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UK: ingresso a pagamento per ‘dissuadere’ clandestini

fullLONDRA – Dopo essere divenuta la latrina di Africa e Asia, il Regno Unito corre ai ripari.
I cittadini di alcuni paesi africani e asiatici – Nigeria e India in primis – dovranno versare una cauzione di 3.500 euro, per avere il visto d’ingresso.
Si sa infatti che la maggior parte dei clandestini entra nei paesi europei – Italia compresa – legalmente con visto turistico, per poi rimanere.
E’ il fenomeno degli ‘overstayers’. La cauzione servirà proprio a dissuadere questo comportamento.
Il governo ha stilato una di ‘lista nerà dei Paesi i cui cittadini ogni anno richiedono il maggior numero di visti: India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Nigeria,Ghana e Kenya.
Il progetto verrà poi esteso agli altri Paesi extra-Ue.
Secondo il ministro degli Interni, Theresa May : «Questo è un nuovo passo per rendere più sicuro e più selettivo il nostro sistema di immigrazione, portandolo da centinaia a decine di migliaia di persone». Alfano prenda appunti e si tiri su le braghe.

Sporchi razzisti direbbe la congolese.

Gli USA prima potenza petrolifera

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Gli Stati Uniti diverranno nei prossimi anni i maggiori produttori mondiali di petrolio e gas, materie prime di cui saranno presto anche esportatori.
La notizia, destinata a modificare radicalmente gli equilibri geopolitici internazionali e probabilmente la percezione stessa dell’America nel mondo, è stata ufficializzata dal recente rapporto World Energy Outlook redatto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. “Il Nord America è in prima linea di una trasformazione radicale della produzione di petrolio e gas che interesserà tutte le regioni del mondo“ ha dichiarato il direttore esecutivo dell’AIE, Maria van der Hoeven.
L’analisi evidenzia il culmine di un mutamento che in vent’anni ha visto Washington passare dal top della classifica mondiale dei consumatori di energia e importatori di petrolio al primo posto tra i produttori, anticamera della piena autosufficienza energetica.
I primi a vedersi sorpassare dagli americani saranno i russi che nel 2015 scenderanno al secondo posto tra i produttori mondiali di gas ma due anni dopo toccherà ai sauditi perdere il primato tra i produttori di greggio.
“Attorno al 2017, gli Stati Uniti diventeranno il principale produttore di petrolio, superando l’Arabia Saudita – ha sottolineato Fatih Birol, economista dell’agenzia.
Le previsioni indicano che nel 2030 gli Stati Uniti produrranno petrolio sufficiente a soddisfare il fabbisogno interno e ne diventeranno esportatori.
A premiare gli sforzi statunitensi sul fronte energetico non contribuiscono solo l’aumento della produzione interna e le tecniche estrattive improntate alla massima efficienza ricavando il metano dalle argille (shale gas) e combinando la perforazione orizzontale con la fratturazione idraulica.
Anche le politiche di contenimento dei consumi e l’adozione di misure concrete per il risparmio energetico e lo sviluppo di biocarburanti per veicoli e aerei contribuiscono a ridurre il fabbisogno e la dipendenza dalle importazioni.
I dati di oggi rivelano la tendenza definita dal rapporto: nei primi nove mesi di quest’anno  gli Stati Uniti hanno estratto circa 6,2 milioni di barili di greggio, 1,2 milioni in più del 2008.
“Nel 2011, per la prima volta dal 1949, gli Stati Uniti sono divenuti esportatori netti di prodotti raffinati, mentre la dipendenza dalle importazioni di petrolio greggio ha conosciuto un’inattesa inversione, scendendo in cinque anni dal 60 al 42 per cento grazie all’aumento della produzione (20 per cento dal 2008) e al declino dei consumi dopo il picco toccato nel 2007 ” ha scritto su “Affari Internazionali”  Alberto Clò, professore ordinario di Economia industriale all’Università di Bologna e Direttore della Rivista Energia.
