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Guerra o terrorismo?

ARP4334450_MGZOOM E’ inutile che l’Occidente perseveri nel declamare di non avere nemici. Sono altri, ben identificati attori della scena internazionale che hanno eletto l’Occidente a loro nemico. E lo attaccano, mirando a sconfiggerlo e a dominarlo. Ma lo spettro dei benpensanti è vastissimo. Se ne contano le tipologie più varie. Quelli che sono codardi o credono di essere furbi, pensando comunque di cavarsela e di continuare a godersi la propria rendita, tanto altri prima o poi si faranno carico della situazione e la risolveranno. Magari pensano agli Stati Uniti, che hanno abituato male gli Europei, ma Obama esprime ora un’ America ben diversa dal passato.
497050572-001_MGZOOM1Quelli che hanno comunque interesse: mettersi prima o poi d’ accordo con l’Islam rende a chi ha posizioni o soldi da perdere, come alla fine arguisce il decadente protagonista di “Sottomissione”, il romanzo di Houellebecq che di recente ha scalato tutte le classifiche. O come taluni maggiorenti ebrei tragicamente pensarono rispetto ai nazisti, all’inizio dei pogrom. Quelli che fanno un ragionamento politico e si credono astuti, tanto da essere illusoriamente alla ricerca di un quinto stato da gettare in una prossima, improbabile lotta di classe e costruirci sopra una nuova casta di sacerdoti della rivoluzione. Quelli che sono più o meno apertamente conniventi. In particolare l’Europa, il continente più moderno ed avanzato, alimenta ed accarezza da tempo questa categoria di soggetti che si caratterizzano per l’ odio di sé e della società cui appartengono: qualunque estraneo, specie se selvaggio e primitivo, è per essi un mito anche perché non ne vivono la realtà, ma dai loro comodi salotti ne coltivano l’utopia. Non appartengono difatti per lo più ai gruppi meno agiati e fortunati e si collocano nella categoria dei mantenuti, o dai loro privilegi o dalle tasse che pagano le classi produttive.
2015-11-13T224504Z_1910309158_GF20000058453_RTRMADP_3_FRANCE-SHOOTING_MGZOOM1Quelli che sono genuinamente convinti che la civiltà dei diritti imponga la conciliazione ad ogni costo. Si tratta di una grande massa di individui, fortemente condizionata dai padroni dall’ attuale industria politica e culturale, che da un mutamento di rotta delle opinioni pubbliche potrebbe essere spazzata via. Costoro, i padroni, sono purtroppo i più efficaci e, dopo ogni evento terroristico clamoroso, si assumono la regia delle immancabili marce, talune anche sotto forma di adunate oceaniche, imponenti ma sterili; utili solo ad imbrigliare le inevitabili reazioni e le paure collettive, pilotandole verso esiti improduttivi e temporanee assuefazioni, in attesa della tragedia successiva. E’ altresì inutile asserire che l’Islam violento e fondamentalista è una minoranza rispetto all’enorme insieme del mondo musulmano. Già il fatto che siamo di fronte ad una religione composta da un miliardo e mezzo almeno di fedeli è sufficiente affinché anche una ridottissima componente debba essere considerata molto temibile. Vi sarebbe poi da esplorare l’ area grigia dell’ attendismo, che spesso simpatizza ma non rischia: i successi hanno sempre presa e convincono alla scelta. Certamente le imprese terroristiche, ultime quelle di Parigi, hanno un effetto galvanizzante che non deve essere trascurato.
LAPR0137_MGZOOMMa la teoria secondo cui una minoranza non potrebbe mai essere decisiva risiede in un adesione fideistica al metodo democratico, tanto da accettarne le forme anche quando sono esiziali per esso stesso, pur di salvarne la facciata. E’ il frutto di un’ inconsistente dimestichezza con la storia, anche recente. Forse che Lenin, Mussolini ed Hitler furono portati al potere da maggioranze popolari qualificate? Il consenso lo costruirono dopo aver abilmente manovrato le poche ma determinanti risorse di cui all’ inizio seppero disporre. Per avere qualche elemento di riflessione al riguardo basterebbe scorrere il saggio “Tecnica di un colpo di Stato” di Curzio Malaparte. Del resto, pur in un contesto dai tratti assai diversi dal periodo delle dittature, il nostro Presidente del Consiglio ha conquistato senza essere eletto la leadership nazionale, salvo provare a mantenerla attraverso ardite soluzioni di ingegneria elettorale. Hkg10230499_MGZOOMSe poi passiamo a parlare di cosa dobbiamo attenderci dopo gli ultimi fatti di Parigi, è prevedibile che non avverranno cambiamenti significativi. Le classi dirigenti delle nostre parti troveranno sicuramente un Chamberlain qualsiasi che potrà scendere dal’ aereo e dichiarare “Pace, pace, pace”. Rimpiangeremo di non avere politici almeno del calibro di Thatcher, Khol e Reagan. Nei fatti servirebbe un’ azione ben più realistica e risoluta di quella condotta nel recente passato. Si è civettato con le primavere arabe quando era evidente che non ne sarebbe scaturita alcuna estate, ma si andava diritti all’ inverno. In Libia ed in Siria sono stati commessi errori madornali: in quelle aree il caos non è mai preferibile ad un regime stabile, anche se purtroppo dispotico. La Turchia un giorno è nella NATO ed il giorno dopo pensa alla Sharia. Quanto ad Israele la diplomazia dell’Unione europea esiste solo per dichiarare l’embargo sui prodotti dei coloni. Putin è sempre guardato con maggior sospetto: pur di attaccarlo ed escluderlo va bene anche il doping. Perché allora non sciogliere la FIFA dopo i casi di Blatter e Platini, o metter fuori la Germania dai prossimi mondiali di calcio se avesse pagato per avere l’edizione del 2006?
LAPR0157_MGZOOMSul piano delle politiche e delle misure da adottare in ambito europeo, occorrerebbe maggiormente considerare che il terrorismo islamico combatte in primo luogo contro alcuni Stati dell’ area mediorientale e nordafricana. Perché non appoggiare in modo più sistematico queste nazioni, Egitto e Tunisia per primi? Sul piano interno sarebbe opportuno interrogarsi se i principi giustamente garantisti, specie in un contesto di criminalità agreste, possano seguitare a sussistere nella loro pienezza a fronte della minaccia portata da tagliagole o da eroici giustizieri di ragazzi in discoteca. In Italia potremmo arrivare ad avere nostalgia di certi Ministri dell’ Interno di democristiana memoria e di taluni ministri ombra del PCI. Avranno avuto i loro limiti, ma almeno possedevano il senso dello Stato e delle Istituzioni. Gli eventi potrebbero porci di fronte a scenari gravissimi.
1416083745336_wps_65_Jihadi_John_Alan_HenningIl terrore islamista è un fenomeno con caratteristiche belliche, ancorché asimmetriche. E’ molto diverso dalle Brigate rosse, nere ed altre aggregazioni del genere, che tutto sommato furono combattute e vinte con provvedimenti di polizia e con il codice penale. Nel caso dell’ ISIS e di Al Qaeda dovrebbe continuare a soccorrere l’ ombrello dell’ Onu. Ma se il nostro Parlamento fosse posto di fronte alla dichiarazione dello stato di guerra il Premier chiederebbe forse a Verdini di votarlo? E tuttavia l’ Italia, ad eccezione dell’ attentato al consolato nella capitale egiziana, non è stata finora oggetto di azioni terroristiche eclatanti. Anche se in numerosi siti siamo ben individuati come obiettivi specifici e dichiarazioni anche ufficiali delle autorità nazionali confermano la pericolosità e l’ attualità della minaccia. Avendo una certa familiarità in ambito forze di polizia, siamo portati ad ascrivere agli apparati di sicurezza il merito del risultato, conoscendone la professionalità, l’incisività dell’ azione e l’ attitudine all’ impegno costante.
Esecuzione-untitledSi potrebbe anche ritenere che abbiano per ora avuto effetti postivi una linea politica che riesce spesso a farsi percepire come autonoma ed originale, rispetto a quelle di altri paesi dell’ area occidentale, in ambito mediterraneo e mediorientale; ed anche un Vaticano, sebbene nel mirino di taluni proclami presenti nella rete, distante anni luce dal pur recente discorso di Ratisbona. Ad ogni buon conto non è sicuramente il caso che ci ha tenuto al riparo da iniziative efferate. Come pure è necessaria ogni consapevolezza rispetto a potenziali, più nefaste evoluzioni. In sostanza bisogna lavorare a piani di emergenza che consentano di affrontare al meglio ogni possibile situazione. Non sono problemi di protezione civile. Si tratta di ben altro. Auguriamoci che si riesca sempre a prevenire e che nulla accada. “Si vis pacem para bellum”: Vegezio la pensava così nel quarto secolo, ma il concetto è ancora attuale; salvo non si ritenga che di fronte ad un terrorista con la cintura esplosiva si debba chiedere la soluzione al sostituto procuratore di turno.

di Carlo Corbinelli Foto: Getty Images, Stato Islamico

40 anni di terrorismo

Dopo la conferenza tricontinentale tenutasi all’Avana dal 3 al 15 gennaio del 1966 (fondazione dell’OSPAAAL) , la Connessione cubana al terrorismo, dopo l’intervento di ernesto che guevara, scatenò la guerra contro l’occidente … quando l’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan non erano ancora avvenute e non potevano essere prese come scusa.
… After tricontinental conference held in Havana from January 3-15, 1966 (foundation OSPAAAL), the Cuban connection to terrorism, after participation of ernesto che guevara, unleashed the war against the West … When the invasion of Iraq and Afghanistan had not yet occurred and could not be taken as an excuse

