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Guerra ai cristiani

Guerra ai Cristiani
la copertina del libro Guerra ai Cristiani

Anche se spesso buona parte dei media non ne dà adeguato risalto, perché intrisi delle logiche del «politicamente corretto», i cristiani nel mondo sono realmente vittima di persecuzioni e discriminazioni.
Ma per fortuna non tutti tacciono su questo fenomeno triste ed insieme degno di rilievo. Tra gli uomini più attivi e determinati nel denunciare questo stato di cose figura senz’altro l’europarlamentare del Pdl Mario Mauro, autore del bel nuovo saggio Guerra ai cristiani. Anche in qualità di rappresentante della presidenza dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), l’alto esponente politico-istituzionale del movimento di Berlusconi si sta spendendo da anni per la difesa dei diritti umani, e portano la sua firma le due risoluzioni del Parlamento europeo in cui si prende atto e si condanna la situazione persecutoria nei confronti dei cristiani nel mondo. E’ proprio il cristianesimo quello che è preso di mira più di tutte le altre confessioni religiose. L’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, nei suoi ultimi rapporti, ha dimostrato come il 75% delle discriminazioni a base religiosa nel mondo sino proprio a danno dei cristiani. E l’agenzia Fides riporta che ci sono stati solo l’anno scorso ben 37 omicidi sulla base del mero odio anticristiano.
Sembra che non ci sia zona del globo terrestre in cui si risparmino i cristiani da attacchi, violenze, soprusi e vessazioni. Il fondamentalismo islamista in molti paesi arabi africani e del Medio Oriente asiatico ed il totalitarismo politico di matrice comunista in alcune aree dell’Estremo Oriente, non stanno lasciando scampo a persone e gruppi che intendono in qualche modo rendere una testimonianza pubblica e/o culturale della loro fede cristiana. Dalle vere e proprie crocifissioni in Sudan alla legge pakistana sulla blasfemia, dalla tendenza dell’amministrazione pubblica egiziana ad «islamizzare» i cittadini fin nei loro documenti d’identità agli arresti e torture in Iran, è evidente come l’islamismo radicale stia facendo di tutto per annientare la presenza cristiana in quei luoghi. La proposta culturale cristiana viene strumentalmente ed ingiustamente bollata come uno sfregio ed un oltraggio ad Allah ed alla religione maomettana, che si vuole appunto egemone e dominante. Chiese e villaggi bruciati e distrutti ci sono anche in India, in cui si contano anche atroci casi di cristiani arsi vivi. I cristiani vengono messi ai margini anche nell’isola di Cipro, dove l’occupazione turca ha provato già in passato a cancellare molti simboli e luoghi sacri. I cristiani devono porre massima attenzione alle attività che svolgono anche nella più «laica» Turchia. Nel Medio Oriente, come in Iraq, si attuano strategie per incrementare l’esodo dei cristiani dalla Terra Santa. Per non parlare dell’Estremo Oriente, della Cina ad esempio, dove i cattolici fedeli al pontefice romano sono perseguitati dalle forze dell’ordine statali e tendono ad essere qualificati come «agenti al servizio di una potenza straniera», e dunque si trovano a far parte della chiesa «sotterranea e clandestina», mentre quella «ufficiale» deve coercitivamente fare riferimento, più che al papa, al Partito comunista cinese.
Sempre in merito all’ostilità al cristianesimo, all’islamismo ed al comunismo presenti soprattutto in Africa ed Asia fa da complemento il relativismo laicista del continente europeo. Quella che va per la maggiore sembra essere una certa corrente neoilluministica, per cui vengono visti con diffidenza, quando non con disprezzo, i corpi intermedi naturali tra l’individuo e lo stato, mentre la religione (anzitutto quella cattolica) deve essere relegata nell’ambito strettamente individuale e privato, e non deve avere rilievo pubblico ed «influenzare» le scelte culturali e politiche. L’uomo è, invece, ontologicamente portato a cercare un significato ed un senso ultimo alla propria vita. E ciò non può non avere ripercussioni ed un rilievo nella società e di conseguenza nella cultura e nella politica.
Termini come pari opportunità, uguaglianza, democrazia, laicità, diritti e principio di «non discriminazione» subiscono una strumentalizzazione e servono in realtà a coprire un approccio ed atteggiamento delle istituzioni comunitarie e di forze politiche soprattutto di sinistra improntato all’indifferentismo religioso ed al nichilismo. Si ostacolano e marginalizzano politiche per la difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale e per la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e s’incentivano, al contrario, misure atte a favorire le unioni omosessuali con relative adozioni di bambini, l’aborto come contraccettivo, l’eugenetica come segno di «salute riproduttiva», ore di etica ed educazione alla cittadinanza al posto dell’ora di religione cattolica nelle scuole. E’ poi da ricordare come la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo abbia condannato l’Italia per la presenza per via legislativa del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma il calo demografico ed il crollo dei matrimoni non sono che l’altra faccia della medaglia dell’attuale situazione di crisi e declino del Vecchio Continente, dove l’aborto è diventato statisticamente la più grande causa di mortalità.
Insomma, occorre fronteggiare il relativismo ed il fondamentalismo, e procedere alla difesa e promozione del cristianesimo, perché laddove c’è la presenza cristiana nella società si sviluppano anche la dimensione comunitaria (anche di opere ed imprese), la laicità delle istituzioni, una legislazione più rispettosa del diritto naturale, un allargamento della ragione ed una più autentica promozione della dignità della persona, dei diritti umani e della libertà. Ed è certamente a partire dall’Italia e dall’Europa che si deve condurre una proposta ed azione politica e culturale volta a difendere le nostre radici cristiane e la libertà religiosa. E da qui sviluppare anzitutto una cultura ed al contempo una politica mirate ad incentivare la natalità, la famiglia formata dall’unione stabile tra un uomo ed una donna aperti alla vita ed educazione dei figli, la solidarietà, lo sviluppo socio-economico, la pace, la giustizia e la libertà.
(di Mario Secomandi- dal sito “Ragionpolitica.it”)