“L’aumento della produzione di shale gas, salita al 40% della complessiva offerta, ha reso il paese sostanzialmente indipendente, creando oltre un milione di posti di lavoro e generando un surplus d’offerta che ha fatto crollare i prezzi interni del metano a livelli 3-4 volte inferiori a quelli del 2008 e a quelli oggi praticati in Europa” ha aggiunto Clò.”
La produzione americana di greggio è prevista aumentare entro il 2020 da 9,0 sino a quasi 16,0 milioni barili/giorno e quella di gas metano da 575 sino a 709 miliardi metri cubi nel 2030.
Citigroup ne stima il complessivo impatto incrementale sulla ricchezza americana nell’ordine di 2-3 punti percentuali, con un drastico taglio dell’energy bill con l’estero, che conta per oltre la metà delle complessive importazioni; un ulteriore rafforzamento del dollaro; forte crescita dell’industria e dell’occupazione.”
Nello stesso periodo in cui gli Stati Uniti raggiungeranno la piena autosufficienza energetica, l’AIE prevede che l’Asia continui a sostenere la domanda globale di petrolio, destinata a crescere di 7 milioni di barili al giorno entro il 2020 e a raggiungere i 100 milioni di barili al giorno nel 2035 contro  gli 87 milioni di barili del 2011.
I cambiamenti sul mercato dell’oro nero indicati dall’agenzia non riguardano solo gli Stati Uniti. L’Iraq ad esempio è destinato ad aumentare del 45 per cento la sua produzione entro il 2035 superando la Russia per livello di esportazioni.
Difficile valutare l’impatto sui prezzi poiché i fattori che lo determinano possono variare rapidamente e non dipendere solo dal nuovo ruolo degli Stati Uniti,  ma secondo l’AIE il costo del greggio salirà dai 108 dollari al barile di oggi a circa 125 dollari  (in termini di valore costante al netto dell’inflazione, pari a 215 dollari in termini reali) anche se negli ultimi tempi gli sbalzi sono stati vertiginosi: da un dollaro e mezzo al barile del 1970 agli 8 dollari del 1974,  dai 147 dollari del 2008 ai 50 dell’anno successivo.
Le stime sui prezzi dei prossimi 20 anni non tengono conto infatti delle variabili rappresentate da conflitti e tensioni nelle aree di maggior produzione di petrolio e gas che, dal Medio Oriente all’Asia Centrale all’Africa, sono in buona parte ben poco stabili o già destabilizzate.
Sui prezzi dipenderà inoltre il mantenimento di accordi tra i produttori come quelli in vigore oggi nell’ambito dell’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio (OPEC) o quello stipulato tra Stati Uniti e Arabia Saudita per garantire stabilità nelle forniture e nei prezzi ai mercati internazionali.
Il primato statunitense potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri del mercato energetico portando i produttori a dirigere i flussi sempre di più verso l’Asia che con i suoi colossi economici e industriali avranno sempre più bisogno di energia.
L’AIE valuta che Cina, India e Medio Oriente assorbiranno oltre il 60 per cento dell’aumento del fabbisogno di energia nei prossimi anni. Un processo del resto previsto da tempo e in parte già in atto mentre il ruolo degli Stati Uniti tra i produttori di gas e petrolio potrebbe rendere più improbabile il distacco delle quotazioni energetiche dal dollaro propugnato oggi da Iran e Cina.
Al di là dell’impatto benefico sull’economia nazionale e sulla bilancia dei pagamenti, l’autonomia energetica potrebbe influire pesantemente sulle priorità strategiche di Washington e sulla percezione e difesa dei suoi interessi nazionali.