For whom the bell tolls…

July 23, 1968: An Israeli El Al flight en route from Rome to Tel Aviv, Israel with a crew of ten and thirty-eight passengers, was hijacked by four Popular Front for the Liberation of Palestine Islamic terrorists and forced to land in Algiers, Algeria – an OPEC, Marxist Muslim fiefdom.
August 10, 1968: While it was relatively meaningless by itself, it was part of a bigger campaign. In Turkey today, two firebombs were thrown into the USIS office in Izmir. The anti-American climate in Islamic Turkey would continue to fester and grow.
August 10, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatah detonated three grenades in Jerusalem’s Jewish section, injuring eight Israelis and two Americans.
August 19, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatahdetonated a bomb near the Parliament building in Jerusalem. No one was hurt.
August 21, 1968: Al Fatah terrorists bombed the U.S. Consulate building in East Jerusalem demonstrating their hatred for Americans.
September 4, 1968: Palestinian Muslims detonated three bombs in the Central Bus Station in Tel Aviv killing one Israeli and wounding 71 more. Attacking soft civilian targets was becoming a hallmark of Fatah terrorists.
September 13, 1968: Syrian al-Sa’iqa terrorists attacked the Israeli police headquarters in Baniyas in the Golan Heights. The facility was destroyed and all five Jews who were inside were killed.
October 26, 1968: In the Federal Republic of Germany, three prominent anti-Communist Croatians were assassinated in a Munich apartment. Throughout much of 1968, Communists in Croatia were attacking targets all across Europe.
October 26, 1968: Armed with a revolver, a member of the Black Panthers, Raymond Johnson hijacked a National Airlines flight to Cuba. The Black Panther was arrested and held by Cuba. No one was injured and there were no prisoner exchanges or ransoms.
October 26, 1968: Two Italians hijacked an Olympic Airways jet from Paris en route to Athens to publicize their opposition to the military junta in Greece. The terrorists brandished a pistol and a grenade. They gave the 130 passengers handbills telling them that they had just been punished for going to Greece. No one was injured and no prisoners were exchanged.
November 22, 1968: Islamic terrorists in Israel used a large bomb to kill 12 Jews and wound 52 more in Jerusalem’s most crowed open-air market.
December 26, 1968: Still basking in their July 23rd success, the Popular Front for the Liberation of Palestine attacked another El Al aircraft in Athens, shooting and killing one passenger. In response, Israel destroyed 14 Lebanese planes in Beirut. The two Palestinian hijackers who perpetrated the attack were freed in September of 1970 as the result of a quad hijacking by the PFLP and subsequent prisoner exchange.
December 29, 1968: Yasser Arafat’s al-Fatah claimed “credit” for shelling the Israeli town of Beisan in northeast Israel.
December 31, 1968: In Israel, al-Fatah Islamic terrorists attacked the Jewish settlement of Kiryat Shmona in the upper Galilee. The rockets they deployed had been fired from Lebanon. It was the beginning of a foreboding trend.
January 2, 1969: A lone Islamic terrorist hijacked an Olympic Airways flight that had departed from Crete en route to Athens. The plane was flown to Cairo, Egypt.
February 3, 1969: Yasser Arafat, in the afterglow of the Time Magazine cover story on his violent and victorious defeat at the village of Al-Karameh, and flush with OPEC funding and jihadist recruits, was appointed Director of the Palestinian Liberation Organization in their meeting in Cairo, Egypt. The ugly face of Islamic terror had a new “Commander-in-Chief of the Palestinian Revolutionary Forces.” The “Chairman of the PLO’s Political Department” was now Yasser Arafat.
February 18, 1969: Palestinian Muslims attacked an Israeli El Al airliner in Zurich, Switzerland as it was preparing to take off en route to Tel Aviv. The cockpit of the airliner was machine-gunned by the four Islamic terrorists who belonged to the Popular Front for the Liberation of Palestine.
The terrorists fired 200 bullets and lobbed incendiary grenades from their car as the plane taxied down the runway.
February 25, 1969: The Popular Front for the Liberation of Palestinian “claimed credit” for detonating a bomb inside the British Consulate in Jerusalem. .
March 1, 1969: In Germany, Islamic terrorists corrupted by the Muslim Brotherhood used a bomb to destroy an Ethiopian Airlines Boeing 707 jet at the Frankfurt Airport. Several cleaning women were injured in the blast.
The Government of Ethiopia blamed the attack on the Syrian-Egyptian Movement for the Liberation of Eritrea. The Islamic Eritrean Liberation Front claimed credit for the bombing.
March 6, 1969: Muslims belonging to the PFLP thought it would be a good idea to detonate a bomb in the Hebrew University cafeteria, so they did, mutilating and burning the bodies of 29 Jewish students.
May 22, 1969: The attempted assassination of the first Israeli Prime Minister, Ben-Gurion, failed but the would-be killers were freed by Denmark.
June 18, 1969: In Pakistan, three armed members of the Islamic Eritrean Liberation Front assaulted an Ethiopian airliner at the Karachi airport. The Boeing 707 was burned in the attack. The terrorists, all of whom were captured, told authorities that they carried out the attack to dramatize their opposition to Ethiopian rule in Eritrea. Since the Islamic Pakistani government was sympathetic to their cause the three men were jailed for less than one year.
July 17, 1969: In India, a bomb was detonated inside of a USIS reading room in the American Consulate in Calcutta, burning one employee.
July 18, 1969: In London, England, Popular Front for the Liberation of Palestine terrorists fire-bombed a department store owned by Jewish citizens of the U.K.. The PFLP claimed responsibility for the bombing and warned that there would be more bomb attacks on Jewish-owned establishments in London and in the United States.
PFLP leader George Habbash said, “We shall expand our operations everywhere, in all parts of the world. The enemy camp includes not only Israel but also the Zionist movement, world imperialism led by the United States.” As a Muslim Marxist, Habbash had to please his Islamic and Communist financiers. Terrorism is, after all, expensive.
July 19, 1969: Islamic jihadists associated with the Sudan government firebombed a United States Information Services library in Khartoum. The fundamentalist Islamic regime in control of the Sudan would soon unleash the most deadly genocide in modern history, killing 2.7 million African Animists and Christians.
July 22, 1969: Muslims in the Philippines threw hand grenades into a USIS library in the American Consulate building in Manila, killing one Filipino. They did this because Muslims are hostile to the truth. Honest, open, and informed discussion is the one thing that is lethal to their religion – and thus to the terror Islam inspires.
August 17, 1969: In London, England, PFLP Islamic terrorists planted several bombs inside the Marks and Spencers Department Store.
August 18, 1969: Six Islamic terrorists hijacked an Egyptian Misrair Anatov-24 flying from Cairo to the tourist destination of Aswan on the Nile River. The plane was forced to land in Jidda, Saudi Arabia.
August 18, 1969: The Israel Touristy Office in Copenhagen, Denmark was bombed by Muslim militants.
August 19, 1969: TWA flight 840 from Rome to Athens was hijacked to Syria, where President Assad was sympathetic to Islamic terrorism. The Palestinian terrorists destroyed the aircraft.
August 29, 1969: In France, a TWA Boeing 707 flight from Paris was hijacked by two Palestinian Front for the Liberation of Palestine terrorists and forced to land in Damascus, Syria. The plane carried a crew of 12 and 101 passengers.
After the hijack the Islamic terrorists announced to the passengers that the PFLP had taken command of the flight, and they ordered the plane flown to Damascus. Immediately upon landing, the passengers managed to jump from the plane before a bomb went off, destroying the aircraft. Four passengers were injured.
The PFLP said the hijacking and destruction of the TWA jet, along with the hijacking of an El Al Israeli Airlines plane to Algeria in July l968, the attacks on El Al planes in Athens in December 1968 and in Zurich in February 1969, were all part of their plan to strike at “imperialist interests within and outside the Arab world.” Acknowledging their Muslim overlords, they also asserted that “the action was in reprisal for American assistance to Israel.”.
September 8, 1969: Arafat’s al-Fatah recruited two teenage boys and motivated the young Muslims to throw hand grenades into the El Al Airlines offices in Brussels, Belgium. Four people were wounded in the blast.
What’s interesting is that while the perpetrators admitted that they had conducted their mission on behalf of Fatah, yet the PFLP claimed credit for the attack.
September 8, 1969: Two Islamic terrorists calling themselves “Palestinians,” bombed the Israeli Embassy in Bonn, Germany. The PFLP claimed credit.
September 8, 1969: In the Hague, Netherlands, Muslim militants threw hand grenades into the Israeli Embassy.
September 9, 1969: In Asmara, Ethiopia, the American Consul General Murray Jackson, was kidnapped along with a British businessman by Muslims corrupted in Cairo. After signing a document stating that he had been instructed in the terrorist’s objectives, and that he had not been mistreated, Mr. Jackson was released.
September 12, 1969: In Jordan, a bomb went off on the porch of the Amman home of the U.S. assistant army attaché.
September 13, 1969: Three armed members of the Islamic Eritrean Liberation Front hijacked an Ethiopian Airlines DC-6 with 66 passengers aboard. The flight, bound for Djibouti from Addis Ababa was forced by the Muslim militants to land at Aden, Southern Yemen. One of the hijackers, Muhammad Sayed, 18, was shot by an Ethiopian secret police official who had been a passenger on the flight.
October 7, 1969: An undisclosed group of Argentinean terrorists bombed a number of American businesses for reasons they never disclosed. Although there were nine attacks, no one was injured.
October 21, 1969: Marxist Muslim Muhammad Siad Barre assumed dictatorial power in a military coup d’etat following the assassination of Somalia’s second President, Abdi Rashid Ali Shermarke. Barre nationalized the economy with the help of Soviet advisers and Cuban troops. His Supreme Ruling Council formulated political and legal institutions based on the Qur’an, Marx, Mao, Lenin, and Mussolini. Siad Barre explained: “The official ideology consists of three elements: my own conception of community, a form of socialism based on Marxist principles, and Islam.”.
December 5, 1969: Four Muslim Militants were caught before they could attack an airliner in London. The subsequent plot on the 17th failed as a result.
December 12, 1969: Islamic terrorists bombed the West Berlin office of Israeli El Al Airlines. No one was injured in the blast.
December 12, 1969: Muslim militants associated with the Islamic Eritrean Liberation Front armed with pistols and explosives were killed by plainclothes security guards as they attempted to hijack an Ethiopian Airlines jet shortly after takeoff from Madrid on a flight to Addis Ababa.
In Damascus, Syria, the Eritrean Liberation Front admitted that the two slain men were members of their organization but claimed that they had not intended to hijack the airliner, merely to hand out leaflets. But on December 10, Spanish police had arrested a third ELF member at the Madrid airport for carrying explosives.
December 20, 1969: In Islamic Turkey, a bomb was detonated outside the United States Information Services building in Ankara.
December 21, 1969: Three Lebanese Muslims were caught as they tried to hijack a TWA plane in Athens. The flight was bound for Rome and then on to New York. The three Muslim militants, who used handguns and explosives, said that they were members of the PFLP, and that they had received orders to divert the airplane to Tunis where they were to evacuate the passengers and blow up the aircraft.
One of the hijackers confessed that he and his colleagues had planned to destroy the plane “to warn the Americans to stop providing air communications with Israel.” The three Islamic terrorists were freed after the hijacking of an Olympic Airways plane to Cairo on July 22, l970.
December 29, 1969: Philippine terrorists attempted to assassinate U.S. Vice President Spiro Agnew by bombing his car. No one claimed credit for the assault but these same tactics were deployed countless times by local Islamic groups such as the Abu Sayyaf, Jemaah Islamiyah, and the Moro Islamic Liberation Front.
January 1, 1970: In Turkey, an explosion occurred at the entrance of the U.S. Consulate in Istanbul. Islamic Turkey was becoming a dangerous place to be an American.
January 9, 1970: In France, a TWA 707 airliner en route from Paris to Rome with just 20 passengers and crew aboard was hijacked to Beirut by a lone French terrorist. He said that he wanted to spite Americans and Israelis for their aggression in the Middle East. Considered a hero by Muslims, when the hijacker was taken into custody in Lebanon he was only sentenced to nine months in jail essentially the time he served awaiting trial. He was promptly released and returned to France, where he was tried for illegal possession of weapons and sentenced to eight months in prison, once again, the length of the trial process.
The Popular Democratic Front for the Liberation of Palestine thought their criminal act was a good thing, so they claimed responsibility for the murder and mutilations. However, since the word has a problem understanding the benefits of being judgmental, and fails to appreciate the concept of responsibility, the murdering Muslim terrorists were set free after the September 6, 1970 hijacking of one Swiss and two U.S. airliners.
January 11, 1970: In Ethiopia, Islamic jihadists shot and killed a U.S. soldier. The Eritrean Islamic Jihad Movement was responsible for the shooting the American.
The Eritrean Islamic Jihad Movement was composed of Islamic terrorists who are financed, trained, and armed by the fundamentalist Islamic government in neighboring Sudan. The terrorist club sought to depose the current secular government in Eritrea and replace it with an Islamic theocracy based upon Sharia Law.
