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Veicolo Blindato Anfibio di Iveco e Oto Melara

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Il nuovo Veicolo Blindato Anfibio

Lo scorso 20 dicembre presso l’Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri di Nettuno è avvenuta la presentazione da parte del CIO – società consortile Iveco DV e Oto Melara – del Veicolo Blindato Anfibio (VBA) sviluppato per soddisfare le esigenze della Forza di Proiezione dal Mare. L’evento è stato organizzato per mostrare in attività il nuovo mezzo che ha fatto registrare una forte impressione per la sua mobilità sia in terra che in mare e per la sua silenziosità, una piattaforma per la quale il CIO ha speso sinora circa 20 milioni di euro come investimenti fatti interamente con capitale a rischio delle due società e con l’obiettivo di offrire all’Esercito e alla Marina un mezzo quasi del tutto completo per ridurre i tempi di sviluppo.

Il VBA rappresenta quindi una sorta di sfida tecnologica che il CIO ha voluto intraprendere sviluppando questo 8×8 ottenuto associando allo scafo SuperAV (Iveco DV) la torre remotizzata HITFIST ORCWS armata con l’ATK Mk44 da 30 mm (Oto Melara) anche se per le esigenze italiane potrebbe essere montata l’arma da 25 mm. Il blindato è stato presentato per la prima volta all’Eurosatory di Parigi dello scorso anno ma nella presentazione di Nettuno si è voluto mostrare le sue notevoli caratteristiche di galleggiabilità e mobilità in acqua per non parlare della presa di terra, importante per un mezzo anfibio ruotato.

L’elevata mobilità grazie ai tre assi sterzanti risulta poi essere importante per le attività operative in ambiente urbano caratterizzato da spazi di manovra ristretti. Come già detto il VBA risponde alle esigenze dell’Esercito e della Marina che vogliono sostituire i cingolati AAV-7 (Assault Amphibious Vehicle-7) operativi con i reggimenti San Marco (Marina) e Lagunari (Esercito). Mezzi piuttosto anziani per non dire obsoleti che hanno scarsa autonomia e offrono una protezione inadeguata a fronte delle nuove minacce, non fosse altro che per la loro mole non indifferente. Il nuovo anfibio presenta una massa in combattimento per 24 tonnellate (anfibio) e 25 t (terrestre), è dotato di un motore intercooler da 13 litri con 6 cilindri Cursor 13 da 560 hp dell’Iveco: è stato più volte sottolineato come l’adozione di un propulsore civile è stata dettata dalla scelta di un motore ampiamente affidabile perché montato sugli autocarri Iveco.

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At Eurosatory 2012, the International Defence & Security of Paris (France), the Italian Defence Companies IVECO Defence Vehicles and OTO Melara presents for the first time a new wheeled armoured infantry figting vehicle the VBA, a combination of the SUPERAV of Iveco D.V. and the HITFIST OWS weapon station turret of Oto Melara, developed to match the requirements of the new Italian Amphibious Brigade. With outstanding
mobility on land and in the water and airtransportability in a C130, the VBA provides an optimum blend of tactical, operational and strategic mobility. Its HITFIST OWS weapon station incorporates the latest technologies in the fields of electronics, signature and Man Machine Interface (MMI) with outstanding performances in terms of lethality, survivability and fightability.

Il propulsore offre prestazioni elevate e notevole silenziosità, ha il cambio automatico ZF7HP902 con convertitore di coppia a 7 marce più retromarcia. Dispone di trazione integrale distribuita per l’impiego della collaudata driveline ad H montata sulle Centauro e Freccia; su strada il VBA può raggiungere una velocità di oltre 100 km/h mentre a quella di 70 km/h la sua autonomia è di circa 800 km. Per la navigazione è stato scelto un concetto modulare (integrazione volumi esterni aggiuntivi) per incrementare la galleggiabilità del mezzo. La propulsione marina è ottenuta con due eliche a quattro pale intubate che consentono al mezzo la velocità di oltre 5 nodi grazie anche alla particolare forma dello scafo, consentendogli di navigare anche con un mare superiore a forza 3. Il nuovo blindato presenta una lunghezza di 7,92 m, una larghezza di 2,72-3,00 m, un’altezza di 2,31 ed ha un peso a vuoto di 15 t. Molta cura è stata posta nella protezione ottenuta con la separazione della cellula protetta dalla sagoma esterna e dallo scafo dalla forma a V che consente di deflettere la maggior parte dell’energia espressa dall’esplosione di una mina; il VBA offre per un veicolo della sua categoria il più alto livello di sicurezza (livello 3 STANAG 4569). Il blindato offre un volume interno di 14 metri cubi ed è in grado di trasportare una squadra di 10 fucilieri più pilota, capocarro e cannoniere. Per l’armamento la soluzione scelta è stata quella di una torretta a controllo remotizzato Oto Melara HITFIST ORCWS (Overhead Remote Controlled Weapon System) con cannone ad alimentazione elettrica (chain gun) ATK da 30 mm Bushmaster con guscio completamente chiuso ma che consente all’operatore di accedervi dall’interno senza mai esporsi; al cannone è coassiale una mitragliatrice da 7,62 mm. La torretta consente un brandeggio elevato (da -10° a +75°) molto utile in ambienti ristretti come quelli della urban warfare perché consente di ingaggiare obiettivi posti anche in posizioni elevate (finestre, tetti); sul lato sinistro della torretta può essere montato anche un lanciatore per due missili controcarro Spike.

