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Mercenari Italiani nel mondo

Sminatore italiano
Sminatore italiano

Più di una volta abbiamo sentito parlare di “mercenari” in Iraq, o in Afganistan. Bene, questi uomini stanno li per un lauto stipendio e per difendere gli interessi delle multinazionali.
I nostri media, giornali e televisioni hanno sempre riportato con grande enfasi l’invio di questi “fantomatici mercenari”. E’ arrivato il momento di smascherarli : Qui e qui trovate le informazioni necessarie per la loro messa in accusa.
Ovviamente sono polemico ma è bene sapere che l’organizzazione linkata è una ONG riconosciuta e finanziata dall’ONU. Purtroppo tra le loro fila non ci sono delle simone o dei gino strada o altre persone dichiaratamente schierate a sinistra e si sa quanto valore abbia questa appartenenza come effetto amplificatore.
Ma cosa fanno questi “mercenari”? Proviamo a dare una spiegazione rapida ed esaudiente : rischiano la vita per sminare, bonificare dalle mine i territori sui quali è stata combattuta una guerra. Vi ricordo che nel mondo ci sono, stimate, ancora 100 milioni di mine (50 delle quali di costruzione sovietica o di paesi dell’allora patto di Varsavia o ex comunisti o ancora comunisti).

Volete sapere come si esegue una bonifica? Continuate a leggere allora.
Intanto distinguiamo tra la bonifica operativa e quella umanitaria.

bosnia_mina_iraniana
Mina iraniana ritrovata in Bosnia

La bonifica operativa è quella che viene attuata in occasione di interventi militari. Tende a raggiungere risultati del 70% , 80 % , dove il restante 30-20 % rappresenta un rischio residuo accettabile in operazioni militari in quanto molto inferiore a quello rappresentato dal pericolo di essere colpiti da un proiettile vacante durante un conflitto a fuoco.
Ben altra cosa è la bonifica umanitaria che deve raggiungere risultati molto vicini al 100% e che non può accettare alcun rischio residuo se non quello dell’evento casuale.
In questo settore sono in corso moltissime attività  di ricerca e sviluppo per arrivare a realizzare sistemi che consentono di ottenere i migliori risultati con il minor costo possibile e con la massima sicurezza .
Un accenno và fatto alle tecnologie per il rilevamento e l’individuazione delle mine. Si tratta di un campo che ha avuto finora un ambito di applicazione meramente militare, ma che, grazie alla nuova sensibilità  mondiale, e diventato di grandissimo interesse anche per la ricerca e la tecnologia civile e quindi per le operazioni di sminamento umanitario. L’interesse maggiore è orientato verso sistemi elettronici , che consentono di individuare con la massima precisione possibile le aree minate e le zone trappolate.
Ottimi risultati sono giunti per es. dai radar gpr ad alta penetrazione, o georadar, capaci di analizzare il terreno a profondità  variabile da pochi cm fino ad un paio di metri. Ci sono poi le camere ad infrarosso termico. Le mine hanno una temperatura diversa rispetto al suolo anche nell’ordine di uno o due gradi. Le camere più sensibili captano variazioni entro il decimo di grado e sono quindi ideali per rilevare le mine. Poi ci sono i radar sar che utilizzano il principio dei satelliti e hanno raggiunto un’altissima risoluzione (una precisione nell’identificazione del corpo estraneo entro i due o tre centimetri).
Allo studio ci sono i cosiddetti “nasi artificialii”. Si tratta di sensori biochimici capaci di captare addirittura le singole particelle i materiale esplosivo contenuto nelle mine. L’utilizzo dei cani per fiutare l’esplosivo contenuto nelle mine e quindi segnalarne la localizzazione è molto importante, anche se risente dell’inquinamento del terreno e come o visto in Bosnia ed in Kosovo, dei limiti di resistenza di questi preziosi animali che possono essere utilizzati per un massimo di due o tre ore al giorno.

Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi
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L’utilizzo dei mezzi meccanici è molto utile ed è anzi indispensabile specie nelle grandi superfici, ma da solo garantendo al massimo l’80%, non dà quella certezza di sicurezza che lo sminamento umanitario deve invece poter garantire.
L’obiettivo, comunque , non è semplice da raggiungere, molti sono i parametri in gioco che possono condizionare e per taluni aspetti invalidare i risultati, ma non per questo non può essere affrontato e risolto con risultati apprezzabili, come dimostrano le attività  di bonifica in corso in tutto il mondo, che sono portate avanti manualmente dagli specialisti del settore, sia civili delle organizzazioni non governative, che militari (e.o.d. dei vari eserciti) un lavoro lento, quello manuale, ma garante di risultati affidabili e non inferiori ad una probabilità  di successo del 99,9 %. I sistemi meccanici ed elettronici sono ancora allo studio mentre esiste la specializzazione dell’uomo assicurata dalla professionalità  maturata negli anni dagli specializzati militari, di cui l’Italia dispone in larga misura fra il personale dell’arma del genio, cresciuti tramandando una cultura specifica che trova origine nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale quando ufficiali e sottufficiali del genio bonificarono il territorio nazionale. Oggi, gli eredi di costoro sono gli specialisti dell’e.o.d. del genio militare che hanno operato in passato in Afghanistan, Kurdistan, Kuwait, Angola, Mozambico e che oggi operano in Bosnia, Kosovo, Iraq e di nuovo in Afganistan.
Nei programmi dello sminamento umanitario sono essenziali i seguenti parametri:

  • conoscenza del pericolo delle mine;
  • demarcazione delle aree minate e trappolate;
  • pronto soccorso e riabilitazione dei feriti ;
  • ricostruzione e sviluppo delle comunità  che hanno avuto problemi con le mine;
  • Formazione di specialisti locali per mettere loro in condizione di affrontare autonomamente l’impegno della bonifica.

Lo sminamento a favore dei civili si concretizza attraverso quattro diverse forme di intervento: lo sminamento strutturale, lo sminamento di programma, lo sminamento di prossimità , e lo sminamento cosidetto ” paesano ” .

  • lo sminamento strutturale si occupa della bonifica delle principali infrastrutture . In particolare, le prime fasi dell’intervento sono finalizzate alla bonifica delle strade e zone aeroportuali , con l’impiego dei sistemi meccanici realizzati per la bonifica operativa.
  • lo sminamento di programma viene attuato nell’ambito di un programma di sviluppo. Lo scopo e quello di facilitare la realizzazione di altri interventi tecnici ( sanitari , agricoli , urbanistici , idraulici etc . ) bonificando le aree di interesse da tutte le mine , trappole esplosive ed ordigni bellici ancora attivi.
  • lo sminamento di prossimità  orientato verso lo sviluppo di una bonifica a lungo termine. Ha lo scopo di restituire alla popolazione le condizioni essenziali per ritornare alla normalità . Il primo beneficiario di questo tipo di progetto è il gruppo comunitario a favore del quale si interviene e prevede la formazione di specialisti locali destinati alla condotta dei futuri programmi di bonifica. Lo sminamento di prossimità  coinvolge attivamente la popolazione e le attività  della bonifica operativa sono accompagnate da approfondite campagne di formazione sul problema delle mine .
  • lo sminamento cosi detto ” paesano ” finalizzato ad interventi locali, ma peculiarmente sviluppato per insegnare alla popolazione a convivere con le mine e le trappole esplosive difendendosi dalle stesse. Questo tipo di programma, generalmente , è sviluppato per aumentare il grado di sicurezza per le realtà  locali, a premessa di interventi di bonifica su larga scala. Il più delle volte , gli attori principali sono ex militari o abitanti del luogo che vengono abilitati ad operare per azioni di sminamento su scala micro-locale. Questi programmi sono attualmente in parte ed in alcune località  attuati da organizzazioni non governative, impiegando specialisti di maturata esperienza .

A premessa di ogni intervento è comunque essenziale disporre di mezzi idonei al rilevamento delle mine e adottare tecniche che garantiscono l’individuazione degli ordigni. Una delle possibili tecniche, quella più comunemente applicata da tutti gli esperti , è quella che vede il ricorso al sistema del prodding, , che consiste nel sondare il terreno mediante particolari aste rigide che consentono di individuare le mine interrate. Il prodding è efficace in quasi tutti i terreni e normalmente viene integrato dall’impiego di rilevatori di mine a funzionamento elettronico , non sempre affidabili in quanto molto condizionati dalle condizioni ambientali , dalle temperature estreme e dai terreni con presenze di elementi metallici
Vediamo ora in particolare come si procede alla bonifica di un’area minata di piccole dimensioni con il sistema del prodding. Per effettuare la bonifica di un’area minata, bisogna applicare delle procedure che dipendono da:

  • grandezza dell’area da bonificare;
  • numero e tipo di mine presenti;
  • numero di sminatori disponibili.

Il nucleo di bonifica di base è costituito da :

  • capo nucleo;
  • operatore sondatore;
  • operatore con apparato rilevatore.

Nella fase preparatoria, che precede l’inizio della bonifica, gli specialisti recuperano carte della zona e sviluppano una capillare operazione di intelligence, nell’intento di acquisire il massimo numero di informazioni sul campo minato e sul tipo di mine.
Svolta l’attività  informativa e ricognitiva che ha permesso di individuare sia l’andamento sia l’ampiezza dell’area minata ed eventualmente il tipo di mine, verrà  redatto un progetto d’attuazione che prevede diverse fasi d’intervento:

  1. segnalazione del campo minato tramite fettucce con scritte mine, organizzazione della zona di intervento per quanto concerne il sostegno logistico, il posto di sosta, l’assistenza sanitaria, eventuale centro di raccolta di mine e la dislocazione dei materiali esplosivi necessari alla bonifica.
  2. realizzazione della bonifica di un corridoio largo un metro e lungo 44 metri sulla fronte anteriore dell’area minata.questo corridoio viene creato per permettere ai nuclei bonificatori di agire in una zona certamente pulita da ordigni.
  3. una volta che il nucleo iniziale ha raggiunto i 24 metri di bonifica sul fronte anteriore, si potrà  dare inizio alle operazioni di bonifica in profondità , perpendicolarmente alla fascia iniziale, da parte del 1° nucleo.
  4. ogni qualvolta che il nucleo raggiunge la profondità  di 20 metri potrà  iniziare il lavoro il nucleo successivo e cosi via.
  5. fase: quando il nucleo iniziale avrà  terminato di bonificare i 44 metri del fronte del campo potrà  essere inserito nei nuclei di lavoro .
  6. ogni qualvolta che gli operatori rinverranno una mina questa sarà  segnalata tramite un cappellozzo bianco e rosso. Il capo nucleo provvederà  alla sua distruzione al termine della bonifica e, se ciò, non fosse possibile, procederà  all’eventuale disattivazione cioè all’inserimento della sicurezza per quanto riguarda le mine antiuomo, ed eliminazione della parte attiva (disinnescamento ) per le anticarro..
  7. al termine della bonifica della fascia di competenza ( 1 metro x 60 metri ) , il capo nucleo provvederà  alla distruzione sul posto delle mine antiuomo con l’impiego dell’esplosivo, sempre che questo sia possibile. Per quanto riguarda le mine a/c bisogna effettuare il ribaltamento delle stesse mediante una fune con gancio per ovviare all’eventualità  che siano provviste di congegni antirimozione. Effettuata questa operazione, la mina potrà  essere disinnescata e quindi recuperata.
  8. al termine delle operazioni viene redatto un rapporto di bonifica.

I mezzi impiegati per l’individuazione delle mine durante una bonifica sono :

  • la vista;
  • gli apparati cercamine;
  • le aste di sondaggio;
  • telai guida per il sondaggio.

In casi particolari per condizioni di terreno o di densità  di minamento, talvolta non è possibile applicare integralmente le norme per la bonifica descritta , questi casi sono i seguenti:

  • terreno con folta vegetazione;
  • gallerie stradali;
  • ferrovie e gallerie ferroviarie;
  • terreni acquitrinosi o temporaneamente allagati,
  • terreni eccezionalmente compatti o gelati;
  • terreni coperti da neve.

Effetti di una mina :
Il piede su una mina provoca un’onda d’urto di, più o meno, seimila metri al secondo, la temperatura al momento dello scoppio arriva a quattromila gradi e il rumore è di molto superiore a quanto possa sopportare l’orecchio umano. L’onda d’urto risale dal piede alla gamba e all’anca, le ossa del piede e della gamba si sgretolano, mentre il piede, la gamba e la coscia opposti, il basso ventre, talvolta il volto e gli occhi, rimangono offesi dalle schegge delle mine e da una moltitudine di materiali (sassi , pulviscolo, etc) proiettati dallo scoppio. Caduta al suolo, se non cade su una seconda mina, la vittima si trova in un grave stato di shock, con abbondante perdita di sangue. Queste appena descritte sono le conseguenze di una semplice mina a pressione ad effetto locale; le mine ad azione estesa e direzionali, come ad esempio quelle a frammentazione, che esplodono proiettando centinaia di piccole schegge, sono ancora più micidiali e provocano quasi sempre la morte delle persone investite che si trovano nel campo di azione delle mine.