January 21, 1970: In the Philippines, a car bomb exploded behind the Joint U.S. Military Assistance Group headquarters in Manila. Three support staff were injured.
February 10, 1970: In Germany today, three Islamic terrorists killed an Israeli citizen and wounded 11 other Jewish passengers in a grenade attack on a bus at the Munich airport. The militants deployed guns and grenades in their assault on the El Al airport shuttle. The carnage was minimized because the Israeli pilots wrestled the weapons away from the Islamic terrorists.
February 17, 1970: The Germans foiled a PFLP hijacking of an El Al aircraft. However, their temporary success only served to encourage terrorism because the German government foolishly freed the kidnappers two months later.
February 21, 1970: A Swiss Air flight 330 from Zurich bound for Tel Aviv was bombed in mid-air nine minutes after takeoff by the PFLP General Command, a PFLP splinter group. Forty-seven innocent souls lost their lives to Islam, 15 of whom were Israelis. The bomb, placed in the cargo hold, was triggered by a change in atmospheric pressure. While the crew attempted to turn the plane back to the airport, smoke in the cockpit and the loss of electrical power thwarted their efforts,.
February 21, 1970: On the same day that the PFLP-General Command destroyed a Swiss aircraft, killing everyone aboard, the main branch of the Popular Front for the Liberation of Palestine exploded a bomb aboard an Austrian Airlines Caravelle flight from Frankfurt, Germany to Vienna, Austria. Fortunately, the damage was not catastrophic and the plane returned to Frankfurt safely with its 33 passengers.
The bomb was detonated twenty minutes after takeoff by an altimeter reading of fourteen thousand feet.
March 1, 1970: In Italy, a bomb was found in the luggage of an Islamic terrorist aboard an Ethiopian airliner in Rome. The device had been placed by members of the Eritrean Islamic Jihad Movement.
March 4, 1970: Two hours after a violent anti-American demonstration in the Philippines, a bomb rocked the embassy area and damaged a passing tanker truck carrying gasoline.
March 14, 1970: A United Arab Airlines Antonov 24 flight flying from Athens to Cairo via Alexandria was four minutes out of its stopover when a bomb exploded in the landing gear well of the rear of the left engine, causing extensive damage to the undercarriage and injuring two of the ten passengers.
March 20, 1970: In Ethiopia, five members of a National Geographic film crew, including an American producer, were taken hostage by members of the Eritrean Islamic Jihad Movement. They held the five hostages for 17 days.
March 28, 1970: The Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP) fired seven rockets into the U.S. Embassy in Beirut, Lebanon and into the JFK Library, also in Beirut. The PFLP later said that the attack was in retaliation for “plans of the U.S. Embassy in Beirut to foment religious strife and create civil massacres in Lebanon aimed at paralyzing the Palestine resistance movement.”
September 11, 1970: In India, a fifth jetliner, a BOAC VC-10, from Bombay to Beirut carrying 150 passengers, was hijacked by the PFLP sympathizer. The plane was also flown to Zarqa, Jordan. The passengers were held hostage pending the release of Miss Khaled from Briton and six other sub-human species. Once they were freed, the plane was blown up. No Islamic country has ever built an airplane, but their citizens became quite apt at destroying them.
September 16, 1970: In what was justified as retaliation for the plane hijackings the week before, but was actually a response to the three assassination attempts on the Jordanian King Hussein’s life, the Islamic nation’s Army attacked Palestinian communities within the kingdom. Since most Jordanian Arabs (70% of the total population) were related to those who call themselves “Palestinians,” and since the ruling monarchy wasn’t among them, this was a preemptive strike designed to keep the majority population subservient to the Hashemite minority. The armed assault on Palestinian refugee camps and communities would continue through July of 1971.
Late September, 1970: In Jordan, the terrorist organization known as Black_September was formed. An outgrowth of Arafat’s Fatah, the Arab League’s PLO, and Egypt’s Fedayeen, they claimed to be descendants of Hasan’s Hashshashin/Assassins of Persian and Crusade infamy.
February 2, 1971: In India, two armed Kashmiri Muslims hijacked an Indian Airlines plane to Pakistan. They demanded that the Indian government release 36 convicted Islamic terrorists held in Kashmir jails. When the government rejected their demands, they blew up the plane.
February 10, 1971: In Sweden, two Croatian Muslims seized control of the Yugoslav consulate in Gothenburg in an unsuccessful attempt to ransom its occupants in exchange for convicted terrorists held in Yugoslav jails. The Yugoslav government refused to meet their demands, and the terrorists surrendered the next day to the Swedish authorities. They were tried and sentenced to 3 years imprisonment. But on September 16, 1972, they were released and flown to Madrid after three Croatians hijacked a Scandinavian airliner and demanded their freedom, along with the release of five Croatians involved in the assassination of the Yugoslav ambassador on April 7, 1971.
April 8, 1971: In Sweden, Croatian terrorists assassinated the Yugoslav ambassador and wounded two Yugoslav diplomats in Stockholm. These murdering jihadists were released from jail when three Croatians militants hijacked a Scandinavian airliner on September 16, 1972, and demanded their freedom.
May 29, 1971: In their second attack since this timeline began, Basque nationalists attempted to kidnap Henri Wolimer, the French Consul in San Sebastian. He resisted and escaped. There were no injuries in either mission.
June 4, 1971: PFLP terrorists carried out an assault on the Liberian-registered oil tanker Coral Sea. Using a speedboat, the jihadists fired 10 bazooka shells at the tanker, causing some damage but no casualties. The attack occurred in the Strait of Bab el Mandeb at the entrance to the Red Sea. It was intended to deter tankers from using the Israeli port of Eilat.
August 24, 1971: In Madrid, Spain, a bomb placed by Al Fatah’s Black_September Organization exploded in a Boeing 707 owned by the Royal Jordanian Airline. The aircraft was parked at the Barajas Airport.
September 26, 1971: In Yemen, three bombs exploded at a U.S. Consular officer’s home. The bombing was believed to be part of an Islamic terrorist campaign against the government.
December 15, 1971: In London, the Black_September Organization attempted to assassinate Zaid Rifai, the Jordanian Ambassador.
December 16, 1971: Three people were injured by parcel bombs sent by the Black_September Organization to the Jordanian mission to the United Nations in Geneva, Switzerland.
Muslims first genocide in SudanDecember, 1971: The first Islamic war in the Sudan was nearing resolution. However, Arab Muslims trying to Sharia Law in all of the Sudan had already killed 500,000 Africans, 80% of them being unarmed civilians, leaving a million more homeless.
British bungling had set the stage for the slaughter in Sudan. As part of the UK’s strategy in the Middle East, the Arab Muslim north and the African animist and Christian south were merged into a single administrative protectorate. In 1953 Egypt and the UK granted “independence” to the Sudan because it was becoming impossible to control under these circumstances. Muslims don’t share power with anyone. When this happened, the Arab Muslims in the north immediately recanted the agreements they had made with the African south, and began attacking them. A succession of Islamic dominated administrations did nothing to stop the terror. It was only when a fundamentalist Muslim vs. Muslim Marxist rift in the north emerged, that the genocide temporarily lost momentum. In 1971, Joseph Lagu became the first to organize Africans in the south, providing a voice for the oppressed.
May 11, 1972: A series of bombs placed by the Baader-Meinhof Gang exploded at the Fifth U.S. Army Corps headquarters in West Germany, killing Colonel Paul Bloomquist and wounding 13 others.
The Baader-Meinhof Group was a violent communist association that acted in partnership with the PFLP. They emerged from the Federal Republic of Germany in the late 1960s. On April 2, 1968, Andreas Baader, the group’s founder, and his girlfriend Gudrun Ensslin, bombed a Frankfurt department store. The well-known German journalist Ulrike Meinhof, helped Baader flee custody. Following the prison break, Meinhof and Baader enrolled in a terrorist training camp run by the Popular Front for Liberation of Palestine (PFLP) and became infamous.
Returning from the Islamic terrorist training camp, Baader, Meinhof, and Ensslin engaged in a violent spree of bombings, abductions, and firearm attacks. They professed a hazy mix of Marxism, Maoism, and Muslim beliefs as the terrorized West Germany.
May 24, 1972: In Zimbabwe, a South African Airways Boeing 727 flying from Salisbury to Johannesburg with 66 passengers and crew on board was hijacked by two Lebanese Muslim terrorists who threatened to blow up the aircraft.
May 31, 1972: After receiving the $5 million ransom from the German government, the PLO/PFLP/BSO financed and dispatched members of the Japanese Red Army to attack Lod Airport in Tel Aviv. They bombed the terminal and used automatic weapons to gun down and kill 27 people milling in the crowd, wounding 75 to 80 more. Yes, Islam has always found soulmates in Communist, Socialist, and Fascist circles.
June 10, 1972: The West German embassy in Dublin, Ireland was damaged by a bomb that had been placed by supporters of the Baader-Meinhof Gang of Muslim-trained Marxists.
July 18, 1972: An attaché case containing fifteen pounds of explosives was discovered in the USIS Cultural Center in Manila. The device was set to explode at 1 AM Saturday. The guard did not check the case until Monday morning, and the building was spared only because of the failure of the timing device.
July 31, 1972: A group of hijackers, including George Edward Wright, George Brown, Melvin McNair, his wife Jean Allen McNair, and Joyce T. Burgess, who said they were Black Panther Party sympathizers, took over a Delta Air Lines jet over Florida and directed the plane to Algeria after collecting $1 million in ransom.
August 5, 1972: The PFLP/PLO/BSO attacked an oil refinery in Trieste, Italy. The damage they wrought in the ensuing fire in large oil storage tanks was considerable, estimated at over $7 million. The attack was justified because Germany and Austria allegedly supplied oil to Israel.
Attack on the Munich Airport, February 10, 1970: Three terrorists attacked El Al passengers in a bus at the Munich Airport with guns and grenades. One passenger was killed and 11 were injured. All three terrorists were captured by airport police. The Action Organization for the Liberation of Palestine and the Popular Democratic Front for the Liberation of Palestine claimed responsibility for the attack.
settembre nero attacco terroristico di monacoMunich Olympic Massacre, September 5, 1972: Eight Palestinian “Black September” terrorists seized eleven Israeli athletes in the Olympic Village in Munich, West Germany. In a bungled rescue attempt by West German authorities, nine of the hostages and five terrorists were killed.
Ambassador to Sudan Assassinated March 2, 1973: U.S. Ambassador to Sudan Cleo A. Noel and other diplomats were assassinated at the Saudi Arabian Embassy in Khartoum by members of the Black September organization.
Attack and Hijacking at the Rome Airport December 17, 1973: Five terrorists pulled weapons from their luggage in the terminal lounge at the Rome airport, killing two persons. They then attacked a Pan American 707 bound for Beirut and Tehran, destroying it with incendiary grenades and killing 29 persons, including 4 senior Moroccan officials and 14 American employees of ARAMCO. They then herded 5 Italian hostages into a Lufthansa airliner and killed an Italian customs agent as he tried to escape, after which they forced the pilot to fly to Beirut. After Lebanese authorities refused to let the plane land, it landed in Athens, where the terrorists demanded the release of 2 Arab terrorists. In order to make Greek authorities comply with their demands, the terrorists killed a hostage and threw his body onto the tarmac. The plane then flew to Damascus, where it stopped for two hours to obtain fuel and food. It then flew to Kuwait, where the terrorists released their hostages in return for passage to an unknown destination. The Palestine Liberation Organization disavowed the attack, and no group claimed responsibility for it.
Ambassador to Afghanistan Assassinated, February 14, 1979: Four Afghans kidnapped U.S. Ambassador Adolph Dubs in Kabul and demanded the release of various “religious figures.” Dubs was killed, along with four alleged terrorists, when Afghan police stormed the hotel room where he was being held.
ostaggi americani in iranIran Hostage Crisis, November 4, 1979: After President Carter agreed to admit the Shah of Iran into the US, Iranian radicals seized the U.S. Embassy in Tehran and took 66 American diplomats hostage. Thirteen hostages were soon released, but the remaining 53 were held until their release on January 20, 1981.
Grand Mosque Seizure, November 20, 1979: 200 Islamic terrorists seized the Grand Mosque in Mecca, Saudi Arabia, taking hundreds of pilgrims hostage. Saudi and French security forces retook the shrine after an intense battle in which some 250 people were killed and 600 wounded.
Threats from Libya
When intelligence reports surfaced that Libyan leader Muammar el-Qaddafi had plans to assassinate American diplomats in Rome and Paris, President Reagan expelled all Libyan diplomats from the U.S. (May 6, 1981) and closed Libya’s diplomatic mission in Washington, D.C. Three months later, Reagan ordered U.S. Navy jets to shoot down Libyan fighters if they ventured inside what was known as the “line of death.” (This was the line created by Qaddafi to demarcate Libya’s territorial waters, which he said extended more than 100 miles off the country’s shoreline; the U.S. and other maritime nations recognized Libyan territorial waters as extending only 12 miles from shore.) As expected, the Libyan Air Force counter-attacked and Navy jets shot down two SU-22 warplanes about 60 miles off the Libyan coast.