Persecuzione dei cristiani : filmato

Persecuzione dei cristiani in Nigeria



Persecuzione dei cristiani in Pakistan

Persecuzione dei cristiani in palestina

Persecuzione dei cristiani in Libano


Persecuzione dei cristiani in Turchia


Delle persecuzioni in Indonesia ne abbiamo già parlato in Indonesia musulmana e gli altri. E parleremo delle persecuzioni in Egitto, del Pachistan, di nuovo del Libano, del Sudan … la lista è lunghissima

Islamic concept of Al-Taqiyah to infiltrate and destroy kafir countries

il vero islam
il vero islam

By the doctrine of Al-Taqiyah, Muslims dominate crime syndicates, increase population by massive Bangladeshi infiltration and make temporary alliances with Dalits, Christians, etc.

In the early years of the Islamic conquest of the Arabian peninsula and in the Fatah (Arab-Islamic invasion and conquest of the upper Middle East and the outside world), a Muslim concept was devised to achieve success against the enemy (non Muslims), Al-Taqiyah. Al-Taqiyah, from the verb Ittaqu, means linguistically dodge the threat. Politically it means simulate whatever status you need in order to win the war against the enemy …

According to Al-Taqiyah, Muslims were granted the Shar’iyee right (legitimacy) to infiltrate the Dar el-Harb (war zone), infiltrate the enemy’s cities and forums and plant the seeds of discord and sedition. These agents were acting on behalf of the Muslim authority at war, and therefore were not considered as lying against or denouncing the tenants of Islam.

They were “legitimate” mujahedeen, whose mission was to undermine the enemy’s resistance and level of mobilization. One of their major objectives was to cause a split among the enemy’s camp while downplaying the issues related to Islam (“Oh, I am not religious.” “Oh, that is not Islam, you are mistaken, there is so much misinformation.” “Oh, it is in the interpretation.” “Brother, Islam is all about peace and love and music just like in the 60s.”) In many instances, they convinced their targeted audiences that Jihad is not aimed at them, that indigenous people are not targeted. Meanwhile the (allegedly) “un Islamic” Muslims continued their attacks on the target’s property and life (e.g. Lashkar-e Toyiba, Mujahideen and Osama Bin Laden’s
declaration of war against innocent American civilians).