Il VBA non interessa però soltanto la Difesa italiana ma anche il DoD statunitense per i suoi Marines che vogliono affiancare i loro AAV-7A1 cingolati con piattaforme ruotate per incrementare la mobilità in profondità dopo aver lasciato l’area di sbarco. Nell’ambito del programma Marine Personnel Carrier (MPC), l’US Marine Corps ha emanato una specifica per un mezzo che riunisca in sé una velocità su strada come quella dei mezzi leggeri, una fuoristrada come i carri Abram con dimensioni tali da essere trasportabili su aerei da trasporto C-17. Lo scafo del VBA, più conosciuta come Super AV, ha raccolto l’interesse dell’USMC che ha interessato delle aziende statunitensi per prendere contatto con Iveco Defence Vehicles. Nel giugno 2010 è stato raggiunto un accordo di licenza con la BAE Systems North America che consente di partecipare alla gara per il programma MPC e la versione “americana” sarà di poco più alta e larga rispetto allo scafo del VBA. La presentazione a terra e in mare del nuovo blindato anfibio ha colpito favorevolmente per la silenziosità del mezzo, la sua notevole mobilità sia a terra che in acqua. Il giorno della presentazione il mare era calmo ma il giorno precedente il blindato aveva offerto ottime prestazioni entrando in mare con condizioni Forza 2-3.
Speriamo che nessun magistrato solerte danneggi la nostra industria a vantaggio di altre straniere o che nessun politico faccia il bravino come in precedenti occasioni.

L’esercito mangia franco-tedesco

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continua il discount italia : appalti per 154 milioni di euro a Dussmmann e Gemeaz. I due gruppi, con 73 e 80 mln, lasciano le briciole alla italiana Ar Alimentari dei Russo.

Un esercito di giovanotti e giovanotte in buona salute. Che lavorano, fanno attività sportiva per tenersi ben addestrati e dunque mangiano di conseguenza.
Così, per nutrirli ogni giorno, lo stato italiano, ministero della Difesa, ha bandito nel complesso 2 gare di appalto, per la bellezza di oltre 154 milioni di euro, aggiudicate in larga parte ai tedeschi e ai francesi, per la soddisfazione di Frau Angela Merkel, cancelliere di Germania, e anche del presidente transalpino François Hollande, che con i paesi mediterranei di Eurolandia, a parole tanto negletti, continuano a fare affari d’oro.
Anche in settori, come quello alimentare, che rappresentano uno dei punti di eccellenza del made in Italy.
Ma tant’è, l’esercito ha rispettato la normativa europea, ha bandito la gara, e i vincitori, per la parte mense e ristorazione, sono risultati il Raggruppamento temporaneo di imprese Dussmann service, braccio italiano del Dussmann group di Monaco di Baviera, e il Raggruppamento temporaneo di imprese Gemeaz Elior, che fa capo al colosso francese Elior, terzo gruppo della ristorazione collettiva in Europa.
Le prime colazioni, i pranzi e le cene serviti nelle mense dell’esercito, insomma, viaggeranno sull’asse Berlino-Parigi.
E magra consolazione, anche se il business è pur sempre rilevante, è scoprire che la Ar Alimentari, industria conserviera della famiglia Russo, è riuscita a conquistare un appalto di oltre 1,551 milioni di euro per la fornitura di 115.500 razioni di viveri da combattimento.
Una cifra comunque ridotta per un’azienda che fattura oltre 300 milioni di euro e lavora il 20% di tutta la produzione di pomodori del Sud d’Italia. E che recentemente, è storia del febbraio 2012, ha fatto entrare nella Newco Pia (controlla lo stabilimento di Foggia), con la quota di maggioranza del 51%, i giapponesi della Mitsubishi.
L’accordo ha consentito di «attrarre ingenti capitali esteri al Sud», ha spiegato il patron Antonino Russo, 81 anni.
Ma è un dato di fatto che nel pacchetto di gare aggiudicato dall’esercito alla Ar Alimentari e dunque all’Italia sono andate le briciole di una torta spartita quasi equamente tra tedeschi e francesi.
Il gruppo Dussmann, attraverso Dussmann service, ha conquistato i lotti 1, 5 e 6 (rispettivamente oltre 21,64 milioni, 29,927, e 21,6 milioni) della gara più importante e porterà quindi in Germania un bottino di 73,177 milioni di euro.
Una bella sommetta che la dice lunga sull’importanza del mercato italiano per un gruppo che in tutto il mondo realizza, dati 2010, un giro di affari di 1,57 miliardi di euro.
A Gemeaz Elior, invece, sono andati i lotti 2, 3 e 4, rispettivamente di 23,161 milioni, 30,456 e 26,451 milioni, cioè oltre 80 milioni di euro.
Il gruppo transalpino, controllato al 100% dalla Holding Bercy Investissements (Fonds Charterhouse 62,3%, Bim 24,7%,Fonds Chequers 7,8% altri con il 5,2%) nell’ottobre 2011 ha realizzato un giro di affari di 2,814 miliardi di euro e un fatturato consolidato, tra ristorazione e servizi per le imprese e l’istruzione, sanità e concessioni autostradali e aeroportuali, di 4,175 miliardi.