Bombing of U.S. Embassy in Beirut, April 18, 1983: Sixty-three people, including the CIA’s Middle East director, were killed and 120 were injured in a 400-pound suicide truck-bomb attack on the U.S. Embassy in Beirut, Lebanon. The Islamic Jihad claimed responsibility.
beirut attentato alla ceserme dei marines
Bombing of Marine Barracks, Beirut, October 23, 1983 : Simultaneous suicide truck-bomb attacks were made on American and French compounds in Beirut, Lebanon. A 12,000-pound bomb destroyed the U.S. compound, killing 242 Americans, while 58 French troops were killed when a 400-pound device destroyed a French base. Islamic Jihad claimed responsibility.
Bombing of the U.S. Embassy in Kuwait, Dec. 12, 1983
The American embassy in Kuwait was bombed in a series of attacks whose targets also included the French embassy, the control tower at the airport, the country’s main oil refinery, and a residential area for employees of the American corporation Raytheon. Six people were killed, including a suicide truck bomber, and more than 80 others were injured. The suspects were thought to be members of Al Dawa, or “The Call,” an Iranian-backed group and one of the principal Shiite groups operating against Saddam Hussein in Iraq.

Kidnapping of Embassy Official, March 16, 1984: The Islamic Jihad kidnapped and later murdered Political Officer William Buckley in Beirut, Lebanon. Other U.S. citizens not connected to the U.S. government were seized over a succeeding two-year period.

TWA Hijacking, June 14, 1985: A Trans-World Airlines flight was hijacked en route to Rome from Athens by two Lebanese Hizballah terrorists and forced to fly to Beirut. The eight crew members and 145 passengers were held for seventeen days, during which one American hostage, a U.S. Navy sailor, was murdered. After being flown twice to Algiers, the aircraft was returned to Beirut after Israel released 435 Lebanese and Palestinian prisoners.
Air India Bombing, June 23, 1985: A bomb destroyed an Air India Boeing 747 over the Atlantic, killing all 329 people aboard. Both Sikh and Kashmiri terrorists were blamed for the attack. Two cargo handlers were
killed at Tokyo airport, Japan, when another Sikh bomb exploded in an Air Canada aircraft en route to India.
Bombing in Copenhagen : July 22, 1985
Two near-simultaneous bombs in Copenhagen, at the Jewish synagogue and at the offices of Northwest Orient, explode, killing one and injuring 32. The bombers are interrupted while placing a third, more powerful, bomb, which they later dispose of in the city’s harbour. The bombs are later linked to Islamic Jihad.

Soviet Diplomats Kidnapped : September 30, 1985: In Beirut, Lebanon, Sunni terrorists kidnapped four Soviet diplomats. One was killed but three were later released.
Achille Lauro Hijacking, October 7, 1985: Four Palestinian Liberation Front terrorists seized the Italian cruise liner in the eastern Mediterranean Sea, taking more than 700 hostages. One U.S. passenger was murdered before the Egyptian government offered the terrorists safe haven in return for the hostages freedom.
Egyptian Airliner Hijacking November 23, 1985: An EgyptAir airplane bound from Athens to Malta and carrying several U.S. citizens was hijacked by the Abu Nidal Group.
Airport Attacks in Rome and Vienna December 27, 1985: Four gunmen belonging to the Abu Nidal Organization attacked the El Al and Trans World Airlines ticket counters at Rome’s Leonardo da Vinci Airport with grenades and automatic rifles. Thirteen persons were killed and 75 were wounded before Italian police and Israeli security guards killed three of the gunmen and captured the fourth. Three more Abu Nidal gunmen attacked the El Al ticket counter at Vienna’s Schwechat Airport, killing three persons and wounding 30. Austrian police killed one of the gunmen and captured the others.
Aircraft Bombing in Greece, March 30, 1986: A Palestinian splinter group detonated a bomb as TWA Flight 840 approached Athens airport, killing four U.S. citizens.
Berlin Discoteque Bombing, April 5, 1986: Two U.S. soldiers were killed and 79 American servicemen were injured in a Libyan bomb attack on a nightclub in West Berlin, West Germany. In retaliation U.S. military jets bombed targets in and around Tripoli and Benghazi.
Kidnapping of William Higgins February 17, 1988: U.S. Marine Corps Lieutenant Colonel W. Higgins was kidnapped and murdered by the Iranian-backed Hizballah group while serving with the United Nations Truce Supervisory Organization (UNTSO) in southern Lebanon.
Naples USO Attack, April 14, 1988: The Organization of Jihad Brigades exploded a car-bomb outside a USO Club in Naples, Italy, killing one U.S. sailor.
Pan Am 103 Bombing, December 21, 1988: Pan American Airlines Flight 103 was blown up over Lockerbie, Scotland, by a bomb believed to have been placed on the aircraft by Libyan terrorists in Frankfurt, West Germany. All 259 people on board were killed.
Bombing of UTA Flight 772, September 19, 1989: A bomb explosion destroyed UTA Flight 772 over the Sahara Desert in southern Niger during a flight from Brazzaville to Paris. All 170 persons aboard were killed. Six Libyans were later found guilty in absentia and sentenced to life imprisonment.
Bombing of the Israeli Embassy in Argentina, March 17, 1992: Hizballah claimed responsibility for a blast that leveled the Israeli Embassy in Buenos Aires, Argentina, causing the deaths of 29 and wounding 242.
Hotel bombing in Somalia Dec. 29, 1992
In the first al-Qaida attack against U.S. forces, operatives bomb a hotel where U.S. troops — on their way to a humanitarian mission in Somalia — had been staying. Two Austrian tourists are killed. Almost simultaneously, another group of al-Qaida operatives are caught at Aden airport, Yemen, as they prepare to launch rockets at U.S. military planes. U.S. troops quickly leave Aden.

World Trade Center Bombing, February 26, 1993: The World Trade Center in New York City was badly damaged when a car bomb planted by Islamic terrorists exploded in an underground garage. The bomb left 6 people dead and 1,000 injured. The men carrying out the attack were followers of Umar Abd al-Rahman, an Egyptian cleric who preached in the New York City area.
Attempted Assassination of President Bush by Iraqi Agent. April 14, 1993: The Iraqi intelligence service attempted to assassinate former U.S. President George Bush during a visit to Kuwait. In retaliation, the U.S. launched a cruise missile attack 2 months later on the Iraqi capital Baghdad.
Kashmiri Hostage-taking, July 4, 1995: In India six foreigners, including two U.S. citizens, were taken hostage by Al-Faran, a Kashmiri separatist group. One non-U.S. hostage was later found beheaded.
Jerusalem Bus Attack August 21, 1995: HAMAS claimed responsibility for the detonation of a bomb that killed 6 and injured over 100 persons, including several U.S. citizens.
Saudi Military Installation Attack November 13, 1995: The Islamic Movement of Change planted a bomb in a Riyadh military compound that killed one U.S. citizen, several foreign national employees of the U.S. government, and over 40 others.
Egyptian Embassy Attack November 19, 1995: A suicide bomber drove a vehicle into the Egyptian Embassy compound in Islamabad, Pakistan, killing at least 16 and injuring 60 persons. Three militant Islamic groups claimed responsibility.
HAMAS Bus Attack February 26, 1996: In Jerusalem, a suicide bomber blew up a bus, killing 26 persons, including three U.S. citizens, and injuring some 80 persons, including three other US citizens.
Dizengoff Center Bombing March 4, 1996: HAMAS and the Palestine Islamic Jihad (PIJ) both claimed responsibility for a bombing outside of Tel Aviv’s largest shopping mall that killed 20 persons and injured 75 others, including 2 U.S. citizens.
West Bank Attack May 13, 1996: Arab gunmen opened fire on a bus and a group of Yeshiva students near the Bet El settlement, killing a dual U.S./Israeli citizen and wounding three Israelis. No one claimed responsibility for the attack, but HAMAS was suspected.
Empire State Building Sniper Attack February 23, 1997: A Palestinian gunman opened fire on tourists at an observation deck atop the Empire State Building in New York City, killing a Danish national and wounding visitors from the United States, Argentina, Switzerland, and France before turning the gun on himself. A handwritten note carried by the gunman claimed this was a punishment attack against the “enemies of Palestine.”
Israeli Shopping Mall Bombing September 4, 1997: Three suicide bombers of HAMAS detonated bombs in the Ben Yehuda shopping mall in Jerusalem, killing eight persons, including the bombers, and wounding nearly 200 others. A dual U.S./Israeli citizen was among the dead, and 7 U.S. citizens were wounded.
Murder of U.S. Businessmen in Pakistan November 12, 1997: Two unidentified gunmen shot to death four U.S. auditors from Union Texas Petroleum Corporation and their Pakistani driver after they drove away from the Sheraton Hotel in Karachi. The Islami Inqilabi Council, or Islamic Revolutionary Council, claimed responsibility in a call to the U.S. Consulate in Karachi. In a letter to Pakistani newspapers, the Aimal Khufia Action Committee also claimed responsibility.
Tourist Killings in Egypt November 17, 1997: Al-Gama’at al-Islamiyya (IG) gunmen shot and killed 58 tourists and four Egyptians and wounded 26 others at the Hatshepsut Temple in the Valley of the Kings near Luxor. Thirty-four Swiss, eight Japanese, five Germans, four Britons, one French, one Colombian, a dual Bulgarian/British citizen, and four unidentified persons were among the dead. Twelve Swiss, two Japanese, two Germans, one French, and nine Egyptians were among the wounded.
Attack on U.S.S. Cole, October 12, 2000: In Aden, Yemen, a small dingy carrying explosives rammed the destroyer U.S.S. Cole, killing 17 sailors and injuring 39 others. Supporters of Usama Bin Laden were suspected.
Bus Stop Bombing, April 22, 2001: A member of HAMAS detonated a bomb he was carrying near a bus stop in Kfar Siva, Israel, killing one person and injuring 60.
Philippines Hostage Incident, May 27, 2001: Muslim Abu Sayyaf guerrillas seized 13 tourists and 3 staff members at a resort on Palawan Island and took their captives to Basilan Island. The captives included three U.S. citizens: Guellermo Sobero and missionaries Martin and Gracia Burnham. Philippine troops fought a series of battles with the guerrillas between June 1 and June 3 during which 9 hostages escaped and two were found dead. The guerrillas took additional hostages when they seized the hospital in the town of Lamitan. On June 12, Abu Sayyaf spokesman Abu Sabaya claimed that Sobero had been killed and beheaded; his body was found in October. The Burnhams remained in captivity until June 2002.
Tel-Aviv Nightclub Bombing, June 1, 2001: HAMAS claimed responsibility for the suicide bombing of a popular Israeli nightclub that caused over 140 casualties.
HAMAS Restaurant Bombing, August 9, 2001: A HAMAS-planted bomb detonated in a Jerusalem pizza restaurant, killing 15 people and wounding more than 90. The Israeli response included occupation of Orient House, the Palestine Liberation Organization’s political headquarters in East Jerusalem.
Suicide Bombing in Israel, September 9, 2001: The first suicide bombing carried out by an Israeli Arab killed 3 persons in Nahariya. HAMAS claimed responsibility.
Death of “the Lion of the Panjshir”, September 9, 2001: Two suicide bombers fatally wounded Ahmed Shah Massoud, a leader of Afghanistan’s Northern Alliance, which had opposed both the Soviet occupation and the post-Soviet Taliban government. The bombers posed as journalists and were apparently linked to al-Qaida. The Northern Alliance did not confirm Massoud’s death until September 15.
Terrorist Attacks on U.S. Homeland, September 11, 2001: Two hijacked airliners crashed into the twin towers of the World Trade Center. Soon thereafter, the Pentagon was struck by a third hijacked plane. A fourth hijacked plane, suspected to be bound for a high-profile target in Washington, crashed into a field in southern Pennsylvania. The attacks killed 3,025 U.S. citizens and other nationals. President Bush and Cabinet officials indicated that Usama Bin Laden was the prime suspect and that they considered the United States in a state of war with international terrorism. In the aftermath of the attacks, the United States formed the Global Coalition Against Terrorism.

