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ministro dell’integrazione Cécile Kyenge

Scandalo a Modena: ministro dell’integrazione fece liberare delinquente

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Cécile Kyenge

Un anno fa Senad Seferovic, oggi 25enne, era diventato il simbolo di chi vuole un’immigrazione senza controlli, insieme con suo fratello vittima – secondo loro – di un’ingiusta reclusione al Cie: i due fratelli di origini bosniache “cresciuti” a Sassuolo erano stati liberati dopo un mese a causa della dissennata sentenza del giudice di pace di Modena che aveva considerato il fatto che fossero privi di qualsiasi documento come un motivo per liberarli. Tale è la mente degli xenofili.

Di questa vicenda si occupò l’attuale ministro dell’integrazione Cécile Kyenge e la “sua” rete Primo Marzo che lotta per la chiusura dei Cie. Sul caso intervenne anche il senatore Pdl Carlo Giovanardi: questi ricordò le pendenze giudiziarie dei due fratelli e, appoggiando la Questura, chiedeva la loro espulsione dall’Italia. Alla fine i due fratelli furono fatti uscire dal Cie grazie ai “buoni uffici” del ministro.
Da allora si persero le loro tracce. Fino a mercoledì mattina, quando in Tribunale i carabinieri di Anzola (Bologna) hanno portato una banda di cinque nomadi sorpresa a Fiorano mentre trasportava un carico di rame appena rubato del valore di 40mila euro. Nel gruppo c’era anche Senad. Per tutti il giudice ha convalidato l’arresto con custodia cautelare in carcere (uno solo ai domiciliari). Senad ora è a Sant’Anna per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale in attesa del processo.

Uno scandalo: un ministro che è stato responsabile della scarcerazione di un delinquente.

Per Giovanardi è una rivincita personale: «Sono stato coperto di insulti da un comitato che si era mobilitato per due “innocenti” che stavano al Cie chissà perché. La Questura mi aveva confermato che avevano una sfilza impressionante di denunce. Quanto alla vicenda burocratica, se volevano potevano diventare italiani e invece hanno preferito restare apolidi. È chiaro che loro erano al Cie in attesa di espulsione. Non avevano patria? Ricordo solo che il Cie si chiama Centro di identificazione perché lì devono essere identificati, non fuori. Bisognava espellerli; invece un giudice di pace di Modena ha preferito non applicare la legge e appellarsi alla sua coscienza». Conclude il senatore Pdl: «Parliamo chiaro: a Modena la gente è preoccupata per i reati predatori. Se polizia e magistrati mettono in carcere o al Cie, un giudice di pace può prendere simili decisioni? Se fossero stati innocenti o vittime di un errore sarei stato il primo a chiedere la loro liberazione. Sono per l’integrazione tra modenesi e immigrati onesti ma non quando c’è di mezzo il crimine».

La domanda: può, chi si è reso responsabile di un fatto del genere fare il ministro della Repubblica?

