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Mercenari Italiani nel mondo

Sminatore italiano
Sminatore italiano

Più di una volta abbiamo sentito parlare di “mercenari” in Iraq, o in Afganistan. Bene, questi uomini stanno li per un lauto stipendio e per difendere gli interessi delle multinazionali.
I nostri media, giornali e televisioni hanno sempre riportato con grande enfasi l’invio di questi “fantomatici mercenari”. E’ arrivato il momento di smascherarli : Qui e qui trovate le informazioni necessarie per la loro messa in accusa.
Ovviamente sono polemico ma è bene sapere che l’organizzazione linkata è una ONG riconosciuta e finanziata dall’ONU. Purtroppo tra le loro fila non ci sono delle simone o dei gino strada o altre persone dichiaratamente schierate a sinistra e si sa quanto valore abbia questa appartenenza come effetto amplificatore.
Ma cosa fanno questi “mercenari”? Proviamo a dare una spiegazione rapida ed esaudiente : rischiano la vita per sminare, bonificare dalle mine i territori sui quali è stata combattuta una guerra. Vi ricordo che nel mondo ci sono, stimate, ancora 100 milioni di mine (50 delle quali di costruzione sovietica o di paesi dell’allora patto di Varsavia o ex comunisti o ancora comunisti).

Volete sapere come si esegue una bonifica? Continuate a leggere allora.
Intanto distinguiamo tra la bonifica operativa e quella umanitaria.

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Mina iraniana ritrovata in Bosnia

La bonifica operativa è quella che viene attuata in occasione di interventi militari. Tende a raggiungere risultati del 70% , 80 % , dove il restante 30-20 % rappresenta un rischio residuo accettabile in operazioni militari in quanto molto inferiore a quello rappresentato dal pericolo di essere colpiti da un proiettile vacante durante un conflitto a fuoco.
Ben altra cosa è la bonifica umanitaria che deve raggiungere risultati molto vicini al 100% e che non può accettare alcun rischio residuo se non quello dell’evento casuale.
In questo settore sono in corso moltissime attività  di ricerca e sviluppo per arrivare a realizzare sistemi che consentono di ottenere i migliori risultati con il minor costo possibile e con la massima sicurezza .
Un accenno và fatto alle tecnologie per il rilevamento e l’individuazione delle mine. Si tratta di un campo che ha avuto finora un ambito di applicazione meramente militare, ma che, grazie alla nuova sensibilità  mondiale, e diventato di grandissimo interesse anche per la ricerca e la tecnologia civile e quindi per le operazioni di sminamento umanitario. L’interesse maggiore è orientato verso sistemi elettronici , che consentono di individuare con la massima precisione possibile le aree minate e le zone trappolate.
Ottimi risultati sono giunti per es. dai radar gpr ad alta penetrazione, o georadar, capaci di analizzare il terreno a profondità  variabile da pochi cm fino ad un paio di metri. Ci sono poi le camere ad infrarosso termico. Le mine hanno una temperatura diversa rispetto al suolo anche nell’ordine di uno o due gradi. Le camere più sensibili captano variazioni entro il decimo di grado e sono quindi ideali per rilevare le mine. Poi ci sono i radar sar che utilizzano il principio dei satelliti e hanno raggiunto un’altissima risoluzione (una precisione nell’identificazione del corpo estraneo entro i due o tre centimetri).
Allo studio ci sono i cosiddetti “nasi artificialii”. Si tratta di sensori biochimici capaci di captare addirittura le singole particelle i materiale esplosivo contenuto nelle mine. L’utilizzo dei cani per fiutare l’esplosivo contenuto nelle mine e quindi segnalarne la localizzazione è molto importante, anche se risente dell’inquinamento del terreno e come o visto in Bosnia ed in Kosovo, dei limiti di resistenza di questi preziosi animali che possono essere utilizzati per un massimo di due o tre ore al giorno.

Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi
Il pappagallo verde è la mia più diffusa al mondo si calcola che tyra asia ed africa ce ne siano almeno 10 milioni disseminate sui campi

L’utilizzo dei mezzi meccanici è molto utile ed è anzi indispensabile specie nelle grandi superfici, ma da solo garantendo al massimo l’80%, non dà quella certezza di sicurezza che lo sminamento umanitario deve invece poter garantire.
L’obiettivo, comunque , non è semplice da raggiungere, molti sono i parametri in gioco che possono condizionare e per taluni aspetti invalidare i risultati, ma non per questo non può essere affrontato e risolto con risultati apprezzabili, come dimostrano le attività  di bonifica in corso in tutto il mondo, che sono portate avanti manualmente dagli specialisti del settore, sia civili delle organizzazioni non governative, che militari (e.o.d. dei vari eserciti) un lavoro lento, quello manuale, ma garante di risultati affidabili e non inferiori ad una probabilità  di successo del 99,9 %. I sistemi meccanici ed elettronici sono ancora allo studio mentre esiste la specializzazione dell’uomo assicurata dalla professionalità  maturata negli anni dagli specializzati militari, di cui l’Italia dispone in larga misura fra il personale dell’arma del genio, cresciuti tramandando una cultura specifica che trova origine nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale quando ufficiali e sottufficiali del genio bonificarono il territorio nazionale. Oggi, gli eredi di costoro sono gli specialisti dell’e.o.d. del genio militare che hanno operato in passato in Afghanistan, Kurdistan, Kuwait, Angola, Mozambico e che oggi operano in Bosnia, Kosovo, Iraq e di nuovo in Afganistan.
Nei programmi dello sminamento umanitario sono essenziali i seguenti parametri:

  • conoscenza del pericolo delle mine;
  • demarcazione delle aree minate e trappolate;
  • pronto soccorso e riabilitazione dei feriti ;
  • ricostruzione e sviluppo delle comunità  che hanno avuto problemi con le mine;
  • Formazione di specialisti locali per mettere loro in condizione di affrontare autonomamente l’impegno della bonifica.

Lo sminamento a favore dei civili si concretizza attraverso quattro diverse forme di intervento: lo sminamento strutturale, lo sminamento di programma, lo sminamento di prossimità , e lo sminamento cosidetto ” paesano ” .

  • lo sminamento strutturale si occupa della bonifica delle principali infrastrutture . In particolare, le prime fasi dell’intervento sono finalizzate alla bonifica delle strade e zone aeroportuali , con l’impiego dei sistemi meccanici realizzati per la bonifica operativa.
  • lo sminamento di programma viene attuato nell’ambito di un programma di sviluppo. Lo scopo e quello di facilitare la realizzazione di altri interventi tecnici ( sanitari , agricoli , urbanistici , idraulici etc . ) bonificando le aree di interesse da tutte le mine , trappole esplosive ed ordigni bellici ancora attivi.
  • lo sminamento di prossimità  orientato verso lo sviluppo di una bonifica a lungo termine. Ha lo scopo di restituire alla popolazione le condizioni essenziali per ritornare alla normalità . Il primo beneficiario di questo tipo di progetto è il gruppo comunitario a favore del quale si interviene e prevede la formazione di specialisti locali destinati alla condotta dei futuri programmi di bonifica. Lo sminamento di prossimità  coinvolge attivamente la popolazione e le attività  della bonifica operativa sono accompagnate da approfondite campagne di formazione sul problema delle mine .
  • lo sminamento cosi detto ” paesano ” finalizzato ad interventi locali, ma peculiarmente sviluppato per insegnare alla popolazione a convivere con le mine e le trappole esplosive difendendosi dalle stesse. Questo tipo di programma, generalmente , è sviluppato per aumentare il grado di sicurezza per le realtà  locali, a premessa di interventi di bonifica su larga scala. Il più delle volte , gli attori principali sono ex militari o abitanti del luogo che vengono abilitati ad operare per azioni di sminamento su scala micro-locale. Questi programmi sono attualmente in parte ed in alcune località  attuati da organizzazioni non governative, impiegando specialisti di maturata esperienza .

A premessa di ogni intervento è comunque essenziale disporre di mezzi idonei al rilevamento delle mine e adottare tecniche che garantiscono l’individuazione degli ordigni. Una delle possibili tecniche, quella più comunemente applicata da tutti gli esperti , è quella che vede il ricorso al sistema del prodding, , che consiste nel sondare il terreno mediante particolari aste rigide che consentono di individuare le mine interrate. Il prodding è efficace in quasi tutti i terreni e normalmente viene integrato dall’impiego di rilevatori di mine a funzionamento elettronico , non sempre affidabili in quanto molto condizionati dalle condizioni ambientali , dalle temperature estreme e dai terreni con presenze di elementi metallici
Vediamo ora in particolare come si procede alla bonifica di un’area minata di piccole dimensioni con il sistema del prodding. Per effettuare la bonifica di un’area minata, bisogna applicare delle procedure che dipendono da:

  • grandezza dell’area da bonificare;
  • numero e tipo di mine presenti;
  • numero di sminatori disponibili.

