colpito: parlando dei Cristiani, ha osservato che, pur commettendo gravi errori o macchiandosi di orrendi crimini, hanno la possibilità di cambiare e migliorarsi imitando il fondatore della loro religione, Gesù. Questo percorso è seguito anche dai musulmani che devono imitare il comportamento del profeta, al-insan al-kamil (l’uomo perfetto) e wswa hasana (ottimo esempio); Corano 33:21. Purtroppo si tratta dell’uomo che ha decapitato in un giorno tutti i maschi della tribù dei Banu Qurayza a Medina, perché “sospettati” di tradimento, lo stesso uomo che passò la notte con una bella ebrea, Safiyya bint Huyayy (Muslim, Volume 1, Libro,8 Numero 367) di cui aveva fatto uccidere padre, fratello e marito. I particolari edificanti della uccisione del marito, mediante tortura, sotto la personale supervisione dello stesso Maometto nello stesso giorno precedente la notte di “nozze”, sono raccontati da Ibn Ishaq nella sua biografia del profeta dell’islàm (Ibn Ishaq, The life of Muhammad [sirat rasul Allah], Oxford University Press, 1955, Pag. 515).

Chiara Scattone, nel suo articolo afferma che questo “bell’esempio (C33:21)“ non ha mai personalmente picchiato le sue mogli e ha sempre condannato chi lo faceva. Purtroppo non è vero, come dimostrato da questi due ahadith autentici: nel primo Aisha, la moglie prediletta di Maometto, racconta di essere stata picchiata dal Profeta sul torace (Muslim, Vol. 4, Capitolo 203, Numero 2127) e nel secondo, ancora Aisha, dopo aver condotto al profeta una donna piena di lividi per le percosse del marito violento senza che lui lo rimproverasse, lamenta di “non aver mai visto una donna soffrire tanto quanto soffrono le donne credenti” (Muslim, Vol. 7, Libro 72, Numero 715).

Non solo, anche se una improbabile interpretazione coranica leggesse “andar via” invece che “battere” e anche se fosse corretto dimenticare gli ahadith scomodi e citare solo quelli utili, rimarrebbero numerose disuguaglianze, sancite dal Corano, parola di Dio, e impossibili da modificare senza una impensabile “correzione” del testo coranico. Mi limito a citare la ridotta importanza della testimonianza della donna rispetto a quella del maschio (la testimonianza di due donne equivale a quella di un maschio), la disuguaglianza della donna rispetto ai maschi in tema di eredità (la femmina eredita la metà di quanto eredita il maschio), ma soprattutto la poligamia, sancita, anche se non consigliata, dal Corano (Corano, 4:3). Da notare che il Corano limita il numero delle mogli legittime a 4, ma non limita il numero delle schiave concubine, il cui numero dipende solo dalla ricchezza e dall’appetito sessuale del credente. Lo stesso Maometto, che ebbe, unico musulmano, oltre 10 mogli legittime, ebbe anche numerose schiave concubine, la più celebre delle quali fu la famosa Maria la Copta di cui c’è menzione perfino nel Corano Corano 66:1-5)

Evidentemente ci sono tra i musulmani coloro che si battono per cambiare la situazione, ma bisogna riconoscere che il principale ostacolo al superamento di questa barbarie è proprio l’Islàm e la sua interpretazione tradizionale, incarnata nella sharia che, oltre a disconoscere i diritti della donna, disconosce anche i diritti dell’uomo, così come sancito da tutti gli stati islamici che, dopo aver rifiutato di firmare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, hanno sottoscritto la Dichiarazione del Cairo del 1990, tuttora valida.

Ogni infedele che denuncia questa situazione è bollato col neologismo “islamofobo”, termine denigratorio simile a “razzista reazionario”, mentre i musulmani che osano farlo sono accusati di apostasia e per questo rischiano la pelle. Difatti gli apostati devono essere giustiziati, se non per la legge degli uomini, sicuramente per la legge di Allah (almeno secondo il manuale di legislazione islamica di scuola Shafiaita, tradotto in Inglese: “Reliance of the traveller”, approvato dall’Università islamica al-Azhar del Cairo nel 1991). E non si pensi che la mia sia una affermazione esagerata: il riformatore musulmano Mahmud Taha, autore di “Il secondo messaggio dell’islàm” è stato giustiziato in Sudan nel 1985 per apostasia.

Per concludere, mi sembra che l’atteggiamento corretto dovrebbe essere quello di sostenere quei pochi musulmani coraggiosi che a rischio della vita si battono per rompere le catene dell’oscurantismo che avvolgono la loro religione e che si sforzano di criticare i macroscopici errori cristallizzati nella tradizione islamica più retrograda. Solo i musulmani, infatti, potranno riformare l’islàm dall’interno; compito degli occidentali è sostenerli e difenderli, invece di impegnarsi in dialoghi inconcludenti con interlocutori poco credibili. Ma la cosa più importante è di riconoscere la vera natura del problema; come diceva quel tale: non si può risolvere un problema se prima non si riconosce che c’è un problema, e, a mio parere, l’islàm è il problema.

di Paolo Mantellini

Articolo tratto da : Lisistrata