Ho voluto descrivere cosa significa saltare su una mina, al fine di evidenziare la complessità  dei traumi fisici

40 anni di terrorismo

Dopo la conferenza tricontinentale tenutasi all’Avana dal 3 al 15 gennaio del 1966 (fondazione dell’OSPAAAL) , la Connessione cubana al terrorismo, dopo l’intervento di ernesto che guevara, scatenò la guerra contro l’occidente … quando l’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan non erano ancora avvenute e non potevano essere prese come scusa.
… After tricontinental conference held in Havana from January 3-15, 1966 (foundation OSPAAAL), the Cuban connection to terrorism, after participation of ernesto che guevara, unleashed the war against the West … When the invasion of Iraq and Afghanistan had not yet occurred and could not be taken as an excuse

For whom the bell tolls…

July 23, 1968: An Israeli El Al flight en route from Rome to Tel Aviv, Israel with a crew of ten and thirty-eight passengers, was hijacked by four Popular Front for the Liberation of Palestine Islamic terrorists and forced to land in Algiers, Algeria – an OPEC, Marxist Muslim fiefdom.
August 10, 1968: While it was relatively meaningless by itself, it was part of a bigger campaign. In Turkey today, two firebombs were thrown into the USIS office in Izmir. The anti-American climate in Islamic Turkey would continue to fester and grow.
August 10, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatah detonated three grenades in Jerusalem’s Jewish section, injuring eight Israelis and two Americans.
August 19, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatahdetonated a bomb near the Parliament building in Jerusalem. No one was hurt.
August 21, 1968: Al Fatah terrorists bombed the U.S. Consulate building in East Jerusalem demonstrating their hatred for Americans.
September 4, 1968: Palestinian Muslims detonated three bombs in the Central Bus Station in Tel Aviv killing one Israeli and wounding 71 more. Attacking soft civilian targets was becoming a hallmark of Fatah terrorists.
September 13, 1968: Syrian al-Sa’iqa terrorists attacked the Israeli police headquarters in Baniyas in the Golan Heights. The facility was destroyed and all five Jews who were inside were killed.
October 26, 1968: In the Federal Republic of Germany, three prominent anti-Communist Croatians were assassinated in a Munich apartment. Throughout much of 1968, Communists in Croatia were attacking targets all across Europe.
October 26, 1968: Armed with a revolver, a member of the Black Panthers, Raymond Johnson hijacked a National Airlines flight to Cuba. The Black Panther was arrested and held by Cuba. No one was injured and there were no prisoner exchanges or ransoms.
October 26, 1968: Two Italians hijacked an Olympic Airways jet from Paris en route to Athens to publicize their opposition to the military junta in Greece. The terrorists brandished a pistol and a grenade. They gave the 130 passengers handbills telling them that they had just been punished for going to Greece. No one was injured and no prisoners were exchanged.
November 22, 1968: Islamic terrorists in Israel used a large bomb to kill 12 Jews and wound 52 more in Jerusalem’s most crowed open-air market.
December 26, 1968: Still basking in their July 23rd success, the Popular Front for the Liberation of Palestine attacked another El Al aircraft in Athens, shooting and killing one passenger. In response, Israel destroyed 14 Lebanese planes in Beirut. The two Palestinian hijackers who perpetrated the attack were freed in September of 1970 as the result of a quad hijacking by the PFLP and subsequent prisoner exchange.
December 29, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatah claimed “credit” for shelling the Israeli town of Beisan in northeast Israel.
December 31, 1968: In Israel, al-Fatah Islamic terrorists attacked the Jewish settlement of Kiryat Shmona in the upper Galilee. The rockets they deployed had been fired from Lebanon. It was the beginning of a foreboding trend.
January 2, 1969: A lone Islamic terrorist hijacked an Olympic Airways flight that had departed from Crete en route to Athens. The plane was flown to Cairo, Egypt.
February 3, 1969: Yasser Arafat, in the afterglow of the Time Magazine cover story on his violent and victorious defeat at the village of Al-Karameh, and flush with OPEC funding and jihadist recruits, was appointed Director of the Palestinian Liberation Organization in their meeting in Cairo, Egypt. The ugly face of Islamic terror had a new “Commander-in-Chief of the Palestinian Revolutionary Forces.” The “Chairman of the PLO’s Political Department” was now Yasser Arafat.
February 18, 1969: Palestinian Muslims attacked an Israeli El Al airliner in Zurich, Switzerland as it was preparing to take off en route to Tel Aviv. The cockpit of the airliner was machine-gunned by the four Islamic terrorists who belonged to the Popular Front for the Liberation of Palestine.
The terrorists fired 200 bullets and lobbed incendiary grenades from their car as the plane taxied down the runway.
February 25, 1969: The Popular Front for the Liberation of Palestinian “claimed credit” for detonating a bomb inside the British Consulate in Jerusalem. .
March 1, 1969: In Germany, Islamic terrorists corrupted by the Muslim Brotherhood used a bomb to destroy an Ethiopian Airlines Boeing 707 jet at the Frankfurt Airport. Several cleaning women were injured in the blast.
The Government of Ethiopia blamed the attack on the Syrian-Egyptian Movement for the Liberation of Eritrea. The Islamic Eritrean Liberation Front claimed credit for the bombing.
March 6, 1969: Muslims belonging to the PFLP thought it would be a good idea to detonate a bomb in the Hebrew University cafeteria, so they did, mutilating and burning the bodies of 29 Jewish students.
May 22, 1969: The attempted assassination of the first Israeli Prime Minister, Ben-Gurion, failed but the would-be killers were freed by Denmark.
June 18, 1969: In Pakistan, three armed members of the Islamic Eritrean Liberation Front assaulted an Ethiopian airliner at the Karachi airport. The Boeing 707 was burned in the attack. The terrorists, all of whom were captured, told authorities that they carried out the attack to dramatize their opposition to Ethiopian rule in Eritrea. Since the Islamic Pakistani government was sympathetic to their cause the three men were jailed for less than one year.
July 17, 1969: In India, a bomb was detonated inside of a USIS reading room in the American Consulate in Calcutta, burning one employee.
July 18, 1969: In London, England, Popular Front for the Liberation of Palestine terrorists fire-bombed a department store owned by Jewish citizens of the U.K.. The PFLP claimed responsibility for the bombing and warned that there would be more bomb attacks on Jewish-owned establishments in London and in the United States.
PFLP leader George Habbash said, “We shall expand our operations everywhere, in all parts of the world. The enemy camp includes not only Israel but also the Zionist movement, world imperialism led by the United States.” As a Muslim Marxist, Habbash had to please his Islamic and Communist financiers. Terrorism is, after all, expensive.
July 19, 1969: Islamic jihadists associated with the Sudan government firebombed a United States Information Services library in Khartoum. The fundamentalist Islamic regime in control of the Sudan would soon unleash the most deadly genocide in modern history, killing 2.7 million African Animists and Christians.
July 22, 1969: Muslims in the Philippines threw hand grenades into a USIS library in the American Consulate building in Manila, killing one Filipino. They did this because Muslims are hostile to the truth. Honest, open, and informed discussion is the one thing that is lethal to their religion – and thus to the terror Islam inspires.
August 17, 1969: In London, England, PFLP Islamic terrorists planted several bombs inside the Marks and Spencers Department Store.
August 18, 1969: Six Islamic terrorists hijacked an Egyptian Misrair Anatov-24 flying from Cairo to the tourist destination of Aswan on the Nile River. The plane was forced to land in Jidda, Saudi Arabia.
August 18, 1969: The Israel Touristy Office in Copenhagen, Denmark was bombed by Muslim militants.
August 19, 1969: TWA flight 840 from Rome to Athens was hijacked to Syria, where President Assad was sympathetic to Islamic terrorism. The Palestinian terrorists destroyed the aircraft.
August 29, 1969: In France, a TWA Boeing 707 flight from Paris was hijacked by two Palestinian Front for the Liberation of Palestine terrorists and forced to land in Damascus, Syria. The plane carried a crew of 12 and 101 passengers.
After the hijack the Islamic terrorists announced to the passengers that the PFLP had taken command of the flight, and they ordered the plane flown to Damascus. Immediately upon landing, the passengers managed to jump from the plane before a bomb went off, destroying the aircraft. Four passengers were injured.
The PFLP said the hijacking and destruction of the TWA jet, along with the hijacking of an El Al Israeli Airlines plane to Algeria in July l968, the attacks on El Al planes in Athens in December 1968 and in Zurich in February 1969, were all part of their plan to strike at “imperialist interests within and outside the Arab world.” Acknowledging their Muslim overlords, they also asserted that “the action was in reprisal for American assistance to Israel.”.
September 8, 1969: Arafat’s al-Fatah recruited two teenage boys and motivated the young Muslims to throw hand grenades into the El Al Airlines offices in Brussels, Belgium. Four people were wounded in the blast.
What’s interesting is that while the perpetrators admitted that they had conducted their mission on behalf of Fatah, yet the PFLP claimed credit for the attack.
September 8, 1969: Two Islamic terrorists calling themselves “Palestinians,” bombed the Israeli Embassy in Bonn, Germany. The PFLP claimed credit.
September 8, 1969: In the Hague, Netherlands, Muslim militants threw hand grenades into the Israeli Embassy.
September 9, 1969: In Asmara, Ethiopia, the American Consul General Murray Jackson, was kidnapped along with a British businessman by Muslims corrupted in Cairo. After signing a document stating that he had been instructed in the terrorist’s objectives, and that he had not been mistreated, Mr. Jackson was released.
September 12, 1969: In Jordan, a bomb went off on the porch of the Amman home of the U.S. assistant army attaché.
September 13, 1969: Three armed members of the Islamic Eritrean Liberation Front hijacked an Ethiopian Airlines DC-6 with 66 passengers aboard. The flight, bound for Djibouti from Addis Ababa was forced by the Muslim militants to land at Aden, Southern Yemen. One of the hijackers, Muhammad Sayed, 18, was shot by an Ethiopian secret police official who had been a passenger on the flight.
October 7, 1969: An undisclosed group of Argentinean terrorists bombed a number of American businesses for reasons they never disclosed. Although there were nine attacks, no one was injured.
October 21, 1969: Marxist Muslim Muhammad Siad Barre assumed dictatorial power in a military coup d’etat following the assassination of Somalia’s second President, Abdi Rashid Ali Shermarke. Barre nationalized the economy with the help of Soviet advisers and Cuban troops. His Supreme Ruling Council formulated political and legal institutions based on the Qur’an, Marx, Mao, Lenin, and Mussolini. Siad Barre explained: “The official ideology consists of three elements: my own conception of community, a form of socialism based on Marxist principles, and Islam.”.
December 5, 1969: Four Muslim Militants were caught before they could attack an airliner in London. The subsequent plot on the 17th failed as a result.
December 12, 1969: Islamic terrorists bombed the West Berlin office of Israeli El Al Airlines. No one was injured in the blast.
December 12, 1969: Muslim militants associated with the Islamic Eritrean Liberation Front armed with pistols and explosives were killed by plainclothes security guards as they attempted to hijack an Ethiopian Airlines jet shortly after takeoff from Madrid on a flight to Addis Ababa.
In Damascus, Syria, the Eritrean Liberation Front admitted that the two slain men were members of their organization but claimed that they had not intended to hijack the airliner, merely to hand out leaflets. But on December 10, Spanish police had arrested a third ELF member at the Madrid airport for carrying explosives.
December 20, 1969: In Islamic Turkey, a bomb was detonated outside the United States Information Services building in Ankara.
December 21, 1969: Three Lebanese Muslims were caught as they tried to hijack a TWA plane in Athens. The flight was bound for Rome and then on to New York. The three Muslim militants, who used handguns and explosives, said that they were members of the PFLP, and that they had received orders to divert the airplane to Tunis where they were to evacuate the passengers and blow up the aircraft.
One of the hijackers confessed that he and his colleagues had planned to destroy the plane “to warn the Americans to stop providing air communications with Israel.” The three Islamic terrorists were freed after the hijacking of an Olympic Airways plane to Cairo on July 22, l970.
December 29, 1969: Philippine terrorists attempted to assassinate U.S. Vice President Spiro Agnew by bombing his car. No one claimed credit for the assault but these same tactics were deployed countless times by local Islamic groups such as the Abu Sayyaf, Jemaah Islamiyah, and the Moro Islamic Liberation Front.
January 1, 1970: In Turkey, an explosion occurred at the entrance of the U.S. Consulate in Istanbul. Islamic Turkey was becoming a dangerous place to be an American.
January 9, 1970: In France, a TWA 707 airliner en route from Paris to Rome with just 20 passengers and crew aboard was hijacked to Beirut by a lone French terrorist. He said that he wanted to spite Americans and Israelis for their aggression in the Middle East. Considered a hero by Muslims, when the hijacker was taken into custody in Lebanon he was only sentenced to nine months in jail essentially the time he served awaiting trial. He was promptly released and returned to France, where he was tried for illegal possession of weapons and sentenced to eight months in prison, once again, the length of the trial process.
The Popular Democratic Front for the Liberation of Palestine thought their criminal act was a good thing, so they claimed responsibility for the murder and mutilations. However, since the word has a problem understanding the benefits of being judgmental, and fails to appreciate the concept of responsibility, the murdering Muslim terrorists were set free after the September 6, 1970 hijacking of one Swiss and two U.S. airliners.