… and we know terrorism has not stopped…. it continues and we must be vigilant. We must not forget. We must not put our heads in the sand. We must demand that our elected officials stop playing politics. This isn’t a game. The common thread in all the attacks is that there is a deep seeded hatred for us.

According to them, we must submit or die. That is their goal- it is just that simple… What is our goal? I hope it is live free or die… All preceding information is an incomplete sampling of terrorist activity pulled directly from:
U.S. Department of State – Significant Terrorist Incidents, 1961-2003: A Brief Chronology

Additional sources:
Terrorism Awareness Project : What everybody needs to know about Jihad
Terrorism Awareness Project : The Islamic Mein Kampf
Prophet of Doom
Religion of Peace
Steve Spak

Palestine Facts
Wikipedia

** please note: many of the “old” organizations have morphed or simply changed their name. FBI’s Most Wanted Terrorists!

Terrorist logos
List of Current Terrorist Organizations
islamic Terrorism goal
By Cathy

OBSESSION

un sussurro…

cesare battisti (già il suo nome è un insulto a un uomo coraggioso) è stato ingabbiato in Brasile. La polizia brasiliana l’ha pizzicato mentre stava prendendo i soldi per continuare a parassitare da una donna , inviata dai suoi amichetti radical chic francesi. Sembra che tra un po’ sarà estradato in Italia , dove sarà inserito nella sua giusta sede, ovvero le patrie galere. 

Io sono favorevole alla pena di morte. Per un personaggio del genere sarebbe l’unica cura indicata.

Alcune anime belle affermano che somministrare la pena di morte o la galera 30 anni dopo il crimine non è giusto , perchè il condannato non sarebbe più la stessa persona…

io non ci credo. Basta vedere oreste scalzone allora e oggi. Non è cambiato affatto, rimane sempre lo stesso S***o…

IL vostro affezzionato e rabbiosissimo Mau

Comunismo & delitti

Osservatorio sui delitti del comunismo in Italia

I crimini commessi dai comunisti in Italia in questi ultimi cinquant’anni hanno avuto una motivazione ideologica coerente, per quanto perversa.

Abbiamo deciso di ricordarli in queste pagine anche perchè da un po’ di tempo la stampa di regime (tanto per intenderci quella sopravvissuta alla prima repubblica) ha iniziato un’operazione di “riabilitazione” dei terroristi di sinistra.

È un’operazione gravissima, da contrastare con ogni mezzo. Si tratta dei soliti intellettuali radical-chic vetero sessantottini che, responsabili di aver aiutato i terroristi all’inizio della loro attività, cercano ora di farli “perdonare” dall’opinione pubblica e dalla giustizia penale per poterli ancora utilizzare ai loro fini.

Nella tabella che segue riassumiamo, a futura memoria, il numero dei crimini che insanguinarono l’Italia tra il 1970 e il 1983 in nome della dittatura del proletariato.

 


Tabella 1 Crimini commessi da terroristi di sinistra in Italia dal 1970 al 1983

 

tabella terrorismo italiano

 

 


Ma il fenomeno va esaminato più a fondo e sin dall’inizio, raccontando nei dettagli ogni odiosa storia che costò la vita a tanti innocenti colpevoli solo di opporsi all’ideologia comunista.

I momenti cruciali di questa storia di sangue sono stati due. Quello a noi più vicino, già menzionato, del terrorismo degli anni ’70, e quello più lontano nel tempo degli anni 1945-1949, quando i partigiani comunisti, reduci dalla vittoriosa lotta di liberazione, non riuscirono a imporre in Italia il regime comunista, ritennero tradito lo spirito della resistenza e sfogarono la loro delusione con atti violenti.

Non si creda che questi due momenti bui siano isolati tra loro. Come documenteremo con le dichiarazioni stesse dei protagonisti, il sorgere del nuovo terrorismo negli anni ’70 fu abbondantemente incoraggiato e sostenuto da frange estreme del movimento partigiano che non aveva mai accettato la sconfitta politica succeduta alla vittoria militare.

  • Iniziamo dunque ad aprire un velo su questa storia di sangue parlando delle Foibe, le fenditure delle montagne nelle quali i partigiani comunisti titini precipitarono a guerra finita migliaia e migliaia di uomini e donne colpevoli solo di essere italiani.
  • Sempre a guerra finita l’odio comunista si scatenò contro altre migliaia di innocenti in quello che fu definito il Triangolo della Morte, una vasta zona compresa tra Bologna, Modena e Reggio Emilia.
  • A Milano operò dall’estate 1945 al febbraio 1949 la cosiddettaVolante Rossa, ovverosia un gruppo terroristico che commise reati di ogni sorta.
  • Nel 1968 scoppiò la contestazione studentesca. Chi visse quegli anni sa quanti atti violenti commisero i componenti dei vari servizi d’ordine del Movimento Studentesco, di Lotta Continua, di Avanguardia Operaia, dell’Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) – Servire il Popolo ecc. ecc. Ricordiamo in queste pagine le crudeli aggressioni con le chiavi inglesi e gli assassinii commessi in nome di quella tragica esaltazione collettiva.
  • Uno dei primi veri gruppi terroristici clandestini all’inizio degli anni ’70 furono i G.A.P. di Giangiacomo Feltrinelli, che si rifacevano nel nome e nell’attività ai Gruppi di Azione Partigiana degli anni 1943 – 1945.
  • Il gruppo terroristico senz’altro più famoso e organizzato di questo secondo dopoguerra è stato quello delle Brigate Rosse. Alle tante vittime di questa formazione terroristica dedichiamo una pagina del nostro Osservatorio, senza alcun sentimento di comprensione o di indulgenza verso i vari Curcio, Franceschini, Moretti ecc.
  • La sigla che, dopo le Brigate Rosse, ha seminato più morti e terrore è stata Prima Linea, quella del figlio dell’ex ministro democristiano Carlo Donat Cattin e di tanti altri assassini quali Sergio Segio, Roberto Rosso ecc.

Più avanti documenteremo anche i crimini commessi dalle altre formazioni terroristiche “minori” di estrema sinistra (N.A.P., N.C.C. ecc.).

Contribuite con le vostre testimonianze e i vostri scritti a rendere queste pagine sempre più complete e fedeli allo svolgimento dei fatti.

Nessun crimine perpetrato in nome dell’ideologia comunista deve rimanere sconosciuto alle nuove generazioni.

Corsi e ricorsi storici : Russia 1918 – Italia 2006

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Finanziatori della rivoluzione bolscevica

Antefatto

[…] E’ forse possibile parlare di guerra civile a proposito dei primi scontri avvenuti tra l’inverno 1917 e la primavera del 1918, nella Russia mediorientale fra qualche migliaio di uomini dell’esercito dei volontari e le truppe bolsceviche del generale Sivers costituite a stento da 6000 uomini?
A prima vista colpisce il contrasto fra il piccolo numero degli effettivi coinvolti negli scontri e l’inaudita violenza della repressione esercitata dai bolscevichi non solo contro i militari presi prigionieri ma anche contro i civili. (La Terruer Russie, 1918-1924).
A Tarong, reparti dell’esercito di Sivers avevano gettato in un’altoforno, con mani e piedi legati, cinquanta fra “Junker” ed ufficiali bianchi.
A Evpaturija varie centinaia di ufficiali e di “borghesi” furono incatenati e gettati in mare, dopo essere stati torturati.
Identiche violenze ebbero luogo nella maggior parte delle città della Crimea occupate dai bolscevichi : Sebastopoli, Jalta, Alusta, Simferopol. Analoghe atrocità si verificarono nelle insurrezioni dei maggiori insediamenti cosacchi : le meticolose descrizioni parlano di mani mozzate, ossa fratturate, teste mozzate, mandibole fracassate, amputazione degli organi genitali.
Il generale Mel’gunov, autore del libro citato aggiunge : – difficile distinguere un simile massacro tra una sistematica applicazione del terrore e quelli che sembrano “eccessi” sfuggiti al controllo -.
Però non si può a fare meno di notare che i massacri, diretti scientemente, non sono solo contro i combattenti della parte avversa ma anche contro “i nemici del popolo“, i civili. A Jalta vennero uccisi oltre agli ufficiali prigionieri anche 80 persone tra : uomini politici, avvocati, giornalisti, professori.
Ricordiamo cosa scriveva un giovane capitano, all’alba della rivoluzione bolscevica, a proposito del proprio reggimento. – tra noi ed i soldati c’è un abisso invalicabile. Per loro noi siamo e resteremo dei “Barin“, dei signori. Per loro, quel che è accaduto non è una rivoluzione politica ma una rivoluzione sociale in cui essi sono vincitori e noi i vinti. Ci dicono : “prima i Barin eravate voi, adesso tocca a noi esserlo!”-.

Perchè quest’odio nei confronti delle classi sociali ed anche tra di esse? [I dirigenti bolscevichi incoraggiavano tutto ciò che poteva corroborare nelle masse popolari l’aspirazione ad una “rivalsa sociale” che implicava la legittimazione morale della delazione, del terrore, di una guerra civile “giusta”, secondo le parole usate dallo stesso Lenin.
Il 15 dicembre 1917 Dzerzinskji, capo della Ceka ( torneremo sul personaggio) pubblicò sull’ “Isvestjia” un appello per invitare tutti i sovietici ad organizzare delle “ceka” (organizzazioni di polizia del popolo) La prima azione della Ceka

La prima azione della Ceka fu di stroncare lo sciopero dei funzionari pietrogradesi, con metodo spiccio – “arresto dei “caporioni” – e una giustificazione semplice “chi non vuole lavorare per il popolo non ha posto al suo fianco“.
Questa fu la dichiarazione di Dzerzinskji che fece arrestare un certo numero di deputati socialisti rivoluzionari e menscevichi eletti nell’Assemblea costituente.
L’atto arbitrario fu condannato dal commissario del popolo per la Giustizia, Stejnberg, un socialista rivoluzionario da poco entrato a far parte del governo.
Questo incidente fra la Ceka ed il commissariato per la giustizia poneva la questione capitale dello statuto extralegale della polizia politica.
A che serve un commissariato del popolo per la giustizia?” chiese il deputato a Lenin, “tanto vale chiamarlo commissariato per lo sterminio sociale e tutto sarebbe risolto!
Eccellente idearispose Lenin, “Eccellente…, è esattamente così che io vedo la questione. Purtroppo non si può dargli questo nome“.

