Tag: armi di distruzione di massa

Dobbiamo sterminare i bianchi

dr-kamau-kambon
dr-kamau-kambon

Un professore in visita alla North Carolina State University, un certo Dr. Kamau Kambon dice che la soluzione ai problemi incontrati da molti neri è “lo sterminio dei bianchi dalla faccia del pianeta.”

Quello che in realtà dice nell’intervista è: lo sterminio della razza bianca è l’unica risposta ai nostri problemi. I neri devono cancellare i parassiti sanguisuga dalla pelle bianca che da troppo tempo sfruttano le nostre risorse.
Noi il “Black Obama Elite” dobbiamo SRADICARE I BIANCHI TUTTI.
Con il vostro aiuto, si creerà una pandemia migliore, un virus più letale, una mortale pestilenza, nella speranza che un un giorno, la malattia chiamata uomo bianco sia del tutto estinta. Perché il mondo è un posto migliore senza i bianchi.

Il video è stato rimosso da youtube ma è stato immediatamente ripubblicato decine di volte nello stesso sito.

 

Eccolo qui:


( il commento nel sito, sotto al filmato è il seguente : listen to brother Kambon speak the truth. I hope he finds islam 🙂 Most of us Black Muslims thinks what he speaks )

Ovviamente nessun media si è preso l’imbarazzo di pubblicizzare o perlomeno rendere pubblico questo delirio! E poi gli xnenofobi razzisti siamo noi.

Napalm – Fosforo

Aggiornamento all’articolo “Falluja e le armi di distruzione di massa”. Attenzione il post è lungo ma vale la pena di leggerlo tutto, vi farete un’idea di come è nato lo scoop di RAINWES

Vorrei ricordare per chi ancora non lo avesse capito che cosa è il napalm :

Il Napalm è un derivato dell’acido naftenico o naftoico e dall’acido palmitico (si trova nelle noci di cocco).

E’ prodotto dalla saponificazione tramite alluminio dei due acidi, precipitano saponi di alluminio che vengono usati per preparare un gel altamente infiammabile.

E’ usato per costruire bombe, mine e combustibile per i lanciafiamme.
La preparazione risale al secondo conflitto mondiale precisamente nel 1942. Il nome Napalm deriva proprio da NAftenico e PALMitico che sono i maggiori costituenti.
Maggiori informazioni possono essere trovate consultando:”Encyclopedia of Chemical Tecnology” (Interscience – New York 1964) p. 888

Quindi quando mangiate il cocco e bevete dalla lattina di alluminio state facendo il di Napalm!

Per chi ancora non avesse capito : questo è quello che resta di Dresda dopo il bombardamento con il napalm, subito nella II guerra mondiale, non mi sembra che si possa paragonare a falluja.

Dresda dopo il bombardamento con il napalm
Dresda dopo il bombardamento con il napalm

 

Queste sono esplosioni del Napalm

Esplosione di una bomba al napalm
Esplosione di una bomba al napalm

 

Bombardamento con Napalm
Bombardamento con Napalm

 

Altro bombardamento al napalm in vietnam
Altro bombardamento al napalm in vietnam

 

bombardamento con napalm
bombardamento con napalm

 

Lanciatore napalm
Lanciatore napalm

 

effetti del napalm sul corpo umano
effetti del napalm sul corpo umano

Credete che se a Falluja fosse stato usato il napalm sarebbe passato inosservato? Il napalm è un liquido ed è appiccicoso, il fosforo è un metallo ed farinoso, una polverina.

Il Napalm lascia tracce di idrocarburi (riconoscibile dal tipico odore), il fosforo è inodore ( l’odore che si sente deriva dal supporto sul quale è stato depositato) e lascia depositi di fosforina che è fluorescente (avete presenti i braccialetti e le collanine che i vù gumbrà vi voglio rifilare?).

E questo è il Fosforo…bella differenza vero?

Truppe al riparo dalla cortina fumogena alimentata col fosforo
Truppe al riparo dalla cortina fumogena alimentata col fosforo

 

Soldato segnala la sua posizione con fumogeno al fosforo
Soldato segnala la sua posizione con fumogeno al fosforo

 

fosforo bianco cortina fumogena
fosforo bianco cortina fumogena

 

fosforo bianco segnalazione posizione
fosforo bianco segnalazione posizione

 

fosforo bianco lancio con artiglieria
fosforo bianco lancio con artiglieria

 

fosforo bianco lancio notturno
fosforo bianco lancio notturno

Israele nella NATO?