January 11, 1970: In Ethiopia, Islamic jihadists shot and killed a U.S. soldier. The Eritrean Islamic Jihad Movement was responsible for the shooting the American.
The Eritrean Islamic Jihad Movement was composed of Islamic terrorists who are financed, trained, and armed by the fundamentalist Islamic government in neighboring Sudan. The terrorist club sought to depose the current secular government in Eritrea and replace it with an Islamic theocracy based upon Sharia Law.
January 21, 1970: In the Philippines, a car bomb exploded behind the Joint U.S. Military Assistance Group headquarters in Manila. Three support staff were injured.
February 10, 1970: In Germany today, three Islamic terrorists killed an Israeli citizen and wounded 11 other Jewish passengers in a grenade attack on a bus at the Munich airport. The militants deployed guns and grenades in their assault on the El Al airport shuttle. The carnage was minimized because the Israeli pilots wrestled the weapons away from the Islamic terrorists.
February 17, 1970: The Germans foiled a PFLP hijacking of an El Al aircraft. However, their temporary success only served to encourage terrorism because the German government foolishly freed the kidnappers two months later.
February 21, 1970: A Swiss Air flight 330 from Zurich bound for Tel Aviv was bombed in mid-air nine minutes after takeoff by the PFLP General Command, a PFLP splinter group. Forty-seven innocent souls lost their lives to Islam, 15 of whom were Israelis. The bomb, placed in the cargo hold, was triggered by a change in atmospheric pressure. While the crew attempted to turn the plane back to the airport, smoke in the cockpit and the loss of electrical power thwarted their efforts,.
February 21, 1970: On the same day that the PFLP-General Command destroyed a Swiss aircraft, killing everyone aboard, the main branch of the Popular Front for the Liberation of Palestine exploded a bomb aboard an Austrian Airlines Caravelle flight from Frankfurt, Germany to Vienna, Austria. Fortunately, the damage was not catastrophic and the plane returned to Frankfurt safely with its 33 passengers.
The bomb was detonated twenty minutes after takeoff by an altimeter reading of fourteen thousand feet.
March 1, 1970: In Italy, a bomb was found in the luggage of an Islamic terrorist aboard an Ethiopian airliner in Rome. The device had been placed by members of the Eritrean Islamic Jihad Movement.
March 4, 1970: Two hours after a violent anti-American demonstration in the Philippines, a bomb rocked the embassy area and damaged a passing tanker truck carrying gasoline.
March 14, 1970: A United Arab Airlines Antonov 24 flight flying from Athens to Cairo via Alexandria was four minutes out of its stopover when a bomb exploded in the landing gear well of the rear of the left engine, causing extensive damage to the undercarriage and injuring two of the ten passengers.
March 20, 1970: In Ethiopia, five members of a National Geographic film crew, including an American producer, were taken hostage by members of the Eritrean Islamic Jihad Movement. They held the five hostages for 17 days.
March 28, 1970: The Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP) fired seven rockets into the U.S. Embassy in Beirut, Lebanon and into the JFK Library, also in Beirut. The PFLP later said that the attack was in retaliation for “plans of the U.S. Embassy in Beirut to foment religious strife and create civil massacres in Lebanon aimed at paralyzing the Palestine resistance movement.”
September 11, 1970: In India, a fifth jetliner, a BOAC VC-10, from Bombay to Beirut carrying 150 passengers, was hijacked by the PFLP sympathizer. The plane was also flown to Zarqa, Jordan. The passengers were held hostage pending the release of Miss Khaled from Briton and six other sub-human species. Once they were freed, the plane was blown up. No Islamic country has ever built an airplane, but their citizens became quite apt at destroying them.
September 16, 1970: In what was justified as retaliation for the plane hijackings the week before, but was actually a response to the three assassination attempts on the Jordanian King Hussein’s life, the Islamic nation’s Army attacked Palestinian communities within the kingdom. Since most Jordanian Arabs (70% of the total population) were related to those who call themselves “Palestinians,” and since the ruling monarchy wasn’t among them, this was a preemptive strike designed to keep the majority population subservient to the Hashemite minority. The armed assault on Palestinian refugee camps and communities would continue through July of 1971.
Late September, 1970: In Jordan, the terrorist organization known as Black_September was formed. An outgrowth of Arafat’s Fatah, the Arab League’s PLO, and Egypt’s Fedayeen, they claimed to be descendants of Hasan’s Hashshashin/Assassins of Persian and Crusade infamy.
February 2, 1971: In India, two armed Kashmiri Muslims hijacked an Indian Airlines plane to Pakistan. They demanded that the Indian government release 36 convicted Islamic terrorists held in Kashmir jails. When the government rejected their demands, they blew up the plane.
February 10, 1971: In Sweden, two Croatian Muslims seized control of the Yugoslav consulate in Gothenburg in an unsuccessful attempt to ransom its occupants in exchange for convicted terrorists held in Yugoslav jails. The Yugoslav government refused to meet their demands, and the terrorists surrendered the next day to the Swedish authorities. They were tried and sentenced to 3 years imprisonment. But on September 16, 1972, they were released and flown to Madrid after three Croatians hijacked a Scandinavian airliner and demanded their freedom, along with the release of five Croatians involved in the assassination of the Yugoslav ambassador on April 7, 1971.
April 8, 1971: In Sweden, Croatian terrorists assassinated the Yugoslav ambassador and wounded two Yugoslav diplomats in Stockholm. These murdering jihadists were released from jail when three Croatians militants hijacked a Scandinavian airliner on September 16, 1972, and demanded their freedom.
May 29, 1971: In their second attack since this timeline began, Basque nationalists attempted to kidnap Henri Wolimer, the French Consul in San Sebastian. He resisted and escaped. There were no injuries in either mission.
June 4, 1971: PFLP terrorists carried out an assault on the Liberian-registered oil tanker Coral Sea. Using a speedboat, the jihadists fired 10 bazooka shells at the tanker, causing some damage but no casualties. The attack occurred in the Strait of Bab el Mandeb at the entrance to the Red Sea. It was intended to deter tankers from using the Israeli port of Eilat.
August 24, 1971: In Madrid, Spain, a bomb placed by Al Fatah’s Black_September Organization exploded in a Boeing 707 owned by the Royal Jordanian Airline. The aircraft was parked at the Barajas Airport.
September 26, 1971: In Yemen, three bombs exploded at a U.S. Consular officer’s home. The bombing was believed to be part of an Islamic terrorist campaign against the government.
December 15, 1971: In London, the Black_September Organization attempted to assassinate Zaid Rifai, the Jordanian Ambassador.
December 16, 1971: Three people were injured by parcel bombs sent by the Black_September Organization to the Jordanian mission to the United Nations in Geneva, Switzerland.
Muslims first genocide in SudanDecember, 1971: The first Islamic war in the Sudan was nearing resolution. However, Arab Muslims trying to Sharia Law in all of the Sudan had already killed 500,000 Africans, 80% of them being unarmed civilians, leaving a million more homeless.
British bungling had set the stage for the slaughter in Sudan. As part of the UK’s strategy in the Middle East, the Arab Muslim north and the African animist and Christian south were merged into a single administrative protectorate. In 1953 Egypt and the UK granted “independence” to the Sudan because it was becoming impossible to control under these circumstances. Muslims don’t share power with anyone. When this happened, the Arab Muslims in the north immediately recanted the agreements they had made with the African south, and began attacking them. A succession of Islamic dominated administrations did nothing to stop the terror. It was only when a fundamentalist Muslim vs. Muslim Marxist rift in the north emerged, that the genocide temporarily lost momentum. In 1971, Joseph Lagu became the first to organize Africans in the south, providing a voice for the oppressed.
May 11, 1972: A series of bombs placed by the Baader-Meinhof Gang exploded at the Fifth U.S. Army Corps headquarters in West Germany, killing Colonel Paul Bloomquist and wounding 13 others.
The Baader-Meinhof Group was a violent communist association that acted in partnership with the PFLP. They emerged from the Federal Republic of Germany in the late 1960s. On April 2, 1968, Andreas Baader, the group’s founder, and his girlfriend Gudrun Ensslin, bombed a Frankfurt department store. The well-known German journalist Ulrike Meinhof, helped Baader flee custody. Following the prison break, Meinhof and Baader enrolled in a terrorist training camp run by the Popular Front for Liberation of Palestine (PFLP) and became infamous.
Returning from the Islamic terrorist training camp, Baader, Meinhof, and Ensslin engaged in a violent spree of bombings, abductions, and firearm attacks. They professed a hazy mix of Marxism, Maoism, and Muslim beliefs as the terrorized West Germany.
May 24, 1972: In Zimbabwe, a South African Airways Boeing 727 flying from Salisbury to Johannesburg with 66 passengers and crew on board was hijacked by two Lebanese Muslim terrorists who threatened to blow up the aircraft.
May 31, 1972: After receiving the $5 million ransom from the German government, the PLO/PFLP/BSO financed and dispatched members of the Japanese Red Army to attack Lod Airport in Tel Aviv. They bombed the terminal and used automatic weapons to gun down and kill 27 people milling in the crowd, wounding 75 to 80 more. Yes, Islam has always found soulmates in Communist, Socialist, and Fascist circles.
June 10, 1972: The West German embassy in Dublin, Ireland was damaged by a bomb that had been placed by supporters of the Baader-Meinhof Gang of Muslim-trained Marxists.
July 18, 1972: An attaché case containing fifteen pounds of explosives was discovered in the USIS Cultural Center in Manila. The device was set to explode at 1 AM Saturday. The guard did not check the case until Monday morning, and the building was spared only because of the failure of the timing device.
July 31, 1972: A group of hijackers, including George Edward Wright, George Brown, Melvin McNair, his wife Jean Allen McNair, and Joyce T. Burgess, who said they were Black Panther Party sympathizers, took over a Delta Air Lines jet over Florida and directed the plane to Algeria after collecting $1 million in ransom.
August 5, 1972: The PFLP/PLO/BSO attacked an oil refinery in Trieste, Italy. The damage they wrought in the ensuing fire in large oil storage tanks was considerable, estimated at over $7 million. The attack was justified because Germany and Austria allegedly supplied oil to Israel.
Attack on the Munich Airport, February 10, 1970: Three terrorists attacked El Al passengers in a bus at the Munich Airport with guns and grenades. One passenger was killed and 11 were injured. All three terrorists were captured by airport police. The Action Organization for the Liberation of Palestine and the Popular Democratic Front for the Liberation of Palestine claimed responsibility for the attack.
settembre nero attacco terroristico di monacoMunich Olympic Massacre, September 5, 1972: Eight Palestinian “Black September” terrorists seized eleven Israeli athletes in the Olympic Village in Munich, West Germany. In a bungled rescue attempt by West German authorities, nine of the hostages and five terrorists were killed.
Ambassador to Sudan Assassinated March 2, 1973: U.S. Ambassador to Sudan Cleo A. Noel and other diplomats were assassinated at the Saudi Arabian Embassy in Khartoum by members of the Black September organization.
Attack and Hijacking at the Rome Airport December 17, 1973: Five terrorists pulled weapons from their luggage in the terminal lounge at the Rome airport, killing two persons. They then attacked a Pan American 707 bound for Beirut and Tehran, destroying it with incendiary grenades and killing 29 persons, including 4 senior Moroccan officials and 14 American employees of ARAMCO. They then herded 5 Italian hostages into a Lufthansa airliner and killed an Italian customs agent as he tried to escape, after which they forced the pilot to fly to Beirut. After Lebanese authorities refused to let the plane land, it landed in Athens, where the terrorists demanded the release of 2 Arab terrorists. In order to make Greek authorities comply with their demands, the terrorists killed a hostage and threw his body onto the tarmac. The plane then flew to Damascus, where it stopped for two hours to obtain fuel and food. It then flew to Kuwait, where the terrorists released their hostages in return for passage to an unknown destination. The Palestine Liberation Organization disavowed the attack, and no group claimed responsibility for it.
Ambassador to Afghanistan Assassinated, February 14, 1979: Four Afghans kidnapped U.S. Ambassador Adolph Dubs in Kabul and demanded the release of various “religious figures.” Dubs was killed, along with four alleged terrorists, when Afghan police stormed the hotel room where he was being held.
ostaggi americani in iranIran Hostage Crisis, November 4, 1979: After President Carter agreed to admit the Shah of Iran into the US, Iranian radicals seized the U.S. Embassy in Tehran and took 66 American diplomats hostage. Thirteen hostages were soon released, but the remaining 53 were held until their release on January 20, 1981.
Grand Mosque Seizure, November 20, 1979: 200 Islamic terrorists seized the Grand Mosque in Mecca, Saudi Arabia, taking hundreds of pilgrims hostage. Saudi and French security forces retook the shrine after an intense battle in which some 250 people were killed and 600 wounded.
Threats from Libya
When intelligence reports surfaced that Libyan leader Muammar el-Qaddafi had plans to assassinate American diplomats in Rome and Paris, President Reagan expelled all Libyan diplomats from the U.S. (May 6, 1981) and closed Libya’s diplomatic mission in Washington, D.C. Three months later, Reagan ordered U.S. Navy jets to shoot down Libyan fighters if they ventured inside what was known as the “line of death.” (This was the line created by Qaddafi to demarcate Libya’s territorial waters, which he said extended more than 100 miles off the country’s shoreline; the U.S. and other maritime nations recognized Libyan territorial waters as extending only 12 miles from shore.) As expected, the Libyan Air Force counter-attacked and Navy jets shot down two SU-22 warplanes about 60 miles off the Libyan coast.