I Marò spopolano in rete ma non sui siti istituzionali

I nostri marò liberi
I nostri marò liberi

I due fanti di Marina del reggimento San Marco detenuti in India perché sospettati di avere ucciso due pescatori spopolano sulla rete. Basta digitare su Google “marò India” per trovare ben 436 milioni di pagine tra siti di giornali, webzine, blog e forum che trattano la notizia.
Chi volesse utilizzare internet per farsi un’idea della posizione ufficiale dell’Italia in questa delicata vicenda è però destinato a restare deluso dai siti istituzionali sui quali dei due militari quasi non si trova traccia, come se il capo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone non fossero militari italiani.
Il sito Internet del governo non dedica una sola riga ai due marò. Nella home page si possono trovare i comunicati circa gli ultimi incontri del premier Mario Monti e l’ultimo Consiglio dei ministri, così come un bilancio dei primi cento giorni del governo tecnico. C’è spazio persino per un rapporto sulla crescente dedizione dei giovani alle bevande alcooliche ma non per la crisi diplomatica e giudiziaria con l’India. Un tema che, per competenza, dovrebbe venire trattato dettagliatamente sul sito della Farnesina dove però l’argomento non trova spazio sulla home page, a differenza del vertice di Tunisi sulla crisi in Siria, della Conferenza di Londra sulla Somalia, di un convegno sul ruolo dell’Italia nella riscoperta della cultura afghana e di un altro sull’attualità del metodo pedagogico Montessori.
Per trovare un riferimento alla prigionia dei due militari in India occorre cercare nei comunicati stampa il più recente dei quali risale però al 21 febbraio: poche righe per annunciare l’invio a Nuova Delhi del sottosegretario Staffan De Mistura.
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha detto che “è fondamentale la consegna della riservatezza e non entrare in dettagli che possono generare da un lato aspettative positive o negative e dall’altro strumentalizzazioni di qualsiasi genere dal punto di vista politico”. In questo modo però si rinuncia ai vantaggi offerti dalla rete circa la possibilità di fornire notizie in tempo reale, aggiornate e tempestive e catalizzare l’attenzione del pubblico italiano e internazionale sulla posizione italiana circa gli avvenimenti.
Poiché Latorre e Girone sono due militari in missione sarebbe lecito ritenere che la loro vicenda venga trattata ampiamente sul sito del Ministero della Difesa ma anche in questo caso ogni ricerca è vana.
Nella sezione “notizie” viene dato ampio risalto all’intervento dei militari in Afghanistan per salvare alcuni poliziotti della provincia di Ghor rimasti isolati per le abbondanti nevicate, effettuato peraltro con elicotteri statunitensi.
Ampio spazio anche all’inaugurazione dell’anno accademico alla scuola ufficiali carabinieri di Roma, alla conclusione dell’ennesima spedizione scientifica in Antartide e persino alla costruzione da parte del contingente italiano di una biblioteca in una scuola elementare di un villaggio libanese.
Dei due marò, quasi fossero “figli di nessuno”, non si trova traccia neppure tra i comunicati stampa del ministro e del capo di stato maggiore.
In controtendenza rispetto a un profilo istituzionale a dir poco imbarazzante (e che non è certo passato inosservato tra i quasi 300 mila militari italiani, carabinieri inclusi) si distingue il sito internet della Marina Militare che sulla home page pubblica in italiano e in inglese un comunicato dal titolo inequivocabile: “La Marina Militare a fianco dei suoi fucilieri e delle loro famiglie”
Nei giorni scorsi il sito della Marina aveva pubblicato, unico tra i siti istituzionali, una ricostruzione dei fatti del 15 febbraio sulla petroliera Enrica Lexie dal titolo “I fucilieri del reggimento San Marco non hanno sparato sul peschereccio” La marcata differenza tra la Marina e le altre istituzioni dello Stato nella gestione della vicenda dei due marò emerge prepotentemente anche per incisività della comunicazione.
Basti pensare che l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, che tra pochi giorni avvicenderà l’ammiraglio Bruno Branciforte al vertice della Marina, ha detto senza mezzi termini che i due fucilieri vengono “tenuti quasi in ostaggio in India” aggiungendo che “non si può’ accettare il giudizio di un Paese terzo e che si celebri il processo in un ambiente condizionato da pressione politica e mediatica”.