They convinced many Jews that they will be protected from Christians, and they convinced many Christians that Jews were the mortal enemies, because they killed Issa (Jesus). They convinced the Aramaics, Copts, and Hebrews that the enemy is Greece, and signed peace agreements with the Bysantines Greeks at the expense of Maronite Aramaics, etc.

They convinced the knitted diversity of India to degrade into civil war by introduction of a variant Buddhist / mystical Islam (Sufism which is decried as “deviant Islam” used to ease the transition of new recruits from local communities) creating divisions (based on Muslim – Non Muslim) eventually fomenting unrest and chaos in the land to prepare it for waves of armed Invasion (Mohammad bin Qasim, Mahmud Ghaznavi, etc.).

Even today, India is bitterly divided and getting slowly Islamised as battle lines form between hordes of overzealous Muslims (armed and trained in madrasahs) and the more pacifist civilians of urban dwellings.

This Jihadic agency of subversion was one of the most fascinating and efficient arms of the conquest. In less than four decades, the Middle East fell to the Arab-Islamic rule [since Arab society was divided again between pagan and Muslim resulting in nephews and sons killing their uncles and fathers in cold blood] followed by North Africa and Central Asia [this was the era of hordes like tribal conquests where barbaric savages invaded pacifist civilians in towns of major civilizations; the same scenario replayed itself against the Arab-Islamic world with the Invasion of the Mongolian hordes].

Al-Taqiyah was a formidable weapon, used by the first dynasties and strategists. Today, scholars may identify it as deception. But the Jihadic deception was and still is more powerful than the James Bondian methods of Western classical intelligence tactics, for the simple reason that it has a civilizational, global dimension versus the narrow State interest of the regular Western subversive
methods.

Al-Taqiyah is still in use today (and is widely practised and acknowledged by the Shi’ite sect) but not necessarily State- organized. Arab-Islamic missionaries are slowly converting the disillusioned criminal classes of the Western world by feeding them a Western “moderate” version of Islam (at the same time denouncing the actions of Muslims in the rest of the world as Un Islamic e.g. Taliban, GIA & FIA [Armed Islamic Front] of Algeria, Hamas, Lashkar -e Toyiba, Bin Laden and company, etc.)

It is done to prevent the new converts from seeing the real face of Islam; at least until their faith or mental conditioning is strong enough to make them turn against their own country and people.

A good example is the growing influence of Islamists in the Americas. On the one hand, American embassies, trade facilities, soldiers and intelligence infrastructures are under attack (but denounced as un-Islamic for the benefit of the new American converts).

On the other hand, the multiplying Islamic community (due to illegal immigration, paper marriages, religious visas granted to the religious men) attempts to pass itself off as “peace loving” and patriotic. In their own circles, the same community will liberally and violently denounce America, the West and its values (freedom, individualism, secularism, capitalism, scientific materialism, benign rehabilitation of criminals, prevention of cruelty against animals, women and gay rights).

One can easily detect Taqiyah in the two discourses used by Islamist strategists. On the one hand, one comprehensive Islamist theory is attempting to mobilize the Middle East, and sometimes Western Christian leaders and intellectuals, against “evil Jews”.

They are forming alliances with everyone from Animal Rights’ groups (to attack the Jewish tradition of slaughter which is ironically similar in cruelty to the Islamic way) to Far Right fundamentalists (to push for censorship of critiques of Islam and attack every forward thinking movement like women’s rights and gay rights).

We see considerable success on that level. And on the other hand, another Islamist comprehensive theory is attempting – with success also – to mobilize the Jews against “evil and pagan Christians”.

One can easily detect the sophisticated work of Taqiyah, for the strategic objective of Islamists is to destroy the foundations of the non Muslim civilizations, as a prelude to the defeat of an isolated Israel, India, United States of America, Britain, Germany, France, Italy, Russia, Egypt, Afghanistan, etc.

Taqiyah is not a unique phenomenon in history. Many strategists from all backgrounds implemented subversion. But the uniqueness of today’s Taqiyah is its success within advanced and sophisticated societies. Taqiyah is winning massively because of the immense lack of knowledge among Western elites, both Jewish and Christian.

