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Le società multietniche sono intrinsecamente caotiche e alienanti

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Londra multietnica

I politici e gli amministratori dovrebbero essere interessati a creare contesti che promuovano il senso di comunità.
Se fossero buoni politici e buoni amministratori, e se avessero come stella polare il benessere dei propri cittadini.
Vi avevamo già parlato degli studi del professore di Harvard, Pinker, nei quali il ricercatore evidenziava – suo malgrado – la degradazione dei rapporti interpersonali e di comunità all’interno di società e quartieri multietnici.
Ora è uscita una ricerca che va ancora più in là.
Un recente studio teorico ed empirico ha scoperto che un quartiere nel quale si applichino politiche di ‘integrazione residenziale’ – ovvero si mettano insieme diverse etnie – in quello che è un nuovo esperimento sulla pelle delle persone per ‘promuovere la diversità’, impedisce la formazione di reti interpersonali forti che sono necessarie a promuovere il senso di comunità. In sostanza: più tenti di mischiare persone dall’identità etnica differente, più ottiene una società disgregata e un ambiente disgregante e alienante.
Questo spiega molto bene la condizione di degrado di molte periferie europee.
Usando modelli agent-based per simulare quartieri e le relazioni sociali all’interno degli stessi, lo studio ha cercato di comprendere se la dialettica tra comunità e diversità emerge da due principi di formazione dei rapporti: omofilia e prossimità. Il risultato suggerisce che quando le persone formano rapporti con gli altri, simili o vicini, i contesti che offrono opportunità di sviluppare un rispetto per la diversità sono diversi dai contesti che favoriscono il senso di comunità.
Tradotto, significa che ‘diversità’ – eufemismo per società multietnica – e senso della comunità sono incompatibili. Non puoi averle entrambe. O hai una, o hai l’altra.
Il buon governante dovrebbe leggere certi studi – che poi rispecchiano il senso comune – e non basarsi sulle idiozie che legge dai vari sociologi da salottino televisivo. Ma abbiamo un dubbio – in realtà più di un ‘dubbio’: e se fosse proprio questo, il desiderio dei nostri politici: instillare la diversità nella società per disgregarla e dominarla? Insomma, chi ci governa o è scemo o è un criminale.

POTETE LEGGERE LO STUDIO NELLA SUA TOTALITA’ QUI: The (In)compatibility of Diversity and Sense of Community

Poi, possiamo fare un ulteriore passo logico, e riconoscere che una società disgregata e senza legami forti è, anche, una società violenta e disordinata. Chi non sa chi è, è intrinsecamente più violento di chi conosce se stesso. Di chi ha legami forti.
Basti osservare i paesi come il Brasile o il Venezuela. Solo una forte dose di controllo dello Stato evita scivolino nel caos più assoluto.
E forse è proprio questo che vogliono i nostri politici, trasformarci in una sorta di ‘venezuela’, per poi stringere la vite del controllo politico sulla nostra già misera libertà.

Società multietnica danneggia la creatività: soprattutto negli ‘antirazzisti’

classe-multietnica-370x290-e1384768516126Roy YJ. Chua, della Harvard Business School, è uno dei pochi accademici a produrre seri studi sull’argomento della multiculturalità e della diversità etnica o razziale nella società. In un suo articolo apparso nel numero corrente della Academy of Management Journal – “The Costs of Ambient Cultural Disharmony: Indirect Intercultural Conflict in Social Environment Undermine Creativity” – mette in evidenza la difficoltà – e quindi i costi sociali ed economici – di convincere persone di diverse nazionalità e background culturali a co-operare.
Nella migliore delle ipotesi, la differente cultura è in grado di produrre “ansia interculturale”, nel peggiore dei casi il conflitto è totale. i fanatici della multiculturalità ritengono che la ‘diversità’ può produrre creatività, il problema è che produce attrito.
E allora la questione è: la creatività è tale da valere il conflitto che genera?
Noi sappiamo già che le società multietniche tendono alla disgregazione, e sappiamo anche dagli studi di Pinker, come questo tipo di società siano sfilacciate e disordinate.
Invivibili a livello comunitario.
Ora, Chua sostiene che la creatività in contesti multiculturali è altamente vulnerabile a ciò che egli chiama “disarmonia culturale ambientale”.
La tensione tra le persone su questioni culturali, inquina l’ambiente, lo rende ‘disarmonico’, e quindi, finisce per ridurre la “creatività multiculturale”, cioè la capacità delle persone di vedere non ovvie connessioni tra le idee di diverse culture.
In poche parole: il conflitto. E attenzione, Chua dice anche che questa “disarmonia culturale” ha il suo impatto più forte sulle persone che si considerano come ‘aperte’. Perché le persone dalla mentalità meno aperta si aspettano le tensioni culturali. Mentre le persone dalla mentalità aperta – potremmo dire xenofile – vivono di teoria e non si aspettano tensioni, finendo così, per reagire ad esse con più forza.
Ironicamente, gli studi di Chua hanno scoperto che le uniche persone che non sono colpite a livello di creatività dai conflitti culturali, sono proprio quelle meno aperte, diciamo pure i ‘razzisti’.
Affascinante.