Gianandrea Gaiani

Eurogendfor : addio Carabinieri

scudetto eurogendfor
scudetto eurogendfor

«Aboliscono i Carabinieri», sussurra un maresciallo preoccupato. Per un inspiegato decreto eurocratico, non devono più esistere Polizie militari nei Paesi europei. Entro il 2011, se abbiamo capito qualcosa dell’ambiguo e silenzioso progetto, il nostro maresciallo preoccupato non sarà più «maresciallo» ma ispettore; l’appuntato diverrà «assistente», un brigadiere capo sarà sovrintendente, insomma saranno trasformati in agenti di polizia civili, senza stellette. Dipendenti degli Interni e non della Difesa. I Paesi che non aboliranno la loro Polizia militare andranno incontro a gravi sanzioni europee.
E tutto ciò, avviene nel più completo silenzio e senza la minima protesta. I Carabinieri sono, fra le istituzioni, quella che gode della maggiore e più costante fiducia dell’opinione pubblica; costantemente, i sondaggi mostrano che gli italiani lo sentono il corpo più sicuro, colonna storica della nazione: possibile che nessun politico o giornale sollevi la questione? Che tutti in silenzio accettino la cancellazione di un ente di così precisa identità, con due secoli di storia e tradizione militare? L’Arma ha da poco conquistato lo status di quarta forza armata (alla pari con l’Esercito, l’Aviazione , la Marina), ossia un’autonomia che gli alti ufficiali hanno fortemente voluto (e brigato, con la loro potenza ragguardevole presso la politica); è possibile che i generali adesso cedano quella autonomia ed autogoverno senza fiatare? Per quanto «usi a obbedir tacendo», la cosa appare strana.
La risposta si trova forse nel fatto che non tutti i carabinieri passeranno alla Polizia di Stato. Una parte del personale – soprattutto gli ufficiali – rimarrà nell’Arma, e manterrà le sole funzioni di polizia militare: non più però come corpo al servizio dell’Italia, ma come corpo sovrannazionale.
Confluendo in un nuovo leviatano eurocratico, denominato «Eurogendfor», orwelliana sigla per Forza di Gendarmeria europea. http://www.eurogendfor.org/
Eurogendfor è nata in Olanda il 18 ottobre 2007 col «trattato di Velsen» (uno dei tanti trattati di cui i cittadini non sanno nulla), firmato dai Paesi che sono dotati di Polizie militari: Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia nacional) e Olanda (Marechaussée) e ovviamente, per l’Italia, i Carabinieri.
Eurogendfor è una super-polizia sovrannazionale. Cioè (articolo 5) «a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche». Una forza «pre-organizzata e dispiegabile in tempi rapidi» e capace «di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi».
Quali crisi? Si allude cripticamente a quelle definite «nel quadro della dichiarazione di Petersberg». Così, ecco un altro trattato ignorato dai cittadini. Poche righe ufficiali avvertono che «Il Consiglio ministeriale della UEO, riunito a Petersberg, presso Bonn, approvò, il 19 giugno 1992, una Dichiarazione che individuava una serie di compiti, precedentemente attribuiti alla stessa UEO, da assegnare all’Unione Europea; le cosiddette ‘missioni di Petersberg’ sono le seguenti: missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace». http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/
Ea UEO è un vecchio arnese dell’atlantismo bellico, sopravvissuto alla guerra fredda. Adesso scopriamo che parte dei suoi compiti sono stati assunti dalla UE. E che i Carabinieri fanno parte di una forza armata permanente per «interventi umanitari», «guerra al terrorismo» ed altre guerre senza fine e non dichiarate, come sono diventate d’attualità dopo la scomparsa del Nemico sovietico. Evidentemente, questi conflitti devono essere resi permanenti. I nuovi carabinieri de-nazionalizzati interverranno in tutto il mondo. Non è chiaro se interverranno anche per sedare «crisi» sociali in Europa, contro i loro stessi cittadini. Apparentemente sì: Eurogendfor potrà svolgere sul suolo italiano tutte le attività sopra descritte. Si aspettano chiarimenti.
La formazione del corpo militare eurocratico è già avanzata. A Gennaio, Maroni ha inviato (alla chetichella) osservatori in Francia per studiare le soluzini adottate da Sarkozy per la denazionalizzazione della Gendarmerie e la riduzione dei suoi membri di basso livello a poliziotti.
Uno degli aspetti inquietanti è la sede scelta per Eurogendfor: la caserma dei carabinieri «Generale Chinotto», che si trova a Vicenza. La stessa città dove è situata la più grande base militare statunitense in Italia, base che non è a disposizione della NATO ma soltanto del Pentagono, che vi mantiene un buon numero di testate nucleari.
Gli americani avranno voce in capitolo nell’ordinare le «missioni» per Eurogendfor? Viste le comprovate politiche subalterne dell’eurocrazia, il sospetto è lecito. Potrebbe chiarirlo la lettura accurata del trattato di Velsen: un trattato che non è dato leggere da nessuna parte. Non è stato allegato nemmeno alla proposta di legge della costituzione di Eurogendform per la parte italiana, presentata il 28 dicembre 2009. Vi è solo un riassunto del trattato, ad istruzione dei parlamentari che devono ratificarlo. E’ allegata anche la «dichiarazione d’intenti» firmata nel 2004, ma il trattato di Velsen (che consta di 47 articoli) no. Curioso.
E chi comanda su Eurogendfor? Un comitato interministeriale (orwellianamente CIMIN) con sede pure a Vicenza, composto dai rappresentanti ministeriali dei Paesi aderenti (per l’Italia, Difesa ed Esteri). Questo CIMIN esercita in esclusiva il «controllo politico» sulla nuova Polizia militare e decide di volta in volta le condizioni di ingaggio di Eurogendfor; e al Cimin solo Eurogendfor risponde. In altre parole, Eurogendfor non risponde ad alcun Parlamento, nè nazionale nè europeo.
E se già così la cosa appare di una gravità assoluta, (una forza di Polizia militare sovranazionale che non risponde delle proprie azioni ad alcun parlamento, ma solo ad un comitato interno) è leggendo il disegno di legge numero 3083 – A, passato al Senato (anche in questo caso nel più assordante silenzio) il 4 marzo 2010, che si coglie la assoluta pericolosità di tale struttura.
Infatti leggendo gli atti si scopre che la Eurogendfor (già assolutamente attiva e funzionante benché l’Italia ancora non abbia ratificato), SOSTITUENDO e/o rinforzando le forze di polizia aventi status civile, può compiere un ampio spettro di attività:

– garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico;

– eseguire compiti di polizia giudiziaria;

– monitorare la polizia locale nell’adempimento dei propri servizi

– compiere investigazioni criminali

– dirigere la pubblica sorveglianza

– regolamentare il traffico

– operare come Polizia di frontiera

– acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence

– proteggere la popolazione e la proprietà,

– ecc..