For interesting examples of Taqiyah methods, visit Christian discussion groups and forums and note the discourse of Islamist visitors aimed at undermining the Christian perception of Jews, and visit Jewish discussion groups and forums and note the subtle anti-Christian discourse of Islamist visitors. It is really informative and fascinating.

Author: Dr. Walid
Publication: Bharatiya Pragna
Date: June 2000
URL: http://www.fisiusa.org/fisi_News_items/news109.htm

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Un animale come un’altro

child-brides

 

Sposare un musulmano o solo frequentarlo o piacergli può essere molto pericoloso. Dai frutti si può capire meglio. Ma che volete agli occidentali piace Apprezzare le altre culture, le altre identità. Ci piace sperimentare, ci innamoriamo del “multiqualsiasicosa” pur che non sia occidentale e sopratutto non ascoltiamo chi ha da dire cose da non dimenticare. … così tanto per smentirmi vogliono assassinare Carla Bruni

Buona visione :

Una giovane Iraniana

TruthTubeTV

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Sposare un musulmano

bambine spose
bambine spose

Ti ha chiesto in sposa e tu ti sei già innamorata del suo bronzeo aspetto mediorientale. E’ intelligente, ricco, istruito e di buone maniere: che potrebbe volere di più una donna?…Questo scapolo tanto desiderabile è anche un musulmano!

“Non ci saranno problemi”, ti dice, “tu puoi conservare la tua religione ed io conserverò la mia”. Tuttavia per quanto sia vero che l’Islam consente ad un musulmano di sposare una donna cristiana, è poi tanto realistico credere che non ci sarebbero problemi in questo tipo di matrimoni?

Per rispondere a questa domanda, una donna dovrebbe prima di tutto analizzare cosa significherebbe essere la moglie di un musulmano.

Il tuo status

L’Islam insegna che gli uomini sono superiori alle donne (Sura 2:228).

L’Islam insegna inoltre che le donne hanno la metà dei diritti degli uomini:

  • nelle testimonianze pubbliche (Sura 2:282)
  • nell’eredità (Sura 4:11)

L’Islam considera la moglie come un possesso: “Fu reso adorno agli occhi degli uomini l’amor dei piaceri, come le donne, i figli, e le misure ben piene d’oro e d’argento, e i cavalli…” (Sura 3:14).

L’Islam istruisce le donne perché si velino sempre quando sono fuori delle loro case: “E dì alle credenti che…si coprano i seni d’un velo e non mostrino le loro parti più belle.” (Sura 24:31).

Maometto insegna che le donne sono mancanti in intelligenza e religione: “Io non ho mai visto qualcuno più deficiente in intelligenza e religione delle donne.” (Al Bukhari vol. 2:541).

Maometto insegna anche che le donne sono di cattivo auspicio: “Vi è cattivo auspicio nelle donne, nella casa e nel cavallo.” (Al Bukhari vol. 7:30).

Maometto insegna infine che le donne sono dannose per gli uomini: “Dopo di me non lascio alcuna afflizione che sia più nociva agli uomini delle donne.” (Al Bukhari vol. 7:33).

Il tuo matrimonio

L’Islam permette la poligamia: un uomo può sposare fino a quattro donne allo stesso tempo: “Sposate allora di fra le donne che vi piacciono, due, tre o quattro…” (Sura 4:3).

Un uomo può divorziare da sua moglie per mezzo di una dichiarazione pubblica, mentre la moglie non possiede tale diritto: “Il ripudio v’è concesso due volte.” (Sura 2:229).

Quando un marito ha pronunciato per tre volte la formula del divorzio contro sua moglie, lei non ha la possibilità giuridica di risposare suo marito fino a quando non abbia sposato e sia stata ripudiata da un altro uomo (incluso l’aver avuto rapporti sessuali con questi): “Dunque se uno ripudia per la terza volta la moglie essa non potrà più lecitamente tornare da lui se non sposa prima un altro marito; il quale se a sua volta la divorzia, non sarà peccato se i due coniugi si ricongiungano…” (Sura 2:230).

L’Islam insegna che una moglie è passibile di punizione da parte di suo marito, picchiare una moglie o astenersi dall’avere rapporti sessuali con lei è permesso: “Quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele…” (Sura 4:34).

