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Quando il male si mette in posa

blogdiattualita_4bfbb78d7c225ccd5a2574fce113f432Dall’Isis, il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, giungono di continuo racconti e filmati di violenze estreme, inaudite: persone crocifisse, sepolte vive, mutilate, sequestrate e vendute, decapitate a coltellate, torturate a morte, costrette a scavare la propria fossa prima di essere uccise. Una brutalità selvaggia, esibita, compiaciuta ne è diventata il tratto distintivo. Come spiegare tanto spietato e sanguinario accanimento?

«In quel mondo comanda chi uccide», è stato il commento dello studioso statunitense Edward Luttwak durante un’intervista rilasciata a un giornalista italiano. Le atrocità dell’Isis, ha ragione Luttwa, in effetti ci ricordano che esiste un mondo in cui il potere si detiene uccidendo, torturando, abusando di chiunque, anche solo per capriccio; in cui i leader si impongono mostrandosi crudeli e feroci, capaci di seviziare e uccidere, con le loro stesse mani, e di trarne piacere; in cui è convinzione generale che non usa la forza solo chi è impotente e che la grandezza effettiva del potere si dimostra esercitandolo arbitrariamente e con sfrenata violenza. Le vittime sono prima e soprattutto gli avversari, tali per diversità di stirpe, etnia, religione, ma nessuno può e deve sentirsi al sicuro. Tutto sembra dimostrare il vantaggio di schierarsi dalla parte del male, in quel mondo.

savekesab3A renderlo possibile sono valori e istituzioni antichi, di cui i jihadisti, e non loro soltanto, approfittano per costruire la loro civiltà di morte: valori e istituzioni propri di società arcaiche, composte da linee di discendenza invalicabili che confluiscono in lignaggi, clan, tribù i quali, procedendo da una appartenenza carnale, insostituibile, formano comunità impermeabili, che si consolidano educando all’esclusione degli estranei, alla diffidenza e all’ostilità nei loro confronti. Bisogna essere fedeli a oltranza, se si vuole vivere. Sterminare un’altra comunità è sempre ammesso e può diventare necessario, eroico, se è fatto nell’interesse della propria discendenza. Allora i termini “genocidio”e “pulizia etnica” perdono ogni valenza negativa.

Di “quel mondo” il Califfato non è che un esempio tra tanti. Quasi impallidisce la figura di al-Baghdadi al confronto con tanti leader prima di lui. Idi Amin Dada in Uganda, Ahmed Sekou Touré in Guinea Conakry, Jean-Bédel Bokassa nella Repubblica Centrafricana: sono alcuni dei tiranni che hanno fatto dell’uso ostentato e illimitato della forza uno strumento di potere spinto fino a rasentare la follia. Con il loro comportamento hanno reso persino credibile l’accusa, che è stata rivolta a tutti e tre, di praticare il cannibalismo: a tal punto si pensava che potesse arrivare la loro efferatezza. Può apparire, ed essere, anche espressione di deliri di onnipotenza e di perversioni incontrollate, ma la violenza terrificante, come quella esercitata oggi dall’Isis, è prima di tutto una lucida e calcolata arma per indebolire la determinazione a combattere degli avversari e per sottomettere le popolazioni che vivono nei territori controllati, forzarle al consenso e alla complicità.

2011_10_19_13_27_37I ribelli del Ruf, protagonisti della guerra civile che ha insanguinato la Sierra Leone tra il 1991 e il 2002, sono uno degli esempi più atroci di crudeltà sistematica impiegata con queste intenzioni. Almeno 30.000 sierraleonesi, mutilati, portano impresso sul corpo il loro segno permanente. Il Ruf, a dimostrazione esemplare della propria potenza, amputava infatti mani, piedi, braccia, gambe. Per abituare i bambini soldato a farlo, ricorreva a una sorta di “gioco” in cui la vittima era costretta a scegliere uno dei biglietti raccolti in un berretto o in un cesto, su ognuno dei quali era stato scritto o disegnato il nome di una parte del corpo umano. Quella estratta veniva amputata. Inoltre il Ruf marchiava a fuoco il proprio acronimo sul viso dei bambini, imitato in questo da un altro gruppo armato, il Consiglio rivoluzionario delle forze armate. Marchiatura e mutilazione rientravano in una strategia di “visibilità”: si può immaginare quanto efficace.