Ma ancora non basta, perché questa super Polizia sovranazionale gode anche di una sorta di totale immunità a livello internazionale. Infatti, leggendo il trattato si apprende che:

Articolo 21) i locali, edifici, archivi (anche informatici ed anche se non ivi presenti) appartenenti ad Eurogendfor sono inviolabili;

Articolo 22) le proprietà ed i capitali di Eurogendfor sono immuni da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria;

Articolo 23) tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possono essere intercettate;

Articolo 28) i Paesi firmatari rinunciano a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L’indennizzo non verrà richiesto neanche in caso di ferimento o decesso del personale di Eurogendfor;

Articolo 29) gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in uno specifico caso collegato all’adempimento del loro servizio.

E’ stata, in altri termini, creata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà (leggi immunità) e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno.
Ora diventa forse più chiaro perché nessun vertice dell’Arma dei Carabinieri ha mosso alcuna obiezione alla legge di riforma che la vuole sotto le dirette dipendenze del ministero dell’Interno.
A finire sotto quel ministero saranno solo i sottufficiali e la truppa. Per gli ufficiali, l’Arma aumenta il suo potere: dovrà rispondere solo al CIMIN (ovvero a ufficiali e rappresentanti del ministero Esteri e Difesa); manterrà i suoi poteri in Italia e anzi nel mondo, e facendo parte dell’Eurogendfor, godendo di privilegi e immunità che prima non avevano, fino ad una totale immunità e insindacabilità. Lo status di cui già godono anche più inquietanti «istituzioni» europee, da Eurojust (procuratori d’accusa) e Europol, anch’essi insindacabili e persino sonosciuti ai cittadini europei – ammesso che siamo ancora cittadini.

Di Solange Manfredi

http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/7362/nasce-eurogendfor-la-forza-di-gendarmeria-europea

http://www.governo.it/Notizie/Ministeri/dettaglio.asp?d=54308

http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Oggi/AttivitaOperativa/Statistica/2008/IlCoespuelEurogendfor/

http://www.carabinieri.it/editoria/il-carabiniere/anno-2005/aprile/arma-oggi/gendarmeria-europea-il-comando-in-italia

Capitano Ultimo

Stemma dell'unità militare combattente "CRIMOR"
Stemma dell’unità militare combattente “CRIMOR”

“Oggi, 20 settembre 1997, a conclusione di un progetto portato avanti con costante determinazione, viene sancita dal comando del Ros la soppressione di Crimor, Unità militare combattente.
L’egemonismo burocratico celebra se stesso e il suo potere di sovrastruttura fine a se stessa. E’ l’ora di ripiegare soggettivamente su posizioni alternative.
Uscendo dai percorsi di lotta alla criminalità mafiosa sento il dovere di ringraziare quegli uomini valorosi con cui ho avuto il privilegio di vivere combattendo.
Solo a loro va il mio rispetto più profondo, solo da loro ho imparato molto di più di quanto abbia potuto insegnare, solo per loro i sacrifici di una vita hanno avuto un senso.
La nostra presenza costituirà per il futuro un’accusa permanente verso quella burokrazia egemone che non ha saputo combattere, ma ha saputo distruggere quelli che combattevano.
Insieme con voi finisce il sogno dei “soldati straccioni”.
Era un bel sogno”.

Ultimo

Chi era questo Capitano Ultimo? E perchè questo addio (controllate la data)? Perchè Ultimo è colui che mise le manette a totò riina e per questo invece di essere premiato, lo stato, per mano del magistrato Ingroia, lo mise sotto processo insieme ai suoi collaboratori.
Tutto è riconducibile agli accordi che lo stato fece con le associazioni mafiose riguardo l’abolizione dell’Art.41Bis, quello che riguardava il carcere duro. Ricordo che Scalfaro (nono Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999.)  e Ciampi (decimo presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006.) fecero uscire di galera tantissimi mafiosi

Ma chi sono i complottisti contro Ultimo ed i suoi collaboratori? Sentiamo :

Esiste uno schieramento di “professionisti” dell’ antimafia che appena possono spandono dubbi e velenose insinuazioni sulle modalita’ che hanno portato alla cattura di riina salvatore. insinuano accordi sottobanco con mafiosi e cose simili. questa aggressione unilaterale promossa da settori della stampa deviata ed al servizio del padrone di turno, merita una risposta .
Le aristocrazie servili continuano l’ attacco a chi combatte la mafia.
Il problema e’ capire chi arma la penna dei nuovi killer di giustizia. Chi arma le offese dei raffinati buoni maestri che insinuano, espongono alla vendetta mafiosa semplici soldati del popolo, carabinieri straccioni che non hanno nessuno alle spalle se non il loro amore per il popolo e per la giustizia. chi arma la penna mozza di attilio bolzoni? di saverio lodato? di rita pennarola ?
Quali lobby sostengono questa campagna diffamatoria, e denigratoria contro gente semplice che non si nasconde nella divisa? Perche’ vogliono isolare chi e’ un bersaglio della mafia?