La tua vita sessuale

L’Islam considera la moglie come un oggetto sessuale: “Le vostre donne sono come un campo per voi, venite dunque al vostro campo a vostro piacere.” (Sura 2:223).

I tuoi bambini

I tuoi bambini dovranno essere educati secondo la religione del loro padre musulmano: l’Islam. Se lui divorziasse da te, egli otterrebbe la custodia dei bambini, e tu non saresti più in grado di rivedere i tuoi figli.

La Sharia (Legge Islamica) stabilisce che nei matrimoni misti “i bambini seguiranno la migliore tra le due religioni dei genitori”, la quale, nel tuo caso, sarebbe considerata l’Islam. Il Corano afferma che l’Islam è l’unica vera religione: “La religione presso Dio è l’Islam.” (Sura 3:19). Dei non-musulmani non possono essere tutori di musulmani: “O voi che credete! Non preferite prender per patroni gli infedeli piuttosto che i credenti.” (Sura 4:144).

Il tuo futuro

Se sopravvivessi al tuo marito musulmano e le sue proprietà si trovassero in un paese islamico, la legge islamica verrebbe applicata. La moglie che non si è convertita all’Islam non eredita nulla, mentre la moglie che si è convertita all’Islam eredità molto poco. Secondo il Corano una moglie non eredita tutto il patrimonio di suo marito. Se il marito morisse non lasciando eredi, lei percepirebbe un quarto del suo patrimonio, e i suoi genitori, i fratelli, gli zii etc. percepirebbero il resto. Se il marito deceduto lasciasse eredi allora la moglie percepirebbe un ottavo e i figli il resto, un figlio maschio eredita il doppio di una femmina: “Ed esse (mogli) avranno a loro volta un quarto di tutto quel che voi morendo lascerete, se non avete figli; ché se li avrete, ad esse spetterà un ottavo, dopo che siano stati pagati eventuali lasciti o debiti.” (Sura 4:12).

Prima di dire “lo voglio”

Prima di impegnarti a sposare un musulmano, sarebbe una buona idea esaminare i motivi dietro tale scelta. Mentre tu potresti essere ispirata dall’amore, lui potrebbe solo voler ottenere un permesso di soggiorno ed i sussidi statali.

Lo so, si dice che l’amore è cieco, tuttavia spero che questo messaggio ti servirà ad aprire gli occhi.

Potresti replicare che il tuo futuro marito non è un musulmano praticante, ma non dimentichiamoci che l’Islam è più di una religione, esso include una codice legale completo che sia i musulmani che i non musulmani devono rispettare in uno stato islamico.

In caso di disputa tra di voi, tutto ciò che gli sarà necessario fare per avere la meglio su di te sarà tornare in un paese islamico.

Se avessi dei dubbi a riguardo permettimi di suggerirti di guardare il film “Mai senza mia figlia”, basato su la storia vera di una donna americana moglie di un uomo musulmano. Altri film sono simili: “Principessa”, “Sogni di Trespass” e “La lapidazione di Soraya M”.

Questa potrebbe rivelarsi per te una esperienza vitale: le vite che salveresti sarebbero la tua e quella dei tuoi futuri bambini.

“Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre?” 2 Corinzi 6:14

Traduzione Versioni Italiane del Corano possono essere trovate qui (versione dell’UCOII di Hamza Piccardo), qui (con recitazione .mp3 in Arabo, Italiano e altre lingue), qui e qui.

Al Bukhari : Si è concordato all’unanimità che l’opera dell’Imam Bukhari è più autentica di tutte le altre opere della Letteratura Hadith messe assieme. L’autenticità del lavoro di Al-Bukhari è tale che i dotti studiosi della religione dell’Islam hanno detto riferendosi a lui : “Il libro più autentico dopo il Libro di Allah (cioè il Corano) è Sahih Al-Bukhari.

di Abdullah Al Arabi

Conseguenze per donne e bambini sottoposti alla sharia

L’islàm e le donne: la mistificazione continua

Giovane musulmana deturpata con l'acido
Giovane musulmana deturpata con l’acido

Un’amica mi ha segnalato l’articolo a firma di Chiara Scattone: “Sul complesso rapporto tra islàm e universo femminile”, argomento di grande interesse e attualità vista la miserabile situazione del sesso femminile nel mondo islamico.