In Uganda, dal 1987 al 2005, il movimento antigovernativo l’Lra, Lord Resistance Army, mentre usava migliaia di bambini rapiti come combattenti, portatori, scudi umani e schiavi sessuali, annichiliva la popolazione mantenendola in uno stato costante di paura. Anche l’Lra aveva scelto come mezzo esemplare di punizione, per chi disobbediva e rifiutava di collaborare, la mutilazione di parti del corpo. Nel periodo in cui aveva proibito l’uso della bicicletta nel territorio sotto il suo controllo, a chi trasgrediva venivano amputi piedi e gambe. A chi era sospettato di aver collaborato con le autorità governative riferendo notizie sulle attività e i movimenti dei ribelli, tagliava labbra o orecchie.

MinoriSoldato01In Liberia, durante la prima guerra civile (1989-1995), si è verificato uno degli esempi più agghiaccianti di ostentazione di ferocia. Nel settembre del 1990 il presidente Samuel Doe fu catturato nella capitale Monrovia da Prince Johnson, capo di una delle milizie antigovernative. Johnson ordinò che fosse torturato a morte e volle che il supplizio, durato diverse ore, venisse registrato su nastro: ancora non esisteva Youtube. Il video fu poi riprodotto e fatto circolare: mostra, tra l’altro, lo stesso Johnson intento a bere birra mentre i suoi uomini tagliano un orecchio a Doe ancora vivo.

L’Isis dispone di ben altri mezzi oggi per far sapere al mondo quanto male è disposto infliggere. Immagini e video raccapriccianti invadono il web, riprodotti all’infinito. Trova peraltro conferma quanto l’impiego della violenza estrema, oltre a servire da deterrente, possa costituire un fattore di attrazione. Da quando è alla guida del jihad iracheno, al-Baghdadi ha infatti reclutato almeno 12.000 combattenti, 3.000 dei quali occidentali.

Disinformazione di sinistra

Quando ho aperto questo blog non avevo idea di cosa farci. Un pò mi divertiva l’idea ed un pò ero curioso. Solo adesso comincio a capire qual’è il vero scopo di avere uno :

  • scrivere idiozie
  • scrivere bugie
  • scrivere la verità

Io ho optato per la 3° possibilità. Sono un amante della storia e come tale mi sono accorto che sopratutto quella contemporanea è lacunosa ed omette tantissimi fatti che sono invece fondamentali per la comprensione di fatti avvenuti o che stanno avvenendo. La storia come tutti sapete è fatta dagli uomini e spessissimo è scritta da chi ne viene coinvolto e che resta maggioranza silenziosa per sempre. Mi riferisco alle popolazioni, ai nomi propri di quelle persone che confuse nella massa partecipano a far ricordare, invece, ill nome proprio del dittatore, politico, generale del momento.

Oggi mi voglio cimentare nel far ricordare i movimenti politici. Persone che nel nome dell’ideologia collaborano a scrivere la storia distorcendone la realtà ad uso e consumo di un qualsiasi nome proprio che sia il capetto del momento. In particolare mi riferisco agli ultimi avvenimenti della guerra il Libano. Sappiamo tutti come sono andate le cose ed il perchè Israele ha deciso di intervenire pesantemente.

Ma c’è chi pesca nel torbido e tenta di creare prove che distorcano completamente i fatti insinuando nella mente delle persone atteggiamenti ed avvenimenti che nulla hanno a che fare con quelli correnti.

Mi spiego meglio, sappiamo tutti dalle parole della famosissima “Golda Mair” che certa gente quando imparerà ad amare i propri figli con la stessa intensità di come odiano gli ebrei, allora, solo allora si avrà la pace.
Abbiamo visto tutti come certi bambini siano indottrinati, vestiti ed addestrati all’odio con volontà cieca.
Basta che andiate a leggere “Pure evil” o “bambini soldato prima e seconda parte” o “bambini palestinesi“.
Questo ha messo in difficoltà chi appoggia i terroristi e chi collabora a seminare e spargere odio nei confronti degli ebrei.
Il tentativo a cui mi riferisco è questo : //garbo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1098696, se volete andare a vedere dovete mettere “http” l’ho volutamente omesso per non dare visibilità a simili tomi, ma non è l’unico, anzi il mondo è pieno di idioti e buguardi.