Guerra ai cristiani

Guerra ai Cristiani
la copertina del libro Guerra ai Cristiani

Anche se spesso buona parte dei media non ne dà adeguato risalto, perché intrisi delle logiche del «politicamente corretto», i cristiani nel mondo sono realmente vittima di persecuzioni e discriminazioni.
Ma per fortuna non tutti tacciono su questo fenomeno triste ed insieme degno di rilievo. Tra gli uomini più attivi e determinati nel denunciare questo stato di cose figura senz’altro l’europarlamentare del Pdl Mario Mauro, autore del bel nuovo saggio Guerra ai cristiani. Anche in qualità di rappresentante della presidenza dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), l’alto esponente politico-istituzionale del movimento di Berlusconi si sta spendendo da anni per la difesa dei diritti umani, e portano la sua firma le due risoluzioni del Parlamento europeo in cui si prende atto e si condanna la situazione persecutoria nei confronti dei cristiani nel mondo. E’ proprio il cristianesimo quello che è preso di mira più di tutte le altre confessioni religiose. L’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, nei suoi ultimi rapporti, ha dimostrato come il 75% delle discriminazioni a base religiosa nel mondo sino proprio a danno dei cristiani. E l’agenzia Fides riporta che ci sono stati solo l’anno scorso ben 37 omicidi sulla base del mero odio anticristiano.
Sembra che non ci sia zona del globo terrestre in cui si risparmino i cristiani da attacchi, violenze, soprusi e vessazioni. Il fondamentalismo islamista in molti paesi arabi africani e del Medio Oriente asiatico ed il totalitarismo politico di matrice comunista in alcune aree dell’Estremo Oriente, non stanno lasciando scampo a persone e gruppi che intendono in qualche modo rendere una testimonianza pubblica e/o culturale della loro fede cristiana. Dalle vere e proprie crocifissioni in Sudan alla legge pakistana sulla blasfemia, dalla tendenza dell’amministrazione pubblica egiziana ad «islamizzare» i cittadini fin nei loro documenti d’identità agli arresti e torture in Iran, è evidente come l’islamismo radicale stia facendo di tutto per annientare la presenza cristiana in quei luoghi. La proposta culturale cristiana viene strumentalmente ed ingiustamente bollata come uno sfregio ed un oltraggio ad Allah ed alla religione maomettana, che si vuole appunto egemone e dominante. Chiese e villaggi bruciati e distrutti ci sono anche in India, in cui si contano anche atroci casi di cristiani arsi vivi. I cristiani vengono messi ai margini anche nell’isola di Cipro, dove l’occupazione turca ha provato già in passato a cancellare molti simboli e luoghi sacri. I cristiani devono porre massima attenzione alle attività che svolgono anche nella più «laica» Turchia. Nel Medio Oriente, come in Iraq, si attuano strategie per incrementare l’esodo dei cristiani dalla Terra Santa. Per non parlare dell’Estremo Oriente, della Cina ad esempio, dove i cattolici fedeli al pontefice romano sono perseguitati dalle forze dell’ordine statali e tendono ad essere qualificati come «agenti al servizio di una potenza straniera», e dunque si trovano a far parte della chiesa «sotterranea e clandestina», mentre quella «ufficiale» deve coercitivamente fare riferimento, più che al papa, al Partito comunista cinese.
Sempre in merito all’ostilità al cristianesimo, all’islamismo ed al comunismo presenti soprattutto in Africa ed Asia fa da complemento il relativismo laicista del continente europeo. Quella che va per la maggiore sembra essere una certa corrente neoilluministica, per cui vengono visti con diffidenza, quando non con disprezzo, i corpi intermedi naturali tra l’individuo e lo stato, mentre la religione (anzitutto quella cattolica) deve essere relegata nell’ambito strettamente individuale e privato, e non deve avere rilievo pubblico ed «influenzare» le scelte culturali e politiche. L’uomo è, invece, ontologicamente portato a cercare un significato ed un senso ultimo alla propria vita. E ciò non può non avere ripercussioni ed un rilievo nella società e di conseguenza nella cultura e nella politica.
Termini come pari opportunità, uguaglianza, democrazia, laicità, diritti e principio di «non discriminazione» subiscono una strumentalizzazione e servono in realtà a coprire un approccio ed atteggiamento delle istituzioni comunitarie e di forze politiche soprattutto di sinistra improntato all’indifferentismo religioso ed al nichilismo. Si ostacolano e marginalizzano politiche per la difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale e per la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e s’incentivano, al contrario, misure atte a favorire le unioni omosessuali con relative adozioni di bambini, l’aborto come contraccettivo, l’eugenetica come segno di «salute riproduttiva», ore di etica ed educazione alla cittadinanza al posto dell’ora di religione cattolica nelle scuole. E’ poi da ricordare come la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo abbia condannato l’Italia per la presenza per via legislativa del crocifisso nelle aule scolastiche. Ma il calo demografico ed il crollo dei matrimoni non sono che l’altra faccia della medaglia dell’attuale situazione di crisi e declino del Vecchio Continente, dove l’aborto è diventato statisticamente la più grande causa di mortalità.
Insomma, occorre fronteggiare il relativismo ed il fondamentalismo, e procedere alla difesa e promozione del cristianesimo, perché laddove c’è la presenza cristiana nella società si sviluppano anche la dimensione comunitaria (anche di opere ed imprese), la laicità delle istituzioni, una legislazione più rispettosa del diritto naturale, un allargamento della ragione ed una più autentica promozione della dignità della persona, dei diritti umani e della libertà. Ed è certamente a partire dall’Italia e dall’Europa che si deve condurre una proposta ed azione politica e culturale volta a difendere le nostre radici cristiane e la libertà religiosa. E da qui sviluppare anzitutto una cultura ed al contempo una politica mirate ad incentivare la natalità, la famiglia formata dall’unione stabile tra un uomo ed una donna aperti alla vita ed educazione dei figli, la solidarietà, lo sviluppo socio-economico, la pace, la giustizia e la libertà.
(di Mario Secomandi- dal sito “Ragionpolitica.it”)