Purtroppo, conoscendo sufficientemente i sacri testi dell’islàm, devo dire che l’articolo affronta l’argomento con parzialità preoccupandosi più di difendere la religione islamica che di analizzare le caratteristiche antropologiche, comuni a quasi tutte la società patriarcali, ma specialmente evitando di spiegare i motivi per cui le radici culturali giudaico cristiane della società occidentale hanno consentito l’equiparazione dei sessi mentre le radici culturali islamiche l’hanno impedita e continuano ad impedirla.

Ma esaminiamo subito le affermazioni più evidentemente inesatte riportate dall’articolo della Scattone (non voglio pensare che si tratti di affermazioni false a sostegno di tesi preconcette). In estrema sintesi la Scattone riprende il vecchio argomento della corretta interpretazione del corano e della difficoltà della sua traduzione in altre lingue che possono suscitare tragici equivoci come il verbo Arabo “wadribwhunna” riferito alle donne, che non significherebbe “picchiatele” ma “allontanatele”. Conferma questa irenica interpretazione che smentisce 1400 anni di civiltà islamica, invocando l’esempio di Maometto che non avrebbe mai picchiato le sue mogli e avrebbe sempre condannato chi lo faceva.

A parte il fatto che, secondo la fede islamica, il Corano è la parola del Creatore, non creata, perfetta ed immutabile per l’eternità e quindi, se interpretabile, interpretabile con estrema circospezione ed attenzione, le interpretazioni non possono stravolgere il testo. Effettivamente la radice Araba da-ra-ba oltre che picchiare (il senso più comune) ha molti altri significati, dettati dal contesto, tra cui anche “incrociare” riferito a navi che incrociano su di un braccio di mare. Il fatto è che tutti i più autorevoli traduttori moderni del Corano (in passato non si traduceva il Corano, ma si imparava l’Arabo!) hanno inteso il verbo in questione, se pur con varie sfumature, come battere o picchiare. Per quanto riguarda i 10 più autorevoli traduttori del Corano in lingua Inglese, la loro versione del verbo “wadribwhunna” del Versetto 34 della Sura 4 del Corano è la seguente:

Pickthall: “and scourge them” cioè “e frustatele”
Yusuf Ali: “(And last) beat them (lightly)” cioè “(E infine) battetele (leggermente)”
Al-Hilali/Khan: “(and last) beat them (lightly, if it is useful)” cioè “(e infine) battetele (leggermente, se fosse utile)”
Shakir: “and beat them” cioè “e battetele”
Sher Ali: “and chastise them” cioè “e punitele severamente”
Khalifa: “then you may (as a last alternative) beat them” cioè “poi potete (come ultima alternativa) batterle”
Arberry: “and beat them” cioè “e battetele”
Rodwell: “and scourge them” cioè “e frustatele”
Sale: “and chastise them” cioè “e punitele severamente”
Asad: “then beat them” cioè “e battetele”
[Piccardo: “e battetele” (N.d.T.)]
[Guzzetti: “e battetele” (N.d.T.)]
[Bonelli: “e battetele” (N.d.T.)]
[Mandel: “picchiatele” (N.d.T.)]
[La radice Araba DaRaBa significa colpire, picchiare, ma non molto delicatamente, tanto che “daraba âunuqahu” = colpire il collo di qualcuno, significa “decapitare” (N.d.T.)]

Anche le traduzioni Italiane, sia di Bausani che di Guzzetti, Bonelli, Mandel e Piccardo parlano di “percosse”. Sembra quindi che il tentativo di interpretare questo disgraziato verbo in modo diverso, sia non solo impraticabile ma sopratutto sbagliato e comunque non accettato dalla quasi totalità dei musulmani praticanti.