Blocco navale a gaza
Blocco navale a gaza

Di voci in proposito ne corrono da tempo sulle due sponde del Mediterraneo e dell’Atlantico, ma a dare piena dignità di proposta politica all’ingresso di Israele nell’Alleanza Atlantica è stato a inizio anno il vice primo ministro e ministro per le “minacce strategiche” israeliano Avigdor Lieberman, che in un’intervista radiofonica ha giudicato prioritaria l’adesione alla NATO e all’Unione Europea per rafforzare militarmente lo stato ebraico.
Nei giorni scorsi la questione è stata rilanciata dal quotidiano Jerusalem Post che ha rivelato un piano del governo presieduto da Ehud Olmert che punta a preparare le iniziative politiche e diplomatiche necessarie alla richiesta di adesione di Israele alla NATO; un piano che dovrebbe essere discusso a febbraio dall’esecutivo e dal parlamento di Gerusalemme.

Nonostante non siano mai mancate strette cooperazioni sul piano dell’intelligence e dell’addestramento militare, Israele non ha mai avuto fino ad ora un forte interesse nell’aderire alla NATO a causa del rischio di subire troppe limitazioni politiche e militari per un paese che ha sempre dovuto e saputo difendersi con aggressività dai vicini arabi e che soprattutto non ha mai accettato ingerenze sulle iniziative da assumere contro il terrorismo.

La degenerazione dell’Intifada in guerriglia e terrorismo costanti, cioè in una guerra asimmetrica perpetua e soprattutto il consolidarsi della minaccia strategica portata dall’Iran hanno modificato negli ultimi anni l’atteggiamento di Gerusalemme e in parte anche quello dei partners americani ed europei della NATO.
In tutte le cancellerie europee la questione è discussa e commentata ai massimi livelli mentre a Washington, il vice segretario di stato Nicholas Burns si è limitato a parlare di “una collaborazione più stretta e non di un’affiliazione totale”, una frase che sembra sottintendere un’iniziale inserimento di Israele nella “Partnership for Peace”, la struttura di cooperazione militare che accoglie tutti i paesi dell’est Europa e le repubbliche ex-sovietiche che non fanno (ancora) parte a pieno titolo della NATO. Nonostante le cautele diplomatiche negli USA molti ambienti considerano pragmaticamente l’adesione israeliana alla NATO come una delle strade più idonee a mettere all’angolo l’Iran e l’estremismo islamico. Per gli stessi motivi in Europa l’idea di accogliere Israele nell’Alleanza Atlantica sembra piacere agli ambienti di centro-destra e infastidire quelli della sinistra, da sempre più vicini alle posizioni palestinesi e arabe. Tutti aspettano comunque che sia Israele a compiere il primo passo, cioè a formulare la richiesta ufficiale di adesione. Sul piano strettamente militare i problemi d’integrazione sono quasi inesistenti, soprattutto se si considerano le ben maggiori difficoltà che la NATO affronta da alcuni oggi nella standardizzazione delle procedure e degli equipaggiamenti dei nuovi partners dell’Europa dell’est orfani del Patto di Varsavia. Le forze Israeliane svolgono regolarmente esercitazioni con la NATO, l’estate scorsa i jet con la stella di David si schierarono in Sardegna per le grandi manovre aeree e le flotte alleate opereranno da quest’anno insieme a navi israeliane nel Mediterraneo Orientale nei controlli del traffico mercantile contro il terrorismo. La questione è più complicata sul piano strategico poiché se Israele divenisse partner a pieno titolo della NATO dovrebbe affrontare in termini collegiali tutte le sfide alla sia sicurezza, con svantaggi e vantaggi.
I primi riguarderebbero la mano libera con la quale Gerusalemme è abituata a gestire gli interventi militari contro i suoi nemici, a Gaza, in Libano e domani forse in Iran e Siria.
L’ingresso nella NATO obbligherebbe il governo israeliano a trovare una soluzione alla crisi con i palestinesi, anche a costo di consistenti concessioni territoriali che comporterebbero per i leaders israeliani pesanti prezzi politici e sociali da pagare sul fronte interno, come è accaduto con il ritiro da Gaza. Non a caso gli ambienti più conservatori del panorama politico israeliano sono fermamente contrari all’adesione alla NATO temendo che Israele perda la sua autonomia nell’iniziativa militare e quindi veda ridotte le capacità di contrastare gli avversari soprattutto sul versante delle azioni preventive.
Anche i vantaggi sono evidenti. L’integrazione in una struttura militare alleata consentirebbe a Gerusalemme di disporre di ampie garanzie e metterebbe in difficoltà Teheran e Damasco ma anche le milizie di Hamas e Hezbollah che minacciando di cancellare Israele dalle carte geografiche dichiarerebbero di fatto guerra all’intero Occidente. Il vantaggio più importante riguarda quindi l’intangibilità dei confini israeliani poiché l’Alleanza Atlantica prevede che tutti i partners debbano intervenire militarmente in caso di aggressione a uno stato membro.
Una clausola che di fatto metterebbe al riparo Israele da un attacco con missili balistici e armi di distruzione di massa dall’Iran o dalla Siria (una o due testate nucleari tattiche sono sufficienti a cancellare un piccolo stato come quello ebraico) ma anche dai lanci di razzi degli Hezbollah dal Libano che potrebbe provocare l’intervento della NATO, libera di schierare le sue forze sulla basi dell’alleato israeliano. Un’eventualità che certo allarma molti paesi islamici già preoccupati dall’abbondante presenza di truppe occidentali in Iraq, Afghanistan e in molti paesi del Golfo.
Proprio questo aspetto, che potenzialmente potrebbe aprire la strada alla stabilizzazione del Medio Oriente e alla sconfitta dell’estremismo islamico, è visto con preoccupazione da molti partners europei della NATO che oggi mantengono ottime (e a volte ambigue) relazioni politiche e commerciali con paesi quali Siria e Iran, che hanno fatto dell’estremismo islamico e della minaccia alla sopravvivenza di Israele il fulcro della loro iniziativa politica.
Più volte negli ultimi anni Israele è arrivato ai ferri corti con alcuni paesi del Vecchio Continente e con la stessa Unione Europea, tra i maggiori finanziatori dell’Autorità Nazionale Palestinese e poco attenta al denaro che finiva per alimentare i gruppi terroristici oltre che grande inquisitrice di Gerusalemme per la costruzione del “muro antiterrorismo” che separa i territori dello stato ebraico dagli insediamenti palestinesi.
Ben difficilmente quindi l’adesione eliminerebbe i motivi d’attrito con alcuni partners dell’Alleanza Atlantica e della UE e del resto la proposta di integrare Israele a tutti gli effetti nell’Occidente viene alla ribalta in un momento di grave debolezza della NATO. Dopo i successi conseguiti a costi umani limitati nelle guerre-lampo condotte essenzialmente dal cielo in Bosnia e Kosovo, l’Alleanza Atlantica si trova in grave crisi in seguito al conflitto afghano. Una spaccatura ormai evidente separa gli alleati di “prima linea” che combattono apertamente talebani e al-Qaeda (anglo-americani, canadesi, rumeni, olandesi e danesi) dagli altri che in Afghanistan inviano ruppe ma con la clausola di non impiegarle in prima linea. Un conflitto che ha pochi punti di contatto con la questione israeliana ma che evidenzia una crisi di compattezza se non di vocazione della NATO nella quale Israele aspira ad essere ammesso anche per superare l’isolamento storico che lo ha condannato ad essere un Paese del Medio Oriente ma odiato da tutti i vicini e, al tempo stesso, un paese occidentale fuori da tutte le organizzazioni politiche e militari euro-atlantiche.