Persecuzione dei cristiani : filmato

Persecuzione dei cristiani in Nigeria



Persecuzione dei cristiani in Pakistan

Persecuzione dei cristiani in palestina

Persecuzione dei cristiani in Libano


Persecuzione dei cristiani in Turchia


Delle persecuzioni in Indonesia ne abbiamo già parlato in Indonesia musulmana e gli altri. E parleremo delle persecuzioni in Egitto, del Pachistan, di nuovo del Libano, del Sudan … la lista è lunghissima

La guerra di Barack Hussein Obama

carro armato M1A2 Abrams
carro armato M1A2 Abrams

Barack Obama ha deciso di inviare, cosa mai fatta dal suo precedessore, i carri armati M1A2 Abrams in Afganistan.
I mezzi da quasi 70 tonnellate verranno schierati nella provincia di Helmand, ancora la più “calda” del Paese nonostante sei mesi di intense operazioni condotte da 20 mila marines statunitensi e 10 mila soldati britannici.
La notizia, diffusa dal Washington Post citando fonti ufficiali, conferma come il “surge” delle truppe americane in Afghanistan, non sia ancora completato. Finora i carri non erano mai impiegati dagli statunitensi nel conflitto anti-insurrezionale afghano, fatto di piccole battaglie e scaramucce nelle quali sono privilegiati i mezzi ruotati più leggeri.
Con i carri armati il generale David Petraeus punta ad aumentare la potenza di fuoco dei marines. I primi sedici Abrams verranno schierati a Helmand ma altri potrebbero venire schierati a Kandahar dove la Centounesima divisione sta faticosamente ripulendo tre distretti espugnati ai talebani. I carri Abrams giungeranno in Afghanistan imbarcati su grandi velivoli da trasporto e verranno impiegati in appoggio alle unità di fanteria dove potranno far valere la protezione offerta dalla loro corazza, in grado di resistere a tutte le armi talebane e, in teoria, anche ai più potenti ordigni improvvisati. Il cannone da 120 millimetri offre inoltre una potenza di fuoco molto flessibile, utile a colpire il nemico in movimento ma anche a demolire fino a quattro chilometri di distanza edifici, postazioni fisse di mitragliatrici, razzi e mortai evitando di dover esporre i soldati al fuoco diretto delle postazioni nemiche. L’arma più potente impiegata finora a bordo dei veicoli alleati in Afghanistan sono i cannoncini a tiro rapido da 25/30 millimetri adottato dai mezzi corazzati da combattimento (cingolati e ruotati) Bradley e Lav 25 statunitensi, Warrior  e Scimitar britannici, VBC francesi o i Dardo e Lince italiani. La presenza dell’Abrams consentirà di limitare in alcuni casi il ricorso ai cacciabombardieri e agli elicotteri da combattimento ma il suo invio in Afghanistan costituisce il segnale di un inasprimento delle operazioni belliche nelle roccaforti talebane del sud mentre nelle province orientali il terreno montuoso rende più improbabile l’impiego dei carri armati. In servizio dal 1980 con le forze americane, l’Abrams è stato prodotto in oltre 8mila esemplari, ha un equipaggio di quattro militari e può raggiungere i 70 chilometri orari su strada e i 50 fuoristrada. Elevati i costi logistici tenuto conto che per percorrere 100 chilometri “beve” oltre 450 litri di carburante. E’in servizio anche con gli eserciti egiziano, kuwaitiano, saudita, australiano ed è stato recentemente fornito anche al nuovo esercito iracheno. Dei 47 Paesi alleati presenti con contingenti militari in Afghanistan finora solo il Canada e la Danimarca