Link
http://www.analisidifesa.it/2012/09/lesercito-presenta-le-nuove-razioni-k/

Allarme su diffusione radicalismo islamico nelle carceri europee

radical-islam1Dietro le sbarre cresce il proselitismo islamico. A evidenziarlo è lo studio ‘La radicalizzazione del terrorismo islamico. Elementi per uno studio del fenomeno di proselitismo in carcere‘, condotto dal magistrato Francesco Cascini, direttore dell’Ufficio per l’attività ispettiva e di controllo presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dai vice commissari che hanno partecipato al 2° corso di formazione dell’Issp (Istituto superiore di studi penitenziari). Dalla ricerca, spiega rivista ‘Le Due Citta”, mensile ufficiale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ‘‘emerge una situazione allarmante -descritta dall’Europool e da altri osservatori europei- nel Regno Unito dove la radicalizzazione avviene grazie all’influenza di altri detenuti o i colloqui con familiari e visitatori autorizzati per l’assistenza religiosa”.
Negli istituti di pena londinesi risulta che molti detenuti non musulmani ”siano stati costretti, con la violenza fisica, a convertirsi all’Islam, a non consumare carne di maiale e a seguire i dettami della sharia’‘.
E proprio in un carcere inglese Richard Reid, cittadino britannico, si converti’ all’islam ”e inizio’ la sua formazione terroristica che lo porto’ ad addestrarsi in Afghanistan e in Pakistan e, infine, nel dicembre 2001, a tentare di far esplodere un aereo in rotta verso Miami imbarcarcandosi con polvere e detonatore nascosti nelle scarpe”.
Anche in Italia, evidenzia il rapporto, ”esistono casi analoghi, sia pure meno eclatanti, come quello di Domenico Quaranta, convertito all’islam nel penitenziario di Trapani, riarrestato nel 2002 per il compimento di attentati incendiari ad Agrigento ed all’interno della metro’ di Milano, e poi riconosciuto imam dai detenuti accusati di terrorismo internazionale nel carcere dell’Ucciardone dove si trova tuttora”.
Il ‘Quaderno’ documenta anche i risultati di un monitoraggio avviato nel 2004 dall’Ufficio per l’Attività Ispettiva e del Controllo. Dopo aver individuato tre figure ricorrenti tra gli islamici praticanti (i leader e/o conduttori di preghiera, i promotori della creazione nelle carceri locali di incontro tra detenuti di fede islamica; i partecipanti agli incontri), è stato elaborato un indice di ‘attenzionabilità” e desunto, dallo studio delle ordinanze di custodia cautelare, che la maggior parte dei leader appartenevano ai gruppi terroristici Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento), Gicm (Gruppo Islamico Combattente Marocchino), Al Quaeda e Hamas.
L’islamizzazione in senso jihdaista passa prima attraverso la radicalizzazione, il rifiuto integrale dell’Occidente, e trova terreno fertile in individui fragili che ”cercano nell’Islam una tregua da un passato inquieto e credono che alcune azioni, come ad esempio la partecipazione ad un attentato suicida, possano offrire un’opportunità per la propria salvezza e perdono”.
Molti detenuti abbracciano l’Islam per essere accettati nella comunità di individui che sono già musulmani e per acquisire/consolidare un’identità (come dire delinquenti tra delinquenti).
Quasi tutti prima della conversione conoscono poco o affatto la religione islamica. Prevenire il proselitismo significa dunque in primo luogo riconoscere il fenomeno della radicalizzazione violenta, aspetto che pone un problema di formazione specifica del personale europeo, penalizzato dalla barriera linguistica e dalla profonda diversità culturale. tutti gli stati membri dell’Europool.
In Italia nel 2009 l’Ufficio per l’Attività ispettiva e del controllo del Dap ha predisposto insieme alla direzione generale del personale e della formazione, specifici moduli di formazione sul terrorismo internazionale che si aggiungono ai programmi dell’Istituto superiore di studi penitenziari dei quali fa parte anche anche il dossier curato da Cascini.
Gli autori approfondiscono anche aspetti specifici riguardanti il trattamento e la sicurezza come l’Islam e il ruolo della donna operatrice penitenziaria’ (Aureliana Calandro), il ruolo del ministro di culto islamico (Nadia Giordano), la gestione della socialita’ (Giovanni La Sala), la vigilanza della Polizia Penitenziaria sui detenuti di matrice terroristica radical religiosa (Salvatore Parisi), gli strumenti della prevenzione (Melania Quattromani), la gestione penitenziaria e la devianza criminale (Giuseppe Simone), le azioni di contrasto del fanatismo islamico (Pasquale Spampanato).
Il ‘Quaderno’ è un approfondimento specifico del più generale tema del proselitismo in carcere, ”questione antica”, scrive nell’introduzione Massimo De Pascalis, direttore dell’Issp, ma purtroppo ancora attuale benchè la riforma penitenziaria del 1975 avesse creato i presupposti per un cambiamento radicale del Sistema penitenziario italiano, trasformandolo da ‘Università del crimine in luogo per il recupero di valori sociali‘ (islamici).