Bene, torniamo a noi, dato che l’uso politico e militare è aberrante e la lotta dei blogger ha avuto un certo successo contro le strumentalizzazioni di sinistra, loro cosa fanno?
Vistosi in difficoltà cercano di portare gli avversari politici e gli odiati Israeliani nella stessa merda nella quale si trovano e pubblicano questa foto, con il nome di “ansa_8545136_58030.jpg”
Da dove verrà quella foto? Pubblicata dall’ansa è stata ripresa e divulgata da : indymedia e repubblica.
Entrambi riportano nella didascalia che i bambini Israeliani firmano e scrivono frasette sulle bombe che pioveranno sulle teste dei loro coetanei in Libano.

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bambine che disegnano su delle ogive

In sostanza voglionono farci credere che gli Israeliani insegnano ai figli lo stesso odio che compagnetti e palestinesi insegnano ai loro; l’insinuazione è odiosa.
Queste foto le ho trovate altrove :

Questo è quello che posto io :

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Osservate attentamente le foto. Come sapete per quanto possibile io posto sempre immagini ad altissima risoluzione ma quelle dei sostenitori del terrorismo sono veri e propri francobolli. Foto ritratte in campo stretto per impedire di rendersi conto del luogo e del contesto.
Adesso osservate attentamente e cercate di leggere in quale lingua sono le scritte sulle ogive, riuscite a capirlo? Guardate la foto postata da me, leggete l’israeliano?
Riuscite a capire di che nazionalità sono le bambine? Tutto è fatto appositamente per non far capire, l’unica cosa che resta nella mente dei celerobresi è che delle bambine scrivono su bombe “vaffanculo libano”.

Adesso guardate attentamente le ogive, quelle nelle foto dei “malfattori” e poi osservate quella postata da me. Le ogive non sono uguali, hanno forme diverse, altezze diverse e tra l’altro spolette diverse (il cono terminale la punta). Eppure sia nella mia foto che nel post segnalato sono presenti semoventi d’artiglieria. Dov’è l’inganno?

Aggiornamento :

The image above caused a huge storm of outrage in the Arab blogosphere. Huge. You wouldn’t believe how huge. The widely-read Gulf-based Palestinian blogger who was the first to post it received so much traffic that he had to move the photo to another server. Many others, including several I know personally, posted it and expressed their disgust. Israeli children taught to hate! Lebanese children are dying and they’re happy! They’re no better than… (fill in the blank, I don’t want to go there).

Below is the story behind the photo – from the source.

I phoned Sebastian Scheiner, the Israeli photojournalist who took the photo for Associated Press (AP), explained that the image had given a really terrible impression and asked for the context. He sketched it out quickly and fluidly, but asked me not to quote him. So I spoke with Shelly Paz, a Yedioth Ahronoth reporter who was also at the scene and agreed immediately to go on record. She was quite shocked to learn how badly the photo had been misinterpreted and misrepresented; and she told me the same story Sebastian did, but with more details and nuance.

The little girls shown drawing with felt markers on the tank missiles are residents of Kiryat Shmona, which is right on the border with Lebanon. And when I say “on the border,” I’m not kidding; there’s more space between their town and Southern Lebanon than there is between the back gardens of neighbouring houses in a wealthy American suburb.

No, how close is it really?

Well, there’s a famous story in Israel, from the time when the Israeli army occupied Southern Lebanon: a group of soldiers stationed inside southern Lebanon used their mobile phones to order pizza from Kiryat Shmona and have it delivered to the fence that separates the two countries.

Anyway.

Kiryat Shmona has been under constant bombardment from South Lebanon since the first day of the conflict. It was a ghost town, explained Shelly. There was not a single person on the streets and all the businesses were closed. The residents who had friends, family or money for alternate housing out of missile range had left, leaving behind the few who had neither the funds nor connections that would allow them to escape the missiles crashing and booming on their town day and night. The noise was terrifying, people were dying outside, the kids were scared out of their minds and they had been told over and over that some man named Nasrallah was responsible for their having to cower underground for days on end.