hanno schierato i carri armati (i tedeschi Leopard 2) rivelatisi risolutivi in molte battaglie combattute nelle province di Kandahar e Helmand. Due anni or sono anche il comano britannico chiede si poter disporre di alcuni carri armati Challenger ma il governo negò l’auorizzazione.Negli ultimi tre mesi le operazioni delle forze speciali per uccidere o catturare i talebani si sono triplicate. Nel solo mese di ottobre, nei raid aerei della Nato sono state sganciate circa mille bombe, il numero più alto in un singolo mese dall’inizio della guerra. Nei distretti intorno a Kandahar i fanti aeromobili della 101esima divisione hanno fatto saltare in aria decine di case (con l’approvazione delle autorità locali) perché bonificarle dalle centinaia di mine e trappole esplosive sarebbe stato troppo pericoloso. Il trasferimento in Afghanistan degli Abrams avrà costi logistici rilevanti considerato che i mezzi viaggeranno a bordo dei velivoli cargo e la loro manutenzione sul campo di battaglia sarà onerosa.

Link

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/11/18/AR2010111806856.html?hpid=topnews

http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Asia%20e%20Oceania/2010/carri-M1-Abrams-Afghanistan/carri-M1-Abrams-Afghanistan.php

http://www.fas.org/man/dod-101/sys/land/m1.htm

http://www.army-technology.com/projects/abrams/

Appropriazione della cultura persiana

Segue da : la fonte e l’origine

libro persiano di ibn khaldun
libro persiano di ibn khaldun

Molti di questi grandi scienziati persiani furono assassinati dopo aver lavorato molti anni per gli occupanti. Altri, come Ibn Sina (Aviccena), sono stati sempre in fuga, hanno trascorso del tempo in prigione o hanno dovuto scrivere le loro opere a rischio della propria vita.
Uomini come Ibn Sina sono stati utilizzati e sfruttati dai turchi e dagli arabi per arricchire l’immagine divina dell’Islam non ostante il disprezzo che l’Islam ortodosso avesse per gli uomini di scienza.
Il teologo Al-Baghdadi Magd Dine scrisse: “Ho visto il Profeta nel mio sogno. Gli ho chiesto: Cosa ne pensi di Ibn Sina? Egli rispose: Questo è un uomo che pretende di raggiungere Dio, e crede di non avere bisogno del mio aiuto. Pertanto, Io, l’ho spazzato via con la mia mano facendolo cadere all’inferno”.
Un altro teologo, Ibn Al-Athir, menziona i nomi dei defunti nel corso dell’anno 1037 e scrive: “Durante il mese, Shaban Abu Ali Ibn Sina il famoso medico e filosofo è morto. Non vi è dubbio che egli fosse un infedele che ha avuto l’ardire di pubblicare le sue opere eretiche contro le leggi divine”.
Il corpus di opere di Avicenna è immenso, oltre 130, purtroppo in gran parte perduto ma quello che rimane è sufficiente per offrire un saggio della sua conoscenza e erudizione che sommato alla constatazione di come egli fosse spesso in fuga e senza i necessari testi di riscontro, lo rende uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi.
La più grande opera di Ibn Sina “il Canone della Medicina” è divenuta per i successivi 600 anni un testo di riferimento nelle università europee come Montpellier, Parigi e Jena.
Purtroppo i governanti islamici hanno perseguitato uomini come Ferdowsi, Hafez, Saadi, Khayyam, Ibn Sina, Razi e Biruni che apostrofati  “Mortad” (eretici) hanno avuto la vita resa la più amara possibile se non addirittura impossibile dalla cecità della dottrina islamica.