L’Italia ha eroi di guerra però se ne vergogna

colonnello marco centritto
Colonnello Marco Centritto

Potremmo chiamarli ”eroi ignoti”, o quasi, i militari decorati il 10 maggio a Viterbo in occasione della festa dell’Aviazione dell’Esercito. Di loro ha parlato il sito specializzato Perseo News e i loro nomi sono apparsi sulla Gazzetta Ufficiale insieme ad altri soldati decorati per le operazioni dell’estate 2009 in Afghanistan. In tutto una decina tra paracadutisti e piloti di quegli elicotteri da attacco Mangusta che dal 2007, anno in cui furono schierati a Herat, hanno salvato la vita a centinaia di soldati italiani, alleati e afghani caduti nelle imboscate talebane. I cannoni da 20 millimetri e i missili Tow dei Mangusta hanno ucciso in cinque anni un numero elevato di miliziani che nessuna fonte ufficiale indicherà mai. Indipendente dal colore dei governi di Roma Sulle operazioni belliche, sul numero di nemici uccisi e sugli atti di eroismo dei nostri soldati in Afghanistan la Difesa ha sempre mantenuto un basso profilo. Parlare di battaglie, nemici uccisi ed eroi che fanno strage di talebani manderebbe in soffitta anni di retorica sulle “missioni di pace” che evidenzia le attività umanitarie dei nostri militari e nasconde dietro silenzi ed eufemismi i combattimenti. Come in tutte le guerre, anche in quella afghana non mancano gli atti di valore. Sono decine i militari italiani decorati negli ultimi anni per eroismo in combattimento (anche in Iraq) la gran parte dei quali destinati a restare sconosciuti o quasi all’opinione pubblica. Tra gli ultimi dieci decorati c’è il colonnello Marco Centritto (nella foto), medaglia d’oro al valore dell’Esercito. Nell’estate 2009 guidava a Herat la task Force Fenice che raggruppa gli elicotteri Mangusta da attacco, Chinook cargo e AB 205 multiruolo. Centritto è pilota provetto di tutti questi velivoli e in quell’estate calda, che vide i parà della Folgore guidati dal generale Rosario Castellano all’offensiva in tutto l’Ovest afghano per strappare ai talebani il controllo del territorio, non era difficile vederlo decollare ai comandi di un agile Mangusta e il giorno dopo ritrovarlo alla guida di un pesante birotore Chinook. La motivazione della decorazione, ottenuta per gli atti di valore compiuti tra il 10 e il 14 giugno nei settore di Bala Murghab, parla chiaro. Alla guida dell’aeromobile, benché colpito dal fuoco avversario in più punti del velivolo, con manifesto rischio della propria vita completava le missioni di volo e perseverava nel garantire il prezioso supporto di fuoco. Grazie alla pronta capacità di reazione, all’indomito coraggio e all’efficacia dell’azione, riusciva a neutralizzare la minaccia e a completare con successo le missioni affidategli”. Tradotto dal militarese Centritto e i suoi piloti si distinsero nella battaglia per allargare l’area controllata dagli italiani a Bala Murghab. Scontri durissimi che videro i jihadisti decapitare alcuni soldati afghani catturati e nei quali, solo il 10 giugno, vennero uccisi oltre 90 talebani molti dei quali falciati dalle raffiche dei Mangusta. In quel settore il colonnello Marco Tuzzolino, alla testa del 183° reggimento paracadutisti, ha meritato la medaglia d’argento al valore per aver guidato l’assalto al posto di frontiera con il Turkmenistan di Monchak, occupato dai talebani, “conducendo personalmente un elisbarco ad altissimo rischio”. Il colonnello Andrea Ascani e il maggiore Stefano Salvadori sono stati decorati rispettivamente con la medaglia al valore d’argento e di bronzo per l’intervento effettuato il 28 agosto 2009 a Pusth Rod, 20 chilometri a nord di Farah, dove i talebani attaccarono una stazione di polizia afghana il giorno dopo aver fatto esplodere un ordigno sotto un blindato Lince dei paracadutisti. I Mangusta intervennero in soccorso degli agenti afghani sotto assedio e Ascani “a rischio della propria vita, benché fatto segno a fuoco e con il proprio elicottero colpito, proseguiva nell’azione riuscendo a neutralizzare gli elementi ostili”. Anche l’elicottero di Salvadori venne colpito dal fuoco talebano ma il maggiore “proseguiva con efficacia l’azione di contrasto , fino alla neutralizzazione delle sorgenti di fuoco ostili”. Eroi di guerra, decorati oggi quasi in silenzio per battaglie combattute e vinte tre anni or sono.

Gianandrea Gaiani

Italiani all’offensiva in Afghanistan

lince della folgore a balamurghab
lince della folgore a balamurghab

Truppe italiane all’offensiva in tutta la provincia di Farah con l’obiettivo di ripulire le strade dalla minaccia talebana che da quelle parti si manifesta quasi ogni giorno con attentati dinamitardi, imboscate e attacchi con razzi e mortai. Il comando alleato di Herat, il Regonal Command West guidato dal generale Luciano Portolano, l’ha chiamata Operazione Copperhead e ha messo in campo oltre la metà delle quattro task force da combattimento italiane schierate nell’Afghanistan Occidentale. La “battaglia delle strade” viene combattuta ormai da anni dalle truppe alleate e dai reparti afghani con l’obiettivo di rendere sicure le vie di comunicazione che uniscono Bala Buluk a Farah City, quest’ultima a Bakwa e al distretto orientale del Gulistan e il tratto di Ring Road  (l’arteria che attraversa gran parte del Paese) che da Bala Buluk conduce a Delaram e alla confinante  provincia di Helmand. Un triangolo che ha sempre visto intensi scontri tra forze alleate e insorti. Questa volta però le forze messe in campo dagli italiani sono di un’entità senza precedenti: a giudicare dai reparti impegnati almeno un migliaio di militari italiani più altrettanti afghani. Il 152° reggimento “ Sassari” (Task Force South) manovra con un paio di “kandak” (battaglioni afghano) affiancati da consiglieri militari italiani per snidare gli insorti a nord di Farah City rinforzato lungo la Ring Road dai blindati pesanti Freccia dell’82° reggimento fatti affluire da Shindand dove ha sede la Task force Center guidata dai fanti aeromobili del 66°reggimento. Più a est, nel settore più caldo assegnato alle truppe italiane, i fanti di Marina del “San Marco” hanno più difficoltà ad allargare l’area delle operazioni intorno alle  loro basi situate in pieno territorio ostile.