On the day that photo was taken, the girls had emerged from the underground bomb shelters for the first time in five days. A new army unit had just arrived in the town and was preparing to shell the area across the border. The unit attracted the attention of twelve photojournalists – Israeli and foreign. The girls and their families gathered around to check out the big attraction in the small town – foreigners. They were relieved and probably a little giddy at being outside in the fresh air for the first time in days. They were probably happy to talk to people. And they enjoyed the attention of the photographers.

Apparently one or some of the parents wrote messages in Hebrew and English on the tank shells to Nasrallah. “To Nasrallah with love,” they wrote to the man whose name was for them a devilish image on television – the man who mockingly told Israelis, via speeches that were broadcast on Al Manar and Israeli television, that Hezbollah was preparing to launch even more missiles at them. That he was happy they were suffering.

The photograpers gathered around. Twelve of them. Do you know how many that is? It’s a lot. And they were all simultaneously leaning in with their long camera lenses, clicking the shutter over and over. The parents handed the markers to the kids and they drew little Israeli flags on the shells. Photographers look for striking images, and what is more striking than pretty, innocent little girls contrasted with the ugliness of war? The camera shutters clicked away, and I guess those kids must have felt like stars, especially since the diversion came after they’d been alternately bored and terrified as they waited out the shelling in their bomb shelters.

Shelly emphasized several times that none of the parents or children had expressed any hatred toward the Lebanese people. No-one expressed any satisfaction at knowing that Lebanese were dying – just as Israelis are dying. Their messages were directed at Nasrallah. None of those people was detached or wise enough to think: “Hang on, tank shell equals death of human beings.” They were thinking, tank shell equals stopping the missiles that land on my house. Tank shells will stop that man with the turban from threatening to kill us.

And besides, none of those children had seen images of dead people – either Israeli or Lebanese. Israeli television doesn’t broadcast them, nor do the newspapers print them. Even when there were suicide bombings in Israel several times a week for months, none of the Israeli media published gory photos of dead or wounded people. It’s a red line in Israel. Do not show dead, bleeding, torn up bodies because the families of the dead will suffer and children will have nightmares. And because it is just in bad taste to use suffering for propaganda purposes.

Those kids had seen news footage of destroyed buildings and infrastructure, but not of the human toll. They had heard over and over that the air force was destroying the buildings that belonged to Hezbollah, the organization responsible for shelling their town and threatening their lives. How many small children would be able to make the connection between tank shells and dead people on their own? How many human beings are able to detach from their own suffering and emotional stress and think about that of the other side? Not many, I suspect.

So, perhaps the parents were not wise when they encouraged their children to doodle on the tank shells. They were letting off a little steam after being cooped up – afraid, angry and isolated – for days. Sometimes people do silly things when they are under emotional stress. Especially when they fail to understand how their childish, empty gesture might be interpreted.

I’ve been thinking for the last two days about this photo and the storm of reaction it set off. I worry about the climate of hate that would lead people to look at it and automatically assume the absolute worst – and then use the photo to dehumanize and victimize. I wonder why so many people seem to take satisfaction in believing that little Israeli girls with felt markers in their hands – not weapons, but felt markers – are evil, or spawned by an evil society. I wonder how those people would feel if Israelis were to look at a photo of a Palestinian child wearing a mock suicide belt in a Hamas demonstration and conclude that all Palestinians – nay, all Arabs – are evil.

And I wonder why it is so difficult to think a little, to get it into our heads that television news and photojournalism manipulate our thoughts and emotions.

Links to anti-Israel websites with that photo placed prominently next to the image of a dead Lebanese child have been sent to me several times. Someone has been rushing around the Israeli blogosphere, leaving the link to one particularly abhorrent site in the comments boxes. And it makes me really sad that the emotional climate has deteriorated to this point.

The moderates of the Middle East are locked in a battle with the extremists. And look what they did to the moderates. Without blinking, without thinking, we fell victim to the classic “divide and conquer” technique. We work hard for months and years to build connections, develop our societies, educate ourselves, promote democracy and free speech… And they destroy it all, in less than a week. And we let them.

Potete leggere tutto qui e qui

Altri due link interessanti qui e qui . In questo blog non vedrete mai foto di bambini , morti o feriti, il rispetto che porto l’innocenza mi impedisce di violentare chi già lo è dai propri genitori.