Il primo Rinascimento persiano

Gli stati più piccoli dell’impero islamico si resero sempre più indipendenti dai califfi arabi che persero il controllo sulla scienza e sulla filosofia che ripresero a fiorire. Il poeta persiano Ferdowsi compose nell’11° secolo la sua famosa opera Shahnameh, il “Libro dei Re“.
In questo libro il poeta riesuma e resuscita l’originale lingua persiana ben 300 anni dopo la distruzione dell’impero sasanide che torna ad essere la lingua letteraria salvandola dalla sopraffazione dalla lingua dei conquistatori che la stava cancellando del tutto. (tutt’oggi i Persiani si rivolgono agli arabi parlando in farsi e non in arabo).
Mentre la maggior parte dei paesi conquistati da parte dei paesi barbari musulmani hanno perso la loro lingua e cultura per sempre (vedi tutto il nord africa in particolare) il poeta persiano Ferdowsi evitò alla Persia questa tragedia.
Il libro di Ferdowsi è la storia dell’ascesa e la la caduta di una cinquantina di famiglie nobili (dinastie). Inizia con la narrazione dei tempi mitici e termina con la catastrofe nazionale della conquista araba islamica.
Il libro dei re trasmette, usando frasi e rime, i valori persiani, le avventure di Rostam, Sohrab, Siawaschs e altri eroi, di gesta eroiche, le relazioni con le donne iraniane dalla bellezza mozzafiato, sottili come cipressi, radiose come la luna e dalla vita esuberante (come le islamiche – ndB). Descrive la vita di corte piena di musica, danze e vino ma sopratutto del dramma di tante brave persone che hanno sofferto sotto governati irrispettosi della cultura, delle usanze locali e sopratutto crudeli.
Ferdowsi ricorda ai Persiani le radici della loro identità e da allora fino ad oggi il suo grande lavoro e risuonato e risuona nella mente di tanti Persiani.
A volte, la pena per portare avanti il prezioso lavoro degli scienziati iraniani era la prigione, altre l’esilio ma spesso la morte. Di volta in volta le loro opere sono state gettate nel fuoco o nell’acqua e distrutte oppure utilizzate in conformità alla consuetudine islamica per colpire violentemente i loro autori e batterli fino a ferirli gravemente od ad ucciderli.
Tutto questo è durato per tutti i 400 anni di carcere dell’invasione araba ma essi non hanno mai ceduto pur di continuare il prezioso lavoro scientifico.
Sotto la bandiera dell’Islam, i filosofi, gli scienziati, gli artisti, gli scrittori, semplicemente non avevano altra scelta per mostrare i loro talenti e le loro capacità intellettuali. Il libro del Dr. Zabihollah SAFAS, “Târixe Adabiyyâte Iran” descrive la vita e la tragica fine di una cinquantina di scienziati e pensatori persiani. L’ostilità islamica contro i filosofi in generale e dei filosofi iraniani, in particolare, si protasse fino al 1218, anno dell’invasione mongola.
Molto prima dell’invasione mongola gli scienziati persiani avevano già codificato il diritto islamico e la grammatica della lingua araba (gente neanche sapeva cosa fossero, entrambe).
Essi avevano già iniziato la traduzione in arabo della nuova libreria della biblioteca di Baghdad. Nel corso dei successivi tre secoli, essi, tradussero i testi di Aristotele, Platone, Galeno e altri pensatori dell’antichità. Tutti libri tradotti dalle lingue originali in arabo.
Il risultato fu un canonico della conoscenza in filosofia, matematica, medicina, storia e letteratura che divulgandosi attraverso la Spagna, la Sicilia e quindi l’Europa, facilitò la rinascita delle scienze del continente occidentale creando i presupposti del Rinascimento.
Come premio del lavoro di tanti Persiani il risultato è che oggi i 400 anni di brutale occupazione dell’Iran sotto i sanguinari Omayiden e abbasidi, sono definiti come “l’età dell’oro dell’Islam”.
Età dell’oro dell’Islam che oggigiorno è presa come riferimento da molte fonti scritte da islamisti o simpatizzanti o emeriti ignoranti (in malafede) che descrivono i grandi scienziati persiani Ibn Sina, Omar Khayyam, Ferdowsi, Biruni, Razi e molti altri come arabi o turchi.