cattura di riina
cattura di riina

L’ esibizionismo cortigiano del p.m. antonio ingroia e di marco travaglio, subordinato prediletto del barone michele santoro, cosa nascondono?
Chi hanno alle spalle?
E’ semplice invidia personale o sono strumenti di oscuri poteri?
E chi si nasconde dietro la voce della campania?
Come viene finanziato quel giornale?
Da chi ottiene i finanziamenti?
Chi paga rita pennarola?
Quanto dichiarano di reddito rita pennarola &c?
Questi eroi dell’ antimafia dei salotti possono non sapere che isolare il capitano ultimo significa offrirlo alla mafia?
E tutto questo non e’ killeraggio mediatico?
Riina e’ stato catturato alla luce del sole, lottando contro decisioni assurde che venivano impartite da diverse autorita’ e che avrebbero prodotto l’ ennesima fuga del latitante.
La perquisizione all’ abitazione del latitante non e’ stata eseguita perche’ si voleva (anche la procura di palermo) seguire i costruttori sansone (favoreggiatori di riina) che abitavano nello stesso complesso, al fine di disarticolare i circuiti politico-economici da loro diretti per conto di riina. Una -mai indagata – fuga di notizie testimoniata e partecipata da attilio bolzoni e altri ne pregiudico’ l’ attuazione.
Il resto sono solo insinuazioni e offese.
Non c’e’ onore in questa aggressione. parlate bene, scrivete bene, parole velenose e alle spalle, eppure in tanti anni non vi ho mai incontrato nelle strade di corleone o di bagheria a combattere la mafia e i mafiosi, a rischiare la pelle dove si muore per niente.
” Tradire gesu’ non ha costituito reato “, state tranquilli rimarrete impuniti, il potere e’ con voi. Voi siete gli splendidi nani del potere che opprime.
Ultimo

Napolitano superpartes

Napolitano, quel ministro che punì chi indagava sui Ds

«Già da ministro dell’Interno fui uomo delle istituzioni, non di parte». Parola del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Parola da prendere con le molle se è vero che quando l’inquilino del Colle sedeva giust’appunto al Viminale si rese protagonista di un’iniziativa clamorosa, stigmatizzata dal centrodestra quanto sfruttata dalla criminalità organizzata, tesa a tagliare le gambe agli scomodi reparti speciali delle forze dell’ordine (Ros dei carabinieri, Scico della Guardia di finanza, Sco della polizia) con un apposito decreto ministeriale che porta in calce la sua firma. Successe il finimondo con la direttiva che azzoppò definitivamente i reparti scelti che avevano indagato su Di Pietro e Pacini Battaglia, le coop rosse, i Ds, la Tav, che avevano arrestato Riina, che stavano puntando Provenzano e via discorrendo. Fioccarono le interrogazioni parlamentari. I vertici dei reparti vennero via via rimossi. Protestarono le rappresentanze di base. Alcuni magistrati alzarono la voce contro quel decreto che di fatto rendeva inoperativi i reparti con una scelta d’imperio mirata a togliere la centralità decisionale ai reparti delle tre forze dell’ordine attuando la «frammentazione» degli stessi, ridotti così a meri centri di analisi, raccordo informativo e supporto tecnico, senza più nessun raccordo operativo con le direzioni centrali né uno straccio di coordinamento per la lotta alla mafia, al terrorismo, alla corruzione. Lo «Scico», per dire, tornò a essere quello che era stato in passato il «Ccaico» (centro coordinamento attività investigativa sulla criminalità organizzata) il primo servizio centrale investigativo sulla criminalità organizzata che di fatto fallì perché impegnato in soli compiti di coordinamento informativo. A dimostrazione dei danni fatti dal decreto Napolitano, il comando generale della Guardia di finanza dovette prendere atto, il 4 febbraio 1999, che a seguito della pesantissima ristrutturazione l’attività di contrasto alle mafie aveva subito una «notevole diminuzione». Il capo dello Scico (contro il quale Antonio Di Pietro scrisse una lettera aperta indirizzandola al ministero delle Finanze parlando di «oscure minacce») venne sollevato dall’incarico e spedito a Torino. Idem per il colonnello e il capitano del Gico di Palermo, rimossi entrambi quand’avevano trovato la preziosissima traccia investigativa dell’«insufficienza renale»» di Bernardo Provenzano, la stessa che solo otto anni più tardi porterà all’arresto del boss.