Bombing of U.S. Embassy in Beirut, April 18, 1983: Sixty-three people, including the CIA’s Middle East director, were killed and 120 were injured in a 400-pound suicide truck-bomb attack on the U.S. Embassy in Beirut, Lebanon. The Islamic Jihad claimed responsibility.
beirut attentato alla ceserme dei marines
Bombing of Marine Barracks, Beirut, October 23, 1983 : Simultaneous suicide truck-bomb attacks were made on American and French compounds in Beirut, Lebanon. A 12,000-pound bomb destroyed the U.S. compound, killing 242 Americans, while 58 French troops were killed when a 400-pound device destroyed a French base. Islamic Jihad claimed responsibility.
Bombing of the U.S. Embassy in Kuwait, Dec. 12, 1983
The American embassy in Kuwait was bombed in a series of attacks whose targets also included the French embassy, the control tower at the airport, the country’s main oil refinery, and a residential area for employees of the American corporation Raytheon. Six people were killed, including a suicide truck bomber, and more than 80 others were injured. The suspects were thought to be members of Al Dawa, or “The Call,” an Iranian-backed group and one of the principal Shiite groups operating against Saddam Hussein in Iraq.

Kidnapping of Embassy Official, March 16, 1984: The Islamic Jihad kidnapped and later murdered Political Officer William Buckley in Beirut, Lebanon. Other U.S. citizens not connected to the U.S. government were seized over a succeeding two-year period.

TWA Hijacking, June 14, 1985: A Trans-World Airlines flight was hijacked en route to Rome from Athens by two Lebanese Hizballah terrorists and forced to fly to Beirut. The eight crew members and 145 passengers were held for seventeen days, during which one American hostage, a U.S. Navy sailor, was murdered. After being flown twice to Algiers, the aircraft was returned to Beirut after Israel released 435 Lebanese and Palestinian prisoners.
Air India Bombing, June 23, 1985: A bomb destroyed an Air India Boeing 747 over the Atlantic, killing all 329 people aboard. Both Sikh and Kashmiri terrorists were blamed for the attack. Two cargo handlers were
killed at Tokyo airport, Japan, when another Sikh bomb exploded in an Air Canada aircraft en route to India.
Bombing in Copenhagen : July 22, 1985
Two near-simultaneous bombs in Copenhagen, at the Jewish synagogue and at the offices of Northwest Orient, explode, killing one and injuring 32. The bombers are interrupted while placing a third, more powerful, bomb, which they later dispose of in the city’s harbour. The bombs are later linked to Islamic Jihad.

Soviet Diplomats Kidnapped : September 30, 1985: In Beirut, Lebanon, Sunni terrorists kidnapped four Soviet diplomats. One was killed but three were later released.
Achille Lauro Hijacking, October 7, 1985: Four Palestinian Liberation Front terrorists seized the Italian cruise liner in the eastern Mediterranean Sea, taking more than 700 hostages. One U.S. passenger was murdered before the Egyptian government offered the terrorists safe haven in return for the hostages freedom.
Egyptian Airliner Hijacking November 23, 1985: An EgyptAir airplane bound from Athens to Malta and carrying several U.S. citizens was hijacked by the Abu Nidal Group.
Airport Attacks in Rome and Vienna December 27, 1985: Four gunmen belonging to the Abu Nidal Organization attacked the El Al and Trans World Airlines ticket counters at Rome’s Leonardo da Vinci Airport with grenades and automatic rifles. Thirteen persons were killed and 75 were wounded before Italian police and Israeli security guards killed three of the gunmen and captured the fourth. Three more Abu Nidal gunmen attacked the El Al ticket counter at Vienna’s Schwechat Airport, killing three persons and wounding 30. Austrian police killed one of the gunmen and captured the others.
Aircraft Bombing in Greece, March 30, 1986: A Palestinian splinter group detonated a bomb as TWA Flight 840 approached Athens airport, killing four U.S. citizens.
Berlin Discoteque Bombing, April 5, 1986: Two U.S. soldiers were killed and 79 American servicemen were injured in a Libyan bomb attack on a nightclub in West Berlin, West Germany. In retaliation U.S. military jets bombed targets in and around Tripoli and Benghazi.
Kidnapping of William Higgins February 17, 1988: U.S. Marine Corps Lieutenant Colonel W. Higgins was kidnapped and murdered by the Iranian-backed Hizballah group while serving with the United Nations Truce Supervisory Organization (UNTSO) in southern Lebanon.
Naples USO Attack, April 14, 1988: The Organization of Jihad Brigades exploded a car-bomb outside a USO Club in Naples, Italy, killing one U.S. sailor.
Pan Am 103 Bombing, December 21, 1988: Pan American Airlines Flight 103 was blown up over Lockerbie, Scotland, by a bomb believed to have been placed on the aircraft by Libyan terrorists in Frankfurt, West Germany. All 259 people on board were killed.
Bombing of UTA Flight 772, September 19, 1989: A bomb explosion destroyed UTA Flight 772 over the Sahara Desert in southern Niger during a flight from Brazzaville to Paris. All 170 persons aboard were killed. Six Libyans were later found guilty in absentia and sentenced to life imprisonment.
Bombing of the Israeli Embassy in Argentina, March 17, 1992: Hizballah claimed responsibility for a blast that leveled the Israeli Embassy in Buenos Aires, Argentina, causing the deaths of 29 and wounding 242.
Hotel bombing in Somalia Dec. 29, 1992
In the first al-Qaida attack against U.S. forces, operatives bomb a hotel where U.S. troops — on their way to a humanitarian mission in Somalia — had been staying. Two Austrian tourists are killed. Almost simultaneously, another group of al-Qaida operatives are caught at Aden airport, Yemen, as they prepare to launch rockets at U.S. military planes. U.S. troops quickly leave Aden.

World Trade Center Bombing, February 26, 1993: The World Trade Center in New York City was badly damaged when a car bomb planted by Islamic terrorists exploded in an underground garage. The bomb left 6 people dead and 1,000 injured. The men carrying out the attack were followers of Umar Abd al-Rahman, an Egyptian cleric who preached in the New York City area.
Attempted Assassination of President Bush by Iraqi Agent. April 14, 1993: The Iraqi intelligence service attempted to assassinate former U.S. President George Bush during a visit to Kuwait. In retaliation, the U.S. launched a cruise missile attack 2 months later on the Iraqi capital Baghdad.
Kashmiri Hostage-taking, July 4, 1995: In India six foreigners, including two U.S. citizens, were taken hostage by Al-Faran, a Kashmiri separatist group. One non-U.S. hostage was later found beheaded.
Jerusalem Bus Attack August 21, 1995: HAMAS claimed responsibility for the detonation of a bomb that killed 6 and injured over 100 persons, including several U.S. citizens.
Saudi Military Installation Attack November 13, 1995: The Islamic Movement of Change planted a bomb in a Riyadh military compound that killed one U.S. citizen, several foreign national employees of the U.S. government, and over 40 others.
Egyptian Embassy Attack November 19, 1995: A suicide bomber drove a vehicle into the Egyptian Embassy compound in Islamabad, Pakistan, killing at least 16 and injuring 60 persons. Three militant Islamic groups claimed responsibility.
HAMAS Bus Attack February 26, 1996: In Jerusalem, a suicide bomber blew up a bus, killing 26 persons, including three U.S. citizens, and injuring some 80 persons, including three other US citizens.
Dizengoff Center Bombing March 4, 1996: HAMAS and the Palestine Islamic Jihad (PIJ) both claimed responsibility for a bombing outside of Tel Aviv’s largest shopping mall that killed 20 persons and injured 75 others, including 2 U.S. citizens.
West Bank Attack May 13, 1996: Arab gunmen opened fire on a bus and a group of Yeshiva students near the Bet El settlement, killing a dual U.S./Israeli citizen and wounding three Israelis. No one claimed responsibility for the attack, but HAMAS was suspected.
Empire State Building Sniper Attack February 23, 1997: A Palestinian gunman opened fire on tourists at an observation deck atop the Empire State Building in New York City, killing a Danish national and wounding visitors from the United States, Argentina, Switzerland, and France before turning the gun on himself. A handwritten note carried by the gunman claimed this was a punishment attack against the “enemies of Palestine.”
Israeli Shopping Mall Bombing September 4, 1997: Three suicide bombers of HAMAS detonated bombs in the Ben Yehuda shopping mall in Jerusalem, killing eight persons, including the bombers, and wounding nearly 200 others. A dual U.S./Israeli citizen was among the dead, and 7 U.S. citizens were wounded.
Murder of U.S. Businessmen in Pakistan November 12, 1997: Two unidentified gunmen shot to death four U.S. auditors from Union Texas Petroleum Corporation and their Pakistani driver after they drove away from the Sheraton Hotel in Karachi. The Islami Inqilabi Council, or Islamic Revolutionary Council, claimed responsibility in a call to the U.S. Consulate in Karachi. In a letter to Pakistani newspapers, the Aimal Khufia Action Committee also claimed responsibility.
Tourist Killings in Egypt November 17, 1997: Al-Gama’at al-Islamiyya (IG) gunmen shot and killed 58 tourists and four Egyptians and wounded 26 others at the Hatshepsut Temple in the Valley of the Kings near Luxor. Thirty-four Swiss, eight Japanese, five Germans, four Britons, one French, one Colombian, a dual Bulgarian/British citizen, and four unidentified persons were among the dead. Twelve Swiss, two Japanese, two Germans, one French, and nine Egyptians were among the wounded.
Attack on U.S.S. Cole, October 12, 2000: In Aden, Yemen, a small dingy carrying explosives rammed the destroyer U.S.S. Cole, killing 17 sailors and injuring 39 others. Supporters of Usama Bin Laden were suspected.
Bus Stop Bombing, April 22, 2001: A member of HAMAS detonated a bomb he was carrying near a bus stop in Kfar Siva, Israel, killing one person and injuring 60.
Philippines Hostage Incident, May 27, 2001: Muslim Abu Sayyaf guerrillas seized 13 tourists and 3 staff members at a resort on Palawan Island and took their captives to Basilan Island. The captives included three U.S. citizens: Guellermo Sobero and missionaries Martin and Gracia Burnham. Philippine troops fought a series of battles with the guerrillas between June 1 and June 3 during which 9 hostages escaped and two were found dead. The guerrillas took additional hostages when they seized the hospital in the town of Lamitan. On June 12, Abu Sayyaf spokesman Abu Sabaya claimed that Sobero had been killed and beheaded; his body was found in October. The Burnhams remained in captivity until June 2002.
Tel-Aviv Nightclub Bombing, June 1, 2001: HAMAS claimed responsibility for the suicide bombing of a popular Israeli nightclub that caused over 140 casualties.
HAMAS Restaurant Bombing, August 9, 2001: A HAMAS-planted bomb detonated in a Jerusalem pizza restaurant, killing 15 people and wounding more than 90. The Israeli response included occupation of Orient House, the Palestine Liberation Organization’s political headquarters in East Jerusalem.
Suicide Bombing in Israel, September 9, 2001: The first suicide bombing carried out by an Israeli Arab killed 3 persons in Nahariya. HAMAS claimed responsibility.
Death of “the Lion of the Panjshir”, September 9, 2001: Two suicide bombers fatally wounded Ahmed Shah Massoud, a leader of Afghanistan’s Northern Alliance, which had opposed both the Soviet occupation and the post-Soviet Taliban government. The bombers posed as journalists and were apparently linked to al-Qaida. The Northern Alliance did not confirm Massoud’s death until September 15.
Terrorist Attacks on U.S. Homeland, September 11, 2001: Two hijacked airliners crashed into the twin towers of the World Trade Center. Soon thereafter, the Pentagon was struck by a third hijacked plane. A fourth hijacked plane, suspected to be bound for a high-profile target in Washington, crashed into a field in southern Pennsylvania. The attacks killed 3,025 U.S. citizens and other nationals. President Bush and Cabinet officials indicated that Usama Bin Laden was the prime suspect and that they considered the United States in a state of war with international terrorism. In the aftermath of the attacks, the United States formed the Global Coalition Against Terrorism.

… and we know terrorism has not stopped…. it continues and we must be vigilant. We must not forget. We must not put our heads in the sand. We must demand that our elected officials stop playing politics. This isn’t a game. The common thread in all the attacks is that there is a deep seeded hatred for us.

According to them, we must submit or die. That is their goal- it is just that simple… What is our goal? I hope it is live free or die… All preceding information is an incomplete sampling of terrorist activity pulled directly from:
U.S. Department of State – Significant Terrorist Incidents, 1961-2003: A Brief Chronology

Additional sources:
Terrorism Awareness Project : What everybody needs to know about Jihad
Terrorism Awareness Project : The Islamic Mein Kampf
Prophet of Doom
Religion of Peace
Steve Spak

Palestine Facts
Wikipedia

** please note: many of the “old” organizations have morphed or simply changed their name. FBI’s Most Wanted Terrorists!

Terrorist logos
List of Current Terrorist Organizations
islamic Terrorism goal
By Cathy

OBSESSION

Il comunista liberale

Il titolo vi sembrerà un’insulsa stupidaggine. Tranquillizzatevi è vero, l’ho scritto proprio così. Sono impazzito? No, adesso vi spiego cosa mi ha fatto pensare e crivere questa idiozia.