Ha provato questa tesi in tre studi.

In tutti e tre gli studi, i soggetti che avevano una maggiore esperienza di un ambiente di lavoro con una disarmonia culturale – ambiente di lavoro multietnico – sono risultate meno creative.

Ma pensa.

Le società multietniche sono inferiori e tendono alla disgregazione

diversità«il dio conduce sempre il simile verso il simile» Omero

Una nuova ricerca conferma le parole del cieco che vide negli occhi degli eroi: si è più propensi a fidarsi di qualcuno che ci somiglia. Lo studio, pubblicato in Psychological Science da parte di psicologi della Royal Holloway University, dimostra che riteniamo le persone degne di fiducia, se percepiamo la loro faccia essere simile alla nostra. Ed è qualcosa di talmente radicato nel nostro cervello, e quindi frutto dell’evoluzione, da funzionare anche in senso inverso. Infatti, nel caso di ‘fiducia tradita’, noi percepiamo il colpevole come ‘dissimile’ da noi anche se non lo è. Il team del Dipartimento di Psichiatria della Royal Holloway ha utilizzato un programma per computer per fondere il viso di ogni volontario con altre due facce. Hanno chiesto ai partecipanti di decidere quanto del loro volto era stato usato per creare le due “persone” prima che di giocare una partita con tutte e due le ‘persone informatizzate’. Nel gioco, una persona informatizzata avrebbe tradito la fiducia del partecipante, mentre l’altra no. Una volta che il gioco è stato completato i partecipanti sono stati nuovamente invitati a votare quanto della loro faccia era contenuto in ciascuna delle due facce computerizzate. Indipendentemente da come fisicamente simili i volti erano in realtà, i partecipanti hanno indicata la ‘persona’ che era più degna di fiducia durante il gioco come più simile a loro. E’ il classico ‘effetto collaterale’ di un istinto giusto che ci ha permesso di sopravvivere all’evoluzione: fidarsi del simile è risultato vincente, altrimenti non saremmo qui a testimoniarlo e il tratto evolutivo non sarebbe sopravvissuto.
Il ricercatore Harry Farmer dice: ‘Recenti studi dimostrano che quando una persona è simile a noi, crediamo automaticamente sia affidabile.    

Inutile dire quale importanza sociale abbia questo studio e quanto grandi siano le implicazioni, integrandolo agli studi di Pinker sulla disgregazione sociale delle società multietniche. Una società omogenea è una società dove gli individui hanno fiducia tra loro, una società multietnica perde questo legame fiduciario e conduce alla disgregazione. Il risultato è il declino economico, morale e la balcanizzazione delle città. Quindi, se il nostro futuro è, come vogliono i nuovi moralisti della società multietnica più ‘diverso’, allora sarà anche un campo di battaglia. E un luogo dove solo il più forte, e il meno ‘etnicamente compromesso’, dominerà su una massa di individui litigiosi che si pugnalano alle spalle.

Il lascito di Mandela: aspettativa di vita crollata di 10 anni

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il lascito marxista di mandela alle nuove generazioni

Ecco una tabella dell’aspettativa di vita negli in Sud Africa dal 1962 agli anni più recenti. L’aspettativa registra quella di tutte le razze presenti nel SA – anche durante il periodo dell’Apartheid.

La cosa che immediatamente salta all’occhio
L’Apartheid finisce nel 1990, da quell’anno al ’94 c’è la transizione del SA da paese governato dai bianchi a paese in mano ai neri. Ebbene, nel 1990 l’aspettativa di vita complessiva – neri, bianchi, couloreds e altri – era di 61,55 anni.
Da allora, da quando Mandela e la maggioranza nera presero il potere c’è stato un crollo quasi verticale. Tanto che, nel 2007, l’aspettativa di vita, si è ridotta di oltre dieci anni per attestarsi a 51 anni, convergendo a quella di un altro paese africano, la Nigeria.

Un’enormità che mette in mostra come gli adulatori dei marxisti neri non capiscano nulla.

Il lascito di Mandela è la dimostrazione di come il problema dell’Africa siano gli africani stessi e le ideologie marxiste.

Lui ha vissuto fino a 95 anni, curato da medici bianchi in un ambiente bianco, così come fidel castro. I suoi connazionali non hanno la stessa fortuna

Lo stesso percorso, ovviamente inverso, lo notiamo nella incidenza della Tubercolosi. La stessa malattia che sta mettendo in allarme i medici di Siracusa.