E se attraverso una sofisticatissima interpretazione del decreto-Napolitano i carabinieri riuscirono ad aggirare in parte la tagliola ministeriale inventandosi una sorta di «dipendenza funzionale» con la casa-madre del Ros, lo Sco si ridimensionò a vantaggio delle Squadre Mobili mentre lo Scico difatto venne ammazzato dall’allora comandante generale, Rolando Mosca Moschini, che oggi vediamo (anche ai funerali) sempre un passo indietro al presidente Giorgio Napolitano quale consigliere militare. Nel 1998 il Viminale di Napolitano sciorinò numeri improbabili sulla lotta alla criminalità per tentare di arginare le polemiche. Ma la verità raccontata in imbarazzanti interpellanze fu che numerose e importanti indagini, alcune di rilevantissimo spessore, vennero abbandonate, spezzettate, diluite e disperse in più procure.
Il decreto Napolitano fu la pietra tombale sull’operatività dei reparti scelti, ma la sua promulgazione non passò sotto silenzio. L’allora superprocuratore antimafia, Pierluigi Vigna, se la prese addirittura con Massimo D’Alema che s’era permesso di parlare di potenziamento (sic!) dei reparti operativi e non di ridimensionamento: «No, non è così. Vi è stato un calo sensibilissimo nelle indagini», tuonò. Per Vigna la carenza nella lotta alla grande criminalità veniva aggravata proprio da quella circolare che indebolì il Ros e lo Scico in quanto «non potendo più contare su una direzione centralizzata» erano di fatto «legati alle iniziative delle singole procure». Sempre Vigna sostenne che la circolare ministeriale aveva addirittura violato l’articolo 371bis del codice di procedura penale poiché, come atto amministrativo, non poteva assolutamente modificare una norma di legge. Vi era un problema di legittimità grande come una casa: «Con un decreto – aggiunse – non si può cambiare una legge che ha una forza superiore a un decreto ministeriale». Napolitano riuscì nell’impresa. E quei colleghi parlamentari già sotto inchiesta tirarono tutti un sospiro di sollievo.

Da qui

Afganistan, stranezze e misteri del rafforzamento italiano

di Gianandrea Gaiani

(NdB, ma perchè i politici non si preoccupano delle strategie lasciando i militari di fare in pace il loro mestiere?)

2 agosto Il rafforzamento del dispositivo militare italiano schierato in Afghanistan è stato confermato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, prima durante la visita a Herat per “verificare sul campo le condizioni effettive di sicurezza e la possibilità di incrementarle” e poi in Parlamento il 28 luglio.Tra le misure annunciate alcune risultano chiare e importanti, altre suscitano perplessità e altre ancora sembrano del tutto fuori luogo. Vediamole una ad una.

A-129 Mangusta
L’invio di una quarta coppia di elicotteri da combattimento (ma La Russa non esclude l’invio di altri A-129 in futuro) consentirà di dare respiro alle 6 macchine schierate a Herat, Farah e Qal-i-Now impiegate senza sosta negli ultimi due mesi per appoggiare l’offensiva su Bala Murghab e respingere gli attacchi talebani a Farah. In due anni di operazioni in Afghanistan i velivoli della Brigata Friuli si sono dimostrati insostituibili nel supporto di fuoco ravvicinato e i due rinforzi aggiungeranno volume di fuoco all’Aviation Battalion, l’unità tattica che l’Aviazione dell’Esercito ha costituito a Herat raggruppando i Mangusta, i 4 CH-47 e i 3 AB-412 appena arrivati, in un’unità operativa indipendente dalla Joint Air Task Force dell’Aeronautica dalla quale dipendono ora solo i 2 Tornado (più 2 in arrivo) , i 2 Predator e i 3 AB 212 di Aeronautica e Marina.

Predator
L’aumento degli UAV da 2 a 3 o 4 è sicuramente utile ad aumentare le capacità di sorveglianza ma non è un vero rinforzo. In realtà già l’anno scorso i Predator erano 3 poi uno è stato ritirato dall’Afghanistan forse per le esigenze interne legate al vertice del G-8 a L’Aquila. L’impiego degli UAV nella lotta agli ordigni improvvisati (IED) richiede anche nuovi software per l’analisi del terreno mentre sarebbero utili anche un po’ di armi imbarcate per poter colpire direttamente le forze nemiche individuate senza dover dirottare sul bersaglio altri velivoli o forze terrestri. Un’esigenza che emergerà ancor più prepotentemente con i nuovi Reaper acquistati dall’Aeronautica, macchine con una grande capacità di carico bellico che americani e britannici impiegano sempre più di frequente in azioni di guerra ma che l’Italia ha acquisito disarmati, privi cioè di bombe e missili.