Giorni fa passo da un’amico blogger e leggo il commento di un’altro amico blogger che ci esortava ad andare a leggere su un’altro blog alcune eresie scritte da una comunista liberale dell’ultima ora.
La ragazza, con la tipica puzza sotto il naso di chi si sente superiore in tutto e per tutto a chiunque altro che non sia un adoratore dell’ideologia alla quale è votata (ricordate d’alemallah quando disse che i sinistri sono antropologicamente superiori?) ha dato lezione di liberalismo a chi lo studia e ne mastica da quando è nato.
Copiando, incollando e citando dal “Two Treatises of Government” di Locke e spacciando per comunista l’illustre personaggio, alla fine la signorina per rispondere alle contestazioni fa queste affermazioni (vi risparmio tutte quelle precedenti, se volete andatevele a leggere) :
Chi crede solo nell’economia e non sa niente di storia, di scienza e ignora i principi elementari che regolano l’equilibrio del mondo si accorgerà del disastro che l’economia sta compiendo solo quando sarà troppo tardi“.
E continua :
In nome del guadagno produciamo solo RIFIUTI, mentre, immersi nel lusso si pensa soltanto a distruggere il principio stesso della vita“.

Notiamo la notevole capacità di chiamare in causa Locke, distorcendone il pensiero per adeguarlo al proprio credo, per poi sfuggire dal nocciolo della questione rifugiandosi nell’ambientalismo (cavallo da battaglia per tutte le occasioni).

Al che Jinzo, con notevole sarcasmo risponde :
Sì, e Cicciolina è vergine. Non sapevo fossi una storica, comunque. Ma credo che difficilmente tu possa esserlo, altrimenti ti saresti resa conto che nella storia umana il benessere delle società è proporzionale alla libertà economica. Ma non credo che ci voglia la laurea per questo. Semmai la laurea ci vuole per parlare di scienza. Quindi, direi: occhio.
… In tutti i casi denoto che continuate a negare il valore dell’economia in nome di principi religiosi e paradigmi aprioristici. Toglimi una curiosità: se mi invento una religione in base alla quale le mele cadono verso l’alto, le mele cadono verso l’alto? Oltre al marxismo pure l’ecofondamentalismo adesso …?

Naturalmente da queste poche frasi è difficile capire il vero motivo della discussione ma vi spiego : tutto inizia da questo discorso di chiarissimo stampo “comunista liberale” :

riguardo la proprietà secondo Locke non mi pare che corrisponda esattamente alla “proprietà” comunemente intesa. Secondo Locke i beni naturali non possono appartenere a nessuno. L’unica cosa che può diventare proprietà è il frutto del proprio lavoro, ovvero ciò che si riesce a trasformare. La proprietà è la distanza tra il bene naturale e il prodotto finale. Tenendo conto del prinicipio lockiano la materia prima non può essere commercializzata e venduta, perché non esiste un proprietario. L’unica cosa che può essere commercializzata è il prodotto del proprio lavoro.  Mi pare una visione molto più vicina al comunismo piuttosto che al liberalismo di matrice neocoloniale

Capite dove sta l’impropria interpretazione del pensiero di Locke che invece è questo? .

…Tuttavia, poiché la principale questione concernente la proprietà oggi riguarda non i frutti della terra, e gli animali che vivono in essa, ma la terra stessa, come cosa che tutte le comprende e porta con sé; penso sia chiaro che anche la proprietà della terra si acquisisce allo stesso modo. Quanta terra un uomo lavora, semina, migliora, coltiva e può usarne i prodotti, tanta è di sua proprietà. Con il suo lavoro, egli l’ha, per così dire, recintata dalla terra comune. Non invaliderà il suo titolo a essa dire che chiunque altro ha un uguale titolo e quindi egli non può appropriarsela, non può recintarla, senza il consenso di tutti i membri della comunità, di tutta l’umanità. Dio, quando diede il mondo in comune a tutta l’umanità, ordinò all’uomo anche di lavorare, e lo stesso esigeva da lui la sua condizione di penuria. Dio e la ragione gli ordinarono di coltivare la terra, cioè di migliorarla a beneficio della vita, e quindi di estendere su di essa qualcosa di proprio, il suo lavoro. Colui che in obbedienza a questo comando di Dio, coltiva, lavora e semina una parte della terra, con ciò aggiunge a essa qualcosa di sua proprietà, su cui un altro non ha alcun titolo, e che non potrebbe togliergli senza violare un suo diritto.”
John Locke – II trattatto sul governo. Cap V – Della proprietà.

Realtà esattamente contraria a quanto interpretato, distorto da chi non è abituato a masticare liberismo e che non ha rispetto (comuni, soviet) per chi vuole vedere il frutto del proprio lavoro e soprattutto goderne. Non vi porto il discorso alla lunga che potrebbe diventare noioso. Faccio parlare alcune immagini per me.

Come ben sapete la Russia è la nazione più grande al mondo. Una nazione ricchissima alla quale non manca nulla, totalmente autosufficente. Bene dopo 70 anni di comunismo, quella che potenzialmente poteva essere gli USA dell’europa era ridotta così :

Posta centrale di S.Pietroburgo
Posta centrale di S.Pietroburgo

Lo so che non avete capito di cosa si tratta ed allora vi mostro un’ingrandimento

Pallottoliere alla posta centrale di S.Pietroburgo
Pallottoliere alla posta centrale di S.Pietroburgo

Questa è una foto del 1994 ed è stata presa alle poste centrali di S.Pietroburgo. Non una cittadina di provincia, S.Pietroburgo, avete letto bene : S.Pietroburgo, quella che si gioca con Mosca il ruolo di città più importante della Russia.
Naturalmente si può contestare che i sovietici mandavano in orbita i satelliti. Certo che avevano i missili e tutto il resto ma a discapito della soddisfazione della popolazione lavoratrice.
Pochi, pochissimi potevano accedere alla ricchezza, anche quella tecnologica, perchè tutte le risorse della nazione non venivano distribuite a tutta la popolazione come si vuol far credere ma a pochi ologarchi che decidevano come,quando utilizzarle ed a chi distribuirle. Risorse economiche che voglio ricordare erano il frutto del lavoro di milioni di persone che non hanno mai goduto del risultato del proprio sudore.
Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere : io mi spacco la schiena e come premio mi compro un cavallo, tu non hai voglia di fare nulla ed il cavallo non lo avrai mai. Sappiamo tutti che per il comunismo così non è : i bambini viziati si mettono ad urlare perchè vogliono quello che hai tu senza neanche provare a guadagnarselo e nel caso che non possono raggiungere il loro obiettivo allora : nulla per tutti.

Ma a chi vogliono prendere in giro questi tomi francazzisti che fanno la spesa proletaria e vogliono mettere limiti alla ricchezza altrui.

Qualcun altro potrebbe obiettare, si ma il loro ambiente è integro, pulito, a dimensione umana mentre i capitalisti hanno distrutto e stanno distruggendo tutta la natura. Falso anche questo. I paesi comunisti non hanno nessun rispetto per la natura, prova ne sono gli immani disastri ecologici che hanno provocato, ma questo sarà argomento di un prossimo post sui grandi laghi russi.

E non è finita qui. Continuando a ragionare come la pulzella che scopre Locke e quindi un mondo meraviglioso (come tutta la sinistra) andiamo a fare un confronto tra una nazione comunista ed una moderatamente liberista che le sta immediatamente dietro il confine : La Corea del Nord

Ecco, questa è la nazione culla del comunismo, baluardo della peggior religione ideologica che sia esistita su questa terra, messa a confronto con la Corea del Sud

penisola corea politica
penisola corea politica
penisola corea
penisola corea
penisola corea di notte
penisola corea di notte

Belle foto? Sopratutto quella notturna è stupenda, notate nulla di strano? No? Osservate bene, lì dove dovrebbe eserci la Corea del Nord c’è un buco nero

Ho voluto esagerare sovrapponendo l’immagine notturna satellitare alle altre due ed ecco il risultato.

Notate la differenza? Osservate bene l’illuminazione delle città. Magari fate un confronto anche con la Cina, poco più a nord o con le regioni a Sud della corea del Sud. Confermando che quello che dice Jinzo è la realtà : … nella storia umana il benessere delle società è proporzionale alla libertà economica.

Morale : i comunisti invece di prendere in giro la gente con le liberalizzazioni dei fornai, dei parrucchieri e compagnia cantando (spingendo tutti alla collettivizzazione. Leggi cooperative), se proprio vogliono farci credere che hanno capito tutto del liberismo che liberalizzino le banche, le assicurazioni etc, permettano la libera circolazione del denaro invece di controllarlo e la smettano di rapinare il cittadino con tasse assurde ed inique.

Un’ultima cosa, e che la smettessero di essere superbi e presuntuosi perchè non sono gli unici ad avere il bene dell’intelletto, anzi. Dopo i disatri che hanno combinato e continuano a fare un pò di modestia ed una attenta lettura dei padri del liberismo non gli farebbe male … sia mai che si vaccinino contro il comunismo

Memento : Il liberismo è una teoria economica che prevede la libera iniziativa e il libero commercio (abolizione dei dazi) mentre l’intervento dello Stato nell’economia si limita al massimo alla costruzione di adeguate infrastrutture (strade, ferrovie ecc.) che possano favorire il commercio. Non è proprio quello che sta facendo la sinstra in Italia, anzi ficca il naso ovunque ci sia odore di spartizione e di potere politico.

Missili antisatellite Cinesi e scudo antimissile in basi europee

Il primo lancio operativo di un missile antisatellite cinese e l’avvio delle installazioni europee per il programma di difesa antimissile USA riaprono la questione della militarizzazione dello spazio e pone nuovamente l’accento sulle crescenti capacità militari di Pechino anche nei settori a maggiore sofisticazione tecnologica nei quali fino ad oggi operavano solo statunitensi e, con capacità più limitate, russi ed europei. Un missile KT-2, lanciato da una postazione terrestre situata nel centro spaziale Xichiang, nella provincia di Sichuan, ha distrutto l’11 gennaio un vecchio satellite FY-1C in orbita dal 1999.
Washington ha espresso disappunto ma non sorpresa per il test cinese dal momento che il Pentagono ha sempre tenuto sotto stretta osservazione i progressi cinesi nei settori missilistico e spaziale. Lo sviluppo del KT-2 rientra nel più vasto programma di aggiornamento tecnologico dell’apparato militare cinese, che include la realizzazione di una portaerei e di una flotta con capacità oceaniche e l’ingresso in servizio di nuovi jet da combattimento J-10, ma apre anche pericolosi interrogativi circa la capacità di Pechino di contrastare la supremazia spaziale di Washington.

Del resto la Casa Bianca ha sempre respinto le proposte russe e cinesi per una messa al bando delle attività militari spaziali e nell’ottobre scorso ha reso nota una nuova dottrina strategica che prevede la possibilità di impedire l’accesso allo spazio a paesi ostili.
La sfida cinese non riguarda tanto le caratteristiche tecnologiche del missile quanto la sua capacità di distruggere i sofisticati satelliti da osservazione statunitensi (ma anche europei, israeliani, russi e giapponesi) che tengono sotto costante controllo la Repubblica Popolare e soprattutto i suoi siti militari e industriali.
Dalle prime indiscrezioni il KT-2 sembrerebbe essere un grande e pesante vettore derivato da un missile balistico a medio raggio, lanciabile quindi solo da grandi rampe terrestri facilmente vulnerabili in caso di guerra.
Nulla a che vedere con il missile antisatellite ASAT sviluppato dagli statunitensi per l’imbarco sui caccia intercettori F-15 Eagle nella seconda metà degli anni ’80. Forse nel vettore cinese c’è qualcosa della tecnologia sovietica che sviluppò missili sperimentali antisatellite a partire dagli anni ’70. Armi ufficialmente mai entrate in servizio attivo e tecnologicamente rese superate dai nuovi sistemi laser, in fase avanzata di sviluppo negli USA anche per abbattere missili balistici, considerati più efficaci e precisi per accecare o distruggere satelliti.
A preoccupare non è quindi la sofisticazione del vettore cinese che ha comunque colpito il bersaglio a 530 miglia dalla Terra ma la raggiunta capacità di Pechino, se non di competere con i suoi potenziali rivali spaziali, quanto meno di poterne ostacolare militarmente le attività.
Reazioni preoccupate al lancio del KT-2 si registrano anche in Gran Bretagna, Australia, Giappone Canada, Corea del Sud e Israele; alcuni di questi paesi hanno in passato fornito, insieme alla Russia, tecnologie “dual use” a Pechino applicabili ai sistemi spaziali e missilistici.