Come sempre dati e numeri, non parole. C’è da preoccuparsi, visto che il nostro premier abusivo ha detto che la Kyenge porterà avanti le politiche di Mandela.

Una nuova era glaciale sta per avvolgere la Terra

6846126475_b68b74f14a_zSul nostro pianeta sta per iniziare un raffreddamento che durerà fino alla metà del secolo. Tale previsione è stata pubblicata dal britannico Telegraph e dall’americano Daily Mail i quali fanno notare che già quest’estate la coltre di ghiaccio nell’Artico aumenterà del 60% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Un’area di ghiaccio pari a metà dell’Europa si estenderà dalle coste del Canada fino alla costa settentrionale della Russia. Il forte gelo è un fenomeno abituale per gli abitanti della Russia. Il gelo comporta anche non pochi vantaggi, tra cui sci, pattinaggio, pesca invernale. Alcuni cittadini fanno con piacere il bagno in buchi praticati sui fiumi o laghi ghiacciati. Del resto, nell’Europa Centrale e nell’Europa Meridionale non sempre faceva più caldo che nella Russia innevata. Così, nel 1323 la Laguna di Venezia si coprì di ghiaccio il 3 novembre. Quell’inverno le merci venivanno trasportate a Venezia non su navi ma su carri per il manto di ghiaccio. Nel XVII secolo sul Tamigi gelato, presso le mura della Torre di Londra, funzionò a lungo una fiera. C’erano tempi quando il basso Reno rimaneva gelato per 4 mesi all’anno. Il clima ha i suoi cicli di sviluppo, spiega Vladimir Čuprov, direttore del programma per le risorse energetica del Greenpiece Russia.

Nell’ultimo decennio si è registrata davvero una diminuzione dei ritmi del riscaldamento globale. La temperatura è andata crescendo ma a ritmi ridotti. I ricercatori che sotto gli auspici dell’ONU preparano la pubblicazione in settembre di un nuovo rapporto sul clima conoscono questo fattore e ne forniscono la spiegazione. Si verifica un ciclo naturale di raffreddamento. Il ciclo è molto breve, è di solo una cinquantina d’anni nei limiti dei cambiamenti non catastrofici.

Nella storia geologica della Terra sono note quattro severe ere glaciali. Secondo l’opinione degli studiosi, l’attuale periodo che intercorre tra ere glaciali iniziò all’incirca 12 mila anni fa. Anche adesso l’umanità vive in condizioni molto comfortevoli, quando la temperatura ha raggiunto il livello più favorevole. Questa pausa finirà indubbiamente e allora sopraggiungerà una nuova era glaciale, sostiene Aleksej Kokorin, direttore del Centro dei programmi climatici del World Wildlife Fund (WWF).

Arriverà, ma non prima che tra 10-15 mila anni. Ma che nei prossimi 10-20 anni possa diventare più freddo, è del tutto probabile. Ciò non esclude però per niente il riscaldamento globale. Dai lavori scientifici segue che la temperatura dell’oceano aumenta continuamente ed intensamente. Si tratta non della temperatura media dell’aria ma della temperatura di tutto il sistema climatico. L’atmosfera vi occupa soltanto il 7%. Non si può esprimere giudizi sull’intero sistema in base ad un solo suo elemento. L’oceano prova inconfutabilmente che il riscaldamento globale continua.

screenhunter_561-sep-14-06-01Risulta quindi che il raffreddamento non lungo, della durata di alcuni decenni, avverrà sullo sfondo di un riscaldamento globale. Per quanto riguarda la crescita della coltre di ghiaccio nell’Artico, questo esempio – secondo l’opinione di Aleksej Kokorin – non è corretto dal punto di vista scientifico:

L’anno 2012 ha stabilito un recordo per l’area minima coperta dal ghiaccio. È chiaro che quest’anno di ghiaccio ce ne sarà molto di più. L’Artico non si scioglie ogni anno e in continuazione. Si tratta della sovrapposizione della tendenza di scioglimento e dei cicli naturali di congelazione della durata di alcuni anni. Attualmente la quantità di ghiaccio è all’incirca la stessa che nel 2009 ma rimane come prima inferiore rispetto agli anni ‘80.

Il carattere ciclico del comportamento dei ghiacci artici è ribadito anche nel rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici. Ci sono però dei vantaggi anche nel fatto che tali cambiamenti siano diventati più numerosi. Così, l’anno scorso gli esploratori polari della stazione russa “Polo Nord-40” hanno avuto molte difficoltà a trovare una banchisa alla deriva adatta per la loro stazione, ma 8 mesi dopo si è dovuti evacuarli in quanto la banchisa si è sciolta. Forse quest’anno la banchisa che troveranno sarà più solida. Ciò è importante visto che gli esploratori si occupano della raccolta e dell’analisi di dati unici relativi ai cambiamenti del clima globale.

ghiaccio-artico-01Conseguenze politiche

Secondo quanto riporta il Daily Mail, i nuovi dati avrebbero innescato un intenso dibattito politico e scientifico. Nel mese di marzo, il giornale aveva rivelato che le temperature globali sono in procinto di scendere al di sottò del livello previsto dagli attuali modelli climatici, con una certezza del 90%.