Vittime della violenza sulle donne
Vittime della violenza sulle donne

Dato e non concesso che il verbo in questione significhi “allontanarsi” e non “picchiare”, il versetto stabilisce comunque la completa soggezione della moglie al marito, tanto è vero che vengono stabiliti mezzi di correzione per le mogli “disobbedienti”, con tanti saluti alla parità dei diritti in ambito familiare. E’ accettabile una tale sottomissione della moglie al marito, anche se questi si astiene dalle punizioni corporali, limitandosi solo a quelle morali?

Ma veniamo all’esempio del Profeta.

In una recente interessante intervista, la Dr. Wafa Sultan, apostata musulmana, per tale motivo minacciata di morte, ha pronunciato un commento che mi ha colpito: parlando dei Cristiani, ha osservato che, pur commettendo gravi errori o macchiandosi di orrendi crimini, hanno la possibilità di cambiare e migliorarsi imitando il fondatore della loro religione, Gesù. Questo percorso è seguito anche dai musulmani che devono imitare il comportamento del profeta, al-insan al-kamil (l’uomo perfetto) e wswa hasana (ottimo esempio); Corano 33:21. Purtroppo si tratta dell’uomo che ha decapitato in un giorno tutti i maschi della tribù dei Banu Qurayza a Medina, perché “sospettati” di tradimento, lo stesso uomo che passò la notte con una bella ebrea, Safiyya bint Huyayy (Muslim, Volume 1, Libro,8 Numero 367) di cui aveva fatto uccidere padre, fratello e marito. I particolari edificanti della uccisione del marito, mediante tortura, sotto la personale supervisione dello stesso Maometto nello stesso giorno precedente la notte di “nozze”, sono raccontati da Ibn Ishaq nella sua biografia del profeta dell’islàm (Ibn Ishaq, The life of Muhammad [sirat rasul Allah], Oxford University Press, 1955, Pag. 515).

Chiara Scattone, nel suo articolo afferma che questo “bell’esempio (C33:21)“ non ha mai personalmente picchiato le sue mogli e ha sempre condannato chi lo faceva. Purtroppo non è vero, come dimostrato da questi due ahadith autentici: nel primo Aisha, la moglie prediletta di Maometto, racconta di essere stata picchiata dal Profeta sul torace (Muslim, Vol. 4, Capitolo 203, Numero 2127) e nel secondo, ancora Aisha, dopo aver condotto al profeta una donna piena di lividi per le percosse del marito violento senza che lui lo rimproverasse, lamenta di “non aver mai visto una donna soffrire tanto quanto soffrono le donne credenti” (Muslim, Vol. 7, Libro 72, Numero 715).

Non solo, anche se una improbabile interpretazione coranica leggesse “andar via” invece che “battere” e anche se fosse corretto dimenticare gli ahadith scomodi e citare solo quelli utili, rimarrebbero numerose disuguaglianze, sancite dal Corano, parola di Dio, e impossibili da modificare senza una impensabile “correzione” del testo coranico. Mi limito a citare la ridotta importanza della testimonianza della donna rispetto a quella del maschio (la testimonianza di due donne equivale a quella di un maschio), la disuguaglianza della donna rispetto ai maschi in tema di eredità (la femmina eredita la metà di quanto eredita il maschio), ma soprattutto la poligamia, sancita, anche se non consigliata, dal Corano (Corano, 4:3). Da notare che il Corano limita il numero delle mogli legittime a 4, ma non limita il numero delle schiave concubine, il cui numero dipende solo dalla ricchezza e dall’appetito sessuale del credente. Lo stesso Maometto, che ebbe, unico musulmano, oltre 10 mogli legittime, ebbe anche numerose schiave concubine, la più celebre delle quali fu la famosa Maria la Copta di cui c’è menzione perfino nel Corano Corano 66:1-5)

Evidentemente ci sono tra i musulmani coloro che si battono per cambiare la situazione, ma bisogna riconoscere che il principale ostacolo al superamento di questa barbarie è proprio l’Islàm e la sua interpretazione tradizionale, incarnata nella sharia che, oltre a disconoscere i diritti della donna, disconosce anche i diritti dell’uomo, così come sancito da tutti gli stati islamici che, dopo aver rifiutato di firmare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, hanno sottoscritto la Dichiarazione del Cairo del 1990, tuttora valida.