Riflessi strategici
Al di là degli aspetti tecnici del riuscito test cinese restano da interpretare gli effetti strategici. Pechino punta probabilmente a impressionare Washington per indurre la Casa Bianca a negoziare il disarmo dello spazio ma non è detto che il lancio del KT-2 non ottenga l’effetto opposto, accelerando i programmi statunitensi di difesa strategica allargati ai principali alleati.
Un rischio non trascurabile riguarda il possibile export della tecnologia del KT-2 in altri paesi, in particolare l’Iran di cui Pechino è il principale fornitore di equipaggiamenti militari e che soffre particolarmente il sorvolo dei satelliti spia occidentali sui suoi siti nucleari. La vicenda potrebbe poi imporre una nuova analisi della lunga crisi nucleare in atto con la Corea del Nord che ha catalizzato l’attenzione e la preoccupazione non solo di Washington ma anche di Tokyo e Seul. Il regime di Pyongyang dipende in toto dalla Cina per la sua sopravvivenza e non è detto che il tira e mola sulle armi atomiche non abbia costituito un diversivo utile alla Cina per distogliere almeno parzialmente l’attenzione internazionale dai suoi programmi militari. A conferma di questa ipotesi è giunta il 13 febbraio la firma, proprio a Pechino, dell’accordo con il quale Pyongyang si è impegnata a smantellare il suo arsenale nucleare in cambio di aiuti energetici.
Dall’intera vicenda poi dovrebbero trarre qualche buon insegnamento alcuni paesi europei, Italia in testa, che per concludere buoni affari premono per abrogare l’embargo sulle tecnologie militari alla Cina.

Lo “scudo” USA in Est EuropaNon è forse un caso che il test cinese abbia coinciso con l’iniziativa USA di stringere i tempi per la realizzazione di due basi nell’Europa orientale per i sistemi antimissile balistici. Le richieste di Washington ai governi di Repubblica Ceca e Polonia sono giunte dopo oltre due anni di negoziati e le ispezioni effettuate nell’estate scorsa da un team di 22 esperti americani in numerose installazioni nei due paesi membri della NATO. Repubblica Ceca e Polonia si erano resi disponibili, insieme all’Ungheria, ad ospitare basi del sistema di difesa antimissile concepito per difendere gli Stati Uniti e gli alleati dalla minaccia portata dai missili strategici che imbarcano testate chimiche, biologiche o nucleari. Armi sempre più diffuse anche presso potenze emergenti e stati potenzialmente ostili come Iran e Corea del Nord. Il premier ceco Mirek Topolanek, ha confermato la disponibilità ad ospitare (a Jince, vicino Praga, o nell’ex base militare di Libava, in Moravia) una stazione radar in grado di individuare rapidamente la presenza di missili balistici in volo: un’installazione che “servirà a rafforzare la sicurezza dell’Europa”.
Una richiesta analoga è stata inviata dagli Stati Uniti anche alla Polonia per realizzare, probabilmente a Wick Morski, nella Pomerania occidentale, una base di missili intercettori Ground Based Interceptor. Vettori già schierati nelle due basi americane di Fort Greeley (Alaska) e Vandenberg (California), custoditi in silos di lancio sotterranei e capaci di colpire in volo e a lunga distanza i missili balistici.
Il progetto di allargare ai partners della NATO la copertura del National Missile Defense, più noto come “scudo antimissile”, caldeggiato da anni da Washington, ha finora raccolto un cauto interessamento dagli alleati europei alcuni dei quali rivestono però una particolare importanza territoriale per gli Stati Uniti proprio per l’installazione di radar d’allarme precoce capaci di individuare la minaccia missilistica. Richieste per realizzare stazioni radar di questo tipo sono state poste alla Gran Bretagna e alla Danimarca, quest’ultima per una base da costruire in Groenlandia, oltre ai due siti in Repubblica Ceca e Polonia che risultano però troppo vicini ai confini orientali dell’Alleanza Atlantica per non preoccupare Russia e Bielorussia.
Mosca, già infastidita dall’ampliamento della NATO agli stati Baltici e agli ex membri del Patto di Varsavia aveva già definito le basi americane “una seria minaccia per la sicurezza nazionale” ritenendo che radar ad elevate prestazioni come quello che sarà istallato i Repubblica Ceca consentano soprattutto di controllare in profondità ogni movimento nei cieli russi. La reazione del Cremlino è stata definita “pura propaganda”da Topolanek ma non c’è dubbio che incuta serie preoccupazioni anche a Varsavia. Il ministro della difesa polacco, Radoslaw Sikorski ha affermato che “se Varsavia accetterà la proposta americana, dovrà essere certa che il livello di sicurezza nazionale verrà incrementato”. Un chiaro riferimento alla richiesta di ottenere da Washington ampie garanzie contro possibile reazioni di Mosca, maggiori forniture militari e soprattutto batterie antimissile Patriot in grado di difendere la Polonia anche dalla monaccia dei missili balistici a breve raggio russi.

Scudo allargato
Le costruzione delle due basi richiederà almeno tre anni e investimenti superiori ai 4 miliardi di dollari ma porterà alla creazione di mille posti di lavoro solo in Repubblica Ceca e notevoli ricadute economiche.
La piena operatività dipenderà però dal completamento del programma NMD previsto per il 2012 con un costo complessivo stimato in 100 miliardi di dollari.
Prima ancora di aver dimostrato la sua validità operativa, il programma di difesa antimissile sta modificando a vantaggio degli Stati Uniti alcuni equilibri strategici. Washington punta a coinvolgere nell’ombrello antimissile anche gli alleati del Pacifico. Lo sviluppo dell’arsenale strategico nordcoreano e la crescente potenza cinese anche nel settore spaziale ha indotto Giappone, Australia, e Corea del Sud ad aderire al programma nel quale vorrebbe essere pienamente integrata anche Taiwan. Un’adesione vista con interesse anche da Tokyo, interessata a contenere la potenza cinese, ma che ha già provocato la dura reazione di Pechino.

Da

Corea del Nord ed Iran: due diverse soluzioni per il disarmo nucleare

Mentre viene siglato l’accordo sul nucleare con la Corea del Nord, dopo una trattativa estenuante, a Washington tiene banco il dibattito in merito all’invio di ulteriori truppe in Iraq- sul quale il Congresso ha votato a sfavore- il Presidente Bush, intanto, rende noto alla stampa che truppe d’à©lite iraniane stanno rifornendo i miliziani sciiti con congegni esplosivi artigianali in grado di perforare le corazze dei mezzi pesanti, i quali sarebbero responsabili di centinaia di morti tra i soldati americani sul suolo iracheno.

Durante la corposa conferenza stampa tenutasi mercoledì nella sala est della Casa Bianca, il corrispondente della Cnn Ed Henry pone la sua domanda riguardo alla supposta correlazione tra gli attacchi alle truppe Usa in Iraq per mezzo dei congegni esplosivi artigianali e la volontà  degli alti dirigenti iraniani di portarli avanti.

Il presidente Bush accenna un sorriso come a voler dire, “guardi non è questo il punto“. Henry crede ci sia una contraddizione tra quello che i generali americani hanno fatto sapere sabato scorso, e cioè che i dirigenti iraniani abbiano ordinato alle Quds Force di attaccare in Iraq, e quello che il presidente sta dicendo ora, e cioè che non ci sono prove certe al riguardo, ma che di fatto questi corpi d’à©lite hanno a che fare con la morte di più di 170 soldati americani.

La risposta di Bush difatti insiste su questo punto: “A causa delle Quds Force ci sono armi in Iraq che stanno danneggiando le truppe americane…E spero che tu [Ed Henry n.d.r.] sappia, che le Quds Force fanno parte del governo iraniano, non sappiamo se Ahmadinejad ha ordinato a questi corpi speciali di attaccare, ma sappiamo che sono lì, ed io intendo fare qualcosa a riguardo, ho chiesto ai miei comandanti di fare qualcosa a riguardo e noi proteggeremo le nostre truppe“.

Si potrebbe pensare che non esistano relazioni tra gli scontri a fuoco che sono all’ordine del giorno in Iraq e le grandi manovre diplomatiche tese al disarmo nucleare: niente di più falso. Prima l’accordo con l’India, ora quello con la Corea del Nord e nel mezzo la questione iraniana, fanno da cornice agli scontri quotidiani dei soldati Usa contro gli insorti iracheni.

Oggi tra i democratici c’è chi sta già  accusando Bush di voler entrare in guerra contro l’Iran e di voler utilizzare le Quds Force come pretesto per un via libera, prendiamo ad esempio le parole che Hillary Clinton ha pronunciato al senato dopo la conferenza stampa del presidente: “Credere che la risoluzione del 2002 che autorizzava l’utilizzo della forza contro l’Iraq costituisca un assegno in bianco per utilizzare la forza contro l’Iran, sarebbe un errore di proporzioni storiche“.

Da parte sua Bush descrive queste illazioni come “sciocche”. Oggi, di fronte ad una minaccia simile, i politici americani si dividono mentre l’affondamento della corazzata “Maine” davanti al porto dell’Avana nel 1898 (in circostanze peraltro sospette) e la conseguente morte di più di 250 marinai statunitensi, provocò la reazione compatta della nazione e l’inizio della guerra ispano-americana (Remember the Maine, to hell with Spain!). Come cambiano i tempi.

Ma chi sono queste Quds Force? E cosa sono questi ordigni esplosivi improvvisati? I Quds sono un’unità  d’à©lite delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. La loro attività  primaria pare consista nel condurre attività  di addestramento per i gruppi rivoluzionari islamici, e sembra che rispondano in prima istanza all’Ayatollah Ali Khamenei (non nominato da Bush appositamente, visto che gli Usa non riconoscono autorità  politica al leader religioso).

I Quds si sono resi responsabili in passato del bombardamento delle caserme di Beirut nel 1983, ora, secondo il quotidiano egiziano al-Ahram, Ahmadinejad avrebbe contribuito con aiuti economici alle loro attività  militari. Gli ordigni esplosivi artigianali (I.E.D.) sono invece bombe di fabbricazione artigianale che possono contenere sostanze tossiche, o schegge metalliche in grado di perforare le corazze dei veicoli militari tipo l’Humwee.

Questi congegni possono essere attivati a distanza per mezzo di un radiocomando o possono contenere un detonatore in grado di farli esplodere al passaggio dei convogli nemici.

Intanto, nel giorno di San Valentino, un’autobomba è esplosa nella città  di Zahedan (Iran) facendo saltare in aria un autobus che portava al suo interno alcuni membri delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, uccidendo almeno undici persone e ferendone 34, secondo quanto riferito da una agenzia stampa statale. Un membro del parlamento locale ha fatto riferimento alle “forze imperialiste” per spiegare l’attacco: leggi Gran Bretagna e Usa.

Ricapitolando: quello che prima era un conflitto armato sul suolo iracheno è ora diventato una guerra civile tra miliziani sunniti e sciiti, questi ultimi sarebbero poi supportati dalle Quds Force di provenienza iraniana, in questo senso i democratici rimproverano il presidente Bush di cercare un pretesto per attaccare l’Iran. Sempre l’Iran poi, a causa del suon ben noto atteggiamento di elusione nei confronti della Agenzia Internazionale per L’Energia Atomica (AIEA), avrebbe causato un impegno diplomatico da parte della presidenza Usa volto a concludere accordi bilaterali con le potenze in grado di sviluppare un arsenale nucleare.

In questo caso i democratici accusano Bush di essere troppo magnanimo nel concedere vantaggi ai paesi che rinunciano alla produzione di testate atomiche.

L’accordo sul nucleare con la Corea del nord

Sia il Sottosegretario di Stato Usa per gli Affari Politici, Nicholas Burns, che il nostro Premier Romano Prodi, si dicono convinti che l’accordo sul nucleare raggiunto il 13 Febbraio scorso con la Corea del Nord dovrebbe servire come modello per un eventuale trattativa con l’Iran.

Senza arrivare ad una tale punta di ottimismo, si può comunque notare il fatto che il governo di Teheran si trova ora sempre più isolato da eventuali partner “atomici”, dopo che, poco tempo fa, anche l’India aveva siglato un accordo con gli Usa. I sei paesi coinvolti nelle trattative di Pechino (Stati Uniti, Russia, Corea del Sud, Corea del Nord, Giappone e Cina) si sono accordati affinchè la Corea del Nord sospenda il suo programma di arricchimento dell’uranio e tutte le attività  correlate alla produzione di energia nucleare (oltre allo smantellamento delle centrali in uso) entro 60 giorni, consentendo poi le verifiche dell’AIEA.

In cambio Pyongyang riceverà  aiuti sotto forma di petrolio e altre forniture per centinaia di milioni di dollari. Visto che sono passati solo quattro mesi da quando il regime di Kim Jong II effettuò il primo esperimento nucleare, facendo esplodere una bomba nel sottosuolo, la fine delle trattative è stata salutata con un certo entusiasmo da parte della comunità  internazionale.

Considerando poi che si sta parlando di uno “Stato Canaglia” il risultato conseguito da  un segnale forte e chiaro all’Iran di Ahmadinejad, attorno al quale l’amministrazione Bush sta tentando di fare terra bruciata. La presenza della Russia come uno dei paesi mediatori non è infatti da sottovalutare, se si tiene conto che proprio Putin era stato in passato uno dei punti di riferimento della politica sul nucleare di Teheran.

C’è poi un questione molto importante da tenere in mente: la Corea del Nord è ad uno stadio di sviluppo di un arsenale nucleare molto più avanzato rispetto all’Iran. Mettere le due nazioni sullo stesso piano e proporre ad Ahmadinejad le stesse condizioni che sono state proposte a Kim Jong II, equivarrebbe a concedere più potere al governo di Teheran di quanto non ne abbia effettivamente.