Il nucleo di bonifica di base è costituito da :

  • capo nucleo;
  • operatore sondatore;
  • operatore con apparato rilevatore.

Nella fase preparatoria, che precede l’inizio della bonifica, gli specialisti recuperano carte della zona e sviluppano una capillare operazione di intelligence, nell’intento di acquisire il massimo numero di informazioni sul campo minato e sul tipo di mine.
Svolta l’attività  informativa e ricognitiva che ha permesso di individuare sia l’andamento sia l’ampiezza dell’area minata ed eventualmente il tipo di mine, verrà  redatto un progetto d’attuazione che prevede diverse fasi d’intervento:

  1. segnalazione del campo minato tramite fettucce con scritte mine, organizzazione della zona di intervento per quanto concerne il sostegno logistico, il posto di sosta, l’assistenza sanitaria, eventuale centro di raccolta di mine e la dislocazione dei materiali esplosivi necessari alla bonifica.
  2. realizzazione della bonifica di un corridoio largo un metro e lungo 44 metri sulla fronte anteriore dell’area minata.questo corridoio viene creato per permettere ai nuclei bonificatori di agire in una zona certamente pulita da ordigni.
  3. una volta che il nucleo iniziale ha raggiunto i 24 metri di bonifica sul fronte anteriore, si potrà  dare inizio alle operazioni di bonifica in profondità , perpendicolarmente alla fascia iniziale, da parte del 1° nucleo.
  4. ogni qualvolta che il nucleo raggiunge la profondità  di 20 metri potrà  iniziare il lavoro il nucleo successivo e cosi via.
  5. fase: quando il nucleo iniziale avrà  terminato di bonificare i 44 metri del fronte del campo potrà  essere inserito nei nuclei di lavoro .
  6. ogni qualvolta che gli operatori rinverranno una mina questa sarà  segnalata tramite un cappellozzo bianco e rosso. Il capo nucleo provvederà  alla sua distruzione al termine della bonifica e, se ciò, non fosse possibile, procederà  all’eventuale disattivazione cioè all’inserimento della sicurezza per quanto riguarda le mine antiuomo, ed eliminazione della parte attiva (disinnescamento ) per le anticarro..
  7. al termine della bonifica della fascia di competenza ( 1 metro x 60 metri ) , il capo nucleo provvederà  alla distruzione sul posto delle mine antiuomo con l’impiego dell’esplosivo, sempre che questo sia possibile. Per quanto riguarda le mine a/c bisogna effettuare il ribaltamento delle stesse mediante una fune con gancio per ovviare all’eventualità  che siano provviste di congegni antirimozione. Effettuata questa operazione, la mina potrà  essere disinnescata e quindi recuperata.
  8. al termine delle operazioni viene redatto un rapporto di bonifica.

I mezzi impiegati per l’individuazione delle mine durante una bonifica sono :

  • la vista;
  • gli apparati cercamine;
  • le aste di sondaggio;
  • telai guida per il sondaggio.

In casi particolari per condizioni di terreno o di densità  di minamento, talvolta non è possibile applicare integralmente le norme per la bonifica descritta , questi casi sono i seguenti:

  • terreno con folta vegetazione;
  • gallerie stradali;
  • ferrovie e gallerie ferroviarie;
  • terreni acquitrinosi o temporaneamente allagati,
  • terreni eccezionalmente compatti o gelati;
  • terreni coperti da neve.

Effetti di una mina :
Il piede su una mina provoca un’onda d’urto di, più o meno, seimila metri al secondo, la temperatura al momento dello scoppio arriva a quattromila gradi e il rumore è di molto superiore a quanto possa sopportare l’orecchio umano. L’onda d’urto risale dal piede alla gamba e all’anca, le ossa del piede e della gamba si sgretolano, mentre il piede, la gamba e la coscia opposti, il basso ventre, talvolta il volto e gli occhi, rimangono offesi dalle schegge delle mine e da una moltitudine di materiali (sassi , pulviscolo, etc) proiettati dallo scoppio. Caduta al suolo, se non cade su una seconda mina, la vittima si trova in un grave stato di shock, con abbondante perdita di sangue. Queste appena descritte sono le conseguenze di una semplice mina a pressione ad effetto locale; le mine ad azione estesa e direzionali, come ad esempio quelle a frammentazione, che esplodono proiettando centinaia di piccole schegge, sono ancora più micidiali e provocano quasi sempre la morte delle persone investite che si trovano nel campo di azione delle mine.