Sulle centrifughe atomiche

Mi sono stancato di leggere e sentire deliri sulla necessità  dell’utilizzo delle centrifughe atomiche per gli impianti civili. Una volta per tutte facciamo chiarezza.

La verità  è ben diversa da come vengono illustrati i motivi delle necessità  di alcuni stati di dotarsi di centrifughe per l’arricchimento dell’Uranio, nella realtà  le cose stanno così :

la diatriba con l’Iran ha una ragione puramente tecnica (non ideologica, culturale, politica etc). Per arricchire l’Uranio ed ottenere combustibile nucleare per centrali elettriche esistono dei metodi molto piu’ semplici e meno costosi delle centrifughe. Il piu’ semplice è noto fin dal 1943 ed e’ l’arricchimento per diffusione termica in forma liquida. Successivamente si è studiato un’altro metodi parimenti economico ma più efficente, la diffusione in forma gassosa. Purtroppo con questi metodi non si riesce ad arrivare al grado di arricchimento per usi militari, con le centrifughe invece si.
L’Iran dice di volere installare 50.000 centrifughe. 50.000? E che ci devono fare con tutto il petrolio che si ritrovano? Forse per questo progetto qui o per questo o per quest’altro?

cascata di centrifughe atomiche
cascata di centrifughe atomiche

Ogni cilindro è una centrifuga … e che saranno mai 50.000 centrifughe… cosa ne deduce una mente che non è ottenebrata dall’ideologia?

saluto nazista da parte di hezbollah hamas e iraniani
saluto nazista da parte di hezbollah hamas e iraniani

Ma ai sinistri questi tipi qui piacciono da morire! Che ci possiamo fare?

A noi hanno impedito di poter usufruire di energia a basso costo costringendoci ad essere succubi del gas russo e del petrolio mediorientale (Libia ed Iran in primis) , a loro invece tutto è permesso anche nel campo ecologico.

Articoli

Fosforo bianco su Falluja : la bufala

Attacco al pentagono : la bufala

WTC : la bufala

Dossier Mitrokhin

Dossier Iran

Cuba

Pinochet

Capperi! E adesso chi lo dice ai pacifinti senzabretelle?

Riprendo un post di “The Right Nation“. Sono finalmente state trovate le famose armi di distruzione di massa. Non che avessimo dubbi, visto che saddam le aveva già  usate ma bisognava a vere la canna fumante :-).
Adesso verranno fuori i soliti troll e pacifinti senzabretelle che diranno che le ha messe la CIA che è un complotto e blablabla…