Si tratta, in fondo, di una partita a scacchi e stupisce che gente così informata sui fatti come Prodi o Burns non abbiano tenuto conto di questo fattore nel loro giudizio. La Corea del Nord non può costituire un modello di come agire con l’Iran, semmai è quest’ultimo che deve tenere in mente il significato del trattato di Pechino.

Condooleza Rice ha definito l’accordo come un “buon inizio” e allo stesso tempo si è detta soddisfatta per la fine delle trattative, in totale sintonia con le voci che arrivavano da Washington lo stesso giorno (13 febbraio) e che definivano il patto a sei come un “primo importante passo in avanti” nell’ottica di denuclearizzazione della Corea. Stesso atteggiamento di soddisfazione per quanto riguarda il presidente Bush, mentre da Mosca giungevano notizie di un velato ottimismo.

Da registrare invece la reazione dell’Ex-ambasciatore delle Nazioni Unite, John Bolton, il quale non appariva altrettanto soddisfatto. Secondo lui sarebbe sbagliato incentivare gli stati canaglia come la Corea del Nord ad abbandonare i loro programmi atomici per mezzo di aiuti energetici, visto che un tale comportamento smentisce quella che per anni è stata la politica estera americana. “I don’t do carrots” è stata una della sue eloquenti frasi in merito, ovvero: “non offro carote”.

Quello di Bolton è un atteggiamento negativo nei confronti dell’accordo ma che trova comunque dei sostenitori anche all’interno della stessa ala neo-conservatrice. Secondo il Daily Herald, ad esempio, Elliot Abrams, uno dei consiglieri di Bush sulla Sicurezza Nazionale, avrebbe fatto notare a Tony Snow ( segretario dell’ufficio stampa della Casa Bianca) che un accordo del genere concede troppo spazio di manovra al paese comunista.

La replica di Snow, però, lo avrebbe rassicurato del fatto che gli aiuti energetici arriveranno sul suolo coreano solo nel caso in cui Kim Jong II rispetti gli accordi fino in fondo.

La risoluzione contro l’invio di truppe a Bagdad

Il Senato, nelle vesti del popolo americano, deve essere chiaro con il comandante in capo [Il Presidente] sul fatto che egli non ha più un timbro di gomma per la questione irachena“, con queste parole-timbro di gomma sta per autorità  indiscutibile- il leader della maggioranza Harry Reid, Democratico del Nevada, ha aperto la votazione di sabato, preceduta da quella del giorno prima al Congresso, nella quale si dibatteva la stessa questione: l’invio di ulteriori truppe in Iraq e il relativo stanziamento di fondi.

Il Congresso Usa a maggioranza democratica ha approvato, nella giornata di venerdì, un risoluzione non vincolante che si oppone all’invio di ulteriori truppe in Iraq con un margine di 246 voti a 182. Sembrerebbe proprio un veto di tipo “politico” in quanto durante le prossime elezioni chi si sarà  dimostrato contro la guerra godrà  certo di vantaggi dal punto di vista della popolarità . Visto che l’elettorato si dimostra stanco (secondo tutti i sondaggi) di sentir parlare del conflitto iracheno, i democratici ed alcuni repubblicani danno al popolo ciò che il popolo vuole e lasciano intendere di non avere intenzione di proseguire la guerra.

Alle volte però un leader deve saper prendere decisioni impopolari e non può limitarsi a governare secondo il sentire comune. Come detto, comunque, la risoluzione non è vincolante e il presidente Bush ha già  fatto sapere che non intende in alcun modo dare retta al Congresso. Nelle parole del senatore repubblicano dell’Indiana Richard Lugar, che ha parlato alla trasmissione “Face the Nation” (CBS): “Credo che il presidente opporrà  il suo veto e che tale veto sarà  duraturo“.

Mentre Nancy Pelosi ha reso noto che il veto concerne soltanto l’iniezione di nuove truppe e non il supporto economico che sarà  loro fornito (circa 93 milioni di dollari) e che questo rappresenta “un messaggio forte” all’amministrazione Bush.

I democratici hanno come obbiettivo quello di limitare la portata dell’autorizzazione a procedere che il Presidente Usa ricevette nel 2002, prima dell’inizio del conflitto iracheno. Come ha sottolineato il Democratico del Michigan Carl Levin: “Cercheremo di ottenere una modifica a quella autorizzazione in modo di limitare la missione delle truppe americane ad un compito di supporto invece che di combattimento, il che è molto differente dal tagliare semplicemente i fondi“.

Nella giornata di sabato, poi, la risoluzione “anti-Bush” non è passata al senato visto che non si è raggiunto il quorum necessario dei 60 voti (56-34). La motivazione ufficiale per la disfatta della risoluzione non vincolante riguarda la questione dei fondi. Secondo i senatori all’opposizione questo provvedimento sarebbe senza significato proprio perchè non conterrebbe nulla riguardo allo stanziamento del denaro necessario.

Per il capo della minoranza Mitch McConnel (Repubblicano del Kentucky): “Questa risoluzione non vincolante non fa nulla sul piano pratico ma è stata disegnata per disapprovare la nuova missione…il nostro punto di vista è che non si può discutere la nuova missione in Iraq senza discutere lo stanziamento di fondi per le truppe“.

Di tutt’altro avviso il senatore democratico dello stato di New York Charles Schumer, che avrebbe detto: “Stiamo appoggiando una guerra civile in Iraq…le truppe americane non dovrebbero essere nel mezzo di quella guerra…per dirla in maniera gentile, l’escalation del Presidente è male indirizzata“.

Mentre il Segretario di Stato Usa, Coondoleeza Rice era in visita a Baghdad, nell’ambito di un meeting con i leader mediorientali, ha ricordato alle truppe che, nonostante il dibattito politico che si sta svolgendo a Washington, il loro contributo è “molto apprezzato”. Tale dichiarazione è stata poi seguita dalle frasi di George W. Bush il quale ha ricordato che, seppure i senatori “hanno tutto il diritto di esprimere le loro opinioni…I nostri uomini e le nostre donne in uniforme contano sui loro leader affinchè questi provvedano a rifornire loro del supporto necessario per portare a termine la missione“.

Ovvio che, dopo un simile dibattito, la stampa Usa si scateni nel commentare ciò che succede a Washington. In un articolo di Ellen Ratner apparso su WorldNetDaily, ci si chiede come sia possibile che il tema della risoluzione non vincolante abbia assunto una posizione di tale rilievo in mezzo a tutti gli altri temi che dovrebbero avere la loro importanza come il riscaldamento globale, l’immigrazione, l’Afghanistan, la questione delle cure mediche etc.

Inoltre la Ratner fa un paragone interessante tra la situazione politica al Congresso ed il capitano di una una nave che, attraversando acque tempestose, si ritrovi a dover dibattere con l’equipaggio in merito alla direzione da prendere. La prematura fine del battello su di uno scoglio sarebbe inevitabile. Robert Novak sul Washington Post ha invece puntato sul fatto che il Democratico John Murtha, alleato strategico di Nancy Pelosi, con le sue moine contro lo stanziamento di fondi per le truppe, sta tentando di assumere il comando della politica Usa in Iraq, per quanto possa sembrare strano. Ovviamente quella di Novak è una provocazione.

E chiaro, però, che l’aumento di truppe in Iraq, vista l’impossibilità  pratica di un ritiro immediato dei soldati americani dal conflitto, non farebbe che aumentare la sicurezza di quelli che sono lì ora a rischiare la vita quotidianamente. Forse è questo che i pacifisti non riescono a vedere: se la politica americana ci ha insegnato qualcosa è che spesso i Democratici prendono le posizioni dei Repubblicani e viceversa, ora chi è contro la guerra in generale, dovrebbe riconoscere che fare rischiare la vita a dei soldati per partito preso non è certo la decisione più saggia.

Andrea Loquenzi

Connessione cubana e terrorismo

Castro e Ruhullah Musavi Khomeini
Castro e Ruhullah Musavi Khomeini

“I popoli ed i governi di Iran e Cuba possono mettere gli Satati Uniti di America in ginocchio”
Fidel Castro

Il terrorismo internazionale è un male che attacca senza fare distinzioni.
E’ un vincolo che unisce quelli che usano la morte e la distruzione come strumenti per seminare terrore tra i popoli che intendono soggiogare.
I bersagli sono, di solito, vittime innocenti usate per lasciare prova tangibile della loro capacità  di arrecare danno. Il terrorismo contemporaneo è uno sforzo mirato a smontare e, al limite, a distruggere l’ordine democratico stabilito. Il suo potere si basa sul grado di freddezza con cui si porta a termine il crimine. Non stiamo parlando di gruppi isolati o di azioni scollegate tra di loro, bensì di una rete internazionale, solidamente strutturata nella quale si ritrovano diverse chiavi di lettura del fenomeno. Mascherate da ideologie o religioni, condividono profondi nessi con il più nefasto dei sentimenti: l’odio.

“Sopra ogni cosa dobbiamo mantenere vivo il nostro odio ed alimentarlo fino al parossismo”, queste sono le parole del guerrigliero Ernesto Che Guevara poco prima della sua morte. Il suo messaggio di addio instava all’uso dell’odio come strumento di lotta. ” L’odio intransigente verso il nemico che porta l’essere umano al di là  delle sue limitazioni e lo fa diventare una fredda e selettiva macchina per uccidere”.

Il macabro messaggio diventò credo ufficiale di ogni cubano inviato a lottare in guerre internazionaliste e nella filosofia di ogni movimento guerrigliero contemporaneo.

Durante gli ultimi 40 anni il terrorismo internazionale ha avuto un nefasto padrino nella figura di Fidel Castro.

Il presidente degli Stati Uniti d’America, George W.Bush, come risposta agli attacchi terroristici dell’11 Settembre 2001 ha avvertito che non sfuggiranno i colpevoli e nemmeno chi li ospiti o li protegga.
Basta solo dirigere lo sguardo a 90 miglia a sud della Florida per trovare un paradiso per terroristi e fuggitivi che vivono sotto la protezione del regime cubano.
Alla luce dei fatti piu recenti, come l’arresto di Ana Belèn Montes, funzionaria del Dipartimento della difesa (il Pentagono per intenderci) degli Stati Uniti, accusata di essere una spia di Cuba e arrestata dieci giorni dopo gli attacchi dell’11 Settembre, sorgono serie domande.

Castro e Muammar Gheddafi
Castro e Muammar Gheddafi

Che ruolo gioca Fidel Castro nella vendita di informazioni ai paesi terroristi? Gli arresti e le condanne di cinque spie (nella realtà  sono 11 ma non ne è stata fatta menzione alcuna *) della chiamata Rete Avispa e le ammissioni di colpevolezza da parte dei rimanenti sette membri hanno chiarito che piu che spiare gli esuli cubani la priorità  per Cuba era avere informazioni sulle basi militari americane e l’introduzione di armi attraverso le isole della Florida.

L’isola di Cuba per la sua privilegiata vicinanza agli Stati Uniti continua ad essere un trampolino per il contrabbando.

Un giorno prima degli attacchi contro le Torri Gemelle ed il Pentagono è stata pubblicata la notizia dell’arresto di quattro cittadini cinesi responsabili traffico di esseri umani, che, al costo di 60.000 dollari a persona introducevano clandestini in territorio americano facendoli passare per Cuba ed altre isole dei caraibi. Un altro fatto degno di nota: tre cittadini afgani arrestati nelle isole Cayman sono stati accusati di essere entrati in territorio americano in modo illegale, provenienti da Cuba.
Ancora piu preoccupante è la testimonianza di un disertore afgano che si allenava in uno dei campi di Osama Bin Laden nelle montagne di Kunar. Costui ha testimoniato circa la presenza di armi chimiche e mercenari sudanesi, libici e cubani.
Come non credere che Fidel Castro sia ancora una pedina chiave nell’aiuto logistico al terrorismo internazionale?
E’ molto probabile che la disinformazione fornita dalla spia Belen Montes abbia cambiato la percezione generale facendo credere che Castro non rappresenti una minaccia per gli Stati Uniti. Invece il suo arresto subito dopo i fatti dell’11 Settembre evidenziano che la percezione è cambiata.
Il rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano che disegna i profili dei protagonisti del terrorismo mondiale include Cuba nella lista degli stati connessi con il terrorismo.
Il segretario di stato americano alla difesa Donald Rumsfeld ha parlato alla rete televisiva CBS lo scorso anno per evidenziare il collegamento: “sappiamo quali stati figurano nella lista dei paesi terroristi, l’Irak è uno di questi, come la Siria, la Corea del Nord, Cuba e anche la Libia”. Sappiamo che questi stati hanno fornito protezione ed assistenza a organizzazioni terroristiche per portare a termine azioni in altri paesi”.
Il segretario Rumsfeld ha puntualizzato che questi paesi sono molto attivi in programmi di guerra chimica e batteriologica.
Osama Bin Laden è considerato il principale responsabile del crimine che è costato la vita a più di 6000 cittadini civili l’11 Settembre. Ma fatti come questi sono il risultato delle azioni di estremisti che hanno trovato formazione, allenamento, e supporto economico e professionale in una ampia rete internazionale terrorista.