Questo avrebbe dovuto aprire gli occhi ai menschevichi ed ai socialisti rivoluzionari che all’epoca erano in maggioranza, al parlamento. Ed invece…

Naturalmente Lenin risolse il contrasto tra il vecchio giurista ed il macellaio Dzerzinskji a favore del secondo : la Ceka avrebbe risposto dei suoi atti unicamente al capo del governo. (ndr. qualche analogia con l’attualità?). Armistizio con i governi centrali

A causa dell’armistizio fu smobilitata l’industria di guerra. Centinaia di migliaia di lavoratori furono licenziati. La situazione era drammatica anche a causa della paura di un’insurrezione operaia perchè le persone da due mesi non ricevevano lo stipendio ed in più le difficoltà di approvvigionamento avevano ridotto drammaticamente le derrate alimentari.
Lenin, i bolscevichi, incapaci di arginare le difficoltà stigmatizzavano gli “accaparratori” e gli “speculatori“, destinati al ruolo del capo espiatorio.
Nel 1918 egli scriveva : “ogni fabbrica, ogni azienda deve organizzare delle squadre di requisizione. Occorre mobilitare per la ricerca di vettovaglie non solo i lavoratori ma tutti, pena l’immediata confisca della tessera annonaria“.
Ovviamente questo atteggiamento implicava un’ulteriore spinta all’odio di classe, questa volta tra operai e contadini.
Secondo un testo preparato da Lenin stesso, tutti i contadini sarebbero stati obbligati a consegnare le eccedenze in cambio di una ricevuta, coloro che entro una certa data non avessero soddisfatto l’obbligo sarebbero stati immediatamente fucilati.
Scrive Cjuruppa (deputato socialista rivoluzionario) : – quando leggemmo la bozza restammo sbalorditi. Applicare il decreto avrebbe significato esecuzioni di massa -.
Alla fine il progetto di Lenin venne “accantonato” ( accantonato, non abbandonato, in seguito vedremo perchè. Ma dovremo arrivare alla collettivizzazione).

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componenti comitato centrale rivoluzionario morti brutalmente o in circostanze misteriose

 

Analisi

La rivoluzione bolscevica è “illuminante” da tanti punti di vista. Il primo è che in tutte le nazioni cadute sotto la dittatura bolscevica la storia si è svolta pressoché nello stesso modo.

* Istigazione all’odio di classe
* moti “popolari” violenti
* costituzione di tribunali del popolo asserviti alla polizia politica alle dirette dipendenze del capo del governo
* schedatura della popolazione
* annientamento degli avversari politici
* annientamento degli alleati
* presa del potere definitivo
* nazionalizzazione di tutte le industrie
* collettivizzazione.

Ora, voglio focalizzare l’attenzione sui primi 4 punti che non necessariamente si svolgono temporalmente nello stesso ordine.
Predicare l’odio di classe è il metodo per distruggere il tessuto sociale, spezzettarne la compattezza per dare, una volta ad una una volta all’altra classe prescelta, dei privilegi tesi ad aumentare l’odio ed il rancore tra cittadini.
Questa strategia ottiene come risultato la possibilità di controllare meglio la popolazione che in pratica svolge, con la delazione, il lavoro che dovrebbe fare “un governo organizzato” (cioè se è vero che ci sono dei disfattisti, vanno scovati. Altrimenti bisogna prendere provvedimenti economici per dare fine alla congiuntura. Sondate i vostri conoscenti di sinistra e chiedete se sarebbero disposti a denunciare dei sospetti “evasori”).
Contemporaneamente alcuni “disturbatori” alzano la tensione sociale, “Genova”, “Milano” etc, c’è la messa in libertà di delinquenti, l’immigrazione selvaggia, la lotta alla religione collante della società.

Squadre addestrate all’uopo e pagate con i soldi dei contribuenti provocano scontri, picchiano le persone, sfasciano tutto quello che possono per creare più danno possibile, tutto questo con il beneplacito del governo e della magistratura che li premiano per il lavoro svolto. I fatti li conosciamo bene…finte condanne, terroristi al governo, sale del parlamento intitolate a delinquenti. ( Dzerzinskji era un delinquente e la prima Ceka era composta dalla peggiore feccia della società). Privilegi ai non autoctoni, apertura dei penitenziari ed altre iniziative servono ad alzare ulteriormente gli attriti sociali.
Una volta che la società è impaurita, disorientata, triturata in tante piccole parti, si passa alla fase successiva.
Continuando a fare leva sull’odio di classe e dandosi una parvenza di legalità, si istituisce una milizia civile che dovrebbe aumentare il controllo sulle “ingiustizie sociali” ma che nella realtà è una vera e propria polizia segreta, usata per eliminare gli avversari politici e gli strati sociali “nemici“.

Quindi se gli strati bassi della società odiano la media borghesia questa è la prima ad essere annientata. Ma successivamente, livellando verso il basso se ne creerà un’altra composta da impiegati, maestri, professori che sarà annientata anche essa e così andando avanti, sempre verso il basso fino a che la società esausta, acclama un nuovo ordine e si lascia fagocitare dal regime.
E’ il modo con cui vengono usati i cittadini e le circostanze che determinano poi nella realtà lo svolgimento dei fatti ma il risultato è uno solo : la perdita dell’indipendenza.

Il continuo rimarcare che nella nostra nazione le cose vanno male perchè c’è chi evade le tasse, che gli evasori sono tutti in una certa classe sociale “borghese” o “medio borghese” , che gli avversari politici sono “delinquenti“, “corrotti“, “mafiosi” è il modo per instillare l’odio ed insinuare nella mente delle persone verità di una realtà artata a dovere, spostando il vero problema.
Come abbiamo già visto nel racconto, degli insuccessi dovuti alla propria incapacità, i bolscevichi non si assumono mai responsabilità proprie ma trovano sempre un capro espiatorio, una scusa, un modo per deviare le accuse ai fallimenti economici, organizzativi, politici.
Il presidente del consiglio a Bologna si è immediatamente dato una giustificazione perchè “LUI“, non sbaglia, non può sbagliare e chi lo contesta è sicuramente “sul libro paga dell’opposione, un sobillatore“.
Altro fatto da non sottovalutare.
L’uso continuo della magistratura che all’inizio è il vero braccio armato del partito (grazie a Togliatti). I magistrati si danno alacremente da fare, coadiuvati dai giornali, nel distruggere gli avversari politici, nel fare da amplificatori alle iniziative del governo, nell’agire li dove il governo non può arrivare quasi a confermare l’avvio di un Partito delle Procure, come anche esponenti della sinistra ebbero a dire.
Un governo bolscevico ha necessità di una polizia segreta ed anche la possibilità di controllarla, usarla secondo le convenienze. Ecco che la magistratura gli offre la possibilità del raggiungimento dello scopo distruggendo, i Servizi di sicurezza interni, legittimi e quindi dando la possibilità di una riforma, di un riassetto ma non solo : inquisendo gli avversari politici, i loro familiari, gli amici, i collaboratori, cercando di fare terra bruciata intorno a loro.
In questa fase l’aiuto della stampa è fondamentale, è essa a creare il caso, è essa a condannare in via definitiva gli imputati ed è sempre essa che rende ammissibile alla popolazione il cambio dell’organizzazione dei servizi di sicurezza mettendo in evidenza quanto sia indispensabile farlo per la “difesa della democrazia“.
Se non ricordate male, in seguito al caso del terrorista islamico i nostri Servizi segreti sono entrati nell’occhio del ciclone e decapitati.
Immediatamente è iniziata la fase di ricostruzione, con l’appoggio della stampa e guarda caso con una proposta di legge, i servizi di sicurezza dovrebbero essere riformati (come se negli ultimi anni le riforme non fossero bastate. Ricordate l’aggiunta di “democratici”, in perfetto stile sovietico, ai nomi?) ed andare alle dirette dipendenze del capo del governo (film già visto qualche righa più su).
La schedatura della popolazione, con l’esclusione dei ruoli “protetti”, si può fare in tanti modi. Questo governo, seguendo i principi precedentemente enunciati, si appresta a farlo con la scusa dell’evasione fiscale. Obbligare i cittadini a pagare con la carta di credito, il bancomat o gli assegni è un modo per controllarli. La schedatura elettronica, fatta dalle banche, viste anche le predenti leggi fatte ad hoc sempre da un governo di sinistra, permette di entrare nella sfera privata dei cittadini conoscendone sia la disponibilità economica sia le preferenze personali, i contatti con altre persone e perfino tutti i movimenti sul territorio.
Pensate bene all’uso che si può fare di un’anagrafe dettagliata come quella delle spese. La prima cosa che mi viene in mente è la separazione tra “borghesi“, “medio borghesi” e gli “altri”, dove tra gli altri non sono compresi i “ricchi” ( quelli veri, quelli protetti) perchè funzionali al mantenimento della nazione (vedi tutte le privatizzazioni e conoscerai i nomi, ricorrenti, degli amici del governo)

Mi rivolgo a tutti coloro che ancora hanno un po’ di materia grigia funzionante. Studiate velocemente i fatti che vi ho segnalato e vedete se riuscite a trovare analogie tra il passato ed il presente. Fatelo velocemente e diffondete quello che scoprirete perchè di tempo, per salvare la democrazia, (nel vero senso della parola) ne è rimasto poco.
Da noi non ci sarà una rivoluzione nel sangue ma un passaggio morbido del quale nessuno si accorgerà ma quando si riapriranno gli occhi e ci si renderà conto del cambiamento sarà ormai troppo tardi.
Fate tesoro delle impressionanti menzogne che sono state raccontate da questo governo e dai partiti che li appoggiano e se volete continuare a vivere da persone libere agite velocemente.

Ed ora preparatevi a leggere nei commenti che sono “pazzo”, “allucinato”, “carico d’odio”, che “racconto bugie”, “minimizzazioni del problema”. Di tutto pur di deleggittimarmi agli occhi di chi legge.

Buona vita in libertà

Partigiani

Francesco Saverio Nitti
Francesco Saverio Nitti

Ecco le parole di Francesco Saverio Nitti nel 1945, al suo rientro in Italia dopo l’esilio per la sua opposizione al Fascismo: “Gli italiani sono stati ubriacati con le menzogne per centocinquant’anni. […]
Anche il movimento partigiano, che agiva in nome della liberazione, era fondato su una menzogna. I partigiani italiani vorrebbero farci credere che la loro fu una lunga, nobile lotta contro i mali del Fascismo, dell’occupazione e della repressione durante la tremenda campagna invernale del 1944-45 […]
Alcuni gruppi della resistenza agirono con coraggio, e molti dei loro componenti pagarono a caro prezzo, ma la stragrande maggioranza dei partigiani, circa duecentomila elementi, entrò nei ranghi solo dopo il termine delle ostilità .

Ci è stato fatto credere per anni che il processo di opposizione al Fascismo fu continuo e presente anche durante il Ventennio, pronto per esplodere prima il 25 luglio 1943 e ancor più violento l’8 settembre 1943.
La contrapposizione tra la minoranza fascista e la maggioranza antifascista porterà  così alla lunga lotta armata di questi ultimi che si batteranno per la democrazia e per la libertà . In realtà , a parte pochissimi autentici e coerenti antifascisti nelle carceri o all’esilio, la maggioranza degli italiani fu con il Fascismo, fino a quando capì che era più conveniente cambiare posizione.

Non esistono dei dati precisi sul numero dei partigiani, ma secondo alcune stime nel dicembre 1944 il loro numero era attorno alle 100.000 unità ; di questi solo 10.000 operavano come veri guerriglieri, gli altri erano solo profughi o uomini rifugiatisi in montagna per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi. La maggior parte dei partigiani entrò a far parte del movimento solo alla fine delle ostilità , quando ormai la conclusione era scontata. Alcune fonti affermano addirittura che, dopo la fine del conflitto, in Italia furono distribuiti circa settecentomila certificati di militanza partigiana contro il pagamento di una modesta somma.