Tradotto ed adattato dall’originale in tedesco di Tangsir 2569

Nota :
Al gruppo semitico appartengono i Babilonesi, gli Assiri, gli Ebrei, i Fenici. (gli arabi sono di discendenza semitica)
Il gruppo camitico comprendeva le tribu’ egizie.
Il gruppo giapetico, detto oggi piu’ comunemente indoeuropeo, perche’ dalle originarie pianure dell’Asia Centrale si diffuse e stanzio’ in India ed in Europa, si distingueva in vari popoli, come gli Ittiti, i Medi, i Persiani, gli Elleni (o Greci), gli Italici. Agli Indoeuropei fu dato anche il nome di Arii o Ariani, nome che essi assunsero in India e che vuol dire “nobile”.

Islamic concept of Al-Taqiyah to infiltrate and destroy kafir countries

il vero islam
il vero islam

By the doctrine of Al-Taqiyah, Muslims dominate crime syndicates, increase population by massive Bangladeshi infiltration and make temporary alliances with Dalits, Christians, etc.

In the early years of the Islamic conquest of the Arabian peninsula and in the Fatah (Arab-Islamic invasion and conquest of the upper Middle East and the outside world), a Muslim concept was devised to achieve success against the enemy (non Muslims), Al-Taqiyah. Al-Taqiyah, from the verb Ittaqu, means linguistically dodge the threat. Politically it means simulate whatever status you need in order to win the war against the enemy …

According to Al-Taqiyah, Muslims were granted the Shar’iyee right (legitimacy) to infiltrate the Dar el-Harb (war zone), infiltrate the enemy’s cities and forums and plant the seeds of discord and sedition. These agents were acting on behalf of the Muslim authority at war, and therefore were not considered as lying against or denouncing the tenants of Islam.

They were “legitimate” mujahedeen, whose mission was to undermine the enemy’s resistance and level of mobilization. One of their major objectives was to cause a split among the enemy’s camp while downplaying the issues related to Islam (“Oh, I am not religious.” “Oh, that is not Islam, you are mistaken, there is so much misinformation.” “Oh, it is in the interpretation.” “Brother, Islam is all about peace and love and music just like in the 60s.”) In many instances, they convinced their targeted audiences that Jihad is not aimed at them, that indigenous people are not targeted. Meanwhile the (allegedly) “un Islamic” Muslims continued their attacks on the target’s property and life (e.g. Lashkar-e Toyiba, Mujahideen and Osama Bin Laden’s
declaration of war against innocent American civilians).

They convinced many Jews that they will be protected from Christians, and they convinced many Christians that Jews were the mortal enemies, because they killed Issa (Jesus). They convinced the Aramaics, Copts, and Hebrews that the enemy is Greece, and signed peace agreements with the Bysantines Greeks at the expense of Maronite Aramaics, etc.

They convinced the knitted diversity of India to degrade into civil war by introduction of a variant Buddhist / mystical Islam (Sufism which is decried as “deviant Islam” used to ease the transition of new recruits from local communities) creating divisions (based on Muslim – Non Muslim) eventually fomenting unrest and chaos in the land to prepare it for waves of armed Invasion (Mohammad bin Qasim, Mahmud Ghaznavi, etc.).