Per piu di 40 anni Cuba è stata una pedina chiave in tale rete del terrore.

 Castro e Saddam Hussein
Castro e Saddam Hussein

Il recente arresto dell’ “ambasciatore” dell’esercito irlandese Niall Connolly, inviato a collaborare con la guerriglia colombiana ha reso pubblico il fatto che il terrorista irlandese Sien Fein da cinque anni vive ed opera a Cuba e ha contattato la guerriglia colombiana con l’aiuto dei servizi segreti cubani. Il ministro degli esteri spagnolo, senza preoccuparsi degli interessi degli investitori spagnoli sull’isola, ha accusato L’Avana di dare asilo e supporto logistico ai terroristi baschi dell’ETA.
Ieng Sary, uno dei capi dei Khmer Rossi, responsabile dell’assassinio di piu di due milioni di cambogiani, ha comprato una fattoria a Cuba per scappare dalla giustizia e “vivere in pace”.
L’FBI ha denunciato che Cuba ospita, come minimo, 77 ricercati dalla giustizia americana.
La visita di Fidel Castro a maggio del 2001 nei paesi arabi e le sue provocatorie dichiarazioni contro il governo americano, danno la prova del ruolo che ancora oggi Cuba gioca come epicentro del terrorismo internazionale. Secondo il giornale Ettelaat, Fidel Castro è stato ricevuto da centinaia di studenti dell’Università  Tarbiate-Modarres a Teheran, che urlavano: “guerriglia! Guerriglia!”. La risposta del padrino del narco-terrorismo è stata, secondo il giornale Kayhan: “Solo rimane uno Sha nel mondo, e quello Sha è l’imperialismo americano!”..vicino alla mia patria. E’ uno Sha sfruttatore, e così come quello dell’Iran è stato abbattuto, anche questo Sha cadrà “.

Il collegamento cubano con il terrorismo internazionale nacque agli inizi degli anni sessanta. Sotto la copertura di medici e insegnanti migliaia di cubani furono inviati in Algeria.

Solo due anni più tardi ci fu il golpe marxista in quella regione.

Il nuovo leader di Zanzibar si appropriò dell’isola africana nel 1964 dopo aver trascorso tre anni allenandosi a Cuba con i suoi uomini.
John Okello scatenò un massacro paragonabile a quello di Fidel Castro quando prese il potere nel 1959. Attraverso il terrore Cuba contribuì a creare una solida base operativa per penetrare nel continente africano dando così inizio all’esportazione di guerriglieri a poco prezzo, per cortesia di Fidel Castro.
In Guinea i consiglieri cubani erano i “genizaros” che accompagnarono Francisco Macias Nguema fino al termine del suo regno del terrore, responsabile della morte di 50 mila dei 350 mila cittadini della ex colonia spagnola.
Nell’estate del 1968 si allargò il raggio d’azione.
L’Unione Sovietica, che grazie ai generosi sussidi economici tolse a Cuba la sua autodeterminazione, chiese a Fidel Castro di consegnare le redini della sua politica al Cremlino e di mettere i suoi servizi segreti a disposizione del KGB. Proprio durante quell’estate, i comunisti arabi riuniti a Mosca, ricevettero l’ordine di infiltrare spie nel movimento armato palestinese.
Il padrone sovietico impartiva gli ordini e Cuba li eseguiva, rendendo il suo territorio terreno di addestramento di terroristi delle piu varie tendenze e nazionalità .
Le basi per queste operazioni sovversive si crearono nel gennario del 1966.
Alla Conferenza Tricontinentale all’Avana, alla quale assistettero 513 delegati rappresentanti di 83 gruppi del terzo mondo: alla base vi era la convinzione di intraprendere la lotta armata contro l’imperialismo; Fidel Castro apriva le porte di Cuba al terrorismo con il suo appoggio incondizionato a tutti i movimenti rivoluzionari del mondo.
Da quel momento il nuovo fronte era un’organizzazione, con sede a Cuba, di solidarietà  con i paesi africani, asiatici e latinoamericani, conosciuta col nome di OSPAAL. Il suo primo segretario generale fu il rinomato assassino Osmany Cienfuegos. La sua crudeltà  nel rinchiudere piu di 100 prigionieri in un camion chiuso ermeticamente e la conseguente morte per asfissia di molti di questi, gli conferiva tutti i titoli per questo nuovo incarico.
La sinistra radicale d’Africa, Europa, Asia, Nord e Sud America, è rimasta unita a benedire Fidel Castro nel suo avvilente linguaggio della violenza.
Vennero scatenati disordini in Francia, Germania, nelle Università  degli Stati Uniti e in Turchia. Il rumore delle armi scosse anche il Giappone con in testa l’estremista Zengakuren. Scoppiò la violenza nei territori baschi ed in Irlanda del Nord.

In ogni singolo focolaio è stata provata la presenza cubana.

Castro e Yasser Arafat
Castro e Yasser Arafat

La dottrina del libro rosso di Mao Tse Tung e la logorroica retorica di Fidel Castro contaminavano le menti dei giovani e nel frattempo a Beirut, George Habash inaugurava un nuovo stile di terrorismo mandando un commando a dirottare un aereo di El Al a Roma, dove un altro protetto di Fidel Castro, lo stravagante miliardario Giangiacomo Feltrinelli, faceva pubblicamente appello alla guerra di guerriglia.
A Rio de Janeiro, Carlos Maringhella pubblicò il mini manuale della guerriglia, e L’Avana si incaricò della sua distribuzione. Fidel Castro riceveva migliaia di tecnici sovietici che imponevano la volontà  del Cremlino.
Fra i piu importanti vi era Victor Simenov il quale fu messo a capo della Direzione Generale della controintelligenza cubana (DGI).
Tutti i movimenti terroristi internazionali dell’epoca avevano un debito con L’Avana. Tutti ricevevano addestramento a Cuba nonchè aiuti economici e logistici nelle ambasciate cubane in tutto il mondo.
Un colonnello del KGB, certo Vadim Kotchergine fu incaricato di fare in modo che Fidel Castro non mettesse in atto le sue volontà  di distruzioni apocalittiche.
La richiesta di Castro a Nikita Kruschev di lanciare missili verso gli Stati Uniti durante la Crisi di Ottobre, era un avvertimento per i sovietici a non lasciare libertà  di movimento al “pazzo caraibico”.

Nei primi anni settanta, un disertore della DGI, Orlando Castro Hidalgo, testimoniò davanti al Senato americano. Castro Hidalgo illustrò la complessa rete d’appoggio che offriva Cuba tramite le sue ambasciate ai movimenti terroristici.
Denaro, biglietti aerei, alloggio, passaporti e visti erano solo alcune delle agevolazioni che Cuba dispensava generosamente, mentre la sua popolazione era vittima della povertà , ufficializzata dalla tessera di razionamento.
Più tardi il suo superiore comandante e capo della missione cubana in Francia, Armando Lopez Orta, un generale della DGI che operava con il nome in codice di “Archimede”, fu espulso dalla Francia per aver dato appoggio logisitico a Carlos Ilich Ramirez, il noto terrorista venezuelano (ricordatevi la nazionalità  e fate il paio con chavez) detto “lo sciacallo”. Le ambasciate cubane in tutto il mondo alimentavano una complessa rete di terroristi e iniziarono anche ad attuare un reclutamento su larga scala.
Un altro ufficiale della DGI, Adalberto Quintana si rendeva importante per lo sviluppo di una complessa rete che si espandeva per il mondo molto velocemente. Le “Brigadas Venceremos” vennero create con lo scopo di destabilizzare il “nemico del nord”. Migliaia di studenti americani furono addestrati all’arte di creare caos in grande scala, nel fomentare rivolte e azioni violente. Esistono documenti che che raccolgono le lezioni che venivano impartite a Cuba nei campi di addestramento: gli ingenui americani venivano illusi di fatti come in mancanza d’armi un pezzo di legno con un chiodo può essere efficace come una pistola.
Più tardi sarebbero stati i sandinisti e i palestinesi coloro che avrebbero goduto le maggiori attenzioni per quanto riguardava l’addestramento. I militari che portarono il terrore in Nicaragua nell’epoca sandinista furono tutti addestrati a Cuba.
Poi sarebbe arrivato Yasser Arafat insieme a George Habash all’Avana per creare le basi di quello che sarebbe stato l’inizio di una lunga e continua cooperazione cubana con i movimenti palestinesi e i regimi terroristici medio orientali che ancora oggi sono al potere. La complessa rete d’appoggio offerta dalle ambasciate cubane alla Siria ed al Libano è servita da ombrello per i gruppi terroristici del medio oriente.
Negli Stati Uniti l’allora ambasciatore cubano all’Onu, Ricardo Alarcon, appoggiava apertamente i palestinesi. L’ambasciata cubana a Cipro si incaricava di sommistrare armi all’OLP.
Nel 1978 come documentato dalla stampa libanese, arrivarono i primi “consiglieri” cubani nei campi di addestramento dell’OLP.
Nello stesso anno l’agenzia Reuters confermava che migliaia di adepti dell’OLP riceveva addestramento a Cuba.
Era il risultato dell’accordo firmato da Castro e Arafat per la cooperazione militare e la fornitura di armi ai territori palestinesi.
Fidel Castro non tarda² a manifestare per l’ennesima volta il suo antiimperialismo denunciando gli accordi di Camp David qualificandoli di “tradimento” ( e la spinta della sinistra mondiale li fecero naufragare quando sembrava che la pace fosse a portata di mano, ndr).
Un anno dopo il giornale inglese The Economist rivelava prove inconfutabili circa la cooperazione tra Cuba ed OLP per offrire addestramento ai guerriglieri.
Questa volta lo scenario sarebbe stato il centro america. Ancora la piaga dei conflitti armati che minacciava l’emisfero occidentale aveva le sue origini all’Avana.
Nello Yemen del sud si era creato un altro fronte di cooperazione con Cuba.
Ricevevano addestramento di guerriglia da istruttori cubani i tedeschi de Baader Meinhof fino ai giapponesi, turchi, iraniani, armeni, curdi, italiani e francesi.
In Algeria si sono create condizioni simili per l’addestramento del fronte Polisario con l’aiuto di personale cubano sotto le spoglie di medici e maestri.
Nel 1980 quando Muammar Gheddafi accolse sotto la sua protezione i terroristi baschi 150 istruttori cubani vennero incaricati di addestrare i baschi che ancora oggi seminano terrore in Spagna.
La cooperazione di Cuba con la Siria e Libano si sarebbe rivelata importante nella destituzione dello Sha di Persia in Iran.
Le attività  giunsero al punto che, secondo il giornale svizzero Journal de Geneve, dei missili Sam trasportati a bordo di navi sovietiche insieme a un contingente che sbarcò nel paese arabo con passaporti falsi, permessi di lavoro e ottima conoscenza dei dialetti e delle abitudini dei diversi paesi della zona.
Cortesia di Cuba, molti di loro erano stati perfettamente addestrati nell’arte della guerriglia urbana, la lotta nel deserto, operazioni di demolizione e sabotaggio a installazioni petrolifere etc.
Queste tattiche, più tardi, sarebbero state insegnate ai guerriglieri colombiani delle FARC (Fuerzas armadas revolucionarias colombianas) e all’ELN Esercito di liberazione nazionale che ancora oggi mantengono attive basi a Cuba.
In quel periodo sorgono in tutta Cuba campi che sono stati utilizzati per l’addestramento di diversi gruppi latinoamericani come i Montoneros argentini, i Tupamaros uruguaiani e Sendero Luminoso in Perà¹.
In meno di 3 mesi si rendeva un giovane inesperto in un’autorità  nell’uso di esplosivi, sabotaggi e guerriglia urbana.
Ancora una volta Cuba era responsabile dello spargimento di sangue nel continente americano. E negli anni 80 l’esportazione del terrore prese una piega militarista quando le truppe cubane giunsero in Africa e nei paesi arabi.
Fonti della NATO a Bruxelles informarono che tra i cadaveri recuperati nello Yemen del Nord c’erano dei cubani.
Più tardi il conflitto angolano lasciò una scia di morte e devastazione con l’aiuto di truppe cubane.
Fidel Castro, come Osama Bin Laden è un elemento dannoso che si nutre dell’odio per imporre le sue terribili dottrine.
Entrambi pretendono dominare le società  libere attraverso il terrore. Entrambi hanno passato le frontiere dei loro feudi per diffondere il terrore nell’umanità .
Nell’ultimo vertice Iberoamericano a Panama, il presidente del Salvador, Francisco Flores ha avuto il coraggio di affrontare il dittatore cubano e di ricordargli la sua responsabilità  nell’aver sparso tanto sangue nel Salvador mentre tanti altri presidenti codardi sono rimasti zitti.
Il presidente George W. Bush ha detto che questa guerra contro il terrorismo perseguiterà  e punirà  i colpevoli e i loro complici.

C’è una frase che turba in modo particolare il dittatore cubano: “o sono con noi o sono con i terroristi” (il governo italiano ha fatto la sua scelta).
L’enorme file di Fidel Castro indica che al comandante restano pochi amici.

Di Ninoska Perez Castellon Miami, Florida Settembre 2001