“Attacco all’avamposto Snow”
Si tratta dei distretti di Bakwa e Gulistan, infestati da insorti e milizie narcos che proteggono le vaste coltivazioni di oppio e dove la presenza di truppe e agenti di polizia afghani e poco più che simbolica anche per la difficoltà di rifornire i reparti lungo l’unica strada, la 522, esposta alle imboscate e piena di ordigni improvvisati. Qui gli italiani sono arrivati solo nel settembre 2010 e da allora è in questo settore che il nostro contingente ha registrato le perdite più elevate. Non è un caso che la risposta talebana alla vasta offensiva italiana si sia verificata qui, dove gli insorti sono più forti e mantengono un buon controllo del territorio.  Nel pomeriggio del 2 febbraio hanno attaccato il Combat Out Post “Snow”, l’estremo avamposto italiano situato a Buji presidiato da alcune decine di marines del “San Marco” e già in passato teatro di numerosi attacchi. Un assalto coordinato effettuato con la copertura di mortai al quale i fanti di Marina hanno risposto con armi leggere e con i mortai pesanti da 120 millimetri. Per respingere l’attacco, che non ha provocato feriti tra gli italiani, è stato necessario anche l’intervento aereo di cacciabombardieri alleati che hanno colpito le postazioni talebane. Un compito che da pochi giorni sono autorizzati a svolgere anche i 4 cacciabombardieri italiani AMX  basati a Herat. Non è la prima volta che i talebani lanciano massicci assalti al Cop “Snow” (durante uno dei quali il 31 dicembre 2010 venne ucciso il caporal maggiore degli alpini Matteo Miotto) senza dubbio la postazione italiana più esposta e pericolosa dove la guarnigione viene rifornita con gli elicotteri.

Sequestri di armi e droga
Secondo quanto riferito dal Comando di Herat durante l’operazione Copperhead si sono registrati scontri quotidiani con un numero non precisato di insorti rimasto sul terreno mentre altri sono stati catturati. Alcuni sospetti terroristi  sono stati arrestati perché trovati in possesso di diverse tipologie di esplosivo, inclusi 800 chili di nitrato d’ammonio, il fertilizzante utilizzato per produrre bombe artigianali. Gli italiani hanno recuperato diversi  ordigni improvvisati già pronti all’uso e di due auto-bombe, probabilmente da impiegare contro colonne o postazioni militari. L’operazione ha portato inoltre al recupero di ingenti somme di denaro in valuta pakistana, di mezza tonnellata di oppio e 80 chili di eroina e hashish, a conferma dello stretto legame che lega l’attività dei narcos e degli insorti. Sempre nella provincia di Farah una ventina di miliziani ha invece consegnato le armi aderendo al programma governativo di reintegrazione che negli ultimi due mesi ha coinvolto oltre 350 insorti in tutto l’Ovest afghano. L’operazione Copperhead è scattata in concomitanza con il completamento della seconda fase della “transizione” nel settore sotto comando italiano che dal novembre scorso ha visto le forze di sicurezza afghane assumere la responsabilità della sicurezza di due distretti della provincia di Badghis e della quasi totalità di quella di Herat, 13 distretti su 16, ad eccezione di Shindand, Obeh e Chisht-e Sharif che restano sotto il controllo italiano.
Rifacimento della Ring Road a nord
Il comando italiano, ch ha ricevuto il 9 febbraio la visita dell’ammiraglio Jamres Stavridis, Comandante supremo della Nato è impegnato anche nella sicurezza ai lavori di pavimentazione della Lithium Route, importante arteria che collega la provincia di Badghis con il settore Nord del Paese a guida tedesca. Lavori che rappresentano il successo dell’intensa campagna operativa condotta dal 151° Reggimento della brugata Sassari (Task Force North) in stretta collaborazione con le forze speciali americane e di sicurezza afgane nel settore settentrionale dell’area di responsabilità del Rc-West, creando le necessarie condizioni di sicurezza per la realizzazione di importanti progetti di sviluppo nel settore infrastrutturale. In pratica si tratta del rifacimento di un tratto importante della Ring Road, l’arteria più importante dell’intero Afghanistan tra Bala Murghab e il confine con il vicino comando Regione Nord (Regional command North- Rc-North) a guida tedesca. Lavori consentiti da un investimento di 80 milioni di dollari che la Asian Development Bank (Adb) ha aggiunto alla cifra di 340 milioni già stanziati per il progetto.