Ho voluto descrivere cosa significa saltare su una mina, al fine di evidenziare la complessità  dei traumi fisici

Cluster, queste sconosciute sulla bocca di tutti

Attacco ad una formazione di carri con le cluster, in questo caso le submunizioni sono capaci di riconoscere i mezzi e si dirigono su di loro colpendoli dall'alto. Gli sbuffi di fumo grigio che vedete nel cielo sono il risultato della separazione delle bomblet (4 per grappolo) che si dirigono ognuna su un carro diverso. Leggermente più in basso noterete i paracaduti aperti. Più in basso ancora l'eplosioni e la posa delle submunizioni che non hanno identificato un bersaglio.
Attacco ad una formazione di carri con le cluster, in questo caso le submunizioni sono capaci di riconoscere i mezzi e si dirigono su di loro colpendoli dall’alto. Gli sbuffi di fumo grigio che vedete nel cielo sono il risultato della separazione delle bomblet (4 per grappolo) che si dirigono ognuna su un carro diverso. Leggermente più in basso noterete i paracaduti aperti. Più in basso ancora l’eplosioni e la posa delle submunizioni che non hanno identificato un bersaglio.

E’ dalla guerra del golfo che si sente parlare delle Cluster Bomb. L’impiego di queste armi tecnologiche in verità  è iniziato già  nella seconda guerra mondiale ad opera dei Tedeschi. Da allora Russi ed Americani hanno sviluppato la nuova tecnologia per armare i propri eserciti.

Gli USA impiegarono la nuova tecnologia in Vietnam ma con scarso successo (in seguito vedremo perchè) a causa del territorio prevalentemente ricoperto di vegetazione ad alto fusto.

I Russi fecero il loro debutto in Afganistan durante il periodo d’occupazione in seguito all’invasione del 1980, con un notevole successo (dal punto di vista militare) ma non sufficiente a fermare i Talebani. In compenso ancora oggi ci sono circa 1 milione di mine antiuomo seminate col sistema delle “Cluster”.

Ma cosa sono queste “cluster”? Anche se la denominazione sembra qualcosa di misteriosamente terribile, le “cluster” non sono nient’altro che un sistema che permette di ingaggiare più besagli su una vasta area o di bloccare, deviare le forze armate nemiche. Ci sono diversi tipi di “cluster” a seconda dell’impiego specifico, dalla posa di campi minati al contrasto in profondità  di colonne corazzate o motorizzate.
Come avviene e come si procede all’utilizzo delle cluster? Considerando che esse sono di piccolissime dimensioni si comprende benissimo che a differenza delle bombe convenzionali esse occupano pochissimo spazio, quindi nello spazio di una bomba si possono immagazzinare circa 200 (al massimo della capienza) ordigni. Nella realtà  vengono immagazzinati circa 75 ordigni controcarro e 15 antiuomo. Il contenitore delle “cluster” si chiama “dispenser”, esso è il veicolo utilizzato per lanciarle sul bersaglio. Il lancio avviene come una normalissima bomba, la differenza sta nel fatto che il dispenser, una volta sul bersaglio, si apre rilasciando le “cluster”. In un solo passaggio si può coprire un’area di di circa 200 m di larghezza x 600 di profondità .
In tempi più vicini le “cluster” furono usate in Bosnia dai Serbi ed in Kosovo dai bombardieri della NATO, compresi i nostri. L’impiego più recente è stato in Afganistan,, di nuovo, ed in Iraq.

Ma cosa hanno di particolare, queste armi, da sollevare l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale (tranne quando i bombardieri Francesi, Inglesi, Olandesi, Belgi, Italiani ed Americani le hanno seminate in Kosovo) soprattutto contro gli americani?

Mi occuperò del programma americano perchè nonostante ben 65 paesi al mondo le abbiano in produzione (compresi noi) solo loro forniscono le informazioni necessarie ed accessibili a tutti per avere una conoscenza degli ordigni.