Bambini Soldato seconda parte

Bambini al servizio del terrorismo.

Iraq: bambino kamikaze a Kirkuk contro convoglio di un generale che e’ rimasto ferito. Un bambino di una decina di anni si e’ fatto esplodere a Kirkuk, a nord dell’Iraq, contro il convoglio di un generale della polizia irachena. Il generale oggetto dell’attentato, Khattab Abdallah Areb, e’ stato ferito al ventre al petto e ad una gamba ed e’ adesso ricoverato nell’ospedale della citta’ petrolifera irachena. Nell’attentato e’ stato ferito anche l’autista del generale.
Notizia data da repubblica
Ricordate il post che feci sui bambini soldato?
Ovviamente qualcuno negherà che i terroristi utilizzano bambini per i loro scopi. Abbiamo le foto ed i filmati :

Bambini palestinesi armati con AK47 sovietici
Bambini palestinesi armati con AK47 sovietici

 

bambini musulmani reclutati per azioni terroristiche
bambini musulmani reclutati per azioni terroristiche

Talebani che addestrano al combattimento bambini musulmani

Mi pare ovvio che gli islamici abbiano imparato dai loro maestri :

Decorazione di un bambino soldato sovietico
Decorazione di un bambino soldato sovietico

Bambini Soldato prima parte

Addestramento bambini palestinesi
Addestramento bambini palestinesi

Volevo scrivere un articolo con l’animo sereno per poter essere imparziale ed equilibrato. Il dramma di questi bambini è tale che non si può affrontare con animosità . Però siamo fatti di carne e di emozioni e così non posso fare a meno di buttare giù queste righe dopo aver letto questa notizia di una madre che alleva i propri figli per mandarli a morire come soldati.

Come si fà , mi domando, quale padre e quale madre possono permettere una cosa simile, la notizia potrebbe essere falsa ma certo non sono falsi i bambini che fanno la guerra in tutte le contrade della terra.

No, la notizia non è falsa :
http://youtu.be/ytX-DI_jwwI

… Ho trovato un articolo di l’Espresso firmato da Dina Nascetti che descrive in modo mirabile questa ennesima stortura ai danni di minori.

Non sono puericultore e tanto meno psicologo ma da padre e da educatore sento il dovere di pubblicare e far conoscere a tutti cosa stiamo facendo ai nostri figli. Noi che dovremmo dare loro un futuro migliore non solo lasceremo una terra piena d’odio ma anche generazioni completamente distrutte.

E’ questo che vogliamo?

Rapporto bambini soldato
Rapporto Save the children
UNICEF Bambini soldato
Una delle tante denunce di Amnesty : (Link aggiornato perchè l’originale sui bambini palestinesi è stato rimosso e sappiamo anche perchè: U.N. report on child soldiers,omits Palestinians) Bambini soldato nella Repubblica Democratica del Congo

Infanzia negata

Non sapendo da dove cominciare, inizio dalla fine.

All’età  di 16 anni ho scoperto degli alieni che si e no mi arrivavano al ginocchio. Qualcuno mi disse che si chiamavano bambini. Incuriosito cominciai a osservarli meglio e mi accorsi che poi non erano tanto diversi da noi, anzi erano addirittura migliori.

Il colpo di fulmine lo ebbi quando la dirigenza della società  di pallacanestro per la quale giocavo, mi incaricò di allenare il vivaio.

Giorno dopo giorno il rispetto in quei “cosini” aumentava sempre più, fino a sfociare in una vera passione.

Negli anni a seguire, fino ad oggi il mio impegno è stato sempre per i “pinguini” con i vestiti. Non capirò mai quelli che non vogliono figli, così come non capirò mai quelli ai quali i bambini non piacciono.

Per me il mondo dovrebbe essere solo dei bambini.

E siamo arrivati al punto, leggete qui e qui e qui e questo è l’ultimo articolo ma il più eloquente : Infanzia Negata

Provate a immaginare lo sgomento, per voi è giusto? Cosa provate?

Ma i bambini non dovrebbero essere bambini in ogni posto del pianeta?

Mappa distribuzione bambini soldato nel mondo
Mappa distribuzione bambini soldato nel mondo