Gianandrea Gaiani

Eurogendfor : addio Carabinieri

scudetto eurogendfor
scudetto eurogendfor

«Aboliscono i Carabinieri», sussurra un maresciallo preoccupato. Per un inspiegato decreto eurocratico, non devono più esistere Polizie militari nei Paesi europei. Entro il 2011, se abbiamo capito qualcosa dell’ambiguo e silenzioso progetto, il nostro maresciallo preoccupato non sarà più «maresciallo» ma ispettore; l’appuntato diverrà «assistente», un brigadiere capo sarà sovrintendente, insomma saranno trasformati in agenti di polizia civili, senza stellette. Dipendenti degli Interni e non della Difesa. I Paesi che non aboliranno la loro Polizia militare andranno incontro a gravi sanzioni europee.
E tutto ciò, avviene nel più completo silenzio e senza la minima protesta. I Carabinieri sono, fra le istituzioni, quella che gode della maggiore e più costante fiducia dell’opinione pubblica; costantemente, i sondaggi mostrano che gli italiani lo sentono il corpo più sicuro, colonna storica della nazione: possibile che nessun politico o giornale sollevi la questione? Che tutti in silenzio accettino la cancellazione di un ente di così precisa identità, con due secoli di storia e tradizione militare? L’Arma ha da poco conquistato lo status di quarta forza armata (alla pari con l’Esercito, l’Aviazione , la Marina), ossia un’autonomia che gli alti ufficiali hanno fortemente voluto (e brigato, con la loro potenza ragguardevole presso la politica); è possibile che i generali adesso cedano quella autonomia ed autogoverno senza fiatare? Per quanto «usi a obbedir tacendo», la cosa appare strana.
La risposta si trova forse nel fatto che non tutti i carabinieri passeranno alla Polizia di Stato. Una parte del personale – soprattutto gli ufficiali – rimarrà nell’Arma, e manterrà le sole funzioni di polizia militare: non più però come corpo al servizio dell’Italia, ma come corpo sovrannazionale.
Confluendo in un nuovo leviatano eurocratico, denominato «Eurogendfor», orwelliana sigla per Forza di Gendarmeria europea. http://www.eurogendfor.org/
Eurogendfor è nata in Olanda il 18 ottobre 2007 col «trattato di Velsen» (uno dei tanti trattati di cui i cittadini non sanno nulla), firmato dai Paesi che sono dotati di Polizie militari: Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia nacional) e Olanda (Marechaussée) e ovviamente, per l’Italia, i Carabinieri.
Eurogendfor è una super-polizia sovrannazionale. Cioè (articolo 5) «a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche». Una forza «pre-organizzata e dispiegabile in tempi rapidi» e capace «di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi».
Quali crisi? Si allude cripticamente a quelle definite «nel quadro della dichiarazione di Petersberg». Così, ecco un altro trattato ignorato dai cittadini. Poche righe ufficiali avvertono che «Il Consiglio ministeriale della UEO, riunito a Petersberg, presso Bonn, approvò, il 19 giugno 1992, una Dichiarazione che individuava una serie di compiti, precedentemente attribuiti alla stessa UEO, da assegnare all’Unione Europea; le cosiddette ‘missioni di Petersberg’ sono le seguenti: missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace». http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/