Perchè questo riserbo ipocrita?

Perchè da quando furono messe al bando le mine antiuomo, tutte le forze armate cercarono un modo per aggirare il problema e la soluzione furono le “cluster bomb”. Il motivo è semplice, a differenza delle mine che vanno interrate, ( la loro pericolosità  è proprio nella permanenza nel tempo pressochà© illimitata ed al camuffamento e quindi la difficoltà  di individuarle e disinnescarle, nonchè ai danni collaterali che colpiscono i civili sopratutti bambini) le “cluster” permettono la stesura di un campo minato in tempi brevissimi, aggirano l’ostacolo del camuffamento perchè restano in superficie ben visibili ed altri vantaggi che vedremo in seguito.

Il Progetto americano.

La famiglia delle mine ” a disperdere o a dispersione” crea una nuova dimensione alla guerra, fornendo al comandante una manovra veloce e flessibile di ritardare, deviare, paralizzare, canalizzante, o distruggere le forze nemiche sia nelle manovre offensive che difensive. Le mine seminate possono forzare il nemico nelle zone di soppressione, cambiare il loro verso dell’attacco, recuperare tempo per le manovre di schieramento, o intraprendere azioni evasive. Le mine possono essere “seminate” con :

  • I sistemi GATOR (USAF trasportato)
  • il VULCANO (terra o aria ), ADAM/RAAM (artiglieria)
  • MOPMS (sistema modulare

I sistemi di semina delle mine permettono di minare un’area anche in ambienti estremamente ostili, territorio contaminato, o in altre zone dove altrimenti non sarebbe possibile ai minatori il lavoro di posa convenzionale.

Questi sistemi sono destinati per essere trasportati a distanza o per essere erogati da un velivolo, dall’artiglieria, o dall’erogatore a terra. I campi minati sono posti senza un modello libero. Tutti i campi minati con la tecnica “FASCAM” hanno un ciclo di vita attivo e di autodistruzione il cui tempo (deviazione standard) è predeterminato prima della posa o semina. La durata della vita attiva varia 4 ore – 15 giorni a seconda il sistema. Il motivo è semplicissimo, un campo minato potrebbe essere attraversato dalle truppe amiche ( quindi bisogna calcolare il tempo di avanzamento o dispiegamento) o diventare una trappola mortale se lo si ritrova alle spalle durante una controffensiva nemica.

Quindi come vedete un campo minato “seminato” con l’ausilio di Aeromobili, elicotteri, artiglieria (quindi anche missili), ha un tempo di persistenza sul terreno limitato ad un massimo di 15 giorni. Il funzionamento stesso delle cluster fa in modo tale che passato il tempo predeterminato il congegno di accensione (elettronico) non potrà  funzionare perchè disabilitato. Lo scopo è ottenuto dalla scarica della batteria che alimenta il congegno. Abbiamo parlato di campo minato che nell’immaginario popolare equivale a dire uno sterminio di soldati o di civili. Nella realtà  i campi minati sono per lo più utilizzati contro i mezzi di trasporto o quelli corazzati e la loro densità  varia da 1 mina per 5-10 m quadrati

Altro conto sono le “bomblets”. Esse sono usate esclusivamente contro piste d’aviazione o autostrade. Lo scopo è distruggere l’asfalto o il cemento (circa 40 cm di piattaforma) per rendere inutilizzabile il mezzo di comunicazione o l’aeroporto. Per limitare la dispersione o l’atterraggio in posizioni tali da rendere inefficaci gli ordigni, si usano sistemi aerodinamici per un migliore controllo nella stesura. Alette o piccoli paracadute sono i sistemi maggiormente utilizzati. Abbiamo parlato di visibilità , le “cluster” sono dipinte di giallo, hanno un bel paracadutino bianco attaccato e sono cilindretti di 20 cm di lunghezza con un diametro di 6. Perchè visibili? Perchè anche dopo una bonifica del territorio alcune cluster potrebbero essere sfuggite o perchè trasportate dal vento o per altri motivi e quindi in questo modo si evitano le perdite amiche. Da qui si deduce che l’utilizzo di questi ordigni è tipicamente tattico, l’interdizione ai territori non è permanente come nel caso dei campi minati tradizionali ma limitato nel tempo. Per le caratteristiche di cui sopra è facilmente comprensibile che l’impiego di questi ordigni su territori boschivi, fortemente scoscesi o centri abitati è perfettamente inutile e non avrebbe nessun senso..