Inoltre bisogna considerare che il numero di partigiani aumentò ogni qualvolta veniva emesso un bando di chiamata alle armi dal governo della RSI. I giovani, per sottrarsi agli obblighi di leva, preferirono fuggire in montagna, ove furono poi assorbiti dai partigiani presenti. Non fu la loro una scelta di campo, ma una conseguenza derivante dalla situazione bellica.

Quale fu il contributo allo sforzo bellico di questi partigiani? Anche secondo gli Alleati fu scarso e non servì ad accelerare la fine della guerra in Italia. Il maresciallo Alexander, comandante delle forze alleate in Italia e nel Mediterraneo disse: “La loro collaborazione fu trascurabile e di poco conto“.

Giuseppe Osella, famoso industriale manifatturiere, fu fucilato per aver organizzato e finanziato i primi nuclei di partigiani comunisti della Valsesia; a lui furono dedicate piazze e vie e figura come “martire della libertà . Ma nessuno ricorda il suo passato di squadrista (quelli che manganellavano la gente e la riempivano di olio di ricino); fece la Marcia su Roma e fino al 25 luglio 1943 fu podestà  di Varallo Sesia.
Un tipico esempio di coerenza italica.

Davide Lajolo, giornalista e scrittore, discorrendo con Curzio Malaparte dichiarava: “Noi militanti del PCI dal fondo di una cella abbiamo capito dalle corrispondenze che lui mandava dal fronte che i tedeschi non ce l’avrebbero fatta …”. A dire il vero Lajolo non fu mai rinchiuso in nessuna cella, ma all’epoca dei fatti in riferimento, egli era un ufficiale volontario delle Camicie Nere, reduce da tutte le guerre mussoliniane e vicefederale fascista di Ancona fino al 25 luglio 1943.

Giorgio Pisanò ricorda nei suoi libri alcuni incontri con i partigiani: “Ponte Valtellina era si in mano ai partigiani. Ma appena ci videro scapparono via. Non ci fu nemmeno bisogno di sparare. Quei pochi che furono raggiunti dai nostri ragazzi gettarono le armi a terra e alzarono le braccia. Vennero liquidati a calci nel sedere. Erano le 10,30 del 28 aprile del 1945 […]
Quando fummo a circa seicento metri da Grosio, sentimmo alle nostre spalle alcuni colpi di fucile e delle raffiche di mitra. I partigiani, accortosi che in paese non c’era più un fascista, si erano decisi a liberarlo”.

Mazzantini in uno dei suoi libri rileva evidenti distorsioni dei fatti fra ciò che viene riportato dal Longo in un suo racconto e ciò che realmente è accaduto, essendo lui stesso protagonista di quegli episodi. “Diecimila fascisti, che dall’11 marzo erano stati trattenuti in valle dalle forze di Moscatelli, abbandonarono l’11 giugno la Valsesia”; in realtà  si parla della Legione Tagliamento composta da 1000 uomini che non abbandonava la Valsesia, ma veniva trasferita sulla linea Gotica. “A Camasco (Valsesia) il 63o Battaglione “M” per due giorni di seguito è attaccato dai nostri distaccamenti e obbligato alla fuga, dopo aver lasciato sul terreno il vicecomandante, trenta morti e la bandiera”; in realtà  si trattava di piccoli scontri con qualche morto e ferito e soprattutto senza nessuna bandiera lasciata sul terreno. Confrontando le sue personali esperienze con il libro “Il Monterosa è sceso a Milano” dei partigiani Pietro Secchia e Gino Moscatelli evidenzia come, delle sparatorie tipiche del modo di operare partigiano, siano trasformate in operazioni militari di grande portata. Anche in questo libro una compagnia di 90 uomini diventano delle colonne di migliaia di uomini e, durante uno scontro con una colonna tedesca di 500 uomini appoggiata da autoblinde e cannoni semoventi: “le nostre perdite ammontano a un morto, cinque feriti e due dispersi (gruppo Damiani). Le perdite nemiche a cento uomini”. Tutte queste falsità  e distorsioni dei fatti sono le basi sulle quali è stata impostata la “verità  ufficiale“.

La politica dei partigiani comunisti

Il 12 ed il 13 settembre 1943 i delegati del Partito Comunista Croato e quelli del Partito Comunista Italiano si riunirono a Pisono e decidero che l’Istria doveva far parte della Croazia alla fine della guerra. Di conseguenza tutti i partigiani comunisti italiani sarebbero passati sotto comando croato. Inoltre a metà  ottobre 1944 Palmiro Togliatti incontrò l’esponente dei partiti comunisti jugoslavi e consigliò allo stesso che sarebbe stato utile per la causa comunista che i partigiani di Tito occupassero tutta la Venezia Giulia. A chi dare la responsabilità  delle foibe e di tutte le atrocità  che subirono in seguito gli italiani presenti in quei territori?

Il 7 gennaio 1945, sulle montagne del Friuli, avvenne l’eccidio di Porzus. Quest’episodio per anni tenuto nascosto dai più, permette di comprendere quali erano gli atteggiamento e le finalità  dei partigiani comunisti in Italia. Essi consideravano nemici non solo i fascisti, ma chiunque non fosse comunista e non allineato con le loro posizioni. A Porzus i partigiani della brigata Osoppo vennero massacrati dai partigiani della brigata Garibaldi-Natisone, eseguendo così l’ordine del commissario delle formazioni garibaldine Mario Lazzero del Partito Comunista Italiano (nel dopoguerra segretario della Federazione Comunista di Udine e successivamente deputato al Parlamento). I partigiani della Osoppo vennero torturati, evirati e infine uccisi. I comunisti fecero capire in quel modo chi comandava e quale fine attendeva chi non si fosse adeguato.

Nei primi giorni dopo l’8 settembre fascisti ed antifascisti s’incontrarono per trovare una soluzione pacifica che non permettesse lo scontro fra le due fazioni. Sarà  la politica dei comunisti che porterà  allo scontro e alla guerra civile; non volendo scendere a patti per il bene di tutti, seguiranno la strada dell’assassinio. Sono evidenziate anche da parte antifascista sia la ricerca di una soluzione pacifica da parte dei non comunisti sia l’opposta scelta dei comunisti. La diffidenza dei moderati verso i comunisti e l’iniziale rifiuto alle loro pressanti sollecitazioni ad agire, ha a fondamento la consapevolezza che i comunisti, sostenuti in quella scelta dagli azionisti, si battono per un disegno, che va al di là  della vittoria sulla Germania. “Per i primi il capovolgimento degli attuali assetti sociali, per l’attuazione della rivoluzione proletaria, e per gli altri una rigenerazione radicale e altrettanto sanguinosa della società  in senso giacobino”.

A poco più di due mesi dall’armistizio, la situazione iniziale sembra si stia avviando verso uno stato di non belligeranza tra i due schieramenti, di una tregua nella quale dalla parte antifascista c’è una maggioranza moderata che non ha alcuna intenzione di venire ad una rottura cruenta, e da parte fascista, oltre a un’autentica aspirazione alla riconciliazione nazionale diffusa in vasti ambienti, tutto l’interesse che la situazione si stabilizzi, in modo da poter ricostituire le Forze Armate da portare sulla linea del fronte per riscattare con le armi la vergogna dell’8 settembre. Per i comunisti però, che la situazione si normalizzi su posizioni di tregua, è un pericolo da scongiurare a tutti i costi. Essi non possono accettare che la liberazione dai tedeschi e dai fascisti avvenga per mano degli eserciti alleati. Il compito specifico del PCI è realizzare un progetto rivoluzionario mondiale, mentre una soluzione del genere condurrebbe ad una sorta di restaurazione del governo precedente il periodo fascista, ove sono i partiti borghesi a gestire il potere. Permettere questo sarebbe per il PCI buttar via un occasione unica: quella cioè di una nazione disgregata e dalle strutture in pezzi, con tutto il sistema dei valori borghesi in crisi profonda; una situazione perfetta per gettare le basi di una rivoluzione. Questa è la reale meta dei comunisti, sia dei militanti, quanto dei dirigenti, formatisi nelle strutture organizzative del Comintern.

“Eravamo giovani ed idealisti, per noi l’obbiettivo era soltanto la sovietizzazione dell’Italia” confessava, ricordando quei tempi, l’ex capo partigiano Mendel a “Il Giornale” l’8 settembre 1990.

I comunisti quindi vanificarono qualsiasi progetto di ricomposizione, spinsero alle estreme conseguenze quella situazione di latente guerra civile, perchè la rivoluzione ovviamente non ha bisogno della composizione ma dello scontro, del taglio netto. Saranno i comunisti che provocheranno con le armi e smuoveranno l’apparente calma venutasi a creare; d’altronde ai fascisti non può che essere che conveniente quella quiete interna a prova del consenso e della rassegnazione popolare. Gli antifascisti che partecipano agli incontri tenuti a Milano, Venezia, Modena, Firenze, Ferrara, Bologna fanno un’opera di pacificazione con i fascisti, rifiutano quella strada che può portare ad una sanguinosa guerra civile. Chi determina la svolta a questa situazione è la direzione del PCI dando inizio ad una campagna di attentati terroristici e di agguati a uomo, allo scopo di esasperare le reazioni dell’avversario, di far esplodere la violenza latente, di zittire ed emarginare i moderati, quindi di far fallire il progetto di normalizzazione. Il terrorismo urbano è la prova di questa volontà ; non formazioni armate sui monti o nelle campagne per operazioni militari, sabotaggi ad installazioni tedesche, colpi di mano a colonne, ponti, ferrovie, ma il terrorismo urbano, l’agguato contro i fascisti, soprattutto la dove si ventilano possibilità  di intese, di convivenza tra le due parti.

Gli assassini del federale di Ferrara Igino Ghisellini, del federale di Milano Aldo Resega, del federale di Bologna Eugenio Facchini, del federale di Torino Ather Capelli, furono tipiche azioni di provocazione terroristica. E non a caso furono uccisi quei fascisti più moderati che avevano avviato degli incontri con gli esponenti antifascisti disposti al dialogo. Queste azioni ebbero la capacità  di suscitare puntualmente enormi risonanze e scatenare reazioni sproporzionate sia nella misura che nella violenza, come era nelle previsioni.

Gli uomini più avvisati, Mussolini in testa, si sforzeranno di placare gli animi, ben consci degli scopi che la strategia dell’assassinio politico si propone. Scrisse a proposito dei pensieri di Mussolini, Giovanni Dolfin suo segretario: “Mussolini è ben consapevole del rischio che la provocazione terroristica provoca. E invita a non rispondere a non lasciarsi trascinare nel gorgo della vendetta. Gli avversari che hanno da tempo inaugurato l’assassinio politico come sistema di lotta, fanno evidentemente il possibile per portarci sullo stesso terreno. Sarebbe da parte nostra un grave errore il seguirli, facendo il loro giuoco”.

Carlo Silvestri, il socialista che aveva capeggiato la campagna di stampa contro Mussolini all’epoca del delitto Matteotti, l’uomo che nel periodo delle RSI fu uno dei più attivi nel tentativo di gettare un ponte tra le due parti, dichiarò: “Affinchè non vi siano ombre sulla mia chiarezza, testimonio ancora una volta, che tutte queste uccisioni furono volute col criterio di esasperare la situazione e rendere inevitabile la guerra civile secondo il desiderio di Londra e di Mosca”.