Ogni infedele che denuncia questa situazione è bollato col neologismo “islamofobo”, termine denigratorio simile a “razzista reazionario”, mentre i musulmani che osano farlo sono accusati di apostasia e per questo rischiano la pelle. Difatti gli apostati devono essere giustiziati, se non per la legge degli uomini, sicuramente per la legge di Allah (almeno secondo il manuale di legislazione islamica di scuola Shafiaita, tradotto in Inglese: “Reliance of the traveller”, approvato dall’Università islamica al-Azhar del Cairo nel 1991). E non si pensi che la mia sia una affermazione esagerata: il riformatore musulmano Mahmud Taha, autore di “Il secondo messaggio dell’islàm” è stato giustiziato in Sudan nel 1985 per apostasia.

Per concludere, mi sembra che l’atteggiamento corretto dovrebbe essere quello di sostenere quei pochi musulmani coraggiosi che a rischio della vita si battono per rompere le catene dell’oscurantismo che avvolgono la loro religione e che si sforzano di criticare i macroscopici errori cristallizzati nella tradizione islamica più retrograda. Solo i musulmani, infatti, potranno riformare l’islàm dall’interno; compito degli occidentali è sostenerli e difenderli, invece di impegnarsi in dialoghi inconcludenti con interlocutori poco credibili. Ma la cosa più importante è di riconoscere la vera natura del problema; come diceva quel tale: non si può risolvere un problema se prima non si riconosce che c’è un problema, e, a mio parere, l’islàm è il problema.

di Paolo Mantellini

Articolo tratto da : Lisistrata

Ginevra e le sue convenzioni

Nei precedenti articoli abbiamo parlato del diritto di navigazione. In questo articolo abbiamo parlato delle convenzioni di Ginevra, così come in Questo ed in questo. Tutto aveva avuto origine da qui.
Naturalmente, scrivere tanto con prove documentate e foto non è servito a nulla perchè il disco rotto della propaganda antioccidentale ma soprattutto antisionista ha continuato a ripetere all’infinito le solite menzogne distorcendo realtà e fatti.
Negli ultimi avvertimenti si è fatto passare dell’illegalità del blocco navale. Si è battuto sul fatto che sia Israele ad effettuare tale blocco … ne più ne meno come il muro che isola la striscia di Gaza.

palestinesi a rafah passano il muro costruito dall'Egitto, dopo averlo fatto saltare con l'esplosivo
palestinesi a rafah passano il muro costruito dall’Egitto, dopo averlo fatto saltare con l’esplosivo

Ovviamente, ci si è dimenticati che anche l’Egitto fa il blocco navale nelle stesse acque e contro Gaza … ed anche il muro

Naturalmente ci si scatena contro Israele. che viola le regole. Allora visto che le regole sono violate si ristabilisce la legalità … benissimo!
I poveri abitanti di Gaza muoino di fame (Roots The Club Restaurant located in Gaza, Palestine Owned by Cactus for Development and Investment ) e quindi bisogna forzare il blocco navale. Ecco che i nostri eroi organizzano una nuova spedizione con l’appoggio della mezzaluna rossa.

Naturalmente Israele dovrà aprire il passaggio sulla fiducia, visto che il blocco è stato fatto, anche dall’Egitto, per impedire il rifornimento di armi ai terroristi di Hamas.

Certo immensa fiducia dato che la mezzaluna rossa ed anche l’ONU mettono a disposizione di quei terroristi le loro ambulanze :

terrorista armato che si nasconde in un'ambulanza della mezzaluna rossa
terrorista armato che si nasconde in un’ambulanza della mezzaluna rossa

Godetevi questo filmato dove si vedono benissimo armati che ingaggiano un combattimento e poi si nascondono nelle ambulanze dell’ONU

Naturalmente se Israele dovesse fermare le navi o addirittura sparargli contro tutti starnazzeranno contro la violazione delle convenzioni di Ginevra. Attenzione però, si dimenticheranno di dirvi che in base a quelle convenzioni se un’ambulanza, un luogo di culto, una scuola, etc, sono usati per portare attacchi o usati come magazzini di armi perdono il loro statuto di luoghi protetti.

Naturalmente Israele dovrebbe farsi distruggere da questi qui :

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hezbollah hamas nazi salute