Su questo blog potrete trovare dati sulle mine seminate, dagli eserciti riforniti dai Russi e dai Cinesi, in tutta l’Africa e nell’Afganistan. Soprattutto in questo stato, la paura d’incontrarsi con una di quelle mine ha fatto si che la “siluette” del pappagallo verde (tale è il soprannome) comparisse negli adorni dei vestiti e dei tappeti. Dopo 20 anni di guerriglia, guerre ed invasioni, ci sono ancora milioni di mine Russe, Cinesi e Coreane che mietono vittime, soprattutto tra donne e bambini, in larghe zone del pianeta.

Un pò di chiarezza sulle sigle :

CBU sta per Cluster bomb unit e sarebbe il veicolo che trasporta le sottomunizioni

BLU sono le “bomblet” che trovano alloggio dentro le “cluster”

Le cluster bomb sono categorizzate come “non intelligenti” anche se le bomblet distinguono gli umani dai mezzi corazzati, dirigendosi contro di essi per distruggerli. Quindi accusare genericamente qualcuno di aver usato le “cluster” senza sapere in quale teatro e su quali bersagli è assolutamente pretestuoso. Faccio un caso per spiegarmi meglio. Nel caso che dei mezzi corazzati o non si trovino nelle vicinanze di un centro abitato, un attacco con le “cluster” non è pericoloso per i civili perchè gli ordigni esplodono solo in presenza di un carroarmato o un mezzo di trasporto militare. Anche se dovessero fallire, la costruzione intrinseca del sistema d’innesco le renderebbe inoffensive nel giro di 15 giorni massimo.

Un pò di foto

Cluster bomb - Dispenser
Cluster bomb – Dispenser

 

Submunizioni AMAT/AT
Submunizioni AMAT/AT

 

Submunizioni APERS/AMAT
Submunizioni APERS/AMAT

 

Particolare Submunizione
Particolare Submunizione

 

Dimensione relativa di una submunizione
Dimensione relativa di una submunizione

 

Submunizione esplosa
Submunizione esplosa

Trovate maggiori informazioni qui , qui

 