Lince o Freccia ?
Sulla protezione offerta dai mezzi terrestri il ministro ha fatto bene a precisare in Parlamento che “la sicurezza al cento per cento non può esistere” anche se il dibattito apertosi dopo la morte del caporal maggiore Alessandro Di Lisio sulla bontà del Lince si è subito trasformato in farsa.
Anche l’ultimo attentato ha dimostrato la validità del Lince considerato che i tre militari all’interno del mezzo hanno riportato solo contusioni e lievi ferite, le stesse subite da altri militari italiani colpiti a bordo dei Lince da una ventina di Ied dal 2007 a oggi nei quali una dozzina di Lince hanno subito danni gravi mentre i feriti più seri sono sempre stati i mitraglieri esposti sulla “ralla”, la piattaforma girevole situata sul tetto del mezzo sulla quale è installata una mitragliatrice. L’esposizione del mitragliere, imposta dall’esigenza che ogni veicolo possa combattere, è un problema noto alla Difesa e il 16 giugno il ministro Ignazio La Russa parlò di “migliorare la sicurezza dei militari che stanno fuori dai blindati”. La soluzione è rappresentata dall’adozione di torrette automatizzate “a controllo remoto” equipaggiate con mitragliatrici e visori e manovrate dai militari dall’interno del Lince. I britannici, che a causa degli Ied hanno perduto i tre quarti dei 191 soldati caduti in Afghanistan, stanno acquistando diversi tipi di veicoli protetti inclusi 450 Lince, ribattezzati Panther, dotati di una torretta prodotta da Bae Systems e armata con una mitragliatrice da 12,7 millimetri. Anche i blindati Puma utilizzati dagli alpini nell’area di Kabul presentarono la stessa problematica che causò la morte di quattro soldati, uccisi da due Ied nella Valle del Mushai nel 2006, ma solo alla fine del 2007 vennero dotati di torrette Oto Melara, le Hitrole che in versione più leggera potrebbero esser installate anche sui Lince. Non ha molto senso invece l’annuncio dell’invio del ruotati Freccia definiti più protetti dei Lince. Innanzitutto si tratta di macchine diverse per ingombro e pesi (meno di 7 tonnellate il Lince, ben 27 il Freccia) e poi sono mezzi che hanno compiti diversi. Il Freccia è un veicolo da combattimento trasporto truppe, destinato alle Brigate Medie per portare una squadra di fanti sul campo di battaglia. Derivati dai Centauro hanno lo scafo piatto anche se sono stati dotati di protezioni specifiche contro le IED. Il loro impiego non avrebbe la stessa versatilità del Lince che nella sua categoria non teme rivali quanto a protezione come dimostrano i 2.500 esemplari ordinati da dieci eserciti molti dei quali proprio per impiegarli in Afghanistan. Sulla mulattiera che da Herat conduce a Bala Murghab, nelle montagne della provincia di Badghis, i Lince in alcuni tratti transitano sfiorando su entrambi i lati le pareti di roccia. I Freccia non ci passerebbero. Si è parlato anche dell’invio dei corazzati da combattimento Dardo, più pesanti e protetti dimenticando che 8 Dardo sono già da 2 anni operativi nell’ovest afgano. Si sono distinti in diversi combattimenti ma i Dardo (come i Freccia) non possono essere impiegati ovunque in Afghanistan e soprattutto non possono sostituire i Lince.
E la potenza di fuoco?
Il dibattito si è incentrato sulla necessità di offrire maggiore protezione alle truppe sul terreno mentre poco interesse sembra suscitare la necessità di incrementare la potenza di fuoco, specie a lunga distanza. Finora il supporto di fuoco “pesante” è stato garantito dagli elicotteri Mangusta e dai mortai da 120 millimetri, peraltro giunti in Afghanistan solo nella primavera scorsa. Bocche da fuoco che a Bala Murghab come nella valle del Mushai hanno decimato i talebani con un tiro accurato grazie anche agli acquisitori degli obiettivi del 185° reggimento. Altri contingenti (USA, Canada, Gran Bretagna e Olanda) impiegano da tempo e con successo obici da 155 millimetri con gittate ben superiori ai 13 chilometri dei mortai Thomson–Brandt. Gli olandesi in particolare hanno impiegato nella provincia di Oruzgan i semoventi Pzh-2000 in servizio anche presso l’esercito italiano. Una decina di semoventi di questo tipo, posizionati a coppie nelle basi più esposte soprattutto nelle province di Farah e Herat consentirebbe di tenere sotto tiro quasi tutti i potenziali bersagli garantendo una precisione accurata fino a 40 chilometri e tutta la potenza di un obice di questo calibro.