Even today, India is bitterly divided and getting slowly Islamised as battle lines form between hordes of overzealous Muslims (armed and trained in madrasahs) and the more pacifist civilians of urban dwellings.

This Jihadic agency of subversion was one of the most fascinating and efficient arms of the conquest. In less than four decades, the Middle East fell to the Arab-Islamic rule [since Arab society was divided again between pagan and Muslim resulting in nephews and sons killing their uncles and fathers in cold blood] followed by North Africa and Central Asia [this was the era of hordes like tribal conquests where barbaric savages invaded pacifist civilians in towns of major civilizations; the same scenario replayed itself against the Arab-Islamic world with the Invasion of the Mongolian hordes].

Al-Taqiyah was a formidable weapon, used by the first dynasties and strategists. Today, scholars may identify it as deception. But the Jihadic deception was and still is more powerful than the James Bondian methods of Western classical intelligence tactics, for the simple reason that it has a civilizational, global dimension versus the narrow State interest of the regular Western subversive
methods.

Al-Taqiyah is still in use today (and is widely practised and acknowledged by the Shi’ite sect) but not necessarily State- organized. Arab-Islamic missionaries are slowly converting the disillusioned criminal classes of the Western world by feeding them a Western “moderate” version of Islam (at the same time denouncing the actions of Muslims in the rest of the world as Un Islamic e.g. Taliban, GIA & FIA [Armed Islamic Front] of Algeria, Hamas, Lashkar -e Toyiba, Bin Laden and company, etc.)

It is done to prevent the new converts from seeing the real face of Islam; at least until their faith or mental conditioning is strong enough to make them turn against their own country and people.

A good example is the growing influence of Islamists in the Americas. On the one hand, American embassies, trade facilities, soldiers and intelligence infrastructures are under attack (but denounced as un-Islamic for the benefit of the new American converts).

On the other hand, the multiplying Islamic community (due to illegal immigration, paper marriages, religious visas granted to the religious men) attempts to pass itself off as “peace loving” and patriotic. In their own circles, the same community will liberally and violently denounce America, the West and its values (freedom, individualism, secularism, capitalism, scientific materialism, benign rehabilitation of criminals, prevention of cruelty against animals, women and gay rights).

One can easily detect Taqiyah in the two discourses used by Islamist strategists. On the one hand, one comprehensive Islamist theory is attempting to mobilize the Middle East, and sometimes Western Christian leaders and intellectuals, against “evil Jews”.

They are forming alliances with everyone from Animal Rights’ groups (to attack the Jewish tradition of slaughter which is ironically similar in cruelty to the Islamic way) to Far Right fundamentalists (to push for censorship of critiques of Islam and attack every forward thinking movement like women’s rights and gay rights).

We see considerable success on that level. And on the other hand, another Islamist comprehensive theory is attempting – with success also – to mobilize the Jews against “evil and pagan Christians”.

One can easily detect the sophisticated work of Taqiyah, for the strategic objective of Islamists is to destroy the foundations of the non Muslim civilizations, as a prelude to the defeat of an isolated Israel, India, United States of America, Britain, Germany, France, Italy, Russia, Egypt, Afghanistan, etc.

Taqiyah is not a unique phenomenon in history. Many strategists from all backgrounds implemented subversion. But the uniqueness of today’s Taqiyah is its success within advanced and sophisticated societies. Taqiyah is winning massively because of the immense lack of knowledge among Western elites, both Jewish and Christian.

For interesting examples of Taqiyah methods, visit Christian discussion groups and forums and note the discourse of Islamist visitors aimed at undermining the Christian perception of Jews, and visit Jewish discussion groups and forums and note the subtle anti-Christian discourse of Islamist visitors. It is really informative and fascinating.

Author: Dr. Walid
Publication: Bharatiya Pragna
Date: June 2000
URL: http://www.fisiusa.org/fisi_News_items/news109.htm

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