Convenzioni di Ginevra

Di seguito riporto stralciati, alcuni articoli della convenzione di Ginevra. Cè da considerare che le convenzioni sono state redatte tenendo conto del diritto internazionale e delle emanazioni del tribunale dellAia. Primo protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati nazionali documento internazionale Articolo 1. Principi generali e campo di applicazione. 1. Le Alte Parti contraenti si impegnano a rispettare e far rispettare il presente Protocollo in ogni circostanza. 2. Nei casi non previsti nel presente Protocollo o in altri accordi internazionali, le persone civili e i combattenti restano sotto la protezione e l’imperio dei principi del diritto delle genti, quali risultano dagli usi stabiliti, dai principi di umanità e dai precetti della pubblica coscienza. 3. Il presente Protocollo, che completa le Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 per la protezione delle vittime della guerra, si applicherà nelle situazioni previste nell’art. 2 comune a dette Convenzioni. 4. Le situazioni indicate nel paragrafo precedente comprendono i conflitti armati nei quali i popoli lottano contro la dominazione coloniale e l’occupazione straniera e contro i regimi razzisti, nell’esercizio del diritto dei popoli di disporre di se stessi, consacrato nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione relativa ai principi di diritto internazionale concernenti le relazioni amichevoli e la cooperazione fra gli Stati in conformità della Carta delle Nazioni Unite. Articolo 44. Combattenti e prigionieri di guerra. 1. Ogni combattente, come definito nell’art. 43, che cade in potere di una Parte avversaria è prigioniero di guerra. 2. Sebbene tutti i combattenti siano tenuti a rispettare le regole del diritto internazionale applicabile nei conflitti armati, le violazioni di dette regole non priveranno un combattente del diritto di essere considerato come tale o, se cade in Potere di una Parte avversaria, del diritto di essere considerato prigioniero di guerra, salvo i casi previsti nei paragrafi 3 e 4. 3. Per facilitare la protezione della popolazione civile contro gli effetti delle ostilità, i combattenti sono obbligati a distinguersi dalla popolazione civile quando prendono parte ad un attacco o ad una operazione militare Articolo 47. Mercenari. 1. Un mercenario non ha diritto allo statuto di combattere o di prigioniero di guerra. 2. Con il termine mercenario si intende ogni persona: a) che sia appositamente reclutata, localmente o all’estero, per combattere in un conflitto armato; b) che di fatto prenda parte diretta alle ostilità c) che prenda parte alle ostilità spinta dal desiderio di ottenere un profitto personale, e alla quale sia stata effettivamente promessa, da una Parte in conflitto o a suo nome, una remunerazione materiale nettamente superiore a quella promessa o corrisposta ai combattenti aventi rango e funzioni similari nelle forze armate di detta Parte; d) che non sia cittadino di una Parte in conflitto, nè residente di un territorio controllato da una Parte in conflitto; e) che non sia membro delle forze armate di una Parte in conflitto; e f) che non sia stato inviato da uno Stato non Parte nel conflitto in missione ufficiale quale membro delle forze armate di detto Stato. Articolo 48. Regola fondamentale. Allo scopo di assicurare il rispetto e la protezione della popolazione civile e dei beni di carattere civile, le Parti in conflitto dovranno fare, in ogni momento, distinzione fra la popolazione civile e i combattenti, nonchè fra i beni di carattere civile e gli obiettivi militari, e, di conseguenza, dirigere le operazioni soltanto contro obiettivi militari. Articolo 53. Protezione dei beni culturali e dei luoghi di culto. Senza pregiudizio delle disposizioni della Convenzione dell’Aja del 14 maggio 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, e di altri strumenti internazionali applicabili, è vietato: a) compiere atti di ostilità diretti contro i monumenti storici, le opere d’arte o i luoghi di culto, che costituiscono il patrimonio culturale o spirituale dei popoli; b) utilizzare detti beni in appoggio allo sforzo militare; c) fare di detti beni l’oggetto di rappresaglie. Articolo 79. Misure di protezione dei giornalisti. 1. I giornalisti che svolgono missioni professionali pericolose nelle zone di conflitto armato saranno considerati come persone civili ai sensi dell’art. 50 paragrafo 1. 2. Essi saranno protetti in quanto tali conformemente alle Convenzioni e al presente Protocollo, a condizione che si astengano da qualsiasi azione ledente il loro statuto di persone civili, e senza pregiudizio del diritto dei corrispondenti di guerra accreditati presso le forze armate, di beneficiare dello statuto previsto dall’art. 4 A. 4) della III Convenzione. 3. Essi potranno ottenere una carta d’identità conforme al modello unito all’Allegato II del presente Protocollo. Tale carta, che sarà rilasciata dal governo dello Stato di cui sono cittadini o sul cui territorio risiedono, o nel quale si trova l’agenzia o l’organo di stampa che li impiega, attesterà la qualifica di giornalista del suo titolare. Articolo 83. Diffusione. 1. Le Alte Parti contraenti si impegnano a diffondere il più largamente possibile, in tempo di pace come in periodo di conflitto armato, le Convenzioni e il presente Protocollo nei rispettivi paesi, in particolare a includerne lo studio nei programmi d’istruzione militare e a incoraggiarne lo studio da parte della popolazione civile, in modo tale che detti strumenti siano conosciuti dalle forze armate e dalla popolazione civile. 2. Le autorità militari o civili che, in periodo di conflitto armato, assumessero responsabilità nell’applicazione delle Convenzioni e del presente Protocollo, dovranno avere una piena conoscenza di tali strumenti. Aggiornato al 26.03.2001 Qui trovate i motivi documentati fotograficamente del non rispetto delle convenzioni da parte della popolazione cosidetta "civile". Nello stesso articolo troverete il link alle convenzioni. E adesso non parlatemi ficcatevi in testa che in iraq, come in Afganistan ed in palestina non esistono resistenti ma banditi e terroristi. Allo stesso modo i "partigiani" devono essere considerati terroristi.

Ancora sul fosforo bianco

C’è ancora gente che crede alla favola di RAINEWS24.

Io non sono stanco di ripetere che il fosforo non è un’arma chimica e che non dissolve i tessuti lasciando intatti i vestiti. Una mente normale capisce che a 2800 gradi centigradi (tale è la temperatura di formazione del pentossido di fosforo) nulla resta dei corpi e dei materiali, ma stiamo parlando di menti normali, ai nosti amici sinistri invece bisogna spiegarlo più di una volta perchè loro proprio non ci arrivano.