Tutti all’Ovest
La notizia più importante circa il rafforzamento del dispositivo italiano riguarda la prossima concentrazione di tutte le forze italiane nell’Ovest. In autunno, quando il 186° reggimento Folgore lascerà la base di Camp Invicta alla periferia di Kabul verrà rimpiazzato da unità alleate (probabilmente francesi o turche). La fine della presenza italiana nel settore di competenza del Regional Command Capital permetterà di dislocare il Battle group italiano nell’area di Shindand, tra Herat e Farah, uno dei punti più caldi dell’ovest all’imbocco della Zerkoh Valley controllata dai talebani.. In questa zona oggi è presente solo un piccolo reparto di forze speciali afgane e americane mentre nella vicina base di Adraskan una cinquantina di carabinieri addestrano i reparti scelti della polizia afgana. I battaglioni di fanteria italiani nell’ovest saliranno così a 3 ai quali si aggiunge il Battle group spagnolo destinato a operare nella provincia di Badghis ma limitato dai rigidi caveat posti dal governo Zapatero e costituito da una compagnia alla quale se ne aggiungeranno altre 2 con l’arrivo dei rinforzi di Madrid. Un anno or sono nell’ovest operava un solo Battle Group italo-spagnolo con 4 compagnie. Un potenziamento necessario dopo che il comandante alleato, generale Stanley McChrystal, ha ammesso che “nell’ovest gli insorti oppongono una resistenza più forte che in altre aree”

Tornado o Typhoon?
Non ci riferiamo all’Eurofighter Typhoon ma al veterano della Seconda guerra mondiale Hawker Typhoon impiegato dalla RAF per colpire bersagli terrestri con i cannoncini da 20 millimetri e 900 chili di razzi e bombe. Il paragone ironico tra questo pezzo da museo e i Tornado IDS della nostra Aeronautica è sorto spontaneo quando il ministro La Russa ha annunciato che i 2 Tornado schierati in Afghanistan potrebbero non occuparsi solo di ricognizione, come hanno fatto finora, ma anche di supporto alle truppe a terra dove “potrebbero intervenire utilizzando i cannoncini che hanno a bordo”. Impiegare i Tornado (recentemente aggiornati allo standard MLU con la spesa di circa 200 milioni di euro) in grado di lanciare ordigni di precisione per mitragliare i talebani con i cannoncini Mauser da 27 millimetri, come un Hawker Typhoon mitragliava le colonne tedesche nella Francia del 1944, ci sembra francamente “una boiata pazzesca”. Non certo la prima nella storia a tratti ridicola delle guerre di pace italiane anche se da questo governo e dalla sua ampia maggioiranza è lecito aspettarsi un maggiore coraggio nelle scelte “belliche”. E’ vero che in condizioni particolari o di emergenza anche i cannoncini possono dire la loro. Come accadde agli Harrier della RAF che nell’estate 2006 colpirono i talebani con i cannoncini dopo aver esaurito le bombe per dare una mano ai difensori dei fortini di Helmand assediati dai jihadisti. Un’eccezione che non cancella l’impiego standard dei jet in Afghanistan per lanciare bombe guidate come gli 8 Tornado della RAF basati a Kandahar o come i Mirage, Rafale ed F-16 degli altri alleati. Un impiego escluso però (per ora) dal ministro La Russa a conferma che il governo vuole evitare l’uso delle bombe per i possibili rischi di provocare danni collaterali, cioè scomode vittime civili che peraltro non è detto vengano evitate con raffiche di Mauser. Motivazioni che non giustificano un impiego dei Tornado improprio e anche pericoloso per il rischio di esporre i jet al fuoco delle armi automatiche dei jihadisti.

Arrivano gli AMX ?
Pare evidente che se spetta al governo decidere l’uso o meno della forza ai militari si dovrebbe poi lasciare la piena autonomia per scegliere munizioni o equipaggiamenti da impiegare nei combattimenti. Il dibattito sull’impiego dei Tornado con i cannoncini suscita ulteriori perplessità dopo che l’Aeronautica ha annunciato l’invio di 10 cacciabombardieri AMX Acol e 34 piloti di Istrana e Amendola alle esercitazione Green Flag e Red Flag presso la base aerea americana di Nellis (Nevada). Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Daniele Tei, ha precisato che il rischieramento addestrativo avrà una durata complessiva di quattro settimane e che mezzi e uomini che si addestreranno in Nevada potrebbero essere impiegati in Afghanistan a partire dal prossimo ottobre. Dell’arrivo degli AMX però in Parlamento il ministro non ha parlato. Gli AMX rimpiazzeranno probabilmente i 4 Tornado anche per la ricognizione ma potranno sparare anche loro solo con i cannoncini? Sarebbe ridicolo soprattutto se si considera i molti milioni di euro sborsati per ammodernare i velivoli, trasferirli e mantenerli iin Afghanistan. Inoltre alla Green Flag ci si addestra ad attaccare obiettivi al suolo (con le bombe guidate) in supporto alle truppe a terra in uno scenario simil-afgano. Ma allora se gli AMX andranno in ottobre a bombardare i talebani perché oggi va in scena la farsa dei Tornado “in action” solo con i cannoncini?