Ea UEO è un vecchio arnese dell’atlantismo bellico, sopravvissuto alla guerra fredda. Adesso scopriamo che parte dei suoi compiti sono stati assunti dalla UE. E che i Carabinieri fanno parte di una forza armata permanente per «interventi umanitari», «guerra al terrorismo» ed altre guerre senza fine e non dichiarate, come sono diventate d’attualità dopo la scomparsa del Nemico sovietico. Evidentemente, questi conflitti devono essere resi permanenti. I nuovi carabinieri de-nazionalizzati interverranno in tutto il mondo. Non è chiaro se interverranno anche per sedare «crisi» sociali in Europa, contro i loro stessi cittadini. Apparentemente sì: Eurogendfor potrà svolgere sul suolo italiano tutte le attività sopra descritte. Si aspettano chiarimenti.
La formazione del corpo militare eurocratico è già avanzata. A Gennaio, Maroni ha inviato (alla chetichella) osservatori in Francia per studiare le soluzini adottate da Sarkozy per la denazionalizzazione della Gendarmerie e la riduzione dei suoi membri di basso livello a poliziotti.
Uno degli aspetti inquietanti è la sede scelta per Eurogendfor: la caserma dei carabinieri «Generale Chinotto», che si trova a Vicenza. La stessa città dove è situata la più grande base militare statunitense in Italia, base che non è a disposizione della NATO ma soltanto del Pentagono, che vi mantiene un buon numero di testate nucleari.
Gli americani avranno voce in capitolo nell’ordinare le «missioni» per Eurogendfor? Viste le comprovate politiche subalterne dell’eurocrazia, il sospetto è lecito. Potrebbe chiarirlo la lettura accurata del trattato di Velsen: un trattato che non è dato leggere da nessuna parte. Non è stato allegato nemmeno alla proposta di legge della costituzione di Eurogendform per la parte italiana, presentata il 28 dicembre 2009. Vi è solo un riassunto del trattato, ad istruzione dei parlamentari che devono ratificarlo. E’ allegata anche la «dichiarazione d’intenti» firmata nel 2004, ma il trattato di Velsen (che consta di 47 articoli) no. Curioso.
E chi comanda su Eurogendfor? Un comitato interministeriale (orwellianamente CIMIN) con sede pure a Vicenza, composto dai rappresentanti ministeriali dei Paesi aderenti (per l’Italia, Difesa ed Esteri). Questo CIMIN esercita in esclusiva il «controllo politico» sulla nuova Polizia militare e decide di volta in volta le condizioni di ingaggio di Eurogendfor; e al Cimin solo Eurogendfor risponde. In altre parole, Eurogendfor non risponde ad alcun Parlamento, nè nazionale nè europeo.
E se già così la cosa appare di una gravità assoluta, (una forza di Polizia militare sovranazionale che non risponde delle proprie azioni ad alcun parlamento, ma solo ad un comitato interno) è leggendo il disegno di legge numero 3083 – A, passato al Senato (anche in questo caso nel più assordante silenzio) il 4 marzo 2010, che si coglie la assoluta pericolosità di tale struttura.
Infatti leggendo gli atti si scopre che la Eurogendfor (già assolutamente attiva e funzionante benché l’Italia ancora non abbia ratificato), SOSTITUENDO e/o rinforzando le forze di polizia aventi status civile, può compiere un ampio spettro di attività:

– garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico;

– eseguire compiti di polizia giudiziaria;

– monitorare la polizia locale nell’adempimento dei propri servizi

– compiere investigazioni criminali

– dirigere la pubblica sorveglianza

– regolamentare il traffico

– operare come Polizia di frontiera

– acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence

– proteggere la popolazione e la proprietà,

– ecc..

Ma ancora non basta, perché questa super Polizia sovranazionale gode anche di una sorta di totale immunità a livello internazionale. Infatti, leggendo il trattato si apprende che:

Articolo 21) i locali, edifici, archivi (anche informatici ed anche se non ivi presenti) appartenenti ad Eurogendfor sono inviolabili;

Articolo 22) le proprietà ed i capitali di Eurogendfor sono immuni da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria;

Articolo 23) tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possono essere intercettate;

Articolo 28) i Paesi firmatari rinunciano a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L’indennizzo non verrà richiesto neanche in caso di ferimento o decesso del personale di Eurogendfor;

Articolo 29) gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in uno specifico caso collegato all’adempimento del loro servizio.

E’ stata, in altri termini, creata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà (leggi immunità) e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno.
Ora diventa forse più chiaro perché nessun vertice dell’Arma dei Carabinieri ha mosso alcuna obiezione alla legge di riforma che la vuole sotto le dirette dipendenze del ministero dell’Interno.
A finire sotto quel ministero saranno solo i sottufficiali e la truppa. Per gli ufficiali, l’Arma aumenta il suo potere: dovrà rispondere solo al CIMIN (ovvero a ufficiali e rappresentanti del ministero Esteri e Difesa); manterrà i suoi poteri in Italia e anzi nel mondo, e facendo parte dell’Eurogendfor, godendo di privilegi e immunità che prima non avevano, fino ad una totale immunità e insindacabilità. Lo status di cui già godono anche più inquietanti «istituzioni» europee, da Eurojust (procuratori d’accusa) e Europol, anch’essi insindacabili e persino sonosciuti ai cittadini europei – ammesso che siamo ancora cittadini.

Di Solange Manfredi

http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/7362/nasce-eurogendfor-la-forza-di-gendarmeria-europea

http://www.governo.it/Notizie/Ministeri/dettaglio.asp?d=54308

http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Oggi/AttivitaOperativa/Statistica/2008/IlCoespuelEurogendfor/

http://www.carabinieri.it/editoria/il-carabiniere/anno-2005/aprile/arma-oggi/gendarmeria-europea-il-comando-in-italia