Alberto Franceschini, uno dei capi storici delle BR, il quale da ex-partigiani comunisti, con la consegna delle vecchie armi di quelli, riceve l’investitura della continuità  della Resistenza, ha dichiarato: “La storia non si può negare. La mitologia del nucleo storico delle BR è fatta proprio di quegli episodi e di quei racconti [di ex gappisti]… Noi avevamo il mito dei GAP. A Milano alcuni entrarono nelle BR sull’onda dei racconti della Volante Rossa”.

Primavera di sangue

“I delitti gratuiti compiuti durante la Resistenza furono voluti e compiuti dai comunisti. Si pose un velo su di essi perchè non si ebbe la possibilità , o il coraggio di impedirli, nè di punirli nè di sconfessarli” (Don Luigi Sturzo, L’ultima crociata, La Nuova Cultura, 1956).

Per diversi mesi del 1945, il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia) ebbe mano libera nell’Italia settentrionale e fu una carneficina. Le formazioni partigiane saccheggiavano liberamente e massacravano chiunque fosse sospettato di essere fascista. Le pattuglie militari alleate fecero ben poco per ristabilire l’ordine fino a quando non si placò la sete di sangue. Ad oggi le autorità  italiane ammettono che i morti furono ufficialmente 17.322, ma si calcola che la cifra reale oscilli intorno alle 100.000 persone fra uomini, donne e bambini. In molti casi furono sterminate intere famiglie.

Il Comitato insurrezionale, avvalendosi della copertura e dell’appoggio del CLN e del CVL, indicò come nemico i fascisti che dovevano essere tutti ammazzati senza processo perchè “fuori legge”. Ecco il testo di una circolare segreta, dattiloscritto su carta intestata Comitato di Liberazione Nazionale: “Disposizioni sul trattamento da usarsi contro il nemico […] Gli appartenenti alle Brigate Nere, alla Folgore, Nembo, X Mas e tutte le truppe volontarie, sono considerati fuorilegge e condannati a morte. Uguale trattamento sia usato anche ai feriti di tali reparti […] In caso che si debbano fare dei prigionieri per interrogatori ecc., il prigioniero non deve essere tenuto in vita oltre le tre ore”.

Poi c’erano i famigerati “Tribunali del popolo” composti dai più fanatici tra i capi partigiani comunisti. La procedura veniva inventata di volta in volta e l’unica pena prevista era la pena di morte. Era sufficiente essere fascista per essere condannato, anche se non veniva dimostrato nulla.

Il “tribunale del popolo” era composto da una decina di capi banda, quasi tutti comunisti. Il pubblico era formato in maggioranza di partigiani. Il processo fu rapidissimo. Un capo partigiano aveva pronunciato la requisitoria. L’imputato era fascista, ciò era sufficiente per essere condannato. Il presidente si era rivolto al pubblico e aveva gridato: “Lo volete vivo o lo volete morto?”. “Morto” fu la risposta. L’imputato fu fucilato il giorno dopo.

Le Corti d’Assise straordinarie, istituite con un decreto che portava la firma del Luogotenente generale del Regno il principe Umberto, contemplavano tutta una serie di reati per cui i tre quarti del popolo italiano avrebbero dovuto finire in galera, a cominciare dallo stesso Umberto. Anche essere stati figli della Lupa poteva essere considerato un reato: la legge infatti era retroattiva.

Per tutto l’inverno le Corti d’Assise straordinarie continuarono a lavorare a pieno ritmo, giudicando decine di migliaia di fascisti. Da un calcolo approssimativo effettuato nell’aprile del 1946 si stabilì che, senza considerare le numerosissime sentenze di morte, i giudici antifascisti, nel volgere di circa un anno, avevano emanato condanne per un totale di circa centocinquantamila anni di galera.

Scomparvero un cuciniere e quattro legionari del presidio di Mazzo. Nelle prime ore del pomeriggio furono ritrovati nella cantina di una casa di Sernio: massacrati a colpi di pugnale, con gli occhi strappati e gli organi genitali in bocca.

[…] si era iscritto al Fascio repubblicano mosso solo da un amore infinito per la sua Patria. Nel pomeriggio del 29 aprile, alcuni partigiani lo prelevarono da casa sotto gli occhi della moglie e dei figli; lo costrinsero a correre davanti a loro per le vie della cittadina, sparandogli tra le gambe. Alla fine lo gettarono contro un muro e l’ammazzarono come un cane tirandogli addosso una scarica di bombe a mano.

Pisanò in uno dei suoi libri ricorda di essere stato accusato da un partigiano valtellinese di essere stato visto mesi prima andare in giro con un barattolo pieno di occhi sinistri di partigiani. In realtà  egli era arrivato in Valtellina solo il 20 aprile.

Poi c’erano le ausiliarie. I partigiani entravano nelle prigioni dove le donne erano rinchiuse e ne abusavano per ore. Nessuno mai impedì quella vergogna.

Bardelli, reduce dal fronte di Nettuno e comandante del battaglione Barbarigo, cadde in un vile agguato e venne barbaramente ucciso con nove dei suoi uomini. Furono ritrovati i loro corpi spogliati degli indumenti e dei valori personali, strappati gli anelli dalle dita e i denti d’oro dalle bocche piene di terra e di erba in segno di sfregio.

Toccò al capitano […]. Accusarono anche lui di torture, sevizie, massacri. Tutto inventato. Rifiutò di difendersi. Quando il tribunale emise il verdetto di morte, gridò con quanto fiato aveva in gola: “Vigliacchi, viva l’Italia“. Lo fucilarono la mattina dopo.

Fu assolto. Era stato difeso da alcuni partigiani del suo paese e non fu accusato di nulla. La mattina seguente lo vennero a prendere poco prima dell’ora di aria e lo ammazzarono tre ore dopo. Lo misero insieme ad altri quattordici fascisti prelevati dalla ex Casa del Fascio. Dovettero scavarsi la fossa e poi dovettero ammucchiarsi dentro. I partigiani li mitragliarono alle gambe e, mentre quegli sventurati urlavano implorando il colpo di grazia, li irrorarono con decine di litri di benzina e li bruciarono vivi.

A Clusone un reparto di giovanissimi ufficiali della Guardia Nazionale, spontaneamente disarmatosi dietro promessa della libertà , fu interamente massacrato.
Ad Oderzo la compagnia anziani del battaglione Bologna, cui era stata garantita la vita all’atto del loro pacifico disarmo, furono freddamente trucidati sulle stesse vecchie trincee del Piave. In molti casi i partigiani entrarono negli ospedali militari, trascinarono giù dal letto i feriti e li fucilarono nei cortili o sulla strada davanti ai parenti che li assistevano.

Il 28 aprile 1945 a Rovetta, in provincia di Bergamo, vennero fucilati da partigiani comunisti tutti i componenti del presidio del passo della Presolana, composto da 43 militi di una compagnia della legione Tagliamento, i quali secondo le disposizioni del CLNAI si erano arresi e avevano consegnato le armi; ma una formazione di partigiani comunisti scesi dai monti si impose con le armi al CLN locale, ruppe i patti e fucilò tutti quei prigionieri.

Fascisti o presunti tali furono portati davanti a plotoni d’esecuzione, appesi a un cappio, linciati. Uomini adulti, ragazzi, donne, vecchi, civili e militari, mutilati, ciechi di guerra, giovani ausiliarie denudate e violentate, preti, giornalisti, poeti, attori. Presidi e interi reparti militari che si arresero, consegnarono le armi dopo regolari trattative con i CLN, in totale spregio ai patti stipulati, vennero passati per le armi dopo inenarrabili sevizie. Gente fu prelevata a forza dalle prigioni e scomparve nel nulla, per una rassomiglianza, un accusa senza alcun fondamento.

Sul quotidiano l'”Indipendente” dell’11 novembre 1993, Giampiero Mughini scriveva: “Ma diciamolo francamente, quella di Mussolini e della sua donna fu un’opera di macelleria. E ancor più lo era stato il massacro davanti al muretto di Dongo di gente in camicia nera che non aveva nulla di cui essere imputata”.

Giorgio Bocca ha dato una cifra approssimativa tra i dodici e i quindicimila uccisi. Già  “L’Opinione” del luglio 1945 riportava la notizia di ventimila “fascisti o presunti tali” eliminati, tra i quali 3.000 donne. Nel 1951 il giornalista Ferruccio Lanfranchi, testimone dei fatti, secondo i suoi calcoli, su “Il Tempo” (13 agosto) avanzava l’ipotesi di 50/60.000 uccisi. E Silvio Betoldi nel settembre 1990 sul “Corriere della Sera” riferiva che in un colloquio con Ferruccio Parri, poco prima della sua morte, questi, che era stato comandante dei volontari della Libertà , gli aveva confidato che si era trattato di “più di trentamila morti”. Escludendo gli uccisi nella Venezia Giulia ad opera dei partigiani titini (circa 23.000), E’ stato stabilito che, fra militari e civili, gli eliminati dal 25 aprile al 31 maggio 1945, furono circa 42.000!

I tedeschi e i partigiani

Nella Wehrmacht la tattica antipartigiana non mirava principalmente a ucciderli, ma a simulare azioni organizzate, costringendoli a tornare fra i monti, dove potevano causare pochi danni. In questo la Wehrmacht aveva un grande successo persino quando i partigiani erano più numerosi e meglio armati.

La rivolta di Napoli

Quando la retroguardia della Wehrmacht incominciò a evacuare la città , vi fu una specie di sollevazione, anche se non proprio all’altezza della leggenda popolare. Vi furono alcune scaramucce che si protrassero per quattro giorni e costarono la vita a cinquanta italiani e a meno di una dozzina di tedeschi. Con questo la città  si convinse di aver espiato con quel gesto il suo passato e di aver diritto al rispetto degli Alleati; ma non lo ottenne, soprattutto da parte dei britannici che continuarono a trattare gli italiani con disprezzo.

Gli Alleati e i partigiani

Nel maggio 1945 alcuni paracadutisti tedeschi si unirono alle truppe americane che pattugliavano le zone a nord del lago di Caldonazzo.
Gli Alleati avevano finito la guerra e non avevano intenzione di rischiare la pelle per intervenire nelle complicate vicende politiche di un popolo che disprezzavano, per cui assegnarono a questi soldati tedeschi il compito di sorvegliare e proteggere le proprietà  private e le grandi tenute agricole da un nemico comune: il partigiano italiano.

Pisanò racconta in un suo libro di come gli inglesi non potevano sopportare i partigiani. Se ne erano serviti e ora li disprezzavano. Li definivano senza tanti complimenti, carne venduta.
Quando poi il discorso cadeva sui partigiani comunisti, li avrebbero sbattuti in prigione al posto dei fascisti, visto che continuamente nascondevano armi in vista di una prossima rivoluzione bolscevica.

Ecco uno stralcio della testimonianza giurata del capitano di vascello Agostino Calosi resa nel corso del processo contro Borghese: “Come capo dell’ufficio informazioni della Marina del Sud, feci passare le linee a molte persone con incarichi militari; al Borghese, però, inviai degli emissari di mia iniziativa e senza il consenso degli anglo-americani, i quali, per questo fatto, minacciarono di rinchiudermi in un campo di concentramento. Gli anglo-americani solevano far passare le linee ad elementi di estrema sinistra o comunisti, talchè io mi vidi costretto a far figurare i miei uomini come militanti o simpatizzanti dei partiti di sinistra al fine di poterli inviare al Nord. Da tale situazione di fatto deriva la logica conseguenza che la lotta partigiana è stata provocata e accesa da elementi interessati al fine di inviperire vieppiù la guerra fratricida tra italiani e italiani”.

La grande bugia – Giampaolo Pansa

Il sangue dei vinti – Giampaolo Pansa