Il rimbalzo del 2013, e altri indicatori planetari, indicano che le previsioni sul riscaldamento globale risultano gravemente viziate e che i governi mondiali, piuttosto che preparasi ad una Piccola Era Glaciale, hanno investito miliardi di dollari in ‘misure verdi’ che, sostanzialmente, non sono servite a nulla.

Il ritorno della calotta glaciale artica ha costretto le Nazioni Unite a tenere una riunione di crisi. Il Gruppo Intergovernativo di esperti sui Cambiamenti Climatici (UN Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC) dovrebbe pubblicare il suo Quinto Rapporto di Valutazione sulla situazione climatica del nostro pianeta, un enorme studio in tre volumi pubblicato ogni sei o sette anni.

Ma per i governi che finanziano l’IPCC, i nuovi dati richiedono una notevole modifica dello studio di imminente uscita, dato che non spiega correttamente l’inversione di tendenza registrata nel 2013. Sono state richieste più di 1500 modifiche al rapporto di sintesi destinato ai politici.

Cosa succede in Antartide?

La tendenza verso il raffreddamento sembra interessare anche il lato opposto del pianeta. Il ghiaccio marino del Polo Sud sta per raggiungere la più grande estensione mai registrata, attestandosi sui 19,3 milioni di chilometri quadrati. Nel 2012, la misura del ghiaccio antartico era arrivata a 18,3 milioni di chilometri quadrati.

Il fenomeno riflette le differenze e le connessioni tra l’ambiente dell’Artico e quello dell’Antartide, attualmente oggetto di numerosi progetti di ricerca. Il dato sconcertante, e che richiede nuove indagini, è che il tasso al quale l’Artico sta perdendo ghiaccio marino supera la velocità con cui si sta espandendo quello dell’Antartico.

Settembre 2013: fuga dalle scuole

Anna-Grace+school+program
scuola multietnica

Non chiedete alla gente cosa pensa della società multietnica, generalmente, almeno a meno che non siano individui fuori dal comune, non vi diranno cosa ‘loro pensano’, ma cosa il Sistema mediatico-politico-economico ha detto loro è lecito ‘ pensare’.
Per scoprire cosa pensano realmente, osservate invece il loro comportamento. E il migliore modo è vedere come si comportano quando sono in gioco i loro figli.

http://voxnews.info/2013/09/10/troppi-zingari-fuga-dalla-scuola-ma-pd-vuole-obbligare-bambini-allintegrazione/

http://voxnews.info/2013/09/07/bergamo-scuola-senza-italiani-genitori-si-ribellano/

http://www.imolaoggi.it/2013/09/11/scuola-in-una-classe-due-studenti-italiani-e-venti-cinesi/

I genitori italiani non amano la società multietnica. Quando possono scegliere, preferiscono per i loro figli un ambiente ‘omogeneo’.
Quello che sta avvenendo in Italia in questi ultimi anni, è avvenuto per decenni negli Usa. Con implicazioni anche nel mercato immobiliare.
Chi ha i soldi necessari, invia i propri figli in scuole private; chi non può permetterselo, va alla ricerca di scuole pubbliche in quartieri a bassa densità di immigrati: questo ha comportato la crescita dei prezzi delle case in certi quartieri, finendo per tagliare fuori, non solo immigrati e minoranze razziali – come desiderato -, ma anche gli americani bianchi poveri o della classe media.
Questo avverrà anche in Italia, se non blocchiamo l’immigrazione.
I figli dei ricchi andranno solo in scuole private, le famiglie benestanti si trasferiranno in quartieri con pochi immigrati e gli italiani poveri saranno lasciati indietro. Ostaggi dell’immigrazione i figli dei lavoratori abbandonati dalla ex-sinistra ormai infatuatasi di immigrati e zingari.
E’ da questo punto di vista, disgustosa la manfrina dei politici – e dei presentatori televisivi a busta paga delle lobbies – che si fingono scioccati.
I loro figli a scuola con zingari e africani non ce li mandano  ma pretendono che ce li mandino i comuni cittadini: perché altrimenti è ‘razzismo’.
In realtà è l’ordine naturale delle cose: potrete anche imporre alla gente cosa dire, non potrete imporre loro cosa pensare e cosa fare quando non sono sotto l’occhio del Grande Fratello mediatico.