Allora, cari amici “io so tutto perchè lo dicono i giornali e sopratutto rainews” queste sono le temperature di fusione di alcuni elementi http://it.wikipedia.org/wiki/Punto_di_fusione adesso spiegatemi voi, se siete capaci, la temperatura di fusione delle fibre tessili e come è possibile che esse non brucino.

Volete contestare che è stato il fumo? Trovatemi un medico che contesti questo http://www.emedicine.com/emerg/topic918.htm

Se ancora non siete soddisfatti leggetevi questo ed una volta per tutte fatevi una cultura invece di andare in giro a cianciare idiozie http://www.army-technology.com/contractors/camouflage/buck_neue/

Questa è l’ultima volta che spendo del tempo a mettervi a disposizione la mia pazienza, la prossima volta se non tornate con argomenti seri ed inconfutabili,vi prendo a parolacce…

Operazione Tenda D'acciaio

Si è recitato l’ultimo atto della massiccia operazione di Serch and Destroy avviata dalle forze Irakene nei mesi scorsi, coadiuvate da quelle Americane.

Lo scopo di sigillare il confine con la Siria, attraverso il quale si infiltravano i terroristi, sembra raggiunto.

L’ultima operazione ha preso il nome di “Tenda d’Acciaio” e sarebbero almeno 3,500 i soldati che ne hanno preso parte mirando al debellamento dei terroristi intorno alla Valle dell’Eufrate e ad impedire il loro il passaggio all’interno dell’Iraq tramite la piu’ facile delle vie.

L’Esercito Americano sospetta infatti da tempo dell’intrusione dall’esterno di terroristi che avrebbero gioco facile ad entrare in Iraq, attaccare e poi ritirarsi in Siria o nei paesi limitrofi.

Il Colonnello Stephen Davis, capo delle forze USA ad Husayba, ha annunciato positivo l’esito della missione di “pulizia”, dicendo che ora si è stabilita una situazione di sicurezza permanente.

“Abbiamo anche portato avanti delle pattuglie e dei raid mirati ad espellere i rimanenti terroristi legati ad al-Quaeda o all’Iraq,” recitava una parte del bollettino militare USA.

Nell’operazione “Tenda D’acciaio”, lanciata Sabato scorso, sono stati arrestati almeno 180 terroristi ed e’ morto un Marine.

Aggiornamento all’articolo “Falluja e le armi di distruzione di massa”. Attenzione il post è lungo ma vale la pena di leggerlo tutto, vi farete un’idea di come è nato lo scoop di RAINWES. Vorrei ricordare per chi ancora non lo avesse capito che cosa è il napalm : Napalm

Una pianta biotech che riconosce le mine antiuomo

Si tratta della Arabidopsis thaliana, che è stata messa in grado di captare con le sue radici il biossido d’azoto emesso dagli ordigni e di segnalarlo cambiando il colore delle foglie.
Una pianta geneticamente modificata riesce a riconoscere con le sue lunghe radici le sostanze chimiche rilasciate dalle mine antiuomo. E’ stata ottenuta in Danimarca modificando la pianta più nota nei laboratori di biologia vegetale, la Arabidopsis thaliana.
La pianta cerca-mine, rende noto il notiziario on line della Pharmaceutical Services Corporation, è stata ottenuta da un piccola azienda danese, chiamata Aresa. La Arabidopsis è stata resa avida di biossido d’azoto, la sostanza rilasciata dagli esplosivi, introducendo nel suo corredo genetico un Bcm (Bio croma marker). Il biossido d’azoto modifica gradualmente il colore delle foglie da verde a rosso nell’arco di poco più di un mese. Di conseguenza il diverso colore delle foglie fornisce una mappa della presenza di mine.
Per il coordinatore del progetto Simon Oostergaard, ”la speranza di tutti è che la piantina venga largamente impiegata nella ricerca di mine, soprattutto in quelle zone densamente popolate dove l’impiego indiscriminato degli ordigni ha determinato numerosissimi lutti e terribili sofferenze, soprattutto per i bambini”. I primi test, ha aggiunto, potrebbero essere condotti in Bosnia, nello Sri Lanka e in alcune zone dell’Africa.